Fassa Bortolo, Alessandro Trivillin nuovo ceo e presidente

Fassa Bortolo, azienda leader nel settore dei materiali per l’edilizia, ha annunciato la nomina di Alessandro Trivillin a presidente e amministratore delegato del gruppo. Il manager, già ceo di Snaidero, continuerà a guidare ad interim la società produttrice di mobili e cucine.

Chi è Alessandro Trivillin

Nel corso della sua trentennale carriera Trivillin è stato amministratore delegato di Acciaierie Bertoli Safau, divisione steelmaking del gruppo Danieli, di cui poi successivamente ha assunto la guida. In seguito è stato ceo di Calvi Holding, specializzata nella produzione di profili speciali in acciaio trafilati a freddo, e – come detto – di Snaidero. Per Trivillin si tratta di un ritorno in Fassa Bortolo: dal 1995 al 2008 era infatti stato responsabile amministrativo dell’azienda.

ActionAid vuole superare il sistema delle adozioni a distanza: «È paternalistico»

La sezione di ActionAid del Regno Unito vuole cambiare profondamente il modo in cui raccoglie fondi per i Paesi più poveri, mettendo in discussione uno dei pilastri storici dell’aiuto umanitario: le adozioni a distanza. Il programma, che consente ai donatori di scegliere un bambino da sostenere economicamente, secondo la nuova leadership dell’organizzazione riflette oggi dinamiche paternalistiche e che «riflettono un’epoca diversa». A spiegare la svolta sono le nuove co-amministratrici delegate, Taahra Ghazi e Hannah Bond, che hanno avviato il loro mandato annunciando un processo di «decolonizzazione» dell’ong. «La maggior parte dei nostri sostenitori sono persone relativamente benestanti e molte sono bianche», ha detto Ghazi. «Chiedere loro di scegliere la foto di un bambino nero e il Paese da cui proviene, crea una relazione molto transazionale e piuttosto paternalistica», ha spiegato citata dal Guardian.

Il nuovo modello di ActionAid

ActionAid ha introdotto le adozioni a distanza nel 1972, partendo da India e Kenya. Oggi il programma delle adozioni a distanza è attivo in 30 Paesi e garantisce circa il 34 per cento dei fondi globali dell’organizzazione. Ma per i nuovi vertici l’attuale modello contribuisce a spostare l’attenzione sulla compassione individuale più che sulle cause strutturali della povertà. La trasformazione, prevista fino al 2028, riguarda il modo in cui ActionAid raccoglie e distribuisce le risorse, coinvolgendo direttamente i team e le comunità in Africa, Asia e America Latina. «Stiamo ripensando i nostri sistemi, come spendiamo il denaro e come prendiamo decisioni: stiamo decolonizzando l’organizzazione», ha spiegato Ghazi. Bond ha sottolineato che l’obiettivo è «evolvere il modello affinché sia plasmato dalle voci delle comunità e risponda alle realtà che affrontano oggi». La nuova strategia dunque punta su finanziamenti di lungo periodo ai gruppi locali, in particolare alle organizzazioni per i diritti delle donne.

Gianluca Gazzoli entra in Lega Basket come Strategic Media Advisor

Lega Basket Serie A ha annunciato l’ingresso di Gianluca Gazzoli nel proprio team operativo con il ruolo di Strategic Media Advisor: il podcaster sarà impegnato nello sviluppo di progetti di comunicazione in grado di rendere la pallacanestro italiana più visibile e rilevante nel panorama sportivo e culturale.

Chi è Gianluca Gazzoli

Gazzoli è un volto noto del mondo radiofonico e televisivo italiano. Ha iniziato a carriera a Radio Number One, storica emittente nel Nord Italia. Successivamente è passato alla radio nazionale diventando voce di Rai Radio 2. Dopo l’esordio televisivo, avvenuto a Quelli che il calcio, nel 2019 Gazzoli è approdato a Radio Deejay. Nel 2022 ha lanciato il podcast BSMT, diventato in breve uno dei più seguiti in Italia. Gazzoli è un grande appassionato di palla a spicchi: nel 2021 ha condotto su DMAX il programma Basket Zone, approfondimento sul campionato italiano di pallacanestro. A fine 2025 ha condotto su Rai 2 Sanremo Giovani, venendo affiancato da Carlo Conti durante la serata finale.

Maltempo Sardegna, Todde: «Danni da centinaia di milioni»

I danni provocati dal ciclone Harry in Sardegna ammontano a cifre ingenti, con conseguenze rilevanti sulle infrastrutture e sul patrimonio culturale e ambientale. Lo ha sottolineato la governatrice Alessandra Todde durante un sopralluogo alla spiaggia del Poetto di Cagliari, duramente colpita dall’evento atmosferico, insieme al capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale Fabio Ciciliano. «Qui stiamo parlando di danni di centinaia di milioni per danni infrastrutturali e anche legati ai beni culturali e ambientali», ha dichiarato Todde, spiegando che «prima di discutere di fondi regionali dobbiamo discutere con il governo e avere le giuste risorse», ha aggiunto, precisando che «non è una situazione in cui bisogna reagire di pancia, è una situazione in cui bisogna reagire seriamente».

Maltempo Sardegna, Todde: «Danni da centinaia di milioni»
Alessandra Todde (a sinistra) al Poetto di Cagliari (Ansa).

«La macchina della protezione civile ha dato una risposta solida e noi dobbiamo dare ugualmente una risposta solida, immediata certamente, ma non rispondendo semplicemente perché c’è l’urgenza di farlo», ha detto la governatrice. Todde ha evidenziato la necessità di mettere i sindaci «nelle condizioni di agire immediatamente. A loro è stato chiesto di lavorare e di stimare i danni e noi faremo la nostra parte per infrastrutture e tutto il resto, ma lo faremo. Correttamente con i fondi che devono essere stanziati e non semplicemente con una risposta demagogica per dire che stiamo facendo qualcosa. Questo i sardi non se lo meritano», ha concluso.

Apple trasformerà Siri in un chatbot di intelligenza artificiale

Apple si prepara a rivoluzionare Siri, il suo storico assistente virtuale integrato sui Mac e sui device mobile come iPhone e iPad. Secondo le ultime indiscrezioni riportate da Mark Gurman di Bloomberg, il colosso di Cupertino ha intenzione di trasformarlo in un chatbot di intelligenza artificiale più simile a ChatGPT. Potrebbe essere integrato già in iOS 27, prossimo aggiornamento del sistema operativo, e venire mostrato all’interno della Apple WWDC di giugno 2026, con rilascio ufficiale nell’arco dei tre mesi successivi o comunque entro settembre.

Apple, cosa potrà fare il nuovo Siri e cosa cambierà

Secondo Bloomberg, all’interno dell’azienda il nuovo Siri è conosciuto come progetto Campos: alla base ci sarà una versione ottimizzata del modello IA Google Gemini, sfruttando l’accordo stipulato a gennaio 2026 dalle due aziende per potenziare Apple Intelligence. L’obiettivo sarà permettere la creazione di contenuti ed effettuare ricerche online, oltre a consentire analisi delle finestre aperte e suggerimento di azioni da eseguire sul device. Rumors sempre più insistenti affermano che Campos potrebbe essere in grado di comprendere ciò che accade sullo schermo, analizzando i contenuti per suggerire le mosse future. In particolare, Cupertino potrebbe usare un modello personalizzato simile a Gemini 3, internamente noto come Apple Foundation Models versione 1. Le prime anticipazioni confermano che dovrebbe essere integrato in iPhone, iPad e Mac.

Apple trasformerà Siri in un chatbot di intelligenza artificiale
Il logo di Apple su un device (Imagoeconomica).

Non è un segreto che Apple sia indietro nella corsa all’intelligenza artificiale rispetto alla concorrenza diretta e che da Cupertino stiano cercando sempre nuove strade per recuperare terreno. Il progetto Campos per rivoluzionare Siri rappresenterebbe però, se confermato, anche un’evoluzione strategica considerando che per anni la Mela ha preferito funzioni IA integrate nelle app piuttosto che una vera e propria esperienza conversazionale autonoma con un chatbot. Ora tuttavia la forte concorrenza di Samsung, OpenAI e produttori cinesi avrebbe spinto verso un cambio di programma. Con l’accordo stretto con Google, Apple si appresta a pagare circa 1 miliardo di dollari per avere accesso ai modelli del team Gemini, alcuni già a partire dall’aggiornamento intermedio iOS 26.4.

Trump ha firmato a Davos l’atto costitutivo del suo Board of Peace

A Davos si è svolta la cerimonia che ha sancito la nascita del Board of Peace, il Consiglio per la Pace per la Striscia di Gaza (e non solo) che Donald Trump ha promosso assegnandosi fin dall’inizio la presidenza a vita. «È una giornata emozionante», ha detto Trump aprendo la cerimonia, che si è conclusa con le firme dei vari leader e rappresentanti che ne fanno parte. Nel suo discorso, il presidente americano ha affermato che «tutti vogliono entrare nel Board of Peace», rivendicando ancora di aver fermato otto guerre e di essere pronto a porre fine a un nono conflitto, chiaro riferimento all’Ucraina. Per quanto riguarda Gaza, il presidente Usa ha assicurato che «la ricostruzione sarà qualcosa di grandioso».

Trump ha firmato a Davos l’atto costitutivo del suo Board of Peace
Donald Trump (Ansa).

Sul palco i leader dei Paesi che hanno detto sì a Trump

Nonostante le affermazioni di Trump, a fronte di un enorme numero di Paesi invitati a partecipare, in realtà sono pochi quelli che hanno detto sì alla proposta della Casa Bianca (e non tutti di primo piano, anzi): Argentina, Armenia, Ungheria, Kazakistan, Bielorussia, Uzbekistan, Arabia Saudita, Marocco, Bahrein, Turchia, Vietnam, Kosovo, Emirati Arabi Uniti, Azerbaigian, Paraguay, Giordania, Indonesia, Pakistan, Mongolia e Qatar. E c’è pure Israele, nonostante le polemiche scaturite da “sì” di Benjamin Netanyahu, che non si è presentato in Svizzera – a differenza degli altri rappresentanti – perché ricercato per crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale dell’Aia.

Trump: «Il Board of Peace lavorerà anche con l’Onu»

Come si legge nello statuto, il Board of Peace è «un’organizzazione internazionale che mira a promuovere stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Stabilendo in modo formale il Board of Peace come organizzazione internazionale, Trump ha spiegato che il Consiglio inizialmente opererà a Gaza, per poi estendere il suo raggio di azione. Nella Striscia supervisionerà l’operato del comitato nazionale per l’amministrazione del territorio, occupandosi della ricostruzione e attraendo finanziamenti. Il Consiglio, ha assicurato Trump, «lavorerà con molti, inclusa l’Onu».

Inps: «Pensioni delle donne del 26 per cento inferiori a quelle degli uomini»

Secondo i dati Inps nel 2025 le nuove pensioni liquidate alle donne continuano a risultare sensibilmente più basse rispetto a quelle degli uomini. L’importo medio degli assegni riconosciuti alle pensionate si è attestato a 1.056 euro mensili, un valore inferiore del 26,51 per cento rispetto ai 1.437 euro percepiti in media dagli uomini. Limitando l’analisi alle sole gestioni previdenziali, e quindi escludendo gli assegni sociali, la distanza resta ampia: 1.139 euro al mese per le donne contro 1.545 euro per gli uomini, con una differenza pari al 26,28 per cento. Il divario è legato a più fattori, tra cui carriere lavorative mediamente più brevi, retribuzioni più basse e un tasso di occupazione femminile inferiore, elementi che incidono anche sul maggior ricorso alle pensioni ai superstiti.

I dati su Opzione donna

In flessione anche nel 2025 il numero di pensionamenti con Opzione donna, il meccanismo che consente l’uscita anticipata dal lavoro accettando il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, nell’anno hanno aderito alla misura 2.147 lavoratrici, con una riduzione del 40,5 per cento rispetto alle 3.612 dell’anno precedente. Più di 1.800 pensioni Opzione donna sono state liquidate prima dei 63 anni di età. Il calo, evidenziano i dati, è influenzato dalle restrizioni introdotte negli ultimi anni sui requisiti di accesso alla misura.

Marco Giudici Ceo ad interim di Lidl US

Avvicendamento ai vertici di Lidl US. Joel Rampoldt, Chief Executive Officer dal 2023, ha lasciato il suo incarico per passare a un ruolo di consulenza sempre all’interno della società. Al suo posto, ad interim è stato nominato Marco Giudici, attuale Chief Customer Officer nonché già amministratore delegato di Lidl Romania. Il cambio di leadership arriva in un momento delicato per il discounter di origine tedesca, che si trova ad affrontare diversi ostacoli per affermarsi sul mercato americano dove dominano player come Aldi e Walmart. Sotto la gestione Rampoldt, Lidl US aveva infatti intrapreso diverse iniziative per rafforzare il posizionamento, tra cui un rebranding e l’introduzione di una label per la carne fresca. Nominato anche il primo Chief Commercial Officer per il ramo statunitense.

Marco Giudici Ceo ad interim di Lidl US
Joel Rampoldt (da LinkedIn).

Zelensky-Trump, oggi è il giorno dell’incontro a Davos

Volodymyr Zelensky è in viaggio per Davos, dove incontrerà Donald Trump: il vertice tra i due leader si terrà alle 13. In Svizzera era attesa la firma di un “piano di prosperità” da 800 da 800 miliardi di dollari tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa, ma con in ballo le questioni della Groenlandia e del Board of Peace per Gaza è stata messa in standby. Alle 14:30 è poi previsto un intervento del presidente ucraino al World Economic Forum, ha spiegato il portavoce Sergiy Nykyforov.

Witkoff intanto è pronto a incontrare Putin a Mosca

Mentre si avvicina il faccia a faccia tra Zelensky e Trump a Davos, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, accompagnato da Jared Kushner (genero di Trump), è arrivato a Mosca per incontrare Vladimir Putin. «Il regime di Kyiv continua con la sua politica, ma è giunto il momento che prenda le decisioni appropriate e si assuma le proprie responsabilità», ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov in vista dei due colloqui.

Rutte: «Non credo in un accordo prima della primavera»

Durante una colazione di lavoro sull’Ucraina ai margini del Forum di Davos, Mark Rutte ha affermato di dubitare che i colloqui di pace possano concludersi prima della primavera. «La Russia è il nostro maggiore avversario. L’Ucraina deve avere il sostegno militare di cui ha bisogno, come intercettori per respingere gli attacchi dalla Russia. Dobbiamo continuare a far fluire gli aiuti militari e non perdere di vista questa questione», ha dichiarato il segretario generale della Nato.

Sinner qualificato al terzo turno degli Australian Open 2026

Tutto facile per Jannik Sinner, che avanza al terzo turno degli Australian Open 2026. L’altoatesino e numero due del ranking Atp ha infatti eliminato agevolmente il padrone di casa James Duckworth in poco meno di due ore con il punteggio di 6-1, 6-4, 6-2. Primo set in totale controllo per l’azzurro che, dopo aver allungato già con un break nel quarto gioco, ha strappato nuovamente la battuta subito dopo chiudendo al primo set point a disposizione. Più in equilibrio il secondo parziale, in cui Sinner ha dovuto anche annullare palla break nel secondo gioco prima di piazzare la zampata decisiva con il break del 4-3. L’australiano affonda poi completamente in apertura di terzo con ben due servizi ceduti all’azzurro che, salito 4-0, chiude senza problemi per 6-2. Ora affronterà l’americano Eliot Spizzirri, 85esimo del ranking, che al debutto ha eliminato il brasiliano Joao Fonseca.

Il commento di Jannik Sinner: «Contento della prestazione»

«Ogni match è molto difficile, sono molto contento di essere al prossimo turno», ha spiegato Sinner alla fine della partita. «Oggi ho servito e risposto bene, sono felice della mia prestazione. So che Duckworth ha avuto tanti problemi fisici, è bello rivederlo qui ad alti livelli e gli auguro il meglio per il prosieguo della stagione». Parlando delle sue condizioni fisiche, l’altoatesino ha detto di sentirsi «davvero bene» sia per quanto riguarda il corpo sia la mente. «Non c’è modo di iniziare meglio la stagione, soprattutto in un torneo così speciale per me», ha proseguito. «Prepariamo le partite nel modo migliore possibile: sempre proviamo a spingere e mettere qualcosa in più. Devo migliorare sulla palla corta di rovescio. Chi ha la migliore palla corta? Certamente Alcaraz». Poi un accenno al suo prossimo avversario: «Spizzirri? Il suo è un tennis aggressivo e serve bene, sarà la prima volta con lui».

Board of Peace, il Regno Unito non parteciperà alla firma

Il Regno Unito non parteciperà alla cerimonia di firma del Board of Peace in programma il 22 gennaio con Donald Trump, una scelta motivata dalle riserve sulla possibile inclusione del presidente russo Vladimir Putin in un’iniziativa legata alla pace: lo ha spiegato il ministro degli Esteri Yvette Cooper, citata da Sky News. «C’è un’enorme mole di lavoro da fare, oggi non saremo tra i firmatari», ha affermato la responsabile del Foreign Office, chiarendo poi le ragioni della posizione di Londra. «Si tratta di un trattato legale che solleva questioni molto più ampie, non abbiamo ancora visto alcun segnale da parte sua che ci sarà un impegno per la pace in Ucraina», ha aggiunto, riferendosi a Putin. Le perplessità britanniche riguardano anche la natura dell’organismo promosso dal presidente statunitense, inizialmente pensato per vigilare sulla ricostruzione di Gaza, ma dotato di uno statuto che non ne circoscrive l’azione alla sola Striscia e che potrebbe dar luogo a una sovrapposizione o a una competizione con il ruolo delle Nazioni Unite.

Caos nel curling, Romei esclusa dalle Olimpiadi: il dt Mariani convoca sua figlia

Inizia con un caso l’esperienza della Nazionale azzurra di curling femminile alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. A due settimane dal via dei Giochi invernali, il direttore tecnico della disciplina Marco Mariani, in carica da giugno 2024, ha escluso dalle convocazioni Angela Romei, 28enne con sei partecipazioni ai Mondiali e ben nove agli Europei, sostituendola con una debuttante di 19 anni, sua figlia Rebecca. Immediata la reazione della stessa veterana azzurra, che in un’intervista a La Stampa si è detta «distrutta» parlando di «un’ingiustizia per tutto il movimento». La Federazione invece ha fatto muro attorno al responsabile, parlando di una «scelta esclusivamente di natura tecnica».

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Olimpiadi 2026, il caso nel curling: l’accusa di Romei e la difesa della Federazione

Ad accendere la miccia è stata la stessa Angela Romei in un’intervista al quotidiano torinese. «Sono distrutta e il mio dispiacere è soprattutto per le modalità e le tempistiche con cui è avvenuto tutto», ha raccontato l’atleta. «Il direttore tecnico me lo ha comunicato pochi giorni fa, con una telefonata avvenuta subito dopo l’ultimo raduno, limitandosi a dirmi che era una sua decisione. Sua figlia ha zero manifestazioni internazionali con la nazionale senior, speravo fosse un errore o un brutto sogno ma è tutto vero. Avremmo potuto parlarne di persona, mi sarei aspettata almeno una discussione fondata su dati e risultati». Parlando di «un’ingiustizia nei confronti del lavoro fatto in questi anni e di tutto il movimento», Romei ha descritto l’accaduto come «l’antitesi di fair play e rapporti umani».

Caos nel curling, Romei esclusa dalle Olimpiadi: il dt Mariani convoca sua figlia
Angela Romei durante una gara (Ansa).

Immediata la smentita da parte della Federazione italiana sport del ghiaccio, che ha parlato in una nota stampa di una «scelta fatta di concerto con gli allenatori delle singole nazionali squisitamente di natura tecnica». Sempre secondo la Federghiaccio, «Rebecca Mariani nel ruolo di riserva possiede caratteristiche di gioco che le consentono di occupare tutti e quattro i ruoli in squadra a differenza di Romei che ne ha sempre occupato uno soltanto e un secondo in appena due occasioni». Parlando al portale IlNordEst.it, Mariani ha aggiunto di aver previsto che la sua decisione avrebbe generato polemiche: «Allo stesso tempo non vedo quale sia il motivo per cui Rebecca debba essere discriminata solo perché è mia figlia: non ho visto nessuno mettere in discussione i meriti tecnici».

Sergio Marullo di Condojanni nuovo ceo di Angelini Pharma

Angelini Pharma ha annunciato la nomina di Sergio Marullo di Condojanni come nuovo amministratore delegato. Il manager dal 2020 ricopre la carica di ceo di Angelini Industries dal 2020: continuerà a svolgere tale ruolo, assumendo contestualmente la guida della divisione farmaceutica della multinazionale italiana, attiva nei settori della salute, della tecnologia industriale e del largo consumo. Jacopo Andreose, che ha guidato Angelini Pharma fino alla fine del 2025, entrerà a far parte del cda di Angelini Holding e diventerà senior advisor del cda di Angelini Pharma.

Un operaio 25enne è morto incastrato in un macchinario nel Torinese

Andrea Cricca, operaio 25enne, è morto un un’azienda agricola di Brusasco (Torino) dopo essere caduto, per cause ancora da accertare, all’interno di un macchinario per lo sminuzzamento del fieno, un carro autocaricante. A trovarlo quando non c’era più nulla da fare sono stati i colleghi. La madre del giovane, giunta sul posto, è stata colta da malore e soccorsa dai sanitari del 118 di Azienda Zero.

Il dramma dei morti sul lavoro

Secondo gli ultimi dati Inail, da gennaio a ottobre 2025 sono stati denunciati 497.341 infortuni sul lavoro, in netta crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando c’erano stati 5.902 casi in meno. Quelli con esito mortale sono arrivati a 896, +7 per cento rispetto al 2024: quasi tre decessi sul lavoro al giorno.

Guerra in Ucraina, che cosa ha detto Steve Witkoff a Davos

Steve Witkoff è intervenuto a Davos parlando dei passi avanti compiuti sul dossier ucraino: «Abbiamo fatto tanti progressi», ha dichiarato, spiegando che il confronto tra le parti si è ormai concentrato su un solo nodo finale. «Quindi, se entrambe le parti vogliono risolvere questo problema, lo risolveremo», ha aggiunto. Nel suo intervento al World Economic Forum, Witkoff ha anche sottolineato il potenziale impatto economico di una zona esente da dazi in Ucraina, definendola un possibile «punto di svolta» per il rilancio del Paese colpito dal conflitto. Al termine dell’incontro, ha annunciato al pubblico: «Questa notte partirò per Mosca». Secondo quanto riferito dallo stesso, Donald Trump starebbe valutando l’ipotesi di una «tariff-free zone» per sostenere lo sviluppo industriale di Kyiv.

Hollywood prepara una massiccia campagna contro l’IA

Scarlett Johansson, Cate Blanchett, Sean Astin. E ancora, Cyndi Lauper, One Republic e REM. Sono solo alcune delle celebrità che hanno deciso di sottoscrivere l’iniziativa «Rubare non è innovazione» di Human Artistry Campaign, una massiccia azione di Hollywood contro l’intelligenza artificiale nel settore. Attesa per la giornata del 22 gennaio, protesta contro il presunto furto di massa di opere create dell’uomo e protette dal diritto d’autore da parte delle aziende hi-tech, allo scopo di addestrare gli algoritmi e mettere a punto strumenti che possano, in teoria, competere con i creator. Sottoscritta da 700 star, sarà supportata anche da uno spot pubblicitario realizzato dal New York Times.

Quali star sostengono la campagna contro l’IA a Hollywood

«Le grandi aziende tecnologiche stanno tentando di cambiare la legge per poter continuare a rubare l’arte americana per costruire la loro attività di intelligenza artificiale, senza autorizzazione e senza pagare chi ha svolto il lavoro», si legge nella dichiarazione di Human Artistry Campaign, composta da un mix di sindacati tra cui la Writers Guild of America, il SAG-Aftra, The NewsGuild e la Recording Industry Association of America. «Questo è sbagliato: è antiamericano ed è un furto su larga scala». Tra i sostenitori vi sono anche Joseph Gordon-Levitt, Fran Drescher, Jennifer Hudson, Vince Gilligan (noto per essere il creatore di Breaking Bad), Kristen Bell e Michele Mulroney, presidente di Writers Guild of America West. Senza dimenticare cantanti e musicisti come LeAnn Rimes, Martina McBride e OK Go oltre ad autori come George Saunders e Jonathan Franzen.

Hollywood prepara una massiccia campagna contro l’IA
L’attrice Scarlett Johansson (Ansa).

Tramite la campagna, l’organizzazione chiede alle aziende tecnologiche di concedere in licenza tutte le opere e consentire ai creatori di scegliere di non sottoporre i propri progetti all’addestramento dell’IA generativa. «La vera innovazione nasce dalla motivazione umana a cambiare le nostre vite: fa avanzare le opportunità, stimolando al contempo la crescita economica e creando posti di lavoro», ha spiegato Moiya McTier, consulente senior di Human Artistry Campaign. «Le aziende di intelligenza artificiale stanno mettendo a repentaglio la carriera degli artisti, sfruttando la loro arte, utilizzando l’arte umana e altre opere creative senza autorizzazione per accumulare miliardi». Finora solamente due aziende hanno concesso licenze per strumenti di IA generativa: a dicembre, Disney ha firmato un accordo da 1 miliardo di dollari con OpenAI per integrare alcuni personaggi nel software di generazione video Sora.

Un detenuto dell’ICE in Texas è morto per omicidio

L’autopsia del medico legale della contea di El Paso, in Texas, ha stabilito che Geraldo Lunas Campos, un detenuto cubano di 55 anni, è morto per omicidio mentre si trovava nel centro di detenzione per migranti Camp East Montana. La struttura ospita persone fermate dall’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione, in attesa di espulsione dagli Stati Uniti. Le autorità federali avevano inizialmente imputato la morte dell’uomo, avvenuta il 3 gennaio, a un malore e poi a un suicidio. È la terza persona che muore a Camp East Montana dalla sua apertura, avvenuta ad agosto.

I risultati dell’autopsia

L’autopsia pubblicata mercoledì indica che Lunas Campos è morto per asfissia dovuta a compressione del collo e del torace mentre era trattenuto fisicamente dalle guardie. Il referto segnala anche lesioni alla testa e al collo, con vasi sanguigni scoppiati sul collo e sulle palpebre. L’uomo è diventato incosciente durante l’intervento delle forze dell’ordine. I soccorritori hanno tentato di rianimarlo, ma lo hanno dichiarato morto sul posto.

LEGGI ANCHE: L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza

La famiglia prepara una causa civile mentre il governo difende gli agenti

La famiglia sta preparando una causa civile, sostenendo di avere raccolto la testimonianza di due detenuti che avrebbero visto le guardie soffocare l’uomo. Nel mentre il governo difende l’operato dell’ICE. Un funzionario del Dipartimento per la sicurezza interna ha dichiarato che l’uomo «ha violentemente opposto resistenza al personale di sicurezza che cercava di salvarlo» e che i soccorritori «hanno tentato di rianimarlo». L’ufficio non ha risposto alle domande del New York Times sui risultati dell’autopsia.

Le quotazioni di Borsa italiana e spread oggi 22 gennaio 2026

Avvio positivo per l’Europa. Piazza Affari guadagna l’1,07%. Lo spread Btp-Bund cala a 63,4 punti. Rendimento del decennale italiano al 3,51%.

Le quotazioni di Borsa italiana e spread

9.14 – Partenza in deciso rialzo per l’Europa

Parigi guadagna l’1,17%, Londra lo 0,68%. Francoforte cresce dell’1,6%

9.07 – Milano apre positiva: +1,07%

Milano apre in deciso rialzo: +1,07% a 44.963 punti. Svetta Cucinelli (+3,3%), in luce anche Stellantis (+3%) e in luce Stm (+2,2%). In fondo al listino i titoli della difesa Leonardo (-2,6%) e Fincantieri (-2,5%).

8.39 – Lo spread fra Btp e Bund scende a 63,4 punti

Lo spread fra Btp e Bund scende a 63,4 punti dai 64,7 della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale italiano cala al 3,51%.

8.21 – Asia positiva, Tokyo +1,73%

Asia positiva dopo il passo indietro di Trump sulla Groenlandia. Tokyo ha guadagnato l’1,73%, Seul lo 0,87%, Shenzhen lo 0,68%, Shanghai lo 0,15%. Hong Kong ha invece oscillato attorno alla parità.

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia

Contrordine compagni, abbiamo scherzato. Roberto Occhiuto non si candida più alla guida di Forza Italia e non sfiderà per la leadership Antonio Tajani. Il governatore calabrese ha fatto dietrofront mercoledì pomeriggio, a Milano, alla presentazione del libro del direttore del Foglio, Claudio Cerasa: L’Antidoto. «Non mi candiderò al congresso, Silvio Berlusconi mi ha insegnato che bisogna lavorare per unire e non per dividere e io voglio portare avanti la sua lezione», ha spiegato il vicesegretario azzurro a margine dell’evento. E poi addirittura è arrivato a elogiare Tajani. «Ha fatto un lavoro straordinario, è una persona dotata di grande saggezza ed equilibrio», ha ribadito. «Lui stesso si è proposto come obiettivo quello di far diventare Forza Italia un partito del 20 per cento. Io vorrei lavorare insieme a lui per realizzare questo nostro obiettivo. Se non si è ancora realizzato non è colpa sua».

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Roberto Occhiuto durante la conferenza stampa di In Libertà (Ansa).

La truppa che credeva nella «scossa liberale»

E dire che poco più di un mese fa, a metà dicembre, lo stesso Occhiuto aveva dato ufficialmente il via alla sua corrente, spiegando che Fi aveva «bisogno di una scossa liberale». L’iniziativa di lancio era stata organizzata in un luogo evocativo come Palazzo Grazioli, ex residenza romana del Cavaliere, di fronte a imprenditori, giornalisti e oltre una ventina di parlamentari pronti a seguirlo. Ovvero tutti gli scontenti della gestione del leader, chi per motivi politici e chi per recriminazioni personali. In prima fila, tra gli altri, c’erano Licia Ronzulli, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo, Paolo Emilio Russo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi, Deborah Bergamini. Con due presenze assai vicine alla famiglia come l’avvocato e tesoriere Fininvest Fabio Roscioli e l’avvocata civilista Cristina Rossello, deputata azzurra e legale di Silvio Berlusconi. Una truppa pronta, a parole, a dare battaglia per rinforzare l’ala liberale nel partito e dare una spinta verso laicità, difesa dei diritti civili, ius scholae, liberalizzazioni in economia e svecchiamento generale del partito. Input arrivati a più riprese anche da Marina e Pier Silvio Berlusconi. Tra l’altro, la primogenita di B, prima dell’evento a Palazzo Grazioli, aveva ricevuto il governatore a Milano. Incontro che era stato interpretato come una benedizione implicita dell’iniziativa. E, infatti, Occhiuto nei giorni seguenti, in un paio di interviste, aveva dichiarato chiaramente di voler sfidare Tajani al congresso nazionale previsto per l’inizio del 2027.

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Deborah Bergamini (Imagoeconomica).

Occhiuto ha fatto due conti: FI per ora non è scalabile

Ora però Occhiuto ha cambiato idea. Perché? Secondo le voci che circolano nel partito, il governatore si è reso conto che così com’è, il regolamento congressuale lo sfavorisce: ai congressi, infatti, potrà partecipare solo chi è iscritto al partito da almeno due anni. E nel 2025 gli iscritti sono stati circa 240 mila. La stragrande maggioranza dei quali pro-Tajani. Molto difficile, dunque, per Occhiuto, scalare il partito tramite le assise comunali e regionali, quindi anche la partita nazionale sembra già compromessa. «Occhiuto e i suoi raggiungono a malapena il 5 per cento del partito. Quando si è reso conto che non sarebbe andato da nessuna parte e che sfidare Tajani era una partita improba, per non rischiare una figuraccia s’è tirato indietro», sussurra chi è vicino al ministro degli Esteri. «Hanno blindato il partito, che ora è impossibile da scalare, quindi non vogliamo prestarci al loro gioco. Candidarsi avrebbe significato servire la vittoria a Tajani su un piatto d’argento», spiega invece a Lettera43 un parlamentare vicino a Occhiuto. Insomma, la corrente del governatore andrà avanti come pungolo liberale, ma senza sfidare la leadership. Una corrente monca. «Occhiuto ha fatto esporre i suoi e ora li abbandona», sottolineano gli uomini del ministro degli Esteri. Ma nella retromarcia può aver contato anche l’appoggio tiepido di Marina Berlusconi che prima ha benedetto l’iniziativa, poi ha assunto un atteggiamento più prudente. Sta di fatto che Tajani finora non ha dato seguito a nessuna delle richieste dei figli del Cav: né svolta liberale, né facce nuove. I due capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, di cui alcuni berluscones avevano chiesto la testa, sono ancora al loro posto. E ci resteranno a lungo. Tutta questa storia ha però reso poco credibile, se non addirittura inaffidabile, Occhiuto. E questo alla lunga nel suo curriculum avrà un peso.  

Perché Occhiuto ha fatto dietrofront e non sfiderà Tajani alla guida di Forza Italia
Maurtizio Gasparri, Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Australian Open 2026, Musetti e Darderi al terzo turno: i risultati degli italiani

Nottata agrodolce per gli azzurri agli Australian Open. Bene Lorenzo Musetti, che si è aggiudicato il derby con Lorenzo Sonego, raggiungendo il terzo turno del primo slam stagionale – massimo risultato a Melbourne – per il secondo anno di fila. Si è qualificato anche Luciano Darderi, che ha eliminato in quattro set l’argentino Sebastian Baez. Si è infranto invece su Novak Djokovic il sogno di Francesco Maestrelli, alla prima partecipazione in un major, nonostante un’ottima prestazione contro il 10 volte vincitore del torneo. Alle 9 tocca a Jannik Sinner, opposto all’australiano James Duckworth. Tutte le partite sono visibili in diretta sui canali Eurosport, disponibili su Dazn, HBO Max, Discovery+ e Prime Video Channels.

Australian Open 2026, le vittorie di Musetti e Darderi

A pochi mesi dalla sconfitta sul cemento indoor di Parigi, Musetti si è preso la rivincita contro l’amico e rivale Sonego conquistando il pass per il terzo turno degli Australian Open 2026. Il carrarino si è imposto sul torinese dopo quasi tre ore di gioco con il punteggio di 6-3, 6-3, 6-4 giocando un match convincente soprattutto in risposta, tanto da ottenere ben 23 palle break e convertendone sei. Non altrettanto bene invece Sonego, che ha terminato la partite con 61 errori non forzati e sei doppi falli. Per Musetti, che prosegue il suo trend positivo nei derby dove ha un bilancio di 15-6 a livello Atp e 5-1 negli Slam (l’unica sconfitta con Sinner agli US Open 2025), attende ora uno fra Thomas Machac e Stefanos Tsitsipas: l’obiettivo è superare per la prima volta in carriera il terzo turno in Australia.

Australian Open 2026, Musetti e Darderi al terzo turno: i risultati degli italiani
Lorenzo Sonego agli Australian Open 2026 (Ansa).

Vittoria in quattro set invece per Darderi, che ha eliminato il numero 36 del mondo argentino Baez con il punteggio di 6-3, 1-6, 6-4, 6-3 in quasi due ore e mezza. Dopo un inizio complicato, in cui si è quasi trovato sotto 3-0, l’azzurro ha cambiato passo e recuperato il break di svantaggio prima di piazzare l’allungo decisivo e far suo il parziale in 43 minuti. Dopo un secondo set dominato da Baez, il terzo si è protratto in equilibrio fino alle sue battute finali quando Darderi, pur avendo perso la propria battuta al momento di chiudere, ha sfruttato nel gioco successivo un doppio fallo del suo avversario. Sotto di un break anche nel quarto, Darderi ha recuperato subito prima di salire anche 4-2 e non concedere più nulla all’argentino. Al terzo turno sfiderà il russo Karen Khachanov.

Troppo Djokovic per Maestrelli: la cronaca del match

Si è chiuso al secondo turno invece il primo Slam della carriera di Francesco Maestrelli. A vincere è stato infatti il 10 volte campione degli Australian Open Novak Djokovic, che si è imposto in poco più di due ore con il punteggio di 6-3, 6-2, 6-2. Per il serbo è la 101esima vittoria a Melbourne e sarà la 18esima volta al terzo turno, dove troverà l’olandese Botic Van de Zandschulp. Buon approccio alla partita per Maestrelli, che pur avendo perso la battuta in apertura è rimasto attaccato al serbo fino al 6-3 finale, raggiunto dall’ex numero uno del mondo dopo 47 minuti. Simile l’andamento anche del secondo parziale, dove tuttavia l’azzurro ha anche avuto due palle per ristabilire la parità, entrambe annullate da Djokovic.

Australian Open 2026, Musetti e Darderi al terzo turno: i risultati degli italiani
Novak Djokovic dopo la vittoria su Maestrelli agli Australian Open 2026 (Ansa).

Alle 9 tocca a Sinner contro l’australiano Duckworth

Ultimo azzurro in campo oggi sarà Jannik Sinner, opposto all’australiano James Duckworth. Il numero due del mondo è atteso verosimilmente dalla prima vera partita di questo torneo, dopo che all’esordio aveva approfittato del malessere di Hugo Gaston per avanzare agevolmente dopo appena due set dominati. In caso di passaggio del turno, per Sinner ci sarà l’americano Eliot Spizzirri, 85esimo del ranking, che ha battuto il cinese Wu Yibing e che al debutto aveva eliminato il giovane talento brasiliano Joao Fonseca.

Australian Open 2026, Musetti e Darderi al terzo turno: i risultati degli italiani
Jannik Sinner agli Australian Open 2026 (Ansa).