Israele ha vietato a decine di ong di operare a Gaza
Israele ha annunciato che dal 1° gennaio 2026 sospenderà l’operatività di decine di organizzazioni umanitarie internazionali nella Striscia di Gaza, accusandole di non aver fornito dettagli necessari per accertare che i loro dipendenti non abbiano legami con Hamas. Il provvedimento riguarda una trentina di ong e colpisce anche realtà di primo piano come ActionAid, Medici Senza Frontiere, International Rescue Committee e Norwegian Refugee Council, che avranno due mesi di tempo per concludere le loro attività. Israele ha detto che la distribuzione degli aiuti potrà continuare attraverso «canali approvati» o partner bilaterali, accentrando ulteriormente il controllo dell’assistenza umanitaria.

Dal 2007 Hamas controlla di fatto la Striscia di Gaza. In questo contesto, molte organizzazioni umanitarie sono spesso costrette ad avere contatti operativi con le autorità locali per poter distribuire aiuti. Israele ha usato questo fatto per accusare varie ong di essere colluse con il gruppo e di avere dei dipendenti che ne fanno parte. Nel 2024, Israele aveva già vietato di operare all’Unwra, agenzia delle Nazioni Unite, anche se un rapporto indipendente commissionato dall’Onu aveva concluso che non erano state fornite prove a sostegno delle accuse.
La catastrofe umanitaria a Gaza
La decisione è destinata ad aggravare l’emergenza umanitaria presente nella Striscia di Gaza, dove 1,3 milioni di persone necessitano ancora di un riparo urgente. Nelle ultime settimane violente tempeste hanno distrutto migliaia di tende, esponendo gli sfollati a condizioni di freddo estremo: almeno 15 persone, tra cui dei neonati, sono morte di ipotermia. Inoltre, oltre la metà delle strutture sanitarie è solo parzialmente funzionante e soffre una grave carenza di attrezzature e forniture mediche, mentre il collasso delle infrastrutture igienico-sanitarie ha lasciato 740 mila persone esposte al rischio di inondazioni contaminate. In un comunicato congiunto, i ministri degli Esteri di dieci Paesi – tra cui Regno Unito, Francia, Canada e Giappone – hanno avvertito che la sospensione forzata delle attività delle ong avrà un impatto diretto sull’accesso della popolazione civile a cure mediche, cibo e altri servizi essenziali.



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