Nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un incremento dello 0,2 per cento rispetto a novembre e dell’1,2 per cento su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +1,1 per cento rilevato a novembre. I dati, diffusi dall’Istat, confermano le stime preliminari sull’andamento dell’inflazione. Considerando l’intero 2025, l’aumento medio dei prezzi al consumo si attesta all’1,5 per cento, in crescita rispetto all’1 per cento del 2024. Più marcato il rialzo del carrello della spesa: a dicembre i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona passano da +1,5 per cento a +1,9 per cento, mentre nella media annua l’incremento sale dal +2 per cento del 2024 al +2,4 per cento del 2025.
L’inflazione pesa soprattutto sulle famiglie meno abbienti
L’aumento dei prezzi nel 2025 coinvolge tutte le tipologie di famiglie, ma colpisce in misura più accentuata il 20 per cento dei nuclei con i livelli di spesa più bassi, per i quali l’inflazione Ipca passa dallo 0,1 per cento del 2024 all’1,7 per cento del 2025. Per il gruppo con la spesa più elevata l’indice cresce dall’1,6 per cento all’1,7 per cento. Secondo l’Istat, la differenza è legata al maggiore peso dei beni, in particolare energetici, nei bilanci delle famiglie meno abbienti, mentre i servizi incidono di più su quelle con livelli di spesa più alti. Il divario tra famiglie più ricche e più povere si è così quasi azzerato, dopo il forte scarto registrato nel 2022.
Franco Mari (Avs): «L’inflazione sale e il governo se ne frega»
Sul tema è intervenuto anche Franco Mari, capogruppo di AVS in commissione Lavoro alla Camera, affermando: «Nel 2025 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5 per cento, in accelerazione dall’1 per cento nel 2024. Lo conferma l’Istat, dati che il paese conosce sulla propria pelle, come sa che una persona laureata il Germania guadagna l’80 per cento in più di quanto può avere qui da noi, allarme lanciato ieri dal governatore della Banca d’Italia Panetta. Il paradosso è che il governo non ha alcun interesse ad affrontare queste piaghe, se ne frega, preferisce promuovere referendum per sfasciare la magistratura e cercare nemici ovunque».
Con l’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026, il risparmio per il contribuente si concretizza nell’eliminazione di diverse voci, consistenti in sanzioni, interessi e oneri vari, che solitamente appesantiscono le cartelle esattoriali. Anche la legge di Bilancio 2026 agevola chi ha debiti verso il Fisco, tenuto a corrispondere solo la quota capitale, ovvero l’imposta o il contributo inizialmente non versato. Risultano totalmente stralciate, pertanto, le sanzioni amministrative, gli interessi di mora e il cosiddetto aggio, cioè il compenso che spetta all’agente della riscossione per l’attività svolta. Questa impostazione ricalca quanto già visto nelle passate rottamazioni, ma con una differenza sostanziale in termini temporali: in questa edizione rientrano, infatti, anche i debiti più recenti, affidati per tutto l’anno 2023. Si offre una via d’uscita anche a chi abbia accumulato pendenze durante la ripresa post-pandemica.
Cosa non si paga e quali sanzioni sono abbattute con la Rottamazione quinquies del 2026?
La schermata del portale dell’Agenzia delle Entrate (Ansafoto).
L’abbattimento di sanzioni, interessi di mora e costi accessori rappresenta il maggior vantaggio, in termini economici, per chi aderirà alla Rottamazione quinquies entro il 30 aprile 2026. Secondo stime basate anche sulle passate edizioni della definizione agevolata, in alcuni casi il debito complessivo può ridursi di una quota superiore al 40 per cento. Nello specifico, le voci eliminate sono:
le sanzioni collegate ai tributi o ai contributi;
gli interessi di mora previsti dal decreto del presidente della Repubblica numero 602 del 1973;
le sanzioni e le somme aggiuntive dovute agli enti previdenziali (Inps);
l’aggio della riscossione, precedentemente dovuto al 3 o 6 per cento;
gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo.
Rottamazioni a confronto: cosa cambia nel 2026?
La Rottamazione quinquies introduce una flessibilità nei pagamenti mai vista prima. Mentre la Rottamazione quater prevedeva un massimo di 18 rate in cinque anni, la versione 2026 triplica la durata del piano di rientro, portandolo a 54 rate spalmate su quasi dieci anni.
Inoltre, la Quinquies è particolarmente inclusiva, poiché permette di recuperare anche i debiti relativi a precedenti sanatorie non perfezionate o decadute entro il 30 settembre 2025. Tuttavia, come sottolineato in precedenza, l’aumento del tasso di interesse al 3 per cento richiede una pianificazione finanziaria più attenta rispetto al passato, nonostante la rata mensile risulti più leggera grazie alla maggiore diluizione nel tempo.
Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio contenente le istruzioni operative per presentare la domanda di Ape sociale 2026. La comunicazione interessa, in particolare, chi ha diritto di andare in pensione in anticipo quest’anno avendo compiuto l’età di 63 anni e cinque mesi e sia in possesso di specifici requisiti. Proprio questi ultimi sono oggetto di accertamento da parte dell’istituto di previdenza che, a tal proposito, informa gli interessati delle modalità di riconoscimento delle condizioni di accesso alla misura previdenziale. La proroga stabilita dalla legge di Bilancio 2026 (L. 199 del 30 dicembre 2025) garantisce continuità al sussidio per tutto l’anno in corso, stanziando nuove risorse finanziarie per coprire la spesa prevista fino al 2031. Tuttavia, per ottenere il beneficio, è necessario seguire un iter amministrativo preciso che prevede una doppia istanza nel caso in cui i requisiti siano già maturati.
Ape sociale, quali sono le modalità per andare in pensione prima nel 2026?
Lavoratore addetto a mansioni usuranti (Freepik).
L’accesso all’Ape sociale, così come prorogato per quest’anno dalla Manovra 2026, richiede innanzitutto l’invio di una domanda di verifica delle condizioni. Il messaggio Inps numero 128 del 14 gennaio 2026 stabilisce tre finestre temporali entro cui presentare l’istanza:
entro il 31 marzo 2026;
entro il 15 luglio 2026;
non oltre il 30 novembre 2026.
Le domande inviate oltre i primi due termini sono prese in considerazione solo se residuano le coperture finanziarie necessarie. Per inoltrare la pratica è possibile utilizzare il portale istituzionale tramite identità digitale, oppure rivolgersi ai patronati o al contact center. Se il richiedente possiede già tutti i requisiti al momento della certificazione, deve presentare contemporaneamente la domanda vera e propria di pensione 2026 per evitare la perdita di ratei pregressi.
Quali sono i requisiti per avere l’ape sociale?
Per ottenere l’indennità corrispondente a un trattamento di pensione anticipata, oltre all’età i soggetti devono appartenere a specifiche categorie tutelate. La normativa individua i profili meritevoli di tutela:
nei disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali;
nei i lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente con handicap grave;
negli invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento;
nei dipendenti che svolgono un lavoro usurante o attività gravose.
L’anzianità contributiva richiesta varia tra 30 e 36 anni a seconda della categoria di appartenenza. Per le donne è prevista una riduzione dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. È fondamentale che lo stato di bisogno o la condizione professionale siano certificati secondo le procedure indicate dall’istituto di previdenza.
Anche per l’anno 2026, l’esenzione dal pagamento del canone tv rappresenta un’agevolazione fondamentale per diverse categorie di contribuenti, tra le quali le persone anziane, che possono alleggerire il carico fiscale attraverso la presentazione di una specifica domanda. È opportuno ricordare che l’imposta viene addebitata in maniera automatica nelle bollette dell’energia elettrica. Tuttavia, la normativa vigente permette di ottenere un esonero totale o parziale qualora sussistano determinati requisiti anagrafici o tecnici. In particolare, l’esonero spetta a chi non detenga apparecchi televisivi o a chi abbia superato i 75 anni con redditi contenuti. La scadenza per presentare la domanda di esenzione è fissata al 31 gennaio 2026.
A chi spetta l’esenzione dal pagare il canone tv 2026
Caro bollette utenza elettrica con canone tv (Imagoeconomica).
Il diritto a beneficiare dell’esonero dal pagamento del canone tv 2026 spetta principalmente a due categorie di soggetti intestatari di un’utenza elettrica. In primo luogo, possono presentare domanda i cittadini che compiano l’età di 75 anni entro il 31 gennaio 2026, a condizione che la somma dei redditi del richiedente e del coniuge non superi la soglia di 8 mila euro annui. Inoltre, nel nucleo familiare non devono essere presenti conviventi con reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti. In secondo luogo, l’esenzione è prevista per i titolari di un’utenza elettrica residenziale che non detengano alcun apparecchio televisivo in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza. Altre categorie incluse nel beneficio sono:
i diplomatici stranieri;
i militari stranieri;
i funzionari di organizzazioni internazionali.
Assieme a questi requisiti, occorre ricordare che per i non possessori di apparecchi riceventi l’istanza va rinnovata annualmente, poiché la validità è limitata alla singola annualità di riferimento.
Chi non paga il canone Rai 2026?
Per identificare correttamente i profili esenti, occorre valutare la situazione economica e la composizione del nucleo familiare in relazione alle scadenze temporali. Se il compimento del 75° anno di età avviene entro il 31 gennaio 2026, l’esonero copre l’intera annualità. Diversamente, per compleanni festeggiati tra il 1° febbraio e il 31 luglio 2026, si ha diritto all’esenzione dal pagamento del canone tv solo per il secondo semestre, ovvero per il periodo che va da luglio a dicembre. L’esonero deve essere comunicato tramite una dichiarazione sostitutiva. Per esempio, se un utente invia la richiesta entro il 15 del mese, l’addebito in bolletta viene interrotto dalla rata relativa al mese successivo a quello di invio.
Come presentare domanda di esonero?
Studio televisivo (Imagoeconomica).
In merito alle modalità di invio della domanda di esonero dal canone tv, l’Agenzia delle Entrate conferma i canali ufficiali già utilizzabili nello scorso anno. Il contribuente può procedere in modo autonomo o avvalersi dell’assistenza di intermediari abilitati. Le opzioni disponibili per i cittadini includono:
l’applicazione web ufficiale dell’Agenzia delle Entrate;
l’assistenza presso le sedi territoriali del CAF;
l’invio di una raccomandata senza busta all’indirizzo di Torino.
Nel caso di spedizione postale, il plico va indirizzato alla Direzione Provinciale I di Torino, Ufficio Canone TV, Casella postale 22, 10121 Torino (To). Sia che si scelga la via telematica, sia quella cartacea, è fondamentale rispettare il termine del 31 gennaio 2026 per ottenere la copertura totale. Tuttavia, chi perde i requisiti segnalati durante l’anno, magari superando la soglia di reddito di 8.000 euro, ha l’obbligo di presentare una dichiarazione di variazione dei presupposti. La procedura rimane dunque incentrata sulla responsabilità del cittadino nel dichiarare periodicamente la propria situazione.
Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli rispetto all’indicatore del 2025? Il nuovo metodo di calcolo del valore della situazione economica equivalente è stato spiegato dall’Inps con un nuovo messaggio utile a fornire le indicazioni operative per l’adeguamento alle novità della legge di Bilancio di quest’anno. Presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) nei tempi giusti è indispensabile per trasmettere la domanda di una prestazione erogata dall’Inps o per continuare a fruire di specifiche agevolazioni familiari. Rispetto al sistema precedente, la normativa stabilisce parametri sensibilmente favorevoli per i nuclei con più figli, facilitando il mantenimento dei sussidi. Pertanto, le nuove maggiorazioni e le soglie di franchigia ridisegnano l’accesso al welfare, premiando la natalità e riducendo il peso del patrimonio immobiliare nel calcolo finale.
Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli?
Preoccupazione delle famiglie per il caro-vita e richiesta di prestazioni dell’Inps (Imagoeconomica).
La presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) dal 1° gennaio 2026 è necessaria per tutti i nuclei che intendano accedere o confermare i sostegni economici. Nel messaggio numero 102 del 12 gennaio, l’Inps chiarisce che le modifiche di calcolo dell’Isee riguardano le maggiorazioni sui coefficienti della scala di equivalenza e la franchigia sulla propria abitazione. Rispetto al 2025, la maggiorazione del 2026 per i nuclei con tre figli passa da 0,20 a 0,25; per le famiglie con quattro figli, la maggiorazione sale da 0,35 a 0,40; infine, per le famiglie con cinque o più figli, la maggiorazione passa da 0,50 a 0,55. Inoltre, la corretta applicazione della scala di equivalenza permette di ottenere importi più elevati della prestazione richiesta. Il ricalcolo automatico operato dall’ente assicura che, laddove il nuovo indicatore risulti più favorevole, l’importo della prestazione venga adeguato senza necessità di una nuova istanza da parte del genitore o del richiedente.
Nuovo Isee 2026, maggiorazioni e franchigie di calcolo con tre figli
A prescindere dal numero dei figli, nel calcolo dell’Isee 2026 la soglia base di deduzione per l’immobile di residenza subisce un aumento significativo rispetto al 2025, passando dai 52 mila 500 euro dello scorso anno ai 91 mila 500 euro del 2026. Tuttavia, il valore della franchigia sulla casa situata in una Città Metropolitana viene elevato a 120 mila euro. Il numero dei figli conta per l’ulteriore incremento di franchigia sulla prima casa. Infatti, l’incremento del valore è di 2 mila 500 euro per ogni figlio successivo al primo. Pertanto, per famiglie di tre figli occorre considerare una franchigia aggiuntiva di 5 mila euro rispetto al valore da portare in detrazione sulla prima casa, di 91 mila 500 euro o 120 mila euro.
Chi deve fare domanda di Dsu per non perdere i bonus Inps?
Casa di proprietà (Imagoeconomica).
Le prestazioni erogate dall’Inps che beneficiano del calcolo più vantaggioso sono limitate a cinque categorie specifiche. Per tutte le altre misure, restano validi gli indicatori ordinari. L’elenco comprende:
l’Assegno di inclusione (Adi);
il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
il bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
il bonus nuovi nati.
Si ricorda che per la Dsu precompilata si conferma l’esclusione automatica dal patrimonio mobiliare dei titoli di Stato e buoni fruttiferi postali fino a 50 mila euro per nucleo, come stabilito dal messaggio dell’Inps 1895 del 16 giugno 2025. Diversamente, per la modalità autodichiarata, l’esclusione deve essere effettuata dal richiedente secondo le indicazioni dell’istituto, reperibili nella circolare numero 7 del 3 aprile 2025.
Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio nel quale elenca 5 bonus destinati alle famiglie che necessitano dell’aggiornamento dell’Isee alle novità e alle modalità di calcolo del 2026 per non subire l’interruzione del pagamento. Il rinnovo tempestivo dell’indicatore risulta indispensabile, pertanto, sia per presentare nuove istanze, sia per mantenere i pagamenti delle prestazioni di sostegno al reddito e all’inclusione già in corso. La normativa introdotta con la legge di Bilancio di quest’anno ha stabilito criteri di calcolo sensibilmente più vantaggiosi per le famiglie con figli, puntando a una maggiore equità sociale. A tal proposito, l’Inps ha già adeguato i propri sistemi informatici per applicare le nuove franchigie e le maggiorazioni previste. Questa operazione risulta determinante per definire correttamente la platea dei beneficiari dei bonus erogati dall’istituto di previdenza, in modo da assicurare che il sostegno economico raggiunga i nuclei che ne hanno effettivamente diritto.
Chi deve fare domanda del nuovo Isee 2026 per non perdere i bonus Inps
Una ragioniera lavora ad un modello 730 (Ansafoto).
I soggetti che percepiscono prestazioni assistenziali o di sostegno al reddito devono presentare la nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a partire dal 1° gennaio 2026. L’aggiornamento è necessario per chi beneficia di bonus quali l’Assegno di inclusione o il Supporto per la formazione e il lavoro, poiché l’omissione del rinnovo potrebbe causare la sospensione dei pagamenti. L’Inps ha specificato che le procedure informatiche sono già pronte per accogliere i nuovi dati. Qualora una domanda presentata all’inizio dell’anno dovesse risultare respinta sulla base del vecchio indicatore, l’istituto procederà a un riesame d’ufficio non appena sarà disponibile il calcolo più favorevole. Questo meccanismo di tutela automatica evita che i cittadini debbano presentare ulteriori ricorsi o integrazioni, garantendo la continuità dei sussidi previsti dalla legge di Bilancio 2026 per le fasce più fragili della popolazione.
Quali sono i bonus 2026 per le famiglie
Le prestazioni che richiedono obbligatoriamente il calcolo del nuovo Isee, secondo quanto stabilito dal messaggio 102 dell’Inps, sono limitate a cinque specifiche categorie di sostegno. Pertanto, i bonus interessati sono i seguenti:
Assegno di inclusione (Adi);
Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
Assegno unico e universale per i figli a carico;
bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
bonus nuovi nati.
Per tutte le altre prestazioni non elencate, continuano ad applicarsi gli indicatori calcolati secondo le modalità ordinarie. Risulta fondamentale distinguere queste misure poiché i nuovi criteri di calcolo, più vantaggiosi rispetto al passato, si applicano esclusivamente a questo pacchetto di interventi per il sostegno alla natalità e alla coesione sociale. La presentazione della Dsu precompilata rimane la via consigliata, poiché permette di escludere automaticamente dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali fino a un valore di 50 mila euro.
Cosa cambia nell’Indicatore della situazione economica equivalente 2026
La principale novità dell’Isee 2026 riguarda l’innalzamento delle franchigie sulla casa di abitazione e il potenziamento della scala di equivalenza per chi ha figli. Il valore dell’immobile in cui risiede il nucleo familiare viene ora abbattuto in misura maggiore, riducendo l’indice finale e permettendo a più famiglie di rientrare nelle soglie di accesso.
Oltre a questi importi, la scala di equivalenza viene corretta con maggiorazioni crescenti: si parte da 0,10 per due figli, fino ad arrivare a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli. Tali parametri rendono il calcolo più favorevole per le famiglie numerose.
Quando si fa l’Isee 2026 per l’Assegno unico
Per quanto riguarda l’Assegno unico e universale, l’Inps ha previsto una fase transitoria per tutelare i percettori. Nei mesi di gennaio e febbraio 2026, l’importo dell’assegno viene calcolato sulla base dell’Isee valido al 31 dicembre 2025. Questa deroga temporanea serve a garantire la regolarità degli accrediti nelle more del rinnovo della documentazione. Tuttavia, a partire dalla mensilità di marzo 2026, l’erogazione della cifra corretta e delle eventuali maggiorazioni dipenderà esclusivamente dalla presenza di un indicatore aggiornato. Se la Dsu non viene presentata entro la fine di febbraio, l’istituto corrisponderà l’importo minimo previsto dalla normativa. Una volta ottenuto il nuovo valore, l’ente provvederà a conguagliare le somme spettanti a partire dal mese di presentazione della domanda, ricalcolando gli importi secondo i parametri più vantaggiosi definiti per l’anno 2026.
Bonus Inps di 1000 euro: a chi spetta
Bonus nuovi nati e asili nido, due sostegni dell’Inps per l’infanzia (Freepik).
Il bonus nuovi nati, introdotto dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, è destinato ai genitori per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026. Per ottenere questo beneficio, che ammonta a 1000 euro, è necessario possedere un Isee che rispetti i limiti reddituali stabiliti dalla normativa vigente. Grazie alle nuove regole di calcolo, molte famiglie che in precedenza superavano le soglie d’accesso potrebbero ora rientrare nel beneficio, proprio per via delle franchigie immobiliari più elevate e delle maggiorazioni per i figli conviventi. La domanda deve essere inoltrata telematicamente all’istituto per ricevere il pagamento in un’unica soluzione. È importante ricordare che, nel caso di presentazione della Dsu in modalità autodichiarata, il cittadino deve indicare manualmente l’esclusione dei titoli di risparmio postale o di Stato fino a 50 mila euro, operazione che invece avviene in automatico utilizzando i modelli precompilati messi a disposizione dall’ente.
I contributi per l’innovazione delle imprese del 2026 rappresentano una risorsa strategica per il sistema produttivo nazionale a sostegno dei progetti per la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale a elevato profilo tecnologico. Le imprese sono chiamate a ultimare i preparativi per l’apertura della piattaforma telematica, prevista per le 10.00 del 14 gennaio 2026. Gli Accordi per l’innovazione si inseriscono in un quadro di politica industriale volto a rafforzare la competitività in settori chiave, grazie allo stanziamento del ministero delle Imprese e del Made in Italy di una dote di 731 milioni di euro. Il Mimit ha strutturato il bando per favorire sia la crescita delle singole realtà sia le collaborazioni sistemiche, garantendo una gestione dei flussi finanziari attraverso lo sportello di Mediocredito Centrale. La procedura rimarrà attiva fino al 18 febbraio 2026, salvo esaurimento anticipato delle risorse disponibili per le diverse aree di intervento previste dal provvedimento ministeriale.
Contributi innovazione imprese, quali incentivi domandare nel 2026?
Impresa di macchinari per la produzione di fibre plastiche (Imagoeconomica).
La ripartizione dei fondi destinati ai contributi per l’innovazione delle imprese del 2026 è stata studiata per coprire otto ambiti tecnologici fondamentali. La quota principale degli Accordi per l’innovazione, pari a 530 milioni di euro, è indirizzata verso i comparti dell’automotive, dei trasporti, dei materiali avanzati, della robotica e dei semiconduttori. Un secondo pilastro da 161 milioni di euro riguarda le tecnologie quantistiche, le reti di telecomunicazione e i cavi sottomarini, mentre 40 milioni di euro sono vincolati a progetti relativi alla realtà virtuale e aumentata. Una clausola rilevante stabilisce che il 34 per cento della dotazione totale sia riservata a iniziative localizzate nel Mezzogiorno. Qualora tale riserva non venisse utilizzata interamente, i fondi residui saranno ridistribuiti tra le altre regioni. È fondamentale che ogni soggetto proponente non compaia come capofila in più di una singola istanza, sebbene le aziende collegate possano presentare progetti congiunti attraverso raggruppamenti temporanei di imprese.
Cosa sono gli Accordi per l’innovazione 2026?
Il bando permette alle imprese di qualsiasi dimensione, incluse quelle artigiane, di accedere alle agevolazioni per investimenti compresi tra cinque e 40 milioni di euro. Per partecipare è necessario aver approvato almeno due bilanci alla data di presentazione della domanda. La partecipazione è estesa ai centri di ricerca e, per specifici ambiti come il quantum computing e le tlc, anche alle imprese di servizi. I progetti devono avere una durata variabile tra 18 e 36 mesi e l’avvio delle attività deve avvenire obbligatoriamente dopo l’invio della candidatura. Le imprese interessate devono considerare, necesssariamente, che:
la presentazione della domanda deve avvenire tramite il sito di Mediocredito Centrale;
i soggetti co-proponenti per progetto devono essere al massimo cinque;
non è previsto il cumulo degli Accordi per l’innovazione con altri aiuti di Stato, ovvero è consentito solo con agevolazioni non classificabili come tali e nel limite dei costi sostenuti;
si può collaborare con organismi di ricerca;
sono ammissibili le società di persone in contabilità ordinaria;
le imprese partecipanti sono obbligate a firmare un accordo con il ministero e con le Regioni cofinanziatrici;
deve essere definito l’avvio dell’investimento come primo impegno giuridicamente vincolante.
Cosa prevede la Finanziaria 2026?
La procedura di assegnazione dei contributi del Mimit prevede la possibilità di fruire di un mix di sovvenzionidirette e, su richiesta, di finanziamenti agevolati. L’intensità dell’aiuto varia in base alla dimensione dell’impresa, con meccanismi di premialità che possono incrementare l’incentivo finale. Le spese ammissibili includono i costi del personale interno per le ore dedicate alla partecipazione al progetto e l’acquisto di attrezzature specifiche.
Il decreto attuativo della misura prevede anche la possibilità di beneficiare di una maggiorazione del 15 per cento che scatta se il progetto:
viene realizzato integralmente nel Sud Italia;
coinvolge attivamente le piccole e medie imprese (Pmi);
prevede la partecipazione rilevante di organismi di ricerca.
Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato una nota per ricordare ai lavoratori dello spettacolo che siano rimasti disoccupati o che abbiano subito dei periodi di inattività involontaria, della possibilità di richiedere l’indennità di discontinuità anche nel 2026. L’ammortizzatore sociale, introdotto originariamente dal decreto legislativo 175/2023, mira a sostenere sia i lavoratori autonomi sia i subordinati a tempo determinato che operino in un settore caratterizzato da cicli lavorativi frammentati. Attraverso la prestazione, il legislatore riconosce la peculiarità delle professioni artistiche e tecniche, fornendo un aiuto concreto per affrontare le pause contrattuali. L’Inps, inoltre, chiarisce che il beneficio viene erogato in un’unica soluzione, previa presentazione di un’apposita istanza telematica. Risulta dunque essenziale monitorare le scadenze e i criteri di accesso stabiliti dalla normativa vigente, onde evitare la perdita di un diritto maturato nel corso dell’anno solare precedente a quello di presentazione della domanda.
Quali sono le istruzioni Inps per l’indennità di discontinuità nel 2026?
Flashmob lavoratori dello spettacolo (Imagoeconomica).
Le indicazioni fornite dall’Inps chiariscono i parametri necessari per accedere all’indennità di discontinuità del 2026. La misura è rivolta a diverse categorie professionali iscritte al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo. Innanzitutto, è previsto un limite reddituale Irpef fissato a 35 mila euro per l’anno di imposta 2025. In secondo luogo, il richiedente deve dimostrare la prevalenza del reddito derivante dal settore dello spettacolo. Infine, il decreto 175/2023 fissa ulteriori requisiti contributivi e di residenza. Pertanto, il richiedente deve:
essere cittadino dell’Unione europea o straniero con regolare permesso di soggiorno;
risiedere in Italia da almeno un anno;
aver maturato almeno 51 giornate di contributi nel 2025. Per gli attori di cinema e audiovisivo, la soglia è di 15 giornate nel 2025 oppure 30 giornate nel biennio precedente;
non essere titolare di pensione diretta o di contratti a tempo indeterminato, salvo i casi di lavoro intermittente senza indennità di disponibilità.
L’importo erogato copre un terzo delle giornate accreditate nell’anno precedente.
Come richiedere l’indennità di discontinuità?
La procedura per ottenere l’Indennità di discontinuità è esclusivamente telematica. La domanda deve essere inviata entro il 30 aprile 2026 attraverso il portale ufficiale dell’Inps. In alternativa, i soggetti interessati possono avvalersi del supporto dei patronati o chiamare il contact center multicanale. Quest’ultimo è raggiungibile al numero gratuito 803 164 da rete fissa o al numero 06 164 164 da rete mobile. Si consiglia di preparare tempestivamente la documentazione relativa ai redditi e ai contributi versati, verificando la corretta iscrizione al Fondo Pensione Lavoratori nello Spettacolo. Una volta presentata l’istanza, l’istituto procede alla verifica dei dati e, in caso di esito positivo, liquida la somma spettante direttamente sul conto corrente indicato dal beneficiario. Per agevolare la compilazione, è disponibile un tutorial ufficiale dell’Inps in formato pdf che illustra i passaggi necessari per il corretto invio della richiesta.
Quali sono le novità per i disoccupati nel 2026?
Le recenti modifiche normative hanno introdotto alcuni aggiornamenti rilevanti per il comparto. Per esempio, la legge di bilancio 2026 ha confermato l’estensione della platea dei beneficiari, includendo diverse figure professionali tecniche e amministrative. Per maggiore chiarezza, si propone una sintesi delle principali categorie ammesse:
Tuttavia, è fondamentale ricordare che l’Indennità di discontinuità 2026 non è cumulabile, nello stesso periodo, con altre prestazioni relative alla disoccupazione, come la Naspi. Per questo motivo, l’Inps raccomanda a chi svolge più attività durante l’anno di prestare attenzione a non sovrapporre le giornate già indennizzate o coperte da altri contributi.
La puntualità nell’adempiere alle scadenze fiscali di gennaio 2026 è un segnale di correttezza e trasparenza verso il sistema tributario. A inizio anno, il calendario prevede una serie di obblighi che coinvolgono sia le famiglie sia i soggetti titolari di partita Iva. Innanzitutto, entro il 12 gennaio 2026, i datori di lavoro domestico devono provvedere al versamento dei contributi previdenziali per il quarto trimestre del 2025. L’obbligo riguarda chi impiega assistenti familiari, colf o baby sitter. Successivamente, entro il 15 gennaio 2026, i datori di lavoro sono tenuti a comunicare ai propri collaboratori la volontà di prestare assistenza fiscale diretta per la presentazione del modello 730/2026.
Scadenze fiscali, Cosa si paga il 16 gennaio 2026
Modello 730 di dichiarazione dei redditi (Imagoeconomica).
Tante le scadenze fiscali alle quali i contribuenti devono prestare attenzione in questo inizio anno. Scaduto il pagamento dei contributi previdenziali a favore dei lavoratori domestici, l’adempimento successivo riguarda i contribuenti con liquidazione mensile che devono versare l’imposta dovuta per il mese di dicembre 2025 entro il 16 gennaio 2026. Inoltre, si prevede l’invio telematico degli elenchi Intrastat entro il 26 gennaio prossimo. L’invio accurato dei dati relativi agli scambi comunitari previene anomalie nelle banche dati europee. Nello specifico, tale adempimento riguarda:
le cessioni di beni effettuate nel mese di dicembre 2025;
gli acquisti di servizi ricevuti nel corso del quarto trimestre 2025;
le prestazioni rese a soggetti passivi stabiliti in altri Stati dell’Unione europea.
Pertanto, le imprese devono monitorare con attenzione la documentazione commerciale per rispettare i termini previsti. La conformità a queste regole assicura la regolarità delle operazioni transfrontaliere ed evita contestazioni durante i controlli doganali o fiscali.
Quali sono le scadenze per il pagamento delle tasse
Un appuntamento rilevante è fissato per il 29 gennaio 2026, termine ultimo per sanare eventuali inadempienze dell’anno precedente. In questa data scadono i termini per la presentazione tardiva dei modelli che non sono stati inviati entro il 31 ottobre 2025. Le scadenze fiscali di gennaio 2026 permettono quindi di regolarizzare la posizione di persone fisiche e società tramite l’invio telematico. La trasmissione entro 90 giorni dalla scadenza originaria è l’ultima opportunità per evitare la qualifica di dichiarazione omessa. Nello specifico, il termine riguarda:
il modello Redditi 2025 relativo all’anno 2024;
il modello Irap 2025 per i soggetti con esercizio solare;
il modello 770/2025 per i sostituti d’imposta.
Tuttavia, il versamento delle imposte dovrà includere le sanzioni e gli interessi previsti dal ravvedimento operoso. Questo meccanismo consente di limitare l’impatto economico delle dimenticanze amministrative avvenute nel corso dell’anno precedente.
Calendario fiscale, cosa si paga a fine gennaio 2026
Gli ultimi giorni del mese richiedono attenzione sia sul canone televisivo sia sulla conservazione documentale. Entro il 31 gennaio 2026, i cittadini privi di apparecchio televisivo devono inviare la dichiarazione di non possesso per escludere l’addebito in bolletta per tutto l’anno corrente. Inoltre, entro la stessa data del 31 gennaio 2026, è necessario procedere alla conservazione digitale della contabilità del 2024.
La digitalizzazione dei registri e delle fatture garantisce la reperibilità e l’integrità dei dati in caso di accertamento. Le scadenze fiscali di gennaio 2026 si chiudono quindi con il consolidamento degli archivi fiscali, assicurando che tutta la documentazione obbligatoria sia messa in sicurezza secondo le norme vigenti.
All’atto della presentazione della domanda di adesione alla Rottamazione quinquies, da presentare all’Agenzia delle entrate – Riscossione entro il 30 aprile 2026, il contribuente deve valutare attentamente la convenienza tra il versamento in un’unica soluzione e la dilazione che comporta il pagamento degli interessi. In caso di scelta rateale, infatti, la normativa stabilisce l’applicazione di un tasso del 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026. L’aliquota è fissa e non segue le variazioni degli indici di mercato, rendendo il piano di rientro prevedibile nel tempo. La simulazione del calcolo deve tenere conto che le rate hanno una cadenza bimestrale e sono di pari ammontare, fatta eccezione per eventuali conguagli minimi. L’ammontare di ogni singola rata non può comunque essere inferiore a 100 euro, un limite che serve a garantire l’efficienza della riscossione per i debiti di più piccolo importo.
Simulazione calcolo interessi Rottamazione 2026 su un debito di 10 mila euro
La prima pagina del sito dell’ agenzia delle entrate (Ansafoto).
Per comprendere l’impatto degli interessi, si può ipotizzare un debito fiscale verso l’Agenzie delle entrate – Riscossione, la cui quota capitale sia pari a 10 mila euro, al netto di sanzioni e interessi di mora eliminati dall’adesione alla Rottamazione quinquies secondo la disciplina della legge di Bilancio 2026. Il pagamento del carico fiscale effettuato in un’unica soluzione solleva il debitore dal pagamento degli interessi e del versamento del solo importo capitale. Se l’adesione alla definizione agevolata, da effettuare entro il 30 aprile 2026, dovesse evidenziare la scelta della rateizzazione in 54 rate, l’applicazione del tasso al 3 per cento comporterebbe il pagamento di ulteriori 1.350 euro circa a titolo di interessi. Pertanto, il debito finale salirebbe a 11.350 euro. Per quanto riguarda l’importo della rata mensile, si passerebbe dai 185,18 euro della quota senza interessi, ai 210,18 euro circa della rata comprensiva degli interessi.
Gestione delle scadenze e decadenza
Il rispetto del calendario della Rottamazione quinquies 2026 è fondamentale per mantenere il tasso agevolato del 3 per cento ed evitare il ripristino dei vecchi debiti. Il piano è estremamente lungo, con termine fissato nel maggio 2035, ma la tolleranza per i ritardi è minima. Innanzitutto, il mancato pagamento di due rate comporta l’inefficacia della definizione agevolata 2026. In tale scenario, le somme già versate vengono trattenute a titolo di acconto sull’intero debito originario, comprensivo di sanzioni e interessi pieni. Tuttavia, la sospensione delle vecchie dilazioni fino al 31 luglio 2026 offre una boccata d’ossigeno finanziaria ai debitori, permettendo di pianificare il primo versamento senza il peso di rate pregresse concomitanti.
La nuova legge di Bilancio introduce una distinzione fondamentale per chi risieda nei grandi centri urbani, ovvero nei capoluoghi delle Città Metropolitane, ai fini della determinazione dell’Isee 2026. Infatti la Manovra, riconoscendo il maggior peso economico del patrimonio immobiliare di queste aree, stabilisce che per i nuclei familiari residenti la quota di valore della prima casa, esclusa dal calcolo del patrimonio, salga a 120 mila euro. La misura è stata pensata per bilanciare il valore di mercato spesso elevato degli immobili nelle metropoli, garantendo che il possesso di una prima casa non diventi un ostacolo insormontabile per l’accesso ai sostegni al reddito. La riforma interessa direttamente le famiglie che richiedono l’Assegno unico per i figli e l’Assegno di inclusione, permettendo a una platea più vasta di rientrare nelle soglie di merito.
Quando si fa il nuovo ISEE 2026
Indicatore della situazione economica equivalente – Isee (Imagoeconomica).
La finestra per richiedere l’Isee 2026 si è aperta il 1° gennaio scorso, data a partire dalla quale si può sottoscrivere la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). Per i residenti nelle Città Metropolitane, la Manovra 2026 aumenta la soglia di valore della prima casa da escludere dal calcolo del valore reddituale fino a 120 mila euro (rispetto ai 91.500 euro degli altri comuni, comunque in aumento di circa 40 mila euro sul 2025). La famiglia, inoltre, può applicare un’ulteriore franchigia se sono presenti più figli nel nucleo. Infatti, la normativa prevede un aumento della quota da escludere ai fini della determinazione dell’Isee pari a 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Ciò significa che una famiglia con tre figli residente a Milano o a Roma può escludere dal calcolo patrimoniale un valore immobiliare superiore rispetto a un nucleo più piccolo. Ecco, di seguito, come considerare le soglie di franchigia.
A cosa serve aggiornare l’indicatore della situazione economica?
L’apertura della finestra di presentazione delle domande di rinnovo dell’Isee dal 1° gennaio 2026 rappresenta un passaggio cruciale per confermare il diritto alle prestazioni dell’Inps e alle relative maggiorazioni. La normativa stabilisce che l’istituto previdenziale utilizzi prioritariamente la modalità precompilata, facilitando l’acquisizione dei dati catastali aggiornati. La cooperazione tra l’istituto e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente assicura che il parametro relativo al comune di residenza sia inserito automaticamente, riducendo il rischio di errori nel calcolo della franchigia per l’abitazione. È opportuno presentare la domanda entro il 28 febbraio 2026 per garantire la continuità dei pagamenti dell’Assegno unico per i figli. Nel caso in cui la situazione economica dovesse essere mutata significativamente rispetto a due anni fa, si può optare per l’Isee corrente, purché sussistano le condizioni di variazione reddituale o patrimoniale previste dalla legge.
Quali documenti servono per fare l’ISEE nel 2026 Città Metropolitane?
Una ragioniera lavora ad un modello 730 di dichiarazione dei redditi (Ansafoto).
La documentazione da produrre per la richiesta dell’Isee 2026 deve riflettere la composizione del nucleo e il patrimonio alla data del 31 dicembre 2024. Per chi abita nei capoluoghi metropolitani, non sono richiesti certificati aggiuntivi sulla residenza, poiché il sistema acquisisce il dato in automatico. Restano però fondamentali i documenti che attestino il valore degli immobili e la consistenza dei conti correnti. L’elenco dei dati da verificare comprende, pertanto:
la rendita catastale dell’abitazione principale e delle eventuali pertinenze;
l’estratto conto con saldo e giacenza media dei depositi bancari al 31 dicembre 2024;
la documentazione relativa ai mutui ipotecari residui per l’acquisto della casa;
i dati identificativi di veicoli e imbarcazioni, ora sottoposti ai controlli incrociati con il registro tenuto dall’Aci.
La verifica della corrispondenza tra i dati precompilati e la documentazione cartacea è un passaggio obbligatorio per evitare segnalazioni di difformità.
L’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026 necessita di una distinzione precisa circa la natura dei debiti, specialmente per quanto concerne le multe stradali e le sanzioni amministrative derivanti dal mancato rispetto del Codice della strada. Per questi carichi, la legge di Bilancio 2026 prevede un regime speciale rispetto ai tributi erariali. Il beneficio, infatti, non riguarda la sanzione pecuniaria principale, che deve essere pagata per intero, ma si limita all’abbattimento degli interessi e delle somme maturate a titolo di aggio. Si tratta di una misura volta a decongestionare i carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Inoltre, la presentazione della domanda, che deve avvenire entro il 30 aprile 2026, consente di bloccare l’aumento del debito legato ai ritardi nei pagamenti. Non pagare la sanzione entro la data di scadenza comporta, spesso, il raddoppio dell’importo originario a causa delle maggiorazioni semestrali del 10 per cento.
Multe stradali, requisiti e carichi ammessi alla Rottamazione 2026
I nuovi locali dell’Agenzia delle Entrate di via Finocchiaro Aprile durante l’inaugurazione. Genova (Ansafoto).
Il perimetro di definizione della Rottamazione quinquies 2026 per quanto concerne le violazioni stradali è circoscritto alle sanzioni irrogate dalle amministrazioni dello Stato, come quelle di Polizia di Stato e carabinieri. Per le multe dei Comuni, invece, è necessaria una delibera specifica dell’ente locale. I requisiti principali includono:
l’affidamento del carico all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023;
il pagamento integrale della quota capitale (ovvero della sanzione originaria);
il versamento delle spese per le procedure esecutive e di notifica;
l’esclusione dal beneficio per chi ha già pagato tutte le rate delle precedenti rottamazioni.
Procedure e sospensione dei fermi
Insieme all’invio della dichiarazione telematica, il debitore ottiene una protezione immediata contro le azioni di recupero. Analogamente alle precedenti versioni del saldo e stralcio, la presentazione dell’istanza, infatti, inibisce l’iscrizione di nuovi fermi amministrativi sulle autovetture. Tuttavia, i fermi già iscritti prima della domanda restano attivi fino al pagamento della prima o unica rata, fissata per il 31 luglio 2026. L’estinzione definitiva del debito e la revoca delle procedure avvengono solo con il perfezionamento del versamento. È opportuno ricordare che le somme eventualmente già pagate a titolo di sanzioni e interessi prima dell’adesione restano definitivamente acquisite dall’ente creditore e non sono rimborsabili.
Quando parte la Rottamazione quinquies del 2026? È questo il quesito principale per milioni di contribuenti che intendono regolarizzare la propria posizione debitoria con il Fisco e con l’Inps. La legge di Bilancio 2026 ha stabilito che possono essere estinti i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. La misura permette di eliminare sanzioni, interessi di mora e aggi, richiedendo il versamento della sola quota capitale e delle spese per le procedure esecutive. Pertanto, la norma rappresenta un’occasione significativa per ridurre il contenzioso, specialmente per i debiti derivanti da dichiarazioni annuali o contributi previdenziali non versati. I debitori hanno la facoltà di scegliere tra il pagamento in un’unica soluzione e una dilazione estremamente lunga, che può arrivare a 54 rate. Tuttavia, è necessario prestare attenzione alle esclusioni, come quelle riguardanti le somme richieste a seguito di accertamento.
Quando parte la Rottamazione quinquies e le modalità di invio
Sito dell’Agenzia delle entrate (Ansafoto).
Analogamente alla precedente edizione, la Rottamazione quinquies prevede una procedura telematica da effettuare sul portale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione per manifestare la volontà di aderire alla definizione agevolata. La scelta può essere effettuata fino al 30 aprile 2026, giorno entro il quale il contribuente deve indicare il numero di rate desiderate e l’eventuale presenza di giudizi pendenti, impegnandosi a rinunciarvi. La presentazione della domanda genera effetti immediati sulla tutela del patrimonio del debitore. In particolare, a seguito dell’istanza:
sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;
non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi o ipoteche;
restano sospesi gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti rateizzazioni;
è inibito l’avvio di nuove procedure esecutive;
viene garantito il rilascio del Durc per la regolarità contributiva.
Calendario dei pagamenti e tassi di interesse
Il pagamento delle somme dovute è contenuto in un calendario di scadenze che si estende per quasi un decennio. La comunicazione delle somme effettivamente da versare sarà inviata dall’agente della riscossione entro il 30 giugno 2026. In caso di rateizzazione, si applica un tasso di interesse del 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026.
Decadenza dal beneficio e carichi inclusi
L’efficacia della definizione agevolata dipende dal rispetto rigoroso delle scadenze, poiché il mancato o insufficiente versamento, anche di sole due rate, comporta la perdita dei benefici. Possono rientrare nella misura anche i debiti relativi a precedenti rottamazioni risultate inefficaci entro il 30 settembre 2025. Non possono essere estinti, invece, i carichi delle definizioni precedenti per i quali risultino versate regolarmente tutte le rate scadute alla medesima data. Per quanto riguarda le sanzioni del codice della strada, la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e all’aggio. Infine, le Regioni e gli enti locali hanno la facoltà di introdurre autonomamente tipologie di definizioni agevolate analoghe per i tributi di loro competenza, come l’Imu o la Tari, al fine di assicurare ai cittadini un trattamento omogeneo.
Le modalità tecniche per la comunicazione dei dati occupazionali e il calcolo della media annuale dei dipendenti si basano principalmente sul flusso UniEmens, il sistema di denuncia mensile obbligatorio per i datori di lavoro privati. Attraverso questo strumento, l’Inps acquisisce i dati necessari per verificare se un’azienda ha raggiunto le soglie dimensionali previste dalla legge di Bilancio 2026. Ecco, quindi, quali sono le procedure tecniche e i criteri di calcolo utilizzati dall’istituto di previdenza.
Calcolo media dipendenti 2026: flusso UniEmens e codici di autorizzazione
Lavoratore addetto al magazzino (Freepik).
La comunicazione dei dati occupazionali avviene ogni mese in via telematica. Per la gestione del trattamento di fine rapporto (Tfr) al fondo di tesoreria Inps 2026, l’istituto attribuisce alle aziende specifici Codici di Autorizzazione (Ca) che identificano l’obbligo contributivo. Nel dettaglio, i datori di lavoro delle imprese interessate devono procedere con:
la dichiarazione della forza aziendale nel flusso UniEmens, valorizzando gli elementi relativi alla forza lavoro media;
l’indicazione del codice «7Q», storicamente utilizzato per identificare le aziende soggette all’obbligo di versamento al Fondo di tesoreria. Tale codice potrebbe essere integrato da nuove codifiche per gestire le soglie transitorie di 60 e 40 addetti.
la posizione contributiva, verificando che la propria matricola Inps sia aggiornata con l’indicazione corretta del numero di dipendenti in forza.
Criteri di computo della media annuale per il calcolo dei dipendenti 2026
Il calcolo della media dei dipendenti per l’anno solare precedente (nel caso del 2026 si fa riferimento ai dati del 2025) segue regole precise basate sull’effettivo impiego. Non tutti i lavoratori vengono conteggiati come una singola unità. Ecco, di seguito, una tabella utile al conteggio della forza lavoro aziendale.
Per esempio, due lavoratori con un contratto part-time al 50 per cento equivalgono a un’unità ai fini della soglia dei 60 dipendenti. La verifica deve essere effettuata considerando la media dei lavoratori in forza in ogni mese dell’anno precedente, sommando i valori mensili e dividendoli per 12.
Verifica e comunicazioni dell’Inps
Con l’inizio del nuovo anno, molti consulenti del lavoro hanno iniziato a monitorare i cassetti previdenziali delle aziende clienti. L’Inps, infatti, invia solitamente una comunicazione automatizzata attraverso il sistema di Cassetto previdenzialedel contribuente per segnalare l’insorgenza dell’obbligo. Tuttavia, l’onere della verifica della soglia dimensionale resta in capo al datore di lavoro. Qualora l’azienda superi i 60 dipendenti medi nel 2025, deve provvedere autonomamente all’adeguamento del flusso UniEmens a partire dalla denuncia di gennaio 2026, inserendo i codici relativi al versamento delle quote di Tfr maturate. Per le aziende nate nel corso del 2026, il calcolo della media verrà effettuato sulla base dei mesi di attività nell’anno di costituzione, con decorrenza dell’obbligo dal 2027.
L’adesione ai fondi pensione nel 2026 rappresenta il pilastro della nuova riforma della previdenza complementare introdotta con la legge 199/2025. Il provvedimento, approvato dal parlamento nella sessione di bilancio, mira a potenziare il risparmio previdenziale dei lavoratori del settore privato. La normativa interviene a distanza di oltre 11 anni dall’ultimo riassetto organico del comparto, mantenendo i vantaggi fiscali esistenti, ma semplificando l’accesso per le nuove generazioni di occupati. L’obiettivo principale consiste nel garantire una maggiore copertura pensionistica attraverso un sistema che incentivi la partecipazione attiva fin dall’ingresso nel mondo del lavoro.
Adesione fondi pensione 2026, quali sono le novità?
Tfr, fondi pensione, riunione (Imagoeconomica).
La modifica principale riguarda il superamento dell’attuale meccanismo del silenzio-assenso. A decorrere dal 1° luglio 2026, infatti, i dipendenti del settore privato al primo impiego vengono iscritti d’ufficio alla forma pensionistica collettiva di riferimento. Tuttavia, la libertà di scelta rimane garantita: l’interessato può esercitare il recesso entro 60 giorni dall’assunzione. In questo caso, è possibile mantenere il Tfr in azienda o destinarlo a una diversa forma pensionistica scelta dal lavoratore. Un aspetto rilevante è che il versamento non include solo il trattamento di fine rapporto, ma anche le quote a carico del datore di lavoro e del lavoratore stesso. Sono esclusi dall’obbligo contributivo i soggetti con retribuzione inferiore all’importo dell’assegno sociale. La norma si applica sia ai lavoratori di prima nomina, sia a coloro che iniziano un nuovo rapporto di lavoro, assieme alla possibilità di proseguire i versamenti presso forme pensionistiche scelte in precedenza.
Come cambia l’adesione ai fondi pensioni nel 2026?
I contributi versati tramite l’automatismo confluiscono in linee di investimento definite «life-cycle». Questi percorsi prevedono una riduzione graduale del rischio man mano che l’iscritto si avvicina all’età pensionabile. Sul fronte dell’erogazione, la quota di capitale riscattabile al momento del pensionamento sale dal 50 al 60 per cento. In alternativa alla rendita vitalizia, è stata introdotta la rendita a durata definita. Questa opzione permette di percepire un importo annuo calcolato sulla base dell’aspettativa di vita residua rilevata dalle tavole Istat. Le somme possono essere riscosse annualmente oppure tramite prelievi su richiesta dell’aderente, il quale sceglie il momento della riscossione.
Previdenza complementare, quanto conviene aderire a un fondo?
Tfr, fondi pensione, calcolo (imagoeconomica).
I vantaggi economici dell’adesione ai fondi pensione risultano tangibili sia sotto il profilo fiscale sia finanziario. La legge di bilancio 2026 ha innalzato la soglia di deducibilità dei contributi a 5 mila 300 euro, per esempio per incentivare il risparmio previdenziale. Per quanto riguarda la tassazione sulle prestazioni frazionate su almeno cinque anni, si applica una ritenuta del 20 per cento, riducibile fino al 15 per cento in base all’anzianità. In sintesi, i punti chiave per il lavoratore sono:
deducibilità fiscale fino a 5 mila 300 euro;
contributo del datore di lavoro incluso nel versamento;
percorsi di investimento adattati all’età del dipendente;
ritenuta fiscale agevolata tra il 15 e il 20 per cento;
flessibilità nella scelta della rendita finale;
possibilità di riscossione del capitale fino al 60 per cento.
Il bonus per rimanere al lavoro nel 2026 rappresenta una delle misure cardine confermate dalla recente legge di Bilancio per incentivare il posticipo volontario del pensionamento. L’agevolazione offre la possibilità di trasformare i contributi previdenziali in reddito immediato. Tuttavia, gli esperti del settore sottolineano come la scelta richieda un’attenta valutazione sulla convenienza personale a ricevere l’importo «tutto e subito» e sulle prospettive di carriera a lungo termine. Ecco, quindi, chi può richiedere il bonus quest’anno rinviando la pensione, per quali ipotesi di trattamento previdenziale si può fare richiesta e come funziona l’esonero contributivo legato alla scelta di incrementare lo stipendio netto attuale.
Bonus per rimanere al lavoro: chi può richiederlo nel 2026?
Lavoratori di un cantiere ferroviario (Imagoeconomica).
L’accesso al bonus per rimanere al lavoro e rimandare la pensione è riservato ai lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, che raggiungano specifici traguardi contributivi. Nello specifico, possono aderire al beneficio coloro che entro la fine del 2025 hanno maturato i requisiti per la quota 103, ovvero almeno 62 anni di età e 41 di contributi. La vera novità del 2026 risiede nell’estensione della platea: il bonus spetta ora anche a chi maturi il diritto alla pensione anticipata ordinaria entro il 31 dicembre 2026, ovvero agli uomini con 42 anni e 10 mesi di anzianità e alle donne con un anno in meno. Da un punto di vista normativo, l’esercizio di questa facoltà decorre dalla prima finestra utile per la pensione e può essere mantenuto finché si decide di restare in servizio, garantendo una flessibilità preziosa per chi desideri capitalizzare le proprie competenze ancora per qualche anno.
Per quali pensioni vale il bonus per rimanere al lavoro nel 2026?
Il meccanismo tecnico del bonus per rimanere al lavoro prevede che la quota dei contributi previdenziali, solitamente a carico del dipendente, non venga più versata all’ente di previdenza, ma resti direttamente al lavoratore, venendo corrisposta in busta paga. L’importo è erogato al netto dell’imposizione fiscale, determinando un incremento immediato del potere d’acquisto. È fondamentale, però, comprendere l’impatto sulla futura rendita: i periodi coperti dal bonus comportano una riduzione dell’aliquota di computo per il calcolo della quota contributiva della pensione. Tuttavia, la parte retributiva rimane invariata. Sul piano operativo, l’opzione privilegia l’immediato rispetto a un accumulo previdenziale maggiore, una scelta che molti considerano strategica per far fronte a investimenti immediati o per sostenere spese familiari urgenti senza intaccare i risparmi, mantenendo al contempo il proprio ruolo attivo all’interno del contesto lavorativo.
Come funziona l’esonero contributivo che aumenta lo stipendio netto?
La busta paga di un lavoratore (Ansafoto).
Dal punto di vista economico, la convenienza del bonus per il posticipo della pensione non è uniforme, ma cresce proporzionalmente alla retribuzione lorda percepita. Grazie alle aliquote marginali più elevate, chi ha stipendi più alti ottiene un vantaggio netto significativamente superiore. Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, per un reddito di 28 mila euro, il beneficio in tre anni si attesta intorno al 6,4 per cento della retribuzione annua. Al contrario, per chi percepisce 75 mila euro e decide di restare per cinque anni, il guadagno complessivo può superare i 15 mila euro, incidendo per oltre il 20 per cento sul reddito annuale. In ambito produttivo, la misura è considerata come un’opportunità per le figure apicali. Il consiglio è quello di pesare il guadagno certo e immediato contro la leggera flessione della pensione futura, considerando che il bonus permette di incassare oggi somme certe.
La legge di Bilancio 2026 cambia le modalità di fruizione dell’Assegno di inclusione (Adi) nel momento in cui sia necessario presentare la domanda di rinnovo. La misura, nata per contrastare la povertà e favorire l’inserimento sociale dopo il superamento del Reddito di cittadinanza, subisce infatti un’ulteriore modifica per eliminare l’originario meccanismo che prevede lo stop di un mese sia al termine dei primi 18 mesi di fruizione, che al completamento dei successivi cicli di 12 mesi. La continuità prevista dalla Manovra 2026 si scontra tuttavia con la revisione al ribasso degli importi iniziali e con un monitoraggio sui beneficiari sempre più stringente. La comprensione delle nuove regole diventa, dunque, fondamentale per non perdere il diritto al sostegno.
Domanda di rinnovo assegno inclusione, quali novità per il 2026?
Schermata del sito dell’Inps per la presentazione della domanda di indennità (Ansafoto).
La principale novità della domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione nel 2026 riguarda l’abrogazione del cosiddetto «stop and go». In precedenza, dopo 18 mesi di fruizione, l’erogazione veniva interrotta per un mese; da quest’anno, il sostegno prosegue senza pause per ulteriori 12 mesi previa nuova istanza. A questa continuità si contrappone, tuttavia, una riduzione economica: la prima mensilità del rinnovo viene erogata al 50 per cento dell’importo spettante. Per mitigare il passaggio, è prevista una clausola di salvaguardia per chi ha terminato i primi 18 mesi a novembre 2025: i nuclei riceveranno un contributo straordinario fino a 500 euro, evitando il dimezzamento introdotto dalla nuova norma. Parallelamente, il governo ha stanziato fondi crescenti per coprire la misura, riducendo però drasticamente gli incentivi per le aziende che assumono i beneficiari dell’Adi. L’esonero contributivo per i datori di lavoro scende, infatti, a un massimo di 8 mila euro per i contratti a tempo indeterminato e si dimezza per quelli a termine.
Quando si deve fare la domanda di rinnovo dell’Assegno di inclusione?
È bene chiarire che, nonostante l’eliminazione del mese di stop, il rinnovo dell’Assegno di inclusione non avviene d’ufficio. I beneficiari devono presentare una nuova domanda allo scadere dei primi 18 mesi di fruizione o al termine dei successivi periodi di 12 mesi. Il consiglio è, dunque, quello di muoversi per tempo per garantire la sincronia tra la fine del vecchio ciclo e l’inizio del nuovo. Condizione essenziale per la validità della richiesta è l’iscrizione al Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl) e la sottoscrizione del Patto di attivazione digitale (Pad). Senza questi passaggi, la domanda non può essere accolta. La riforma mira a creare un sistema «senza soluzione di continuità», ma la responsabilità della presentazione della documentazione resta totalmente in capo al nucleo familiare, che deve confermare la persistenza dei requisiti reddituali e anagrafici necessari per l’accesso al beneficio.
Requisiti per avere l’Adi
La sede Inps di via dell’Amba Aradam (Ansafoto).
L’accesso all’Adi rimane vincolato a rigidi parametri che riflettono la fragilità del nucleo. Oltre ai limiti Isee e patrimoniali, immobiliari e mobiliari, è necessaria la presenza di almeno un componente minore, disabile, ultrasessantenne o in condizioni di svantaggio economico-sociale. Ma non basta possedere i requisiti economici: l’Adi, infatti, è una misura di politica attiva. I componenti del nucleo occupabili devono aderire a percorsi personalizzati di inclusione sociale e lavorativa. La mancata partecipazione ai progetti o il rifiuto di un’offerta di lavoro congrua comportano la decadenza immediata dal beneficio. Le nuove disposizioni confermano, quindi, la natura duale del sussidio: un aiuto economico certo, ma subordinato a un impegno concreto verso l’autosufficienza. Infine, si ricorda che il controllo sui requisiti è costante, esercitato dall’Inps mediante l’incrocio delle informazioni contenute nelle banche dati al fine di verificare che le condizioni dichiarate nella domanda di rinnovo dell’Adi permangano effettivamente nel tempo.
L’assetto delle pensioni nella Manovra 2026 segna una svolta significativa, privilegiando la tenuta dei conti pubblici rispetto alle finestre di uscita. Mentre negli anni precedenti si erano sperimentati canali alternativi come opzione donna o quota 103, la nuova legge di Bilancio delinea una struttura previdenziale più rigida, sebbene siano stati preservati alcuni paracadute per le categorie fragili. È fondamentale comprendere che molte delle opportunità attuali di pensionamento sono legate ai requisiti maturati negli anni precedenti. Di conseguenza, i lavoratori devono valutare attentamente la propria posizione contributiva e l’appartenenza a specifiche categorie tutelate. La strategia adottata dal governo di Giorgia Meloni sulle pensioni nella legge di Bilancio 2026 mira ad ammortizzare i futuri adeguamenti legati alla speranza di vita, che diverranno più marcati a partire dal 2027.
Cosa cambia nel 2026 con la Manovra per le pensioni anticipate?
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri (Imagoeconomica).
Il cambiamento più rilevante è l’addio definitivo a quota 103 e opzione donna. Dal 1° gennaio 2026 non è più possibile accedere a questi canali, a meno che i requisiti non risultino cristallizzati alle scadenze precedenti, ovvero al 31 dicembre 2025 per la pensione anticipata flessibile e al 31 dicembre 2024 per le lavoratrici. La parabola di opzione donna giunge dunque al termine, dopo anni di progressivi inasprimenti in virtù dei quali l’età di accesso è salita dai 58 anni originari fino alla totale abolizione. Anche quota 103 esce di scena, confermando la tendenza a eliminare le quote sperimentali che negli ultimi anni avevano offerto una via d’uscita con 41 anni di contributi e 62 anni di età, seppur con un calcolo interamente contributivo e tetti massimi all’assegno. Per chi non ha maturato i diritti in tempo, il sistema torna a convergere verso i requisiti ordinari della riforma Fornero.
Manovra: chi potrà andare in pensione nel 2026?
Nonostante le restrizioni, la normativa conferma l’Ape Sociale, il sussidio ponte fondamentale per i soggetti vulnerabili. Possono accedervi i lavoratori con almeno 63 anni e cinque mesi di età e 30 anni di contribuzione (36 anni per chi svolge mansioni gravose). La misura è riservata a disoccupati, caregiver che assistono familiari conviventi con handicap grave e invalidi con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74 per cento. Per le donne, è prevista una riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. I lavoratori precoci, ovvero chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni, mantengono la possibilità di uscire con 41 anni di contribuzione se appartenenti alle categorie protette dell’Ape sociale. Per la generalità dei lavoratori, la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni, in attesa degli scatti futuri.
Quali novità sulle uscite anticipate?
Veduta esterna della sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).
La pianificazione previdenziale deve guardare con attenzione al biennio 2027-2028, poiché la Manovra 2026 introduce un meccanismo di adeguamento graduale delle pensioni alla speranza di vita. Sebbene il decreto ministeriale prevedesse uno scatto di tre mesi, la Manovra ha diluito l’aumento: nel 2027 sarà richiesto un solo mese aggiuntivo (67 anni e un mese), mentre gli altri due mesi scatteranno dal 2028. Esenzioni importanti riguardano i lavori usuranti e gravosi con 30 anni di contributi, per i quali il requisito di uscita resta a 66 anni e sette mesi. Un’ulteriore novità interessa i dipendenti pubblici: per chi cesserà il servizio dal 2027, la prima rata del Tfs/Tfr sarà erogata dopo nove mesi anziché dodici. È essenziale che ogni lavoratore verifichi la propria anzianità contributiva, poiché la corretta interpretazione delle decorrenze e delle deroghe può fare la differenza tra il pensionamento immediato e un rinvio forzato.
Spid Poste Italiane diventa a pagamento dal 1° gennaio 2026, segnando la fine dell’era della gratuità per il servizio di accesso ai portali della Pubblica Amministrazione. La svolta, dettata dalla scadenza delle convenzioni con l’Agid e dal mancato rinnovo dei fondi pubblici per i gestori privati, allinea il provider più diffuso in Italia ad altri operatori del settore. Sebbene il primo anno resti gratuito per le nuove attivazioni, per i milioni di cittadini che già possiedono un’identità digitale con Poste, il rinnovo annuale richiede ora un esborso economico per garantire la continuità operativa del profilo e dei relativi livelli di sicurezza.
Spid Poste Italiane a pagamento dal 2026: quanto costa?
Come ottenere il codice Spid previa registrazione presso Aruba (Imagoeconomica). FORUM PA
L’utilizzo dell’identità digitale fornita da Poste Italiane prevede ora un canone annuo di 6 euro, Iva inclusa. L’importo copre la gestione tecnica e l’autenticazione tramite app o Sms. Sono previste però delle esenzioni: il servizio rimane gratuito per i minorenni, gli over 75, i residenti all’estero e per l’identità digitale a uso professionale. Per tutti gli altri, il pagamento va effettuato entro la scadenza dell’annualità corrente, consultabile nell’area personale del sito o dell’app PosteID. In caso di mancato versamento, lo Spid viene sospeso: l’utenza resta «congelata» per 24 mesi, trascorsi i quali l’identità viene definitivamente revocata.
Come si ottiene lo SPID Poste Italiane?
Per richiedere l’identità digitale è necessario collegarsi al portale ufficiale posteid. poste.it o scaricare l’app dedicata. La procedura richiede un documento d’identità valido, la tessera sanitaria, una e-mail e un numero di cellulare. Esistono diverse modalità di identificazione: quella tramite Cie con Pin o tramite un account BancoPosta o Postepay è generalmente gratuita. Al contrario, il riconoscimento presso un ufficio postale ha un costo di attivazione di 12 euro, mentre l’identificazione via bonifico o con documento elettronico senza Pin tramite app può costare 10 euro. Una volta ottenuta, l’identità digitale permette l’accesso immediato a migliaia di servizi online.
Utilizzo alternativo della Carta d’identità elettronica per l’accesso ai servizi telematici della Pubblica amministrazione (Ansafoto).
Quale identità digitale scegliere?
Con l’introduzione dei costi per lo Spid, molti utenti valutano il passaggio definitivo alla Cie (Carta d’Identità Elettronica). A differenza dello strumento fornito dai provider privati, la Cie è un’identità digitale rilasciata dallo Stato che non prevede canoni annuali dopo il costo di emissione comunale (circa 22 euro). Mentre lo Spid resta apprezzato per la semplicità d’uso quotidiana tramite codice Otp o QR Code, la Cie offre il massimo livello di sicurezza (Livello 3) ed è il pilastro su cui poggerà il futuro IT Wallet. La scelta dipende dunque dalla frequenza d’uso: per chi accede raramente ai servizi pubblici, la Cie rappresenta l’alternativa più economica nel lungo periodo.
La Manovra 2026 stanzia 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità, puntando sugli aumenti degli stipendi di medici e infermieri. Grazie al potenziamento dell’indennità di specificità, infatti, si stima un ritocco delle buste paga dei medici per il 2026 di circa 3 mila euro lordi annui, mentre quello degli infermieri si fermerà a poco più della metà. Nonostante gli aumenti, i sindacati protestano per i tempi legati ai rinnovi contrattuali. Le retribuzioni del personale sanitario nella legge di Bilancio 2026, insieme alle assunzioni programmate, restano dunque al centro del dibattito.
Quali sono gli aumenti previsti nella Manovra 2026 per medici e infermieri?
Busta paga (Ansafoto).
Le risorse stanziate intervengono direttamente sulla voce dell’indennità di specificità. Grazie al ritocco del fondo sanitario nella Manovra 2026, l’aumento delle retribuzioni dei medici raggiungerà circa 3.000 euro lordi durante l’anno, pari a circa 230 euro al mese. Parallelamente, gli aumenti in busta paga per gli infermieri si attesteranno sui 1.630 euro lordi l’anno, pari a 125 euro al mese. Le cifre sommano i fondi stanziati dal governo guidato da Giorgia Meloni in due diverse leggi di Bilancio. Sul fronte occupazionale, si prevedono circa 7.000 nuovi ingressi, tra cui 6.300 infermieri e meno di un migliaio di medici.
Quando ci saranno gli aumenti in busta paga per il personale sanitario?
Nonostante la conferma dello stanziamento delle risorse, i tempi per l’erogazione non si preannunciano immediati. Dalle ultime notizie che circolano, medici e infermieri dovranno attendere il rinnovo dei contratti del triennio 2025-2027 per ritrovare gli aumenti in busta paga. Poiché il precedente accordo 2022-2024 è stato siglato solo di recente, l’iter burocratico richiederà ancora del tempo prima che i benefici siano visibili nel cedolino. Resta comunque la possibilità per le Regioni di incrementare la parte variabile delle retribuzioni per chi opera nei reparti di pronto soccorso.
Non solo aumenti: in Manovra 2026 il piano assunzioni di medici e infermieri
Tessera sanitaria e ricettario, nuove modalità di prossimità delle farmacie (Imagoeconomica).
`Oltre agli interventi sulle retribuzioni, la Manovra 2026 delinea un piano di potenziamento dell’organico che autorizza l’immissione in servizio di oltre 7 mila nuovi professionisti, con una netta prevalenza per il comparto infermieristico (6.300 unità) rispetto a quello medico. Sul fronte della governance, viene introdotto un sistema di audit obbligatorio per le Regioni inadempienti rispetto ai livelli essenziali di assistenza (Lea) al fine di incentivare l’adeguamento degli standard qualitativi. Alcune novità riguardano anche il settore farmaceutico: il tetto per gli acquisti diretti sale al 15,65 per cento, mentre viene abolito il payback sulla spesa convenzionata. Parallelamente, si punta sulla prossimità con la stabilizzazione della «farmacia dei servizi», che permetterà ai cittadini di effettuare esami diagnostici di base (come ECG e holter) direttamente sul territorio. Infine, la Manovra estende fino al 2029 la deroga sui titoli di studio per i sanitari extra-UE, facilitando il reclutamento in contesti di emergenza.`