La normalizzazione dell’anomalia: il declino (inesorabile?) della politica
Normale. Già la parola è alquanto in disuso. Ma se associamo Paese, ovvero un Paese normale, dobbiamo fare un salto indietro di 30 anni, quando Massimo D’Alema ufficializzò in un saggio la sua passione, quasi un copyright, per quell’espressione che tenne banco politico per qualche anno. Giusto il tempo (1998-2000) dell’ascesa a Palazzo Chigi di un comunista (vero), per la prima volta nella storia della Repubblica italiana. Ma soprattutto del ritorno del berlusconismo, dopo la parentesi prodiana, che dimostrò con solare evidenza che l’Italia non era e non poteva essere un «Paese normale». Men che mai diventarlo.

Da 30 anni in Italia tiene banco l’eccezionalità
Se scorriamo velocemente l’album della politica italiana vediamo infatti come a tenere banco dagli Anni 90 sia stata quasi sempre l’eccezionalità e non la normalità. Un’eccezionalità fatta da macchiette piuttosto che da composti uomini di Stato. Non c’è quasi più memoria dello scalcinato partito di Antonio Di Pietro, Italia dei Valori (IDV), con la pattuglia dei senatori Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, e Sergio De Gregorio, “comprato” dal Cavaliere per fare saltare il governo Prodi. Ma anche l’abolizione per decreto della povertà, nella famosa apparizione del vicepremier M5s Luigi Di Maio dal balcone di Palazzo Chigi nel 2018, è un bel reperto di Paese andato a male.
Per non parlare dell’altro vicepremier, Matteo Salvini, in costume e mojito in mano mentre si improvvisa dj al Papeete di Milano Marittima.

Le lacrime di Elsa Fornero riassumono l’ultimo ventennio politico
L’immagine di sintesi più appropriata dell’ultimo ventennio di politica nazionale è la ministra del governo Monti, Elsa Fornero, che annuncia la sua legge sulle pensioni piangendo. D’altra parte continua a essere da pianto, cioè disperata, la ricerca o anche solo l’evocazione di un «Paese normale». Perché come nel Gioco dell’oca si va, si fa, si gira ma alla fine si ritorna sempre al punto di partenza. Del resto i mali italiani (bassa crescita, giustizia lenta, debito pubblico elevato come l’evasione fiscale) sono sempre gli stessi da 30 anni e sul simbolo di Forza Italia figura ancora la scritta ‘Berlusconi Presidente’: forse il primo e unico caso in cui un leader, anche da morto, continua a essere un attore politico attivo.

La normalizzazione globale dell’estremismo di destra
Credo che il tragico e il ridicolo, perché diversamente sulla scena politica si vedrebbero altre persone e si farebbero altri discorsi, siano un dato di realtà, peraltro non esclusivo dell’Italia. Personaggi pittoreschi come Nigel Farage, capace però di fare grandi danni come la Brexit, o addirittura anti-sistema come Donald Trump sono accomunati ad autocrati vecchi e narcisi come Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan e sovranisti di nuova generazione che ormai non si vergognano più di essere definiti neo-nazisti. Accade in Olanda e in Danimarca, ma soprattutto in Germania dove un’idea che si riteneva giustamente morta per sempre sembra risorgere. Lo denunciano i media tedeschi. Una sintesi è offerta dalla piattaforma di terza missione universitaria Stroncature e c’è una recente e ampia inchiesta di European Correspondent che illumina una realtà molto preoccupante, per chi crede nella democrazia e nella società aperta. The extreme is normal now è il titolo di un resoconto che mostra, con fatti e dati, come nel 2025 l’estremismo di destra abbia permeato la vita quotidiana in una misura mai vista dai tempi del nazismo.

Lo spettro del nazismo torna a inquietare la Germania
Questo veloce sommario ne offre un’efficace quadro: febbraio, Dresda. Una settimana prima delle elezioni federali circa 2.500 neonazisti , quasi il triplo rispetto l’anno precedente, marciano per celebrare l’80esimo anniversario del bombardamento della città da parte degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Maggio, Gelsenkirchen: la città annulla il Pride per problemi di sicurezza, in un clima più ampio di ostilità dell’estrema destra verso gli eventi LGBTQ+. Novembre, Halle: Seitenwechsel, la prima fiera del libro di estrema destra, richiama migliaia di visitatori. Nel 2025, l’estremismo di destra è entrato a far parte della politica tedesca. Alternative für Deutschland è il secondo partito più grande del parlamento tedesco. Ma anche al di là della politica, la retorica e il simbolismo dell’estremismo di destra continuano a invadere strade, scuole e vita pubblica. Quest’anno il Bundesverband Mobile Beratung (BMB), un’organizzazione di team di consulenza contro l’estremismo di destra e la discriminazione, ha registrato un numero record di richieste. La maggior parte proviene dal settore dell’istruzione. Le scuole hanno segnalato bambini che cantano canzoni dell’era nazista, fanno il saluto nazista e disegnano svastiche. Ma il dato ben più preoccupante è che altri partiti hanno abbandonato il “firewall”, termine usato per riferirsi al principio informale di non cooperazione con l’estrema destra in Germania. Il BMB osserva come la Große Koalition guidata dalla Cdu del cancelliere Friedrich Merz e della quale fanno parte i socialdemocratici, stia normalizzando le narrazioni dell’estrema destra, trattando sempre più l’AfD «come qualsiasi altro partito di opposizione».

Segnalare il rischio che la storia si ripeta serve a scongiurarlo
Disgraziatamente anche in Italia la normalizzazione dell’anormale è all’ordine del giorno. Uno strisciante neo fascismo assume nuove connotazioni che concorrono a mimetizzarlo e a renderlo meno spaventoso e quasi protettivo (sovranismo, anti-globalismo, no-vax) e si fa strada in un’opinione pubblica moralmente infiacchita e impaurita. In un simile contesto, il riflesso autoritario e d’ordine è già scattato da tempo. Ora segnalare che la situazione attuale è molto simile a quella che fra le due guerre mondiali nel secolo scorso portò in Europa l’ascesa dei regimi totalitari non equivale a sostenere che la storia sia destinata a ripetersi tale e quale. Ma considerarlo un rischio molto reale e incombente è l’unico modo per scongiurarlo. È urgente tuttavia che la politica e i politici rientrino in una normalità di comportamenti che da 30 anni è da tutti evocata ma quasi da nessuno praticata. Il Paese normale invocato da D’Alema continua a essere un espediente retorico. Un fantasma. È infatti Un Paese anormale – altro titolo di un saggio d’annata (1999) di Maurizio Costanzo – quello che ha continuato a crescere e svilupparsi, incurante d’ogni denuncia e d’ogni annunciata riforma. La sola cosa che è cambiata sensibilmente e in peggio è il clima politico, insieme con la qualità etica, le competenza e la credibilità dei vari leader e leaderini. Di sinistra ma soprattutto di destra.

Non ci resta che rimpiangere la destra liberale che fu
La speranza è l’ultima a morire. Ma visto che The extreme is normal now è molto difficile pensare che vi siano a breve realistiche alternative alla semplificazione del discorso pubblico, dominato dalla logica dell’intrattenimento e dalla polarizzazione. Un Paese normale, dove la scomparsa dei leader-social s’accompagni a quella dei cittadini-follower sembra sempre più lontano. Forse Non ci resta che piangere per evocare un altro reperto d’annata (il film di Roberto Benigni e Massimo Troisi del 1984). E rimpiangere la destra italiana degli Anni 70: padronale e classista, però saldamente antifascista e liberale. Aveva il volto quasi arcigno di Giovanni Malagodi e Ugo La Malfa rispettivamente segretari del Pli e Pri. Due leader politici che non ridevano nemmeno davanti al fotografo. Altri tempi si dirà: vero. Però come si può non rimpiangerli?







