Economia circolare, Intesa Sanpaolo rinnova la partnership con Fondazione Ellen MacArthur

La partnership strategica tra Intesa Sanpaolo ed Ellen MacArthur Foundation, principale promotore a livello internazionale della transizione verso l’economia circolare, compie 10 anni e si rinnova con la firma di un nuovo contratto di collaborazione quadriennale. Intesa Sanpaolo Innovation center continuerà a coordinare la collaborazione in qualità di centro di competenza del Gruppo Intesa Sanpaolo sulla circular economy, leva strategica per orientare innovazione, investimenti e creazione di valore.

I modelli di business circolari possano portare alla riduzione del rischio finanziario delle imprese

Il modello economico-produttivo circolare slega lo sviluppo economico e sociale dallo sfruttamento delle risorse naturali esauribili ed è universalmente riconosciuto come fattore strategico di competitività industriale, sicurezza delle risorse e resilienza economica. La circular economy riduce la dipendenza da materie prime vergini e attenua l’esposizione agli shock dei prezzi delle commodity, un fattore che assume una rilevanza strategica in un contesto segnato da volatilità energetica e tensioni geopolitiche. Ricerche internazionali, tra cui quelle promosse da Intesa Sanpaolo Innovation center e dall’Università Bocconi, evidenziano come i modelli di business circolari possano portare alla riduzione del rischio finanziario delle imprese e al miglioramento del profilo rischio-rendimento degli investimenti. L’Unione europea ha riconosciuto l’economia circolare tra gli elementi chiave nelle politiche industriali e di sostenibilità e punta a diventare circular global leader entro il 2030.

Dal 2022 al 2025 Intesa ha erogato finanziamenti per 15,9 miliardi di euro a sostegno della circular economy

Intesa Sanpaolo è la prima banca al mondo a tradurre l’economia circolare in strumenti finanziari concreti. La collaborazione con Ellen MacArthur Foundation, di cui è il primo network financial services strategic partner dal 2016, ha contribuito alla definizione dei criteri di validazione nell’ambito delle linee di credito dedicate alla circular economy. Grazie a questi strumenti, nell’arco del Piano d’impresa 2022–2025, il Gruppo Intesa ha sostenuto la trasformazione dei modelli produttivi da lineari – basati sull’approccio take-make-waste (prendi-produci-spreca) – a circolari e quindi rigenerabili e rigenerativi del capitale naturale per definizione, erogando finanziamenti per 15,9 miliardi di euro, che si vanno ad aggiungere ai 7,7 miliardi di euro erogati nel Piano 2018-2021. Il nuovo Piano 2026-2029 conferma l’impegno sulla circular economy nel più ampio ambito del credito sostenibile, che sarà pari al 30 per cento delle nuove erogazioni a medio-lungo termine.

Il rinnovo dell’accordo rafforzerà il dialogo con regolatori e policy maker

La partnership con Ellen MacArthur Foundation ha consentito al Gruppo Intesa Sanpaolo di rafforzare relazioni strategiche con istituzioni europee e organizzazioni internazionali, contribuire al dibattito sulle politiche industriali e finanziarie nazionali ed europee e promuovere ecosistemi di innovazione e collaborazione tra imprese, startup, università e centri di ricerca per accelerare la transizione circolare. In 10 anni la collaborazione ha contribuito a integrare i principi della circular economy nel settore finanziario italiano ed internazionale. Il rinnovo dell’accordo coinvolgerà la banca in nuove iniziative a livello internazionale, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con regolatori e policy maker italiani ed europei e contribuire al dibattito sull’attuazione del Circular economy act della Commissione europea e su altre iniziative normative. Intesa continuerà inoltre a promuovere attività di formazione e divulgazione sull’economia circolare a livello nazionale e internazionale, favorendo il dialogo e attivando iniziative concrete.

Hantavirus, sulla nave da crociera «possibile trasmissione da uomo a uomo»

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sospetta che sulla nave da crociera MV Hondius ci sia stata una trasmissione da uomo a uomo dell’hantavirus. L’imbarcazione, sulla quale si sono verificati tre decessi, batte bandiera dei Paesi Bassi e al momento è ancorata al largo delle coste di Capo Verde con a bordo circa 150 persone. Non è ancora chiaro quando e dove verrà fatta approdare.

Ci sarebbe stata una trasmissione interumana sulla nave

Considerata la durata del periodo di incubazione (che può variare da una a sei settimane), per l’Oms l’ipotesi più plausibile è che le infezioni che hanno dato origine al focolaio di hantavirus si siano verificate all’esterno della nave, durante il viaggio in Sud America dei primi due croceristi deceduti. Successivamente ci sarebbe stata una trasmissione interumana del patogeno all’interno della imbarcazione. Tutto questo dovrà essere confermato dalle indagini in corso. «Al 4 maggio 2026 sono stati identificati sette casi: due casi di Hantavirus confermati in laboratorio e cinque casi sospetti. Tra i sette casi ci sono tre decessi, un paziente in condizioni critiche e tre persone che hanno riportato sintomi lievi», si legge in una nota dell’Oms.

Cos’è l’hantavirus e come si trasmette: le cose da sapere

«Sebbene raro, l’hantavirus può essere trasmesso da persona a persona e causare gravi malattie respiratorie. Richiede un attento monitoraggio dei pazienti, un supporto adeguato e una gestione appropriata», spiega l’Oms. Si trasmette all’uomo attraverso roditori selvatici infetti, come topi o ratti, che eliminano il virus con la saliva, l’urina e le feci. Un morso, il contatto con questi roditori o con i loro escrementi, così come l’inalazione di polvere contaminata, possono causare l’infezione.

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno

Riccardo Cocciante alla corte di Romana Liuzzo. «Cocciante ha attraversato il tempo e le generazioni senza smarrire autenticità e forza espressiva, trasformando la musica in racconto universale», ha detto la presidente della Fondazione Guido Carli, Romana Liuzzo, annunciando un riconoscimento all’interprete «tra i più intensi della scena italiana e internazionale, con milioni di dischi venduti, che ha dato forma a emozioni profonde, incidendo nell’immaginario collettivo con pagine indimenticabili come Poesia e Bella senz’anima, citandone solo due tra mille». È l’edizione numero 17 del Premio Carli, e andrà in scena nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, nel pomeriggio di venerdì 8 maggio, con la conduzione di Veronica Gentili. Inutile come ogni premio, anche questo prospera sull’industria della vanità, settore portante del Pil italiano. Alla stregua di tutte le industrie, una volta all’anno dovrebbe presentare un bilancio, giusto per avere un’idea di come vengono spesi i soldi degli sponsor, e soprattutto chi sono. Ma di bilancio, ahinoi, non c’è mai stata pubblica traccia. Dunque non possiamo nemmeno sapere se, come si sospetta, molti degli investitori sono anche “investiti”, cioè… premiati. Per la cronaca, i riconoscimenti di quest’anno vanno all’amministratore delegato di Armani Giuseppe Marsocci, al comandante generale dell’Arma dei carabinieri Salvatore Luongo, all’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, alla conduttrice Lorella Cuccarini, alla giornalista Francesca Fagnani, all’attrice Anna Ferzetti (quella del film La grazia di Paolo Sorrentino), con il cantante Leo Gassmann che porterà Naturale sul palco. Annunciati in platea giurati come Nico Acampora, fondatore di PizzAut, e Urbano Cairo, presidente di Rcs, oltre a un parterre di stelle e a parenti ed estimatori dei premiati…

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
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Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno

La Cia unisce Schlein, Lollo e Paolo Mieli

Tutti a rapporto dalla Cia. Ma sono solo gli agricoltori, non le spie americane: giovedì 6 maggio a Roma nell’Auditorium Antonianum va in scena l’assemblea della Cia-Agricoltori italiani sul tema “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”. Parterre imperdibile: prima il videomessaggio della presidente del parlamento Ue Roberta Metsola, poi il collegamento con la vicepresidente Antonella Sberna, più i video del commissario Ue all’Agricoltura Christophe Hansen e di quello alla Salute e al Benessere animale Olivér Várhelyi, quindi ecco sul palco, in presenza, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Previsti anche un monologo di Stefano Massini e tre focus tematici: “Radici” con Paolo Mieli; “Futuro” con Carlo Cottarelli; “Leadership” con Fabio Capello (che ripete da mesi, se non da anni, le stesse ricette stantie per salvare il derelitto calcio italiano, ma quello è un altro discorso). Una giornata davvero campale.

Bianca Berlinguer e il libro sulla Flotilla

Bianca Berlinguer che presenta un libro nella sala Berlinguer, quella intitolata al padre Enrico, è già una notizia. Ma oltretutto sarà bene far sapere al ministro della Giustizia Carlo Nordio che nella giornata di mercoledì, in quello spazio romano, tutto politico, del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera, in via degli Uffici del Vicario, “Bianchina” nei panni della moderatrice partecipa al battesimo del libro Flotilla, in viaggio per Gaza. Diario di bordo per una nuova rotta di Arturo Scotto. E a dialogare con l’autore sono attesi padre Ibrahim Faltas, Roberto Speranza ed Elly Schlein. Scotto poi nei giorni successivi porterà in giro per l’Italia il suo libro dedicato alla Flotilla: per esempio, il 7 maggio andrà a Empoli, dove interverrà Ottavia Viti, assessora di Montespertoli, che con la Rete degli enti locali per i diritti del popolo palestinese ha partecipato alla missione in Cisgiordania a novembre 2025. Nordio, dopo aver perdonato Sigfrido Ranucci che si è cosparso il capo di cenere per quella notizia non ancora verificata sul caso Minetti e sul ministro, deve ancora decidere se fare un’azione contro Bianca Berlinguer e Mediaset, visto che proprio durante È sempre Cartabianca il conduttore di Report aveva pronunciato le frasi sull’Uruguay e i suoi dintorni…

Amato pensa anche al Mezzogiorno. E all’amico Reichlin

Per il libro Il Mezzogiorno del Formez, nella sede di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, oltre a Gian Paolo Manzella, vicepresidente Svimez, ci sarà anche l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, in qualità di presidente dell’Istituto Reichlin. Un’antica amicizia, quella tra Amato e Alfredo Reichlin, tanto che il “dottor Sottile” aveva partecipato alle iniziative ideate dal Comune di Barletta e da UniCredit, con le giornate di studi dedicate a Reichlin e alla sua vita passata nel Pci. Che poi l’economista Lucrezia Reichlin è figlia di Alfredo e di Luciana Castellina, giornalista, parlamentare comunista e co-fondatrice de il manifesto

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno

Alfano e D’Alema a Palazzo Grazioli

Sono stati insieme nella sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, Angelino Alfano e Massimo D’Alema, per parlare dei massimi sistemi universali, nel pomeriggio di lunedì 4 maggio. Alfano conosceva bene questi luoghi, frequentati ai tempi di Silvio Berlusconi. Certo, a uno come Angelino mancava il quid, sosteneva il Cavaliere pur di non consegnargli Forza Italia: e comunque lui rimane il recordman di permanenza al governo, cambiando ogni volta casella, anzi ministero.

Il ritorno del Premio Carli tra vanità e mancanza di bilancio: le pillole del giorno
Angelino Alfano e Massimo D’Alema assieme (foto L43).

Mps, Vivaldi dichiarato decaduto

Il consiglio di amministrazione di Mps, riunitosi sotto la presidenza di Cesare Bisoni, ha dichiarato Carlo Vivaldi decaduto dalla carica di consigliere in quanto ricopre, al contempo, l’incarico di consigliere di amministrazione di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedano nel cda di una banca concorrente. Il posto di Vivaldi dovrebbe andare al primo dei non eletti nella lista dei cda, ovvero Gianluca Brancadoro. Se anche l’ex vicepresidente di Mps declinasse l’invito, la poltrona andrebbe di diritto ad Alessandro Caltagirone, secondogenito del costruttore romano.

Costituiti i comitati endoconsiliari

Il board ha poi deliberato di procedere alla costituzione dei comitati endoconsiliari, nominandone i relativi componenti:

  • Comitato Rischi e sostenibilità, formato da cinque membri: Carlo Corradini (presidente), Livia Amidani Aliberti, Antonella Centra, Paola De Martini e Massimo Di Carlo;
  • Comitato Remunerazione, formato da tre membri: Livia Amidani Aliberti (presidente), Antonella Centra e Paola Leoni Borali;
  • Comitato per le Operazioni con le parti correlate, formato da tre membri: Flavia Mazzarella (presidente), Patrizia Albano e Fabrizio Palermo;
  • Comitato IT e digitalizzazione, formato da tre membri: Paolo Boccardelli (presidente), Carlo Corradini e Paola Leoni Borali.

È stato inoltre integrato il Comitato Nomine, formato da cinque membri, con la nomina del consigliere Corrado Passera. Il Comitato Nomine risulta pertanto costituito da quest’ultimo e da Patrizia Albano (presidente), Massimo Di Carlo, Paola Leoni Borali e Flavia Mazzarella, nominati in data 23 aprile 2026. È stato, da ultimo, costituito l’organismo di vigilanza con compiti di presidio composto da due professionisti esterni, Romina Guglielmetti (presidente) e Gianluca Tognozzi, nonché dal consigliere Nicola Maione.

Biennale, l’Ue invia una seconda lettera contro la partecipazione della Russia

Continuano le polemiche intorno al padiglione russo alla Biennale di Venezia. A pochi giorni dall’apertura dell’esposizione – prevista il 9 maggio -, la Commissione europea ha inviato una seconda lettera alla Fondazione per condannare la decisione di far partecipare Mosca. L’ha confermato la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, finlandese del Ppe, durante un punto stampa. «Posso confermare», ha detto, «che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale di Venezia, sulla base di ulteriori prove». «Sono stata molto chiara nel condannare fermamente la decisione della Biennale di permettere alla Russia di partecipare alla mostra d’arte. Oltretutto apre ufficialmente sabato che, ironia della sorte, è la Giornata dell’Europa. E la Giornata dell’Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un giorno in cui la Russia può brillare alla Biennale», ha aggiunto. «Se la violazione della sovvenzione da 2 milioni di euro verrà confermata, non esiteremo a sospenderla o revocarla, perché il denaro dei contribuenti europei dovrebbe salvaguardare i valori democratici e la diversità. E sappiamo bene che questi valori non sono rispettati nella Russia di oggi», ha concluso.

L’Ue chiede più dettagli per verificare il rispetto delle sanzioni

Nelle settimane precedenti, la Commissione Ue aveva avvisato il governo italiano dell’intenzione di bloccare i 2 milioni di euro che l’Europa dovrebbe erogare alla Biennale entro il 2028. In particolare, vuole sapere che tipo di controlli stiano facendo gli italiani per verificare il rispetto delle sanzioni internazionali contro la Russia. L’esecutivo aveva risposto che «allo stato attuale non appaiono emergere violazioni della normativa vigente» e «non si ravvisano elementi che possano consentire (…) di bloccare la partecipazione» di Mosca. Ma all’Ue non è bastato, motivo per cui ha inviato una seconda missiva per sollecitare più dettagli e capire che misure siano state prese. L’Italia ha una settimana per replicare. Prima ancora, l’11 maggio, scadrà invece il tempo a disposizione della Biennale per inviare in Europa la propria difesa e non perdere i 2 milioni di sovvenzioni.

Trump attacca ancora il papa: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici»

Durante un’intervista con Hugh Hewitt sul canale televisivo Salem News Channel, Donald Trump è tornato a criticare duramente papa Leone XIV. «Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare», ha affermato il tycoon con un tempismo non proprio perfetto: il segretario di Stato Usa Marco Rubio sarà a Roma dal 6 all’8 maggio per un viaggio che ha tra gli obiettivi (non dichiarati) quello di ricucire i rapporti con la Santa Sede dopo lo scontro dialettico che si era verificato a Pasqua.

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Le tappe dello scontro tra The Donald e il pontefice

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si era schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale era arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?». Successivamente, durante il suo viaggio apostolico in Africa, Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Trump: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia».

Trump attacca ancora il papa: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici»
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

L’ambasciatore Usa: «Tra il papa e Rubio incontro franco»

«Le nazioni hanno dei disaccordi, e credo che uno dei modi per superarli sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico. Credo che il Segretario venga qui con questo spirito. Per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo». Lo ha detto a Reuters Brian Burch, ambasciatore americano presso la Santa Sede.

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Ipotesi di danno erariale: indagini sull’Arena Santa Giulia, costruita per le Olimpiadi invernali

La Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia sta indagando con un’istruttoria per ipotesi di danno erariale sull’Arena Santa Giulia, impianto sportivo polivalente di Milano che – inaugurato a gennaio – ha ospitato i tornei maschile e femminile di hockey su ghiaccio ai Giochi olimpici invernali e quello di hockey su slittino ai successivi Giochi paralimpici invernali. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti gli extra costi per la realizzazione dell’impianto, coperti da finanziamenti pubblici: il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza si è presentato negli uffici del Comune di Milano per acquisire le carte.

Ipotesi di danno erariale: indagini sull’Arena Santa Giulia, costruita per le Olimpiadi invernali
Il cantiere dell’Arena Santa Giulia (Imagoeconomica).

Eventim ha quantificato in 134 milioni di euro gli extra costi rispetto al budget iniziale

Eventim, la multinazionale proprietaria dell’arena (al momento ribattezzata Unipol Dome), aveva chiesto 134 milioni di euro di costi extra rispetto a quanto preventivato. Alla base del massiccio sforamento del budget il rincaro dei materiali da costruzione, l’aumento dei costi energetici e l’accelerazione per rispettare i tempi. Successivamente, un’analisi tecnica di MM e Amat aveva ridimensionato la cifra, quantificando in 53 milioni gli extra costi.

Telepass supera i 10 milioni di dispositivi

Telepass chiude il 2025 con risultati solidi e prospettive di ulteriore espansione, confermando la traiettoria di crescita delineata dal piano industriale. Il dato simbolo è il superamento dei 10 milioni di dispositivi di telepedaggio attivi (Obu, On board unit), per una rete complessiva servita di oltre 200 mila km in 19 Paesi, compresa la recente aggiunta dell’Olanda. Introdotti in Italia negli Anni 90, i dispositivi elettronici installati a bordo dei veicoli, che consentono il pagamento automatico del pedaggio senza fermarsi al casello, hanno progressivamente trasformato l’esperienza di viaggio, diventando uno standard di riferimento per milioni di automobilisti e operatori. Il traguardo dei 10 milioni di apparati attivi rafforza la leadership dell’azienda in un mercato dove la digitalizzazione è comunque ancora una sfida aperta. In Italia, infatti, circa il 70 per cento delle transazioni autostradali avviene tramite sistemi di telepedaggio, mentre il restante 30 per cento è ancora gestito con contanti e carte (15 per cento ciascuno). Una quota significativa che evidenzia un potenziale di sviluppo rilevante per operatori e concessionarie, in un contesto di evoluzione del settore sempre più orientato verso interoperabilità e pagamenti digitali.

Ricavi in crescita e dividendo di 115 milioni

Sul piano economico-finanziario, il 2025 si è chiuso con ricavi pari a 506 milioni di euro, in crescita del 16 per cento rispetto all’anno precedente. Ancora più marcato l’incremento della redditività. L’Ebitda è aumentato del 45 per cento, raggiungendo un’incidenza sui ricavi del 51 per cento. L’utile netto si attesta a 89 milioni di euro, quasi triplicato rispetto al 2024, mentre il patrimonio netto sale a 147 milioni. La società prevede inoltre un dividendo di circa 115 milioni di euro, a conferma del percorso di rafforzamento intrapreso. La dinamica positiva prosegue anche nel 2026. Nel primo trimestre, i ricavi consolidati hanno segnato un +22 per cento su base annua, mentre l’Ebitda è cresciuto del 33 per cento. A trainare sono soprattutto l’aumento della base clienti, l’utilizzo dei servizi digitali in app e lo sviluppo del comparto assicurativo. In particolare, Telepass Assicura ha superato i 200 mila clienti a fine marzo 2026, con ricavi in crescita del 172 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Cresce l’espansione dei servizi nelle grandi città

Cresce anche la presenza nei servizi di mobilità urbana. Nel 2025 la piattaforma ha esteso la copertura a circa 100 città, tra parcheggi e strisce blu, all’interno di un network che raggiunge oltre 5.400 comuni. Un’espansione che coinvolge sempre più i grandi centri, con 44 città sopra i 150 mila abitanti già incluse nel perimetro dei servizi.

Per il Fmi il caro energia peserà fino a 2.270 euro sulle famiglie italiane

Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7 per cento del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo. È quanto rilevato da Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario internazionale. «L’impatto varia notevolmente, da 620 euro in Slovacchia a 134 euro in Svezia. Secondo lo scenario ”grave” del Weo del Fmi di aprile 2026, la perdita media salirebbe a 1.750 euro». Il grafico dell’intervento include anche le stime sull’Italia, che vedono un impatto di 450 euro nello scenario base e 2.270 euro in quello grave.

Eurozona, aumentano i rischi di recessione

Secondo lo scenario di base, la crescita nell’Eurozona dovrebbe rallentare all’1,1 per cento nel 2026 e all’1,2 per cento nel 2027, con un’inflazione in aumento di 0,7 punti percentuali al 2,6 per cento nel 2026 e in calo al 2,2 per cento nel 2027. «Nello scenario grave al ribasso di aprile, l’area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione», scrive ancora l’Fmi nel suo outlook sull’Ue e il caro energia, riportando le stime già diffuse ad aprile e sottolineando che «i mercati stanno diventando più pessimisti sui prezzi dell’energia», avvicinandosi allo «scenario avverso».

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti

E brava Marianna Madia, deputata del Pd dal 2006, già giovane ministra per la Pubblica amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni, che ora con auliche e gravose riflessioni lascia il partito per approdare nella sempiterna pentola in ebollizione che è Italia viva, alias Matteo Renzi. Che dire, consentendoci per un attimo di non credere all’universo mondo di motivazioni addotte? Che nella fisiologia della politica arriva sempre un momento in cui il mandato popolare smette di essere un servizio e diventa una rendita.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Marianna Madia nel 2008 (foto Ansa).

Meglio guardarsi attorno e recitare il copione dell’addio nobile

Madia ha raggiunto quel momento dopo vent’anni di dimenticabile militanza passati indenni tra le varie mutazioni del Pd, e con la stentorea praticità di chi sa far bene di conto. Manca un anno alla fine della legislatura, forse meno se la maggioranza dovesse implodere sotto il peso delle sue oramai troppe convulsioni, quindi meglio guardarsi attorno e recitare il copione dell’addio nobile.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
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L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti

Come noto, funziona così: si fa un comunicato, lo si correda di una serie di interviste visto che tanto i giornali che vogliono infilare il dito nella piaga non mancano, si pronunciano parole come «riformismo radicale» (l’ossimoro fa sempre figo), «nuovo soggetto politico», «discontinuità necessaria» e, non si era davvero mai sentito, «provare a entrare nei problemi reali delle persone».

Il Pd non l’avrebbe candidata alle prossime elezioni

Nell’attesa, parlando di problemi, Madia comincia a risolvere i suoi. Che il Pd non l’avrebbe candidata alle prossime elezioni, nonostante padrinaggi nobili ma oramai di antico lignaggio, lo si poteva supporre. Che fare allora? Piangere un po’, lamentarsi della deriva sempre più estremista del partito, spargere una spruzzatina di profumo cinque stelle per ribadire la sudditanza di Elly Schlein e dei compagni (di strada) che Marianna sentitamente ringrazia. Addio doloroso, ma è pur vero, signora mia, che il Pd non è più quello di una volta.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Matteo Renzi e Marianna Madia nel 2015 (foto Ansa).

Poi, raccolti bagagli e armi, si citofona a casa Renzi, il quale ovviamente gongola per il nuovo acquisto. Con l’accordo che alle elezioni ci sarà un posto nei listini di Italia viva. Cinque anni assicurati sulla carta, ma se anche fossero meno è meglio che stare ai giardinetti o fondare un think tank che al massimo ti garantisce qualche comparsata nei salotti televisivi. La carriera è salva, lo stipendio pure, e il riformismo radicale un propellente per restare in orbita.

Italia viva, un taxi con le quattro frecce sempre accese

Va ammesso che Renzi nell’apparecchiare queste operazioni è di una competenza artigianale che sfiora il virtuosismo. Sa riconoscere il disperato dal convinto, il rifugiato dal militante. Li accoglie tutti e poi li espone in vetrina con appesa al collo l’etichetta del decaduto blasone: guardate, anche questa viene dal Pd. Sottotesto: che di me fece carne di porco con inaudito accanimento. La collezione si arricchisce, il partito resta quello che è: un taxi con le quattro frecce sempre accese, disponibile h24 per chi ha una destinazione da raggiungere e che sulla composizione dei viaggiatori non guarda al pelo nell’uovo, se mai nell’uopo.

Se va male si può sempre fondare un altro partitino (vero Marattin?)

Più avanti si vedrà, perché se anche Italia viva si rivelasse un vestito stretto, come mostra l’ex compagno (di viaggio) Luigi Marattin, si può sempre fondare un altro partitino. Intanto, man mano che ci si avvicina alle elezioni, e il centrodestra imbolsisce per sua stessa mano, il transito dal Pd a Italia viva o Azione rischia di diventare un’affollata via percorsa da onorevoli e senatori che altrimenti rischierebbero l’uscita di scena.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Matteo Renzi con Luigi Marattin (foto Ansa).

Il pensiero corre ai riformisti del Pd: i picierni, i gori, i sensi o i delrii per i quali la pur poco carismatica Schlein equivale all’aglio per i vampiri. Naturalmente dietro al cambio di casacca mai una franca ammissione di realismo politico: a casa mia per me non c’è più spazio, vado da chi me ne offre uno comunque consustanziale alla mia area di riferimento, ma sempre e solo l’accorato richiamo a visione, progetto, a un nuovo sol dell’avvenire per il futuro del centrosinistra italiano. Bisogna far sì che il calcolo personale si travesta da necessità storica. Della quale, guarda caso, Madia e con lei molti altri si accorgono solo quando il profilo dell’urna si staglia all’orizzonte.

L’addio di Madia al Pd e quel solito tempismo sospetto dei riformisti trasformisti
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno

Prende il via oggi 5 maggio l’offerta pubblica di sottoscrizione di UniCredit su Commerzbank. L’operazione resterà aperta fino al 16 giugno e prevede un rapporto di scambio pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni titolo Commerzbank conferito. Lo ha comunicato l’amministratore delegato Andrea Orcel nel corso della conference call con gli analisti sui risultati trimestrali.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’offerta pubblica di sottoscrizione lanciata da UniCredit

Il via libera di UniCredit all’aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro a servizio dell’offerta su Commerzbank è stato approvato il 4 maggio dall’assemblea straordinaria dei soci, che si è tenuta a Milano. L’operazione, a cui ha dato semaforo verde il 99,55 per cento del capitale e avente diritto di voto, prevede l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni ordinarie UniCredit, con godimento regolare e le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione. L’istituto guidato da Orcel è aperto a raccogliere la totalità delle quote ordinarie della banca tedesca non già detenute direttamente, pari a circa il 30 per cento.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Torre Unicredit a Milano (Imagoeconomica).

Il management di Commerzbank e Berlino continuano a opporsi all’operazione

«Ciò che UniCredit ha messo sul tavolo dopo 18 mesi e numerosi incontri è un piano che smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non paga alcun premio ai nostri azionisti», ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung il vicepresidente del consiglio di amministrazione di Commerzbank, Michael Kotzbauer. Unicredit, entrata in Commerzbank a settembre 2024, è già ora il maggiore azionista dell’istituto, davanti allo Stato tedesco. A marzo il governo federale di Berlino, che detiene una partecipazione del 12 per cento, tramite il portavoce del ministero delle Finanze Maximilian Kall aveva espresso la sua opposizione all’ops, definita «inaccettabile» in quanto la seconda banca privata tedesca per dimensioni «è di importanza sistemica». Orcel, presentando un piano di ristrutturazione in caso di acquisizione, aveva criticato la rete estera di Commerzbank definendola «sovradimensionata» e «inefficiente». Pier Carlo Padoan, presidente di UniCredit, nel corso dell’assemblea straordinaria ha rassicurato i tedeschi parlando di «interesse chiaro affinché la banca esprima pienamente il proprio potenziale» e di «opinione condivisa, sia dal consiglio di amministrazione sia dal management, che ciò non stia attualmente accadendo nella misura in cui sarebbe possibile e opportuno».

Unicredit, il 7 maggio a Porto Rotondo un incontro dedicato all’economia del mare

Si svolgerà il 7 maggio 2026 allo Yacht Club di Porto Rotondo, con inizio alle ore 18,30, l’incontro Navigare il futuro, organizzato da Unicredit con l’obiettivo di realizzare un dialogo con gli imprenditori dell’economia del mare. Il talk è inserito all’interno della Fiera nautica di Sardegna, in programma dal 7 al 10 maggio.

Un’occasione per rafforzare il dialogo tra la banca e le imprese

L’economia del mare in Sardegna è un asset economico strutturale e sostiene settori chiave come il turismo costiero, la logistica portuale, la cantieristica, la pesca e le nuove energie rinnovabili marine. I lavori saranno aperti da Corrado Fara, presidente del Circolo nautico Yacht club porto, e da Enrico Batini, responsabile Corporate business Centro Italia di Unicredit. A seguire si svolgerà un dialogo tra alcuni imprenditori della filiera nautica e Unicredit. In dettaglio interverranno Matteo Molinas, imprenditore Marina di Porto Rotondo, Paolo Manca, imprenditore e vicepresidente Federalberghi ed Enrico Gaia, commercialista e presidente Garanzia etica. Le conclusioni saranno effettuate da Batini, che ha così illustrati l’evento: «Sarà l’occasione per ascoltare gli imprenditori della filiera nautica del territorio e comprendere come la finanza può sostenere le esigenze connesse agli investimenti, alla transizione green e alla crescita dimensionale. La nostra banca pone una grande attenzione all’economia del mare e crede che questi incontri siano estremamente utili per rafforzare il dialogo tra imprese e banca e per far crescere la collaborazione reciproca».

Elezioni amministrative 2026: dove e quando si vota

Domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026 si terranno le elezioni amministrative in circa 750 comuni tra cui un capoluogo di Regione (Venezia) e 18 capoluoghi di provincia tra cui Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno, Agrigento, Enna e Messina. Domenica i seggi saranno aperti dalle 7 alle 23, mentre lunedì dalle 7 alle 15. L’eventuale ballottaggio, previsto nei Comuni con oltre 15 mila abitanti, si terrà domenica 7 e lunedì 8 giugno negli stessi orari. Le partite più attenzionate sono quelle di Venezia, che il centrosinistra tenterà di strappare al centrodestra, e Reggio Calabria, dove lo scenario è opposto.

Il centrosinistra tenta il ribaltone a Venezia

Nel capoluogo veneziano ci sono otto candidati sindaco, tutti uomini:

  • Simone Venturini, assessore al Turismo della giunta uscente, sostenuto dal centrodestra e da una lista civica che porta il suo nome;
  • Andrea Martella, senatore del Partito democratico appoggiato dal campo largo e da alcune liste civiche;
  • Giovanni Andrea Martini, docente di liceo in pensione, già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano e consigliere comunale uscente, sostenuto da una coalizione comprendente alcune liste civiche;
  • Pierangelo Del Zotto, ex assessore al bilancio della provincia di Venezia, uscito dalla Lega da un decennio, che si candida con la lista Prima il Veneto;
  • Michele Boldrin, economista e docente negli Stati Uniti, che si presenta con la lista centrista Ora-il coraggio dell’ovvio di ispirazione liberale;
  • Claudio Vernier, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco, sostenuto dalla lista civica Città vive;
  • Roberto Agirmo, imprenditore, con la lista Resistere Veneto nata nel 2025 intorno alla figura del medico “free vax” Riccardo Szumski;
  • Luigi Corò, esponente di Futuro nazionale, che si candida con la lista Futuro per Venezia Mestre (non formalmente legata al partito di Vannacci).

Secondo un sondaggio divulgato il 30 aprile da BiDiMedia, Martella risulta in vantaggio con il 47,3 per cento delle preferenze, seguito da Venturini al 41,6 per cento. Il centrosinistra ha ancora tre settimane per tentare il ribaltone e prendersi la città, attualmente amministrata da Luigi Brugnaro.

Il centrodestra prova a prendersi Reggio Calabria

Il centrodestra proverà invece a prendersi Reggio Calabria, al momento in mano alla coalizione avversaria. I candidati sindaco sono quattro:

  • Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia, sostenuto dal cdx, da Azione e da alcune liste civiche;
  • Domenico Battaglia, attuale sindaco facente funzione dopo la decadenza di Giuseppe Falcomatà (per incompatibilità con la carica di consigliere regionale della Calabria), appoggiato dal centrosinistra;
  • Edoardo Lamberti Castronuovo, imprenditore ed editore, sostenuto da due liste civiche;
  • Saverio Pazzano, consigliere comunale, con la lista civica La Strada.

A Salerno in corsa l’ex governatore De Luca

Ha assunto valenza nazionale anche il caso Salerno, dove corre per la carica di sindaco l’ex governatore Vincenzo De Luca sostenuto da una coalizione di centrosinistra “anomala”. Il Pd non presenta infatti il proprio simbolo, mentre il M5s e Avs appoggiano un altro candidato, Franco Massimo Lanocita, già dirigente di Pci e Ds e consigliere regionale. Il centrodestra ha schierato il docente universitario Gherardo Maria Marenghi.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm

Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si avvarrà della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio in programma il 6 maggio in Procura a Pavia. Lo hanno reso noto i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia: la scelta è dettata dal fatto che le indagini «non sono chiuse e che dunque il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo». Gli avvocati di Sempio hanno dichiarato poi di aver conferito un incarico a uno psicoterapeuta per una consulenza personologica sul loro assistito, ritenuta indispensabile prima dell’interrogatorio.

Convocati anche Marco Poggi e le gemelle Cappa

Convocati anche Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, e Marco Poggi, fratello di Chiara: verranno sentiti come testimoni, dunque con l’obbligo di rispondere. Le gemelle, diventate famose per un fotomontaggio lasciato davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco, saranno sentite oggi a Milano: gli inquirenti vogliono capire se Chiara Poggi fosse stata vittima di avance: Sempio è sospettato di averla ucciso dopo un approccio sessuale rifiutato. Marco Poggi, verrà invece sentito domani (per la terza volta dalla ripresa delle indagini): potrebbe spiegare i rapporti tra la sorella e l’amico Sempio, così come rispondere del contenuto dei video intimi, protetti da password, trovati nel computer di casa. La perizia ha escluso tracce di visualizzazione di questi file.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm
Chiara Poggi.

L’ossessione di Sempio per una ragazza: «Non era Chiara»

Negli ultimi giorni sono emerse dei post scritti da Sempio su un forum online, all’epoca dell’omicidio, in cui il nuovo indagato per il delitto di Garlasco raccontava di essere ossessionato da una ragazza: la donna in questione, hanno precisato i suoi legali, non era però Chiara Poggi, bensì una «barista di una birreria». Denunciando uno «strumentale tentativo di mostrizzazione nell’imminenza dell’interrogatorio», l’avvocato Cataliotti ha spiegato che quel forum «ospitava dei post di ragazzi timidi, introversi e con difficoltà nell’approcciarsi al rapporto con ragazze», che online cercavano solo consigli da «’maestri’ che potessero insegnare a vivere i rapporti interpersonali o comunque di seduzione».

Morta l’attrice Claire Maurier, protagonista de “I 400 colpi”

È morta a 97 anni l’attrice francese Claire Maurier, nota per aver interpretato nel 1959 la signora Doinel ne I 400 colpi di François Truffaut e, diversi decenni dopo, la burbera proprietaria del café ne Il favoloso mondo di Amélie (2001).

Morta l’attrice Claire Maurier, protagonista de “I 400 colpi”
Claire Maurier in una scena de “I 400 colpi”.

La carriera di Claire Maurier

Vero nome Odette-Michelle-Suzanne Agramon, Claire Maurier era nata a Céret il 27 marzo 1929. Nella sua lunghissima carriera, in cui ha spaziato tra teatro, televisione e cinema, ha lavorato con i maggiori registi francesi. Dopo gli inizi calcando il palcoscenico, il debutto sul grande schermo era arrivato nel 1952, con una piccola parte ne Un capriccio di Caroline chérie. Maurier aveva poi raggiunto la notorietà alla fine degli Anni 50, con I 400 colpi, dove interpretò la madre dura e distante del protagonista. Negli Anni 60 aveva lavorato con alcuni dei nomi più importanti del cinema francese, tra cui Gilles Grangier e Édouard Molinaro, che l’avrebbe poi diretta anche nel 1978 ne Il vizietto. Due anni dopo la parte ne Una brutta storia di Claude Sautet, le valse una candidatura ai premi César come miglior attrice non protagonista. Dopo aver lavorato anche con Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri, la popolarità internazionale tornò nel 2001 con ll favoloso mondo d’Amélie e la parte di Madame Suzanne, proprietaria del café di Montmartre frequentato dalla protagonista.

Tensione a Hormuz, Iran: «Project Freedom senza sbocco»

Tensione a Hormuz, dove lunedì 4 maggio 2026 è scattata l’operazione americana Project Freedom per liberare le navi bloccate nello Stretto dall’inizio della guerra. Gli Stati Uniti sostengono di aver aperto un corridoio per garantire il passaggio sicuro nell’area, mentre l’Iran smentisce e annuncia di aver sparato missili contro unità statunitensi, sostenendo che l’operazione è «un progetto morto». A dirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha evidenziato: «Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati».

Trump: «Non posso dirvi se la tregua sia ancora in vigore»

Donald Trump si è rifiutato di dire se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore, dopo che entrambe le parti hanno rivendicato uno scambio di colpi nello Stretto di Hormuz. Ospite del programma The Hugh Hewitt Show, al presidente americano è stato chiesto se la tregua fosse finita e se gli attacchi sarebbero ripresi. «Beh, non posso dirvelo», ha risposto Trump, aggiungendo che «se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente».

Maersk: «Una nostra nave ha lasciato Hormuz sotto scorta militare Usa»

Il colosso danese del trasporto merci Maersk ha annunciato che una delle sue navi ha attraversato con successo lo Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. L’imbarcazione, la Alliance Fairfax battente bandiera americana, era rimasta bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra a febbraio e le è stata offerta l’opportunità di partire scortata dalle forze armate statunitensi. Ha quindi lasciato il Golfo Persico senza incidenti e tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi

Ormai è caos. O quasi. Da quando Marina Berlusconi ha deciso di intervenire nelle dinamiche di Forza Italia, imponendo ad Antonio Tajani il cambio dei capigruppo di Senato e Camera (Stefania Craxi al posto di Maurizio Gasparri ed Enrico Costa al posto di Paolo Barelli), è come se ci fossero due partiti in uno. Il primo fa sempre riferimento al segretario e ministro degli Esteri, l’altro guarda, invece, alla famiglia.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

La rivolta campana e l’intervento di Marina B.

Esemplare in tal senso il caso (svelato dall’AdnKronos e dal Fatto Quotidiano) dei quattro parlamentari campani – Francesco Silvestro, Annarita Patriarca, Raffaele De Rosa e Pino Bicchielli – che hanno scritto una missiva alla primogenita chiedendole di intervenire per risolvere i problemi e le faide del partito nella regione, chiedendo addirittura il commissariamento del coordinatore regionale Fulvio Martusciello, fedelissimo del segretario. È dovuta intervenire Marina che, tramite una lettera del tesoriere Fabio Roscioli, ha spiegato che la famiglia non ha alcuna intenzione di entrare in questioni interne di questo tipo, perché equivarrebbe a un depotenziamento totale di Tajani, ma che la sua azione si limita solo a una moral suasion su temi e principi fondamentali, dai diritti civili alle politiche liberali, eccetera eccetera. In pratica, un commissariamento di Tajani, ma soft.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Fulvio Martusciello (Imagoeconomica).

Traballa anche la poltrona di Nevi

La vicenda forse finirà lì, ma è sintomatica di un clima, perché ora tutti gli insoddisfatti della gestione Tajani e dei suoi coordinatori sul territorio si sentiranno in diritto di interagire direttamente con Arcore. Dove verranno riversati, come già accade, tutti i problemi locali. Anche in Sicilia, per esempio, è caos, con Giorgio Mulè che quasi ogni giorno sferra un attacco contro Renato Schifani. E la situazione è critica pure in Basilicata e Lombardia. Tanto che si è deciso, sui congressi, di mantenere solo quelli unitari evitando i più spinosi. Mentre il congresso nazionale è rinviato a dopo le Politiche. Nelle prossime settimane potrebbero registrarsi altri sommovimenti: a rischio è anche la poltrona di Raffaele Nevi, portavoce del partito, cui ambirebbe Deborah Bergamini.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Paolo Barelli e Raffaele Nevi (Imagoeconomica).

Da Cirio a Zangrillo: la rosa dei possibili leader

Il problema maggiore, però, è il ruolo della famiglia nel cambio di passo. Si è capito, infatti, che Marina e Pier Silvio vogliono costruire un partito cucito su misura ai loro input, con un altro segretario. Tajani, infatti, ha ormai la data di scadenza: dopo le prossime Politiche, al congresso, potrebbe anche presentarsi dimissionario, favorendo così il passaggio di testimone a un nuovo segretario, uomo o donna che sia, con la benedizione di Arcore. Assai improbabile, comunque, che sia uno dei due figli maggiori di Silvio Berlusconi a scendere in campo direttamente. Non che la cosa non attragga entrambi. All’inizio era Pier Silvio a smaniare dalla voglia e lo si è visto in più occasioni. Si diceva: Pier Silvio è molto tentato ma Marina lo frena. Ora invece è anche la primogenita a essere tentata. Ma, ripetiamo, al momento l’eventualità è assai improbabile. L’energia viene riservata invece per cercare una candidatura autorevole. Che non è detto sia per forza all’interno del partito, dove al momento il più accreditato alla leadership è il governatore del Piemonte Alberto Cirio, seguito da Paolo Zangrillo e, in terz’ordine, Roberto Occhiuto. Ci sarebbe, poi, anche Letizia Moratti, che sarebbe perfetta se avesse una quindicina d’anni di meno, ma l’anagrafe è quella che è.

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Roberto Occhiuto e Alberto Cirio (Imagoeconomica).

La tentazione azzurra per le larghe intese

Per questo Marina e Pier Silvio stanno guardando anche all’esterno del partito, nella società civile. Ma lì il discorso si fa anche più difficile. Insomma, un candidato berlusconiano destinato a succedere a Tajani ancora non c’è, ma per trovarlo c’è ancora tempo. Anche perché, nel frattempo, occorre vedere come andranno le elezioni. Forza Italia è sempre meno prona nei confronti di FdI e Lega, ed è pronta a dialogare anche con un centrosinistra riformista in caso di pareggio e di possibile governo di larghe intese.

Nel futuro di Tajani potrebbe esserci la presidenza del Senato

Nel frattempo, però, vedremo un partito sempre più diviso in due, una fazione o corrente, che dir si voglia, con Tajani e l’altra che guarda verso Arcore. Poi ci sono anche altri, nel mezzo, a fare un po’ i pesci in barile. Come Paolo Emilio Russo. O Licia Ronzulli. Una cosa è certa: la corrente pro-Tajani è destinata ad assottigliarsi sempre più. «Dopo la sostituzione dei capigruppo nel partito tutti hanno capito chi comanda, chi è il padrone del vapore, e quindi ci si comporterà di conseguenza. Già si nota che quelli considerati vicini al segretario sono un po’ più freddi quando parlano di Antonio…», fa notare una fonte autorevole. Tanto più che le liste per le Politiche saranno vidimate direttamente ad Arcore. Motivo in più per spostarsi dalla parte della famiglia. Saranno Marina e Pier Silvio a dare le carte e questo ormai l’hanno capito tutti, anche il ministro degli Esteri. Che però, se saprà giocarsela bene, la poltrona di presidente del Senato nella prossima legislatura non gliela leva nessuno. 

Forza Italia nel caos: il partito di Tajani (che arretra) e quello dei Berlusconi
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana

Il Tribunale di Milano ha respinto l’istanza presentata da Cassa Depositi e Prestiti per bloccare il rinnovo del consiglio di amministrazione di Borsa Italiana, società controllata da Euronext. Lo riporta Radiocor, spiegando che il giudice non ha ravvisato i requisiti per un intervento d’urgenza.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Uffici di Euronext (Imagoeconomica).

La contesa Cdp-Euronext su Borsa Italiana

Cdp, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che ne detiene l’82,77 per cento del capitale), sostiene che – in base agli accordi tra i soci – la presentazione delle candidature per il cda di Borsa Italiana debba sempre avvenire previa procedura di valutazione e selezione dei candidati. Euronext, invece, sostiene che in base al Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 assieme a Cdp e Intesa Sanpaolo, questo iter non sia previsto se i vertici vengono rinnovati. Alle 9 di martedì 5 maggio è prevista la nuova riunione degli azionisti, che potrà dunque trattare l’ordine del giorno sulla nomina del cda: Euronext propone come amministratore delegato ancora Fabrizio Testa. Alla presidenza di Borsa Italiana è invece candidata per un secondo mandato Claudia Parzani.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Fabrizio Testa (Imagoeconomica).

Le frizioni tra Cassa Depositi e Prestiti e Euronext per la governance di Borsa Italiana, iniziate nel corso del 2025, sono sfociate lo scorso febbraio in un contenzioso legale quando il gruppo francese ha comunicato l’intenzione di rinominare Testa quale ceo, senza appunto avviare una procedura di valutazione e selezione. Oltre che al Tribunale di Milano, Cdp si è anche rivolta alla Corte di Amsterdam, ottenendo però una sentenza sfavorevole (riguardante pure la nomina di Angelo Proni alla guida di MTS), che ha poi impugnato.

Stretto di Hormuz, nave sudcoreana in fiamme dopo un’esplosione: cosa sappiamo

Un’esplosione e un incendio si sono verificati a bordo di una nave battente bandiera panamense della compagnia di navigazione sudcoreana HMM Co., ancorata nelle acque vicino agli Emirati Arabi Uniti, all’interno dello Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Seul: a bordo della portarinfuse c’erano 24 persone, di cui sei di nazionalità coreana. Non ci sarebbero vittime.

L’incendio è scoppiato nella sala macchine

Il ministero degli Esteri sudcoreano ha spiegato che le cause dell’esplosione e dell’incendio, così come l’entità dei danni, sono attualmente oggetto di indagine. «Il governo continuerà a comunicare strettamente con i Paesi interessati in merito all’incidente e adotterà le misure necessarie per garantire la sicurezza delle navi e dei membri dell’equipaggio sudcoreani nello Stretto di Hormuz», si legge in una nota. La compagnia di navigazione ha dichiarato che l’incendio è scoppiato nella sala macchine.

Putin mette a capo delle Forze aerospaziali uno dei responsabili dei massacri di Bucha

Il colonnello generale Alexander Chaiko è stato nominato nuovo comandante in capo delle forze aerospaziali russe: prende il posto di Viktor Afzalov. Non si tratta di una promozione come le altre: il 16 marzo 2026, in occasione del quarto anniversario dei fatti, Chaiko è stato infatti sanzionato dall’Ue assieme ad altri comandanti in quanto responsabile dei massacri compiuti dalle forze di Mosca a Bucha. Vladimir Putin ha deciso di sostituire Afzalov dopo una serie di attacchi con droni che le difese aeree russe non sono riuscite a respingere. Dal 2019 al 2021 Chaiko è stato comandante del contingente russo in Siria, per poi dirigere il Distretto Militare Orientale: ritenuto responsabile da (tra gli altri) Human Rights Watch del bombardamento di ospedali e scuole nel Paese mediorientale, nonché dell’uso indiscriminato di armi in aree civili, era già stato sanzionato dal Regno Unito.