L’escalation delle tensioni regionali tra Yemen, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita ha portato alla cancellazione di tutti i voli in partenza dall’isola di Socotra, data la chiusura dello spazio aereo. Risultano al momento bloccati sull’isola – considerata una delle più belle al mondo – circa 650 turisti, tra cui un centinaio di italiani. La situazione a Socotra è comunque tranquilla. Quanto accaduto rappresenta un déjà-vu: a maggio del 2024 erano rimasti a terra 15 italiani.
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha replicato alle dichiarazioni di Donald Trump, che lo aveva invitato a «guardarsi le spalle» dopo l’operazione militare condotta a Caracas e culminata con la cattura di Nicolás Maduro. Petro, tra i primi leader dell’area a intervenire pubblicamente dopo l’azione in Venezuela, ha affidato la sua risposta a un messaggio pubblicato su X, nel quale ha respinto le accuse rivoltegli: «Sostiene io sia un narcotrafficante e che possegga fabbriche di cocaina», ha scritto il capo dello Stato colombiano, precisando di «non essere mai stato citato in alcuna indagine giudiziaria legata al traffico di droga».
Petro: «I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi»
Il presidente ha poi ribadito la posizione del suo governo, affermando che «respinge l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina» e sollecitando una soluzione basata sul confronto pacifico. «I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi in pace», ha aggiunto. In un ulteriore intervento sui social, Petro ha invitato alla mobilitazione popolare: «Tutto il popolo venezuelano, colombiano e latinoamericano deve scendere in piazza. La sovranità nazionale è sovranità popolare». Il presidente ha inoltre spiegato di voler chiarire il senso delle parole del leader americano, dichiarando di voler «verificato se le parole di Trump in inglese si traducono come dice la stampa nazionale» e annunciando che «risponderà loro una volta capito cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump».
L’entrata in vigore delle misure fiscali previste dalla manovra dal primo gennaio ha prodotto un ribaltamento nei listini dei carburanti: il gasolio è tornato a costare più della benzina, evento che non si verificava da tre anni. Secondo i dati diffusi da Staffetta Quotidiana, il prezzo medio nazionale del diesel ha raggiunto 1,666 euro al litro, superando quello della benzina ferma a 1,650 euro. Un sorpasso che mancava dal 9 febbraio 2023, periodo successivo alla fase più critica della crisi energetica innescata dall’invasione russa dell’Ucraina. La riduzione dell’accisa sulla benzina ha inoltre spinto il prezzo della verde al livello più basso dal 19 dicembre 2022, mentre l’aumento parallelo della tassazione sul gasolio ha inciso in senso opposto.
Una stazione di rifornimento (Imagoeconomica).
Dall’inizio dell’anno, segnala ancora Staffetta Quotidiana, sui listini si è sommato anche l’incremento del costo di miscelazione dei biocarburanti, legato all’innalzamento della quota obbligatoria, con un aggravio stimato tra 1,5 e 2 centesimi al litro. Questo aumento è stato bilanciato dalla flessione delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati tra la fine del 2025 e i primi giorni del nuovo anno, anch’essa compresa tra 1,5 e 2 centesimi, senza però riflessi al ribasso sui prezzi alla pompa. L’allineamento delle accise — ridotte di 4,05 centesimi al litro sulla benzina e aumentate dello stesso importo sul gasolio fino a 67,26 centesimi — è stato motivato dal fatto che il precedente vantaggio fiscale sul diesel era considerato un «sussidio dannoso dell’ambiente». Con questo intervento l’Italia registra ora l’accisa sul gasolio più elevata d’Europa, mentre sulla benzina scende dal terzo all’ottavo posto, dietro Francia e Irlanda e davanti alla Germania.
I dieci cittadini francesi finiti a processo per aver diffuso online la teoria secondo cui Brigitte Macron sarebbe un uomo, e dunque accusati di cyberbullismo a sfondo sessista, sono stati tutti ritenuti colpevoli: il tribunale di Parigi ha inflitto agli imputati condanne fino a otto mesi di carcere, con sospensione condizionale della pena. Tra gli elementi contestati anche i post che accusavano la premiere dame di pedofilia, vista la differenza di 24 anni di età con il marito Emmanuel.
Donald Trump ha colto di sorpresa l’opposizione venezuelana liquidando pubblicamente la possibilità che María Corina Machado possa guidare il Paese dopo la cattura di Nicolás Maduro. Interpellato sul ruolo futuro della leader antichavista, Trump ha detto che «sarebbe molto difficile» vederla come presidente del Venezuela, sostenendo che non abbia «supporto né rispetto nel Paese». Una motivazione poco chiara non solo perché Machado è la figura centrale dell’opposizione venezuelana, ma anche perché la stessa amministrazione Trump ha riconosciuto la vittoria alle presidenziali del 2024 di Edmundo González Urrutia, il candidato che la leader ha sostenuto dopo essere stata esclusa da un’interdizione imposta dal regime chavista.
Maria Corina Machado (Ansa).
Ma come spesso capita con Trump, dietro il suo voltafaccia ci sarebbe una motivazione personale. Il presidente sarebbe rimasto infastidito dalla scelta della leader di accettare il premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che Trump considera suo. Persone vicine alla Casa Bianca, citate dal Washington Post, hanno descritto quella scelta come un «peccato imperdonabile» agli occhi di Trump, nonostante Machado gli abbia successivamente dedicato il premio. «Se l’avesse rifiutato e avesse detto: ‘Non posso accettarlo perché è di Donald Trump’, oggi sarebbe la presidente del Venezuela», ha detto una fonte al quotidiano.
Il piano degli Stati Uniti per il Venezuela è poco chiaro
Dopo la cattura di Maduro, le forze armate venezuelane hanno riconosciuto Delcy Rodríguez, già vicepresidente, come presidente ad interim. Rodríguez ha definito l’operazione statunitense un «rapimento», parlando di aggressione imperialista, ma per Washington il suo futuro politico dipenderà dalla disponibilità ad accettare le richieste americane. L’amministrazione Trump sostiene di non voler avviare un’occupazione militare prolungata, ma di «dirigere la traiettoria» del Paese, il tutto mentre gli esperti di diritto internazionale giudicano come illegali le manovre della Casa Bianca, avvenute, per altro, senza l’approvazione del Congresso americano né del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegato che la pressione passerà soprattutto dal controllo del settore petrolifero e dalle sanzioni, con l’obiettivo dichiarato di fermare narcotraffico, migrazioni e la presenza di Cina, Russia e Iran. Nel frattempo, navi e aerei statunitensi restano schierati nei Caraibi come forma di deterrenza, mentre l’opposizione, nonostante la vittoria elettorale riconosciuta dagli stessi Stati Uniti, resta ai margini della gestione del dopo-Maduro.
Annuncio a sorpresa di Novak Djokovic, che lascia la Professional Tennis Players Association, sindacato dei tennisti che lui stesso aveva fondato nel 2019 assieme al collega Vasek Pospisil. «Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di abbandonare completamente la PTPA. Questa decisione è frutto di continue preoccupazioni in merito a trasparenza, governance e al modo in cui la mia voce e la mia immagine sono state rappresentate». Parlando di «capitolo chiuso», il fuoriclasse serbo ha poi scritto: «Sono orgoglioso della visione che Vasek e io abbiamo condiviso quando abbiamo fondato la PTPA, ovvero dare ai giocatori una voce più forte e indipendente, ma è ormai chiaro che i miei valori e il mio approccio non sono più in linea con l’attuale direzione dell’organizzazione».
After careful consideration, I have decided to step away completely from the Professional Tennis Players Association. This decision comes after ongoing concerns regarding transparency, governance, and the way my voice and image have been represented.
A marzo, la PTPA ha intentato una class action contro Atp e Wta, Federazione Internazionale Tennis e International Tennis Integrity Agency, accusando le organizzazioni di «abuso sistematico, pratiche anticoncorrenziali e palese disprezzo per il benessere dei giocatori». Successivamente erano state chiamate in causa anche le organizzazioni dei tornei del Grande Slam. Djokovic, che non figurava tra i firmatari, aveva spiegato di non essere d’accordo su tutti i temi affrontati, rinnovando comunque il proprio sostegno alla causa. A distanza di mesi, invece, ecco la rottura.
Il presidente cinese Xi Jinping è intervenuto dopo l’attacco Usa in Venezuelae l’arresto del presidente Nicolas Maduro. Le parole di Xi sono state pronunciate a Pechino nel corso di un incontro con il primo ministro irlandese Micheál Martin, in visita ufficiale in Cina fino all’8 gennaio, come riportato dal South China Morning Post. Nel suo intervento, il leader cinese ha affermato che «Il mondo oggi sta attraversando cambiamenti e turbolenze mai visti da un secolo, con atti unilaterali di egemonia che minano gravemente l’ordine internazionale», sottolineando che tutti «devono rispettare i percorsi di sviluppo scelti indipendentemente dai popoli degli altri Paesi e attenersi al diritto internazionale, nonché agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite». Xi ha infine rimarcato che «Le grandi potenze devono dare il buon esempio».
Il ministero degli Esteri di Pechino: «I nostri interessi in Venezuela protetti dalla legge»
Sul dossier venezuelano è intervenuto anche il ministero degli Esteri di Pechino, che ha assicurato come gli interessi cinesi nel Paese sudamericano «saranno protetti dalla legge», con riferimento alle consistenti esportazioni di petrolio verso la Cina, dopo il blitz statunitense. Nel briefing quotidiano, il portavoce Lin Jian ha ribadito l’opposizione di Pechino «all’uso della forza nelle relazioni internazionali», giudicando l’azione americana potenzialmente destabilizzante per la pace in America Latina. Lin ha inoltre espresso il sostegno della Cina alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu dedicata alla crisi venezuelana e ha rinnovato la richiesta agli Stati Uniti di un «immediato rilascio» del presidente arrestato. Il portavoce ha ricordato che la Cina mantiene contatti e cooperazione con il governo di Caracas e ha assicurato che, indipendentemente dagli sviluppi internazionali, Pechino continuerà a coltivare buone relazioni con i Paesi dell’America Latina, precisando infine che non risultano segnalazioni di cittadini cinesi coinvolti nell’operazione militare statunitense.
Due persone hanno perso la vita a Kyiv in seguito a un attacco notturno condotto dalle forze russe, come comunicato dalle autorità della capitale ucraina dopo l’allarme lanciato dall’esercito e dal sindaco sulla minaccia missilistica estesa a tutto il Paese. Nella stessa notte, secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha impiegato nove missili balistici e 165 droni, tra cui circa un centinaio di Shahed partiti da Millerovo, Kursk, Shatalovo e Orel. Le difese aeree di Kyiv delle altre regioni sono riuscite ad abbattere 137 velivoli senza pilota.
Trump: «Non credo che Kyiv abbia colpito la residenza di Putin»
Dell’offensiva aerea sulla città ha parlato anche il sindaco della capitale Vitali Klitschko, che durante la notte ha avvertito la popolazione attraverso Telegram: «Le forze di difesa aerea stanno operando nella capitale. Rimanete nei rifugi antiaerei!». Intanto Donald Trump, rispondendo ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha espresso scetticismo sull’ipotesi che l’Ucraina abbia colpito la residenza del presidente russo Vladimir Putin, dichiarando: «Non credo che quell’attacco sia avvenuto». Trump ha aggiunto che «nessuno sapeva in quel momento» se le informazioni diffuse fossero attendibili, dopo che Mosca aveva attribuito a Kyiv la responsabilità dell’episodio.
È morto a 88 anni Pier Francesco Guarguaglini, ex amministratore delegato e presidente di Finmeccanica (oggi Leonardo), che aveva guidato dal 2002 al 2011. Lo ha annunciato il ministro della Difesa Guido Crosetto su X, definendolo «un uomo di intelligenza straordinaria e di visione». Nel corso della sua lunga carriera, oltre che amministratore e presidente dell’azienda pubblica attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, Guarguaglini era stato anche direttore generale delle Officine Galileo, ceo di Oto Melara e Breda Meccanica Bresciana, presidente di Alenia Marconi Systems e ad di Fincantieri.
Poco fa Pier Francesco Guarguaglini, straordinario manager di Stato, l’uomo che ha reso grande Finmeccanica, l’attuale Leonardo, ha lasciato questo mondo ed i suoi cari. Era un uomo di intelligenza straordinaria e di visione. Era un amico. Ci mancherà. Che la terra ti sia lieve,… pic.twitter.com/ZipXu3ZaTD
Dopo l’aggressione al Venezuela che sabato ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, Donald Trump è tornato a minacciare la Groenlandia. Il presidente americano ha ribadito che Washington «ha assolutamente bisogno» del territorio artico, rilanciando una linea che negli ultimi mesi ha già messo sotto pressione i rapporti con la Danimarca e con le autorità groenlandesi. Parlando a bordo dell’Air Force One, ha detto: «Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non sarà in grado di farlo». Nei mesi scorsi Trump non aveva escluso l’uso della forza: «Non dico che lo farò, ma non escludo nulla. Abbiamo molto bisogno della Groenlandia». Immediata la replica della premier danese, Mette Frederiksen: «Gli Stati Uniti non hanno alcun diritto di annettere nessuno dei tre Paesi del Regno di Danimarca».
Mette Frederiksen (Ansa).
Trump minaccia anche Colombia, Messico e Cuba
Trump ha esteso le minacce anche ad altri Paesi dell’America Latina. Parlando della Colombia, ha detto: «Stanno inviando cocaina negli Stati Uniti. Quindi deve guardarsi le spalle». Alla domanda su una possibile operazione statunitense, ha risposto: «Mi sembra una buona idea». Sul presidente Gustavo Petro, a dicembre Trump aveva dichiarato che il Paese è «governato da un uomo malato», aggiungendo che «non lo farà ancora a lungo». Petro ha replicato ribadendo che «pace, rispetto del diritto internazionale e protezione della vita devono prevalere». Su l’Avana Trump ha affermato: «Penso che Cuba sarà qualcosa di cui finiremo per parlare, perché è una nazione in fallimento». Sul Messico, ha detto che i cartelli stanno gestendo il Paese al posto della presidente Claudia Sheinbaum: «Le ho chiesto numerose volte se vuole che togliamo i cartelli. “No, no, no, signor Presidente, no, no, no, per favore”. Quindi dobbiamo fare qualcosa».
Trump sulle proteste in Iran: «Colpiremo se iniziano a uccidere persone»
La settimana scorsa Trump aveva minacciato anche di intervenire in Iran nel caso in cui il regime porti avanti la repressione violenta delle proteste di questi giorni. Teheran aveva replicato avvertendo che qualsiasi ingerenza avrebbe delle conseguenze. Sabato Trump ha ribadito: «Stiamo monitorando la situazione molto attentamente. Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti». Secondo le associazioni per i diritti umani, scrive Reuters, al momento sono state uccise almeno 16 persone.
Gli Stati Uniti potrebbero avere un supertestimone nel processo contro l’ormai ex presidente venezuelano Nicolas Maduroe la moglie Cilia Flores, accusati di cospirazione per narcoterrorismo, associazione a delinquere per importazione di cocaina e possesso di armi automatiche e dispositivi esplosivi contro gli Usa. Come riporta Newsweek, si tratta dell’ex capo dell’intelligence militare venezuelana Hugo Armando Carvajal Barrios.
Chi è Hugo Carvajal Barrios
Classe 1960 e soprannominato “El Pollo”, è stato un fedelissimo di Hugo Chavez, che lo pose alla guida dei servizi segreti, veste in cui secondo gli inquirenti Usa avrebbe partecipato al trasferimento di 5,5 tonnellate di cocaina in direzione Stati Uniti. Con la morte di Chavez nel 2013, Carvajal Barrios si buttò in politica, inizialmente come deputato pro-Maduro. Poi nel 2019 il passaggio all’opposizione, considerato un tradimento dal presidente che lo costrinse a fuggire all’estero. Raggiunto da un mandato di cattura spiccato dal Dipartimento di Giustizia americano, ‘El Pollo’ è stato arrestato in Spagna e poi estradato negli Usa, dove è finito a processo. Hugo Armando Carvajal Barrios si è dichiarato colpevole di reati che prevedono l’ergastolo, analoghi a quelli contestati a Maduro. Ma non è ancora stato condannato: la pena sospesa sarebbe un segno che i procuratori hanno intenzione di farlo testimoniare prima di decidere il suo destino.
Il peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, in carcere per l’aggressione di un’altra ragazza ma indagato per l’omicidio di Aurora Livoli, trovata senza vita la mattina del 29 dicembre in un cortile di via Paruta a Milano, era stato già espulso due volte dall’Italia perché ritenuto pericoloso: secondo quanto riportato da Adnkronos, il 57enne ha precedenti penali per rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina.
La prima espulsione, avvenuta nel 2019
Entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, Velazco era diventato irregolare dal 4 agosto del 2019, essendosi trattenuto oltre i termini consentiti. Da qui il primo provvedimento di espulsione, eseguito con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera due giorni dopo. Nello stesso anno è stato arrestato e condotto in carcere a Pavia per aver violentato una ragazza per strada a Milano. Altri precedenti per abusi sessuali sono risalgono al 2024 e al 2025, ma l’uomo è finito in carcere solo per il primo episodio.
Il rientro in Italia e la seconda espulsione
Tornando alla prima espulsione, dopo il no del questore per motivi di pericolosità sociale al rilascio del permesso di soggiorno, Velazco – aveva fatto domanda in qualità di fratello di una cittadina italiana – è stato arrestato il 25 marzo del 2024. Questo perché era rientrato in Italia prima che fossero decorsi cinque anni dall’esecuzione dell’espulsione. Ecco quindi il secondo analogo provvedimento. Non è stato però possibile procedere al rimpatrio di Velazco: il suo passaporto risultava infatti scaduto il 2 maggio del 2022. A quel punto era stata richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr, almeno fino al lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Ma il posto è stato successivamente rifiutato a causa dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, a causa di una patologia delle vie urinarie. A quel punto nei confronti di Velazco è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, che evidentemente è stato disatteso.
L’Italia sta lavorando alla liberazione degli italiani detenuti in Iran, dove sono in corso proteste represse nel sangue dal regime, e anche alla scarcerazione del cooperante Alberto Trentini, che da oltre un anno si trova nella prigione El Rodeo di Caracas, in Venezuela, senza che nei suoi confronti sia stata formalizzata alcuna accusa. Lo ha detto al Tg2 il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Sto seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione, abbiamo invitato i nostri connazionali alla massima prudenza», ha detto il titolare della Farnesina riferendosi all’Iran. Quanto al Venezuela, Tajani ha dichiarato di sperare che «con il cambio di regimee con l’andata via di Nicolas Maduro si possa riuscire a riportare a casa» i cittadini italiani. «Abbiamo italiani detenuti in Venezuela, a cominciare da Trentini. Ma con lui ce ne sono un’altra dozzina, quindi anche quello è un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo», ha assicurato il ministro. Tra i connazionali incarcerati in Venezuela c’è anche Biagio Pilieri, italo-venezuelano leader della formazione politica Convergencia.
Il 2 gennaio Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire in caso di repressione violenta delle proteste che si stanno tenendo in Iran contro il carovita e il deterioramento della situazione economica. Ebbene, secondo Iran International, media d’opposizione al regime degli ayatollah con base a Londra, almeno 15 manifestanti sono stati uccisi durante gli ultimi sette giorni di proteste nella Repubblica Islamica, che si sono estese a 174 località in tutto il Paese. Alle vittime civili si deve aggiungere la morte di un membro delle forze di sicurezza. Sarebbero almeno 44 le persone colpite e ferite da proiettili veri o da pistole a pallini sparati dalle forze iraniane durante le manifestazioni.
È stato completato il riconoscimento delle sei vittime italiane della strage di Crans-Montana. Lo ha reso noto l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Ai quattro precedentemente identificati (Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini e Chiara Costanzo) si sono aggiunti Sofia Prosperi e Riccardo Minghetti. Avevano tra 15 e 16 anni. Le salme saranno trasportate in Italia con un volo di Stato. La notizia è stata poi confermata Antonio Tajani. Quanto ai feriti, ha spiegato il ministro degli Esteri, «stanno per essere tutti accompagnati in Italia, ttre al Niguarda di Milano e una a Torino».
Dopo l’operazione statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, fino al 3 febbraio Starlink fornirà servizi di banda larga gratuiti ai cittadini del Venezuela. In un post su X, l’account del servizio di Internet satellitare a banda larga ad alta velocità di SpaceX (e dunque di Elon Musk), che usa una costellazione di migliaia di piccoli satelliti in orbita bassa, ha promesso «connettività continua» al Paese sudamericano, notoriamente alle prese con la censura online: basti pensare che il governo di Maduro, nel recente passato, ha bloccato Facebook, YouTube, Instagram e altre piattaforme.
Starlink is providing free broadband service to the people of Venezuela through February 3, ensuring continued connectivity.
L’attacco su Caracas e la conseguente cattura di Nicolas Maduro sono state azioni legali, dal punto di vista del diritto internazionale? È quanto si stanno chiedendo in molti dalle prime ore del 3 gennaio. Nel corso dei mesi, dopo le minacce di Donald Trump di possibili azioni di terra in Venezuela, giuristi e parlamentari americani avevano messo in dubbio la base legale di missioni extraterritoriali senza chiari mandati: per l’operazione del 3 gennaio Trump ha fatto ricorso all’Authorization for Use of Military Force.
Cosa è l’Authorization for Use of Military Force sfruttata da Trump
L’Authorization for Use of Military Force, approvata dopo l’attacco alle Torri Gemelle, è una legge che sostanzialmente dà il via libera al presidente a urgenti azioni antiterrorismo, senza bisogno del semaforo verde del Congresso. In base al War Powers Act del 1973, infatti, l’amministrazione che intraprende atti militari deve notificare al Congresso entro 48 ore e ritirare le truppe dopo 60 giorni se non c’è autorizzazione. Trump ha potuto ricorrere all’Authorization for Use of Military Force classificando le gang del narcotraffico come organizzazioni terroristiche straniere, cosa che ha permesso di “creare” uno stato di guerra con il Venezuela.
Il parere del giurista: «Gravissima violazione del diritto internazionale»
Secondo il giurista Gabriele Della Morte, professore ordinario di diritto Internazionale alla Cattolica di Milano, il blitz delle forze Usa «rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale, in una delle sue espressioni più cogenti: il divieto di aggressione». Intervistato dall’Ansa, Della Morte ha spiegato che adesso «occorrerà ora valutare la reazione degli Stati e delle organizzazioni internazionali, a partire dall’Onu e dalla Ue, per verificare se un nuovo assetto normativo sul tema dell’uso della forza è in via di definizione» e che, «nel compiere questa delicata valutazione, occorrerà sempre tenere ben presente la distinzione tra validità ed efficacia della norma». Se una norma non è rispettata, ha sottolineato, «ciò non comporta necessariamente che non sia valida». Giorgia Meloni, esprimendo la posizione dell’Italia, ha dichiarato che «il governo reputa legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
Nel corso dell’Angelus, papa Leone XIV ha parlato anche della situazione in Venezuela. «Seguo gli sviluppi con animo colmo di preoccupazione», ha detto il pontefice. «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione». Rivolgendosi ai fedeli in piazza San Pietro, Leone XIV ha poi detto che bisogna rispettare «i diritti umani e civili di ognuno e di tutti» e lavorare «per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione di stabilità e di concordia con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».
Dopo Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini e Achille Barosi, è la 16enne Chiara Costanzo è la quarta vittima italiana identificata della strage di Capodanno a Crans-Montana. Il padre già nella giornata del 3 gennaio aveva comunicato alla stampa la certezza della morte della figlia. Sale così a 25 il numero delle vittime dell’incendio identificate dalla polizia svizzera. Restano due i dispersi italiani ancora da identificare.
Dopo la cattura da parte degli Usa di Nicolas Maduro, la Corte Suprema di Caracas ha ordinato alla sua vice Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, stabilendo che «eserciti in qualità di responsabile tutte le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione». I giudici della Corte Suprema non hanno ancora dichiarato Maduro definitivamente decaduto: ciò avrebbe comportato l’indizione di elezioni anticipate entro 30 giorni. Rodríguez, scrive il New York Times citando fonti vicine alla Casa Bianca, avrebbe impressionato i funzionari di Donald Trump grazie alla sua gestione dell’industria petrolifera, cruciale per il Venezuela.