Ocse, l’italiano Scarpetta nominato nuovo capo economista

L’italiano Stefano Scarpetta è stato nominato capo economista dell’Ocse e assumerà le sue funzioni dall’1 aprile. L’ha comunicato la stessa Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, precisando che Scarpetta gode di «una reputazione internazionale eccezionale come economista di spicco, costruita in oltre tre decenni di servizio». Dal 2013 ha guidato la direzione Ocse per l’Occupazione, il lavoro e gli affari sociali. Ha inoltre ricoperto il ruolo di sous-sherpa per il G7 e il G20 su questioni di politiche occupazionali e sociali.

Guiderà il dipartimento di Economia nella realizzazione di analisi basate su prove e consulenze

Nel suo nuovo ruolo, Scarpetta guiderà il dipartimento di Economia dell’Ocse nella realizzazione di analisi rigorose basate su prove concrete, benchmarking internazionale e consulenza politica specifica per ciascun Paese. Il lavoro del dipartimento supporta i responsabili politici nel promuovere una crescita economica sostenibile, ampliare le opportunità di impiego e migliorare il tenore di vita in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Durante tre decenni all’organizzazione internazionale, Scarpetta «ha costantemente dimostrato una leadership eccezionale, una profonda competenza nell’analisi economica e nella politica, con un impegno a promuovere la missione dell’Ocse e gli interessi collettivi dei suoi membri e partner», ha affermato il segretario generale dell’Organizzazione Mathias Cormann.

Ha lavorato anche alla Banca mondiale

Scarpetta ha iniziato la sua carriera all’Ocse nel 1991 ed è diventato economista senior nel dipartimento di Economia nel 1995. Dal 2002 al 2006 ha lavorato presso la Banca mondiale come consulente per il mercato del lavoro ed economista principale prima di tornare al dipartimento di Economia dell’Ocse nel 2006. Laureato all’Università di Roma, ha conseguito anche un Master of science in Economia presso la London School of economics and political science e un dottorato in Economia presso l’École des hautes études en Sciences sociales.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse

Ci siamo, anche se il forse è d’obbligo finché una firma non lo trasformi in certezza. E finché non si trova un accordo definitivo sul prezzo (alla finestra c’è sempre Leonardo Maria Del Vecchio in agguato), che non è un nodo di poco conto ma che i due attori della trattativa sembrano determinati a sciogliere per non tirarla alle Calende, greche come l’acquirente designato Theodore Kyriakou, patron del gruppo Antenna, di cui Tony Blair è appena diventato senior advisor. Ma sulla cessione di tutta Gedi, compresa La Stampa, che però è oggetto di una trattativa in esclusiva fino ad aprile con la Sae di Alberto Leonardis, si intravede il traguardo di primavera.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Il ceo di Exor John Elkann (foto Ansa).

Alla fine dovremmo dunque avere un armatore ed editore televisivo straniero che entra nella carta stampata di un altro Paese, immune ai sovranismi e ai golden power che il suo governo ipersensibile al tema ha già detto di non voler esercitare. Il pre-accordo arriverà a breve, il closing è una formalità: la casa editrice è interamente controllata dalla Exor di John Elkann, e Elkann ha deciso da tempo di voler fuggire mille miglia lontano da ciò che ha sentore di editoria.

Resta il nodo di una zavorra: Stardust

Il perimetro dell’operazione comprende le radio, la Repubblica, Huffington Post, i pochi periodici rimasti, Limes in testa, e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. Sulla carta, un pezzo ancora significativo dell’ecosistema informativo italiano. La trattativa ha accumulato settimane di due diligence così minuziose che, al confronto, La Recherche di Marcel Proust sembra un romanzo breve. Si parla di 160 mila pagine, cifra che cresce nel passaggio da un testimone all’altro, come nella migliore tradizione del racconto orale. Perché il nodo non era la valutazione dei giornali, settore dove i multipli ormai sono retaggio del passato, ma la zavorra che Gedi si porta dietro. Una zavorra con un nome preciso: Stardust.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Il logo di Gedi e quello di Stardust.

Acquisita nel pieno dell’euforia per la creator economy e l’influencer marketing, Stardust era stata presentata come la porta d’accesso al futuro: contenuti nativi per social, community verticali, brand integration, engagement. Tutto in inglese, tutto promettente e destinato a lauti dividendi. Il prezzo d’acquisto si aggirava attorno ai 30/40 milioni, con valutazioni fondate su crescite a doppia cifra e prospettive da Silicon Valley in salsa meneghina.

Margini compressi, costi più alti del previsto: un buco nero

Poi però quando, come dice il guru dell’immobiliare Roberto Carlino, si è trattato di passare dai sogni alla solida realtà, si è scoperto il disastro. Margini compressi, costi più alti del previsto, una dipendenza strutturale dalle piattaforme che decidono algoritmi e visibilità come un sovrano assoluto. Risultato: rettifiche, svalutazioni, impairment che tra scritture contabili e aggiustamenti di goodwill hanno pesato per decine di milioni sui conti consolidati. Un buco nero, appunto.

Kyriakou sta costruendo per Dazn una newsroom con 25 giornalisti

Ed è su questo buco, da cui man mano che si procedeva nell’analisi dei conti uscivano sgradite sorprese, che la trattativa si è incagliata per settimane. Kyriakou, uomo di televisione e sport – sta costruendo per Dazn una newsroom con 25 giornalisti, si suppone pescati tra gli esuberi di Gedi – sa che i contenuti contano. Ma sa anche che i bilanci contano di più. Ed è per questo che sta tirando sul prezzo.

Sulla vendita di Repubblica ci siamo. Forse
Dazn (Ansa).

Quanto pesa oggi un errore strategico compiuto ieri? E chi lo paga?

La discussione non è stata su Repubblica, brand ancora forte nel suo ineluttabile declino strutturale, né su Manzoni, asset strategico in un mercato pubblicitario sempre più concentrato. Il braccio di ferro è stato sulla quantificazione del passato: quanto pesa oggi un errore strategico compiuto ieri? E chi lo paga? Lo paga Kyriakou, ma con un cospicuo sconto sull’ammontare complessivo dell’operazione, sulla quale si erano sentite le cifre più disparate, anche 140 milioni, nell’ottica del venditore che vuole far pesare l’indubbio valore della parte radiofonica.

Il problema non è trovare un nuovo padrone, ma un modello di business

La domanda che ora tutti si fanno è se Kyriakou saprà gestire Repubblica, quotidiano preda di una crisi conclamata di copie e lettori. Ma la vera domanda è se l’editoria italiana abbia finalmente capito che il problema non è trovare un nuovo padrone, ma un nuovo modello di business. Senza il quale, finché si resta sospesi tra nostalgia della carta e dipendenza dagli algoritmi, ogni cessione verrà presentata come una rinascita. E vissuta come una resa.

Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta

Avanti, al Cnel c’è sempre posto. Il carrozzone presieduto da Renato Brunetta e vicino all’abolizione 10 anni fa, quando la sua cancellazione fu infilata nel referendum costituzionale Renzi-Boschi (ma sappiamo tutti poi come andò a finire), vive e lotta insieme a noi e adesso ha anche un nuovo capo della comunicazione. Si tratta di Giuseppe Stamegna, 35 anni, che in passato ha lavorato da Comin & Partners, società di consulenza strategica, e in Autostrade per l’Italia, dalla quale si è preso un periodo di aspettativa per diventare portavoce del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con cui è rimasto poco più di due anni. Rientrato in Autostrade, ora ecco il salto con Brunetta al Cnel, acronimo che sta per Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro: Stamegna avrà il suo bel daffare col vulcanico ex ministro e premio Nobel per l’economia mancato, che ultimamente era finito in qualche polemica per questioni di super stipendi e aumenti vari (poi rimangiati).

Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta
Cnel, un nuovo capo della comunicazione per Brunetta

Al Tg5 piace De Scalzi, ma non le pale eoliche

Tempo di nomine “pesanti” per il governo di Giorgia Meloni, e a Palazzo Chigi si dice che nel prossimo consiglio dei ministri l’argomento verrà affrontato. Intanto qualcuno si muove: nel Tg5 di domenica 8 febbraio, nell’edizione delle 13 è andato in onda un articolato servizio dedicato al mondo dell’energia, dove all’inizio è stato elogiato senza riserve Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni protagonista di nuovi successi in Congo nel settore petrolifero. Nella seconda metà dello stesso servizio, cambio di passo con pesanti commenti contro le pale eoliche, ma senza citare possibili “colpevoli”. Se da una parte Descalzi è stato promosso a pienissimi voti, con chi ce l’aveva Mediaset parlando di elettricità? Ah, saperlo…

Tim sconfitta nella gara internazionale per la rete in fibra in Kuwait

Alla fine, la gara in Kuwait per la realizzazione e la manutenzione della rete in fibra nel Paese, a cui aveva partecipato Tim assieme al gruppo dell’imprenditore kuwaitiano Fouad Al-Ghanim, non è andata bene per l’ex monopolista dei telefoni. La vicenda aveva già fatto registrare parecchie discussioni in alcune riunioni del consiglio di amministrazione di Tim, e la notizia ora è che il bando è stato vinto da Etisalat, un’azienda di telecomunicazioni emiratina. Tim è dunque uscita sconfitta nella prima gara internazionale a cui ha partecipato negli ultimi anni. Nonostante la benevolenza della Farnesina e in particolare del suo titolare Antonio Tajani. L’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola sembrava aver già individuato in Eugenio Santagata, ex capo dei Public affairs & Security Officer, nonché ceo della chiacchieratissima Telsy, l’uomo giusto per occuparsi dell’impresa. Appena portato il progetto in consiglio di amministrazione, i consiglieri però l’avevano subito bocciato. Santagata poi è finito in Fincantieri. Mentre gli affari in Kuwait sono finiti con un nulla di fatto.

Tim sconfitta nella gara internazionale per la rete in fibra in Kuwait
Tim è stata sconfitta dal gruppo emiratino Etisalat (foto Imagoeconomica).

Ilva, qualche domanda su spese, rimborsi e sul piano-non piano Flacks

È tutto in una tabella. Date, causali, importi. E poi una cifra che fa scattare la miccia: 49.174.987 euro. Open il 2 febbraio la raccontava così: tra il primo luglio e il 24 dicembre 2025 la gestione commissariale di Ilva avrebbe versato ad ArcelorMittal — mentre è in causa con il gruppo per cifre enormi — quasi 50 milioni di euro per attività di decontaminazione previste dal contratto d’affitto degli impianti (articolo 20.4). A stretto giro è arrivata la smentita dei commissari che ha spento la prima fiamma: non è stata pagata ArcelorMittal, dicono. Il destinatario è Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, cioè la società che oggi gestisce gli impianti. La confusione è nata da un refuso rimasto in un allegato, dove comparirebbe ancora la vecchia denominazione “ArcelorMittal Italia”.

Passi per il refuso, ma quei rimborsi esistono

Fine? No. Perché il punto non è il nome sbagliato. Il punto è che quei pagamenti esistono, sono ricorrenti e si inseriscono in un assetto che assomiglia a un paradosso amministrativo: due amministrazioni straordinarie che si incastrano. Da un lato Ilva, commissariata, che gestisce un conto pubblico destinato a spese ambientali e voci collegate (il “conto speciale 6055”). Dall’altro Acciaierie d’Italia, commissariata, che gestisce gli impianti e riceve rimborsi e sostegni per non fermare tutto. I documenti ufficiali del conto 6055 parlano chiaro. Nel secondo semestre 2022 risultano rimborsi per «decontaminazione» ex art. 20.4 pari a 47.184.785 euro. Nel secondo semestre 2023 la stessa voce vale 39.129.067 euro. Nel secondo semestre 2024 cambia il beneficiario, coerentemente con la nuova gestione, e compaiono «rimborsi ad Acciaierie d’Italia in A.S.» per 33.003.520 euro. Sempre nel 2024 appare un’altra riga che pesa più di molte dichiarazioni pubbliche, perché tradotta in italiano corrente significa: tenere in piedi l’autorizzazione ambientale senza la quale lo stabilimento non può operare. Sono 23.594.600 euro per la garanzia finanziaria legata all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Ilva, qualche domanda su spese, rimborsi e sul piano-non piano Flacks
L’ex Ilva (Imagoeconomica).

Dove sono finiti esattamente i soldi?

A questo punto però sorgono tre domande. Questi soldi, voce per voce, che cosa hanno pagato? “Decontaminazione” non è una parola magica. Vuol dire cantieri, fornitori, stati di avanzamento, controlli, collaudi, tempi. Vuol dire anche risultati misurabili. Se esiste un elenco dettagliato — e deve esistere — la domanda è semplice: perché non pubblicarlo in modo leggibile, progetto per progetto? In seconda battuta, chi certifica che ogni tranche corrisponda a lavori reali e verificati? Chi valida, con quale procedura e con quali responsabilità? Finché la risposta resta nei circuiti chiusi, ogni cifra diventa opaca, anche quando è formalmente “vincolata”. Infine: che effetto ha prodotto tutto questo sulla crisi complessiva? Perché il conto speciale è un binario; l’altro binario è la sopravvivenza industriale. Nel luglio 2024 il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato l’ok europeo al prestito ponte da 320 milioni per Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, con tasso annuo 11,6 per cento, presentandolo come un passaggio chiave per la continuità. Eppure a febbraio 2026 si torna a parlare di proroga della cassa integrazione straordinaria fino a 4.450 lavoratori. Se questa è la traiettoria dopo rimborsi, garanzie e prestiti, la domanda non è ideologica, è industriale: dov’è il piano che chiude il cerchio tra produzione, investimenti, ambiente e lavoro? E dov’è scritto con date, soldi e obiettivi verificabili? A rendere tutto più fragile c’è poi lo scontro legale: richiesta di danni da 7 miliardi contro ArcelorMittal e amministratori, e contro-pretesa da 1,8 miliardi contro l’Italia. Cause enormi mentre la gestione quotidiana continua a bruciare cassa.

Ilva, qualche domanda su spese, rimborsi e sul piano-non piano Flacks
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

L’Ilva secondo Flacks

Nel frattempo si apre la partita della vendita. Il Mimit ha dato mandato ai commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia di negoziare in esclusiva con Flacks Group, citando anche possibili partenariati industriali. Qui non è una questione di tifoserie. È una questione di numeri, garanzie, scadenze. Ed è qui che l’ultima intervista di Michael Flacks alla Gazzetta del Mezzogiorno diventa utile. Flacks dice di voler cominciare da una produzione di 4 milioni di tonnellate di acciaio per arrivare a 6 milioni, legando tutto alla ripartenza del «secondo forno». Dice di voler «elettrificare due forni in due anni». Parla di «una nuova fonte di approvvigionamento energetico» da costruire a Taranto confrontandosi con il governo. Manca però un vero piano con costi, tempi, permessi, fabbisogni energetici, tappe obbligate. Anche sull’occupazione si limita a snocciolare qualche numero: all’inizio ci saranno 6.500 dipendenti, poi 8 mila e 10 mila. Bene. Ma dove sono le basi? Quali assunzioni, quali profili, quali tempi, quale formazione? Anche qui siamo a semplici slogan, senza un cronoprogramma. Sul rapporto con la città propone un comitato «indipendente» con esponenti politici e la Chiesa; dice che bisogna capire «perché ci si ammala» e garantire che non accada più. Parole che intercettano una ferita reale, ma senza dati, monitoraggi terzi, obiettivi e scadenze restano teatro. E poi ci sono frasi che, in un negoziato di questo livello, non sono folclore: sono un test di credibilità. Evoca i Beatles (Quando visiterò Taranto? «Se ve lo dicessi, succederebbe come quando i Beatles sono andati in America, accolti da folle oceaniche. Quando avrò le chiavi dal governo, verrò in visita») e Dio («Non si tratta di fortuna, è Dio che decide […] voglio solo che tra tutti noi ci sia il dialogo, che siamo tutti amici»). È comunicazione, si dirà. Ma quando i numeri mancano, la comunicazione non basta.

Ilva, qualche domanda su spese, rimborsi e sul piano-non piano Flacks
L’intervista di Michael Flacks alla Gazzetta del Mezzogiorno.

Sui soldi serve chiarezza

Infine, la questione più semplice: i soldi. Flacks afferma che lo Stato non farà parte della società, salvo ipotizzare un piccolo ingresso futuro di partner industriali. Benissimo. Allora la domanda pubblica è aritmetica: quanta equity cash mette il privato, quando, con quali garanzie? E quali obblighi vincolanti accetta su produzione, investimenti, ambiente e occupazione? E cosa succede se non li rispetta? Il refuso ha acceso la miccia. Ma la sostanza resta lì: dal conto 6055 escono decine di milioni da anni; dal bilancio pubblico arrivano prestiti ponte; e intanto la cassa integrazione ritorna. Fino a prova contraria, questa non è strategia: è gestione del tempo. E il modo per smentirlo è uno solo: trasparenza operativa, rendicontazione comprensibile e un piano industriale verificabile mese per mese.

La Bce lascia di nuovo invariati i tassi d’interesse

La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d’interesse. Il tasso sui depositi rimane dunque al 2 per cento, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,40 per cento. È la quinta volta consecutiva che la Bce decide di non modificarli da giugno 2025, dopo che nelle otto precedenti li aveva invece ridotti (la decisione avviene generalmente ogni due mesi). La decisione è stata unanime e motivata dal fatto che «la valutazione aggiornata della situazione macroeconomica conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine». Non ci sono quindi motivi per intervenire di nuovo.

La nota della Bce: «Buona capacità di tenuta dell’economia»

«L’economia», prosegue la nota, «continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita». Al tempo stesso, però, «le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondiale». Le prossime decisioni continueranno a essere prese «sulla base dei dati» in arrivo e «riunione dopo riunione» senza impegnarsi su un percorso prestabilito per i tassi di interesse.

Il problema non è Del Vecchio, ma l’editoria che ne ha bisogno

C’è stato un momento, durante l’intervista con Lilli Gruber, in cui Leonardo Maria Del Vecchio sembrava chiedersi perché mai fosse lì. La risposta è che l’aveva voluto lui, così come aveva accettato di farsi successivamente intervistare da Report. Non sappiamo se la brutta figura rimediata a Otto e mezzo lo abbia indotto a desistere. Ma poco importa. LMDV ha messo su di recente una nutrita squadra di comunicatori che lo affiancano in questa avventura nell’editoria, un mondo che non conosce. Diciamo, vista la prima uscita, che il lavoro da fare è ancora molto. Il problema non è solo rimediare all’immagine del ricco rampollo che non ha dimestichezza con le parole. È quello che vi sta dietro: un pensiero che latita, l’assenza di una visione su quell’universo dei giornali che dice di voler salvaguardare. Inchiodarlo è stato sparare sulla Croce Rossa. 

È il sistema che ha steso a LMDV un tappeto rosso

Ma siccome bisogna sempre diffidare delle cose facili, proviamo a ribaltare la prospettiva. Spostiamo lo sguardo dall’interlocutore imbarazzante al sistema che gli ha steso un tappeto rosso. Dietro quell’intervista non c’è solo un imprenditore incerto ma voglioso di esibirsi. C’è un’industria che da tempo ha smesso di credere in se stessa, che non investe più su modelli, idee, uomini e prodotti. Un’industria che aspetta che qualcuno arrivi con i soldi a salvarla. Non importa che capisca di giornali, che sappia cosa farsene. L’importante è che paghi. Del Vecchio ha comprato il gruppo Poligrafici: Nazione, Resto del Carlino, Giorno. Testate che affondano nel Novecento le loro radici. Nulla di scandaloso, se non fosse che Andrea Riffeser, il proprietario, è anche presidente della Fieg, la Confindustria degli editori. Il messaggio che ne deriva non è dei più commendevoli: chi dovrebbe incarnarlo non crede più che i giornali possano avere un futuro. E appena può se ne libera, ma non della carica di rappresentante della categoria che continua a ricoprire. 

Il problema non è Del Vecchio, ma l’editoria che ne ha bisogno
Andrea Riffeser (Imagoeconomica).

Il primo che arriva con i soldi viene visto come la soluzione

E qui sta il vero cortocircuito. Non nelle frasi sconnesse di Del Vecchio, ma nel silenzio assordante di un settore che finge di scandalizzarsi mentre gli apre le porte. LMDV ha bussato (invano, ma solo perché il gruppo trattava in esclusiva con un armatore greco) anche da Gedi, oggetto conclamato di uno spezzatino che la porterà a sbarazzarsi di Repubblica e Stampa. E dagli Angelucci, che lo hanno fatto entrare con tutti i crismi nel Giornale. Metamorfosi tristemente irreversibile. La figura dell’editore non è più quella di chi lavora al successo della sua impresa, ma di chi non vede l’ora di trovare un acquirente. La linea editoriale non è più una scelta perseguita con coerenza, è un collaterale del bilancio cui tutto si subordina. In primis l’autonomia dell’informazione. Ci sono testate, oramai la gran parte, che rispondono a modelli di business insostenibili. Carta, distribuzione, redazioni sovradimensionate, pubblicità evaporata, lettori che migrano sulle piattaforme. Di fronte alla proprietà che invece che impegnarsi al rilancio getta la spugna, il primo che arriva con i soldi viene visto come la soluzione. Non importa quali siano le sue credenziali, se distingue una redazione da un consiglio d’amministrazione, se considera l’informazione un bene pubblico o solo un asset del suo portafoglio. Come l’acqua Fiuggi o il Twiga. 

Il problema non è Del Vecchio, ma l’editoria che ne ha bisogno
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Del Vecchio non è un’anomalia, è un sintomo

Del Vecchio non è un’anomalia. È un sintomo. È il capitale che arriva in soccorso di un’industria che non regge, il finanziatore che prende il posto dell’editore. Non ci sono più gli Scalfari, i Caracciolo, i Mondadori, mostri sacri il cui approccio peraltro risulterebbe non replicabile. Oggi nessuno chiede a un editore di essere un visionario. Basta che sia solvente, paghi gli stipendi e ripiani le perdite. In questo contesto le redazioni amano raccontarsi come vittime: di ricchi che non capiscono, di imprenditori che rovinano i giornali. Probabilmente lo sono. Ma c’è anche un’altra verità, più semplice: senza quei ricchi il castello cade. Dire quanto Del Vecchio fosse imbarazzante in televisione è facile. Meno ammettere che, imbarazzante o meno, i suoi soldi servivano. 

Il problema non è Del Vecchio, ma l’editoria che ne ha bisogno
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Cedolare secca sugli affitti, quali sono le novità del 2026?

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto cambiamenti significativi sulla cedolare secca per i proprietari che intendano dare in affitto i propri immobili. Il regime facoltativo permette di pagare un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali, esentando inoltre il locatore dall’imposta di registro e di bollo. Tuttavia, l’opzione comporta la rinuncia all’aggiornamento del canone, inclusa la variazione Istat. È fondamentale considerare che la scelta può essere effettuata alla registrazione del contratto o nelle annualità successive. Per il periodo d’imposta che inizia il 1° gennaio 2026, il legislatore ha ulteriormente ristretto il perimetro delle locazioni brevi, dimezzando le unità immobiliari ammesse al regime agevolato.

Quali sono le novità per la cedolare secca per gli affitti brevi a partire dal 2026?

Cedolare secca sugli affitti, quali sono le novità del 2026?
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

La principale innovazione riguarda la soglia numerica degli immobili destinati alle locazioni brevi, di durata inferiore a 30 giorni. Precedentemente fissato a quattro, il limite scende ora a due appartamenti. Pertanto, chi loca un terzo immobile viene considerato automaticamente un imprenditore, con il conseguente obbligo di apertura della partita Iva. Per quanto concerne l’aspetto fiscale, restano in vigore le percentuali differenziate introdotte negli anni precedenti, ovvero:

  • l’aliquota del 21 per cento che si applica su un solo immobile a scelta del contribuente;
  • l’aliquota del 26 per cento che si applica sul secondo immobile.

La tassazione ordinaria Irpef scatta dal terzo immobile in poi, configurando un’attività d’impresa a carico del proprietario. Tale restrizione mira a regolare il mercato turistico, favorendo una distinzione netta tra chi mette a reddito il proprio patrimonio personale e chi svolge una vera e propria attività commerciale organizzata.

Chi può scegliere la cedolare secca?

Il regime agevolato della cedolare secca è riservato alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di un diritto reale di godimento, come l’usufrutto. Si sottolinea che l’immobile non deve essere locato nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. L’opzione è esercitabile per le unità abitative classificate nelle categorie catastali da A1 a A11, con l’esclusione della categoria A10. In merito ai soggetti coinvolti, la normativa specifica che:

  • i locatori devono essere soggetti privati;
  • i conduttori non devono agire nell’esercizio di attività d’impresa o di lavoro autonomo;
  • l’immobile deve avere destinazione residenziale;
  • in caso di contitolarità, ogni proprietario deve esercitare l’opzione distintamente.

Una deroga specifica riguarda i locali commerciali C/1 locati nel 2019, per i quali è ancora possibile applicare l’aliquota del 21 per cento, purché la superficie non superi i 600 metri quadrati.

Quante tasse si pagano se affitto casa?

Il calcolo dell’imposta varia in base alla tipologia di contratto stipulato tra le parti. La cedolare secca rappresenta spesso un vantaggio poiché il reddito derivante dalla locazione viene escluso dal reddito complessivo ai fini Irpef, pur rilevando per la determinazione dell’Isee. Le aliquote applicabili sono sintetizzate nella tabella in basso.

È opportuno ricordare che la cedolare del 10 per cento è limitata ai comuni con carenze abitative o ad alta tensione abitativa. Inoltre, il pagamento della sostitutiva copre l’intero debito fiscale sul canone, semplificando gli adempimenti burocratici per il contribuente.

Inps, trattamenti di integrazione salariale 2026: ecco quali sono gli importi massimi

Con la circolare numero 4 del 28 gennaio 2026, l’Inps ha comunicato i nuovi valori delle prestazioni a sostegno del reddito. La determinazione degli importi dei trattamenti di integrazione salariale 2026 deriva dall’adeguamento annuale basato sulla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. La normativa prevede che l’importo sia incrementato nella misura del 100 per cento di tale variazione. Dal 1° gennaio 2026, i nuovi massimali si applicano a una vasta gamma di ammortizzatori sociali, tra cui la Cassa integrazione ordinaria e straordinaria, l’assegno di integrazione salariale del Fis, i Fondi di solidarietà, oltre alle indennità di disoccupazione Naspi, Dis-coll e agricola. I parametri risultano fondamentali per consulenti e aziende nella gestione dei flussi Uniemens e per il calcolo delle spettanze dei lavoratori.

Cos’è il trattamento di integrazione salariale

Inps, trattamenti di integrazione salariale 2026: ecco quali sono gli importi massimi

L’Inps ha aggiornato i massimali 2026 dei trattamenti di integrazione salariale. Si tratta delle prestazioni economiche erogate per sostituire o integrare le retribuzioni dei lavoratori la cui attività sia stata sospesa o ridotta per cause dipendenti dall’azienda. In base a quanto prevede il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, a partire dal 1° gennaio 2022 l’istituto previdenziale stabilisce un unico massimale del trattamento, a prescindere dalla retribuzione mensile di riferimento dei lavoratori. L’importo viene aggiornato annualmente per preservare il potere d’acquisto dei beneficiari rispetto all’inflazione. La circolare numero 4 dell’Inps specifica che i valori indicati si applicano ai trattamenti ordinari e straordinari, inclusi quelli per gli operai agricoli a tempo indeterminato e i Fondi di solidarietà bilaterali. Sono previste eccezioni specifiche per settori particolari, come quello edile, all’interno del quale l’importo può essere incrementato in base a specifiche norme relative alle intemperie stagionali.

A quanto ammonta il trattamento di integrazione salariale 2026

Per l’anno in corso, l’importo massimo mensile dei trattamenti è stato fissato in 1.423,69 euro al lordo. Tuttavia, per ottenere la cifra effettiva che il lavoratore percepisce, è necessario considerare la riduzione prevista dalla legge 28 febbraio 1986, n. 41, attualmente pari al 5,84 per cento. In virtù di questo calcolo, l’importo netto per la generalità dei trattamenti è pari a 1.340,56 euro. Per il settore edile e lapideo, in caso di sospensioni dovute a intemperie stagionali, il massimale lordo sale a 1.708,44 euro, corrispondenti a un netto di 1.608,66 euro. È opportuno ricordare che tale limite non si applica invece al settore agricolo per le medesime causali meteorologiche. Per quanto riguarda le indennità di disoccupazione Naspi e Dis-coll, la retribuzione di riferimento per il calcolo è di 1.456,72 euro, con un massimale mensile che non può superare 1.584,70 euro.

Quali sono gli importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale per il 2026

Esistono casistiche peculiari per i fondi di settore, come il Fondo Credito e il Fondo Credito Cooperativo, che presentano fasce retributive differenziate. Per esempio, nel Fondo Credito, il massimale varia in base alla retribuzione mensile lorda del dipendente, ovvero:

  • per retribuzioni inferiori a 2.592,03 euro, il massimale è 1.407,77 euro;
  • tra 2.592,03 e 4.097,35 euro, l’importo sale a 1.622,62 euro;
  • oltre 4.097,35 euro, il tetto massimo è 2.049,90 euro;
  • l’indennità Iscro per i lavoratori autonomi oscilla tra 255,53 e 817,69 euro;
  • l’assegno per attività socialmente utili è pari a 707,19 euro.

Sia per l’assegno emergenziale del Credito sia per quello del Credito Cooperativo, l’applicazione della riduzione del 5,84 per cento è vincolata al superamento dell’80 per cento della retribuzione teorica.

Rottamazione 2026, dove si trovano i debiti da pagare al Fisco?

L’Agenzia delle entrate – Riscossione ha introdotto dei nuovi meccanismi digitali affinché i contribuenti e i professionisti possano gestire le pendenze verso il Fisco, individuando facilmente e con esattezza dove si trovano i debiti da pagare se si aderisce alla Rottamazione 2026. Rispetto all’edizione «quater», il Prospetto Informativo – che non viaggerà più su binari cartacei o via Pec per chi operi online – continuerà a rappresentare la bussola per orientarsi tra i carichi affidati alla Riscossione e restituirà una fotografia precisa delle somme definibili. Il documento si potrà ottenere in poche ore e consentirà di visualizzare il debito abbattuto da sanzioni e interessi. Tuttavia, si richiede la massima attenzione alla «data certa» di emissione. Solo monitorando costantemente la propria area personale sul sito dell’AdER si potrà gestire correttamente l’adesione alla definizione agevolata entro il 30 aprile prossimo.

Rottamazione, dove trovare i debiti da pagare?

Rottamazione 2026, dove si trovano i debiti da pagare al Fisco?
Il portale istituzionale dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

I debiti oggetto della definizione agevolata 2026 non verranno più comunicati tramite i canali tradizionali. La Rottamazione dei debiti da pagare passerà esclusivamente per l’area riservata del portale AdER. La novità procedurale è definitiva: chi presenta l’istanza online non riceverà più la «Comunicazione delle somme dovute» via email o Pec. Il documento sarà prelevabile unicamente nella propria area privata entro il 30 giugno. È dunque fondamentale scaricare il Prospetto Informativo, che ha «data certa» e cristallizza i calcoli al momento dell’elaborazione. Eventuali pagamenti effettuati a ridosso o dopo tale data non appariranno nel conteggio. Bisogna inoltre considerare che il contenuto potrebbe variare se gli enti creditori dovessero inviare delle nuove indicazioni dopo l’emissione del prospetto. Pertanto, la consultazione periodica dell’area riservata diventa l’unico modo per conoscere l’importo definitivo e le scadenze del piano di rientro.

Quali cartelle si annullano nel 2026?

Rispetto alla precedente «quater», la Rottamazione 2026 presenta una struttura selettiva chiarita dalle recenti Faq dell’Agenzia delle entrate – Riscossione. All’interno del Prospetto Informativo, le cartelle comprensive di debiti rottamabili e non, riportano la dicitura «parzialmente definibile». In questi casi, gli importi esposti si riferiscono unicamente alle poste che possono essere richieste nella definizione agevolata, come le imposte risultanti dalle liquidazioni delle dichiarazioni annuali o i contributi previdenziali Inps dichiarati. Restano invece esclusi, e quindi da pagare integralmente, gli importi derivanti da attività di accertamento e i carichi non rientranti nel perimetro temporale o oggettivo della norma. Questo «ripescaggio» permette anche ai decaduti dalle vecchie sanatorie di rientrare in gioco, a patto di distinguere correttamente tra i debiti «definibili» e quelli che, pur presenti nella stessa cartella, rimangono fuori dallo sconto su sanzioni e interessi di mora. 

Bonus 500 euro agli under 35, come inviare domanda dal 31 gennaio 2026

L’Inps ricorda che, a breve, gli under 35 potranno presentare le domande del bonus 500 euro, il sostegno mensile per incentivare l’autoimprenditorialità giovanile su tutto il territorio nazionale, come previsto dal decreto Coesione. L’agevolazione economica è rivolta a coloro che hanno intrapreso un percorso professionale autonomo, puntando sulla modernizzazione del sistema produttivo. È necessario rilevare come tale misura includa anche i giovani liberi professionisti che operino in ambiti cruciali per lo sviluppo economico. L’Inps ha recentemente chiarito le modalità operative per l’accesso al beneficio, confermando che la procedura telematica sarà attiva per un periodo limitato. Si tratta di un investimento volto a favorire sia la transizione ecologica che l’innovazione tecnologica di chi svolge un lavoro autonomo, a copertura delle spese di gestione sostenute nei primi 36 mesi di attività.

Bonus 500 euro under 35, chi può fruirne?

Bonus 500 euro agli under 35, come inviare domanda dal 31 gennaio 2026
La sezione del sito Inps all’interno della quale fare la richiesta di sostegni economici (Ansafoto).

L’incentivo spetta ai giovani con un’età inferiore ai 35 anni che hanno aperto la partita Iva nel periodo compreso tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025. Per accedere al bonus, il richiedente deve risultare in stato di disoccupazione alla data di apertura della propria posizione fiscale. Il contributo economico ammonta a 500 euro mensili, erogati per un massimo di tre anni, fino al raggiungimento di un totale di 18 mila euro. Tuttavia, l’agevolazione è vincolata all’esercizio dell’attività in specifici settori definiti strategici per la crescita del Paese, quali:

  • le nuove tecnologie dell’informazione;
  • la digitalizzazione dei processi aziendali;
  • la transizione ecologica e il risparmio energetico.

Nella tabella seguente si riassumono i requisiti temporali e l’entità del sostegno per i professionisti che soddisfano i criteri previsti dalla normativa sul lavoro autonomo.

Come presentare la domanda dell’incentivo Inps 2026?

La presentazione della domanda deve avvenire esclusivamente per via telematica tramite il portale istituzionale dell’Inps. Il servizio dedicato sarà accessibile dalla mattina del 31 gennaio per rimanere operativo fino al 2 marzo 2026. Gli interessati devono utilizzare la sezione denominata «Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche», strumento unificato che permette di gestire diverse tipologie di sussidi al reddito e di sostegno alla genitorialità. Attraverso la piattaforma digitale è possibile:

  • presentare nuove domande di contributi;
  • monitorare costantemente lo stato di lavorazione di pratiche già inoltrate;
  • consultare le comunicazioni ufficiali inviate dall’istituto;
  • integrare la documentazione necessaria per completare un’iter burocratico.

L’accesso è consentito sia ai singoli cittadini in possesso delle credenziali digitali che ai patronati operanti con mandato di patrocinio. È opportuno verificare la correttezza dei dati inseriti prima dell’invio definitivo, poiché il sistema permette la visualizzazione trasparente di ogni passaggio amministrativo relativo alla prestazione richiesta per la libera professione.

Caregiver, chi e quanti sono: ecco qual è la possibile platea del nuovo sussidio di 400 euro

L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha presentato a Milano gli esiti di una ricerca biennale, coordinata dalla rettrice Elena Beccalli e dalla sociologa Donatella Bramanti, relativa al caregiver, figura che riveste un ruolo sempre più cruciale nel sistema di welfare italiano, rappresentando il pilastro – quasi invisibile – dell’assistenza domestica. Lo studio rivela che circa otto milioni di persone prestano cura a soggetti fragili. Il dato risulta fondamentale per avere un’idea di quale possa essere la platea del nuovo sussidio economico da 400 euro, approvato dal Consiglio dei ministri nella giornata del 12 gennaio 2026. Il provvedimento, sostenuto dalla ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, punta a offrire tutele economiche e giuridiche a chi assiste congiunti non autosufficienti, cercando di ridurre il rischio di isolamento per migliaia di famiglie.

Cosa si intende per caregiver?

Caregiver, chi e quanti sono: ecco qual è la possibile platea del nuovo sussidio di 400 euro
Anziani (Imagoeconomica).

Il caregiver familiare è colui che assiste un congiunto in condizioni di non autosufficienza in modo prevalente, continuativo e gratuito. Grazie ai dati della ricerca, l’Università Cattolica ha tracciato un identikit preciso di questa figura in Italia. Infatti:

  • l’86,8 per cento della popolazione ha fornito aiuto ad almeno una persona nell’ultimo anno;
  • il 29 per cento circa assiste soggetti vulnerabili almeno una volta a settimana;
  • il 56 per cento dei caregiver è composto da adulti, mentre più di un quarto degli assistenti, pari al 27,2 per cento, è costituito da anziani;
  • il 16,8 per cento appartiene alla categoria degli young caregiver (sotto i 35 anni).

L’attività di cura non riguarda solo l’assistenza fisica, ma coinvolge anche la gestione amministrativa e il coordinamento dei servizi. Tuttavia, circa un terzo dei soggetti non dispone di una rete di supporto, operando in condizioni di isolamento.

Quanto prende al mese un caregiver

Il disegno di legge stabilisce un sussidio mensile che può raggiungere un importo massimo di 400 euro. Tale somma viene erogata ogni tre mesi dall’Inps ed è totalmente esente da tassazione. Per l’attuazione della misura, il governo ha stanziato 257 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028.

Il pagamento del bonus è vincolato alla situazione economica del nucleo familiare. Sebbene la procedura di mappatura e le domande inizino nel 2026, l’erogazione effettiva dei fondi avverrà a decorrere dal 2027.

Bonus caregiver 2026, che cos’è e a chi spetta

Il bonus caregiver è un sostegno economico nazionale destinato a chi si prende cura di familiari con gravi disabilità. Per accedere al beneficio, il richiedente deve essere formalmente riconosciuto tramite una piattaforma digitale dell’Inps, operativa entro settembre 2026. È indispensabile possedere requisiti di convivenza con la persona assistita. La normativa identifica come potenziali fruitori:

  • il coniuge o la parte dell’unione civile;
  • i conviventi di fatto;
  • i parenti entro il secondo grado;
  • gli affini entro il terzo grado (in casi specifici).

Il beneficio principale è riservato a chi presti assistenza per almeno 91 ore settimanali. Oltre al contributo monetario, sono previste agevolazioni come il lavoro agile per i lavoratori e l’esenzione dalle tasse universitarie per i giovani studenti impegnati nella cura.

Congedo parentale 2026, a chi spetta e come richiederlo

La nuova legge di Bilancio ha rivisto le tutele previste dal Testo unico su maternità e parternità, modificando anche il congedo parentale 2026 e prevedendo margini di flessibilità più ampi per i nuclei familiari. È fondamentale sottolineare che le nuove disposizioni mirano a sostenere i genitori lavoratori dipendenti nella gestione dei figli durante l’intero percorso delle scuole dell’obbligo. La misura, operativa dal 1° gennaio 2026, permette di beneficiare di periodi di astensione facoltativa dal lavoro con una maggiore ampiezza temporale rispetto al passato. Ecco, quindi, come si applicano le nuove norme del congedo parentale, considerando i requisiti di ammissibilità alla misura e le modalità di presentazione della domanda illustrate dall’Inps nel messaggio del 27 gennaio 2026.

Come cambia il congedo parentale nel 2026?

Congedo parentale 2026, a chi spetta e come richiederlo
Asilo aziendale (Imagoeconomica).

La legge di Bilancio 2026 ha innalzato il limite temporale per la fruizione del congedo parentale da 12 a 14 anni. L’estensione riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti, mentre restano invariati i termini per le altre categorie. Nel dettaglio, le scadenze aggiornate sono le seguenti:

  • per i genitori lavoratori dipendenti la fruizione è possibile fino ai 14 anni di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia del minore;
  • per gli iscritti alla Gestione separata il limite rimane fissato a 12 anni;
  • per i lavoratori autonomi il termine resta confermato al primo anno di vita del bambino.

Se si tratta di lavoratori alle dipendenze, è bene distinguere la decorrenza dei termini a seconda che si consideri l’indennità della madre rispetto a quella del padre. Infatti, per le madri il conteggio inizia dalla fine del congedo di maternità obbligatorio, mentre per i padri decorre dalla nascita. In caso di adozione o affidamento, il termine di 14 anni scatta dall’ingresso nel nucleo familiare, purché il minore non abbia ancora raggiunto la maggiore età.

Come presentare domanda del congedo parentale 2026?

Le modalità di trasmissione della domanda di congedo parentale sono state chiarite dall’Inps con il messaggio del 26 gennaio 2026, n. 251. La procedura deve essere effettuata esclusivamente in via telematica attraverso il portale dell’istituto. In particolare, è necessario utilizzare il servizio aggiornato l’8 gennaio 2026, cercando la sezione «Domande di maternità e paternità». Al genitore che abbia fruito del congedo tra il 1° gennaio 2026 e la data di aggiornamento del software senza poter inviare la richiesta preventiva, è consentita la possibilità di regolarizzare la propria posizione presentando istanza per i periodi pregressi. L’Inps ha istruito le proprie sedi territoriali affinché tali istanze vengano accolte, riconoscendo l’impossibilità oggettiva dal punto di vista tecnico del cittadino di procedere anticipatamente. La domanda deve rispettare i consueti limiti individuali e di coppia stabiliti dal decreto legislativo numero 151 del 26 marzo 2001.

Quali sono i bonus per i figli nel 2026?

Oltre all’estensione del congedo, il sistema di welfare prevede diverse forme di sostegno economico per le famiglie, regolate in base all’Isee e alla condizione lavorativa. Di seguito si riporta una sintesi dei principali strumenti disponibili.

Sia il padre, sia la madre possono accedere a tali agevolazioni, purché in possesso dei requisiti contributivi richiesti. È opportuno verificare periodicamente le circolari dell’ente previdenziale per monitorare eventuali aggiornamenti sugli importi, che possono subire variazioni annuali legate al costo della vita.

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati

Il tema delle pensioni e dei nuovi esodati torna di stretta attualità dopo la pubblicazione delle ultime proiezioni sull’adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita. Un’analisi dettagliata è stata elaborata dall’Osservatorio previdenza della Cgil nazionale e indica che, a partire dal 1° gennaio 2027, oltre 55 mila lavoratori rischiano di trovarsi in una condizione di fragilità economica e previdenziale. Si tratta di soggetti che hanno già cessato il rapporto di lavoro aderendo a strumenti di accompagnamento alla pensione, confidando in un quadro normativo che allora appariva stabile. Il nuovo scenario delineato dalla legge di Bilancio 2026 e dal rapporto del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) introduce, tuttavia, incrementi che spostano in avanti la data del pensionamento, generando un periodo di mancata copertura durante il quale i contribuenti coinvolti non percepiranno né l’assegno di accompagnamento, né la pensione.

Pensioni e nuovi esodati: gli effetti dell’adeguamento della speranza di vita dal 2027

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

Il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita subirà una variazione significativa rispetto alle previsioni utilizzate per gli accordi sottoscritti fino al 31 dicembre 2025. Inizialmente, infatti, si ipotizzava una stabilità dei requisiti per il biennio 2027-2028, con un incremento contenuto a soli due mesi per il periodo successivo (2029-2030). Invece, i nuovi dati indicano una progressione più rapida che porterà un incremento pari a:

  • un mese dal 1° gennaio 2027;
  • due mesi ulteriori dal 1° gennaio 2028.

Una dinamica di questo tipo comporta che chi matura il diritto nel 2028 dovrà attendere due mesi in più rispetto a quanto programmato al momento dell’uscita dal lavoro. Poiché i contratti di isopensione o di espansione sono stati calcolati sulle vecchie scadenze, si determina un vuoto temporale di reddito e di contribuzione.

Pensioni, chi è a rischio di rientrare tra i nuovi esodati?

Le categorie maggiormente esposte al rischio legato a una revisione dei requisiti di esodo sono quelle che hanno utilizzato strumenti di flessibilità in uscita per gestire crisi aziendali o ricambi generazionali. Si distinguono tre principali canali di esodo che, nel complesso, coinvolgono 55.400 lavoratori:

Per quanto riguarda i fondi di solidarietà, si stima che il 70 per cento della platea complessiva di 40 mila uscite effettuate tra il 2022 e il 2025 sia potenzialmente a rischio. Nel caso dell’isopensione, la percentuale sale all’80 per cento, poiché molti lavoratori hanno usufruito del massimo anticipo consentito di sette anni. Si tratta di una platea ampia che necessita di interventi correttivi per evitare che il costo dell’adeguamento ricada interamente sul lavoratore.

Le richieste della Cgil e l’assenza di salvaguardie normative

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Veduta esterna della sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).

Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, ha evidenziato come migliaia di persone abbiano lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi basati su date certe. Il cambiamento delle regole a posteriori rischia di produrre effetti retroattivi sostanziali. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha sottolineato che il governo aveva inizialmente vincolato l’Inps a non applicare gli incrementi dal 2027, salvo poi procedere diversamente nella legge di Bilancio 2026. La dirigente sindacale ha segnalato la necessità di:

  • introdurre una salvaguardia immediata per chi ha già sottoscritto accordi di accompagnamento;
  • rafforzare strutturalmente gli strumenti di tutela previdenziale;
  • prevedere meccanismi automatici di adeguamento degli assegni di isopensione;
  • riaprire il confronto istituzionale, fermo dal 18 settembre 2023.

Senza un intervento legislativo, il rischio è quello di creare una nuova generazione di soggetti privi di tutela in una fase della vita estremamente delicata.

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo

L’accesso al fotovoltaico e al bonus per le batterie rappresenta una delle principali opportunità per ridurre i costi energetici domestici e favorire la transizione ecologica degli edifici residenziali. La normativa vigente, basata sull’articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), disciplina le modalità attraverso le quali i contribuenti possono recuperare una parte significativa della spesa sostenuta. La legge 207/2024, di Bilancio per il 2025, ha delineato i criteri di accesso, confermati poi da successivi interventi normativi. È fondamentale considerare che i sistemi di accumulo sono identificati come elementi funzionali all’impianto di produzione. Tuttavia, l’agevolazione varia in base alla destinazione dell’immobile e al soggetto che sostiene l’onere economico, rendendo necessaria una verifica dei requisiti tecnici e burocratici per evitare la perdita del beneficio fiscale.

La disciplina del fotovoltaico e il bonus per le batterie di accumulo

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
Fotovoltaico in condominio, pannelli di energia solare pulita (Imagoeconomica).

I sistemi di accumulo sono considerati parte integrante degli impianti di produzione energetica. Per questa ragione, la spesa per l’acquisto e la messa in opera delle batterie risulta detraibile. La misura dell’agevolazione dipende dal titolo di possesso e dalla destinazione dell’unità immobiliare. Il contribuente deve assicurarsi che l’installazione avvenga nel rispetto delle norme tecniche e che sia seguita dall’invio della comunicazione dei dati all’Enea. Per quanto riguarda le percentuali applicate, la normativa distingue tra abitazione principale e altre tipologie di immobili, prevedendo le due aliquote del 50 e del 36 per cento.

Inoltre, le procedure necessarie per l’accesso al bonus includono:

  • l’acquisto e l’ installazione delle batterie di accumulo;
  • l’invio dei dati tecnici tramite il portale dell’Enea;
  • la conservazione delle fatture e delle ricevute dei bonifici parlanti;
  • la ripartizione della detrazione in 10 rate annuali di pari importo;
  • il limite massimo di spesa fissato a 96 mila euro per unità immobiliare.

Bonus fotovoltaico, ultime notizie sulle aliquote del 2026

Le prospettive per l’anno 2026 hanno subito delle variazioni significative rispetto alle previsioni iniziali. Si era ipotizzato, infatti, un calo delle aliquote al 36 per cento per le abitazioni principali e al 30 per cento per gli altri immobili. Tuttavia, l’articolo 1, comma 22, della legge 199/2025, di Bilancio per il 2026, ha modificato questo scenario. La nuova disposizione stabilisce che le percentuali maggiorate siano mantenute anche per le spese sostenute nel corso del 2026. Ciò significa che i proprietari possono continuare a beneficiare della detrazione del 50 per cento o del 36 per cento, a seconda dei casi, senza subire la riduzione precedentemente programmata. La conferma legislativa fornisce stabilità al mercato delle energie rinnovabili e permette una pianificazione a lungo termine per i privati che intendano completare i propri impianti.

Incentivi fotovoltaico 2026 privati

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
Banconote (Freepik).

I privati che acquistano un immobile direttamente dall’impresa costruttrice possono beneficiare delle medesime agevolazioni. L’acquisto di una prima casa nel 2026 con aliquota Iva al 4 per cento, consente di fruire del bonus fiscale per le batterie di accumulo relative all’impianto installato durante la costruzione. La circolare 8/E/2025 dell’agenzia delle Entrate ha chiarito che il beneficio spetta nella misura massima quando l’immobile è adibito ad abitazione principale dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento. Se le spese sono sostenute da un soggetto differente o per immobili non principali, l’aliquota scende al 36 per cento. È importante ricordare che il limite di 96 mila euro deve essere rispettato per ogni singola unità immobiliare, includendo sia l’impianto sia i sistemi di accumulo collegati, per esempio per massimizzare l’autoconsumo energetico diurno e notturno.

Pensioni, come ricominciare a lavorare: fine dei divieti al compimento dei 67 anni

Ricominciare a lavorare è un tema centrale per migliaia di cittadini che hanno scelto una delle pensioni anticipate con quota 100, 102 o 103, ma desiderano rimettersi in gioco nel mercato del lavoro. Il sistema previdenziale italiano prevede regole rigide sulla cumulabilità dei redditi fino al raggiungimento dell’età per la vecchiaia, fissata a 67 anni. Tuttavia, una volta spenta questa candelina, i vincoli decadono, permettendo di percepire l’assegno previdenziale e lo stipendio senza subire sospensioni o decurtazioni.

Pensioni, come ricominciare a lavorare senza tagli: le novità per chi ha usato le quote

Pensioni, come ricominciare a lavorare: fine dei divieti al compimento dei 67 anni
Lavoratore addetto allo spostamento e consegna di merci (Freepik).

L’articolo 14 del decreto legge 28 gennaio 2019, stabilisce che la pensione ottenuta con i regimi sperimentali non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Questa restrizione resta valida dalla decorrenza del trattamento fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Esiste un’unica deroga per il lavoro autonomo occasionale, ammesso entro il limite di 5 mila euro lordi annui. Superata questa soglia, l’Inps sospende l’erogazione dell’assegno per l’intero anno di percezione del reddito. I titolari devono presentare il modello “Quota 100” per dichiarare preventivamente eventuali attività, consentendo all’istituto di monitorare i flussi reddituali attraverso le banche dati dell’Agenzia delle entrate.

Chi è andato in pensione con quota 100 può lavorare dopo i 67 anni?

Al compimento dei 67 anni, la situazione muta radicalmente poiché si perfezionano i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria. In questa fase, i vincoli di incumulabilità previsti dalle quote cessano di esistere. È, dunque, possibile intraprendere nuove attività professionali o riprendere collaborazioni precedenti senza che l’assegno previdenziale venga intaccato. Per esempio, un soggetto che compie 67 anni a maggio 2026 potrà, dal mese successivo, aprire una partita Iva o essere assunto come dipendente. In questa fattispecie, i redditi percepiti non rilevano ai fini della sospensione del trattamento, garantendo piena libertà di movimento nel mercato del lavoro sia per i liberi professionisti, sia per chi opera nel settore privato.

Quota 100, cumulo con altri redditi

Non tutti i proventi finanziari determinano la sospensione della pensione anticipata. Esistono, infatti, specifiche tipologie di entrate che possono essere percepite anche prima dei 67 anni. Tra queste si la circolare dell’Inps n. 117 del 9 agosto 2019 ricorda:

  • le indennità connesse a cariche pubbliche elettive;
  • i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro o le partecipazioni agli utili come soci di capitale;
  • i compensi per la funzione sacerdotale;
  • le indennità percepite dai giudici di pace o dai tributari;
  • i rimborsi spese per trasferte e le missioni fuori dal territorio comunale;
  • l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

In mancanza di comunicazioni ufficiali da parte del pensionato, l’Inps imputa il reddito all’intero anno solare, salvo prova contraria dell’interessato.

Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026

Il bonus per la riqualificazione energetica del 2026 rappresenta uno dei maggiori incentivi per l’attuazione della transizione ecologica degli edifici esistenti. Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato l’aggiornamento della guida dedicata alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, confermando le disposizioni della legge numero 199/2025. Per le spese sostenute nel corso dell’anno, la normativa stabilisce un’aliquota ordinaria del 36 per cento, che sale al 50 per cento qualora l’intervento riguardi l’abitazione principale del contribuente. Il beneficio si applica a immobili di ogni categoria catastale, purché già esistenti e censiti. È fondamentale ricordare che la detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo, richiedendo una sufficiente capienza fiscale per l’intero decennio al fine di non perdere alcuna quota del beneficio.

Bonus riqualificazione energetica: requisiti e novità 2026

Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026
Caro vita, risparmio energetico, manopola radiatore (Imagoeconomica).

L’accesso alla detrazione del bonus per la riqualificazione energetica richiede il rispetto di precisi criteri tecnici e amministrativi per garantire l’effettivo miglioramento termico degli edifici. La norma esclude gli impianti a gas, favorendo sistemi a biomassa e pompe di calore. Gli interventi ammessi comprendono le seguenti categorie:

  • l’acquisto e la posa in opera di finestre e infissi;
  • l’installazione di schermature solari;
  • la sostituzione di impianti con caldaie a condensazione di classe A dotate di sistemi di termoregolazione evoluti.

In quest’ultimo caso, la detrazione può raggiungere il 65 per cento, mentre per i semplici infissi si attesta sui valori ordinari. La corretta posa in opera è essenziale per il risparmio dei consumi. La tabella seguente riassume le aliquote principali previste per l’anno in corso.

Limiti alla cessione del credito e bonus riqualificazione energetica 2026

Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026
Una ragioniera lavora ad un modello 730 (Ansafoto).

In merito alla gestione finanziaria del beneficio, le opzioni di sconto in fattura e cessione del credito risultano fortemente limitate dalle normative vigenti. Le restrizioni introdotte a partire dal 2023 hanno reso la detrazione diretta la modalità ordinaria di fruizione dell’incentivo. Sebbene esistano deroghe specifiche, la maggior parte dei contribuenti deve utilizzare il credito d’imposta nella propria dichiarazione dei redditi. Per i limitatissimi casi di utilizzo alternativo del bonus per la riqualificazione energetica, è possibile effettuare fino a tre cessioni ulteriori esclusivamente a favore di soggetti qualificati, quali:

  • le banche e gli intermediari finanziari iscritti all’albo;
  • le società appartenenti a un gruppo bancario;
  • le imprese di assicurazione autorizzate.

Il divieto generale mira a stabilizzare i conti pubblici, pur mantenendo l’incentivo fiscale per chi possiede capacità di spesa. Per esempio, i correntisti delle banche possono ricevere il credito dai propri istituti, ma non possono cederlo ulteriormente. Risulta dunque opportuno verificare la propria posizione fiscale con un professionista prima di avviare i cantieri.

Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia

Per la prima volta nella storia l’oro ha superato i 5 mila dollari l’oncia (unità di misura pari a 31,1 grammi), aggiornando il suo libro dei record. Il rally si inserisce all’interno di un contesto già piuttosto forte per il metallo prezioso, che ha guadagnato l’8 per cento nell’ultima settimana e il 17 per cento a partire dall’inizio dell’anno. Sommandosi a un 2025 già robusto, quando i prezzi erano schizzati di 65 punti facendo registrare il più grande guadagno dal 1979. Record anche per l’argento, il cui valore ha superato per la prima volta i 100 dollari l’oncia, il 150 per cento in più rispetto al 2025.

Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia
Alcuni lingotti d’oro (Imagoeconomica).

Cresce il prezzo dell’oro: le ragioni alle spalle dell’impennata

A spingere fortemente sull’aumento del prezzo dell’oro è soprattutto l’incertezza geopolitica globale, alimentata da tensioni in Groenlandia e Venezuela fino al Medio Oriente che hanno rafforzato il ruolo dei metalli preziosi come rifugio per eccellenza. A impattare sono anche le decisioni del presidente Usa Donald Trump sui dazi, tra cui la recente minaccia di imporre tariffe del 100 per cento al Canada qualora quest’ultimo decidesse di stringere un accordo commerciale con la Cina. Il mercato intanto attende che la Fed mantenga invariati i tassi, guardando con attenzione al discorso del presidente Jerome Powell per ottenere indicazioni sulle prossime mosse future.

Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia
Il presidente Usa Donald Trump (Imagoeconomica).

Crescono anche argento e platino

Sostenuto dall’indebolimento del dollaro, il prezzo dell’oro è ormai in costante aumento da due anni: basti pensare che, solamente nel gennaio 2024, un’oncia valeva poco più di 2 mila dollari. Parallelamente, è in crescita anche quello degli altri metalli preziosi. L’argento è cresciuto di circa il 2 per cento issandosi a 106,56 dollari l’oncia e segnando un nuovo record storico. Discorso simile anche per il platino che si è spinto fino ai 2.798,46 dollari l’oncia, facendo registrare il nuovo massimo personale.

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026

L’Inps ha ufficializzato il calendario dei pagamenti dell’Assegno di inclusione 2026 attraverso la pubblicazione del messaggio numero 214 del 22 gennaio 2026. Il documento risulta fondamentale per i nuclei familiari che beneficiano della misura di sostegno, poiché stabilisce con precisione le tempistiche per la disponibilità delle somme spettanti a ogni beneficiario. Per ricevere l’indennità è necessario che i richiedenti abbiano superato con esito favorevole la fase istruttoria e sottoscritto il Patto di attivazione digitale (Pad). La procedura segue due percorsi distinti: il primo riguarda chi accede alla prestazione per la prima volta, mentre il secondo interessa i rinnovi per le domande già attive e soggette a verifiche periodiche sulla permanenza dei requisiti previsti dalla legge. Il primo pagamento dell’anno è in programma per martedì 27 gennaio 2026, mentre giovedì 15 gennaio 2026 è stato già versato l’importo per le nuove domande accolte.

Calendario dei pagamenti Assegno inclusione 2026 per i nuovi beneficiari

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026
Banconote (Freepik).

Le somme relative alle prime istanze accolte dell’Assegno di inclusione 2026 vengono erogate mediamente intorno alla metà di ogni mese, includendo e eventuali mensilità arretrate maturate dal nucleo familiare. Le date stabilite dall’ente previdenziale per i primi accrediti sono le seguenti:

  • giovedì 15 gennaio 2026;
  • sabato 14 febbraio 2026;
  • venerdì 13 marzo 2026;
  • mercoledì 15 aprile 2026;
  • venerdì 15 maggio 2026;
  • martedì 16 giugno 2026;
  • mercoledì 15 luglio 2026;
  • venerdì 14 agosto 2026;
  • martedì 15 settembre 2026;
  • giovedì 15 ottobre 2026;
  • venerdì 13 novembre 2026;
  • martedì 15 dicembre 2026.

Tempistiche per i rinnovi e ricariche mensili

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026
Schermata del sito dell’Inps per la richiesta di indennità e prestazioni (Ansafoto).

Per quanto concerne le prestazioni dell’Assegno di inclusione oggetto di rinnovo e, dunque, già in corso, la disponibilità degli importi sulla carta di inclusione avviene solitamente verso la fine di ogni mensilità. Tuttavia, l’erogazione è subordinata alla verifica costante del mantenimento dei requisiti economici, patrimoniali e di inclusione sociale. Nel 2026, i primi e prossimi pagamenti sono fissati per il 27 gennaio, il 27 febbraio e il 27 marzo. Nei mesi successivi, le ricariche avverranno in queste date:

  • martedì 27 gennaio 2026;
  • venerdì 27 febbraio 2026;
  • venerdì 27 marzo 2026;
  • martedì 28 aprile;
  • mercoledì 27 maggio;
  • venerdì 26 giugno;
  • martedì 28 luglio;
  • giovedì 27 agosto;
  • venerdì 25 settembre;
  • martedì 27 ottobre;
  • venerdì 27 novembre;
  • mercoledì 23 dicembre.

In particolare, l’ultima mensilità annuale dell’Adi viene erogata in anticipo per le festività natalizie. Tale pianificazione permette alle famiglie una gestione organizzata delle proprie risorse finanziarie durante tutto l’anno solare, garantendo continuità al sostegno previsto.