Potrebbe essere quella di mercoledì 22 aprile 2026 la data buona per chiudere la vicenda delle poltrone ancora vacanti nel governo, tra cui quelle dei sostituti di Andrea Delmastro alla Giustizia (le deleghe per ora sono distribuite tra Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e Andrea Ostellari della Lega) e del neo-ministro Gianmarco Mazzialla Cultura. Sei le caselle che, a conti fatti, possono essere nuovamente riempite. Il dossier si intreccia con quello per la guida della Consob dove, in attesa di alcuni approfondimenti, resta in pole il nome del sottosegretario al Mef Federico Freni.
Le poltrone vacanti
I rumors danno per probabile un ingresso di PaoloBarelli al ministero per i Rapporti con il Parlamento. In un dicastero senza portafogli non ci sarebbe, infatti, il tema dell’incompatibilità con il suo ruolo alla guida della Fin. L’esponente di FI potrebbe, dunque, affiancare l’altra azzurra Matilde Siracusano e la leghista Giuseppina Castiello, ma è da capire se in qualità di viceministro o terzo sottosegretario. Oltre alla poltrona lasciata vacante da Delmastro, restano da coprire quelle all’Università di Augusta Montaruli, di Vittorio Sgarbi alla Cultura e ancora di Massimo Bitonci e Giorgio Silli. Nel complesso, si tratta di tre caselle in quota Fratelli d’Italia, una Lega e una Forza Italia.
Il nodo Consob
Nel mosaico degli incarichi entra poi anche la questione Consob. Come anticipato, in pole per la guida dell’autorità di controllo della Borsa c’è il nome del sottosegretario Freni, sul quale però sarebbe in corso un approfondimento visto che, come componente del Mef, è tra gli autori della riforma del mercato dei capitali. Da fonti di maggioranza vicine al dossier si fanno comunque notare diversi precedenti di componenti dell’esecutivo passati all’autorità, dall’uscente Paolo Savona a Giuseppe Vegas, che aveva anche le stesse deleghe attualmente detenute da Freni. In tutti e due i casi – si evidenzia – l’Antitrust, che valuta le incompatibilità ai sensi della legge Frattini, ha ritenuto che la norma non si applicasse alle autorità indipendenti. Qualora Freni fosse nominato alla Consob, a sostituirlo al Mef ambirebbe l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che, a sua volta, potrebbe lasciare il suo incarico all’azzurra Chiara Tenerini.
Donald Trump ha annunciato la ripresa – lunedì – dei negoziati a Islamabad, tornando a minacciare l’Iran: «Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran», ha tuonato il presidente Usa. «Nessun colloquio finché rimarrà in vigore il blocco navale statunitense», aveva messo in chiaro Teheran. Anche resta aperto uno spiraglio: se dagli Usa arriveranno «segnali positivi», l’Iran potrebbe inviare una delegazione di negoziatori in Pakistan, ha dichiarato ad Al Jazeera il presidente della Commissione Parlamentare iraniana sulla Sicurezza Nazionale, Ebrahim Azizi. CENTCOM intanto ha diffuso sui social un video della nave iraniana catturata dagli Usa dopo il tentativo di forzare il blocco dello Stretto di Hormuz.
U.S. Marines depart amphibious assault ship USS Tripoli (LHA 7) by helicopter and transit over the Arabian Sea to board and seize M/V Touska. The Marines rappelled onto the Iranian-flagged vessel, April 19, after guided-missile destroyer USS Spruance (DDG 111) disabled Touska’s… pic.twitter.com/mFxI5RzYCS
La nave mercantile iraniana Touska è stata catturata dalla Marina statunitense mentre stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. «Ha cercato di violare il nostro blocco marittimo e ne ha pagato il prezzo», ha scritto Trump sul social Truth. Intercettata da un cacciatorpediniere statunitense nel Golfo dell’Oman, alla Touska è stato intimato di fermarsi, ma al rifiuto dell’equipaggio, la nave da guerra l’ha disabilitata aprendo il fuoco sulla sala macchine. In risposta, come riporta l’agenzia Tasnim vicina ai pasdaran, l’Iran ha lanciato droni contro alcune navi statunitensi.
U.S. Central Command (CENTCOM) has released video of the interdiction of the motor vessel Touska in the Northern Arabian Sea by the U.S. Navy Arleigh Burke-class guided missile destroyer USS Spruance (DDG-111). The video contains audio of the USS Spruance giving warnings to the… pic.twitter.com/bAoxgUFpgB
Teheran ha definito l’accaduto un atto di «pirateria armata». Il portavoce dello Stato Maggiore iraniano ha affidato a Telegram una nota ufficiale in cui assicura che «le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto e contro l’esercito americano». L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver «violato il cessate il fuoco di due settimane» in vigore dall’8 aprile.
Se la Germania sta progressivamente affondando – fra recessione economica, immobilità politica interna e insignificanza sul palcoscenico internazionale – il colpevole, almeno per i tedeschi, è uno solo: il cancelliere conservatore Friedrich Merz. Secondo i sondaggi nazionali e non solo, è praticamente impossibile trovare in circolazione un leader di governo peggiore. Persino la tanto bistrattata Coalizione Semaforo guidata dal suo predecessore socialdemocratico Olaf Scholz appare, a distanza, migliore di quello che sembrasse.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).
Merz sarebbe meno apprezzato anche di Trump
Stando a una recente indagine dell’istituto statunitense Morning Consult, Merz è tra i capi di governo meno popolari al mondo, dietro anche a presidenti come Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan: il 75 per cento degli intervistati tedeschi si è detto scontento del lavoro del cancelliere che da un anno guida la Große Koalition fra CDU e SPD, mentre solo il 20 per cento si considera soddisfatto. Dati simili, anzi peggiori, sono emersi dall’ultima ricerca tedesca, quella dell’istituto Forsa per conto della rete tv RTL, secondo cui il 78 per cento dei cittadini ha bocciato l’operato di Merz e solo meno di un quinto (il 18 per cento), ha espresso un giudizio positivo, tre punti in meno rispetto al sondaggio precedente.
Friedrich Merz e Donald Trump alla Casa Bianca, a marzo 2026 (Ansa).
L’AfD ha virtualmente superato la CDU
Merz è in caduta libera anche tra i suoi sostenitori e compagni di partito – la CDU che fu di Helmut Kohl e Angela Merkel, rimasti entrambi in carica per 16 anni – se è vero che la maggioranza ormai è contro di lui, come dimostrano sempre le percentuali del Trendbarometer di RTL. Il 52 per cento degli elettori conservatori lo critica, mentre per chi si è già allontanato dal partito il quadro è ancora più netto: l’86 per cento si è detto insoddisfatto dell’operato del decimo cancelliere della Repubblica Federale. Non è un caso che la CDU, ora data al 24 per cento, sia virtualmente la seconda forza a livello nazionale, superata dall’estrema destra dell’Alternative für Deutschland che tocca il 26 per cento. Paradossalmente il tanto temuto spostamento a destra di chi votava CDU è inferiore alle aspettative, dato che solo il 20 per cento di coloro che hanno abbandonato il partito voterebbe attualmente per l’AfD. La maggioranza si sta orientando verso altri lidi, dai Liberali della FDP alla sinistra, oltre ad allargare il bacino degli astensionisti.
La co-leader dell’AfD Alice Weidel a Budapest (Ansa).
I motivi della delusione degli elettori conservatori
I motivi per cui la stragrande maggioranza dei tedeschi mal sopporta l’attuale cancelliere sono stati rilevati proprio dai ricercatori di Forsa, secondo i quali un’ampia fetta dell’elettorato continua ad accusare Merz di parlare molto e fare poco, di non mantenere le promesse elettorali e di agire in modo incoerente: queste tre spiegazioni insieme rappresentano il 59 per cento delle risposte degli intervistati. Tra i sostenitori della CDU, la delusione su alcuni punti è significativamente maggiore rispetto all’elettorato generale: il 34 per cento è deluso dagli annunci grandiosi che poco hanno corrisposto alla realtà; il 18 per cento considera le sue azioni contraddittorie e il 24 per cento lo accusa di mancanza di leadership, rispetto al 13 per cento complessivo. Al netto della cornice interna e internazionale molto problematica, con il governo di Berlino che deve gestire varie crisi in contemporanea e le conseguenze delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, è chiaro però che Merz è per i tedeschi l’uomo sbagliato per risollevare la Germania.
Friedrich Merz (Ansa).
La GroKo si è rivelata un freno per le riforme
Finora le scelte in politica interna sono state dettate dai compromessi obbligati tra CDU e SPD, come per altro ci si aspettava, e la nuova riedizione della Große Koalition si è dimostrata più un freno che un acceleratore per le riforme necessarie (fisco, pensioni, riconversione industriale, ridefinizione dei mercati e via dicendo). Inoltre la tattica in politica estera è stata segnata per lo più dall’appiattimento alla linea di Israele sullo scacchiere mediorientale e dalla continuazione di quella finora infruttuosa portata avanti con l’Unione Europea e i Paesi volenterosi come Francia e Gran Bretagna per quel che riguarda la Russia. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che i sondaggi hanno tradotto in numeri. Resta da vedere quindi se agli ultimi proclami di Merz relativi alla primavera delle riforme seguiranno davvero cambiamenti radicali o se già il prossimo autunno il tandem fra conservatori e socialdemocratici crollerà, quando le tre elezioni regionali nell’Est del Paese (il 13 settembre si terranno le Comunali in Bassa Sassonia, il 20 le doppie elezioni nel in Meclemburgo-Pomerania e nella città-Stato di Berlino) confermeranno l’AfD come prima forza facendo saltare anche la cancelleria.
Questa guerra chiamata come la caption di un meme – Epic Fury, nientemeno – sta facendo saltare in aria tutto: interi quartieri di città, la fiducia dei mercati, l’economia globale, alleanze che sembravano indistruttibili, le speranze dei giovani, il diritto internazionale. Ma c’è una vittima collaterale di ben poca importanza, la cui scomparsa può essere pianta, o anche solo notata, solo da pochi anziani nostalgici: l’idea che la satira fosse l’arma dei buoni, la spada laser, nonviolenta ma micidiale, della ragione, il pungente gas della resistenza umana, che fa aprire gli occhi, anziché accecarli. Difficile non accorgersi chei video e i contenuti satirici più graffianti e aggiornati contro Trump e Netanyahu e il loro cinismo avidoe sanguinario non vengono dalle patrie del libero pensiero, ma sono prodotti dall’Iran, che malgrado lo status di Paese aggredito resta una teocrazia liberticida, assassina e misogina, e dalla Cina, un’autocrazia a tutti gli effetti.
La metamorfosi della satira da contropotere a stampella del potere
Che la satira fosse intrinsecamente illuminista e illuminata, più che un’idea era un mito, almeno in certa misura: c’è stata satira fascista, razzista, antidemocratica, anche se la propaganda ideologica prevaleva decisamente sull’arguzia e oggi quelle vignette e quei frizzi possono interessare i cultori della materia. Ma dagli Anni 70 in poi, alla satira è stato attribuito lo status di linguaggionaturalitereversivo e rivoluzionario, un vero e proprio contropotere, così efficace nel mobilitare pensieri, emozioni e consenso che a un certo punto il mainstream – e, in ultima analisi, il potere – ha dovuto venire a patti, con vantaggi da ambo le parti: ammessi nelle prime pagine dei giornaloni o essi stessi creatori di giornali, ospitati in programmi televisivi di successo, a volte perfino in prima serata, vignettisti e cabarettisti si sono affrancati dalla precarietà bohemien e hanno potuto comprarsi casa e metter su famiglia; i media hanno svecchiato la propria immagine; i politici, seppur a denti stretti, hanno imparato ad abbozzare di fronte a un “diritto di satira” sempre più riconosciuto, e che tuttavia ne ha ridimensionato il ruolo a quello del clown della classe, il fool che aiuta i compagni a sopportare la routine di una scuola noiosa e opprimente. Non più una sfida al potere, ma una sua stampella, anche se decisamente più spiritosa e fantasiosa delle altre.
Il politicamente corretto ha stanato gli autori boomer: il nuovo gioco è l’IA
La strage di Charlie Hebdo è stata un brusco risveglio per tutti, rivelando brutalmente che quando l’uomo con la penna o la matita incontra l’uomo col fucile, l’uomo con la penna e la matita è un uomo morto. L’affermarsi del “politicamente corretto” ha poi costretto satiri e umoristi a svuotare i loro arsenali dalle arguzie basate su cliché sessisti, xenofobi, omofobi e ageisti. Disgraziatamente, spesso non rimaneva molto altro, e in parecchi l’hanno presa male («non si può più dire niente!»). Aggiornare meccanismi comici millenari, o addirittura inventarne di alternativi, non è impresa per autori per lo più boomer. Cane vecchio non impara gioco nuovo. Il gioco nuovo si chiama intelligenza artificiale e richiede competenze tecnologiche, velocità, rabbia, furbizia e fame, pochissimo romanticismo e zero fame di visibilità personale. Qualità che sono appannaggio di cani giovani, alle quali, nel caso dei video iraniani e cinesi, si aggiunge una singolare capacità di ignorare la trave nell’occhio del proprio regime.
Trump is one of the reasons that proves the existence of the Satan in the world. pic.twitter.com/Jp2z5FEEVh
Il risultato è la “slopaganda”, guerra mediatica digitale basata su contenuti IA anonimi, sferrata dall’Iran, spesso attraverso le sue ambasciate.
New MAGA Toy Story just dropped… “America First”… but it looks more like Israel comes first. pic.twitter.com/8cxcCoGQIl
— ☫ Iran Embassy in The Hague, The Netherlands (@IRAN_in_NL) April 14, 2026
Su Instagram dilagano le strepitose clip made in Teheran, con Trump e i suoi accoliti ridicolizzati in stile Lego Movie, sulle note di una canzone hip-hop che rinfaccia al Caligola a stelle e strisce la strage della scuola a Minab e le scorribande pedofile sull’isola di Epstein.
L’ultima uscita dei troll diplomatici iraniani è il post dall’ambasciata degli ayatollah in Ghana, in cui Teheran si propone come partner alternativo all’Italia piantata in asso dall’amico americano: «Possiamo offrire una civiltà antica di 7.000 anni, amore per l’arte, per la poesia e per il cibo. L’unica cosa su cui ci siamo mai combattuti è l’invenzione del gelato» (a quanto pare, è apparso nella Persia del V secolo a. C. e si chiamava faloodeh).
Dear Italy, Your PM just defended Pope and lost an ally in Washington — the Commander in Grief, yet the most 'powerfool'man on earth.
We'd like to apply for the vacancy.
Our qualifications: 7,000 years of civilization, a shared love of poetry, architecture, and food that…
Di pregevole fattura satirica anche la guerra fantasy wuxia-style, trasmessa dalla televisione di Stato cinese e diventata virale, fra l’Aquila Bianca (gli Usa) e il Gatto Persiano (l’Iran). Le due creature si combattono per il controllo della Valle del Flusso Dorato, una strettoia da cui dipende il passaggio dell’Essenza del Ferro Nero, necessaria per la sopravvivenza del mondo. Gli spettatori, a loro volta, hanno prodotto spin-off generati dall’IA in cui il Panda (la Cina) interviene fra i contendenti per mettere pace, o il dominio dell’Aquila Bianca viene sostituito da una coalizione di membri con pari dignità, per una gestione condivisa del Ferro Nero.
E noi, in Occidente? Siamo ancora alla «spassosa vignetta di…» (nome di Venerato Maestro a scelta). Ormai fa la figura del graffito rupestre.
Nel giorno dellariapertura di Hormuz e del vertice di Parigi durante il quale è stata messa a punto una «missione difensiva» per lo stretto, Donald Trump torna ad attaccare la Nato, definita nuovamente dal tycoon una «tigre di carta». Su Truth, il presidente Usa ha scritto: «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno».
Trump: «Nato inutile, stia alla larga»
Trump, in una giornata particolarmente ricca di post su Truth, ha affermato: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz, che non verrà più utilizzato come arma contro il mondo». Quetso mentre Teheran ha precisato che la riapertura durerà (al momento) per il tempo della tregua in Libano. Poi, come detto, ha puntato ancora il dito contro l’Alleanza atlantica: «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, la Nato mi ha telefonato per chiedermi mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Gli ho detto di stare alla larga».
Meloni: «Italia pronta a fornire navi»
Tutto questo nelle ore in cui a Parigi si è tenuta la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, alla quale – oltre al padrone di casa Emmanuel Macron – hanno partecipato in presenza il primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Inclusi quelli in videocollegamento, erano però presenti i rappresentanti di una cinquantina tra Paesi (tra cui la Russia) e organizzazioni internazionali. «Lo stretto deve essere riaperto e senza pedaggi. Il mondo intero ha bisogno di una soluzione. La missione che abbiamo predisposto è difensiva e segue il cessate il fuoco», ha detto Starmer nelle dichiarazioni alla stampa al termine del vertice. Meloni ha affermato che «aprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale». La presidente del Consiglio ha poi affermato che l’Italia è disponibile a fornire navi per la missione difensiva.
Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa).
A Salerno e Prato va di moda l’usato sicuro. Nella città campana e in quella toscana si vota alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, in anticipo sulla scadenza naturale per via delle dimissioni dei rispettivi sindaci. Per motivi nettamente diversi. A Salerno l’ex primo cittadino Vincenzo Napoli ha lasciato l’incarico per permettere – suscitando grande scandalo nel centrosinistra – il ritorno di Vincenzo De Luca nella sua città, che potrebbe amministrare per la quinta volta. A Prato l’ex sindaca Ilaria Bugetti ha fatto un passo indietro per via di un’inchiesta giudiziaria tuttora in corso e con molti strascichi. Pochi giorni fa il Partito democratico ha scelto: il candidato sindaco è Matteo Biffoni, che ha guidato il Comune già per due mandati, prima di candidarsi in Regione ed essere eletto con 22 mila preferenze.
Schlein costretta ad accettare le condizioni del vicerè De Luca
Verosimilmente sia De Luca sia Biffoni vinceranno le elezioni e la notizia è che lo faranno da “avversari” politico-culturali dello schleinismo. Certo, il clima è diverso nelle due città. De Luca a Salerno si candida senza simbolo del Pd, forte solo della sua personalità e del suo consenso. Anzi, il Pd schleiniano aveva l’intenzione di farlo fuori, lui insieme a tutti i cacicchi del Mezzogiorno, ai quali vengono attribuiti mali politici di ogni sorta. La cronaca ci dice che le cose non sono andate bene per il partito di Elly Schlein, costretto ad accettare le condizioni del vicerè De Luca, con cui il Pd non può non fare i conti.
Uno scambio di saluti con stretta di mano e sguardi fulminanti tra Elly Schlein e Vincenzo De Luca (foto Ansa).
I dem hanno dovuto accollarsi anche il figlio di Vincenzo
De Luca ha prima tenuto il punto in Regione, dove solo alla fine – previo accordo con il Pd nazionale e con il Movimento 5 stelle – ha dato il via libera alla candidatura del suo successore, Roberto Fico. Le condizioni non sono state simpatiche per i dem, che hanno dovuto accollarsi Piero De Luca, figlio di Vincenzo, come segretario regionale del Pd campano. De Luca insomma torna in campo Nonostante il Pd, per citare il titolo di un suo libro.
Elly Schlein con Piero De Luca (foto Imagoeconomica).
Il candidato della destra senza il sostegno di Forza Italia
A sfidarlo sarà Gherardo Maria Marenghi, candidato di Fratelli d’Italia, Lega (con la lista Prima Salerno), Noi Moderati (a benedire l’operazione il viceministro agli Affari esteri e alla Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli). Non sarà però sostenuto da Forza Italia, e qui viene la parte più divertente della storia salernitana: il partito di Antonio Tajani infatti ha deciso di unirsi a una congrega liberale a sostegno di Armando Zambrano, libero professionista, già presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri.
Gherardo Maria Marenghi.
La strana ricomposizione dell’ex Terzo Polo, versione allargata
La sua candidatura è appoggiata, fra gli altri, da Forza Italia, Azione, Italia viva-Casa Riformista, Partito Liberaldemocratico, Udc e Noi di Centro. A Salerno insomma si va ricomponendo l’ex Terzo Polo, versione allargata: nemmeno i due gemelli del gol libdem Matteo Renzi e Carlo Calenda avrebbero potuto sognare di meglio.
Armando Zambrano (foto Imagoeconomica).
A Prato un mix di complotti, trappole, inchieste e dimissioni
Prato invece meriterebbe un romanzo politico a sé, tra complotti, trappole, inchieste e dimissioni. È successo di tutto in questi mesi, al punto che alcuni cronisti si sono messi al lavoro per qualche instant book pratese. La svolta su Biffoni è arrivata quando il Pd ha capito che a Pistoia (siamo nello stesso fazzoletto di terra) le Primarie di centrosinistra le avrebbe vinte Giovanni Capecchi, docente universitario, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, sostenuto nientemeno che da Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd.
L’appoggio a un candidato non iscritto al Pd e la spaccatura
E qui sta la parte da popcorn della storia pratese: il commissario ombra del Pd toscano ha apertamente sostenuto un candidato, Capecchi, non iscritto al Pd, contro la candidatura ufficiale del Pd pistoiese, Stefania Nesi. Chissà, Capecchi avrebbe vinto anche senza il sostegno di Furfaro, ma intanto così si è spaccato il Pd pistoiese.
Due chiamati sindaci anche quando non lo erano più…
Il Pd nazionale e il Pd regionale, così attenti agli equilibri di genere politico, hanno così permesso che ci fosse un riformista candidato a Prato. Anche lì è il partito di Giorgia Meloni a candidare un suo uomo: Gianluca Banchelli, sostenuto dal centrodestra. Ma gli avversari di De Luca e Biffoni non hanno la possibilità di vincere contro quelli che, dappertutto, anche in Regione, continuavano a essere chiamati sindaci persino quando non lo erano più.
La Commissione europea ha stilato una serie di raccomandazioni ai Paesi membri nella bozza del piano Accelerate Eu, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.
L’elenco delle misure proposte da Bruxelles
Le misure comprendono l’invito, per le aziende che possono farlo, a stabilire almeno un giorno di smart working a settimana. Si spinge poi per ridurre i costi del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, proposti voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l’introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.
A seguito della tregua di 10 giorni tra Israele e Libano(e in vista dei nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iranin Pakistan), la navigazione nello Stretto di Hormuz torna alla normalità. Il braccio di mare, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di petrolio e gnl, è stato infatti riaperto. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, seguito poi a stretto giro da Donald Trump.
In line with the ceasefire in Lebanon, the passage for all commercial vessels through Strait of Hormuz is declared completely open for the remaining period of ceasefire, on the coordinated route as already announced by Ports and Maritime Organisation of the Islamic Rep. of Iran.
Trump: «Per l’Iran il blocco navale resta in vigore»
«In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», ha dichiarato Araghchi. Trump, poco dopo, ha confermato la riapertura dello stretto. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Usa, «il blocco navale rimarrà pienamente in vigore ed efficace esclusivamente nei confronti dell’Iran, finché la transazione non sarà completata al 100 per cento».
Si è svolta presso il salone d’onore del Coni la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Navigare Insieme: l’Italia senza barriere, il progetto della Federazione Italiana Vela realizzato con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica. L’iniziativa nasce per promuovere la vela come sport inclusivo e accessibile, attraverso un programma di attività su tutto il territorio nazionale. Navigare insieme mette al centro la collaborazione tra circoli velici, istituti scolastici, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di abbattere le barriere e favorire la partecipazione delle persone con disabilità. Le attività prevedono momenti in mare e a terra, affiancati da formazione, divulgazione e confronto con le comunità locali. La vela diventa così uno strumento educativo, capace di sviluppare autonomia, fiducia e collaborazione.
I risultati del 2025 e il programma del 2026
Nel corso del 2025 il progetto ha registrato i seguenti risultati:
11 tappe su tutto il territorio nazionale
461 partecipanti coinvolti
10 istituti scolastici
35 associazioni del terzo settore
+110 per cento di crescita del tesseramento promozionale
Forte dei risultati ottenuti, Navigare Insieme torna nel 2026 con un programma ancora più strutturato. Il calendario prevede tappe su tutto il territorio nazionale, dal lago di Bolsena fino a Napoli. L’obiettivo è ampliare ulteriormente la rete dei circoli velici coinvolti e rafforzare il radicamento nei territori. Il progetto si configura sempre più come un percorso continuativo. Unisce attività sportive, formazione e momenti di confronto. Offre alle persone con disabilità un’opportunità concreta di avvicinarsi alla vela e proseguire nel tempo.
Il nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe tenersi a Islamabad domenica 19 aprile. Lo scrive Axios, citando funzionari americani. La priorità assoluta per l’Amministrazione Trump è garantire che l’Iran non possa accedere alle scorte di quasi due tonnellate di uranio arricchito sepolto nei suoi impianti nucleari sotterranei, in particolare i 450 chilogrammi arricchiti al 60 per cento. Secondo le fonti di Axios, gli Stati Uniti sono pronti a scongelare 20 miliardi di dollari di fondi iraniani se Teheran rinuncerà alle sue scorte. Ma si tratterebbe solo di una delle tante proposte sul tavolo.
Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».
C’entra anche l’intelligenza artificiale
Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.
Grande attesa tra i telespettatori italiani: tutti si chiedono, col fiato sospeso, se nelle serate del 17 e del 24 aprile, su Rai 3, durante le quattro puntate di Vespucci, il viaggio più lungo, il diario visivo di bordo dell’itinerario che ha portato la “nave scuola” della Marina militare in giro per 50 porti in cinque continenti, ci sarà anche Claudia Conte, la “madrina” dell’evento. Ci aspettano due venerdì di fuoco, per vedere la presenza, o certificare l’assenza, della Conte nella lunga narrazione televisiva. Anche perché la donna che ha rivelato una relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua ad apparire in video sui canali Rai, come ha notato Dagospia riportando ciò che è successo il 16 aprile su RaiNews col documentario Benedetto Padre d’Europa. Lei, dopo essere stata brevemente “intercettata” in strada dalla giornalista Sara Giudice per la trasmissione È sempre Cartabianca, non ha più rilasciato dichiarazioni sulla liaison e tutto ciò che ha provocato. Mentre girano voci su un possibile libro che potrebbe uscire con “le sue verità”. Staremo a vedere. Uno che non ci pensa minimamente a parlare, manco a dirlo, è Piantedosi. A meno di nuovi clamorosi dettagli che circolano nei corridoi senza mai trasformarsi in vere notizie, e che lo possano costringere a chiarire (o addirittura al passo indietro). Nel frattempo a tenere banco, con tanto di intervento del governo, sono i titoli di studio di Claudia Conte, in particolare la sua laurea (telematica).
Tornando alla Amerigo Vespucci, vanno segnalate le musiche originali firmate addirittura da Nicola Piovani, la voce narrante di Luca Ward, la regia di Flavio Maspes. Non resta che attendere la fatidica messa in onda delle quattro puntate, con il tour della nave. Per la cronaca, Claudia Conte, come ha scritto il quotidiano La Stampa, «ha partecipato al progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” sull’Amerigo Vespucci, lo storico veliero della Marina militare italiana, partito il primo luglio 2023 da Genova per raggiungere cinque continenti, trentatré Paesi, cinquantatré porti. La prima tappa è stata Los Angeles a luglio 2024, dove è stato allestito anche il primo Villaggio Italia. Centinaia i professionisti invitati e Conte ha preso parte a quattro eventi, tre a L.A. e uno a Doha. Qualcuno è andato a titolo gratuito, altri no. E la presentatrice ha ricevuto un contributo forfettario lordo di 4.160 euro per gli otto giorni negli States (mentre ha sostenuto direttamente le spese di viaggio e alloggio). Conte ha poi partecipato alla pre-tappa di Buenos Aires nel marzo 2024, senza incassare un cachet (a differenza di alcune presentazioni a peso d’oro di libri, ndr). A sceglierla, e a emettere la fattura, è stata la società privata di marketing Ninetynine, che ha condotto le attività gestionali, amministrative e contabili del progetto nell’ambito di un partenariato pubblico-privato con Difesa servizi, società in-house del ministero della Difesa». Non inserirla nelle puntate da mandare in onda su Rai 3 sarebbe un’omissione…
Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè, ha problemi con gli aerei: lo avete letto su Lettera43 a proposito di un incontro a Cipro, per un vertice con i “colleghi” europei, un summit disertato fisicamente da Mazzi a favore di un più comodo collegamento da remoto. Ma l’idiosincrasia con i mezzi che si alzano dal suolo non è certo una rarità tra i governanti di ieri e di oggi, anche perché nessuno è obbligato a fare il piccione viaggiatore: si ricordano i casi di Rocco Buttiglione, destinato alla Difesa e poi dirottato ai Beni Culturali per la netta contrarietà ai viaggi aerei, per non parlare di Sandro Bondi e Domenico Fisichella, che preferiva le passeggiate con la moglie nel centro storico romano alle trasferte transcontinentali. A parte il merito di non inquinare, a tutto beneficio dell’impronta carbonica personale, e considerando l’inutilità e lo spreco di tanti viaggi cosiddetti istituzionali nei quali non si risolve nulla, è da ricordare l’esperienza lavorativa di Mazzi nel ruolo di autista di AdrianoCelentano, agli inizi della carriera. Per una meravigliosa coincidenza (o magari no) pure il Molleggiato ha sempre evitato gli aerei, tanto da rifiutare contratti faraonici per cantare negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, guadagnandosi il titolo di “aerofobo”. Anche Mina e Alex Britti non sopportano le trasferte in aereo.
Ferilli torna su Rai 1, stavolta con le Lucciole…
Riecco Sabrina Ferilli in Rai, dopo la fiction Gloria: stavolta il titolo della serie attesa per il 2026 su Rai 1 è Lucciole per lanterne, ma l’Enel non c’entra nulla. La protagonista ammazza il marito e quando esce di carcere, una volta scontata la pena, diventa fioraia. La Ferilli sembra l’unica a voler continuare a lavorare per il servizio pubblico: Vanessa Scalera ha detto no quando le hanno chiesto di continuare Imma Tatarianni, arrivata a cinque stagioni quando all’inizio dovevano essere solamente due; e anche Serena Rossi lascia Mina Settembre, dopo la quarta stagione. Tutta colpa di personaggi molto caratterizzanti, senza contare che nel piccolo schermo l’identificazione è più forte rispetto a quella cinematografica.
Schifani e Musumeci “franano”. Ma per Ciciliano…
Renato Schifani e Nello Musumeci “franano” con Niscemi: tra i tanti indagati per quanto accaduto in Sicilia, ci sono anche loro. Fatto sta che per Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile che ha citato un dato Ispra, «il 94,5 per cento dei comuni è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe». E le frane censite nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia sono 650 mila. Il rischio idrogeologico incombe: governare i territori, le Regioni e i Comuni sarà sempre più difficile.
«L’interpellanza che ho presentato riguardava il percorso universitario e il titolo di studio conseguito dalla giornalista Claudia Conte. Dalla risposta della sottosegretaria Matilde Siracusano emerge che la laurea è stata conseguita presso l’Università telematica Pegaso, e questo conferma un elemento rilevante che fino a oggi non era stato chiarito». Lo ha detto Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo alla Camera. La risposta ufficiale del ministero dell’Istruzione e del Meritomette dunque fine (almeno) al giallo della laurea in Legge inserita nel cv da Conte, al centro delle cronache da quando ha ammesso di avere una relazione col ministro Matteo Piantedosi. La giornalista, infatti, in più occasioni era stata indicata come laureata alla Luiss. Cosa però non vera. «Non intendiamo entrare nella vita privata di nessuno, e non è questo il punto. Il punto è pubblico e riguarda la trasparenza, il rapporto tra titoli conseguiti, incarichi ricevuti e circuiti di potere che garantiscono opportunità precluse a tanti altri», ha aggiunto Bonelli.
«Abbiamo provveduto ad effettuare gli accertamenti richiesti dagli interpellanti, acquisendo i dati necessari dall’Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati», si legge nella risposta. Claudia Conte, spiega il ministero tramite Siracusano, «si è immatricolata nell’anno accademico 2011/2012 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali – Luiss Guido Carli per frequentare il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza». Il percorso accademico non si era però concluso: la donna finita al centro della cronaca politica ha infatti rinunciato agli studi presso la Luiss il 5 aprile 2016. A quel punto si è «immatricolata presso l’Università telematica Pegaso» dove «ha sostenuto i restanti esami di profitto» (75 crediti in otto mesi), conseguendo «il titolo di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza» il 15 giugno 2017.
La precisazione sugli eventi delle forze armate
Per quanto riguarda la presenza alle iniziative formative organizzate dalla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, Siracusano spiega che Conte in due casi «essendo giornalista, ha partecipato in qualità di moderatrice» e che a un’altra «ha preso parte in qualità di autrice di un libro sul disagio giovanile, tema oggetto dell’incontro formativo», senza poi raccogliere l’invito a partecipare all’ultimo intervento che le era stato proposta. Per queste attività, ha specificato Siracusano, «non è richiesto il requisito della laurea». La sottosegretaria ha anche aggiunto che «le prestazioni in argomento non sono neanche state liquidate a causa dell’incompletezza della documentazione che era stata richiesta all’interessata ai fini del pagamento».
L’Aula del Senato ha approvato con 96 voti favorevoli, 46 contrari e nessun astenuto il decreto Sicurezza. Il provvedimento, che contiene norme come il fermo preventivo per i manifestanti, lo scudo penale che evita (in alcuni casi) agli agenti l’iscrizione iniziale nel registro degli indagati e il divieto di detenzione di coltelli, è ora atteso alla Camera dei deputati per la seconda lettura parlamentare.
Il decreto Sicurezza perderà validità il 25 aprile
Il tempo però stringe: il decreto Sicurezza infatti scadrà – perdendo validità – il 25 aprile. Pertanto Montecitorio dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento entro venerdì 24 aprile. Il governo ha annunciato che porrà la questione di fiducia sul decreto legge, mentre le opposizioni sono determinate a fare ostruzionismo: varato il 24 febbraio, il dl è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre mille emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. In occasione del voto a Palazzo Madama i senatori contrari al dl hanno mostrato dei cartelli con scritto “Meno sicurezza, meno diritti” e “Zero risorse, zero sicurezza”.
Nella deriva delirante di Donald Trump e soci sul cristianesimo, Pete Hegseth si è reso protagonista di una clamorosa gaffe. Parlando della missione di soccorso Sandy 1, che a inizio aprile ha riportato in patria due piloti abbattuti e bloccati in Iran, il segretario alla Difesa ha pronunciato una rilettura militare del versetto biblico Ezechiele 25:17: peccato che abbia scelto di modificare la versione fittizia di Pulp Fiction e non quella autentica della Bibbia.
Il versetto recitato dal personaggio di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction…
Nel film di Quentin Tarantino il sicario Jules Winnfield, interpretato da Samuel L. Jackson, un attimo prima di uccidere qualcuna delle sue vittime declama il versetto Ezechiele 25:17: «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è, in verità, il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te». In realtà, il vero versetto Ezechiele 25:17 dice soltanto: «Farò su di loro terribili vendette con castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta».
Secretary of War Pete Hegseth quotes a fake Pulp Fiction Bible verse during Pentagon sermon
…e quella di Hegseth con i riferimenti alla missione di salvataggio in Iran
Hegseth, pensando evidentemente di citare il vero versetto Ezechiele 25:17 e non la versione molto più lunga di Pulp Fiction, ha detto: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che, in nome della fratellanza e del dovere, guida i perduti attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furia cieca, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando riverserò la mia vendetta su di voi. Amen». Ovviamente, la clamorosa gaffe di Hegseth Il momento è diventato rapidamente virale online.
Nato a Roma nel 1971, Lollobrigida ha iniziato l’attività giornalistica nel 1994 come inviato e conduttore radio-televisivo, collaborando con emittenti locali e nazionali tra cui Rete Oro, Radio Montecarlo, Radio 105 e Inn. Dal 2001 al 2008 ha collaborato con Rai Sport in qualità di redattore, partecipando alla realizzazione di programmi e rubriche tra cui Basket Sat, Mondiale Sera, Sport Sera, Pianeta D e 40° minuto. Nel corso della sua carriera ha svolto attività di telecronista, conduttore e inviato, seguendo eventi sportivi nazionali e internazionali tra cui Olimpiadi estive e invernali, Campionati Mondiali ed Europei di calcio e tornei Uefa. Tra i programmi che ha condotto in tv vi sono 40° minuto, Domenica Sportiva, 90° minuto, Notti europee e Notti mondiali. In radio invece ha presentato, tra gli altri, Campioni del Mondo, poi rinominato Radio2 nel pallone. Nel 2023 è stato nominato vice direttore della testata Rai Sport, con riconoscimento della qualifica di caporedattore.
Il co-fondatore e presidente di Netflix, Reed Hastings, ha annunciato che non si ricandiderà al consiglio di amministrazione alla prossima assemblea degli azionisti in programma a giugno 2026. Il suo addio arriva dopo 29 anni nel board della società. L’annuncio è arrivato con la trimestrale, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi. Nonostante i conti solidi e sopra le attese, la reazione degli investitori è stata negativa: il mercato guarda alle prospettive più che ai risultati passati, e le indicazioni per il secondo trimestre sono state giudicate deboli.
«Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose»
Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di lasciare la presidenza per dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti. «Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio», ha scritto in una nota. «Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione, ma l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire. Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose», ha concluso. L’altro co-fondatore della società, Marc Randolph, aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.
La Supermedia Agi/Youtrend del 16 aprile, basata su 10 sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da nove diversi istituti, conferma le tendenze post-referendum. Complici le recenti tensioni interne, Forza Italia cale all’8,3 per cento (-0,7 nel giro di due settimane): il partito non era mai sceso così in basso nei sondaggi negli ultimi due anni. Regge invece Fratelli d’Italia: 28,1 per cento (+0,2). Risale al 7,2 per cento (+0,3) la Lega. Cresce anche il Partito democratico: 22,4 per cento (+0,4). Sostanzialmente stabile il Movimento 5 stelle, che si attesta al 12,8 per cento (-0,1). Alleanza Verdi e Sinistra è dato al 6,2 per cento (-0,2).
Stretta di mano tra Matteo Salvini e Elly Schlein (Imagoeconomica).
Tra i partiti ‘minori’, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sembra essere quello messo meglio, con un 3,5 per cento (+0,2). Seguono Azione al 2 per cento (-0,1), Italia Viva al 2,5 per cento (+0,2), +Europa stabile all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia Agi/Youtrend vede ancora avanti il campo largo (45,4 per cento) sul centrodestra (44,7 per cento).
#Supermedia Youtrend per @Agenzia_Italia dei sondaggi (e variazione rispetto al 2 aprile): FdI 28,1% (+0,2) PD 22,4% (+0,4)⁰ M5S 12,8% (-0,1) FI 8,3% (-0,7) Lega 7,2% (+0,3) AVS 6,2% (-0,2) FN 3,5% (+0,2) Azione 3,0% (-0,1) IV 2,5% (+0,2) +E 1,5% (0) NM 1,1% (+0,1) pic.twitter.com/PNFguXKZuU
Con la chiusura dello Stretto di Hormuz l’Unione europea potrebbe «sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5 per cento». È l’allarme lanciato dal capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale Alfred Kammer, in un’analisi sull’Imf Blog. «Nessun Paese europeo ne è immune», si legge nel report, motivo per cui la regione «deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza». Lo shock energetico, di entità inferiore rispetto a quello del 2022 e radicato ora nel conflitto in Medio Oriente, «sta pesando sulla crescita e spingendo l’inflazione al rialzo». L’Fmi stima l’inflazione 2026 al 2,8 per cento rispetto al 2,5 per cento del 2025.
«Imprudente blocco prezzi o taglio accise sui carburanti»
Il Fondo mette inoltre in guardia gli Stati europei da manovre di sostegno contro lo shock energetico, osservando che «alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia, con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche, a differenza di Francia e Italia». La tentazione è «di limitarsi a bloccare l’aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti». Sono, tuttavia, «misure imprudenti».
Todd Lyons, direttore ad interim dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) da marzo del 2025, lascerà l’incarico il 31 maggio maggio. Lo ha annunciato Markwayne Mullin, segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna: non sono state comunicate le motivazioni delle dimissioni, né chi prenderà il suo posto. Com’è noto, l’agenzia federale Usa che si occupa del controllo dell’immigrazione negli ultimi mesi è stata al centro dell’attenzione (e delle critiche) per i metodi brutali dei suoi agenti.
Todd Lyons (Ansa).
Lyons era entrato nell’Ice nel 2007
Entrato nell’Ice nel 2007 come agente in Texas dopo un passato nell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America, Lyons aveva assunto la direzione ad interim dell’agenzia il 9 marzo 2025. Sotto la sua guida l’Ice ha condotto retate e arresti di massa senza mandato, ordinati dall’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem. Durante un’operazione a Minneapolis era stata uccisa Renee Good, che aveva avuto un alterco con degli agenti. Poi, nella stessa città, era stato ammazzato – dalla Border Patrol – Alex Pretti. Lyons, finito sotto pressione, aveva appena testimoniato davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti, rispondendo (tra le altre cose) alle domande dei legislatori sul numero senza precedenti di morti sotto la custodia dell’Ice, una cinquantina da inizio anno. Una settimana fa, durante il Border Security Expo 2-25 a Phoenix, parlando dei piani futuri dell’Ice Lyons aveva parlato degli immigrati come di pacchi da spedire, annunciando la volontà di trasformare il sistema delle espulsioni in qualcosa di «simile ad Amazon Prime», con camion che raccolgono i clandestini. Dopo l’addio all’agenzia, Lyons passerà al settore privato.