Cosa si sono detti Putin e Trump nella loro telefonata

Donald Trump ha definito «produttiva» la telefonata avuta con Vladimir Putin, spiegando che il colloquio si è svolto nella giornata odierna perché, dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky, il giorno precedente «era tardi» per contattare il leader del Cremlino. Parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago, il presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto che restano alcune «questioni spinose», aggiungendo: «Un paio di questioni che si spera risolveremo e poi avremo la pace». Nel corso degli stessi interventi pubblici, Trump ha commentato anche le accuse russe su un presunto tentativo ucraino di colpire una residenza di Vladimir Putin, affermando che, qualora fosse confermato, «sarebbe una brutta notizia», pur precisando di non disporre di informazioni dirette sull’episodio. Successivamente, alla Casa Bianca, ricevendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Usa ha ribadito di «non sapere niente» delle affermazioni di Mosca relative all’attacco e di «averne solo sentito parlare».

Fine vita, la decisione della Consulta sulla legge toscana

La Corte costituzionale ha stabilito che la legge della Toscana sul fine vita non è illegittima nel suo impianto generale, ma presenta singole disposizioni che oltrepassano le competenze riservate allo Stato. Secondo i giudici, la normativa regionale rientra complessivamente nell’ambito della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e mira a «dettare norme a carattere meramente organizzativo e procedurale, al fine di disciplinare in modo uniforme l’assistenza da parte del servizio sanitario regionale alle persone che chiedano di essere aiutate a morire». Tuttavia, la Consulta ha rilevato che alcune parti del testo invadono ambiti attribuiti in via esclusiva alla legislazione statale.

Che cosa è stato dichiarato incostituzionale dalla Consulta

In particolare è stato dichiarato incostituzionale l’articolo 2, che definisce direttamente i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. Per la Corte, su questi profili la legislazione regionale non può intervenire, poiché si tratta di «delicati bilanciamenti, che attengono essenzialmente alla materia dell’ordinamento civile e penale», rispetto ai quali le Regioni non possono agire «in via suppletiva della legislazione statale, per così dire “impossessandosi” dei principi ordinamentali individuati da questa Corte». Sono stati inoltre bocciati gli articoli 5 e 6 nelle parti in cui fissano termini rigidi per la verifica dei requisiti e per le modalità di attuazione, giudicati «lesivi dell’esigenza di uniformità sul territorio nazionale. Incostituzionale anche l’articolo 7, comma 1, che obbliga le aziende sanitarie locali a garantire supporto tecnico, farmacologico e assistenza per l’autosomministrazione del farmaco.

Fine vita, la decisione della Consulta sulla legge toscana
Eugenio Giani (Imagoeconomica).

Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha dichiarato: «Esprimo soddisfazione per la pronuncia della Corte Costituzionale che, nella caratteristiche di generalità rispetto al potere legislativo espresso dalla Regione Toscana, ci riconosce la legittimità e i contenuti sulla materia» del fine vita, tema «su cui si è registrata l’assoluta assenza dello Stato quando con sentenza 242/2019 la stessa Corte aveva invitato, a provvedere, il legislatore statale». Giani ha aggiunto che ora «c’è un diritto delle Regioni a legiferare» sul suicidio medicalmente assistito, sottolineando che la «Toscana è stata la prima» e che «il Governo chiedeva d’abrogare la nostra legge».

Alfonso Signorini si autosospende da Mediaset

Alfonso Signorini ha deciso di autosospendersi da Mediaset a seguito delle accuse mosse da Fabrizio Corona nel suo format Falsissimo, dove si parlava di un presunto «sistema» per cui alcuni concorrenti del Grande Fratello avrebbero dovuto cedere alle avances del conduttore per ottenere l’accesso al reality. La notizia è stata resa nota dagli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno definito il loro assistito «vittima di gravi e continuate condotte criminose», aggiungendo che la sospensione «è già stata comunicata all’azienda». Nella puntata online del 15 novembre, intitolata Il prezzo del successo, Corona ha affermato che diversi ragazzi sarebbero stati ammessi nella Casa del Grande Fratello solo dopo aver avuto presunti rapporti sessuali o brevi relazioni con Signorini.

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Silvia Salis sull’arresto di Hannoun: «Mai avuto contatti»

La sindaca di Genova Silvia Salis ha affrontato il tema dell’arresto di Mohammad Hannoun, accusato di finanziamento ad Hamas, intervenendo dopo le critiche provenienti dalla destra: «Avevo scelto il silenzio sulle indagini perché le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche». Una posizione, ha aggiunto, cambiata di fronte a quella che definisce una ricostruzione distorta: «Ma in queste ore sta circolando un racconto falso, costruito con fotomontaggi e insinuazioni, che ha superato la soglia della tollerabilità». La sindaca ha quindi rivendicato la propria scelta di scendere in piazza, chiarendo: «Non prenderò mai alcuna distanza – la sua precisazione – da uno straordinario movimento di solidarietà per la popolazione palestinese nato a Genova e del quale sono profondamente orgogliosa».

Salis: «Se le accuse fossero vere danno enorme per la popolazione palestinese»

Entrando nel dettaglio delle accuse, Salis ha ricostruito quanto avvenuto durante una manifestazione di settembre: «Non sono mai andata in piazza con altri sindaci ad ascoltare Hannoun il 17 settembre. In quella giornata abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante iniziative di Music for Peace, senza alcun contatto con Hannoun, né allora né in altre occasioni. Se lui ha parlato, lo ha fatto dopo che io e gli altri sindaci avevamo già lasciato la piazza. Querelerò chi diffonde notizie inventate e chiedo agli altri sindaci di seguirmi». Replicando alle contestazioni politiche, ha aggiunto: «Secondo la destra non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino», per poi concludere: «Se le accuse verranno confermate, sarà un danno enorme: per la popolazione palestinese; per chi, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, è stato ingannato a beneficio dei terroristi».

La Russia minaccia ritorsioni dopo un presunto attacco contro una residenza di Putin

Le forze ucraine nella notte tra il 28 e il 29 dicembre «hanno lanciato un attacco terroristico utilizzando 91 droni a lungo raggio» contro la residenza di Vladimir Putin nella oblast’ di Novgorod, affacciata sul lago Valdai. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, aggiungendo che la Russia ha già stabilito «i tempi e gli obiettivi per la rappresaglia». Precisando tuttavia che Mosca non intende ritirarsi dai colloqui per la fine della guerra, Lavrov ha poi dichiarato che, «data la trasformazione definitiva del criminale regime di Kyiv, passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista».

Zelensky smentisce: «Storia palesemente falsa»

Il presunto attacco con quasi 100 droni, viste le possibili ripercussioni sul raggiungimento della pace, è stato prontamente smentito da Volodymyr Zelensky, ha scritto su X: «I russi hanno inventato una storia palesemente falsa su un attacco a una residenza del dittatore russo, per avere una giustificazione per continuare i raid contro l’Ucraina, in particolare contro Kyiv, e per rifiutarsi di compiere i passi necessari per porre fine alla guerra».

Il Cdm approva il decreto aiuti per l’Ucraina

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto che proroga il sostegno italiano all’Ucraina. Il testo è arrivato all’esame del Cdm con alcune modifiche, un’intesa confermata dal ministro della Difesa Guido Crosetto. La versione approvata contiene un richiamo esplicito sia agli aiuti militari sia agli interventi a favore della popolazione civile, includendo misure che affiancano l’invio di armamenti con iniziative su logistica, sanità e ricostruzione delle reti elettriche, attribuendo così alla formulazione del decreto un valore non solo terminologico ma anche operativo. Nei giorni precedenti la Lega ha esercitato una forte pressione su Palazzo Chigi, insistendo sulla necessità di vigilare sull’utilizzo dei fondi destinati a Kyiv e richiamando il tema della corruzione in Ucraina. Giorgia Meloni ha richiamato l’esigenza di coesione tra alleati, affermando: «Mai come in questo momento, è necessario mantenere l’unità di vedute tra partner europei, Ucraina e Stati Uniti per porre fine a quasi quattro anni di conflitto. Solo attraverso questa solida unità di vedute la Russia può essere posta di fronte alle proprie responsabilità e spinta a dimostrare una reale disponibilità a sedere al tavolo dei negoziati».

Pd: «Quanto emerge dal Consiglio dei ministri smentisce Salvini»

Dall’opposizione sono arrivate diverse critiche. La capogruppo di Italia Viva al Senato, Raffaella Paita, intervenendo a Tagadà, ha dichiarato: «A dispetto dei tentativi della Lega e del suo senatore Borghi di far credere il contrario, quello di cui si parla in questi giorni è a tutti gli effetti un decreto di aiuti militari, e non ‘anche militari’». Anche la deputata del Pd Lia Quartapelle, sentita dall’Ansa, ha osservato: «Per inviare aiuti militari c’è bisogno di un decreto da sottoporre al voto del Parlamento. Per aiutare la popolazione civile di Gaza non ci sono stati passaggi parlamentari, ma per l’Ucraina servono perché si tratta di un sostegno militare. Se c’è un decreto significa che il governo sta chiedendo al Parlamento di continuare con il sostegno militare. La Lega può giocare con le parole ma il fatto è questo. Quanto emerge dal Consiglio dei ministri smentisce Salvini», aggiungendo infine «La Lega non è sola perché Conte torna al suo vecchio amore con il suo ordine del giorno alla legge di bilancio. Un odg totalmente sulla linea salviniana e che è quindi irricevibile».

Secondo il Cremlino «Kyiv ha interrotto le azioni offensive»

Secondo quanto riferito dal capo di Stato maggiore dell’esercito russo Valery Gerasimov, le forze ucraine avrebbero «interrotto le azioni offensive», limitandosi a «tentativi di contenimento dell’avanzata russa». Nell’ultimo anno, ha spiegato Gerasimov come «334 centri abitati» sarebbero passati «sotto il controllo delle truppe di Mosca» e, solo nel mese di dicembre «nell’area dell’operazione militare speciale sarebbero stati conquistati oltre 700 chilometri quadrati».  Parole che fanno da eco a quelle riferite durante una riunione al Cremlino dedicata alla situazione militare dal presidente Vladimir Putin, che ha indicato come prioritaria la prosecuzione delle attività lungo il confine russo-ucraino anche nel prossimo anno: «E’ un compito molto importante, perché garantisce la sicurezza delle regioni di confine della Russia. E nel 2026, senza dubbio, questo lavoro dovrà continuare».

Putin: «Avanziamo in Donetsk e a Zaporizhzhia»

Putin ha inoltre riferito degli sviluppi nella regione di Zaporizhzhia, affermando che «Le truppe del raggruppamento, dopo aver attraversato il fiume Gaichur, hanno sfondato le difese nemiche e stanno avanzando rapidamente in direzione di Zaporizhzhia», precisando che «Gli obiettivi di liberazione del Donbass, delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson vengono svolti gradualmente, in conformità con il piano operativo militare». Il presidente ha poi aggiunto: «Ovviamente, anche i tentativi del nemico di interferire con l’evoluzione della situazione a Kupyansk devono essere fermamente contrastati. So che state adottando le misure necessarie in tal senso», sostenendo infine che «La liberazione del Lugansk, delle repubbliche popolari del Donetsk, di Zaporizhzhia e di Kherson avanza passo dopo passo» e che «le forze armate ucraine si ritirano lungo tutta la linea di contatto».

Milano, trovato morto sul divano: aveva denunciato la moglie a Natale

Una denuncia a novembre, un’altra a Natale e poi la morte. Sabato 27 dicembre a Milano è stato trovato morto sul divano un uomo, il 72enne Carlo Luigi Montalbetti. Secondo la prima ricostruzione, sarebbe stata la moglie a dare l’allarme al 112 all’alba, intorno alle 5.15. L’uomo è stato ritrovato disteso con dei segni all’altezza del petto, ma senza altre ferite evidenti in grado di spiegare il decesso. Un mistero su cui ora indagano gli specialisti della Omicidi della Squadra mobile, coordinati dal pm Laura Bigliotti.

Le continue liti e la denuncia prima di Natale

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, Montalbetti era sposato da vent’anni ma da tempo i rapporti con la moglie non sarebbero stati pacifici. I vicini hanno raccontato di continue liti tra i due. Tanto che a novembre erano stati i poliziotti a dover intervenire per sedare una lite. Poi, quattro giorni prima di Natale, una nuova denuncia da parte di Montalbetti nei confronti della donna, una 52enne. Si attendono i risultati dell’autopsia per chiarire le cause della morte.

Campania, Massimiliano Manfredi nuovo presidente del Consiglio regionale

Massimiliano Manfredi è il nuovo presidente del Consiglio regionale della Campania. L’elezione è avvenuta nella mattinata del 29 dicembre, al primo scrutinio, con 41 preferenze su 51 votanti, grazie a una convergenza che ha coinvolto sia la maggioranza sia le opposizioni. Durante la votazione sono state registrate anche sei schede bianche, un voto nullo attribuito a Vincenzo De Luca perché non presente in aula, oltre a una preferenza per Lucia Fortini e una per Luca Fella Trapanese.

Chi è Massimiliano Manfredi

Cinquantadue anni, nato a San Paolo Belsito, sposato e padre di due figlie, Manfredi vanta un lungo percorso politico e istituzionale. Dopo l’esperienza come segretario provinciale della sinistra giovanile a Napoli, ha lavorato al Comune di Napoli occupandosi di politiche del lavoro e concertazione. È stato poi capo della segreteria del ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais, dirigente nazionale del Partito democratico e presidente provinciale del Pd napoletano. Eletto alla Camera nel 2013, ha fatto parte delle commissioni Ambiente, Antimafia e Politiche dell’Unione europea. Nel 2020 è entrato in Consiglio regionale con quasi 20mila voti, venendo rieletto alle ultime regionali con 30.500 preferenze. È componente dell’Assemblea nazionale del Pd ed è fratello del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

Sangiuliano: «Una sconfitta per De Luca»

Sul risultato si è espresso il capogruppo di Fratelli d’Italia Gennaro Sangiuliano: «L’elezione di Massimiliano Manfredi, per il quale abbiamo votato per dare un segnale di collaborazione istituzionale, rappresenta la prima sconfitta di De Luca e del deluchismo. Fino a pochi minuti prima dell’inizio del consiglio la maggioranza era profondamente spaccata. Il monarca spodestato ha provato a manipolare ma è stato respinto. Diciamo che c’è stato un soccorso blu, siamo di destra e crediamo nel valore delle istituzioni. Il fatto che siano usciti voti a Trapanese, Fortini e uno nullo a De Luca è significativo circa compattezza della maggioranza». Da Forza Italia, il segretario regionale Fulvio Martusciello e il capogruppo Massimo Pelliccia hanno dichiarato: «Forza Italia responsabile ma la legislatura parte con franchi tiratori in maggioranza. Abbiamo scelto la via della responsabilità istituzionale votando convintamente Massimiliano Manfredi presidente del Consiglio regionale ma bisogna prendere atto che la maggioranza ha problemi seri». A queste parole si è aggiunto il senatore Franco Silvestro: «Abbiamo dato una grande prova di responsabilità e ci aspettiamo da Manfredi equidistanza e rispetto di tutti».

Manfredi: «Impegno contro femminicidi e morti bianche»

Nel suo primo intervento da presidente, Manfredi ha sottolineato il ruolo dell’assemblea regionale affermando: «Ci sono contrasti nell’aula della Regione ma abbiamo sempre un’unione su temi importanti. A partire da Anna Tagliaferri, che dal suo compagno è stata uccisa, e da Giacomo Bortone cittadino di Cercola che 18 giorni fa è l’ultima morte bianca in Campania schiacciato dal carrello elevatore. Sul femminicidio e sulla morte sul lavoro questa aula si è saputa unire approvando all’unanimità o a grandissima maggioranza norme che ci consentono di avere in Regione leggi di grande avanzamento su questi temi. Questi sono punti in cui nostro ruolo di legislatori ci fa sentire utili nei confronti dei cittadini che ci hanno votato».

Campania, Massimiliano Manfredi nuovo presidente del Consiglio regionale
Massimiliano Manfredi (Ansa).

Manfredi ha poi aggiunto: «Questo voto così ampio va al di là del risultato elettorale e impone alla mia figura un ruolo e una responsabilità molto ampia e credo che vada condivisa con il ruolo di questa aula in questi 5 anni», concludendo: «oggi inizia un nuovo percorso dopo 10 anni di De Luca. Fico è il primo dei nostri consiglieri, a lui in bocca al lupo perché questa aula possa essere sempre il luogo dell’incontro, dello scontro ma politico ma soprattutto rendere orgogliosi i cittadini che hanno voluto che fossimo qui».

Mosca: «Più vicini alla pace, ma Kyiv deve ritirarsi dal Donbass»

Il Cremlino è d’accordo con quello che ha detto Donald Trump, cioè che le parti sono vicine a risolvere il conflitto in Ucraina e che i colloqui per porre fine alla guerra sono nella fase finale. Lo ha affermato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, ricordando però che Kyiv «deve ritirarsi oltre i confini amministrativi del Donbass» se vuole la fine dei combattimenti». Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la notizia di Fox News secondo cui i negoziati con Trump avrebbero offerto l’opportunità di una telefonata tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky (che ha appena incontrato il presidente Usa a Mar-a-Lago), Peskov ha ribadito che «una conversazione del genere non è attualmente in fase di valutazione» e che un colloquio diretto tra i due leader dovrebbe essere preceduta da colloqui tra i team negoziali di Mosca e Kyiv.

Milano, donna trovata morta nel giardino di un palazzo

Il corpo di una donna è stato trovato lunedì mattina nel giardino di un palazzo in mattoni marroni di via Paruta, una parallela di via Padova, a Milano. Il cadavere era a terra, in un angolo poco distante dal cancello d’ingresso dello stabile. A fare la scoperta è stato il custode del palazzo, intorno alle 8.30. Per la donna, di apparente età intorno ai 30 anni e non ancora identificata, i soccorsi sono risultati inutili. I primi a intervenire sono stati i carabinieri del Radiomobile, seguiti dagli specialisti della sezione Omicidi del nucleo investigativo. Dai primi accertamenti nessuno degli inquilini ha riferito di conoscerla. La vittima indossava un giubbotto, ma non la maglietta, e i jeans risultavano parzialmente abbassati. Sul corpo sono stati rilevati segni di violenza sul collo, un elemento che fa propendere per un’aggressione. Al momento gli investigatori sembrano escludere l’ipotesi di una caduta volontaria da una finestra del palazzo. I carabinieri stanno ascoltando alcuni residenti per ricostruire quanto accaduto. Sul posto è intervenuto anche il medico legale, che dovrà fornire le prime indicazioni sulle cause della morte e sull’orario del decesso.

Mamma e figlia morte per intossicazione alimentare: cinque indagati

Cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose in relazione al decesso di madre e figlia per intossicazione alimentare dopo una cena a base di pesce e frutti di mare consumata alla vigilia di Natale. Lo scrive l’Ansa. Sara Di Vita, di 15 anni, e la mamma Antonella Di Ielsi, di 50 anni, erano state dimesse due volte dal pronto soccorso prima di essere ricoverate. Il marito della donna e padre della ragazza, ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma, resta in gravi condizioni.

Dopo Zelensky anche Netanyahu da Trump a Mar-a-Lago

Dopo Volodymyr Zelensky, a Mar-a-Lago è in arrivo anche Benjamin Netanyahu, alla quinta visita negli Stati Uniti nel giro di un anno: il primo ministro israeliano incontrerà Donald Trump alle 19 ore italiane. In cima all’agenda il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, in vigore da ottobre dopo due anni di operazioni militari da parte dell’Idf. Sebbene i termini concordati per la fase iniziale siano stati in gran parte completati – le forze israeliane si sono ritirate in nuove posizioni e Hamas ha rilasciato tutti gli ostaggi vivi e quelli morti tranne uno – l’attuazione della seconda parte del piano tarda non è ancora partita. Israele e Hamas non hanno formalmente firmato alcun impegno in tal senso e si accusano a vicenda di aver violato i termini della prima. Washington spingerà per l’attuazione della fase successiva, con l’istituzione di un governo tecnico palestinese per Gaza e l’invio della forza internazionale di stabilizzazione. C’è poi la questione della tregua col Libano: c’è il timore che Israele lanci nuove massicce offensive contro Hezbollah, rompendo un cessate il fuoco stabilito il 27 novembre 2024 (e che da allora è stato comunque instabile), ma anche contro l’Iran, accusato di aver accelerato negli ultimi mesi la produzione di missili balistici.

La Cina lancia esercitazioni a fuoco vivo attorno a Taiwan

La Cina ha avviato nuove esercitazioni militari a fuoco vivo attorno a Taiwan. Le manovre, denominate “Justice Mission 2025”, sono iniziate lunedì e coinvolgono marina, aviazione e forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione. Secondo il comando del teatro orientale, le unità cinesi stanno simulando il blocco dei principali porti taiwanesi, attacchi contro obiettivi marittimi e operazioni di controllo dell’area attorno all’isola. Alle esercitazioni partecipano cacciatorpediniere, fregate, caccia, bombardieri, droni e missili a lungo raggio. La guardia costiera cinese infine è stata schierata per ispezioni definite di «law enforcement» nelle acque vicine alle isole periferiche di Taiwan.

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Gli Usa hanno approvato un pacchetto di vendita di armi da 11 miliardi a Taiwan

Taiwan ha reagito alla provocazione cinese denunciando un’escalation delle tensioni e una minaccia alla sicurezza della navigazione e dei pescatori, annunciando in risposta esercitazioni di prontezza operativa. Le autorità taiwanesi hanno anche segnalato l’avvicinamento di navi e velivoli cinesi fino alla zona contigua, a 24 miglia nautiche dalla costa. Le manovre di Pechino arrivano dopo l’approvazione da parte degli Stati Uniti di un pacchetto di vendite di armi a Taiwan da oltre 11 miliardi di dollari e dopo dichiarazioni del Giappone sulla possibilità di un suo coinvolgimento militare in caso di attacco cinese. Pechino rivendica Taiwan come parte integrante del proprio territorio e, sotto la guida di Xi Jinping, continua a combinare pressioni militari e retorica sulla «riunificazione pacifica», una visione respinta dalla maggioranza della popolazione taiwanese.

Joint venture Prysmian-Fincantieri per l’acquisizione di Xtera

Una joint venture guidata da Prysmian (partecipazione dell’80 per cento) con Fincantieri ha firmato un accordo per l’acquisizione da H.I.G. Capital di Xtera, società con sede nel Regno Unito e negli Stati Uniti: si tratta di una delle sole cinque aziende al mondo in grado di realizzare reti sottomarine globali. La transazione implica un enterprise value pari a 65 milioni di dollari. L’acquisizione di Xtera rimane soggetta alle approvazioni regolamentari: il completamento dell’operazione avverrà nel primo trimestre del 2026. Come si legge in una nota congiunta, Prysmian (azienda italiana specializzata nella produzione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni e di fibre ottiche) e Fincantieri hanno inoltre avviato una partnership che prevede lo sviluppo di servizi innovativi di installazione e sicurezza, con l’obiettivo di offrire un modello ‘one-stop shop’ per soluzioni complete di telecomunicazioni sottomarine.

Com’è andato il vertice tra Trump e Zelensky

Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono incontrati domenica a Mar-a-Lago, la residenza privata in Florida del presidente americano, per discutere del piano di pace in 20 punti elaborato dall’Ucraina e dagli Stati Uniti, nato per sostituire il progetto iniziale proposto da Washington dopo che era stato giudicato da Kyiv e alleati come troppo sbilanciato a favore di Mosca. A margine del vertice Trump ha detto che un accordo per la fine dell’invasione russa «è più vicino che mai» e che la bozza sarebbe «al 95 per cento» completa, pur ammettendo la presenza di «uno o due temi spinosi» ancora irrisolti. Prima dell’incontro, il presidente aveva sentito Vladimir Putin al telefono, descrivendo la chiamata come «buona e molto produttiva».

I nodi centrali del vertice tra Trump e Zelensky

Il principale nodo riguarda il futuro del Donbas, regione orientale dell’Ucraina su cui la Russia rivendica la piena sovranità. Zelensky respinge l’idea di cedere il territorio a Mosca ma ha aperto alla possibilità di creare una zona demilitarizzata come compromesso: «Non direi che su questo punto c’è accordo, ma ci stiamo avvicinando», ha detto. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza, Zelensky ha ribadito che il tema resta centrale per Kyiv: senza impegni chiari e credibili da parte dei partner occidentali, qualsiasi intesa rischierebbe di non reggere nel tempo. Questo è il punto su cui i due presidenti sembrano più d’accordo: Trump ha riconosciuto l’importanza della questione e ha parlato di un coinvolgimento europeo, spiegando che «ci sarà un’intesa sulla sicurezza» e che «le nazioni europee sono coinvolte», senza però entrare nei dettagli. Altro nodo cruciale è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto occupazione russa dall’inizio dell’invasione. Zelensky considera l’impianto essenziale per la ricostruzione postbellica e propone una gestione condivisa con gli Stati Uniti, che a loro volta potrebbero concedere alla Russia un controllo parziale della centrale. Zelensky, infine, si è detto aperto a rinunciare all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, mentre ha insistito sulla necessità di una tregua di 60-90 giorni come fase preliminare per il cessate il fuoco: una proposta che Putin rifiuta perché gli permette di continuare a guadagnare vantaggio sul terreno.

Manovra, rush finale alla Camera

A seguito del via libera al Senato, la legge di bilancio è approdata alla Camera dei deputati. Dopo la discussione generale di oggi, domenica 28 dicembre, il governo porrà la questione di fiducia. Lunedì 29 dicembre nel primo pomeriggio ripartiranno i lavori dell’aula di Montecitorio con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia: la chiama è prevista per la serata, a partire dalle 19. Al termine verrà avviato l’esame degli ordini del giorno con una preannunciata seduta notturna. Martedì 30 dicembre i lavori riprenderanno dalle 9:30, con le dichiarazioni di voto previste per le 11 e votazione finale entro le 13.

Corte dei Conti, Schlein: «Il governo si ritiene al di sopra della legge»

La segretaria del Pd Elly Schlein ha affermato che «la riforma della Corte dei Conti è un’altra prova del disegno di un governo che si ritiene al di sopra della legge» e che «il silenzio assenso e il tetto massimo di sanzione per un funzionario che viola la legge, insieme all’abolizione dell’abuso d’ufficio, crea una sacca d’impunità pericolosa».

Schlein: «Questo governo vuole le mani libere»

«Questo governo vuole le mani libere per fare tutto ciò che ritiene coi soldi degli italiani, rifiuta ogni forma di controllo, rifiuta ogni risposta che non sia ‘sì signora’», si legge in una nota. Schlein prosegue poi: «Per loro chi prende un voto in più alle elezioni non deve essere sottoposto al controllo di legalità. La separazione dei poteri è un principio fondamentale della democrazia, che vuole che ad ogni potere, specialmente di governo, corrisponda un limite adeguato a garanzia di tutti. È questo principio ad essere messo sotto attacco dalle riforme del governo Meloni».

Finanziamenti a Hamas, tra gli indagati anche una giornalista No Tav

Tra gli indagati nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas coordinata dalla Direzione antimafia e antiterrorismo di Genova c’è anche Angela Lano, 62enne giornalista e direttrice dell’agenzia di stampa Infopal, autrice di diversi libri sul mondo arabo e islamico, nonché storica attivista No Tav (oltre che Pro Pal). Lo scrive La Stampa. Secondo gli inquirenti Lano avrebbe avuto rapporti quasi quotidiani con Mohammed Hannoun, imam di Genova e presidente dei Palestinesi d’Italia, al centro delle indagini: gli agenti della Digos hanno effettuato una perquisizione nella sua abitazione, che ha portato al sequestro di alcuni dispositivi informatici e delle bandiere con i simboli di Hamas. Lano, che sarebbe «considerata responsabile della propaganda in Italia», è accusata di concorso e partecipazione in associazione con finalità terroristica.

Al via le elezioni-farsa in Myanmar

Sono iniziate in Myanmar le elezioni organizzate dalla giunta militare che ha preso il potere nel 2020 con un colpo di Stato. Il voto avverrà in più fasi, zona per zona, per ragioni di sicurezza: durerà fino 25 gennaio, sotto lo stretto controllo di militari. Min Aung Hlaing, capo della giunta, pur ammettendo che l’esercito «continuerà a svolgere un ruolo nella leadership politica del Paese» ha dichiarato che le elezioni costituiscono «un’opportunità di riconciliazione». Ma la tornata elettorale, la prima dal golpe, è già stata ampiamente condannata dalle Nazioni Unite come una farsa messa in piedi per legittimare l’attuale governo. Innanzitutto, in base all’attuale costituzione del Myanmar, il 25 per cento dei seggi parlamentari è riservato alle forze armate. Inoltre la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi (che sta scontando una condanna a 27 anni per vari reati), partito più popolare del Myanmar, è stato sciolto al pari altre formazioni politiche, a cui è stato impedito di presentare candidati. Infine, vaste aree del Paese saranno completamente escluse dal voto perché sotto il controllo di gruppi anti-giunta o teatro di combattimenti. Le elezioni appena iniziate godono del sostegno della Cina, che è l’alleato più importante dell’esercito. Oltre alla Repubblica Popolare, come hanno reso noto i media controllati dai militari, hanno inviato osservatori elettorali anche Russia, India e Vietnam.