La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia

L’addio definitivo è arrivato il 16 aprile 2026, ma la spina in realtà era stata staccata oltre 10 anni prima. La Condé Nast internazionale ha annunciato lo stop di Wired in Italia. Una testata lanciata nel nostro Paese nel 2009 e che, di fatto, era già stata chiusa nel 2015, anche se probabilmente nessuno se ne era accorto: niente più mensile cartaceo, restava attivo solo il sito con pochissime risorse e qualche evento sul territorio targato Wired.

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia
Matteo Renzi durante un evento Wired nel 2016 (foto Ansa).

L’ufficialità di un progetto editoriale che termina scatena sempre una ridda di lacrime di coccodrillo, anche se in questo caso il prodotto aveva perso da anni il suo senso. E lo shock di migliaia di fantomatici appassionati di Wired (che se solo avessero acquistato le edizioni digitali o visitato più spesso il sito forse avrebbero contribuito alla sopravvivenza in Italia di quella testata) ha ricordato molto gli strazi recenti per la chiusura del canale televisivo Mtv Music: tutti a commemorare i bei tempi di programmi come Kitchen e TRL, dei veejay, peccato che fossero passati 25 anni e, da decenni, nessuno guardasse più i videoclip su Mtv.

L’inizio della fine della Condé Nast in Italia ha una data precisa

Il 29 aprile esce nelle sale italiane Il Diavolo veste Prada 2, sequel del film che nel 2006 celebrò una figura mitica di direttrice Condé Nast alla Anna Wintour, interpretata da Meryl Streep. Ebbene, da giugno 2025 neppure la Wintour è più direttrice di Vogue Usa, e l’inizio della fine della Condé Nast in Italia si può datare in un giorno preciso: 22 dicembre 2016, quando è morta Franca Sozzani, la Wintour italiana, direttrice editoriale del gruppo e storica direttrice di Vogue Italia.

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Anna Wintour (foto Imagoeconomica).

Nel 2013 lavoravano 175 giornalisti, a fine 2024 solo 45

Solo il prestigio della Sozzani, infatti, aveva mantenuto salda l’identità italiana della società. Poi, lentamente, il senso di filiale di un colosso americano ha prevalso, con dirigenti stranieri, direzioni meno carismatiche, una grande sinergia continentale sui contenuti (che in molti casi arrivano da Londra), tagli del personale e ricambio generazionale. Basta un dato: nel 2013 alla Condé Nast Italia lavoravano 175 giornalisti. A fine 2024, ultimo dato ufficiale disponibile, erano 45.

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Franca Sozzani (foto Imagoeconomica).

Il digitale, nonostante gli sforzi, pesa ancora poco sui ricavi

La casa editrice ha certamente cambiato pelle, riducendo le pubblicazioni (Wired è solo l’ultima di tante altre chiusure), spostando il tiro sul digitale e su una organizzazione più continentale e meno centralizzata a livello di singolo Paese. Da qualche anno i ricavi si sono stabilizzati attorno ai 65-68 milioni di euro annui, anche se la gran parte (il 52 per cento nel 2024) arriva ancora dalle edizioni cartacee italiane di Vanity Fair, Vogue, La Cucina italiana o AD (Architectural Digest), mentre il digitale, nonostante gli sforzi, pesa solo per il 33 per cento, con un 15 per cento di incassi, infine, dagli eventi fisici sul territorio. Non ci sono tensioni sui conti, e nel 2024 gli utili sono stati pari a 3,7 milioni di euro per un organico complessivo a quota 256 unità (258 nel 2023).

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La copertina di Wired dedicata a Giorgio Napolitano, uomo dell’anno nel 2011 (foto Ansa).

Vanity Fair, che non riesce più a uscire ogni settimana e quindi non viene più considerato un settimanale da Ads (istituto che certifica le vendite dei giornali), dal dicembre 2018 è diretto da Simone Marchetti, che cura pure le edizioni in Spagna e Francia. Vanity Fair Italia vende in media circa 52 mila copie a numero; dopo il lungo regno di Franca Sozzani, a Vogue Italia c’è stato Emanuele Farneti fino al 2021, quando la carica di direttore è stata cancellata. Dal 2021 la responsabile editoriale è Francesca Ragazzi. Ora Vogue Italia vende circa 28 mila copie a numero.

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Simone Marchetti (foto Imagoeconomica).

La Cucina italiana (che nella primavera 2025 ha chiuso il progetto La Scuola di cucina) e Traveller sono diretti da Maddalena Fossati Dondero, dal febbraio 2026 Federico Sarica guida GQ, mentre dall’ottobre 2025 Asad Syrkett è in sella ad AD Italia.

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Maddalena Fossati (foto Imagoeconomica).

Ma, ovviamente, la Condé Nast 2026 non ha quasi nulla a che spartire con quella governata per molti anni da Giampaolo Grandi e da Franca Sozzani. I vertici, infatti, sono tutti stranieri: l’amministratore delegato è Natalia Gamero del Castillo, che siede nel consiglio di amministrazione della casa editrice con altri due manager non italiani come Jason Miles e Antonious Porch. E anche la sede Condé Nast, un tempo tra le centralissime piazzale Cadorna e piazza Castello, da aprile 2025 è invece in un’anonima palazzina di via Bordoni, zona Melchiorre Gioia a Milano.

L’IDF ha rimosso il soldato che in Libano aveva profanato una statua di Gesù

Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato la rimozione dal servizio operativo del soldato che aveva vandalizzato una statua di Gesù nel sud del Libano, colpendone la testa con una mazza, e dell’altro militare che ha filmato la profanazione. Entrambi saranno inoltre sottoposti a 30 giorni di detenzione militare, ha aggiunto l’IDF. «Le truppe rimaste sul posto sono state convocate per un colloquio di chiarimento che si terrà in seguito, dopo il quale verranno prese ulteriori misure a livello di comando», si legge in un comunicato dell’esercito di Tel Aviv.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»

Non bastavano gli indici di gradimento in picchiata. Adesso Donald Trump comincia anche a perdere il sostegno dei sostenitori più accesi. Come il noto podcaster MAGA ed ex presentatore di Fox News Tucker Carlson, che ha preso definitivamente le distanze dal presidente Usa, assumendosi con tono affranto la responsabilità del suo ritorno al potere. Il mea culpa di Carlson è arrivato nel corso di una conversazione col fratello Buckley, ex speechwriter del tycoon.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»
Donald Trump e Tucker Carlson (Ansa).

Carlson fu licenziato da Fox News per le teorie complottiste sulla vittoria rubata di Biden

«Tu hai scritto discorsi per lui, io ho fatto campagna elettorale per lui. Insomma, siamo sicuramente implicati in questa vicenda», ha detto rivolgendosi al fratello durante una puntata del The Tucker Carlson Show: «Penso che sia il momento di fare i conti con la nostra coscienza. Ne saremo tormentati a lungo. Io lo sarò. E voglio dire che mi dispiace aver tratto in inganno tante persone, non era mia intenzione». Sebbene nel 1999 lo avesse definito «la persona più ripugnante del pianeta», Carlson fu tra i primi a chiedere che The Donald venisse preso sul serio quando si candidò alle primarie repubblicane nel 2016. Licenziato da Fox News per le teorie complottiste sulla vittoria rubata di Joe Biden nel 2020 (e il sostegno a Vladimir Putin), quando poi Trump si è riproposto per un secondo mandato quattro anni dopo, Carlson gli ha tirato la volata per tutta la campagna elettorale, intervenendo anche un suo comizio a pochi giorni dal voto. Ora la rottura.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»
Tucker Carlson (Ansa).

Trump lo aveva definito «una persona con un QI basso e molto sopravvalutata»

Carlson si è detto in disaccordo con Trump sul sostegno degli Stati Uniti a Israele e sulla guerra che i due Paesi hanno intrapreso contro l’Iran, definendo «vile sotto ogni punto di vista» il linguaggio usato dal tycoon nei confronti della Repubblica Islamica. Il mea culpa di Carlson arriva a stretto giro da un duro attacco di Trump ad alcune rilevanti figure MAGA – tra cui Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e lo stesso podcaster, definito «una persona con un QI basso, sempre facile da battere e molto sopravvalutata». Prima di questo strappo definitivo, già a inizio aprile Carlson aveva detto a Newsmax: «Ho sempre apprezzato Trump e ora provo pena per lui, come per tutti gli schiavi. È messo alle strette da altre forze. Non è in grado di prendere le proprie decisioni. È terribile da vedere».

Meloni: «Trump? Gli amici ti danno una mano soprattutto quando ti dicono che non sono d’accordo»

«Non ci sono rimasta male. Penso che non si debba fare rinunciare le persone dal dire quello che pensano, anche quando non sono d’accordo. L’amicizia è fatta di questo, il coraggio è fatto di questo. E, chiaramente, non vuol dire mettere in discussione i nostri storici rapporti con gli Stati Uniti». Lo ha detto Giorgia Meloni, durante la sua visita al Salone del Mobile, rispondendo a una domanda sui rapporti con Donald Trump che, dopo lo strappo nato con il no all’uso di Sigonella e proseguito sulle accuse a papa Leone XIV, per stessa ammissione del tycoon non sono più quelli di una volta. «Gli amici ti danno una mano anche, e forse soprattutto, quando ti dicono che non sono d’accordo», ha chiosato la presidente del Consiglio.

Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo

Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo
Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo
Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo

La premier Giorgia Meloni ha dichiarato che il decreto Sicurezza sarà approvato senza modifiche, ma i rilievi del Quirinale saranno recepiti con un nuovo provvedimento ad hoc. Il Colle aveva infatti chiesto al governo di modificare la norma sull’incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Per effettuare modifiche al testo originale, però, non ci sarebbe tempo perché il provvedimento va convertito in legge entro il 25 aprile. Di qui la decisione di correre ai ripari con un nuovo decreto correttivo, da pubblicare in Gazzetta insieme all’altro. «Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma», ha infatti spiegato Meloni ai margini della visita al Salone del Mobile di Milano. «Ma la norma rimane», ha assicurato, «perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».

L’opposizione occupa i banchi del governo

Proprio i deputati delle opposizioni hanno occupato i banchi del governo alla Camera durante la discussione sul decreto. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha espulso Arturo Scotto del Partito democratico e sospeso la seduta.

Il Pakistan conferma l’arrivo di Vance e Ghalibaf a Islamabad

Le delegazioni di Stati Uniti e Iran hanno confermato ai mediatori pakistani che parteciperanno ai nuovi negoziati di pace a Islamabad, in vista della scadenza di domani sera (ora americana) della tregua di due settimane. Il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo delle rispettive delegazioni, arriveranno in Pakistan nelle prime ore di mercoledì 22 aprile per guidare le rispettive squadre nei colloqui. Lo scrive l’Afp. Al momento né gli Stati Uniti né l’Iran hanno confermato ufficialmente.

Il Pakistan conferma l’arrivo di Vance e Ghalibaf a Islamabad
Mohammad Bagher Ghalibaf (Imagoeconomica).

Tasnim: «Teheran pronta a creare un altro inferno»

La delegazione iraniana attendeva il via libera dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, per partire per Islamabad: l’autorizzazione sarebbe arrivata lunedì sera. Lo riporta Axios. Mentre continua l’attesa per l’arrivo a Islamabad delle delegazioni di Iran e Stati Uniti per un nuovo round negoziale, l’agenzia Tasnim – vicina ai Guardiani della Rivoluzione – scrive che la Repubblica Islamica, «alla luce delle richieste americane e della dichiarazione di un blocco navale che hanno impedito la ripresa dei negoziati», è pronta a «creare un altro inferno per americani e israeliani fin dal primo secondo di un possibile conflitto».

Trump: «Non hanno altra scelta che fare un accordo»

In un’intervista telefonica con Cnbc News Donald Trump, confermando di non voler prolungare la tregua, ha detto intanto che «l’Iran non ha altra scelta che fare un accordo», aggiungendo di essere sempre stato certo che Teheran avrebbe mandato una delegazione in Pakistan. ll presidente Usa quindi ha criticato i media e detto: «Avrei vinto in Vietnam e in Iraq rapidamente. Guardate al Venezuela». Su Truth, inoltre il tycoon ha accusato l’Iran di aver «violato il cessate il fuoco numerose volte».

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

L’idea era geniale: avere come “guest star” alla cerimonia aziendale di Unipol il nuovo numero uno della Consob. E così, agenda alla mano, era stata scelta la data del 21 aprile, avendo come location il romano Palazzo della Cancelleria, per di più vaticanissimo dato che è di proprietà della Santa Sede, alla presenza di Carlo Cimbri e del vertice del colosso assicurativo: quasi una benedizione, per Federico Freni. Peccato però che il calcolo fosse sbagliato. Contro Freni si sono messi tutti: prima Antonio Tajani, poi Giorgia Meloni che formalmente nutrirebbe dubbi sul passaggio dal governo alla Consob senza un periodo sabbatico, quindi le varie autorità più o meno indipendenti che vagliano il curriculum del pretendente e fanno scivolare giudizi anonimi che però rischiano di essere letali per il candidato (come è già capitato con le banche, con fucilate dirette a chi vuole diventare amministratore delegato). I forzisti puntano su un altro Federico, Cornelli: sarebbe una promozione interna. Fatto sta che l’evento romano non ha permesso di festeggiare Freni. Non gli resta che andare al prossimo appuntamento al Teatro dell’Opera, nell’attesa.

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

Giovanna Melandri torna in un museo, il Palaexpo romano

«Come si fa a lasciare Giovanna Melandri senza un incarico?», si sente dire da tempo nei salotti romani, quelli del centro storico e dei Parioli, la ben nota “Ztl del Pd capitolino”. Già, la Melandri: senza il Maxxi, dove ha esercitato il suo potere per tanti anni, ora è pronta una nuova poltrona, stavolta per decisione del Campidoglio che ha il controllo dell’Azienda Speciale Palaexpo, quella che ha in pancia il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. Dopo Marco Delogu, tutte le voci indicano Giovanna Melandri come nuova presidente: intanto lei visita mostre, studi di artisti, va in giro per musei. Si è fatta vedere con Manfredi Catella, il numero uno di Coima, proprio al Maxxi, guardando dall’altra parte della strada, verso via Guido Reni, dove c’è il cantiere caro all’immobiliarista. «L’amica Melandri», ha sempre detto Catella. Che poi la ex presidente della Fondazione Maxxi ha la sua Human Foundation e, particolare da non dimenticare, è cugina di Giovanni Minoli

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).

Corriere, le due condirettrici pronte a duellare?

Cambiano gli equilibri al Corriere della sera. E il futuro post Luciano Fontana (che ha 67 anni ed è alla direzione dal 2015, ma è stato confermato almeno fino al 2028) sembra essere donna, visto che le due contendenti pronte a scannarsi per la poltrona più prestigiosa del quotidiano sono state designate. Barbara Stefanelli (classe 1965) assume l’incarico di condirettrice a Milano, affiancata da Fiorenza Sarzanini, 60 anni, che ricoprirà lo stesso ruolo nella sede di Roma. La rivoluzione – o presunta tale – è pronta a iniziare a metà maggio. Lo scopo? Nelle intenzioni, rafforzare la prima linea e attrezzare il gruppo dirigente per la gestione dei progetti legati all’intelligenza artificiale e alla completa trasformazione digitale, in un passaggio definito delicato quanto quello del 2016. Ma non tutti la pensano così. E specialmente Stefanelli sarebbe mal sopportata da un gruppo di uomini della redazione. Novità anche per Venanzio Postiglione: il 59enne vicedirettore viene promosso (siamo proprio sicuri sia una promozione?) alla direzione del settimanale 7. Postiglione manterrà comunque il ruolo di editorialista e la guida delle attività per le celebrazioni dei 150 anni del quotidiano. Sono mosse che rappresentano solo il primo tassello di una riorganizzazione più ampia che coinvolgerà l’intero gruppo dirigente e i progetti editoriali. Nelle prossime settimane è previsto il confronto con il Cdr per definire i dettagli di una fase che si preannuncia di rottura con il passato recente.

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

Papa Francesco oscura il Natale di Roma

C’era una volta il Natale di Roma, festeggiato il 21 aprile. Il Campidoglio si riempiva di personaggi arrivati da ogni parte del mondo, il Comune organizzava eventi con gli scienziati dell’Unione Sovietica e dei Paesi oltre la “cortina di ferro”, si parlava del legame tra Roma e Mosca. Fino a tempi recenti, con iniziative di ogni tipo. Ora, invece, dato che papa Francesco è morto il 21 aprile 2025, a Roma le cerimonie sono tutte in suo onore. La basilica di Santa Maria Maggiore ha in cantiere un omaggio nella cappella Paolina, tante volte visitata dal papa argentino, con la preghiera del Rosario. Quindi verrà svelata una lapide commemorativa dello speciale legame tra papa Francesco e l’icona della Salus Populi Romani. Si potrà leggere, in latino: «Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale, 21 aprile 2026, Primo anniversario della morte». Dopo il rosario, la Messa, durante la quale sarà letto il messaggio di Leone XIV, fisicamente assente da Roma, impegnato nel viaggio apostolico in Africa. La celebrazione sarà trasmessa su un maxischermo presente sul fronte della basilica, in piazza di Santa Maria Maggiore. Quella che era la “laicità” di Roma, celebrata il 21 aprile, resterà solo un ricordo. A dirla tutta, è una situazione che piace al sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, che sta lavorando per candidarsi al secondo mandato di primo cittadino: anche perché, come ha sperimentato Donald Trump, a mettersi contro il papa e il Vaticano si rischia brutto

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Papa Francesco con Roberto Gualtieri nel 2024 (foto Imagoeconomica).

Escort di lusso a Milano, coinvolti calciatori anche di Milan, Inter e Juve

Sono almeno 70 i calciatori che hanno partecipato alle feste organizzate da un’agenzia di eventi di Milano al centro di un’indagine per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Si tratta di giocatori anche di Inter, Milan, Juve, Sassuolo e Verona – i cui nomi, nell’ordinanza, sono omissati. Nessuno di loro è indagato in quanto non hanno commesso reati. Non è stato accertato quanti abbiano usufruito anche del servizio di escort e gas esilarante.

«Lavoravamo anche durante il Covid»

Gli arrestati – i gestori Deborah Ronchi ed Emanuele Buttini e i collaboratori Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga – avrebbero gestito, attraverso l’agenzia Ma.De Milano (formalmente dedita all’organizzazione di eventi), un presunto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, con pacchetto “all inclusive” che comprendeva serate in locali a cinque stelle della movida milanese, escort e a volte gas esilarante, gradito agli atleti perché non risultava all’antidoping. Da alcune conversazioni nelle mani degli inquirenti risulta che le escort venissero retribuite non direttamente dal cliente bensì dall’agenzia in contanti. Buttini e Ronchi avrebbero trattenuto almeno il 50 per cento dell’importo pagato dal cliente, consegnando alle ragazze il resto. L’organizzazione aveva iniziato nel 2019 a promuovere serate, senza poi fermarsi nemmeno nel periodo del Covid. «Lavoravamo quasi tutte le sere, anche durante il lockdown», ha raccontato una teste.

Tra i clienti anche un pilota di Formula 1

Tra i clienti, oltre ai calciatori, ci sarebbero imprenditori ma anche giocatori di hockey e un pilota di Formula 1. «Ho un amico pilota di Formula 1 che vuole una ragazza a pagamento, riusciamo a trovarla?», si legge in un’intercettazione. «Gli mando la brasiliana».

La Russa sul 25 aprile: «Rifarei l’omaggio ai caduti della Repubblica di Salò»

«Quando ero ministro della Difesa, nessuno mi obbligava, ma andavo a rendere omaggio al monumento che c’è al cimitero di Milano ai partigiani e portavo una corona, poi andavo al Campo 10 dove sono sepolti molti ignoti, diversi caduti della Repubblica Sociale italiana». Lo ha detto Ignazio La Russa a margine dell’apertura del Salone del Mobile di Milano, rispondendo ai cronisti che gli avevano chiesto se intendesse celebrare il 25 aprile. Poi il presidente del Senato, con un passato nel Movimento Sociale Italiano, ha aggiunto: «Ci andavo in forma privata perché secondo me era un momento doveroso di una pacificazione che, almeno quando si parla di coloro che hanno dato la vita, mi sembra doverosa. E lo rifarei».

Il Pd: «Dichiarazioni gravi e inaccettabili»

Il deputato dem Federico Fornaro, presidente della Giunta delle elezioni della Camera, ha definito «gravi e inaccettabili» le dichiarazioni di La Russa, «soprattutto perché arrivano dalla seconda carica dello Stato alla vigilia della festa della Liberazione». I partigiani, ha osservato Fornaro, «hanno combattuto per la libertà, la democrazia e la dignità del Paese; i militanti della Repubblica Sociale Italiana hanno scelto di stare dalla parte di un regime complice del nazismo e responsabile di persecuzioni, repressione e violenze, non spettatori, ma complici attivi nella persecuzione degli ebrei. Mettere queste esperienze sullo stesso piano non è un gesto di riconciliazione».

La Polonia vieterà il sorvolo al premier slovacco Fico per andare in Russia

La Polonia vieterà all’aereo del primo ministro slovacco, Robert Fico, di sorvolare il suo territorio durante il viaggio verso Mosca per la parata del 9 maggio, Giorno della vittoria. Lo hanno riferito all’agenzia russa Ria Novosti fonti negli ambienti diplomatici polacchi. «La richiesta di autorizzazione al sorvolo dell’aereo del primo ministro slovacco è in fase di valutazione formale e continuerà ad esserlo per un certo periodo, ma nessuno intende concederla. È certo al 100 per cento», ha affermato la fonte dell’agenzia. Il 15 marzo, Fico aveva annunciato la sua disponibilità a partecipare alle celebrazioni del 9 maggio nella capitale russa. L’ambasciatore russo in Slovacchia, Sergey Andreyev, aveva a sua volta dichiarato che la Russia aveva confermato la propria disponibilità ad ospitarlo.

Le posizioni opposte di Fico e Tusk sulla questione ucraina

Una mossa che sottolinea la spaccatura interna all’Ue sulla questione ucraina. Fico, insieme al premier ungherese uscente Viktor Orbán, è stato il leader europeo che più si è opposto a nuove sanzioni nei confronti della Federazione, allo stop agli approvvigionamenti di gas e petrolio russo e al sostegno militare all’esercito di Kyiv. Posizione opposta a quella del governo polacco, guidato da Donald Tusk, che sostiene invece la necessità di mantenere una posizione ferma nei confronti del Cremlino.

L’Ue si divide sulla sospensione dell’accordo di associazione con Israele

In occasione del vertice dei 27 ministri degli Esteri, in corso in Lussemburgo, Spagna, Irlanda e Slovenia hanno chiesto di sospendere immediatamente l’accordo di associazione Ue-Israele, siglato nel 1995, a causa delle violazioni da parte dello Stato ebraico dei diritti umani nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e in Libano. Tra i Ventisette c’è però chi fa muro, come la Germania e l’Italia, mentre altri Paesi propongono soluzioni più soft. In ogni caso, difficilmente sarà questa la sede in cui adottare una decisione del genere.

Madrid contro Tel Aviv: «Cos’altro deve fare?»

«Che altro deve accadere perché l’Unione europea sia scossa dal modo in cui Israele gestisce le sue relazioni con gli altri Stati mediorientali?», ha chiesto il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares Bueno, spiegando che Madrid, assieme a Dublino e Lubiana, ha chiesto che si discuta della sospensione dell’accordo Ue-Israele «in base all’articolo 2», che prescrive il rispetto dei diritti umani. Lo Stato ebraico, ha detto Albares Bueno, «non ha fatto altro che avanzare nella spirale della guerra, tutto è peggiorato». Nel sud del Libano, ha osservato, siamo di fronte a un «ordine illegale di espulsione» della popolazione e a un «altrettanto illegale ordine di non tornare» nelle proprie case, oltre a «bombardamenti indiscriminati» su obiettivi civili.

L’Ue si divide sulla sospensione dell’accordo di associazione con Israele
Johann Wadephul (Ansa).

Per Berlino la sospensione sarebbe «inappropriata»

A frenare è soprattutto la Germania. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo a Lussemburgo, ha affermato che Berlino ritiene «inappropriata» la sospensione dell’accordo Ue-Israele: «Tuttavia è necessario discutere le questioni cruciali. Abbiamo espresso la nostra critica alla reintroduzione della pena di morte e abbiamo una posizione molto chiara sulla violenza dei coloni. Inoltre non ci dev’essere alcuna annessione in Cisgiordania». Anche l’Italia esprime dubbi, sebbene con meno nettezza rispetto al recente passato.

Le soluzioni alternative proposte da Bruxelles, Parigi e Stoccolma

«Consapevole che una sospensione totale è probabilmente fuori portata viste le posizioni di ciascuno dei Paesi europei», il Belgio tramite il ministro Maxime Prevot «da diversi mesi chiede almeno una sospensione parziale». La Francia, assieme alla Svezia, ha invece formulato una proposta per circoscrivere gli scambi commerciali senza bloccarli.

L’Ue si divide sulla sospensione dell’accordo di associazione con Israele
Helen McEntee (Ansa).

La sospensione dovrà essere esaminata dai capi di Stato e di governo

«Non sono sicura che raggiungeremo un accordo su temi specifici, ma spero che nella prossima agenda del Consiglio ci possano essere temi sui quali poter agire” nei confronti di Israele», ha detto la ministra degli Esteri irlandese Helen McEntee. Nonostante la richiesta specifica di tre Paesi, l’ipotesi di una sospensione dell’accordo dovrà essere come minimo esaminata dai capi di Stato e di governo, che si riuniranno il 23 aprile a Cipro.

Acea, perfezionata l’acquisizione di Aquanexa

Acea comunica di aver perfezionato, attraverso la controllata a.Quantum, l’acquisizione di Aquanexa da Algebris Investments. Il valore economico dell’operazione in termini di enterprise value per il 100 per cento dell’azienda, con riferimento al perimetro attuale, è pari a circa 205 milioni di euro. L’ebitda pro-forma consolidato della società acquisita è stato pari a circa 30 milioni di euro nel 2025. L’attuale perimetro potrebbe allargarsi per effetto delle acquisizioni in corso di perfezionamento, con conseguente incremento delle componenti variabili di prezzo, nei limiti e alle condizioni specificate negli accordi.

Così Acea rafforza la sua leadership nel settore idrico

L’operazione, approvata dalle autorità competenti, si inserisce nella strategia di ulteriore rafforzamento della leadership e delle competenze di Acea nel settore idrico, favorendo lo sviluppo di soluzioni e servizi innovativi per una gestione sempre più efficiente e sostenibile delle reti. Aquanexa rappresenta una realtà industriale dinamica e in forte crescita, specializzata nella fornitura di soluzioni integrate per la gestione intelligente del ciclo idrico. Combina tecnologie digitali, ingegneria di rete, sensoristica avanzata e servizi operativi rivolti a utility, enti pubblici e aziende.

Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo

Le passioni, di solito, un politico se le dovrebbe pagare a sue spese, mai mescolare il vizio privato con la pubblica virtù. Mai, con qualche significativa eccezione, come il ministro dei Trasporti nonché vicepremier Matteo Salvini. C’è nelle spese del suo ministero una voce che ha attirato l’attenzione. Non per l’entità della cifra – parliamo di poco più di 1.200 euro – ma per l’indole che la sottende: un abbonamento a Sky Sport e Calcio, pagato con denaro pubblico, intestato a una struttura governativa il cui rapporto con il pallone non si vede abbia molto a che fare eccetto, prendendola alla larga, che Frecciarossa, la cui giurisdizione cade sotto il suddetto ministero, sponsorizza la Coppa Italia.

Mannaggia ai social che ti tradiscono quando meno te l’aspetti

La cosa, presa così, è già di per sé gustosa. Ma è la replica del Mit a renderla un capolavoro di genere. La nota ufficiale infatti precisa che il ministro non guarda le partite in ufficio. Punto, risolto così. Come se, tradotto, il nodo della questione fosse: se qualcuno adombra che Salvini guardi il suo Milan quando è in servizio sbaglia di grosso. E via di meme e video in cui il leader della Lega, nel profluvio delle sue dirette video dal ministero, dimentica alle sue spalle un televisore acceso su un frame che lascia intravedere omini che si muovono su una macchia di verde che evoca inequivocabilmente un campo di calcio. Mannaggia ai social che ti tradiscono quando meno te l’aspetti.

Nemmeno il Milan distoglie il ministro dal far arrivare i treni in orario

Ma il punto resta la replica, che sembra uscire da un copione di teatro dell’assurdo. Abbiamo pagato l’abbonamento, ma Salvini non lo usa in ufficio. Come dire: abbiamo comprato un’automobile, ma la lasciamo parcheggiata in garage perché il ministro si sposta a piedi o in taxi. Tutto a posto, dunque. L’abbonamento a Sky Calcio c’è, ma è inutilizzato. Pari e patta. Il potenziale fruitore è assolto, e il contribuente che già aveva cominciato a rumoreggiare si rasserena pensando che niente, nemmeno l’incontenibile passione per il pallone, distoglie il ministro dal far arrivare i treni in orario.

Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo

Alla fine, cosa ci lascia questa del tutto periferica vicenda di fronte ai drammi del mondo? Una piccola prova documentale da aggiungere al ritratto antropologico di un personaggio che la storia, ammesso non abbia nulla di più importante cui badare, ricorderà come l’uomo che ha trasformato la superficialità in metodo di governo.

L’abbonamento a Sky Calcio come piccola reliquia di un’epoca

Non è un’accusa, ma quasi un complimento, nel senso che Machiavelli ci ha tramandato: capire il carattere nazionale, e usare quella comprensione cavalcando l’onda senza farsi distrarre dalle sottigliezze. L’abbonamento a Sky Calcio del ministero è lì, piccola reliquia di un’epoca. E magari (ma anche no) qualcuno un giorno gli dedicherà una nota a piè di pagina in un saggio sulla fenomenologia del potere nell’Italia del terzo millennio.

Trump minaccia ancora l’Iran nell’ultimo giorno di tregua

Certo non con l’obiettivo di stemperare la tensione in vista del nuovo round di negoziati in Pakistan, ma al contrario per aumentare la pressione sull’Iran, Donald Trump ha rivendicato la distruzione dei siti nucleari di Teheran e minaccia di nuovo conseguenze catastrofiche per la Repubblica Islamica se i colloqui non porteranno a un accordo definitivo. L’arrivo a Islamabad delle delegazioni ufficiali è previsto per oggi, martedì 21 aprile. Ma Teheran non ha confermato la partecipazione: di fatto i negoziati sono appesi a un filo.

La minaccia di Trump e le parole di Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano

Sulla falsariga di quanto affermato ieri, in un breve intervento al The John Fredericks Show Trump ha detto che gli iraniani «negozieranno e se non lo faranno vedranno problemi come non ne hanno mai visti prima». Nelle stesse ore Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha dichiarato: «Con l’imposizione del blocco navale e la violazione del cessate il fuoco, Trump vuole trasformare questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia».

Trump rivendica il successo dell’operazione “Martello di mezzanotte”

«L’operazione Midnight Hammer ha comportato la completa e totale distruzione dei siti contaminati da polveri nucleari in Iran. Pertanto, riesumarli sarà un processo lungo e difficile», ha scritto inoltre Trump su Truth riferendosi ai raid del 22 giugno 2025. E poi: «La Cnn, con le sue notizie false, e altre reti e piattaforme mediatiche corrotte, non rendono giustizia ai nostri grandi aviatori, cercando sempre di sminuirli e umiliarli. Perdenti».

Ue: «Possibilità di carenza carburante per i trasporti»

«Ci troviamo di fronte alla possibilità, e sottolineo la parola possibilità, di una carenza di carburante per i trasporti». L’ha indicato il ministro dei Trasporti cipriota Alexis Vafeades, della presidenza di turno Ue, che guiderà la riunione dei responsabili dei trasporti Ue. «L’evolversi della crisi geopolitica in Medio Oriente ha evidenziato che l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare un problema di approvvigionamento di carburante a breve termine e di questo dobbiamo discutere, dobbiamo esserne consapevoli», ha spiegato Vafeades. «Ma abbiamo anche un problema di domanda a medio e lungo termine e questo deve essere neutralizzato. Per il ministro si deve «essere pronti a evitare le code ai distributori di carburante» ed eliminare la possibilità che si formino code. Se ci fosse una carenza di jet fuel, questo «influenzerà le connessioni, influenzerà ogni cittadino nell’Ue». «Quindi dobbiamo essere pronti».

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale

First reaction: shock! E non può essere altrimenti: il 27 aprile Matteo Renzi vestirà i panni di Barack Obama sul palco del Teatro Parioli Costanzo di Roma per l’ultima messa in scena della stagione de La Storia a Processo!, di e a cura di Elisa Greco. A interpretare Michelle Obama, moglie del 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, sarà l’ex ministra della Giustizia Paola Severino.

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale
Matteo Renzi (Ansa).

Gli altri partecipanti al “processo” a Obama-Renzi

Il processo teatrale a Obama si svolgerà sul palco attraverso un dibattimento in cui si scontreranno le ragioni di accusa e difesa, con le parti che si sfideranno a colpi di interventi a braccio, coinvolgendo il pubblico. Per l’accusa saliranno sul palco i giornalisti Giorgio Dell’Arti e Gerardo Greco, mentre la difesa sarà affidata alle testimonianze di Gregory Alegi, giornalista e professore di Storia e Politica degli Usa alla Luiss e, Antonio Di Bella, storico volto dell’informazione Rai. Guidati dal presidente della Corte Giovanni Salvi, già procuratore generale della Cassazione, si sfideranno il Pubblico Ministero Luisa De Renzis, sostituto procuratore generale della Cassazione, e l’avvocato difensore Maurizio Bellacosa, avvocato penalista e professore di Diritto Penale della Luiss Guido Carli.

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale
Paola Severino (Ansa).

Apple, Tim Cook lascia il ruolo di ceo

Dopo 15 anni, Tim Cook lascerà il ruolo di ceo di Apple. Regista e volto della trasformazione del gigante di Cupertino, passerà la guida al vicepresidente John Ternus e diventerà presidente esecutivo del consiglio di amministrazione dell’azienda. Il passaggio di consegne avverrà dal 1º settembre 2026. La transizione, approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, è il risultato di un processo di pianificazione della successione e di lungo periodo. Cook, ha spiegato Apple, continuerà a ricoprire il ruolo di ceo per tutta l’estate, lavorando a stretto contatto con Ternus per garantire una transizione fluida. Nel presentare il successore, Cook l’ha definito uno con la «mente di un ingegnere, l’anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità e onore». E ancora, «un visionario i cui contributi ad Apple in 25 anni anni sono già troppo numerosi per essere contati» e «senza dubbio la persona giusta per guidare Apple nel futuro».

Apple, Tim Cook lascia il ruolo di ceo
John Ternus (Ansa).

Chi è John Ternus

Nell’azienda dal 2001, Ternus ha assunto un’importanza crescente nella divisione hardware. Ha ricoperto un ruolo chiave nella progettazione dei processori Apple Silicon e ne ha guidato la transizione nei Mac da quelli x86. Ha contribuito allo sviluppo di gran parte dei prodotti Apple oggi sul mercato e a inizio marzo 2026 ha personalmente presentato il MacBook Neo. La sua nomina sarebbe stata decisa, oltre che all’insegna della continuità interna, con un occhio al futuro imminente. A differenza di altri manager più orientati alla gestione operativa, Ternus è prima di tutto un ingegnere, cosa che assume particolare rilevanza in una fase in cui Apple punta su intelligenza artificiale, chip proprietari e dispositivi di nuova generazione.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro

Dopo Kristi Noem e Pam Bondi, salta un’altra ministra dell’Amministrazione Trump: la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer. Il capo della comunicazione della Casa Bianca, Steve Cheung, ha dichiarato che «assumerà una posizione nel settore privato», formula già usata per congedare la procuratrice generale Bondi. In realtà l’ormai ex segretaria al Lavoro è stata travolta da un’indagine interna.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro
Donald Trump (Ansa).

Le accuse rivolte a Chavez-DeRemer

«Ha svolto un lavoro fenomenale nel suo ruolo, proteggendo i lavoratori americani, attuando pratiche di lavoro eque e aiutando gli americani ad acquisire competenze aggiuntive per migliorare le loro vite», ha aggiunto Cheung. Il caso di Chavez-DeRemer è diverso da quelli di Noem e Bondi, perché almeno ufficialmente è stata lei a dimettersi e non Donald Trump a rimuoverla dall’incarico. In realtà da tempo c’erano forti pressioni su di lei affinché facesse un passo indietro, visto che era finita nell’occhio del ciclone per spese non consentite e comportamenti inappropriati sul lavoro. In particolare avrebbe avuto una relazione extraconiugale con un membro della sua scorta, bevuto alcolici durante l’orario di lavoro e usato risorse pubbliche per organizzare viaggi personali spacciati per impegni istituzionali. Non solo: secondo diverse ricostruzioni, il marito e il padre di Chavez-DeRemer avrebbero inviato messaggi inappropriati e richieste personali a giovani collaboratrici del suo staff.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro
Lori Chavez-DeRemer (Imagoeconomica).

Avrebbe dovuto affrontare un interrogatorio formale

L’ispettore generale, figura indipendente incaricata di sorvegliare l’etica e la legalità nei singoli ministeri, aveva aperto un’indagine a gennaio: a giorni Chavez-DeRemer avrebbe dovuto affrontare un interrogatorio formale, anticipato però dalle dimissioni. Il comando del Dipartimento del Lavoro passa ora temporaneamente nelle mani del vice Keith Sonderling.

Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, verso un intervento correttivo in Cdm

Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, con il governo che cerca di correre ai ripari. Sotto i riflettori c’è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, che rischia di far mancare la controfirma di Mattarella al provvedimento. La maggioranza aveva fatto sapere di voler presentare un emendamento in commissione per modificare la norma contestata ma, poi, ha bloccato le macchine per timore dell’ostruzionismo delle opposizioni che potrebbe portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata infatti necessaria una terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma essendo i tempi serratissimi (la scadenza ultima è il 25 aprile), il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Il governo sta quindi vagliando l’ipotesi di un nuovo decreto, da presentare in Cdm, che abroghi il punto contestato.

Insorgono le opposizioni

Intanto le opposizioni insorgono. «Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle», ha accusato la capogruppo del Partito democratico Chiara Braga, parlando di «fibrillazione istituzionale senza precedenti». «È gravissimo», ha rincarato Alleanza verdi-sinistra. «Così governo e maggioranza preferiscono lo scontro con il Paese ed ignorano il richiamo del Colle». Critica anche Italia viva, con Roberto Giachetti che ha definito la situazione «la definitiva distruzione delle prerogative parlamentari». Si attende ora il secondo round in Aula dopo la fine travagliata dei lavori in commissione e l’arrivo del decreto sicurezza nell’Emiciclo per il voto finale, così come è uscito da Palazzo Madama.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi

La domanda chemolti nel centrodestra si stanno facendo in queste ore è la seguente: il terremoto in Forza Italia mette a rischio la stabilità del governo? La risposta è: per il momento no. Ma Giorgia Meloni e i suoi più stretti collaboratori a Palazzo Chigi, a partire da Giovanbattista Fazzolari, qualche inquietudine ce l’hanno. Per un motivo molto semplice: in questi anni di governo hanno imparato a rapportarsi con Antonio Tajani, con le truppe parlamentari forziste guidate da Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, assai fedeli all’esecutivo.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni dovrà riprendere il rapporto con i Berlusconi

Ora con Stefania Craxi in Senato ed Enrico Costa alla Camera sarà ancora così? Meloni sa bene che, dopo questo intervento della famiglia su Forza Italia, il suo interlocutore per il prossimo anno di governo non può essere solo Tajani.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Enrico Costa (Imagoeconomica).

Dovrà essere, gioco forza, anche Marina Berlusconi. Le due, a quanto si sa, di recente non si sono sentite al telefono. Ma potrebbero farlo presto. Perché ormai la premier ha capito che con Tajani potrà andare d’amore e d’accordo, ma non è lui a tenere la golden share del partito. Se Arcore comanda, lui è costretto a ubbidire, anche se a malincuore, come si è visto con i capigruppo. Quindi toccherà alla premier riprendere i fili di un rapporto con i Berlusconi che negli ultimi anni è stato altalenante. Qualcuno (Fazzolari) ha suggerito alla presidente del Consiglio di attivare una sorta di filo diretto, un telefono rosso tra lei e Marina da utilizzare quando è necessario, per le questioni importanti. La premier non stravede all’idea ma, se serve, lo farà. Per ora, però, si naviga a vista.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Gianni Letta e Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Gli attriti all’interno della maggioranza e la strategia di FI

Gli ultimi sussulti riguardano la nomina alla presidenza delle Consob del leghista (anomalo) Federico Freni, stoppata da FI finché il partito non avrà rassicurazioni sui nuovi ingressi al governo, Paolo Barelli ma non solo. Ma pure la norma nel decreto sicurezza sui fondi agli avvocati che lavorano per i rimpatri dei migranti non è piaciuta affatto alla parte liberal di FI, poiché è un provvedimento che “puzza” di remigrazione. Insomma, le questioni e le divisioni sul tavolo ci sono e ci saranno. E la premier dovrà abituarsi ad avere a che fare con una Fi meno destrorsa e più liberal su molti temi, a partire dai diritti civili. È notizia di queste ore che i berluscones abbiano intenzione di riaprire due capitoli lasciati in stand by come la legge sul fine vita e quella sullo ius scholae. Temi su cui i forzisti sono molto più vicini alle posizioni del Pd che a quelle degli alleati di governo. Mentre Tajani ha fatto sapere di voler invitare il nuovo premier ungherese Péter Magyar a Roma per i 50 anni del Ppe. 

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

I possibili innesti da Mediaset e le preoccupazioni di Confalonieri

Fondamentale, per la tenuta dell’esecutivo, sarà vedere come si assesterà il riequilibrio nel partito berlusconiano, come si poserà la polvere in vista di un ultimo anno di governo. La presunta discesa in campo di Marina Berlusconi al momento non è prevista, come lunedì è tornato a sottolineare Giorgio Mulè. Per ora l’intenzione di Marina e Pier Silvio è quella di mettere in posizioni chiave persone a loro vicine, soprattutto in vista delle liste elettorali per le Politiche, che saranno vidimate in ultima istanza ad Arcore. Col rischio che un pezzo dell’azienda traslochi nel partito. In tal senso il Foglio ha fatto i nomi dell’ex portavoce di Marina, Franco Currò, del giornalista Paolo Liguori, di Leonardo Panetta, dell’ex moglie di Paolo Del Debbio e potente donna Mediaset, Gina Nieri, del manager Ernesto Mauri e della collaboratrice di Mauro Crippa, Lorenza Mazzotti. Staremo a vedere. Non risulta però che Fedele Confalonieri, come qualcuno ha scritto, abbia “cazziato” Marina e Pier Silvio per la loro voglia di scendere in campo. Di sicuro, però, a Fidel non fa piacere che un pezzo di azienda trasmigri tra gli azzurri, come avvenne nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che però ebbe l’intelligenza di portare nel partito le terze e le quarte file di Mediaset, Fininvest e Publitalia, non certo le prime.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Fedele Confalonieri (Imagoeconomica).

I motivi della sterzata liberale dell’azienda non sono solo politici

Sta di fatto, però, che dentro Mediaset la sterzata dei Berlusconi per un partito meno destrorso e sdraiato sul governo qualche maldipancia lo sta generando, specie tra quelli che coi loro programmi soffiano nelle vele di Salvini e Meloni, ovvero Paolo Del Debbio – che sulla Verità ha attaccato Arcore per la convocazione di Tajani in azienda – e Mario Giordano, che domenica scorsa è addirittura andato a comiziare sul palco della Lega esortando alla “remigrazione”. Mentre una parte di azzurri milanesi manifestava in difesa dei figli dei migranti, generando un corto circuito nel centrodestra che è stato criticato da Licia Ronzulli (anti-Tajani ma rimasta vicina alla Lega). Del resto la sterzata a sinistra si era già vista nelle ultime stagioni proprio sui canali Mediaset, perché la tv anticipa sempre la politica. Con Cartabianca e Realpolitik l’intenzione di Cologno è andare a coprire quel pezzo di elettorato prima molto distante. Non è soltanto una questione politica, ma anche aziendale. Coprendosi a sinistra, le reti del Biscione cercano di intercettare un certo tipo di pubblico, chiamiamolo di “borghesia progressista”, che è assai più colto e soprattutto alto spendente rispetto al pubblico storico di Rete4, per la gioia degli inserzionisti. Insomma, sulla sterzata a sinistra di Mediaset ci sono anche motivi aziendali ed economici, non solo politici.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
La torre Mediaset a Cologno Monzese (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un nuovo patto del Nazareno e la ricerca del futuro leader

Comunque tutto ciò servirà anche al partito, perché se davvero dalle prossime elezioni dovesse uscire un sostanziale pareggio, è verosimile che FI possa essere tentata da uno sganciamento da Lega e FdI per aprire un dialogo con Pd e centristi per possibili governi alla “tedesca”. Una sorta di nuovo patto del Nazareno, il cui gran ciambellano potrebbe essere di nuovo Gianni Letta. Come ha ben ricostruito Francesco Bei su Repubblica, Marina e Pier Silvio Berlusconi stanno costruendo una Forza Italia in grado di dialogare anche a sinistra nel caso si aprissero trattative per governi di unità nazionale. Insomma, tra i berluscones si lavora per proporre un’offerta politica più variegata e meno monocorde. Poi, dopo il voto, si andrà a congresso (lunedì sera in una riunione di partito è stato deciso di andare avanti con quelli locali solo dove non ci sono divisioni e criticità) e qui sono ben pochi quelli che scommettono su una discesa in campo dei figli. Che invece nei loro incontri con i vari esponenti forzisti lasciano intendere di essere alla ricerca di un futuro leader azzurro che ancora non c’è. Qualcuno dice che potrebbe essere il governatore del Piemonte Alberto Cirio. Altri sostengono che i Berlusconi guardino anche fuori dal partito, chissà. A Tajani, come scrive Repubblica, sarà concesso di riportare in Parlamento un manipolo di fedelissimi e forse di sperare di accomodarsi sulla poltrona da presidente del Senato. Mentre sullo sfondo resta ben viva pure la partita che si giocherà per il Quirinale.