Basket, Trapani esclusa dal campionato di Serie A

La Trapani Shark è stata esclusa dal campionato di Serie A di basket al termine del girone di andata. Il provvedimento è stato adottato dal Giudice Sportivo sulla base della relazione del sostituto procuratore federale, in seguito alla gara contro Trento interrotta dopo appena quattro minuti. Alla base della decisione viene richiamato il principio di lealtà sportiva, dopo una stagione già segnata da una penalizzazione di dieci punti e da partite disputate con soli tre giocatori senior affiancati da elementi delle giovanili. Nel dispositivo, il Giudice Sportivo parla di «una palese alterazione della uguaglianza competitiva delle squadre in campo».

Con l’esclusione dal torneo, i tesserati del club siciliano sono automaticamente liberi. Il massimo campionato passa quindi da 16 a 15 squadre, con la conseguenza di una retrocessione in meno dall’A1 all’A2 e la garanzia di un ripescaggio a fine stagione in seconda serie, che salvo rinunce riguarderà la migliore tra le retrocesse in Serie B. Nell’immediato, invece, vengono cancellati tutti i risultati ottenuti da Trapani, con la conseguente perdita dei punti conquistati in classifica dalle squadre che avevano affrontato e battuto i siciliani.

Iran, convocati i diplomatici di Italia, Francia, Germania e Regno Unito

Le autorità iraniane hanno convocato a Teheran gli ambasciatori o gli incaricati d’affari di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, contestando il sostegno manifestato da questi Paesi alle proteste in corso nel Paese. La notizia è stata diffusa dal ministero degli Esteri iraniano attraverso la televisione di Stato. La convocazione è stata confermata anche da Parigi: «Confermiamo la convocazione degli ambasciatori europei», ha dichiarato il ministero degli Esteri francese all’Afp.

Metsola: «Interdetto l’accesso al parlamento a rappresentanti di Teheran»

A Bruxelles, intanto, il Parlamento europeo ha deciso di interdire l’accesso ai propri edifici a diplomatici e rappresentanti della Repubblica islamica dell’Iran. L’annuncio è arrivato dalla presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola, che ha spiegato la decisione con un messaggio pubblicato su X: «Non si può andare avanti come se nulla fosse accaduto. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare l’accesso a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran da tutti i locali dell’Europarlamento». Metsola ha poi aggiunto: «Questa assemblea non contribuirà a legittimare un regime che si è sostenuto attraverso torture, repressione e omicidi».

Fissata la data per il referendum sulla giustizia

Il Consiglio dei ministri ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Il governo ha dunque forzato la mano, senza attendere per l’apertura dei seggi i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale e ignorando le oltre 350 mila firme già raccolte dall’iniziativa popolare per il referendum, che si concluderà il 30 gennaio. Si tratta comunque di un compromesso tra l’1-2 marzo, giorni che non sarebbero dispiaciute alla maggioranza, e il mese di aprile, auspicato dall’opposizione. Nelle stesse date si voterà in Veneto anche per le elezioni suppletive per i collegi lasciati vacanti dagli ex deputati Alberto Stefani (diventato governatore) e Massimo Bitonci (ora assessore regionale).

Rogo di Crans-Montana, fuori pericolo uno dei ricoverati al Niguarda

Tra i 12 giovani ricoverati al Niguarda di Milano dopo il rogo di Crans-Montana «due o tre sono molto migliorati», tra cui un ragazzo che si può dire ormai fuori pericolo. Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. «Si muove, si sposta, ma comunque ha bisogno di tutta una serie di medicazioni continue, quindi non possiamo certo dire che il problema è risolto», ha spiegato l’ex capo della Protezione Civile. Così sugli gli altri due giovani citati: «Probabilmente nei prossimi giorni li trasferiremo in altri ospedali».

Tax credit, quasi 800 mila euro al documentario su Corona

Io sono notizia, il documentario su Fabrizio Corona, continua a fare discutere. Stavolta nel mirino non è finito l’ex re dei paparazzi, né tantomeno qualcuna delle sue rivelazioni, vere o presunte. A fare notizia è la somma ottenuta da Netflix con il tax credit. Si tratta di 793.629 euro che il ministero della Cultura ha assegnato su una spesa complessiva di 2 milioni e mezzo di euro. A rivelare le cifre è stato il quotidiano La verità, dando inizio al dibattito. Io sono notizia è un documentario in cinque episodi del regista Massimo Cappello ed è stato pubblicato su Netflix lo scorso 9 gennaio. A produrlo è stata la società Bloom Media House, una srl guidata da Marco Chiappa, Alessandro Casati e Francesca Cimolai. I quasi 800 mila euro di contributo coprono il 30 per cento della cifra totale. Tra le parti più discusse, quelle sull’ex di Corona, Nina Moric, «costretta» ad abortire.

Padre e figlio morti per intossicazione da monossido di carbonio nel cuneese

Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio a Guarene, nell’Albese, in provincia di Cuneo, un padre e un figlio sono stati trovati senza vita nella loro abitazione della frazione Castelrotto a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio. L’allarme è scattato nella mattinata del 12 gennaio, quando un familiare, non riuscendo a ottenere risposta dopo essere arrivato davanti alla casa, ha contattato i soccorsi: vigili del fuoco e carabinieri, intervenuti sul posto, hanno rinvenuto i corpi di Paolo Foglino, ristoratore di 57 anni, e del figlio Francesco, di 17. Foglino era conosciuto ad Alba perché titolare, insieme ai soci Paolo Salomone e Diego Paschina, dell’Osteria dei sognatori, uno dei locali più noti e frequentati del centro storico. Restano da chiarire le cause che hanno portato alla dispersione del gas letale: gli accertamenti sono in corso e l’indagine è affidata ai carabinieri, intervenuti insieme ai vigili del fuoco.

Papa Leone riceve Maria Corina Machado

Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano María Corina Machado, esponente di primo piano dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025. L’incontro, reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede e inserito tra gli impegni ufficiali della giornata, è avvenuto su richiesta della stessa Machado. Fondatrice e guida del movimento Vente Venezuela, l’attivista è da tempo impegnata nella denuncia delle violazioni dei diritti democratici nel Paese sudamericano. Dopo essere fuggita dal Venezuela per partecipare a Oslo alla cerimonia del Nobel a dicembre 2025, in seguito al sequestro e al trasferimento a New York di Maduro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso una sua eventuale ascesa alla guida del Paese, annunciando comunque che incontrerà la leader dell’opposizione «martedì o mercoledì» e chiarendo che una grazia per Maduro non è «uno scenario possibile».

L’appello di Machado e l’appello del Pontefice per il Venezuela

Già a ottobre 2025 Machado aveva chiesto al Pontefice di intervenire presso il governo di Caracas per favorire la liberazione dei detenuti politici. Negli ultimi giorni, infatti, diverse scarcerazioni sono state disposte dalle autorità venezuelane, tra cui anche quelle degli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò, come annunciato dal presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, fratello della vicepresidente e presidente facente funzioni Delcy Rodríguez. Durante l’Angelus del 4 gennaio, Papa Leone XIV aveva richiamato l’attenzione sulla crisi venezuelana, affermando di seguirne gli sviluppi «con animo colmo di preoccupazione» e sottolineando che «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».

Crans-Montana, tre mesi di custodia cautelare per il proprietario del Constellation

Il Tribunale delle misure coercitive del Canton Vallese ha confermato la detenzione preventiva di Jacques Moretti, proprietario e gestore del bar Le Constellation di Crans-Montana. La decisione è stata presa per un periodo iniziale di tre mesi. Confermata dunque la scelta di incarcerare provvisoriamente Moretti al termine dell’udienza di venerdì 9 gennaio, visto il pericolo di fuga. Il tribunale svizzero si è dichiarato disponibile a revocare la custodia cautelare a fronte di diverse misure richieste in via subordinata dal pubblico ministero, tra cui in particolare «il versamento di cauzioni» e «misure adeguate per contrastare il rischio di fuga». Moretti ha confermato che la porta di emergenza del Constellation era chiusa dall’interno e di aver sostituito lui stesso la schiuma fonoassorbente che ha preso fuoco, causando la morte di 40 persone. È accusato con la moglie Jessica Maric (ai domiciliari con braccialetto elettronico) di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose.

Proteste in Iran, Teheran ammette: «Aperti canali di comunicazione con gli Usa»

Smentendo ogni chiusura totale del dialogo nonostante le tensioni, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che «è stato aperto» un «canale di comunicazione» tra Abbas Araghchi, capo della diplomazia di Teheran, e «l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti». Nella notte Donald Trump aveva dato notizia della richiesta di negoziazione da parte dell’Iran e di un incontro in preparazione, dopo le minacce Usa di un intervento militare in caso di prosecuzione della repressione violenta delle proteste contro il regime degli ayatollah. Iran International scrive che l’inviato speciale di Trump è Steve Witkoff, il quale ha tenuto i canali aperti con Teheran anche in passato.

Teheran continua però ad accusare Washington di interferenze

«Non vogliamo la guerra, ma siamo pronti a combatterla. Siamo altrettanto pronti al negoziato, purché sia equo, basato sulla parità di diritti e sul rispetto reciproco», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei sulla tivù di Stato, accusando però Stati Uniti e Israele di essere dietro alla trasformazione delle manifestazioni – inizialmente pacifiche – in «atti di violenza armata» e sostenendo che «l’intervento americano e sionista mira a provocare il caos» nella Repubblica Islamica. A due settimane dall’inizio dell’insurrezione popolare sono morte almeno 538 persone, secondo i numeri della ong Hrana: 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza.

Usa, il dipartimento di Giustizia apre un’indagine penale contro il presidente della Fed

L’ufficio del procuratore distrettuale del distretto di Columbia ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. L’inchiesta, spiega il New York Times, è stata approvata a novembre da Jeanine Pirro, alleata di Donald Trump nominata a capo dell’ufficio nel corso del 2025, e riguarda la possibilità che Powell abbia mentito di fronte al Congresso sulla portata del progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington. «È un pretesto. La minaccia di accuse penali è conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, invece di seguire le preferenze del Presidente», ha dichiarato Powell. Trump, che ha più volte sollecitato tagli dei tassi più rapidi da parte della Fed al fine di dare maggiore slancio all’economia Usa, si è reso protagonista di diversi attacchi a Powell, “colpevole” di essersi opposto alle sue richieste, puntando il dito (tra le altre cose) contro l’onerosa ristrutturazione di alcuni edifici della banca centrale statunitense.

Ex Ilva, un operaio è morto dopo una caduta dall’impianto

Un operaio è morto lunedì mattina all’acciaieria 2 dello stabilimento ex lIva di Taranto. Si tratta di Claudio Salamida, 46 anni. Ha perso la vita dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio. Secondo le prime informazioni, era impegnato in attività di controllo e ispezione delle valvole su un paiolato, una pedana interna all’impianto, che avrebbe ceduto facendolo cadere per diversi metri, da un’altezza di circa otto metri. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza esito. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

Proclamato sciopero immediato di 24 ore

I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. «In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore», comunicano i sindacati. Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha espresso «profondo cordoglio» e ha fatto sapere che «sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti».

Le reazioni alla liberazione di Alberto Trentini

Soddisfazione e sollievo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto per 423 giorni in Venezuela senza accuse formali e rilasciato nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 gennaio 2025. Dal governo alla famiglia, ecco le reazioni alla notizia arrivata intorno alle 5 di mattina. Con lui è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò.

Meloni: «Aereo già partito da Roma per riportarlo a casa»

Queste le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni: «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato».

Tajani: «L’annuncio ieri alle 20, Meloni preallertata ma serviva riserbo»

Così invece il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informato intorno alle 20 di domenica dal suo omologo venezuelano circa la liberazione dei due connazionali: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto». Come ha spiegato in una serie di interviste rilasciate nella mattinata di lunedì, Tajani aveva preannunciato la notizia alla premier Meloni, ma «il riserbo era necessario».

Mattarella: «Condividiamo la vostra felicità»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, «condividiamo tutti la vostra felicità». Lo riporta Repubblica.

La famiglia: «Ferite inguaribili, grazie a chi ha reso possibile la liberazione»

In un comunicato rilasciato tramite l’avvocato Alessandra Barberini, la famiglia di Trentini ha così commentato la notizia: «Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!».

Campane a festa a Venezia, il sindaco: «Non abbiamo mai spesso di sperarci»

«Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. Oggi per tutta Venezia è una giornata di gioia», ha affermato il sindaco Luigi Brugnaro. «È un risultato importante frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l’impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo. La liberazione di Alberto restituisce serenità alla sua famiglia e a un’intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno».

Alle 7.00, dalla chiesa di Snt’Antonio al Lido (vicino alla quale abita la famiglia di Trentini), sono suonate campane a festa. «È stata una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza», ha detto il parroco don Renato Mazzuia. «È stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l’avvocata Ballerini e ho suonato le campane. Adesso celebreremo una messa di ringraziamento».

Schlein: «Splendida notizia, grazie a chi ha lavorato per riportarlo a casa»

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha così commentato la notizia: «Alberto Trentini è finalmente libero! È stato liberato insieme a Mario Burlò e si trovano all’ambasciata di Caracas. È una splendida notizia che ci dà tanta gioia, il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa».

Come si è arrivati alla liberazione di Trentini e Burlò

Gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati nell’ambito del rilascio di diversi prigionieri politici annunciato dal Venezuela la settimana scorsa. Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion, era stato imprigionato a novembre del 2024 senza accuse formali. Anche Burlò, imprenditore di Torino al centro di alcuni processi in Italia per reati fiscali e finanziari, era stato arrestato nel 2024: durante una visita consolare in carcere, aveva detto di essere stato rinviato a giudizio per accuse di terrorismo. Ecco come si è arrivati alla doppia liberazione.

L’ambasciatore: «Mesi di lavoro da parte di tante persone»

La liberazione di Trentini e Burlò è avvenuto grazie a un fitto lavoro diplomatico lungo l’asse Roma-Caracas. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha dichiarato che «è stata un’operazione complessa, cui tanti hanno lavorato per mesi, senza sosta, dietro le quinte». Parlando col Corriere della Sera, una delle figure di punta della task force che ha riportato a casa Trentini e Burlò ha detto che «è stato un lavoro di squadra, un lavoro di Paese, in cui tutti, la Farnesina, Palazzo Chigi, i servizi d’intelligence hanno dato il massimo», citando «rapporti e interlocuzioni continue» del ministro degli esteri Antonio Tajani con gli Stati Uniti, e contatti «ad altissimo livello» della premier Giorgia Meloni.

L’accelerata dopo la rimozione del presidente Maduro

Il lavoro diplomatico e di intelligence è iniziato prima dell’operazione Absolute Resolve degli Stati Uniti in Venezuela, ma certamente ha subito un’accelerata dopo l’arresto di Nicolas Maduro. L’uomo della task force ha anche parlato che ruolo fondamentale della Chiesa: «Sempre molto discreta, però presente, ci aiutò moltissimo a ottobre a riavviare il dialogo con i venezuelani, che si era interrotto in occasione della canonizzazione dei due santi a San Pietro». E poi: «Nella nostra prioritaria shortlist c’erano sei nomi e oggi sono tutti liberi. Ma ci occuperemo anche degli altri italiani, con la doppia cittadinanza, che sono ancora reclusi: almeno una decina».

Le prime parole di Alberto Trentini dopo la liberazione

«È stato tutto così improvviso, inaspettato». Sono le prime parole di Alberto Trentini, il cooperante veneto liberato in Venezuela dopo 423 giorni di detenzione. «Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?», ha aggiunto al suo arrivo presso l’ambasciata d’Italia a Caracas. Ha chiesto subito di sentire la mamma al telefono, poi ha chiamato la fidanzata. Ha raccontato di non essere stato maltrattato e che durante gli spostamenti non è stato incappucciato. La sua famiglia ha commentato la notizia con un breve comunicato: «Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione».

Il rientro in Italia è previsto tra lunedì sera e martedì mattina

Con Trentini è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò. La premier Meloni ha reso noto che è già partito da Roma un aereo per riportarli in Italia. Il rientro è previsto tra lunedì sera e martedì mattina. L’operazione fa parte di un disegno più ampio del governo venezuelano per scarcerare molti prigionieri politici stranieri dopo la cattura di Maduro e l’insediamento del nuovo governo di Delcy Rodriguez.

Iran, Trump minaccia l’intervento militare mentre i morti superano quota 500

Le proteste in Iran entrano nel diciassettesimo giorno consecutivo, con il Paese isolato da internet per il quarto giorno e un bilancio delle vittime che continua ad aggravarsi. Secondo l’ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), i morti confermati sono almeno 544. Tra questi, 483 sarebbero manifestanti, 47 membri delle forze di sicurezza e almeno otto minorenni. Hrana riferisce inoltre di altre 579 segnalazioni di decessi ancora in fase di verifica. Le persone arrestate risultano 10.681. Altre fonti parlano di numeri ancora più alti. La Fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi e ambienti dell’opposizione riferiscono di oltre 2.000 manifestanti uccisi nelle ultime 48 ore, ma si tratta di cifre che non possono essere verificate in modo indipendente a causa del blackout informatico. Le poche informazioni che arrivano, lo fanno grazie alla rete satellitare Starlink.

Le manifestazioni, esplose inizialmente dal crollo della valuta e dalla crisi economica, si sono rapidamente trasformate in una contestazione diretta contro il regime iraniano. Per intensità e diffusione, il movimento viene descritto come il più significativo dai tempi di “Donna, vita e libertà”, la protesta esplosa nel 2022 dopo l’uccisione da parte della Polizia Morale di Mahsa Amini. Dagli Stati Uniti, Donald Trump osserva attentamente la situazione, affermando di stare valutando un intervento militare contro l’Iran.

Trump minaccia l’Iran: «Stiamo studiando opzioni molto forti»

Il presidente degli Stati Uniti ha detto che Teheran avrebbe contattato Washington per proporre negoziati e che l’amministrazione «potrebbe incontrarli», mentre valuta opzioni «molto forti» contro il regime. Interpellato dai giornalisti a bordo dell’Air Force One sulla sua “linea rossa” – l’uccisione dei manifestanti – Trump ha risposto: «Pare che abbiano iniziato, sembra così». E ha aggiunto: «Stiamo monitorando la situazione molto seriamente. I militari la stanno esaminando e stiamo studiando alcune opzioni molto forti». Trump ha ribadito anche su Truth Social che gli Stati Uniti sarebbero pronti a intervenire per «aiutare» e persino «salvare» i manifestanti. Dichiarazioni che hanno provocato una reazione immediata da Teheran. II presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha messo in guardia Washington dal fare «un calcolo sbagliato», affermando che, in caso di attacco, interessi statunitensi e israeliani nella regione diventerebbero «target legittimi». Intanto, le autorità iraniane continuano la repressione, rivendicando arresti di figure chiave del movimento e minacciando accuse gravissime per le persone arrestate, fino a quella di essere «nemici di Dio», un reato che è punibile con la pena di morte.

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv

È andata in scena, nella notte italiana, la cerimonia degli 83esimi Golden Globes, premi per il cinema e la televisione assegnati dalla Hollywood Press Association, con la conduzione di Nikki Glaser. Come da pronostico e senza grandi sorprese, l’evento ha certificato il successo di Una battaglia dopo l’altra e Hamnet, che hanno trionfato rispettivamente come miglior commedia e miglior film drammatico e hanno lanciato la corsa agli Oscar di marzo. A Paul Thomas Anderson la statuetta per la regia. Fra gli attori, dopo l’antipasto dei Critics Choice Awards, Timothée Chalamet ha nuovamente battuto Leonardo DiCaprio nella categoria dei drama, mentre fra le donne si è imposta Jessie Buckley con Hamnet. Fra le serie, successi per The Pitt, The Studio e Adolescence, che rispettando i pronostici ha fatto man bassa di riconoscimenti. Owen Cooper a 16 anni ha fatto invece la storia come miglior attore non protagonista più giovane di sempre.

Golden Globes 2026, tutti i vincitori di ogni categoria

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv
Timothee Chalamet ai Golden Globes 2026 (Ansa).

Miglior film drammatico

  • Frankenstein
  • Hamnet
  • Un semplice incidente
  • L’agente segreto
  • Sentimental Value
  • Sinners – I peccatori

Miglior film musical o commedia

  • Blue Moon
  • Bugonia
  • Marty Supreme
  • No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • Nouvelle Vague
  • Una battaglia dopo l’altra

Miglior regista

  • Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra
  • Ryan Coogler, Sinners – I peccatori
  • Guillermo del Toro, Frankenstein
  • Jafar Panahi, Un semplice incidente
  • Joachim Trier, Sentimental Value
  • Chloé Zhao, Hamnet

Miglior attore in un film drammatico

  • Joel Edgerton, Train Dreams
  • Oscar Isaac, Frankenstein
  • Dwayne Johnson, The Smashing Machine
  • Michael B. Jordan, Sinners – I peccatori
  • Wagner Moura, L’agente segreto
  • Jeremy Allen White, Springsteen: Liberami dal nulla

Miglior attrice in un film drammatico

  • Jessie Buckley, Hamnet
  • Jennifer Lawrence, Die My Love
  • Renate Reinsve, Sentimental Value
  • Julia Roberts, After the Hunt – Dopo la caccia
  • Tessa Thompson, Hedda
  • Eva Victor, Sorry, Baby

Miglior attore in un film musical o commedia

  • Timothée Chalamet, Marty Supreme
  • George Clooney, Jay Kelly
  • Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l’altra
  • Ethan Hawke, Blue Moon
  • Lee Byung-hun, No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • Jesse Plemons, Bugonia

Miglior attrice in un film musical o commedia

  • Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You
  • Cynthia Erivo, Wicked – Parte 2
  • Kate Hudson, Song Sung Blue
  • Chase Infiniti, Una battaglia dopo l’altra
  • Amanda Seyfried, The Testament of Ann Lee
  • Emma Stone, Bugonia

Migliore attore non protagonista

  • Benicio del Toro, Una battaglia dopo l’altra
  • Jacob Elordi, Frankenstein
  • Paul Mescal, Hamnet
  • Sean Penn, Una battaglia dopo l’altra
  • Adam Sandler, Jay Kelly
  • Stellan Skarsgard, Sentimental Value

Migliore attrice non protagonista

  • Emily Blunt, The Smashing Machine
  • Elle Fanning, Sentimental Value
  • Ariana Grande, Wicked – Parte 2
  • Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value
  • Amy Madigan, Weapons
  • Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra

Miglior film straniero

  • Un semplice incidente
  • No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • L’agente segreto
  • Sentimental Value
  • Sirat
  • La voce di Hind Rajab

Miglior sceneggiatura

  • Una battaglia dopo l’altra
  • Marty Supreme
  • I peccatori
  • Un semplice incidente
  • Sentimental Value
  • Hamnet

Miglior film d’animazione

  • Arco
  • Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba
  • Elio
  • KPop Demon Hunters
  • La piccola Amélie
  • Zootropolis 2

Miglior colonna sonora

  • Alexandre Desplat, Frankenstein
  • Ludwig Göransson, Sinners – I peccatori
  • Jonny Greenwood, Una battaglia dopo l’altra
  • Kangding Ray, Sirat
  • Max Richter, Hamnet
  • Hans Zimmer, F1

Miglior canzone originale

  • Dream As One, Avatar: Fire and Ash
  • Golden, KPop Demon Hunters
  • I Lied To You, Sinners – I peccatori
  • No Place Like Home, Wicked – Parte 2
  • The Girl in the Bubble, Wicked – Parte 2
  • Train Dreams, Train Dreams

Golden Globes 2026, tutti i premi per le serie tv

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv
Owen Cooper con il Golden Globe 2026 per Adolescence (Ansa).

Miglior serie drammatica

  • The Diplomat
  • The Pitt
  • Pluribus
  • Scissione (Severance)
  • Slow Horses
  • The White Lotus

Miglior attore in una serie drammatica

  • Sterling K Brown, Paradise
  • Diego Luna, Andor
  • Gary Oldman, Slow Horses
  • Mark Ruffalo, Task
  • Adam Scott, Scissione (Severance)
  • Noah Wyle, The Pitt

Miglior attrice in una serie drammatica

  • Kathy Bates, Matlock
  • Britt Lower, Scissione (Severance)
  • Helen Mirren, Mobland
  • Bella Ramsey, The Last of Us
  • Keri Russell, The Diplomat
  • Rhea Seehorn, Pluribus

Miglior serie commedia o musical

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • Hacks
  • Nobody Wants This
  • Only Murders in the Building
  • The Studio

Miglior attore in una serie commedia

  • Adam Brody, Nobody Wants This
  • Steve Martin, Only Murders in the Building
  • Glen Powell, Chad Powers
  • Seth Rogen, The Studio
  • Martin Short, Only Murders in the Building
  • Jeremy Allen White, The Bear

Miglior attrice in una serie commedia o musical

  • Kristen Bell, Nobody Wants This
  • Ayo Edebiri, The Bear
  • Selena Gomez, Only Murders in the Building
  • Natasha Lyonne, Poker Face
  • Jenna Ortega, Mercoledì
  • Jean Smart, Hacks

Miglior miniserie o film televisivo

  • Adolescence
  • All Her Fault
  • The Beast in Me
  • Black Mirror
  • Dying for Sex
  • The Girlfriend

Miglior attore in una miniserie o un film televisivo

  • Jacob Elordi, La strada stretta verso il profondo Nord
  • Paul Giamatti, Black Mirror
  • Stephen Graham, Adolescence
  • Charlie Hunnam, Monster: The Ed Gein Story
  • Jude Law, Black Rabbit
  • Matthew Rhys, The Beast in Me

Miglior attrice in una miniserie o un film televisivo

  • Claire Danes, The Beast in Me
  • Rashida Jones, Black Mirror
  • Amanda Seyfried, Long Bright River
  • Sarah Snook, All Her Fault
  • Michelle Williams, Dying for Sex
  • Robin Wright, The Girlfriend

Miglior attore non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo

  • Owen Cooper, Adolescence
  • Billy Crudup, The Morning Show
  • Walton Goggins, The White Lotus
  • Jason Isaacs, The White Lotus
  • Tramell Tillman, Scissione (Severance)
  • Ashley Walters, Adolescence

Miglior attrice non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo

  • Carrie Coon, The White Lotus
  • Erin Doherty, Adolescence
  • Hannah Einbinder, Hacks
  • Catherine O’Hara, The Studio
  • Parker Posey, The White Lotus
  • Aimee Lou Wood, The White Lotus

Miglior performance di Stand-Up Comedy

  • Bill Maher, Is Anyone Else Seeing This?
  • Brett Goldstein, The Second Best Night of Your Life
  • Kevin Hart, Acting My Age
  • Kumail Nanjiani, Night Thoughts
  • Ricky Gervais, Mortality
  • Sarah Silverman, Postmortem

Miglior film per incassi

  • Avatar – Fuoco e cenere
  • F1KPop Demon Hunters
  • Mission: Impossible – The Final Reckoning
  • Sinners – I peccatori
  • Weapons
  • Wicked – Parte 2
  • Zootropolis 2

Miglior podcast

  • Armchair Expert with Dax Shepard
  • Call Her Daddy
  • Good Hang with Amy Poehler
  • The Mel Robbins Podcast
  • Smartless
  • Up First

Venezuela, liberati Alberto Trentini e Mario Burlò

Gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati nell’ambito del rilascio di diversi prigionieri politici annunciato dal Venezuela la settimana scorsa. Lo ha annunciato lunedì mattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Sono liberi e sono nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Caracas», scrive su X. «L’ho appena comunicato al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona», continua Tajani. «Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente» ad interim Delcy Rodriguez «che il governo italiano apprezza molto», conclude il ministro degli Esteri. Alberto Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion, era stato imprigionato a novembre del 2024 senza accuse formali. Burlò invece è un imprenditore di Torino, al centro di alcuni processi in Italia per reati fiscali e finanziari. È stato arrestato anche lui nel 2024 ma non è chiaro per quali motivi: nel novembre del 2025, durante una visita consolare in carcere, ha detto di essere stato rinviato a giudizio per accuse di terrorismo.

La famiglia Trentini: «È la notizia che aspettavamo da 423 giorni»

«Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione». Lo afferma la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini. «Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!», aggiungono i Trentini.

Meloni: «Un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa»

«Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò», scrive la premier Giorgia Meloni in una nota di Palazzo Chigi. «Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa», aggiunge. «Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato», conclude la Meloni.

Crans-Montana, ok al trasferimento in Italia di Leonardo Bove

Sta per tornare in Italia di Leonardo Bove, il 16enne rimasto gravemente ferito nell’incendio di Crans-Montana. Dopo giorni di attesa, l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha annunciato che «abbiamo avuto l’ok dai medici svizzeri al trasferimento del ragazzo milanese ferito e le condizioni meteo ci offrono una finestra utile per il viaggio». Il giovane era ricoverato all’ospedale di Zurigo e non era stato finora possibile procedere al trasferimento né per le sue condizioni cliniche né per il maltempo che aveva impedito l’uso dell’elicottero. Con il miglioramento della situazione, il ponte aereo tra Italia e Svizzera è stato riattivato e «in questo momento l’elicottero di Areu della base di Bergamo, con l’equipe sanitaria a bordo, è partito per Zurigo», ha aggiunto Bertolaso, precisando che si attende «l’arrivo all’Ospedale Niguarda entro la serata».

I timori della Nato sulle attività di Russia e Cina nell’Artico

La Nato sta rafforzando in modo significativo la cooperazione militare nell’Artico. Alla conferenza sulla sicurezza di Salen, in Svezia, il comandante supremo alleato Alexus Grynkewich ha dichiarato che «gli alleati stanno collaborando strettamente sulle questioni artiche» e che è stato deciso di «approfondire la nostra comprensione delle attività nell’Artico e incrementare le nostre attività ed esercitazioni nell’estremo nord», sottolineando che «la cooperazione militare in questa regione non è mai stata così forte». Il generale ha avvertito che «nell’estremo nord, navi russe e cinesi stanno conducendo sempre più pattugliamenti congiunti» e che la minaccia diventerà «sempre maggiore».

Grynkewich: «Navi cinesi non hanno scopi pacifici»

Grynkewich ha spiegato che l’Alleanza intende potenziare «le nostre capacità di intelligence, sorveglianza e ricognizione» e rafforzare infrastrutture, logistica e presenza militare nell’area, definita di «importanza strategica» e ormai «una prima linea nel quadro delle operazioni del Comando Alleato Nato». Ha inoltre denunciato che «rompighiaccio e navi da ricerca cinesi si trovano nelle acque artiche e la loro ricerca non ha scopi pacifici: serve per ottenere un vantaggio militare», mentre «la Russia continua a testare capacità avanzate nel Mare di Barents». Il generale ha anche ricordato che il Joint Force Command Norfolk ora coordina tutte le attività Nato nell’Artico.

Il ministro degli Esteri tedesco: «Sicurezza dell’Artico di grande importanza»

Sul tema è intervenuto anche il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che prima di un viaggio in Islanda e negli Stati Uniti ha scritto che «la sicurezza nell’Artico sta diventando sempre più importante» e che occorre discutere «di come possiamo assumerci al meglio questa responsabilità all’interno della Nato». Wadephul ha aggiunto che le valutazioni devono includere «gli interessi legittimi di tutti gli alleati della Nato, ma anche quelli degli abitanti della regione», compresa «la Groenlandia e la sua popolazione», ribadendo che «l’affidabilità è alla base della sicurezza, del commercio e degli investimenti» e confermando un incontro a New York con il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.

Trump minaccia Cuba: «Accettino un accordo prima che sia tardi»

Donald Trump torna a rivolgere minacce dirette a Cuba con un messaggio diffuso su Truth, a pochi giorni dalla cattura di Nicolás Maduro. Nel post, il presidente degli Stati Uniti sostiene che per anni l’isola avrebbe beneficiato di forniture di petrolio e risorse economiche provenienti dal Venezuela, offrendo in cambio «servizi di sicurezza» ai vertici di Caracas. Trump afferma però che questo schema sarebbe giunto al termine, scrivendo che «la maggior parte di quei cubani è morta nell’attacco degli Stati Uniti della scorsa settimana» e che «il Venezuela non ha più bisogno di protezione da parte di delinquenti ed estorsori che lo hanno tenuto in ostaggio per così tanti anni». Nel messaggio aggiunge anche che «Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti d’America, il più potente esercito del mondo a proteggerlo, e lo proteggeremo», avvertendo che «non ci sarà né petrolio né denaro destinato a Cuba» e invitando l’Avana a trattare: «Suggerisco vivamente che facciano un accordo, prima che sia troppo tardi».

Il ministro degli Esteri cubano: «Mai ricevuti compensi per servizi di sicurezza forniti ad altri Paesi»

Alla presa di posizione di Trump ha risposto il governo cubano attraverso il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez. In una dichiarazione pubblica, il capo della diplomazia dell’Avana ha affermato che Cuba «non riceve, né ha mai ricevuto, compensi monetari o materiali per i servizi di sicurezza forniti ad alcun Paese» e che, «a differenza degli Usa», non ha «un governo che si dedica ad attività mercenarie, ricatti o coercizioni militari contro altri Stati». Rodríguez ha concluso sostenendo che «la legge e la giustizia sono dalla parte di Cuba» e accusando Washington di comportarsi come «un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza, non solo a Cuba e in questo emisfero, ma in tutto il mondo».