Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Le nuove aliquote dell’Irpef contenute nella legge di Bilancio, approvata in via definitiva il 30 dicembre 2025, segnano un punto di svolta per milioni di lavoratori italiani. L’obiettivo dichiarato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Marina Elvira Calderone è quello di sostenere concretamente il potere d’acquisto attraverso un incremento strutturale dei redditi netti. Oltre alla rimodulazione delle aliquote, il governo ha introdotto agevolazioni significative per il lavoro notturno, i turni festivi e i rinnovi contrattuali firmati nel triennio 2024-2026. La strategia del governo risponde alle richieste di una maggiore equità fiscale avanzate da sindacati e datori di lavoro.
Qual è la riduzione dell’Irpef in busta paga prevista per il 2026?

La riforma fiscale si concentra sulla rimodulazione del carico di imposte per alleggerire il prelievo sui contribuenti. Il taglio dell’Irpef nel 2026 si concretizza principalmente nella riduzione della seconda aliquota, che scende dal 35 al 33 per cento. L’intervento, che interessa circa 13,6 milioni di cittadini, consente un risparmio diretto sui redditi medi. Tuttavia, per i soggetti con reddito superiore a 200 mila euro, l’aumento si sterilizza con una riduzione di 440 euro su alcune detrazioni. Parallelamente, si introduce un’imposta sostitutiva del 5 per cento sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, applicabile ai dipendenti privati con reddito 2025 non superiore a 33 mila euro. La misura coinvolgerà circa 3,8 milioni di lavoratori, assicurando che i nuovi contratti si traducano nel nuovo anno in effettivi aumenti in busta paga, rendendo più vantaggiosa la gestione dell’Irpef.
Come cambiano le aliquote Irpef nel 2026?
Oltre al cambiamento delle aliquote ordinarie, la manovra interviene sulla tassazione agevolata dei premi. La disciplina dell’Irpef nel 2026 prevede un abbattimento drastico dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività, che passa dal 5 all’1 per cento. Non solo la tassazione diminuisce, ma aumenta anche il tetto massimo degli importi agevolabili, che sale da 3 mila a 5 mila euro complessivi. Questa novità si applica anche alle quote di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti, coinvolgendo una platea potenziale di 250 mila unità. L’obiettivo è quello di incentivare le performance aziendali riducendo il prelievo fiscale sulle componenti variabili della retribuzione. La scelta precisa di rendere più attraenti le premialità consente ai lavoratori di percepire una quota nettamente maggiore del valore generato in azienda.
Come cambia la busta paga da gennaio 2026?

La busta paga di gennaio 2026 si presenta con diverse novità impattanti sulla liquidità mensile. Per il lavoro notturno e festivo scatta un’imposta sostitutiva del 15 per cento fino a un limite annuo di 1.500 euro, riservata a chi ha redditi inferiori a 40.000 euro. Le lavoratrici madri con almeno due figli vedranno il loro bonus salire da 40 a 60 euro mensili, fruendo dell’ulteriore sostegno economico, confermato anche per il prossimo anno. Anche i buoni pasto diventano più ricchi, con la soglia esentasse che passa da 8 a 10 euro. Per i dipendenti del pubblico impiego con redditi sotto i 50.000 euro, i compensi accessori saranno tassati al 15 per cento entro il limite di 800 euro. Questi interventi combinati assicurano una maggiore disponibilità economica immediata. La struttura della retribuzione si fa più orientata al welfare e alla remunerazione dei turni gravosi, confermando l’impegno istituzionale verso la valorizzazione del lavoro in ogni sua forma.



























