L’Ue ha raggiunto un accordo sul prestito all’Ucraina

Nel lungo vertice del Consiglio europeo finito in piena notte, i leader dei 27 Paesi hanno trovato un compromesso sul finanziamento all’Ucraina: dal 2026 al 2027 Kyiv riceverà 90 miliardi di euro in forma di prestito a tasso zero, garantito dal bilancio comune dell’Unione. In pratica sarà debito europeo, senza utilizzare i beni russi congelati. L’ipotesi di impiegare gli asset finanziari di Mosca – circa 210 miliardi bloccati in Europa, di cui 185 gestiti in Belgio – è stata accantonata dopo settimane di tensioni e minacce da parte della Russia. Usarli avrebbe consentito di sostenere Kyiv senza risorse proprie, ma avrebbe esposto l’Ue a contenziosi legali e a ritorsioni politiche. Il Belgio è stato il Paese più contrario, seguito da Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca. La Germania e Ursula von der Leyen, invece, avevano spinto per tracciare una strada immediata sull’uso degli asset, ma la linea è naufragata.

Come funziona il prestito all’Ucraina

La soluzione scelta prevede un prestito convenzionale finanziato con garanzie comuni. Per ottenere l’unanimità sul bilancio, tre governi filorussi – Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – hanno ottenuto l’opt-out: non contribuiranno al prestito e non saranno chiamati a coprire eventuali rischi. Nel dispositivo finale resta un riferimento agli asset congelati, che continueranno a rimanere immobilizzati finché la Russia non avrà pagato le riparazioni. L’Ucraina dovrà rimborsare il prestito solo dopo aver ricevuto quei risarcimenti: se non avverranno, l’Unione si riserva il diritto di usare i beni russi per coprire il debito, nel rispetto del diritto europeo e internazionale. Volodymyr Zelensky ha ringraziato l’Ue per «un sostegno significativo che rafforza davvero la nostra resilienza» e ha definito «importante» che i beni russi rimangano immobilizzati.

Meloni sugli asset russi: «Ha prevalso il buonsenso»

«Ha prevalso il buon senso», ha detto Giorgia Meloni al termine del vertice. La premier ha spiegato di aver voluto «garantire il necessario supporto all’Ucraina per i prossimi due anni, ma farlo con una soluzione sostenibile sul piano giuridico e finanziario». Meloni ha ribadito però che l’Ue «si riserva anche di considerare l’uso di questi asset soprattutto per ripagare il prestito». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sostenuto che la decisione Ue «è un messaggio decisivo per la fine della guerra, perché Vladimir Putin farà concessioni solo quando si renderà conto che la sua guerra non darà frutti».

Von der Leyen posticipa la firma dell’accordo col Mercosur

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato ai leader Ue la decisione di posticipare a gennaio la firma dell’accordo commerciale Ue-Mercosur. Lo ha riferito una diplomatica europea a margine del vertice Ue. Diversi i Paesi non disponibili a dare il via libera alla firma prevista per sabato 20 dicembre in Brasile: tra essi Francia, Italia, Belgio, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Confermato dunque lo slittamento: oggi a Bruxelles, a Place du Luxembourg, ci sono stati momenti di tensione durante la manifestazione degli agricoltori contro l’accordo.

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Il Kennedy Center di Washington cambia nome: sarà intitolato anche a Trump

Il Kennedy Center di Washington sarà intitolato anche a Donald Trump. Lo ha annunciato su X la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt: «Il prestigioso board del Kennedy Center, composto da alcune delle persone di maggior successo provenienti da ogni parte del mondo, ha appena votato all’unanimità per rinominare il Kennedy Center in Trump-Kennedy Center, a causa dell’incredibile lavoro svolto dal presidente Trump nell’ultimo anno per salvare l’edificio. Non solo dal punto di vista della ricostruzione, ma anche sotto il profilo finanziario e della sua reputazione». Fin dalla sua inaugurazione tempio della cultura dem, in quanto concepito come memoriale del presidente assassinato a Dallas nel 1963, il centro con la nuova dicitura diventa un vessillo Maga.

Trump da febbraio presiede il cda

Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts, di solito indicato come Kennedy Center, è stato inaugurato nel 1971: si affaccia sul fiume Potomac ed è adiacente al complesso Watergate. Si tratta del più attivo impianto di arti dello spettacolo negli Stati Uniti, in grado di ospitare ogni anno circa 2 mila show tra teatro, balletto, danza, hip hop, jazz, musica contemporanea, commedia, opera, sinfonia e altro ancora. Dal 12 febbraio Trump ricopre il ruolo di presidente del cda del prestigioso istituto e ha scelto Richard Grenell, già membro della sua prima Amministrazione, come presidente. Da allora ha avviato lavori di ristrutturazione e inaugurato un nuovo corso in tema di contenuti, tanto che diversi artisti hanno rinunciato a esibirsi all’ormai ex Kennedy Center.

Il Kennedy Center di Washington cambia nome: sarà intitolato anche a Trump
Donald Trump (Ansa).

I dem Usa pubblicano nuove foto di Epstein: spunta anche Chomsky

Gli esponenti democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti hanno diffuso altre fotografie provenienti dalla proprietà di Jeffrey Epstein. Negli scatti si vedono il filosofo Noam Chomsky su un aereo con Epstein e Bill Gates in posa per una foto con una donna il cui volto è stato oscurato.

I dem Usa pubblicano nuove foto di Epstein: spunta anche Chomsky
Bill Gates con una donna dal volto oscurato.

Un’altra fotografia mostra il piede di una donna con scritta sopra una citazione di Lolita, il romanzo di Vladimir Nabokov. Un’altra ancora parole che sembrano scritte sulla schiena di qualcuno. Altre immagini mostrano Epstein circondato da diverse donne in varie situazioni, ad esempio su un aereo e davanti a un computer portatile.

I dem Usa pubblicano nuove foto di Epstein: spunta anche Chomsky
La foto del piede di donna con la citazione da ‘Lolita’.

Gli screenshot di messaggi sull’invio di ragazze

Le immagini comprendono anche uno screenshot di un estratto di una conversazione via sms, in cui una persona discute dell’invio di ragazze: «Non lo so, prova a mandare qualcun’altra. Ho un’amica che oggi mi ha mandato alcune ragazze. Ma chiede mille dollari a ragazza. Te le mando ora. Forse qualcuna andrà bene per J?». Tra i documenti diffusi anche diverse foto censurate di passaporti e documenti d’identità di donne provenienti da vari Paesi, tra cui Ucraina, Marocco, Italia e Sudafrica. I democratici hanno precisato di aver oscurato le informazioni personali e di aver pubblicato gli scatti così come ricevuti dall’eredità di Epstein, che ha fornito oltre 95 mila fotografie attualmente in fase di analisi da parte della Commissione di Vigilanza.

Pensioni, nella Manovra salta la stretta sui riscatti della laurea

È stata depositata in Commissione Bilancio al Senato la nuova formulazione dell’emendamento alla Manovra sulle pensioni. Nella bozza è saltata l’ipotesi di inasprimento dei criteri pensionistici per chi ha riscattato la laurea: cancellata la disposizione in base alla quale, a partire dal 2031, sarebbero stati sterilizzati da 6 fino a 30 mesi di contributi riscattati a valere sulla maturazione dei requisiti per l’anticipata. Rimarrebbe invece l’ipotesi di un allungamento delle finestre mobili per chi vuole andare in pensione anticipata, con il passaggio dagli attuali tre mesi a quattro per chi matura i requisiti nel 2032-2033, a cinque per il 2034 e a sei per il 2035. I senatori della Lega hanno chiesto – e ottenuto – la sospensione della seduta per un faccia a faccia con il governo.

Gaza, Witkoff incontra a Miami i mediatori di Qatar, Egitto e Turchia

L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff venerdì 19 dicembre incontrerà a Miami mediatori di Qatar, Egitto e Turchia per discutere della seconda fase del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riporta Axios, che cita un funzionario di Washington e altre due fonti a conoscenza diretta della questione. All’incontro, il più alto a livello di mediatori dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a ottobre, prenderanno parte il primo ministro qatarino Mohammed bin Abdul Rahman al-Thani, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. Axios scrive che i quattro Paesi sono concordi nel ritenere che Israele e Hamas stiano tergiversando per evitare di attuare la seconda fase dell’accordo.

Informativa di Giorgetti su Mps-Mediobanca: cosa ha detto

La decisione di Mps dell’opas su Mediobanca è stata presa dai manager della banca senese «in maniera autonoma e noi, come azionisti, abbiamo preso atto». È quanto ha affermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’informativa alla Camera sull’operazione finita al centro di un’inchiesta della Procura di Milano. Il Tesoro, ha assicurato Giorgetti, «non ha esercitato alcuna ingerenza o pressione» nelle «diverse interlocuzioni» con «diversi esponenti del sistema creditizio». Ogni «deliberazione sulla quota residua del Mef in Mps», pari al 4,86 per cento, «non sarà adottata in una logica di mera cassa ma strategica», ha aggiunto, data «la rilevanza del risparmio per la tutela della sicurezza economica nazionale».

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Informativa di Giorgetti su Mps-Mediobanca: cosa ha detto
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

Giorgetti conferma la «piena fiducia» a Lovaglio, ceo di Mps

Il ministro ha dunque confermato «piena fiducia» a Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, attualmente sotto inchiesta da parte dei pm di Milano per presunta manipolazione del mercato assieme ai due principali azionisti della banca: l’imprenditore edile Francesco Gaetano Caltagirone e il ceo di EssilorLuxottica Francesco Milleri, che guida il veicolo Delfin della famiglia Del Vecchio. Giorgetti, nel corso dell’informativa, ha inoltre difeso la gestione della procedura di dismissione della quota da parte di Banca Akros, spiegando che, «secondo quanto riferito dal bookrunner, nessun investitore che ha presentato un’offerta è stato escluso dalla procedura».

La decisione di Merz sugli asset russi in Germania

Friedrich Merz intende utilizzare il patrimonio della Banca Centrale della Federazione Russa immobilizzato in Germania a sostegno dell’Ucraina. Lo riferisce l’agenzia tedesca Dpa, che cita persone impegnate nelle trattative: si tratta di una concessione alle richieste del governo belga. «Conoscete la mia posizione. Voglio che utilizziamo i beni russi congelati a questo scopo. Non vedo un’opzione migliore di questa. La mia impressione è che possiamo raggiungere un accordo». È quanto ha detto lo stesso Merz parlando con i giornalisti al suo arrivo al vertice a Bruxelles, dove i leader dei 27 Paesi dell’Ue dovranno decidere se e come utilizzare i beni russi congelati.

Schierati in Bielorussia i missili ipersonici russi Oreshnik

Il nuovo sistema missilistico russo Oreshnik è entrato in servizio sul territorio bielorusso a partire da mercoledì 17 dicembre. Lo ha annunciato Aleksandr Lukashenko durante l’Assemblea Popolare Bielorussa che si è svolta a Minsk. «Le prime posizioni sono equipaggiate con il sistema missilistico Oreshnik». È arrivato ieri e sta entrando in servizio”, ha dichiarato Lukashenko. Gli Oreshnik sono missili balistici a raggio intermedio in grado di eludere le difese aeree e di trasportare testate nucleari.

Le motivazioni della Cassazione per la revoca degli arresti a Manfredi Catella

«I pagamenti effettuati da Coima per gli incarichi professionali affidati all’architetto Alessandro Scandurra non configurano una forma di compenso illecito a un pubblico ufficiale». È quanto afferma la Cassazione nelle motivazioni della decisione con cui, il 13 novembre, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai pm di Milano nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanistica. La Suprema Corte ha così confermato la scelta del Tribunale del Riesame di revocare le misure cautelari disposte in precedenza nei confronti dello di Manfredi Catella, dell’ex componente della Commissione paesaggio Scandurra e dell’imprenditore Andrea Bezziccheri, ritenendo corretto escludere la presenza di «indizi» di un accordo corruttivo.

Le motivazioni della Cassazione per la revoca degli arresti a Manfredi Catella
Alessandro Scandurra (Ansa).

Secondo i giudici, il Riesame ha motivato in modo «non contradditorio» e non «manifestamente illogico» la propria decisione, evidenziando come gli «elementi probatori» descrivano «un contesto di rapporti a tratti impropri, a causa dell’eccessiva vicinanza tra la parte pubblica e privata», ma senza arrivare a dimostrare un reato di corruzione. La sesta sezione della Cassazione sottolinea che non risulta «dimostrato» che «l’esercizio dell’attività del pubblico ufficiale» sia stato influenzato dalla tutela degli interessi degli imprenditori, né che vi sia stato «asservimento della funzione pubblica». In particolare, non è stata provata «alcuna correlazione causale tra la stipulazione del contratto di progettazione (l’asserita remunerazione) e la vendita della funzione».

Cassazione: «Non può esistere corruzione senza accordo»

Pur riconoscendo una «obiettiva situazione di cointeressenza» tra Scandurra e Catella e Bezziccheri, la Corte precisa che «questo unico elemento indiziario non è idoneo a dimostrare tutti gli elementi costitutivi» della corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In assenza della prova di un patto illecito, osservano i giudici, «la carenza della prova dell’accordo corruttivo renderebbe piuttosto ipotizzabile l’applicazione della fattispecie, ormai abrogata» di abuso d’ufficio. La Cassazione ribadisce inoltre che non può esistere «una corruzione senza accordo» e che la semplice dimostrazione della dazione di denaro, specie quando i pagamenti sono tracciati e documentati, non è sufficiente. Viene anche censurata l’impostazione dei pm, giudicata «generica» sul ruolo delle chat, e viene rilevata la mancata motivazione sulla «permanente concretezza e attualità delle esigenze cautelari».

Bruxelles, proteste degli agricoltori contro l’accordo Mercosur-Ue

Momenti di tensione a Bruxelles durante la manifestazione degli agricoltori a Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento europeo. La protesta, animata da centinaia di trattori, è degenerata quando la polizia è intervenuta prima con gli idranti e poi avanzando con il lancio di fumogeni per respingere i manifestanti. Dalla piazza sono stati scagliati contro le forze dell’ordine ortaggi, oltre a pietre, bottiglie e petardi, mentre davanti agli edifici dell’Eurocamera è stato anche scaricato del letame. Le vetrate della Stazione Europa, che si affaccia sull’area, hanno riportato danni. Gli scontri sono durati alcuni minuti, al termine dei quali la polizia si è attestata lungo la recinzione di filo spinato installata per impedire l’accesso al Parlamento europeo.

Bruxelles, proteste degli agricoltori contro l’accordo Mercosur-Ue
Proteste a Bruxelles (Ansa).

La mobilitazione è legata alla protesta contro l’accordo Mercosur, mentre il quartiere è stato preso d’assalto fin dalle prime ore del mattino, come già accaduto il giorno precedente a Strasburgo. Secondo i dati forniti dalla polizia, nell’area si contano circa 7.300 manifestanti e 1.000 trattori. Una delegazione degli agricoltori ha incontrato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Antonio Costa.

Macron: «Questo accordo non può essere firmato»

Sul tema è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron, arrivando al vertice Ue, ribadendo la contrarietà di Parigi: «il conto non torna» e «questo accordo non può essere firmato». Macron ha parlato della «coerenza di un’Europa che protegge la sua agricoltura e i suoi produttori», aggiungendo: «Siamo per il commercio, la Francia è una grande potenza agricola e agroalimentare che esporta», ma «non possiamo accettare di sacrificare la coerenza della nostra agricoltura, la nostra alimentazione e la sicurezza alimentare dei nostri compatrioti su accordi che non sono ancora finalizzati». Da qui la richiesta di «una clausola di salvaguardia, un freno d’emergenza» e «misure di reciprocità».

La Bce lascia i tassi invariati

Come da attese, la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare invariati i tassi. Resta al 2 per cento quello sui depositi, mentre quello sui rifinanziamenti principali rimane al 2,15 per cento. Fermo al 2,4 per cento il tasso sui prestiti marginali. Per la quarta volta consecutiva da giugno Francoforte decide di non apportare modifiche, dopo aver ridotto i tassi di due punti percentuali con otto tagli in un anno. Contemporaneamente la Bce ha rivisto al rialzo la stima della crescita economica nel 2025, che dovrebbe essere più sostenuta di quanto previsto: +1,4 per cento. Previsto un +1,2 nel 2026 e un +1,4 nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028. Secondo i dati della Bce, poi, nel 2025 l’inflazione complessiva nei paesi dell’Eurozona è stata in media del 2,1 per cento: vicino l’obiettivo del 2 per cento.

La Bce lascia i tassi invariati
Christine Lagarde, presidente della Bce (Imagoeconomica).

Visita a sorpresa di Leone XIV in Senato

Papa Leone XIV è arrivato a sorpresa a Palazzo Madama, dove ha in programma una serie di incontri, a partire da quello con Ignazio la Russa, presidente del Senato. Il pontefice visiterà inoltre la mostra sulla Bibbia di Borso d’Este, esposta nella Sala Capitolare di Palazzo della Minerva (che dal 2003 ospita la biblioteca del Senato). Il manoscritto, realizzato tra il 1455 e il 1461 dal calligrafo Pietro Paolo Marone e dai miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi, è considerato uno dei capolavori dell’arte rinascimentale italiana. In esposizione dal 14 novembre 2025 al 16 gennaio 2026 a Palazzo della Minerva, solitamente è conservata nella Biblioteca Estense Universitaria di Modena.

Delitto di Garlasco, ultimo atto dell’incidente probatorio: Stasi a sorpresa in aula

Alberto Stasi si è presentato a sorpresa al tribunale di Pavia, dove si è tenuta l’ultima udienza dell’incidente probatorio nell’inchiesta su Andrea Sempio per il delitto di Garlasco. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi, è entrato accompagnato dai suoi legali, senza rispondere alle domande dei cronisti: non può rilasciare dichiarazioni in quanto in semilibertà. «Voleva esserci perché lo riguarda e il Tribunale della Sorveglianza lo ha concesso», ha spiegato uno dei suoi legali, Antonio De Rensis. All’ora di pranzo si è conclusa la discussione sulla parte della perizia che riguarda il dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi, firmata dalla genetista Denise Albani. Ora si andrà avanti con l’esame delle analisi dattiloscopiche. La Procura di Pavia sta indagando su Sempio (che oggi non era presente) per omicidio in concorso (con Stasi o ignoti). Francesco Compagna, avvocato dei Poggi, in una pausa dell’incidente probatorio, ha detto che «la famiglia di Chiara non ne può più di questa attenzione morbosa in cui ciascuno in qualche modo strumentalizza una vicenda processuale per sostenere le proprie tesi».

Tre militari russi hanno violato il confine dell’Estonia

Tre guardie di frontiera russe hanno varcato senza autorizzazione il confine dell’Estonia, entrando per alcuni minuti nel territorio di un Paese Ue e Nato. Lo riferisce Bild, citando il ministero degli Esteri di Tallin, che ha diffuso un video di sorveglianza dell’incidente avvenuto mercoledì mattina sul fiume Narva, vicino al villaggio di Vasknarva. Secondo la ricostruzione, gli agenti sarebbero arrivati con un mezzo anfibio su cuscino d’aria, avrebbero percorso a piedi un frangiflutti oltre la linea di controllo e, dopo circa 20 minuti, sarebbero tornati indietro verso il proprio veicolo rientrando in Russia. Mosca non ha inviato alcuna notifica preventiva, violando un accordo di frontiera in vigore da anni. La fonte open source Geolnsider ha confermato tempistiche e modalità, mentre sono da chiarire i motivi della violazione. Il ministro dell’Interno estone Igor Taro sostiene che non vi sia stata «alcuna minaccia diretta alla sicurezza», ma le forze di polizia sul confine sono comunque state rafforzate immediatamente. Tallinn ha inoltre convocato l’incaricato d’affari dell’ambasciata russa.

L’episodio avviene in una fase in cui, secondo i servizi di intelligence europei, Mosca starebbe valutando azioni ibride sui confini baltici. A giugno, il capo dell’intelligence tedesca Bruno Kahl aveva avvertito che il Cremlino potrebbe «mettere alla prova la tenuta dell’alleanza Nato» inviando poche decine di uomini in uniforme anonima – i cosiddetti “little green men“, soldati senza mostrine né simboli – lungo la frontiera estone. L’obiettivo, spiegava Kahl, non sarebbe un’avanzata di carri armati verso occidente, ma operazioni mirate a verificare se gli Stati Uniti e gli alleati risponderebbero davvero a un incidente di confine ai sensi dell’articolo 5 del Trattato Atlantico. Secondo l’intervista citata da Reuters, il capo del servizio segreto federale riteneva che Mosca potesse orchestrare provocazioni «al di sotto della soglia del conflitto aperto», invocando la protezione di presunte minoranze russofone, come accadde in Crimea nel 2014 quando le truppe senza insegne occuparono edifici e infrastrutture mentre il Cremlino negava qualsiasi coinvolgimento.

Fuga di firme da Limes, Caracciolo respinge l’accusa di filoputinismo

Il direttore di Limes Lucio Caracciolo respinge l’idea che la rivista abbia assunto una linea filorussa e replica con fermezza alle dimissioni di quattro firme dal Consiglio scientifico, dopo giorni di accuse pubbliche. «La guerra non può essere un alibi per rinunciare a comprendere il punto di vista di tutte le parti in causa. Questo è il nostro modo di lavorare, senza illusioni perché sappiamo che in guerra la verità è sempre accompagnata da una scorta di bugie», spiega il direttore al Corriere della Sera. I quattro che hanno lasciato la rivista sono Vincenzo Camporini, ex generale e capo di Stato maggiore della Difesa, il professore della John Cabot University Federigo Argentieri, l’analista Franz Gustincich e l’economista Giorgio Arfaras.

Le accuse mosse a Limes

Camporini ha motivato l’addio a Limes così: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati», accusando Caracciolo di essere «troppo filorusso e antieuropeista» e sostenendo che «riguardo all’Europa la pensa ormai come Donald Trump». L’accusa più concreta riguarda le mappe pubblicate dopo l’annessione della Crimea, rappresentata come Russia. Per Argentieri, la copertura della guerra in Ucraina sarebbe «una nube tossica che avvelena il pubblico» e il direttore, in quanto fonte autorevole, contribuirebbe «alla disinformazione».

Caracciolo: «Compito dell’informazione non è di militare»

Caracciolo respinge le accuse sulle mappe: «Dobbiamo fare un buon servizio al lettore. Chiunque va a Sebastopoli si accorge che si trova in Russia e non in Ucraina. Le nostre cartine indicano la realtà com’è, non come dovrebbe essere». Rivendica il pluralismo («compito dell’informazione non è di militare ma di offrire al lettore tutti gli strumenti utili a capire ciò che accade») e ammette un errore: alla vigilia del 24 febbraio 2022 aveva escluso un’invasione russa. «È vero ho sbagliato, mi succede. E resto convinto che la Russia abbia fatto una follia».

Il caso accende anche la politica

Il caso è diventato anche terreno di scontro tra Pd e M5s sulle posizioni opposte rispetto alla guerra in Ucraina. La deputata del M5s Chiara Appendino ha scritto su X che «Lucio Caracciolo è sotto attacco perché la sua rivista fa quello che il giornalismo dovrebbe sempre fare: dare spazio a tutte le voci e guardare le cose come stanno, non come la propaganda vorrebbe che fossero». Per Appendino «il mainstream taccia di “tradimento” o bolla come “filorusso” chiunque osi uscire dal coro». Collega poi questo clima alla «vergognosa censura» di eventi culturali a Torino e rifiuta «la narrazione della guerra necessaria» e «un’economia di guerra che divora il nostro futuro». Sul fronte opposto, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd), che ha replicato al post dell’ex sindaca di Torino così: «Semplicemente, molti autorevoli analisti hanno giustamente preso le distanze da una narrazione tossica e smaccatamente filo putiniana». Picierno definisce «tutto, tranne che giornalismo» la pubblicazione di propagandisti di «un regime criminale».

Convocati in Parlamento i vertici del gruppo Gedi e i cdr

Il Parlamento ha chiesto un approfondimento sulla situazione del Gruppo Gedi, alla luce della possibile cessione da parte di Exor al gruppo greco Antenna, controllato da Theodore Kyriacou. In Aula alla Camera, il presidente della commissione Editoria Federico Mollicone (FdI) ha annunciato l’iniziativa rispondendo alle sollecitazioni delle opposizioni: «Il Parlamento, con il sottoscritto come presidente della commissione editoria, ha convocato sia il gruppo Gedi sia il comitato di redazione». Nei giorni scorsi, sul tema, si era già svolto un incontro a Palazzo Chigi tra il sottosegretario all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, il management di Gedi e i cdr delle testate.

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Convocati in Parlamento i vertici del gruppo Gedi e i cdr
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Mollicone: «Se non piace il possibile acquirente decide il mercato»

Nel suo intervento, Mollicone ha rivendicato il ruolo delle istituzioni nel garantire tutele e pluralismo, replicando alle critiche sollevate in Parlamento. «Governo e Parlamento sono intervenuti immediatamente per la tutela occupazionale e la libertà di espressione. Se, invece, il problema è che non piace il possibile acquirente, su questo interviene il mercato. Mercato che, con gli scorsi governi di centrosinistra, ha visto tutti silenti quando lo stesso proprietario ha venduto Stellantis. Invito i colleghi a difendere i livelli occupazionali sempre».

Torino, sgomberato il centro sociale Askatasuna

A pochi mesi dallo sgombero del Leoncavallo, il centro sociale Askatasuna di Torino ha subito la stessa sorte all’alba del 18 dicembre, al termine di un’operazione condotta dalla Digos con il supporto dei reparti mobili. L’intervento ha riguardato lo stabile di corso Regina Margherita 47, occupato dal 1996 e noto come uno degli ultimi simboli dell’area dell’Autonomia. Durante le attività di polizia, scattate nell’ambito di un’inchiesta sugli assalti avvenuti contro la sede della Stampa, le Ogr e l’azienda Leonardo nel corso di manifestazioni pro-Palestina, all’interno dell’edificio sono stati individuati sei attivisti, trovati al terzo piano nelle prime ore del mattino.

Torino, sgomberato il centro sociale Askatasuna
Perquisizioni della polizia al centro sociale Askatasuna (Ansa).

Il sindaco Lo Russo: «Cessato il patto di collaborazione»

Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha spiegato che «l’autorità di pubblica sicurezza sta svolgendo questa mattina attività presso l’immobile di corso Regina Margherita 47» e che la Prefettura ha comunicato alla Città «l’accertamento della violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina Margherita 47». La presenza di persone in aree dichiarate inagibili ha fatto venir meno le condizioni del patto di collaborazione siglato con un comitato di garanti per un progetto sui beni comuni. «Tale situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione che pertanto è cessato, come comunicato ai proponenti», ha aggiunto il primo cittadino. L’accordo, rinnovato dalla Giunta il 18 marzo, prevedeva attività limitate al piano terra, mentre gli altri livelli erano interdetti per ragioni di sicurezza.

Bignami: «Con Meloni lo Stato torna a fare lo Stato»

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scritto su X: «Sgomberato il centro sociale Askatasuna di Torino. Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese». Netta presa di posizione da parte del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo cui «l’intervento di questa mattina da parte delle forze dell’ordine nello stabile abusivamente occupato da Askatasuna, non per un mero controllo ma per liberare la struttura da una violenta e inaccettabile occupazione, è la conferma che con il governo Meloni e Fratelli d’Italia la sicurezza è una priorità». Bignami ha poi aggiunto: «É finita la stagione dell’accondiscendenza e degli ammiccamenti ai violenti, con noi lo Stato è tornato a fare lo Stato. La legalità è di nuovo un valore da rispettare».

È morto Peter Arnett, premio Pulitzer per i reportage dal Vietnam

Peter Arnett, icona del giornalismo americano nonché uno dei più noti reporter di guerra della storia, è morto all’età di 91 anni. Lo riporta Associated Press, agenzia di stampa cui è stato a lungo legato, spiegando che il decesso è dovuto per un tumore alla prostata. Figura centrale nel raccontare tutti i maggiori conflitti della seconda metà del XX secolo, vinse il premio Pulitzer nel 1966 per il suo lavoro al fronte in Vietnam, dove rimase fino alla caduta di Saigon nelle mani dei ribelli nel 1975. Con stile diretto, è poi divenuto volto noto della Cnn per cui ha seguito la Guerra del Golfo e diverse guerre in Asia e in America Latina.

Peter Arnett, dallo scoop in Laos alla guerra del Vietnam

Originario di Riverton, in Nuova Zelanda, dove era nato il 13 novembre 1934, Peter Arnett lasciò la scuola a soli 17 anni per lavorare presso un quotidiano locale. Il primo scoop a circa 25 anni, quando nel 1960 raccontò un colpo di Stato in Laos. Quando i carri armati bloccarono l’ufficio del telegrafo a Vientiane, nuotò nel fiume Mekong fino alla Thailandia per trovare una linea aperta con cui dare la notizia all’Associated Press. «Avevo la storia battuta a macchina, il passaporto e 20 banconote da 10 dollari stretti tra i denti», avrebbe raccontato più tardi. «Mi credevano pazzo, ma per me aveva senso: dovevo far uscire la notizia il più in fretta possibile». Fu tuttavia durante la guerra del Vietnam che dimostrò ancor di più il suo valore.

Nel 1968, a Ben Tre, riportò la celebre frase di un maggiore americano poi divenuta simbolo del conflitto e delle sue contraddizioni: «Si è reso necessario distruggere la città per salvarla». Mentre a Washington si parlava di trionfi, dal fronte lui raccontava una realtà ben diversa, fatta di sconfitte e rovesciamenti, anticipando il fallimento della strategia statunitense. Nel 1975, mentre Saigon cadeva in mano ai ribelli nordvietnamiti, rimase per raccontare il panico nelle strade. Nei giorni che portarono a quella fine, ricevette l’ordine dalla sede di New York dell’AP di distruggere i documenti dell’ufficio, poiché la copertura della guerra stava per finire. Preferì spedirli al suo appartamento di New York, convinto che un giorno avrebbero avuto un valore storico: ora sono custoditi negli archivi dell’agenzia.

Il passaggio alla Cnn e l’intervista a Osama bin Laden

Peter Arnett rimase in Associated Press fino al 1981, quando si unì alla neonata Cnn, allora giovane emittente all news, per cui seguì conflitti in Medio Oriente, America Latina e Africa. Fino alla Guerra del Golfo, che lo rese una figura globale. Bloccato a Baghdad nel 1991, divenne voce e occhi non solo degli Usa, ma del mondo occidentale sotto i bombardamenti con aggiornamenti quotidiani in diretta dall’hotel Al Rashid. Celebrato e premiato, fu anche criticato da molti politici americani che diverse volte lo accusarono di essere il megafono di Saddam Hussein, che riuscì a intervistare.

Nel 1997 filmò anche un’intervista a Osama bin Laden, che già quattro anni prima dell’11 settembre minacciò apertamente una jihad contro gli Stati Uniti. Nel 2003, la carriera subì un colpo definitivo: accettò di parlare alla tv irachena durante l’invasione americana, lodando la resistenza di Baghdad, venendo licenziato. Dal punto di vista personale, Peter Arnett sposò Nina Nguyen, da cui ha avuto due figli. Ritiratosi nel 2007, ha insegnato giornalismo in Cina e pubblicato due libri di memorie.

Campari, ceduti amaro Averna e mirto Zedda Piras

Campari Group ha raggiunto un accordo per la cessione di amaro Averna e del mirto Zedda Piras a Illva Saronno Holding, gruppo che controlla marchi storici come Disaronno e le etichette siciliane Florio e Duca di Salaparuta. Il valore complessivo dell’operazione ammonta a 100 milioni di euro, mentre il perfezionamento è atteso entro la prima metà del 2026. L’operazione si inserisce nel percorso di revisione del portafoglio avviato dal gruppo di Davide Campari-Milano, con l’obiettivo di focalizzarsi su un numero più limitato di marchi considerati strategici e, allo stesso tempo, proseguire nella riduzione dell’indebitamento.

Campari, ceduti amaro Averna e mirto Zedda Piras
Campari (Imagoeconomica).

Dal punto di vista operativo, la transazione prevede la costituzione di una nuova società nella quale confluiranno le attività legate ad Averna e Zedda Piras. Il perimetro comprende, tra l’altro, i diritti di proprietà intellettuale, le scorte di prodotto finito, una parte del personale, gli impianti produttivi di Caltanissetta per Averna e di Alghero per Zedda Piras, oltre all’avviamento, a specifici contratti e ad altre attività connesse. Nell’operazione, Campari Group è stata assistita da Mediobanca come advisor finanziario.

Simon Hunt (ceo Campari): «Operazione fondamentale nella nostra strategia di razionalizzazione del portafoglio»

Commentando l’intesa, l’amministratore delegato di Campari Group, Simon Hunt, ha dichiarato: «La cessione di Averna e Zedda Piras segna un ulteriore passo fondamentale nella nostra strategia di razionalizzazione del portafoglio, con l’obiettivo di concentrarci su un minor numero di iniziative, ma di maggiore impatto strategico, mentre continuiamo a favorire la riduzione della leva finanziaria, come evidenziato nel Capital Markets Day. Siamo entusiasti di firmare questo accordo con Illva Saronno Holding, realtà di riferimento nel settore delle bevande alcoliche e partner ideale per sostenere lo sviluppo futuro di questi brand, grazie alla consolidata esperienza e profondo legame con brand e prodotti siciliani».