L’assemblea straordinaria degli azionisti di Warner Bros. Discovery ha approvato l’acquisto della società da parte di Paramount Skydance, che a febbraio in extremis aveva fatto pervenire un’offerta da 111 miliardi di dollari, sopravanzando Netflix. Che a quel punto aveva deciso di non rilanciare, dopo aver siglato già a dicembre 2025 un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business.
La sede di Paramount (Ansa).
La proposta di Paramount riguarda l’intera società
«Apprezziamo il sostegno degli azionisti nel valorizzare il nostro portafoglio di contenuti», ha dichiarato il presidente di Warner Bros. Discovery Samuel A. Di Piazza Jr., sottolineando che l’operazione permetterà di creare un gruppo in grado di ampliare l’offerta per i consumatori e sostenere l’industria creativa globale. La proposta di Paramount riguarda – a differenza di quella di Netflix – l’intera società: l’operazione è destinata a creare un gruppo media capace di competere per dimensioni con The Walt Disney Company e NBCUniversal, controllata da Comcast.
David Zaslav (Ansa).
Gli azionisti hanno detto no alla maxi buonuscita per il ceo
L’amministratore delegato di WBD David Zaslav ha definito il via libera degli azionisti, arrivato con ampia maggioranza, «una tappa chiave» verso il completamento della transazione, che darà appunto vita a una media company di nuova generazione. Gli stessi azionisti, sul fronte della governance, hanno però respinto il maxi-compenso da 500 milioni di dollari previsto come buonuscita per Zaslav.
L’offerta di Paramount è stata sostenuta da Trump
La proposta di Paramount è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa. Il closing dell’operazione è atteso nel terzo trimestre del 2026, subordinato alle consuete condizioni, tra cui le autorizzazioni regolatorie.
Rocco Casalino tenta il rientro in politica, anche se non esattamente dalla porta principale. L’ex portavoce di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi si è infatti candidato al Consiglio comunale di Ceglie Messapica (Brindisi), la sua città d’origine. Alle Amministrative che si terranno il 24 e il 25 maggio Casalino correrà in una lista del centrosinistra a sostegno della sindaca uscente Agata Scarafilo, che comprenderà rappresentanti del Movimento 5 stelle e della società civile.
Giuseppe Conte e Rocco Casalino (Imagoeconomica).
ROCCO CASALINO M5S
Casalino: «Momento storico in cui non si può restare neutrali né sottrarsi»
«Sono convinto che questo sia un momento storico in cui non si può restare neutrali né sottrarsi: bisogna scegliere se limitarsi a osservare la crescita di queste destre o lavorare per indebolirle. Credo che si debba partire dal livello locale», ha dichiarato Casalino in una nota, aggiungendo che «far vincere, nei Comuni, le forze che si oppongono a queste destre significa iniziare a costruire il terreno per le prossime elezioni politiche». E poi: «Ogni vittoria locale contribuisce a generare un’onda positiva che rafforza un fronte largo contro una deriva che considero pericolosa e dannosa per il Paese».
Dopo la nomina a sottosegretario del vicesindaco di Palermo, Giampiero Cannella, al ministero della Cultura potrebbero liberarsi altre poltrone. Il meloniano Cannella, subentrando a Gianmarco Mazzi – volato (si fa per dire) alla guida del Turismo – avrebbe “soffiato” il posto a Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del MiC e vicinissimo a Giovanbattista Fazzolari. Ma per il figlio del noto esponente di Avanguardia nazionale scomparso a febbraio 2026, sarebbe pronta un’altra sistemazione. Si vocifera infatti che potrebbe essere nominato Direttore generale della Creatività Contemporanea al posto di Angelo Piero Cappello in carica dal 2023.
Angelo Piero Cappello (Imagoeconomica).
Merlino – storico, attore, sceneggiatore e scrittore – come scriveva il Patriota nel 2019 in occasione della sua nomina a coordinatore regionale Cultura di FdI nel Lazio, ha al suo attivo «numerose pubblicazioni e collaborazioni con importanti trasmissioni televisive di approfondimento culturale. Membro dell’ufficio studi del Senato di Fratelli d’Italia, vicepresidente del Comitato 10 Febbraio (ente che si occupa di tutelare e promuovere la memoria degli esuli giuliani, istriani, dalmati e di non dimenticare la tragedia delle foibe), membro del comitato scientifico del MODAVI ONLUS (ente di promozione sociale), attivo con varie associazione nella riqualificazione della periferia romana». Merlino è anche autore di fumetti come Foiba Rossa. Norma Cossetto: storia di un’italianae Nazario Sauro. Figlio dell’Istria, eroe d’Italia. I maligni sostengono che il passaggio di consegne sarà annunciato solo dopo il 25 aprile, per evitare di dare fuoco a polveri già incandescenti.
Il Tar della Lombardia ha respinto i ricorsi contro l’intitolazione dell’aeroporto di Milano Malpensa a Silvio Berlusconi presentati dai Comuni di Milano, Cardano al Campo, Samarate e Somma Lombardo. I giudici hanno stabilito che questi ultimi non hanno titolo per opporsi a una decisione che rientra nella sfera di competenza statale e che ha natura prevalentemente simbolica. L’intitolazione di un aeroporto, ha chiarito il Tar, non può essere assimilata a quella di strade o piazze, ambito in cui i Comuni esercitano poteri diretti, perché sono infrastrutture appartenenti al demanio statale e funzionali a interessi di rilievo nazionale e internazionale (come il trasporto di persone e merci). Gli enti locali ricorrenti, dunque, non sono titolari di una posizione giuridica qualificata tale da giustificare il ricorso. L’intitolazione viene inoltre qualificata come atto dal valore essenzialmente onorifico, privo di effetti lesivi immediati per i territori coinvolti.
Soddisfazione dall’Enac
Contattato dal Corriere della sera, il presidente dell’Enac Pierluigi Di Palma ha così commentato la decisione del tribunale: «Grande soddisfazione per la pronuncia del Tar che, dichiarando inammissibile e infondate le censure del Comune di Milano e degli altri comuni limitrofi a Malpensa, conferma l’intitolazione dello scalo lombardo a Silvio Berlusconi così come deliberato da Enac con delibera strategica approvata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini».
«Ho ordinato alla Marina degli Stati Uniti di sparare e distruggere qualsiasi imbarcazione, anche piccola (tutte le loro navi da guerra, ben 159, sono sul fondo del mare!), che stia posando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, riferendosi alle navi dell’Iran, sottolineando che «non ci deve essere alcuna esitazione». Il presidente Usa ha poi aggiunto: «I nostri dragamine stanno bonificando lo stretto proprio ora. Ordino pertanto che tale attività continui, ma a un livello triplicato!».
Trump, rivendicando il pieno controllo di Hormuz, ha poi affermato che l’Iran non sa chi è il proprio leader: «La lotta intestina tra i “falchi”, che stanno perdendo molto sul campo di battaglia, e i “moderati”, che non sono affatto moderati (ma stanno guadagnando rispetto!), è pazzesca! Abbiamo il controllo totale». E poi: «Nessuna nave può entrare o uscire senza l’approvazione della Marina degli Stati Uniti. È ‘sigillato ermeticamente‘ fino a quando l’Iran non sarà in grado di concludere un accordo» .
Il piano dell’Iran per il «controllo sovrano» su Hormuz
I proclami di Trump sono una replica alle parole di Fadahossein Maleki, membro della commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del parlamento, il quale ha dichiarato che il parlamento di Teheran e il consiglio supremo di Sicurezza nazionale stanno intanto esaminando congiuntamente un piano per «il controllo sovrano» sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha inoltre fatto sapere di aver depositato presso la Banca centrale iraniana i primi proventi del pedaggio imposto nello stretto.
Trump ha appena licenziato il segretario alla Marina
L’annuncio di Trump sulle posamine è arrivato peraltro nel giorno del siluramento del più alto funzionario civile della Marina statunitense, John Phelan, rimosso dal suo incarico a causa di contrasti col segretario alla Difesa Pete Hegseth. E anche dell’annuncio, da parte del capo di Stato Maggiore della Marina militare Giuseppe Berutti Bergotto, dell’invio di quattro navi per contribuire allo sminamento di Hormuz, nell’ambito di una missione internazionale che vede anche il coinvolgimento di Francia e Regno Unito.
Via libera finale al prestito da 90 miliardi dell’Ue all’Ucraina e al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La procedura scritta, ha annunciato la presidenza cipriota, si è conclusa positivamente con l’approvazione all’unanimità delle due misure, rimaste bloccate nelle settimane precedenti a causa del veto dell’Ungheria. «L’erogazione del prestito inizierà il prima possibile, fornendo un sostegno vitale alle esigenze di bilancio più urgenti di Kyiv. L’Ue rimane salda nel suo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina», ha dichiarato il ministro delle Finanze cipriota Makis Keravnos.
Von Der Leyen: «Ora attuazione rapida delle sanzioni e del prestito»
«Accolgo con favore l’accordo raggiunto dagli Stati membri sul prestito di 90 miliardi di euro all’Ucraina per il periodo 2026-2027 e sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Mentre la Russia intensifica la sua aggressione, noi rafforziamo il nostro sostegno alla coraggiosa nazione ucraina, consentendo all’Ucraina di difendersi ed esercitando pressione sull’economia di guerra russa. Ora passeremo a un’attuazione rapida su entrambi i fronti», ha scritto X la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen.
We are on our way to Cyprus with good news.
I welcome the agreement from the Member States on the 90 billion euro loan to Ukraine for 2026-27 and on 20th sanctions package.
While Russia doubles down on its aggression, we are doubling down on our support to the brave Ukrainian…
Dai laboratori a cielo aperto dell’agrivoltaico, che con sensori di monitoraggio e pannelli solari sopraelevati fondono energia, apicoltura e agricoltura d’avanguardia, fino alle vette di montagna per studiare il cuore dei ghiacciai in ritirata, Enel mette sempre più l’innovazione al servizio dell’ambiente, coniugando tecnologia e difesa della natura. L’azienda energetica, infatti, da tempo si impegna a investire su progetti che contribuiscono a salvare habitat fragili e specie a rischio su tutto il territorio nazionale, a ridosso dei propri impianti e non solo.
Il programma Inn Agrivoltaico
Tra i progetti più recenti e strategici del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo nel nostro Paese spicca il programma Inn Agrivoltaico, che rappresenta una delle frontiere più avanzate dell’integrazione tra energia solare, attività agricole e tutela degli ecosistemi. Gli Agrivoltaic open labs, avviati nel 2023, sono cinque veri e propri laboratori a cielo aperto in cui vengono testate tecnologie fotovoltaiche innovative, sensori di monitoraggio e modelli di coesistenza con colture ad alto valore. In Italia sono già state implementate soluzioni come pannelli fotovoltaici verticali e strutture sopraelevate, che consentono l’utilizzo del suolo anche per attività agricole e zootecniche. Il progetto è in corso anche in Spagna, dove la presenza di impollinatori e la coltivazione di piante aromatiche stanno dimostrando la piena compatibilità tra impianti energetici e attività agricole e di apicoltura. Il progetto coinvolge università, centri di ricerca e comunità locali.
Lo studio degli effetti del cambiamento climatico sull’Adamello
Accanto all’innovazione agrivoltaica, un altro progetto chiave è quello sviluppato in collaborazione con Unimont – Università della Montagna, focalizzato sull’analisi degli effetti del cambiamento climatico nelle aree proglaciali dell’Adamello. Attiva dal 2025, la partnership con Enel unisce competenze scientifiche e industriali per studiare le trasformazioni in atto in uno degli ambienti più sensibili d’Europa. La ricerca si concentra in particolare sulla Conca del Venerocolo, dove lo scioglimento del ghiacciaio dell’Adamello sta modificando profondamente suoli, vegetazione e stabilità dei versanti. L’obiettivo è comprendere in che modo questi cambiamenti possano influire anche sulle infrastrutture idroelettriche presenti nell’area, come dighe e opere idrauliche. Il progetto coinvolge dottorandi, ricercatori e docenti, supportati da Enel non solo dal punto di vista finanziario, ma anche logistico e tecnico, con mezzi e personale che consentono di operare in sicurezza in contesti di alta quota. L’iniziativa ha anche una forte dimensione formativa. Enel mette a disposizione il proprio know-how per attività didattiche, tesi, tirocini e seminari sull’energia idroelettrica, aperti anche al pubblico. A questo si aggiunge una Summer School prevista per il 2026 dedicata ai temi dell’ambiente alpino e della sostenibilità. Un progetto che integra ricerca, formazione e gestione del territorio, contribuendo a migliorare la comprensione dei processi ambientali legati al cambiamento climatico.
La riqualificazione ambientale di Santa Barbara
Tra i progetti più significativi si inserisce quello dell’area mineraria di Santa Barbara, in Toscana. Un tempo sito estrattivo, oggi rappresenta uno dei più importanti esempi di riqualificazione ambientale in Italia. Su una superficie di circa 1.600 ettari, Enel ha avviato un articolato piano di recupero che ha coinvolto ogni componente dell’ecosistema, dalla morfologia del terreno alla gestione delle acque, fino al ripristino e miglioramento funzionale degli habitat naturali. Sono stati piantati 180 ettari di specie autoctone, mentre la creazione di corridoi ecologici ha consentito il ritorno della fauna selvatica e la connessione tra habitat. L’intervento ha trasformato un’ex area industriale in un ambiente capace di sostenere biodiversità e servizi ecosistemici nel lungo periodo.
La riqualificazione dell’area mineraria di Santa Barbara (Enel).
La salvaguardia degli ecosistemi acquatici con il progetto Idrolife
La tutela degli ecosistemi acquatici rappresenta un altro pilastro dell’impegno dell’azienda energetica in Italia. Con il progetto Idrolife, attivo nel bacino del fiume Ticino, Enel interviene per salvaguardare specie a rischio come la savetta e il gambero di fiume. Attraverso incubatori per la riproduzione assistita e il rilascio nei corsi d’acqua, il progetto contribuisce a rafforzare le popolazioni locali e a ristabilire l’equilibrio degli habitat fluviali. All’impianto di Creva, invece, l’attenzione è rivolta all’anguilla europea, specie migratoria minacciata. L’installazione di dissuasori luminosi consente di guidare i pesci lontano dalle turbine, riducendo l’impatto delle infrastrutture e garantendo la continuità dei cicli naturali.
L’iniziativa Life Lanner
In provincia di Viterbo, poi, il progettoLife Lanner ha portato alla messa in sicurezza delle linee elettriche per proteggere l’avifauna e in particolare il falco lanario, mentre interventi analoghi dedicati alla cicogna bianca prevedono piattaforme di nidificazione e monitoraggi costanti. Importante anche la collaborazione con il mondo associativo. Nei pressi della Riserva naturale delle Saline di Priolo, in Sicilia, Enel ha contribuito alla creazione di una zona umida artificiale e al miglioramento degli habitat per specie come il Cavaliere d’Italia, grazie anche a interventi mirati e monitoraggi costanti.
Attenzione anche ai temi sociali
Accanto ai grandi interventi ambientali, emergono iniziative che uniscono sostenibilità e inclusione sociale. Presso la centrale Torrenord di Civitavecchia è stato realizzato un apiario che favorisce l’impollinazione e quindi la biodiversità, offrendo al tempo stesso opportunità di formazione per persone in difficoltà. Anche nei contesti urbani la biodiversità trova spazio. A Roma, nella sede di viale Tor di Quinto, il Bee Garden ospita fino a 180 mila api mellifere, contribuendo all’impollinazione e alla sensibilizzazione su temi ambientali.
L’impegno per un futuro sostenibile costruito a partire dai territori
Nel complesso, i progetti italiani raccontano un modello di sostenibilità che va oltre la semplice riduzione delle emissioni. La biodiversità diventa parte integrante delle scelte industriali, influenzando progettazione, gestione e innovazione. L’esperienza italiana del Gruppo dimostra che la transizione energetica può essere anche un’occasione per rigenerare gli ecosistemi e valorizzare il capitale naturale. Un percorso in cui energia e ambiente non sono in contrapposizione, ma parte di una stessa visione – quella di un futuro sostenibile costruito a partire dai territori.
Con la Biennale di Venezia targata Pietrangelo Buttafuoco le polemiche non finiscono mai. Ed è sempre per colpa della partecipazione degli artisti cari a Vladimir Putin. Nei palazzi del potere romano si narra di scontri epici tra l’intellettuale siciliano e Giorgia Meloni, per non parlare di un presunto colloquio a tu per tu con Giovanbattista Fazzolari: «Roba da far tremare i muri». Fatto sta che rimarrà lui, Buttafuoco, da solo, a inaugurare la Biennale: l’assenza governativa rappresenta «una cosa mai vista» nella storia dell’istituzione veneziana. Addirittura, anche il Padiglione Italia verrà aperto senza la presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che diserterà completamente la manifestazione. Uno strappo fortissimo, senza dimenticare che Buttafuoco e Giuli un tempo erano amici: il legame si è però bruscamente interrotto, con la decisione del primo di avere il padiglione della Russia a Venezia. A oggi, chi sarà fisicamente nella laguna risponde al nome di Angelo Piero Cappello, il numero uno, al ministero, della creatività contemporanea. E basta.
Una ricompensa per Merlino
Restando in tema Mic: il su citato Cappello a breve dovrebbe lasciare il posto di Direttore generale della Creatività Contemporanea a Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero e vicinissimo a Fazzolari. Una sorta di contentino per il figlio del noto esponente di Avanguardia nazionale scomparso lo scorso febbraio. Merlino era infatti tra i favoriti a occupare la poltrona di sottosegretario lasciata libera da Gianmarco Mazzi,volato (si fa per dire) al Turismo, su cui però alla fine si è accomodato il vicesindaco di Palermo Giampiero Cannella. I maligni sussurrano che l’annuncio della nomina di Merlino avverrà dopo il 25 aprile, giusto per non appiccare nuove polemiche.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).l
Petruccioli, Mieli e le spie
«Vado nella sede di Confagricoltura alla presentazione di un libro», si sente dire sempre più spesso a Roma. Possibile? Sì, e giovedì 23 aprile, nel Palazzo Della Valle, sarà la volta di Spie vere & carte false, scritto dall’85enne Claudio Petruccioli, già presidente della Rai ed esponente per tanti anni del Pci e delle sue successive declinazioni. Dopo l’introduzione del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, via alla discussione con Paolo Mieli, Marcello Sorgi e Alessandra Libutti. Di cosa si parlerà? Del caso Cirillo, di cui Petruccioli si era molto occupato ai tempi del rapimento, e di tanto altro ancora. Nel suo libro Menù e dossier, Federico Umberto D’Amato scrisse che «la lunga prigionia dell’assessore democristiano Cirillo si risolse addirittura in un festival gastronomico, tanto che egli si convinse di essere tenuto prigioniero nel retrobottega di un ristorante di lusso. Invece, si occupava di lui la dottoressa Rosaria Perna (che poi passò fra i pentiti) e che cucinava secondo la buona tradizione partenopea. Fra i piatti che Cirillo non dimenticherà vi fu una fumante spaghettata ai frutti di mare arricchita sulla sommità da aragostine». Lo spettacolo è assicurato.
Claudio Petruccioli (foto Imagoeconomica).
Rimini, il sesso e… D’Annunzio
A Rimini il sesso non manca mai, non solo d’estate. A primavera, come da tradizione, ci si prepara alla stagione “calda”, e così ecco il congresso nazionale della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), in programma dal 21 al 24 aprile al Palacongressi di Rimini. I presidenti del congresso sono Maria Concetta Fargnoli, professoressa ordinaria di Dermatologia e Venereologia e direttrice scientifica dell’Istituto dermatologico San Gallicano Irccs di Roma, e Paolo Amerio, professore ordinario di Dermatologia e Venereologia e direttore della Clinica dermatologica dell’Università “Gabriele D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Chissà cosa ne penserebbe il Vate…
La regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice statunitense Maggie Gyllenhaal sarà la presidente della Giuria internazionale della Mostra del Cinema di Venezia 2026, in programma dal 2 al 12 settembre. La decisione è stata presa dal cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del direttore artistico del Settore cinema Alberto Barbera. «Sono entusiasta di accettare l’invito a presiedere la Giuria della Mostra di Venezia di quest’anno», ha dichiarato Gyllenhaal in una nota. «Venezia ha sempre sostenuto voci autentiche e singolari e sono onorata di contribuire a portare avanti questa tradizione coraggiosa e necessaria. Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione».
Chi è Maggie Gyllenhaal
Nata a New York nel 1977, Gyllenhaal ha esordito sul grande schermo in alcuni film degli Anni 90 diretti dal padre Stephen, fino a ottenere un ruolo secondario nel film cult Donnie Darko accanto al fratello minore Jake. Nel 2002 la sua interpretazione in Secretary le ha fatto ottenere una candidata ai Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Ha recitato in diverse pellicole di successo come World Trade Center e Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, quest’ultimo secondo capitolo della saga cinematografica di Batman, dedicandosi anche al teatro e alla televisione. Nel 2010 ha ricevuto una candidatura al Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in Crazy Heart. Nel 2015 ha vinto il Golden Globe come Miglior attrice in una mini-serie o film tv per The Honourable Woman. Nel 2021 ha debuttato alla regia con il film La figlia oscura, per il quale ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia.
La Supermedia Agi/Youtrend del 23 aprile, realizzata sulla base di otto sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da sei istituti, conferma alcuni trend già individuati come la stabilizzazione di Fratelli d’Italia sul 28 per cento, il lieve aumento della Lega e di contro il calo di Forza Italia, oltre a Futuro Nazionale ormai costante sopra i tre punti percentuali. Sostanziale parità nella sfida tra centrodestra e campo largo.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
I dati dell’ultima Supermedia
Rispetto a due settimane fa, FdI registra un lieve aumento (+0,1) e si attesta al 28,2 per cento. FI scende all’8,3 per cento (-0,3) e la Lega sale al 7,3 per cento (+0,1). Frena il Partito democratico, dato al 22,4 per cento (-0,2), mentre guadagna qualcosa il Movimento 5 stelle al 12,8 per cento (+0,1). Alleanza Verdi e Sinistra scende al 6,2 per cento (-0,2). Futuro Nazionale guadagna ancora e tocca il 3,5 per cento (+0,2). Stabile Azione al 3 per cento, bene Italia Viva al 2,6 per cento (+0,3). +Europa è ancora all’1,5 per cento, mentre Noi Moderati arriva all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia fotografa un testa a testa tra campo largo e centrodestra, con il primo in leggero vantaggio (45,3 a 44,9 per cento).
#Supermedia Youtrend per @Agenzia_Italia dei sondaggi (e variazione rispetto al 9 aprile): FdI 28,2% (+0,1)⁰ PD 22,4% (-0,2) M5S 12,8% (+0,1) FI 8,3% (-0,3) Lega 7,3% (+0,1) AVS 6,2% (-0,2) FN 3,5% (+0,2) Azione 3,0% (=) IV 2,6% (+0,3) +E 1,5% (=) NM 1,1% (+0,1) pic.twitter.com/HhiiTigdXV
«Notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete». Lo ha scritto Giorgia Meloni sui social commentando il parere non vincolante di Nicholas Emiliou, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo sul protocollo Italia-Albania. A corredo una foto con Edi Rama, omologo albanese.
Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate. Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà,… pic.twitter.com/xrS7Y2vtlW
Secondo Emiliou, il protocollo Italia-Albania sui cpr «è in linea di principio compatibile» con la normativa Ue in materia di rimpatrio e l’asilo. Il diritto dell’Unione europea, infatti, non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di detenzione per le procedure di rimpatrio al di fuori del proprio territorio. Tuttavia, lo Stato in questione deve assicurare che «i diritti dei migranti siano pienamente tutelati», inclusi quelli all’assistenza legale, all’assistenza linguistica e ai contatti con la famiglia e le autorità competenti.
La Corte penale internazionale ha confermato la propria giurisdizione nel caso contro Rodrigo Roa Duterte, aprendo la strada al processo per crimini contro l’umanità avvenuti durante la violenta campagna per combattere il narcotraffico intrapresa dal 2016 al 2022 dall’ex presidente delle Filippine. La Camera d’appello, a maggioranza, ha infatti respinto integralmente il ricorso presentato dalla difesa di Duterte, confermando la decisione della Camera preliminare del 23 ottobre 2025.
Protesta contro Duterte all’Aia (Ansa).
Ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti
Secondo fonti ufficiali, almeno 6 mila persone sospettate di reati legati alla droga sono state uccise dalla polizia nel corso del suo mandato, ma gli attivisti parlano di numeri molto più alti: ci sono stime che parlano addirittura di 30 mila morti. Un rapporto delle Nazioni Unite ha evidenziato che le vittime erano per lo più giovani uomini poveri e che la polizia faceva uso di torture per ottenere confessioni. Duterte è sospettato di omicidio e tentato omicidio, configurati come crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7 dello Statuto di Roma. Secondo i giudici dell’Aia, la Cpi può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini commessi dall’ex presidente filippino nel periodo in cui il Paese era parte dello Statuto, terminato nel 2019. A marzo del 2025 era stato emesso il mandato di arresto: Duterte è stato poi fermato all’aeroporto di Manila subito dopo essere atterrato da Hong Kong.
Unicredit si rafforza nel capitale di Generali. All’assemblea del Leone in programma il 23 aprile 2026, la banca partecipa infatti con l’8,72 per cento del capitale contro il 6,68 per cento di cui era accreditata finora sul libro soci. Invariate rispetto al 2025 le quote degli altri principali azionisti (sopra il 3 per cento): Gruppo Monte dei paschi di Siena, attraverso Mediobanca, al 13,19 per cento, Delfin al 10,05 per cento, Gruppo Caltagirone al 6,26 per cento e i Benetton, attraverso Schema Delta, al 4,86 per cento del capitale sociale. L’assemblea dei soci di Generali ha all’ordine del giorno l’ok al bilancio 2025 e la destinazione dell’utile di esercizio, oltre alla nomina del collegio sindacale, al nuovo piano di azionariato per i dipendenti e al buyback da mezzo miliardo.
Fallita la procedura di mediazione, Barbara D’Urso ha fatto causa a Mediaset, portando in tribunale l’azienda che tre anni fa l’ha messa alla porta. Lo scrive l’edizione online de La Stampa. La conduttrice ha denunciato diritti non pagati e ingerenze da parte di Mediaset nei suoi programmi, in particolare per quanto riguarda la scelta degli ospiti. E poi c’è la questione degli insulti pubblicati online da un account ufficiale del Biscione.
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).
I motivi della denuncia da parte di Barbara D’Urso
La conduttrice contesta a Mediaset il mancato corrispettivo dei diritti d’autore per i programmi firmati come autrice nei suoi 20 anni in azienda, nonché per il format di sua proprietà Live non è la D’Urso. La presentatrice ha inoltre denunciato presunte ingerenze di Mediaset, in quanto avrebbe avuto l’obbligo di far approvare preventivamente l’elenco di tutti gli ospiti delle sue trasmissioni alle produzioni di Maria De Filippi e Silvia Toffanin. D’Urso, inoltre, non ha ancora ricevuto le scuse per le ingiurie apparse a marzo del 2023 in un post social del profilo ufficiale ‘Qui Mediaset’, di proprietà dell’azienda, che ha sempre sostenuto di avere subito un hackeraggio.
Barbara D’Urso in una foto dei suoi primi anni a Mediaset (Ansa).
La Russia si sta preparando a un possibile conflitto con la Nato entro un anno dalla fine della guerra in Ucraina. È quanto emerge da un rapporto del Mivd, ovvero il servizio di intelligence militare dei Paesi Bassi, che definisce Mosca «la minaccia più grande e diretta» per l’Europa, anche in virtù (o meglio per colpa) dei legami sempre più stretti con Pechino.
Preoccupano i rapporti tra Russia e Cina, sempre più stretti
Negli ultimi tempi la Russia – che non aprirà un nuovo fronte finché sarà impegnata in Ucraina – si è avvicinata molto alla Cina e la crescente cooperazione militare tra i due Paesi sta rafforzando la percezione del Cremlino di poter colpire obiettivi militari e civili in Occidente. Mosca, spiega il dossier, punta a sfruttare le esportazioni di Pechino per sostenere la propria industria bellica. Non solo. Alla Russia fanno gola anche le capacità di cyber-spionaggio sviluppate dalla Cina, ormai paragonabili a quelle degli Stati Uniti: Peter Reesink, direttore del Mivd, le ha definite come «molto avanzate e organizzate in modo complesso». La Repubblica Popolare, invece, è interessata a trarre insegnamenti dall’esperienza maturata dalle forze russe sul campo di battaglia in Ucraina.
Secondo la Difesa svedese la Russia potrebbe occupare un’isola nel Baltico
In un’intervista al Times il generale Michael Claesson, capo di Stato maggiore della Difesa della Svezia, ha avvertito che la Russia, al fine di testare la solidità della Nato, è pronta a occupare un’isola nel Mar Baltico «in qualsiasi momento», dove le forze armate di Mosca hanno iniziato a scortare regolarmente le navi commerciali della flotta ombra. Le forze dell’Alleanza atlantica hanno condotto frequenti esercitazioni relative a sbarchi russi su alcune delle isole più grandi e strategicamente utili del Mar Baltico, come Gotland in Svezia, Bornholm in Danimarca, Hiiumaa e Saaremaa in Estonia.
L’Italia è pronta a inviare quattro navi a Hormuz per contribuire allo sminamento dello Stretto. L’ha affermato il Capo di Stato Maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, in audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera. «La Marina è pronta a effettuare un’operazione di sminamento. Ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e, come tutte le operazioni in aree delicate, comportano dei rischi. Il nostro compito è mantenere i rischi al minimo possibile, questo lo facciamo tramite la tecnologia molto avanzata», ha spiegato. «Abbiamo visto che la chiusura di Hormuz si fa rapidamente, anche con poche lire, perché le mine che gli iraniani hanno messo in Hormuz costano veramente poco e sono anche datate. Ma questo fa sì che ci sia un’area di incertezza e soprattutto un crescente decadimento della sicurezza di navigazione».
L’azione italiana si inserisce nell’ambito di una coalizione internazionale
La pianificazione prudenziale prevede un gruppo basato su due cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi. «Ovviamente non andiamo da soli, andiamo all’interno di una coalizione internazionale, anche le altre nazioni manderanno dei cacciamine. In Europa ci sono Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio».
Il segretario della Marina Usa John Phelan è stato rimosso dal suo incarico, in un clima di tensione con il segretario alla Difesa Pete Hegseth in merito all’attuazione della riforma della costruzione navale. Ad alimentare gli attriti sarebbero anche stati gli stretti rapporti di Phelan con il presidente Donald Trump. Ad assumere la leadership della Marina sarà, ad interim, il sottosegretario Hung Cao.
Le tensioni con Hegseth e la decisione di Trump
Diverse fonti hanno riferito alla Cnn che da mesi serpeggiava tensione tra Phelan e Hegseth, il quale riteneva che Phelan stesse procedendo troppo lentamente nell’attuazione delle riforme della cantieristica navale. Hegseth era inoltre infastidito dalla sua comunicazione diretta con Trump, che interpretava come un tentativo di scavalcarlo. Secondo un alto funzionario della Casa Bianca, la questione è giunta al culmine durante un incontro tra Trump e Hegseth alla Casa Bianca, mercoledì 22 aprile 2026, incentrato sulla costruzione navale. Il presidente, frustrato dalla lentezza dei progressi, si sarebbe convinto durante il colloquio che Phelan dovesse essere sostituito e avrebbe detto a Hegseth di nominare qualcuno di più efficiente (il segretario della Marina è subordinato al segretario alla Difesa). Hegseth ha così inviato un messaggio a Phelan informandolo che doveva dimettersi o sarebbe stato licenziato. Quest’ultimo, non credendo che Trump fosse a conoscenza del messaggio, si è recato alla Casa Bianca chiedendo di incontrare il tycoon, che gli ha confermato tutto.
Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali e amico di vecchia data di Donald Trump, sta provando a compiere l’impresa che dal lontano 2017 sembra impossibile per ct e calciatori nostrani: far qualificare la Nazionale italiana ai Mondiali. Come riporta il Financial Times, l’imprenditore ha suggerito al presidente della Fifa Gianni Infantino e a Trump, in quanto leader di uno dei Paesi co-organizzatori del torneo, di ammettere l’Italia alla Coppa del Mondo al posto dell’Iran, in virtù del ricco palmares azzurro.
Il piano di Zampolli: ricucire lo strappo Trump-Meloni
«Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, l’Italia ha il pedigree per giustificare l’inclusione», ha detto Zampolli al Ft. Il giornale spiega che il piano dell’imprenditore è uno «sforzo per riparare i legami fra Trump e Giorgia Meloni» dopo le frizioni nate dagli attacchi del presidente Usa a papa Leone XIV per la guerra in Iran.
Paolo Zampolli e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
L’Iran ha appena confermato la partecipazione ai Mondiali
C’è però un problema non da poco per Zampolli e il calcio italiano: dopo aver escluso la partecipazione a seguito dei primi raid statunitensi (e israeliani) e aver chiesto – invano – di poter giocare le proprie partite in Canada o in Messico (anziché a Los Angeles e Seattle), l’Iran ha fatto sapere di non aver intenzione di rinunciare al torneo, che si apre a giugno. Trump, da parte sua, aveva dichiarato che i giocatori della Repubblica Islamica erano i «benvenuti» negli Usa senza però nascondere che sarebbe stato inappropriato e potenzialmente pericoloso per loro. Quanto a Infantino, il presidente Fifa si è sempre detto certo della partecipazione dell’Iran.
E alla fine arriva Silvia. Silvia Salis, naturalmente, la sindaca di Genova, citatissima su Internet e non solo, animatrice di musica techno per interposta Charlotte de Witte. È alla guida del suo Comune da neanche un anno ma già se ne tracciano traiettorie governative pazzesche: leader dell’opposizione, prossima sfidante di Giorgia Meloni, e allora perché no, presidente del Consiglio.
La politica è in mano alla comunicazione; la politica è morta, viva la politica! Spadroneggia l’agnolettismo, nel senso di Marco Agnoletti, potente spin doctor di Salis e non solo, ex portavoce di Matteo Renzi. Marito renziano, Fausto Brizzi, comunicatore renziano. «A questo punto Fantozzi venne colto da un leggero sospetto». Sarà mica un’operazione di Renzi, Silvia Salis? Mah, verrebbe da pensare che l’ex presidente del Consiglio in realtà cavalchi l’onda ma senza essere l’ispiratore del lancio della sindaca; in fondo Renzi cavalca soprattutto se stesso in vista delle elezioni politiche del 2027, quando Italia Viva o come si chiamerà, Casa Riformista, faticherà non poco a rientrare in Parlamento. Non c’è tempo per altri esperimenti.
Dalla polemica sulle Manolo alla copertina di Vanity
Nel frattempo la sindaca va ovunque, potenza agnolettiana. A Otto e Mezzo, su Bloomberg, dove viene descritta come «l’anti-Meloni», su Vanity Fair, dove si è appena conquistata il pacchetto completo: copertina e intervista. Dispensa perle di saggezza come se governasse da anni in ruoli di potere elevato. Parla come se il potere lo conoscesse e praticasse per davvero: «Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto». Lo ripetiamo: è sindaca da meno di un anno, ancora non è successo niente. L’importante però è esserci. Esserci in tv, nel dibattito pubblico. Anche lasciando che nascano, fioriscano e perdurino polemiche che di politico hanno poco. Le scarpe costose. L’abbigliamento. Qualsiasi cazzata va bene purché se ne parli e purché, poi, se ne riparli. E infatti se ne parla: «È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare», dice ancora Salis a Vanity. È una vecchia e nota storia, la conosciamo bene, in cui abboccano tutti. Per la gioia dei portavoce.
Silvia Salis con le Manolo Blahnik (dai social).
Resta da sciogliere il nodo primarie
Rimane un problema: come può diventare Salis leader del campo progressista se non vuole partecipare alle primarie? Vabbè che ormai vale tutto, ma pensare che i partiti dell’opposizione si riuniscano nel segreto di una stanzetta per decidere di consegnare a lei la leadership del centrosinistra appare quantomeno puerile. Intendiamoci, potrebbe pure cambiare idea, come le suggerisce anche Renzi, che in questo modo avrebbe risolto il problema di chi appoggiare nelle eventuali primarie. Nel Pd, a Roma, studiano la faccenda, ma l’istruttoria potrebbe essere lunga. D’altronde devono calcolare bene quanto Salis possa danneggiare la cara leader Elly Schlein prima di ammetterla all’eventuale banchetto politico-istituzionale. Lei sembra essere persino pronta al salto: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest’attenzione nazionale mi lusinga», ha detto Salis a Bloomberg con una serietà disarmante. Il dibattito – «No, il dibattito no!» – rischia di andare avanti fino al prossimo voto, che dovrebbe essere nel 2027 (sempre che Meloni non cambi idea bruciando tutti sul tempo, Salis compresa).
Elly Schlein con Silvia Salis, durante ‘Democrazia alla Prova’ a palazzo Ducale (Ansa).
Sarà lo smacco per la sconfitta al referendum, sarà la tensione per le frizioni con Donald Trump, sta di fatto che lo stop del Quirinale alla norma contenuta nell’ultimo decreto legge sulla sicurezza ha fatto saltare i nervi alla maggioranza. Un’interferenza ai limiti dello sgarbo, secondo molti esponenti del centrodestra, da parte di Sergio Mattarella. Che invece tale non l’aveva considerato. «I rapporti con palazzo Chigi non sono mai stati tanto sereni», sussurrava qualcuno sul Colle più alto non più tardi di una settimana fa.
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
La moral suasion di Mattarella e le prerogative del Colle
Da parte sua il presidente della Repubblica si è ‘limitato’ a fare quel che ha già fatto decine di altre volte in passato: mettere sull’avviso il governo circa un testo per evitare di andare allo scontro. Si chiama moral suasion. Visto che la Costituzione affida al capo dello Stato il potere di emanare un decreto e di promulgare una legge, il Quirinale fa sapere in fase di preparazione di un provvedimento se ritiene che ci siano elementi di palese incostituzionalità, dando il tempo al governo di correggerli. In caso contrario può negare la firma e, se si tratta di una legge, rinviarla alle Camere. Mattarella ha rinviato una sola legge, sulle mine antiuomo, durante il governo Gentiloni, sostenuto dalla maggioranza che lo aveva eletto Presidente. Più volte ha firmato allegando una nota in cui sottolineava alcune criticità, anche durante il governo Draghi che era ritenuto sua emanazione diretta. Molte volte, come ha confessato lui stesso, ha firmato leggi sulle quali non era d’accordo, e tutti hanno capito che tra queste ce n’erano diverse dei governi Conte e Meloni. Insomma, nel suo curriculum, per chi lo vuole leggere bene, c’è un atteggiamento concreto il più possibile super partes.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Il nervosismo sospetto di Palazzo Chigi e della Lega
Eppure questa volta, sarà la fuga di notizie, sarà il delicato momento politico, lo stop del Quirinale non è andato giù a palazzo Chigi e tantomeno alla Lega. Ora l’ordine di scuderia di Giorgia Meloni sembra quello di voler salvare capra e cavoli, con una soluzione all’italiana che preservi il senso della norma contestata anche dagli avvocati senza arrivare allo scontro con il Colle. Dopo il gelo del caso Garofani di cinque mesi fa, i rapporti sembravano sereni, complice anche una rinnovata sponda sul piano internazionale, come dimostra la nota di solidarietà di Mattarella a Meloni dopo gli attacchi del giornalista russo Solovyev. Ma è bastato un tocco di moral suasion a far tornare l’orologio indietro di mesi, a un rapporto che è sempre stato di diffidenza reciproca, insomma a far scattare di nuovo l’allarme, segno del nervosismo che caratterizzerà gli ultimi mesi di legislatura, pochi o tanti che saranno.
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).