Le parole del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore a Rogoredo

Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia arrestato per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, si è rivolto al suo l’avvocato Piero Porciani con queste parole, riferite dallo stesso legale prima dell’interrogatorio di convalida davanti al gip nel carcere di San Vittore: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia».

Le parole del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore a Rogoredo
Abderrahim Mansouri e Carmelo Cinturrino (Ansa).

Il legale: «Cinturrino ha sparato perché aveva paura»

Porciani ha inoltre affermato che il suo assistito è «triste, pentito di quello che ha fatto». L’avvocato ha poi ribadito che Cinturrino «ha sparato perché aveva paura» e che «quello che ha fatto dopo è stato un errore», ammettendo di fatto la messinscena orchestrata dal poliziotto. A tal proposito, il legale ha detto che la pistola «era in quello zaino da qualche tempo» e che pertanto il suo collega, andato in commissariato a prenderla, «non poteva non sapere». Per quanto riguarda altre illazioni riguardanti Cinturrino, Porciani ha dichiarato che il suo assistito «non ha mai preso un centesimo da nessuno».

La messinscena per coprire l’omicidio del pusher

Secondo il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola che hanno coordinato le indagini, Cinturrino avrebbe sparato e ucciso Mansouri quando questi era disarmato. Solo in un secondo momento, e dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscena organizzata per coprire l’omicidio resa palese nei giorni successivi anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre la vittima era a terra agonizzante, ma ancora viva, Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi, né avrebbe segnalato alla centrale operativa della questura quanto successo. La chiamata sarebbe avvenuta solo 23 minuti dopo. Il 23 febbraio il consulente nominato dalla difesa, Dario Redaelli, ha lasciato l’incarico: «Non posso pensare di difendere una persona che ha preso in giro non solo il sottoscritto ma soprattutto l’istituzione di cui ho fatto parte per 40 anni».

Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci

Secondo il sondaggio Swg per il TgLa7 del 23 febbraio 2026, il partito di Roberto Vannacci sta già iniziando a calare. Rispetto alla settimana precedente, infatti, Futuro nazionale è sceso dello 0,2 per cento stanziandosi al 3,4 e venendo superato da Azione di Carlo Calenda (al 3,5). Sale invece la Lega, il partito che ha maggiormente sofferto la nascita della forza dell’ex generale, che recupera lo 0,2 e arriva al 6,6 per cento. Tra i partiti di governo, Fratelli d’Italia è stabile al 29,8 per cento, mentre Forza Italia cede lo 0,1 ed è data all’8,3 per cento. Tra le opposizioni, il Partito democratico arriva al 21,9 (-0,1), il Movimento 5 stelle all’11,5 (con un calo dello 0,3), Alleanza Verdi Sinistra al 6,7 (+0,1) e Italia viva al 2,2 (-0,1). Tra i partiti minori, + Europa è all’1,4 per cento e Noi Moderati all’1,1, entrambi stabili.

Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci
Sondaggio Swg 23 febbraio 2026 (X).
Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci
Sondaggio Swg 23 febbraio 2026 (X).

Morto l’attore Robert Carradine

È morto l’attore statunitense Robert Carradine. Aveva 71 anni e da due decenni combatteva con il disturbo bipolare: si sarebbe tolto la vita. A dare l’annuncio è stata la famiglia, con una nota affidata a Deadline: «In un mondo che può sembrare così buio, Bobby è sempre stato un faro di luce per tutti coloro che lo circondavano. Siamo addolorati per la perdita di questa splendida anima e vogliamo rendere omaggio alla coraggiosa lotta di Bobby contro la sua battaglia. Speriamo che il suo percorso possa illuminare la nostra vita e incoraggiarci ad affrontare lo stigma sulla malattia mentale».

In Lizzie McGuire era il papà del personaggio interpretato da Hilary Duff

Membro della famiglia cinematografica dei Carradine, nel corso della carriera ha recitato ne I cavalieri dalle lunghe ombre (1980) con i fratelli David e Keith, e ne I cowboys (1972), al fianco di John Wayne. Famoso anche per aver partecipato ai quattro film della serie La rivincita dei nerds, nel ruolo del protagonista Lewis Skolnick, nella serie Lizzie McGuire aveva interpretato il papà del personaggio interpretato da Hilary Duff. E proprio quest’ultima lo ha ricordato sui social: «Leggere questa notizia fa male. È davvero difficile affrontare una verità del genere su un vecchio amico. Nella famiglia McGuire c’era tanto calore e mi sono sempre sentita amata e protetta dai miei genitori televisivi. Gliene sarò per sempre grata. Sono profondamente triste nel sapere che Bobby stava soffrendo. Il mio cuore è con lui, con la sua famiglia e con tutti coloro che gli hanno voluto bene».

Il videomessaggio di Zelensky nel quarto anniversario dell’invasione russa

Volodymyr Zelensky si è rivolto agli ucraini e al mondo intero nel quarto anniversario dell’invasione russa. Lo ha fatto con un lungo videomessaggio, in cui viene mostrato anche l’ufficio e i tunnel del bunker di Kyiv dove ha trascorso la maggior parte del tempo nelle fasi iniziali dell’operazione militare di Mosca.

Cosa ha detto Zelensky nel videomessaggio

«Oggi sono esattamente quattro anni da quando Vladimir Putin ha conquistato Kyiv in tre giorni». Zelensky avvia così i 19 minuti del video, che inizialmente lo vede seduto alla scrivania del suo ufficio: «Il nostro popolo non ha issato bandiera bianca, ma ha difeso quella blu e gialla. E gli occupanti, che pensavano di essere accolti da file di fiori, hanno visto file agli uffici di reclutamento militare. Il nostro popolo ha scelto la resistenza».

«Ho lavorato qui, poi sono salito di sopra, mi sono rivolto a voi, al popolo. La nostra squadra era qui, il governo, incontri quotidiani con i militari, telefonate, ricerca di soluzioni: tutto il necessario per la sopravvivenza dell’Ucraina», racconta Zelensky. E poi: «Poche cose scaldano i cuori degli ucraini più delle immagini di installazioni militari nemiche e raffinerie di petrolio in fiamme. Quando è successo per la prima volta ha fatto notizia. Oggi è la normalità». Il capo della Bankova è poi passato a un’affermazione a metà tra l’invito e la frecciata a Donald Trump: «Voglio davvero venire qui un giorno con il presidente degli Stati Uniti. Solo visitando l’Ucraina e toccando con mano la nostra gente e questo mare di dolore, solo allora potrà capire cos’è veramente questa guerra. E chi è l’aggressore». Infine: «Tutti vogliamo che la guerra finisca. Ma nessuno permetterà che finisca l’Ucraina. Vogliamo la pace. Una pace forte, dignitosa e duratura».

Vannacci entra ufficialmente nell’Ens, gruppo fondato dall’Afd

Roberto Vannacci entra ufficialmente nel gruppo Ens (Europa delle nazioni sovrane), la famiglia sovranista fondata dall’Afd, dopo essere uscito dai Patrioti per l’Europa in conseguenza del suo addio alla Lega. Lo ha annunciato il capogruppo Rene Aust in conferenza stampa a Bruxelles. «È un onore, mi riconosco totalmente nei principi e ideali di questo gruppo», ha dichiarato l’ex generale. «Sono convinto che assieme lavoreremo benissimo. Seguendo il principio di difendere la sovranità nazionale contro il federalismo europeo, rimuovendo la più grande truffa dell’Ue che è il Green Deal. Ancora, puntiamo a proteggere le tradizioni greco romane che hanno sempre caratterizzando l’Europa e abbiamo una posizione molto chiara in materia di immigrazione, che non è solo importazione di forza lavoro ma anche di cultura e civiltà completamente diverse dalle nostre», ha aggiunto. «Io al momento non faccio parte di nessuna coalizione, il mio partito non fa parte di nessuna coalizione. Il partito è appena nato e sostanzialmente sta per prendere piede. Oggi Futuro Nazionale cammina sulle sue gambe e da solo», ha concluso riguardo al suo posizionamento nel Parlamento italiano.

Aust: «Puntiamo su un’eccellente collaborazione»

«Per noi è un grande onore poterti accogliere nel nostro gruppo e puntiamo su un’eccellente collaborazione», ha detto Aust. «Avremmo accolto solo deputati fedeli ai loro principi, non c’è dubbio in questo caso. Nelle prossime settimane e mesi questa resterà la situazione per fare un lavoro importante al Parlamento europeo e in patria. Abbiamo discusso su punti comuni e differenze e il risultato è che abbiamo pochissime differenze ma possiamo trovare un denominatore comune per la politica economica e migratoria».

Rilasciato su cauzione l’ex ambasciatore britannico Mandelson: di cosa è accusato

La polizia britannica ha rilasciato su cauzione Peter Mandelson, l’ex ministro ed ex ambasciatore negli Stati Uniti che era stato arrestato il 23 febbraio il suo coinvolgimento nel caso Epstein. Era finito dietro le sbarre con la stessa accusa dell’ex principe Andrea: condotta illecita nell’esercizio di funzioni pubbliche. Mentre era al potere nei primi Anni Duemila, Mandelson – considerato l’eminenza grigia dei governi laburisti di Tony Blair – avrebbe girato a Jeffrey Epstein (così come ad altri finanzieri) informazioni governative segrete, utilizzabili a scopo di lucro.

Rilasciato su cauzione l’ex ambasciatore britannico Mandelson: di cosa è accusato
La sede di Scotland Yard (Ansa).

Di cosa è accusato Mandelson, ex eminenza grigia Labour

Il fermo per Mandelson era scattato dopo le perquisizioni nelle sue proprietà a Londra e nel Wiltshire, sud-ovest dell’Inghilterra: dalle email pubblicate negli Stati Uniti sul caso Epstein sono emerse fughe di informazioni riservate, risalenti al biennio 2009-2010, relative alla stretta fiscale ai bonus dei banchieri e al maxi-intervento da 500 miliardi di euro dell’Ue per il salvataggio degli istituti di credito dopo il crac di Lehman Brothers.

Rilasciato su cauzione l’ex ambasciatore britannico Mandelson: di cosa è accusato
Peter Mandelson e Jeffrey Epstein (Ansa).

Mandelson non è più ambasciatore da settembre

L’arresto di Mandelson era arrivato a pochi mesi la rimozione dall’incarico diplomatico a Washington, avvenuta a settembre, dopo che erano venuti alla luce maggiori dettagli sul legame con Epstein, morto suicida in carcere nel 2019: in alcune email il diplomatico espresse solidarietà e vicinanza all’uomo d’affari dopo il suo arresto per traffico di minori. All’inizio di febbraio, Scotland Yard ha poi avviato un’indagine su Mandelson: quest’ultimo si era dimesso anche dal Partito Laburista (di cui è stato a lungo uno degli esponenti più importanti) e dalla Camera dei Lord.

Il governo di Starmer è sempre più sotto pressione

Ovviamente, l’arresto di Mandelson sta mettendo sotto enorme pressione il governo di Keir Starmer, che peraltro ha già perso dei pezzi. Domenica 8 febbraio si è dimesso infatti il capo di gabinetto Morgan McSweeney, che aveva fortemente insistito col premier affinché Mandelson (suo amico ed ex ministro) ottenesse l’incarico di ambasciatore a Washington, nonostante i conclamati rapporti intrattenuti da quest’ultimo con Epstein anche dopo la prima condanna inflitta al finanziere americano per traffico sessuale.

In vigore i nuovi dazi voluti da Trump

Alle 6 di martedì 24 febbraio 2026 sono entrati in vigore i nuovi dazi globali del 10 per cento annunciati dal presidente statunitense Donald Trump. Questa nuova imposta, introdotta con un decreto firmato venerdì dopo la sentenza della Corte suprema che ha bocciato le tariffe preesistenti, sostituisce le cosiddette reciprocal tariffs e i balzelli legati al flusso di fentanyl (per Canada, Messico e Cina) stabiliti citando la legge di emergenza economica e bocciati dalla giustizia Usa. Non sostituisce invece i dazi doganali cosiddetti settoriali, che vanno dal 10 al 50 per cento su una serie di settori come il rame, l’automobile o il legno da costruzione, che non erano interessati dalla decisione della Corte. L’agenzia per la protezione delle dogane e delle frontiere ha interrotto la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell’International emergency economic powers act dichiarati illegali dai giudici. I nuovi dazi resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio. Se Trump decidesse di prolungarli dovrebbe a quel punto ricorrere al Congresso.

Dazi al 10 e non al 15 per cento

Dopo la firma del decreto con dazi al 10 per cento, il tycoon aveva annunciato su Truth che avrebbe alzato l’aliquota al 15 per cento. Questo aumento, però, non è ancora stato formalizzato, quindi per ora vale il provvedimento firmato con tariffe al 10 per cento.

Quando si terranno i nuovi colloqui tra Ucraina e Russia

Kirill Budanov, capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky, ha annunciato che entro questa settimana potrebbe avere luogo un nuovo ciclo di colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina, indicando come possibili date giovedì 26 e venerdì 27 febbraio. «Siamo attualmente in fase di preparazione. È una questione di protocollo: quando, chi verrà e così via. Tutte e tre le parti devono essere d’accordo su questo. Anzi quattro parti, incluso chi ospita», ha detto Budanov. Le parti in causa sono l’Ucraina e la Russia, ovviamente, a cui si aggiungono gli Stati Uniti e la Svizzera, che dovrebbe ospitare ancora i colloqui a Ginevra. Budanov, parlando con i giornalisti, ha affermato che non ci sono ancora dettagli su un possibile incontro tra i presidenti di Ucraina e Russia. «Abbiamo sollevato la questione», ha detto, aggiungendo che Mosca non ha ancora fornito una risposta. Dall’inizio dell’anno Russia e Ucraina hanno tenuto diversi round di colloqui con la partecipazione degli Usa: anche l’ultimo (17-18 febbraio) si è svolto a Ginevra.

Referendum sulla giustizia, c’è il sorpasso del “no”

A un mese dal referendum sulla riforma della giustizia, che si terrà il 22 e il 23 marzo, un sondaggio condotto da Ixè sulle intenzioni di voto ha evidenziato il sorpasso del “no”, collocato tra 51,3 e il 54,3 per cento, a fronte del “sì” dato tra il 45,7 e il 48,7 per cento. Il sondaggio precedente, condotto a gennaio, delineava un pareggio. Nell’indagine di novembre, invece, risultava nettamente in vantaggio il “sì”, dato al 53 per cento rispetto al 47 per cento del “no”.

Il 46 per cento degli elettori è intenzionato ad andare a votare

Per quanto riguarda l’affluenza, secondo il sondaggio il 46 per cento degli elettori risulta fortemente intenzionato ad andare a votare per il referendum. E in tal senso si conferma una propensione più marcata nell’elettorato di sinistra e centro sinistra. Massiccia la fetta degli indecisi, che per l’indagine ammontano al 40 per cento degli aventi diritto.

La maggioranza degli italiani è ben informata sul referendum

Tra le persone interpellate, il 55,7 per cento dichiara di conoscere i temi oggetto del referendum. A gennaio, la quota era fermata si fermava al 45 per cento e ancora prima, a novembre, al 39 per cento. Al momento, secondo l’indagine di Ixé, la maggioranza degli italiani è dunque ben informata sul referendum: solo il 13 per cento ha dichiarato di non aver nemmeno sentito parlare della consultazione referendaria.

Rogoredo, il consulente della difesa dell’agente Cinturrino lascia l’incarico

Dopo il fermo dell’agente Carmelo Cinturrino con l’accusa di omicidio volontario in relazione ai fatti di Rogoredo del 26 gennaio, il consulente nominato dalla sua difesa, Dario Redaelli, ha lasciato l’incarico. «Non posso pensare di difendere una persona che ha preso in giro non solo il sottoscritto ma soprattutto l’istituzione di cui ho fatto parte per 40 anni», ha affermato secondo quanto riportato da Tgcom24. Redaelli, in passato esperto della polizia di Stato in materia di investigazioni scientifiche, ha aggiunto: «Mi dispiace molto per tutti i poliziotti che ogni giorno si impegnano per garantire la sicurezza degli italiani e che rappresentano al meglio la divisa che indossano».

Il poliziotto avrebbe organizzato una messinscena per coprire l’omicidio di un pusher

Secondo il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola che hanno coordinato le indagini, Cinturrino avrebbe sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri quando questi era disarmato. Solo in un secondo momento, e dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscena organizzata per coprire l’omicidio resa palese nei giorni successivi anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre la vittima era a terra agonizzante, ma ancora viva, Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi, né avrebbe segnalato alla centrale operativa della questura quanto successo. La chiamata sarebbe avvenuta solo 23 minuti dopo.

Carlo Conti: «Io meloniano? Sono un uomo libero»

Nella prima conferenza stampa della 76esima edizione del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti è tornato (imbeccato dalla stampa) sulle polemiche politiche che hanno fatto seguito all’annunciata presenza – poi saltata – di Andrea Pucci sul palco dell’Ariston. «Quando c’era Renzi sono stato definito renziano, oggi meloniano, domani sarò cinquestelliano. Per fortuna in questi 40 anni sono un uomo libero, ci tengo a essere indipendente nel mio lavoro. In televisione sono un giullare e orgogliosamente faccio il giullare», ha detto Conti.

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Conti: «Meloni può venire a Sanremo se compra il biglietto»

Dopo aver smentito di essere meloniano, Conti ha anche negato di aver invitato la presidente del Consiglio all’Ariston: «Fantascienza pura. Non ho nessun rapporto con lei. Io credo che la mia storia parli per me, parli per gli ospiti che ho portato al festival. Sanremo l’ho fatto con un governo e l’ho fatto con un altro». E poi: «La premier è una cittadina libera, se compra il biglietto e vuole venire, può venire. Come qualsiasi altro cittadino. Non è che decido io chi può venire o non venire a vedere il Festival».

Sul forfait di Pucci: «Dispiace umanamente e professionalmente»

Conti ha inoltre confermato di non aver ricevuto pressioni per far approdare Pucci a Sanremo: «Ripeto e sottolineo: preferisco che si dica che io non so fare il mio mestiere piuttosto che qualcuno dica che mi hanno obbligato a prendere qualcuno o mi hanno tirato per la giacca per favorire questo o quel comico o artista su quel palcoscenico». Il presentatore si è poi detto stupito dalle polemiche attorno alla figura del comico milanese: «È stato ospite di miliardi di trasmissioni, ha fatto programmi di grande successo, a settembre gli abbiamo dato il premio all’Arena di Verona per i suoi incassi. Sono andato a teatro a vederlo e non ci ho trovato niente di sconvolgente. Quando penso di invitare un artista non è che gli chiedo cosa pensa, cosa vota, da che parte è». Quanto alla rinuncia da parte del comico, Conti ha dichiarato: «Mi dispiace umanamente e professionalmente per lui. Da un lato lo posso anche capire, perché voi tutti eravate testimoni di quello che è successo a un grande fuoriclasse con Maurizio Crozza su quel palcoscenico: quindi lui ha avuto paura di reazioni. Ha preferito fare un passo indietro».

Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi

Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita a Niscemi, il comune siciliano in provincia di Caltanissetta colpito dal ciclone Harry. Il capo dello Stato ha voluto toccare con mano la situazione che la popolazione sta vivendo dal 25 gennaio, quando una parte dell’abitato è stata inghiottita da una frana e un centinaio di famiglie hanno perso per sempre le loro case. Dopo aver sorvolato l’area in elicottero, Mattarella è stato accolto dal sindaco Massimiliano Valentino Conti e ha fatto un giro nelle strade del centro storico. Si è recato anche alla scuola Mario Gori sgomberata dopo la frana. «È difficile in queste condizioni, lo capisco. Nelle case c’erano gli affetti, c’era la vostra vita. Lo capisco bene. Per questo sono venuto qui per far vedere che il sostegno si mantiene alto. Ci siamo e stiamo lavorando per Niscemi», ha detto. La sua visita segue quella della premier Giorgia Meloni, che aveva annunciato lo stanziamento di 150 milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio.

Nuove accuse per l’ex principe Andrea: «Massaggi a spese dei contribuenti»

Nuove accuse contro l’ex principe Andrea, arrestato e poi rilasciato con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio. Alcuni ex alti funzionari britannici hanno dichiarato alla Bbc che l’uomo addebitava regolarmente ai contribuenti del Regno Unito spese personali per «massaggi» e costi di viaggio «eccessivi» durante il suo mandato come inviato speciale per il Commercio nel periodo dal 2001 al 2011.

Una fonte: «I vertici del ministero mi scavalcarono e il conto fu saldato con soldi pubblici»

Un ex dipendente del ministero del Commercio, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha rivelato all’emittente pubblica di essersi opposto a suo tempo alla richiesta di rimborso per «servizi di massaggio» presentata da Andrea dopo una missione in Medio Oriente, ritenendola inappropriata. «Dissi chiaramente che non dovevamo pagare, ma i vertici del ministero mi scavalcarono e il conto fu saldato comunque con soldi pubblici», ha rivelato la fonte. Il ministero chiamato in causa non ha smentito le accuse, limitandosi a rimandare all’inchiesta di polizia in corso.

La giravolta di Salvini sul caso del pusher ucciso a Rogoredo

Rispondendo a una domanda su Carmelo Conturrino, ovvero il poliziotto arrestato per omicidio volontario dello spacciatore Abderrahim Mansouri ucciso a Rogoredo, pur ribadendo di avere «rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine» Matteo Salvini ha affermato che, «se qualcuno invece usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa».

Salvini aveva difeso Cinturrino «senza se e senza ma»

Eppure, come sottolineato da più parti, la sera dell’uccisione di Mansouri – avvenuta il 26 gennaio – a Salvini erano bastati 37 minuti per affermare sui social: «Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma».

Il 29 gennaio, Salvini aveva definito «ingeneroso» indagare per omicidio volontario un agente che ha difeso se stesso la sua vita e i suoi colleghi da un pregiudicato», puntando il dito contro la sinistra che stava «facendo politica sulla pelle di un poliziotto».

Il 30 gennaio, Salvini aveva poi scritto sui social: «Io sto col poliziotto. La Lega lancia una nuova campagna di raccolta firme per sostenere chi ogni giorno difende la nostra sicurezza». E poi: «Solidarietà all’agente di Polizia indagato che, durante un controllo antidroga a Milano, ha fatto il proprio dovere difendendosi. Giù le mani dalle Forze dell’Ordine!».

Lo sparo e la messinscena: perché l’agente è stato arrestato

Secondo quanto emerso dalle indagini – scattate come «atto dovuto» – Cinturrino avrebbe colpito Mansouri e poi, dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo dello spacciatore la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio, organizzando la messinscena dell’arma puntata contro di lui e, dunque, della legittima difesa. In tutto questo, mentre la vittima era a terra agonizzante, Cinturrino non avrebbe chiamato subito i soccorsi, ritardando la telefonata di oltre 20 minuti.

Nasce il nuovo governo in Olanda: chi è Rob Jetten, premier più giovane di sempre

Al via il nuovo governo in Olanda. L’esecutivo di minoranza formato dai progressisti del D66, dai liberali del Vvd e dai cristiano-democratici del Cda ha giurato davanti al re, aprendo una nuova fase politica. A guidarla è Rob Jetten, il più giovane primo ministro nella storia olandese. Il leader del D66, classe 1987, europeista e paladino dei diritti civili, aveva ottenuto una vittoria a sorpresa alle elezioni del 22 ottobre, superando l’ultradestra di Geert Wilders.

È stato ministro del Clima e dell’energia nel quarto governo Rutte

Nasce il nuovo governo in Olanda: chi è Rob Jetten, premier più giovane di sempre
Rob Jetten (Ansa).

Nato il 25 marzo 1987 a Veghel, nel Brabante Settentrionale, Jetten ha studiato presso l’Università Radboud di Nimega, ottenendo un bachelor of arts e poi un master of arts in Pubblica amministrazione. Tra il 2008 e il 2009 è stato presidente nazionale dei Giovani democratici, organizzazione giovanile del D66, mentre nel 2010 è stato eletto come membro del consiglio comunale di Nimega, rimanendo in carica fino al 2017 in qualità anche di capogruppo del partito. Durante le elezioni legislative del 2017 è stato eletto alla Tweede Kamer nelle file del D66 e nel 2018 è stato nominato capogruppo alla seconda camera del parlamento, diventando il più giovane a ricoprire tale carica. Come membro del parlamento è stato tra i principali fautori della legge sul clima tanto da essere stato soprannominato “klimaatdrammer”. Nel 2022 è entrato a far parte del quarto governo Rutte come ministro senza portafoglio del Clima e dell’energia. L’anno successivo è diventato leader dei Democratici 66 succedendo a Sigrid Kaag. Nel 2024 è subentrato a quest’ultimo come ministro delle Finanze (rimanendo in carica per pochi giorni).

L’Italia candida Martina alla guida della Fao

Il governo italiano ha deciso di candidare Maurizio Martina alla guida della Fao, cioè l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che dal 1951 ha peraltro sede a Roma. Lo hanno annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, durante un punto stampa congiunto a Bruxelles: «Presenteremo la candidatura oggi al Consiglio Agrifish. Ci saranno probabilmente altre candidature europee, noi chiederemo una posizione unitaria dell’Europa rispetto ad altre posizioni, altrettanto autorevoli di altri esponenti a livello mondiale, ma crediamo che Martina abbia ben rappresentato l’Italia».

L’attuale direttore generale è Qu Dongyu

L’attuale direttore generale della Fao è il cinese Qu Dongyu, in carica dal 2019. Prima di lui hanno ricoperto l’incarico, a ritroso, il brasiliano José Graziano da Silva (2012-2019), il senegalese Jacques Diouf (1994-2011), il libanese Edouard Saouma (1976-1993), l’olandese Addeke Hendrik Boerma (1968-1975), l’indiano Binay Ranjan Sen (1956-1967), il britannico Herbert Broadley (1956), gli statunitensi Philip Cardon (1954-1956) e Norris Dodd (1948-1953) e il britannico John Boyd Orr (1945-1948).

L’Italia candida Martina alla guida della Fao
Maurizio Martina (Imagoeconomica).

Martina è entrato a far parte della Fao nel 2021

Martina è entrato a far parte della Fao nel 2021, inizialmente come consigliere speciale di Qu e vicedirettore generale aggiunto. Nel 2023 è stato scelto come vicedirettore generale in sostituzione di Laurent Thomas. Membro del Partito democratico, di cui nel 2018 è stato anche segretario reggente a seguito delle dimissioni di Matteo Renzi dopo le elezioni politiche, è stato per quattro anni – 2014/2018 – ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali (nei governi Renzi e Gentiloni).

Perché Lagarde può ricevere somme dalla Bri nonostante il divieto per lo staff Bce

Secondo quanto riferisce il Financial times, alcuni dipendenti della Bce si sarebbero lamentati del fatto che la presidente Christine Lagarde riceva circa 140 mila euro all’anno come membro del consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali, nonostante il divieto della Banca centrale europea sui pagamenti da parte di terzi al proprio personale. Il quotidiano finanziario britannico ha ricordato che generalmente la Bri non divulga i pagamenti individuali ma, in una risposta scritta a due deputati europei, Lagarde ha rivelato di aver ricevuto 130.457 franchi svizzeri nel 2025, pari a circa 140 mila euro.

La presidente non è un membro del personale e non è dunque soggetta alle sue regole

La Banca centrale ha subito risposto che la presidente non è un membro del personale e quindi non è soggetta alle regole del personale, bensì a un codice di condotta dedicato ai funzionari di alto livello. Ha inoltre precisato che l’incarico di Lagarde nel consiglio di amministrazione della Bri comporta «responsabilità di governance e relativi rischi legali», in considerazione dei quali «riceve una remunerazione pagata dalla Bri». Fonti citate dal Financial times hanno dichiarato la presidente avrebbe seguito la prassi dei suoi predecessori Mario Draghi e Jean-Claude Trichet, che avevano anch’essi richiesto l’indennità della Bri. Questi ultimi si sono rifiutati di commentare.

Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi

Giuseppe Conte ha individuato i componenti della squadra di vicepresidenti – ben sei – che guiderà il Movimento 5 stelle, comunicandoli poi tramite social. Confermata con funzione vicaria Paola Taverna, insieme con Michele Gubitosa e Mario Turco: tutti e tre ricoprivano già tale incarico da ottobre 2021. A loro, «con deleghe specifiche, si aggiungeranno Vittoria Baldino, Ettore Licheri e Stefano Patuanelli», ha spiegato Conte. Fino a pochi mesi fa facevano parte dell’ufficio di presidenza uscente anche i deputati Chiara Appendino e Riccardo Ricciardi.

«Ora tocca a voi votare e decidere se siete d’accordo su questa squadra di vicepresidenti. Si voterà venerdì 27 febbraio, tutta la giornata», ha scritto poi Conte rivolgendosi agli iscritti pentastellati. Infine le proposte per la squadra dei coordinatori dei Comitati: Gianluca Perilli (Comitato nazionale progetti), Pasquale Tridico (Comitato per la formazione e l’aggiornamento), Laura Ferrara (Comitato per i rapporti europei e internazionali), Mariassunta “Susy” Matrisciano (Comitato per i rapporti territoriali).

Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi
Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi
Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi
Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi
Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi
Conte sceglie sei vicepresidenti per il M5s: i nomi

Pusher ucciso a Rogoredo, l’agente Cinturrino fermato per omicidio volontario

Carmelo Cinturrino, il poliziotto che il 26 gennaio ha sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri a Rogoredo, è stato fermato con l’accusa di omicidio volontario. Già indagato come «atto dovuto» per il medesimo reato, secondo il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola che hanno coordinato le indagini avrebbe colpito lo spacciatore marocchino quando era disarmato. Solo in un secondo momento, e dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio.

La messinscena organizzata per coprire l’omicidio

«Ha messo la mano in tasca, estratto l’arma e me l’ha puntata contro. Ho avuto paura e gli ho sparato», aveva raccontato l’agente agli investigatori. Menzogne sbugiardate nei giorni successivi anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre la vittima era a terra agonizzante, ma ancora viva, Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi, né avrebbe segnalato alla centrale operativa della questura quanto successo. La chiamata è avvenuta solo 23 minuti dopo, il tempo in cui avrebbe organizzato la messinscena contando sulla «copertura» dei colleghi che erano con lui. Interrogati come indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, costoro hanno ammesso tutto riferendo anche di «arresti fuori dalle regole» e rapporti «sospetti» con alcuni pusher del Corvetto. Forse conosceva anche lo stesso Mansouri, come riferito dai familiari di quest’ultimo secondo i quali «Cinturrino gli estorceva 5 grammi di coca e 200 euro al giorno».

Usa-Iran, corsa contro il tempo per un accordo sul nucleare: gli scenari

In attesa di capire se arriveranno risultati tangibili dal nuovo round di colloqui con Teheran previsti giovedì 26 febbraio a Ginevra, Donald Trump continua a valutare la possibilità di un attacco mirato sull’Iran, per ammorbidire la posizione del regime degli ayatollah sul nucleare. La tensione lungo l’asse Washington-Teheran continua a salire. Il punto.

Fissati nuovi colloqui: l’Iran però tarda a consegnare la bozza di accordo

Il New York Times ha definito quelli di giovedì, annunciati dal mediatore dell’Oman, come «negoziati disperati per evitare un conflitto militare». I colloqui sono stati fissati, ma sono in ogni caso subordinati a una condizione: la consegna da parte dell’Iran, entro 48 ore, di una bozza di accordo agli inviati americani. Venerdì 20 febbraio il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, intervistato da Msnbc, aveva annunciato che «entro due o tre giorni» avrebbe sottoposto alle sue controparti statunitense la proposta di Teheran per un accordo sul nucleare.

Usa-Iran, corsa contro il tempo per un accordo sul nucleare: gli scenari
Abbas Araghchi (Ansa).

Trump sarebbe comunque propenso a un iniziale attacco mirato

Secondo quanto riporta il New York Times citando fonti vicine alla Casa Bianca, Trump ha detto ai suoi consiglieri che, se la diplomazia o un iniziale raid mirato degli Usa non indurranno l’Iran a cedere alle richieste statunitensi di rinunciare al programma nucleare, allora prenderà in considerazione un attacco molto più grande nei prossimi mesi, volto a estromettere i leader della Repubblica Islamica. Un attacco iniziale Usa, scrive il Nyt, potrebbe avere come obiettivo il quartier generale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, così come alcuni siti nucleari del Paese. Se il raid immediato (verrso cui Trump è comunque propenso) non dovesse convincere Teheran, gli Usa inizierebbero a lavorare a un massiccio attacco militare entro la fine del 2026, con l’obiettivo di rovesciare l’ayatollah Ali Khamenei. Intanto Washington sta rafforzando la potenza di fuoco nella regione.

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Donald Trump (Ansa).

L’Iran: «Pronti a colpire la basi degli Stati Uniti nella regione»

«Credo che ci sia ancora una buona possibilità di avere una soluzione diplomatica che sia una vittoria per entrambi», ha detto Araghchi in un’intervista a Cbsnews, in vista dei nuovi colloqui. Poi ha aggiunto: «Se gli Stati Uniti ci attaccheranno, allora noi avremo tutto il diritto di difenderci. O nostri missili non possono colpire il suo americano e quindi dovremo colpire qualcos’altro le basi americane nella regione». Nel corso degli ultimi colloqui a Ginevra, Teheran ha aperto alle ispezioni dell’Aiea nei siti nucleari della Repubblica Islamica, compresi quelli sotterranei, ma ha blindato il suo programma missilistico, sul quale non intende fare concessioni. L’Iran inoltre si è detto disposto a discutere di limitazioni al suo programma nucleare solo in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, che stanno mettendo in ginocchio l’economia del paese, escludendo però l’arricchimento zero dell’uranio.

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Manifesto dell’ayatollah Khamanei a Teheran (Ansa).

Khamenei intanto prepara piani di emergenza in caso di sua uccisione

Intanto, scrive il Nyt, l’ayatollah Khamenei ha impartito istruzioni per designare la linea di successione dell’attuale leadership in caso di sua uccisione durante eventuali attacchi da parte degli Stati Uniti o di Israele La Guida suprema dell’Iran avrebbe previsto «quattro livelli di avvicendamento» per tutte le cariche militari e politiche più importanti. Khamenei avrebbe affidato il compito di «garantire la sopravvivenza della Repubblica Islamica» a un suo uomo di massima fiducia: il responsabile della sicurezza nazionale Ali Larijani, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie, che di recente ha supervisionato la brutale repressione delle proteste popolari nel Paese. Non essendo un alto esponente del clero sciita, Larijani difficilmente sarà il successore di Khamenei a capo della teocrazia iraniana. Tuttavia sarebbe lui a gestire in prima persona la crisi.