Elicotteri Usa sul Parco delle Madonie, protesta dei sindaci e interrogazione a Schifani

È polemica in Sicilia per l’atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano nel parco delle Madonie, in particolare a Piano Catarineci, area di pregio naturalistico tutelata da un apposito marchio Unesco e facente parte della rete Natura 2000, caratteristica che implica e richiede una particolare attenzione alla conservazione degli habitat e delle specie di fauna e flora selvatica presenti. Dopo aver visionato le fotografie pubblicate sul profilo social della marina statunitense che ritraggono i due mezzi sul suolo siciliano, 22 sindaci e il presidente del Parco delle Madonie hanno inviato una nota al presidente della Regione, Renato Schifani, e al prefetto di Palermo, Massimo Mariani, per chiedere se «fossero stati avvisati di esercitazioni, se e da quale ente il piano di volo sia stato autorizzato, se, in caso positivo, sia stata effettuata la procedura di valutazione di incidenza ambientale per le esercitazioni militari con elicotteri della base di Sigonella sul sito Piano Catarineci e se non si ritenga opportuno chiedere lo stop a tali attività, visti i rischi per la popolazione locale e l’ambiente naturale, a maggior ragione dato che ci si trova nel contesto di uno scenario bellico privo di piena legittimazione internazionale».

La marina Usa: «Volo di addestramento, squadra difende gli interessi degli Alleati»

La marina americana ha spiegato che gli elicotteri MH-60S Sea Hawk assegnati alla Helicopter Sea Combat Squadron 28 stavano conducendo un volo di addestramento sul monte Etna vicino alla stazione aerea navale Sigonella. La squadra, ha spiegato, «è attualmente dispiegata nell’area operativa della 6a flotta degli Stati Uniti, supportando l’efficacia dei combattimenti bellici, la letalità e la prontezza delle Forze navali americane Europa-Africa, mentre difende gli interessi degli Stati Uniti, degli Alleati e dei partner nella regione».

Il M5s chiede a Schifani di riferire in Aula

La vicenda ha scatenato polemiche politiche, con critiche da parte di Movimento 5 stelle e Partito democratico. Il capogruppo M5s all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, ha parlato di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale». «Essere partner della Nato», ha evidenziato, «non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole». «Senza voler mettere da parte la questione ambientale», ha continuato il deputato «considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza».

Il Pd presenta un’interrogazione parlamentare

La deputata regionale dem Valentina Chinnici ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare rivolta al presidente Schifani: «L’atterraggio di elicotteri da guerra della US. Navy nel cuore della Sicilia, a Piano Catarineci, non è solo una questione ambientale, è l’ennesimo atto unilaterale che rischia di trascinare la nostra Isola e l’Italia in uno scenario di tensione bellica senza che vi sia stata alcuna informazione o dibattito democratico». «Dobbiamo sapere con urgenza se Schifani e la Prefettura fossero stati avvisati, e chi ha autorizzato questo piano di volo. Non possiamo permettere che la Sicilia venga percepita come una portaerei in balia di decisioni prese altrove, senza alcuna legittimazione da parte degli organismi europei e internazionali e in spregio alla sovranità nazionale», ha continuato. Quindi l’annuncio: «L’esecutivo regionale non può più tacere. Nella mia interrogazione chiederò chiarezza immediata e di valutare lo stop a queste attività. La sicurezza dei cittadini, l’integrità del nostro territorio e la sovranità nazionale non possono essere messe in discussione da voli fantasma autorizzati chissà da chi».

Famiglia nel bosco, La Russa riceverà i genitori Nathan e Catherine in Senato

A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invitato la famiglia nel bosco per un incontro a Palazzo Madama. Nathan e Catherine Trevallion, i genitori a cui a novembre 2025 è stata tolta la potestà sui tre figli, che sono stati poi trasferiti in una comunità, saranno ricevuti mercoledì 18 marzo. All’inizio del mese il tribunale aveva disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove ci sono i tre bambini. Una decisione presa in base alle relazioni degli assistenti sociali sugli atteggiamenti tenuti dalla donna in occasione degli incontri con i figli alla presenza delle assistenti. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inviato un’ispezione che si svolgerà martedì 17 marzo.

Il Pd attacca: «Il governo usa la vicenda in vista del voto»

Intanto arrivano le prime critiche al governo per un’iniziativa che, secondo il senatore del Partito democratico Walter Verini, evidenzia la «faziosità» e lo «scarso rispetto per le istituzioni» del presidente del Senato. «Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Travallion. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum», ha aggiunto. Gli ha fatto eco Enza Rando, anche le senatrice del Pd: «Invitare i genitori della cosiddetta famiglia del bosco in Senato a tre giorni dal referendum, dopo mesi di campagna orchestrata dalla destra su questa vicenda per delegittimare il lavoro dei giudici che hanno solo applicato le leggi, è un atto grave e profondamente inopportuno». E ancora: «Il presidente del Senato dovrebbe svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio istituzionale. Invece ancora una volta dimentica di essere la seconda carica dello Stato e sceglie di intervenire in modo plateale su una vicenda delicata, che riguarda decisioni dell’autorità giudiziaria e la tutela di minori. Le istituzioni non possono essere utilizzate per alimentare polemiche o per sostenere campagne politiche contro la magistratura, tanto più alla vigilia di un voto che riguarda proprio la giustizia».

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

«Dopo aver lavorato tanto a Mediaset, guarda caso Ficarra e Picone si sono schierati per il no al referendum…», sussurra velenosamente un vecchio esperto dei corridoi di Cologno Monzese. In effetti il duo comico ha lasciato la conduzione di Striscia la notizia nel 2020, dopo 15 anni di collaborazione, tra voci di malumori, nonostante le smentite di rito. Di certo sarà un piccolo dispiacere per il loro ex amministratore delegato Pier Silvio e soprattutto per Marina Berlusconi (che è intervenuta sul Corriere della sera e poi addirittura in prima pagina su la Repubblica spingendo per il sì), sapere che Ficarra e Picone hanno deciso di partecipare attivamente alla campagna referendaria: venerdì 20 marzo i due interverranno all’incontro romano di chiusura al Palazzo dei Congressi con il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Saranno presenti anche Enzo Iacchetti, Neri Marcorè, Elio Germano, Pif, Stefano Sarcinelli e Francesco Paoloantoni. Non solo personaggi dello spettacolo, però: attesi Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Gianrico Carofiglio, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Antoci.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone (foto Ansa).

Il no di Monti quasi quasi convince a votare sì

«Chissà perché Mario Monti ha voluto dire la sua sul referendum, annunciando il suo no», spiffera un suo vecchio amico. Già: sulle “colonne amiche” del Corriere della Sera il senatore a vita, e già presidente del Consiglio, ha tenuto a sottolineare, con tanto di richiamo in prima pagina, la sua intenzione di voto sul quesito referendario: «Lo faccio a tutela dello Stato di diritto. E non per punire il governo. Più poteri all’esecutivo mi preoccupano. Con la riforma si sposta l’equilibrio dei poteri. Pare uno smottamento, può diventare una frana». Eppure tutti sanno, specie da Milano in giù, che ogni dichiarazione di Monti non suscita grande empatia, per usare un eufemismo: il quasi 83enne Monti, maître à penser del potere meneghino, che indica il no come la scelta giusta, potrebbe far scattare la voglia di votare sì a qualcuno che non appartiene al suo côté

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Giorgia Meloni con Mario Monti nel 2022 (foto Ansa).

Fermi tutti, c’è Delmastro al Quirinale

Pomeriggio di fuoco, lunedì 16 marzo, al Quirinale: è atteso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Niente paura, nell’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in programma l’incontro con il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e una rappresentanza della stessa polizia penitenziaria in occasione dell’anniversario numero 209 della costituzione del corpo. Con assoluto divieto di parlare dell’imminente referendum sulla giustizia…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il Tg2 si becca la benedizione di Tajani e del papa

Grande celebrazione a Roma, al Maxxi, per il mezzo secolo di vita del Tg2. Una domenica spesa allegramente, tra il direttore del telegiornale Antonio Preziosi (in quota Forza Italia) e l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Immancabile la presenza alla cerimonia del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nonché leader degli azzurri Antonio Tajani, anche perché in questi giorni deve presidiare la Farnesina, che si trova sull’altra sponda del Tevere, a pochi minuti di distanza: «Il Tg2 svolge un ruolo prezioso. Non soltanto con il suo telegiornale, ma anche con le sue rubriche. Mi viene in mente quella sull’Europa che mi sta molto a cuore», è stata la sua fondamentale dichiarazione. Ha anche voluto continuare: «La mattina seguo sempre tutti i telegiornali, in particolare il Tg2. Ha avuto direttori autorevolissimi, da Clemente Mimun a Enrico Mentana (ma qui Tajani si sbaglia, perché “Chicco mitraglia” ha fatto solo il vicedirettore, prima di passare a Mediaset, ndr). Ricordo con affetto anche il grande Giovanni Masotti che ci ha lasciati poco tempo fa. Eravamo compagni di università». Tajani è nato nel 1953, Masotti era del 1951. E quest’ultimo da pensionato aveva scelto Viterbo anche per dare vita alla testata online La Mia Città News, come editore e direttore. Intanto, nella mattinata di lunedì, a mezzogiorno nell’agenda di papa Leone ecco proprio i festeggiamenti in Vaticano per il Tg2. Sì, in effetti Preziosi ha proprio bisogno di una benedizione…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

Leggo festeggia i 25 anni: chi c’era (e chi no)

Un quarto di secolo: i festeggiamenti del quotidiano Leggo, caro ad Azzurra Caltagirone (il giornale è edito dal gruppo caltagironesco), sono stati celebrati nella serata di domenica 15 marzo a Roma, nel Teatro Brancaccio. È l’ultimo esemplare di free press sopravvissuto con copie stampate e distribuite: una prova di resistenza che è stata salutata con affetto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da messaggi presidenziali, dal Quirinale con Sergio Mattarella e da Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Banca del Fucino era visibilissima all’evento, con il presidente Mauro Masi. Si notava l’assenza di un ex direttore, ossia Davide Desario, per impegni a Londra. Ma i vip c’erano in sala, anche perché «a un invito della manager Diamara Parodi Delfino non si può dire di no», sibila qualcuno. Presente, naturalmente, l’ex top manager Rai Giancarlo Leone, il marito di Diamara: i due nel 2017 hanno fondato assieme Q10 Media, agenzia di consulenza e comunicazione.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

Referendum, Calenda analizza già la sconfitta: «Italia sempre per il no al cambiamento»

Carlo Calenda in un post su X ha saltato a piè pari il voto del 22 e 23 marzo, passando già all’analisi della vittoria del No – dunque alla sconfitta del Sì sostenuto da Azione -, descrivendo l’Italia come il Paese «più conservatore d’Europa», in quanto contrario «al cambiamento in qualsiasi settore». In Italia, ha scritto Calenda, «troviamo sempre una ragione per non cambiare: la giustizia, la scuola, il regionalismo o per non fare investimenti infrastrutturali ed energetici». Il referendum sulla riforma della giustizia è stato politicizzato, con Pd (almeno la maggior parte del partito), M5s e Avs nel fronte del No. Ma, sostiene Calenda, «questo conservatorismo è trasversale alla destra e alla sinistra che sono normalmente immobili in attesa che l’altra parte faccia “l’errore” di proporre qualcosa». E poi: «Da questo stallo dobbiamo uscire se vogliamo sopravvivere e diventare qualcosa di più di una meta turistica».

Drone colpisce in pieno giorno Piazza Maidan a Kyiv

Un frammento di drone ha colpito Piazza Maidan, luogo simbolo dell’indipendenza ucraina e cuore di Kyiv. È la prima volta che viene attaccata dall’inizio della guerra. La parlamentare Maria Mezentseva ha postato un video che si riferisce all’accaduto, dove si vedono i detriti del drone russo, un Lancet-3, caduti nei pressi del monumento all’indipendenza. Un attacco aereo in pieno giorno che ha interessato anche altri luoghi della capitale, con esplosioni avvertite in diverse parti della città – le autorità hanno avvisato che «ci sono droni ostili vicino a Kyiv» invitando la popolazione a rimanere nei rifugi fino alla fine della giornata. La difesa ha intercettato anche due missili.

Zelensky: «Sventata una grande offensiva di primavera»

In un’intervista alla Cnn, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che le forze ucraine hanno sventato un’offensiva russa su larga scala che Mosca intendeva proseguire in primavera. «La Russia ha preparato un’importante operazione offensiva che intendeva lanciare alla fine dello scorso anno e proseguire in primavera. In risposta, abbiamo condotto una nostra controffensiva per impedire un’offensiva russa su vasta scala. È stato un successo non solo per il territorio conquistato, ma anche per il nostro personale e perché abbiamo impedito un’offensiva russa su vasta scala», ha dichiarato. Secondo lui, tutto ciò è stato possibile grazie soprattutto alla tecnologia dei droni ucraini. Zelensky ha inoltre affermato che Putin non ha mai voluto porre fine alla guerra contro l’Ucraina: «Aveva paura del presidente Trump e delle pressioni degli Stati Uniti. Per questo ha giocato questo gioco, fingendo di voler negoziare. Continuo a credere che l’America debba aumentare la pressione su Putin. Altrimenti, non negozierà in buona fede. Vuole solo lanciare ultimatum all’Ucraina, come la richiesta di ritirare le nostre truppe dal nostro territorio. Ma questo non basterà a soddisfare la sua fame».

Israele avvia «operazioni terrestri mirate» nel sud del Libano

«Nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata», che «comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti del nord», l’IDF ha annunciato l’avvio di un’operazione di terra nel Libano meridionale. L’esercito di Israele «continuerà ad agire con la forza contro Hezbollah, che ha scelto di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime terroristico iraniano, e non permetterà che vengano arrecati danni ai cittadini dello Stato di Israele».

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»

Intervistato dal Financial Times, Donald Trump ha detto che la Nato si troverà ad affrontare un «futuro molto negativo» se gli alleati europei degli Usa non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale attraverso cui transita una fetta cruciale del greggio mondiale, finito al centro della guerra contro l’Iran. «È del tutto normale che chi tra profitto da questo stretto contribuisca a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù», ha affermato il presidente Usa, ricordando che l’Europa e la Cina – a differenza degli Stati Uniti – dipendono fortemente dal petrolio del Golfo.

LEGGI ANCHE: Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).

Trump: «Ci ricorderemo di chi resterà a guardare»

Nella stessa intervista, Trump ha ricordato che gli Stati Uniti hanno fornito supporto all’Ucraina, nonostante l’enorme distanza geografica con il conflitto est-europeo. «Non eravamo obbligati ad aiutare l’Europa con l’Ucraina. Ma lo abbiamo fatto. Ora vedremo se loro aiuteranno noi. Perché ho sempre detto che noi saremo lì per loro, ma loro non ci saranno per noi». Gli Usa, ha avvertito Trump, «si ricorderanno» di chi sceglierà di restare a guardare mentre gli interessi globali vengono minacciati.

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Donald Trump (Ansa).

Il presidente Usa mette pressione anche alla Cina

Le ultime affermazioni di Trump segnano un cambio di passo nella dottrina di politica estera Usa. Il tycoon, di fatto, chiede la formazione di una coalizione internazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz, facendo intendere che l’era della protezione unilaterale americana è finita. Se le rotte commerciali sono strategiche a livello globale, tale deve essere anche l’onere della loro difesa. Parlando con i giornalisti accreditati sull’Air Force One, Trump ha rivelato di essere in contatto con «circa sette Paesi» per stabilire il controllo di Hormuz. Tra questi interlocutori spicca la Cina, grande rivale degli Stati Uniti a livello mondiale. Sottolineando la dipendenza di Pechino dal petrolio mediorientale, Trump ha fatto capire che un rifiuto cinese di collaborare allo sforzo congiunto potrebbe portare a conseguenze diplomatiche dirette, incluso il rinvio del prossimo vertice con Xi Jinping.

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Nelle prime ore di lunedì 16 marzo 2026 le squadre della Protezione Civile dell’emirato di Dubai hanno domato un incendio divampato nei pressi dell‘aeroporto causato dall’attacco di un drone. In un comunicato dell’ufficio stampa dell’emirato, diffuso tramite X, si legge che l’attacco ha danneggiato un serbatoio di carburante, provocando un rogo. Squadre specializzate hanno immediatamente adottato le misure necessarie per contenere le fiamme, seguendo gli standard di sicurezza. Le autorità di Dubai hanno confermato che finora non si sono registrati feriti e hanno sottolineato che i soccorritori continuano a lavorare intensamente per mettere in sicurezza l’area circostante l’aeroporto.

Voli sospesi temporaneamente

Hanno inoltre deciso di sospendere temporaneamente tutti i voli come misura precauzionale per garantire la sicurezza di tutti i passeggeri e del personale. Dopo qualche ora, l’Autorità per l’aviazione civile ha annunciato la graduale ripresa di alcuni voli da e per l’aeroporto internazionale di Dubai verso determinate destinazioni, consigliando ai passeggeri di contattare la propria compagnia aerea per gli ultimi aggiornamenti relativi ai propri voli.

Incontro con ambasciatore russo, Cirielli: «Farnesina sapeva, colloqui di prassi»

Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli replica alle indiscrezioni del Corriere della sera su un suo incontro con l’ambasciatore russo in Italia di cui il governo non sarebbe stato a conoscenza e che avrebbe irritato la premier Meloni. Ritenendo le ricostruzioni del giornale «destituite di ogni fondamento», ha spiegato che «l’incontro era noto alla Farnesina e risale a diversi mesi fa». «Non si tratta di un’anomalia, è prassi che i viceministri incontrino ambasciatori regolarmente accreditati di Paesi con cui i rapporti sono complessi, anche per non esporre direttamente il ministro», ha evidenziato.

Le ricostruzioni del Corriere

Il Corriere aveva parlato di un faccia a faccia non concordato tra Cirielli e l’ambasciatore Aleksej Vladimirovič Paramonov alla Farnesina, sostenendo che la reazione della premier «non è stata delle migliori». Il viceministro, sempre secondo il Corsera, avrebbe fornito spiegazioni alla presidente del Consiglio, che per giorni non le avrebbe risposto al telefono. Indiscrezioni che ora sono state smentite dal diretto interessato.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono

Divisi sulla politica estera. Separati ‘in casa’ in vista del referendum sulla giustizia. Mentre gli equilibri mondiali sono sconvolti per l’operazione statunitense e israeliana in Iran, maggioranza e opposizione in Italia si fanno notare per i distinguo.

Frizioni nel centrodestra sul gas russo

Sul fronte della politica estera, il centrodestra ha inizialmente fatto mostra di coesione sull’attacco a Teheran, presentando una risoluzione unica sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in Parlamento, che, in vista del consiglio europeo del 19 e 20 marzo, erano estese anche alla situazione dell’Ucraina, argomento delicato per le sensibilità dei leghisti. E infatti, passate poche ore, queste ultime si sono fatte urgenti, con Matteo Salvini che ha tenuto a ufficializzare la posizione del suo partito a favore dello sblocco dell’embargo al gas russo. Tanto più dopo il via libera temporaneo (30 giorni) deciso da Donald Trump. Una posizione che non incontra il favore degli alleati della maggioranza, da Fratelli d’Italia a Forza Italia fino a Noi moderati di Maurizio Lupi.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Opposizioni in ordine sparso sull’intervento di Meloni

Il centrosinistra, unito nella condanna dell’attacco all’Iran definito fuori dal diritto internazionale», non è invece riuscito a presentare una risoluzione unitaria all’intervento di Meloni, dividendosi su Iran e Ucraina, e presentando quattro testi (uno del Pd, uno del M5s, uno di Avs; e uno dei centristi, ovvero Iv, Azione e Più Europa). Il risultato è che, davanti all’offerta della premier di coesione e di dar vita a un tavolo aperto a tutte le forze parlamentari, le opposizioni sono andate in ordine sparso. Il Pd di Elly Schlein ha respinto l’offerta della premier definendola «tardiva» e chiedendo che vi fosse una condanna dell’azione di Trump e Benjamin Netanyahu.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
La segretaria del Pd Elly Schlein (Ansa).

Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte ha respinto ogni dialogo, dicendo «no alle passerelle». Avs ha sottolineato come su questi temi non può esistere un dialogo con la maggioranza perché non c’è accordo su alcunché. Iv di Matteo Renzi, pur lasciando uno spiraglio a Meloni, si è poi allineato alla posizione del Pd. Infine, Azione di Carlo Calenda è l’unica forza di opposizione ad aver detto un ‘sì’ chiaro e netto al tavolo con Meloni.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Le divisioni nel centrosinistra sul referendum

Insomma, è bastata una telefonata della premier ai cinque capi delle opposizioni per far emergere tutte le divisioni. Divisioni che appaiono ancora più macroscopiche in vista del referendum sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Mentre la maggioranza appare compatta per il ‘sì’, anche se con accuse reciproche di non impegnarsi abbastanza nella campagna, le minoranze hanno posizioni diverse. Pd, M5s e Avs sono mobilitati per il ‘no’; Più Europa e Azione per il ‘sì’, mentre Renzi ha detto che lascerà libertà di scelta (ma l’orientamento prevalente in Iv è per il ‘sì’).

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Matteo Renzi (Ansa).

Il rush finale del Sì e del No da “separati in casa”

E mentre si apre l’ultima settimana di campagna, il rush finale è da ‘separati in casa’ per entrambe le coalizioni. Dopo la partecipazione alla kermesse di FdI al Teatro Parenti di Milano, Meloni interverrà con video social e interviste in tv. Lunedì sarà a Quarta Repubblica su Rete4, il 20 a Porta a porta.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Giorgia Meloni durante l’evento organizzato per il Sì al al Teatro Parenti il 12 marzo (Ansa).

Martedì alla Camera dei deputati si terrà la maratona oratoria Comizio d’amore per il Sì, iniziativa promossa dall’intergruppo dei parlamentari a sostegno della riforma. Mercoledì Salvini parteciperà a un convegno del partito a Milano Io voto Sì – La riforma che fa giustizia, mentre giovedì a Roma, si terrà una nuova iniziativa di Fratelli d’Italia, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il capo segreteria del partito, Arianna Meloni.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Il capo della segreteria politica di Fdi Arianna Meloni (Ansa).

Soltanto i comitati – da ‘Sì riforma’ a ‘Sì separa’, da quello delle Camere penali a quelli del mondo delle professioni – dovrebbero chiudere con una kermesse unitaria il 20 marzo. Per quanto riguarda il fronte del ‘no’, Conte ha annunciato un evento per venerdì a Roma, all’Eur, al Palazzo dei Congressi.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Sempre venerdì chiuderà – a Milano (ci sarà anche il sindaco Giuseppe Sala), in piazza Sant’Agostino – il Pd con Elly Schlein che domenica era a Bologna.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Elly Schlein (Imagoeconomica).

UniCredit lancia un’offerta per superare il 30 per cento di Commerzbank

UniCredit ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica volontaria di scambio su Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania, finalizzata a superare la soglia del 30 per cento prevista dalla normativa tedesca. Lo ha reso noto UniCredit, spiegando che l’offerta inizierà formalmente all’inizio di maggio, con un periodo di adesione di quattro settimane: nello stesso mese sarà convocata un’assemblea straordinaria al fine di ottenere l’autorizzazione all’aumento di capitale a servizio dell’offerta. Il regolamento è previsto entro la prima metà del 2027, a seguito dell’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Secondo il cda di UniCredit l’offerta rappresenta una «misura ragionevole e pragmatica, priva di svantaggi, tenendo conto che la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore, indipendentemente dal superamento o meno della soglia del 30 per cento».

UniCredit lancia un’offerta per superare il 30 per cento di Commerzbank
La sede di UniCredit (Ansa).

UniCredit detiene il 26 per cento del capitale di Commerzbank in via diretta

Il rapporto di cambio dell’offerta verrà determinato da BaFin – ovvero l’autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca – sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi (Vwap) degli ultimi tre mesi delle azioni Commerzbank e UniCredit. Il gruppo bancario italiano, in una nota, ha spiegato di aspettarsi che «il rapporto sia pari a 0,485 azioni UniCredit per ciascuna azione Commerzbank, che corrisponde ad un prezzo di 30,8 per azione Commerzbank, ovvero un premio del 4 per cento rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo 2026». UniCredit detiene attualmente circa il 26 per cento del capitale di Commerzbank in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. La banca italiana ha specificato che non ha alcuna «aspettativa di acquisire il controllo» dell’istituto tedesco e che «l’offerta non preclude l’avvio di un confronto costruttivo e la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore».

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi

Una statuetta dopo l’altra. Il film diretto da Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra, è il grande (e annunciato) trionfatore della notte degli Oscar andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles e presentata, per il secondo anno consecutivo, dal comico e conduttore Conan O’Brien. Dopo aver vinto quasi tutti i principali premi della stagione, il film ha conquistato anche la statuetta per il Miglior film, mentre Anderson quella della Miglior regia. In tutto, Una battaglia dopo l’altra si è portato a casa sei Oscar compresi quelli per la migliore sceneggiatura non originale, firmata dallo stesso Anderson, per miglior montaggio (Andy Jurgensen) e per il miglior casting (Cassandra Kulukundis).

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi
Paul Thomas Anderson (Ansa).

Premiato anche Sean Penn per la miglior interpretazione maschile non protagonista (la star non era presente perché nuovamente in Ucraina). mentre l’Oscar per il Miglior attore protagonista è andato a Michael B. Jordan, per la sua interpretazione ne I peccatori, diretto da Ryan Coogler. La pellicola ha ottenuto anche importanti riconoscimenti ‘tecnici’ e ‘creativi’ come l’Oscar per la Miglior la sceneggiatura originale sempre a Ryan Coogler, la Migliore fotografia ad Autumn Durald Arkapaw (prima donna e prima donna di colore a vincere in questa categoria), e per la migliore colonna sonora, firmata dal compositore Ludwig Göransson.

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi
Michael B Jordan miglior attore protagonista per Sinners (Ansa).

A mani vuote Timothee Chalamet, candidato per Marty Supreme. Il premio per la Miglior attrice è invece stato assegnato a Jessie Buckley per Hamnet – Nel nome del figlio.

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi
Jessie Buckley migliore attrice protagonista (Ansa).

Miglior film straniero Sentimental Value

La statuetta per Miglior attrice non protagonista è andata invece a Amy Madigan per Weapons. Il premio per il Miglior film internazionale è stato assegnato a Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier. Presentando le candidature, Javier Bardem ha esordito con: «No to War and Free Palestine».

Nella categoria animazione ha trionfato Kpop Demon Hunters, che ha portato a casa anche l‘Oscar per la migliore canzone originale, Golden di KPop Demon Hunters. Riconoscimenti anche per Frankenstein, che ha dominato in alcune categorie tecniche: migliore scenografia per Tamara Deverell e Shane Vieau, migliori costumi per Kate Hawley e miglior trucco e acconciature per Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey.

In arrivo Eu Inc, entità per la registrazione delle nuove società in Europa

Costituzione di una società entro 48 ore con un costo massimo di 100 euro, procedure completamente digitali e un piano europeo di azionariato per i dipendenti che consentirà alle imprese di offrire stock option con un unico schema valido in tutta l’Ue. Sono i pilastri della Eu Inc, il nuovo quadro societario che la Commissione europea si appresta a svelare il 18 marzo con la proposta sul 28esimo regime. Secondo una bozza visionata dall’Ansa, lo schema sarà opzionale e prevede una società europea a responsabilità limitata con regole armonizzate per semplificare la nascita e la gestione delle aziende in Europa e rafforzarne la competitività nei confronti di Stati Uniti e Cina.

Finanziamenti, azionariato, meno burocrazia

Tutte le fasi della vita della società, dalla registrazione alla gestione fino alla liquidazione, saranno gestite con procedure completamente digitali. La proposta introduce anche regole più flessibili per il finanziamento delle imprese. Le Eu Inc. potranno emettere azioni senza valore nominale e raccogliere capitali con strumenti tipici del venture capital, facilitando l’ingresso di investitori europei e internazionali e la crescita delle startup nel mercato unico. Tra le novità più attese c’è il piano europeo di azionariato per i dipendenti (Eu-Esop). Le imprese potranno emettere warrant, diritti convertibili in azioni dopo un periodo di maturazione. Il reddito derivante da queste stock option verrebbe tassato una sola volta, al momento della vendita delle azioni, superando le differenze fiscali che oggi rendono complesso l’uso di questi strumenti nei diversi Paesi Ue. Il regolamento mira inoltre a ridurre la burocrazia. I dati forniti al momento della registrazione della società saranno trasmessi automaticamente alle autorità competenti, evitando duplicazioni amministrative. Secondo le stime preliminari di Bruxelles, la riforma potrebbe generare risparmi fino a 440 milioni di euro in 10 anni per le aziende europee.

Aereo cisterna Usa precipitato in Iraq: i morti sono sei

Lo United States Central Command ha confermato la morte di tutti e sei i membri dell’equipaggio del Boeing KC-135 Stratotanker precipitato nell’Iraq occidentale. «Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine», si legge in una nota nel Centcom. Inizialmente le vittime accertate erano quattro, poi il bilancio dei morti è salito.

L’incidente, ha fatto sapere il United States Central Command «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». E, secondo quanto emerso, ha coinvolto anche un secondo aereo cisterna, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti: l’incidente, avvenuto vicino a Turaibil, al confine tra Iraq e Giordania, potrebbe essere stato innescato da una collisione in volo con un altro KC-135

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum

Matteo Salvini ha un tweet fissato sul suo account. È del 7 marzo e serve a ricordare che il 18 aprile a Milano in piazza Duomo ci sarà il «grande evento dei @PatriotsEU». «Per difendere i valori dell’Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini. SENZA PAURA. In Europa, padroni a casa nostra!». 

Le distrazioni social di Salvini: dal referendum all’Iran

Curiosamente, non è un tweet sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, anche se per il fine settimana sono annunciati 1.200 gazebo leghisti in tutta Italia per il Sì. Curiosamente, non è un tweet sull’Iran. Né per sostenere la popolazione iraniana né per dire che Donald Trump, stavolta, poteva risparmiarsela. Non un tweet sulle bollette o sulle accise, visto che ad aumentarle sul diesel è stato il governo di cui il segretario della Lega è vicepresidente del Consiglio nonché ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Sarà che in casi del genere dovrebbe ammettere che il presidente degli Stati Uniti non è un sincero pacifista come la Lega pensa di essere quando c’è di mezzo la madre Russia, che certe felpe e certi cappellini sono da riporre accuratamente nell’armadio. Sarà che la Difesa e gli Esteri sono problemi di Fratelli d’Italia e Forza Italia, e la Lega può continuare a occuparsi di far arrivare i treni in ritardo.

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Per il Sì quasi esclusivamente dichiarazioni di rimbalzo

Salvini si è politicamente volatilizzato in queste settimane, proprio lui che è così abile nell’occupare il centro della scena con i social. Quando vuole, come sappiamo, Salvini può diventare assai pressante. Come quando era ministro dell’Interno e c’era un’emergenza migranti al giorno su tutti i telegiornali. Ora invece le dichiarazioni sono di rimbalzo, di risposta a cose dette da altri, sono quasi garbate. Quasi. L’Ansa riporta una dichiarazione di giovedì a Dritto e rovescio: «Ci sono procuratori capo che dicono che per il Sì voteranno i mafiosi. Io dico sciacquatevi la bocca. Migliaia di italiani ogni giorno si confrontano con la lentezza della giustizia, votare Sì significa togliere le incrostazioni delle correnti e della politica dai tribunali». Altro lancio, 2 marzo: «Avrei piacere che i sostenitori del No – che vedo molto nervosi, molto arroganti, molto violenti –  parlassero del merito delle cose». Altro lancio, 28 febbraio, video collegamento alla direzione regionale della Lega Puglia: è «fondamentale» l’appuntamento con il referendum del 22 e 23 marzo, da «vincere con il Sì, perché anche i giudici, come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano devono essere sanzionati. Perché se metti in galera la persona  sbagliata, e anche in Puglia è successo a tante famiglie normali, non puoi rimanere impunito o essere promosso».

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì con Silvia Sardone e Samuele Piscina (Imagoeconomica).

Il vecchio Capitano tornerà, ma solo dopo il 23 marzo

E vabbè, Salvini, tutto qua? C’è Meloni che duella con i giudici, tu pensi alla famiglia nel bosco. Non che Meloni non ci pensi, beninteso, ma quantomeno sembra avere una curiosità variegata; un giorno si occupa di Sal Da Vinci, un altro giorno di Crosetto in vacanza a Dubai. La Lega stessa, a dire il vero, è fuori dal dibattito pubblico dopo averlo occupato per settimane con la fiammata di Roberto Vannacci, sovranista identitario col botto eletto all’Europarlamento con i voti leghisti e poi passato al bosco con libro e moschetto, insieme a un paio di pasdaran o giù di lì, per dichiarare fallita l’Europa, fallita la destra troppo moscia (lui è per il celodurismo parà) e fallita la sua esperienza nel partito di Salvini. Luca Zaia e soci non lo rimpiangono, ma pure loro sanno che i problemi della Lega non finiscono con l’addio di Vannacci. Ma forse persino tutto questo dire, non dire, di Salvini, descrive l’attesa della liberazione; dopo il referendum, la Lega potrà tornare a essere sé stessa, soprattutto il leader leghista avrà meno condizionamenti politici, quantomeno nessuno gli potrà più dire di darsi una regolata per non far perdere il referendum al fronte del Sì. Il vecchio Salvini tornerà, insomma, ma solo dopo il 23 marzo, quando si potrà ricominciare a chiedere il posto di Matteo Piantedosi

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

La F1 cancella i GP di Bahrein e Arabia Saudita

Il Gran Premio del Bahrein e quello dell’Arabia Saudita verranno cancellati dal calendario del Campionato mondiale di Formula 1 a causa della guerra, che dall’Iran si è ormai allargata a buona parte del Medio Oriente. Manca solo l’annuncio ufficiale, che probabilmente arriverà nel fine settimana in Cina, dove è in programma il GP di Shanghai.

I due GP sono tra i più redditizi della F1

I due gran premi sono tra i più redditizi per la F1: quello del Bahrein vale 45 milioni di euro e quello dell’Arabia Saudita addirittura 70. Come priorità ha però prevalso la sicurezza del Circus. La Bild riporta che Riad avrebbe tentato fino all’ultimo di evitare la cancellazione del GP, offrendo voli charter per tutti i soggetti che sarebbero stati coinvolti. Tuttavia, senza la gara in Bahrein sarebbe stato praticamente impossibile spedire in tempo l’attrezzatura in Arabia Saudita.

La F1 cancella i GP di Bahrein e Arabia Saudita
Un momento dell’ultimo GP di Abu Dhabi (Ansa).

Pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami

Il Gran Premio del Bahrein era in programma il 12 aprile e quello dell’Arabia Saudita una settimana dopo. La tempistica è molto stretta: impossibile sostituite i due GP con gare da correre su altri circuiti. Il calendario dovrebbe quindi ridursi a 22 gare, con una pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami. Improbabile l’inserimento di altri GP in seguito, per tornare al numero originario di 24 gare. La Formula 1 comunque tornerà (o meglio dovrebbe tornare) nel Golfo Persico nel 2026: gli ultimi due GP in programma sono quelli di Qatar (29 novembre) e Abu Dhabi (6 dicembre).

La decisione di Palazzo Chigi sulla petroliera russa alla deriva nel Canale di Sicilia

Si è svolto a Palazzo Chigi un vertice dell’esecutivo per analizzare la situazione della Arctic Metagaz, la petroliera russa alla deriva nel Canale di Sicilia con a bordo circa 900 tonnellate tra gasolio e gas liquido. La nave, che era stata colpita da droni navali ucraini (partiti forse dalla Libia), si trova in acque Sar maltesi e, quindi, la prima mossa spetta a La Valletta. Il governo italiano ha tuttavia assicurato a quello maltese «la condivisione del monitoraggio, avviato fin dal primo momento». L’Italia, inoltre, «ha confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto».

La Arctic Metagaz era soggetta dal 2024 a sanzioni statunitensi e britanniche

La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Due giorni dopo l’attacco: i 30 membri dell’equipaggio erano stati tratti in salvo.

Neonati sepolti, la procura ha chiesto 26 anni per Chiara Petrolini

La procura di Parma ha chiesto una condanna a 26 anni di carcere per Chiara Petrolini, la 22enne che ha ucciso e seppellito due neonati nel giardino di casa a Traversetolo a maggio 2023 e agosto 2024. L’accusa la ritiene responsabile di tutti i reati contestati, ovvero due omicidi premeditati e altrettante soppressioni di cadavere, e la ritiene altresì meritevole delle attenuanti generiche per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti. Il procuratore ha sottolineato «la gravità intrinseca del fatto, l’assoluta mancanza di difesa dei bambini uccisi, l’aver maturato una decisione e averla portata a compimento nell’arco di svariati mesi e la consapevolezza di come sarebbe andata a finire nel secondo episodio, copia conforme del primo». E ancora, «l’aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato, l’aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli, la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici» e «la condotta dopo il delitto», quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie e dall’estetista.

Il racconto di Chiara: «Non pensavo di essere incinta, non sono un’assassina»

«Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini», ha detto Chiara nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma. L’imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio: «Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro. Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata». E ancora, sulla gravidanza: «Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta, ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test, non sono mai stata sicura di esserlo. C’erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa. Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo». Dopo il secondo parto, ad agosto 2024, la ragazza era partita per una vacanza negli Stati Uniti con la famiglia.

Neonati sepolti, la procura ha chiesto 26 anni per Chiara Petrolini
Chiara Petrolini (Ansa).

«Mi sono trovata i bambini tra le mani, non credevo di star partorendo»

«Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere.
Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare. Tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro». Ha quindi raccontato come ha vissuto i due parti: «Del primo non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo. Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora. La seconda volta non pensavo di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa. Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo. Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone. Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta. Quando mi sono svegliata ho visto che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo. Non ho pensato che lì c’era anche l’altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente».

«Nessuno può sapere il vuoto che provo, ferita che continua a sanguinare»

Dopo il parto, ha continuato, «fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta». «Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male». Il dolore che si prova, ha concluso, «è una sofferenza che è difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno».

Attentato alla sinagoga in Michigan: i fratelli dell’assalitore erano membri di Hezbollah uccisi dall’IDF

L’uomo che il 12 marzo ha attaccato un complesso ebraico a West Bloomfield Township, nel Michigan, scontrandosi con la sua auto contro l’edificio del Temple Israel, sinagoga che ospita una scuola ebraica con asilo nido, materna e un centro diurno, per poi aprire il fuoco contro il personale di sicurezza prima di essere ucciso dalla polizia, era fratello di due membri di Hezbollah uccisi in un recente raid israeliano in Libano. Lo ha riferito a Nbc News un funzionario libanese.

Attentato alla sinagoga in Michigan: i fratelli dell’assalitore erano membri di Hezbollah uccisi dall’IDF
Colonna di fumo dal complesso Temple Israel (X).

Chi era l’attentatore ucciso dalla polizia

Ayman Mohamad Ghazali, questo il nome dell’attentatore, aveva 41 anni ed era arrivato negli Stati Uniti nel 2011 con un visto di immigrazione IR1, perché coniuge di una cittadina statunitense. A sua volta aveva ottenuto la cittadinanza americana nel 2016. Come ha spiegato la fonte di Nbc News, Ghazali era originario di Mashghara, nella Valle della Beqa: nei recenti bombardamenti dell’IDF sulla zona sono morti due suoi fratelli maggiori (e altrettanti nipoti), che erano membri di Hezbollah, anche se non è chiaro quale ruolo ricoprissero all’interno dell’organizzazione sciita.

«L’antisemitismo non conosce limiti né confini. Israele viene attaccato perché è lo Stato ebraico», ha dichiarato Benjamin Netanyahu: «Il Temple of Israel a Detroit è stato attaccato perché è un luogo di culto ebraico».

Prezzi dei carburanti, Salvini convoca le compagnie petrolifere

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini convocherà le compagnie petrolifere per un incontro mercoledì 18 marzo 2026 a Milano. L’ha comunicato il ministero dopo che il vicepremier «si è confrontato a lungo con i tecnici e ha posto l’accento sulla speculazione in atto a danno di cittadini e trasportatori, derivante da aumenti ingiustificati del prezzo dei carburanti». Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati si sono attestate, alla chiusura del 12 marzo rispetto al 27 febbraio, su livelli superiori di 19,3 centesimi al litro per la benzina e di 33,7 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda i prezzi alla pompa di venerdì 13 marzo, i valori medi nazionali in modalità self per benzina (1,82 euro al litro) e gasolio (2,05 euro al litro) risultano più elevati, rispetto a venerdì 27 febbraio 2026, rispettivamente di 15,3 centesimi e 32,2 centesimi al litro.

Il Codacons: «Basta chiacchiere, serve tagliare le accise»

«Sui carburanti basta chiacchiere e basta convocazioni, serve tagliare le accise e serve farlo in fretta per evitare una escalation inflazionistica con conseguenze enormi sulla nostra economia», ha affermato il Codacons commentando la decisione del Mit di incontrare le compagnie petrolifere. L’associazione ha inoltre annunciato di essere al lavoro per un esposto a tutte le procure italiane per chiedere di indagare su possibili speculazioni sui prezzi al dettaglio.