Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026

Le nuove aliquote dell’Irpef contenute nella legge di Bilancio, approvata in via definitiva il 30 dicembre 2025, segnano un punto di svolta per milioni di lavoratori italiani. L’obiettivo dichiarato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Marina Elvira Calderone è quello di sostenere concretamente il potere d’acquisto attraverso un incremento strutturale dei redditi netti. Oltre alla rimodulazione delle aliquote, il governo ha introdotto agevolazioni significative per il lavoro notturno, i turni festivi e i rinnovi contrattuali firmati nel triennio 2024-2026. La strategia del governo risponde alle richieste di una maggiore equità fiscale avanzate da sindacati e datori di lavoro.

Qual è la riduzione dell’Irpef in busta paga prevista per il 2026?

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

La riforma fiscale si concentra sulla rimodulazione del carico di imposte per alleggerire il prelievo sui contribuenti. Il taglio dell’Irpef nel 2026 si concretizza principalmente nella riduzione della seconda aliquota, che scende dal 35 al 33 per cento. L’intervento, che interessa circa 13,6 milioni di cittadini, consente un risparmio diretto sui redditi medi. Tuttavia, per i soggetti con reddito superiore a 200 mila euro, l’aumento si sterilizza con una riduzione di 440 euro su alcune detrazioni. Parallelamente, si introduce un’imposta sostitutiva del 5 per cento sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, applicabile ai dipendenti privati con reddito 2025 non superiore a 33 mila euro. La misura coinvolgerà circa 3,8 milioni di lavoratori, assicurando che i nuovi contratti si traducano nel nuovo anno in effettivi aumenti in busta paga, rendendo più vantaggiosa la gestione dell’Irpef.

Come cambiano le aliquote Irpef nel 2026?

Oltre al cambiamento delle aliquote ordinarie, la manovra interviene sulla tassazione agevolata dei premi. La disciplina dell’Irpef nel 2026 prevede un abbattimento drastico dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività, che passa dal 5 all’1 per cento. Non solo la tassazione diminuisce, ma aumenta anche il tetto massimo degli importi agevolabili, che sale da 3 mila a 5 mila euro complessivi. Questa novità si applica anche alle quote di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti, coinvolgendo una platea potenziale di 250 mila unità. L’obiettivo è quello di incentivare le performance aziendali riducendo il prelievo fiscale sulle componenti variabili della retribuzione. La scelta precisa di rendere più attraenti le premialità consente ai lavoratori di percepire una quota nettamente maggiore del valore generato in azienda.

Come cambia la busta paga da gennaio 2026?

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Una lavoratrice (Imagoeconomica).

La busta paga di gennaio 2026 si presenta con diverse novità impattanti sulla liquidità mensile. Per il lavoro notturno e festivo scatta un’imposta sostitutiva del 15 per cento fino a un limite annuo di 1.500 euro, riservata a chi ha redditi inferiori a 40.000 euro. Le lavoratrici madri con almeno due figli vedranno il loro bonus salire da 40 a 60 euro mensili, fruendo dell’ulteriore sostegno economico, confermato anche per il prossimo anno. Anche i buoni pasto diventano più ricchi, con la soglia esentasse che passa da 8 a 10 euro. Per i dipendenti del pubblico impiego con redditi sotto i 50.000 euro, i compensi accessori saranno tassati al 15 per cento entro il limite di 800 euro. Questi interventi combinati assicurano una maggiore disponibilità economica immediata. La struttura della retribuzione si fa più orientata al welfare e alla remunerazione dei turni gravosi, confermando l’impegno istituzionale verso la valorizzazione del lavoro in ogni sua forma.

Bollette luce I trimestre 2026, in arrivo ribassi sulle tariffe e sconti di 156 euro

Le bollette della luce del I trimestre del 2026 segnano un’inversione di tendenza positiva per i consumatori italiani grazie all’ultimo aggiornamento tariffario disposto dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera). Sulle nuove bollette dell’energia elettrica, infatti, i cittadini che rientrano nel servizio di tutela della vulnerabilità potranno finalmente beneficiare di una riduzione sensibile dei costi complessivi che riflette il calo delle quotazioni all’ingrosso delle materie prime. Nonostante il calo, tuttavia, l’attenzione delle autorità resta alta sulla composizione dei costi fissi e degli oneri di sistema, voci che continuano a pesare sensibilmente sul budget domestico, rendendo fondamentale il monitoraggio costante delle oscillazioni per ottimizzare i consumi e la spesa energetica.

Bollette luce I trimestre 2026, a chi vanno gli sconti?

L’aggiornamento comunicato dall’Autorità per l’energia prevede una riduzione del 2,7 per cento della spesa per l’utente tipo nel servizio di maggior tutela per i vulnerabili. Ma a chi spettano concretamente questi benefici? La nuova bolletta dell’energia elettrica con tariffe agevolate riguarda esclusivamente i clienti domestici considerati fragili. Si tratta di soggetti in condizioni economiche svantaggiate, percettori di bonus sociale, disabili ai sensi della legge 104, persone con utenze in isole minori o zone colpite da calamità, e cittadini di età superiore ai 75 anni. Per queste categorie, il calo è trainato principalmente dalla flessione della voce «spesa materia energia», che compensa ampiamente i leggeri adeguamenti tecnici di altre componenti. Sebbene non si tratti di un abbattimento totale dei costi, l’intervento mitiga gli effetti dei precedenti rincari della bolletta dell’energia elettrica, assicurando una maggiore protezione sociale a chi si trovi in una posizione di svantaggio in un mercato energetico complesso.

Come cambia la bolletta dell’energia elettrica nel 2026?

Bollette luce I trimestre 2026, in arrivo ribassi sulle tariffe e sconti di 156 euro
Bollette energia elettrica, lampadina a basso consumo (Imagoeconomica).

Dal punto di vista economico, l’analisi del Codacons sottolinea che il ribasso si traduce in un risparmio potenziale su base annua di circa 156 euro per ogni nucleo familiare rispetto ai picchi di prezzo passati. Tuttavia, l’associazione dei consumatori lancia un monito importante: nonostante il calo del primo trimestre, le tariffe attuali risultano ancora più elevate del 3,9 per cento rispetto ai livelli medi del 2021, prima che esplodesse la crisi energetica globale. Le dinamiche che regolano la spesa finale restano influenzate da fattori strutturali e gli utenti devono prestare attenzione alla gestione del mercato libero, data la fine definitiva delle tutele per i clienti non vulnerabili. Se da un lato si evitano nuovi e immediati aumenti in bolletta, dall’altro la stabilità dei prezzi a lungo termine rimane un’incognita. La sfida per il 2026 sarà dunque quella di bilanciare i risparmi con una gestione efficiente per evitare sorprese sgradite.

Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari

Dal 31 dicembre 2025 entra in vigore un aumento di prezzo per 393 marche di tabacco e sigarette. L’aggiornamento è stato pubblicato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e riguarda soprattutto sigari e tabacco trinciato, con variazioni richieste da produttori e importatori nelle prime due settimane di dicembre. Si tratta di un passaggio distinto, ma collegato, ai rincari fiscali previsti dalla legge di bilancio 2026, che inizieranno a produrre effetti dal 1° gennaio.

L’aumento di prezzo su tabacco e sigarette

Con la manovra, il governo Meloni ha programmato un rafforzamento graduale delle accise sui prodotti del tabacco lungo un orizzonte di tre anni. Per le sigarette tradizionali, l’aumento medio atteso è di circa 14-15 centesimi a pacchetto dal 1° gennaio 2026, con ulteriori scatti nel 2027 e nel 2028 che portano il rincaro complessivo a circa 40 centesimi. Le stime tengono conto dell’aumento dell’accisa al chilo e del contestuale, lieve, calo della componente legata al prezzo di vendita. Consistente l’impatto sul tabacco trinciato: l’aumento dell’accisa comporta circa 50 centesimi in più una busta da 30 grammi dal 2026 e fino a 80 centesimi complessivi entro il 2028. Per il tabacco riscaldato, gli aumenti vengono diluiti nel triennio, con un effetto iniziale stimato in pochi centesimi. Sui liquidi per sigarette elettroniche salgono le aliquote, con rincari limitati per millilitro. In tutti i casi, il prezzo finale resta una scelta delle singole aziende. Di seguito le tabelle con tutti i prezzi aggiornati al 31 dicembre.

Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari
Aumento prezzo sigarette dal 2026: la tabella con i rincari

Tassa di 2 euro sui pacchi dal 2026: chi dovrà pagarla e come funziona

La tassa sui pacchi è stata confermata nella Manovra di bilancio e diventerà operativa dal 1° gennaio 2026. La misura riguarda le spedizioni di basso valore provenienti da Paesi extra-Ue e introduce un contributo fisso di 2 euro per ciascun pacco, con l’obiettivo dichiarato di coprire i costi amministrativi legati agli adempimenti doganali. La norma – introdotta anche a livello europeo – è contenuta in un emendamento di Fratelli d’Italia e approvato nella sua versione definitiva. Il testo istituisce un contributo applicabile alle spedizioni di merci provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea e con valore dichiarato non superiore a 150 euro. Il contributo sarà riscosso dagli uffici delle dogane al momento dell’importazione definitiva.

Perché è stata introdotta una tassa sui pacchi extra-Ue

Tassa di 2 euro sui pacchi dal 2026: chi dovrà pagarla e come funziona
Shein (Imagoeconomica).

Il provvedimento incide in modo diretto sugli acquisti online effettuati su piattaforme extra-Ue: secondo i dati richiamati nel dossier parlamentare, oltre il 90 per cento dei pacchi sotto i 150 euro che arrivano in Europa proviene da grandi marketplace cinesi come AliExpress, Shein e Temu. Rientrano nella casistica anche spedizioni vendute tramite operatori globali come Amazon, quando la merce parte da Paesi extra-Ue e rispetta la soglia di valore prevista. Restano invece escluse dal contributo le spedizioni provenienti dall’Italia o da altri Stati membri dell’Unione europea, così come i pacchi extra-Ue con valore superiore a 150 euro. La finalità indicata dal legislatore è duplice: da un lato ridurre l’impatto dell’afflusso massiccio di prodotti a basso costo sul mercato europeo, dall’altro garantire risorse per la gestione dei controlli doganali. Secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, dal 2026 il contributo si applicherà a circa 327 milioni di spedizioni, con un gettito potenziale significativo per le finanze pubbliche.

Manovra 2026 approvata, le misure principali su pensioni, tasse, bonus e casa

La Manovra 2026 è legge. Dopo il via libera definitivo della Camera – 216 voti favorevoli, 126 contrari e tre astenuti – la legge di Bilancio entra nel vivo con una dote complessiva di circa 22-22,5 miliardi di euro. Il testo, approvato dopo la fiducia in entrambi i rami del parlamento, ridisegna fisco, pensioni, misure per imprese e famiglie.

Fisco e tasse

Manovra 2026 approvata, le misure principali su pensioni, tasse, bonus e casa
Soldi (Freepik).

Il cuore della manovra è il taglio dell’Irpef: l’aliquota scende dal 35 al 33 per cento per i redditi tra 28 mila e 50 mila euro. Vengono rimodulate le detrazioni sopra i 200 mila euro. Confermata la rottamazione quinquies delle cartelle, che riguarda i debiti dal 2000 al 31 dicembre 2023, con rate fino a nove anni e interesse al 3 per cento. Sale inoltre la pressione su banche e assicurazioni: Irap più alta al 2 per cento e minore deducibilità delle perdite.

Lavoro e pensioni

Scompare Quota 103 e non viene rinnovata Opzione Donna. L’età pensionabile viene adeguata alla speranza di vita ma “spalmata”: un mese in più dal 2027 e due dal 2028. Stop al cumulo tra pensione anticipata e rendita della previdenza complementare. Arriva invece il conferimento automatico del Tfr ai fondi pensione per i neoassunti, salvo rinuncia.

Imprese

Alla voce imprese vanno circa 13 miliardi. L’iperammortamento viene prorogato fino al 2028 per investimenti in beni prodotti nell’Unione europea, con maggiorazioni fino al 180 per cento. Rifinanziata la Zes unica Mezzogiorno e introdotto un credito d’imposta per le imprese energivore. Spunta anche una tassa di due euro sui pacchi extra-Ue sotto i 150 euro.

Famiglie, casa e scuola

Confermati i bonus edilizi: 50 per cento sulla prima casa, 36 sulle altre. Sugli affitti brevi resta la cedolare secca al 21 per cento sul primo immobile, al 26 sul secondo. Arrivano il bonus libri per le superiori, il contributo fino a 1.500 euro per le scuole paritarie e la nuova Carta Valore Cultura per i neodiplomati.

Le Borse globali verso il miglior anno dal 2019, ma Wall Street resta indietro

Il 2025 si chiude con un bilancio solido per i mercati azionari globali, ma con un dato che segna una discontinuità rispetto agli ultimi anni: gli Stati Uniti non sono stati il motore principale della crescita. L’MSCI All Country World Index, che include mercati sviluppati ed emergenti, ha guadagnato oltre il 21 per cento nel corso dell’anno, la miglior performance dal 2019 e la seconda migliore dal 2009. Un risultato maturato in un contesto tutt’altro che lineare, segnato dalle tensioni commerciali innescate dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e dal successivo rimbalzo dei mercati.

Le Borse globali verso il miglior anno dal 2019, ma Wall Street resta indietro
Wall Street (Ansa).

A colpire è soprattutto il confronto geografico. L’S&P 500 (Stati Uniti) ha chiuso il 2025 con un rialzo di circa 17 per cento, sottoperformando diversi listini internazionali: il DAX (Germania) ha guadagnato il 22 per cento, il FTSE 100 (Regno Unito) il 20 per cento, mentre il Nikkei (Giappone) 225 è salito del 26 per cento. È il più ampio divario tra Wall Street e il resto del mondo dal 2009. A fare da sfondo, un dollaro in forte difficoltà, con il peggior primo semestre degli ultimi cinquant’anni, e un’Europa più resiliente del previsto, sostenuta da domanda interna e politiche fiscali espansive, in particolare in Germania.

Prestazione lavoro occasionale, nel 2026 il nuovo sito Inps: ecco le novità

Nelle ultime ore, l’Inps ha annunciato il lancio del nuovo portale delle prestazioni occasionali, un’iniziativa che segna un passo decisivo nel processo di trasformazione digitale dell’istituto. L’aggiornamento, inserito nel più ampio piano di evoluzione dei servizi denominato “PES2025_DCE_MI.105_12”, prevede un radicale restyling della piattaforma. L’obiettivo è quello di rendere la gestione del lavoro autonomo occasionale più fluida e intuitiva per tutti gli utenti coinvolti. In un contesto dove la prestazione occasionale senza partita Iva rappresenta una risorsa fondamentale per il mercato del lavoro, la digitalizzazione diventa lo strumento essenziale per garantire trasparenza e velocità operativa. L’intero processo non può che partire dall’adeguamento dei sistemi alle esigenze tecnologiche.

Nuovo portale delle prestazioni occasionali, a cosa serve?

Prestazione lavoro occasionale, nel 2026 il nuovo sito Inps: ecco le novità
Una sezione dei servizi offerti dall’Inps sul suo portale (Ansafoto).

Il nuovo portale delle prestazioni occasionali nasce per centralizzare e semplificare gli adempimenti relativi ai diversi strumenti di flessibilità lavorativa. La piattaforma permetterà di gestire in modo integrato sia il contratto di prestazione occasionale che le prestazioni di lavoro occasionale gestite nell’ambito del libretto famiglia, garantendo un accesso rapido alla rendicontazione dei compensi e al versamento della contribuzione. Grazie a questo restyling, il sistema sarà in grado di supportare in modo più efficiente il prestatore di lavoro occasionale, offrendo una panoramica chiara dei propri diritti e delle posizioni assicurative. Il passaggio al lavoro occasionale si focalizza sull’abbattimento della burocrazia. Privati e aziende potranno regolarizzare, infine, le collaborazioni in pochi click grazie a una navigazione ottimizzata per i dispositivi mobili e una user experience nettamente migliorata rispetto alle precedenti versioni.

Dove si trova la sezione delle prestazioni occasionali nel nuovo portale Inps?

La ricerca della sezione dedicata sarà facilitata da una riorganizzazione logica dei menù all’interno del sito istituzionale. Per individuare il nuovo portale delle prestazioni occasionali, gli utenti dovranno accedere all’area MyInps e navigare tra i servizi dedicati al lavoro. La struttura aggiornata prevede sezioni distinte e ben visibili per la prestazione occasionale Inps, dove sarà possibile monitorare il portafoglio virtuale e le ore lavorate. Questo ambiente digitale non è solo un punto di inserimento dati, ma un vero snodo informativo dove scaricare documenti e consultare le guide aggiornate. La transizione verso i voucher di lavoro occasionale del 2026 sarà accompagnata da una messaggistica istantanea e avvisi personalizzati, che guideranno l’utente attraverso il nuovo layout grafico, rendendo immediato il reperimento delle funzioni di pagamento e di consultazione degli estratti conto contributivi.

Accesso degli intermediari alla nuova sezione telematica Inps

Un aspetto cruciale dell’aggiornamento riguarda il potenziamento degli strumenti a disposizione dei professionisti. Il nuovo portale delle prestazioni occasionali introduce, infatti, sezioni specifiche per gli intermediari, ottimizzando la gestione dei flussi per conto di terzi. Nel messaggio 3932 del 24 dicembre 2025, l’Inps spiega che i consulenti del lavoro e gli intermediari abilitati potranno beneficiare di cruscotti di monitoraggio avanzati. Il processo di refactoring permette una sincronizzazione più rapida dei dati e una gestione massiva delle comunicazioni obbligatorie. Questa evoluzione garantisce che l’assistenza fornita ai datori di lavoro sia più precisa e tempestiva, riducendo il rischio di errori formali nella gestione delle prestazioni. L’interfaccia degli intermediari è stata ridisegnata per offrire una visione d’insieme su più posizioni contributive, integrando strumenti di diagnostica che segnalino eventuali anomalie prima della conferma definitiva delle operazioni.

Pagamenti Assegno unico universale: ecco il calendario delle date di tutto il 2026

Le date di pagamento dell’Assegno unico universale 2026 rappresentano un appuntamento fondamentale per milioni di famiglie italiane che beneficiano del sostegno economico per i figli a carico. Con il messaggio numero 3931 del 24 dicembre 2025, l’Inps ha delineato il quadro operativo per il nuovo anno, pubblicando il calendario dei pagamenti e confermando le modalità di erogazione e l’aggiornamento degli importi in base all’inflazione. Lo strumento ha ormai sostituito definitivamente i vecchi assegni familiari per la platea di lavoratori e disoccupati, consolidandosi come unica misura universale. La pianificazione finanziaria domestica dipende strettamente dalla puntualità di questi accrediti, rendendo essenziale la conoscenza in anticipo delle finestre temporali stabilite dall’Inps per evitare incertezze sull’accredito del sostegno.

Pagamento Assegno unico, quali sono le date del 2026?

Pagamenti Assegno unico universale: ecco il calendario delle date di tutto il 2026
Famiglia con bimbi in un prato (Imagoeconomica).

L’Inps ha comunicato il calendario completo dei giorni di pagamento dell’Assegno unico per i figli per tutto l’anno 2026. Le date individuate per gli accrediti seguono una programmazione precisa:

  • 21-22 gennaio;
  • 19-20 febbraio;
  • 19-20 marzo;
  • 20-21 aprile;
  • 20-21 maggio;
  • 18-19 giugno;
  • 20-21 luglio;
  • 18-19 agosto;
  • 21-22 settembre;
  • 21-22 ottobre;
  • 19-20 novembre;
  • 16-17 dicembre.

Gli importi beneficeranno di una rivalutazione dell’1,4 per cento per contrastare l’inflazione. L’aliquota aggiorna anche le fasce dell’Isee ai fini della determinazione dell’importo spettante come indennità per i figli. La soglia massima per ottenere l’assegno pieno (circa 203,81 euro per figlio minore) sale a un Isee famiglia 2026 di 17.468,51 euro, mentre la quota minima di 58,31 euro scatta oltre i 46.582,75 euro. È di fondamentale importanza la presentazione della Documentazione sostitutiva unica (Dsu) entro la fine di febbraio per evitare la diminuzione dell’importo dell’Assegno unico al valore minimo garantito (58,31 euro).

Quando caricano l’assegno unico a gennaio 2026?

Per quanto riguarda la prima mensilità del 2026, la domanda su quando avverranno i pagamenti dell’Assegno unico trova risposta nelle finestre del 21 e 22 gennaio per chi non ha variazioni nel nucleo familiare. Qualora siano state presentate delle nuove domande o modificate le condizioni di accesso alla misura (come la nascita di un figlio), l’accredito avverrà nell’ultima settimana del mese. Questo meccanismo di protezione sociale si inserisce nel contesto della manovra Meloni 2026 che ha confermato il finanziamento strutturale del sostegno nonostante i dibattiti europei. Si ricorda che, per mantenere le agevolazioni familiari, la tempestività nell’aggiornamento dei dati e dell’Isee è l’unico modo per garantire la continuità dei versamenti senza incorrere in interruzioni o ricalcoli a debito. I pagamenti dell’Assegno unico si confermano, anche per il 2026, centrali nelle politiche di welfare dedicate alla natalità e al supporto dei nuclei familiari italiani.

Bonus casa nel 2026: confermato il 50 per cento sulla prima abitazione

La manovra del governo conferma, per tutto il 2026, il bonus sulla prima casa al 50 per cento. Ma, nel nuovo anno, occorrerà fare in fretta. Infatti, sarà più difficile un’ulteriore proroga dell’aliquota di detrazione fiscale e della conferma del tetto di spesa di 96 mila euro anche nel 2027. Proprio il quadro di incertezza sulle aliquote dei bonus edilizi avrebbe prodotto, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore del 28 dicembre, una contrazione degli investimenti di circa 20 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno. La conferma del 50 per cento dell’incentivo sulle ristrutturazioni degli immobili emerge in uno scenario di riduzione delle possibilità di agevolare, dal punto di vista fiscale, i lavori sulla casa. La legge di bilancio 2026, infatti, non ha confermato per il nuovo anno né il Superbonus, né il bonus per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Bonus casa nel 2026, cosa prevede la manovra?

Bonus casa nel 2026: confermato il 50 per cento sulla prima abitazione
Lavori di ristrutturazione della prima e seconda casa che si possono eseguire con i bonus edilizi anche nel 2026 (Unsplash).

Ancora 12 mesi di tempo per eseguire lavori di ristrutturazione della prima casa con il bonus del 50 per cento di agevolazione fiscale. Inizialmente sembrava che nel 2026 la percentuale di sconto fiscale sulla prima casa sarebbe dovuta scendere al 36 per cento e quella sulle seconde abitazioni al 30 per cento, con un tetto massimo di spesa dimezzato da 96 mila a 48 mila euro. Invece rimarrà tutto invariato per altri 12 mesi. La legge di Bilancio 2026 ha confermato, infatti, l’aliquota del 50 per cento sui lavori riguardanti le abitazioni principali e del 36 per cento per quelli sulle seconde case. Il recupero dello sconto può continuare ad avvenire mediante la detrazione fiscale in 10 rate annuali. Non è possibile, invece, utilizzare gli strumenti dello sconto in fattura e della cessione dei crediti d’imposta.

Quali sono i lavori di ristrutturazione che si possono effettuare nel 2026 con lo sconto?

I lavori agevolati dallo sconto fiscale del 50 e del 36 per cento, rispettivamente sulla prima e sulla seconda casa, sono quelli elencati all’articolo 16 bis del Testo unico delle imposte sui redditi. Nel dettaglio, si possono effettuare lavori di:

  • manutenzione ordinaria;
  • manutenzione straordinaria, restauro, ristrutturazione e risanamento conservativo;
  • ricostruzione del proprio immobile danneggiato da eventi sismici;
  • abbattimento delle barriere architettoniche seguendo lo schema degli interventi ammessi del decreto ministeriale 236 del 1989;
  • interventi di prevenzione contro il rischio di illeciti commessi da terzi, come per esempio la porta blindata;
  • lavori di risparmio energetico e di bonifica dall’amianto;
  • messa a norma di fabbricati e lavori per evitare gli infortuni domestici;
  • sostituzione del gruppo elettrogeno.

Dichiarazione dei redditi, disponibili le bozze del 730 e degli altri modelli: ecco cosa cambia nel 2026

L’Agenzia delle entrate comunica che sono disponibili le bozze dei modelli di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026, comprendenti il 730, il Modello Redditi, la Certificazione unica, il 770, l’Iva e l’Irap. Tutti i moduli sono liberamente consultabili sul portale dell’amministrazione finanziaria al fine di verificare cosa cambia rispetto alle dichiarazione dei redditi del 2025. La prima novità riguarda i lavoratori con redditi fino a 20 mila euro o tra 20 mila e 40 mila euro: per questi contribuenti sono previsti dei benefici. Inoltre, sono presenti i campi relativi alla detassazione delle somme erogate per i canoni di locazione ai lavoratori neoassunti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il riordino delle detrazioni d’imposta. Ecco, quindi, quali sono le novità che si possono trovare nelle bozze dei nuovi modelli di dichiarazione del 2026.

Bozze modelli dichiarazione redditi 2026, quali variazioni nel 730

Dichiarazione dei redditi, disponibili le bozze del 730 e degli altri modelli: ecco cosa cambia nel 2026
Modelli 730 (Imagoeconomica).

Con un comunicato stampa, l’Agenzia delle entrate ha reso noto che tutti gli interessati possono visualizzare le bozze dei nuovi modelli di dichiarazione dei redditi per l’anno 2026. Online, infatti, si possono reperire i nuovi modelli 730, 770 e Redditi, la Certificazione unica, l’Iva e l’Irap. Le novità inserite nei modelli ricalcano i cambiamenti avvenuti nella normativa fiscale. Tra quelli più evidenti, si riconosce la somma variabile fino a 960 euro, al di fuori della base imponibile, per i lavoratori con redditi non eccedenti l’importo di 20 mila euro. Inoltre, si prevede la nuova detrazione dell’imposta lorda per i lavoratori con contratto alle dipendenze, i cui redditi siano compresi tra 20 mila e 40 mila euro.

Quali novità sulle detrazioni del 2026?

Trovano spazio, altresì, anche le somme che i datori di lavori abbiano anticipato o rimborsato entro la soglia annua di 5 mila euro al fine di pagare i canoni di affitto e le spese di manutenzione riguardanti gli immobili presi in locazione dai lavoratori neo-assunti, con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, durante l’anno 2025. Ulteriori cambiamenti riguardano le detrazioni per i figli e per gli altri componenti a carico della famiglia, nonché il riordino delle detrazioni di imposta.

Dove trovare le bozze dei modelli di dichiarazione dei redditi 2026?

Contribuenti, imprese e centri di assistenza fiscale possono prendere visione anche degli altri modelli riguardanti il Reddito delle Persone Fisiche, Imprenditori, professionisti, società ed enti. Per questi moduli le novità riguardano, essenzialmente, coloro che abbiano aderito nel 2025 al concordato preventivo biennale. Altri cambiamenti riguardano la riduzione dell’Ires dal 24 al 20 per cento e le novità nei quadri VE e VJ, ST, SV e SX dei modelli Iva e 770. Per reperire le bozze dei modelli è necessario collegarsi al portale dell’Agenzia delle entrate e seguire il percorso: Home > Strumenti > Modelli > Modelli in bozza.

Record storico per l’oro: “colpa” dello scontro Usa-Venezuela

L’oro ha superato i 4.500 dollari l’oncia, toccando un nuovo record storico. È “colpa” delle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela. A pesare anche le attese di un nuovo taglio dei tassi Usa. Il rialzo su base annua per l’oro è stato quasi del 70 per cento. L’argento, invece, si è stabilizzato a 71,95 dollari l’oncia con un progresso del 150 per cento. Si tratta per entrambi del maggior rialzo annuo dal 1979.

Pensioni, calendario dei pagamenti 2026: ecco i giorni di accredito di poste e banche

L’Inps ha reso ufficiale il calendario dei pagamenti delle pensioni per l’anno 2026 nella circolare numero 153 dello scorso 19 dicembre. Pensioni, assegni, indennità di accompagnamento a favore degli invalidi civili e rendite vitalizie dell’Inail sono pagati il primo giorno bancabile del mese o il successivo nel caso in cui il primo dovesse capitare di giornata festiva o non bancabile. Si parte subito con l’eccezione del mese di gennaio 2026, il cui pagamento delle pensioni viene eseguito il secondo giorno bancabile. Inoltre, in caso di mancata coincidenza, il pagamento effettuato mediante Poste Italiane precede quello delle banche. Ecco, quindi, qual è il calendario e quando viene pagata la pensione a partire dal trattamento di gennaio 2026.

Pensioni calendario dei pagamenti 2026: quando arriva la pensione a gennaio?

Pensioni, calendario dei pagamenti 2026: ecco i giorni di accredito di poste e banche
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

L’Inps ha comunicato le giornate di pagamento delle pensioni per l’anno 2026. Si inizia con il trattamento di gennaio nel quale il versamento avverrà il giorno 3 presso Poste Italiane, considerando le festività, mentre il giorno di disponibilità di valuta delle banche è il 5 gennaio. A febbraio e a marzo 2026, poste e banche pagheranno le pensioni il giorno 2, capitando l’1 di domenica, mentre ad aprile, giugno, luglio, settembre, ottobre e dicembre l’accredito avverrà sempre il primo giorno del mese. Fanno eccezione, i pagamenti di maggio (il giorno 2 per Poste Italiane e 4 per le banche), agosto, rispettivamente l’1 e il 3, mentre a novembre sia per le poste che per le banche la data di pagamento è il giorno 2, essendo l’1 festivo.

Pagamenti pensioni, qual è l’importo delle minime nel 2026?

Si ricorda, infine, che da gennaio 2026 scatteranno gli aumenti delle pensioni. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato la percentuale provvisoria di inflazione riferita all’anno 2025, aliquota in base alla quale si effettuano i calcoli per la rivalutazione degli assegni. Pertanto, chi prende la pensione minima, di importo pari a 603,40 euro nel 2025, avrà un aumento dell’1,4 per cento. Il nuovo importo da gennaio è, dunque, di 611,85 euro al mese, pari a 7.954,05 euro all’anno. Tuttavia, nella stessa circolare, l’Inps chiarisce che a favore delle pensioni più basse sarà calcolata la maggiorazione già prevista dalla legge di Bilancio 2025 e pari, per il 2026, all’1,3 per cento (7,95 euro in più al mese). Quindi i pensionati con la minima, da gennaio, percepiranno 619,80 euro.

Rivalutazione trattamenti di pensioni nel 2026: ecco di quanto

Pensioni, calendario dei pagamenti 2026: ecco i giorni di accredito di poste e banche
Sede dell’Inps (Imagoeconomica).

Le pensioni più alte e fino a quattro volte il trattamento minimo, cioè fino a 2.413,60 euro ai valori del 2025, riceveranno l’aumento del 100 per cento del tasso di inflazione, quindi dell’1,4 per cento. Gli assegni più alti e fino a cinque volte il minimo (3.017,00 euro) saranno rivalutati dell’1,26 per cento (pari al 90 per cento dell’1,4 per cento), mentre quelle oltre questa soglia avranno un aumento dell’1,05 per cento, corrispondente al 75 per cento dell’1,40 per cento.

Tobin tax: cos’è, quando si applica e cosa cambia nel 2026

Dal 1° gennaio 2026 la Tobin tax dovrebbe raddoppiare, secondo le modifiche inserite nella legge di bilancio in arrivo al voto finale di Camera e Senato. La misura interviene sulla disciplina introdotta nel 2012 (legge 228), che già prevede un’imposta sulle transazioni finanziarie legate al trasferimento di proprietà di azioni e di altri strumenti partecipativi emessi da società residenti in Italia.

Cos’è la Tobin tax e su cosa si applica

Tobin tax: cos’è, quando si applica e cosa cambia nel 2026
Euronext (Ansa).

La tassa colpisce le transazioni di strumenti partecipativi effettuate su società con capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro. Si tratta quindi di un prelievo sul valore della compravendita di azioni, non sulle obbligazioni, sugli Etf né sui titoli di Stato. Restano escluse anche le operazioni derivanti da successioni o donazioni. Attualmente l’aliquota standard è pari allo 0,2 per cento sui mercati non regolamentati, mentre è ridotta allo 0,1 per cento quando l’acquisto avviene su mercati regolamentati.

Cosa cambia dal 2026

Il testo della manovra introduce due aumenti netti. Sui mercati non regolamentati l’imposta salirà allo 0,4 per cento, il doppio rispetto all’aliquota attuale. Di conseguenza raddoppierà anche l’aliquota agevolata applicata sui mercati regolamentati, che passerà dallo 0,1 allo 0,2 per cento. La legge interviene inoltre sulle operazioni “ad alta frequenza”, cioè quelle effettuate a ritmi molto elevati tramite algoritmi, già oggetto di un’imposta specifica. Dal 2026 l’aliquota applicata a questa tipologia di transazioni crescerà dallo 0,02 allo 0,04 per cento.

Il governo dovrà pagare un miliardo a Tim per il canone del 1998

Il governo dovrà rimborsare oltre un miliardo di euro a Tim, corrispondenti al canone versato dal Gruppo allo Stato nel 1998 più gli interessi maturati negli anni. Lo ha deciso la Corte di Cassazione ponendo fine a una vicenda giudiziaria ventennale iniziata dal versamento, da parte dell’ex monopolista delle telecomunicazioni, di oltre 500 milioni di euro di contributo obbligatorio. Tim ha sostenuto che tale pagamento allo Stato, versato l’anno successivo alla deregolamentazione e privatizzazione del settore, fosse indebito, e ha perciò agito per ottenerne la restituzione. Il canone di concessione era infatti stato pagato anche se l’ex monopolio telefonico era stato frattanto privatizzato, quindi non avrebbe dovuto farlo. A causa della rivalutazione e degli interessi maturati, la cifra che l’esecutivo dovrà restituire è circa il doppio dell’importo originario versato.

Contratti ministeri e agenzie fiscale 2025-2027: parte la trattativa con aumenti di 167 euro

Nella giornata del 18 dicembre, presso la sede dell’Aran, l’agenzia che tratta il rinnovo dei contratti della Pubblica amministrazione, è partita la trattativa riguardante i ministeri, le agenzie fiscali e gli enti pubblici non economici, sulla base di aumenti degli stipendi che arriveranno a 167 euro al mese. Tutti gli effetti economici del nuovo contratto andranno a regime il 1° gennaio 2027, ultimo anno di copertura dell’accordo. Immediatamente dopo la chiusura della maggior parte dei contratti 2022-2024, per la prima volta le trattative del nuovo triennio si aprono nel primo anno di riferimento del contratto e non successivamente. Il ministro della Pubblica amministrazione punta a chiudere la partita dei rinnovi nel giro di qualche mese. Anche questo sarebbe un risultato mai raggiunto prima.

Contratti ministeri e agenzie fiscale, quali sono gli aumenti degli stipendi per il 2025-2027?

Contratti ministeri e agenzie fiscale 2025-2027: parte la trattativa con aumenti di 167 euro
Una busta paga (Ansafoto).

Sono iniziate ieri, all’Aran, le trattative per il rinnovo dei contratti dei dipendenti del pubblico impiego per il triennio 2025-2027. Il comparto interessato è quello della Pubblica amministrazione centrale, comprendente i 204.590 dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici. Per la parte economica, si parte da aumenti delle retribuzioni di 167 euro lordi mensili. Gli incrementi andranno a regime in busta paga a scadenze progressive, già fissate in calendario. Per l’anno 2025 si prevede un aumento di 55 euro al mese, pari all’1,8 per cento rispetto al monte salari aggiornato dal recente rinnovo del contratto 2022-2024; per l’anno 2026 l’aumento arriva a 111 euro al mese, pari al 3,6 per cento di incremento; infine, dal 1° gennaio 2027 scatta l’ultimo aumento che farà salire la retribuzione media di 167 euro lordi al mese, pari al 5,4 per cento.

Quando entra in vigore il nuovo contratto per le funzioni centrali?

Il prossimo tavolo per il rinnovo del contratto della Pa centrale è in calendario il 20 gennaio 2026, data a partire dalla quale si entrerà nel vivo della trattativa. L’accelerazione dei negoziati conferma l’obiettivo di voler arrivare al rinnovo di buona parte dei contratti del pubblico impiego nella prima parte del prossimo anno. Le firme ravvicinate degli accordi dei due trienni gioverebbe ai dipendenti del pubblico impiego per i quali, nel giro di pochi mesi, le buste paghe avrebbero un doppio aumento che consentirebbe di ridurre la differenza della crescita delle retribuzioni con quella dell’inflazione, in particolare della crescita dei prezzi relativa al biennio 2022-2023. Complessivamente, per i nuovi rinnovi dei quattro comparti della Pubblica amministrazione, il governo ha stanziato poco più di dieci miliardi di euro.

La Bce lascia i tassi invariati

Come da attese, la Banca Centrale Europea ha deciso di lasciare invariati i tassi. Resta al 2 per cento quello sui depositi, mentre quello sui rifinanziamenti principali rimane al 2,15 per cento. Fermo al 2,4 per cento il tasso sui prestiti marginali. Per la quarta volta consecutiva da giugno Francoforte decide di non apportare modifiche, dopo aver ridotto i tassi di due punti percentuali con otto tagli in un anno. Contemporaneamente la Bce ha rivisto al rialzo la stima della crescita economica nel 2025, che dovrebbe essere più sostenuta di quanto previsto: +1,4 per cento. Previsto un +1,2 nel 2026 e un +1,4 nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028. Secondo i dati della Bce, poi, nel 2025 l’inflazione complessiva nei paesi dell’Eurozona è stata in media del 2,1 per cento: vicino l’obiettivo del 2 per cento.

La Bce lascia i tassi invariati
Christine Lagarde, presidente della Bce (Imagoeconomica).

Partita Iva, a chi serve per gli affitti brevi: ultime novità sul ddl Bilancio 2026

A chi serve la partita Iva per gli affitti brevi nel 2026? Sugli adempimenti fiscali di chi dà in locazione i propri immobili per un periodo fino a 30 giorni è stato presentato un emendamento al disegno di legge di Bilancio 2026 che, qualora venisse approvato, renderebbe più immediata la presunzione dello svolgimento di un’attività d’impresa. Di conseguenza, l’obbligo di possesso della partita Iva scatterebbe a partire dal terzo immobile dato in affitto e non più dal quinto come succede tuttora. La differenza non è di poco conto perché comporta adempimenti fiscali e amministrativi ai quali i proprietari degli immobili dovranno abituarsi. La prima scelta da fare è quella del regime fiscale, ovvero se adottare il sistema ordinario o quello forfettario. In quest’ultimo caso, si sfrutterebbero i vantaggi della flat tax del 15 per cento, con l’ulteriore agevolazione del 5 per cento di imposta sostitutiva per i primi anni di attività.

Ultime novità affitti brevi nel Ddl Bilancio 2026: quando scatta l’obbligo di partita Iva

Le ultime novità sulla Manovra 2026 potrebbero rivedere formule contrattuali, regimi fiscali e imposte legate agli affitti brevi. Rispetto a quanto avviene attualmente, nel 2026 potrebbe essere abbassata a tre la soglia degli immobili dati in locazione per far scattare la presunzione di attività d’impresa. Nel calcolo si considerano le sole locazioni fino a 30 giorni. Di conseguenza, gli affitti di durata superiore, come quelli con contratto 4 + 4, non rientrano nel computo dell’esercente attività d’impresa. Chi si ritrovi in questa situazione potrebbe destinare un immobile alla locazione lunga, escludendola di fatto dal nuovo regime in arrivo. Analogo ragionamento si può fare per l’affitto delle singole stanze: l’immobile conterebbe sempre come uno.

Ordinario o forfettario per gli affitti brevi con partita Iva 2026?

Partita Iva, a chi serve per gli affitti brevi: ultime novità sul ddl Bilancio 2026
Una veduta esterna della sede centrale dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, Roma (Imagoeconomica).

Qualche riflessione in più va fatta sul tipo di partita Iva e sull’iscrizione alla gestione previdenziale legata agli affitti brevi. I contributi da versare all’Inps riducono il margine di guadagno sulle locazioni fino a 30 giorni. Chi sceglie il regime ordinario Irpef deve calcolare il reddito annuo sommando i ricavi degli affitti degli immobili al netto della riduzione forfettaria del 15 per cento prevista dall’articolo 90 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). La percentuale esclude, tuttavia, la possibilità di portare in deduzione altri possibili costi d’esercizio. Sul reddito ottenuto dalla formula si calcola l’Irpef nelle percentuali in vigore nel prossimo anno, pari al 23, 33 e 43 per cento. Non si paga invece l’Irap, ma è obbligatoria l’emissione della fattura elettronica per tutti i contratti di locazione. Nel documento non si applica l’Iva in quanto l’affitto dei fabbricati abitativi si considera esente.

Quando conviene la flat tax sulle locazioni?

Partita Iva, a chi serve per gli affitti brevi: ultime novità sul ddl Bilancio 2026
Immobile adibito alle locazioni brevi (Imagoeconomica).

L’alternativa per le locazioni brevi di almeno tre immobili nel 2026 è l’apertura della partita Iva a regime forfettario. In questo caso, si paga la flat tax del 15 per cento, ovvero del 5 per cento per i primi cinque anni di attività. Per il calcolo dell’imposta occorre sommare i ricavi percepiti nell’anno e applicare il coefficiente di redditività che, per questo tipo di attività, è pari all’86 per cento. L’aliquota esclude la possibilità di portare in deduzione possibili costi sostenuti per lo svolgimento dell’attività. Dal risultato si deducono i contributi previdenziali versati all’Inps e si applica il 15 per cento (o il 5 per cento) per determinare l’imposta sostitutiva. Anche i forfettari devono emettere la fattura elettronica su ogni contratto di affitto senza applicare l’Iva in quanto l’attività rientra tra le operazioni esenti.

Chi sono i 79 miliardari in Italia nel 2025 secondo Forbes

I miliardari italiani aumentano di numero e di ricchezza. A fine 2025 sono 79, cinque in più rispetto alla scorsa primavera, quando Forbes aveva pubblicato la consueta classifica annuale. Cresce anche il valore complessivo dei patrimoni: 357,2 miliardi di dollari, contro i 339 miliardi registrati ad aprile. Un incremento che riflette sia l’andamento positivo di alcuni grandi gruppi industriali e finanziari, sia il frazionamento di grandi eredità, che ha portato nuovi nomi sopra la soglia del miliardo. In testa resta Giovanni Ferrero, presidente dell’omonimo gruppo dolciario, che consolida il primato grazie a un patrimonio stimato in 41,3 miliardi di dollari. Alle sue spalle si confermano protagonisti della finanza e delle criptovalute, mentre nella parte centrale della graduatoria pesano soprattutto industria, moda e farmaceutica. La classifica evidenzia anche una crescita del numero di donne miliardarie, oggi 24.

La classifica Forbes dei miliardari in Italia

Chi sono i 79 miliardari in Italia nel 2025 secondo Forbes
John Elkann (Imagoeconomica).
  1. Giovanni Ferrero – 41,3 miliardi di dollari
  2. Andrea Pignataro – 36,9 miliardi di dollari
  3. Giancarlo Devasini – 22,4 miliardi di dollari
  4. Francesco Gaetano Caltagirone – 9,8 miliardi di dollari
  5. Paolo Ardoino – 9,5 miliardi di dollari
  6. Massimiliana Landini Aleotti – 8,1 miliardi di dollari
  7. Piero Ferrari e famiglia – 7,6 miliardi di dollari
  8. Claudio Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
  9. Rocco Basilico – 7,5 miliardi di dollari
  10. Paola Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
  11. Luca Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
  12. Clemente Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
  13. Nicoletta Zampillo – 7,5 miliardi di dollari
  14. Leonardo Maria Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
  15. Marisa Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
  16. Giuseppe Crippa e famiglia – 6,9 miliardi di dollari
  17. Paolo Rocca – 6,1 miliardi di dollari
  18. Gianfelice Rocca – 6,1 miliardi di dollari
  19. Giuseppe De’Longhi e famiglia – 6 miliardi di dollari
  20. Sergio Stevanato – 5 miliardi di dollari
  21. Patrizio Bertelli – 4,9 miliardi di dollari
  22. Miuccia Prada – 4,9 miliardi di dollari
  23. Renzo Rosso e famiglia – 4,3 miliardi di dollari
  24. Brunello Cucinelli e famiglia – 4,2 miliardi di dollari
  25. Remo Ruffini – 3,7 miliardi di dollari
  26. Giuliana Benetton – 3,6 miliardi di dollari
  27. Luciano Benetton – 3,6 miliardi di dollari
  28. Isabella Seragnoli – 3,5 miliardi di dollari
  29. Giorgio Perfetti – 3,5 miliardi di dollari
  30. Fabrizio Di Amato – 3,1 miliardi di dollari
  31. Augusto Perfetti – 3 miliardi di dollari
  32. Domenico Dolce – 3 miliardi di dollari
  33. Stefano Gabbana – 3 miliardi di dollari
  34. Ugo Gussalli Beretta e famiglia – 2,9 miliardi di dollari
  35. Pier Silvio Berlusconi – 2,8 miliardi di dollari
  36. Marina Berlusconi – 2,8 miliardi di dollari
  37. Luca Garavoglia – 2,8 miliardi di dollari
  38. John Elkann – 2,8 miliardi di dollari
  39. Pantaleo Dell’Orco – 2,5 miliardi di dollari
  40. Lina Tombolato – 2,5 miliardi di dollari
  41. Annalisa Doris – 2,5 miliardi di dollari
  42. Massimo Doris – 2,5 miliardi di dollari
  43. Alessandra Garavoglia – 2,4 miliardi di dollari
  44. Alberto Bombassei – 2,3 miliardi di dollari
  45. Maria Franca Fissolo – 2,3 miliardi di dollari
  46. Gustavo Denegri e famiglia – 2,2 miliardi di dollari
  47. Romano Minozzi – 2,1 miliardi di dollari
  48. Nerio Alessandri – 2,1 miliardi di dollari
  49. Manfredi Lefebvre d’Ovidio e famiglia – 2,1 miliardi di dollari
  50. Alberto Prada – 2 miliardi di dollari
  51. Marina Prada – 2 miliardi di dollari
  52. Nicola Bulgari – 2 miliardi di dollari
  53. Massimo Moratti – 1,9 miliardi di dollari
  54. Sabrina Benetton – 1,9 miliardi di dollari
  55. Sandro Veronesi e famiglia – 1,9 miliardi di dollari
  56. Giovanni Arvedi – 1,8 miliardi di dollari
  57. Paolo Bulgari – 1,6 miliardi di dollari
  58. Eleonora Berlusconi – 1,6 miliardi di dollari
  59. Luigi Berlusconi – 1,6 miliardi di dollari
  60. Barbara Berlusconi – 1,6 miliardi di dollari
  61. Barbara Benetton – 1,6 miliardi di dollari
  62. Filippo Ghirelli – 1,5 miliardi di dollari
  63. Diego Della Valle – 1,4 miliardi di dollari
  64. Susan Carol Holland – 1,4 miliardi di dollari
  65. Mario Moretti Polegato e famiglia – 1,4 miliardi di dollari
  66. Alessandro Rosano – 1,4 miliardi di dollari
  67. Antonio Percassi – 1,3 miliardi di dollari
  68. Simona Giorgetta – 1,2 miliardi di dollari
  69. Giuliana Caprotti – 1,2 miliardi di dollari
  70. Marina Caprotti – 1,2 miliardi di dollari
  71. Danilo Iervolino – 1,2 miliardi di dollari
  72. Silvana Armani – 1,1 miliardi di dollari
  73. Marco Squinzi – 1,1 miliardi di dollari
  74. Veronica Squinzi – 1,1 miliardi di dollari
  75. Andrea Camerana – 1,1 miliardi di dollari
  76. Rosanna Armani – 1,1 miliardi di dollari
  77. Luigi Cremonini e famiglia – 1,1 miliardi di dollari
  78. Roberta Armani – 1 miliardo di dollari
  79. Federico De Nora – 1 miliardo di dollari

Pensioni, doppio allungamento dell’età di uscita: come cambiano finestre mobili e riscatto laurea

Dopo il tira e molla di questo autunno sul blocco di tre mesi dei requisiti di uscita dal 1° gennaio 2027, arriva un doppio allungamento dell’età delle pensioni che interessa il meccanismo delle finestre mobili e il riscatto della laurea. La nuova stretta è la vera novità di questi ultimi giorni di lavori parlamentari sulla legge di Bilancio 2026 ed è contenuta nell’ultimo emendamento presentato dal governo al Senato nella giornata del 16 dicembre 2026. Nello specifico, chi sceglie il canale delle pensioni anticipate di soli contributi per uscire dal lavoro dovrà sommare un ulteriore periodo, da uno a tre mesi, a partire dal biennio 2032, prima di poter ricevere il primo trattamento mensile. Inoltre, buona parte degli effetti positivi sul diritto ad accedere alla pensione grazie al riscatto della laurea risulterà depotenziato dal 2031.

Pensioni, allungamento età di uscita dal 2032 per chi esce in anticipo: come funziona?

Pensioni, doppio allungamento dell’età di uscita: come cambiano finestre mobili e riscatto laurea
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

Un doppio allungamento dell’età pensionabile è arrivato nella giornata di ieri con la presentazione dell’emendamento del governo al Senato che rivede ulteriormente i criteri di uscita anticipata. La prima stretta riguarda unicamente le pensioni anticipate che si perfezionano con i soli contributi versati e agisce sulle finestre mobili, ovvero sul periodo – attualmente di tre mesi – che deve intercorrere tra la maturazione dei requisiti contributivi e l’effettivo pagamento del primo assegno di pensione. Si ricorda che, a oggi, gli uomini possono andare in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi e le donne con 41 anni e 10 mesi ma, entrambe le platee, devono attendere ulteriori tre mesi di finestra mobile prima di ricevere effettivamente il primo assegno di pensione.

Di quanti mesi si rimandano le pensioni con il nuovo allungamento di età?

Sul funzionamento della finestra mobile – a prescindere dagli aumenti dei requisiti contributivi che si sommeranno nei prossimi anni – si basa l’emendamento presentato dal governo al Senato in sede di approvazione della legge di Bilancio 2026. La correzione prevede che, dal 2032, sui pensionamenti anticipati la finestra mobile sia di quattro mesi, anziché di tre, per divenire di cinque mesi nel 2034 e di sei mesi nel 2035. L’impatto sulla spesa previdenziale parte piano per poi accelerare negli anni successivi: 393 milioni di tagli nel 2032, 494 milioni nel 2033, 1 miliardo e 29 milioni nel 2034 e 1 miliardo e 400 milioni nel 2035.

Come cambia il riscatto della laurea per andare in pensione prima?

La seconda stretta dell’emendamento prevede una sterilizzazione degli effetti del diritto di pensionamento ottenuti pagando il riscatto della laurea. Se fino al 2030 gli anni di riscatto corrisponderanno – in buona parte – agli anni di contributi da sommare al proprio montante per uscire prima dal lavoro, dal 2031 l’effetto temporale del riscatto sarà tagliato di sei mesi, dal 2032 di un anno, dal 2033 di un anno e mezzo, dal 2034 di due anni e dal 2035 di due anni e mezzo.

Quanto vale il riscatto della laurea?

Pensioni, doppio allungamento dell’età di uscita: come cambiano finestre mobili e riscatto laurea
Studenti universitari, quanto vale il riscatto della laurea?

Questo meccanismo, una volta entrato a regime, consentirà a chi effettui il riscatto della laurea di aggiungere al massimo sei mesi al montante dei contributi. La valorizzazione dei periodi di studio universitari, invece, continuerà a valere con le regole attuali ai fini della determinazione del trattamento mensile di pensione anche dal 2031. Con questa misura, si stima un risparmio sulla spesa previdenziale tra i 500 e i 600 milioni di euro all’anno.

Bonus parità di genere 2025, come inviare domanda all’Inps per avere l’esonero dei contributi

Le aziende che hanno ottenuto la certificazione sulla parità di genere nel 2025, possono richiedere il bonus all’Inps per avere l’esonero dei contributi nella misura prevista dall’articolo 5 della legge 162 del 2021. Il chiarimento è arrivato dall’Inps che, nella giornata del 16 dicembre 2025, ha pubblicato il messaggio numero 3804 con il quale informa i datori di lavoro interessati della disponibilità del modulo da compilare e inviare per via telematica al fine di richiedere lo sconto contributivo. Ecco, quindi, chi può presentare la richiesta e come effettuarla entro la scadenza del 30 aprile 2026.

Domanda Bonus parità genere 2025, chi può inviarla?

Bonus parità di genere 2025, come inviare domanda all’Inps per avere l’esonero dei contributi
La pagina del portale dell’Inps per la richiesta di agevolazioni (Imagoeconomica).

L’Inps ha messo a disposizione di imprese e datori di lavoro che quest’anno hanno conseguito la certificazione per la parità di genere il modulo da utilizzare per richiedere il relativo bonus, consistente nel taglio dei contributi previdenziali da versare nella misura dell’1 per cento e fino alla soglia di 50 mila euro all’anno. L’agevolazione contributiva, una volta presentata e accettata la domanda, vale per tutta la durata della certificazione, ovvero per un triennio. Per questa ragione, chi ha presentato la domanda nel 2024 non deve presentare un’altra istanza per continuare a fruire dell’esonero contributivo. Il modulo da compilare si può reperire sul portale istituzionale dell’Inps, all’interno della sezione «Portale delle agevolazioni».

Come trasmettere la domanda all’Inps del bonus parità genere 2025?

La domanda del bonus per la parità di genere 2025 deve essere presentata dai datori di lavoro che abbiano conseguito la relativa certificazione durante l’anno 2025. Nell’istanza devono essere specificati:

  • la matricola e il codice fiscale dei dipendenti;
  • la stima della retribuzione mensile globale;
  • l’aliquota datoriale media.

Si precisa che il calcolo sulla retribuzione media mensile globale deve essere effettuato indicando la somma di tutte le retribuzioni medie erogate mensilmente durante i 36 mesi della certificazione della parità di genere. Per esempio, se l’impresa ha 40 dipendenti che percepiscono, di media, 2 mila euro al mese, l’importo da inserire nella domanda è pari a 80 mila euro. I dettagli della certificazione di genere devono essere specificati in una dichiarazione sostitutiva di possesso del documento, con data di emissione e relativo periodo di validità.`

Cosa c’è da sapere sull’agevolazione sui contributi delle imprese?

Per quanto concerne la misura del bonus sulla parità di genere, la certificazione consente di ottenere uno sconto dell’1 per cento sui contributi da versare fino a un massimo di 50 mila euro. Tuttavia, per la determinazione di quanto spettante, è necessario verificare il numero delle domanda che perverranno fino alla scadenza del 30 aprile 2026. Infatti, l’importo dello sconto potrà diminuire in proporzione alle richieste per rientrare nella soglia delle risorse stanziate che sono pari a 50 milioni di euro all’anno. La riduzione si è verificata per le domande presentate nel 2023 con una decurtazione sullo sconto di circa un terzo (il 31 per cento).