Dopo essere stato chiamato in causa dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alle correnti del Consiglio superiore della magistratura (Csm), il magistrato Nino Di Matteo ha affermato che «proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale (ndr quella che si voterà al referendum del 22 e 23 marzo) invece di risolvere il problema finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un sempre più stringente controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura, con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino».
Cos’aveva detto Nordio
Nell’intervista al Mattino che ha causato polemiche tra le opposizioni e la stessa magistratura, Nordio aveva definito le correnti del Csm come parte di un «meccanismo para-mafioso», parlando di «verminaio correntizio» e «mercato delle vacche». Dopo le critiche ricevute, si era giustificato sostenendo di aver espresso la stessa opinione di alcuni magistrati, tra cui proprio Di Matteo: «Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di mentalità e metodo mafioso». Di qui la replica del pm, che ha accusato il Guardasigilli di aver strumentalizzato le sue dichiarazioni.
Gli architetti di fama internazionale Stefano Boeri e Cino Zucchi, entrambi docenti al Politecnico di Milano, sono stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta e false dichiarazioni sul conflitto d’interessi per il caso del concorso per la realizzazione della nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) a Milano. Lo ha deciso il gup Fabrizio Filice, che ha mandato a processo anche gli altri quattro professionisti indagati, fissando la prima udienza per il 17 aprile.
Stefano Boeri (Ansa).
Cosa è emerso dalle indagini sul concorso del 2022
Stando alle indagini, Boeri e Zucchi non avrebbero dichiarato il loro conflitto di interessi in vista del concorso, conservando rispettivamente i ruoli di presidente e componente nella commissione aggiudicatrice che – a luglio 2022 – ha proclamato vincitrice una cordata di cui facevano parte alcuni loro allievi o partner professionali: Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi, ricercatori sempre alla facoltà di Architettura del Politecnico, e Pier Paolo Tamburelli dello studio Baukuh, anche loro finiti a processo. Il caso riguarda anche l’imputato Andrea Caputo, progettista che arrivò terzo al concorso.
Cino Zucchi (Ansa).
Per le difese non ci furono favoritismi o accordi illeciti
Secondo l’accusa ci sarebbero stati accordi (documentati da chat) per assegnare la gara indetta dal Comune. Per le difese vinse invece il progetto migliore, senza favoritismi e tantomeno accordi illeciti. Quanto ai possibili conflitti di interessi, non furono segnalati perché le regole della gara prescrivevano di farlo solo per rapporti di collaborazione economica “in corso”.
Warner Bros starebbe valutando di riaprire le trattative con Paramount. Secondo un’anticipazione di Bloomberg, i membri del Board starebbero valutando se l’azienda possa essere in grado di offrire un accordo migliore rispetto all’attuale intesa con Netflix. Nessuna decisione sarebbe ancora stata presa al riguardo, si starebbe semplicemente valutando se la nuova offerta migliorativa presentata da Paramount sia da tenere in considerazione. La casa di produzione americana ha mantenuto invariato il corrispettivo per azione ma ha offerto denaro cash aggiuntivo per ogni trimestre che trascorrerà dopo il 2026 senza accordo. Una sorta di “risarcimento” per gli azionisti, per compensarli del maggior tempo trascorso dopo il 31 dicembre 2026. La società si è anche impegnata a coprire l’eventuale penale prevista per la rottura dell’accordo con Netflix, per un valore di 2,8 miliardi di dollari, e si è anche offerta di sostenere il rifinanziamento del debito di Warner Bros.
In vista dei nuovi colloqui con gli Stati Uniti in programma a Ginevra, l’Iran apre alle ispezioni nei siti nucleari della Repubblica Islamica, compresi quelli sotterranei, ma blinda il suo programma missilistico, sul quale non intendere fare concessioni. Ali Larijani, segretario del Consiglio superiore per la sicurezza dell’Iran, ha dichiarato: «Per dimostrare che l’Iran non è alla ricerca di armi nucleari, permetteremo agli ispettori dell’Aiea di ispezionare i nostri siti nucleari, anche quelli che si trovano nel sottosuolo e sulle montagne». Poi ha aggiunto: «Sulla questione la questione missilistica, che riguarda la sicurezza nazionale, non siamo disponibili a negoziare».
Aragchi: «La sottomissione alle minacce non è sul tavolo»
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, a Ginevra per nuovi colloqui dopo quelli che si sono svolti in Oman, ha affermato che «i negoziati devono essere equi, significativi e privi di tattiche dilatorie». La delegazione americana sarà guidata ancora dall’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, e da Jared Kushner, consigliere di Donald Trump nonché suo genero. Prima di vedere gli americani, Araqchi ha in programma un incontro con Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, e altri esperti nucleari. In un post su X il ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che «la sottomissione alle minacce non è sul tavolo dei negoziati».
L’Iran continua a escludere l’arricchimento zero dell’uranio
Gli Stati Uniti stanno tentando di ampliare la portata dei colloqui a questioni non nucleari, come l’arsenale missilistico dell’Iran, su cui però Teheran continua a fare muro. La Repubblica Islamica, che ha appunto aperto alle ispezioni dell’Aiea, si è detta disposta a disposta a discutere di limitazioni al suo programma nucleare solo in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, che stanno mettendo in ginocchio la sua economia, escludendo però l’arricchimento zero dell’uranio.
La USS Gerald R. Ford (Ansa).
Continua intanto a salire la tensione tra Usa e Iran
La tensione lungo l’asse Washington-Teheran continua intanto a salire. Con l’obiettivo di costringere la Repubblica Islamica a stringere un accordo sul suo programma nucleare, Donald Trump ha infatti inviato in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo: la USS Gerald R. Ford, che va dunque ad affiancarsi alla USS Abraham Lincoln, da tempo presente nel Mar Arabico, rafforzando la potenza di fuoco statunitense nella regione. Come hanno riferito alla Reuters alcuni funzionari vicini alla Casa Bianca, gli Usa «si stanno preparando all’eventualità di una campagna militare prolungata se i colloqui non dovessero avere successo». Intanto, la protezione civile iraniana ha tenuto un’esercitazione di difesa nella Pars Special Economic Energy Zone per rafforzare la preparazione a potenziali incidenti chimici nel polo energetico situato nella parte meridionale del Paese.
Il Comune di Crans Montana era a conoscenza di disfunzioni nei servizi comunali da almeno due anni prima che accadesse la strage di Capodanno al Constellation. È quanto emerge da un audit interno realizzato nel 2023, il quale rivela che in quell’anno il Municipio era stato informato di carenze all’interno dei servizi comunali, in particolare quello incaricato dei controlli antincendio degli esercizi pubblici. Il rapporto, dal titolo Sintesi di un audit sommario sul modo di funzionamento del Comune di Crans-Montana in termini di management, organizzazione e comunicazione, è datato 31 agosto 2023.
Il report segnala sovraccarichi di lavoro e ritardi nelle scadenze
L’audit mette in luce problemi di gestione del personale, evocando «casi disciplinari non gestiti o ignorati» nonché «rifiuti di incarico» da parte di alcuni collaboratori. Il documento segnala poi una mancanza di mezzi: «Le risorse, il personale e il tempo a disposizione rispetto alle missioni attese (dai capi servizio) sono inadeguati. (…) Questa situazione genera un sovraccarico di lavoro in alcuni servizi (…) e ritardi nelle scadenze». Questa problematica riguarda direttamente il servizio incaricato dei controlli antincendio che non ha effettuato le visite annuali obbligatorie, come quella del Constellation, in violazione della legislazione vallesana. L’ultima ispezione risale al 2019 per il bar. L’audit è stato consegnato al Municipio di Crans-Montana il 31 ottobre 2023 e, secondo diverse fonti anonime, il Comune ha applicato solo marginalmente le misure correttive suggerite, in particolare all’interno del servizio della sicurezza pubblica.
Nessun commento da parte del Comune
Contattato dai media svizzeri, il Municipio ha dichiarato: «Il Comune di Crans-Montana non commenta quanto rientra nella procedura in corso. Di conseguenza per il momento non viene concessa alcuna intervista. Il Comune di Crans-Montana collabora con le autorità giudiziarie per permettere loro di stabilire i fatti e determinare le responsabilità. Nell’ipotesi in cui la responsabilità del Comune sia coinvolta, questa sarà assunta»
Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato ulteriori misure per rafforzare il controllo dello Stato ebraico sulla Cisgiordania e facilitare il possesso di terreni da parte dei coloni. Domenica 15 febbraio è infatti arrivato il semaforo verde all’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati della West Bank che permetterà di dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di presentare documenti che ne attestino la titolarità. Tutto questo dopo decenni di occupazione e guerra, in cui la documentazione potrebbe essere andata persa o distrutta: di fatto, l’obiettivo è l’espropriazione di massa dei territori palestinesi. «Stiamo proseguendo la rivoluzione degli insediamenti e rafforzando la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio», ha dichiarato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, tra i promotori del piano assieme a Yariv Levin (Giustizia) e Israel Katz (Difesa).
The Palestinian Authority is currently advancing illegal land registration procedures in Area C, in violation of the law and existing agreements.
Contrary to misinformation spread by inciting parties, the Israeli government today approved an administrative measure within the…
Era dal 1967 che Tel Aviv non procedeva alla registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Il nuovo piano riguarderà l’Area C della West Bank individuata dagli Accordi di Oslo, dove vivono oltre 300 mila palestinesi. Essa costituisce circa il 60 per cento dell’intera Cisgiordania, di fatto sotto il pieno controllo militare israeliano.
Bezalel Smotrich e Benjamin Netanyahu (Ansa).
Anp: «Flagrante violazione del diritto internazionale»
«Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale», che equivale a una «annessione de facto». Così l’ufficio di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha definito il piano di Israele, invitando la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Hamas ha definito quello del governo di Netanyahu un «tentativo nullo e privo di valore» di «giudaizzare» la Palestina. Anche Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno condannato la mossa di Tel Aviv, che già la scorsa settimana aveva annullato il divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali. Il divieto di cessione di terreni ai non musulmani risaliva al periodo di amministrazione da parte della Giordania (1948-1967): finora le persone non di fede islamica non potevano acquistare terreni a titolo personale, ma solo tramite società private.
Presidency slams Israel's decision allowing it to classify West Bank land as 'state property,' warning of the serious consequences of the decision which constitutes a grave escalation & a flagrant violation of int'l law that nullifies signed agreements
Non si placa lo scontro politico e istituzionale sul referendum sulla giustizia. Dopo lo scalpore per le dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, secondo cui «voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», sono le parole del ministero della Giustizia Carlo Nordio a gettare benzina sul fuoco. Il Guardasigilli ha infatti definito le correnti del Consiglio superiore della magistratura (Csm) parte di un «meccanismo para-mafioso», scatenando reazioni durissime da parte dell’opposizione, della magistratura associata e di numerosi esponenti istituzionali.
Cos’ha detto Nordio sulle correnti del Csm
Entrando più nel dettaglio, in un’intervista al Mattino Nordio ha criticato duramente il funzionamento interno del Csm, sostenendo che le correnti avrebbero creato una «consorteria autoreferenziale» basata su logiche di potere e carriera. Secondo lui, l’iscrizione alle correnti sarebbe determinante per l’avanzamento di carriera, perché senza l’appoggio di una di esse o di un “padrino” un magistrato sarebbe penalizzato. Durante le elezioni del Csm, inoltre, si creerebbero dinamiche di scambio di favori. Il ministro ha quindi difeso la proposta del sorteggio per la selezione dei membri del Consiglio, sostenendo che questo sistema potrebbe «rompere il meccanismo para-mafioso» e superare quello che ha definito un «verminaio correntizio» e un «mercato delle vacche».
Gratteri: «Parole inaccettabili»
Dura la reazione di Gratteri, che in un’intervista a Repubblica ha definito le parole del ministro «inaccettabili», sostenendo che affermazioni di questo tipo non necessitano neppure di commento per la loro gravità.
Nicola Gratteri (Ansa).
La reazione delle opposizioni
Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno suscitato immediate proteste anche da parte delle opposizioni. Tra i più critici la segretaria del Partito democratico Elly Schlein e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che l’hanno accusato di aver superato il limite del confronto politico, attaccando l’indipendenza della magistratura. Intervenendo a un evento a Bari, Schlein ha dichiarato: «Quando ho letto stamattina le parole di Nordio non potevo crederci. E ora non posso credere che siano passate le 11 e nessuno del governo abbia ancora detto qualcosa. Capisci quanto è grave tutto questo? Non è accettabile che un ministro della Repubblica utilizzi parole che alimentano uno scontro istituzionale. Nordio deve scusarsi e la presidente Meloni prendere le distanze. Una guerra tra istituzioni non fa bene al Paese. Ci sono limiti che non vanno superati nemmeno in campagna elettorale, soprattutto sapendo qual è stato l’altissimo prezzo pagato dalla magistratura nella lotta alle mafie. Paragonare i giudici ai mafiosi è un insulto insopportabile alla memoria di uomini come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Cesare Terranova e tanti altri che hanno servito lo Stato pagando con la vita». Dal canto suo, Conte ha così commentato sui suoi social: «Dovrebbero solo chiedere scusa ai tanti che lavorano nel nostro sistema di giustizia, alla memoria dei tanti giudici che hanno perso la vita per combattere la mafia, quella vera. È davvero incredibile vedere un governo che getta fango e ombre sulle istituzioni e su servitori dello Stato solo per portare a casa una riforma che mira a salvare i politici e i governi dalle inchieste».
La replica: «Indignazione scomposta»
Nonostante le polemiche, Nordio ha respinto le accuse, definendo «scomposta» l’indignazione per le sue dichiarazioni e ribadendo di aver semplicemente citato opinioni espresse in passato da magistrati tra cui Nino Di Matteo. In un colloquio con il Corriere della sera, Nordio ha dichiarato di aver raccolto numerose dichiarazioni critiche sul correntismo e di essere pronto a citarle pubblicamente durante la campagna referendaria. Ha inoltre escluso qualsiasi rischio politico per il governo in caso di vittoria del No al referendum, affermando che la consultazione riguarda esclusivamente la riforma della giustizia e non la stabilità dell’esecutivo.
È morto a 52 anni Federico Frusciante, noto su Internet per le recensioni e i video di analisi sul cinema pubblicati sul suo canale YouTube, che conta circa 120 mila iscritti. Nato a Pontedera nel 1973, aveva aperto a Livorno un negozio di videocassette e DVD a noleggio, chiamato Videodrome (omaggio al film di David Cronenberg), che in città – e non solo – era diventato un punto di riferimento per tanti cinefili e, in generale, un presidio culturale. E proprio nel suo videonoleggio (tenuto aperto fino al 2022) Frusciante aveva cominciato a pubblicare i primi video di critica cinematografica. Parallelamente all’attività commerciale, aveva costruito una forte presenza come divulgatore, tanto da essere invitato a tenere lezioni in ambito universitario e a far parte della giuria in festival internazionali. Di recente assieme a Davide Marra (Mr. Marra), Francesco Alò e Mattia Ferrari (Victorlaszlo88) aveva avviato il progetto collettivo I Criticoni.
Non c’è pace per il Louvre. Dopo il clamoroso furto di gioielli avvenuto il 19 ottobre 2025 e la truffa milionaria legata ai biglietti del museo parigino – appena venuta alla luce – ecco un incidente che ha messo a repentaglio diverse opere. La rottura della tubatura della caldaia ai piani superiori ha infatti danneggiato il soffitto della sala 707, affrescata nel 1819 dal pittore Charles Meynier, provocando anche l’allagamento della 706. Si tratta di due stanze dove sono conservate alcuni capolavori italiani come ‘Il calvario con San Domenico in preghiera” del Beato Angelico e ‘Il Cristo benedicente’ di Bernardino Luini.
L’allagamento della Biblioteca delle Antichità Egizie
C’è da dire, che in realtà, il Louvre fa letteralmente acqua da tempo. A inizio dicembre un’altra fuga d’acqua da una tubatura, che era già stata segnalata come difettosa il 26 novembre, aveva causato gravi danni a centinaia di riviste di egittologia e documentazione scientifica utilizzata dai ricercatori, risalenti a fine Ottocento-inizio Novecento.
Il Louvre affollato di visitatori (Ansa).
La maxi-frode su biglietti e visite guidate
La procura di Parigi il 10 febbraio ha fermato nove persone, con l’accusa di truffa ai danni del museo del Louvre e della reggia di Versailles, stimati in oltre 10 milioni di euro. Gli arrestati avrebbero messo in piedi una maxi-frode che lucrava su visite guidate e biglietti, riutilizzando più volte i ticket per persone diverse o rivendendoli a prezzi maggiorati, grazie a contatti interni per aggirare i controlli. Tra i sospetti fermati ci sono due dipendenti del Louvre, alcune guide turistiche e una persona che gli inquirenti ritengono essere l’organizzatore della truffa. Nell’ambito delle indagini sono stati sequestrati 957 mila euro in contanti e 486 mila euro in vari conti bancari.
Il clamoroso furto del 19 ottobre 2025
Risale invece al 19 ottobre 2025 il clamoroso furto di alcuni preziosissimi gioielli della Corona d’epoca napoleonica. Tra essi un diadema e una collana dal set di zaffiri delle regine Maria Amalia e Ortensia, una collana di smeraldi e orecchini dal set di Maria Luisa, e un grande fiocco-spilla da corpetto dell’imperatrice Eugenia. Il colpo, avvenuto in pieno giorno nella Galleria d’Apollon e durato appena quattro minuti, ha fruttato un bottino stimato di 88 milioni di euro. Ed evidenziato, ovviamente, enormi falle nella sicurezza del Louvre.
Protesta del lavoratori del Louvre (Ansa).
Gli altri problemi del Louvre
Il Louvre, finito nel mirino delle critiche anche per i pochi bagni a disposizione dei moltissimi visitatori e la vetustà delle strutture, è finito nel mirino anche dei suoi stessi dipendenti, che di recente hanno più volte indetto sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro.
Gli Epstein Files continuano a mietere vittime. A stretto giro dalle dimissioni di Kathryn Ruemmler da responsabile legale di Goldman Sachs, ha infatti lasciato gli incarichi di presidente e amministratore delegato del gigante della logistica DP World il sultano Ahmed bin Sulayem. Quest’ultimo, fratello di Mohammed Ben Sulayem presidente della FIA, era finito sotto pressione affinché si dimettesse dopo la pubblicazione di compromettenti messaggi scambiati con Epstein, che avevano portato alcuni possibili partner commerciali alla sospensione di nuovi accordi con DP World.
I messaggi scambiato con Epstein e quel cenno al «video della tortura»
Documenti divulgati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti hanno infatti rivelato che Sulayem nel 2015 inviò un’e-mail a Epstein, dicendogli che due anni prima aveva incontrato una studentessa di un’università americana a Dubai, con cui aveva fatto «il miglior sesso» della sua vita. Sulayem era stato inoltre destinatario di un’e-mail in cui Epstein affermava: «Ho adorato il video della tortura». Sulayem non è stato accusato di alcun illecito penale, ma comunque ha lasciato il timone del più grande operatore portuale di Dubai, di cui era presidente dal 2007 e ceo dal 2016. Il governo dell’emirato ha comunicato che ad assumere i due ruoli saranno rispettivamente Essa Kazim e Yuvraj Narayan.
Petrecca di nuovo nei guai. Dopo le critiche per la sua telecronaca della cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, il direttore di RaiSportè finito nel mirino per le sue spese pazze,segnalate il 3 febbraio durante una riunione con il capo del personale. Lo riporta Repubblica, spiegando che si tratta di assunzioni, promozioni e gratifiche distribuite come mai prima. A ciò si aggiungano consulenze esterne per 640 mila euro in più rispetto all’anno precedente. Nel 2024, il budget delle rubriche — tra cui Domenica sportiva, Dribbling e Il processo — ammontava a 1,7 milioni. Nel 2025, da marzo imputabile all’attuale gestione, è schizzato a 2,34 milioni.
«Quello che stiamo facendo è la reazione a un regime». Non usa mezzi termini l’irlandese Dominick Skinner, creatore di ICE List. Put ICE on ice è il claim che riassume l’obiettivo del sito: porre fine alle operazioni della United States Immigration and Customs Enforcement. «Si tratta di un progetto di open journalism con il fine di raccogliere e condividere informazioni che possano essere utili per perseguire legalmente gli agenti dell’agenzia», viene spiegato. Tutto è cominciato a giugno 2025, con le minacce della segretaria alla Sicurezza Usa, Kristi Noem: chiunque negli States avesse reso pubblica l’identità degli uomini dell’ICE sarebbe stato arrestato. «Ho rilanciato la notizia e mi sono detto: “Beh, non siamo negli Stati Uniti, quindi mandateli da noi”», ha raccontato al Guardian il 31enne. Subito contattato da alcuni investigatori privati, Skinner ha cominciato a ragionare su come muoversi. Poi sono arrivati i volontari e le visualizzazioni.
Alcuni agenti dell’Ice in Minnesota (Ansa).
Le fonti, la verifica dei dati e la pubblicazione
Attualmente ICE List funziona come una piattaforma di crowdsourcing: gli utenti inviano informazioni che poi vengono valutate dai collaboratori del sito. Attualmente sono 500, ma ci sono almeno altre 300 persone che si sono rese disponibili. Una volta verificati i dati, nomi, posizioni, foto di agenti e di altri soggetti coinvolti nella linea dura dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione sono messi online. Tranne il domicilio e il numero di telefono. Le fonti, spiega Skinner, sono molteplici: fughe di notizie, vicini di casa, personale di bar e hotel. A una piccola percentuale di nominativi si è arrivati grazie all’intelligenza artificiale e al riconoscimento facciale (gli stessi strumenti utilizzati dall’ICE per localizzare i suoi ‘obiettivi’). La verifica, invece, avviene attraverso dati open source: «Abbiamo identificato il 90 per cento degli agenti attraverso informazioni che loro stessi avevano reso pubbliche sui social network. Noi ci limitiamo a renderle disponibili a un un pubblico più ampio». Certo, il team ha commesso qualche errore e alcuni elenchi sono stati rimossi perché inesatti o perché comprendevano persone che avevano lasciato l’agenzia.
Un’operazione ICE a Minneapolis (Ansa).
I dem contro lo strapotere dell’ICE
L’anonimato e l’impunità con cui gli uomini dell’ICE e della U.S. Customs and Border Protection (responsabili dell’uccisione lo scorso gennaio di Renée Good e Alex Pretti) si muovono nelle strade di Minneapolis indossando maschere e passamontagna è oggetto di un acceso dibattito politico negli Usa. Al Congresso i democratici hanno minacciato di bloccare i finanziamenti al dipartimento per la Sicurezza interna (DHS) se non saranno apportati cambiamenti radicali: gli agenti dovranno “togliersi la maschera”, indossare bodycam, portare con sé un documento d’identità valido. Il leader dem al Senato, Chuck Schumer, ha ribadito la necessità di «tenere a freno l’ICE e porre fine alla violenza». Richieste che il DHS finora ha rispedito al mittente perché, a suo dire, esporrebbero gli agenti a troppi rischi.
Il leader democratico al Senato Chuck Schumer (Getty).
Il boicottaggio di Meta
Gli americani però hanno le idee più chiare: secondo un sondaggio Ipsos/Reuters di fine gennaio, il 58 per cento degli intervistati giudica le tattiche utilizzate dall’ICE eccessivamente sproporzionate e il 53 per cento non approva la linea dura di Trump sugli immigrati. Solo il 39 per cento continua a sostenere il governo di Washington anche sugli arresti e le espulsioni. Per questo ICE list può funzionare anche da deterrente: secondo Skinner, infatti, ciò che gli agenti vogliono evitare è l’esclusione dalla vita sociale, che sarebbe quasi inevitabile una volta identificati. Per ora, però, a essere boicottato è stato solo il sito. Meta, infatti, ha iniziato a bloccare la condivisione dei link su Instagram, Facebook e Threads (su Whatsapp non sono stati registrati problemi). Una ‘censura’ che non ha certo sorpreso Skinner visto che come ha ricordato Mark Zuckerberg sedeva alle spalle di Trump durante il suo insediamento.
«L’ordine mondiale del dopoguerra non esiste più». Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Conferenza di Monaco, in corso in Baviera, che vede in cima all’agenda l’Ucraina e il rafforzamento delle difese europee in ambito Nato, oltre alle crisi in Medio Oriente e l’Iran. Il tutto sullo sfondo crescenti tensioni tra Europa e Stati Uniti, evidenziate appunto da Merz.
Merz ha dichiarato che «Vance aveva ragione»
«Tra l’Europa e gli Stati Uniti si è aperto un divario. JD Vance lo aveva detto molto apertamente un anno fa qui a Monaco. E aveva ragione. La lotta culturale del movimento Maga non è la nostra», ha detto Merz, sottolineando che in Europa «la libertà di parola finisce quando questa si rivolge contro la dignità umana e la Costituzione». E poi: «Temo che dobbiamo dirlo in termini ancora più chiari: l’ordine di sicurezza mondiale del dopoguerra, per quanto imperfetto fosse anche nei suoi momenti migliori, non esiste più». Anzi, ha aggiunto, «sta per essere distrutto».
Friedrich Merz (Imagoeconomica).
Merz: «Gli Usa non sono così potenti da farcela da soli»
«L’Europa deve risolvere il problema della sua dipendenza autoinflitta dagli Stati Uniti per riequilibrare le relazioni transatlantiche», in questa nuova «era della rivalità tra grandi potenze». Il Vecchio Continente «non può più dare per scontata l’Alleanza transatlantica», che «va ricostruita su basi concrete». Al tempo stesso, gli Stati Uniti «devono capire che neanche loro sono abbastanza potenti per farcela da soli», ha avvertito Merz.
Uscirà a fine aprile, con un titolo leggermente diverso (Giorgia’s Vision) e una prefazione del vicepresidente J.D. Vance il libro di Giorgia Meloni negli Stati Uniti. Lo ha riferito la giornalista americana Sophia Cai, autrice di West Wing Playbook, la newsletter di Politico dedicata alle notizie sulla Casa Bianca. L’opera, uscita in Italia nel 2023, è una conversazione fra la premier e il giornalista Alessandro Sallusti che affronta diversi temi, dalla guerra in Ucraina alla crisi dell’energia, dalla transizione ecologica all’inflazione. Sulla copertina, che la giornalista ha condiviso su X, c’è una citazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: «[Meloni è] uno dei veri leader del mondo».
New: Vice President JD Vance wrote the forward for Italian Prime Minister Giorgia Meloni’s upcoming book, “Giorgia’s Vision,” set for release in late April. pic.twitter.com/5vgU7HORtT
Nel libro precedente la prefazione del figlio di Trump
Non è la prima volta che un esponente del mondo Maga fa una prefazione a un’opera della premier. Il primo libro, Io sono Giorgia, era uscito negli Usa con un’introduzione scritta dal figlio del presidente americano, Donald Trump Jr. Allora il tycoon stesso le fece uno spot, con tanto di post su Truth in cui aveva scritto: «Meloni ha scritto un nuovo libro, sta svolgendo un bellissimo lavoro».
Per la prima volta nella storia del Festival di Sanremo, il cast della kermesse – conduttori e cantanti in gara – è stato ricevuto al Quirinale da un presidente della Repubblica. È successo oggi, venerdì 13 febbraio. Quasi tutti in completi e cappotti scuri per la grande occasione dell’incontro con Sergio Mattarella. Ma le “deroghe” ci sono state, eccome: J-Ax si è presentato con il cappello da cowboy e i pantaloni con le frange, le Bambole di Pezza in shorts e anfibi, Dargen D’Amico con occhiali fuxia e Ditonellapiaga con la minigonna blu. La coconduttrice Laura Pausini ha scelto un look total white, così come Elettra Lamborghini.
Mattarella ha ricordato il “suo” primo Festival di Sanremo
«Avevo 10 anni, la ricordo bene. Ricordo tra l’altro la voce inconfondibile, trascinante del presentatore Nunzio Filogamo. La voce, come sapete, si diffondeva soltanto attraverso la radio e tutti si chiedevano ma che volto avesse quella voce così trascinante del presentatore del Festival», ha detto Mattarella rievocando il “suo” primo Saremo: «Ricordo soprattutto quanto il Festival anche allora registrasse un amplissimo coinvolgimento popolare nel nostro Paese. Un coinvolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai, che ha accompagnato anno per anno il Festival, conducendolo nelle case degli italiani».
Foto di gruppo al Quirinale con Sergio Mattarella e il cast di Sanremo (Ansa).
Conti: «Mattarella presidente molto pop»
All’uscita da Quirinale, Conti ha definito l’incontro «bellissimo, molto emozionante» e Mattarella «un presidente molto pop». Il capo di Stato «ha detto parole straordinarie sulla musica», ha aggiunto il conduttore. «Sono commossa. Spesso veniamo definiti giullari, la musica è anche divertimento, ma facciamo questo lavoro sinceramente, cercando di dare qualità, con la consapevolezza di rappresentare l’Italia», ha detto Pasini, ricordando che Mattarella ha evidenziato quanto la musica sia una parte importante della cultura popolare del Paese.
Sale ancora la tensione tra Stati Uniti e Iran. Con l’obiettivo di costringere la Repubblica Islamica a stringere un accordo sul suo programma nucleare, Donald Trump ha infatti inviato in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo: la USS Gerald R. Ford, che va dunque ad affiancarsi alla USS Abraham Lincoln, da tempo presente nel Mar Arabico, rafforzando la potenza di fuoco statunitense nella regione.
Donald Trump (Ansa).
Trump rafforza la potenza di fuoco dopo i colloqui in Oman
Il primo round di colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran si è tenuto il 6 febbraio a Muscat, in Oman. Ma il vertice, a cui hanno preso parte il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, non ha portato risultati di rilievo. Teheran, tramite Mohammad Eslami, capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, ha messo sul tavolo la diluizione dell’uranio arricchito al 60 per cento, in cambio della revoca delle sanzioni Usa che stanno mettendo in ginocchio l’economia del Paese.
La USS Ford era ai Caraibi per l’operazione in Venezuela
La USS Ford e le sue navi di scorta erano state dispiegate nel Mar dei Caraibi mentre era in corso la campagna contro il Venezuela: proprio dal suo gruppo d’attacco si erano alzati in volo i caccia impegnati nell’operazione per la cattura di Nicolas Maduro. Secondo quanto riportato dal New York Times la USS Ford, che ha ricevuto l’ordine di salpare verso il Medio Oriente, non rientrerà negli Stati Uniti prima di aprile.
Caccia sulla USS Gerald R. Ford (Ansa).
Rappresenta il vertice della tecnologia navale Usa
Lunga 337 metri, con oltre 100 mila tonnellate di dislocamento e una velocità massima di 30 nodi, la USS Ford può ospitare fino a 90 velivoli e rappresenta il vertice della tecnologia navale americana grazie ai suoi reattori nucleari più potenti e al sistema di lancio elettromagnetico, che consente di lanciare aerei più rapidamente, pesantemente armati e con più carburante, rispetto alle tradizionali catapulte. Trasporta inoltre un equipaggio di oltre 4 mila uomini, incluso il suo stormo di volo. Costruita a partire dal 2005 e varata nel 2013, la USS Gerald R. Ford nella Marina Usa ha sostituito la USS Enterprise, messa fuori servizio dopo 51 anni di attività.
L’altra mossa degli Stati Uniti: i kit Starlink introdotti in Iran
Sempre a proposito delle tensioni tra Usa e Iran, un funzionario statunitense ha detto al Wall Street Journal che Washington ha introdotto clandestinamente nella Repubblica Islamica circa 6 mila kit Internet satellitari Starlink, per consentire agli attivisti di rimanere online dopo la brutale repressione delle proteste da parte del regime.
Dopo le polemiche seguite alle sue dichiarazioni in merito al referendum sulla giustizia, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è intervenuto a Piazzapulita su La7 per chiarire la sua posizione. «Voteranno No le persone perbene, che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», aveva detto al Corriere della Calabria suscitando l’ira del centrodestra e dei comitati per il Sì. Intervistato da Corrado Formigli, ha spiegato: «Io non ho detto, come strumentalmente si vuole far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti ai centri di potere, alla ‘ndrangheta e alla massoneria deviata. Quindi chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole – lui sì – alzare lo scontro. Ma io non ho nessun tipo di problema, perché il senso della paura l’ho superato 35 anni fa. Quindi state tranquilli tutti, non è con questi attacchi, con queste minacce, interrogazioni parlamentari, procedimenti disciplinari annunciati, che mi si mette a tacere».
Gratteri: «Miei interventi parcellizzati e letti in modo disorganico»
«Quello che io ho detto nell’intervista è chiaro», ha continuato. «Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi dico che si sbagliano, stiano tutti tranquilli». Anche al Corriere della sera ha ribadito che: «I miei interventi non possono essere parcellizzati e letti in modo disorganico. Ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di potere».
Nordio sconcertato propone test psicologici per i magistrati a fine carriera
Ma intanto lo scontro si era già allargato. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto «sconcertato» e ha evocato persino un test psicologico: «Mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera». Al Csm, il consigliere laico di Forza Italia Enrico Aimi ha detto che chiederà di «valutare il requisito dell’equilibrio» del magistrato e di sollecitare un’azione disciplinare.
Accolto il ricorso della biatleta azzurra Rebecca Passler, che è stata dunque riammessa ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina: l’altoatesina di Anterselva era stata sospesa dopo una positività al letrozoloriscontrata nel corso di un controllo antidoping effettuato il 26 gennaio.
La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha riconosciuto il “fumus boni iuris“, ossia l’apparente fondatezza dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza in oggetto. Passler, che potrà dunque prendere parte alle Olimpiadi, si aggregherà alle compagne di squadra a partire da lunedì 16 febbraio, giorno in cui sarà a disposizione dello staff tecnico per le successive competizioni del programma a cinque cerchi. «Sono stati giorni molto difficili. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100 per cento sul biathlon», ha dichiarato Passler, ringraziando le persone che le sono state vicine e la Federazione Italiana Sport Invernali.
Cos’è il letrozolo
Il letrozolo è un farmaco che viene usato prevalentemente in casi oncologici e in particolare nel trattamento di donne in postmenopausa con tumore al seno iniziale positivo ai recettori ormonali. Il letrozolo non ha effetti dopanti di per sé, ma può essere usato per ridurre gli alti livelli di estrogeni dovuti agli anabolizzanti, motivo per cui è vietato dalla Wada. Le rare positività in archivio (in passato mise nei guai anche la tennista Sara Errani) sono spesso dovute a contaminazioni o incauta assunzione.
Kathryn Ruemmler, responsabile legale della banca d’affari Goldman Sachs ed ex consulente della Casa Bianca durante la presidenza di Barack Obama, ha annunciato le dimissioni a seguito della diffusione da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di una serie di email che hanno dimostrato stretti rapporti con Epstein, che lei chiamava affettuosamente “zio Jeffrey“. Ruemmler, che scrivendo al finanziere minimizzava i suoi reati sessuali, lascerà l’incarico il 30 giugno.
Colloquio tra Barack Obama e i suoi consulenti legali alla Casa Bianca: tra essi anche Kathryn Ruemmler (Ansa).
Lo stretto rapporto con Epstein
Ruemmler aveva ripetutamente cercato di prendere le distanze da Jeffrey Epstein, allontanando l’ipotesi di dimissioni dal ruolo in Goldman Sachs che ricopriva dal 2020. Era persino arrivata a definirlo «un mostro», ma da quanto emerso di recente aveva mantenuto uno stretto legame col finanziere anche dopo la prima condanna per reati sessuali risalente al 2008. Durante il periodo in cui ha esercitato la professione privatamente, dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2014, Ruemmler ha ricevuto diversi regali costosi da Epstein, tra cui borse di lusso e una pelliccia. In generale, i file resi pubblici hanno mostrato che tra i due c’era una fitta corrispondenza: nel 2019 il finanziere chiese alla legale come comportarsi di fronte alle pressioni dei media e, quando fu arrestato il 6 luglio di quell’anno, Ruemmler fu una delle persone che chiamò per prime. In alcune email lei lo chiamava «tesoro», in altre ancora ammetteva di adorarlo. Al di là dello stretto rapporto con un personaggio del genere, c’è un altro aspetto da considerare: storicamente (e per ovvi motivi) a Wall Street sono di fatto proibiti i regali tra clienti e banchieri o avvocati. Per non violare le leggi anticorruzione, il codice di condotta aziendale di Goldman Sachs richiede propri dipendenti di ottenere previa approvazione prima di fare o ricevere regali.
Kathryn Ruemmler (Goldman Sachs).
La carriera di Ruemmler
Come si legge sul sito di Goldman Sachs, prima di entrare nella banca d’affari la 54enne Ruemmler è stata a lungo global chair della divisione White Collar Defense and Investigations di Latham & Watkins, incarico che aveva messo in standby quando era stata chiamata a prestare servizio alla Casa Bianca come consulente legale di Obama. In questa veste ha consigliato il presidente americano «su tutte le questioni legali relative alla politica interna ed estera e alla sicurezza nazional». Ruemmler è stata inoltre procuratrice federale per sette anni. All’inizio della sua carriera ha ricoperto inoltre il ruolo di avvocata associata di Bill Clinton nel suo periodo alla Casa Bianca e ha lavorato presso la Corte d’appello degli Stati Uniti.
Al summit dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen, Mario Draghi ed Enrico Letta hanno lanciato una sferzata all’Europa invitandola ad agire prima che sia troppo tardi. L’ex presidente della Bce ha evidenziato «il deterioramento del contesto economico» e «l’urgenza di affrontare tutte le questioni» già sollevate nel suo rapporto. Tra i punti evidenziati nel suo intervento la riduzione delle barriere nel mercato unico, la mobilitazione del risparmio europeo, l’integrazione dei mercati dei capitali, gli interventi sui costi dell’energia e la possibilità di ricorrere, se necessario, alle cooperazioni rafforzate.
Letta evidenzia l’urgenza di un mercato unico
Alla sua linea si è affiancata quella di Letta, che ha indicato il completamento del mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. «Il mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità», ha spiegato ai leader, invitandoli a passare da 27 mercati nazionali a uno spazio economico realmente integrato. Senza una forte integrazione dei mercati finanziari, ha avvertito, «sarà impossibile essere sufficientemente competitivi». Letta ha proposto un One market act articolato su energia, connettività e mercati finanziari, accompagnato da strumenti orizzontali comuni, con l’obiettivo di ottenere risultati concreti già tra il 2026 e il 2028 e convogliare il risparmio europeo verso investimenti e crescita. Nel dibattito è emersa anche la disponibilità a procedere più rapidamente con gruppi di Paesi. Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi sull’integrazione dei mercati dei capitali. La Commissione presenterà una roadmap sul One market act già a marzo.