In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno

«Chi andrà a perdere la partita contro Roberto Gualtieri? Tanto sanno tutti che vincerà il sindaco uscente», si sente dire a via della Scrofa, quartier generale di Fratelli d’Italia. Le Comunali a Roma, come del resto quelle di Milano, sono una bella gatta da pelare e Arianna Meloni lo sa bene. Gualtieri forte del suo “campo largo” pare aver in tasca la riconferma. Il “gabbiano” Fabio Rampelli è l’eterno aspirante alla fascia tricolore. Questa volta pareva cosa fatta visti gli endorsement di Arianna Meloni e di Francesco Rocca. Ma la guerra interna a destra è imprevedibile e ora pare essere in vantaggio Roberta Angelilli, già Fronte della Gioventù, quindi Alleanza Nazionale, e più volte parlamentare europea con passaggi anche nel Nuovo centrodestra di Angelino Alfano e Forza Italia. Alla fine, nel 2023 è tornata nella destra-destra, diventando vicepresidente della Regione Lazio, nominata da Rocca anche grazie alle tante preferenze ottenute, quasi 30 mila. Insomma nella Fiamma si preannuncia una corsa a due per il Campidoglio. E l’occasione giusta per sciogliere le riserve potrebbe essere la kermesse di Atreju, il prossimo dicembre.

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (Ansa).

Malpensa in festa: diventa l’aeroporto Berlusconi

Ci siamo, il grande giorno sta arrivando: a Ferno, in provincia di Varese, venerdì mattina l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa verrà intitolato ufficialmente a Silvio Berlusconi. Alle 11, nell’area Arrivi del Terminal 1, sbarcheranno il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, il collega dei Trasporti Matteo Salvini – che qualche giorno fa ha annunciato la data dell’evento – il governatore lombardo Attilio Fontana (già ci si aspettano tra i due sorrisi gelidi) e alcuni rappresentanti della famiglia Berlusconi. E qui fioccano le scommesse, specie da parte dei forzisti: vista la presenza di Tajani, ci sarà Marina Berlusconi? Giorgia Meloni si guarda bene dal partecipare all’evento, spifferano a Palazzo Chigi, anche perché per Fratelli d’Italia c’è già in lista La Russa, che avrà il ruolo di più alta carica dello Stato presente. Grande assente il sindaco Beppe Sala, contrario all’intitolazione dell’aeroporto al Cav.

In Fdi corsa a due per sfidare Gualtieri e Malpensa in festa per il Cav: le pillole del giorno
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Ex Ilva, la Corte Ue: «Non può ricevere gli aiuti per l’energia»

La Corte di giustizia europea nega ad Acciaierie d’Italia, ex Ilva, la possibilità di beneficiare delle agevolazioni previste per le aziende energivore, cioè con alto consumo di elettricità o di gas. Nel 2024 le autorità italiane avevano respinto le domande del gruppo siderurgico per l’accesso ai benefici nel 2025, richiamando l’amministrazione straordinaria e lo stato di insolvenza. Per la Corte, una procedura concorsuale subordinata all’accertamento dell’insolvenza rende l’impresa «in difficoltà» ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato. Spetta al giudice italiano verificare il presupposto e decidere. Le regole europee che escludono le imprese in difficoltà dagli aiuti destinati alle aziende ad alto consumo di energia non possono essere derogate, anche quando la procedura concorsuale mira a riportare l’impresa alla redditività. Secondo i giudici di Lussemburgo, adottando gli orientamenti sugli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione, la Commissione europea ha «volontariamente autolimitato il proprio potere discrezionale» sulla compatibilità degli aiuti di Stato. Una deroga alle regole fissate in tali orientamenti violerebbe quindi principi generali del diritto Ue, in particolare quelli di parità di trattamento e tutela del legittimo affidamento.

La controversia dovrà ora essere definita dal giudice amministrativo italiano

La Corte osserva inoltre che l’Italia ha allineato la propria normativa sulle agevolazioni energetiche alla disciplina europea sugli aiuti per clima, ambiente ed energia, che esclude espressamente dagli incentivi le imprese considerate in difficoltà secondo gli orientamenti Ue sugli aiuti al salvataggio. Il fatto che le procedure concorsuali previste dalle legislazioni nazionali possano avere l’obiettivo di ripristinare la redditività dell’impresa, sottolinea la Corte, non modifica la sua qualificazione come impresa in difficoltà ai fini delle norme europee. I giudici precisano infine che gli aiuti concessi alle imprese energivore non possono essere assimilati agli aiuti al salvataggio, trattandosi di strumenti che perseguono obiettivi diversi. La controversia dovrà ora essere definita dal giudice amministrativo italiano sulla base dell’interpretazione fornita dalla Corte di giustizia.

Convocata per il 2 ottobre la riunione della direzione del Pd

Elly Schlein ha rotto gli indugi: la riunione della direzione del Partito Democratico si terrà il 2 ottobre al Nazareno, con inizio alle 11. Il primo punto all’ordine del giorno sarà la relazione della segretaria dem. Sul tavolo anche la ratifica della nomina di Claudio Stefanazzi a commissario della federazione di Cosenza del partito.

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Convocata per il 2 ottobre la riunione della direzione del Pd
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Occorre definire la proroga del mandato di Schlein

Nelle scorse settimane Stefano Bonaccini, presidente del Pd, aveva annunciato che ci sarebbero state prima una direzione e poi un’assemblea (si terrà a fine ottobre o al più tardi entro la prima decade di novembre) per modificare le regole interne del partito. Innanzitutto occorrerà prorogare oltre i quattro anni previsti il mandato da segretaria di Schlein, che scade a marzo del 2027, dunque quando sarà già iniziata la campagna elettorale per le Politiche. Poi tra i vertici dem c’è chi spinge per varare la cosiddetta “norma anti-Gori”, modifica statutaria pensata per escludere da un’eventuale corsa alle primarie di coalizione altri candidati del Pd oltre al segretario del partito.

Putin al G20, il Cremlino non esclude la possibilità

La Russia «apprezza l’invito rivolto al presidente Vladimir Putin a partecipare al vertice del G20 negli Stati Uniti»: lo ha dichiarato a Izvestia il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov: «Sarà certamente preso in considerazione e, a tempo debito, discuteremo con le nostre controparti americane, attraverso i canali competenti, la possibilità di accettarlo». Il summit si terrà il 14 e 15 dicembre al Trump National Doral Golf Club, nei pressi di Miami: si tratterebbe del primo importante vertice con la presenza di Putin dall’invasione dell’Ucraina nel 2022.

Putin al G20, il Cremlino non esclude la possibilità
Dmitry Peskov (Imagoeconomica).

Rubio: «Per risolvere i problemi bisogna incontrarsi di persona»

A rivelare dell’invito statunitense a Putin è stato ieri il Segretario di Stato americano Marco Rubio, nel corso di una conferenza stampa televisiva dopo l’incontro a New York con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. «Per risolvere i problemi è necessario incontrare le persone con cui si è in disaccordo o con cui potrebbero esserci delle divergenze. Per questo abbiamo invitato il presidente Putin al G20. Riteniamo che sia un’opportunità per lui di confrontarsi non solo con il presidente, ma anche con altri leader mondiali. Ci auguriamo che accetti», ha dichiarato il capo della diplomazia Usa.

Putin al G20, il Cremlino non esclude la possibilità
Sergej Lavrov e Marco Rubio (Imagoeconomica).

Dal 2023 Putin rischia di essere arrestato al di fuori della Russia

La Russia rimane membro del G20, ma Putin non partecipa a un vertice dell’organismo dal 2019. E dall’invasione dell’Ucraina ha solo preso parte da remoto alla sessione del 2023: il 17 marzo di quell’anno la Corte penale internazionale ha emesso un mandato d’arresto contro lo zar per crimini di guerra e, dunque, da allora rischia di essere arrestato al di fuori dei confini russi.

Putin al G20, il Cremlino non esclude la possibilità
Volodymyr Zelensky e Donald Trump (Imagoeconomica).

Zelensky auspica un trilaterale con Putin e il padrone di casa Trump

Sulla questione ha detto la sua anche Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino, che già nei giorni scorsi si era detto disposto a partecipare al vertice di Miami se ci sarà anche l’omologo russo, è tornato a ipotizzare un incontro a tre con Putin e Donald Trump a margine del G20: «Credo che questa sia una potenziale opportunità». Il formato a 20 con Paesi del Medio Oriente, Cina, India e altri Stati che hanno posizioni diverse sulla guerra e mantengono legami economici con Mosca, ha affermato Zelensky, creerà «un’atmosfera che potrà portare a un risultato».

Putin al G20, il Cremlino non esclude la possibilità
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Sace lancia Export in rete, roadshow per la crescita delle imprese italiane all’estero

Sace, l’export credit agency partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, lancia Export in rete, un nuovo roadshow territoriale per portare alle imprese italiane una lettura concreta degli scenari internazionali, individuare nuove opportunità di crescita e offrire strumenti per affrontare con maggiore consapevolezza sfide e opportunità sui mercati esteri. Il percorso coinvolgerà le principali filiere e distretti, grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria di riferimento, partner istituzionali e champion territoriali, rafforzando il dialogo con i territori, il tessuto produttivo e l’intero ecosistema dell’export.

Export italiano in crescita nei primi sei mesi del 2026

L’iniziativa vuole sostenere ulteriormente la fase positiva dell’export italiano. Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni italiane di beni hanno raggiunto 337,2 miliardi di euro, registrando una crescita del 4,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento sia verso i mercati dell’Unione europea (+4,6 per cento) sia verso quelli extra-Ue (+4,4 per cento). Una dinamica che conferma la capacità di tenuta del sistema produttivo italiano e il ruolo dell’export come motore di crescita, in uno scenario internazionale caratterizzato da incertezza, conflitti, barriere commerciali e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento.

Sace conferma la propria presenza sul territorio

Il roadshow si inserisce nel percorso di accompagnamento delineato dal rapporto Export Sace 2026, che invita le imprese a reagire in un contesto globale in trasformazione combinando capacità di lettura degli scenari, diversificazione geografica, presidio delle filiere e gestione strutturata dei rischi. Il percorso sarà dedicato in particolare alle pmi e mid-cap esportatrici, alle imprese con potenziale di internazionalizzazione e alle filiere strategiche del Paese. Ogni tappa sarà progettata in collaborazione con il partner territoriale ospitante e sarà costruita sulle caratteristiche del tessuto produttivo locale, con un focus su settori, filiere e mercati di maggiore interesse per le imprese partecipanti. Con questa iniziativa, Sace conferma la propria presenza sul territorio e il dialogo con il sistema produttivo italiano, contribuendo ad accompagnare le imprese verso nuove rotte di crescita, sostenendone la competitività e favorendone l’ingresso e il consolidamento sui mercati internazionali.

L’ad Pignotti: «Vogliamo accompagnare la crescita del Made in Italy nel mondo»

«L’export italiano continua a dimostrare capacità di tenuta, nonostante lo scenario internazionale volatile e incerto», ha dichiarato Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace. «Oggi reagire ed esportare significa molto più che raggiungere nuovi mercati. Significa individuare nuove rotte, nuovi partner e opportunità di espansione. Diversificare le destinazioni, rafforzare le filiere e presidiare i rischi sono leve fondamentali per sostenere la competitività delle nostre imprese. Con il roadshow Export in rete vogliamo essere sempre più vicini alle associazioni di categoria e a tutto l’ecosistema dell’export, per accompagnare la crescita del Made in Italy nel mondo».

Usa-Cina, tregua commerciale prorogata di due mesi

Usa e Cina hanno raggiunto un accordo per estendere di due mesi la tregua commerciale, spostandone la scadenza dal 10 novembre al 10 gennaio. L’annuncio è stato dato dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent a margine dell’arrivo del presidente cinese Xi Jinping alla Joint Base Andrews per l’inizio della sua visita di Stato di tre giorni negli Usa. La proroga intende garantire maggiore margine di manovra ai due Paesi per negoziare le prossime intese economiche e valutare l’ipotesi di un accordo di più ampia portata. L’intesa prolunga il cosiddetto Accordo di Busan, il quadro di distensione economica siglato lo scorso anno dai presidenti Donald Trump e Xi Jinping in Corea del Sud. Il patto aveva congelato le escalation tariffarie, riducendo i dazi reciproci, estendendo alcune esenzioni Usa e sospendendo le contromisure americane sull’indagine sul settore cantieristico cinese.

Trump accoglie Xi alla base Andrews

Intanto Trump ha ricevuto il presidente cinese Xi direttamente alla Join Base Andrews dove è atterrato. I due si sono stretti la mano alla presenza delle rispettive first lady, Melania Trump e Peng Liyuan, con intorno lo schieramento di un composito picchetto d’onore per la cerimonia di benvenuto. Sulla pista sono schierati anche una serie di jet militari Usa. «I nostri due Paesi devono essere partner più che rivali», ha affermato Xi secondo le dichiarazioni scritte pubblicate dall’agenzia di stampa statale Xinhua. Il presidente cinese ha aggiunto che «i popoli cinese e statunitense vantano da tempo scambi amichevoli e i nostri interessi sono profondamente intrecciati».

OpenAI ha violato il portale sanitario del governo australiano

Dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, il primo ministro australiano Anthony Albanese ha denunciato che un agente di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI ha violato il sito web del sistema sanitario nazionale Medicare a giugno, aggiungendo che il colosso tecnologico di Sam Altman – resosi conto ad agosto di quanto accaduto – ha informato il governo di Canberra solo il 10 settembre, perdipiù tramite una email inviata a una casella di posta pubblica (publicdisclosures@servicesaustralia.gov.au): l’Australian Cyber Security Centre è venuto poi a conoscenza dei fatti il 15 settembre.

OpenAI ha violato il portale sanitario del governo australiano
Anthony Albanese (Ansa).

La violazione: cosa è successo

Come ha spiegato Albanese, che ha definito «inaccettabile» quanto successo, l’IA «stava conducendo una ricerca sanitaria, quando ha tentato di accedere a un lotto di dati riservati», a disposizione di ricercatori e accademici. E, «quando è stata bloccata, ha cercato modi per aggirare le barriere». Riuscendoci. Stando a quanto emerso, la violazione da parte dell’IA non ha comportato l’accesso a informazioni sanitarie personali, ma “solo” ai dati delle spese assicurative. «Ho parlato con Altman per esprimere la profonda preoccupazione dell’Australia per questo incidente», ha detto Albanese ai giornalisti a New York, esprimendo anche disappunto per il fatto che l’azienda abbia impiegato troppo tempo per informare il governo di quanto accaduto, così come per le modalità.

OpenAI ha violato il portale sanitario del governo australiano
Sam Altman (Ansa).

OpenAI ammette, Canberra valuta azioni legali

Da parte sua, OpenAI ha ammesso di aver «identificato attività che coinvolgono diversi siti web e dipartimenti del governo australiano». Oltre al portale del sistema sanitario nazionale, sarebbero stati violati i portali dell’Australian Institute of Health and Welfare, del Victorian Department of Health e del New South Wales Bureau of Crime Statistics and Research. L’azienda di Altam ha poi confermato i suoi modelli non hanno avuto accesso a cartelle cliniche. Il governo di Canberra ha avviato un’indagine sull’accesso non autorizzato e sta valutando azioni legali contro OpenAI.

L’allarme della Cia: «Russia pronta a colpire Italia, Francia e Spagna con droni dal mare»

La Russia si sta preparando a nuovi attacchi con droni in Europa. Ma questa volta è pronta a prendere di mira i Paesi del Mediterraneo: Spagna, Francia e anche Italia. Lo scrive il quotidiano iberico El Mundo, spiegando che la Cia ha raccolto informazioni sui piani di escalation del Cremlino e le ha condivise con diversi governi europei.

Ipotizzato il lancio di droni Gerbera

I servizi statunitensi ipotizzano il lancio di droni Gerbera da navi mercantili in navigazione nel Mediterraneo: si tratta di velivoli a pilotaggio remoto lunghi circa due metri e dal peso di 18 chilogrammi, dunque facili da nascondere in un container trasportato su un’imbarcazione. I Gerbera, che di fatto sono una versione più piccola dello Shahed, spesso usata dai russi per fare sprecare munizioni alla contraerea, sono in grado comunque trasportare un carico esplosivo di quattro-cinque chili: non sufficiente a distruggere una grande struttura, ma abbastanza per provocare un incendio, danneggiare attrezzature o far chiudere temporaneamente un porto o un aeroporto.

Quasi tutta l’Italia sarebbe a rischio

I Gerbera sono in grado di raggiungere una velocità di 160 km/h e hanno con un’autonomia dichiarata di 600 chilometri: se scagliati dal Mar Tirreno – la Cia ipotizza da petroliere della flotta fantasma russa – a una distanza di circa 200 chilometri della costa, l’intera Italia sarebbe alla loro portata fatta eccezione per il Friuli-Venezia Giulia e la provincia di Lecce.

Campo largo: Schlein e la trappola del «testardamente unitari»

Aspettando Godot, cioè il programma. «Bisogna accelerare sul programma comune», continua a ripetere Elly Schlein. «Prima il programma e poi il leader». Andando avanti così, però, si rischia di arrivare se non alle Politiche, quantomeno alle possibili primarie contro Giuseppe Conte (se non si presenteranno altri candidati) con slogan vari ma idee vaghe.

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Schlein affetta dal maanchismo veltroniano

Del resto è un po’ nelle cose. Se il principale pilastro, forse l’unico, dei tre anni e mezzo di segreteria Schlein è stato l’essere «testardamente unitaria», va da sé che lo scontro non è ben visto, a favore di un farsi concava e convessa che trova echi politici un po’ nella vecchia Dc, e un po’ nel maanchismo di un suo predecessore alla guida del Pd, Walter Veltroni. Di contro, gli alleati i programmi invece ce li hanno, e li marcano ben stretti, come è successo quando Schlein dalle colonne di Repubblica ha inviato una lettera aperta a Giorgia Meloni per costruire insieme un patto su energia e clima. Mossa che ha fatto imbufalire sia Conte sia il rossoverde Angelo Bonelli, spiazzato dall’iniziativa solitaria della leader dem. «Questa mano tesa a lavorare insieme è incomprensibile», ha tagliato corto.

Campo largo: Schlein e la trappola del «testardamente unitari»
Elly Schlein e Walter Veltroni.

Ogni paletto manda in fibrillazione il Pd

Vero è che quando la segretaria cerca di mettere un punto fermo, il partito sbanda, si divide, fibrilla. Basti vedere la parabola del ddl sull’antisemitismo nato dall’iniziativa legislativa di Graziano Delrio. Al Senato i dem ufficialmente si sono astenuti (ma con nove voti a favore) e alla Camera voteranno no (con l’annuncio di molte defezioni). Ce n’è di che disorientare l’elettore. E quando la segretaria tiene una linea coerente, come sull’Ucraina, se la deve vedere con un pezzo di partito e con la riottosità granitica del principale alleato Conte. A cui Schlein risponde ribadendo il sostegno netto a Kyiv ‘ma anche’ la richiesta di maggiore impegno diplomatico all’Europa. Il tutto condito da un ottimistico «troveremo un compromesso».

Campo largo: Schlein e la trappola del «testardamente unitari»
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La vocazione testardamente unitaria può trasformarsi in una trappola

Saranno i prossimi mesi a chiarire man mano se la linea unitaria di Schlein sarà vincente o se si trasformerà nel proverbiale angolo in cui ci si caccia da soli. Il primo banco di prova saranno le primarie, sempre che si tengano e come. Chiamare il popolo progressista ai gazebo senza un programma definito rischia di far restare a casa molti sostenitori. E poi le Politiche. Perché se gli ultimi sondaggi danno il campo largo in leggero vantaggio, è altrettanto vero che sommare mele con pere, per esempio i pro-Kyiv con vuole stoppare l’invio di aiuti militari a Zelensky, è sempre un azzardo. Tradotto: con Conte leader della coalizione quanti dem lo voterebbero? E con Schlein frontwoman per Palazzo Chigi, i 5 stelle accetterebbero di turarsi il naso? Il tempo per stendere un programma in teoria c’è, soprattutto se si votasse in autunno, ma il timore di molti nello stesso Pd è che la vocazione testardamente unitaria finisca per vincere sulla solidità delle scelte politiche. E temono che a pagarne il prezzo sarà proprio il partito più grande della coalizione di centrosinistra.

Stati Uniti, giudice ordina alla Casa Bianca di riammettere i media banditi da Trump

Il giudice federale Timothy Kelly ha ordinato all’amministrazione Trump di ripristinare temporaneamente l’accesso alla Casa Bianca per Cnn, Msnbc e Politico, dopo che erano stati banditi dalla struttura dal presidente Donald Trump. Nella sentenza, Kelly ha stabilito che la revoca dei pass stampa dei giornalisti è avvenuta in assenza di un giusto processo costituzionalmente adeguato. Ha inoltre affermato che le argomentazioni del governo offrono scarso sostegno alla presunta esigenza di sicurezza nazionale. L’ordine del giudice sospende il divieto per 14 giorni, al fine di concedere più tempo per esaminare il caso.

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula

All’indomani del discorso di Donald Trump, oggi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha preso la parola il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Che, nel suo intervento, ha replicato al tycoon. «Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata, dove una scuola è stata bombardata causando la morte di bambini che non avevano commesso alcun crimine», ha detto Pezeshkian: «Ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo». La delegazione Usa ha lasciato l’aula non appena il presidente iraniano ha iniziato il suo intervento: ieri, durante il discorso di Trump, erano usciti dalla sala del Palazzo di Vetro tutti i diplomatici di Teheran tranne uno.

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula
I posti lasciati vuoti dalla delegazione Usa (Ansa).

Messa in evidenza la disparità di trattamento con Israele

Pezeshkian nel suo discorso ha insistito molto sulla disparità di trattamento con Israele. «Il tema di questa assemblea è la fiducia reciproca, che non si può ottenere solo a parole, bensì evitando di applicare due pesi e due misure. Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran». Lo Stato ebraico «ha massacrato brutalmente oltre 70 mila innocenti a Gaza», ha insistito Pezeshkian, mentre la Repubblica Islamica «è stata bombardata proprio mentre sedeva al tavolo dei negoziati».

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula
Masoud Pezeshkian (Ansa).

Pezeshkian: «La tecnologia nucleare è un nostro diritto»

Sempre a proposito del nucleare, Pezeshkian – parlando di applicazioni nei settori di energia, sanità e agricoltura – ha ribadito che tale tecnologia è «parte del progresso» iraniano: «Non chiniamo la testa e non rinunciamo a un diritto che è chiaramente un nostro diritto. Diciamo chiaramente, niente armi nucleari, niente limiti a tecnologia nucleare pacifica». E «la resistenza dell’Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli», ha assicurato.

Il presidente iraniano: «Pronti al dialogo e alla diplomazia»

Così sullo stretto di Hormuz: «Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie d’acqua». L’Iran, ha comunque spiegato, è pronto alla diplomazia: «Non dobbiamo permettere che il XXI secolo regredisca a un’epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia».

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura

C’è una partita che si gioca tra il Quirinale e il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Al centro c’è Marco Delogu, fotografo, curatore e presidente dell’Azienda speciale PalaExpo. Il suo nome, secondo fonti vicine al dossier, sarebbe tra quelli presi in considerazione per la direzione artistica del museo, ruolo vacante da fine giugno dopo la fine del mandato di Francesco Stocchi.

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Marco Delogu (Imagoeconomica).

Lo zampino di Giovanni Grasso

A sostenere la sua candidatura sarebbe in particolare Giovanni Grasso, portavoce e consigliere per la Stampa e la Comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il rapporto tra i due ha un precedente documentato. Nel 2020 Grasso partecipò come autore a Le Piazze \[in\]visibili, progetto culturale ideato e curato proprio da Delogu e promosso dal ministero degli Esteri. L’iniziativa coinvolse fotografi e scrittori nella rappresentazione delle piazze italiane durante il lockdown. Delogu, del resto, conosce bene i circuiti culturali della Capitale. Nel 2002 ideò FotoGrafia, il festival internazionale di Roma, sviluppato durante l’amministrazione di Walter Veltroni. Nel 2004, alla terza edizione, la manifestazione veniva presentata come un progetto fortemente voluto dall’allora sindaco: alla direzione artistica c’era proprio Delogu. Un percorso proseguito attraverso numerose iniziative espositive, fino al PalaExpo, alla cui presidenza è stato nominato nel giugno 2022. 

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Giovanni Grasso (Imagoeconomica).

Il pasticcio della mostra di Damien Hirst

Ma è proprio nella gestione di quest’ultima istituzione che, secondo quanto riferiscono fonti interne, sarebbe maturata una vicenda destinata a pesare sul dibattito intorno alla sua possibile candidatura. La storia comincia con un annuncio di quelli che fanno notizia nel mondo dell’arte contemporanea: Damien Hirst, uno degli artisti britannici più conosciuti a livello internazionale, sarebbe arrivato al Palazzo delle Esposizioni con una grande mostra. Il 23 marzo scorsoArtribune ne raccontava i dettagli. L’esposizione, prevista dal 19 ottobre 2026 e affidata alla curatela di Mario Codognato, avrebbe dovuto presentare oltre 80 opere tra installazioni, sculture e dipinti. L’annuncio arrivava mentre Roma Capitale destinava più di 35 milioni di euro al sistema PalaExpo per il triennio 2026-2028.

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Mario Codognato (Ansa).

Il problema della copertura economica

Poi sarebbero cominciati i problemi. La mostra non avrebbe avuto una copertura economica sufficiente per essere realizzata secondo il programma annunciato. Per trovare le risorse necessarie, Delogu avrebbe contattato lo scorso luglio alcunisponsor privati dell’ente, chiedendo loro di anticipare una parte delle sponsorizzazioni previste per gli anni successivi. Un’operazione che avrebbe consentito di finanziare l’esposizione utilizzando oggi risorse inizialmente destinate alla programmazione futura. Gli sponsor, riferiscono le stesse fonti, avrebbero manifestato una disponibilità iniziale. Ma quando la questione è arrivata all’interno dell’azienda, pare che siano emerse contestazioni sulla sostenibilità dell’operazione. A sollevare obiezioni sarebbero stati in particolare la vicepresidente Ivana Della Portella e il consigliere Mino Dinoi, entrambi componenti del consiglio di amministrazione di PalaExpo. Si dice che i due abbiano contestato la possibilità di anticipare finanziamenti destinati agli esercizi successivi per sostenere una mostra già annunciata. La vicenda si è conclusa con la cancellazione dell’esposizione di Hirst di cui ormai si sono perse le tracce. E su cui Delogu non è mai intervenuto pubblicamente, neppure con una nota o un semplice comunicato. È su questo passaggio che la vicenda PalaExpo incrocia quella del MAXXI. 

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Ivana Della Portella (imagoeconomica).

Il nodo dei criteri di selezione

Delogu ha costruito gran parte della propria carriera professionale nella fotografia, ma ha diretto festival e curato progetti espositivi, oltre a guidare un ente che gestisce Palazzo delle Esposizioni, MACRO e altri spazi culturali romani. La sua eventuale candidatura alla direzione artistica del MAXXI aprirebbe dunque una questione sui criteri della selezione, sulle competenze richieste (che necessitano anche una certa conoscenza del mondo dell’arte) e sull’esperienza maturata nella programmazione delle mostre. 

Dopo la sospensione del bollo si avvicina il taglio del canone Rai

Via libera della commissione Ambiente del Senato agli emendamenti dei relatori – Claudio Fazzone e Roberto Rosso (Forza Italia) – al Ddl di riforma della Rai (tranne due accantonamenti): approvate le proposte sulla nomina e composizione del cda e sul taglio del canone.
Dopo il semaforo verde ottenuto a Palazzo Madama è partita – come successo col bollo auto – a destra è partita la gara per attribuirsi la paternità della misura: i senatori del Carroccio Giorgio Maria Bergesio, Tilde Minasi e Manfredi Potenti, dopo il voto in commissione al Senato, si sono affrettati a parlare «risultato politico importante per il centrodestra e vittoria della Lega, che da anni porta avanti questa battaglia». Ieri i parlamentari leghisti in commissione di Vigilanza Rai avevano dichiarato: «Prendiamo quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone».

Il canone Rai è pari a 90 euro, addebitati nelle bollette della luce

Attualmente la quota ordinaria del canone Rai, imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione televisive nel territorio italiano, è pari a 90 euro all’anno, addebitati automaticamente in 10 rate mensili da 9 euro da gennaio a ottobre sulle bollette della luce domestiche. L’importo era stato temporaneamente ridotto a 70 euro nel 2024, per poi tornare a 90 euro nel 2025: la Rai aveva ricevuto risorse aggiuntive, ma senza un automatismo stabile fissato dalla legge.

Il taglio sarà compensato da «altre forme di finanziamento pubblico»

«Il voto di oggi segna un nuovo passo verso un obiettivo storico del nostro movimento, ora condiviso dalla maggioranza. Continueremo a lavorare perché questa possibilità diventi un beneficio concreto per i cittadini, garantendo al tempo stesso le risorse necessarie al servizio pubblico», hanno dichiarato i tre esponenti delle Lega. «Si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica», avevano avvertito ieri i tre consiglieri di amministrazione Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale. Secondo l’opposizione il taglio del canone sarebbe in contrasto con il Media Freedom Act, che all’articolo 5 prevede per i servizi pubblici «risorse finanziarie adeguate, sostenibili e prevedibili». Il forzista Rosso ha sottolineato che la misura garantisce la stabilità delle risorse: il testo dell’emendamento stabilisce infatti che qualsiasi contrazione del gettito derivante dal canone debba essere compensata da altre forme di finanziamento pubblico.

Sondaggio su primarie centrosinistra a Milano, Calabresi avanti col 48-53 per cento

Secondo un sondaggio Monitor-Ixè, tra gli aspiranti candidati alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano – se si faranno – Mario Calabresi risulta quello più votato con un consenso che oscilla tra il 48 e il 53 per cento. Un dato sensibilmente superiore all’intervallo registrato per Pierfrancesco Majorino (30/36 per cento), per Anna Scavuzzo (8/10 per cento) e per gli altri candidati. Stando ai dati raccolti dal sondaggio, Majorino ha il primato di notorietà e registra una percentuale di conoscenza del 75 per cento (la somma di coloro che dichiarano di conoscerlo bene o ne hanno sentito parlare), superiore di otto punti al dato rilevato per Calabresi. Segue Scavuzzo con il 48 per cento. Per i tre candidati più noti cambia la graduatoria quando si monitora il livello di fiducia. Calabresi è ai vertici con il 68 per cento, contro il 50 per cento di Majorino e il 47 per cento di Scavuzzo. La differenza tra i tassi di fiducia associati ai candidati verosimilmente orienta il consenso degli elettori che si recherebbero a votare in eventuali primarie del centrosinistra, sottolinea l’indagine.

Un elicottero dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo polacco

La Polonia ha reso noto che questa mattina si è verificata una breve violazione dello spazio aereo nazionale da parte di un elicottero Mi-8 delle Forze Armate della Federazione Russa. È successo a nord di Braniewo, città situata a pochi chilometri dalla laguna della Vistola, sul fiume Pasłęka, circa metà strada tra Danzica e la oblast’ di Kaliningrad, exclave della Federazione Russa tra la Lituania e la Polonia affacciata sul Mar Baltico.

La violazione dello spazio aereo è durata 42 secondi

Il ministero della Difesa di Varsavia ha spiegato che il velivolo «stava eseguendo un volo dalla regione di Kaliningrad» e che la violazione dello spazio aereo polacco, «con una profondità massima di 300 metri», è durata 42 secondi. Il volo dell’elicottero russo è stato osservato dai sistemi radar e «sono decollati immediatamente i caccia», mentre le forze di terra e i mezzi sono rimasti in stato di allerta. «La natura dell’incidente indica che la Russia sta testando nuovamente la prontezza della nostra difesa aerea», ha denunciato il ministero polacco.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola

Trentasei anni e cinque milioni di immigrati in più. Sta qui, ma non solo, la differenza tra la circolare di Sergio Mattarella quando nel 1990 era ministro dell’Istruzione e il decreto legge che Giorgia Meloni varerà nel Consiglio dei ministri di questa settimana sul tetto ai minori stranieri in classe. Per questo le parole della premier sulla circolare hanno sorpreso il Quirinale. Non che non si aspettassero l’insofferenza di Fratelli d’Italia e della maggioranza per il monito di lunedì ad Amatrice sulla «scuola aperta a tutti», ma un attacco così diretto e malizioso mancava da qualche mese dai radar che monitorano marette e marosi nel canale che divide Palazzo Chigi dal Quirinale. E martedì si è registrata tempesta.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Giorgia Meloni a Porta a Porta (Imagoeconomica).

Il botta e risposta a distanza sul tetto agli stranieri

Ma riassumendo. Scena uno: a Fenix, la festa dei giovani di FdI, la premier (i maligni dicono per allungare su Roberto Vannacci) annuncia un provvedimento per mettere un tetto del 30 per cento agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab. Scena due: all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice Mattarella ricorda che l’articolo 34 della Costituzione vuole le scuole aperte a tutti e attive nell’evitare la formazione di ghetti. Scena tre: nella tribuna di Bruno Vespa la leader di FdI ricorda che anche l’attuale Presidente da ministro varò una circolare per limitare il numero di stranieri in classe.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Cosa è cambiato dal 1990 al 2026

Allora vediamo le differenze tra Mattarella 1990 e Meloni 2026. Innanzitutto i numeri: allora gli stranieri in Italia erano poco più di 600 mila, ora sono 6 milioni. Ovvio che ora il tema è più presente. Seconda differenza: nel 1990 ci si limitò a diramare una circolare, per consigliare e indirizzare i presidi, non certo per obbligarli, tanto che l’indicazione di un massimo di cinque alunni stranieri per classe era indicata «ove possibile». E, soprattutto, mirava a non creare nelle scuole una sola classe o sezione in cui riunire tutti gli stranieri, perché quello sì sarebbe stato un ghetto. Ora le condizioni sono diverse, in alcune scuole (poche proporzionalmente e circoscritte ad aree ad alta densità di lavoratori stranieri) esiste il problema e va ovviamente affrontato. Magari al Quirinale avrebbero preferito un’ulteriore circolare o un disegno di legge più che un decreto che comunque non sarà applicabile che dal prossimo anno scolastico. Ma tant’è, ormai si è dato fuoco alle polveri, in un clima che ricorda quello dello scontro sulla tirata di orecchie del Presidente ai poliziotti che usano il manganello e quello del caso Garofani.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Sergio Mattarella con il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara ad Amatrice (Imagoeconomica).

Il vero senso del richiamo del Colle

Quel che preme al capo dello Stato, che ha chiaro di non essere in cima ai pensieri più affettuosi della premier, è che la campagna elettorale non travolga le persone e quindi che il nuovo testo non leda i diritti dei bambini e dei ragazzi. Dunque le sue parole di lunedì da Amatrice, se lette con attenzione, non erano altro che una serie di paletti da non superare per scrivere un provvedimento senza incorrere nella censura sua e della Consulta. È ovvio che la filosofia di Mattarella non è la stessa di quella di Meloni. Basta leggere la circolare del 90: «Gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze», la diversità culturale è una «quotidiana ricerca di dialogo». Ma il tema non è portare la premier dalla sua parte, è chiaro che un provvedimento sarà fatto e nessuno al Quirinale pensava di impedirlo. L’importante è scriverlo non come uno slogan ma come un tema delicato, senza cancellare il diritto allo studio di migliaia di bambini.  

La Commissione Ue propone di sbloccare 4,2 miliardi di euro all’Ungheria

Dato che «l’Ungheria ha adottato misure importanti per rafforzare lo Stato di diritto e tutelare gli interessi finanziari dell’Unione», e che «le riforme danno i loro frutti», la Commissione Ue ha proposto di sbloccare 4,2 miliardi di euro a Budapest e di riaprire le porte di Erasmus+ e di Horizon agli studenti e ai ricercatori ungheresi. «Sono molto lieta che possano nuovamente beneficiare appieno delle opportunità offerte dalla nostra Unione», ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Le misure di salvaguardia erano state adottate nel 2022 ai sensi del regolamento sulla condizionalità. La revoca è stata proposta in quanto la Commissione ritiene che l’Ungheria abbia risolto le violazioni dello Stato di diritto che incidono sul bilancio dell’Ue. La misura deve essere approvata dal Consiglio.

La nota della Commissione Ue

«La Commissione ha valutato le misure correttive notificate dall’Ungheria il 9 settembre 2026 e la loro attuazione, giungendo alla conclusione che il Paese abbia risolto le carenze e le lacune precedentemente individuate in settori quali gli appalti pubblici, il quadro anticorruzione, i rischi di conflitto di interessi e l’efficacia dell’azione penale», si legge in una nota.

Gaza, il primo piano da 2,45 miliardi di dollari del Board of Peace di Trump

Il Board of Peace creato da Donald Trump per la ricostruzione post-bellica della Striscia di Gaza è pronto a presentare un piano della durata di sei mesi e del valore di 2,45 miliardi di dollari per il territorio palestinese. Lo scrive Axios, spiegando che il piano – frutto di un anno di lavoro del Board of Peace e del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza – prevede 66 progetti divisi in sei aree.

Le sei aree del piano e le spese previste

Il piano stima in 35,2 miliardi di dollari i danni fisici nella Striscia e in 71,4 miliardi la somma da sborsare in un decennio per la sua ripresa. I 66 progetti previsti, come detto, sono relativi a sei diverse aree: sviluppo infrastrutturale; sviluppo umano; accelerazione economica; trasformazione digitale; affari legali; pace e sicurezza. Almeno per i prossimi primi mesi sarà lo sviluppo delle infrastrutture a pesare di più: previsto un esborso di un miliardo di dollari, di cui 400 milioni per rifugi temporanei (roulotte coibentate per gli sfollati che attualmente vivono in tende), 275 milioni per la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, 50 milioni per il ripristino degli ospedali e 30 milioni per la riparazione della rete stradale. Per quanto riguarda la sicurezza, il Board of Peace stima una spesa iniziale di 885 milioni di dollari: 275 milioni serviranno per la costruzione di un sito permanente e fortificato a Rafah, destinato a 5 mila membri del personale della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf). Altri 140 milioni serviranno per reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare un contingente di sicurezza multinazionale. Per la mobilitazione della polizia palestinese verrebbero stanziati 120 milioni.

Servirà però la cooperazione di Israele e Hamas

Tra le altre varie spese del piano, visionato da Axios, ci sono 20 milioni di dollari per finanziare un programma di riacquisto di armi da Hamas e altri gruppi armati, 300 milioni per programmi sanitari, educativi e di assistenza sociale. I progetti del Board of Peace comprendono poi la riparazione dei valichi di frontiera, il riempimento permanente dei tunnel di Hamas, sovvenzioni per la ripartenza delle piccole imprese, connettività 4G, un sistema di identità digitale e un fondo per gli investimenti a Gaza. Affinché il piano possa andare avanti, il Board of Peace necessità sia della cooperazione di Israele che di Hamas. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu abbia accettato in linea di principio alcuni aspetti, ma per ragioni elettorali non li sta attuando. Il gruppo palestinese ha messo invece in standby il disarmo perché Tel Aviv non intende attuare un cessate il fuoco di 14 giorni prima dell’avvio del processo di smilitarizzazione. La speranza del Board of Peace è che qualcosa possa smuoversi dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno

È tornata Maria Rosaria Boccia. Dopo l’ospitata da Massimo Giletti allo Stato delle cose, martedì sera ha bissato a Filorosso di Antonino Monteleone. L’eclettica imprenditrice di Pompei pare però aver perso il tocco magico. In entrambi i casi, infatti, non ha fatto registrare picchi di share. Filorosso si è fermato al 2,7 per cento contro il 2,6 del martedì precedente, mentre Giletti ha incassato il 7,4 per cento contro il 7,8 per cento del debutto.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia allo stato delle cose.

Dopo il bailamme mediatico del caso Sangiuliano, Boccia tenta il bis con l’effetto Ranucci, complice l’uscita del suo libro Guai a chi lo tocca, Io, Sigfrido e le tempeste («In appena 72 ore, è al primo posto tra i Bestseller Kindle di Giornalismo su Amazon», esulta lei su Instagram) e la promessa (o la minaccia, a seconda di come la si legge) di avere pronto e «congelato» un altro titolo che aprirà, assicura, un nuovo vaso di Pandora.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Il libro di Maria Rosaria Boccia.

Restando a Monteleone, non è stato salvifico per lo share nemmeno il monologo affidato a Fabio Ferrari – figlio del grande Paolo e per i più âgés Chicco Lazzaretti dei I ragazzi della 3ª C – che nei piani forse doveva essere un Massini de destra. Se sui social le sue posizioni politiche non fossero sufficientemente chiare, pochi giorni fa al Tempo aveva ammesso di non aver votato per Giorgia Meloni ma di non vedere l’ora di farlo.

Coerente, del resto, con quanto confessò al Foglio più o meno un anno fa quando oltre a esprimere stima nei confronti della premier giurò di non aver mai votato a destra e di non essersi «mai spinto oltre Calenda». Alla fine è stato cosi anche per le percentuali di share…

Avvistato Dimito in via del Tritone

Dopo l’uscita repentina dal gruppo Sae di Leonardis – avventura durata appena 21 giorni – dove è stato avvistato Rosario Dimito? A Roma, a via del Tritone, davanti al Messaggero. In tanti lo hanno riconosciuto e salutato. Tornerà alla testata che aveva abbandonato per andare a Torino? 

Brunetta schiera Visco e “sfida” Mattarella

Pomeriggio di fuoco per gli appuntamenti romani, con Renato Brunetta pronto a sfidare nientemeno che Sergio Mattarella. Mercoledì intorno alle 17 a villa Lubin, sede del Cnel brunettiano, va in scena la presentazione del libro Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli. Brunetta ‘schiera’ Ignazio Visco, governatore onorario della Banca d’Italia, in compagnia di Enzo Moavero Milanesi, presidente di Unidroit. Alla stessa ora, però, il Presidente della Repubblica sarà nella Sala della Regina di Montecitorio per la presentazione dell’Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro seguita dalla tavola rotonda “L’Eredità di Aldo Moro nella Storia della Repubblica”. Curiosamente entrambi gli eventi sono moderati da firme de Il Sole 24 Ore: a Villa Lubin ci sarà Dino Pesole, a Montecitorio Lina Palmerini.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta con Ignazio Visco (Imagoeconomica).

Il combattente Vespa

Non molla la prima linea. E nemmeno Rai 1. Anche se ammaccato a causa di una caduta, Bruno Vespa, indomito, dopo aver affrontato le cure al Policlinico Gemelli, non ha voluto rinviare l’intervista a Giorgia Meloni ospite sia di Cinque minuti sia di Porta a Porta, presentandosi ammaccato. La Presidente del Consiglio – che da Vespa ha attaccato frontalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tetto agli alunni stranieri – aveva pure proposto di rinviare l’impegno vista l’età del conduttore…

A Roma Abravanel finisce al museo

Roger Abravanel, ex direttore di McKinsey, saggista ed editorialista del Corriere della sera, è finito al museo. Che poi è la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, diretta dalla moglie, Renata Cristina Mazzantini. Martedì sera, Abravanel era a Valle Giulia per festeggiare il restauro delle opere di Pietro Consagra ed Eliseo Mattiacci. Nel giardino si è brindato insieme al presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Mazzantini proprio al Corriere, qualche giorno fa, aveva raccontato la sua storia con Abravanel, conosciuto quando scrisse Meritocrazia. «Mio marito è un gigante», aveva sottolineato Mazzantini, «Lui è un McKinsey che si è battuto anche per l’apertura dei cda alle donne».

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Roger Abravanel a Villa Giulia (L43).