La Corte d’Appello di Milano ha ridimensionato la sentenza pronunciata in primo grado nel processo sull’inchiesta “Mensa dei Poveri”, riducendo la condanna inflitta a Lara Comi. L’ex europarlamentare di Forza Italia è stata assolta dalle accuse di corruzione e da uno degli episodi di truffa, vedendo la pena scendere da 4 anni e 2 mesi a 1 anno, con sospensione condizionale, e una multa di 500 euro. I giudici hanno riconosciuto l’attenuante del risarcimento, ritenuta equivalente all’aggravante contestata. La Corte ha inoltre pronunciato sentenza per altri 13 imputati, confermando l’assoluzione per Pietro Tatarella, ex vicecoordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale di Milano, e scagionando l’ex parlamentare Diego Sozzani, che in primo grado era stato condannato a un anno e un mese. Ridotte anche le pene per l’imprenditore Daniele D’Alfonso, da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, e per Giuseppe Zingale, ex direttore generale di Afol Metropolitana, da 2 anni a un anno e mezzo.
Comi: «Stabilito che il fatto non sussiste, continuerò a lottare in Cassazione»
Dopo la decisione dei giudici, Lara Comi ha commentato: «Le mie, dopo sette anni, sono lacrime di gioia, perché è stato stabilito oggi che “il fatto non sussiste”. Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione a dimostrare l’innocenza per quest’ultimo pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese di cui sono orgogliosa ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione». L’ex eurodeputata ha sottolineato come resti in piedi soltanto l’accusa di truffa ai danni del Parlamento europeo, mitigata però dal riconoscimento dei risarcimenti. Alla domanda su un possibile ritorno in politica, l’ex esponente azzurra ha risposto: «Finiamo con la Cassazione intanto, non è finita, però ripeto ancora “il fatto non sussiste” e questo è anche un mio messaggio agli elettori che hanno creduto in me, mentre a dieci giorni dal voto erano arrivati tre avvisi di garanzia. E mi hanno votato lo stesso, grazie agli elettori che mi diedero fiducia nel 2019».
Il caso Mensa dei Poveri: su cosa verteva l’inchiesta
L’inchiesta, avviata nel 2019 e culminata allora in numerosi arresti, ipotizzava un sistema di tangenti e incarichi pilotati nella politica lombarda, con al centro l’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, che ha poi patteggiato una pena di 4 anni e 10 mesi dopo aver collaborato con gli inquirenti. Il nome dell’indagine deriva da un’intercettazione che faceva riferimento a un ristorante, in realtà noto e frequentato da esponenti politici per la sua vicinanza al Pirellone. In primo grado, nell’ottobre 2023, il processo che aveva coinvolto 62 imputati si era concluso con 11 condanne e 51 assoluzioni. Con la decisione di secondo grado, la gran parte delle pene è stata ulteriormente ridotta o annullata.