Il primo discorso di Trump alla nazione dopo un anno di mandato

Donald Trump ha utilizzato il suo primo discorso televisivo di questo mandato per rilanciare la propria agenda economica e contrastare i sondaggi in calo, parlando da un set natalizio allestito alla Diplomatic Reception Room. «Undici mesi fa, ho ereditato un disastro e lo sto risolvendo», ha detto aprendo l’intervento. «Un anno fa, il nostro Paese era morto. Eravamo assolutamente morti. Ora siamo il Paese di maggior richiamo al mondo».

Trump rivendica progressi economici, ma i dati su lavoro e costo della vita lo smentiscono

Gran parte del discorso è stata dedicata all’economia. Trump ha elogiato la politica dei dazi: «Sono la mia parola preferita», sostenendo che abbiano già prodotto effetti «che nessuno poteva credere». Rispondendo alle preoccupazioni sul costo della vita, con l’inflazione che resta al 3 per cento, ha detto: «Non è ancora finita. Ma stiamo facendo progressi incredibili». Ha affermato che il tacchino del Ringraziamento è diminuito del 33 per cento e le uova dell’82 per cento da marzo, ma in realtà il tacchino è aumentato del 40 per cento e le uova sono scese del 43 per cento. In aumento sono anche il caffè e la carne. Guardando ai dati sul lavoro, la disoccupazione è al 4,6 per cento: il tasso più alto dal 2021, quando Biden entrò in carica e le economie si stavano riprendendo dal Covid. Sul rincaro delle assicurazioni sanitarie, che scatterà dal 1 gennaio a causa dello stallo al Congresso tra democratici e repubblicani sull’Obamacare, ha detto: «Gli unici a perderci saranno le compagnie di assicurazione che si sono arricchite e il partito democratico». Il presidente ha poi annunciato TrumpRX, una piattaforma del governo federale che dovrebbe consentire la vendita diretta di farmaci dalle aziende ai cittadini, con l’obiettivo dichiarato di abbassare i prezzi.

Il primo discorso di Trump alla nazione dopo un anno di mandato
Donald Trump (Ansa).

Trump promette «deportazioni di massa» e «re-migrazioni»

Sul tema dell’immigrazione, Trump ha attaccato di nuovo Joe Biden, sostenendo che la precedente amministrazione abbia «causato guerra e caos» permettendo un aumento dell’immigrazione illegale. Trump ha detto di aver riportato «sicurezza al confine» e ha promesso di nuovo delle «deportazioni di massa». Ha assicurato che il costo degli alloggi e la disponibilità di lavoro miglioreranno grazie alle «re-migrazioni». Per quanto riguarda la politica estera, Trump ha rivendicato di aver «sistemato otto guerre in dieci mesi» e di aver portato la pace «per la prima volta in 3.000 anni» in Medio Oriente.

Pensioni, il dietrofront del governo: «Correggeremo»

Il governo fa marcia indietro sulle pensioni dopo una giornata segnata da tensioni. È stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo in Aula, a annunciare lo stop alla stretta prevista dalla manovra e l’impegno a correggere le norme contestate. Verranno eliminati i tagli retroattivi sul riscatto della laurea, mentre resta da chiarire se l’intervento riguarderà anche le cosiddette finestre pensionistiche. La Lega ha chiesto di cancellare entrambe le misure con un emendamento che prevede, come clausola di salvaguardia dal 2033, un possibile aumento dell’Irap. Fin dalle prime ore erano emerse prese di distanza nella coalizione, con il leghista Claudio Borghi che ha parlato di un «tecnico troppo zelante» e Armando Siri che ha puntato il dito contro un 0171burocrate del Mef0187. Lo stesso Siri ha ribadito: «Finché c’è la Lega al governo non esiste né oggi né mai nessun provvedimento che alzi i parametri dell’età pensionabile».

Le opposizioni: «La maggioranza ha tradito gli elettori»

Dubbi sono arrivati anche da Forza Italia: «E’ una stretta che parte dal 2030 – dice il portavoce azzurro Raffaele Nevi – ci ragioneremo con il governo con calma, ci confronteremo». Sul fronte opposto, attacco delle opposizioni: «La loro stangata sulle pensioni è un furto sia ai giovani che agli anziani. Vergognatevi», ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli ha osservato: «La Lega ha il ministro dell’Economia e accusa i burocrati del Mef? È surreale». Per Nicola Fratoianni di Avs «Hanno tradito gli elettori, dovrebbero chiedere scusa», e Matteo Renzi ha commentato che la premier «vi ha dato una bottarella dicendo che il testo cambiato». L’arrivo della manovra in Aula alla Camera per la discussione generale con la fiducia è fissato per domenica 28 alle 16.30, con l’approvazione definitiva attesa martedì 30.

Asset russi congelati, media: «Pressioni di Mosca in Belgio»

Una serie di pressioni e minacce avrebbe preso di mira esponenti politici e figure di vertice del settore finanziario in Belgio, con l’obiettivo di condizionare le scelte del Paese sull’eventuale utilizzo degli asset russi congelati a sostegno dell’Ucraina. È quanto riferisce il Guardian, che cita fonti riconducibili ad agenzie di intelligence europee, e parla di una vera e propria «campagna di intimidazione» attribuita a Mosca. Tra i bersagli figurerebbero anche dirigenti di Euroclear, l’istituto finanziario che custodisce una parte consistente di quei fondi. Secondo funzionari della sicurezza interpellati dal quotidiano britannico, dietro l’operazione ci sarebbe l’intelligence militare russa Gru.

Tra le persone contattate ci sarebbe anche il ceo di Euroclear

La Russia ha più volte sostenuto che l’impiego di quei beni configurerebbe un furto e la banca centrale russa ha annunciato l’intenzione di chiedere a Euroclear un risarcimento pari a 230 miliardi di dollari. L’azione descritta dal Guardian, si sarebbe concentrata su singole personalità considerate strategiche: tra queste Valérie Urbain, amministratore delegato di Euroclear, e altri dirigenti di alto livello. La società ha scelto di non entrare nel merito, limitandosi a dichiarare che «Qualsiasi potenziale minaccia viene trattata con la massima priorità e indagata a fondo, spesso con il supporto delle autorità, ove opportuno».

Open Arms, la Cassazione conferma l’assoluzione di Salvini

La Cassazione ha messo la parola fine al procedimento a carico di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. I giudici della quinta sezione hanno respinto il ricorso per avanzato dalla procura di Palermo contro l’assoluzione di primo grado, rendendo così definitiva la sentenza che esclude le accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. La decisione è arrivata al termine di un’udienza in cui sia la procura generale della Suprema Corte sia la difesa dell’ex ministro dell’Interno avevano chiesto la conferma dell’assoluzione.

Di segno opposto la posizione delle parti civili, che avevano sollecitato l’annullamento della sentenza sostenendo che «la prova dell’esistenza del dolo c’è nei fatti e nelle testimonianze. A 140 naufraghi che si trovavano di fronte alle coste italiane non è stato permesso di sbarcare per giorni violando le norme internazionali e costituzionali e la loro dignità». Poco dopo la decisione, Salvini ha commentato l’esito del giudizio con un messaggio pubblicato sui social, accompagnato da una foto con la scritta “Assolto”: «Difendere i confini non è reato».

Forza Italia, il monito di Occhiuto: «Non si può galleggiare all’8 per cento»

Dal palco del convegno “In libertà”, ospitato a palazzo Grazioli, Roberto Occhiuto ha lanciato un messaggio sul futuro di Forza Italia, sostenendo che «non si può navigare galleggiando all’8 per cento» e indicando la necessità di una svolta politica. Parole che arrivano a poca distanza dalle dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, che parlava di «facce nuove».

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Tajani: «Non ho frizioni con nessuno, tantomeno con Occhiuto»

Senza mai citare il segretario Antonio Tajani, il presidente della Regione Calabria ha respinto tuttavia le ricostruzioni su presunte manovre interne: «Nessuno aveva intenzione di svolgere un evento per costruire una corrente, cose polverose che appartengono al passato, e a un partito masochista come il Pd, se mai vorremmo dare una scossa liberale al centrodestra che ha bisogno di rafforzare la sua ala liberale».  Lo stesso Antonio Tajani, interpellato a margine, ha gettato acqua sul fuoco: «Io non ho frizioni con nessuno, Occhiuto è un vicesegretario del partito. Io ho ottimi rapporti con tutti».

Schlein: «Salvini ambisce a fare il portavoce di Mosca?»

Nel dibattito alla Camera dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, la segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato la linea del governo sulla politica estera, accusando l’Italia di non esercitare un ruolo incisivo nello scenario internazionale. «Il consiglio europeo affronterà un bivio cruciale, l’Italia deve avere una voce autorevole, la sua è un sussurro. Avete tre posizioni diverse, è vero che avete una risoluzione unica ma non ci avete scritto niente dentro», ha affermato, contestando anche l’atteggiamento attendista dell’esecutivo «in attesa di capire che aria tira a Washington». Schlein ha poi criticato l’ipotesi di un accordo legato a Donald Trump, sostenendo che «il piano di Trump concede a Putin ciò che non è riuscito ancora a conquistare sul campo» e aggiungendo: «Matteo Salvini è ancora il vicepresidente o ambisce a fare il portavoce di Mosca?».

Schlein: «Manovra furto ai giovani e agli anziani»

La leader dem è intervenuta anche sul fronte economico e sociale, puntando il dito contro le scelte del governo nella manovra: «Avete riscritto la manovra e con una sola mossa fate un stangata sulle pensioni che è un furto sia ai giovani che agli anziani», ha detto, parlando di «promesse tradite» e accusando l’esecutivo di aver allungato l’età pensionabile nonostante gli impegni presi sulla riforma Fornero.

Sulla sanità: «Gli italiani che rinunciano a curarsi sono sei milioni»

Nel suo intervento ha affrontato anche il tema della sanità e del potere d’acquisto, citando le segnalazioni sui tempi di attesa: «Cara presidente secondo le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva per una tac al torace le liste di attesa sono di un anno, per una colonscopia aspetti due anni». Secondo Schlein, «il governo pare aver dimenticato le persone», mentre «gli italiani che rinunciano a curarsi sono saliti a sei milioni» e, con l’aumento dei prezzi, «con lo stesso stipendio in tasca quando vai a fare la spesa non riesci a comprare le stesse cose». Accuse che si sono chiuse con un attacco al mancato intervento sugli stipendi e al «bloccare il salario minimo».

Caso Almasri, il Csm archivia la pratica di trasferimento di Lo Voi

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha archiviato la pratica di trasferimento d’ufficio del procuratore della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, che era stata aperta in relazione al caso Almasri su richiesta dei consiglieri laici del centrodestra, secondo cui il magistrato era incompatibile con la procura capitolina dopo la denuncia del Dis a Perugia. L’archiviazione è stata approvata con sei astensioni (Isabella Bertolini, Claudia Eccher, Daniela Bianchini, Enrico Aimi e Felice Giuffrè e Daniele Porena).

«Porcellini accodati a Biden»: l’attacco di Putin agli europei

Gli europei per Vladimir Putin sono «porcellini» che hanno seguito ciecamente la politica portata avanti da Joe Biden. E la speranza dei leader Ue e dell’ex presidente americano, secondo il numero uno russo, sarebbe stata quella di vedere la Russia crollare per poi trarne vantaggio. È questo il nuovo attacco che Putin ha rivolto agli europei. Come riportato dalla Tass, il presidente russo parlando al ministero della Difesa ha accusato l’Occidente di aver dato il via alle operazioni in Ucraina. Così facendo avrebbero voluto far crollare Mosca. Putin ha spiegato: «Tutti credevano che in un breve periodo di tempo avrebbero distrutto e fatto crollare la Russia».

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Putin: «Dialogo con l’Ue solo se cambiano le élite politiche»

Putin, durante il vertice, ha accusato la Nato: «I Paesi della Nato stanno attivamente rafforzando e modernizzando le loro forze offensive, creando e dispiegando nuovi tipi di armi, anche nello Spazio». Il presidente russo si è anche detto «pronto a negoziare una soluzione pacifica per l’Ucraina», confermando il dialogo in corso con Donald Trump. E l’Ue? Per Putin la ripresa del dialogo con i Paesi europei sarebbe possibile soltanto con un cambio delle attuali élite politiche in Europa e il rafforzamento della Russia.

La decisione del governo britannico sugli asset di Abramovich

Il governo del Regno Unito emetterà formalmente istruzioni per trasferire 2,5 miliardi di sterline provenienti dalla vendita del Chelsea da parte di Roman Abramovich a cause umanitarie in Ucraina. Lo ha annunciato Keir Starmer durante l’ultimo Question Time alla Camera dei Comuni prima della pausa natalizia. Abramovich, che ne era proprietario dal 2003, ha ceduto il Chelsea nel 2022, dopo forti pressioni da parte del governo britannico, che gli aveva concesso una licenza per vendere il club, a condizione che il ricavato fosse speso a sostegno delle vittime della guerra in Ucraina.

Starmer: «Abramovich deve onorare l’impegno preso»

«Abramovich deve onorare l’impegno preso al momento della vendita del Chelsea di trasferire i 2,5 miliardi di sterline a una causa umanitaria per l’Ucraina. Il tempo stringe. Questo governo è pronto a far rispettare l’impegno attraverso i tribunali, affinché ogni centesimo raggiunga coloro le cui vite sono state distrutte dalla guerra illegale di Vladimir Putin». I proventi della cessione del club calcistico sono rimasti congelati in un conto bancario britannico controllato da Fordstam, società di Abramovich, dopo l’imposizione di sanzioni per i suoi stretti legami con Putin.

Warner Bros agli azionisti: «Offerta di Paramount inadeguata»

Netflix ha espresso soddisfazione per la posizione assunta dal consiglio di amministrazione di Warner Bros, che ha invitato gli azionisti a respingere l’offerta avanzata da Paramount. A ribadirlo è stato il co-amministratore delegato Ted Sarandos, secondo cui «il consiglio di Warner ha ribadito che l’accordo con Netflix è superiore e che la nostra acquisizione è nel miglior interesse degli azionisti». Sarandos ha evidenziato come «Netflix e Warner Bros si completano a vicenda», spiegando che l’intesa punta a valorizzare le rispettive competenze. «Siamo entusiasti di unire i nostri punti di forza con la loro divisione cinematografica e HBO, che continuerà a concentrarsi su produzioni televisive di prestigio. Ci siamo inoltre impegnati a distribuire i film di Warner nelle sale con una finestra di distribuzione tradizionale», ha aggiunto.

Il board di Warner Bros: «L’offerta di Paramount comporta significativi rischi e costi per noi»

Sulla stessa linea il co-amministratore delegato Greg Peters, che ha sottolineato i benefici dell’operazione: «Acquisendo Warner saremo in grado di offrire al pubblico e ai creatori più scelta, valore e opportunità. Questa transazione è fondamentalmente a favore dei consumatori, dell’innovazione e dei creatori. Insieme offriremo una selezione ancora più ampia di grandi serie e film che il pubblico potrà guardare a casa e al cinema». Il board di Warner Bros ha motivato la raccomandazione agli azionisti a respingere la proposta di Paramount definendola meno vantaggiosa: «I termini dell’offerta di Netflix sono superiori. L’offerta di Paramount offre un valore inadeguato e comporta significativi rischi e costi per Warner».

Il Regno Unito rientrerà nel programma Erasmus

Il Regno Unito tornerà a partecipare al programma Erasmus a partire dal 2027, segnando il primo rientro formale in uno dei principali quadri dell’Unione europea dai tempi della Brexit. L’annuncio è il risultato del rilancio dei rapporti con Bruxelles promosso dal governo laburista di Keir Starmer, e dimostra i progressi tangibili della nuova linea, mentre l’opinione pubblica britannica oggi è più aperta alla cooperazione con l’Unione.

Cosa prevede l’accordo tra Ue e Regno Unito sull’Erasmus

Dal gennaio 2027 gli studenti britannici potranno trascorrere fino a un anno in università europee, oppure partecipare a tirocini, scambi sportivi e percorsi di formazione professionale, continuando a pagare le tasse al proprio ateneo di origine e senza costi aggiuntivi. Lo stesso varrà per gli studenti europei nel Regno Unito all’interno del programma. Sono previsti contributi per sostenere le spese di soggiorno all’estero e l’accesso sarà esteso non solo agli universitari, ma anche a studenti dei college, apprendisti e adult learners. L’accordo prevede per Londra un contributo di circa 570 milioni di sterline per l’anno accademico 2027-2028, con uno sconto iniziale del 30 per cento rispetto alla quota piena. Prima della Brexit il Regno Unito versava al programma più di quanto ricevesse, perché arrivavano più studenti europei di quanti britannici partissero. Università e sostenitori dell’Erasmus hanno però sempre sostenuto che, nonostante il saldo negativo, il programma generasse benefici economici e accademici complessivi per il Paese.

La Russa Jr, chiuso con un risarcimento il processo per revenge porn

Si chiude con un risarcimento di 25 mila euro il processo per Leonardo Apache La Russa, figlio di Ignazio presidente del Senato. La gup milanese Maria Beatrice Parati ha infatti ritenuto congruo il risarcimento proposto, dichiarando il non doversi procedere per il reato di revenge porn, a questo punto estinto. Un anno con pena sospesa invece per Tommaso Gilardoni, amico dj di La Russa (le pm avevano chiesto due anni). Entrambi erano imputati per revenge porn per aver diffuso video intimi di una ragazza con la quale avevano trascorso la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023: la giovane aveva raccontato di aver bevuto due drink con il figlio del presidente del Senato in un locale e di essersi poi risvegliata a mezzogiorno, nuda nel suo letto, senza ricordarsi nulla. L’accusa di stupro era già stata archiviata.

Informativa di Meloni alla Camera: cosa ha detto su Ucraina e Medio Oriente

Giorgia Meloni ha parlato alla Camera dei deputati per le Comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. Tra i principali temi affrontati l’Ucraina e il Medio Oriente. «Manteniamo chiaro che non intendiamo abbandonare Kyiv nella fase più delicata degli ultimi anni», ha dichiarato la premier, aggiungendo che «la Russia si è impantanata» e che «l’unica cosa che può costringere Mosca a un accordo» è insistere sulla deterrenza. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la presidente del Consiglio ha spiegato che «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla coalizione dei Volenterosi con la partecipazione volontaria dei Paesi; le garanzie da parte degli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, sul modello dell’articolo 5 della Nato». A proposito del secondo punto, Meloni ha assicurato che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina». Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ha detto Meloni parlando della decisione sull’eventuale uso degli asset russi congelati, «è chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario» all’Ucraina, ma «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice».

Meloni: «Abu Mazen ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso»

Sul Medio Oriente, Meloni ha detto che il presidente palestinese Abu Mazen (ricevuto due volte a Palazzo Chigi in poco più di un mese) «ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti» e che l’Italia «non si deve sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto appunto da più parti in un momento tanto decisivo». La premier ha poi commentato il piano di pace di Donald Trump che «ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza», sottolineando che «si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso». E poi: «Guardiamo con attenzione anche al contributo che potremmo assicurare alla forza internazionale di stabilizzazione che sarà dispiegata sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il testo delle stesse comunicazioni sarà consegnato al Senato, dove la discussione è prevista nel pomeriggio, verso le 16.30.

Informativa di Meloni alla Camera: cosa ha detto su Ucraina e Medio Oriente
Giorgia Meloni (Ansa).

Al termine del dibattito alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a intervenire in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ribadendo la linea del governo in politica estera. «Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell’Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. Non è questione di stare con, è questione di costruire delle prospettive strategiche», ha affermato durante le repliche, sottolineando che «L’Italia è in Europa e vuole rafforzare l’occidente».  

Meloni: «L’utilizzo di asset russi solo su basi giuridiche solide»

Sul tema dell’utilizzo degli asset sovrani russi, Meloni ha ribadito: «Io dico sì se la base giuridica è solida». E ha avvertito che un passo falso potrebbe favorire Mosca: «se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del questo conflitto», precisando comunque che «Bisogna sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso ma – puntualizza – bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta».

Sulla Russia: «È meno forte di quanto racconti»

Nel confronto con il deputato Luigi Marattin, che aveva sollecitato un commento sulle recenti dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, la premier ha spiegato: «Io penso che la realtà sul campo in questi quasi quattro anni abbia dimostrato che la Russia è meno forte di quanto abbia voluto raccontare», ha affermato, ricordando che «Certo che quando è iniziata – aggiunge – era una guerra impari». Meloni ha quindi rivendicato i risultati ottenuti grazie al sostegno internazionale: «il lavoro che noi abbiamo fatto racconta una storia un po’ diversa rispetto a quella per cui non c’era niente da fare. Come ho sentito più volte dire dal M5S». Risultati che, ha concluso, «sono obiettivi che sono stati raggiunti con il sostegno occidentale» e sui quali, a suo giudizio, «dovremmo essere consapevoli del nostro peso negli obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni».

Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina

La guerra in Ucraina mette di nuovo in evidenza le fratture interne al campo largo. L’occasione sono le due risoluzioni del Pd e del M5s in arrivo mercoledì alla Camera, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 dicembre, che confermano i due approcci completamente divergenti sul sostegno a Kyiv e sulla pressione politica ed economica contro la Russia.

Le risoluzioni di Pd e M5s sull’Ucraina

Secondo quanto anticipato dall’Ansa, la risoluzione del M5s chiede ancora lo stop all’invio di nuove armi all’Ucraina. Invita inoltre il governo a non sostenere, al Consiglio europeo, la confisca definitiva degli asset sovrani russi e dei beni riconducibili a soggetti terzi detenuti in Europa, e propone di rivalutare la possibilità di tornare ad acquistare gas russo. Di segno opposto la posizione dei dem, che ribadiscono la «ferma condanna all’aggressione russa» e il pieno sostegno alla popolazione ucraina, attraverso «tutte le forme di assistenza necessarie», tra cui l’utilizzo «legalmente fondato» dei beni russi congelati. Il Pd sollecita inoltre il governo a «scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo».

Pd e M5s presentano risoluzioni opposte sul sostegno all’Ucraina
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Meloni: «Difficile trovare soluzione sostenibile sugli asset»

Nelle sue comunicazioni alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riferito del vertice di Berlino con Zelensky, leader europei e negoziatori statunitensi, sottolineando che c’è stato «un clima costruttivo e unitario che vale la pena di sottolineare». Centrale, ha detto, è «il mantenimento della pressione sulla Russia», che «si è impantanata in una durissima guerra di posizione» e solo così può essere «costretta a un accordo». Sul sostegno a Kyiv, Meloni ha affermato che il Consiglio Ue deve «assicurare la continuità del sostegno finanziario» con la «soluzione più sostenibile per i Paesi membri nel breve e lungo periodo», mentre sull’uso degli asset russi congelati ha avvertito che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». Quanto alle garanzie di sicurezza, ha ribadito che l’Italia «non intende inviare soldati in Ucraina». Sui territori, ha concluso, «è lo scoglio più difficile» e «nessuno può imporre da fuori la sua volontà».

È stato ritirato l’emendamento sul tetto al contante

È stato ritirato l’emendamento che avrebbe modificato le regole sull’uso del contante portando il tetto massimo a 10 mila euro. La proposta, presentata da Fratelli d’Italia e a prima firma di Gelmetti, era stata depositata nell’ambito dell’esame della legge di bilancio 2026 ma non proseguirà l’iter parlamentare. Lo riporta l’Ansa.

Cosa prevedeva l’emendamento sul tetto al contante

L’emendamento prevedeva, a partire dal primo gennaio 2026, un innalzamento della soglia per i pagamenti in contanti fino a 10 mila euro. Il meccanismo ipotizzato introduceva però un’imposta speciale di bollo pari a 500 euro per tutte le transazioni in contanti comprese tra 5.001 e 10 mila euro, accompagnata dall’obbligo di emissione della fattura. Oltre i 10 mila euro sarebbe rimasto il divieto assoluto di utilizzo del contante. La Lega aveva annunciato il proprio sostegno, mentre il testo doveva ancora essere esaminato dalla Commissione bilancio del Senato. Con il ritiro dell’emendamento, però, il quadro normativo resta invariato. Attualmente in Italia è possibile effettuare pagamenti in contanti solo fino a un massimo di 5 mila euro: oltre questa soglia è obbligatorio ricorrere a strumenti tracciabili, come carte o bonifici. Il limite all’uso del contante è uno degli strumenti storicamente utilizzati per contrastare evasione fiscale e riciclaggio, e nella forma attuale è in vigore dal 2023.

Beni russi congelati, Euroclear a rischio di taglio del rating

L’agenzia Fitch ha avvertito Euroclear di un possibile declassamento del suo attuale rating AA a causa del «potenziale aumento dei rischi legali e di liquidità» derivanti dai piani dell’Unione europea di utilizzare gli asset della Banca Centrale della Federazione Russa – immobilizzati presso la società belga – per un prestito di risarcimento all’Ucraina. Fitch Ratings, intanto, ha posto sotto “osservazione negativa” Euroclear, che per effetto delle sanzioni imposte nel 2022 dall’Ue detiene 185 miliardi di euro di beni russi congelati all’inizio della guerra. Dopo il blocco indeterminato degli asset sovrani russi sulla piattaforma belga, Mosca ha chiesto a Euroclear un risarcimento di circa 200 miliardi di euro.

Riello torna italiana: Ariston acquisisce il 100 per cento della società

Ariston Group acquisisce il 100 per cento di Riello, azienda leader nel settore dei sistemi per il riscaldamento e il condizionamento, che nel 2015 era entrata a far parte di United Technologies Corporation e che dal 2020 era di proprietà della statunitense Carrier Corporation, L’accordo prevede un valore d’impresa di 289 milioni di euro e l’acquisizione sarà finanziata con fondi propri di Ariston. Il closing è previsto entro la fine del primo semestre 2026.

Riello ha 1.150 dipendenti, la metà in Italia

Tutte le principali strutture industriali di Riello (fondata nel 1922 a Legnago, provincia di Verona) verranno trasferite ad Ariston, inclusi gli stabilimenti produttivi di Legnago e Volpago (Veneto), Torun (Polonia), Shanghai (Cina), il sito di assemblaggio e testing di Mississauga (Ontario, Canada) e i centri R&D di Lecco (Lombardia) e Angiari (Veneto). Circa 1.150 dipendenti Riello entreranno a far parte di Ariston, circa la metà basata in Italia. Nel 2025 Riello prevede di raggiungere circa 400 milioni di euro di ricavi netti e circa 35 milioni di euro di Ebitda rettificato.

Urso: «Passaggio industriale di rilievo strategico»

«Il Gruppo Riello, indiscusso protagonista dell’industria italiana, torna dopo anni in mani italiane. L’acquisizione da parte di Ariston Group chiude un percorso complesso, seguito in ogni sua fase dal Mimit, e segna un passaggio industriale di rilievo strategico». Lo ha detto Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy: «L’operazione rafforza la filiera del Paese, tutela l’occupazione e garantisce continuità e sviluppo alle attività produttive, nell’ambito di una strategia di crescita solida e di lungo periodo».

Rob Reiner, il figlio Nick incriminato per l’omicidio dei genitori

Nick Reiner, il figlio del regista Rob Reiner e della fotografa Michele Singer, è stato incriminato dalla polizia di Los Angeles con l’accusa di omicidio dei genitori. Il 32enne era stato arrestato domenica, dopo che la figlia minore della coppia, Romy, aveva trovato i genitori senza vita nella loro casa a Los Angeles, con delle ferite da arma da taglio. Le accuse a suo carico, secondo quanto riporta la Cnn, comportano una pena massima all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata, o la pena di morte.

Nick Reiner ha più volte parlato della sua lotta contro la tossicodipendenza

Nick Reiner lavorava come sceneggiatore ed è cresciuto a Los Angeles insieme ai fratelli Jake e Romy. In varie interviste e in un podcast del 2018, ha parlato apertamente della sua lotta contro la tossicodipendenza. È entrato per la prima volta in un centro di riabilitazione a soli 15 anni, e ha affrontato più ricadute nel corso del tempo. Ha parlato apertamente anche dei conflitti familiari legati all’uso di droghe e delle difficoltà nel mantenere una stabilità, inclusi periodi in cui è rimasto senza casa. La sua esperienza ha ispirato il film Being Charlie del 2015, coscritto da lui e diretto dal padre. Negli ultimi tempi viveva in una dependance nella proprietà di famiglia. La sera precedente all’omicidio, aveva partecipato con i genitori a una festa di Vatale a casa del comico Conan O’Brien. Durante l’evento, il 32enne e il padre sarebbero stati visti discutere e lasciare la festa. Non è chiaro se e in che modo quell’episodio sia collegato alla morte dei due coniugi.

Oscar 2026, annunciate le shortlist

L’Italia non sarà rappresentata ai premi Oscar 2026 da Familia. Il film di Francesco Costabile è fuori dalla shortlist composta dai quindici titoli che si contenderanno l’Oscar per il Miglior film internazionale. Le pellicole in gara saranno L’agente segreto (Brasile), Belén (Argentina), Homebound (India), Kokuho (Giappone), La mia famiglia a Taipei (Taiwan), No Other Choice (Corea del Sud), Palestine 36 (Palestina), Un semplice incidente (Francia), Sentimental Value (Norvegia), Sirât (Spagna), Il suono di una caduta (Germania), La torta del presidente (Iraq), Tutto quello che resta di te (Giordania), L’ultimo turno (Svizzera), La voce di Hind Rajab (Tunisia). Può esultare, invece, Mattia Buriani. Il regista bolognese è rientrato nella shortlist dei corti animati con il suo Playing God. Il 22 gennaio 2026 l’Academy renderà note le cinquine per ogni categoria. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 15 marzo.

Ponte sullo Stretto, per la Corte dei Conti l’iter non rispetta le norme Ue

Per la Corte dei Conti l’iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non rispetta le norme europee. È quanto si legge nelle motivazioni con cui i giudici contabili hanno bocciato il contratto stipulato tra il ministero dell’Economia, quello dei Trasporti e la società Stretto di Messina spa. Di fatto l’atto aggiuntivo presentato dopo la precedente bocciatura della delibera Cipess con cui venivano stanziato i 13,5 miliardi di euro per l’opera.

Ponte sullo Stretto, i tre passaggi bocciati

Per la Corte dei Conti bisognava fare un’altra gara, visto che i criteri sono cambiati rispetto a quella svolta nel 2005. E inoltre non ci sarebbe nessuna certezza di un aumento dei costi inferiore al 50 per cento. Per i giudici contabili i calcoli sono stati, quindi, troppo generici. Infine non si possono prevedere, nelle condizioni attuali, risarcimenti o penali in favore dei privati che si erano aggiudicati la gara del 2005. I tre passaggi bocciati, quindi, sono i costi, la gara d’appalto e il contratto, con le conseguenti penali.