Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili

È morto il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili che aveva raggiunto la notorietà partecipando alle manifestazioni con Martin Luther King Jr. Aveva 84 anni. «Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», ha dichiarato la famiglia Jackson in una nota.

Era stato assistente di MLK e ne raccolse poi l’eredità

Nato a Greenville (Carolina del Sud) da una madre adolescente e non sposata durante l’era di Jim Crow, negli Anni 60 entrò a far parte del movimento Southern Christian Leadership Conference (SCLC) di Martin Luther King, di cui diventò stretto collaboratore: era con lui Memphis quando venne assassinato il 4 aprile 1968. Morto MLK, Jackson – che era anche ministro battista – nel raccolse l’eredità affermandosi uno dei leader per i diritti civili più influenti d’America. Nel 1984 organizzò la Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatici, nativi americani e persone Lgbtq, aprendo la strada a un Partito Democratico più progressista. Figura di spicco per la comunità afroamericana ben prima che Barack Obama raggiungesse la scena nazionale, negli Anni 80 partecipò anche due volte alle primarie per tentare di ottenere la nomina a candidato dem nelle Presidenziali Usa: fu battuto prima da Walter Mondale e poi da Michael Dukakis. Era stato ricoverato in ospedale negli ultimi mesi ed era sotto osservazione per paralisi sopranucleare progressiva.

Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili
Morto il reverendo Jesse Jackson, paladino dei diritti civili

Le tante missioni di Jackson come inviato della Casa Bianca

A partire dagli Anni 80 fu a più riprese inviato della Casa Bianca. Nel 1983 intraprese ad esempio un viaggio in Siria per occuparsi del rilascio di un pilota statunitense, Robert Goodman, poi avvenuta. Nel 1984, su invito di Fidel Castro, andò a Cuba per negoziare il rilascio di 22 cittadini statunitensi. Nel 1997 volò in Kenya per incontrare l’allora presidente Daniel Arap Moi, come inviato speciale del presidente Bill Clinton per promuovere la democrazia attraverso elezioni libere. Nel 1999, durante il conflitto in Kosovo, si recò a Belgrado per negoziare il rilascio di tre soldati statunitensi. Nel 2005 raggiunse poi il Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chávez.

Sondaggi politici, cresce Futuro nazionale di Vannacci

A sole due settimane dal lancio, inizia a crescere il nuovo partito dell’ex generale Roberto Vannacci. Secondo i sondaggi Swg realizzati per il TgaLa7 del 16 febbraio 2026, Futuro nazionale ha guadagnato infatti lo 0,3 per cento rispetto alla settimana precedente arrivando al 3,6 per cento. Una percentuale che lo rende capofila dei partiti minori. La rilevazione stima anche che l’1,24 per cento dei voti provenga dalla Lega, l’1,2 da Fratelli d’Italia, lo 0,2 da Forza Italia, lo 0,3 da Casapound e lo 0,5 da altri partiti o da gli astenuti.

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Scendono Lega, Fratelli d’Italia e Pd

Che a subire il danno maggiore sia il Carroccio è evidente anche dal suo calo dei consenso nelle ultime settimane. Dopo essere scivolato al 6,6 per cento il 9 febbraio, il partito di Matteo Salvini ha perso un altro 0,2 attestandosi al 6,4 per cento. Una cifra che lo porta dietro Alleanza verdi sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dato al 6,6. Anche Fratelli d’Italia scende e va sotto la soglia del 30 per cento (29,8, -0,3 per cento). Stabile invece Forza Italia all’8,4 per cento. Tra le forze di opposizione, il Partito democratico perde lo 0,2 e si ferma al 22 per cento e il Movimento 5 stelle sale lievemente all’11,8 (+0,1).

Sondaggi politici, cresce Futuro nazionale di Vannacci
Sondaggio Swg per il TgLa7 (X).

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey

Nel caso di qualificazione della nazionale Usa alla finale del torneo di hockey maschile, Donald Trump potrebbe effettuare un blitz in Italia per assistere alla partita per la medaglia d’oro, che si terrà domenica 22 febbraio nell’impianto di Santa Giulia a Milano. Lo hanno confermato all’Agi fonti della Federazione mondiale di hockey: se ne saprà di più venerdì 20 febbraio, quando si giocheranno le due semifinali: in caso di successo nei quarti (contro la vincente del playoff Svezia-Lettonia), gli Stati Uniti dovrebbero incontrare il Canada.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
Tifosi statunitensi all’Arena Santa Giulia di Milano (Ansa).

Prime riunioni per il rafforzamento della sicurezza

Il possibile arrivo di Trump a Milano ha fatto scattare in Prefettura e Questura le prime riunioni operative per un rafforzamento delle misure di sicurezza. Al di là dell’approdo o meno degli Stati Uniti in finale, resta anche l’incognita su quanto dovrebbe durare la permanenza di Trump in Italia. E dove si sposterebbe poi il tycoon, che dopo la finale dell’hockey potrebbe decidere di spostarsi all’Arena di Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici. In questo caso si tratterebbe di un blitz di poche ore, seppur in due luoghi. Ma non è escluso che il presidente americano possa arrivare con il suo Air Force One fin da sabato sera.

Milano-Cortina, Trump pronto al blitz per la finale dell’hockey
L’Air Force One (Ansa).

Gli Usa hanno vinto solo due volte il torneo olimpico

La nazionale di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, nonostante la grande popolarità di questo sport negli Usa e il fatto che le franchigie americane (assieme a quelle canadesi) disputino la ricca NHL, ovvero la lega professionistica nordamericana, ha vinto solo due ori olimpici: nel 1960 e nel 1980. Questo perché gli Stati Uniti alle Olimpiadi hanno a lungo schierato giocatori dilettanti (provenienti dalle università) e non le star dell’NHL.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

I cinque ruoli più memorabili

Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.

Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.

Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

Disastro a Napoli, nel quartiere centrale di Chiaia, dove un vasto incendio ha mandato in fumo la cupola dello storico Teatro Sannazaro, inaugurato nel 1847 e immerso tra i palazzi residenziali della zona. Ancora non è ancora chiaro cosa abbia innescato il rogo: la prima ipotesi formulata è quella di un corto circuito.

Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro
Incendio nel cuore di Napoli, in fiamme il Teatro Sannazaro

La prima ipotesi è quella di un corto circuito

Sul posto i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del rogo. Ma non è stato possibile salvare la cupola del teatro: crollata a causa delle fiamme, ha colpito la platea. Si sarebbero inoltre verificati anche ai palazzi adiacenti. Area irrespirabile in tutto il quartiere: ci sono almeno quattro persone intossicate, ma fortunatamente nessuna è grave.

La storia della “Bomboniera di via Chiaia”

Attiguo alla Chiesa di Sant’Orsola e edificato sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, il Teatro Sannazaro è noto come la “Bomboniera di via Chiaia” per le dimensioni ridotte e la ricchezza delle sue decorazioni. Nel 1888 fu il primo teatro napoletano a essere illuminato per mezzo di luce elettrica. L’anno successivo vide la prima di Na santarella, commedia di Eduardo Scarpetta, che qui poi avrebbe poi chiuso la sua lunga carriera. Calcarono il palcoscenico del Teatro Sannazaro Eleonora Duse, Antonio Gandusio, Tina Di Lorenzo, Antonio Gandusio e Emma Gramatica. Dopo un periodo di declino, nel 1964 la gestione del teatro fu rilevata dall’attrice Luisa Conte, che lo riaprì nel 1974 con la compagnia stabile di Veglia. Il teatro da allora è rimasto di proprietà della sua famiglia e oggi è diretto dalla nipote Lara Sansone.

Referendum sulla giustizia, il ministero chiede all’Anm l’elenco dei donatori del comitato del No

Prosegue lo scontro attorno al referendum del 22 e 23 marzo. Il ministero della Giustizia, tramite un documento firmato dal capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi e inviato al presidente Cesare Parodi, ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati «di rendere noto alla collettività, nell’ottica di piena trasparenza gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato ‘Giusto dire No’ da parte di privati cittadini», evidenziando «un potenziale conflitto» tra togati «in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto» all’organismo.

Referendum sulla giustizia, il ministero chiede all’Anm l’elenco dei donatori del comitato del No
Cesare Parodi (Imagoeconomica).

Pd: «Atto che sa tanto di liste di proscrizione»

«Un atto molto grave che sa tanto di liste di proscrizione», ha denunciato immediatamente il Pd tramite la deputata Debora Serracchiani. Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs al Senato, ha invece parlato di «intimidazione». La maggioranza, ovviamente, si difende. Il deputato Enrico Costa di FdI ha parlato di «semplice richiesta di chiarezza», per evitare potenziali conflitti di interessi. Così Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di FI: «Per i partiti ci sono regole precise. Vadano ad esempio sul sito del nostro partito e troveranno, come la legge prevede, nomi e cognomi di quanti danno dei contributi ai sensi di legge. Perché l’Anm dovrebbe avere dei finanziatori occulti e non trasparenti?».

Referendum sulla giustizia, il ministero chiede all’Anm l’elenco dei donatori del comitato del No
La sede del Ministero della Giustizia (Ansa).

La replica di Di Matteo a Nordio sul Csm

Oggi, dopo essere stato tirato in ballo dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alle correnti del Csm, il magistrato Nino Di Matteo ha replicato al Guardasigilli, accusandolo di aver strumentalizzato le sue parole del 2019, quanto presentando la sua candidatura al Csm aveva parlato di «degenerazione del correntismo», e di accentuare «il rischio di un sempre più stringente controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura, con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino». Nell’intervista al Mattino che ha causato polemiche tra le opposizioni e la stessa magistratura, Nordio – che si è anche scontrato con Nicola Gratteri – aveva definito le correnti del Csm come parte di un «meccanismo para-mafioso», parlando di «verminaio correntizio» e «mercato delle vacche». Il batti e ribatti è nato Nel 2019 il pm antimafia Di Matteo, presentando la sua candidatura al Csm, aveva parlato di «degenerazione del correntismo».

Trovata morta in un hotel di Atene la produttrice della serie Teheran: cosa sappiamo

Dana Eden, produttrice israeliana della serie Teheran, è stata trovata morta in una camera di albergo di Atene, durante le riprese in Grecia della quarta stagione dello show. Aveva 52 anni ed era stata proprio lei a segnalare la capitale greca come set per la serie tv, dopo esserci stata con la famiglia per una vacanza. Ecco cosa sappiamo sulla sua morte, al momento al centro di varie speculazioni.

La fake news diffusa dai media israeliani

Nel dare la notizia, alcuni media israeliani avevano riferito che la polizia di Atene stava indagando sulla possibilità che Eden fosse stata assassinata da agenti del governo iraniano: la serie televisiva, infatti, è stata bollata fin dall’inizio dal regime di Teheran come propaganda ostile. Gli stessi canali israeliani hanno però definito questa notizia una fake news, precisando che la polizia greca non ha fatto alcuna menzione a un possibile coinvolgimento iraniano.

Trovata morta in un hotel di Atene la produttrice della serie Teheran: cosa sappiamo
Dana Eden (Ansa).

I farmaci nella stanza e i lividi sul corpo

Eden alloggiava ad Atene dal 4 febbraio. Il corpo della produttrice è stato scoperto dal fratello che, non riuscendo a contattarla al telefono, l’ha raggiunta nell’albergo, nei pressi di Piazza Syntagma: presentava lividi sul collo e sugli arti. Nella stanza d’albergo sarebbero state trovate anche delle pillole. Al momento restano aperte tutte le ipotesi: disposta l’autopsia.

La serie criticata dal regime iraniano

Teheran, che porta sul piccolo schermo lo scontro geopolitico tra Iran e Israele, è una serie di spionaggio creata da Moshe Zonder per l’emittente pubblica israeliana Kan 11. Trasmesso dal 2020, viene distribuita a livello internazionale da Apple TV+. Nelle serie, di cui finora sono stati prodotti 24 episodi (otto per ciascuna stagione), hanno recitato anche Glenn Close e Hugh Laurie. Teheran nel 2021 è stata premiata con l’International Emmy per la miglior serie drammatica.

Chi era la produttrice Dana Eden

Eden era una delle più importanti produttrici israeliane. Aveva iniziato la sua carriera nel 1998, producendo il pilot di Chalomot Ne’urim. Poi aveva lavorato a diversi altri programmi, tra cui Saving the Wildlife, She Has It, Magpie e Shakshouka. Nel 2007 la creazione della casa di produzione Donna and Shula Productions con la produttrice Shula Spiegel, società che aveva dato vita a Teheran.

Meloni a Niscemi: il decreto in Cdm e Ciciliano commissario straordinario

La premier Giorgia Meloni si è recata in visita a Niscemi per toccare con mano i danni e la situazione complessiva dopo il ciclone Harry e la frana che ha provocato oltre 1.500 sfollati. Dopo aver effettuato un sopralluogo, ha partecipato a una riunione al Centro operativo comunale con rappresentanti, tra l’altro, di Esercito, Protezione civile e Anas. Ha quindi annunciato che mercoledì 18 febbraio arriverà in Consiglio dei ministri il decreto che stanzia le risorse per la ricostruzione, 150 milioni solo per Niscemi. Le ordinanze spetteranno a Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile, che verrà nominato commissario straordinario.

Meloni a Niscemi: il decreto in Cdm e Ciciliano commissario straordinario
Meloni a Niscemi (Ansa).

Cosa prevede il decreto per i territori colpiti dall’alluvione

Il decreto, ha spiegato Meloni, non riguarda solo il comune siciliano ma tutti i territori colpiti dal maltempo, e stanzia diverse centinaia di milioni di euro per il ripristino della rete infrastrutturale e dei servizi. Prevede poi indennizzi e iniziative di sostegno per le attività economiche coinvolte, particolarmente per quello che riguarda il campo dell’agricoltura. C’è la sospensione dei tributi fino ad aprile, il che vuol dire rimandare il pagamento almeno a ottobre. Ci sono ammortizzatori sociali sui quali sta lavorando il ministero del Lavoro sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi che non possono lavorare a causa degli eventi. «Io non posso e non voglio dare una tempistica della quale non sono certa. Posso dire che oggi Niscemi è il comune più monitorato d’Europa perché ci sono tutte le migliori eccellenze. Il genio militare, la Protezione civile e i vigili del fuoco stanno lavorando per dare risposte su quale sia la fascia che bisogna purtroppo considerare non sicura e qual è quella che si può recuperare. Per fare questo c’è bisogno del tempo e non è una decisione che si può forzare, politicamente sarebbe irresponsabile», ha detto Meloni.

L’ultima di Telemeloni: Brumotti verso un programma in prima serata su Rai 2

Dopo Tommaso Cerno, ecco un altro esterno a cui dovrebbe andare un’importante casella (potenzialmente) destinata a giornalisti Rai. È infatti pronto ad approdare sulla tivù pubblica Vittorio Brumotti, l’ex inviato di Striscia la notizia e campione di bike trial, noto al pubblico per i servizi su chi parcheggia nei posti destinati ai disabili e contro i piccoli spacciatori (da cui ha ricevuto anche qualche botta). Secondo quanto riportato da Repubblica, a Brumotti – in passato pure presentatore di Paperissima Sprint – sarebbe stato offerto «un contratto con parecchi zeri, in esclusiva e per due anni» per andare in onda in prima serata su Rai 2, con un programma itinerante in grado di unire (almeno nelle idee) intrattenimento e racconto di territori. Sempre il quotidiano romano scrive che a voler puntare su Brumotti è in particolare Paolo Corsini, direttore degli approfondimenti Rai, «sempre sensibile ai suggerimenti che gli vengono dal partito di riferimento, ovvero Fratelli d’Italia». La notizia al momento non è stata confermata né dalla Rai, né dallo stesso Brumotti.

L’ultima di Telemeloni: Brumotti verso un programma in prima serata su Rai 2
Vittorio Brumotti (Imagoeconomica).

Di Matteo risponde a Nordio: «La riforma costituzionale aggrava la degenerazione del Csm»

Dopo essere stato chiamato in causa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alle correnti del Consiglio superiore della magistratura (Csm), il magistrato Nino Di Matteo ha affermato che «proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale (ndr quella che si voterà al referendum del 22 e 23 marzo) invece di risolvere il problema finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un sempre più stringente controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura, con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino».

Cos’aveva detto Nordio

Nell’intervista al Mattino che ha causato polemiche tra le opposizioni e la stessa magistratura, Nordio aveva definito le correnti del Csm come parte di un «meccanismo para-mafioso», parlando di «verminaio correntizio» e «mercato delle vacche». Dopo le critiche ricevute, si era giustificato sostenendo di aver espresso la stessa opinione di alcuni magistrati, tra cui proprio Di Matteo: «Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di mentalità e metodo mafioso». Di qui la replica del pm, che ha accusato il Guardasigilli di aver strumentalizzato le sue dichiarazioni.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi

Gli architetti di fama internazionale Stefano Boeri e Cino Zucchi, entrambi docenti al Politecnico di Milano, sono stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul conflitto d’interessi per il caso del concorso per la realizzazione della nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano. Lo ha deciso il gup Fabrizio Filice, che ha mandato a processo anche gli altri quattro professionisti indagati, fissando la prima udienza per il 17 aprile.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi
Stefano Boeri (Ansa).

Cosa è emerso dalle indagini sul concorso del 2022

Stando alle indagini, Boeri e Zucchi non avrebbero dichiarato il loro conflitto di interessi in vista del concorso, conservando rispettivamente i ruoli di presidente e componente nella commissione aggiudicatrice che – a luglio 2022 – ha proclamato vincitrice una cordata di cui facevano parte alcuni loro allievi o partner professionali: Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura del Politecnico, e Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh, anche loro finiti a processo. Il caso riguarda anche l’imputato Andrea Caputo, progettista che arrivò terzo al concorso.

Caso Beic, a processo gli architetti Boeri e Zucchi
Cino Zucchi (Ansa).

Per le difese non ci furono favoritismi o accordi illeciti

Secondo l’accusa ci sarebbero stati accordi (documentati da chat) per assegnare la gara indetta dal Comune. Per le difese vinse invece il progetto migliore, senza favoritismi e tantomeno accordi illeciti. Quanto ai possibili conflitti di interessi, non furono segnalati perché le regole della gara prescrivevano di farlo solo per rapporti di collaborazione economica “in corso”.

Warner Bros valuta la riapertura delle trattative con Paramount

Warner Bros starebbe valutando di riaprire le trattative con Paramount. Secondo un’anticipazione di Bloomberg, i membri del Board starebbero valutando se l’azienda possa essere in grado di offrire un accordo migliore rispetto all’attuale intesa con Netflix. Nessuna decisione sarebbe ancora stata presa al riguardo, si starebbe semplicemente valutando se la nuova offerta migliorativa presentata da Paramount sia da tenere in considerazione. La casa di produzione americana ha mantenuto invariato il corrispettivo per azione ma ha offerto denaro cash aggiuntivo per ogni trimestre che trascorrerà dopo il 2026 senza accordo. Una sorta di “risarcimento” per gli azionisti, per compensarli del maggior tempo trascorso dopo il 31 dicembre 2026. La società si è anche impegnata a coprire l’eventuale penale prevista per la rottura dell’accordo con Netflix, per un valore di 2,8 miliardi di dollari, e si è anche offerta di sostenere il rifinanziamento del debito di Warner Bros.

L’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari, ma blinda il programma missilistico

In vista dei nuovi colloqui con gli Stati Uniti in programma a Ginevra, l’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari della Repubblica Islamica, compresi quelli sotterranei, ma blinda il suo programma missilistico, sul quale non intendere fare concessioni. Ali Larijani, segretario del Consiglio superiore per la sicurezza dell’Iran, ha dichiarato: «Per dimostrare che l’Iran non è alla ricerca di armi nucleari, permetteremo agli ispettori dell’Aiea di ispezionare i nostri siti nucleari, anche quelli che si trovano nel sottosuolo e sulle montagne». Poi ha aggiunto: «Sulla questione la questione missilistica, che riguarda la sicurezza nazionale, non siamo disponibili a negoziare».

Aragchi: «La sottomissione alle minacce non è sul tavolo»

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, a Ginevra per nuovi colloqui dopo quelli che si sono svolti in Oman, ha affermato che «i negoziati devono essere equi, significativi e privi di tattiche dilatorie». La delegazione americana sarà guidata ancora dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, e da Jared Kushner, consigliere di Donald Trump nonché suo genero. Prima di vedere gli americani, Araqchi ha in programma un incontro con Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, e altri esperti nucleari. In un post su X il ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che «la sottomissione alle minacce non è sul tavolo dei negoziati».

L’Iran continua a escludere l’arricchimento zero dell’uranio

Gli Stati Uniti stanno tentando di ampliare la portata dei colloqui a questioni non nucleari, come l’arsenale missilistico dell’Iran, su cui però Teheran continua a fare muro. La Repubblica Islamica, che ha appunto aperto alle ispezioni dell’Aiea, si è detta disposta a disposta a discutere di limitazioni al suo programma nucleare solo in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, che stanno mettendo in ginocchio la sua economia, escludendo però l’arricchimento zero dell’uranio.

L’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari, ma blinda il programma missilistico
La USS Gerald R. Ford (Ansa).

Continua intanto a salire la tensione tra Usa e Iran

La tensione lungo l’asse Washington-Teheran continua intanto a salire. Con l’obiettivo di costringere la Repubblica Islamica a stringere un accordo sul suo programma nucleare, Donald Trump ha infatti inviato in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo: la USS Gerald R. Ford, che va dunque ad affiancarsi alla USS Abraham Lincoln, da tempo presente nel Mar Arabico, rafforzando la potenza di fuoco statunitense nella regione. Come hanno riferito alla Reuters alcuni funzionari vicini alla Casa Bianca, gli Usa «si stanno preparando all’eventualità di una campagna militare prolungata se i colloqui non dovessero avere successo». Intanto, la protezione civile iraniana ha tenuto un’esercitazione di difesa nella Pars Special Economic Energy Zone per rafforzare la preparazione a potenziali incidenti chimici nel polo energetico situato nella parte meridionale del Paese.

Crans-Montana, il rapporto che segnalava gravi carenze già nel 2023

Il Comune di Crans Montana era a conoscenza di disfunzioni nei servizi comunali da almeno due anni prima che accadesse la strage di Capodanno al Constellation. È quanto emerge da un audit interno realizzato nel 2023, il quale rivela che in quell’anno il Municipio era stato informato di carenze all’interno dei servizi comunali, in particolare quello incaricato dei controlli antincendio degli esercizi pubblici. Il rapporto, dal titolo Sintesi di un audit sommario sul modo di funzionamento del Comune di Crans-Montana in termini di management, organizzazione e comunicazione, è datato 31 agosto 2023.

Il report segnala sovraccarichi di lavoro e ritardi nelle scadenze

L’audit mette in luce problemi di gestione del personale, evocando «casi disciplinari non gestiti o ignorati» nonché «rifiuti di incarico» da parte di alcuni collaboratori. Il documento segnala poi una mancanza di mezzi: «Le risorse, il personale e il tempo a disposizione rispetto alle missioni attese (dai capi servizio) sono inadeguati. (…) Questa situazione genera un sovraccarico di lavoro in alcuni servizi (…) e ritardi nelle scadenze». Questa problematica riguarda direttamente il servizio incaricato dei controlli antincendio che non ha effettuato le visite annuali obbligatorie, come quella del Constellation, in violazione della legislazione vallesana. L’ultima ispezione risale al 2019 per il bar. L’audit è stato consegnato al Municipio di Crans-Montana il 31 ottobre 2023 e, secondo diverse fonti anonime, il Comune ha applicato solo marginalmente le misure correttive suggerite, in particolare all’interno del servizio della sicurezza pubblica.

Nessun commento da parte del Comune

Contattato dai media svizzeri, il Municipio ha dichiarato: «Il Comune di Crans-Montana non commenta quanto rientra nella procedura in corso. Di conseguenza per il momento non viene concessa alcuna intervista. Il Comune di Crans-Montana collabora con le autorità giudiziarie per permettere loro di stabilire i fatti e determinare le responsabilità. Nell’ipotesi in cui la responsabilità del Comune sia coinvolta, questa sarà assunta»

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania

Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato ulteriori misure per rafforzare il controllo dello Stato ebraico sulla Cisgiordania e facilitare il possesso di terreni da parte dei coloni. Domenica 15 febbraio è infatti arrivato il semaforo verde all’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati della West Bank che permetterà di dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di presentare documenti che ne attestino la titolarità. Tutto questo dopo decenni di occupazione e guerra, in cui la documentazione potrebbe essere andata persa o distrutta: di fatto, l’obiettivo è l’espropriazione di massa dei territori palestinesi. «Stiamo proseguendo la rivoluzione degli insediamenti e rafforzando la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio», ha dichiarato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, tra i promotori del piano assieme a Yariv Levin (Giustizia) e Israel Katz (Difesa).

La registrazione dei terreni riguarderà l’Area C

Era dal 1967 che Tel Aviv non procedeva alla registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Il nuovo piano riguarderà l’Area C della West Bank individuata dagli Accordi di Oslo, dove vivono oltre 300 mila palestinesi. Essa costituisce circa il 60 per cento dell’intera Cisgiordania, di fatto sotto il pieno controllo militare israeliano.

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania
Bezalel Smotrich e Benjamin Netanyahu (Ansa).

Anp: «Flagrante violazione del diritto internazionale»

«Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale», che equivale a una «annessione de facto». Così l’ufficio di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha definito il piano di Israele, invitando la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Hamas ha definito quello del governo di Netanyahu un «tentativo nullo e privo di valore» di «giudaizzare» la Palestina. Anche Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno condannato la mossa di Tel Aviv, che già la scorsa settimana aveva annullato il divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali. Il divieto di cessione di terreni ai non musulmani risaliva al periodo di amministrazione da parte della Giordania (1948-1967): finora le persone non di fede islamica non potevano acquistare terreni a titolo personale, ma solo tramite società private.

Giustizia, continua lo scontro tra Nordio e Gratteri sul referendum

Non si placa lo scontro politico e istituzionale sul referendum sulla giustizia. Dopo lo scalpore per le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, secondo cui «voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», sono le parole del ministero della Giustizia Carlo Nordio a gettare benzina sul fuoco. Il Guardasigilli ha infatti definito le correnti del Consiglio superiore della magistratura (Csm) parte di un «meccanismo para-mafioso», scatenando reazioni durissime da parte dell’opposizione, della magistratura associata e di numerosi esponenti istituzionali.

Cos’ha detto Nordio sulle correnti del Csm

Entrando più nel dettaglio, in un’intervista al Mattino Nordio ha criticato duramente il funzionamento interno del Csm, sostenendo che le correnti avrebbero creato una «consorteria autoreferenziale» basata su logiche di potere e carriera. Secondo lui, l’iscrizione alle correnti sarebbe determinante per l’avanzamento di carriera, perché senza l’appoggio di una di esse o di un “padrino” un magistrato sarebbe penalizzato. Durante le elezioni del Csm, inoltre, si creerebbero dinamiche di scambio di favori. Il ministro ha quindi difeso la proposta del sorteggio per la selezione dei membri del Consiglio, sostenendo che questo sistema potrebbe «rompere il meccanismo para-mafioso» e superare quello che ha definito un «verminaio correntizio» e un «mercato delle vacche».

Gratteri: «Parole inaccettabili»

Dura la reazione di Gratteri, che in un’intervista a Repubblica ha definito le parole del ministro «inaccettabili», sostenendo che affermazioni di questo tipo non necessitano neppure di commento per la loro gravità.

Giustizia, continua lo scontro tra Nordio e Gratteri sul referendum
Nicola Gratteri (Ansa).

La reazione delle opposizioni

Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno suscitato immediate proteste anche da parte delle opposizioni. Tra i più critici la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che l’hanno accusato di aver superato il limite del confronto politico, attaccando l’indipendenza della magistratura. Intervenendo a un evento a Bari, Schlein ha dichiarato: «Quando ho letto stamattina le parole di Nordio non potevo crederci. E ora non posso credere che siano passate le 11 e nessuno del governo abbia ancora detto qualcosa. Capisci quanto è grave tutto questo? Non è accettabile che un ministro della Repubblica utilizzi parole che alimentano uno scontro istituzionale. Nordio deve scusarsi e la presidente Meloni prendere le distanze. Una guerra tra istituzioni non fa bene al Paese. Ci sono limiti che non vanno superati nemmeno in campagna elettorale, soprattutto sapendo qual è stato l’altissimo prezzo pagato dalla magistratura nella lotta alle mafie. Paragonare i giudici ai mafiosi è un insulto insopportabile alla memoria di uomini come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Cesare Terranova e tanti altri che hanno servito lo Stato pagando con la vita». Dal canto suo, Conte ha così commentato sui suoi social: «Dovrebbero solo chiedere scusa ai tanti che lavorano nel nostro sistema di giustizia, alla memoria dei tanti giudici che hanno perso la vita per combattere la mafia, quella vera. È davvero incredibile vedere un governo che getta fango e ombre sulle istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste».

La replica: «Indignazione scomposta»

Nonostante le polemiche, Nordio ha respinto le accuse, definendo «scomposta» l’indignazione per le sue dichiarazioni e ribadendo di aver semplicemente citato opinioni espresse in passato da magistrati tra cui Nino Di Matteo. In un colloquio con il Corriere della sera, Nordio ha dichiarato di aver raccolto numerose dichiarazioni critiche sul correntismo e di essere pronto a citarle pubblicamente durante la campagna referendaria. Ha inoltre escluso qualsiasi rischio politico per il governo in caso di vittoria del No al referendum, affermando che la consultazione riguarda esclusivamente la riforma della giustizia e non la stabilità dell’esecutivo.

È morto il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante

È morto a 52 anni Federico Frusciante, noto su Internet per le recensioni e i video di analisi sul cinema pubblicati sul suo canale YouTube, che conta circa 120 mila iscritti. Nato a Pontedera nel 1973, aveva aperto a Livorno un negozio di videocassette e DVD a noleggio, chiamato Videodrome (omaggio al film di David Cronenberg), che in città – e non solo – era diventato un punto di riferimento per tanti cinefili e, in generale, un presidio culturale. E proprio nel suo videonoleggio (tenuto aperto fino al 2022) Frusciante aveva cominciato a pubblicare i primi video di critica cinematografica. Parallelamente all’attività commerciale, aveva costruito una forte presenza come divulgatore, tanto da essere invitato a tenere lezioni in ambito universitario e a far parte della giuria in festival internazionali. Di recente assieme a Davide Marra (Mr. Marra), Francesco Alò e Mattia Ferrari (Victorlaszlo88) aveva avviato il progetto collettivo I Criticoni.

È morto il critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante
Federico Frusciante (YouTube).

Non c’è pace per il Louvre: allagate due sale con capolavori italiani

Non c’è pace per il Louvre. Dopo il clamoroso furto di gioielli avvenuto il 19 ottobre 2025 e la truffa milionaria legata ai biglietti del museo parigino – appena venuta alla luce – ecco un incidente che ha messo a repentaglio diverse opere. La rottura della tubatura della caldaia ai piani superiori ha infatti danneggiato il soffitto della sala 707, affrescata nel 1819 dal pittore Charles Meynier, provocando anche l’allagamento della 706. Si tratta di due stanze dove sono conservate alcuni capolavori italiani come ‘Il calvario con San Domenico in preghiera” del Beato Angelico e ‘Il Cristo benedicente’ di Bernardino Luini.

L’allagamento della Biblioteca delle Antichità Egizie

C’è da dire, che in realtà, il Louvre fa letteralmente acqua da tempo. A inizio dicembre un’altra fuga d’acqua da una tubatura, che era già stata segnalata come difettosa il 26 novembre, aveva causato gravi danni a centinaia di riviste di egittologia e documentazione scientifica utilizzata dai ricercatori, risalenti a fine Ottocento-inizio Novecento.

Non c’è pace per il Louvre: allagate due sale con capolavori italiani
Il Louvre affollato di visitatori (Ansa).

La maxi-frode su biglietti e visite guidate

La procura di Parigi il 10 febbraio ha fermato nove persone, con l’accusa di truffa ai danni del museo del Louvre e della reggia di Versailles, stimati in oltre 10 milioni di euro. Gli arrestati avrebbero messo in piedi una maxi-frode che lucrava su visite guidate e biglietti, riutilizzando più volte i ticket per persone diverse o rivendendoli a prezzi maggiorati, grazie a contatti interni per aggirare i controlli. Tra i sospetti fermati ci sono due dipendenti del Louvre, alcune guide turistiche e una persona che gli inquirenti ritengono essere l’organizzatore della truffa. Nell’ambito delle indagini sono stati sequestrati 957 mila euro in contanti e 486 mila euro in vari conti bancari.

Il clamoroso furto del 19 ottobre 2025

Risale invece al 19 ottobre 2025 il clamoroso furto di alcuni preziosissimi gioielli della Corona d’epoca napoleonica. Tra essi un diadema e una collana dal set di zaffiri delle regine Maria Amalia e Ortensia, una collana di smeraldi e orecchini dal set di Maria Luisa, e un grande fiocco-spilla da corpetto dell’imperatrice Eugenia. Il colpo, avvenuto in pieno giorno nella Galleria d’Apollon e durato appena quattro minuti, ha fruttato un bottino stimato di 88 milioni di euro. Ed evidenziato, ovviamente, enormi falle nella sicurezza del Louvre.

Non c’è pace per il Louvre: allagate due sale con capolavori italiani
Protesta del lavoratori del Louvre (Ansa).

Gli altri problemi del Louvre

Il Louvre, finito nel mirino delle critiche anche per i pochi bagni a disposizione dei moltissimi visitatori e la vetustà delle strutture, è finito nel mirino anche dei suoi stessi dipendenti, che di recente hanno più volte indetto sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro.

Lascia gli incarichi il sultano di Dubai citato negli Epstein Files

Gli Epstein Files continuano a mietere vittime. A stretto giro dalle dimissioni di Kathryn Ruemmler da responsabile legale di Goldman Sachs, ha infatti lasciato gli incarichi di presidente e amministratore delegato del gigante della logistica DP World il sultano Ahmed bin Sulayem. Quest’ultimo, fratello di Mohammed Ben Sulayem presidente della FIA, era finito sotto pressione affinché si dimettesse dopo la pubblicazione di compromettenti messaggi scambiati con Epstein, che avevano portato alcuni possibili partner commerciali alla sospensione di nuovi accordi con DP World.

I messaggi scambiato con Epstein e quel cenno al «video della tortura»

Documenti divulgati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno infatti rivelato che Sulayem nel 2015 inviò un’e-mail a Epstein, dicendogli che due anni prima aveva incontrato una studentessa di un’università americana a Dubai, con cui aveva fatto «il miglior sesso» della sua vita. Sulayem era stato inoltre destinatario di un’e-mail in cui Epstein affermava: «Ho adorato il video della tortura». Sulayem non è stato accusato di alcun illecito penale, ma comunque ha lasciato il timone del più grande operatore portuale di Dubai, di cui era presidente dal 2007 e ceo dal 2016. Il governo dell’emirato ha comunicato che ad assumere i due ruoli saranno rispettivamente Essa Kazim e Yuvraj Narayan.

Petrecca di nuovo nel mirino, stavolta per le sue “spese pazze”

Petrecca di nuovo nei guai. Dopo le critiche per la sua telecronaca della cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, il direttore di RaiSport è finito nel mirino per le sue spese pazze, segnalate il 3 febbraio durante una riunione con il capo del personale. Lo riporta Repubblica, spiegando che si tratta di assunzioni, promozioni e gratifiche distribuite come mai prima. A ciò si aggiungano consulenze esterne per 640 mila euro in più rispetto all’anno precedente. Nel 2024, il budget delle rubriche — tra cui Domenica sportiva, Dribbling e Il processo — ammontava a 1,7 milioni. Nel 2025, da marzo imputabile all’attuale gestione, è schizzato a 2,34 milioni.