Laura Pausini sarà la grande protagonista di inizio 2026. L’artista di Faenza si esibirà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina il 6 febbraio, prima di debuttare sul palco dell’Ariston di Sanremo nelle vesti di co-conduttrice. La voce di La solitudine, con cui vinse il Festival nel 1993, sarà al fianco di Carlo Conti in tutte le cinque serate della manifestazione, dal 24 al 28 febbraio. Probabile anche qualche performance musicale con alcune delle canzoni più celebri della sua carriera oltre che con qualche estratto dal suo Io canto 2, nuovo album di cover. In tal caso, sul palco con lei potrebbe esserci il marito Paolo Carta, musicista della sua band che la accompagna dal lontano 2005. Ecco chi è il partner di Laura Pausini.
Chi è Paolo Carta, marito di Laura Pausini
Laura Pausini assieme a Paolo Carta (da Instagram).
Classe 1964, Paolo Romano Carta è un musicista e produttore discografico. Dopo aver completato gli studi in chitarra classica, ha iniziato la carriera nel 1986-87 con il Banco del Mutuo Soccorso, fra gli esempi più rappresentativi del rock progressivo italiano con la PFM e Le Orme. L’anno successivo ha collaborato con Adriano Celentano per l’incisione del disco Il re degli ignoranti prima di partire in tour con il Molleggiato. Nel decennio seguente, Paolo Carta ha collaborato con grandi celebrità della musica internazionale come Whitney Houston, Lionel Richie e Gloria Gaynor oltre con alcune tra le voci più importanti della scena italiana come Eros Ramazzotti, Gianni Morandi e Riccardo Cocciante.
Nel 2005, dopo aver pubblicato già due album da solista e aver preso parte al Festival di Sanremo – fu tra le Nuove Proposte nel 1997 con Non si può dire mai… mai – l’incontro con Laura Pausini. I due hanno il loro sodalizio durante il tour mondiale della cantante e non si sono più lasciati. All’epoca, Paolo Carta era sposato con Rebecca Galli, da cui si sarebbe separato nel 2006 e avrebbe divorziato nel 2012 e dalla quale aveva avuto tre figli. «Non pensavo che avrei mai frequentato un uomo che era già stato sposato», ha raccontato Laura Pausini a Verissimo nel 2013. «Era fuori dalle mie convinzioni. Paolo l’ho preso con i suoi tre figli, allora avevano 12, 11 e tre anni: mai pensato di sostituirmi alla mamma, ma non volevo che questa storia potesse, anche minimamente, procurare danni a loro».
La nascita della figlia Paola e il matrimonio nel 2023
Laura Pausini assieme a Paolo Carta (da Instagram).
Il 22 marzo 2023 Laura Pausini e Paolo Carta si sono sposati, in gran segreto e dopo 18 anni assieme. «Abbiamo detto sì», postò all’epoca l’artista romagnola. Dieci anni prima la coppia aveva dato alla luce la prima figlia, Paola. Dettagli intimi della loro vita sono disponibili in Laura Pausini – Piacere di conoscerti, documentario del 2022 scritto e diretto da Ivan Cotroneo con la collaborazione di Monica Rametta e della stessa artista, disponibile per tutti gli abbonati Amazon Prime Video. La narrazione esplora la sfera personale e la carriera della cantante italiana, prendendo avvio da una domanda: cosa sarebbe successo senza il trionfo al Festival di Sanremo 1993?
Carlo Conti ha annunciato che Max Pezzali sarà super ospite al Festival di Sanremo 2026. L’artista si esibirà in tutte le cinque serate dal palco della nave da crociera che attraccherà di fronte alla città dei fiori per l’intera manifestazione, dal 24 al 28 febbraio. In scaletta tutti i grandi successi, tra cui con ogni probabilità anche quelli degli 883. Nel commentare la notizia, Mauro Repetto – ex membro del duo Anni 90 che ha emozionato più generazioni – ha aperto alla possibile reunion della band in occasione della kermesse. «Io sono pronto», ha detto a La volta buona di Caterina Balivo. «Anche per lavare i piatti».
Sanremo 2026, l’appello di Repetto per la reunion degli 883 con Max Pezzali
Sebbene sia difficile immaginare una reunion vera e propria della band, è noto che durante il Festival di Sanremo anche l’impossibile diventa possibile. Ecco dunque che l’appello di Mauro Repetto diviene più di una semplice suggestione. «Io sono a disposizione in tutte le birrerie di Sanremo», ha spiegato l’artista. «In effetti sono molto backstage, compagno di banco, co-autore di tutte le canzoni degli 883 e quindi sulla scena eravamo unici, eravamo originali, eravamo surrealisti. A Sanremo sono contento che lui (Max Pezzali, ndr.) sarà lì e io sarò in ogni birreria, pronto a bere con lui e con Nicola Savino, con grande piacere». Poi l’appello a una reunion: «Le canzoni sono nostre. Io sono pronto sia sul palcoscenico, sia in birreria, sia a lavare i piatti. A qualunque cosa».
Max Pezzali in concerto (Ansa).
Mauro Repetto ha intanto lanciato un nuovo singolo
I fan di tutta Italia dunque già sognano di poter cantare davanti alla tv sulle note di indimenticabili canzoni come Hanno ucciso l’Uomo Ragno, Con un deca, Come mai e Nord Sud Ovest Est solo per citarne alcune. Nell’attesa di scoprire se gli 883 animeranno il Festival di Sanremo, Mauro Repetto ha lanciato In riva a te, nuovo singolo pop-rock che racconta l’amore in uno dei momenti più delicati. La canzone è legata a Ho trovato Spider Woman, spettacolo teatrale con anteprime nel 2026.
Bruno Mars è tornato. L’artista e produttore statunitense ha annunciato l’uscita del nuovo album, The Romantic, primo progetto da solista da 24K Magic del 2016. Uscirà il 27 febbraio, anticipato il 9 gennaio da un singolo tratto dal disco. Non solo, perché il cantante di Honolulu – al secolo Peter Gene Hernandez – ha anche annunciato un tour mondiale con un’unica tappa in Italia. Si esibirà allo stadio San Siro di Milano il prossimo 14 luglio nel suo primo concerto in Italia dal 2017: l’ultimo passaggio nel nostro Paese risale al 24K Magic World Tour che lo portò sui palchi di Bologna e Milano.
Il nuovo tour di Bruno Mars, il primo da headliner negli ultimi 10 anni, scatterà il 10 aprile negli Usa per un live all’Allegiant Stadium di Las Vegas, il primo di circa 40 date in giro per il mondo. Con lui, sul palco di San Siro ci saranno Anderson .Paak, rapper, produttore e batterista statunitense con cui ha fondato il superduo Silk Sonic, e Victoria Monét, 36enne di Atlanta da tre Grammy Awards su 10 nomination in carriera tra cui Best New Artist nel 2024 con il disco Jaguar II. Per quanto riguarda i biglietti del concerto, mercoledì 14 gennaio si potrà accedere a una prevendita registrandosi sul sito ufficiale di Bruno Mars entro le 19 di lunedì 12. La registrazione non garantisce un biglietto, ma solo l’ingresso in una lista di accesso anticipato per acquistare il tagliando prima dell’apertura al pubblico. La vendita generale scatterà il 15 gennaio alle ore 12 su tutte le principali piattaforme.
Olly è il re del 2025. Il campione in carica del Festival di Sanremo ha infatti conquistato il primo posto nelle classifiche annuali Top of the Music by Fimi-Niq, relative al periodo compreso fra il 27 dicembre 2024 e il Natale 2025, le uniche onnicomprensive di tutti i canali vendita e ascolto. Il suo Tutta vitaè l’album più venduto davanti a Santana Money Gang di Sfera Ebbasta & Shiva e a Dio lo sa di Geolier. Non è tutto, perché il cantautore genovese ha trionfato anche tra i singoli con Balorda nostalgia, il brano che gli ha permesso di conquistare l’Ariston: battuti La cura per me di Giorgia e Incoscienti giovani di Achille Lauro. In generale, le classifiche testimoniano una crescita della musica italiana, che occupa addirittura l’85 per cento della Top 100, e del pop, che riconquista terreno sull’urban, da anni ormai genere predominante sul mercato.
Classifiche Fimi: Caparezza batte Taylor Swift tra gli album fisici
Caparezza in concerto a Roma (Ansa).
Per quanto riguarda invece la Top 20 Cd, Vinili e Musicassette, davanti a tutti c’è Caparezza. Il suo Orbit Orbit è infatti il disco fisico più venduto del 2025: battuta Taylor Swift, solo seconda con The Life of a Showgirl e piazzatasi davanti a Olly, sul gradino più basso del podio con Tutta vita. In merito al 2025, solamente 24 album sono rimasti in Top 100 per tutte le 52 settimane, di cui uno solo estero: si tratta di Papercuts – Singles Collection 2000-2023, la quinta raccolta dei Linkin Park contenente il brano inedito Friendly Fire. Come detto, ben 85 album tra le prime 100 posizioni sono italiani: un dato ancor più incredibile se si considera che 12 mesi fa era fermo al 69 per cento. Nonostante Bad Bunny e Taylor Swift, tornati con nuove pubblicazioni. Il 2025 ha confermato inoltre lo streaming come motore centrale del consumo con più di 100 miliardi di ascolti (+5,3 per cento rispetto al 2024).
La classifica dei 10 album più venduti del 2025
Olly dopo la vittoria al Festival di Sanremo 2025 (Ansa).
1. Tutta vita di Olly
2. Santana Money Gang di Geolier
3. Dio lo sa di Geolier
4. Debì tirat màs fotos di Bad Bunny
5. Locura di Lazza
6. È finita la pace di Marracash
7. Hello World dei Pinguini Tattici Nucleari
8. La bella vita di Artie 5ive
9. Tropico del capricorno di Guè
10. I nomi del diavolo di Kid Jugi
La Top 10 dei singoli più venduti dell’anno
1. Balorda nostalgia di Olly
2. La cura per me di Giorgia
3. Incoscienti giovani di Achille Lauro
4. Ora che non ho più te di Cesare Cremonini
5. Neon di Sfera Ebbasta & Shiva
6. Per due come noi di Olly, Angelina Mango & Juli
Rap italiano e statunitense, musica d’autore e il ritorno delle più grandi stelle del K-Pop. È quanto ci attende a livello musicale nel 2026, anno in cui sono attese alcune delle celebrità più importanti della scena nazionale e internazionale. Si inizia subito a gennaio con i nuovi album di Geolier, tra gli artisti più ascoltati sulle piattaforme streaming negli ultimi 12 mesi, e Kid Yugi, fra gli astri nascente del rap nostrano. Dall’estero dovrebbe arrivare invece l’atteso Bully di Kanye West, a meno di ulteriori rinvii. Ecco quali sono i 10 dischi più attesi dai fan.
I 10 album italiani e internazionali più attesi del 2026
Charli XCX con il premio di Artist of the Year ai BRIT Awards 2025 (Ansa).
Geolier – Tutto è possibile (16 gennaio)
Come detto, tra le prime grandi pubblicazioni del 2026 ci sarà il nuovo disco di Geolier. Il rapper di Secondigliano infatti tornerà con Tutto è possibile, suo quarto album di inediti e primo dopo l’enorme successo di Dio lo sa contenente anche la hit di Sanremo I p’ me, tu p’ te. Considerando l’accoglienza ricevuta in passato, c’è da scommettere che gli Spotify Wrapped di fine anno conterranno milioni di stream per la nuova musica: fra le tracce anche i duetti con Pino Daniele e 50 Cent (già online il singolo Phantom), ma anche Sfera Ebbasta e Anna e il rapper portoricano Anuel AA. Il disco uscirà il 16 gennaio.
Kid Yugi – Anche gli eroi muoiono (30 gennaio)
Appena due settimane dopo uscirà il nuovo album di Kid Yugi, presente tra l’altro anche nella tracklist di Tutto è possibile di Geolier. Il rapper tarantino, al secolo Francesco Stasi, rilascerà Anche gli eroi muoiono, suo terzo disco di inediti e il primo da I nomi del diavolo del 2024, capace di vendere più di 250 mila copie e canalizzare tutta l’attenzione dei giovanissimi. Atteso sugli store il 30 gennaio e anticipato da un trailer con l’attore Filippo Timi, ruoterà attorno a un concept definito in cui gli eroi sono le persone comuni, che possono dettare personalmente la loro storia dall’inizio alla fine.
Lana Del Rey – Stove (Gennaio, data da confermare)
Sarebbe dovuta tornare già nel 2025, ma il suo decimo album è stato più volte rimandato tanto che ora, secondo alcune fonti internazionali, dovrebbe arrivare a gennaio o comunque a inizio 2026. Con Stove, titolo cambiato due volte in corso d’opera (dapprima Lasso e poi The Right Person Will Stay), Lana Del Rey intende prendere una direzione country, come da lei stessa dichiarato in un’intervista al magazine W: «La maggior parte dell’album avrà un tocco country. Otto anni fa, quando cercavo di fare un disco di questo genere, nessuno ci pensavaì». L’ultimo disco dell’antidiva per eccellenza degli ultimi anni, Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd, risale al 2023.
Kanye West – Bully (30 gennaio)
Il 30 gennaio dovrebbe uscire, salvo ulteriori rinvii, l’attesissimoBully, nuovo album di inediti della star del rap Kanye West. Inizialmente annunciato per il 15 giugno 2025, è stato dapprima rimandato di circa un mese (25 luglio), poi a settembre, in seguito ulteriormente a novembre e infine al 12 dicembre. Fino alla data definitiva, a meno di ripensamenti, per l’inizio del 2026. Il disco era già stato anticipato a inizio dello scorso anno da un cortometraggio in bianco e nero con Saint, figlio di 10 anni che Ye (altro nome di West) ha avuto dalla sua relazione con l’influencer Kim Kardashian, che prende a martellate di gommapiuma alcuni minacciosi uomini mascherati su un ring. Il rapper di Atlanta si esibirà in Italia per un concerto-evento a Reggio Emilia il 18 luglio.
A 10 anni dal suo ultimo disco di inediti, The Heavy Entertainment Show, Robbie Williams è pronto a riprendersi lo scettro del pop mondiale. L’ex Take That, atteso in Italia a giugno per una tappa al Firenze Rocks, pubblicherà il 6 febbraio Britpop, album inizialmente previsto per il 2025 ma, stando ad alcune indiscrezioni, rinviato per evitare lo scontro generazionale con Taylor Swift e il suo The Life of a Showgirl. «Ho deciso di creare l’album che avrei voluto scrivere e pubblicare dopo aver lasciato i Take That nel 1995», ha scritto la star su Instagram. «Era l’apice del Britpop e un’epoca d’oro per la musica britannica. Ho lavorato con alcuni dei miei eroi in questo album: è crudo, ci sono più chitarre ed è un album ancora più allegro del solito».
Laura Pausini – Io Canto 2 (6 febbraio)
Sempre il 6 febbraio, nel giorno in cui sarà protagonista della cerimonia di apertura di Milano-Cortina, Laura Pausini rilascerà Io Canto 2, nuovo lavoro di cover a 20 anni esatti dal primo volume. Nella tracklist spuntano, tra le altre, Io ritorno ad amare di Biagio Antonacci, Hai scelto me di Zucchero, Quanno chiove di Pino Daniele, ma anche brani internazionali come La Isla Bonita di Madonna e Já sei namorar dei Tribalistas. Non ci sarà La mia storia tra le dita di Gianluca Grignani, per la quale l’artista di Faenza e il cantautore sono stati protagonisti di un botta e risposta in estate. Il 13 marzo uscirà la versione in spagnolo Yo canto 2, anteprima di un lungo tour mondiale.
Charli XCX – Wuthering Heights (13 febbraio)
Mettete definitivamente da parte la brat summer e il celebre disco verde lime che ha influenzato la moda e i social nel 2024. Charli XCX si appresta infatti a tornare in una chiave nettamente diversa con Wuthering Heights, colonna sonora dell’omonimo film di Emerald Fennell con Margot Robbie e Jacob Elordi tratto dal capolavoro Cime tempestose di Emily Brontë. Già online il primo estratto dal titolo Chains of Love. «Questa raccolta di canzoni è un album, e certo, il mio nome è nei crediti, ma è un album di Charli XCX?», ha postato l’artista su Instagram. «Non lo so neanche io. Né mi interessa davvero scoprirlo. So solo che è una celebrazione della mia libertà come artista in questo momento».
BTS, tornano i fenomeni del K-pop
RM, Jin, Suga, j-hope, Jimin, V e Jung Kook sono pronti a far ballare il mondo. Terminato il servizio militare, i BTS sono finalmente attesi da un grande ritorno discografico: uscirà il 20 marzo, a quattro anni da Proof del 2022. «Dato che sarà un album di gruppo, rifletterà i pensieri e le idee di ogni membro. Ci stiamo avvicinando all’album con la stessa mentalità che avevamo quando abbiamo iniziato», hanno spiegato gli artisti in una diretta streaming. «Stiamo anche pianificando un tour assieme al nuovo disco. Visiteremo i fan in tutto il mondo».
Madonna – Confessions of a Dancefloor 2 (da confermare)
«Quasi due decenni dopo. E con la Warner ci si sente a casa! Si torna alla musica. Si torna al dance floor. Si torna dove tutto è iniziato». Così Madonna ha annunciato sui social l’intenzione di pubblicareConfessions on a Dance Floor Part 2, secondo volume del suo iconico album in studio contenente hit come Jump, Hung Up e Sorry. Sarà pubblicato, con la collaborazione del suo storico produttore Stuart Price, da Warner Music, etichetta da cui la regina del pop si era separata nel 2008. Sarà il suo primo disco di inediti dal 2019, quando rilasciò Madame X.
Rolling Stones, il nuovo album è atteso nel corso del 2026
Il 2026 dovrebbe essere anche l’anno del ritorno dei Rolling Stones. La band potrebbe infatti tornare a tre anni da Hackney Diamonds con un nuovo disco di inediti, grazie al lavoro del produttore Andrew Watt. «Avrete un album l’anno prossimo», ha anticipato il chitarrista Ronnie Wood a ottobre 2025. «È finito». La rockband britannica aveva in programma anche l’annuncio di un tour mondiale, che avrebbe dovuto interessare anche l’Italia, ma si è vista costretta ad annullare i piani per le precarie condizioni di salute di Keith Richards. «Quando i componenti della band hanno iniziato a parlare di un nuovo tour Keith ha detto che non pensava di potersi impegnare e che non era entusiasta di un grande tour negli stadi per oltre quattro mesi», ha raccontato una fonte al tabloid The Sun. «È dura, ma gli Stones torneranno quando saranno pronti».
Un valzer dall’irresistibile profumo blues,Rainbow Waltz, sarà eseguito al Concerto di Capodanno più famoso, quello che si tiene nella Goldener Saal del Musikverein a Vienna, vetrina planetaria per la grande tradizione degli Strauss (in differita su Rai2 alle 13.30, in diretta su Rai Radio3 alle 11.15). Il pezzo è stato scritto nel 1939 da Florence Price, compositrice africana-americana attiva nella prima metà del Novecento (1887-1953), a lungo dimenticata e tornata alla ribalta solo da poco tempo. Di più, nel programma voluto da Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale della Philadelphia Orchestra e del Met di New York, al suo debutto in questo specialissimo evento, fra gli Strauss di varie generazioni (di prammatica nell’occasione) compare anche un’altra donna, Josefine Weinlich (1848-1887), viennese di adozione. Se non è una rivoluzione, per gli immutabili riti del concerto più tradizionale oltre che più popolare, poco ci manca. E non si può non annotare che Weinlich divenne famosa ai suoi tempi per avere fondato un’orchestra composta esclusivamente da donne. A Capodanno la sua musica verrà eseguita da una formazione, i Wiener Philharmoniker, che solo tra la fine degli Anni 90 e i primi anni del XXI secolo ha iniziato cautamente ad accogliere le donne tra le sue file.
L’orchestra di sole donne di Josefine Weinlich.
La definitiva ri-consacrazione di Florence Price
Quanto a Price l’approdo al programma dei Wiener ha l’aspetto di una definitiva ri-consacrazione, che archivia definitivamente quella che a lungo era stata – nella definizione di uno studioso americano – «una reputazione fantasmatica»: l’ultimo passaggio di una riscoperta per molti aspetti romanzesca, come romanzesca fu la vita di questa musicista.
Una famiglia dell’élite afro-americana
Florence Beatrice Smith, in seguito coniugata Price, era nata a Little Rock il 9 aprile 1887. In quel periodo la capitale dello Stato dell’Arkansas veniva definita «Negro Paradise», a indicare le condizioni sostanzialmente buone in cui si trovava a vivere la popolazione afro-americana. La futura compositrice apparteneva a una famiglia della middle class e fra i suoi antenati, sia per parte di padre che di madre, c’erano stati almeno un paio di bianchi. In quanto di mixed race, la sua pelle era meno scura di quella della maggior parte della popolazione nera. Inoltre, il fatto che i suoi genitori fossero nati liberi prima dell’abolizione della schiavitù (dicembre 1865) e avessero compiuto studi regolari e di buon livello aveva permesso loro di entrare nella cosiddetta élite afro-americana, formata da persone colte e impegnate, inserite nelle attività culturali e imprenditoriali (il padre era odontoiatra, la madre immobiliarista).
Gli studi al conservatorio di Boston e la ‘fuga’ a Chicago
Era quindi naturale, per le consuetudini e le ambizioni familiari, che la giovane Florence fosse mandata 16enne a studiare a oltre duemila chilometri da casa, in uno dei maggiori conservatori del Paese, quello di Boston, peraltro uno dei pochi che all’epoca accoglievano allievi non bianchi. Qui conseguì un doppio diploma, da organista e da insegnante di musica. Al suo ritorno a Little Rock si dedicò principalmente all’insegnamento e sposò un avvocato, Thomas Price. Tuttavia, la situazione sociale negli anni a cavallo della Prima Guerra mondiale e subito dopo peggiorò in maniera radicale, con accentuate forme di segregazionismo nei confronti degli afro-americani e crescente insofferenza e violenza nei loro confronti. Secondo gli studi più recenti, il trasferimento della famiglia Price a Chicago, avvenuto fra il 1928 e il 1929, fu per molti aspetti una vera e propria fuga da una situazione divenuta ormai insostenibile per le violenze diffuse e incontrollate, che ormai dilagavano nella capitale dell’Arkansas e che suscitavano fra l’altro concreti timori per la sorte delle due figlie. Poco dopo l’arrivo a Chicago, Florence Price divorziò dal marito, responsabile di pesanti maltrattamenti nei suoi confronti, scegliendo però di conservarne sempre il cognome. I problemi familiari e le difficoltà legate anche alla situazione economica generale (erano gli anni della Grande Depressione) non le impedirono di affermarsi non solo nella evoluta e brillante società di colore attiva in questa città, ma anche nel mondo dei bianchi.
Florence Price (Library of Congress- Chicago Symphony Orchestra).
Le influenze blues e gospel
A contatto con i protagonisti del blues, del gospel, di sound afro-americani di ogni tipo, che ascoltava nelle innumerevoli sedi musicali della città in cui abitava, culturalmente vivacissima, la qualità e l’originalità creativa di Price la portarono rapidamente in primo piano. Il culmine della sua carriera reca la data del 15 giugno 1933, quando la Chicago Symphony, diretta da Friedrich Stock, eseguì la sua Sinfonia n. 1 in Mi minore, la composizione vincitrice, l’anno prima, dell’importante premio Wanamaker destinato ai compositori di colore. Fu un grandissimo successo: Price diventava così la prima compositrice nera a essere eseguita da una “major orchestra”, come gli americani chiamano le formazioni strumentali principali del loro Paese. In questa composizione di ampie proporzioni, l’elaborata adesione al patrimonio musicale afro-americano è evidente specialmente nel secondo movimento, in sostanza uno Spiritual in versione orchestrale basato su un tema pentatonico, mentre il terzo movimento fa riferimento a una danza densa di ritmi sincopati chiamata Juba, proveniente da Charleston, South Carolina, dov’era approdata probabilmente con gli schiavi di origine congolese.
Dopo il successo, l’anonimato
Raggiunto il successo, per la compositrice sarebbe iniziata però una sorta di lenta traversata nel deserto dell’anonimato, resa tale da quelli che in alcune sintomatiche lettere al potente direttore della Boston Symphony, Serge Koussevitzky, aveva definito i suoi due handicap: il sesso e la razza. Un percorso dentro a pregiudizi duri a morire anche oggi. «Sfortunatamente», gli aveva scritto nel 1943 il lavoro di una compositrice è considerato da molti, in maniera preconcetta, leggero e frivolo, privo di profondità, di logica e di virilità. Aggiunga a questo il problema della razza – nelle mie vene scorre sangue africano-americano – e comprenderà bene le difficoltà che una persona come me si trova ad affrontare…».
La rinascita grazie al ritrovamento di composizioni credute perse
Sono dovuti passare 80 anni perché la Boston Symphony nella primavera del 2019 eseguisse finalmente la Sinfonia n. 3 di Florence Price, una delle partiture inviate nel New England con la vana speranza che venissero prese in considerazione. Quanto alla discografia, fino a qualche tempo fa limitata a sporadiche presenze in qualche raccolta di Song, essa è cresciuta impetuosamente, diretta conseguenza delle rinnovate esecuzioni dal vivo. La rinascita è collegata a un singolare episodio. Nel 2009, in una casa in ristrutturazione nel minuscolo villaggio di St. Anne, Illinois, un centinaio di chilometri a sud di Chicago, è stata trovata una grande quantità di manoscritti musicali. Quella era l’abitazione in cui Price trascorreva le estati negli Anni 30 e 40, e quella musica era la sua: uno straordinario giacimento di composizioni credute perse, che è stato conferito, come doveva essere, all’archivio dell’Università dell’Arkansas e che ha stimolato la ripresa di un interesse sopito da più di mezzo secolo.
Price protagonista dell’Afro-Romantic Music
Perché la realtà è questa: oltre l’attività come autrice di musica didattica, Florence Price ha scritto tre Sinfonie, due Concerti per violino, un Concerto per pianoforte in un solo movimento, composizioni varie per orchestra, molta musica per pianoforte, compreso il Rainbow Waltz, che nell’arrangiamento orchestrale di Wolfgang Dörner assurge alla vetrina del Concerto di Capodanno viennese. E ancora brani da camera per vari organici, per voce sola e per coro, con o senza accompagnamento di strumenti. Una produzione che la pone al centro non solo della musica classica afro-americana, ma in generale della musica americana del XX secolo, sul versante di chi cercava una dimensione originale non nel modernismo ma nella riflessione sul rapporto fra la tradizione colta europea e il patrimonio popolare degli americani di origine africana. E che ne fa una protagonista di quella che è stata definita “Afro-Romantic Music”: uno stile parallelo e autonomo, ma provvisto di molte intersezioni con il jazz. Artista determinata e dalla forte impronta creativa, durante la sua vita Price riuscì solo in rare occasioni a sfondare il “tetto di cristallo” che incombeva sulla sua arte. Oggi però la sua musica sta iniziando a raccogliere il successo che non le arrise se non in minima parte durante l’esistenza della sua autrice. L’esecuzione viennese è una tappa fortemente simbolica in questo emblematico percorso.
Suo marito Jay-Z, nel 2019, è stato il primo artista a diventare miliardario. Negli anni, si sono uniti al club anche Rihanna, Bruce Springsteen e Taylor Swift, la più giovane di tutti. Al tramonto del 2025, a 44 anni, Beyoncé è la quinta musicista della storia a entrare nel circolo ristretto dei super ricchi stilato dalla rivista Forbes. Cruciali per accrescere il suo impero sono stati i risultati del Cowboy Carter Tour che ha accompagnato l’omonimo disco che ha segnato la svolta country di Queen Bey: con un incasso di oltre 400 milioni di dollari, è la tournée più redditizia degli ultimi 12 mesi, davanti anche al ritorno degli Oasis e ai Coldplay.
Un fan al Cowboy Carter Tour di Beyoncé (Ansa).
Beyoncé è miliardaria: un impero costruito già dal 2010
Come ha riportato la rivista Forbes, Beyoncé ha iniziato a edificare il suo impero economico già nel 2010 fondando la casa di produzione Parkwood Entertainment, tramite la quale ha acquisito quasi tutti gli aspetti della sua carriera. L’azienda gestisce infatti la sua attività e produce tutta la sua musica oltre ai documentari e ai concerti in giro per il mondo, anticipando la maggior parte dei costi per poi catturare una fetta più ampia dei profitti finali. «Quando ho deciso di gestire me stessa, era importante non rivolgermi a qualche grande società di management», ha dichiarato in un’intervista del 2013 per promuovere l’album Beyoncé. «Sentivo di voler seguire le orme di Madonna ed essere una potenza, avere il mio impero e mostrare alle altre donne che, quando arrivi a questo punto della carriera, non devi firmare con qualcun altro e dividere i soldi e il successo: puoi farcela da sola».
L’effetto del Cowboy Carter Tour, il più ricco del 2025
Oltre a essere un’artista amata in tutto il mondo, Queen Bey ha lanciato anche un marchio per la cura dei capelli (Cécred), una sua etichetta di whisky (SirDavis) e una linea di abbigliamento, Ivy Park, interrotta tuttavia nel 2024. La maggior parte della sua ricchezza però arriva dalla musica, che le ha permesso di vincere 35 Grammy Awards su 99 nomination in carriera. Cruciale soprattutto il Cowboy Carter Tour, che nel 2025 l’ha vista esibirsi in nove stadi fra Europa e Nord America per un totale di 32 concerti. Secondo la rivista di intrattenimento Polistar, ha generato un incasso di 407,6 milioni di dollari solo per la vendita dei biglietti, cui aggiungere altri 50 milioni dal merchandising: nelle sue tasche, secondo Forbes, al lordo delle tasse sarebbero entrati circa 148 milioni di dollari.
A questi si aggiungono i 50 milioni di dollari per l’halftime show del match di Natale di Nfl 2024 e i 10 per una serie di spot per il marchio di abbigliamento Levi’s. Senza dimenticare il film-concerto per il suo Renaissance World Tour del 2023, distribuito anche al cinema con la catena Amc, tramite cui ha intascato quasi la metà dei 44 milioni di dollari di incassi globali.
Brian May ha fatto un regalo a tutti i fan. Durante un programma radiofonico di Planet Rock, l’iconico e storico chitarrista dei Queen ha infatti presentato un’inedita canzone di Natale della band, incisa nel lontano 1974. Si intitola Not For Sale (Polar Bear) e venne registrata durante le sessioni di Queen II, secondo album del gruppo, salvo essere esclusa dalla tracklist finale. Alla voce, dunque, c’è ancora Freddie Mercury. «Forse la gente ha sentito una versione degli Smile (prima band di May, ndr.)», ha spiegato il musicista. «Per quello che so, tuttavia, nessuno ha mai sentito questa». La traccia non è ancora stata pubblicata ufficialmente sulle piattaforme streaming, ma è già possibile ascoltarla su YouTube assieme a uno stralcio dell’ospitata di Brian May su Planet Rock.
Non solo Not For Sale (Polar Bear): in arrivo una riedizione di Queen II
Pur essendo a tema natalizio, la canzone non ne presenta la tipica atmosfera come, per esempio, Thank God It’s Christmas che i Queen avrebbero scritto e registrato 10 anni dopo. Struggente ballata acustica, è caratterizzata da una malinconica voce del compianto Freddie Mercury che le conferisce un senso di nostalgia del Natale, familiare in diverse pubblicazioni per le festività. Pur interpretato dai Queen, il brano era stato scritto da May già alla fine degli Anni 60 per gli Smile, prima band che assieme al batterista Roger Taylor, poi suo compagno nei Queen, aveva messo su con il cantante Tim Staffel poi rimpiazzato da Freddie. «Sono affascinato dall’idea di sapere cosa ne pensa la gente», ha precisato il chitarrista. Not For Sale (Polar Bear) non è solo il titolo di un nuovo brano, ma darà anche il nome a una riedizione di Queen IIattesa per la prima metà del 2026.
Manca sempre meno alla fine del 2025. Come da tradizione, per milioni di italiani sono già iniziati i preparativi per la notte di San Silvestro tra grigliate fra amici, cenoni in famiglia oppure divertimento in discoteca e nei locali. Per chi preferisce stare all’aperto, in tutta Italia sono in programma diversi concerti che animeranno le piazze delle grandi città grazie alla presenza di grandi stelle della musica italiana, pronte ad accompagnare il pubblico fino alla prima mezzanotte del 2026. Immancabili, come ogni anno, le dirette di Rai e Mediaset, per l’occasione rispettivamente da Catanzaro e Bari.
Concerti di Capodanno 2025-2026, le due serate di Rai 1 e Canale 5
Gigi D’Alessio in Piazza del Plebiscito, Napoli (Ansa).
Come ogni anno, Rai e Mediaset accompagneranno i telespettatori di tutta Italia verso il 2026 con i tradizionali concerti di Capodanno. L’anno che verrà, in onda su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, oltre che in simulcast su Radio 1, farà nuovamente tappa sul lungomare di Catanzaro con la conduzione, anche stavolta, di Marco Liorni. Tra gli artisti confermati sul palco ci sono Orietta Berti e il ritorno di Cristiano Malgioglio, habitué della serata. Attesa anche Patty Pravo, che a febbraio sarà concorrente a Sanremo. Mediaset, con diretta su Canale 5 e la conduzione di Federica Panicucci e Fabio Rovazzi, sarà in onda da Bari. Lo spettacolo Capodanno in Musica vedrà la presenza di Gigi D’Alessio, Umberto Tozzi e Raf, ma anche Sarah Toscano, Baby K, Fred De Palma, Iva Zanicchi e Riccardo Fogli. L’evento sarà trasmesso anche su R101 e Radio Norba.
Da Mahmood a Gianna Nannini, tutti gli appuntamenti in piazza
Gianna Nannini in concerto a Torino nel 2025 (Ansa).
Oltre ai due tradizionali appuntamenti di Rai 1 e Canale 5, le piazze italiane ospiteranno decine di concerti per il Capodanno 2026. A Roma, nella cornice del Circo Massimo, si potrà brindare al nuovo anno in compagnia di Alessandra Amoroso, Tananai e Fabri Fibra, mentre in piazza Duomo a Catania ci sarà un live di Ghali, cui potrebbe aggiungersi a sorpresa la neo campionessa di X Factor Rob. Fedez animerà la notte di San Silvestro in Sardegna, a Oristano, mentre alcuni chilometri più a Nord, ad Alghero, ci sarà il produttore e dj Gabry Ponte, pronto a far ballare la piazza con i suoi tormentoni, tra cui la recente Tutta l’Italia. Restando sempre sull’isola, a Olbia sarà la volta di Marco Mengoni e Lazza, con quest’ultimo dopo la mezzanotte. Cagliari punterà su Giusy Ferreri, Myss Keta e Mimì Caruso, vincitrice di X Factor 2024, mentre Sassari su Max Pezzali.
Spostandosi in Sicilia, a Palermo, in piazza Ruggero Settimo, ai piedi del Teatro Politeama, è attesa tra gli altri Arisa con successi indimenticabili come Sincerità e La Notte. Salerno punterà invece su Mahmood e i suoi brani più famosi per celebrare in Piazza della Libertà l’arrivo del nuovo anno. Piazza della Vittoria, a Genova, festeggerà Capodanno 2026 al ritmo della musica dei Pinguini Tattici Nucleari. Cantautorato protagonista a Mantova, con Vinicio Capossela che si esibirà alle 22 in un concerto gratuito a piazza Sordello. A introdurre la serata, il dj-set dei Blue Mondays.
Genova si prepara a salutare l’arrivo del 2026 con una doppia serata
Si inizia il 30 dicembre col dj set al @PortoAnticoGe e si saluta il 2026 in piazza de Ferrari con il grande concerto dei Pinguini Tattici Nucleari
A Crotone sarà invece la volta di Max Gazzè, che in piazza Pitagora si esibirà con la Calabria Orchestra. Savona ha scelto Le Vibrazioni, mentre a Siena si brinderà al 2026 in compagnia di Irama. Coez accenderà piazza Vittorio Veneto a Matera. Evento gratuito all’Inalpi Arena di Torino con i Planet Funk e le Bambole di Pezza. Alfa, reduce dal successo estivo con A me mi piace con Manu Chao, sarà in piazza dei Cavalieri a Pisa, mentre Francesca Michielin canterà sul palco di piazza Cavour, Ancona. E ancora, Gianna Nannini accompagnerà i cittadini di Pescara in piazza della Rinascita.
Glen Matlock, Steve Jones e Paul Cook tornano dal vivo assieme a Frank Carter. I Sex Pistols, orfani ormai da tempo del loro storico frontman John Lydon, si esibiranno il 25 giugno 2026 all’Oversound Festival di Bari, presso l’Arena del Levante. Un evento unico per i fan del gruppo che, nonostante la sua storia fatta di diverse pause, festeggerà i primi 50 anni di carriera con il live-evento Anarchy in the U.K., dalla celebre hit di protesta nonché singolo d’esordio. I biglietti sono già disponibili online su Ticketone, Ticketmaster e Ticketsms al prezzo di 57,50 euro per il posto unico e 80,50 per il Pit. In scaletta, verosimilmente, tutti i grandi successi della band, tra cui God Save the Queen, Pretty Vacant e Holidays in the Sun, tutti estratti dal disco Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols.
È morto Mick Abrahams, chitarrista britannico noto per aver co-fondato con Ian Anderson, alla fine degli Anni 60, i Jethro Tull. A darne notizia è la pagina ufficiale del gruppo icona del progressive rock con un breve post su Facebook. «È con grande dolore che abbiamo appreso della morte di Mick», si legge sui social. «Siamo vicini alla famiglia e agli amici, che possono sentirsi giustamente orgogliosi dei suoi successi e della sua eredità musicale». Aveva 82 anni e nell’ultimo periodo aveva accusato gravi problemi di salute che ne avevano compromesso la mobilità.
Chi era Mick Abrahams, chitarrista e fondatore dei Jethro Tull
Originario di Luton, dove era nato il 7 aprile 1943 al culmine della Seconda guerra mondiale, iniziò a suonare la chitarra già nei primi Anni 60 con diversi gruppi rock, salvo spostarsi progressivamente verso R&b, blues e jazz. Nel 1967, assieme al batterista Clive Bunker e al bassista Andy Pyle formò i McGregor’s Engine, attirando l’attenzione di Ian Anderson che all’epoca suonava nella The John Evan Band. Dalle cui ceneri, nel dicembre di quello stesso anno, sorsero i Jethro Tull. Dopo aver iniziato a reinterpretare brani blues di vari artisti, il gruppo incise nel 1968 il primo disco This Was, che lo vide impegnato sia alle sei corde sia al microfono al fianco di Anderson e di cui influenzò fortemente lo stile. Le divergenze e i relativi attriti con il frontman portarono a continui scontri, tanto che Abrahams decise di lasciare la band dopo un solo album.
«Mi sono arrabbiato molto con Ian Anderson, che vedeva i Jethro Tull come la sua band e non voleva ascoltare altre opinioni», avrebbe raccontato in un’intervista del 2018. A succedergli, Martin Barre, che lo ha voluto ricordare su Facebook. «Il mio amico e mentore Mick Abrahams se n’è andato», ha scritto in un post. «È stato davvero gentile con me e questo è qualcosa che non dimenticherò mai! È stato un magnifico chitarrista che ci ha dato tanto! Riposa in pace». Lasciati i Jethro Tull, Abrahams fondò i Blodwyn Pig con cui incise due album Ahead Rings Out del 1969 e Getting to This dell’anno successivo. La band calcò i palcoscenici dei più importanti festival britannici, tra cui Bath e Reading. Negli anni successivi formò anche la Mick Abrahams Band, portando avanti una carriera da solista.
I problemi di salute e gli ultimi anni
Colpito da un infarto e due ictus nel 2009 che gli hanno causato forti problemi di mobilità, Mick Abrahams si era recentemente allontanato dalle scene ma non aveva smesso di suonare. L’ultimo disco, Revived, è uscito nel 2015. «L’ictus e l’infarto mi hanno segnato», ha raccontato a Prog. «Oggi riesco a suonare un po’ la chitarra con altri, ma non sono nemmeno lontanamente vicino al livello che riuscivo a raggiungere una volta. Questo mi turba».
Annunciato un concerto di Kanye West in Italia. Il rapper di Atlanta si esibirà alla Rcf Arena di Reggio Emilia per l’unica tappa nel nostro Paese della prossima estate in quello che sarà il suo primo live in Europa dal 2014: un evento unico per tutti gli appassionati del genere e dell’artista, pronto a esibirsi di fronte a 103 mila persone. Sarà tuttavia solo uno dei grandi appuntamenti musicali del 2026, durante il quale sbarcheranno nello Stivale grandi protagonisti della scena internazionale. Non mancheranno ovviamente gli artisti nostrani, tra cui spiccano i ritorni di Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Jovanotti e il primo San Siro di Tedua.
Concerti 2026, gli appuntamenti più attesi degli artisti italiani
Vasco Rossi a Torino nel 2025 (Ansa).
Tanti gli artisti italiani pronti ad accendere il 2026 musicale. Achille Lauro si appresta a esibirsi nei palazzetti in un tour completamente sold out che scatterà il 4 marzo a Eboli e lo porterà in giro per il Paese. A giugno, spazio anche per tre stadi: il rapper canterà a Rimini il 7, quando presenterà in anteprima il suo Comuni Immortali, poi all’Olimpico di Roma tre giorni dopo e infine a San Siro il 15. Tutto pronto anche per Il gran finale di Olly, atteso da tre concerti sold out allo Stadio Ferraris della sua Genova il 18, il 20 e il 21 giugno. Il vincitore di Sanremo 2025 sarà anche al Rock in Roma il 30 giugno e alla Reggia di Caserta il 3 luglio.
Tra i grandi ritorni del 2026 anche quello di Tiziano Ferro, pronto a interpretare dal vivo il nuovo disco Sono un grande: il 45enne di Latina inizierà la tournée il 30 maggio a Lignano, per chiudere a Messina il 12 luglio. Nuovo tour in vista anche per Vasco Rossi. Il rocker di Zocca toccherà Rimini, Ferrara, Bari, Olbia, Ancona e infine Udine con doppio appuntamento il 28 e il 29 giugno al Bluenergy Stadium. Cresce anche l’attesa per rivedere sul palco Jovanotti con il suo Summer Party che scatterà il 7 agosto a Olbia e chiuderà il 12 settembre con un concerto-evento al Circo Massimo di Roma. Debutto a San Siro per il rapper genovese Tedua, che il 24 giugno si esibirà per la prima volta in carriera al Meazza.
L’estate 2026 vedrà sui palcoscenici d’Italia anche i Litfiba con la formazione originale per festeggiare i 40 anni del disco 17 Re, oltre a Cesare Cremonini, Max Pezzali, Irama (anche lui atteso a San Siro). Infine, spazio anche per il mega evento di Ultimo in programma il 4 luglio a Tor Vergata. Tappa unica anche per Liberato, che canterà il 5 giugno al Maradona di Napoli dove Geolier terrà invece tre live già sold out dal 26 al 28 dello stesso mese. Sarà un 2026 ricco di appuntamenti anche per Renato Zero, che aprirà il tour L’Orazero a gennaio a Roma, e per Claudio Baglioni, atteso dal suo tour d’addio prima di chiudere 60 anni di carriera.
Da Rosalia a Katy Perry e The Weeknd, le star internazionali in Italia nel 2026
The Weeknd live in Portogallo nel 2023 (Ansa).
Tante anche le icone internazionali in arrivo in Italia nel corso del 2026. A 13 anni dall’ultima volta, l’8 marzo saranno nel nostro Paese, all’Unipol Arena di Bologna, i Wu-Tang Clan, collettivo che ha scritto la storia del rap. Il 25, al Forum di Assago, sarà invece la volta di Rosalia: l’artista catalana si esibirà con il suo disco Lux, acclamato da pubblico e critica, in un live già sold out da tempo. L’estate si accenderà il 3 giugno con i Metallica, che porteranno al Dall’Ara di Bologna l’energia del loro M72 World Tour. Alla Visarno Arena per il Firenze Rocks di metà giugno, dal 12 al 14, Lenny Kravitz, Robbie Williams e i Cure. Con gli Iron Maiden il metal debutterà allo stadio San Siro di Milano il 17 giugno: lo stesso giorno, alla Fiera Milano Live, sarà invece il turno di Lewis Capaldi.
Grande musica internazionale anche agli I-Days: il 25 giugno ci saranno i Maroon 5 di Adam Levine, il 3 luglio i britannici Florence + the Machine e il 5 luglio i Foo Fighters di Dave Grohl. Il giorno dopo torneranno in Italia i System of a Down, mentre il 6 settembre toccherà al dj David Guetta. L’estate italiana porterà sul palco anche i Linkin Park (26 giugno a Firenze) e Katy Perry, pronta a esibirsi sul palco del Lucca Summer Festival il 19 luglio. Grande attesa, il 17 e 18 dello stesso mese, per l’arrivo nel nostro Paese di Bad Bunny: il portoricano, artista più ascoltato al mondo su Spotify, canterà per due tappe consecutive all’Ippodromo Snai La Maura. Saranno invece tre i live di fila per The Weeknd, atteso al Meazza dal 24 al 26 luglio.
Kanye West arriva in Italia. Il rapper di Atlanta, vincitore di 24 Grammy Awards su 76 nomination, si esibirà alla Rcf Arena di Campovolo, a Reggio Emilia, di fronte a più di 100 mila persone. Annunciato infatti un concerto-evento in programma il prossimo 18 luglio in occasione dell’Hellwatt Festival, un nuovo format crossover che unirà la musica con eventi immersivi ed esperienze cinematografiche. Sarà il primo live in Europa dell’artista dal 2014, se si escludono i listening party – dove tuttavia salì sul palco per cantare in playback – tra cui i due di Assago e Casalecchio di Reno. Per il momento, è anche il solo concerto dell’estate 2026 di Ye, altro nome con cui è noto l’artista.
Kanye West in Italia, i biglietti: tutto quello che bisogna sapere
Kanye West in concerto al Coachella 2019 (Ansa).
Sebbene manchino ancora diversi mesi al concerto, chiunque voglia assistere al ritorno dal vivo nel nostro Paese di Kanye West dovrà affrettarsi. I biglietti usciranno già lunedì 22 dicembre, alle ore 10, in esclusiva sulla piattaforma Ticketmaster: ancora ignoto il prezzo. A disposizione ci saranno tutti i 103 mila posti della Rcf Arena, che negli anni ha già ospitato grandi eventi tra cui quelli di Luciano Ligabue, Harry Styles ed AC/DC, solo per citarne alcuni. Tutti i tagliandi saranno nominativi.
In scaletta anche i brani dell’atteso Bully?
Il rapper Kanye West nel 2020 (Ansa).
Impossibile conoscere già da ora la scaletta del concerto di Kanye West, ma è molto probabile che la star di Atlanta interpreti i brani del nuovo album Bully, la cui uscita è ora prevista per il 30 gennaio. Inizialmente annunciato per il 15 giugno, è stato dapprima rimandato di circa un mese (25 luglio), poi a settembre, in seguito ulteriormente a novembre e poi al 12 dicembre. Fino alla data definitiva, a meno di ulteriori rinvii, per l’inizio del 2026. Il disco era già stato anticipato a inizio 2025 da un corto in bianco e nero con Saint, figlio di 10 anni che Ye ha avuto dalla sua relazione, ormai finita, con l’influencer Kim Kardashian, che prende a martellate di gommapiuma alcuni minacciosi uomini mascherati su un ring.
Il live saltato nel 2023 per richieste inesaudibili del rapper
La notizia del concerto arriva a due anni dall’interminabile tira e molla tra Kanye West e Campovolo in occasione della presentazione di Vultures nel 2023. Ye, come l’artista ha deciso di farsi chiamare dal 2021, si sarebbe dovuto esibire anche in quel caso alla Rcf Arena di Reggio Emilia, prima che il live venisse annullato improvvisamente per via di richieste irrealizzabili in pochi giorni avanzate dallo stesso rapper di Atlanta. Come ha rivelato successivamente Clemente Zard, direttore di Vivo Concerti che avrebbe dovuto seguire la produzione dell’evento, Kanye West avrebbe voluto far costruire un duomo enorme in appena 30 giorni, «una struttura che celebrasse le sue canzoni e la sua figura, compresa un’area per il merchandising», e avanzò persino la richiesta della cittadinanza italiana con la moglie Bianca Censori.
Kanye West sembra finalmente pronto a esibirsi in Italia. Il rapper terrà un concerto alla Rcf Arena di Campovolo, a Reggio Emilia, il 18 luglio 2026 come headliner dell’Hellwatt Festival, format crossover che unirà musica, visioni e performance. Sarà il primo live europeo dell’artista di Atlanta in assoluto negli ultimi 10 anni e il primo in Italia se si escludono i listening party in playback a inizio 2024 fra i Forum di Assago e Casalecchio di Reno per l’album Vultures. Sul palco, di fronte a 103 mila persone, dovrebbe interpretare anche i brani dell’atteso disco Bully, annunciato da mesi ma sempre rinviato: l’uscita è ora prevista per il 30 gennaio. I biglietti per il concerto a Campovolo saranno disponibili su Ticketmaster a partire dalle ore 10 di lunedì 22 dicembre.
Kanye West in concerto in Italia: il caso del live saltato nel 2023
La notizia del concerto arriva a due anni dall’interminabile tira e molla tra Kanye West e Campovolo in occasione della presentazione di Vultures nel 2023. Ye, come l’artista ha deciso di farsi chiamare dal 2021, si sarebbe dovuto esibire anche in quel caso alla Rcf Arena di Reggio Emilia, prima che il live venisse annullato improvvisamente per via di richieste irrealizzabili in pochi giorni avanzate dallo stesso rapper di Atlanta. Come ha rivelato successivamente Clemente Zard, direttore di Vivo Concerti che avrebbe dovuto seguire la produzione dell’evento, Kanye West avrebbe voluto far costruire un duomo enorme in appena 30 giorni. «Non era qualcosa da fare sul palco, per quello c’erano progetti meravigliosi a parte che resteranno per sempre in archivio», ha spiegato al Corriere di Bologna. «Voleva proprio una struttura che celebrasse le sue canzoni e la sua figura, compresa un’area per il merchandising».
Kanye West a Los Angeles (Getty Images).
«Quando gli ho spiegato che nessuno avrebbe mai dato i permessi per realizzare tale edificio, mi ha accusato di mettere a repentaglio la sua salute mentale, si è infuriato ed è andato via improvvisando un rap», ha proseguito Zard. «Non è tutto. Dopo un’ora e mezza tornò con la moglie Bianca Censori chiedendo la cittadinanza italiana. Disse di non voler tornare negli Stati Uniti, dove gli stava scadendo il visto, e voler restare qui». Sentendosi ancora una volta respinto per comprovate ragioni burocratiche, si infuriò nuovamente. La data del concerto, inizialmente prevista per il 13 ottobre, venne dapprima spostata di una settimana e poi riprogrammata per il 27 dello stesso mese. Salvo essere annullata definitivamente poco dopo.
È morta la cantante neomelodica Rosy Viola. L’artista 59enne, al secolo Anna Esposito, era ricoverata da giorni all’ospedale Monaldi di Napoli per via di un peggioramento delle sue condizioni di salute. Ignoti i dettagli della malattia. La notizia del decesso ha rapidamente fatto il giro dei social, dove in poche ore si sono susseguiti messaggi di cordoglio da parte di amici e colleghi, tra cui Ida Rendano, Enzo Bambolina e Giusy Attanasio, che hanno descritto Rosy Viola come una donna forte, la cui perdita lascia una ferita profonda e un enorme vuoto nell’intero panorama artistico napoletano.
La carriera di Rosy Viola, cantante neomelodica napoletana
Nata a Napoli nel 1966 con il nome di Anna Esposito, Rosy Viola ha iniziato il percorso musicale alla fine degli Anni 80 esibendosi alle feste di quartiere e in piazza oltre che per matrimoni. Si è imposta così come una delle voci più inconfondibili della scena partenopea oltre che dell’intero panorama del genere neomelodico. Con più di 50 mila ascoltatori mensili su Spotify e quasi 20 mila iscritti al canale YouTube, ha inciso canzoni spesso radicate nella tradizione popolare che hanno raccontato amori, tradimenti e famiglia, madri e figli, molto spesso con un linguaggio diretto e un’emotività che l’hanno fatta amare al grande pubblico. A ottobre aveva annunciato il suo nuovo album, O silenzio fa rummore, e nello stesso mese aveva rilasciato quello che ad oggi rimane il suo ultimo singolo, Na ‘nnamurata comm’a me. Il 27 ottobre anche la sua ultima performance dal vivo, a Isernia, con il suo amico e collega Nello Amato.
Il ricordo dei colleghi: «Avrai un posto speciale nel nostro cuore»
Tanti i messaggi di cordoglio sui social. «Buongiorno famiglia, sono immensamente dispiaciuta ed addolorata per la dipartita di una collega ma soprattutto una cara amica… Rosy Viola», ha scritto la cantante Ida Rendano. «Grazie Rosy! Per il tuo contributo alla musica e per esser sempre stata con me tanto cara! Avrai sempre un posto speciale nel mio cuore amica mia, che tu possa riposare in pace, buon viaggio mia stimatissima Annarella». Su Instagram ha parlato anche Giusy Attanasio: «Che triste notizia ho appena ricevuto. Amica mia, hai lottato da grande leonessa e oggi stai dint e braccia e dio, abbiamo avuto una grande perdita nel nostro mondo artistico! Abbiamo perso una grande artista e una grande donna e le lacrime che versavi quando mi sentivi cantare nun me scord chiù! E non dimenticherò mai questo giorno, sei andata via nel giorno della nascita di mia figlia».
«Cara amica, la tua voce non si è spenta», ha postato invece Enzo Bambolina. «Vive nei ricordi, nelle emozioni, nei cuori di chi ti ha amata davvero. Cantavi con l’anima e quell’anima continuerà a vibrare per sempre dentro di noi. Il dolore per la tua assenza è immenso, ma l’amore che hai lasciato è ancora più forte. Un abbraccio forte e pieno di vicinanza va a tuo figlio in questo momento così difficile».
I fan europei dei Rolling Stones dovranno aspettare più a lungo del previsto per vedere nuovamente dal vivo Mick Jagger e compagni. La celebre rock band britannica ha infatti annullato i piani per un tour negli stadi del Regno Unito e d’Europa per l’estate 2026, tra cui una possibile tappa allo stadio Olimpico di Roma. La decisione, come riportano indiscrezioni della stampa inglese, avrebbe a che fare con la salute del chitarrista Keith Richards, che giovedì 18 dicembre compirà 82 anni: non è infatti riuscito a rispettare la «massacrante» tabella di marcia imposta dalla serie di concerti. Mick Jagger e Ronnie Wood, gli altri due storici membri del gruppo, avrebbero dunque comunicato agli organizzatori l’impossibilità di tornare in pista, almeno per il momento.
Rolling Stones, come sta Keith Richards? Ecco perché ha dovuto rinunciare al tour
Ad anticipare la notizia dell’annullamento del tour è stato il Sun, poi ripreso anche da Variety, che ha citato una fonte anonima molto vicina ai Rolling Stones. «Avevano tutti i grandi promoter che gli proponevano un sacco di idee e date per l’estate 2026», ha spiegato un insider del tabloid britannico. «Quando si sono seduti a discutere seriamente del tour, Keith (Richards, ndr.) ha detto di non sentirsi pronto per impegnarsi e non era entusiasta di un grande tour negli stadi da oltre quattro mesi». Già dal 2023, infatti, il leggendario maestro delle sei corde di Dartford, tra i migliori chitarristi di tutti i tempi, aveva comunicato di soffrire di artrite, tanto da aver dovuto modificare il modo di suonare. «È una forma benigna», aveva detto alla Bbc. «Vado più lento? È solo colpa dell’età».
Il chitarrista Keith Richards (Ansa).
I Rolling Stones erano attesi in Europa già durante il 2025, tanto che secondo indiscrezioni sarebbero dovuti salire sul palco dell’Olimpico di Roma il 29 maggio. Quando tutto sembrava finalmente pronto per l’annuncio ufficiale, Jagger e soci avevano deciso di tenere tutto in stand-by per via di presunte difficoltà legate alla logistica. La notizia dell’annullamento anche del tour 2026 fa crescere un po’ di preoccupazione nei fan, che iniziano a domandarsi se la band potrà mai tornare su un palco. Quesito più che lecito, considerando che Keith Richards si appresta a compiere 82 anni e che nel 2026 Mick Jagger e Ronnie Wood ne compiranno rispettivamente 83 e 79. L’insider del Sun però rassicura: «Torneranno live, ma solo quando saranno pronti». L’ultimo concerto degli Stones in Italia risale al 21 giugno 2022, quando si esibirono a San Siro.
Inizia ufficialmente il conto alla rovescia per Sanremo 2026. Tutti i 30 Big in gara hanno infatti sciolto le riserve sul titolo e sul tema principale del brano che porteranno sul palco del Teatro Ariston per la 76esima edizione del Festival della canzone italiana, in programma dal 24 al 28 febbraio prossimi. L’occasione è arrivata durante la finale di Sarà Sanremo, talent che ha decretato i due giovani che si uniranno ai vincitori del concorso Area Sanremo tra le Nuove Proposte. A trionfare Angelica Bove con la sua Mattone e Nicolò Filippucci grazie al brano Laguna. Ecco di cosa parlano le 30 canzoni dei Big di Sanremo 2026.
Sanremo 2026, cosa sapere sulle canzoni dei 30 Big in gara
Marco Masini e Fedez a Sarà Sanremo (Ansa).
Da Raf a Sayf, tema e titolo dei brani per il Festival
Il primo Big a presentare la canzone per Sanremo 2026 è stato Raf, al quinto Festival in carriera: sul palco dell’Ariston porterà Ora e per sempre, pezzo autobiografico incentrato su una storia d’amore. Al debutto invece Tredici Pietro, che con Uomo che cade racconterà la voglia di non accontentarsi e di rialzarsi dopo ogni caduta. A Sanremo anche Tommaso Paradiso: l’ex frontman dei Thegiornalisti interpreterà I romantici, cui è rivolta una sua personale dichiarazione d’amore. Patty Pravo tornerà sul palco del Festival con Opera – «siamo tutti opere d’arte», ha dichiarato – mentre Fulminacci sarà in gara con Stupida sfortuna, che ha descritto come «la ricerca di qualcuno attraverso il ricordo di qualcun altro». Il rapper da 35 dischi di platino Luchè debutterà con Labirinto che parlerà di coloro che si trovano in una relazione tossica.
Arisa tornerà sul palco che l’ha consacrata con Magica favola, che racconterà «una vita che si evolve» e che però rispolvererà «l’innocenza infantile». Terza partecipazione, seconda di fila, per Serena Brancale che canterà Qui con me, «una lettera alla persona più importante» della sua vita, di cui non ha rivelato l’identità. Enrico Nigiotti sarà per la quarta volta in gara al Festival e porterà Ogni volta che non so volare, che spiegherà l’importanza di rialzarsi anche nei momenti più bui. LDA e Aka7even duetteranno sulle note di Poesie clandestine parlando di un amore viscerale ma fuggente, mentre Malika Ayane interpreterà Animali notturni, un omaggio al mondo invisibile che ci circonda. Per Mara Sattei seconda partecipazione: canterà Le cose che non sai di me, storia d’amore «scritta alla persona che amo». Il debuttante Sayf porterà Tu mi piaci tanto, un suo pensiero sulla società di oggi.
Da J-Ax a Francesco Renga, le anticipazioni sulle canzoni
Carlo Conti e J-AX a Sarà Sanremo (Ansa).
Prima volta da solista per J-Ax, rapper che porterà Italia Starter Pack, che ha descritto come «quello che serve per iniziare in Italia». Grande attesa per il duetto fra Marco Masini e Fedez, già in coppia per le cover nel 2025: i due porteranno Male necessario, «un mantra per non dimenticare che le tempeste possono essere anche opportunità». Levante tornerà al Festival con Sei tu, incentrata sulla potenza dell’amore, Samurai Jay debutterà con Ossessione – «per la musica, l’amore e la vita» – ed Ermal Meta interpreterà Stella stellina, «canzone di speranza e di resistenza» con la storia di una bambina vista con gli occhi di un adulto. Seconda volta all’Ariston per Elettra Lamborghini, che con Voilà porterà la sua voglia di ballare. «Bisogna muovere il bumbum», ha spiegato con la sua solita ironia. Debutto per Eddie Brock con Avvoltoi, che parlerà di «un amore struggente».
Dargen D’Amico interpreterà a Sanremo 2026 AI AI, brano che giocando sull’intelligenza artificiale si ispira alla «biodiversità delle regioni». Altro debuttante all’Ariston, Nayt canterà Prima che, traccia che affronta il tema della distanza nell’era digitale, mentre le Bambole di pezza porteranno in scena il girl power e il loro rock in Resta con me, brano incentrato sulla sorellanza fra donne. Leo Gassmann tornerà al Festival con Naturale, «un grido d’amore e un invito a superare le apparenze», mentre Sal Da Vinci canterà Per sempre sì incentrato sull’amore e Michele BraviPrima o poi, «uno sguardo dolce sugli inadeguati». La coppia Maria Antonietta e Colombre porterà La felicità e basta che ribadisce che la felicità è un diritto universale. Seconda volta a Sanremo per Ditonellapiaga, che porterà Che fastidio, brano «pungente e molto ironico». Chiello debutterà con Ti penso sempre, che parla di una «mente sospesa tra inizio e fine», mentre Francesco Renga porterà Il meglio di me, «una riflessione sulla crescita personale».
L’elenco completo delle canzoni di Sanremo 2026
Carlo Conti con Bambole di Pezza a Sarà Sanremo (Ansa).
In una Instagram stories pubblicata lunedì 20 novembre, Fedez ha annunciato il suo ritorno in Siae e, anzi, si impegnerà a promuoverne la mission di tutela di autori e compositori. Lo farà con Siae racconta, un format in collaborazione con la società di collecting in cui promuoverà una serie di interviste ad autori, a partire da Mogol e Dargen D’Amico, e a dirigenti di Saie e delle etichette discografiche.
Fedez: «Rifarei la scelta di andarmene dalla Siae»
«Inaugureremo questo nuovo format chiamato Siae racconta in cui intervisterò grandi autori della musica italiana, persone che lavorano in Siae, per capire come la società sia migliorata rispetto al passato e che cosa fa per tutelare gli autori e i compositori», ha spiegato Fedez sui social. «Per anni sono stato in contrapposizione a Siae, sono stato il primo artista in Italia ad andarsene dalla Siae e a rompere quello che veniva chiamato “monopolio”. Ero fermamente convinto di quella scelta allora, ed è una scelta che rifarei perché credo che aprire al libero mercato avrebbe potuto portare rinnovamenti per tutti. A oggi Siae è una società che tutela e fa collecting con gli strumenti che abbiamo a disposizione nel 2023».
Gli ospiti delle quattro puntate di Siae racconta
Il progetto partirà martedì 21 novembre e si articolerà in quattro puntate. Nella prima Fedez incontrerà Dargen D’Amico, cantautore, autore e produttore che racconterà quali sono i suoi segreti del mestiere. Il 28 novembre sarà la volta di Mogol, l’autore che ha fatto la storia della musica italiana, oggi anche presidente onorario di Siae. Si parlerà dell’importanza di essere credibile, di collaborazioni straordinarie, e di una canzone considerata dai letterati la più bella: Vento nel vento di Battisti-Mogol. Il 5 dicembre Fedez incontrerà Matteo Fedeli, il direttore generale più giovane della storia di Siae, e nell’ultimo episodio, del 12 dicembre, sarà ospite Klaus Bonoldi, head of A&R di Universal Music. Si tratta di colui che da anni scova e gestisce gli autori della Universal, che parlerà di come si fa a capire se un brano è una hit e come si evolve l’industria musicale.
Elodie che si muove sinuosa attorniata da ballerini. Elodie che canta giocando su tinte black. Elodie che si prepara allo show autoconvincendosi di essere una popstar da paura. Elodie che viene accolta da applausi e grida. Elodie che si sente inadeguata. Elodie che in fondo in fondo ancora non ci crede. Elodie che passa con una certa agilità dall’essere la panterona che incanta sul palco alla ragazza che può anche scrollarsi di dosso la borgata che è in lei, borgata che però trova sempre la strada del ritorno, come i cani abbandonati in campagna di certi articoli strappalacrime che a volte si leggono sui giornali.
Elodie a Sanremo 2021 (Getty Images).
Elodie, vera popstar in competizione con Annalisa
Elodie Patrizi, con quel nome d’arte inconsapevolmente scelto dai genitori al momento della nascita, una fisicità importante che poco fa il paio con le tante fragilità che ci arrivano guardando il nuovo docu che si trova su Sky, Elodie Show 2023, come in precedenza in Sento ancora la vertigine su Prime Video, una voce soul come ce ne sono poche in Italia poco considerata proprio in virtù della fisicità di cui sopra, è oggi come oggi una delle figure centrali della nostra discografia. Una popstar, diamo i nomi giusti, che per altro ha anche una diretta competitor, come in fondo non accadeva dal periodo che intercorre tra la fine degli Anni 70 e la metà degli 80, almeno in Italia. È da allora infatti che non capitava di avere un paio di popstar donne a dominare in qualche modo la scena, Elodie e Annalisa. Allora, certo, avevamo Anna Oxa, Loredana Bertè, Antonella Ruggiero ancora nei Matia Bazar, Alice, Donatella Rettore, tutte differenti tra loro, tutte dotate di personalità molto molto forti, in quasi tutti i casi ottime voci, con un’estetica importante, di repertorio. Oggi abbiamo lei e abbiamo Annalisa, con la tripletta di platino Bellissima, Mon Amour e Ragazza sola. Due profili completamente diversi, l’una in apparenza più aggressiva, Elodie, l’altra più sofisticata, con quella laurea in Fisica che ogni tanto salta fuori. Entrambe decisamente belle, seppur di bellezze differenti, entrambe dotate di voci importanti, certo Annalisa con una potenza e una limpidezza piuttosto rara nel pop, Elodie con più risultati di pubblico ai live. Annalisa in classifica.
Quattro date al Forum di Assago è una cosa che poche artiste oggi possono permettersi
Ma è di Elodie che stiamo parlando, Annalisa in questa storia veste i panni, pochi e sexy, del suo doppio, non fosse che non siamo in un romanzo di cappa e spada, il villain di turno. Elodie che non solo è diventata icona pop come non se ne vedevano da tempo, ma ha deciso di usare questo suo successo: quattro date al Forum di Assago sono un risultato che si possono permettere in pochi, sul fronte femminile (forse la sola Laura Pausini, che però quest’anno quattro non ne farà), per veicolare messaggi a loro modo politici, femministi, antipatriarcali, inclusivi. Lo ha fatto recentemente, alla presentazione del suo nuovo progetto, Red Light, come lei stessa lo ha definito un clubtape, cioè una via di mezzo tra un album e un EP, sette i brani, tutti legati tra loro senza interruzioni grazie alla sapiente opera di Dardust, qualcosa pensato proprio per le date di Assago e per far ballare il proprio pubblico. Il tutto accompagnato dalle polemiche per il video di A fari spenti, scritta per lei da Elisa, nel quale compare nuda, o quasi, stessa immagine poi finita proprio sulla copertina di Red Light, grazie a un dipinto che riproduce il passaggio del video nel quale Elodie si presenta come una moderna Venere di Botticelli, volendo anche una Lady Godiva senza cavallo, opera di Milo Manara.
In quella occasione Elodie ha tenuto a dire che non vuole un pubblico di uomini eterosessuali. Che preferisce sapersi amata, musicalmente, dalla comunità LGBTQ+, frasi a loro volta finite dentro un vortice di polemiche, come se da una popstar ci si dovesse necessariamente aspettare parole calibrate come fossimo a un lectio magistralis, senza star lì ad applicare un minimo di capacità di comprensione del testo, roba da scuole di primo grado e non, piuttosto, canzoni pop. Ecco, le canzoni pop. Se una cosa in parte sembra mancare a Elodie, è un repertorio più consistente, questo in fondo è anche un po’ il problema che potremmo indicare guardando alla carriera della sua diretta competitor Annalisa. A fronte di alcuni singoli indubbiamente funzionanti e anche funzionali al tipo di show che Elodie ci regala – nello special di Sky è ben visibile: canzoni accompagnate da balletti, in puro stile popstar internazionale – sembra mancare una base di canzoni solide che possano realmente reggere un live così imponente. Live che giocoforza fa molto leva su di lei, meno sulle canzoni. Certo, in questo Elodie è perfetta, con un mood neanche troppo vagamente aggressive, da mangiauomini. È pura interpretazione di un ruolo, la femme fatale, tanto quanto è interpretazione pura di canzoni scritte da altri per lei. Una femmina dominante, personaggio da interpretare, che canta brani che non sempre sono all’altezza di cotanto personaggio. Discorso, questo del non essere “cattiva come la dipingono”, che per altro è ovviamente sottolineato dal mostrare tutte le sue fragilità nei documentari, compresa quella certa coattaggine che poco ha a che fare con la sensuale eleganza che invece viene generosamente palesata alle telecamere e sul palco.
La sensazione è che Elodie debba giocare molto sulla sua bellezza per sopperire alla mancanza di pezzi forti
Che dietro Elodie ci sia una potente macchina da guerra appare evidente. Due speciali televisivi nel giro di nove mesi lo dimostrano. I risultati raggiunti del resto giustificano il tutto. Quel che però viene da chiedersi, magari anche pensando a quanto nel mentre sta capitando ai Maneskin in giro per il mondo, è perché non ci sia stata altrettanta profusione di energie nel cercare canzoni alla sua altezza. Per essere chiari, a parte Due, brano proposto all’ultimo Festival di Sanremo, che avrebbe meritato decisamente di più, e qualche altra canzone di livello – penso a Vertigine, la paolaechiariana Tribale, che quantomeno ha come merito l’aver fatto in qualche modo tornare in auge le sorelle Iezzi, apripista di questa nouvelle vague femminile, volendo anche Ok respira e Pazza musica, in realtà parte del repertorio di Mengoni, e le più leggere Bagno a mezzanotte,Guaranà, Margarita e Andromeda – sembra che Elodie debba giocare ancora molto sulla propria statuaria bellezza per sopperire a una mancanza di pezzi forti. E non si leggano queste parole come frutto di un sessismo patriarcale: una popstar deve saper tenere il palco anche in assenza di canzoni all’altezza, è show, chi dice il contrario non sa di cosa sta parlando.
Mostrare fragilità non sempre paga: meglio seguire l’esempio di Madonna e di Beyoncé
Certo, neanche i Maneskin hanno in effetti un repertorio all’altezza del loro saper tenere il palco, ma almeno ci stanno provando testando il gotha degli autori internazionali, sforzo produttivo che il team di Elodie dovrebbe potersi permettere, anzi, dovrebbe proprio fare, perché Elodie magari non diventerà un’altra Dua Lipa – che non solo è viva e lotta insieme a noi, ma ha anche cinque anni meno della cantante romana – ma potrebbe darci delle belle soddisfazioni. Anche in virtù dei messaggi che Elodie ha deciso di lanciare, la sua lotta contro una mascolinità tossica che caratterizza pure chi la segue, magari attratto più dal suo aspetto che dalle sue canzoni. Riguardo l’ostentare, dietro le quinte, una certa insicurezza e fragilità, Elodie dovrebbe prendere le mosse da quanto fatto a suo tempo da Madonna, ma guardando più a oggi anche da Beyoncé: mostrare orgoglio e tirare su un muro. Un personaggio è tale sempre, lasciare intravedere l’attrice che è in camerino non serve, meglio i lustrini, le guepierre e quella cazzimma che al momento nessun’altra riesce a esibire in Italia. La mascolinità tossica, in fondo, la si può affossare anche a unghiate da pantera, non solo a parole. Niente fa più paura di una donna sicura di sé. Una donna sicura di sé con un repertorio più alla sua altezza sarebbe Bingo.
Paese che vai Festival che trovi. Da un paio d’anni a questa parte, da che si è cominciato, prima con cautela poi quasi con frenesia, ad archiviare la questione Covid19 e restrizioni varie, i grandi eventi, leggi anche alla voce concerti nei grandi spazi tipo stadi o arene, sono esplosi un po’ ovunque, come un tempo le lumache subito dopo una abbondante pioggia. Sarà che la migliore cura per l’isolamento forzato non può che essere lo stare in mezzo a una folla festante e cantante, o più pragmaticamente sarà che l’idea stessa di Festival, cioè di mega evento che preveda in cartellone più artisti (visto che comunque i prezzi dei biglietti anche degli eventi singoli sono lievitati come le tante pizze e pani fatti in casa che ci hanno tenuto compagnia durante il lockdown), di fatto chi si occupa di eventi dal vivo sta constatando una nuova tendenza che vuole gli appuntamenti medi praticamente spariti, a favore di quelli giganteschi. I piccoli cercano di tenere botta, per dirla con quel Ligabue che proprio in quanto artista ormai medio fatica a mettere insieme un pubblico all’altezza del suo passato. Così, a guardare il calendario delle prossime settimane, è davvero difficile capire a chi dare il resto, sempre che resto ci sia visto che ormai andare a un concerto costa quanto una vacanza alle Maldive.
Rosalia (Getty Images).
Dai big degli I-Days milanesi al velato boomerismo del Lucca Summer Festival
Dagli I-Days, sposorizzati dalla CocaCola, che alternano sul palco giganti del pop, vedi Rosalia, a quelli del rock, dai Red Hot Chili Peppers ai Black Keys con Liam Gallagher, sede l’Ippodromo di Milano si passa a Rock In Roma, che di rock, onestamente, ormai offre davvero pochino. Il cartellone è a base trap e rap, da Salmo a Rancore, passando per Geolier e Lazza, i Carcass a spiazzare come le famose mosche bianche. Si arriva poi ai classici: il Lucca Summer Festival, roba vagamente da boomer con Bob Dylan, i Generation Sex, che vedono insieme Billy Idol e parte dei Sex Pistols, ma anche Chemical Brothers, Jamiroquai, Blur e un finalone con Robbie Williams; Ferrara Sotto le Stelle, quest’anno con Vasco Brondi e Arab Strap a tirare le fila della musica di qualità, arrivando al NoSound Festival di Servigliano, nel Fermano, che porta sotto i Sibillini buona parte del pop che conta oggi in Italia, da Luché a Sfera Ebbasta, passando per i rinati Articolo 31.
Poi ci sono le chicche come Porto Rubino che, per i pochi spettatori, va detto, regala perle inedite. Quest’anno in Salento saranno con Renzo Rubino, padrone di casa, Madame, Mahmood, Emma Nolde, ma anche Levante, Emma e Francesca Michielin, in una proposta minimale e decisamente originale. O La prima estate, che porta a Lido di Camaiore artisti quali Nas, una vera bomba, Bon Iver, Alt-J e il già citato Jamiroquai. Insomma, davvero ce n’è per tutti i gusti, anche perché ai sopracitati vanno aggiunti i Festival tematici, da quello Latino che da anni si tiene intorno al Forum di Assago a Umbria Jazz, invero poco vicina ai gusti dei puristi del genere, e via discorrendo. Non c’è porzione della nostra bella nazione che non sia in qualche modo coperta da almeno uno straccio di Festival, spesso con in cartellone i nomi di giro. Ovunque è possibile prendere parte a questa sorta di messa laica che prevede con artisti nei panni degli officianti, il pubblico in quello dei fedeli, e canzoni, spesso anche discutibili, a costruire una liturgia destinata a durare il tempo di una stagione. Il tutto a partire da quel Italia Loves Romagna in scena il 24 giugno all’Arena Campovolo, che un Festival di per sé non sarebbe, quanto più di un evento speciale con scopo benefico, ma con un cartellone talmente ampio e generoso – da Laura Pausini a Max Pezzali, passando per Zucchero, Ligabue, Blanco, Giorgia ed Emma – che non può che essere visto con lo stesso sguardo vagamente intorpidito di chi si prepara almeno mentalmente a passare una giornata sotto il sole ascoltando musica a palla in compagnia di qualche decina di migliaia di persone. Ci sarà poi tempo per tornare in piccoli club, un tempo avremmo detto fumosi. Che l’estate abbia davvero inizio, e ringraziamo Dio, quello vero, con tunica bianca e capelli e barba canuta, e non un qualche cantante di grido, per averci graziato da un ennesimo Jova Beach Party. Mica può piovere per sempre…