Yemen, il leader separatista è fuggito negli Emirati Arabi Uniti

Aidaros al-Zubaidi, leader dei separatisti yemeniti estromesso dall’esecutivo con l’accusa di «alto tradimento», è fuggito negli Emirati Arabi Uniti. Lo riferisce la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, descrivendo nei dettagli la rocambolesca fuga di Al-Zubaidi, iniziato in barca da Aden verso il porto di Berbera, in Somaliland, e proseguita poi su un aereo che ha fatto scalo a Mogadiscio (Somalia) «sotto la supervisione di ufficiali emiratini», per poi atterrare in un aeroporto militare di Abu Dhabi. Al-Zubaidi, capo del Consiglio di Transizione Meridionale, nella serata del 7 gennaio avrebbe dovuto recarsi nella capitale saudita Riad per colloqui volti a porre fine al conflitto nello Yemen.

Lodo Mondadori, la decisione della Cedu

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto sui punti centrali i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e da Fininvest in relazione alla lunga vicenda giudiziaria del «lodo Mondadori». Le decisioni di Strasburgo hanno stabilito che nei procedimenti italiani non vi è stata violazione né del principio di presunzione di innocenza dell’ex presidente del Consiglio, né del diritto a un equo processo per la società del gruppo, così come non è stato leso il diritto alla proprietà privata in riferimento alle somme riconosciute alla Cir di Carlo De Benedetti. L’unico profilo accolto riguarda la mancata motivazione della Corte di Cassazione sulla condanna alle spese processuali, quantificate in circa 900 mila euro.

Il legale di Fininvest: «Non è stata colta la fondatezza dei nostri ricorsi»

L’avvocato Andrea Saccucci di Fininvest: «Prendiamo atto della deludente decisione della Cedu, che non ha minimamente colto la forza e la fondatezza dei punti fondamentali dei nostri ricorsi. Restiamo profondamente convinti di tutte le nostre valutazioni, a partire dal fatto che Silvio Berlusconi in Italia è stato vittima di una grave ed evidentissima violazione del fondamentale principio della presunzione d’innocenza, in quanto le sentenze italiane che in sede civile hanno deciso il risarcimento alla Cir hanno affermato fosse colpevole, mentre in sede penale era stato prosciolto già in udienza preliminare». Il legale ha inoltre sottolineato che «Non è un caso che la decisione della Corte sul punto non sia stata unanime e che un giudice del collegio abbia espresso un’opinione dissenziente», ribadendo la posizione della società sul fronte risarcitorio: «Quanto alla Fininvest, restiamo convinti, in base alle regole consolidate della legge italiana, che le pretese di Cir al risarcimento non fossero in alcuna misura ammissibili. Ci riserviamo ogni più approfondita valutazione della sentenza anche ai fini di un ricorso dinanzi alla Grande Camera della Corte».

L’iter processuale nel corso degli anni

Per il resto, la Cedu ha ritenuto conforme ai parametri europei l’esito della causa civile che, attraverso tre gradi di giudizio tra il 2009 e il 2013, aveva condannato Fininvest a versare complessivamente circa 560 milioni di euro, tra capitale, interessi e spese, alla Cir, allora editrice di Repubblica. Il risarcimento era stato riconosciuto per i danni derivanti dalla corruzione giudiziaria che nel 1991 aveva inciso sull’esito dello scontro tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, all’epoca la principale casa editrice italiana. In particolare, il 24 gennaio 1991 la Corte d’Appello civile di Roma, con una sentenza redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò il cosiddetto «lodo Mondadori», ossia la decisione arbitrale del 1988 che aveva inizialmente dato ragione a De Benedetti nella controversia sugli accordi con la famiglia Formenton. Successivamente, però, le indagini dei pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo e una serie di sette processi penali celebrati tra il 1996 e il 2007 accertarono in via definitiva che l’annullamento del lodo era stato ottenuto tramite corruzione. In cambio della sentenza del 1991, l’avvocato Cesare Previti, insieme ai legali Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, fece recapitare al giudice Metta 400 milioni di lire in contanti, provenienti da fondi Fininvest trasferiti su conti esteri. Per la corruzione in atti giudiziari, le sentenze definitive del 13 luglio 2007 condannarono Metta a 2 anni e 9 mesi di reclusione e Previti a 18 mesi, pene aggiuntive rispetto a quelle già inflitte nel procedimento Imi-Sir.

Dal clima ai migranti: Trump ritira gli Usa da 66 organizzazioni internazionali

Nella serata di mercoledì 7 gennaio Donald Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il trattato, sottoscritto nel 1992 a Rio de Janeiro da 197 Paesi e dall’Unione europea, costituisce il riferimento giuridico per tutti i negoziati multilaterali sul contenimento del riscaldamento globale e ha rappresentato il primo riconoscimento formale, a livello mondiale, della necessità di ridurre le emissioni di gas serra.

Sono 66 organizzazioni al quale la Casa Bianca ha sospeso il sostegno

Il passo indietro sul clima rientra in una scelta più ampia che riguarda il rapporto di Washington con la cooperazione internazionale. Con un messaggio diffuso sui propri canali social, Trump ha reso nota la firma di un memorandum presidenziale che sospende il sostegno statunitense a 66 organizzazioni, agenzie e commissioni internazionali, 31 delle quali riconducibili al sistema delle Nazioni Unite. L’elenco, pubblicato sul sito ufficiale della Casa Bianca dopo una revisione interna su partecipazione e finanziamenti, comprende numerosi organismi attivi su clima, lavoro e migranti, ambiti che l’Amministrazione ha classificato come legati a politiche di diversità e iniziative definite «woke». Tra le strutture coinvolte figurano anche enti non direttamente collegati all’Onu, come il Partnership for Atlantic Cooperation, l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance e il Global Counterterrorism Forum.

Rubio: «Enti dominati da ideologie progressiste distaccate dagli interessi nazionali»

Tra i nomi presenti nella lista compaiono inoltre l’Ipcc, principale organismo scientifico delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l’International Renewable Energy Association e l’International Union for Conservation of Nature, oltre a realtà come il Carbon Free Energy Compact, l’Università delle Nazioni Unite, l’International Tropical Timber Organization e altri organismi tecnici e culturali. A motivare la scelta è stato il Segretario di Stato Marco Rubio, secondo cui «Ciò che è iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una vasta architettura di governance globale, spesso dominata da un’ideologia progressista e distaccata dagli interessi nazionali». Il ritiro dall’Unfccc rappresenta l’ultimo atto di un percorso che negli anni ha già portato gli Stati Uniti a sospendere o ridurre il sostegno a enti come l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unrwa, il Consiglio Onu per i diritti umani e l’Unesco.

Raid russi a Dnipropetrovsk, più di un milione di famiglie senza acqua e luce

Più di un milione di famiglie nella regione di Dnipropetrovsk, nell’Ucraina centrale, sono rimaste senza elettricità, acqua e riscaldamento dopo gli attacchi russi che nella notte hanno colpito le infrastrutture energetiche in diverse oblast’. Lo ha reso noto Oleksii Kuleba, vicepremier e ministro dello Sviluppo Comunitario e Territoriale ucraino, spiegando che «i lavori di riparazione sono in corso». Secondo quanto riportato dall’esercito di Kyiv, la Russia ha attaccato nelle regioni di Dnipropetrovsk, Kherson e Zaporizhzhia con missili e 97 droni, di cui 77 sono stati abbattuti dalle forze di difesa aerea. Almeno tre persone sono rimaste uccise e sette ferite. Nel mirino anche Kryvyj Rih, città natale di Volodymyr Zelensky, su cui i russi hanno lanciato uno dei più grandi attacchi combinati dall’inizio della guerra.

Barista ucciso nel Veneziano, c’è un fermo

Svolta nelle indagini sull’uccisione di Sergiu Tarna, il barista 25enni rinvenuto senza vita il 31 dicembre in un’area agricola della Malcontenta di Mira, nel territorio veneziano. Nella mattinata dell’8 gennaio, i carabinieri hanno eseguito un fermo: secondo quanto riportato da Gazzettino, il Corriere del Veneto e la Nuova Venezia, la persona sospettata sarebbe un agente della polizia locale di Venezia.  Il ritrovamento del corpo risale alla tarda mattinata dell’ultimo giorno dell’anno, quando Tarna fu notato a terra tra l’erba secca dei campi lungo via Pallada, a breve distanza dal Naviglio del Brenta. Il giovane indossava ancora la divisa da lavoro da cameriere e aveva con sé i documenti e alcuni effetti personali. Sul capo era presente una ferita riconducibile a un colpo d’arma da fuoco alla tempia, elemento che fin da subito ha indirizzato gli investigatori verso l’ipotesi di un omicidio.

Migliaia di persone in strada contro l’ICE dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis

Migliaia di persone stanno protestando in diverse città degli Stati Uniti dopo l’uccisione di Renee Nicole Macklin Good, 37 anni, colpita a morte da un agente dell’ICE mercoledì a Minneapolis, durante una vasta operazione dell’agenzia federale per l’immigrazione. Nella città del Minnesota centinaia di persone si sono riunite già poche ore dopo la sparatoria: manifestazioni si sono poi tenute a Chicago, New York, Detroit, San Francisco, Seattle e Boston. Secondo le ricostruzioni e i video circolati online, Macklin Good – cittadina americana, madre di tre figli – si trovava in auto su una strada innevata quando ha incontrato un gruppo di agenti dell’ICE impegnati nei raid. Nel video si vede l’auto cercare di allontanarsi mentre un agente era vicino al finestrino: l’uomo ha immediatamente estratto l’arma e sparato al volto della donna. Non ci sono agenti feriti.

Migliaia di persone in strada contro l’ICE dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis
Una manifestazione contro l’ICE a New York dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis (Ansa).

L’amministrazione Trump accusa la donna di «un atto di terrorismo interno»

Dopo la sparatoria il governo ha difeso la condotta dell’ICE. In una conferenza stampa, Tricia McLaughlin, portavoce del Dipartimento per la Sicurezza interna, ha affermato che gli agenti stavano «conducendo operazioni mirate» quando un gruppo di «rivoltosi» avrebbe bloccato la strada. Secondo la sua ricostruzione, una donna avrebbe tentato di investire gli agenti «nel tentativo di ucciderli», «usando la sua auto come un’arma». A quel punto, ha detto McLaughlin, un agente che «temeva per la propria vita» ha sparato per difendersi e per proteggere i colleghi, uccidendo la donna. La versione è stata ribadita dalla segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, che ha definito l’episodio un «atto di terrorismo interno» contro l’ICE. Anche Donald Trump è intervenuto con un post su Truth Social, parlando di una «agitatrice professionista» tra i presenti e ha sostenuto che la donna alla guida «ha investito in modo violento, volontario e brutale l’agente dell’ICE». Una versione, però, smentita dal video.

Per il sindaco di Minneapolis la ricostruzione della Casa Bianca è una «stronzata»

La versione del governo è stata respinta dal sindaco di Minneapolis Jacob Frey, che ha definito la ricostruzione una «stronzata»: ha detto che i video non mostrano un’auto usata come arma e ha chiesto all’ICE di «andarsene da Minneapolis». La polizia locale ha annunciato un’indagine con l’FBI e le autorità statali. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha parlato di «propaganda» dell’amministrazione Trump e promesso un’inchiesta completa su quanto accaduto. Ha inoltre attivato il centro operativo di emergenza, chiedendo proteste pacifiche. La vicepresidente Kamala Harris ha accusato il governo di «gaslighting», cioè di manipolare i fatti, chiedendo un’indagine statale imparziale. Sul caso è intervenuto anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che ha condannato i raid come «crudeli e disumani».

Minneapolis, agente dell’ICE spara e uccide una donna in auto

Una donna è stata uccisa nel corso di una massiccia operazione della United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) a Minneapolis. La vittima, moglie di un importante attivista, avrebbe tentato di speronare con la sua auto le forze dell’ordine impegnate nella zona di Powerhorn, quartiere residenziale della città del Minnesota. In un video si vede un agente sparare a bruciapelo attraverso il finestrino della vettura, mentre la donna stava tentando di allontanarsi al volante della vettura.

La versione del Dipartimento della Sicurezza Interna

Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha affermato che la donna «ha usato la sua auto come un’arma, cercando di uccidere» agenti federali che stavano conducendo «un’azione mirata». Un «atto di terrorismo interno», ha spiegato la Homeland Security: «L’agente dell’ICE, temendo per la sua vita, quella dei suoi colleghi e per l’incolumità pubblica, ha sparato per difendersi. Sfruttando il suo addestramento ha salvato la vita a se stesso e ai suoi colleghi».

Il Venezuela avvia negoziati con gli Stati Uniti sul petrolio

Il Venezuela ha avviato ufficialmente un negoziato con gli Stati Uniti sulla fornitura di petrolio. È quanto si legge in un comunicato della compagnia statale Pdvsa (Petróleos de Venezuela, S.A.). Il processo, spiega la nota, «si sta svolgendo secondo accordi simili a quelli in vigore con aziende internazionali, come Chevron, e si basa su una transazione strettamente commerciale, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e reciproco vantaggio». Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha riferito che i leader venezuelani ad interim hanno chiesto che il carico di petrolio sequestrato sulla nave Sophia, abbordata nel Mar dei Caraibi, faccia parte dell’accordo: «Sanno che l’unico modo per trasportare greggio e generare entrate senza andare incontro al collasso economico è collaborare con noi». Parlando a un evento a Miami il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha affermato che «gli Usa devono controllare a tempo indeterminato le vendite e i ricavi petroliferi del Venezuela» per promuovere i cambiamenti che desiderano vedere nel Paese sudamericano.

Acca Larentia, in centinaia per il saluto romano e il grido “presente”

Il rito neofascista si è ripetuto anche nel 2026. Centinaia di aderenti a CasaPound e altri militanti di estrema destra hanno commemorato ad Acca Larentia i morti dell’agguato del 7 gennaio 1978 con il saluto romano e il “presente” ripetuto tre volte dopo il grido “per tutti i camerati caduti“. A qualche centinaio di metri, sull’Appia Nuova all’altezza dell’Alberone, il contro-presidio antifascista di gruppi autonomi e studenti.

Quattro militanti aggrediti alla vigilia dell’anniversario

Alla vigilia della commemorazione di Acca Larentia quattro militanti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti a sprangate, nei pressi di un supermercato all’Alberone, da un gruppo di dieci persone. Immediata la condanna da parte di Fratelli d’Italia. «Quanto avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione», ha scritto sui social Ignazio La Russa, presidente del Senato.

I fatti di Acca Larentia: cosa successe il 7 gennaio 1978

Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, due giovani appartenenti al Fronte della Gioventù, furono assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larenzia, nel quartiere Tuscolano, esattamente 48 anni fa: a compiere gli omicidi un gruppo armato di estrema sinistra. Poche ore dopo Stefano Recchioni morì negli scontri con le forze dell’ordine, durante una manifestazione di protesta organizzata sul luogo.

La denuncia della Cgil: «Cinque fori di proiettile nella sede di Primavalle»

«Questa mattina, alla riapertura della nostra sede nel quartiere di Primavalle a Roma, sono stati rinvenuti cinque fori di proiettile. Uno per ciascuna delle vetrate e delle serrande della nostra sede». Lo scrive su Facebook la Cgil di Roma e del Lazio, parlando di «gravissimo atto intimidatorio», che ha «esclusivamente» la sede del sindacato «e nessun altro locale limitrofo». E poi: «Quanto accaduto ci preoccupa fortemente, anche in relazione a un clima di ostilità e delegittimazione costante della nostra organizzazione sindacale, ma continueremo a presidiare il territorio e a dare risposte ai problemi delle persone che si rivolgono alle nostre sedi». Nel corso del sopralluogo delle forze dell’ordine sono state trovate anche due ogive. Al momento non ci sono state rivendicazioni.

Groenlandia, la Casa Bianca: «Trump sta attivamente discutendo l’acquisto dell’isola»

«La prima opzione di Donald Trump sulla Groenlandia è sempre la diplomazia, per questo sta attivamente discutendo l’acquisto dell’isola». Lo ha detto Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca. Dopo le tensioni seguite alle minacce di annessione da parte di Trump, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato un incontro con le autorità della Danimarca la prossima settimana. Il presidente Usa sostiene che gli Stati Uniti hanno bisogno di controllare l’isola più grande del mondo – territorio autonomo del Regno di Danimarca – per garantire la sicurezza nazionale di fronte alle crescenti minacce provenienti da Cina e Russia nell’Artico. Ma in ballo ci sono anche interessi commerciali ed estrattivi.

Pirelli tratta con Sinochem per la riduzione della quota al 10 per cento

Sono riprese le trattative tra Pirelli e Sinochem, che erano state interrotte nella prima metà del 2025 dopo le infruttuose discussioni tra la multinazionale italiana e i principali soci per cercare una soluzione ai problemi che ostacolano l’espansione negli Stati Uniti. Bloomberg riporta che, tra le diverse opzioni sul tavolo, c’è anche la riduzione dal 34 al 10 per cento della partecipazione di Sinochem in Pirelli.

Con questa riduzione Sinochem diventerebbe investitore passivo

La riduzione della partecipazione di Sinochem porterebbe a riclassificare il conglomerato asiatico come investitore passivo e questo risolverebbe l’impasse provocato dalle restrizioni Usa sui componenti tecnologici riconducibili a interessi cinesi. Il governo italiano, che considera Pirelli un asset strategico e che aveva minacciato l’uso del golden power per congelare i diritti di voto, «accoglierebbe con favore un simile esito», spiegano fonti di Bloomberg. Un’altra opzione per Sinochem sarebbe quella di vendere l’intera partecipazione in Pirelli, ipotesi finora esclusa. Le due società non hanno commentato le indiscrezioni.

Acca Larentia, aggrediti a sprangate quattro militanti di Gioventù Nazionale

Quattro attivisti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti a Roma, nei pressi di un supermercato di via Tuscolana. Secondo quanto emerso dal racconto delle persone coinvolte, l’episodio si sarebbe verificato durante l’affissione di manifesti relativi alla commemorazione promossa al parco della Rimembranza nel 48esimo anniversario della strage di Acca Larentia. Gli aggressori erano dieci, incappucciati, armati di spranghe e aste, stando a quanto raccontato. Potrebbero essere stati ripreso dalle telecamere di videosorveglianza: le immagini sono al vaglio della Digos, che ha trasmesso una prima informativa in Procura. Uno dei quattro militanti di Gioventù Nazionale è stato portato in ospedale in codice giallo con tumefazioni.

Fratelli d’Italia: «C’è chi vuole far tornare la violenza di quegli anni»

«Atto vile, premeditato e organizzato in occasione dell’anniversario dell’uccisione a Acca Larentia di tre giovani militanti di destra. Evidentemente c’è chi ha la volontà di far ritornare la violenza di quegli anni, intenzione che va unanimemente condannata senza alcuna ambiguità», ha dichiarato Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia. Così Fabio Roscani, deputato di FdI e presidente di Gioventù Nazionale: «Ancora una volta l’odio politico prevale sul dialogo e sul confronto costruttivo, tutto ciò non è ammissibile, auspico pertanto una condanna unanime di tutte le forze politiche. Fiducioso che le forze dell’ordine individuino presto i colpevoli, esprimo ai ragazzi feriti la mia sentita vicinanza e l’augurio di una pronta guarigione».

Meloni: «L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale»

«Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano». Così la premier Giorgia Meloni nel 48esimo anniversario dei fatti di Acca Larentia. La presidente del Consiglio ha poi scritto che «l’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale», affermando che «quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde». E poi: «Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare. Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto».

Trump: «Senza di noi Cina e Russia non temono la Nato»

Donald Trump è tornato a parlare di Nato e dei rapporti internazionali con un lungo messaggio pubblicato sul suo social Truth. Rivendicando il proprio ruolo, ha scritto: «Ricordate, per tutti quei grandi fan della Nato, erano al 2 per cento del PIL e la maggior parte non pagava le bollette, finché non sono arrivato io». Il presidente Usa ha quindi aggiunto: «Senza il mio coinvolgimento, la Russia avrebbe tutta l’Ucraina in questo momento». Nel proseguire del messaggio, il tycoon ha spiegato: «Ricordate, inoltre, che io da solo ho fine a otto guerra e la Norvegia, membro della Nato, stupidamente ha scelto di non darmi il Premio Nobel per la Pace. Ma questo non importa! Ciò che conta è che ho salvato milioni di vite. Russia Cina non hanno alcuna paura della Nato senza gli Stati Uniti. L’unica nazione che temono e rispettano è il Presidente degli Stati Uniti».

Zelensky: «Gli Usa catturino Kadyrov come hanno fatto con Maduro»

Sul fronte della guerra in Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha invece indicato una possibile strategia per aumentare la pressione sulla Russia, facendo riferimento a quanto avvenuto in Venezuela. Secondo il leader di Kyiv, dopo la cattura di Nicolás Maduro, Washington potrebbe prendere di mira anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov, alleato di Vladimir Putin. Gli Stati Uniti, ha dichiarato Zelensky, «hanno gli strumenti. Sanno come usarli. E quando vogliono davvero, li trovano. La cosa principale è che l’Ucraina sia una priorità per loro. Trovate gli strumenti, fate pressione sulla Russia». Citando l’operazione contro Maduro, il presidente ucraino ha aggiunto che gli Usa «hanno condotto un’operazione. Tutti hanno visto il risultato, il mondo intero. L’hanno fatto in fretta. Che conducano un’altra operazione con Kadyrov, con quell’assassino. Forse allora Putin se ne accorgerà e ci penserà due volte». Zelensky ha rilasciato queste dichiarazioni mentre si trova in visita a Cipro, Paese che ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.

Morto Aldrich Ames, ex agente della Cia che spiò per Mosca

È morto a 84 anni Aldrich Ames, ex agente della counterintelligence della Cia, che stava scontando l’ergastolo per aver spiato per l’Unione Sovietica. Il decesso è avvenuto nel Federal Correctional Institution di Cumberland, in Maryland. Quando fu arrestato nel 1994, Ames aveva alle spalle 31 anni di carriera dell’intelligence americana con incarichi in tutto il mondo, Italia compresa. L’allora direttore della Cia, James Woolsey, lo descrisse come «un maligno traditore del suo Paese».

Fu arrestato nel 1994

Ames aveva iniziato a lavorare per Mosca alla metà degli Anni 80, dopo che la seconda moglie Rosario – addetta culturale dell’ambasciata colombiana che lavorava in segreto per la Cia – fu arrestata e condannata a cinque anni di prigione: per prima cosa, in cambio di 50 mila dollari, consegnò ai russi i nomi di alcuni agenti del Kgb che erano spie degli americani. Successivamente consegnò a Mosca, in cambio di 2 milioni di dollari, l’intera lista degli asset americani. Non avendo destato alcun sospetto, Ames continuò a fare carriera: tra il 1986 e il 1989 lavorò a Roma e supervisionò le operazioni in Cecoslovacchia negli anni del crollo dell’Urss. Fu infine arrestato nel 1994, quando fu individuato come la talpa che aveva ceduto i segreti della Cia ai russi.

Alfonso Signorini sentito in procura: che cosa ha detto

Alfonso Signorini è stato ascoltato per circa tre ore dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato per violenza sessuale ed estorsione, avviata dopo la denuncia presentata dal modello ed ex concorrente del Grande fratello Vip Antonio Medugno. Il presentatore televisivo, accompagnato dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, si è presentato spontaneamente al quarto piano del Palazzo di giustizia e ha reso dichiarazioni davanti ai pm Letizia Mannella e Alessandro Gobbis. Nel corso dell’audizione ha respinto le accuse, affermando: «Non ho commesso nessuna violenza», e ha illustrato una ricostruzione dei fatti difforme rispetto a quella dell’accusatore. Durante l’interrogatorio, articolato anche con richieste di chiarimento da parte dei magistrati, Signorini ha inoltre fatto riferimento alle chat intercorse con Medugno, che sarà ascoltato dagli inquirenti nei prossimi giorni.

LEGGI ANCHE: Il caso Corona-Signorini e la frattura insanabile tra media tradizionali e social

Il campione in carica del Giro d’Italia Simon Yates annuncia il ritiro

Fulmine a ciel sereno nel mondo del ciclismo. Simon Yates, 33enne atleta del Team Visma-Lease a Bike, ha deciso di ritirarsi. Il campione in carica del Giro d’Italia ha spiegato: «Ci ho pensato a lungo, non è stata una scelta presa alla leggera. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre». Nella scorsa stagione il ciclista ha vinto anche una tappa del Tour de France. In carriera il britannico vanta anche la vittoria della Vuelta Espana nel 2018.

Il messaggio di Yates: «Grazie per non aver dubitato»

Sulla pagina del Team Visma è stato pubblicato il messaggio integrale di Yates. Ha scritto: «Cari tutti, ho deciso di ritirarmi dal ciclismo professionistico. Per molti questa notizia potrebbe essere una sorpresa, ma non è una decisione che ho preso alla leggera. Ci ho pensato a lungo e ora mi sembra il momento giusto per lasciare questo sport. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre. Dalle gare nel velodromo di Manchester alle competizioni e alle vittorie sui palcoscenici più importanti, fino a rappresentare il mio Paese ai Giochi Olimpici, ha plasmato ogni capitolo della mia vita. Sono profondamente orgoglioso di ciò che sono riuscito a ottenere e altrettanto grato per le lezioni che ne ho tratto. Anche se le vittorie rimarranno sempre impresse, i giorni più difficili e le battute d’arresto sono stati altrettanto importanti. Mi hanno insegnato resilienza e pazienza, e hanno reso i successi ancora più significativi. A tutti coloro che mi hanno sostenuto lungo il percorso, dallo staff ai miei compagni di squadra, la vostra incrollabile fiducia e lealtà mi hanno permesso di realizzare i miei sogni. Ogni volta che ho dubitato di me stesso, voi non l’avete mai fatto. Grazie».

Gli Stati Uniti hanno sequestrato la petroliera russa Marinera

Dopo un inseguimento durato più di due settimane attraverso l’Atlantico, gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa, legata al Venezuela. La nave, originariamente nota come Bella-1 e ribattezzata Marinera, è stata messa in sicurezza ed è sotto la custodia degli Usa. «Questo sequestro supporta le parole del Presidente degli Stati Uniti contro le navi sanzionate che minacciano la sicurezza e la stabilità dell’emisfero occidentale. L’operazione è stata eseguita da componenti del Dipartimento di Sicurezza Nazionale con il supporto del Dipartimento della Guerra, dimostrando un approccio che coinvolge l’intero governo per proteggere la patria», si legge sull’account X dello U.S. European Command. Il sequestro è avvenuto nel Nord Atlantico.

Il primo tentativo di abbordaggio, poi l’inseguimento dell’Atlantico

La Guardia costiera statunitense aveva un mandato di cattura per sequestrare la nave, accusata di aver violato le sanzioni Usa e di aver trasportato greggio iraniano: un primo tentativo di abbordaggio si era verificato a dicembre nei Caraibi, quando la petroliera – senza carico e battente bandiera della Guyana – si stava dirigendo verso il Venezuela. Ma l’equipaggio aveva respinto i primi tentativi di sequestro. Da allora le autorità Usa avevano seguito l’imbarcazione – ha nel frattempo cambiato bandiera – attraverso l’Atlantico settentrionale, mentre la Russia pare avesse schierato un sottomarino per scortarla in mare: il sequestro potrebbe alimentare le tensioni lungo l’asse Washington-Mosca, che aveva definito «sproporzionata» l’attenzione degli Stati Uniti nei confronti della petroliera.

Warner Bros rifiuta la proposta di Paramount

Warner Bros ha deciso di respingere la proposta di acquisizione avanzata da Paramount, valutata 108 miliardi di dollari, ribadendo la propria preferenza per l’offerta presentata da Netflix. Il consiglio di amministrazione del gruppo ha giudicato «inadeguata» l’iniziativa, nonostante il sostegno diretto annunciato dal miliardario Larry Ellison, cofondatore di Oracle, pronto a garantire personalmente parte dell’operazione. Secondo il board, la proposta di Netflix, pari a 83 miliardi di dollari e concentrata sugli studi di produzione e sulle attività di streaming, risulta più vantaggiosa rispetto a quella di Paramount, che riguarda l’intero perimetro di Warner Bros Discovery, inclusi asset come i canali televisivi, tra cui Cnn.

Warner Bros rifiuta la proposta di Paramount
Il logo di Paramount a Los Angeles (Ansa).

In una lettera indirizzata agli azionisti, il gruppo ha inoltre evidenziato i rischi finanziari legati all’offerta concorrente, definita «di fatto il più grande leveraged buyout della storia». L’operazione comporterebbe infatti l’assunzione di circa 54 miliardi di dollari di debiti verso istituti di credito come Bank of America, Citigroup e Apollo. «La struttura di questa transazione aggressiva porrebbe materialmente a maggiore rischio Wbd» rispetto alla proposta di Netflix, ha spiegato il cda, sottolineando anche che «un’enorme quantità di finanziamenti tramite debito aumenta il rischio di mancata chiusura» dell’accordo. Alla luce di queste valutazioni, il consiglio ha votato all’unanimità per bocciare l’ultima offerta di Paramount, pur accompagnata da una garanzia personale di Ellison fino a 40,4 miliardi di dollari.

Capotreno ucciso, il pm: «Aggravante dei motivi abietti»

In attesa dell’udienza di convalida del fermo, che si terrà a Brescia, la Procura di Bologna ha formalizzato l’accusa di omicidio nei confronti di Marin Jelenic, cittadino croato di 36 anni arrestato a Desenzano del Garda. Il procedimento è seguito dal pm Michele Martorelli e, allo stato, vengono contestate due aggravanti: l’aver agito per motivi ritenuti abietti e l’aver commesso il delitto all’interno o nelle immediate vicinanze di una stazione ferroviaria. Jelenic è accusato di aver ucciso il 5 gennaio scorso a Bologna il capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni. Subito dopo l’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori delle Squadre mobili di Milano e Bologna e dalla Polfer, l’uomo avrebbe trascorso la notte in una sala d’attesa dell’ospedale Niguarda di Milano.

Gli spostamenti di Jelenic dopo l’omicidio

Le indagini hanno ricostruito nel dettaglio gli spostamenti successivi al delitto. Jelenic era arrivato a Milano alle 22.40, dopo essere stato fatto scendere da un treno a Fiorenzuola perché privo di biglietto e aver proseguito il viaggio su un altro convoglio. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso in piazza Duca d’Aosta, all’uscita della Stazione Centrale. Poco dopo la mezzanotte, alle 00.15, è salito su un tram della linea 4, raggiungendo in seguito il Niguarda, dove avrebbe passato la notte prima di allontanarsi nuovamente.

Il precedente dell’aggressione nel centro di Udine

Intanto emergono precedenti episodi che vedono coinvolto il 36enne. Il 18 ottobre 2025, nel centro di Udine, aveva danneggiato un supermercato dopo essere stato sorpreso a nascondere alcune birre nello zaino. A raccontarlo al Messaggero Veneto e a Il Piccolo è il titolare dell’esercizio, Alfredo Vasto, che lo ha riconosciuto dalle immagini delle foto segnaletiche. «Un mio collega aveva sorpreso quell’uomo mentre stava imboscando delle birre e glielo aveva fatto notare, invitandolo a pagarle», ha spiegato, aggiungendo che Jelenic si era rifiutato e aveva iniziato a comportarsi in modo violento. «A quel punto, era andato fuori di testa, incominciando a mangiare cioccolatini e gettandone a terra le carte, oltre a prendersela con gli espositori».