Cosa ha detto Crosetto sull’operazione Strade sicure

In un post su X, Guido Crosetto ha parlato di «inutili polemiche inventate», in merito all’operazione Strade sicure, che sta creando scintille nella maggioranza. Il ministro della Difesa, smentendo di voler cancellare il progetto, ha infatti sottolineando di aver «chiesto il rifinanziamento nell’attuale configurazione» e un implemento del numero dei Carabinieri. Crosetto ha poi illustrato il suo ‘piano’ per Strade sicure, operazione nata nel 2008: «Per spiegarlo in modo che sia comprensibile a tutti, la mia idea era ed è: 1) aumentare il numero delle persone che fisicamente presidiano i luoghi più pericolosi e complessi in Italia. 2) utilizzare i militari di Esercito, Marina ed Aeronautica senza toglierne anche solo uno, almeno finché non ci sarà un numero superiore di Carabinieri, neoassunti e formati proprio per questo impiego, pronti a sostituirli».

Trump attacca ancora Powell: «È corrotto o incompetente»

Donald Trump torna all’attacco del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, indagato dal Dipartimento di Giustizia per presunto abuso di fondi pubblici nei lavori di ristrutturazione della sede della banca centrale Usa a Washington. «Beh, è fuori budget di miliardi di dollari. Quindi o Powell è incompetente, oppure è corrotto. Non so quale delle due, ma certamente non sta facendo un ottimo lavoro», ha detto il tycoon alla Casa Bianca, prima di partire per Detroit dove parteciperà a un evento. Al centro dell’inchiesta ci sono presunte irregolarità da parte di Powell nel riportare al Congresso la portata del progetto di ristrutturazione. Ma i contrasti tra i due nascono dalla richiesta inascoltata di Trump di ridurre i tassi di interesse.

Il papa andrà in Angola nel suo primo viaggio in Africa

Nel suo primo viaggio in Africa, che però non è stato ancora pianificato, papa Leone XIV visiterà l’Angola, Paese che fu colonia portoghese e dove oltre la metà della popolazione è di fede cattolica. Lo ha detto l’arcivescovo Kryspin Witold Dubiel, nunzio apostolico nella nazione dell’Africa meridionale. Il diplomatico ha confermato che il pontefice ha accettato gli inviti sia dei vescovi cattolici dell’Angola che del presidente João Lourenço. Tempi, itinerario e programma della visita sono in fase di definizione.

Morto il fumettista Scott Adams, creatore della striscia Dilbert

È morto il fumettista Scott Adams, creatore della popolare striscia Dilbert, ambientata in un ufficio e incentrata sui vari aspetti del lavoro impiegatizio, affrontati con ironia. Adams, che aveva 68 anni, combatteva da tempo contro un cancro alla prostata. «Purtroppo è venuto a mancare il grande influencer Scott Adams. Era una persona fantastica, che mi voleva bene e mi rispettava quando non era di moda farlo. Ha combattuto coraggiosamente una lunga battaglia contro una terribile malattia. Le mie condoglianze vanno alla sua famiglia e a tutti i suoi numerosi amici e ascoltatori. Ci mancherà davvero tanto. Dio ti benedica, Scott!», ha scritto su Truth Donald Trump, di cui Adams era un acceso sostenitore.

Le frasi razziste e la cancellazione della serie

Adams negli ultimi anni aveva fatto parlare di sé anche per le posizioni politiche estreme e per dichiarazioni offensive nei confronti delle minoranze. Nel 2023 le pubblicazioni di Dilbert erano state interrotte dopo alcune affermazioni razziste fatte da Adams sul suo canale YouTube. A seguito della cancellazione della serie dai quotidiani Usa, il cartoonist decise di proseguirla con il titolo Dilbert Reborn, attraverso sottoscrizioni sul sito di abbonamenti Locals.

L’annuncio della malattia a maggio del 2025

A maggio del 2025, nel suo podcast Real Coffee with Scott Adams, il fumettista aveva rivelato di essere affetti da un tumore alla prostata ormai diffusosi per metastasi alle ossa e alla colonna vertebrale, in uno stadio talmente avanzato da lasciargli solo una breve aspettativa di vita. Il mese successivo aveva comunicato la volontà di ricorrere al suicidio medicalmente assistito, proposito a cui poi aveva rinunciato dopo la parziale scomparsa di dolori. A novembre aveva però annunciato un nuovo rapido deterioramento del suo stato di salute.

Strage di Crans-Montana, niente domiciliari per Jessica Moretti

Jessica Moretti non sarà sottoposta alla detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sion, accogliendo il parere favorevole della procura, ha scelto di non applicare una misura custodiale nei confronti della donna, disponendo invece una serie di obblighi alternativi. Per ridurre il rischio di fuga, i giudici hanno stabilito il divieto di lasciare il territorio svizzero, il ritiro del passaporto, della carta d’identità e del permesso di soggiorno, l’obbligo di firma quotidiana presso la polizia e il versamento di una cauzione ritenuta congrua. Il marito Jacques, per cui invece è stato convalidato l’arresto, potrebbe tornare libero su cauzione.

Strage di Crans-Montana, niente domiciliari per Jessica Moretti
Il luogo della strage di Crans-Montana (Ansa).

Intanto proseguono le indagini sulla strage che è costata la vita a 40 persone, con l’inchiesta che procede su più livelli per accertare le responsabilità penali legate all’incendio scoppiato nella notte di Capodanno all’interno del locale. Gli inquirenti stanno lavorando alla ricostruzione dettagliata della dinamica del rogo, ponendo particolare attenzione all’utilizzo di fontane pirotecniche all’interno del bar e al rispetto delle norme di sicurezza della struttura. Sotto esame anche eventuali carenze nei controlli da parte del Comune e di altre istituzioni competenti.

Trump agli iraniani: «Continuate a protestare, l’aiuto è in arrivo»

«Patrioti iraniani, continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Segnate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà. L’aiuto è in arrivo». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, esortando gli iraniani anti-regime a continuare a scendere in strada a manifestare (rischiando la vita) e al tempo stesso minacciando ancora Teheran.

Mosca: «Inaccettabili le minacce degli Usa all’Iran»

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che «le minacce di Washington di lanciare nuovi attacchi militari contro l’Iran sono categoricamente inaccettabili». La Russia, ha aggiunto Zakharova, respinge categoricamente i tentativi sfacciati di «ricattare i partner stranieri dell’Iran aumentando i dazi commerciali». E poi: «Le dinamiche della situazione politica interna del Paese, il calo delle proteste alimentate artificialmente registrato negli ultimi giorni, ci permettono di aspettarci una graduale stabilizzazione della situazione. Migliaia di iraniani che marciano a sostegno della sovranità della Repubblica islamica sono la chiave del fallimento dei sinistri piani di coloro che sono ossessionati dall’esistenza di Stati sulla scena internazionale capaci di perseguire una politica estera indipendente e di scegliersi autonomamente gli alleati».

Julio Iglesias accusato di violenza sessuale da due donne

La Procura spagnola ha avviato un’indagine dopo le accuse di aggressioni sessuali rivolte a Julio Iglesias da parte di due ex dipendenti che avevano lavorato nelle sue residenze caraibiche nel 2021. Le contestazioni emergono da una lunga inchiesta giornalistica condotta congiuntamente da elDiario.es e Univision Noticias, durata tre anni, e riguardano una ex collaboratrice domestica e una fisioterapista personale del cantante spagnolo, oggi 82enne. Secondo le testimonianze raccolte, i fatti si sarebbero verificati in diverse proprietà dell’artista, tra cui Punta Cana nella Repubblica Dominicana, Lyford Cay alle Bahamas e una residenza nei pressi di Marbella, sulla Costa del Sol.

Le accuse delle due donne: «Contesto lavorativo segnato da controllo, molestie e terrore»

Le donne descrivono un contesto lavorativo segnato da «controllo, molestie e terrore», parlando di aggressioni sessuali reiterate e di un clima di «umiliazioni» all’interno di quelle che definiscono «le casette del terrore». La prima denunciante che all’epoca dei fatti aveva 22 anni, ha raccontato in un’intervista di essere stata sottoposta a continue pressioni per avere rapporti non consensuali con Iglesias, allora 77enne. «Mi usava quasi tutte le notti», ha dichiarato, spiegando di essersi sentita «un robot» e «una schiava», senza possibilità di opporsi. La donna ha riferito di aver lasciato l’impiego con gravi sintomi di ansia e depressione, tali da rendere necessario un percorso di sostegno psicologico. La seconda accusa arriva da un’ex fisioterapista, che ha denunciato baci e palpeggiamenti non desiderati e rapporti sessuali non consensuali avvenuti sia in spiaggia sia in piscina nella villa di Punta Cana.

Fissato un incontro a Bruxelles tra Danimarca, Groenlandia e Nato

Su richiesta della Danimarca, lunedì 19 gennaio si terrà a Bruxelles un vertice tra il segretario generale della Nato Mark Rutte, il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen e la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt: sul tavolo l’aumento della difesa nell’Artico. Domani, mercoledì 14 gennaio, è invece in programma a Washington tra Poulsen, Motzfeldt, il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il vicepresidente americano JD Vance. «Una cosa che tutti devono capire: la Groenlandia non sarà di proprietà degli Stati Uniti, la Groenlandia non sarà governata dagli Stati Uniti e la Groenlandia non farà parte degli Stati Uniti». Lo ha dichiarato alla vigilia dell’incontro il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, in una conferenza stampa a Copenaghen con la premier danese Mette Frederiksen: «Scegliamo la Danimarca, scegliamo la Nato, scegliamo l’Ue».

Iran, secondo i media anti-regime i morti sono 12 mila

«Almeno 12 mila persone, molte under 30, sono state uccise» dalle forze di sicurezza nel «più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, avvenuto in gran parte nelle notti dell’8 e 9 gennaio». A denunciarlo è la testata di opposizione Iran International, con base a Londra. La stima, relativa alle proteste che stanno proseguendo nella Repubblica Islamica, si basa «su un’analisi esclusiva di dati medici e fonti» di varia natura, tra cui una vicina al Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale».

Le ultime stime riferivano di almeno 646 vittime

Un funzionario di Teheran ha invece riferito invece a Reuters che sarebbero circa 2 mila le persone uccise nelle proteste, sottolineando che nel conteggio sono compresi anche membri delle forze di sicurezza e attribuendo le morti all’azione di «terroristi». Le ultime stime dell’ong statunitense Human Rights Activists News Agency riferivano di almeno 646 vittime.

Le Nazioni Unite: «Inorriditi»

Dura la condanna della comunità internazionale. Volker Turk, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha detto di essere «inorridito», evidenziando che «l’uccisione di manifestanti pacifici deve cessare». La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha scritto su X: «Il crescente numero di vittime in Iran è terrificante. Condanno inequivocabilmente l’uso eccessivo della forza e le continue restrizioni della libertà. L’Unione europea ha già inserito l’intero Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica nel suo regime di sanzioni per violazione dei diritti umani».

Federal Reserve, i vertici delle banche centrali difendono Powell

Fanno fronte compatto i vertici delle banche centrali che hanno diffuso una presa di posizione a sostegno della Federal Reserve e del suo presidente Jerome Powell dopo gli attacchi di Trump e l’indagine penale avviata dal Dipartimento di Giustizia nei suoi confronti. Nel testo viene ribadito che «l’indipendenza delle banche centrali è una pietra angolare della stabilità dei prezzi, finanziaria ed economica nell’interesse dei cittadini che serviamo». Il documento sottolinea inoltre che «è pertanto fondamentale preservare tale indipendenza, nel pieno rispetto dello Stato di diritto e della responsabilità democratica. Il presidente Powell ha operato con integrità, concentrandosi sul proprio mandato e con un impegno incrollabile verso l’interesse pubblico. Per noi è un collega stimato, tenuto nella massima considerazione da tutti coloro che hanno lavorato con lui».

Federal Reserve, i vertici delle banche centrali difendono Powell
Il presidente della Fed Jerome Powell e dietro di lui Donald Trump. (Ansa)

La dichiarazione porta la firma di Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, a nome del Consiglio direttivo della Bce, insieme a Andrew Bailey per la Bank of England, Erik Thedéen per la Sveriges Riksbank, Christian Kettel Thomsen per la Danmarks Nationalbank, Martin Schlegel per la Banca nazionale svizzera, Michele Bullock per la Reserve Bank of Australia, Tiff Macklem per la Bank of Canada e Chang Yong Rhee per la Bank of Korea. A questi si aggiungono Gabriel Galípolo, governatore del Banco Central do Brasil, François Villeroy de Galhau, presidente del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali, e Pablo Hernández de Cos, direttore generale della stessa istituzione.

Sondaggi politici, FdI apre l’anno in calo

Il primo sondaggio Swg del 2026 per il Tg La7 segnala un quadro politico senza scossoni. Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito, pur arretrando dello 0,4 per cento rispetto al 22 dicembre: la formazione guidata da Giorgia Meloni scende al 30,9 per cento, mantenendo comunque un ampio margine sugli inseguitori. Il Partito democratico inizia l’anno in crescita dello 0,2 e raggiunge il 22,3 per cento, confermando un trend positivo rispetto alla fine del 2025.

Nessuna variazione per il Movimento 5 stelle, che rimane fermo al 12,7 per cento. Nel centrodestra, Lega e Forza Italia si ritrovano sullo stesso livello: entrambe salgono leggermente e si attestano all’8,3 per cento. Flessione per Alleanza verdi e sinistra, che scende al 6,5 per cento, mentre Azione cala sotto il 3 per cento, fermandosi al 2,9. Tra i partiti più piccoli non si registrano variazioni significative per Italia Viva (2,2 per cento), + Europa (1,3 per cento) e Noi Moderati (1 per cento). In diminuzione anche l’area degli indecisi: i non rispondenti scendono al 32 per cento, restando però una componente ancora molto ampia dell’elettorato.

Nuovo record per Buen Camino: è il film italiano con il maggior incasso di sempre

Checco Zalone stabilisce un nuovo record nella storia del cinema italiano con Buen Camino, la commedia diretta da Gennaro Nunziante che diventa il titolo italiano con l’incasso più alto di sempre. A tre settimane dall’uscita nelle sale, il film ha totalizzato 65.689.125 euro, portando al cinema 8.157.202 spettatori. Il risultato consente di superare il precedente primato, che apparteneva allo stesso Zalone con Quo vado?, fermo dal 2016 a 65.365.736 euro. Nella classifica generale dei maggiori incassi in Italia, Buen Camino si colloca ora al secondo posto assoluto, preceduto unicamente da Avatar, che mantiene la vetta con 68,6 milioni di euro.

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Dal debutto record fino al sorpasso a Quo Vado?

Il percorso del film è stato caratterizzato da una sequenza di record fin dai primi giorni di programmazione. Il debutto del 25 dicembre ha fatto registrare il miglior incasso di sempre per un film nel giorno di Natale, con 5.671.922 euro, superando il precedente primato di Natale a New York del 2006.  Il successo è proseguito anche nei giorni successivi: il 1° gennaio il film ha superato i 5 milioni di euro di incasso, arrivando oltre i 41 milioni complessivi e superando i 5 milioni di spettatori, con il terzo miglior risultato di sempre per un film nel giorno di Capodanno. Nella seconda settimana di programmazione ha oltrepassato quota 53 milioni, superando altri successi di Zalone come Sole a Catinelle e Tolo Tolo, fino a raggiungere e superare in meno di venti giorni i 65 milioni complessivi che gli hanno consentito di diventare il film italiano più visto e redditizio di sempre.

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Indagato per omicidio il marito di Federica Torzullo, scomparsa da Anguillara

La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per omicidio sulla scomparsa di Federica Torzullo, la 41enne di Anguillara Sabazia di cui non si hanno notizie dall’8 gennaio. Nell’inchiesta è indagato il marito della donna, mentre le ricerche proseguono su più fronti e senza escludere alcuna ipotesi. I carabinieri, coordinati dai magistrati, stanno operando con il supporto dei vigili del fuoco, che hanno esteso le perlustrazioni anche al lago di Bracciano.

Emerse incongruenze nei racconti del marito

La svolta è maturata dopo giorni di accertamenti che hanno messo in discussione la versione iniziale fornita dall’uomo, lo stesso che aveva denunciato la scomparsa facendo scattare le ricerche. Una telecamera avrebbe ripreso Federica mentre rientra nella villetta in cui viveva, senza però registrare alcuna uscita successiva. Nella tarda serata di lunedì i magistrati hanno disposto il sequestro dell’auto di famiglia e del cellulare del marito, segnando l’abbandono dell’ipotesi di un allontanamento volontario. Lo smartphone è ora analizzato dagli investigatori, che stanno esaminando spostamenti, celle telefoniche, contatti e messaggi. Secondo la procura, coordinata da Alberto Liguori, le incongruenze emerse nei racconti dell’uomo – orari discordanti e versioni non coincidenti – rendono sempre meno credibile l’idea di una fuga. L’ipotesi è che la scomparsa possa essere stata inscenata.

Due scosse di terremoto avvertite in Romagna

Due scosse di terremoto hanno interessato la Romagna nella mattinata del 13 gennaio. La prima, rilevata intorno alle 9:30, ha avuto una magnitudo stimata tra 4 e 4.5 ed è stata localizzata in provincia di Forlì-Cesena. Pochi minuti più tardi ne è seguita un’altra, compresa tra 3.7 e 4.2, con epicentro nel territorio ravennate. Il sisma è stato percepito in un’area ampia, praticamente in tutta la Romagna, e in diversi quartieri di Forlì molte persone sono scese in strada. Al momento non risultano danni a persone o edifici. A scopo precauzionale, la circolazione ferroviaria è stata interrotta temporaneamente per consentire controlli tecnici sulle infrastrutture.

Milano, processo Hydra: le condanne per il «sistema mafioso lombardo»

Si è chiuso il filone del rito abbreviato del processo Hydra: il giudice per l’udienza preliminare Emanuele Mancini ha pronunciato 24 condanne per associazione mafiosa, accogliendo integralmente le richieste avanzate dai pubblici ministeri. La pena più pesante, pari a 16 anni di reclusione, è stata inflitta a Massimo Rosi, indicato come reggente della locale di ’ndrangheta di Lonate Pozzolo. Seguono i 14 anni e 8 mesi comminati a Filippo Crea, ritenuto emissario della ’ndrina Iamonte, e i 14 anni a Giuseppe Fidanzati: per tutti e tre l’accusa aveva sollecitato una condanna a 20 anni. Al termine della camera di consiglio è stata riconosciuta la colpevolezza per 62 dei 78 imputati che avevano optato per il rito abbreviato. Il computo complessivo delle pene sfiora i cinque secoli di carcere, a fronte dei 570 anni richiesti dall’accusa.

Il giudice: «Sistema mafioso lombardo alleato con Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra»

Nel dispositivo letto nell’aula bunker del carcere di Opera, il gup ha inoltre dato atto dell’esistenza del «sistema mafioso lombardo», confermando l’ipotesi investigativa che parlava di una «alleanza» tra appartenenti a Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra in Lombardia finalizzata a fare «affari». Il giudice ha così avallato l’impostazione della Direzione distrettuale antimafia e della Procura ordinaria, secondo cui è operativa un’associazione mafiosa «costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni», con articolazioni riconducibili alle famiglie siciliane di Palermo, Castelvetrano e Catania, alle ramificazioni romane del clan Senese e alle locali calabresi con proiezioni lombarde. Nello stesso procedimento, Mancini ha disposto il rinvio a giudizio di altri 45 indagati e ha pronunciato ulteriori condanne rilevanti: 13 anni e 4 mesi a Rosario Abilone, 14 anni a Bernardo Pace e pene tra gli 11 e i 12 anni per i fratelli Michele e Domenico Pace del mandamento di Trapani, 11 anni a Giacomo Cristello, 13 anni e 8 mesi a Grasso, 11 anni e 8 mesi ad Antonino Galioto, 10 anni e 8 mesi a Maria Domenica Postù e 10 anni e mezzo a Domenico Brancaccio. Sono state riconosciute attenuanti ai collaboratori di giustizia Francesco Bellusci, condannato a 4 anni e mezzo, e a William Alfonso Cerbo con Saverio Pintaudi della cosca Iamonte, che ha ricevuto 5 anni.

Alberto Trentini e Mario Burlò sono atterrati a Ciampino

Alle 8.45 l’aereo di Stato partito ieri da Caracas che riportava a casa Alberto Trentini e Mario Burlò è atterrato all’aeroporto di Ciampino. I due sono stati rilasciati lunedì dopo oltre 14 mesi di detenzione in Venezuela. Sul volo viaggiava anche il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, che si era recato nella capitale venezuelana per seguire direttamente la fase finale della trattativa. Ad attendere i due italiani, arrivati su un Falcon del XXXI Stormo, c’erano i familiari, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Poco prima dell’arrivo del volo è giunta in aeroporto anche Armanda Colusso, madre di Alberto Trentini, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, che assiste la famiglia durante questa lunga vicenda.

Trump minaccia dazi del 25 per cento a chi commercia con l’Iran

Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno dazi del 25 per cento su tutti i Paesi che mantengono relazioni commerciali con l’Iran. Il presidente lo ha scritto in un post su Truth Social, sostenendo che la misura entrerà in vigore «con effetto immediato». In assenza di documenti ufficiali della Casa Bianca, però, non è chiaro quando e su quale base giuridica verranno introdotti i dazi, né se colpiranno indistintamente tutti i partner commerciali di Teheran. Le tariffe, come previsto dalla normativa statunitense, sarebbero pagate dagli importatori americani. Tra i principali destinatari delle esportazioni iraniane figurano Cina, Emirati Arabi Uniti e India. Pechino ha già reagito alla mossa della Casa Bianca, definendo le tariffe «sanzioni unilaterali illegittime» e avvertendo che le guerre commerciali «non hanno vincitori». Intanto, la ong norvegese Iran Human Rights ha confermato che almeno 648 persone sono state uccise nelle proteste, mentre altre associazioni stimano che i morti siano oltre 2.000. Gli arresti invece sono oltre 10.600.

Le opzioni militari contro l’Iran sul tavolo della Casa Bianca

La mossa sui dazi si inserisce in una strategia di pressione più ampia dell’amministrazione Trump, che sta valutando come rispondere alla repressione delle proteste in Iran. Mentre è stato aperto un canale diplomatico tra Washington e Teheran, secondo il New York Times il Pentagono sta presentando a Trump un ventaglio di opzioni militari più ampio rispetto al passato. Tra gli obiettivi possibili figurano il programma nucleare iraniano e i siti missilistici, già colpiti durante la guerra di 12 giorni di giugno. Tuttavia, le opzioni considerate più probabili restano un attacco informatico o un’azione mirata contro l’apparato di sicurezza interno responsabile della repressione. La Casa Bianca ribadisce che la diplomazia resta la prima scelta, prevedendo una dura rappresaglia iraniana, ma conferma che anche i raid aerei sono «tra le molte opzioni sul tavolo». Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare il Paese.

Crédit Agricole, ok della Bce all’aumento delle quote in Bpm

Crédit Agricole ha ottenuto dalla Banca centrale europea l’autorizzazione a superare la soglia del 20 per cento nel capitale di Banco Bpm. Secondo quanto riferito da ambienti finanziari, da Francoforte sarebbe arrivata anche una raccomandazione al gruppo francese affinché, nel prossimo consiglio di amministrazione della banca di Piazza Meda, venga designato un numero di consiglieri coerente con il ruolo di socio di minoranza, indicativamente quattro o cinque su un totale di quindici. L’indicazione risponde all’esigenza di evitare che l’operatività del board risulti condizionata, considerando che in situazioni di possibile conflitto di interesse i consiglieri riconducibili a Crédit Agricole sarebbero tenuti ad astenersi dalle decisioni, come previsto dal Testo unico bancario.

Crédit Agricole: «Restiamo sotto la soglia Opa»

L’istituto francese ha ribadito di non avere intenzione di assumere né di esercitare il controllo su Banco Bpm e di voler mantenere la partecipazione al di sotto della soglia che farebbe scattare l’obbligo di un’offerta pubblica di acquisto. In una nota, Crédit Agricole ha confermato il via libera della Bce all’incremento della quota, precisando che, grazie all’esercizio di strumenti derivati riferiti allo 0,3 per cento del capitale, la partecipazione complessiva salirà al 20,1% dell’istituto italiano con sede a Piazza Meda.

Scuola, commissariate quattro regioni: «Mancano piani di dimensionamento»

Il Consiglio dei ministri ha deciso di avviare il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, regioni che non hanno ancora adottato i piani di dimensionamento scolastico per il prossimo anno. La misura, spiegano da Palazzo Chigi, è legata agli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e alla necessità di garantire l’avvio regolare dell’anno scolastico. L’obiettivo dell’intervento è l’adeguamento della rete scolastica all’andamento della popolazione studentesca, poiché «il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate». Il ministro dell’Istruzione Valditara ha ricordato che alle quattro regioni «erano già state concesse due proroghe per l’adozione dei piani: una fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state compiute le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal consiglio dei ministri», precisando che la decisione riguarda solo l’organizzazione amministrativa e non prevede la chiusura di plessi scolastici.

Le critiche del Pd: «Manovra inaccettabile»

Critiche dal Partito democratico, secondo cui «la convocazione degli assessori all’istruzione di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, con l’intento di imporre dall’alto scelte che riguardano direttamente il futuro delle scuole, è una manovra inaccettabile». Per i parlamentari dem «le scelte di dimensionamento scolastico non sono un semplice problema di numeri, sono una questione di equità, di accessibilità, e di qualità educativa», e la nomina di un commissario ad acta «sembra voler ridurre ogni questione a un semplice calcolo matematico, ignorando le peculiarità geografiche, sociali e culturali che ogni regione porta con sé».

Xabi Alonso non è più l’allenatore del Real Madrid

Gedda fatale per Xabi Alonso. Dopo il ko del Real Madrid nella finale di Supercoppa spagnola contro il Barcellona, l’ex centrocampista non è più l’allenatore delle merengues. Il club ha ufficializzato la fine del rapporto con il tecnico spagnolo attraverso un comunicato, precisando che la separazione avviene «di comune accordo». Nella nota del club si sottolinea che «Xabi Alonso avrà sempre l’affetto e l’ammirazione di tutto il madridismo, perché è una leggenda del Real Madrid e ha rappresentato in ogni momento i valori del nostro club». Il tecnico rinuncia al contratto triennale stipulato con la squadra. A guidare la squadra, almeno momentaneamente, sarà Álvaro Arbeloa, fino a oggi alla guida del Castilla e con una carriera da allenatore interamente dedicata al settore giovanile del club dal 2020.