Milano, smantellato giro di escort di lusso: tra i clienti anche calciatori di Serie A

I finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito quattro arresti domiciliari nei confronti di un gruppo che «ha promosso un’attività finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, con conseguente autoriciclaggio dei relativi proventi». Tra i clienti del giro di escort scoperto a Milano figurano anche un numero «consistente» di calciatori di Serie A, che avrebbero partecipato a eventi in cui venivano offerte prestazioni sessuali. Oltre agli arresti è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati, per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.

Il servizio di escort era fornito da una società di eventi

Secondo quanto emerso, il servizio di escort era fornito da quella che sembrava una normale agenzia di eventi, che metteva a disposizioni pacchetti ‘all inclusive’ per serate che iniziavano nei locali della movida e si concludevano nelle camere di hotel. Gli indagati, secondo l’accusa, «avevano incentrato il proprio business sul reclutamento di donne, tra cui anche escort di professione, disponibili a partecipare agli eventi organizzati e pronte a rendere anche prestazioni di natura sessuale, successivamente remunerate, a favore di una clientela particolarmente facoltosa e disposta a spendere importanti cifre». Nessun calciatore risulta indagato nell’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?

Secondo fonti riservate, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente a Islamabad entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran. L’intesa, che sarebbe già stata negoziata nelle sue linee fondamentali attraverso canali riservati, prevedrebbe due pilastri: uno stop decennale al programma nucleare iraniano e un meccanismo di divisione dei proventi del transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz tra Washington e Teheran. Se confermato, si tratterebbe del colpo di scena più clamoroso dall’inizio della guerra Iran-Usa, il 28 febbraio scorso. Le stesse fonti indicano che Trump intenderebbe intestarsi personalmente il merito dell’accordo prima che la notizia trapeli attraverso altri canali. Questa sarebbe la sequenza prevista: lunedì sera Steve Witkoff e Jared Kushner partecipano al secondo round negoziale; tra martedì sera e mercoledì – allo scadere dell’ultimatum del 22 aprile – ci dovrebbe essere l’annuncio della Casa Bianca; giovedì Trump volerà in Pakistan per la firma.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner (Ansa).

A Islamabad la sicurezza è stata raddoppiata

A supportare questa indiscrezione intervengono elementi oggettivi e verificabili. Il più eloquente è il dispositivo di sicurezza, drasticamente superiore a quello approntato per la visita del vicepresidente JD Vance dell’11-12 aprile. Per il primo round — 21 ore di negoziato, 300 membri nella delegazione americana — il Pakistan aveva dispiegato circa 10 mila unità tra polizia e forze paramilitari. Per il secondo round la scala di grandezza è diversa: oltre 18 mila unità nella sola Islamabad, con 7 mila rinforzi dal Punjab, per un totale che, secondo l’agenzia statale cinese Xinhua, raggiunge le 20 mila unità nelle twin cities. A questi si aggiungono 400 commandos d’élite, un centinaio di cecchini sui tetti con coordinamento radio in tempo reale e 600 posti di blocco su tutti i punti di accesso. Le misure aggiuntive sono senza precedenti: sospensione totale del trasporto pubblico, privato e merci; chiusura di ristoranti, banche, palestre, ostelli; requisizione del Serena e del Marriott Hotel; università chiuse con lezioni online. L’aumento di uomini rispetto alla visita di Vance è dell’ordine del 100-150 per cento. Non si prepara un dispositivo simile per un inviato speciale: lo si prepara per un Capo di Stato.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).

Tre C-17 Globemaster III atterrati a Rawalpindi

L’altro segnale materiale è il tipo di aerei militari americani atterrati alla Nur Khan Airbase di Rawalpindi. Per il primo round era arrivato un singolo C-130 Hercules con il team avanzato di sicurezza, inclusi agenti del Secret Service e della CIA. Sabato 19 aprile, i dati di flight tracking documentano tre C-17 Globemaster III dell’USAF — il primo alle 8.30, il secondo alle 11.03, il terzo alle 14.40 — con un quarto in rotta. Un C-17 trasporta fino a 77 tonnellate: tre significano oltre 230 tonnellate di capacità, contro le 20 del singolo Hercules della settimana precedente. Nella prassi delle visite presidenziali all’estero, i C-17 trasportano i veicoli blindati della scorta, le apparecchiature di comunicazione sicura e il materiale logistico necessario a replicare un perimetro di sicurezza equivalente a quello della Casa Bianca. A questi si aggiungono, secondo un funzionario pakistano intervistato da MSNBC, quattro ulteriori voli con i nominativi del team avanzato del vicepresidente.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
Le bandiere degli Stati Uniti e dell’Iran (Ansa).

Il rebus Vance e il protocollo di continuità

L’indizio più pesante però è il balletto sulla partecipazione di JD Vance. Domenica, in poche ore, la Casa Bianca ha prodotto quattro versioni incompatibili. Al mattino, l’ambasciatore statunitense all’Onu Michael Waltz e il segretario all’Energia Chris Wright confermano la partenza. Mezz’ora dopo, Trump telefona a Jonathan Karl di ABC: Vance non va, il Secret Service non riesce a organizzare la sicurezza con 24 ore di preavviso. Novanta minuti più tardi, la portavoce rettifica: Vance andrà con Witkoff e Kushner. La spiegazione delle «24 ore insufficienti» è fragile: la stessa operazione era stata realizzata una settimana prima. La confusione trova invece una lettura coerente in un protocollo fondamentale della sicurezza americana: nella prassi consolidata dalla Guerra Fredda, fondata sulla National Security Presidential Directive 51, presidente e vicepresidente non devono trovarsi contemporaneamente nello stesso luogo all’estero. Il principio è la continuity of government: la dispersione geografica della leadership garantisce che la catena di comando resti intatta in caso di evento catastrofico. Se Trump vola a Islamabad, Vance deve rientrare. La danza delle dichiarazioni potrebbe riflettere una decisione presidenziale ancora in fieri.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
JD Vance (Ansa).

Sul piatto la divisione dei proventi di Hormuz e lo stop decennale al nucleare

Lo stop decennale al nucleare rappresenterebbe un compromesso tra la proposta americana di 20 anni — respinta da Teheran e sgradita dallo stesso Trump — e la posizione iraniana, che rivendica il diritto sovrano all’arricchimento. Il revenue sharing su Hormuz sarebbe l’innovazione più radicale: durante il primo round lo Stretto era rimasto un nodo irrisolto. Trump venerdì scorso aveva ribadito dall’Air Force One che «non ci saranno pedaggi». Un accordo di divisione dei proventi, però, potrebbe consentire a entrambi di dichiarare vittoria. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato domenica della volontà di Teheran di porre fine al conflitto «con dignità». La delegazione negoziale, tuttavia, è guidata dal presidente del Parlamento Bagher  Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Le agenzie iraniane hanno formalmente rigettato il secondo round, ma fonti di Teheran hanno contemporaneamente riferito alla CNN l’arrivo di una delegazione a Islamabad per martedì. Il cessate il fuoco scade mercoledì 22: senza accordo o proroga, le ostilità riprenderebbero. Il sequestro della nave Touska da parte della USS Spruance e la minaccia di ritorsione dell’IRGC aggiungono volatilità. Al momento della pubblicazione, nessuna fonte ufficiale ha confermato una visita presidenziale a Islamabad. Lo scenario resta condizionale e la fluidità della situazione — testimoniata dal caos comunicativo della stessa Casa Bianca — lascia aperta la possibilità che i piani cambino nelle prossime ore. Ma ciò che appare difficilmente contestabile è che il dispositivo in fase di dispiegamento nella Capitale pakistana non è proporzionato alla visita di un inviato. Qualcuno, a Washington, si sta preparando per qualcosa di molto più grande.

Urto tra treni sulla Milano-Genova: ritardi fino a tre ore

Un urto tra un treno merci e un treno della linea S13 avvenuto tra le stazioni di Locate (Milano) e Certosa (Pavia) sta provocando pesanti ritardi alla circolazione ferroviaria lungo la linea Milano-Genova, inizialmente sospesa e ora in graduale ripresa. Rfi ha spiegato che si è trattato di un «leggero contatto» tra il regionale che procedeva a 30 km/h in uscita dalla stazione e il treno merci in sosta. Dopo aver visto quest’ultimo su un binario adiacente, il macchinista ha frenato immediatamente, senza riuscire a evitare lo sfregamento della prima carrozza con il cargo. L’incidente, avvenuto alle 8.20 di lunedì 20 aprile, non ha provocato alcuna conseguenza per i passeggeri del convoglio né per il personale Trenord, ma “solo” cancellazioni e ritardi sino a 200 minuti, con problemi sia per i treni regionali di Trenord che per quelli a lunga percorrenza di Trenitalia. È stato attivato un servizio di autobus sostitutivo tra le stazioni di Pavia e Certosa.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X

Elon Musk è stato convocato a Parigi, dove gli inquirenti stanno indagando su presunte irregolarità legate a X, tra cui la diffusione di materiale pedopornografico e contenuti deepfake. Assieme a Musk è stata convocata per «coloqui volontari» anche Linda Yaccarino, ex amministratrice delegata di X (ha ricoperto tale ruolo da maggio 2023 a luglio 2025). Altri dipendenti della piattaforma saranno ascoltati come testimoni nel corso di questa settimana, fa sapere la procura di Parigi.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X
Linda Yaccarino (Ansa).

A febbraio è stata perquisita la sede francese di X

Musk è stato convocato a seguito di una perquisizione avvenuta a febbraio presso la sede francese di X, nell’ambito di un’indagine avviata a gennaio del 2025. «Questi colloqui volontari con i dirigenti hanno lo scopo di consentire loro di presentare la propria posizione in merito ai fatti e, ove opportuno, alle misure di conformità che intendono attuare», hanno dichiarato i procuratori: «In questa fase, lo svolgimento dell’indagine si inserisce in un approccio costruttivo, con l’obiettivo finale di garantire che la piattaforma X rispetti la legge francese, nella misura in cui opera sul territorio nazionale». Non è ancora chiaro se Musk e Yaccarino si recheranno a Parigi.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X
La app e il sito di Grok (Ansa).

Quali sono i reati ipotizzati dagli inquirenti

Le autorità francesi hanno avviato un’indagine in seguito alle segnalazioni di un parlamentare, secondo cui algoritmi distorti sulla piattaforma X avrebbero probabilmente alterato il funzionamento di un sistema automatizzato di elaborazione dati. L’inchiesta si è poi ampliata dopo che il sistema di intelligenza artificiale della piattaforma, Grok, ha generato post negazionisti sull’Olocausto, reato punibile con la reclusione in Francia, e diffuso deepfake a sfondo sessuale. Gli inquirenti hanno ipotizzato i reati di “complicità” nel possesso e nella diffusione di immagini pornografiche di minori, deepfake a sfondo sessuale, negazionismo di crimini contro l’umanità e manipolazione di un sistema automatizzato di elaborazione dati nell’ambito di un’organizzazione criminale.

Dossier e spionaggio, perquisizioni a Roma nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore

I carabinieri del Ros stanno eseguendo delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell’ordine accusati di confezionare dossier. Le accuse contestaste sono accesso abusivo a sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.

Del Deo, ex vicedirettore del Dis, indagato per peculato

Al centro delle perquisizioni ci sarebbero due vicende. La prima è l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Carmine Saladino a cui, tra il 2022 e il 2024, la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza. Il secondo filone di indagine è più specifico sugli spionaggi illeciti condotti dalla Squadra Fiore e coinvolge chi ne faceva parte. Coinvolgerebbe anche anche l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e una manciata di membri della squadra. Del Deo sarebbe indagato per peculato da 5 milioni di euro che, in base all’impianto accusatorio, affidava con contratti alla società amica Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anch’egli indagato.

Libano, soldato israeliano vandalizza una statua di Gesù: le scuse dell’IDF

L’esercito di Israele è stato costretto a scusarsi dopo la diffusione sui social media della foto di un soldato dell’IDF intento a colpire con una mazza la testa una statua di Gesù, caduta da una croce nel sud del Libano.

L’IDF: «Saranno presi provvedimenti adeguati»

L’IDF, dopo aver appurato l’autenticità della fotografia (scattata nel villaggio cristiano di Debl), ha affermato che «la condotta del soldato è totalmente incompatibile con i valori» delle forze armate di Tel Aviv, aggiungendo che «saranno presi provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili, in base agli esiti dell’indagine». L’esercito israeliano «sta collaborando con la comunità per il ricollocamento della statua al suo posto», si legge inoltre nel post. E poi: «Le IDF operano per smantellare l’infrastruttura terroristica creata da Hezbollah nel Libano meridionale e non hanno alcuna intenzione di danneggiare infrastrutture civili, inclusi edifici religiosi o simboli religiosi».

Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri di Israele, si è detto «fiducioso che verranno presi i necessari provvedimenti severi contro chiunque abbia compiuto questo vile gesto», che va contro i valori dello Stato ebraico, «che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi».

Tajani: «Violento accanimento contro i cristiani»

«Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel sud del Libano è un atto grave e vergognoso. Mi congratulo con l’Idf per la loro dichiarazione, per aver condannato l’accaduto e per aver avviato un’indagine», ha scritto Antonio Tajani su X. E poi: «Un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso».

Sospeso lo sciopero degli autotrasportatori dopo l’investimento di un camionista

Era da poco iniziato in tutta Italia lo sciopero nazionale degli autotrasportatori, proclamato per protestare contro il caro carburante, quando un camionista, impegnato nella protesta, è stato investito e ucciso da un’auto sulla A1 in provincia di Caserta. A seguito dell’episodio, Trasportounito (che aveva indetto l’agitazione) ha deciso di sospendere lo sciopero che avrebbe dovuto durare fino al 25 aprile. La protesta, proclamata nonostante le valutazioni della commissione Garanzia sciopero, avrebbe messo a rischio la logistica e la distribuzione delle merci con un possibile aumento dei prezzi al consumo per gli utenti finali. Se l’adesione fosse stata massiccia, si sarebbe infatti rischiato un vero e proprio blackout della logistica in Italia, dove la gran parte delle merci si muove proprio su gomma, con ripercussioni sulla disponibilità di materie e materiale.

Longo: «Crisi senza precedenti»

«L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti. E ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente», aveva dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, nell’indire lo sciopeo. «Paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione Sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento».

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria

Le elezioni bulgare (le ottave in cinque anni) hanno visto il trionfo dell’ex presidente Rumen Radev, euroscettico e filorusso, che col suo partito Bulgaria Progressista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei 240 seggi in Parlamento: questo gli permetterà di governare senza allearsi con nessuno, contrariamente a quanto facevano presumere prima i sondaggi e poi gli exit poll.

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria
Rumen Radev (Ansa).

Radev è stato presidente della Bulgaria dal 2017 all’inizio del 2026

Nato a Dimitrovgrad nel 1963, Radev ha un passato nell’Aeronautica Militare bulgara: è stato infatti un pilota di caccia, raggiungendo il grado di generale. Nel 2016, scelto dal Partito Socialista Bulgaro e da Alternativa per la Rinascita Bulgara come candidato indipendente per le elezioni presidenziali, vinse al ballottaggio contro Tsetska Tsacheva. Confermato nel 2021 (vince contro Anastas Gerdzhikov), non potendo riproporsi alla presidenza a causa del limite costituzionale di due mandati consecutivi, si è dimesso da capo di Stato a gennaio 2026, in modo da potersi candidare a primo ministro.

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria
Rumen Radev (Ansa).

La figura di Radev è molto simile a quella di Orban: un assist per Putin

Radev ha vinto dopo una campagna elettorale all’insegna della promessa di una dura lotta alla corruzione e allo smantellamento delle oligarchie che controllano la Bulgaria, messaggi che hanno attecchito soprattutto tra gli elettori più anziani e nelle aree rurali. L’elezione di Radev solleva però interrogativi a livello Ue: critico nei confronti dell’Unione europea (e anche dell’euro, entrato in vigore nel Paese quest’anno), il nuovo primo ministro bulgaro è contrario agli aiuti militari all’Ucraina e favorevole alla riapertura di un dialogo con la Russia. Si tratta, insomma, di una figura molto simile a quella di Viktor Orban: dopo la sconfitta politica dell’alleato ungherese, Vladimir Putin potrebbe aver trovato nel bulgaro Radev una nuova opportunità di influenza all’interno dell’Ue. «Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole», ha dichiarato Radev dopo la vittoria.

Si stringe per completare la squadra governo, resta il nodo Consob

Potrebbe essere quella di mercoledì 22 aprile 2026 la data buona per chiudere la vicenda delle poltrone ancora vacanti nel governo, tra cui quelle dei sostituti di Andrea Delmastro alla Giustizia (le deleghe per ora sono distribuite tra Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e Andrea Ostellari della Lega) e del neo-ministro Gianmarco Mazzi alla Cultura. Sei le caselle che, a conti fatti, possono essere nuovamente riempite. Il dossier si intreccia con quello per la guida della Consob dove, in attesa di alcuni approfondimenti, resta in pole il nome del sottosegretario al Mef Federico Freni.

Le poltrone vacanti

I rumors danno per probabile un ingresso di Paolo Barelli al ministero per i Rapporti con il Parlamento. In un dicastero senza portafogli non ci sarebbe, infatti, il tema dell’incompatibilità con il suo ruolo alla guida della Fin. L’esponente di FI potrebbe, dunque, affiancare l’altra azzurra Matilde Siracusano e la leghista Giuseppina Castiello, ma è da capire se in qualità di viceministro o terzo sottosegretario. Oltre alla poltrona lasciata vacante da Delmastro, restano da coprire quelle all’Università di Augusta Montaruli, di Vittorio Sgarbi alla Cultura e ancora di Massimo Bitonci e Giorgio Silli. Nel complesso, si tratta di tre caselle in quota Fratelli d’Italia, una Lega e una Forza Italia.

Il nodo Consob

Nel mosaico degli incarichi entra poi anche la questione Consob. Come anticipato, in pole per la guida dell’autorità di controllo della Borsa c’è il nome del sottosegretario Freni, sul quale però sarebbe in corso un approfondimento visto che, come componente del Mef, è tra gli autori della riforma del mercato dei capitali. Da fonti di maggioranza vicine al dossier si fanno comunque notare diversi precedenti di componenti dell’esecutivo passati all’autorità, dall’uscente Paolo Savona a Giuseppe Vegas, che aveva anche le stesse deleghe attualmente detenute da Freni. In tutti e due i casi – si evidenzia – l’Antitrust, che valuta le incompatibilità ai sensi della legge Frattini, ha ritenuto che la norma non si applicasse alle autorità indipendenti. Qualora Freni fosse nominato alla Consob, a sostituirlo al Mef ambirebbe l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che, a sua volta, potrebbe lasciare il suo incarico all’azzurra Chiara Tenerini.

Guerra in Iran, incognite sul nuovo round di negoziati a Islamabad

Donald Trump ha annunciato la ripresa – lunedì – dei negoziati a Islamabad, tornando a minacciare l’Iran: «Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran», ha tuonato il presidente Usa. «Nessun colloquio finché rimarrà in vigore il blocco navale statunitense», aveva messo in chiaro Teheran. Anche resta aperto uno spiraglio: se dagli Usa arriveranno «segnali positivi», l’Iran potrebbe inviare una delegazione di negoziatori in Pakistan, ha dichiarato ad Al Jazeera il presidente della Commissione Parlamentare iraniana sulla Sicurezza Nazionale, Ebrahim Azizi. CENTCOM intanto ha diffuso sui social un video della nave iraniana catturata dagli Usa dopo il tentativo di forzare il blocco dello Stretto di Hormuz.

La nave mercantile iraniana Touska è stata catturata dalla Marina statunitense mentre stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. «Ha cercato di violare il nostro blocco marittimo e ne ha pagato il prezzo», ha scritto Trump sul social Truth. Intercettata da un cacciatorpediniere statunitense nel Golfo dell’Oman, alla Touska è stato intimato di fermarsi, ma al rifiuto dell’equipaggio, la nave da guerra l’ha disabilitata aprendo il fuoco sulla sala macchine. In risposta, come riporta l’agenzia Tasnim vicina ai pasdaran, l’Iran ha lanciato droni contro alcune navi statunitensi.

Teheran ha definito l’accaduto un atto di «pirateria armata». Il portavoce dello Stato Maggiore iraniano ha affidato a Telegram una nota ufficiale in cui assicura che «le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto e contro l’esercito americano». L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver «violato il cessate il fuoco di due settimane» in vigore dall’8 aprile.