La Lega ha indicato Antonio Maria Rinaldi come proprio candidato sindaco per Roma, una proposta ufficializzata durante la tre giorni “Idee in Movimento” promossa dal partito di Matteo Salvini in Abruzzo, tra Roccaraso e Rivisondoli, che ha riunito amministratori locali, esponenti di governo, rappresentanti politici e della società civile. Economista ed ex europarlamentare, Rinaldi è descritto dal Carroccio come «profondo conoscitore della realtà romana» e il suo nome sarà ora sottoposto al confronto con gli alleati del centrodestra nelle prossime settimane. «La Lega ha già una squadra forte da mettere al servizio della comunità e è pronta ad amministrare Roma, risollevando la Capitale dalla cattiva gestione targata Gualtieri». In vista delle elezioni comunali, previste tra aprile e giugno del 2027, il quadro dei possibili candidati inizia così a delinearsi, mentre resta confermata la ricandidatura dell’attuale sindaco Roberto Gualtieri.
Il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto la scarcerazione di Jacques Moretti: il proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana, dove la notte di Capodanno sono morte 40 e persone e 116 sono rimaste ferite, ha pagato una cauzione di 200 mila franchi. Moretti, indagati assieme alla moglie Jessica Maric per omicidio, lesioni e incendio colposi, verrà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità.
Parlando alla stampa dopo il vertice intergovernativo Italia-Germania, Giorgia Meloni ha detto di aver chiesto a Donald Trump «la disponibilità a riaprire la configurazione» del suoBoard of Peace «per andare incontro alle necessità non solo dell’Italia, ma anche di altri Paesi europei». Ospite di Porta a Porta, la premier aveva spiegato di aver rilevato nello statuto dell’organismo «alcuni elementi che sono incompatibili con la nostra Costituzione» e in particolare con l’articolo 11, quello per cui «possiamo concedere cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati». Da qui il “no” a Trump, deciso non tanto per l’obiettivo dichiarato dell’organizzazione nata ufficialmente a Davos (definita «interessante»), ma per il modo in cui lo statuto distribuisce poteri e prerogative tra gli Stati partecipanti. Dopo l’incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Meloni ha ribadito il concetto: «Per noi ci sono oggettivamente dei problemi di carattere costituzionale per come l’iniziativa è stata configurata». E poi: «La presenza di Paesi come i nostri può fare la differenza. Questa è la nostra posizione, poi si vedrà quali sono i margini per trovare posizioni condivise».
L’Fbi ha comunicato l’arresto di Ryan Wedding, ex olimpionico canadese oggi 44enne, trafficante entrato di recente nella lista dei dieci super ricercati, con una taglia da 15 milioni di dollari. Nelle prossime ore verranno diffusi i particolari dell’operazione che ha portato alla sua cattura. Nel 2002 prende parte alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City come membro della squadra canadese di snowboard, ma quella parentesi si chiude in fretta. Dal 2004 iniziano i guai giudiziari, con un primo arresto e poi una nuova condanna per traffico di stupefacenti che lo porta in carcere. Proprio durante la detenzione Wedding stringe legami decisivi, in particolare con un colombiano che, una volta tornato libero nel 2011, gli consente di costruire una rete per l’importazione di cocaina tra Stati Uniti e Messico, Paese dove si era poi rifugiato.
Dopo le novità nel testo del Ddl stupridepositate in Commissione Giustizia, la relatrice Giulia Bongiorno ha spiegato all’Ansa che «la rimodulazione delle pene è stata fatta su richiesta del Pd. Sono venute fuori delle polemiche, ma riportiamo le cose alla realtà». Bongiorno ha precisato che la sua proposta «prevede il reato di violenza quando si compiono atti sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza», sottolineando il cambiamento terminologico più discusso: la parola «consenso» è stata sostituita con «dissenso».
Bongiorno: «Rafforzare la protezione delle vittime senza complicare l’iter giudiziario»
Un’altra novità rilevante riguarda l’introduzione del cosiddetto reato di freezing: «Quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara», ha chiarito Bongiorno in un’intervista al Corriere della Sera. La senatrice leghista ha inoltre sottolineato che «secondo alcuni il testo invertiva l’onere della prova, cioè imponeva all’imputato una serie di prove a volte impossibili da fornire. Con il mio testo si valorizza la volontà della donna senza alterare le dinamiche processuali», assicurando così che le modifiche mirano a «rafforzare la protezione delle vittime senza complicare eccessivamente il percorso giudiziario».
Romeo: «Siamo pronti a intervenire per aumentare le pene»
Sulla riduzione della pena, che passa da 6-12 anni del vecchio testo a 4-10 anni per il caso di violenza senza minaccia o costrizione, Bongiorno ha precisato: «La mia idea era di creare una cascata di aggravanti. Trattandosi di un testo unificato, ho accolto poi la richiesta del Pd di ridurre la pena». Dal fronte leghista, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo ha dichiarato all’Ansa che «siamo assolutamente pronti a intervenire per aumentare» le pene «in sede emendativa», ribadendo la disponibilità a integrare le sanzioni durante l’iter parlamentare. Bongiorno ha infine sottolineato il carattere inclusivo del testo unificato: «Io come è noto avrei voluto alzare le sanzioni. Il mio è un testo unificato che ha voluto dare spazio anche alle richieste del Pd di ridurre la pena. Vedremo in sede di emendamenti».
CasaPound sbarca alla Camera dei deputati. Accadrà il 30 gennaio, giorno in cui è stata fissata una conferenza stampa per il lancio della raccolta firme della proposta di legge dedicata alla “remigrazione” degli stranieri che si trovano in Italia, promossa dal comitato Remigrazione e riconquista, fondato appunto CasaPound e altri gruppi di estrema destra. Tra i relatori annunciati figurano esponenti noti dell’ultradestra: Luca Marsella di CasaPound, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti (già Forza Nuova) e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti. A programmare la conferenza alla Camera è stato il deputato leghista Domenico Furgiuele, molto vicino a Roberto Vannacci e noto per aver esposto la scritta “X Mas” sul balcone della sede del Carroccio a Lamezia Terme.
La protesta delle opposizioni: «Inaccettabile»
«È inaccettabile che la Camera dei deputati ospiti una conferenza stampa sulla cosiddetta ‘remigrazione’, promossa da esponenti di CasaPound e da personaggi noti per iniziative svolte insieme a soggetti poi risultati appartenenti alla criminalità organizzata. La Camera non può diventare una tribuna per chi propaganda ideologie fasciste, viola la Costituzione e si pone apertamente contro le istituzioni democratiche». Così Matteo Orfini, deputato del Partito democratico. «La Lega di Salvini, che esprime il presidente della Camera Lorenzo Fontana, con il generale Vannacci il 30 gennaio porta una bella carrellata di neofascisti a Montecitorio. Davanti a quello che sta accadendo negli Usa, con le squadracce dell’Ice di Trump che stanno gettando l’America nel caos, sarebbe quantomeno opportuno che Fontana, in quanto presidente della Camera, esponente della Lega e con un passato vicino a queste realtà, prendesse le distanze, tutelando l’istituzione che rappresenta», ha dichiara Riccardo Magi, segretario di +Europa. Angelo Bonelli, parlamentare di Avs e portavoce di Europa Verde, ha detto: «Non si tratta di una ‘iniziativa politica’, ma della legittimazione dell’odio razziale dentro le istituzioni della Repubblica, fondate sull’antifascismo e sulla Costituzione. I nazifascisti saranno in Parlamento grazie alla Lega, che ha prenotato la sala sotto l’etichetta tossica della ‘remigrazione’. È uno sfregio alla memoria democratica del Paese. Un progetto apertamente incostituzionale, mascherato da raccolta firme».
La precisazione dell’ufficio stampa della Camera
L’ufficio stampa della Camera ha precisato che «le conferenze stampa si svolgono sotto la piena e unica responsabilità dei deputati, o dei gruppi, che ne curano la prenotazione, e che rispondono dei contenuti, e dei partecipanti a esse, sotto ogni profilo».
Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, durante il vertice intergovernativo Italia-Germania che si è tenuto a Roma a Villa Doria Pamphilj, hanno preso l’impegno di «ordinare una risposta congiunta alle minacce alla sicurezza euro-atlantica» e di «rafforzare la deterrenza e la difesa della Nato e a promuovere la prontezza difensiva dell’Ue». L’accordo, sottolineano Roma e Berlino, «non è giuridicamente vincolante e non costituisce un trattato internazionale».
Friedrich Merz e Giorgia Meloni a Villa Doria Pamphilj (Ansa).
Roma e Berlino rinnovano il sostegno a Kyiv
«Sosteniamo una pace giusta e duratura in Ucraina e ci impegniamo a fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza non appena le condizioni lo consentiranno». È quanto si legge nel Protocollo sul piano d’azione Italia-Germania per la cooperazione strategica bilaterale e a livello europeo. Roma e Berlino «continueranno a coordinarsi bilateralmente e nei consessi internazionali» sulle modalità per sostenere Kyiv. E, si legge ancora, «continueranno a sostenere con fermezza l’Ucraina attraverso l’addestramento delle forze ucraine sotto l’egida della Missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukr), e attraverso donazioni provenienti da scorte militari, forniture industriali bilaterali, la promozione della cooperazione industriale della difesa con l’Ucraina, nonché gli appalti industriali, compresi meccanismi congiunti di appalto e finanziamento».
Italia e Germania sono più vicine che mai. Ci unisce una particolare convergenza di valori e interessi. Lavoriamo insieme per un’Europa unita e una NATO forte. Grazie mille per la calorosa accoglienza a Roma, cara @GiorgiaMeloni. pic.twitter.com/JA5oXYObpf
— Bundeskanzler Friedrich Merz (@bundeskanzler) January 23, 2026
I ministri presenti al vertice intergovernativo
Al vertice hanno preso parte 11 ministri della delegazione italiana e 10 di quella tedesca. Per l’Italia erano presenti Antonio Tajani (Esteri), Matteo Salvini (Infrastrutture e Trasporti), Matteo Piantedosi (Interno), Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze), Guido Crosetto (Difesa), Adolfo Urso (Mimit), Francesco Lollobrigida (Agricoltura), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente e Sicurezza Energetica), Marina Elvira Calderone (Lavoro e Politiche Sociali), Anna Maria Bernini (Università e Ricerca), Alessandro Giuli (Cultura). Per la Germania hanno partecipato Lars Klingbeil (Finanze), Johann Wadephul (Esteri), Alexander Dobrindt (Interno), Boris Pistorius (Difesa), Katherina Reiche (Economia), Patrick Schneider (Trasporti), Wolfram Weimer (Cultura), Alois Rainer (Agricoltura), Bärbel Bas (Lavoro e Affari Sociali), Dorothee Bär (Ricerca, Tecnologia e Spazio).
Due ragazzi sopravvissuti al rogo di Crans-Montana hanno lasciato il centro grandi ustionati dell’ospedale Niguarda per tornare nelle proprie case. Si tratta di due studenti milanesi tra i 15 e i 16 anni, ricoverati ai primi di gennaio e dimessi dopo circa 20 giorni di cure intensive. La notizia è stata confermata dalla Regione Lombardia e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso durante un punto stampa davanti al pronto soccorso: «Abbiamo fatto una visita approfondita e ho parlato con tutti i sanitari che stanno curando i nostri ragazzi e ho potuto anche salutare i due ragazzi che questa mattina vengono dimessi. La prognosi per loro è stata sciolta dai nostri medici curanti e quindi loro possono tornare a casa». Bertolaso ha precisato che, pur tornando a casa, i due giovani dovranno seguire un percorso di riabilitazione e medicazioni, ma già tra circa due settimane potranno riprendere la scuola.
Al Niguarda sono ancora ricoverati otto pazienti
Restano ancora ricoverati al Niguarda otto pazienti, di cui quattro in terapia intensiva, tre al centro ustioni e uno in reparto ordinario. Durante il punto stampa, l’assessore ha raccontato anche il dialogo con i ragazzi rimasti ricoverati: «Con alcuni nel centro ustioni sì, in particolare con uno che è cosciente ma stanco di stare in queste condizioni. Abbiamo fatto esercizi con le dita perché ha entrambe le mani ustionate e la sua preoccupazione è poterle riutilizzare, anche perché fa sport, gioca a tennis. L’ho confortato: ci vorrà tempo, sarà duro, ma molto dipenderà anche dalla sua forza di volontà, oltre al lavoro straordinario dei medici». Bertolaso ha inoltre espresso un augurio per il ragazzo di Roma: «Abbiamo iniziato a organizzarci per andare a vedere insieme Inter-Roma fra qualche settimana».
Scuderia Ferrari ha svelato la SF-26, monoposto che gareggerà in Formula 1 nel 2026 e sulla quale sono riposte molte speranze, dopo un 2025 avaro di soddisfazioni. La nuova Rossa di Charles Leclerc e Lewis Hamilton è stata presentata sui social e con i primi giri sulla pista di Fiorano: a mettersi per primo al volante è stato il sette volte campione del mondo per un installation lap ad andatura ridotta, sull’asfalto umido per la pioggia.
Per quanto riguarda il “look”, la SF-26 sfoggia il classico rosso Ferrari, sostituito però nell’area dell’abitacolo e del cofano motore dal bianco, dove campeggia il blu del title sponsor HP, presente anche sull’alettone. La linea più bassa della monoposto e alcuni elementi delle ali sono invece neri. Curiosità: inizialmente, nella sezione per i media del sito ufficiale, Ferrari aveva pubblicato le immagini della monoposto del 2025. A Maranello si sono poi corretti subito dopo.
Altri due incidenti mortali sul lavoro in Italia. Un trasportatore 51enne di Ponsacco (Pisa), ha perso la vita questa mattina a Livorno, mentre stava scaricando materiale edile da un camion. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava movimentando dei laterizi sul pianale del mezzo, quando è stato schiacciato dalla benna della gru dell’autoarticolato. A dare l’allarme è stato un collega: purtroppo il medico del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso del trasportatore.
L’altro incidente mortale in Abruzzo
Nella notte è invece morto un operaio 59enne di nazionalità romena, residente a Civitavecchia, vittima di un incidente con un mezzo meccanico nel cantiere della nuova centrale idroelettrica in costruzione a Petrella Liri, frazione di Cappadocia (L’Aquila). L’uomo lavorava per una ditta impegnata nella realizzazione di un grande serbatoio idrico destinato ad approvvigionare una vasta porzione di territorio abruzzese. L’operaio è deceduto all’ospedale di Avezzano, dove era stato trasportato in condizioni critiche.
La Casa Bianca ha diffuso un’immagine digitalmente alterata di una donna fermata dall’ICE a St. Paul, in Minnesota. Nella foto la donna, che si chiama Nekima Levy Armstrong, appare in lacrime, ma nell’immagine originale pubblicata dal Guardian è composta. Inoltre, la sua pelle è stata modificata per apparire più scura. Armstrong è una delle tre persone arrestate durante una protesta contro l’ICE che domenica ha interrotto una funzione religiosa. I manifestanti accusavano uno dei pastori, David Easterwood, di essere il direttore operativo dell’ufficio locale dell’agenzia federale per l’immigrazione. Da settimane in Minnesota sono in corso delle proteste scoppiate dopo l’uccisione da parte dell’ICE di Renée Nicole Good. A pubblicare per prima la foto originale di Armstrong è stata la segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. Circa mezz’ora dopo, la Casa Bianca ha diffuso un’altra immagine dello stesso momento ma modificata. Dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, l’account della Casa Bianca ha pubblicato numerosi contenuti realizzati con l’uso di intelligenza artificiale, spesso con l’intento di disumanizzare e fare apparire come pericolosi immigrati e cittadini non bianchi.
La perizia psichiatrica su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham per valutare se la coppia anglo-australiana abbia «caratteristiche psichiche idonee a incidere sull’esercizio della responsabilità genitoriale», è slittata di una settimana a causa dell’indisponibilità dell’interprete del tribunale, chiesto dalla difesa per permettere al padre e alla madre della “famiglia nel bosco” di comprendere a pieno domande tecniche e personali. «Ogni giorno che passa è un giorno di dolore che si aggiunge», ha dichiarato Danila Solinas, assieme a Marco Femminella legale della coppia. La perizia è stata affidata alla dottoressa Simona Ceccoli in rappresentanza del tribunale dei minorenni e, per la difesa, allo psichiatra Tonino Cantelmi. Ma ci sarà da aspettare ancora qualche giorno.
Le azioni di iVision Tech, società italiana quotata alla Borsa di Milano che controlla il marchio francese di occhiali Maison Henry Jullien, hanno chiuso la seduta di giovedì con un rialzo del 32 per cento dopo l’improvvisa popolarità del modello indossato da Emmanuel Macron a Davos. L’impennata è arrivata proprio all’indomani dell’apparizione del presidente francese al World Economic Forum, che per un problema agli ha occhi ha indossato un paio di Pacific S 01, un modello aviator a lenti blu.
Le immagini di Macron sul palco e agli incontri al chiuso hanno fatto il giro dei media e dei social, generando non solo commenti e meme, ma anche una domanda immediata per quel preciso modello.Il sito del marchio è addirittura andato in crash per l’elevato numero di accessi, costringendo l’azienda a creare una pagina temporanea per continuare le vendite online. Gli occhiali costano 659 euro e vengono prodotti a Lons-le-Saunier, nel dipartimento dello Jura, interamente in Francia. Il ceo di iVision Tech, Stefano Fulchir, ha detto al Guardian che Macron non ha accettato di riceverli in omaggio, ma li ha acquistati personalmente nel 2024, dopo essersi informato sull’origine della produzione. Un dettaglio che, insieme all’esposizione mediatica di Davos, ha trasformato un accessorio di nicchia in un caso finanziario in appena 24 ore.
Ripartono i negoziati sull’Ucraina. Dopo l’incontro a Davostra Volodymyr Zelensky e Donald Trump e il colloquio al Cremlino tra Vladimir Putin e la coppia Steve Witkoff-Jared Jushner, oggi negli Emirati Arabi Uniti va in scena il primo trilaterale tra Kyiv, Mosca e Washington. Abu Dhabi, come ha spiegato Zelensky, i delegati ucraini, russi e statunitensi discuteranno la questione chiave del controllo territoriale dell’Ucraina orientale, in particolare – come sottolinea Axios – del Donbass.
Rustem Umerov (Ansa).
Chi partecipa al trilaterale di Abu Dhabi
Witkoff e Kushner, dopo l’incontro con Putin, si sono recati da Mosca ad Abu Dhabi. Con loro sarà anche Dan Driscoll, segretario dell’esercito Usa. La delegazione ucraina è formata dall’ex ministro della difesa Rustem Umerov, oggi consigliere per la sicurezza nazionale, da Kyrylo Budanov, capo gabinetto di Zelensky, dal consigliere diplomatico Serhii Kyslytsia, dal capo di stato maggiore militare Andrii Hnatov e dal negoziatore David Arakhamia. La delegazione di Mosca è guidata dal direttore dell’intelligence militare, l’ammiraglio Igor Kostyukov, e da Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato del Cremlino. Quest’ultimo, a margine della sessione negoziale, incontrerà separatamente Witkoff.
È già finita l’avventura di Jasmine Paolini agli Australian Open. La tennista italiana, ottava del ranking Wta, ha perso al terzo turno contro la 18enne statunitense Iva Jovic, testa di serie numero 29, che adesso si giocherà un posto nei quarti di finale con la kazaka Yulia Putintseva. Paolini ha ceduto in due set col punteggio di 6-2, 7-6(3), complice un malessere allo stomaco che l’ha debilitata (e non è il primo caso a Melbourne). Verso la fine del primo set, al cambio campo sul 5-2 per l’avversaria, l’azzurra è stata costretta a chiedere l’intervento del medico. Poi ha proseguito la partita, senza però riuscire a eguagliare il miglior risultato ottenuto nel primo Slam dell’anno (ottavi nel 2024).
Iva Jovic (Ansa).
Subito fuori Errani-Vavassori nel doppio misto
Subito fuori al primo turno Sara Errani e Andrea Vavassori, teste di serie numero 1 del tabellone del doppio misto. Gli azzurri hanno perso 6-4, 6-2 contro la coppia formata dalla tedesca Laura Siegemund e dal francese Edouard Roger-Vasselin.
TikTok ha annunciato di aver concluso l’accordo per la cessione delle sue attività negli Stati Uniti a investitori non cinesi, chiudendo uno scontro politico e legale che andava avanti da anni. L’operazione porta alla nascita di una nuova società, TikTok U.S. Joint Venture, controllata in maggioranza da capitali americani. Oracle, Silver Lake e MGX detengono ciascuna il 15 per cento, mentre ByteDance scende al 19,9 per cento.
L’accordo evita la chiusura di TikTok negli Stati Uniti
La separazione delle operazioni statunitensi risponde alla legge approvata dal Congresso nel 2024, che prevedeva il divieto dell’app negli Stati Uniti se la società cinese non avesse ceduto il controllo. Il provvedimento mirava a ridurre i timori sulla sicurezza nazionale, legati alla possibile raccolta di dati degli utenti americani e all’influenza di Pechino sui contenuti. Il bando sarebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2025, ma Donald Trump ne ha rinviato più volte l’applicazione per consentire il raggiungimento di un’intesa. Trump ha rivendicato il risultato con un messaggio su Truth Social, definendo l’accordo una «conclusione drammatica, finale e bellissima» e scrivendo: «Sono così felice di aver aiutato a salvare TikTok». Una posizione distante da quella del suo primo mandato, quando aveva sostenuto il divieto dell’app, prima di cambiare linea dopo le elezioni del 2024.
ByteDance tuttavia manterrà l’algoritmo
Secondo TikTok, l’operazione consente di «allentare i legami con la Cina» e garantire continuità agli oltre 200 milioni di utenti statunitensi. In un memo interno, l’amministratore delegato Shou Chew ha parlato di «ottime notizie» per la community americana. Restano però interrogativi sull’impatto reale dell’accordo: ByteDance manterrà l’algoritmo, che verrà concesso in licenza alla nuova entità, e diversi esperti continuano a dubitare che la riorganizzazione sia sufficiente a eliminare tutte le preoccupazioni sulla sicurezza.
Lmdv Capital, la società di investimento di Leonardo Maria Del Vecchio, ha messo sul tavolo un’offerta vincolante per entrare con una quota di maggioranza in En – Editoriale Nazionale, la società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn. Il consiglio di amministrazione di Monrif, attuale azionista di controllo del gruppo editoriale, ha approvato l’avvio della formalizzazione dell’operazione. I dettagli economici non sono stati comunicati e non è stata indicata la percentuale esatta che verrà acquisita. Secondo Il Sole 24 Ore, però, la partecipazione dovrebbe essere intorno all’80 per cento, un livello che consentirebbe a Del Vecchio di assumere il controllo di Editoriale Nazionale.
Del Vecchio: «L’operazione rientra in un progetto industriale di lungo periodo»
Resta quindi aperta la partita sulla futura composizione dell’azionariato e su quali soci decideranno di cedere le proprie quote. L’acquisizione si inserisce in una fase di crescente attivismo nei media: di recente Del Vecchio ha infatti avviato Lmdv Media, una società dedicata agli investimenti editoriali, separata dalle altre attività finanziarie della famiglia. Del Vecchio ha spiegato che «l’operazione rientra in un progetto industriale di lungo periodo che riconosce all’editoria un ruolo centrale per il Paese», aggiungendo di credere «nel valore dell’informazione di qualità e nell’autonomia delle redazioni». Ha inoltre chiarito che l’obiettivo è «investire con capitale paziente, mettendo tecnologia e competenze al servizio del lavoro giornalistico», con l’intenzione di avviare un confronto con redazioni e comitati una volta completati i passaggi formali. Dal gruppo Monrif, il presidente Andrea Riffeser Monti ha definito l’accordo «un rafforzamento del futuro di un’informazione libera e responsabile».
Dopo l’incontro con Donald Trump (definito «buono» dal tycoon), Volodymyr Zelensky è salito sul palco del World Economic Forum, lanciando da Davos duri attacchi all’Unione europea. Il presidente ucraino ha infatti rimproverato all’Ue di aver «concesso una vittoria a Vladimir Putin» a causa del mancato utilizzo degli asset di Mosca congelati per finanziare il sostegno a Kyiv. Poi ha annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina avrà domani 23 gennaio e dopodomani 24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Zelensky: «Nessuno vorrebbe vivere ripetendo sempre la stessa cosa»
Visto l’avvicinarsi dei quattro anni dall’invasione russa, Zelensky ha iniziato il suo discorso paragonando la situazione in Ucraina a quanto succede nel film Ricomincio da capo, in cui il protagonista rimane intrappolato in un loop temporale nel Giorno della marmotta. «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni. È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole».
A good meeting with @POTUS — productive and substantive. We discussed the work of our teams, and practically every day there are meetings or communication. The documents are now even better prepared. We also spoke today about air defense for Ukraine. Our previous meeting with… pic.twitter.com/E1j8kpJazN
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) January 22, 2026
Zelensky: «Gli alleati europei sono divisi e persi di fronte a Trump»
Zelensky, invocando ancora una volta l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, nel suo discorso particolarmente critico verso l’Europa ha accusato gli alleati del Vecchio Continente di essere «divisi e persi» di fronte a Trump, affermando che gli è stato detto di «non parlare dei missili Taurus» e «nemmeno dei Tomahawk agli americani, per non rovinare l’atmosfera». Ad ogni modo, Zelensky ha definito «produttivo» l’incontro con Trump: «Abbiamo discusso del lavoro dei nostri team e praticamente ogni giorno ci sono incontri o comunicazioni».
Giulia Bongiorno, senatrice relatrice del ddl sulla violenza sessuale, ha presento una proposta di riformulazione del testo, che è ora all’esame della commissione Giustizia e che verrà votato martedì 27 gennaio. Nel nuovo testo è sparita la parola “consenso”: quello approvato alla Camera parlava di “consenso libero e attuale”, concetto al centro dell’accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein. Il primo ddl avrebbe dovuto ricevere il via libera da Palazzo Madama il 25 novembre, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma era stato stoppato dal centrodestra, che aveva chiesto approfondimenti.
Il nuovo testo del ddl
Nel nuovo testo dell’articolo 609 bis relativo al reato di violenza sessuale si legge che «la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». E che «l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostante del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
Giulia Bongiorno (Imagoeconomica).
Le altre modifiche al ddl
Le pene vengono inoltre distinte: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione viene ridotta a 4-10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura. Resta invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Sulle sanzioni dei casi di minore gravità, che possono essere ridotte fino a due terzi, si fa riferimento alle «modalità della condotta» e alle «circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persone offesa».
Avs: «Proposta inaccettabile»
«La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c’è rapporto sessuale, ma un reato. Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso», ha dichiarato Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo misto al Senato. Così Ilaria Cucchi, sempre di Avs: «La proposta della presidente Bongiorno non è accettabile. Per la destra chi subisce violenza ha l’onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Come se non bastasse la violenza subita. Meloni ci aveva messo la faccia, oggi la perde».
Inizia ufficialmente il conto alla rovescia per la notte degli Oscar 2026, in programma il 15 marzo con la conduzione di Conan O’Brien. Nella mattinata odierna di Los Angeles, infatti, Lewis Pullman (Thunderbolts) e Danielle Brooks (Il colore viola) hanno annunciato le nomination per la 98esima edizione degli Academy Awards, premi che celebrano ogni anno il meglio del cinema internazionale. Favorito della vigilia è indubbiamenteSinnersche con 16 nomination ha fatto registrare un primato assoluto nella storia degli Oscar, battendo il record di 14 stabilito da Titanic, Eva contro Eva e La La Land. Seguono poi Una battaglia dopo l’altra, già vincitore ai Golden Globes, che ha ricevuto 13 candidature, Marty Supreme e Hamnet (nove e otto nomination), con l’attrice rivelazione dell’anno Jessie Buckley. Assente dalla categoria per il miglior film internazionale l’Italia, dato che Familia non era già riuscito a superare lo scoglio delle shortlist. Tutte le nomination.