Nella puntata di Report di domenica 3 maggio, Sigfrido Ranucci è tornato sul caso della grazia a Nicole Minetti e sulle sue dichiarazioni a È sempre Cartabianca sul ministro Nordio, che avevano fatto scattare una lettera di richiamo dalla Rai. Ospite di Rete 4, il conduttore aveva infatti riportato una notizia non verificata (dettaglio specificato da lui stesso) sulla possibile presenza del Guardasigilli nella tenuta in Uruguay di Giuseppe Cipriani, compagno di Minetti. «Una nostra fonte avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay a marzo. Se fosse vero, è una notizia. Stiamo verificando», aveva detto. Pochi minuti dopo, il ministro Nordio era intervenuto telefonicamente per smentire la ricostruzione («i primi di marzo di quest’anno ero impegnato in campagna elettorale per il referendum») e nei giorni successivi ha anche pensato di avviare un’azione risarcitoria nei confronti di Ranucci per danno alla reputazione e all’immagine.
Ranucci: «Affronterò l’eventuale denuncia di Nordio mia spese»
Su questo punto non ci sono ancora stati sviluppi, ma intanto il giornalista ha riconosciuto l’eccesso a Report, difendendo tuttavia il suo operato: «Ora sicuramente sono caduto in un eccesso, mi cospargo il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa. Anche se ancora non mi è arrivata la lettera di contestazione, anticipata dall’Ansa, nella quale mi si annuncia la privazione della tutela legale da parte della Rai, sento il dovere di informarvi che, davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese».
L’Oms ha segnalato tre decessi collegati a una possibile epidemia di hantavirus, una malattia trasmessa all’uomo dai roditori, a bordo della nave da crociera Mv Hondius nell’Oceano Atlantico. Le vittime sono una coppia di coniugi di circa 70 anni e un’altra persona di cui non sono ancora note le generalità. Al momento solo un caso di hantavirus è stato confermato in laboratorio, mentre ci sono altri cinque casi sospetti. Delle sei persone colpite (tra cui le tre vittime), una è attualmente ricoverata in terapia intensiva in Sudafrica. Sono in corso discussioni per stabilire se le altre due persone verranno poste in isolamento in un ospedale di Capo Verde. La nave, battente bandiera olandese, era partita dall’Argentina circa tre settimane prima per una crociera che includeva visite in Antartide, alle Isole Falkland e altre tappe. La destinazione finale era prevista alle Canarie, in Spagna. La compagnia che gestisce la crociera ha dichiarato che il mezzo si trova ora al largo delle coste di Capo Verde e che le autorità locali stanno fornendo assistenza ma non hanno permesso a nessuno di sbarcare. Non è noto se l’infezione sia avvenuta a bordo della nave oppure prima di partire.
Cos’è l’hantavirus e come si trasmette
«Sebbene raro,l’hantavirus può essere trasmesso da persona a persona e causare gravi malattie respiratorie. Richiede un attento monitoraggio dei pazienti, un supporto adeguato e una gestione appropriata», ha indicato l’Oms. Si trasmette all’uomo attraverso roditori selvatici infetti, come topi o ratti, che eliminano il virus con la saliva, l’urina e le feci. Un morso, il contatto con questi roditori o con i loro escrementi, così come l’inalazione di polvere contaminata, possono causare l’infezione.
Marianna Madia lascia il Partito democratico per approdare da indipendente al gruppo parlamentare di Italia Viva. Il trasloco era nell’aria da mesi: tra gli esponenti del Pd più vicini a Matteo Renzi, difficilmente l’ex ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione sarebbe stata ricandidata nelle liste di Elly Schlein alle prossime politiche.
Marianna Madia e Matteo Renzi in una foto del 2017 (Ansa).
La lettera alla capogruppo dem Braga
Madia, che era stata ministra dal 2014 al 2018, scelta da Renzi e poi confermata da Paolo Gentiloni, ha comunicato la decisione in una lettera alla capogruppo dem Chiara Braga. «È ormai da qualche tempo che rifletto su quale sia, in un quadro politico in continua evoluzione, il modo migliore per interpretare il ruolo di deputato di opposizione che gli elettori ci hanno affidato e soprattutto per contribuire alla costruzione di un progetto di alternativa vincente e convincente al centrodestra», ha scritto Madia nella lettera, spiegando di essere «giunta alla conclusione» di potersi rendere «più utile svolgendo questo stesso lavoro in un’altra collocazione» e dicendosi certa che «il centrosinistra sarà più forte quando avrà ampliato la propria presenza nell’area politica, sociale e culturale che usiamo definire riformista». Da qui la scelta «difficile e sofferta» di spostarsi dal gruppo parlamentare del Pd, «in una logica non di rottura ma di continuità dell’impegno e delle idee» che ha «sempre coltivato». Madia, che nel 2018 è stata anche portavoce del Pd, alle primarie del 2023 per la segreteria dem aveva sostenuto Stefano Bonaccini, poi sconfitto da Schlein.
GameStop ha lanciato un’offerta da circa 56 miliardi di dollari in contanti e azioni per acquisire eBay. Lo ha annunciato l’amministratore delegato del rivenditore di videogiochi Ryan Cohen, spiegando al Wall Street Journal che l’obiettivo dell’operazione è rafforzare il posizionamento competitivo di eBay nei confronti di Amazon.
Punto vendita GameStop (Ansa).
L’operazione presenta criticità rilevanti
Cohen ha spiegato che la sua società ha presentato una proposta non vincolante di 125 dollari per azione, composta per metà da contanti e per metà da quote di GameStop. L’operazione, sottolinea il Wsj, presenta tuttavia criticità rilevanti: eBay vale circa 46 miliardi di dollari, mentre GameStop ha una capitalizzazione attorno ai 12 miliardi e circa 9 di liquidità. Cohen ha spiegato al giornale di aver già ottenuto un impegno per un prestito di circa 20 miliardi di dollari da TD Bank per la fusione.
Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti avvieranno, a partire da lunedì 4 maggio 2026, l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz. «Si tratta di un gesto umanitario compiuto per conto degli Stati Uniti, dei Paesi mediorientali e, in particolare, dell’Iran», ha scritto su Truth, ricordano che «molte di queste navi stanno esaurendo le scorte di cibo e di tutti gli altri beni essenziali per garantire agli equipaggi una permanenza a bordo in condizioni di salute e igiene adeguate». Il tycoon ha spiegato che «Paesi di tutto il mondo, che non sono in alcun modo coinvolti nel conflitto in Iran, ci hanno chiesto di aiutare a liberare le loro navi, rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz a causa di una vicenda con la quale non hanno assolutamente nulla a che fare». Di qui l’iniziativa per mettere in salvo i mezzi e i loro equipaggi fuori dallo Stretto.
La Marina Usa fornirà informazioni sulle migliori rotte per attraversare lo Stretto
In dettaglio, la Marina statunitense fornirà alle imbarcazioni mercantili informazioni sulle migliori rotte marittime dello stretto di Hormuz, in particolare per quanto riguarda le vie non minate dall’esercito iraniano. L’ha scritto Axios, citando due funzionari americani. Secondo il quotidiano statunitense, le navi non verranno necessariamente scortate dalla Marina Usa, che starà nelle vicinanze nel caso in cui fosse necessario impedire all’esercito iraniano di attaccare i mercantili che attraversano lo stretto. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale (Imo), fino a 20 mila marittimi sono rimasti bloccati su circa 2 mila navi nello stretto di Hormuz dall’inizio della guerra. Il Centcom ha precisato che si tratta di una missione difensiva e che il supporto militare includerà cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15 mila militari.
L’Iran minaccia ritorsioni
L’Iran ha avvisato che «qualsiasi interferenza americana nello Stretto di Hormuz sarà considerata una violazione del cessate il fuoco». L’ha detto Ebrahim Azizi, capo della commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano. «Avvertiamo che qualsiasi forza armata straniera, in particolare l’esercito americano invasore, se intende avvicinarsi e entrare nello stretto di Hormuz, sarà soggetta ad attacco», ha aggiunto il comandante del quartier generale centrale iraniano di Hazrat Khatam al-Anbiya, riportato dall’agenzia Tasnim.
La miccia l’ha accesa, come spesso è accaduto in passato, Matteo Salvini, che, parlando coi suoi parlamentari, è stato perentorio sulla necessità di modificare l’attuale legge elettorale, il Rosatellum. La linea sarebbe quella condivisa con Giorgia Meloni: ovvero il passaggio a un sistema proporzionale con premio di maggioranza assegnato a livello nazionale e l’eliminazione dei collegi uninominali. Il modello, frutto di un accordo di maggioranza, è confluito in una proposta di legge attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali alla Camera (le audizioni sono iniziate il 28 aprile).
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
I sospetti della Lega su Forza Italia e Tajani
La nuova legge si chiama Stabilicum, proprio perché dovrebbe identificare un vincitore chiaro e portare stabilità. Il nome lo hanno indicato gli sherpa di Forza Italia, partito ora finito nel mirino dei leghisti. L’idea che circolava negli uffici del gruppo Lega a Montecitorio, alimentata dallo stesso Salvini, è che gli azzurri si stiano tirando indietro. Da quando i Berlusconi hanno imposto i cambiamenti nel partito a lungo richiesti e ignorati da Antonio Tajani, gli ex lumbard non si fidano più degli alleati. E credono che all’interno di FI prevalgano le forze che lavorano per, o quantomeno sperano in, un pareggio alle prossime Politiche, in modo da dar vita a un governo di larghe intese.
Antonio Tajani (Imagoeconomica).
L’eventualità è stata smentita categoricamente, per quanto vale, dal portavoce di FI, Raffaele Nevi, molto vicino a Tajani. «Nessuno che vuole bene all’Italia può volere il pareggio alle elezioni perché questo porterebbe solo instabilità e difficoltà a poter affermare i propri programmi», ha scandito. «Forza Italia in particolare, essendo la forza che ha fondato il centrodestra, tiene particolarmente alla coalizione che stiamo sempre più contaminando con le nostre idee liberali. Dobbiamo solo pensare a vincere e la legge elettorale che abbiamo proposto per noi va benissimo. Suggerirei a tutti di pensare ai problemi della gente e non passare il tempo a parlare male degli alleati», ha attaccato Nevi. Quindi, la linea di FI, almeno per ora, è: avanti con la modifica della legge elettorale.
Raffaele Nevi (Imagoeconomica).
Le spaccature nella Lega sull’asse Nord-Sud
E allora cosa sta succedendo davvero? Sbaglia la Lega a pensar male? E perché mai deve pensare male? Da una parte, Salvini parla ai suoi. Nel partito si sono ingrossate le file di coloro che vorrebbero andare al voto con la legge elettorale in vigore. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, nel partito domina il pessimismo. Se andiamo avanti così, è il ragionamento, alle Politiche perderemo di sicuro; e allora è meglio tentare il pareggio che consegnare il grande premio di maggioranza alle sinistre. Da non sottovalutare poi le lotte interne: gran parte dei dirigenti leghisti del Nord è attaccata ai collegi uninominali come se fossero feudi, e pensa anche di poterli usare per ‘disfarsi’ degli ingombranti esponenti del Sud (leggi Claudio Durigon& Co) che si sono ormai presi il controllo del partito.
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
A chi fa comodo la narrazione di una Forza Italia a trazione Marina?
Ma la narrazione di una FI controllata da Marina che tiferebbe per il pareggio non ha pervaso solo gli ambienti leghisti. È ormai il leitmotiv post referendum in tutti gli ambienti romani che contano. Che sia vero o no, non si parla d’altro. Viene usata come trama, chiave di lettura di ogni fatto politico rilevante. Ed è così che – in base a questa narrazione – la grazia a Nicole Minetti viene letta come un’apertura di Sergio Mattarella ai Berlusconi e a un loro sostegno a un eventuale esecutivo di larghe intese. Così come ogni mossa di Carlo Calenda viene scrutata con attenzione. Qualche giorno fa il leader di Azione ha detto che se il centrosinistra avesse candidato premier Silvia Salis, avrebbe aperto un dialogo con la coalizione. Anche se poi subito dopo ha frenato bruscamente chiudendo a ogni possibilità di alleanza con il campo largo; e in molti lo hanno letto come un segnale verso l’auspicato pareggio che rende il «centro decisivo per dettare l’agenda». La verità è che qualcuno, tra gli azzurri, vede queste voci come frutto di un tentativo messo in campo da una parte del partito per “stressare” i rapporti tra Meloni e i Berlusconi. Riacquistare spazio e credibilità spargendo zizzania e aumentando la diffidenza della premier nei confronti di Marina e Pier Silvio.
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
La road map a ostacoli dello Stabilicum
In attesa di capire meglio, la strada della nuova legge elettorale l’ha indicata al momento il presidente della prima commissione, Nazario Pagano, anche lui di FI. Al momento l’obiettivo è l’approvazione in prima lettura alla Camera prima della pausa estiva per poi inviare la proposta di legge al Senato, a settembre. Tra settembre e ottobre si avrà anche un quadro più chiaro dei sondaggi e delle prospettive economiche della legge di bilancio. Sono mesi cerchiati di rosso nel calendario di Palazzo Chigi. Il 3 settembre, infatti, il governo Meloni potrebbe superare il Berlusconi II e diventare il più duraturo della storia repubblicana. Superato il record, cui Meloni è così affezionata, se le cose non dovessero andare bene, la nuova legge potrebbe essere bloccata al Senato o modificata e inviata nuovamente alla Camera. Oppure subire un’accelerazione. Ma è ormai una strada, quest’ultima, in cui sembrano credere solo Meloni e FdI. Con lei restano, nella Lega, Salvini; e, in Forza Italia, Tajani.
A poco meno di due mesi dall’Assemblea elettiva federale del 22 giugno e in vista dell’ultimo giorno per la presentazione delle candidature alla carica di presidente della Figc, Giovanni Malagò dopo quello della Lega Serie Aincassa anche il sostegno dell’Associazione Italiana Calciatori e dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio. «È la persona in grado di rispondere alle tante sfide del presente e soprattutto del futuro», si legge in una nota in cui viene evidenziato che, nel corso degli incontri e dei confronti delle ultime settimane, «sono emerse importanti convergenze sui principali punti programmatici quali il Club Italia, la Sostenibilità e le Riforme, il Progetto tecnico-sportivo e il Calcio Femminile; una visione di politica sportiva che offre ampie garanzie in questa delicata e importante stagione federale nella quale ragionare di sistema è la sola strada da percorrere». All’Assemblea del 22 giugno le due componenti avranno assieme un peso del 30 per cento (20 per cento l’Aic e 10 per cento l’Aiac), che si aggiunge al 18 per cento della Lega Serie A (solo il presidente laziale Claudio Lotito fa ancora muro). Malagò, a questo punto, sfiora la maggioranza: per essere eletti occorre il 50 per cento più uno dei voti validi.
Simest, società del Gruppo Cdp, ha inaugurato il nuovo ufficio di Torino, rafforzando ulteriormente la propria presenza sul territorio e il supporto alle imprese italiane nei processi di crescita e internazionalizzazione. Alla cerimonia di apertura ha preso parte il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, nell’ambito delle tappe di avvicinamento alla Conferenza nazionale dell’export 2026 in corso nel capoluogo piemontese. Presenti all’evento il presidente di Simest Vittorio de Pedys e l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo, insieme al presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, alla vicesindaca di Torino Michela Favara e a rappresentanti del mondo istituzionale, confindustriale e imprenditoriale. L’apertura del nuovo presidio torinese rappresenta un passo concreto nella strategia di Simest volta a consolidare la propria vicinanza alle imprese, sostenendone lo sviluppo economico per creare impatto sulla comunità locale, promuovendo la competitività del sistema produttivo italiano sui mercati internazionali.
De Pedys: «Radicamento sui territori leva strategica per valorizzare le eccellenze locali»
«L’inaugurazione dell’ufficio di Torino rappresenta un ulteriore passo nel percorso di rafforzamento del nostro accompagnamento, grazie anche alla vicinanza dei territori, con l’obiettivo di consolidare un modello operativo sempre più di partner strategico», ha dichiarato il presidente Vittorio De Pedys. «Il radicamento sui territori non è solo una scelta organizzativa, ma una leva strategica per intercettare bisogni, valorizzare le eccellenze produttive locali e sostenere in modo mirato e duraturo la crescita dell’export italiano. In questo senso, Torino e il Nord-Ovest costituiscono un contesto particolarmente dinamico e ricco di potenziale».
Corradini D’Arienzo: «Presidio per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento»
«Con l’apertura del nuovo ufficio, Simest rafforza concretamente il proprio supporto al tessuto imprenditoriale, con un’attenzione particolare alle pmi, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo», ha aggiunto l’amministratore delegato Regina Corradini D’Arienzo. «La sede di Torino sarà un presidio operativo strategico per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, pensato per garantire prossimità, ascolto e rapidità di intervento. Vogliamo accompagnare le imprese lungo tutto il percorso di internazionalizzazione, offrendo ancor prima degli strumenti finanziari, competenze specialistiche e affiancamento anche per far crescere le comunità locali. Il nostro impegno è rendere questi percorsi sempre più accessibili, efficaci e di valore di lungo termine, contribuendo alla crescita sostenibile del Paese all’interno del Sistema Italia, con la regia della Farnesina, e in coordinamento con Cdp, Sace, Ice e le associazioni imprenditoriali».
Alta tensione sull’asse Washington-Berlino. Dopo aver minacciato di ridurre la presenza militare americana in Germaniaa seguito delle dichiarazioni di Friedrich Merz, che aveva parlato di un’Europa in sofferenza per il blocco dello stretto di Hormuz e di un Donald Trump «umiliato dalla leadership iraniana» nei negoziati, nonché di una totale mancanza di strategia nel conflitto, il tycoon ha attaccato pesantemente il cancelliere tedesco su Truth.
Il post di Trump contro Merz.
Trump contro Merz: cosa ha scritto su Truth
«Dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia e Ucraina (dove si è dimostrato totalmente inefficace!) e a risanare il suo Paese in rovina, soprattutto in materia di immigrazione e energia, e meno tempo a interferire con coloro che si stanno adoperando per eliminare la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il mondo, Germania compresa, un luogo più sicuro!». Questo il post di Trump su Truth.
Via libera di Camera e Senato alla risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica. A Montecitorio, dove il testo era stato messo in votazione circa un’ora prima, i voti a favore sono stati 180, i contrari 97 e 4 gli astenuti. A Palazzo Madama il semaforo verde è arrivato con 96 sì e 60 no, senza alcuna astensione. Con il voto a favore della risoluzione della maggioranza sono stati preclusi i testi presentati dalle opposizioni.
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).
Giorgetti: «Ho validato io la risoluzione, testo condiviso»
«Ho validato io il testo della risoluzione, quindi si può dire che è stato condiviso». Lo ha detto a margine del voto sulle risoluzioni sul Dfp in Senato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo ai cronisti che gli avevano chiesto se la modifica apportata al testo, con la richiesta di interlocuzioni con l’Unione europea per attivare le clausole di salvaguardia, fosse appunto condivisa oppure no.
Il ministero della Giustizia ha rinnovato il 41 bis nei confronti dell’anarchico Alfredo Cospito, detenuto nel carcere di Cagliari. Il provvedimento era atteso entro il 4 maggio ed è stato notificato giovedì 30 aprile al difensore Flavio Rossi Albertini.
Come da attese, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha mantenuto fermi i tassi di interesse: nel dettaglio, quelli sui depositi presso Francoforte resta al 2 per cento (raggiunto a giugno del 2025); quelli sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15 per cento; quelli sui prestiti marginali al 2,40 per cento.
Aumentano i rischi per inflazione e crescita
L’istituto presieduto da Christine Lagarde sottolinea però che i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita economica si sono intensificati. «Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia», si legge in una nota. «Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto. Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia».
La politica monetaria per stabilizzare l’inflazione
Il Consiglio direttivo si è impegnato a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine, spiegando di «essere tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza». Come evidenzia la nota, «le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa». E poi: «Le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi».
Ampia partecipazione e grande interesse hanno caratterizzato il convegno dedicato all’intelligenza artificiale che si è svolto martedì 28 aprile a Ugento. L’iniziativa, promossa dalla Confraternita San Giuseppe e Santi Medici, ha richiamato cittadini, studenti e professionisti, confermando la centralità del tema nel dibattito contemporaneo e nella vita quotidiana. Fin dall’apertura dei lavori è emersa con forza la linea guida dell’incontro: la necessità di comprendere l’intelligenza artificiale per non subirne passivamente gli effetti. Un messaggio che ha fatto da filo conduttore agli interventi, tutti orientati a fornire strumenti di lettura critica di una trasformazione ormai in atto.
Opportunità e criticità legate all’IA al centro degli interventi
Ad aprire il confronto è stato Salvatore Chiga, che ha evidenziato come l’IA non rappresenti più uno scenario futuro, ma una realtà già operativa, capace di incidere profondamente sui modelli produttivi e sull’organizzazione del lavoro. A seguire, mons. Vito Angiuli ha proposto una riflessione etica, sottolineando l’importanza di mantenere al centro la persona e la tutela dei diritti in un contesto sempre più guidato da sistemi algoritmici. Particolarmente atteso l’intervento del giornalista Paolo Liguori, che ha posto l’attenzione sulle trasformazioni dell’informazione nell’era digitale. Al centro del suo contributo il tema della disinformazione, alimentata dalla crescente diffusione di contenuti generati automaticamente e da meccanismi di personalizzazione che influenzano l’accesso alle notizie. Su questa linea si è inserito Francesco Apicella, founder di Evolution Group, che ha illustrato opportunità e criticità legate all’uso dei dati, soffermandosi in particolare sul fenomeno del bias algoritmico. A concludere la sessione degli interventi è stato Emanuele Callioni, direttore generale di Evolution Group, che ha offerto uno sguardo sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nei settori culturale e turistico. Dalla digitalizzazione degli archivi alla creazione di esperienze su misura per i visitatori, la tecnologia è stata indicata come una leva strategica per la valorizzazione del territorio.
Servono nuove competenze e più flessibilità
Spazio anche al tema del lavoro, con un’analisi delle trasformazioni in corso. L’automazione, è stato evidenziato, non sostituisce il lavoro umano ma ne modifica profondamente le caratteristiche, rendendo indispensabile l’acquisizione di nuove competenze e una maggiore flessibilità. In questo contesto, i giovani emergono come protagonisti della transizione digitale, chiamati a sviluppare capacità trasversali e spirito critico. Il convegno si è concluso con una consapevolezza condivisa: l’intelligenza artificiale è già parte integrante della realtà e richiede attenzione, responsabilità e partecipazione attiva. Ugento ha risposto con interesse, dimostrando quanto sia urgente e necessario un confronto aperto su questi temi.
La Rai ha inviato a Sigfrido Ranucci una lettera di richiamo per le sue dichiarazioni riguardo al ministro della Giustizia Carlo Nordio rese durante la puntata di È sempre Cartabianca (Rete 4) di martedì 28 aprile 2026. L’azienda contesta al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata, come da lui stesso ammesso, una testimonianza secondo la quale il Guardasigilli sarebbe stato ospite del ranch di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti, in Uruguay. Un’ipotesi smentita nel corso della puntata dallo stesso ministro che, chiamando in studio ha ribattuto: «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato lì. I miei spostamenti sono tutti documentati, era una missione ufficiale di tre giorni in Argentina e in Uruguay uno o due anni fa. C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico». Secondo la Rai, inoltre, Ranucci era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente. L’azienda non intende offrire copertura legale, come invece normalmente fa per le inchieste che vanno in onda su Report, qualora il ministro Nordio dovesse intraprendere un’iniziativa legale nei suoi confronti.
«L’oracolo è tornato», hanno sussurrato a Mediaset vedendo che nella scaletta del programma di Rete 4 Realpolitik c’era un collegamento con l’ex presidente della Rai, e ora eurodeputata del Partito democratico, Lucia Annunziata. Ai tempi di Viale Mazzini, la giornalista cresciuta nella redazione de il manifesto si era guadagnata tra i corridoi del settimo piano un soprannome curioso sulle sue presunte doti “divinatorie”, diciamo così, anche se forse lei non se n’è mai accorta. Fatto sta che il conduttore Tommaso Labate ha fatto parlare a lungo “donna Lucia”, sull’universo mondo, permettendole di lanciare un duro affondo sul caso che riguarda la grazia a Nicole Minetti. Mentre Labate ripeteva all’infinito le lodi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamato nel 2022 da tutte le forze politiche, tranne Fratelli d’Italia, a restare al Quirinale per un secondo mandato, Annunziata ha scagliato un sasso gigantesco nello stagno di Realpolitik. L’eurodeputata ha sostenuto che «la macchina del Quirinale» dopo tanti anni va «ritarata», perché c’è gente che sta lì da tanti anni e forse non è più attenta come fino a poco tempo fa. Insomma, c’è un senso di stanchezza che andrebbe rimosso, cambiando qualche casella.
Un affondo che salva, ovviamente, il capo dello Stato, ma mette nel mirino qualcuno che lavora al fianco di Mattarella. Tanto che nei palazzi della politica, il giorno dopo, le domande si accavallano: «Ma Lucia Annunziata ce l’aveva con il potentissimo Ugo Zampetti, segretario generale della presidenza della Repubblica? O nel suo mirino ci sono altri personaggi che ormai da 11 anni lavorano al Colle nello staff presidenziale?». A proposito, vi ricordate il caso Garofani, il consigliere ex Pd pizzicato in una chiacchierata in cui sembrava tramare contro Giorgia Meloni? Anche in quella circostanza i fedelissimi di Mattarella finirono nel mirino e si parlò di teste che rischiavano di rotolare…
Mattarella alla Piaggio prova a dimenticare le polemiche
Anticipando la festa dei lavoratori in programma il primo maggio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha in agenda, giovedì 30 aprile, una visita a Pontedera, allo stabilimento della Piaggio. In particolare, il viaggio riguarda il reparto principale dedicato all’assemblaggio finale degli scooter, quella Vespa che nel 2026 compie 80 anni. E la catena di montaggio è un reparto con un «alto coinvolgimento della manodopera», sottolineano dall’azienda, in stretto collegamento con i reparti verniciatura e assemblaggio. In programma c’è anche la visita al Museo Piaggio, il più grande a tema motociclistico d’Italia: nell’auditorium avrà inizio la cerimonia, con il presidente dell’Unione Industriale Pisana, Andrea Madonna, e poi il “padrone di casa” Matteo Colaninno, presidente esecutivo di Piaggio, assieme a Pamela Vanni in rappresentanza dei lavoratori Piaggio, e a Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali. Poi l’intervento del capo dello Stato.
Il presidente Sergio Mattarella saluta le operaie e gli operai della Piaggio, a Pontedera.
Donnet a Roma parlerà del risiko bancario?
Al Senato il 30 aprile è atteso un personaggio centrale nel mondo dell’economia e della finanza: la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo ha in programma l’audizione di Philippe Donnet, amministratore delegato di Assicurazioni Generali. A Palazzo Madama la curiosità è notevole, anche perché si attendono domande sulla scalata bancaria, fallita, di Francesco Gaetano Caltagirone: per ora è prevista la registrazione integrale della seduta, a meno che qualche componente non si metta a chiedere di “secretare” certi momenti dell’audizione, per non rendere pubbliche informazioni che possono terremotare il mercato borsistico…
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto le celebrazioni della Festa del Lavoro 2026 con una visita allo stabilimento Piaggio di Pontedera, uno dei simboli della creatività e dell’operosità italiana. La scelta di celebrare il 1° maggio nei luoghi rappresentativi del lavoro in Italia si inserisce in una consuetudine ormai consolidata, avviata dallo stesso presidente a Reggio Emilia nel 2023 e proseguita a Cosenza nel 2024 e a Latina nel 2025. «C’è una piaga che non accenna a sanarsi, proseguono notizie di lavoratori che perdono la vita sul lavoro. La sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo. Si tratta di un tributo inaccettabile», ha dichiarato il capo dello Stato.
«Occorre colmare il divario di genere»
«Per produttività e capacità di innovazione si registra in Europa un deficit competitivo. Occorre eliminare al più presto le barriere che ancora impediscono una compiuta unione dei nostri mercati interni», ha aggiunto Mattarella, evidenziando che «è tempo di visione e non di misure di corto respiro» e «bisogna orientare gli investimenti nei settori più strategici e con il maggiore potenziale di crescita». Poi un focus sul divario di genere: «L’occupazione femminile in Italia è cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato. Tuttavia resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni».
L’Amministrazione Trump sta invitando altri Paesi ad aderire a una nuova coalizione internazionale che – nei piani – consentirà il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita alcune fonti vicine alla Casa Bianca. L’iniziativa, chiamata Maritime Freedom Construct (Mfc) e messa a punto congiuntamente dal Dipartimento di Stato e dal Pentagono, è stata delineata in una circolare interna inviata alle ambasciate statunitensi, che incarica i diplomatici Usa di persuadere i governi stranieri.
Cosa c’è scritto nella circolare interna del Dipartimento di Stato
Il Maritime Freedom Construct «costituisce un primo passo fondamentale per la creazione di un’architettura di sicurezza marittima post-conflitto per il Medio Oriente», si legge nel documento, che parla della necessità di «garantire la sicurezza energetica a lungo termine, proteggere le infrastrutture marittime critiche e mantenere i diritti e le libertà di navigazione nelle rotte marittime vitali». Secondo quanto riportato nella circolare, la componente dell’iniziativa guidata dal Dipartimento di Stato fungerebbe da centro diplomatico tra i Paesi partner e l’industria marittima, mentre quella del Pentagono, operante dal quartier generale del Centcom in Florida, coordinerebbe il traffico marittimo in tempo reale e comunicherebbe direttamente con le navi che transitano nello Stretto di Hormuz.
«Il Maritime Freedom Construct integrerà altre task force per la sicurezza marittima, comprese le iniziative guidate da Regno Unito e Francia», si legge poi nella circolare. La nuova coalizione prevede che i partecipanti si scambino informazioni, coordinino gli sforzi diplomatici e applichino le sanzioni nei confronti dell’Iran. Nel documento c’è inoltre l’invito ai partecipanti a specificare se desiderano diventare «partner diplomatico e/o militare», anche se l’iniziativa non è stata concepita come una coalizione militare: «Accogliamo con favore ogni livello di coinvolgimento e non ci aspettiamo che il vostro Paese sposti risorse e mezzi navali dalle strutture e organizzazioni marittime regionali esistenti». Il Maritime Freedom Construct, precisa infine il documento, è distinto dalla campagna di massima pressione del presidente e dai negoziati in corso». Un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha confermato il piano, spiegando che si tratta di «una delle tante risorse diplomatiche e politiche a disposizione del presidente».
Sky e Warner Bros Discovery hanno siglato un accordo che rinnova la partnership tra i due gruppi, riportando così su Sky un ampio numero di canali e contenuti del gruppo Wbd. L’intesa prevede infatti il ritorno di 10 canali in chiaro – Nove, Discovery, Real Time, Dmax, Giallo, Food Network, Hgtv, Discovery Turbo, K2 e Frisbee – sui decoder Sky Q, My Sky, Sky Stream e su Sky Glass, aggiungendosi ai canali kids Cartoon Network e Boomerang e alle news di Cnn International.
L’accordo prevede alcune prime visioni in esclusiva
L’offerta cinema di Sky e Now includerà poi un’ampia selezione di film Warner Bros, tra recenti blockbuster e titoli cult, che si aggiungono al vasto catalogo di Sky Cinema. L’accordo prevede alcune prime visioni in esclusiva, fra cui Primavera con Tecla Insolia (candidata come miglior attrice protagonista ai David di Donatello) e Idoli con Claudio Santamaria, e grandi film come Una battaglia dopo l’altra, trionfatore agli Oscar di quest’anno, il nuovo Superman dell’Universo Dc, Weapons e Cime tempestose, tiitoli che saranno disponibili su Sky Cinema e Now a partire dal 2027.
L’app discovery+ torna su Sky
Dal 14 maggio, inoltre, l’app discovery+ sarà di nuovo su Sky Q, Sky Stream e Sky Glass. I clienti Sky già abbonati a discovery+ o che vorranno abbonarsi potranno accedere all’app, in modo semplice e diretto dal telecomando Sky, e vedere i contenuti discovery+ Originals e quelli sportivi di Eurosport, tra cui il Roland Garros di tennis, il ciclismo con Giro d’Italia, Tour de France e La Vuelta, gli sport invernali, i motori con Le Mans e Formula E e il golf del PGA Tour.
Sono stati individuati dai carabinieri e denunciati per lesioni e percosse quattro militanti di estrema destra ritenuti responsabili di aver aggredito un 33enne sorpreso a staccare a Milano alcuni manifesti riguardanti la commemorazione del 51esimo anniversario della morte di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1975 da alcuni aderenti alla sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia Operaia.
Saluti romani al termine del corteo dell’ultradestra milanese per Ramelli (Ansa).
L’aggressione si è verificata nella zona di via Aselli, dove era prevista la partenza della parata in onore di Ramelli. L’uomo colpito con calci e pugni era stato poi trasportato in codice verde in ospedale con ferite lievi. «Uno che va a strappare i manifesti di Ramelli già è grave, che lo faccia il giorno in cui è stato ammazzato… È stato picchiato perché ha voluto andarsele a prendere», aveva commentato il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato.
Stephen Hickey è stato nominato ambasciatorebritannico presso la Repubblica italiana e ambasciatore non residente presso la Repubblica di San Marino. Lo ha reso noto il Foreign, commonwealth and development office. Hickey, che assumerà l’incarico da giugno 2026, succede a Lord Llewellyn, che ricoprirà il ruolo di direttore politico dell’Ufficio degli Esteri, del Commonwealth e dello Sviluppo (Fcdo) e direttore generale per gli Affari politici. In passato Hickey è stato ambasciatore britannico a Baghdad dal 2019 al 2021, ambasciatore e coordinatore politico presso la missione del Regno Unito alle Nazioni Unite a New York, vice capo missione al Cairo, consigliere politico a Pretoria, capo della missione britannica a Bengasi e vice capo missione a Damasco. Nel corso della carriera ha inoltre ricoperto incarichi al Foreign Office su Iran, Medio Oriente e rapporti con l’Unione europea.