Ucraina, cosa aspettarsi dal trilaterale di Abu Dhabi
L’annuncio fatto giovedì a Davos da Volodymyr Zelensky in vista dell’incontro fra Ucraina, Russia e Stati Uniti ad Abu Dhabi ha aperto di fatto una nuova fase del processo di pace. Dietro lo stallo apparente delle settimane a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026, la diplomazia ha continuato a lavorare dietro le quinte, mentre il palcoscenico internazionale era occupato dalla saga groenlandese targata Donald Trump. E mentre The Donald teneva banco in Svizzera e incontrava Zelensky, a Mosca hanno fatto capolino Steve Witkoff e Jared Kushner, per preparare i tavoli negli Emirati Arabi.

Perché Abu Dhabi potrebbe rappresentare una svolta
Dopo l’avvio, lo scorso maggio, delle trattative dirette fra Mosca e Kyiv, accompagnate dalla mediazione di Washington, è la prima volta che si arriva a un confronto trilaterale: l’accelerazione impressa in autunno dalla Casa Bianca, in coordinamento con il Cremlino, con il piano di 28 punti, rivisto in parte con il contributo sia della Bankova sia dell’Unione Europea, pare aver dato i suoi frutti. Non è ancora chiaro quale sia la base dettagliata dei negoziati e se il nuovo piano in 20 punti, spacchettato in quattro aree con elementi ancora nebulosi, potrà davvero essere il trampolino di lancio per la conclusione del conflitto, ma è evidente che da Abu Dhabi passa la via per la possibile pace. La vera novità è che Mosca ha accettato l’incontro, ammorbidendo le sue posizioni. Finora era stata perentoria: no a colloqui diretti ad alto livello senza una base concreta su cui discutere, ossia la risoluzione del conflitto nell’ambito di un accordo di ampio respiro che vada oltre un cessate il fuoco temporaneo, come richiesto da Kyiv e dai volenterosi, ma che contempli un’intesa dettagliata con le definizioni di due questioni fondamentali: quella territoriale e quella dello status postbellico dell’Ucraina fuori dalla Nato. Per questo gli incontri negli Emirati sono un banco di prova per capire se la strada imboccata porterà al termine della guerra, oppure se sarà solo l’ennesimo Giorno della marmotta, già citato da Zelensky a Davos.

Il j’accuse di Zelensky smaschera l’ipocrisia dei volenterosi
Il mini vertice del Cremlino tra Putin e Witkoff, accompagnati da nutrite delegazioni, è stato l’assaggio di quello che potrebbe diventare lo showdown di Abu Dhabi. La Russia ha ribadito che senza il raggiungimento degli obiettivi discussi in Alaska da Putin e Trump, riguardanti i confini e le garanzie di sicurezza, la guerra andrà avanti. «Le forze armate ucraine devono lasciare il Donbass. Questa è una condizione fondamentale», ha ribadito venerdì il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. «Senza una risoluzione della questione territoriale, è inutile sperare in un accordo a lungo termine». L’Ucraina per ora si rifiuta di cedere territori ma presto Zelensky potrebbe dover prendere scelte drammatiche, come ha dimostrato il j’accuse pronunciato a Davos nei confronti dell’Europa, colpevole di non aver mantenuto le promesse di aiuto. Le dure parole del presidente ucraino hanno smascherato l’impotenza e l’ipocrisia dei volenterosi, che ora siedono al tavolo senza carte vincenti visto che gli assi li ha in mano Putin e Trump tiene il banco.

I punti ancora da sciogliere
Kyiv al momento non sembra avere alternative a un compromesso al ribasso che sancisca la situazione attuale sul campo, con la perdita dei territori occupati dai russi, e il futuro fuori dall’Alleanza atlantica. Restano da vedere il nodo dei confini, km più o meno, e quello delle garanzie di sicurezza occidentali: l’Ucraina arriva ad Abu Dhabi con le rassicurazioni degli Usa e l’appoggio dei volenterosi che però sono andati in ordine sparso. Francia e Gran Bretagna hanno annunciato di voler inviare contingenti, mentre Italia e Germania si sono tirate fuori. Anche su questo dossier, però, le ultime parole verranno dettate dalla Casa Bianca e dal Cremlino, che difficilmente sarà disposto a tollerare la presenza di truppe Nato nell’ex repubblica sovietica. Gli Usa sembrano averlo capito da un pezzo, negli Emirati vedrà se anche i volenterosi ne vorranno prendere atto.


























