Il grottesco Gianni Infantino, gaffeur di professione che ridicolizza la Fifa
Se mille vi sembrano abbastanza. Toccato dalle polemiche sul costo indecente dei biglietti per assistere alle partite del Mondiale di Canada-Messico-Usa 2026, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, si è inventato la classica pezza peggiore del buco. È stato stabilito che, per ogni partita del torneo, verranno messi a disposizione mille ingressi da 60 dollari. Praticamente siamo ai biglietti di cittadinanza: 500 per ciascuna delle tifoserie nazionali coinvolte. Una quota che non arriva al 2 per cento della capienza degli stadi toccati dalla manifestazione. Sul modo in cui questi ticket verranno messi sul mercato nulla si sa, per il momento. Si prevede uno spettacolo simile a quello dei click day. E sarà anche da capire se i fortunati saranno inseriti in un settore dello stadio a sé. Una specie di riserva indiana, a rischio di essere percepita dagli altri spettatori come il simbolo di un welfarismo cieco e parassitario.
Situazioni strane e folli. Tipiche della Fifa di Infantino. Un’istituzione ridisegnata dal suo presidente a propria immagine e somiglianza, come se si trattasse di un feudo personale. Tanto da autorizzare a ribattezzarla Fifantino. È uno stato delle cose che già così è sgradevolissimo. Diventa anche grottesco se si guarda al talento da gaffeur del presidente. Che non si capisce se ci è o ci fa, ma che certamente spende una formidabile faccia di bronzo anche quando la cosa migliore sarebbe andare a nascondersi. Invece lui va avanti come se nulla fosse, come se non gli avessero inserito il chip dell’imbarazzo.
Servile coi potenti: Putin, Trump, bin Salman…
Mister Fifantino ama gli autocrati. È stato chiaro fin dall’inizio del suo mandato, è stato confermato dal modo in cui si è mosso negli anni più recenti. Da Vladimir Putin alla famiglia Al Thani del Qatar, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman al presidente statunitense Donald Trump, è ricca la galleria dei capi di Stato e di governo che gestiscono il potere al di fuori di ogni logica democratica. Ciò che per il capo del calcio mondiale non è un problema. Anzi, capita che egli si spenda per legittimare regimi che sul piano dei diritti umani e delle libertà civili lasciano molto a desiderare.
La conferenza diventata uno dei punti più bassi nella storia della Fifa
La sua conferenza stampa alla vigilia dell’apertura del Mondiale 2022 in Qatar rimane uno dei punti politicamente ed eticamente più bassi nella storia della Fifa. Quel giorno Infantino accusò l’Europa di ipocrisia e si nominò garante dell’emirato. Ciò che successivamente avrebbe fatto rispetto alla candidatura mondiale dell’Arabia Saudita, nella corsa all’edizione 2034. Ma è con Trump che si è toccato il fondo.
La farsa del premio Fifa per la pace
Nei confronti del presidente degli Usa il capo del calcio mondiale assume un atteggiamento scodinzolante. Nonché ampiamente munifico. All’inquilino della Casa Bianca è stato donato l’originale della coppa assegnata alla vincitrice della prima edizione del Mondiale Fifa per club (il Chelsea, che si è dovuto accontentare di una copia). E allo stesso Trump è stato conferito un improbabile premio Fifa per la pace, durante la cerimonia per il sorteggio dei gironi di fase finale del Mondiale. Questa cialtronata è valsa a Infantino una denuncia da parte di FairSquare, organizzazione che si occupa di difesa dei diritti umani. Ma nessun problema: a giudicare Infantino sarà il comitato etico della stessa Fifa. Una farsa, l’ennesima.

Il siparietto scadente con IShowSpeed
La sua voglia di essere sempre sulla scena non conosce limiti, né trascura i canali più attuali di diffusione. Attivissimo su Instagram, dove celebra le nuove soglie di follower raggiunti manco fosse Rita De Crescenzo, Infantino non si è fatto mancare nemmeno una diretta streaming con Darren Jason Watkins Jr., meglio noto come IShowSpeed, youtuber e influencer statunitense che di recente ha orientato i suoi interessi verso il calcio. Nelle settimane che hanno preceduto il Mondiale Fifa per club (giugno-luglio 2025) è andato in diretta un desolante duetto nello studio dello streamer, col trofeo della competizione (quello originale, finito poi nelle mani di Trump) piazzato alle spalle dei due.
Nella parte finale dello streaming, IShowSpeed ha voluto cimentarsi in una capriola da fermo, giusto per rimarcare quale fosse l’atmosfera da mediocre circo. Provocando una vibrazione del pavimento che per poco non ha fatto cadere il trofeo. Un vero peccato che non sia successo, ché tanto al suo legittimo vincitore sarebbe toccata comunque una copia.
La tremenda uscita sul Memoriale del Genocidio ruandese
Purtroppo per lui, Infantino è così. Pare che le figure penose se le vada a cercare. Ne rimediò una terrificante in Ruanda, quando nel 2023 si è guadagnato l’ultima rielezione, in ordine di tempo, a capo della Fifa. Il ritorno nel Paese dell’Africa orientale gli aveva richiamato alla mente i giorni del 2016, quando si lanciava per la prima volta nella corsa elettorale per prendersi la poltrona più alta del calcio internazionale. E rievocando quei giorni, aveva raccontato che, in un momento d’incertezza sull’opportunità di continuare nella corsa elettorale, una visita al Memoriale del Genocidio ruandese lo aveva spinto a dire a se stesso: «Chi sono io per arrendermi? Questo Paese ha tanto sofferto e si è risollevato».
Questa associazione di idee, rimasta misteriosa a chiunque, lo avrebbe convinto a insistere nella corsa. E le polemiche seguite a una dichiarazione tanto irriguardosa e sballata lo hanno costretto a un tentativo di spiegazione che si è risolto in una supercazzola.

Gli scivoloni su Pelé e i diritti salariali delle donne
E come dimenticare i selfie con la salma di Pelé sullo sfondo? E ancora, le sue dichiarazioni sulla prospettiva che si realizzi nel calcio una condizione di parità (a partire dai livelli salariali) fra uomini e donne, rilasciate alla vigilia della finale del Mondiale femminile 2023: «Fate la battaglia giusta, spingete la porta e convincete noi uomini». Perché invece lui, da capo del calcio mondiale, a prendere l’iniziativa non ci pensa proprio.
Le scuse per i guanti bianchi fatti indossare a Scaloni
Si è fatta anche una gran confusione sui guanti bianchi indossati da Lionel Scaloni, commissario tecnico dell’Argentina, per portare la Coppa del Mondo sul palco del sorteggio mondiale. In un primo momento si era creduto fosse un obbligo imposto dal cerimoniale Fifa, ma in seguito sono state diffuse interpretazioni alternative. A ogni modo, Infantino si è sentito in dovere di scusarsi. Almeno questa volta.

Quando l’episodio è avvenuto, da pochi giorni Infantino aveva ricevuto l’annuncio che per lui è pronto il decreto per la concessione della cittadinanza libanese. Sarebbe il terzo passaporto, dopo quello svizzero e quello italiano.
Il fatto che abbia sposato una cittadina del Paese dei Cedri non è in relazione; tanto più che, per la legislazione libanese sulla cittadinanza, le mogli libanesi non possono trasmettere la cittadinanza ai mariti stranieri, a differenza di quanto avviene ai mariti libanesi con le mogli straniere. Il motivo per cui il presidente libanese Joseph Aoun ha concesso la cittadinanza a Infantino non è noto. Ha provveduto comunque il presidente della federcalcio libanese, Hachem Haidar, a illustrare una coincidenza: la Fifa si appresta a finanziare la costruzione di uno stadio da 30 mila posti a Beirut. Così vanno le cose nel magico mondo di Fifantino.































