Proteste degli agricoltori a Milano per l’accordo Ue-Mercosur

Partiti da Melegnano, i trattori hanno raggiunto Milano poco dopo mezzogiorno, entrando in piazza Duca d’Aosta da via Pirelli sotto la scorta della polizia locale. Circa un centinaio di mezzi agricoli, con bandiere tricolori, clacson e sirene, si sono schierati davanti al Pirellone, per manifestare contro l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur. Tra gli slogan esposti e scanditi durante il presidio, anche «Difendiamo il made in Italy e la qualità dei nostri prodotti anche per voi consumatori, il governo non deve firmare l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur». Sui trattori campeggiavano cartelli con scritte come «a mali estremi, estremi rimedi», «la terra chiama il governo risponda: stato di crisi» e «padroni di noi stessi, schiavi di nessuno». Alla protesta hanno preso parte anche pescatori, artigiani e cittadini, mentre i mezzi sono stati parcheggiati lungo la rotonda davanti alla stazione Centrale.

Proteste degli agricoltori a Milano per l’accordo Ue-Mercosur
I trattori bloccano il traffico a Milano (Ansa).

La mobilitazione è stata promossa da Coapi e Riscatto agricolo Lombardia contro la firma del trattato, ritenuto un accordo che «favorisce la speculazione e punisce agricoltori e cittadini europei e sudamericani». Nel frattempo, a Bruxelles, la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea ha dato il primo via libera alla firma dell’intesa di libero scambio con il Mercosur, che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Una volta completata la procedura formale, la Commissione europea potrà procedere alla firma dell’accordo con i Paesi sudamericani nei prossimi giorni. L’accordo è stato approvato con il voto favorevole della maggioranza qualificata, mentre Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda si sono espresse contro e il Belgio si è astenuto.

Grok limita la generazione di immagini con l’IA dopo le critiche sui contenuti sessuali

X ha deciso di limitare drasticamente l’uso della funzione di creazione e modifica delle immagini di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato da xAl, dopo che il Regno Unito ha minacciato di bloccare e sanzionare la piattaforma. Da ora, come annunciato direttamente dall’account ufficiale di Grok, «la generazione e la modifica delle immagini sono limitate agli abbonati»: la stragrande maggioranza degli utenti quindi non può più usare lo strumento, che resta accessibile solo a chi ha un abbonamento e ha fornito dati personali.

Migliaia di immagini ritraevano donne e minori in modo sessualmente esplicito

Nelle ultime settimane Grok è stata apertamente criticata per la nuova funzione di modifica delle immagini con l’IA, introdotta il 24 dicembre. Molti utenti infatti hanno utilizzato lo strumento per creare immagini sessualmente esplicite e violente, spesso senza il consenso delle persone ritratte. Migliaia di foto di donne – e in alcuni casi di minorenni – sono state manipolate per farle apparire denudate o in pose sessualizzate e poi diffuse pubblicamente su X. Secondo ricerche citate dal Guardian e da Al Forensics, il sistema è stato usato anche per generare video pornografici e immagini di estrema violenza.

L’Ue giudica insufficiente la modifica

La Commissione europea, però, giudica insufficiente la decisione di X. «Abbiamo preso nota delle recenti modifiche annunciate. Tuttavia, limitare la generazione e la modifica delle immagini agli utenti abbonati non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo», ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier, chiarendo che Bruxelles continuerà a valutare il rispetto delle norme europee su sicurezza e tutela delle persone sulle piattaforme digitali.

Teatro San Carlo, la decisione del Tar della Campania sulla nomina di Macciardi

Fulvio Adamo Macciardi resta sovrintendente del Teatro di San Carlo di Napoli. Il Tar della Campania ha infatti respinto il ricorso presentato dal Comune di Napoli contro la nomina fatta ad agosto 2025 dal ministero della Cultura a seguito alle indicazioni del Consiglio d’Indirizzo, che non erano state ritenute valide dal sindaco Gaetano Manfredi. Il primo cittadino di Napoli, presidente della Fondazione, aveva appunto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale assieme a Maria Grazia Falciatore, consigliera della Città Metropolitana. I giudici si erano riuniti in camera di consiglio il 17 dicembre, oggi la pubblicazione della decisione: ricorso introduttivo improcedibile e quindi respinto, con Macciardi che resta al suo posto.

Tumore a un testicolo, operato il centrale dell’Italvolley Galassi

Il pallavolista Gianluca Galassi, 28enne centrale di Piacenza e della Nazionale, due volte campione del mondo, è stato operato per un tumore a un testicolo presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Lo hanno comunicato sui social lo stesso giocatore e il suo club. «Per fortuna tutto è stato preso in tempo, grazie alla prevenzione e ai controlli», ha scritto Galassi, spiegando che l’intervento chirurgico è andato bene: «Ora dovrò affrontare analisi e controlli per capire quali saranno i tempi di recupero. Ovviamente spero siano i più brevi possibili, per poter tornare presto a fare ciò che amo: giocare a pallavolo». Galassi ha poi sottolineato l’importanza della prevenzione: «Se anche solo uno di voi, dopo questo messaggio, deciderà di fare un controllo in più, per me varrà più di una vittoria sul campo».

La conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni

Venerdì mattina è in corso alla Camera la conferenza stampa della premier Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. Al centro dell’incontro i principali dossier di politica estera e interna, dal Venezuela all’Ucraina, fino ai rapporti con gli Stati Uniti.

Meloni sulla Groenlandia: «Non credo che Trump userà la forza militare»

Tra i temi affrontati, la premier è tornata sulle dichiarazioni e sulle ultime mosse dell’amministrazione Trump, soffermandosi in particolare sulla Groenlandia. «lo non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno», ha detto. Meloni ha quindi chiarito che «l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump», spiegando che «l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza». Secondo la presidente del Consiglio, si tratta di «un’area in cui agiscono molti attori stranieri» e il messaggio degli Stati Uniti è che «non accetteranno ingerenze eccessive di attori straniere».

La conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni
Donald Trump e Giorgia Meloni (foto Ansa).

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La sorte di Alberto Trentini e la liberazione degli italiani in Venezuela

Un passaggio rilevante è stato dedicato anche alla sorte di Alberto Trentini, dopo che il governo venezuelano ha annunciato il rilascio di diversi prigionieri politici. «Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico», ha affermato Meloni. «Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». La premier ha aggiunto: «È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei». Parlando del Venezuela, Meloni ha infine commentato la recente liberazione di altri cittadini italiani, Biagio Pilieri e Luigi Gasperin: «Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa». Un segnale che, secondo la presidente del Consiglio, «è nel senso della pacificazione» e che «penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela».

La conferenza stampa di inizio anno di Giorgia Meloni
Alberto Trentini (Ansa).

Il ‘no’ all’invio di truppe in Ucraina con i Volenterosi

Sull’Ucraina, la premier ha respinto la ricostruzione secondo cui sarebbe stata la Lega a porre un veto sull’invio di militari, nell’ambito della creazione di una forza multinazionale come garanzia per il cessate il fuoco. «Il dibattito all’interno della maggioranza è come difendere al meglio l’interesse nazionale. C’è una fetta maggioritaria a livello nazionale che ritiene che si possano fare passi indietro» nell’impegno a Kyiv, «io penso che occorre essere al fianco dell’Ucraina, per me l’unico modo di garantire la pace è la deterrenza». «Non c’è l’ipotesi di un intervento con l’ombrello dell’Onu, si sta parlando dell’istituzione di una forza multinazionale per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia. Io non ritengo necessario l’invio di truppe perché il principale strumento è quello di ispirarsi al sistema dell’articolo 5 della Nato, è quella la principale garanzia per Kyiv».

Meloni attacca i giudici: «Spesse rendono vano il lavoro di forze dell’ordine e parlamento»

I risultati sulla sicurezza «per me non sono sufficienti», dunque «questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più». «Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è fondamentale in questo disegno» ha detto la premier, sottolineando che «spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del parlamento». In merito al referendum sulla giustizia, «il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla».

Il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti e la vendita di Gedi

Giorgia Meloni è intervenuta sul rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti dopo la contestazione della segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, che ha mostrato uno striscione contro lo stallo contrattuale. La presidente del Consiglio ha ricordato che «c’è un tavolo aperto» e che il governo «ha a cuore il tema del rinnovo dei contratti», ma «la responsabilità non è del governo». Secondo Meloni il ruolo dell’esecutivo può essere solo di «moral suasion». La premier è poi tornata sulla situazione della vendita del gruppo Gedi, spiegando che «il governo si è mosso tempestivamente» e ha avviato interlocuzioni con l’editore coinvolto nella trattativa. L’obiettivo, ha sottolineato, è «assicurare il trattamento occupazione», pur chiarendo che al momento «non c’è nulla di deciso».

Iran, il discorso di Khamenei dopo 12 giorni di proteste

Dopo 12 giorni di proteste l’ayatollah Ali Khamenei ha interrotto il silenzio, affermando in un discorso alla nazione trasmesso dall’emittente Irib che l’Iran «non cederà di fronte ai sabotatori». Ha poi aggiunto, riferendosi a Donald Trump, che i manifestanti «stanno rovinando le proprie strade per rendere felice il presidente di un altro Paese». Le mani del capo della Casa Bianca, ha detto Khamenei, «sono sporche di sangue» di «migliaia di iraniani che sono stati martirizzati in una guerra di 12 giorni». La guida suprema dell’Iran ha poi esortato la popolazione a mantenere «unità e prontezza» perché una nazione unita «può superare qualsiasi nemico». Parlando ancora di Trump, Khamenei ha chiosato: «Dovrebbe sapere che di solito i potenti arroganti e despoti del mondo vengono rovesciati esattamente quando sono al picco del loro orgoglio. Anche lui sarà rovesciato». Il discorso di Khamenei dimostra quanto seriamente le autorità di Teheran stanno prendendo le proteste, che hanno portato il governo a bloccare Internet e le linee telefoniche con il mondo esterno.

Venezuela, liberato l’italiano Biagio Pilieri

Non solo l’imprenditore Luigi Gasperin. Tra i detenuti politici rilasciati dalle autorità di Caracas c’è anche il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, leader del partito Convergencia ed ex deputato dall’Assemblea Nazionale, che era stato arrestato nell’agosto del 2024, accusato di terrorismo e tradimento alla patria. Ma sostanzialmente, imprigionato in quanto oppositore del regime di Maduro.

Pilieri, 60 anni, era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Le autorità non hanno fornito un elenco di nominativi: possibile liberazione di altri italiani, tra cui il cooperante Alberto Trentini, che lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e il commercialista Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari. Gasperin, imprenditore di 77 anni in possesso del doppio passaporto, era stato arrestato il 7 agosto 2025 per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente.

L’Iran blocca internet nel tentativo di sedare le proteste

L’Iran ha imposto un blackout di internet nel Paese nel tentativo di soffocare le vaste proteste contro il regime. La rete è stata deliberatamente oscurata giovedì sera, attorno alle 19 italiane secondo i dati di Cloudflare Radar, dopo una giornata di grosse manifestazioni in decine di città. Per le autorità iraniane, spegnere internet serve a impedire il coordinamento delle piazze e a isolare l’Iran dal resto del mondo. Spesso serve anche a coprire la repressione violenta. Nel novembre 2019, dopo un blackout simile, le forze di sicurezza uccisero oltre 200 persone in appena 48 ore. Secondo l’ong Iran Human Rights, finora le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 45 manifestanti, tra cui otto bambini. Ma Amnesty International e altri gruppi indipendenti stimano un bilancio ancora più alto, con migliaia di arresti.

Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province dell’Iran

La mobilitazione degli iraniani, diffusa e senza una leadership centrale, chiede la fine del regime islamico. Le proteste sono iniziate a fine dicembre. La scintilla, questa volta, è stata il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi seguito alla fine del cambio agevolato per le importazioni. Il costo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 70 per cento in un anno, quello dei medicinali di circa il 50. Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province. A Teheran grandi folle si sono radunate in diversi quartieri, mentre proteste sono state segnalate a Mashhad, Isfahan, Shiraz, Abadan, Bushehr e Karaj. Nelle regioni curde, da Kermanshah a llam e Lorestan, i commercianti hanno aderito a uno sciopero generale. Nel sud, nella provincia di Fars, i manifestanti hanno abbattuto una statua di Qassem Suleimani. Video verificati mostrano incendi, spari e uso di gas lacrimogeni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto «moderazione», ma magistratura e apparati di sicurezza promettono una repressione senza sconti.

Vasto raid della Russia su Kyiv: ci sono morti

Nella notte la Russia ha colpito Kyiv con un nuovo raid missilistico e con droni, causando almeno quattro morti e 22 feriti. Mosca sostiene di aver utilizzato anche il missile ipersonico Oreshnik e di aver preso di mira «obiettivi strategici», parlando di una risposta a un presunto «attacco terroristico del regime di Kyiv» contro la residenza di Vladimir Putin a fine dicembre, versione che l’intelligence ucraina respinge, sostenendo sia un pretesto per avviare una nuova escalation.

Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha riferito che tra le vittime c’è un paramedico, ucciso mentre prestava soccorso nel distretto di Darnytskyi. Altri quattro operatori di emergenza sono rimasti feriti. Tra i feriti, 14 sono stati ricoverati in ospedale. Gli attacchi, iniziati alle 23:45 ora locale, hanno colpito diversi quartieri residenziali: alcuni edifici hanno preso fuoco e in varie zone si sono registrate interruzioni di acqua ed elettricità. L’aeronautica ucraina segnala anche lanci contro Leopoli, dove sono stati intercettati missili balistici a velocità ipersonica.

L’Ucraina colpisce Belgorod: 556 mila senza elettricità

L’Ucraina ha colpito la rete elettrica nella regione russa di Belgorod. Secondo il governatore locale, Viatcheslav Gladkov, sarebbero oltre 556 mila le persone rimaste senza luce e riscaldamento in sei comuni. Circa 200 mila persone sarebbero senza acqua e servizi igienici. La regione di Belgorod confina con la città ucraina di Kharkiv.

Il Senato approva una risoluzione per limitare i poteri di Trump in Venezuela

Il Senato degli Stati Uniti ha approvato giovedì l’avanzamento di una risoluzione bipartisan che punta a impedire a Donald Trump di intraprendere nuove azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso. Il testo è passato con 52 voti favorevoli e 47 contrari. Oltre a tutti i democratici, hanno votato a favore anche cinque senatori repubblicani, un’ulteriore prova del malcontento all’interno della base del presidente al Congresso.

I repubblicani dissidenti riaffermano il ruolo costituzionale del Congresso

La risoluzione arriva dopo il blitz ordinato da Trump nel fine settimana, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, trasferito poi a New York per essere processato con l’accusa di narcotraffico. Trump non aveva informato preventivamente il Congresso, sostenendo che «ha la tendenza a far trapelare informazioni». Il presidente ha reagito duramente al voto del Senato, accusando i repubblicani dissidenti di «indebolire la sicurezza nazionale» e definendo la risoluzione «incostituzionale». I promotori della misura, guidati dal democratico Tim Kaine, sostengono che l’operazione in Venezuela rischi di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto prolungato. I repubblicani, invece, hanno votato per riaffermare il ruolo costituzionale del Congresso. Il peso della risoluzione, tuttavia, potrebbe rimanere solo politico. Per entrare in vigore, infatti, necessita sia del voto della Camera, dove i repubblicani hanno una maggioranza più forte, e infine ottenere la firma dello stesso Trump.

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La Francia ha detto che voterà contro l’accordo tra Ue e Mercosur

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia voterà contro l’entrata in vigore dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, il mercato comune sudamericano che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. La decisione arriva alla vigilia dei passaggi politici chiave a Bruxelles: venerdì 9 gennaio l’intesa sarà discussa dal Coreper, la riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri, prima di passare al via libera politico del Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Unione. Successivamente, l’accordo dovrà essere ratificato anche dal Parlamento europeo. A dicembre, l’opposizione di Francia e Italia aveva fatto slittare a gennaio il voto del Consiglio europeo. Nelle ultime settimane, però, il governo Meloni ha cambiato posizione, ritenendo sufficienti le garanzie ottenute sulla Politica agricola comune e sulla maggiore flessibilità nell’uso dei fondi agricoli europei.

Il comunicato dell’Eliseo

In un comunicato ufficiale, il governo francese spiega che «la Francia è favorevole al commercio internazionale, ma l’accordo Ue-Mercosur è un accordo di un’altra epoca, negoziato troppo a lungo su basi troppo datate». Secondo Parigi, i benefici economici sarebbero marginali — «un aumento dello 0,05 per cento del Pil dell’Ue entro il 2040» – e non giustificherebbero i rischi per filiere agricole considerate strategiche per la sovranità alimentare. Macron riconosce che la Commissione europea ha accolto alcune richieste francesi, come una clausola di salvaguardia rapida sulle importazioni agricole, misure di reciprocità sulle condizioni di produzione e il rafforzamento dei controlli sanitari. «Nonostante questi progressi incontestabili», si legge nel testo dell’Eliseo, «il rifiuto politico dell’accordo è unanime», come emerso nei dibattiti in parlamento, e nelle piazze con le proteste degli agricoltori.

Il Venezuela annuncia il rilascio di diversi detenuti politici

Il governo venezuelano ha annunciato la scarcerazione imminente di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri, un rilascio che dovrebbe avvenire nelle prossime ore. A darne notizia è stato il presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge Rodríguez, che ha definito la decisione «unilaterale» e motivata dalla volontà di «favorire e raggiungere la pace». Rodríguez non ha indicato né il numero né l’identità delle persone coinvolte, spiegando che questi elementi verranno comunicati in seguito. L’Italia è in attesa di sapere se tra le persone che stanno venendo rilasciate c’è anche Alberto Trentini, detenuto in Venezuela da oltre un anno.

Rilasciati quattro cittadini spagnoli

Il ministero degli Esteri spagnolo ha confermato il rilascio di quattro cittadini spagnoli. Il ministro José Manuel Albares ha definito quanto avvenuto «un grande primo passo», confermando la presenza di spagnoli nel gruppo di detenuti destinati alla liberazione.

È il primo segnale di distensione del governo con l’opposizione

L’annuncio arriva nel contesto del primo gesto pubblico di distensione del governo venezuelano nei confronti dell’opposizione, dopo la destituzione di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Nel suo intervento, il presidente dell’Assemblea ha ringraziato esplicitamente l’ex premier spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e il governo del Qatar per il lavoro di mediazione che ha contribuito alla decisione.

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La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier

La Russia ha liberato il ricercatore francese Laurent Vinatier dopo oltre un anno e sei mesi di detenzione. L’annuncio è arrivato dal presidente Emmanuel Macron con un messaggio su X: «È libero ed è tornato in Francia». Secondo quanto comunicato dall’Fsb, il servizio di sicurezza russo, e rilanciato dalle agenzie Tass e Ria Novosti, Vinatier sarebbe stato liberato nell’ambito di un accordo che ha previsto il rilascio del cestista russo Daniil Kasatkin, detenuto in Francia. Il governo francese non ha ancora confermato la versione russa.

Vinatier, 49 anni, specialista dello spazio post-sovietico, lavorava per il Centre for Humanitarian Dialogue, organizzazione non governativa svizzera impegnata nella prevenzione dei conflitti. Arrestato nel giugno 2024, era stato condannato a Mosca a tre anni e tre mesi di carcere per non essersi registrato come «agente straniero», il modo in cui vengono indicate organizzazioni o persone che secondo il governo russo ricevono finanziamenti dall’estero. A febbraio avrebbe dovuto affrontare un nuovo processo con l’accusa di spionaggio. Kasatkin invece, 26 anni, era stato arrestato a giugno 2025 all’aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle su richiesta degli Stati Uniti, che lo sospettano di legami con un gruppo di hacker specializzato in attacchi ransomware. In ottobre la magistratura francese aveva autorizzato la sua estradizione verso gli Stati Uniti, mai formalizzata dal governo. Secondo l’avvocato del giocatore, Kasatkin è stato liberato dalla prigione di Fresnes e ha già fatto ritorno in Russia.

Graduatoria Medicina, oltre 22mila idonei a fronte di 17mila posti

La graduatoria nazionale del semestre filtro per l’accesso a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria, pubblicata giovedì pomeriggio, conta 25.387 studenti idonei. È il primo bilancio della riforma voluta dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, che ha sostituito i quiz a crocette con tre prove scritte – Biologia, Chimica e Fisica – sostenute nei due appelli di novembre e dicembre. Sono risultati idonei tutti gli studenti che hanno superato almeno uno degli esami. Non solo chi ha passato tutte e tre le prove, come prevedeva il primo decreto, ma anche chi ha uno o due debiti da recuperare tassativamente entro la fine di febbraio.

Medicina: più idonei dei posti disponibili

Per Medicina gli idonei sono 22.688, a fronte di 17.278 posti disponibili nelle università statali. Circa 5mila studenti dovranno quindi orientarsi verso i corsi affini scelti al momento dell’iscrizione. Su circa 60mila candidati iniziali, poco meno di 7.600 hanno superato tutti e tre gli esami, mentre quasi 8mila ne hanno passati due: insieme occupano circa il 90 per cento dei posti disponibili.

Fisica resta lo scoglio principale

Fisica si conferma la prova più selettiva. Hanno ottenuto almeno 18 solo 10.022 studenti, contro 19.898 in Biologia e 21.763 in Chimica. Un dato che ha spinto il ministero a intervenire con un decreto che ha ampliato la platea degli idonei.

Veterinaria e Odontoiatria

Gli idonei sono 1.535 per Veterinaria e 1.072 per Odontoiatria. Nel primo caso i posti risultano già saturi, con circa 300 esclusi; nel secondo, invece, alcuni slot resteranno vacanti.

Iran, le proteste si allargano: Teheran recluta milizie irachene

Nonostante gli inviti alla distensione lanciati dal presidente Masoud Pezeshkian e la brutale repressione da parte del regime, le proteste popolari si stanno allargando a macchia d’olio in Iran. Secondo quanto riferito dall’emittente di opposizione Iran International, con sede a Londra, oggi si sono verificati scioperi di commercianti e venditori ambulanti anche in alcune zone delle province a maggioranza curda e in quella dell’Azerbaigian Orientale.

Secondo quanto riferito da Human Rights Activists News Agency, organizzazione indipendente che monitora le violazioni dei diritti umani nel Paese, il bilancio aggiornato degli scontri tra manifestanti e forze della sicurezza è di almeno 36 morti e 51 feriti. Oltre 2 mila gli arresti dall’inizio delle proteste.

Le proteste si sono estese a tutte le province

La mobilitazione popolare è iniziata il 28 dicembre nel Grande Bazar di Teheran, quando i negozianti sono scesi in piazza per esprimere la loro rabbia per l’ennesimo forte calo del valore della valuta iraniana, il rial. Da allora si sono estese ad almeno 111 centri abitati, sparsi in tutte le 31 province del Paese.

A protestare non solo i commercianti: alle manifestazioni fin da subito si sono uniti gli studenti universitari. Frequenti i cori contro la Guida Suprema del Paese, l’ayatollah Ali Khamenei. E non mancano quelli a sostegno di Reza Pahlavi, figlio in esilio dell’ultimo scià.

A Qaemyeh, nella provincia di Fars, manifestanti hanno abbattuto una statua di Qasem Soleimani, capo della forza d’élite Quds, ucciso in un attacco aereo statunitense ordinato da Donald Trump nel 2020.

Una manifestazione di commercianti a Lordegan è degenerata in scontri con le forze di sicurezza che hanno causato la morte di due poliziotti e il ferimento di decine di persone. A Bojnurd il lancio di pietre ha rotto le finestre della moschea Imam Khomeini, mentre altri manifestanti hanno incendiato una libreria che vendeva copie del Corano.

Il governo ha reclutato milizie irachene sciite

Per reprimere le proteste in corso, il governo di Teheran ha reclutato alcune milizie irachene sciite: Iran International riporta che dal Paese confinante sono entrati circa 800 membri dei gruppi Kata’ib Hezbollah, Harkat al Nujaba, Sayyid al Shuhada e Badr. Le autorità di Baghdad sarebbero a conoscenza del reclutamento da parte dell’Iran. Le forze sciite irachene sarebbero entrate nella Repubblica Islamica attraverso tre valichi di frontiera (Shalamcheh, Chazhabeh, Khosravi), superando il confine con la motivazione di effettuare un pellegrinaggio ai luoghi sacri dell’Imam Reza a Mashhad. In realtà, spiega l’emittente, le milizie si stanno radunano presso la base militare di Ahvaz, da dove poi saranno dispiegati nelle varie città del Paese.

Crans-Montana, la procura di Roma apre un’indagine

La procura di Roma, competente per i reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani, ha aperto un fascicolo sull’incendio scoppiato a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone, tra cui sei italiani. L’indagine riguarda le ipotesi di omicidio colposo e incendio. Nel rogo del bar Le Costellation sono rimaste ferite oltre 100 persone e tra queste figurano anche numerosi cittadini italiani, in gran parte giovanissimi; alcuni versano in condizioni gravissime e sono attualmente ricoverati in strutture ospedaliere di Milano e della Svizzera. Il ministero degli Esteri ha trasmesso una comunicazione ufficiale a piazzale Clodio.

L’ambasciatore italiano in Svizzera: «Incontrerò a Sion le autorità locali»

L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che segue la vicenda fin dalle prime ore, incontrerà a Sion le autorità del Canton Vallese per fare il punto sull’inchiesta: «Nei prossimi giorni sarò a Sion per avere incontri con tutte le autorità locali, da quelle governative a quelle di polizia e quelle giudiziarie, per acquisire informazioni sulle indagini. Dobbiamo concordare una data, ma siamo già d’accordo per vederci a Sion con il governo vallesano, il capo della polizia cantonale e la procuratrice generale, senz’altro».

Macron: «Gli Usa si stanno allontanando dagli alleati»

Emmanuel Macron davanti agli ambasciatori francesi riuniti all’Eliseo per il tradizionale discorso di inizio anno ha lanciato un messaggio sul ruolo della Francia e dell’Europa nello scenario internazionale, affermando: «Noi rifiutiamo il nuovo colonialismo e il nuovo imperialismo, ma rifiutiamo anche il vassallaggio e il disfattismo». Parole che arrivano dopo recenti tensioni globali, dal blitz in Venezuela alle dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Macron ha rivendicato il percorso intrapreso negli ultimi anni, sostenendo che «quello che siamo riusciti a fare per la Francia e in Europa è andato nella giusta direzione. Più autonomia strategica, meno dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina», ribadendo al tempo stesso la necessità di «reinvestire nell’Onu, sarebbe assurdo non farlo».

Macron: «Cina e Usa sembrano intenzionate a dividersi il mondo tra loro»

Nel suo discorso, il capo dell’Eliseo ha denunciato un contesto internazionale segnato dalla «legge del più forte», che alimenta timori e incertezze: «Ogni giorno la gente si chiede se la Groenlandia sarà invasa, se il Canada sarà minacciato di diventare il 51° stato degli Stati Uniti o se Taiwan sarà ulteriormente circondata». Macron ha descritto un mondo «sempre più disfunzionale», in cui le grandi potenze, Stati Uniti e Cina in primis, mostrano «una reale tentazione di dividersi il mondo tra loro». Secondo il presidente francese, Washington si starebbe «progressivamente allontanando» da alcuni alleati e dalle regole internazionali, mentre nelle relazioni diplomatiche si manifesta una crescente «aggressione neo-coloniale». Un’evoluzione che, a suo avviso, coincide con il fatto che «Le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno efficacemente» e che spinge il sistema globale verso «un mondo di grandi potenze con una reale tentazione di spartirsi il pianeta».

Morte Matilde Baldi, arrestato il conducente della Porsche

È stato arrestato con l’accusa di tentato inquinamento delle prove Franco Vacchina, commerciante di pneumatici di 64 anni, già indagato per l’incidente stradale costato la vita a Matilde Baldi. L’uomo è stato sorpreso mentre si introduceva nel deposito dove si trova la sua Porsche, sottoposta a sequestro giudiziario dopo lo schianto avvenuto l’11 dicembre sull’autostrada Asti-Cuneo. Secondo la procura di Asti, quel comportamento avrebbe potuto compromettere elementi utili alle indagini, motivo per cui è stato disposto l’arresto e la misura dei domiciliari. Vacchina è accusato di omicidio stradale. Per la stessa vicenda è indagato anche Davide Bertello, 47 anni, che deve rispondere di cooperazione colposa.

La dinamica dell’incidente che ha portato alla morte di Matilde Baldi

L’incidente risale a poco dopo le 20.30 dell’11 dicembre, nel tratto dell’A33 nei pressi di Revigliasco d’Asti. Matilde Baldi, 20 anni, studentessa universitaria di Economia e barista ad Asti, viaggiava come passeggera su una Fiat 500 condotta dalla madre, Elvia Pia, quando l’auto è stata tamponata violentemente dalla Porsche guidata da Vacchina, che secondo gli inquirenti procedeva a una velocità di circa 212 chilometri orari e potrebbe essersi lanciata in una sfida con un’altra vettura. L’impatto ha scaraventato l’utilitaria in aria: la giovane ha riportato gravissime lesioni alla testa ed è morta cinque giorni dopo all’ospedale di Alessandria, mentre la madre è rimasta seriamente ferita al volto ed è tuttora in cura.

Femminicidio Aurora Livoli, l’uomo fermato ha confessato

L’uomo fermato per il femminicidio di Aurora Livoli, la 19enne trovata morta in un cortile a Milano, ha confessato. Il peruviano Emilio Gabriel Valdez Velazco, interrogato nel carcere di San Vittore dal pm Antonio Pansa e dalla collega Letizia Mannella, ha ammesso di aver ucciso la ragazza e di aver abusato di lei. A riferirlo è stato il suo legale, l’avvocato Massimiliano Migliara. Secondo quanto riportato da Ansa, il 57enne ha riferito di non essersi reso conto di averla uccisa e che pensava «fosse assopita». Lo avrebbe fatto soltanto il giorno dopo. Per il legale: «Il procedimento era meramente indiziario, ne abbiamo avuto conferma nel momento dell’interrogatorio, quindi questa tecnicamente questa è una confessione di cui si dovrà tener conto».

Crans-Montana, fissato un nuovo interrogatorio dei titolari del Constellation

Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari francesi del locale Le Constellation di Crans-Montana in cui la notte di Capodanno hanno perso la vita in un incendio 40 ragazzi (e sono rimasti feriti in 116), saranno sentiti ancora dalle ore 8 di venerdì 9 gennaio dai procuratori di Sion incaricati del caso. La magistratura del Canton Vallese ha aperto il 3 gennaio un’indagine per omicidio colposo, lesioni e incendio doloso colposo nei confronti dei due: nonostante il pesantissimo bilancio del rogo, in cui sono morti anche sei ragazzi italiani, in virtù della legge svizzera non sono stati messi in custodia cautelare. Secondo le informazioni ottenute dall’emittente Bfmtv, le nuove udienze riguarderanno «la situazione economica personale» della coppia (condividono quattro società, di cui sono titolari al 50 per cento) e non l’incendio, anche se al vaglio degli inquirenti c’è un video di una telecamera di sorveglianza in cui si vedrebbe Maric, rimasta ustionata a un braccio, fuggire con la cassa. L’avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta le famiglie di numerose vittime, ha detto di sperare che questa sia l’occasione per porre i due proprietari del locale in custodia cautelare.