Pensioni, la Rgs prevede altri tre mesi di aumenti dei requisiti dal 2029

La Ragioneria generale dello Stato ha pubblicato le nuove proiezioni della speranza di vita sul sistema previdenziale che prospettano un nuovo inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi delle pensioni a partire dal 2029. La previsione è contenuta nella nota di aggiornamento del 26esimo Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il documento tecnico, basato sullo scenario demografico elaborato dall’Istat e riferito all’anno 2024, delinea scatti biennali che allontanano la data del ritiro dal lavoro. Sebbene la legge di Bilancio 2026 abbia introdotto una certa gradualità sugli aumenti dei requisiti pensionistici per il biennio precedente (2027-2028), il meccanismo automatico basato sui dati statistici a consuntivo sembra destinato a riprendere la corsa.

Pensioni, requisiti e scatti previsti dal 2029

Pensioni, la Rgs prevede altri tre mesi di aumenti dei requisiti dal 2029
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’elaborazione della Ragioneria generale dello Stato prevede, dal 1° gennaio 2029, un nuovo innalzamento di tre mesi per l’accesso alla pensione di vecchiaia. La soglia anagrafica per l’uscita dal lavoro con almeno 20 anni di contributi salirà, dunque, a 67 anni e sei mesi. Contemporaneamente, per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e quattro mesi di versamenti, con un anno di sconto per le lavoratrici. Le proiezioni indicano che nel 2031 si verificherà un ulteriore incremento di due mesi, portando l’età anagrafica a 67 anni e otto mesi.

Quadro normativo e la legge di Bilancio 2026

La determinazione delle soglie delle pensioni dipende dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, che ha disciplinato gli adeguamenti con decorrenza dal 1° gennaio 2027. Tuttavia, la legge di Bilancio di quest’anno ha diluito gli aumenti dei requisiti, limitando l’aumento a un solo mese per il 2027 e a tre mesi complessivi per il 2028. Questo intervento ha influenzato sia l’età anagrafica sia il monte contributivo. La Rgs ribadisce che le proiezioni restano ancorate all’aspettativa di vita accertata. Si ricorda che nel 2026 l’accesso è garantito con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 67 anni di età e 20 anni di contributi per la vecchiaia.

Come cambiano i requisiti delle pensioni nei prossimi anni?

La gestione dell’adeguamento anagrafico comporta oneri significativi per le finanze statali. Per esempio, il blocco totale dell’aumento di tre mesi previsto per il 2027 avrebbe richiesto una copertura economica superiore a tre miliardi di euro. Tale spesa spiega la decisione del governo di applicare una diluizione graduale invece di una sospensione integrale, al fine di mantenere il rigore richiesto in sede europea. Tuttavia, la variabile politica giocherà un ruolo fondamentale, poiché nel 2027 si terranno le elezioni politiche. I partiti saranno chiamati a esprimersi sulle soglie di uscita che appaiono impopolari per l’elettorato. Spetta al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’emanazione dei decreti di variazione necessari a rendere esecutivi gli scatti basati sulle rilevazioni Istat.

Bonus sociali, Arera alza l’Isee per accedere agli sconti: ecco qual è la soglia 2026

I bonus sociali 2026 rappresentano una misura fondamentale per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie italiane che si trovino in condizioni di vulnerabilità economica. Nelle ultime ore, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha ufficializzato l’innalzamento della soglia dell’Isee per accedere alle agevolazioni, recependo l’adeguamento triennale legato all’inflazione. Il provvedimento mira a proteggere i nuclei familiari dai rincari dei costi energetici e dei servizi essenziali attraverso un automatismo che facilita la gestione e l’erogazione dei benefici. È importante notare che l’aggiornamento dei parametri reddituali permette a una platea più ampia di cittadini di beneficiare delle riduzioni previste per le utenze domestiche. La gestione centralizzata tramite l’incrocio dei dati tra Inps e fornitori assicura che il sostegno arrivi correttamente a chi ne abbia diritto.

Bonus sociale, di quanto deve essere l’Isee per avere agevolazioni 2026

Bonus sociali, Arera alza l’Isee per accedere agli sconti: ecco qual è la soglia 2026
Manopola termosifone gestione risparmio bollette elettriche e del gas (Imagoeconomica).

Per accedere ai bonus sociali, la soglia minima del valore Isee del 2026 è stata ritoccata verso l’alto per riflettere l’andamento dei prezzi al consumo. Dal 1° gennaio di quest’anno, il limite passa dai precedenti 9.530 euro a 9.796 euro. Tuttavia per le famiglie numerose, ovvero con almeno quattro figli a carico, la normativa conferma la soglia Isee più alta del 2025, fissata in 20 mila euro. Inoltre, viene prorogato anche l’adeguamento dell’andamento dei prezzi basato sull’Indice nazionale del triennio di riferimento, nonché l’applicazione automatica degli sconti sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari a favore delle famiglie con la semplice presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), utile al calcolo dell’Isee. L’aggiornamento triennale è previsto dal decreto del ministro dello Sviluppo economico del 29 dicembre 2016. In questo modo, il sistema garantisce una protezione dinamica che segue il reale costo della vita per le fasce della popolazione meno abbienti.

Di quanto sarà l’assegno sociale nel 2026

L’entità del risparmio economico garantito dai bonus sociali 2026 varia significativamente in base alla tipologia di utenza e alla composizione del nucleo familiare. Non si tratta di un versamento monetario diretto sul conto corrente dei beneficiari, sia per quanto riguarda l’energia elettrica sia per il gas, bensì di una decurtazione applicata nelle fatture emesse dai fornitori. Per esempio, il sistema assicura che il peso delle bollette sulle spese mensili sia ridotto in modo proporzionale.

Quali sono gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari 2026

Nel corso del 2026, gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari permettono di abbattere i costi dei servizi a rete in modo cumulativo. Per l’energia elettrica, la riduzione è pari al 30 per cento della spesa dell’utente medio. Per il gas, il risparmio si attesta al 15 per cento, mentre per l’acqua viene garantito il quantitativo minimo vitale gratuito, pari a 50 litri al giorno per ogni componente del nucleo. Infine, la Tari prevede un abbattimento del 25 per cento sulla tariffa corrispettiva dovuta. Per beneficiare di tali misure, è sufficiente che il cittadino ottenga l’attestazione Isee presso l’Inps. Di seguito si riportano le percentuali e le modalità di calcolo dello sconto previste.

Bonus genitorialità, inclusione sociale e disabilità: quali indennità sono disponibili nel 2026?

Il quadro normativo inerente i bonus per la genitorialità, la disabilità e l’inclusione sociale è stato delineato dalla nuova legge di Bilancio con non poche novità per il 2026. La legge 199 del 30 dicembre 2025 introduce, infatti, una serie di misure volte a rafforzare il sistema di protezione sociale per i nuclei familiari, con un’attenzione specifica verso le fragilità e le responsabilità di cura. Le disposizioni di competenza dell’Inps mirano a garantire una maggiore flessibilità nel lavoro e un sostegno economico diretto per contrastare l’inflazione e le difficoltà abitative. Attraverso un recente focus dell’istituto, si delinea una strategia di inclusione che non riguarda solo i sussidi mensili o una tantum, ma anche lo sviluppo di infrastrutture digitali e normative per agevolare l’assistenza continuativa ai soggetti più vulnerabili all’interno della società italiana.

A chi spetta il bonus genitorialità del 2026?

Bonus genitorialità, inclusione sociale e disabilità: quali indennità sono disponibili nel 2026?
Lavoratrice addetta in un’azienda ortofrutticola (Imagoeconomica).

Le novità riguardanti il sostegno ai genitori prevedono l’estensione del congedo parentale ordinario fino ai 14 anni di vita del figlio, applicabile anche in caso di prole con disabilità. Per quanto concerne la malattia del bambino, la tutela è stata potenziata per la fascia d’età compresa tra tre e 14 anni. I giorni fruibili da ciascun genitore passano da cinque a dieci all’anno. Una misura rilevante è il bonus mamme 2026, destinato alle lavoratrici dipendenti, escluso il settore domestico, e alle autonome con reddito fino a 40 mila euro. Tale beneficio, erogato su domanda dall’Inps, non concorre alla formazione del reddito imponibile e non rileva ai fini Isee.

Riforma dell’assegno di inclusione e strumenti di contrasto alla povertà

La disciplina dell’assegno di inclusione, anche ai fini sociali, ha subito modifiche sostanziali riguardanti i rinnovi. La prestazione viene riconosciuta per 18 mesi e può essere rinnovata per ulteriori 12 mesi senza l’obbligo di sospensione di un mese tra i cicli. Tuttavia, la prima mensilità di ogni rinnovo è erogata al 50 per cento dell’importo spettante. Parallelamente, è stata rifinanziata la carta Dedicata a te per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, destinata a chi possiede un Isee entro i 15 mila euro. Per i genitori separati è stato istituito un fondo specifico presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Le principali novità includono:

  • l’erogazione continua dell’assegno di inclusione senza pause tra i periodi;
  • il contributo straordinario per chi abbia terminato la fruizione a novembre 2025;
  • l’incremento dei fondi per la carta acquisti;
  • il sostegno abitativo per genitori non assegnatari con figli a carico fino a 21 anni;
  • il rifinanziamento delle convenzioni operative con Poste italiane.

Quali indennità si possono richiedere nel 2026 per la disabilità e l’assistenza familiare?

Bonus genitorialità, inclusione sociale e disabilità: quali indennità sono disponibili nel 2026?
Caregiver (Ansafoto).

Il governo ha stanziato risorse significative per la figura del caregiver familiare, prevedendo la creazione di una piattaforma informatica entro il mese di settembre 2026 per la gestione dei flussi di sostegno. Presso il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) è stato istituito un fondo con una dotazione iniziale di 1 milione 150 mila euro per quest’anno, che salirà a 207 milioni di euro annui dal 2027. Per quanto riguarda gli accertamenti sanitari, l’epilessia farmacoresistente ottiene il riconoscimento di gravità ai sensi della legge 104 del 1992. Si segnalano inoltre:

  • l’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare pari a 1.000 euro mensili;
  • l’implementazione di una piattaforma telematica dell’Inps per il controllo dei permessi legge 104;
  • l’integrazione dei flussi informativi Uniemens per la verifica degli utilizzi;
  • il vincolo delle risorse per definire il valore economico dell’attività di cura;
  • il trasferimento all’Inps di quote del fondo caregiver per la gestione digitale.

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026, che cos’è e chi può richiederlo

Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta la principale agevolazione fiscale per il recupero del patrimonio immobiliare, disciplinata dal Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha diffuso i dettagli operativi per accedere alla detrazione Irpef, che deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Nonostante la normativa generale prevedesse una riduzione delle aliquote, il governo è intervenuto per stabilizzare il sostegno al settore edilizio. La misura mira a incentivare la riqualificazione degli edifici esistenti, garantendo un risparmio d’imposta significativo per i proprietari che decidano di investire nell’efficienza e nella sicurezza delle proprie abitazioni. La Manovra 2026 conferma l’esclusione dagli incentivi delle caldaie a combustibili fossili.

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026: chi può richiederlo?

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026, che cos’è e chi può richiederlo
Sede dell’Agenzia delle entrate (imagoeconomica).

Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta un incentivo di natura fiscale rivolto a una vasta platea di beneficiari che sostengono le spese per interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo sui propri immobili. Possono accedere alla detrazione, quindi, i proprietari degli immobili, chi detiene un diritto reale di godimento su di essi e i locatari. Nello specifico, i soggetti ammessi sono:

  • i proprietari e i nudi proprietari;
  • i titolari di un diritto reale di godimento come usufrutto, uso, abitazione o superficie;
  • i locatari e i comodatari;
  • i soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
  • gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce.

Inoltre, il bonus è riconosciuto a chi acquista immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese di costruzione o cooperative edilizie, purché l’alienazione avvenga entro 18 mesi dal termine dei lavori.

Quali sono le nuove agevolazioni per la ristrutturazione nel 2026?

La legge 199/2025 ha modificato, ancora per un anno, le aliquote ordinarie al fine di sostenere contribuenti e imprese edili. Per le spese sostenute nel corso del 2026, l’entità del rimborso varia in base alla tipologia di immobile.

Per chi acquista da impresa, la detrazione si calcola su un importo forfettario pari al 25 per cento del prezzo di vendita comprensivo di Iva. Dal 2027, l’aliquota del bonus ristrutturazioni scenderà al 30 per cento per le seconde case e al 36 per cento per l’abitazione principale.

Quali sono le nuove regole per i bonus edilizi nel 2026?

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026, che cos’è e chi può richiederlo
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).

Le modalità di fruizione del bonus sulle ristrutturazioni edilizie hanno subìto restrizioni importanti rispetto al passato. Innanzitutto, per gli interventi previsti dall’articolo 16-bis del Tuir, non è più possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito d’imposta, salvo rari casi previsti dalle deroghe normative. Pertanto, la detrazione avviene quasi esclusivamente in modo diretto nella dichiarazione dei redditi. Restano comunque vigenti alcune disposizioni per le cessioni residue, che possono essere effettuate verso:

  • banche e intermediari finanziari;
  • società appartenenti a un gruppo bancario;
  • imprese di assicurazione autorizzate.

È fondamentale conservare i bonifici parlanti e le abilitazioni amministrative per fruire dell’incentivo. Infine, si segnala che la sostituzione di gruppi elettrogeni di emergenza con modelli a gas di ultima generazione mantiene una detrazione specifica del 50 per cento.

Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?

Il bonus mobili non può essere più richiesto se l’intervento edilizio riguarda esclusivamente la sostituzione della caldaia e, più in generale, gli impianti di climatizzazione invernale con modelli alimentati da combustibili fossili. Nelle ultime ore, infatti, l’Agenzia delle entrate ha rivisto le proprie indicazioni ufficiali, recependo le novità introdotte dalla direttiva europea sulle Case green. In precedenza, la sostituzione della caldaia era classificata come manutenzione straordinaria e permetteva di trainare l’incentivo per mobili e grandi elettrodomestici. Tuttavia, la pubblicazione della nuova guida esclude esplicitamente questi interventi dal novero di quelli agevolabili. La decisione riflette lo stop ai sussidi per le tecnologie meno sostenibili, limitando l’accesso al bonus mobili solo a chi realizzi ristrutturazioni edilizie o installi generatori di calore alimentati da fonti rinnovabili.

Come funziona il bonus mobili caldaia dopo le nuove Faq dell’Agenzia delle entrate?

Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

Il cambiamento interpretativo fornito dall’amministrazione finanziaria segna un punto di svolta per i contribuenti. Nonostante la sostituzione della caldaia a condensazione fosse un tempo l’intervento più semplice per sbloccare la detrazione del 50 per cento assicurata dal bonus mobili e grandi elettrodomestici, dal 1° gennaio 2025 questa opzione è stata eliminata. Restano validi, come lavori trainanti, gli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono:

  • l’installazione di stufe a pellet e di impianti dotati di generatori di calore a biomasse;
  • gli interventi finalizzati all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia;
  • le ristrutturazioni edilizie sulle singole unità immobiliari;
  • il restauro e il risanamento conservativo.

L’Agenzia delle entrate ha precisato che la detrazione spetta solo se l’intervento edilizio è iniziato a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei beni, rendendo necessaria la prova della data di avvio dei lavori.

Cosa cambia nel 2026 per chi vuole cambiare l’arredo e i grandi elettrodomestici

Il limite massimo di spesa del 2026 per il bonus mobili è confermato a 5 mila euro per singola unità abitativa. La detrazione Irpef del 50 per cento deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Per beneficiare dello sgravio è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico o carta di debito o credito. Tuttavia, è bene ricordare che le spese per il trasporto e il montaggio sono incluse nel calcolo totale, purché siano state pagate con le medesime modalità tracciabili richieste dalla norma.

Quali interventi non danno diritto al bonus mobili 2026?

Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

Esistono specifiche categorie di lavori che, pur rientrando nel recupero del patrimonio edilizio, non consentono di accedere alla detrazione del bonus mobili. In particolare, l’amministrazione finanziaria ha chiarito che non tutte le spese edilizie fungono da traino per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici. I principali interventi esclusi sono:

  • le misure dirette a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi, a meno che non siano inquadrabili in manutenzioni ordinarie o straordinarie;
  • la realizzazione di posti auto o box pertinenziali rispetto all’abitazione principale;
  • gli interventi di riqualificazione energetica per i quali si usufruisce dell’ecobonus.

Le limitazioni risultano fondamentali per evitare errori nella richiesta dell’incentivo. Per esempio, l’installazione di un sistema di allarme o di grate alle finestre, se non accompagnata da opere murarie strutturali riconducibili a manutenzione straordinaria, non permette di detrarre la spesa per i nuovi arredi. Allo stesso modo, chi ha installato pannelli solari o sostituito gli infissi avvalendosi unicamente dell’ecobonus non può agganciare il beneficio per i mobili.

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove

Un sussidio a supporto delle pensioni minime per l’anno 2026: è questa la proposta presentata dai sindacati lucani per aiutare le famiglie e le persone in condizioni di fragilità economica. In una fase storica segnata dall’incertezza e da un sensibile invecchiamento della popolazione, la Uil ha inoltrato una richiesta formale alla Regione affinché venga istituito un aiuto economico annuale. Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, ha ribadito la necessità di adottare modelli di sviluppo che favoriscano una distribuzione equa della ricchezza territoriale. L’iniziativa punta a contrastare la povertà e l’esclusione sociale, fenomeni che colpiscono duramente i piccoli centri soggetti a spopolamento. Attraverso questo intervento, si intende garantire il rispetto della dignità umana e promuovere l’invecchiamento attivo dei cittadini più anziani.

Requisiti per il sussidio sulle pensioni minime del 2026

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

L’erogazione del contributo prevede regole precise per individuare i destinatari residenti nel territorio lucano. Innanzitutto, la misura costituisce un sussidio a chi percepisce le pensioni minime dell’Inps o i trattamenti di importo inferiore, includendo le diverse tipologie di assegni previdenziali. Per accedere al beneficio, è indispensabile presentare un’attestazione Isee non superiore a 15 mila euro. Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil Pensionati Basilicata, ha chiarito che l’aiuto mira a sostenere 27.701 persone. La suddivisione dei potenziali beneficiari evidenzia la portata sociale dell’intervento:

  • 11.891 titolari di pensione di vecchiaia;
  • 10.943 percettori di assegni di reversibilità;
  • 2.154 beneficiari di assegni di invalidità;
  • 1.478 titolari di pensione di anzianità;
  • 939 soggetti con pensione di inabilità.

Tuttavia, l’assegnazione dei fondi richiede una verifica puntuale delle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate dai cittadini.

Nuovo assegno per chi percepisce una pensione minima in Basilicata: di cosa si tratta?

Il fabbisogno economico per coprire l’intero bacino di utenza del nuovo sussidio sulle pensioni minime ammonta a 9 milioni 695 mila 350 euro all’anno. Per reperire questa somma, nella proposta si suggerisce di utilizzare le entrate derivanti dai diritti di sfruttamento per l’estrazione di idrocarburi. In questo modo, le royalty petrolifere si trasformerebbero in uno strumento di giustizia sociale a vantaggio della comunità locale. L’inserimento di un nuovo capitolo di spesa nella legge di Bilancio regionale per il triennio 2026-2028 garantirebbe la stabilità della misura nel tempo, generando ricadute positive sull’intera economia regionale.

Come ricevere il sostegno se già si percepisce la pensione dall’Inps?

La realizzazione del piano assistenziale richiede la definizione di un regolamento attuativo e una convenzione con l’Inps per automatizzare i pagamenti. Si osserva con interesse l’esperienza della Regione Friuli Venezia Giulia o della Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno già adottato simili forme di sostegno assistenziale. L’analisi dei dati statistici mostra che la maggioranza dei pensionati lucani interessati riceve trattamenti mensili compresi tra 601 e 700 euro.

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili

Il bonus mobili abbinato ai lavori di ristrutturazione sulla prima e seconda casa, così come confermato dalla legge di Bilancio 2026, rappresenta una delle misure principali per sostenere il settore dell’arredamento. L’Agenzia delle entrate, con la guida aggiornata a gennaio 2026, ha chiarito che la detrazione Irpef del 50 per cento spetta per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati a immobili oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio. L’agevolazione è stata prorogata per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2026, a condizione che i lavori edilizi siano iniziati a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto. Per ottenere il beneficio, è indispensabile che la data di avvio dell’intervento sia anteriore al pagamento dei beni, dimostrabile tramite abilitazioni amministrative o dichiarazioni sostitutive. L’incentivo richiede il riparto della detrazione in 10 quote annuali di pari importo.

Come funziona il bonus mobili 2026 per la seconda casa

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

Il bonus sulle spese per i mobili e gli elettrodomestici non si limita all’abitazione principale, ma si estende a ogni singola unità immobiliare residenziale oggetto di ristrutturazione. Di conseguenza, il contribuente che esegue lavori su più unità abitative può usufruire del beneficio più volte, poiché il limite massimo di spesa è riferito a ciascuna abitazione, comprese le eventuali pertinenze. Anche gli interventi sulle parti comuni condominiali danno diritto alla detrazione per l’acquisto di arredi destinati a tali spazi, come l’appartamento del portiere o i lavatoi, ripartiti tra i condomini in base ai millesimi. Tuttavia, i lavori condominiali non permettono di richiedere il bonus per l’arredo del proprio appartamento privato. In caso di frazionamento di un’unica unità in due appartamenti, il limite di spesa va calcolato sull’immobile censito al catasto all’inizio dei lavori.

Quali bonus ci sono nel 2026

Per l’anno 2026, il bonus mobili resta legato all’acquisto di beni nuovi dotati di specifiche caratteristiche energetiche per ridurre l’impatto ambientale. La detrazione riguarda le seguenti categorie:

  • mobili nuovi quali letti, armadi, divani e apparecchi di illuminazione;
  • forni di classe non inferiore alla A;
  • lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie di classe E o superiore;
  • frigoriferi e congelatori di classe non inferiore alla F;
  • spese di trasporto e montaggio, se pagate con metodi tracciabili.

È obbligatorio inviare una comunicazione all’Enea per l’acquisto di alcuni elettrodomestici, sebbene la mancata trasmissione non comporti la perdita del diritto al bonus. L’acquisto è agevolato anche se i beni sono destinati a un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento.

Quali sono le novità per il bonus mobili nel 2026?

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

La principale variazione interessa il tetto di spesa detraibile, che per il triennio che comprende il 2024, il 2025 e il 2026 è fissato a 5 mila euro per ogni unità immobiliare. Un cambiamento rilevante riguarda gli interventi trainanti: dal primo gennaio 2025 non sono più agevolabili gli acquisti legati alla sostituzione di impianti di climatizzazione con caldaie a combustibili fossili. I pagamenti devono avvenire esclusivamente tramite bonifico, carta di debito o carta di credito, conservando le fatture e le ricevute di transazione.

Bonus edilizi, familiari conviventi e non: chi può detrarre le spese nel 2026?

La normativa riguardante i bonus edilizi definisce i criteri per l’accesso alle detrazioni fiscali riguardanti il recupero del patrimonio edilizio del 2026 non solo per il proprietario dell’immobile oggetto di lavori, ma anche per i familiari conviventi e non conviventi. Spesso, infatti, la necessità di ottimizzare la capienza fiscale spinge i beneficiari a suddividere l’onere economico tra i vari componenti del nucleo, purché si rispettino le condizioni poste dall’Agenzia delle entrate. Il diritto alla detrazione non è legato esclusivamente al pagamento, ma anche alla relazione anagrafica o giuridica con l’immobile oggetto dei lavori. Per i familiari residenti nella medesima abitazione del proprietario, le procedure sono agevolate e basate sulla semplice convivenza di fatto. Al contrario, per chi risiede altrove, la legge richiede una qualifica specifica di detentore, certificata da atti registrati prima della comunicazione di inizio dei lavori, al fine di evitare contestazioni future.

Quali familiari conviventi hanno diritto alla detrazione?

Bonus edilizi, familiari conviventi e non: chi può detrarre le spese nel 2026?
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).

I soggetti che risiedono stabilmente con il possessore dell’immobile possono sostenere le spese e beneficiare dello sgravio Irpef senza necessità di titoli contrattuali specifici. Come stabilito dalla circolare dell’Agenzia delle entrate numero 121 del 11 maggio 1998, la detrazione spetta sia al coniuge, sia ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. Per usufruire del beneficio nel 2026, lo status di convivente deve sussistere alla data di inizio dei lavori o al momento del primo pagamento. I requisiti principali includono:

  • l’effettiva convivenza attestata da certificato anagrafico;
  • il pagamento tramite bonifico bancario specifico;
  • le fatture intestate al familiare che richiede la detrazione;
  • la dichiarazione sostitutiva di atto notorio per attestare lo stato di fatto.

La convivenza può riguardare qualsiasi immobile in cui si esplichi il rapporto, purché sia a disposizione del nucleo familiare e non risulti locato a terzi.

Come funzionano i bonus edilizi per i figli non residenti?

La posizione dei parenti che non risiedono nell’immobile oggetto di intervento segue regole differenti. In assenza di convivenza, il semplice legame di sangue con il proprietario non conferisce il diritto alla detrazione automatica delle somme versate. Pertanto, un figlio che abita in un comune differente o in un’altra abitazione può accedere ai benefici fiscali solo se risulta detentore legale dell’immobile. Questo status si acquisisce tramite la stipula di un contratto di comodato d’uso gratuito o di locazione, che deve essere regolarmente registrato presso l’Agenzia delle entrate prima dell’avvio dei cantieri. Senza tale adempimento, il solo pagamento delle fatture non dà diritto ad alcun rimborso fiscale. La distinzione è cruciale nel 2026 per pianificare correttamente gli investimenti edilizi e sfruttare la capienza fiscale dei soggetti con redditi più alti, a garanzia della regolarità formale richiesta per i bonus edilizi a favore dei familiari conviventi e non conviventi.

Quali sono i requisiti formali per il recupero delle spese?

Per assicurare il successo della pratica fiscale, è necessario che la documentazione sia impeccabile sin dalla fase preliminare. Innanzitutto, i bonifici devono contenere il riferimento all’articolo 16-bis del Dpr 917 del 1986 e il codice fiscale del beneficiario della detrazione. La tabella seguente riassume le casistiche principali per la ripartizione dei costi durante l’anno 2026.

Qualora vi siano più soggetti partecipanti alla spesa, le fatture possono essere cointestate oppure riportare l’annotazione della percentuale di spesa sostenuta da ciascuno. Tuttavia, è sempre preferibile che chi intende detrarre esegua personalmente i pagamenti dal proprio conto corrente per garantire la tracciabilità tra esborso finanziario e beneficio fiscale.

Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026

L’applicazione delle nuove misure previste dalla legge di Bilancio nella busta paga di gennaio 2026 richiede estrema cautela a causa della mancanza di istruzioni tecniche ufficiali. Sebbene il testo normativo introduca diversi sgravi fiscali e incentivi contributivi, le aziende produttrici di software segnalano l’impossibilità di aggiornare i sistemi gestionali in assenza di chiarimenti dagli enti competenti. Per questa ragione, AssoSoftware invita i sostituti d’imposta, sia nel settore pubblico sia in quello privato, ad adottare un comportamento prudente e conservativo. L’obiettivo è quello di prevenire errori di calcolo che potrebbero generare sanzioni amministrative. La problematica coinvolge misure rilevanti, quali la detassazione dei rinnovi contrattuali e del lavoro notturno, rendendo indispensabile attendere le circolari interpretative prima di procedere con l’erogazione dei benefici spettanti ai lavoratori.

Busta paga di gennaio 2026, quando arrivano bonus e incentivi?

Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026
Banconote (Freepik).

Il mancato rilascio delle specifiche tecniche impedisce alle software house di implementare le modifiche necessarie per gestire i nuovi flussi. Il rischio è quello di estendere dei benefici fiscali e contributivi nelle buste paga e poi di dover intervenire nuovamente con correzioni e integrazioni. Risulta infatti poco chiaro se alcune aliquote ridotte debbano essere applicate all’intera retribuzione o solo a specifiche componenti. Le principali novità soggette a rinvio includono:

  • la detassazione dei rinnovi contrattuali;
  • gli sgravi contributivi per le lavoratrici madri;
  • la detassazione del lavoro notturno;
  • gli incentivi sul reddito accessorio nel pubblico impiego.

Si ricorda che l’articolo 46 della legge 182/2025, in vigore dal 18 dicembre scorso, riconosce la necessità di tempi congrui per lo sviluppo e il test dei software.

Il recupero dei benefici nei mesi successivi

I lavoratori riceveranno comunque gli i bonus e gli sgravi spettanti non appena il quadro normativo sarà definito. Gli enti competenti, in costante dialogo con i produttori di software, stanno elaborando provvedimenti che consentiranno il recupero delle somme non erogate nel primo periodo di paga utile. Si ipotizza che le circolari del ministero dell’Economia e delle Finanze possano essere pubblicate entro il mese di febbraio 2026, permettendo così il conguaglio degli arretrati. Esiste inoltre un accordo consolidato con l’Inps che prevede il blocco degli interventi tecnici fino alla fornitura dei codici corretti per i flussi Uniemens. Questo approccio garantisce l’ordinato svolgimento degli adempimenti amministrativi e la qualità dei dati trasmessi. Tuttavia, nel breve termine, gli stipendi saranno calcolati sulla base delle regole fiscali consolidate, rimandando l’applicazione delle nuove agevolazioni al momento in cui i sistemi saranno aggiornati e testati in totale sicurezza.

Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte

Lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 rappresenta un’occasione professionale senza precedenti per partecipare a un evento storico che per la prima volta vede la collaborazione tra due città e due regioni. La Fondazione Milano Cortina 2026, incaricata della gestione dei Giochi, collabora con Randstad in qualità di HR partner ufficiale. La collaborazione mira a selezionare profili che condividano i valori della determinazione, dell’inclusione e della sostenibilità, fondamentali per guidare le generazioni future attraverso lo spirito sportivo. Le attività di reclutamento riguardano diverse sedi strategiche, tra cui Milano, Cortina d’Ampezzo (Bl), Verona, Anterselva (Bz), Bormio (So), Livigno (So) e la Val di Fiemme (Tn). Partecipare alla candidatura per Milano Cortina 2026 consente di inserirsi in un contesto globale, dove i principi dello sport si integrano nei processi aziendali per favorire un ambiente lavorativo orientato all’eccellenza.

Lavorare per le Olimpiadi Milano Cortina 2026: quali sono le ultime opportunità?

Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte
Luminarie olimpiche Milano Cortina 2026 (Ansafoto).

Le ricerche attuali di personale da assumere per lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 coprono diversi settori operativi, dalla logistica alla gestione degli eventi. Le figure richieste devono possedere competenze specifiche per operare in contesti complessi e dinamici. Tra le posizioni aperte figurano:

  • event assistant e event & protocol officer a Milano;
  • coordinatore dei trasporti per la sede nel Milanese;
  • specialista operazioni di trasporto e logistica presso Cortina d’Ampezzo (Bl);
  • village communication centre supervisor a Cortina d’Ampezzo (Bl);
  • event supervisor a Predazzo (Tn);
  • operatore logistico con patentino a Tesero (Tn) e Rasun Anterselva (Bz).

Per questi ruoli si ricercano professionisti capaci di gestire i flussi di persone e materiali, garantendo l’efficienza organizzativa. Anche profili come hostess per Milano Cortina 2026 risultano determinanti per l’accoglienza e il supporto logistico durante le competizioni.

Come candidarsi per Milano Cortina 2026?

La procedura per sottoporre il proprio profilo avviene attraverso i canali ufficiali messi a disposizione dall’agenzia per il lavoro partner della Fondazione. Per accedere alla sezione «Lavora con noi Olimpiadi», gli interessati possono consultare il portale web di Randstad, dove sono pubblicati i dettagli dei singoli annunci. Tramite la piattaforma «Milano Cortina 2026 – Lavora con noi», è possibile filtrare le posizioni in base alla località e alla specializzazione desiderata. Tuttavia, è necessario verificare attentamente i requisiti tecnici, per esempio il possesso di patentini specifici per la movimentazione merci o la conoscenza delle lingue straniere per i ruoli di coordinamento. Le Olimpiadi di Cortina offrono contratti mirati a strutturare i vari dipartimenti della Fondazione in vista dello svolgimento delle gare, ma anche nei periodi successivi all’evento sportivo.

Il rendimento dei bond giapponesi a 40 anni supera il 4 per cento per la prima volta

Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 40 anni ha superato il 4 per cento, un livello mai raggiunto dalla loro introduzione nel 2007 e il più alto per qualsiasi scadenza del debito sovrano negli ultimi trent’anni. L’aumento riflette un sell-off dei bond innescato dalle elezioni anticipate annunciate dalla premier Sanae Takaichi, fissate per l’8 febbraio, e dai suoi piani di stimolo fiscale. Takaichi ha chiesto un mandato per un «cambiamento di politica di ampia portata», che include una spesa pubblica da 135 miliardi di dollari e la sospensione per due anni dell’Iva dell’8 per cento sui prodotti alimentari.

Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil

Il mercato non ha reagito bene ai piani della premier. Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil, e nuovi stimoli fiscali e tagli alle tasse stanno spingendo gli investitori a chiedere rendimenti più alti per detenere bond a lunga scadenza. Di conseguenza, il prezzo dei titoli è sceso e il rendimento è salito, mentre l’asta di titoli a 20 anni ha registrato una domanda relativamente debole, con un rapporto di copertura pari a 3,29 inferiore alla media dell’ultimo anno. Il sell-off segna un cambiamento significativo nel mercato obbligazionario giapponese, tradizionalmente caratterizzato da tassi ultra-bassi. I rendimenti dei bond a lungo termine hanno superato quelli di alcuni pari scadenza europei, come i Bund tedeschi a 30 anni. Gli investitori restano cauti, aspettando segnali chiari sull’evoluzione dei piani fiscali e sul comportamento della banca centrale, mentre il governo cerca di rassicurare il mercato sul fatto che le nuove misure non comprometteranno la sostenibilità delle finanze pubbliche.

Come accedere a NoiPA: guida alla consultazione del cedolino e dei pagamenti

La procedura su come accedere a NoiPA rappresenta un passaggio fondamentale per i dipendenti del pubblico impiego e della scuola che intendano monitorare il proprio cedolino di stipendio. Attraverso il portale istituzionale, infatti, impiegati, docenti e collaboratori possono verificare l’accredito dei mensili e degli arretrati contrattuali, gestendo in autonomia le informazioni previdenziali e fiscali. L’utilizzo della piattaforma richiede il possesso di strumenti di identità digitale certificati, a garanzia della massima protezione dei dati sensibili degli utenti. Oltre alla semplice visualizzazione dei pagamenti, il sistema offre servizi avanzati, come la modifica delle coordinate bancarie o la richiesta delle certificazioni necessarie per le dichiarazioni dei redditi. La corretta configurazione del profilo iniziale assicura una navigazione fluida e previene eventuali problematiche legate al blocco delle credenziali di sicurezza.

Come accedere a NoiPA: le modalità di autenticazione

Come accedere a NoiPA: guida alla consultazione del cedolino e dei pagamenti
Busta paga di una dipendente del pubblico impiego (Ansafoto).

NoiPA rappresenta lo strumento fondamentale per il personale della scuola che desideri gestire in autonomia il proprio profilo economico e previdenziale. Per comprendere come accedere al portale del ministero dell’Economia e delle Finanze per la prima volta, è necessario essere a conoscenza del fatto che la piattaforma telematica richieda sistemi di identità digitale certificati. La procedura standard prevede l’utilizzo di Spid, Cie (Carta di identità elettronica) o Cns (Carta nazionale dei servizi). Una volta effettuato il primo ingresso, l’utente viene invitato a compilare i dati di contatto per completare la registrazione a NoiPA. Sebbene l’identità digitale sia ormai il canale prevalente, è possibile accedere a NoiPA senza SPID. L’opzione, alternativa e gratuita rispetto all’abbonamento allo Spid anche di Poste Italiane, si può attuare mediante l’utilizzo della Carta di identità elettronica e la tecnologia Nfc dal proprio smartphone. Si garantisce, in ogni modo, il massimo livello di sicurezza informatica richiesto per la protezione dei dati sensibili dei dipendenti pubblici.

Come entrare per la prima volta su NoiPA?

Per il personale di nuova immissione o per chi non ha mai effettuato il login, l’attivazione dell’utenza avviene in modo automatico non appena l’amministrazione di appartenenza inserisce i dati nel sistema. Il dipendente deve collegarsi alla pagina ufficiale e selezionare l’area riservata. Al primo accesso, è fondamentale configurare correttamente le credenziali e verificare che l’indirizzo e-mail sia aggiornato. In questa fase si stabilisce la password dell’area riservata di NoiPA che, insieme al codice Pin (se previsto per alcune tipologie di servizi dispositivi), consente di operare in totale autonomia. È importante conservare con cura queste informazioni, poiché esse sono strettamente personali e indispensabili per ogni successiva operazione di consultazione o modifica dei dati anagrafici e di pagamento.

Soluzioni ai problemi comuni e consultazione dei pagamenti

Capita frequentemente che, durante i periodi di picco come l’emissione degli arretrati di gennaio 2026, si riscontrino rallentamenti o errori di sistema. Se un utente nota che NoiPA non funziona, il primo passo è verificare lo stato della connessione o provare a svuotare la cache del browser. Nel caso in cui il messaggio visualizzato sia «non riesco ad accedere a NoiPA», è consigliabile controllare la validità delle proprie credenziali Spid o della Cie. Una volta entrati nel portale, la sezione più visitata è senza dubbio quella dedicata alla consultazione dei pagamenti, dove è possibile visualizzare l’importo netto dello stipendio prima ancora della pubblicazione del documento ufficiale. Ecco le operazioni principali effettuabili nella propria area personale:

  • visualizzazione del cedolino mensile in formato Pdf;
  • consultazione del modello Cu (Certificazione unica) per la dichiarazione dei redditi;
  • gestione delle modalità di riscossione (cambio Iban);
  • richiesta di piccoli prestiti Inps;
  • monitoraggio dei contratti a tempo determinato per i supplenti;
  • variazione dei dati di residenza e domicilio fiscale.

Bce, Boris Vujčić designato vicepresidente

L’Eurogruppo ha indicato il croato Boris Vujčić come candidato a ricoprire il ruolo di vicepresidente della Banca centrale europea, destinato a prendere il posto di Luis De Guindos, il cui mandato si concluderà a maggio. La decisione è maturata a Bruxelles e rappresenta un passaggio politico preliminare: ora spetterà al Consiglio adottare la raccomandazione formale da trasmettere al Consiglio europeo, che avrà l’ultima parola sulla nomina, dopo aver consultato la Bce e il Parlamento europeo.

Come si è arrivati alla designazione di Boris Vujčić

Vujčić, alla guida della banca centrale della Croazia dal 2012, è emerso al termine di una selezione che ha visto restringersi il numero dei candidati, inizialmente sei, nel contesto di un negoziato tra i Paesi dell’area euro finalizzato a raggiungere una maggioranza qualificata rafforzata. La sua designazione potrebbe inoltre favorire un maggiore equilibrio nella composizione geografica del consiglio direttivo della Bce, con l’ingresso di un rappresentante di uno Stato membro che ha aderito all’Eurozona in tempi più recenti.

Cedolino scuola gennaio 2026, in busta paga aumenti degli stipendi e arretrati 2022-2024

Era particolarmente attesa l’emissione del cedolino del personale della scuola per il mese di gennaio 2026 in vista dell’applicazione pratica del rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024. E le aspettative sono state premiate. La firma definitiva del nuovo accordo, avvenuta il 23 dicembre 2025, ha sbloccato le risorse destinate a circa 1 milione 200 mila lavoratori tra personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). È lo stesso ministero dell’Istruzione e del Merito a garantire l’arrivo degli aumenti degli stipendi mensili e il pagamento degli arretrati maturati negli anni precedenti per il ritardo del rinnovo stesso. Il dicastero di Viale Trastevere ha gestito le procedure in tempi ridotti per assicurare che i benefici economici fossero visibili già nel primo mese dell’anno, confermando una gestione amministrativa orientata all’efficienza. L’accordo si inserisce in un piano di interventi pluriennali che avranno quale obiettivo quello di stabilizzare il potere d’acquisto dei dipendenti del pubblico impiego degli istituti statali.

Cedolino personale scuola gennaio 2026: cifre e modalità di erogazione

Cedolino scuola gennaio 2026, in busta paga aumenti degli stipendi e arretrati 2022-2024
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

La visione del cedolino degli insegnanti e del personale Ata del mese di gennaio 2026 permette di individuare le somme specifiche attribuite alle diverse categorie professionali. Per quanto riguarda gli aumenti a regime, i docenti percepiscono circa 150 euro mensili aggiuntivi, mentre per il personale Ata l’incremento si attesta su 110 euro. Parallelamente, il 13 gennaio 2026 è stata effettuata un’emissione straordinaria per il pagamento degli arretrati relativi al periodo 2022-2024. La distribuzione delle somme avviene secondo i seguenti parametri:

  • gli arretrati per il personale docente ammontano a 1.948 euro;
  • gli arretrati per il personale Ata sono pari a 1.427 euro;
  • l’indennità una tantum, di circa 145 euro per i docenti, sarà erogata nel mese di febbraio 2026;
  • la verifica degli importi è disponibile sulla piattaforma digitale Noipa;
  • gli aumenti totali stimati dopo tre rinnovi contrattuali raggiungono i 416 euro mensili, considerando anche quello per il quale partiranno, a breve, i nuovi tavoli contrattuali all’Aran per il triennio 2025-2027.

Prospettive contrattuali e dichiarazioni del ministero

In merito alle operazioni in corso, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato: «Abbiamo mantenuto la promessa. Aumenti e arretrati già in pagamento da gennaio 2026. Un investimento concreto sul personale scolastico, con una tempistica senza precedenti. Il lavoro continua già sul contratto 2025–2027». Tuttavia, l’attività amministrativa non si esaurisce con i pagamenti di questo mese. Sono infatti già state avviate le procedure di rinnovo del contratto per il triennio successivo attraverso l’invio della proposta di atto di indirizzo alla Funzione pubblica. Questo passaggio permetterà all’Aran di convocare i rappresentanti sindacali per l’apertura delle nuove trattative. Contestualmente, è stato siglato un accordo per la distribuzione delle risorse del fondo di istituto, da assegnare al personale tramite una contrattazione specifica all’interno di ogni singola scuola e finalizzata a valorizzare le attività aggiuntive svolte in sede.

Riforma Isee 2026, quando arrivano i valori aggiornati per chiedere l’Adi e l’Assegno unico?

La corretta procedura di richiesta dei valori aggiornati dell’Isee 2026 rappresenta il quesito principale di migliaia di nuclei familiari che, a partire dal 1° gennaio scorso, hanno presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). L’Inps, con il messaggio del 12 gennaio 2026, numero 102, ha fornito chiarimenti cruciali sulla riforma introdotta dalla legge di Bilancio (L. 199 del 30 dicembre 2025). L’istituto previdenziale ha precisato che il nuovo valore dell’indicatore è indispensabile per accedere a specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. Sebbene le domande siano state inoltrate, molti cittadini hanno notato che l’attestazione ufficiale non riporta ancora le cifre ricalcolate secondo i nuovi parametri. Si tratta di un’operazione tecnica complessa che l’ente gestirà in modo automatico. Chi ha già provveduto alla compilazione non deve presentare una nuova istanza, ma semplicemente attendere la conclusione delle procedure interne prevista entro la fine del mese di gennaio.

Isee, valori aggiornati 2026 dall’Inps: quando arrivano?

Riforma Isee 2026, quando arrivano i valori aggiornati per chiedere l’Adi e l’Assegno unico?
Indicatore della situazione economica equivalente – Isee (Imagoeconomica).

Per chi ha già sottoscritto la Dsu all’inizio dell’anno, la buona notizia è che non è necessario intraprendere alcuna azione aggiuntiva. L’istituto ha confermato che il calcolo del nuovo indicatore avverrà d’ufficio per tutti i richiedenti, indipendentemente dalla modalità di presentazione (precompilata od ordinaria). Tuttavia, al momento attuale, consultando la propria area riservata o scaricando l’attestazione ufficiale, non compare ancora il dato ricalcolato con i parametri della riforma 2026. Tale valore sarà comunicato ufficialmente ai richiedenti entro la fine del mese di gennaio mediante una comunicazione diretta da parte dell’Inps. L’intervallo tecnico è dovuto all’adeguamento dei sistemi informatici necessari per recepire le soglie più alte previste per le famiglie con tre o più figli. Una volta completata la migrazione dei dati, l’attestazione verrà integrata retroattivamente, garantendo la correttezza dei parametri economici.

Cosa cambia con il nuovo Isee 2026?

La riforma agisce su specifici parametri per abbassare l’indicatore delle famiglie numerose. Il messaggio numero 102 chiarisce che il nuovo calcolo si applica prioritariamente a cinque prestazioni specifiche erogate dall’ente. Per queste misure, la franchigia sulla casa di abitazione sale a 91 mila 500 euro, ovvero a 120 mila euro per chi risiede nei capoluoghi delle Città Metropolitane, con un ulteriore bonus di 2 mila 500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Le prestazioni interessate al calcolo agevolato sono:

  • l’Assegno di inclusione (Adi);
  • il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
  • l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
  • il bonus asilo nido e il supporto domiciliare;
  • il bonus nuovi nati da 1.000 euro.

Questa differenziazione significa che una famiglia potrebbe trovarsi con due valori diversi: un Isee ordinario per prestazioni come le tasse universitarie e un Isee valori aggiornati 2026, più basso, per i sostegni alla genitorialità.

Domande Adi in istruttoria e scadenza Assegno unico

Riforma Isee 2026, quando arrivano i valori aggiornati per chiedere l’Adi e l’Assegno unico?
Banconote (Freepik).

Le domande presentate per l’Assegno di inclusione (Adi) o per le altre prestazioni legate ai figli restano attualmente in uno stato di istruttoria. Questo non deve allarmare i richiedenti: l’ente ha previsto che tutte le istanze sospese vengano riesaminate non appena il valore successivo alla riforma della legge di Bilancio 2026 sarà disponibile. Per quanto riguarda l’Assegno unico universale, è fondamentale che la Dsu venga comunicata o aggiornata entro il 28 febbraio 2026. Se l’indicatore non risulta attestato entro tale data, da marzo l’erogazione avverrà con l’importo minimo previsto dalla legge. Presentando la domanda tempestivamente, le famiglie con tre o più figli potranno beneficiare delle nuove maggiorazioni della scala di equivalenza, che per i nuclei più numerosi passano da 0,25 per tre figli fino a 0,55 per chi ha cinque o più figli a carico, assicurando un sostegno economico proporzionato alle reali necessità del nucleo.

Bonus mamme, domanda integrativa entro il 31 gennaio 2026 per i mesi non riscossi

L’Inps ha aggiornato le procedure per la presentazione della domanda integrativa del bonus mamme, recependo le importanti novità introdotte dalla legge 30 dicembre 2025, numero 199. In particolare, il comma 207, dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2026 ha modificato i requisiti di accesso e l’entità del beneficio, elevando la quota mensile a 60 euro mensili. Mediante il messaggio numero 147 del 15 gennaio 2026, l’ente di previdenza ha confermato che le lavoratrici madri possono ora inviare un’istanza per recuperare le mensilità non percepite o non incluse nelle precedenti richieste. L’integrazione risulta fondamentale per allineare le nuove soglie di reddito previste, fissate a 40 mila euro annui, e per includere le categorie di lavoratrici autonome e professioniste precedentemente escluse. Il termine per regolarizzare la propria posizione scade il 31 gennaio 2026.

Domanda integrativa bonus mamme, quando bisogna farla?

Bonus mamme, domanda integrativa entro il 31 gennaio 2026 per i mesi non riscossi
La sede Inps in piazza della Vittoria, a Genova (Ansafoto).

Il termine perentorio per l’invio della richiesta di integrazione è fissato al 31 gennaio 2026. La data è cruciale per diverse tipologie di lavoratrici che intendano beneficiare delle nuove disposizioni normative. Innanzitutto, devono presentare l’istanza coloro che hanno già inoltrato una domanda entro il 9 dicembre 2025, ma che necessitino di includere mesi precedentemente omessi. Inoltre, la scadenza riguarda chi ha maturato i requisiti nel periodo compreso tra il 10 e il 31 dicembre 2025. L’Inps ha precisato che:

  • le lavoratrici devono verificare l’esito dei controlli automatici sul portale;
  • è possibile correggere i dati relativi al pagamento entro la fine del mese;
  • la domanda integrativa serve a coprire i periodi di vigenza del rapporto di lavoro non richiesti;
  • le somme spettanti da gennaio a novembre 2026 verranno liquidate in un’unica soluzione a dicembre 2026.

Come cambia il bonus per le mamme lavoratrici nel 2026?

La legge di Bilancio 2026 ha innovato la misura, estendendo la platea dei beneficiari e aumentando il valore del contributo. Innanzitutto, l’importo passa dai precedenti 40 euro a 60 euro mensili, risultando inoltre non imponibile ai fini fiscali e contributivi. La novità più rilevante riguarda l’inclusione delle lavoratrici autonome, delle iscritte alla gestione separata e delle professioniste iscritte alle casse di previdenza. Per accedere al beneficio, le madri lavoratrici devono possedere un reddito da lavoro non superiore a 40 mila euro su base annua. Per inoltrare la domanda integrativa del bonus mamme per l’anno 2026, è necessario seguire il percorso telematico:

  • accedere all’area «Sostegni, Sussidi e Indennità»;
  • selezionare «Per genitori»;
  • cliccare su «Nuovo Bonus mamme».

Tuttavia, le lavoratrici domestiche restano escluse dal beneficio, indipendentemente dal numero di figli o dal reddito percepito.

Cosa spetta a chi diventa mamma nel 2026?

Per le donne che maturino i requisiti nel corso del 2026, la normativa stabilisce criteri precisi legati al numero dei figli e alla loro età. Il contributo di 60 euro mensili spetta per ogni mese di attività lavorativa, ma la durata del beneficio varia a seconda della composizione del nucleo familiare. In particolare, la legge stabilisce i seguenti parametri:

Le somme erogate non rilevano ai fini della determinazione dell’Isee, preservando così l’accesso ad altre agevolazioni sociali. È importante sottolineare che per le madri con più di due figli, il diritto al bonus sussiste a condizione che il reddito non derivi da un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In ogni caso, l’Inps procederà alle lavorazioni delle istanze entro il 31 gennaio 2026, permettendo il monitoraggio costante degli esiti attraverso i propri canali digitali.

Inps, misure di sostegno al reddito: ecco le novità del 2026 per lavoratori e famiglie

La legge di Bilancio 2026 ha delineato il quadro normativo inerente le modalità di sostegno al reddito da parte dell’Inps, introducendo modifiche strutturali per garantire una rete di protezione sociale più efficace. Secondo quanto illustrato nella circolare numero 1 del 15 gennaio 2026, l’Inps gestirà le nuove risorse destinate ai lavoratori e nuclei familiari, con particolare attenzione alla continuità dei trattamenti di integrazione salariale. Le misure di sostegno al reddito includono proroghe per le aree di crisi industriale e innovazioni nelle modalità di erogazione degli indennizzi. L’azione dell’istituto di previdenza si concentra sulla digitalizzazione dei processi e sulla semplificazione dell’accesso ai sussidi, dando priorità ai più fragili e ai percettori di Naspi, nonché ai soggetti disoccupati che intendano sfruttare le opportunità dell’autoimpiego.

A chi spetta il sostegno al reddito Inps 2026?

Inps, misure di sostegno al reddito: ecco le novità del 2026 per lavoratori e famiglie

Il diritto a beneficiare degli interventi dell’Inps a sostegno del reddito previsti per l’anno 2026 riguarda una platea diversificata di destinatari, che spazia dai dipendenti di grandi gruppi industriali ai lavoratori dello spettacolo. In particolare, il trattamento straordinario di integrazione salariale è stato prorogato per le imprese operanti in aree di crisi complessa e per il gruppo ex Ilva. Una novità rilevante concerne l’indennità di discontinuità per il settore dello spettacolo, con il limite di reddito Irpef fissato a 35 mila euro. Per quanto riguarda la tutela della genitorialità, il congedo parentale è stato esteso, permettendo la fruizione fino ai 14 anni di vita del bambino. Di seguito si riportano le principali categorie interessate dalle proroghe e dalle nuove soglie:

  • lavoratori di imprese in aree di crisi industriale;
  • dipendenti di aziende del settore call center con oltre 50 unità;
  • lavoratori socialmente utili, con convenzioni attive fino al 31 dicembre 2026;
  • attori cinematografici con almeno 15 giornate di contributi nell’anno precedente;
  • genitori lavoratori dipendenti, sia per le nascite sia per le adozioni.

Come posso richiedere il nuovo bonus dell’Inps

La presentazione delle domande delle misure di sostegno al reddito deve avvenire attraverso i servizi telematici dell’istituto previdenziale, rispettando i nuovi criteri di erogazione stabiliti dal legislatore. Per l’incentivo all’autoimprenditorialità, ovvero l’anticipazione della Naspi, il pagamento non avviene più in un’unica soluzione, ma in due rate. La prima rata, pari al 70 per cento dell’importo totale, viene corrisposta subito mentre la seconda, del restante 30 per cento, viene erogata dopo la verifica della mancata rioccupazione. Tuttavia, è fondamentale che il lavoratore comunichi tempestivamente al datore di lavoro e all’ente previdenziale qualsiasi variazione dell’attività lavorativa durante la fruizione degli ammortizzatori, al fine di evitare la decadenza dal beneficio. Le domande per i trattamenti straordinari richiedono spesso la stipula di accordi in sede governativa presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. È inoltre opportuno monitorare i messaggi procedurali che l’istituto pubblicherà nel corso dell’anno per gestire le singole scadenze.

Saras da raffineria a deposito? Sarroch e il rischio deindustrializzazione

Il nuovo anno, in Sardegna, è iniziato con il timore di una nuova crisi industriale. Secondo alcune fonti, lo storico impianto Saras di Sarroch, comune a una ventina di km a sud-ovest di Cagliari, potrebbe mettere fine alle attività di raffinazione del petrolio per diventare un semplice magazzino di stoccaggio. A un anno e mezzo dal passaggio di proprietà dalla famiglia Moratti alla multinazionale olandese con passaporto svizzero Vitol, il destino del polo pare segnato: deindustrializzazione. Il colosso energetico, che ha rilevato la Saras a giugno 2024, potrebbe così mettere mano alla strategia industriale dell’impianto, uno dei più importanti del Mediterraneo, da cui arriva un quinto dei carburanti usati in Italia.

Saras da raffineria a deposito? Sarroch e il rischio deindustrializzazione
Gli impianti della SARAS a Sarroch (Ansa).

Il passaggio dai Moratti alla Vitol

Fondata nel 1962 da Angelo Moratti, la Saras – Società Anonima Raffinerie Sarde – con l’inaugurazione dello stabilimento di Sarroch segnò l’industrializzazione della Sardegna diventando uno dei simboli dell’Italia del boom economico.

Saras da raffineria a deposito? Sarroch e il rischio deindustrializzazione
Il lancio della Saras in una foto d’archivio degli Anni 60 (Ansa).

La società è rimasta nelle mani della famiglia milanese per 62 anni, scanditi nel 2006 da una a dir poco sfortunata quotazione in Borsa e poi da un mesto addio a Piazza Affari nel settembre 2024, con la scalata di Vitol a un prezzo da saldo di 1,75 euro per azione. Gli svizzeri-olandesi hanno pagato meno di 2 miliardi di euro, mentre Saras era sbarcata in Borsa a un valore di 6 miliardi.

Saras da raffineria a deposito? Sarroch e il rischio deindustrializzazione
Massimo Moratti nel 2013 (Imagoeconomica).

Posti di lavoro a rischio

Finanza a parte, se davvero Vitol decidesse di chiudere le attività di raffinazione o ridimensionarle, per la Sardegna e per l’Italia l’impatto sarebbe pesantissimo. A Sarroch lavorano 1.500 dipendenti, la maggior parte dei quali si trasformerebbero automaticamente in esuberi, perché l’impianto fa perlopiù raffinazione (15 milioni di tonnellate di petrolio lavorato all’anno) oltre a produrre energia elettrica (più di 3,5 miliardi di kWh/anno nel 2023, pari a circa il 42 per cento dei consumi della Sardegna). Un deposito, anche avanzato, richiederebbe una forza lavoro ridotta (circa 3/400 unità). In più c’è tutto l’indotto attorno alla raffineria: si stima che la Saras dia indirettamente lavoro a circa 8 mila persone. Per Cagliari e la Sardegna sarebbe drammatico e per il governo Meloni un nuovo fronte aperto.

Bozza decreto Pnrr 2026: via all’obbligo di conservare le ricevute dei Pos per 10 anni

Nella bozza del decreto Pnrr 2026, si prevede l’eliminazione dell’obbligo di conservazione delle ricevute del Pos, misura che mira a snellire le procedure burocratiche delle attività produttive e a favorire i consumatori. Il testo è emerso come parte integrante delle riforme necessarie per la digitalizzazione e la trasparenza amministrativa. L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’articolo 8 del provvedimento, che punta a razionalizzare gli adempimenti previsti dal decreto legislativo numero 33 del 2013. Tale intervento legislativo riconosce che il mantenimento fisico degli scontrini emessi dai terminali di pagamento rappresenta un onere spesso gravoso e non più coerente con le moderne infrastrutture digitali. Pertanto, la semplificazione intende rimuovere i cosiddetti doppioni documentali che appesantiscono la gestione quotidiana senza apportare un reale beneficio ai fini della tracciabilità. Quest’ultima è garantita, invece, dai flussi bancari e dai documenti aventi valore fiscale.

Obbligo di conservazione delle ricevute Pos, quali novità nel 2026?

Bozza decreto Pnrr 2026: via all’obbligo di conservare le ricevute dei Pos per 10 anni
Pos, pagamenti elettronici (Imagoeconomica).

La principale novità introdotta dalla bozza del decreto Pnrr 2026, contenente le «Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano
nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di coesione» e recante, all’articolo 8, le «Semplificazioni in materia di obblighi amministrativi e di pubblicazione per amministrazioni e imprese», riguarda l’abrogazione dell’onere di conservare i supporti cartacei generati dai pagamenti con carta di debito, carta di credito o carta prepagata. La modifica è giustificata dal fatto che queste ricevute non costituiscano documenti contabili necessari per la redazione del bilancio o per la dichiarazione dei redditi. In sintesi, i punti principali della riforma prevedono:

  • l’eliminazione dell’obbligo di archiviazione per cittadini e imprese;
  • il superamento della valenza della ricevuta cartacea come prova fiscale esclusiva;
  • la centralità dei documenti fiscali standard per i controlli delle autorità;
  • la riduzione dei costi di gestione documentale per gli esercenti.

Le finalità di verifica possono essere perseguite tramite la documentazione fiscale ufficiale, rendendo inutile la sovrapposizione di ricevute non rilevanti ai fini del Codice civile.

Per quanto tempo bisogna conservare gli scontrini del Pos?

La normativa tuttora in vigore, reperibile all’articolo 2220 del Codice civile, prevede la conservazione della documentazione per 10 anni. Tuttavia, la bozza del decreto Pnrr 2026 stabilisce che questo termine non sia più applicabile alle ricevute dei terminali abilitati.

La scelta di eliminare il vincolo deriva dalla natura della ricevuta Pos, considerata una mera prova di avvenuto pagamento. Poiché non influisce direttamente sulla determinazione del reddito, il legislatore ha ritenuto opportuno sollevare i soggetti economici da un adempimento considerato oneroso e non strettamente necessario agli obiettivi di trasparenza.

Rottamazione 2026, stop ai pignoramenti: come bloccare i fermi amministrativi entro il 30 aprile

L’invio della domanda di adesione alla Rottamazione quinquies, da effettuarsi entro il termine perentorio del 30 aprile 2026, non rappresenta solo una scelta di risparmio economico, ma un vero «scudo legale» per il patrimonio del contribuente. Una volta presentata l’istanza, scatta un regime di protezione che congela le azioni aggressive del Fisco, garantendo al debitore l’ossigeno necessario per riorganizzare le proprie finanze.

Rottamazione 2026, stop ai pignoramenti: effetti immediati della domanda di adesione

Rottamazione 2026, stop ai pignoramenti: come bloccare i fermi amministrativi entro il 30 aprile
La prima pagina del sito dell’Agenzia delle entrate (Ansafoto).

Il primo effetto immediato dell’invio della domanda è il blocco delle nuove azioni cautelari ed esecutive. L’Agente della Riscossione non può iscrivere nuovi fermi amministrativi, né ipoteche sugli immobili, fatti salvi quelli già presenti alla data di presentazione. Ancora più rilevante è lo stop alle procedure esecutive: non possono essere avviati nuovi pignoramenti e quelli già in corso devono fermarsi, a meno che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo. Sotto il profilo amministrativo, il debitore beneficia di uno status di “limbo positivo”: non è considerato inadempiente ai sensi degli articoli 28-ter e 48-bis del Dpr 602/73. Questo significa che le Pubbliche Amministrazioni non possono bloccare i pagamenti dovuti al contribuente a causa di debiti esattoriali pendenti. Inoltre, un vantaggio cruciale per le imprese è la possibilità di ottenere il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), essenziale per partecipare ad appalti e ricevere saldi contrattuali.

Aderire alla definizione agevolata 2026: pagamenti sospesi e rilascio Durc

Dalla data di presentazione dell’istanza e fino alla scadenza della prima (o unica) rata del piano di rottamazione, sono sospesi gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere. In parallelo, la legge prevede la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza dei carichi inseriti nella domanda, garantendo che il tempo necessario per la lavorazione della pratica non danneggi il credito dello Stato. Al contempo, il cittadino è tutelato da azioni improvvise.

Ripescaggio dei decaduti: chi può rientrare nella Quinquies dopo il fallimento delle precedenti sanatorie

Una delle novità più attese riguarda la possibilità di ripescaggio per chi sia decaduto dalle precedenti definizioni agevolate (come la Ter o la Quater). L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’accesso è consentito anche a chi non ha onorato i vecchi piani di rottamazione, a patto che i carichi rientrino nell’ambito applicativo della Quinquies. Tuttavia, il perimetro è circoscritto ai debiti per omessi versamenti di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali (per esempio, liquidazione e controllo automatico) e contributi Inps dichiarati e non versati. Restano esclusi gli importi derivanti da attività di accertamento (ovvero le somme chieste a seguito di verifiche e rettifiche degli uffici). Insieme con il proprio consulente, il contribuente deve quindi analizzare il Prospetto Informativo per isolare i carichi «ripescabili» e assicurarsi che la domanda venga inviata correttamente, trasformando il debito in un piano di rientro sostenibile e protetto.