Ue, via libera finale al prestito all’Ucraina e alle nuove sanzioni alla Russia

Via libera finale al prestito da 90 miliardi dell’Ue all’Ucraina e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La procedura scritta, ha annunciato la presidenza cipriota, si è conclusa positivamente con l’approvazione all’unanimità delle due misure, rimaste bloccate nelle settimane precedenti a causa del veto dell’Ungheria. «L’erogazione del prestito inizierà il prima possibile, fornendo un sostegno vitale alle esigenze di bilancio più urgenti di Kyiv. L’Ue rimane salda nel suo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina», ha dichiarato il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos.

Von Der Leyen: «Ora attuazione rapida delle sanzioni e del prestito»

«Accolgo con favore l’accordo raggiunto dagli Stati membri sul prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina per il periodo 2026-2027 e sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Mentre la Russia intensifica la sua aggressione, noi rafforziamo il nostro sostegno alla coraggiosa nazione ucraina, consentendo all’Ucraina di difendersi ed esercitando pressione sull’economia di guerra russa. Ora passeremo a un’attuazione rapida su entrambi i fronti», ha scritto X la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen.

Così Enel tutela la biodiversità: dai sensori per l’apicoltura allo studio dei ghiacciai

Dai laboratori a cielo aperto dell’agrivoltaico, che con sensori di monitoraggio e pannelli solari sopraelevati fondono energia, apicoltura e agricoltura d’avanguardia, fino alle vette di montagna per studiare il cuore dei ghiacciai in ritirata, Enel mette sempre più l’innovazione al servizio dell’ambiente, coniugando tecnologia e difesa della natura. L’azienda energetica, infatti, da tempo si impegna a investire su progetti che contribuiscono a salvare habitat fragili e specie a rischio su tutto il territorio nazionale, a ridosso dei propri impianti e non solo.

Il programma Inn Agrivoltaico

Tra i progetti più recenti e strategici del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo nel nostro Paese spicca il programma Inn Agrivoltaico, che rappresenta una delle frontiere più avanzate dell’integrazione tra energia solare, attività agricole e tutela degli ecosistemi. Gli Agrivoltaic open labs, avviati nel 2023, sono cinque veri e propri laboratori a cielo aperto in cui vengono testate tecnologie fotovoltaiche innovative, sensori di monitoraggio e modelli di coesistenza con colture ad alto valore. In Italia sono già state implementate soluzioni come pannelli fotovoltaici verticali e strutture sopraelevate, che consentono l’utilizzo del suolo anche per attività agricole e zootecniche. Il progetto è in corso anche in Spagna, dove la presenza di impollinatori e la coltivazione di piante aromatiche stanno dimostrando la piena compatibilità tra impianti energetici e attività agricole e di apicoltura. Il progetto coinvolge università, centri di ricerca e comunità locali.

Lo studio degli effetti del cambiamento climatico sull’Adamello

Accanto all’innovazione agrivoltaica, un altro progetto chiave è quello sviluppato in collaborazione con Unimont – Università della Montagna, focalizzato sull’analisi degli effetti del cambiamento climatico nelle aree proglaciali dell’Adamello. Attiva dal 2025, la partnership con Enel unisce competenze scientifiche e industriali per studiare le trasformazioni in atto in uno degli ambienti più sensibili d’Europa. La ricerca si concentra in particolare sulla Conca del Venerocolo, dove lo scioglimento del ghiacciaio dell’Adamello sta modificando profondamente suoli, vegetazione e stabilità dei versanti. L’obiettivo è comprendere in che modo questi cambiamenti possano influire anche sulle infrastrutture idroelettriche presenti nell’area, come dighe e opere idrauliche. Il progetto coinvolge dottorandi, ricercatori e docenti, supportati da Enel non solo dal punto di vista finanziario, ma anche logistico e tecnico, con mezzi e personale che consentono di operare in sicurezza in contesti di alta quota. L’iniziativa ha anche una forte dimensione formativa. Enel mette a disposizione il proprio know-how per attività didattiche, tesi, tirocini e seminari sull’energia idroelettrica, aperti anche al pubblico. A questo si aggiunge una Summer School prevista per il 2026 dedicata ai temi dell’ambiente alpino e della sostenibilità. Un progetto che integra ricerca, formazione e gestione del territorio, contribuendo a migliorare la comprensione dei processi ambientali legati al cambiamento climatico.

La riqualificazione ambientale di Santa Barbara

Tra i progetti più significativi si inserisce quello dell’area mineraria di Santa Barbara, in Toscana. Un tempo sito estrattivo, oggi rappresenta uno dei più importanti esempi di riqualificazione ambientale in Italia. Su una superficie di circa 1.600 ettari, Enel ha avviato un articolato piano di recupero che ha coinvolto ogni componente dell’ecosistema, dalla morfologia del terreno alla gestione delle acque, fino al ripristino e miglioramento funzionale degli habitat naturali. Sono stati piantati 180 ettari di specie autoctone, mentre la creazione di corridoi ecologici ha consentito il ritorno della fauna selvatica e la connessione tra habitat. L’intervento ha trasformato un’ex area industriale in un ambiente capace di sostenere biodiversità e servizi ecosistemici nel lungo periodo.

Così Enel tutela la biodiversità: dai sensori per l’apicoltura allo studio dei ghiacciai
La riqualificazione dell’area mineraria di Santa Barbara (Enel).

La salvaguardia degli ecosistemi acquatici con il progetto Idrolife

La tutela degli ecosistemi acquatici rappresenta un altro pilastro dell’impegno dell’azienda energetica in Italia. Con il progetto Idrolife, attivo nel bacino del fiume Ticino, Enel interviene per salvaguardare specie a rischio come la savetta e il gambero di fiume. Attraverso incubatori per la riproduzione assistita e il rilascio nei corsi d’acqua, il progetto contribuisce a rafforzare le popolazioni locali e a ristabilire l’equilibrio degli habitat fluviali. All’impianto di Creva, invece, l’attenzione è rivolta all’anguilla europea, specie migratoria minacciata. L’installazione di dissuasori luminosi consente di guidare i pesci lontano dalle turbine, riducendo l’impatto delle infrastrutture e garantendo la continuità dei cicli naturali.

L’iniziativa Life Lanner

In provincia di Viterbo, poi, il progetto Life Lanner ha portato alla messa in sicurezza delle linee elettriche per proteggere l’avifauna e in particolare il falco lanario, mentre interventi analoghi dedicati alla cicogna bianca prevedono piattaforme di nidificazione e monitoraggi costanti. Importante anche la collaborazione con il mondo associativo. Nei pressi della Riserva naturale delle Saline di Priolo, in Sicilia, Enel ha contribuito alla creazione di una zona umida artificiale e al miglioramento degli habitat per specie come il Cavaliere d’Italia, grazie anche a interventi mirati e monitoraggi costanti.

Attenzione anche ai temi sociali

Accanto ai grandi interventi ambientali, emergono iniziative che uniscono sostenibilità e inclusione sociale. Presso la centrale Torrenord di Civitavecchia è stato realizzato un apiario che favorisce l’impollinazione e quindi la biodiversità, offrendo al tempo stesso opportunità di formazione per persone in difficoltà. Anche nei contesti urbani la biodiversità trova spazio. A Roma, nella sede di viale Tor di Quinto, il Bee Garden ospita fino a 180 mila api mellifere, contribuendo all’impollinazione e alla sensibilizzazione su temi ambientali.

L’impegno per un futuro sostenibile costruito a partire dai territori

Nel complesso, i progetti italiani raccontano un modello di sostenibilità che va oltre la semplice riduzione delle emissioni. La biodiversità diventa parte integrante delle scelte industriali, influenzando progettazione, gestione e innovazione. L’esperienza italiana del Gruppo dimostra che la transizione energetica può essere anche un’occasione per rigenerare gli ecosistemi e valorizzare il capitale naturale. Un percorso in cui energia e ambiente non sono in contrapposizione, ma parte di una stessa visione – quella di un futuro sostenibile costruito a partire dai territori.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno

Con la Biennale di Venezia targata Pietrangelo Buttafuoco le polemiche non finiscono mai. Ed è sempre per colpa della partecipazione degli artisti cari a Vladimir Putin. Nei palazzi del potere romano si narra di scontri epici tra l’intellettuale siciliano e Giorgia Meloni, per non parlare di un presunto colloquio a tu per tu con Giovanbattista Fazzolari: «Roba da far tremare i muri». Fatto sta che rimarrà lui, Buttafuoco, da solo, a inaugurare la Biennale: l’assenza governativa rappresenta «una cosa mai vista» nella storia dell’istituzione veneziana. Addirittura, anche il Padiglione Italia verrà aperto senza la presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che diserterà completamente la manifestazione. Uno strappo fortissimo, senza dimenticare che Buttafuoco e Giuli un tempo erano amici: il legame si è però bruscamente interrotto, con la decisione del primo di avere il padiglione della Russia a Venezia. A oggi, chi sarà fisicamente nella laguna risponde al nome di Angelo Piero Cappello, il numero uno, al ministero, della creatività contemporanea. E basta.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno

Una ricompensa per Merlino

Restando in tema Mic: il su citato Cappello a breve dovrebbe lasciare il posto di Direttore generale della Creatività Contemporanea a Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero e vicinissimo a Fazzolari. Una sorta di contentino per il figlio del noto esponente di Avanguardia nazionale scomparso lo scorso febbraio. Merlino era infatti tra i favoriti a occupare la poltrona di sottosegretario lasciata libera da Gianmarco Mazzi, volato (si fa per dire) al Turismo, su cui però alla fine si è accomodato il vicesindaco di Palermo Giampiero Cannella. I maligni sussurrano che l’annuncio della nomina di Merlino avverrà dopo il 25 aprile, giusto per non appiccare nuove polemiche.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).l

Petruccioli, Mieli e le spie

«Vado nella sede di Confagricoltura alla presentazione di un libro», si sente dire sempre più spesso a Roma. Possibile? Sì, e giovedì 23 aprile, nel Palazzo Della Valle, sarà la volta di Spie vere & carte false, scritto dall’85enne Claudio Petruccioli, già presidente della Rai ed esponente per tanti anni del Pci e delle sue successive declinazioni. Dopo l’introduzione del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, via alla discussione con Paolo Mieli, Marcello Sorgi e Alessandra Libutti. Di cosa si parlerà? Del caso Cirillo, di cui Petruccioli si era molto occupato ai tempi del rapimento, e di tanto altro ancora. Nel suo libro Menù e dossier, Federico Umberto D’Amato scrisse che «la lunga prigionia dell’assessore democristiano Cirillo si risolse addirittura in un festival gastronomico, tanto che egli si convinse di essere tenuto prigioniero nel retrobottega di un ristorante di lusso. Invece, si occupava di lui la dottoressa Rosaria Perna (che poi passò fra i pentiti) e che cucinava secondo la buona tradizione partenopea. Fra i piatti che Cirillo non dimenticherà vi fu una fumante spaghettata ai frutti di mare arricchita sulla sommità da aragostine». Lo spettacolo è assicurato.

Giuli diserta la Biennale e lascia Buttafuoco da solo: le pillole del giorno
Claudio Petruccioli (foto Imagoeconomica).

Rimini, il sesso e… D’Annunzio

A Rimini il sesso non manca mai, non solo d’estate. A primavera, come da tradizione, ci si prepara alla stagione “calda”, e così ecco il congresso nazionale della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), in programma dal 21 al 24 aprile al Palacongressi di Rimini. I presidenti del congresso sono Maria Concetta Fargnoli, professoressa ordinaria di Dermatologia e Venereologia e direttrice scientifica dell’Istituto dermatologico San Gallicano Irccs di Roma, e Paolo Amerio, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia e direttore della Clinica dermatologica dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Chissà cosa ne penserebbe il Vate

Maggie Gyllenhaal presidente della Giuria internazionale a Venezia

La regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal sarà la presidente della Giuria internazionale della Mostra del Cinema di Venezia 2026, in programma dal 2 al 12 settembre. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico del Settore cinema Alberto Barbera. «Sono entusiasta di accettare l’invito a presiedere la Giuria della Mostra di Venezia di quest’anno», ha dichiarato Gyllenhaal in una nota. «Venezia ha sempre sostenuto voci autentiche e singolari e sono onorata di contribuire a portare avanti questa tradizione coraggiosa e necessaria. Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione».

Chi è Maggie Gyllenhaal

Nata a New York nel 1977, Gyllenhaal ha esordito sul grande schermo in alcuni film degli Anni 90 diretti dal padre Stephen, fino a ottenere un ruolo secondario nel film cult Donnie Darko accanto al fratello minore Jake. Nel 2002 la sua interpretazione in Secretary le ha fatto ottenere una candidata ai Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Ha recitato in diverse pellicole di successo come World Trade Center e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, quest’ultimo secondo capitolo della saga cinematografica di Batman, dedicandosi anche al teatro e alla televisione. Nel 2010 ha ricevuto una candidatura al Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Crazy Heart. Nel 2015 ha vinto il Golden Globe come Miglior attrice in una mini-serie o film tv per The Honourable Woman. Nel 2021 ha debuttato alla regia con il film La figlia oscura, per il quale ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia.

Sondaggi politici, la Supermedia: testa a testa tra centrodestra e campo largo

La Supermedia Agi/Youtrend del 23 aprile, realizzata sulla base di otto sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da sei istituti, conferma alcuni trend già individuati come la stabilizzazione di Fratelli d’Italia sul 28 per cento, il lieve aumento della Lega e di contro il calo di Forza Italia, oltre a Futuro Nazionale ormai costante sopra i tre punti percentuali. Sostanziale parità nella sfida tra centrodestra e campo largo.

Sondaggi politici, la Supermedia: testa a testa tra centrodestra e campo largo
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

I dati dell’ultima Supermedia

Rispetto a due settimane fa, FdI registra un lieve aumento (+0,1) e si attesta al 28,2 per cento. FI scende all’8,3 per cento (-0,3) e la Lega sale al 7,3 per cento (+0,1). Frena il Partito democratico, dato al 22,4 per cento (-0,2), mentre guadagna qualcosa il Movimento 5 stelle al 12,8 per cento (+0,1). Alleanza Verdi e Sinistra scende al 6,2 per cento (-0,2). Futuro Nazionale guadagna ancora e tocca il 3,5 per cento (+0,2). Stabile Azione al 3 per cento, bene Italia Viva al 2,6 per cento (+0,3). +Europa è ancora all’1,5 per cento, mentre Noi Moderati arriva all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia fotografa un testa a testa tra campo largo e centrodestra, con il primo in leggero vantaggio (45,3 a 44,9 per cento).

Ue verso l’ok ai centri in Albania, Meloni esulta e poi attacca: «Due anni persi»

«Notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete». Lo ha scritto Giorgia Meloni sui social commentando il parere non vincolante di Nicholas Emiliou, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo sul protocollo Italia-Albania. A corredo una foto con Edi Rama, omologo albanese.

Secondo Emiliou, il protocollo Italia-Albania sui cpr «è in linea di principio compatibile» con la normativa Ue in materia di rimpatrio e l’asilo. Il diritto dell’Unione europea, infatti, non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di detenzione per le procedure di rimpatrio al di fuori del proprio territorio. Tuttavia, lo Stato in questione deve assicurare che «i diritti dei migranti siano pienamente tutelati», inclusi quelli all’assistenza legale, all’assistenza linguistica e ai contatti con la famiglia e le autorità competenti.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato

La Corte penale internazionale ha confermato la propria giurisdizione nel caso contro Rodrigo Roa Duterte, aprendo la strada al processo per crimini contro l’umanità avvenuti durante la violenta campagna per combattere il narcotraffico intrapresa dal 2016 al 2022 dall’ex presidente delle Filippine. La Camera d’appello, a maggioranza, ha infatti respinto integralmente il ricorso presentato dalla difesa di Duterte, confermando la decisione della Camera preliminare del 23 ottobre 2025.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato
Protesta contro Duterte all’Aia (Ansa).

Ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti

Secondo fonti ufficiali, almeno 6 mila persone sospettate di reati legati alla droga sono state uccise dalla polizia nel corso del suo mandato, ma gli attivisti parlano di numeri molto più alti: ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti. Un rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che le vittime erano per lo più giovani uomini poveri e che la polizia faceva uso di torture per ottenere confessioni. Duterte è sospettato di omicidio e tentato omicidio, configurati come crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma. Secondo i giudici dell’Aia, la Cpi può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi dall’ex presidente filippino nel periodo in cui il Paese era parte dello Statuto, terminato nel 2019. A marzo del 2025 era stato emesso il mandato di arresto: Duterte è stato poi fermato all’aeroporto di Manila subito dopo essere atterrato da Hong Kong.

L’ex presidente filippino Duterte sarà processato dalla Cpi: di cosa è accusato
Sostentori di Duterte (Ansa).

Unicredit sale all’8,72 per cento del capitale di Generali

Unicredit si rafforza nel capitale di Generali. All’assemblea del Leone in programma il 23 aprile 2026, la banca partecipa infatti con l’8,72 per cento del capitale contro il 6,68 per cento di cui era accreditata finora sul libro soci. Invariate rispetto al 2025 le quote degli altri principali azionisti (sopra il 3 per cento): Gruppo Monte dei paschi di Siena, attraverso Mediobanca, al 13,19 per cento, Delfin al 10,05 per cento, Gruppo Caltagirone al 6,26 per cento e i Benetton, attraverso Schema Delta, al 4,86 per cento del capitale sociale. L’assemblea dei soci di Generali ha all’ordine del giorno l’ok al bilancio 2025 e la destinazione dell’utile di esercizio, oltre alla nomina del collegio sindacale, al nuovo piano di azionariato per i dipendenti e al buyback da mezzo miliardo.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset

Fallita la procedura di mediazione, Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset, portando in tribunale l’azienda che tre anni fa l’ha messa alla porta. Lo scrive l’edizione online de La Stampa. La conduttrice ha denunciato diritti non pagati e ingerenze da parte di Mediaset nei suoi programmi, in particolare per quanto riguarda la scelta degli ospiti. E poi c’è la questione degli insulti pubblicati online da un account ufficiale del Biscione.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).

I motivi della denuncia da parte di Barbara D’Urso

La conduttrice contesta a Mediaset il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi firmati come autrice nei suoi 20 anni in azienda, nonché per il format di sua proprietà Live non è la D’Urso. La presentatrice ha inoltre denunciato presunte ingerenze di Mediaset, in quanto avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. D’Urso, inoltre, non ha ancora ricevuto le scuse per le ingiurie apparse a marzo del 2023 in un post social del profilo ufficiale ‘Qui Mediaset’, di proprietà dell’azienda, che ha sempre sostenuto di avere subito un hackeraggio.

Perché Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset
Barbara D’Urso in una foto dei suoi primi anni a Mediaset (Ansa).

L’allarme dell’intelligence olandese: la Russia si sta preparando a un conflitto con la Nato

La Russia si sta preparando a un possibile conflitto con la Nato entro un anno dalla fine della guerra in Ucraina. È quanto emerge da un rapporto del Mivd, ovvero il servizio di intelligence militare dei Paesi Bassi, che definisce Mosca «la minaccia più grande e diretta» per l’Europa, anche in virtù (o meglio per colpa) dei legami sempre più stretti con Pechino.

Preoccupano i rapporti tra Russia e Cina, sempre più stretti

Negli ultimi tempi la Russia – che non aprirà un nuovo fronte finché sarà impegnata in Ucraina – si è avvicinata molto alla Cina e la crescente cooperazione militare tra i due Paesi sta rafforzando la percezione del Cremlino di poter colpire obiettivi militari e civili in Occidente. Mosca, spiega il dossier, punta a sfruttare le esportazioni di Pechino per sostenere la propria industria bellica. Non solo. Alla Russia fanno gola anche le capacità di cyber-spionaggio sviluppate dalla Cina, ormai paragonabili a quelle degli Stati Uniti: Peter Reesink, direttore del Mivd, le ha definite come «molto avanzate e organizzate in modo complesso». La Repubblica Popolare, invece, è interessata a trarre insegnamenti dall’esperienza maturata dalle forze russe sul campo di battaglia in Ucraina.

Secondo la Difesa svedese la Russia potrebbe occupare un’isola nel Baltico

In un’intervista al Times il generale Michael Claesson, capo di Stato maggiore della Difesa della Svezia, ha avvertito che la Russia, al fine di testare la solidità della Nato, è pronta a occupare un’isola nel Mar Baltico «in qualsiasi momento», dove le forze armate di Mosca hanno iniziato a scortare regolarmente le navi commerciali della flotta ombra. Le forze dell’Alleanza atlantica hanno condotto frequenti esercitazioni relative a sbarchi russi su alcune delle isole più grandi e strategicamente utili del Mar Baltico, come Gotland in Svezia, Bornholm in Danimarca, Hiiumaa e Saaremaa in Estonia.

Italia pronta a inviare quattro navi nello Stretto di Hormuz

L’Italia è pronta a inviare quattro navi a Hormuz per contribuire allo sminamento dello Stretto. L’ha affermato il Capo di Stato Maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, in audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera. «La Marina è pronta a effettuare un’operazione di sminamento. Ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e, come tutte le operazioni in aree delicate, comportano dei rischi. Il nostro compito è mantenere i rischi al minimo possibile, questo lo facciamo tramite la tecnologia molto avanzata», ha spiegato. «Abbiamo visto che la chiusura di Hormuz si fa rapidamente, anche con poche lire, perché le mine che gli iraniani hanno messo in Hormuz costano veramente poco e sono anche datate. Ma questo fa sì che ci sia un’area di incertezza e soprattutto un crescente decadimento della sicurezza di navigazione».

L’azione italiana si inserisce nell’ambito di una coalizione internazionale

La pianificazione prudenziale prevede un gruppo basato su due cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. «Ovviamente non andiamo da soli, andiamo all’interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio».

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato licenziato

Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato rimosso dal suo incarico, in un clima di tensione con il segretario alla Difesa Pete Hegseth in merito all’attuazione della riforma della costruzione navale. Ad alimentare gli attriti sarebbero anche stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente Donald Trump. Ad assumere la leadership della Marina sarà, ad interim, il sottosegretario Hung Cao.

Le tensioni con Hegseth e la decisione di Trump

Diverse fonti hanno riferito alla Cnn che da mesi serpeggiava tensione tra Phelan e Hegseth, il quale riteneva che Phelan stesse procedendo troppo lentamente nell’attuazione delle riforme della cantieristica navale. Hegseth era inoltre infastidito dalla sua comunicazione diretta con Trump, che interpretava come un tentativo di scavalcarlo. Secondo un alto funzionario della Casa Bianca, la questione è giunta al culmine durante un incontro tra Trump e Hegseth alla Casa Bianca, mercoledì 22 aprile 2026, incentrato sulla costruzione navale. Il presidente, frustrato dalla lentezza dei progressi, si sarebbe convinto durante il colloquio che Phelan dovesse essere sostituito e avrebbe detto a Hegseth di nominare qualcuno di più efficiente (il segretario della Marina è subordinato al segretario alla Difesa). Hegseth ha così inviato un messaggio a Phelan informandolo che doveva dimettersi o sarebbe stato licenziato. Quest’ultimo, non credendo che Trump fosse a conoscenza del messaggio, si è recato alla Casa Bianca chiedendo di incontrare il tycoon, che gli ha confermato tutto.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»

Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e amico di vecchia data di Donald Trump, sta provando a compiere l’impresa che dal lontano 2017 sembra impossibile per ct e calciatori nostrani: far qualificare la Nazionale italiana ai Mondiali. Come riporta il Financial Times, l’imprenditore ha suggerito al presidente della Fifa Gianni Infantino e a Trump, in quanto leader di uno dei Paesi co-organizzatori del torneo, di ammettere l’Italia alla Coppa del Mondo al posto dell’Iran, in virtù del ricco palmares azzurro.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Donald Trump e Gianni Infantino (Imagoeconomica).

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Il piano di Zampolli: ricucire lo strappo Trump-Meloni

«Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, l’Italia ha il pedigree per giustificare l’inclusione», ha detto Zampolli al Ft. Il giornale spiega che il piano dell’imprenditore è uno «sforzo per riparare i legami fra Trump e Giorgia Meloni» dopo le frizioni nate dagli attacchi del presidente Usa a papa Leone XIV per la guerra in Iran.

Zampolli in pressing su Trump e Infantino: «Italia ai Mondiali al posto dell’Iran»
Paolo Zampolli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’Iran ha appena confermato la partecipazione ai Mondiali

C’è però un problema non da poco per Zampolli e il calcio italiano: dopo aver escluso la partecipazione a seguito dei primi raid statunitensi (e israeliani) e aver chiesto – invano – di poter giocare le proprie partite in Canada o in Messico (anziché a Los Angeles e Seattle), l’Iran ha fatto sapere di non aver intenzione di rinunciare al torneo, che si apre a giugno. Trump, da parte sua, aveva dichiarato che i giocatori della Repubblica Islamica erano i «benvenuti» negli Usa senza però nascondere che sarebbe stato inappropriato e potenzialmente pericoloso per loro. Quanto a Infantino, il presidente Fifa si è sempre detto certo della partecipazione dell’Iran.

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Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi

Sarà lo smacco per la sconfitta al referendum, sarà la tensione per le frizioni con Donald Trump, sta di fatto che lo stop del Quirinale alla norma contenuta nell’ultimo decreto legge sulla sicurezza ha fatto saltare i nervi alla maggioranza. Un’interferenza ai limiti dello sgarbo, secondo molti esponenti del centrodestra, da parte di Sergio Mattarella. Che invece tale non l’aveva considerato. «I rapporti con palazzo Chigi non sono mai stati tanto sereni», sussurrava qualcuno sul Colle più alto non più tardi di una settimana fa.

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La moral suasion di Mattarella e le prerogative del Colle

Da parte sua il presidente della Repubblica si è ‘limitato’ a fare quel che ha già fatto decine di altre volte in passato: mettere sull’avviso il governo circa un testo per evitare di andare allo scontro. Si chiama moral suasion. Visto che la Costituzione affida al capo dello Stato il potere di emanare un decreto e di promulgare una legge, il Quirinale fa sapere in fase di preparazione di un provvedimento se ritiene che ci siano elementi di palese incostituzionalità, dando il tempo al governo di correggerli. In caso contrario può negare la firma e, se si tratta di una legge, rinviarla alle Camere. Mattarella ha rinviato una sola legge, sulle mine antiuomo, durante il governo Gentiloni, sostenuto dalla maggioranza che lo aveva eletto Presidente. Più volte ha firmato allegando una nota in cui sottolineava alcune criticità, anche durante il governo Draghi che era ritenuto sua emanazione diretta. Molte volte, come ha confessato lui stesso, ha firmato leggi sulle quali non era d’accordo, e tutti hanno capito che tra queste ce n’erano diverse dei governi Conte e Meloni. Insomma, nel suo curriculum, per chi lo vuole leggere bene, c’è un atteggiamento concreto il più possibile super partes.

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

Il nervosismo sospetto di Palazzo Chigi e della Lega

Eppure questa volta, sarà la fuga di notizie, sarà il delicato momento politico, lo stop del Quirinale non è andato giù a palazzo Chigi e tantomeno alla Lega. Ora l’ordine di scuderia di Giorgia Meloni sembra quello di voler salvare capra e cavoli, con una soluzione all’italiana che preservi il senso della norma contestata anche dagli avvocati senza arrivare allo scontro con il Colle. Dopo il gelo del caso Garofani di cinque mesi fa, i rapporti sembravano sereni, complice anche una rinnovata sponda sul piano internazionale, come dimostra la nota di solidarietà di Mattarella a Meloni dopo gli attacchi del giornalista russo Solovyev. Ma è bastato un tocco di moral suasion a far tornare l’orologio indietro di mesi, a un rapporto che è sempre stato di diffidenza reciproca, insomma a far scattare di nuovo l’allarme, segno del nervosismo che caratterizzerà gli ultimi mesi di legislatura, pochi o tanti che saranno.

Decreto Sicurezza, perché preoccupa il gelo tra Quirinale e Palazzo Chigi
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri

Paolo Barelli, appena nominato sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento, lascia la guida operativa della Federazione Italiana Nuoto. Cambia la forma, non la sostanza: in sella dal 2000, l’ex capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha infatti solo delegato al vice Andrea Pieri le funzioni di presidente «in ragione del temporaneo impedimento ai sensi della legge n.215/2004 riguardante il regime delle incompatibilità dei titolari di cariche di Governo e in ottemperanza all’articolo 12, comma 6, dello Statuto della Federazione Italiana Nuoto», fa sapere la Fin. Pieri assumerà anche la rappresentanza della Federnuoto in seno al Consiglio Nazionale del Coni, in sostituzione di Barelli per tutta la durata dell’incarico governativo.

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri
Andrea Pieri (Imagoeconomica).

La promessa di Barelli: «Non lascerò mai il nuoto»

La legge Frattini del 2004 imponendo una chiara separazione tra ruoli di governo e gestioni operative in enti come la Fin. Questo perché ogni anno attraverso Sport e Salute, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, lo Stato elargisce alle federazioni contributi pubblici (questo prima avveniva tramite il Coni). «Non lascerò mai il nuoto», aveva detto Barelli nei giorni scorsi. A tal proposito, si era parlato di una presidenza della Fin ancora possibile per l’esponente di FdI in quanto quello dei Rapporti con il Parlamento è un ministero senza portafoglio. Alla fine Barelli è di fatto rimasto alla guida della Federnuoto, delegando le funzioni operative al fidato vice Pieri.

Barelli non molla la Federnuoto: delegate le funzioni di presidente al vice Pieri
Paolo Barelli (Imagoeconomica).

Tiscali News chiude dopo 26 anni

L’editoria italiana perde un altro pezzo. Dopo la chiusura di Wired Italia, il 30 aprile cesserà le pubblicazioni Tiscali News, il sito fondato da Renato Soru nel 2000, ora di proprietà del Gruppo Tesselis che ha deciso di chiudere il settore giornalistico dell’azienda. Il giornale on line visse la sua stagione d’oro a partire dal 2001 con l’arrivo di Giovanni Valentini – già direttore de L’Espresso e fondatore di Repubblica. In quegli anni, il sito tentò il vero salto di qualità con un’ossatura robusta di cronaca e politica e siti verticali tematici di livello. Nel 2003, nonostante il ridimensionamento della redazione e l’addio di Valentini, il sito aveva saputo resistere, mantenendo una sua identità precisa nel panorama mediatico nazionale. Con la chiusura, 12 giornalisti rimarranno a casa – 10 hanno scelto l’esodo e lasceranno l’azienda dal 5 maggio, mentre due andranno in cassa integrazione.

La crisi e il mancato futuro per la testata

Il gruppo Tiscali, confluito nella holding Tessellis, ha avviato la fase conclusiva di una lunga crisi industriale. Secondo quanto emerge da fonti sindacali e aziendali, la società ha aperto nei mesi scorsi una procedura di composizione negoziata della crisi, con lo scorporo dei vari rami d’azienda e la vendita per perimetri distinti. In questo quadro, la parte B2C – insieme ai servizi web e ai marchi – è oggetto di una procedura competitiva per la cessione, mentre non è previsto alcun futuro per la testata giornalistica. L’acquirente individuato è la società energetica Canarbino, la cui offerta, in assenza di proposte alternative, potrebbe diventare vincolante a partire dal mese di giugno.

Trump “fissa” la nuova data dei colloqui con l’Iran

Il secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, finito in standby, potrebbe avere luogo venerdì 24 aprile. Lo scrive il New York Post, che cita fonti pakistane anonime e Donald Trump. «È possibile!», ha risposto il presidente Usa in un messaggio di testo al quotidiano, che gli aveva chiesto di commentare quanto riferito da fonti in Pakistan (Paese mediatore del primo round di colloqui), secondo cui un nuovo incontro «è previsto a Islamabad entro le prossime 36-72 ore». Trump ha esteso la tregua di due settimane nel conflitto contro l’Iran, proprio mentre il cessate il fuoco stava per scadere e dopo aver escluso a lungo tale possibilità.

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo Documento di finanza pubblica in cui il governo ha «adeguato il Pil per il 2026 e 2027, che scende nel 2026 da 0,7 a 0,6 per cento, nel 2027 dal 0,8 a 0,6 e nel 2028 da 0,9 a 0,8», ha spiegato in conferenza stampa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totalmente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Ufficio parlamentare di bilancio, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma – ahimè – nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti».

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Le nuove previsioni su deficit e debito

Nelle nuove previsioni contenute nel Dfp cresce poi l’indebitamento netto del prossimo triennio. Il deficit nel 2026 sale dal 2,8 al 2,9 per cento, nel 2027 dal 2,6 al 2,8, nel 2028 dal 2,3 al 2,5. Nel Dfp il debito pubblico è al 137,1 nel 2025, al 138,26 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e al 137,9 nel 2028. Dati che, ha spiegato Giorgetti, «risentono ancora del vecchio Superbonus», il quale «pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda ancora di 20 miliardi nel 2027». Senza questi dati, ha aggiunto il titolare del Mef, «l’andamento del debito sarebbe stato discendente».

La citazione di Boskov sul rapporto deficit/Pil

Giorgetti ha poi commentato il rapporto deficit/Pil dell’Italia certificato dall’Eurostat, che per il 2025 è risultato del 3,1 per cento. E per farlo ha citato Vujadin Boskov, indimenticabile allenatore della Sampdoria e “aforista”: «Rigore è quando arbitro fischia, le regole sono queste, si può essere d’accordo o meno. Vi dico che tutto questo dibattito sull’uscita dalla procedura mi interessava molto fino al 28 febbraio 2026, cioè il giorno prima dell’inizio della guerra in Iran, dopo mi ha interessato molto meno». Secondo i dati di Eurostat, l’Italia dovrebbe quindi rimanere in procedura per deficit eccessivo: per uscirne, avrebbe dovuto assestarsi sotto la soglia del 3 per cento.

Ok del Cdm al Dfp, Giorgetti: «L’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio»
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Giorgetti: «Potremmo muoverci da soli sullo scostamento»

Rispondendo a chi gli chiedeva un possibile isolamento dell’Italia in Europa in materia di scostamento di bilancio, Giorgetti ha detto: «Per quanto riguarda, non lo escluderei». E poi: «Parlando con i colleghi in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo lo stesso modo di vedere la situazione. Abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti, non li possiamo curare dandogli l’aspirina». Durante la conferenza stampa, Giorgetti ha anche smentito di aver chiesto una deroga al patto di stabilità», aggiungendo però che «bisogna essere pronti e flessibili a rispondere alle situazioni». A tal proposito, il ministro dell’Economia ha affermato che «sicuramente la Manovra dovrà essere adeguata alle situazioni del momento».

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?

Il governo di Giorgia Meloni naviga in acque sempre più agitate, tra forti tensioni internazionali, un rapporto sempre più freddo con Donald Trump e la crisi economica che continua a mordere. A rendere il quadro ancora più complesso, il caos scoppiato in Forza Italia che l’attivismo crescente di Marina Berlusconi non è riuscito del tutto a placare. Elementi che suggeriscono scenari di profondo cambiamento nel centrodestra a poco più di un anno dalla fine naturale della legislatura. Tanto che sono tornate a circolare ipotesi di elezioni anticipate o addirittura di governo tecnico.

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?
Giorgia Meloni e Donald Trump sul maxischermo (Imagoeconomica).

Il centrodestra in affanno, dal decreto Sicurezza al rapporto deficit-pil

L’ultimo inciampo del governo Meloni è stato il pasticciaccio (negato dalla premier in visita al Salone del Mobile) dell’ennesimo decreto Sicurezza attenzionato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e la toppa di un decreto per correggere l’articolo 30bis sui rimpatri volontari e i compensi agli avvocati. Non va meglio sul fronte economico, con la certificazione europea di un rapporto deficit/pil al 3,1 per cento che costringe l’Italia a rimanere in procedura di infrazione. Le previsioni presentate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel Documento di finanza pubblica rivedono al ribasso il Pil con un +0,6 per cento nel 2026 e nel 2027. Un quadro che potrebbe portare le agenzie di rating a una revisione del nostro outlook e a speculazioni da parte dei mercati.

Sul governo Meloni sta arrivando la tempesta perfetta?
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

I malumori crescenti in FI

La vera spina nel fianco è proprio il deficit pubblico. La conferma di Eurostat del rapporto deficit-Pil al 3,1 per cento per il 2025 complica non solo la prossima manovra di bilancio, ma potrebbe limitare drasticamente la libertà di azione del governo quando mancano (o mancherebbero) circa 400 giorni alle Politiche. Troppo per un esecutivo che, oltretutto, non è riuscito a portare a casa nessuna delle riforme che si era proposto. All’interno della maggioranza, e in particolare in Forza Italia, si avvertono forti scricchiolii. Nonostante i cambi al vertice imposti da Arcore con la sostituzione dei capigruppo alla Camera e al Senato, i malumori nel partito azzurro non sono finiti. Tanto che lo scenario, finora relegato alla fantapolitica, di una rottura con Fratelli d’Italia e Lega, per qualche berluscones sarebbe il male minore.

Caso Cospito, il pg di Roma chiede l’assoluzione per Delmastro

La procura generale di Roma ha chiesto l’assoluzione per l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Il pg ha chiesto di fare cadere le accuse perché «il fatto non costituisce reato». In primo grado l’esponente di Fdi era stato condannato a otto mesi con pena sospesa. Spetta ora alla Corte d’Appello di Roma decidere se confermare la condanna o accogliere la richiesta di assoluzione.

I fatti risalgono al 2023

Tutto ha inizio il 31 gennaio 2023 quando, alla Camera, il deputato Giovanni Donzelli attacca il Partito democratico e, in particolare, quattro suoi esponenti (Debora Serracchiani, Walter Verini, Silvio Lai e Andrea Orlando) colpevoli, secondo lui, di aver fatto visita in carcere all’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame contro il 41 bis. Il deputato di Fdi cita passaggi di relazioni della polizia penitenziaria, facendo esplodere la polemica sulla riservatezza di quelle informazioni. Donzelli spiega che quei documenti gli sono stati forniti da Delmastro, il quale li ha ottenuti dal capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Da lì sono partite le indagini. Per gli inquirenti, Delmastro aveva sì il potere di acquisire gli atti, ma non di divulgarli perché si trattava di relazioni «a limitata divulgazione». La procura aveva già espresso dubbi chiedendo l’archiviazione, ma il giudice aveva deciso di mandare l’esponente di Fdi a processo, il cui primo grado si è chiuso con la condanna. Ora il nuovo passaggio e il cambio di prospettiva, con la procura che sostiene che la condotta contestata non integri una violazione penalmente rilevante.