Sorpasso sui bond: il debito dell’Italia è più rischioso di quello della Grecia

Il rendimento dei nostri titoli di debito a dieci anni è all'1,16%. Mentre il tasso sulle obbligazioni elleniche è sceso all'1,10%.

Il sorpasso c’è, ma in retromarcia: l’Italia ha ufficialmente superato la Grecia come Paese debitore più rischioso dell”Area euro. I rendimenti dei bond di Atene sono scesi sotto quelli dell’Italia per la prima volta dal 2008. Il rendimento dei bond a 10 anni della Grecia, ha scritto il Financial Times, si è attestato all’1,10%. Il rendimento di titoli equivalenti italiani è salito all’1,16%. In realtà a spingere il sorpasso, è soprattutto la ripresa greca, come scrive il foglio della City: «I rendimenti di tutti e due i Paesi, schizzati durante la crisi del debito, restano molto bassi rispetto agli standard storici, ma la ripresa del mercato dei bond della Grecia è stata più spettacolare».

L’atrio della borsa di Atene in una foto del 21 luglio 2011. Agli albori della crisi del debito quando ancora i leader della zona euro chiedevano un “piano Marshall per la Grecia” mentre elaboravano attraverso l’Eurogruppo il piano di ristrutturazione del debito ellenico. ANSA/ SIMELA PANTZARTZI

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Unicredit ha messo in vendita tutta la quota detenuta in Mediobanca

Si tratta dell'8,4% del capitale. L'operazione ha un controvalore di circa 800 milioni di euro. La mossa va in direzione contraria rispetto alla recente crescita di Del Vecchio nell'azionariato di Piazzetta Cuccia.

Unicredit ha messo in vendita, attraverso un accelerated book building, l’intera quota dell’8,4% detenuta in Mediobanca. Agli attuali valori di mercato l’operazione ha un controvalore di circa 800 milioni di euro. L’istituto guidato da Jean Pierre Mustier ha fatto sapere che il collocamento sarà effettuato nei confronti di «alcuni investitori istituzionali», dunque il “pacchetto” verrà spezzettato. Ma la ratio che sta dietro all’iniziativa è difficile da afferrare.

IN DIREZIONE CONTRARIA RISPETTO A DEL VECCHIO

Unicredit è il primo azionista di Mediobanca e la mossa dell’amministratore delegato, che ricalca le modalità con cui è stata ceduta Fineco, è l’ultima di una serie ininterrotta di dismissioni, che comprendono la polacca Bank Pekao, l’asset manager Pioneer, le attività di elaborazione dei pagamenti con carte in Italia, Germania e Austria e la banca ucraina Ukrsotsbank. In vendita anche un pacchetto di immobili non strumentalii per un valore complessivo di 1 miliardo, mentre nel corso del 2019 sono state emesse obbligazioni per circa 10 miliardi. L’addio a Mediobanca va inoltre in direzione contraria rispetto alla recente crescita della Delfin di Leonardo Del Vecchio nell’azionariato di piazzetta Cuccia, che nel giro di un mese si è portata al 7,52%. Vincent Bolloré è invece sceso al 6,73%. Sullo sfondo la partita per le assicurazioni Generali, di cui Mediobanca possiede il 13%.

UNICREDIT «NON INTERFERIRÀ» CON IL COLLOCAMENTO

Il book building per la cessione di Mediobanca inizierà immediatamente. BofA Securities, Morgan Stanley e Unicredit Corporate & Investment Banking sono i Joint Bookrunners. Unicredit, come detto sopra, ha dato mandato di collocare le azioni presso più investitori e si è impegnata a «non interferire» con la loro assegnazione. La banca ha inoltre dichiarato che il ricavato della dismissione sarà reinvestito «nello sviluppo delle attività dei suoi clienti».

PLUSVALENZA LORDA DI 50 MILIONI EURO O POCO PIÙ

Il collocamento sta avvenendo in un range di prezzo compreso tra i 10,53 euro per azione e i 10,78 euro del prezzo di chiusura di Borsa del 6 novembre. Al prezzo minimo della forchetta ci sarebbe uno sconto del 2,3%. La quota posseduta da Unicredit è iscritta nel bilancio 2018 a 9,89 euro per azione. Dunque l’istituto, che il 7 novembre presenterà i conti dei primi nove mesi del 2019, ne uscirà con una plusvalenza lorda piuttosto esigua: 50 milioni di euro o poco più.

GLI SCENARI PER IL FUTURO

L’addio a Mediobanca può comunque aprire scenari nuovi per Unicredit. Negli ultimi due anni non sono mancate le speculazioni su una possibile virata sempre più prepotente verso l’estero. Al gruppo di piazza Gae Aulenti è stata accostata prima Societè Generale, dove lo stesso Mustier ha lavorato; poi la tedesca Commerzbank, che in primavera era alla ricerca di un partner dopo il fallimento delle trattative con Deutsche Bank. Ipotesi che Unicredit ha sempre rifiutato di commentare. D’altro canto il consolidamento del settore, anche a livello europeo, è diventata una chiara esigenza. E lo stesso Mustier ha rimarcato la necessita di avere istituti più grandi e paneuropei. Qualche schiarita potrebbe arrivare con il nuovo piano industriale, la cui presentazione è prevista fra un mese.

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