Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner

In Albania si stanno intensificando le proteste contro un progetto di resort di lusso sostenuto da Jared Kushner, genero di Donald Trump, attraverso la sua società di investimento Affinity Partners. Mercoledì 3 giugno migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana per il terzo giorno consecutivo, dopo che gli oppositori hanno respinto l’offerta del primo ministro Edi Rama di «discutere soluzioni».

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Jared Kushner (Ansa).

Rama difende il resort finanziato dal genero di Trump

Proteste sono previste anche nel sud del Paese, dove sono recentemente iniziati i lavori di costruzione del complesso da 1,4 miliardi di euro, che dovrebbe sorgere in un’area considerata una delle più sensibili dal punto di vista ambientale del Mediterraneo.
Rama, che ha difeso il progetto come una pietra miliare nel percorso di trasformazione del Paese balcanico in meta turistica di lusso, ha proposto un incontro con i manifestanti nel tentativo di sbloccare la situazione. Ribadendo però la sua posizione: «Non c’è assolutamente alcuna possibilità che gli investimenti si fermino finché sarò qui».

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Edi Rama (Ansa).

I timori della più antica organizzazione ambientalista d’Albania

Protection and Preservation of Natural Environment in Albania, la più antica organizzazione ambientalista del Paese, ha lanciato l’allarme quando sono emersi rischi sulla distruzione di una regione caratterizzata da un’enorme biodiversità e da un importante patrimonio culturale. «Non c’è stata alcuna consultazione pubblica in merito ai permessi e non sono stati diffusi documenti in merito. Se rimuovono i bulldozer, la recinzione e ripristinano gli habitat allo stato precedente, allora possiamo iniziare a parlarne», ha detto il direttore esecutivo Aleksandr Trajce, denunciando la «totale mancanza di trasparenza» da parte del governo di Tirana.

Albania, crescono le proteste contro il resort di lusso finanziato da Jared Kushner
Scontri tra manifestanti e polizia a Tirana (Ansa).

Il resort dovrebbe sorgere su un’area che comprende non solo l’isolotto disabitato di Sazan (l’unica isola albanese), ma anche zone umide e habitat costieri all’interno del parco nazionale marino che la circonda. Queste acque rappresentano uno degli ultimi rifugi per la foca monaca del Mediterraneo e ospitano oltre 200 specie di uccelli, molte delle quali a rischio di estinzione, tra cui fenicotteri e pellicani dalmati. La speculazione immobiliare potrebbe riguardare anche ampie zone a nord del villaggio di Zvërnec, tra la laguna di Narta e il mare.

Ucciso un casco blu nel Sud del Libano

Un casco blu è morto in Libano a causa delle ferite gravi riportate quando colpi di mortaio hanno colpito la sua posizione vicino Marjayoun, nel Sud del Paese. Lo ha confermato la stessa Unifil su X, aggiungendo che «altri due caschi blu, che hanno riportato anch’essi ferite, stanno ricevendo cure in un centro medico presso la base Unifil». La vittima era di nazionalità serba, come comunicato dal ministero della Difesa di Belgrado.

Smacco per Trump: la Camera Usa vota per il ritiro dalla guerra in Iran

Con 215 voti favorevoli e 208 contrari la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran, a meno dell’ok da parte del Congresso per la prosecuzione del conflitto. Donald Trump potrà porre il veto sul provvedimento, in caso di ulteriore via libera da parte del Senato: per il presidente Usa, che ha coinvolto l’esercito nel conflitto il 28 febbraio, si tratta comunque di una sconfitta dal forte valore simbolico. Assieme ai democratici hanno infatti votato a favore anche quattro membri del Partito Repubblicano: Brian Fitzpatrick (Pennsylvania), Warren Davidson (Ohio), Thomas Massie (Kentucky) e Tom Barrett (Michigan).

Smacco per Trump: la Camera Usa vota per il ritiro dalla guerra in Iran
Il Congresso degli Stati Uniti d’America (Ansa).

«Condivido l’interesse a garantire che l’Iran non sviluppi un’arma nucleare, ma dobbiamo farlo attraverso l’autorizzazione all’uso della forza», ha affermato Barrett: «Il Congresso ha l’autorità esclusiva, solo il Congresso dichiara guerra. È qualcosa che dobbiamo, ovviamente, proteggere». Capitol Hill non emette una dichiarazione di guerra dal 1942, ma nel corso del XX secolo ha utilizzato a più riprese l’Authorization for Use of Military Force per conferire al presidente ampi poteri.

Il voto riflette il malcontento che serpeggia nel Grand Old Party

Il voto, come detto, riflette il malcontento di alcuni repubblicani riguardo alla gestione del conflitto da parte di Trump dopo quattro mesi di guerra e rappresenta un raro sforzo bipartisan per limitare i poteri presidenziali in materia militare. Tre precedenti risoluzioni sui poteri riservati al capo della Casa Bianca erano state bocciate alla Camera con margini sempre più ristretti: i leader repubblicani avevano bruscamente rinviato la votazione su questa a maggio, quando sembrava probabile che venisse approvata. Come difatti è successo. Sempre a maggio il Senato ha approvato una risoluzione simile, con una votazione procedurale, dopo che sette precedenti tentativi erano falliti. Non sono ancora state programmate ulteriori votazioni su tale provvedimento.

Trump nomina Todd Blanche attorney general

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato, in occasione di una cena privata alla Casa Bianca, l’intenzione di nominare Todd Blanche nuovo attorney general (ministro della Giustizia). L’annuncio è stato diffuso anche tramite un video pubblicato su X dal consigliere presidenziale Dan Scavino, nel quale Trump anticipa formalmente la decisione dicendo: «Domani istruirò Dan e tutti gli altri coinvolti in questo processo complesso, che procederà rapidamente, a rendere Blanche il procuratore generale permanente». La nomina, una volta ufficializzata, porrà fine al periodo di circa due mesi in cui Blanche ha ricoperto l’incarico ad interim, subentrando dopo la rimozione di Pam Bondi.

Israele e Libano, accordo su tregua e zone di sicurezza che escludono Hezbollah

Israele e Libano hanno annunciato di aver concordato il rinnovo del cessate il fuoco e l’istituzione di zone di sicurezza libanesi che escluderanno Hezbollah. Lo si legge in un comunicato diffuso al termine del secondo giorno di colloqui tra gli ambasciatori dei due Paesi ospitati dal Dipartimento di Stato americano. Israele e Libano hanno anche concordato di partecipare a un nuovo ciclo di colloqui nella settimana del 22 giugno con l’obiettivo di raggiungere un «accordo globale». Le delegazioni israeliane e libanesi si sono incontrate a Washington martedì e mercoledì.

L’intenzione di progredire verso un «accordo globale di pace e sicurezza»

Così sì legge nella nota congiunta: «A seguito di negoziati condotti sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato di attuare un cessate il fuoco subordinato alla cessazione completa del fuoco di Hezbollah e all’evacuazione di tutti i membri di Hezbollah dal settore del Libano meridionale. Entrambe le parti hanno concordato di accelerare l’istituzione di zone pilota in cui le Forze armate libanesi eserciteranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo tutti gli attori non statali. Queste misure sono intese a progredire verso un accordo globale di pace e sicurezza».

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino

I problemi della politica tedesca al momento sono due: il primo è che la Grande coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz è impantanata in litigi interni a cui si aggiunge l’incapacità di affrontare le crisi internazionali; il secondo è la minaccia dell’Alternative für Deutschland (AfD). L’estrema destra, data al 27 per cento, è virtualmente il primo partito a livello nazionale – più per demeriti altrui che per meriti propri – e si appresta a fare incetta di voti alle elezioni regionali che si terranno a settembre nell’Est del Paese. Qui i sovranisti guidati da Alice Weidel e Tino Chrupalla arrivano a superare il 40 per cento. È così possibile che in Sassonia Anhalt venga eletto governatore il candidato dell’AfD Ulrich Siegmund, magari grazie all’aiuto dell’estrema sinistra del Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), piccolo partito che alle Politiche anticipate dello scorso anno aveva fallito l’entrata al Bundestag, ma che a livello locale, soprattutto nelle zone orientali, gode di un discreto sostegno.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Friedrich Merz e Lars Klingbeil (Ansa).

Wegenknecht cerca il rilancio agganciandosi all’estrema destra

L’idea di un’alleanza rossobruna è stata recentemente avanzata proprio dalla leader del BSW che negli scorsi giorni ha ipotizzato il sostegno, per altro non richiesto, all’AfD. Sahra Wagenknecht del resto ha tutto da guadagnare: sprofondata da un anno nell’anonimato dopo l’esclusione nazionale, tenta adesso il ritorno in pista agganciandosi al treno destrorso. I due partiti hanno in comune una politica estera in chiave filorussa, almeno per quel che riguarda il contesto europeo, e una prospettiva anti-sistema, contro i partiti tradizionali al governo, la Cdu di Merz e i socialdemocratici della Spd del vice-cancelliere Lars Klingbeil. Per il resto, al netto delle tendenze populistiche – ormai diffuse anche al centro – nazionalisti di destra e radicali di sinistra hanno poco a che spartire. Il che non esclude che alla fine possano coalizzarsi per dare una spallata alla GroKo, con intenzioni più distruttive che costruttive.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Sahra Wagenknecht (Ansa).

Le voci di una fine anticipata della GroKo

Le speculazioni in questa direzione, quando mancano oltre tre mesi ai voti di settembre, mettono in evidenza quanto la Germania si trovi in difficoltà: non solo il governo attuale non ha trovato le ricette giuste per rimettere in carreggiata il Paese, ma l’idea che a livello regionale si formino coalizioni estremiste può essere considerato l’antipasto per un ulteriore terremoto a Berlino, con la fine anticipata della Große Koalition che in teoria dovrebbe andare avanti per altri tre anni. Merz e Klingbeil non hanno finora trovato la quadra, né politica né economica; il risultato è che riforme ed economia sono sostanzialmente al palo, mentre Alice Weidel e Tino Chrupalla possono gongolare all’opposizione, almeno fino quando non dovranno a loro volta provare a fare un governo, regionale o federale che sia.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
I leader dell’AfD, Alice Weidel e Tino Chrupalla (Ansa).

Gli elettori tedeschi bocciano Merz

Gli elettori tedeschi non hanno molta scelta: da una parte bocciano il cancelliere e il governo, dall’altro non sanno nemmeno loro chi potrebbe davvero sostituirli. Stando ai sondaggi, come quello realizzato a fine maggio dalla Zdf, la seconda rete televisiva pubblica tedesca, l’89 per cento degli intervistati ritiene fondamentali le riforme, dalle pensioni al mercato del lavoro fino alla sanità, anche se queste comportano oneri finanziari e tagli. Ma al contempo la maggioranza di loro nutre forti dubbi sulla volontà di riformare il Paese e tre quarti dei tedeschi non credono che il governo voglia davvero fare qualcosa, nonostante un anno di annunci. Solo il 24 per cento dei tedeschi crede che le promesse di Merz e Klingbeil verranno mantenute; il 26 per cento è abbastanza soddisfatto dell’operato di Merz, mentre il 71 per cento ritiene che stia facendo un lavoro piuttosto scadente. Record negativo, sulle orme del predecessore Olaf Scholz.

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Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Il cristiano democratico Wüst si scalda per la Cancelleria

C’è dunque poco da sorprendersi per l’ascesa dell’Alternative für Deutschland, alla quale viene data fiducia sulla carta, al di là di quello che sarà il reale programma in caso di governo. La richiesta di cambiamento, dopo le gestioni tutt’altro che dinamiche di Angela Merkel e l’ultima di Scholz, naufragata nella recessione post Covid e nei riflessi negativi del conflitto russo-ucraino, sta sfociando in una crescita di consensi per l’AfD, con buona parte degli elettori tedeschi che pur di cacciare il governo attuale, metterebbe in conto l’arrivo della destra radicale. Anche in società con l’estrema sinistra, in coalizioni sperimentali a livello regionale. In questo contesto a Berlino le malelingue hanno già ventilato l’ipotesi di un cambio in corsa alla cancelleria, con il governatore cristiano democratico del Nordreno Vestfalia, Hendrik Wüst, pronto a prendere il posto di Merz in autunno. A meno che non crolli tutto sul serio e la Germania si ritrovi nel giro di due anni alle seconde elezioni anticipate.

Kallas propone Aspides per lo sminamento dello stretto di Hormuz

Nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del consiglio Affari esteri dedicato ai temi della difesa, l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha proposto che la missione navale Aspides venga estesa allo stretto di Hormuz. Nel Golfo Persico, ha spiegato Kallas, l’operazione «potrebbe scortare le navi mercantili» e «cambiando il mandato, anche essere usata per operazioni di sminamento».

L’attuazione della missione di sminamento richiederebbe 4-6 settimane

«Potrebbe essere il nostro contributo alla coalizione dei Volenterosi a livello europeo», ha detto Kallas, affermando anche che «potrebbe essere il modo con cui rendere l’Europa davvero forte nella regione dal punto di vista geopolitico». Aspides, varata a febbraio del 2024, è una missione diplomatico-militare di sicurezza marittima dell’Unione europea, lanciata in risposta agli attacchi degli Houthi yemeniti contro le navi mercantili nel Mar Rosso. In caso di intesa tra i Ventisette, scrive Reuters, l’attuazione della missione di sminamento potrebbe richiedere da quattro a sei settimane. I ministri della Difesa dei Paesi dell’Ue torneranno a esaminare l’idea all’informale di Cipro in programma la prossima settimana. Gli Stati membri, ha evidenziato Kallas, dovranno «potenziare» le capacità attualmente a disposizione dell’operazione. Tra gli eventuali partecipanti avrebbe già detto sì Belgio, che avrebbe messo a disposizione una fregata.

Ue: «Deroghe al Patto anche per l’energia»

«Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3 per cento del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico con un limite cumulato pari allo 0,6 per cento del Pil nell’arco dei tre anni (non sarà quindi possibile utilizzare lo 0,3 per cento del Pil ogni anno per tre anni consecutivi)». L’ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis, specificando che «gli Stati membri devono presentare domanda per la Clausola nazionale di salvaguardia e, quelli che l’hanno già richiesta, dovranno estenderne l’ambito di applicazione».

Giorgetti: «La Commissione Ue recepisce le nostre proposte»

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è detto «soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato». «Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo, ha continuato, «il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche degli indicatori contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana».

Notte di attacchi reciproci nel Golfo, droni iraniani sull’aeroporto del Kuwait

Notte di raid e rappresaglie nel Golfo Persico: Washington ha attaccato una petroliera civile e un’isola iraniana e Teheran ha risposto con missili e droni contro le basi americane in Kuwait e Bahrein. Secondo l’Iran, gli attacchi sono andati a segno, mentre il Centcom smentisce: di sicuro è stato colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait, in un raid che ha causato un morto e diversi feriti, oltre alla chiusura dello scalo.

Missile Usa contro una petroliera diretta in Iran, poi l’escalation

Gli attacchi reciproci sono iniziati dopo che gli Usa hanno bloccato una petroliera battente bandiera del Botswana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano, in violazione del blocco americano: il Centcom ha spiegato che la nave M/T Lexie ha «ignorato ripetuti avvertimenti» e che un aereo è quindi intervenuto «lanciando un missile Hellfire contro la sala macchine». In risposta, l’Iran ha preso di mira con alcuni missili la nave statunitense-israeliana Panaya. Le forze Usa hanno quindi lanciato un attacco sull’isola di Qeshm (situata nello stretto di Hormuz), colpendo un’antenna di telecomunicazioni.

L’ulteriore risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato missili e droni sulle basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein. Secondo i pasdaran, come detto, gli attacchi sono stati «precisi» e sono andati a segno. Versione smentita dal Centcom: «L’Iran ha lanciato diversi missili balistici verso i paesi vicini della regione; tuttavia, nessuno di essi ha colpito gli obiettivi previsti. Due missili iraniani lanciati contro il Kuwait non hanno raggiunto la destinazione o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili lanciati contro il Bahrein sono stati immediatamente intercettati dalle forze di difesa aerea statunitensi e bahreinite». Droni iraniani, questo è sicuro, hanno colpito un terminale passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait. Nella notte le sirene sono risuonate anche in Arabia Saudita. Inoltre sono state registrate esplosioni anche a Erbil, in Iraq.

Colpito l’aeroporto del Kuwait: un morto e diversi feriti

Il ministero degli Esteri kuwaitiano ha reso noto che una persona è rimasta uccisa e diverse altre ferite in seguito agli attacchi di droni iraniani. «La sicurezza dello Stato del Kuwait, la sua sovranità e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti sul suo territorio costituiscono una linea rossa» , si legge in un comunicato. Il portavoce del ministero della Difesa del Kuwait, Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha descritto l’attacco iraniano «un’aggressione criminale».

Droni ucraini contro un autobus russo: sette morti e 11 feriti

Un attacco di droni ucraini contro un autobus russo in viaggio da Mosca a Simferopol, in Crimea, ha causato sette morti e 11 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Donetsk, in Ucraina, controllata da Mosca, dove è avvenuto l’attacco. «A Yenakiyevo, un drone ha colpito un autobus che collegava Mosca a Simferopol. Secondo le prime informazioni, sette civili sono stati uccisi. Altre 11 persone hanno riportato ferite di varia gravità e stanno ricevendo le cure necessarie», ha scritto Denis Pushilin, capo dell’amministrazione locale istituita dalla Russia, su Telegram.

Diversi feriti in un attacco a San Pietroburgo

Droni ucraini hanno inoltre colpito nella notte Kronstadt e San Pietroburgo, nell’oblast russo di Leningrado, causando diversi feriti. Lo hanno riferito le autorità russe, parlando di generici attacchi a «infrastrutture». Secondo i media ucraini, è stato colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo dove è scoppiato un incendio. Il canale Telegram Astra ha confermato che nel complesso di raffinazione petrolifera, la JSC Petersburg Oil Terminal, sono divampate fiamme. Kronstadt, sede di un rilevante porto, ospita invece una fabbrica di droni.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa

In vista delle elezioni Usa di metà mandato, le società di intelligenza artificiale, il settore delle criptovalute e i gruppi filo-israeliani stanno spendendo valanghe di dollari per ostacolare membri del Congresso e candidati poco graditi. Come sottolinea Axios, non si può ignorare l’entità di queste spese, perché si tratta di un volume di investimenti «che può stroncare carriere e bloccare sul nascere movimenti politici».

Le spese folli dei PAC per affossare i candidati sgraditi alle midterm

In base ai dati della Commissione elettorale federale, otto dei 12 maggiori finanziatori esterni nelle primarie per la Camera dei Rappresentanti di questo ciclo elettorale sono PAC (Political Action Committee, organizzazioni nate per raccogliere fondi a favore o contro un candidato) legati alle criptovalute e all’IA, oppure vicini a Tel Aviv. E in quattro occupano, appunto, le prime quattro posizioni di questa speciale classifica.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Al Green (Ansa).

In vetta c’è Protect Progress, cioè la sezione democratica di Fairshake, ovvero il principale PAC finanziato dall’industria delle criptovalute, che ha speso 15,8 milioni di dollari in una decina di distretti. Quasi 5 quelli spesi nel 18esimo del Texas per estromettere il deputato di lunga data Al Green a favore del dem Christian Menefee, eletto al Congresso nel 2025. Segue lo United Democracy Project, affiliato all’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee – il più potente e influente gruppo di pressione pro-Israele negli Stati Uniti), che ha speso 11,6 milioni di dollari, di cui quasi 8 contro il deputato repubblicano Thomas Massie nel quarto distretto del Kentucky.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Thomas Massie (Ansa).

In precedenza l’AIPAC si era messo di traverso nelle suppletive per l’11esimo distretto del New Jersey: Tom Malinowski, critico nei confronti di Israele, alle primarie dem ha dovuto così lasciare il passo a Analilia Mejia.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Tom Malinowski (Ansa).

Al terzo posto troviamo Elect Chicago Women, organizzazione affiliata all’AIPAC, che ha speso ben 9,8 milioni di dollari per sostenere due candidate alla Camera dei Rappresentanti in Illinois: l’ex deputata Melissa Bean e la senatrice statale Laura Fine. Ai piedi del podio Think Big, sezione democratica del comitato pro-IA Leading the Future: degli 8,2 milioni di dollari spesi, la maggior parte è stata usata per sostenere la già citata Bean e per sfavorire Alex Bores, candidato alla Camera dei Rappresentanti per lo Stato di New York, favorevole alle misure di salvaguardia contro l’intelligenza artificiale.

I principali Super PAC preferiscono concentrarsi sulle elezioni generali

Una potenza di fuoco impressionante: di fatto, gli unici enti che possono davvero competere con tali livelli di spesa sono i principali Super PAC dei due partiti, ossia l’House Majority PAC dei Democratici e il Congressional Leadership Fund dei Repubblicani. Che, però, difficilmente spendono ingenti somme nelle primarie, preferendo invece concentrare le proprie “energie” sul sostegno ai candidati dei distretti più contesi nelle elezioni generali. E ciò lascia ampio spazio di manovra a PAC – per così dire – “alternativi”.

Come IA, criptovalute e gruppi pro-Israele stanno influenzando le elezioni Usa
Benjamin Netanyahu e Donald Trump (Ansa).

L’attività di promozione e di affossamento avvengono generalmente alla luce del sole. Come spiega Axios, i candidati presi di mira da questi PAC hanno cercato di fare dell’ingombrante presenza di tali organizzazioni il tema centrale delle loro campagne elettorali. Ma la tattica non si è rivelata efficace, in particolare contro i PAC legati alle criptovalute e all’IA, che sono riusciti in larga misura a promuovere i propri ‘protetti’. Ma anche l’AIPAC, che ha preferito utilizzare gruppi come Elect Chicago Women per occultare la propria interferenza, ha portato a casa risultati tutto sommato soddisfacenti, considerando che Israele al momento non gode esattamente di grande popolarità.

Nel distretto di New York si prospetta un “derby” tra PAC legati all’IA

E adesso, via con altre spese, perché le primarie sono tutt’altro che finite. Sia Protect Progress che United Democracy Project nel quinto distretto del Maryland sostengono il deputato statale Adrian Boafo come successore di Steny Hoyer, ex leader della maggioranza dem alla Camera. Nel 12esimo distretto di New York, invece, si prospetta un “derby” tra PAC legati all’intelligenza artificiale. Il già citato Bores, contro cui ha già speso molto Think Big (tra i suoi finanziatori c’è OpenAI), ha ottenuto il sostegno del Jobs and Democracy PAC, finanziato da Anthropic, così come di You Can Push Back, legato al mondo delle criptovalute.

Fondi difesa Ue SAFE, perché l’Italia per ora non ha aderito

A un giorno dalla scadenza del 30 maggio, cinque Paesi dell’Unione europea hanno già firmato gli accordi SAFE con la Commissione Ue per ottenere i prestiti destinati alla difesa comune: tra essi non c’è l’Italia.

Perché l’Italia per ora non ha aderito

Nonostante abbia a disposizione – in teoria – 14,9 miliardi di euro sotto forma di prestiti, a tassi più convenienti di quelli che deve pagare per finanziarsi da sola sui mercati obbligazionari, l’Italia non ha ancora sottoscritto l’intesa. Il motivo? I prestiti andrebbero a incidere sul debito pubblico, che è già molto elevato. Come hanno fatto capire Giorgia Meloni e Antonio Tajani, chiederà solo una parte dei prestiti a cui potrebbe accedere: l’intenzione è utilizzare solo tra i 4 e i 5 miliardi, cioè lo stretto necessario per coprire i progetti per i quali sono già stati firmati contratti.

I cinque Paesi che hanno firmato gli accordi

Come ha spiegato il portavoce della Commissione europea per la Difesa Thomas Regnier, i Paesi che hanno già aderito sono Polonia, Lituania, Croazia, Romania e Belgio. Il primo Stato, principale beneficiario dei finanziamenti SAFE e il primo Stato Ue a ricevere un pagamento nell’ambito di tale strumento, ha ricevuto una prima tranche di 6,6 miliardi di euro: si tratta del 15 per cento della sua assegnazione totale (43,7 miliardi).

Cosa è il piano Security Action for Europe

Considerato da uno dei pilastri del progetto ReArm Europe, il piano SAFE (acronimo di Security Action for Europe), è il nuovo strumento europeo di prestiti da 150 miliardi di euro, creato per rafforzare la difesa comune dell’Ue e finanziato tramite emissioni di debito da parte di Bruxelles sui mercati finanziari. Il programma, che prevede il rimborso a lungo termine da parte degli Stati beneficiari, ha come obiettivi il rafforzamento dell’industria europea della difesa, l’incentivazione di programmi comuni tra Stati e la riduzione della dipendenza dagli armamenti extraeuropei, tramite acquisti condivisi di armamenti, droni, missili, cybersicurezza e tecnologie militari provenienti dall’Ue.

Usa-Iran: intesa preliminare, attesa per il sì di Trump

Annunci e smentite sull’accordo tra Stati Uniti e Iran continuano a rincorrersi, ma (il condizionale è d’obbligo) i negoziatori di Washington e Teheran dovrebbero aver raggiunto un memorandum d’intesa preliminare di 60 giorni che estende l’attuale cessate il fuoco e avvia colloqui sul nucleare. Mancherebbe “solo” l’approvazione finale di Donald Trump.

Vance: «Difficile dire quando o se Trump firmerà»

Secondo Axios l’accordo per porre fine al conflitto, riaprire lo stretto di Hormuz e mettere fine al programma nucleare iraniano potrebbe essere annunciato domenica 31 maggio. Frena però JD Vance, che sta svolgendo un ruolo chiave nei negoziati: «È difficile dire esattamente quando o se il presidente Donald Trump firmerà il memorandum d’intesa. Stiamo discutendo su un paio di punti relativi alla formulazione». Vance, spiegando che gli iraniani stanno negoziando, «almeno finora, in buona fede», ha sottolineato che c’è ancora disaccordo sulle sorti delle scorte di uranio arricchito di Teheran.

Trump: «Non ho fretta, devo fare ciò che è giusto»

Di fatto, Trump si è preso un paio di giorni prima di prendere ogni decisione. «C’è una finestra temporale molto ristretta per fare qualsiasi cosa che abbia a che fare con la guerra. Ma io non guardo a quella finestra. Io guardo al fatto che devo fare ciò che è giusto», ha detto il presidente Usa in un’intervista a Fox, spiegando che l’accordo verrà raggiunto «solo se sarà buono per gli Stati Uniti». Il tycoon ha poi rivendicato i successi delle forze Usa: «Abbiamo tutte le carte perché li abbiamo sconfitti militarmente. La loro Marina è completamente scomparsa, al 100 per cento. La loro Aeronautica è completamente scomparsa, al 100 per cento».

Romania: drone russo contro un palazzo a Galati, vicino al confine con l’Ucraina

Un drone russo è precipitato su un edificio residenziale nella città di Galați, in Romania, Paese membro della Nato. L’incidente, che ha provocato un incendio in un appartamento al decimo piano e il ferimento lieve di due persone, si è verificato durante un massiccio attacco con droni sferrato da Mosca nella regione di Odessa: Galati è vicina al confine con l’Ucraina (e la Moldavia).

Le reazioni di Bucarest, Ue e Nato

«Durante la notte tra il 28 e il 29 maggio, la Federazione Russa ha ripreso gli attacchi con droni su obiettivi civili e infrastrutturali in Ucraina, vicino al confine fluviale con la Romania», ha dichiarato il ministero della Difesa di Bucarest, definendo l’incursione – e dunque la violazione dello spazio aereo nazionale – «una grave e irresponsabile escalation».

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, annunciando un 21esimo pacchetto di sanzioni ha scritto su X: «La guerra di aggressione della Russia ha oltrepassato un altro limite. Un’incursione di droni russi ha colpito un’area densamente popolata in Romania, ferendo dei civili. Su territorio dell’Ue. Siamo pienamente solidali con la Romania e il suo popolo». Così la portavoce della Nato Allison Hart: «Condanniamo l’imprudenza della Russia e continueremo a rafforzare le nostre difese contro tutte le minacce, inclusi i droni».

Successivamente il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha reso noto di aver sentito con il presidente romeno Nicusor Dan: «Gli ho assicurato la piena solidarietà della Nato ed espresso vicinanza alle persone ferite nell’incidente. Ho ribadito che la Nato è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato».

Meloni: «Atto gravissimo»

«Un atto gravissimo, che dimostra come questa guerra di aggressione non risparmi nessuno, continuando a colpire brutalmente civili innocenti, ignorando ogni limite e mettendo a rischio la sicurezza europea», ha dichiarato Giorgia Meloni: «La mia più profonda vicinanza e solidarietà va alle persone colpite, al Governo e a tutto il popolo romeno».

Netanyahu ordina all’IDF di prendere il controllo del 70 per cento di Gaza

In contrasto con quanto previsto dagli accordi di cessate il fuoco con Hamas in vigore da ottobre, Benjamin Netanyahu ha ordinato alle forze armate di Israele di prendere controllo del 70 per cento della Striscia di Gaza. È stato lo stesso primo ministro israeliano ad annunciarlo, nel corso di una conferenza stampa da un insediamento nella Cisgiordania occupata: «Stiamo attualmente soffocando Hamas. Ora controlliamo il 60 per cento del territorio della Striscia. Eravamo al 50, siamo passati al 60. La mia direttiva è di arrivare al 70 per cento».

Ucraina, ucciso il contractor italiano Alex Pineschi

È morto in Ucraina il contractor italiano Alex Pineschi. Lo ha annunciato l’associazione Memorial: «Il nostro amato fratello italiano Alex Pineschi, che prestava servizio in Ucraina come volontario, ha perso la vita sul campo di battaglia. Onore, gloria e gratitudine al nostro fratello». Originario di La Spezia, Pineschi ha prestato servizio nell’8° Reggimento Alpino dell’Esercito italiano e in seguito ha lavorato nel settore della sicurezza privata. Arrivato in Ucraina ad aprile, era entrato a far parte di un’unità droni chiamata “Team Green Badgers”: sarebbe stato ucciso assieme ai suoi compagni nella zona di Liman il 23 maggio 2026. Nel 2014 Pineschi si era recato nel Kurdistan iracheno di propria iniziativa, per aiutare a combattere l’Isis.

Tajani prova a smorzare sull’Ucraina: «Governo favorevole all’adesione all’Ue»

«Il governo è favorevole all’adesione dell’Ucraina all’Ue. Il problema è quello dei tempi, si sta studiando a livello europeo qual è la formula migliore. Ci sono tante proposte sul tavolo, però ripeto: bene l’Ucraina, noi li aiuteremo, ma è importante non mettere in un angolo l’adesione dei Balcani, che rappresentano per noi una priorità». Lo ha detto Antonio Tajani arrivando alla riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a Cipro, smorzando le tensioni nella maggioranza.

L’accelerazione dopo la sconfitta di Orban in Ungheria

Negli ultimi giorni c’è stata un’accelerazione nel percorso di adesione dell’Ucraina (e della Moldavia) all’Ue. La proposta di aprire il primo gruppo di capitoli negoziali per i due Paesi dovrebbe essere presentata dalla Commissione al Consiglio Affari generali del 16 giugno. Poi si potrà esprimere il summit dei leader in programma il 18 e 19 dello stesso mese. La svolta, almeno per Kyiv, è arrivata dopo l’uscita di scena del filorusso Viktor Orban, sostituito come primo ministro ungherese da Peter Magyar, che nei prossimi giorni potrebbe incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il duro comunicato della Lega contro l’Ucraina nell’Ue

«La Lega è assolutamente contraria a ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kyiv nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni»: questa la posizione del Carroccio, espressa in un comunicato dai toni decisamente più duri del solito. La nota aveva provocato la reazione delle opposizioni, con il Pd che aveva esortato Giorgia Meloni: «Sconfessi immediatamente i suoi alleati della Lega che continuano a perseguire una agenda filorussa. L’Ucraina non solo può e deve, ma sarà nell’Ue».

Tajani: «Per noi la priorità sono i Balcani»

Dopo il comunicato della Lega, Tajani – parlando a nome di Forza Italia e in generale della maggioranza – aveva replicato che il governo italiano è favorevole «all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione europea». Il titolare della Farnesina aveva aggiunto: «Non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue». Anche per Fratelli d’Italia la linea resta quella del sostegno al percorso europeo di Kyiv, fermo restando che deve andare di pari passo con quello avviato da tempo dai Paesi balcanici.

Tajani prova a smorzare sull’Ucraina: «Governo favorevole all’adesione all’Ue»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Gli Stati Uniti ripristinano le sanzioni contro Francesca Albanese

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ripristinato le sanzioni nei confronti della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi Francesca Albanese, che è stata di nuovo inserita nella blacklist Usa: per il momento non sono state rese note le eventuali nuove motivazioni.

La famiglia di Albanese aveva fatto causa all’Amministrazione Trump

A febbraio la famiglia di Albanese aveva presentato una causa contro l’amministrazione Usa per le sanzioni imposte all’esperta nel 2025 per la sua presunta «guerra economica e politica» contro gli Stati Uniti e Israele, sfruttando la cittadinanza americana di uno dei loro figli, benché ancora minorenne.

Cosa prevedono le sanzioni americane nei confronti di Albanese

Albanese accusa Israele di genocidio, posizione ribadita dall’esperta italiana nel corso di conferenze e incontri in giro per il mondo. In conseguenza delle sanzioni imposte ad Albanese, la relatrice Onu non può entrare nel territorio statunitense e non ha accesso nemmeno ai suoi conti bancari, dunque non ha facoltà di utilizzare le proprie carte di credito, potendosi affidare solo ai contanti.

Attacco Usa in Iran, Teheran colpisce quattro navi a Hormuz e una base americana

Altro che accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: nella notte italiana si sono verificati vari attacchi da parte delle forze americane, che hanno portato alla risposta dei pasdaran. L’esercito Usa, ha abbattuto quattro droni di Teheran e colpito un centro di controllo nella città meridionale di Bandar Abbas, da dove stava per essere lanciare un quinto velivolo a pilotaggio remoto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti, come accaduto in precedenza, ha descritto le azioni come «puramente difensive».

La rappresaglia dei pasdaran

Un funzionario americano ha spiegato che le ultime azioni militari hanno avuto l’obiettivo di «mantenere il cessate il fuoco». Per rappresaglia, i pasdaran hanno annunciato di aver colpito una base americana. Lo riferisce la televisione di Stato Irib. Non solo. Come riporta l’agenzia di stampa Tasnim, dopo gli attacchi statunitensi quattro imbarcazioni sono state intercettate dalle forze navali di Teheran mentre tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz senza aver coordinato la manovra con le autorità. Le imbarcazioni hanno ricevuto e ignorato un avvertimento dalle forze navali iraniane, che poi hanno aperto il fuoco. Dopo gli spari, sono tornate indietro.

Il Board of Peace di Trump non ha ancora ricevuto alcuna donazione

Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita quattro fonti, nei quattro mesi trascorsi dalla sua creazione il Board of Peace di Donald Trump non ha ricevuto alcun finanziamento, nonostante promesse di donazioni per 17 miliardi di dollari: l’organizzazione è bloccata in una situazione di stallo e nessun fondo è stato al momento destinato per la ricostruzione di Gaza.

Le perplessità dei potenziali finanziatori del Board of Peace

Presentato come uno strumento centrale del piano in 20 punti per porre fine al conflitto a Gaza, il consiglio voluto dal tycoon si è di fatto impantanato. Il piano di Trump prevedeva tre obiettivi principali: il disarmo di Hamas, il ritirare delle truppe israeliane da Gaza e la ricostruzione della Striscia. Ma sono passati mesi e non ci sono stati progressi. Un rappresentante del consiglio ha spiegato che, anziché utilizzare un fondo finanziario gestito dalla Banca Mondiale, l’organizzazione riceve contributi (o meglio dovrebbe riceverli) direttamente tramite un conto bancario di JPMorgan. Una soluzione che non è stata apprezzata molto dai potenziali finanziatori, che «avrebbero preferito utilizzarne altre». Mentre la Banca Mondiale è tenuta a riferire sullo stato dei propri fondi finanziari ai donatori e ai membri del Board of Pace, tale obbligo non si applica al conto presso JPMorgan.

Il Board of Peace di Trump non ha ancora ricevuto alcuna donazione
Donald Trump e i vari leader che hanno aderito al Board of Peace (Ansa).

Nemmeno il Dipartimento di Stato Usa ha erogato fondi

Due fonti del Financial Times hanno tenuto a precisare che «nemmeno un dollaro americano» è stato stanziato per il Board of Peace. Il Dipartimento di Stato Usa prevede di riallocare circa 1,2 miliardi di dollari di aiuti a progetti legati al consiglio voluto da Trump. Tuttavia, tali fondi non sono ancora stati utilizzati. Sempre il Dipartimento di Stato prevede di stanziare circa 50 milioni di dollari direttamente al Board of Peace per le spese operative, ma anche questi fondi non sono ancora stati erogati.