A soli 21 anni è già considerato il re del pattinaggio di figura per gli elementi che propone nelle sue performance, primo tra tutti il quadruplo Axel, unico al mondo a eseguirlo con successo in una gara ufficiale tanto da essere (ed essersi) soprannominato “re del quadruplo”, ma anche il salto mortaleall’indietro con atterraggio su un solo piede, rimasto vietato per 50 anni per la sua pericolosità. Stiamo parlando di Ilia Malinin, atleta statunitense che sta incantando tutti alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Dopo aver vinto l’oro nel pattinaggio a squadre, trascinando gli Stati Uniti in prima posizione davanti al Giappone, ha trionfato anche nel programma corto del singolo maschile, superando di cinque punti il secondo classificato. Nato a Fairfax, in Virginia, è figlio di due pattinatori di figura che per anni hanno rappresentato l’Ukbekistan, Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, prima di trasferirsi in America.
È il primo pattinatore ad atterrare sei diversi tipi di salti quadrupli
Malinin ha iniziato a pattinare all’età di sei anni, allenato dai genitori. Ha esordito a livello internazionale nella categoria juniores nella stagione 2019-2020 al Philadelphia summer international, dove ha vinto la medaglia d’oro. Nel 2022 ha vinto i campionati mondiali juniores di pattinaggio di figura e, nello stesso anno, in occasione del US International figure skating classic di Lake Placid, è stato il primo atleta a completare con successo un quadruplo Axel in una competizione ufficiale. Altri successi sono arrivati negli anni successivi, tra Grand Prix e mondiali, in cui ha stabilito diversi record, sia a livello di punteggi sia di elementi, diventando il primo pattinatore ad atterrare sei diversi tipi di salti quadrupli.
Dopo le gaffe della telecronaca della cerimonia di apertura, Paolo Petreccanon racconterà sulla Rai il gran finale dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina. Questa è una certezza. In attesa di capire a chi verrà affidata la cronaca della cerimonia di chiusura, l’altra certezza è che la figuraccia del direttore di Rai Sport ha travalicato i confini nazionali, approdando persino sulla stampa estera.
La figuraccia di Petrecca (e le proteste dei giornalisti Rai) sui giornali esteri
Due articoli del Guardian e del New York Times elencano le gaffe in serie di Petrecca. Su tutte quelle relative a scambi di persona: da Mariah Carey confusa con Matilda De Angelis, alla delegazione brasiliana presa per quella brasiliana, fino alla presidente del Cio Kirsty Coventry, indicata però come la figlia di Sergio Mattarella. Il Guardian e il Nyt sottolineano poi che Petrecca non ha nemmeno nominato Ghali. Il pezzi parlano poi del ritiro delle firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare delle Olimpiadi, deciso dai giornalisti di Rai Sport, che verrà seguito da uno sciopero.
Gli articoli raccontano anche delle precedenti proteste della redazione sportiva della tv pubblica «contro la leadership di Petrecca, che non si è mai occupato di sport e ha dedicato gran parte della sua carriera alla politica». Ma anche di come in generale i giornalisti Rai abbiano accusato l’emittente statale di essersi «ridotta a megafono del governo», scioperando in segno di protesta contro il «controllo soffocante» dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Della figuraccia di Petrecca hanno scritto anche la Bild e il Washington Post.
Chi racconterà sulla Rai la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina?
Secondo quanto riporta Adnkronos, sono due i nomi in pole position per la telecronaca Rai della cerimonia di chiusura, che si terrà nell’Arena di Verona. In lizza ci sarebbero il vicedirettore vicario di Rai Sport, Marco Lollobrigida, e il telecronista Stefano Bizzotto, entrambi sul campo in questi giorni per il racconto di Milano-Cortina. Come outsider circola anche il nome di Marco Mazzocchi.
Strage in un liceo a Tumbler Ridge, in Canada, dove si è verificata una sparatoria in cui sono morte nove persone e ne sono rimaste ferite 27, di cui due in gravi condizioni. I fatti si sono verificati alla Tumbler Ridge Secondary School, un istituto che comprende scuole medie e superiori frequentato da quasi 200 studenti. Gli investigatori sospettano che la responsabile sia una donna che si è tolta la vita prima dell’arrivo della polizia. Il movente non è ancora chiaro e gli agenti stanno indagando sui suoi legami con le vittime. David Eby, governatore della British Columbia, la provincia in cui si trova la cittadina, ha parlato di una «tragedia inimmaginabile». Tutte le scuole della zona resteranno chiuse per il resto della settimana.
Il premier canadese «devastato» dall’accaduto
Sulla vicenda è intervenuto anche il primo ministro canadese Mark Carney, che si è detto «devastato» da quanto accaduto e ha cancellato la sua partecipazione alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, prevista il prossimo fine settimana: «Le mie preghiere e le mie più sentite condoglianze vanno a tutte le famiglie e agli amici che hanno perso i propri cari in questi orribili atti di violenza. Mi unisco al dolore dei canadesi per coloro le cui vite sono cambiate in modo irreversibile e alla gratitudine per il coraggio e l’altruismo dei primi soccorritori che hanno rischiato la vita per proteggere i loro concittadini. La nostra capacità di unirci nei momenti di crisi è il meglio del nostro Paese – la nostra empatia, la nostra unità e la nostra compassione reciproca. I nostri funzionari sono in stretto contatto con le loro controparti per garantire alla comunità il massimo supporto possibile. Il governo canadese è al fianco di tutti i cittadini della British Columbia che stanno affrontando questa orribile tragedia».
Je suis bouleversé par la terrible fusillade qui a eu lieu aujourd'hui à Tumbler Ridge, en Colombie-Britannique. Mes prières et mes sincères condoléances vont aux familles et aux amis qui ont perdu des êtres chers dans cet acte de violence horrible.
Cordoglio da parte del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che sui social ha condiviso il seguente messaggio: «Rivolgo il mio pensiero al Canada e ai morti e feriti della terribile sparatoria avvenuta in un liceo. Un atto di violenza che ha colpito vittime innocenti. Le mie condoglianze e quelle del governo italiano al popolo canadese e alle famiglie delle vittime».
Rivolgo il mio pensiero al #Canada e ai morti e feriti della terribile sparatoria avvenuta in un liceo. Un atto di violenza che ha colpito vittime innocenti. Le mie condoglianze e quelle del Governo italiano al popolo canadese e alle famiglie delle vittime.
Volodymyr Zelensky intende annunciare il piano per le elezioni presidenziali e un referendum su un eventuale accordo di pace con Mosca il 24 febbraio, quarto anniversario dell’invasione russa. Lo scrive il Financial Times citando funzionari ucraini ed europei: Kyiv avrebbe iniziato la pianificazione dopo le pressioni dell’Amministrazione Trump affinché entrambe le votazioni si tenessero entro il 15 maggio, pena la perdita delle garanzie di sicurezza proposte da Washington: gli Stati Uniti sono in forte pressione affinché i negoziati tra Ucraina e Russia si concludano in primavera.
Zelensky non gode più del consenso unanime del 2022
Come sottolinea il Ft, indire le elezioni segnerebbe una svolta politica radicale per Zelensky, che ha sempre detto di ritenere impossibile il voto mentre l’Ucraina rimane sotto la legge marziale, milioni di connazionali sono sfollati e circa il 20 per cento del Paese è sotto occupazione russa. Secondo i sondaggi, il sostegno pubblico a Zelensky è diminuito rispetto ai livelli vicini all’unanimità del 2022: a pesare soprattutto lo scandalo corruzione all’interno della cerchia ristretta del capo della Bankova. Che, comunque, gode di un indice di gradimento ancora molto ampio. L’uffizio di Zelensky ha risposto al Financial Times affermando che «finché non ci sarà sicurezza, non ci saranno annunci» su eventuali elezioni.
Tra le colline di viti della zona di Orvieto, al confine tra l’Umbria e il Lazio, scalda i motori il futuro presidente di Coldiretti, la potente associazione degli agricoltori italiani. La famiglia Cotarella, che ha costruito un piccolo impero nei vini, spera di piazzare l’erede Dominga al vertice del mondo agro-alimentare italiano.
La Coldiretti è molto più di un’associazione: è una lobby di peso
Nel Paese che, per la fortuna della sua fama e del suo export, vanta il miglior cibo al mondo e anche quello più desiderato all’estero, la Coldiretti è molto più di un’associazione: è una lobby di peso in qualsiasi governo, soprattutto poi se il governo in carica ha fatto del “nazionalismo” (pardon, della “sovranità”) alimentare una bandiera: non a caso, dopo la vittoria di Fratelli d’Italia alle elezioni del 2022, Francesco Lollobrigida, il cognato (in realtà ormai ex) di Giorgia Meloni, ha voluto per sé il ministero dell’Agricoltura: la terra porta voti e denaro (sotto forma di sussidi dell’Unione europea per la filiera contadina).
Cambio al vertice? Su Prandini voci per il dopo Fontana in Regione
Oggi, la poltrona di numero uno di Coldiretti è saldamente in mano a Ettore Prandini, 53enne bresciano. Ma il suo nome è tra i preferiti dei meloniani come possibile candidato alla presidenza della Regione Lombardia, quando Attilio Fontana lascerà il posto nel 2028: ci sarebbe pure un imprimatur di Matteo Salvini su Prandini.
Se così fosse, andrebbe trovato un successore per il presidente della Coldiretti: è qui che entra in scena Dominga Cotarella. Orvietana, classe 1974, è oggi un cavallo di razza dell’associazione: tre anni fa è stata eletta alla presidenza di Coldiretti Terni e poi è stata cooptata nella Giunta nazionale dell’organizzazione. Tra una comparsata al Foro Italico per gli Internazionali d’Italia, dove si aggirava tra Jannik Sinner e Novak Djokovic, e la frequentazione dei campi da tennis dove si allenano i figli, Dominga ha trovato il tempo di un’altra carica nella galassia Coldiretti: è diventata presidente nazionale di Terranostra, l’associazione agrituristica di Coldiretti. Indiscrezioni dentro gli uffici di Via Nazionale, a Roma, la danno in corsa per la presidenza con la P maiuscola, quella di tutta Coldiretti, aiutata anche dal titolo di Cavaliere insignitole dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La fortuna del Montiano e un fatturato di oltre 12,2 milioni nel 2024
Figlia di Riccardo Cotarella (celebre enologo e deus ex machina del vino Falesco), Dominga è stata la più intraprendente tra le varie sorelle: ricopre il ruolo di amministratrice delegata e direttrice commerciale di Famiglia Cotarella, l’azienda vinicola fondata dal padre che nel 2024 ha toccato un fatturato di oltre 12,2 milioni di euro, con picchi di 15 milioni negli anni passati, spinti dal successo del vino Montiano, l’etichetta più celebre della cantina umbra. Nel 2021 la cantina umbra è stata classificata al nono posto tra le prime 10 aziende italiane per redditività.
Riccardo Cotarella in mezzo fra Giorgia Meloni e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).
Definito spesso come il “Sassicaia del Lazio“, il vino Montiano ha riscritto la storia della viticoltura regionale, dimostrando che anche le terre vulcaniche tra Montefiascone e Castiglione in Teverina potevano produrre vini rossi di statura mondiale. Nato nel 1993 da un’intuizione di Riccardo e Renzo Cotarella, il Montiano rappresentava all’epoca una rottura col passato. In una zona storicamente votata ai vini bianchi (come il celebre Est! Est!! Est!!!, di cui Cotarella ne produce una versione), la famiglia decise di piantare uve di Merlot, innestando vitigni che arrivavano direttamente da Montpellier, nel Sud della Francia.
Da D’Alema a Vespa, così si costruisce il network giusto…
Nessuno ha mai scalato l’ascensore della politica con il vino, ma Dominga ha trasformato le vigne in un’arma di diplomazia e relazioni: la famiglia produce il vino per le tenute pugliesi dell’ex primo ministro Massimo D’Alema e per l’immarcescibile Bruno Vespa. Ha poi puntato sulla formazione con l’alta accademia “Intrecci“, una scuola per il personale di sala a Castiglione in Teverina: i suoi alunni hanno servito i potenti della terra durante il G7 di Borgo Egnazia. Sono tutti piccoli segnali dell’ingresso nell’Italia che conta, pure con qualche puntata “estera” e fuori dalla politica.
Uno degli episodi più chiacchierati dalle cronache “social” è stata la partecipazione di Dominga e della sua famiglia al party per il 30esimo anniversario di matrimonio della rockstar Sting e della moglie Trudie nella loro tenuta vinicola toscana nel Chianti, Il Palagio, a suggello di una stretta collaborazione professionale e personale.
L’alto funzionario del Mef e consigliere di Mps, Stefano Di Stefano, indagato per insider trading, mercoledì ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica ricoperta nell‘istituto senese di cui il ministero dell’Economia è ancora azionista, «con decorrenza immediata, per ragioni personali e in relazione all’avvio di indagini a suo carico». Lo ha reso noto la banca in una nota. La Procura di Milano aveva iscritto Di Stefano nel registro degli indagati per presunto insider trading nell’ambito della scalata di Mps a Mediobanca. Il funzionario avrebbe acquistato azioni delle due banche, per circa 100 mila euro, alla vigilia dell’Ops su Piazzetta Cuccia, intascando 8.700 euro per sé e 1.300 per il figlio.
C’è un’ipotesi di reato, non un reato acclarato. Dettaglio tecnico che però non cambia la sostanza: Stefano Di Stefano, alto dirigente del Mef e consigliere Montepaschi, avrebbe comprato azioni della banca senese e di Mediobanca alla vigilia dell’Ops, intascando 8.700 euro per sé e 1.300 per suo figlio. Insider trading d’antan, versione low cost. Insomma, poraccitudine. Se proprio devi sporcarti le mani, almeno fallo per cifre che valgano la pena (si scherza, naturalmente). Oltreoceano, sul possesso di informazioni riservate, c’è chi accumula fortune colossali. Qui ci si accontenta di briciole che ti mandano comunque a processo, compromettendoti carriera e reputazione.
Ma il punto non è il reato. È il simbolo. Perché la marcia trionfale dell’estate scorsa con Montepaschi a far da ariete, Mediobanca come porta d’accesso e Generali come premio finale, sta segnando vistosamente il passo. Il copione era scritto: relazioni, patti sottobanco, convergenze più di potere che industriali. Solo che adesso i protagonisti sono fermi al Piave. Tutti indagati, tutti che giurano di non aver concertato nulla, e che soprattutto hanno cominciato a litigare tra di loro sotto la spada di Damocle della Procura.
Piazzetta Cuccia (Imagoeconomica).
L’affaire Di Stefano è un boomerang per il Mef
Partiamo dal convitato di pietra: il ministero dell’Economia. L’affaire Di Stefano gli si ritorce contro come un boomerang. Doveva fare l’arbitro di un consolidamento rispettoso delle regole, invece si è tolto giacca e cravatta ed è sceso in campo. Il problema prima che giudiziario è di credibilità. Il Mef doveva garantire il mercato, non giocare per una squadra.
Giancarlo Giorgetti (Ansa).
Caltagirone e Lovaglio dall’idillio al gelo
Nel frattempo Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio, ad di Mps, sono passati dall’armonia alla glaciazione in tempo record. Dall’idillio all’indomani del successo dell’Ops su Mediobanca allo scontro frontale sui suoi destini. Le grandi intese durano finché non si capisce chi comanda davvero. E probabilmente il pugnace Lovaglio ha realizzato che lasciare Piazzetta Cuccia come repubblica indipendente dentro il Monte significava consegnarle le chiavi del regno. Merchant bank batte banca commerciale: l’aura prevale sulla forza bruta. Meglio che a Milano non abbiano troppi Grilli per la testa.
Luigi Lovaglio, ad di Mps (Imagoeconomica).
Milleri intrappolato nella guerra dei Del Vecchio
Sullo sfondo la saga dei Del Vecchio. Una guerra di successione tra gli eredi di Leonardo che tiene Francesco Milleri con le mani legate: azionista forte ma non abbastanza, decisore potenziale ma con il freno a mano tirato. Dettaglio non marginale: pure lui indagato, insieme a Caltagirone e Lovaglio, per concerto nell’inchiesta milanese sulla vendita di azioni Mps da parte del Mef.
L’ad di Essilorluxottica Francesco Milleri (Imagoeconomica).
Mentre gli indagati litigano si allunga l’ombra di UniCredit
Il risultato è un cortocircuito perfetto. L’operazione che doveva dimostrare che un certo capitalismo italiano sa ancora fare sistema si è trasformata in una masterclass su come non farlo. Generali, la vera posta in gioco, resta sempre più lontana. Trieste – sede, simbolo e agognato feticcio – sta diventando un miraggio. E mentre gli indagati litigano tra procure e cda, cresce l’ombra di UniCredit, l’outsider silenzioso. Quello che non parla di scalate patriottiche, ma di numeri, che non ha bisogno di concerti perché suona da solo. Vuoi vedere che alla fine, nonostante le smentite di rito, sarà proprio la banca guidata da Andrea Orcel a prendersi Mps e (Intesa permettendo) tutto quel che gli vien dietro?
Toni accesi a L’aria che tira su La7 tra il leader di Azione Carlo Calenda e Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Terreno di scontro la guerra in Ucraina e il decreto che concede nuovi aiuti, anche militari a Kyiv. «Prolungare questa guerra, continuando a dare armi e sostegno economico incondizionato all’Ucraina, non fa bene all’Ucraina perché l’esercito russo sta continuando inesorabilmente ad avanzare. Più si allunga la guerra e più si allunga la sofferenza del popolo ucraino e la pace di oggi ci costerà sicuramente di meno della pace di domani», ha detto l’ex generale.
Vannacci: «Se Calenda vuole andare a combattere prenda il fucile e vada in Ucraina»
Dura la risposta di Calenda: «Gli ucraini combattono per la propria patria, concetto che a un ex generale dovrebbe essere chiaro. Non combattono per procura, chiedono di combattere. E lo stanno facendo con una grande lezione di coraggio. Io, però, riconosco al generale Vannacci, ma da quando era in Russia come militare, una coerenza, perché lui ha sempre supportato la Russia. Poi uno si può domandare come sia finito un generale appartenente a un paese della Nato a sostenere la Russia. Penso che abbiamo un problema di gestione dei curriculum delle forze armate. Ma lui è sempre stato coerente, lui è pro Putin. Riconosco l’assoluta fedeltà del generale Vannacci a Putin. Poi c’è un articolo del codice penale, che purtroppo io non posso applicare e che si chiama “intelligenza con lo straniero”, Io ci darei uno sguardo in più». Parole che hanno causato l’ira di Vannacci: «Comincio col replicare al re Mida al contrario, cioè all’onorevole Calenda. No, non sono assolutamente pro Putin, né pro Russia, io sono pro Italia e pro Europa. E siccome le spese di questa guerra, oltre che pagarle gli ucraini chiaramente, le paga l’Europa a tutto tondo, sia con il prezzo dell’energia e delle materie prime che è andato alle stelle, con le famiglie che non pagano più le bollette a fine mese, ma anche con l’invio di soldi a qualcuno che poi ci compra i cessi d’oro, le ville di lusso e gli yacht e magari ci passa anche qualche serata con qualche prostituta, ritengo che questi soldi e questi armi siano inopportuni. L’esito della guerra in Ucraina è ormai stabilito, peraltro sono quattro anni che noi continuiamo con questa strategia, che non ha dato alcun risultato. Se Calenda vuole andare a combattere, prenda lo zaino, prenda il fucile, prenda gli scarponi e vada ad aiutare gli ucraini».
#Vannacci : "Più s'allunga la guerra e più s'allunga la sofferenza del popolo ucraino Le spese di questa guerra le paghiamo anche per cessi d'oro, ville di lusso e yacht Calenda prenda zaino scarponi e fucile e vada in guerra, il popolo italiano tramite sondaggi si è già espresso pic.twitter.com/V1b2ljCOwT
Calenda: «A Vannacci un sacco di soldi ad minchiam»
«Vannacci, noi ti abbiamo pagato lo stipendio per anni per difendere l’Italia, cioè la cosa che stanno facendo gli ucraini dalla Russia. Se uno che non capisce questo, vuol dire che gli abbiamo dato un sacco di soldi ad minchiam, perché uno che non comprende che difendere la propria patria è un fatto fondamentale per una persona che è stata nell’esercito, vuol dire che noi abbiamo speso un sacco di soldi per uno che, se avesse avuto un invasore di fronte, se la sarebbe fatta sotto e sarebbe scappato. Gli ucraini non chiedono a nessuno di andare a combattere per loro, chiedono di avere le armi per combattere per noi. E quindi, quando ne parla, lo faccia con rispetto, perché hanno un senso della patria che lei, dopo tutte queste cazzate su patria, onore, eccetera, eccetera, dimostra di non avere. Lei è il patriota di Putin. E, come tale, un traditore della patria. Questo è lei, signor Vannacci».
Daniela Santanchè risulta indagata per bancarotta dalla procura di Milano nel fascicolo che riguarda Bioera, società del gruppo del biofood di cui la ministra del Turismo è stata presidente fino al 2021: l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale di Bioera era stata dichiarata il 4 dicembre 2024 dalla sezione Fallimentare del Tribunale civile del capoluogo lombardo. Nuova grana dunque per Santanché, che risultava già indagata – assieme all’ex compagno Canio Mazzaro, al fratello Michele Mazzaro e ad altri ex amministratori – per il fallimento di Ki Group, di cui era stata presidente da aprile 2019 a dicembre 2021.
Daniela Santachè (Imagoeconomica).
Le inchieste sui crac potrebbero essere accorpate
Come spiega l’Ansa, per la bancarotta di risulta indagato anche Canio Mazzaro. Le inchieste sui crac delle due aziende potrebbero essere accorpate in un unico fascicolo assieme a quella sul fallimento di un’altra delle società del gruppo, la Ki Group Holding. Nel frattempo sono in corso per ipotesi di bancarotta da reati societari, come il falso in bilancio, e di bancarotta fraudolenta per operazioni dolose.
Santanchè è già a processo per falso in bilancio
Santanchè è già a processo per falso in bilancio riguardante Visibilia, gruppo editoriale fondato da cui la ministra (fondatrice) ha dismesso cariche e quote. È invece nella fase dell’udienza preliminare – sospesa in attesa di un’udienza della Corte costituzionale – il procedimento per la presunta truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid, sempre relativa a Visibilia.
Ai toscani piace l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, detta IILA. Carissima all’aretino Amintore Fanfani, che da ministro degli Esteri la istituì nel 1966, ora è nelle mani di Giorgio Silli, fiorentino, che per guidarla ha lasciato l’incarico di sottosegretario agli Esteri. Per la cronaca, lo scorso ottobre Silli aveva anche cambiato casacca, passando da Noi Moderati a Forza Italia. Certo, negli anni l’importanza dell’IILA è diminuita: la prima sede, ai tempi di Fanfani, era in un gigantesco palazzo dell’Eur, a pochi passi da quella della Democrazia Cristiana. Poi alla fine degli Anni 90 venne trasferita in piazza Cairoli, vicino al ministero della Giustizia, mentre ora l’IILA ha sede in uno stabile ai Parioli. Chissà se con Silli l’Organizzazione tornerà ai vecchi fasti. La domanda è lecita, visto che il Sud America interessa molto al ministro Antonio Tajani, che in qualità di vicepremier vuole fare sentire il suo peso e quello di quel continente, dicono, per contrapporlo al Piano Mattei di Giorgia Meloni. Vedremo…
Giorgio Silli (Imagoeconomica).
Silenzio, parla Cipollone
Banchieri e politici hanno in agenda un appuntamento importante, a Roma, il 12 febbraio: all’Accademia Nazionale dei Lincei si terrà una conferenza con protagonista assoluto Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce. Il tema? “Europa e sovranità monetaria”. La platea sarà affollata di personalità, a cominciare dai vertici di Bankitalia. Chissà, potrebbe arrivare anche il governatore Fabio Panetta.
Piero Cipollone (Imagoeconomica).
Zuppi star delle Notti di Nicodemo
Tra i cardinali pronti a intrattenere le platee non c’è solo Gianfranco Ravasi. A scendere in pista ora c’è il numero uno della Conferenza episcopale italiana. Il dialogo tra il cardinale Matteo Maria Zuppi, il poeta Andrew Faber e la psicologa Laura Pirotta aprirà infatti gli appuntamenti de Le notti di Nicodemo, il ciclo proposto dalla Chiesa di Bologna e animato dall’equipe dell’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria. Il primo incontro, dal titolo La Parola si fa incontro interpersonale, si terrà nella cattedrale di San Pietro mercoledì 11 febbraio, la stessa giornata in cui nel 1929 vennero siglati i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa. Già in calendario anche un secondo appuntamento – La Parola si fa incontro internazionale – che si svolgerà mercoledì 25 febbraio, con Zuppi in dialogo con Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes.
Matteo Zuppi, presidente della Cei (Getty Images).
Da Caprarica c’è anche Veltroni
Appuntamento imperdibile nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio a Roma, a largo Argentina: non alla storica libreria Feltrinelli, ma presso la Fondazione Marco Besso. Qui, nell’appartamento di uno dei protagonisti dello sviluppo delle Assicurazioni Generali nella seconda metà dell’Ottocento, quel Besso che fu iscritto alla massoneria, verrà presentato il libro di Antonio Caprarica intitolato Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. E chi ci sarà con l’autore che all’inizio della carriera scrisse per l’Unità, e per anni è stato corrispondente Rai prima da Mosca (è sposato con una pianista russa) e poi da Londra? Walter Veltroni, ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e la «mezzabusta» (a Mediaset la chiamano così) Cesara Buonamici, direttrice “ad personam” del Tg5. All’ambasciata degli Stati Uniti dicono, scherzando, che «Trump già trema»…
Polemica in Parlamento dopo che il governo ha deciso di porre la fiducia alla Camera sul Dl Ucraina, il provvedimento che prevede l’invio di un nuovo pacchetto di aiuti a Kyiv, tra cui quelli militari. Questo vuol dire che non si voteranno gli emendamenti, tra cui quelli del M5s, di Avs e dei vannacciani che chiedevano lo stop alla spedizione di armi all’Ucraina. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di essersi deflagrata dopo la nascita di Futuro nazionale, il partito dell’ex generale fuoriuscito dalla Lega, mentre il ministro della Difesa Crosetto prova a spiegare che «non è un modo di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora di più», perché in questo modo i rappresentanti della maggioranza «vengono obbligati a dire se su un tema così rilevante continuano ad appoggiare il governo». Insomma, una scelta che «separa e rende chiarezza sulle posizioni delle persone».
I vannacciani: «Valutiamo cosa fare»
Cosa faranno i seguaci di Vannacci? «Siamo in una fase di valutazione», ha detto il deputato Rossano Sasso, tra i primi a passare con l’ex generale. «Noi siamo interlocutori del centrodestra e assicuro che faremo di tutto per non far vincere Schlein, Fratoianni e Conte». Della stessa idea il collega Edoardo Ziello: «Siamo convintamente alternativi alla sinistra e nelle prossime elezioni in Aula lo dimostreremo. La strategia la decide Vannacci, ci darà indicazioni».
Il Pd: «La maggioranza aveva paura di qualche emendamento?»
All’attacco il Pd, che intuisce nella decisione di porre la fiducia «la paura di qualche emendamento che avrebbe potuto far cedere la maggioranza». «È cambiato il perimetro della maggioranza con la nascita della componente di Futuro Nazionale o no? La coalizione di centrodestra arriva fino a Vannacci o si ferma alle soglie della Lega? Questo cambia molto», ha detto il deputato dem Federico Fornaro.
Tra le quasi 40 mila firme raccolte online sulla piattaforma Change.org per convincere Claudio Lotito a cedere la Lazio ci sono quelle di alcuni personaggi pubblici, ovviamente di fede biancoceleste, esasperati dal “braccino corto” del presidente, in sella dal 2004. Tra le persone che hanno sottoscritto la petizione c’è Fabrizio Alfano, ovvero il capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, uomo di fiducia di Giorgia Meloni. Rimanendo all’ambiente politico, ha anche firmato l’ex M5s Alessandro Di Battista. Diversi i giornalisti tifosi biancocelesti ad aver firmato, come Mauro Mazza, Guido Paglia (già responsabile comunicazione della Lazio), Riccardo Cucchi, Guido De Angelis e Roberto Arduini. Assieme a loro hanno firmato pure Angelo Mellone (direttore Intrattenimento) e Andrea Stroppa, ossia il referente in Italia di Elon Musk. E poi anche due figli dei calciatori della Lazio campione d’Italia nel 1974: Gabriele Pulici (figlio di Felice, portiere) e James Wilson (figlio di Pino, difensore e capitano).
Claudio Lotito (Imagoeconomica).
La lettera a Lotito pubblicata su Change.org
Nella “Lettera al presidente Lotito”, scritta dai due giornalisti laziali Federico Marconi e Alberto Ciapparoni, si legge: «Questi 22 anni sono stati anni in cui qualche trionfo non è mancato, ma sono stati principalmente costellati da tante amarezze sportive. Il peggio però è che non abbiamo mai potuto ambire a qualcosa di più di una buona stagione dopo una cattiva stagione, con la sempre disattesa speranza di un salto di qualità mai arrivato». E anche: «Ci rivolgiamo a lei, presidente Lotito, per chiederle di permettere a noi tifosi di sognare fuoriclasse e trofei. Se non può, come appare evidente a tutti, le chiediamo di fare quello che tante altre proprietà calcistiche hanno fatto in questi anni: passare la mano, e concentrare i proventi della vendita, che siamo sicuri non sarebbero esigui, in altri settori». La lettera poi continua: «La preghiamo, non ci risponda con i suoi soliti articolati ragionamenti: se non è in grado di riportare la Lazio a competere per il vertice italiano ed europeo, lo riconosca e come ha dichiarato anche lei in una recente intervista, poiché “tutto ha una fine” si faccia da parte: i laziali gliene sarebbero grati, rendendole i giusti meriti».
La Curva Nord della Lazio (Ansa).
Lotito pensa alle plusvalenze, i tifosi no
Lotito, chiamato “Lotirchio” da una buona fetta di tifosi laziali, è diventato particolarmente inviso al popolo biancoceleste per le sessioni di calciomercato poco ambiziose, spesso caratterizzate da munifiche cessioni seguite da cauti investimenti. L’ultima finestra di mercato, che ha visto giocatori chiave come Matteo Guendouzi e Valentin Castellanos salutare Formello, si è chiusa con un saldo positivo di 46,9 milioni di euro, rafforzando la percezione che la dirigenza abbia badato più alle esigenze di cassa che alle ambizioni sportive. Tutto questo dopo che in estate la Lazio non aveva potuto rafforzarsi a dovere, a causa del blocco del mercato. In segno di protesta contro quella che è stata definita una «persistente mancanza di rispetto nei confronti di un intero popolo», la Curva Nord della Lazio ha indetto uno sciopero del tifo.
Le indagini sulle minacce al presidente laziale
A fronte di una “innocua” petizione online, la possibile cessione della Lazio è già finita al centro anche di un’indagine per tentata estorsione e manipolazione del mercatoai danni di Lotito: a dicembre, infatti, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito perquisizioni nei confronti di cinque persone, accusate in concorso di aver tentato di costringere il presidente a cedere il capitale della società o, in almeno un caso, a procedere a un aumento di capitale con minacce tramite social, mail e telefonate anonime.
Matteo Salvini sarebbe furioso. Chi lo ha visto inquadrato durante la cerimonia di inaugurazione di Milano-Cortina 2026 ha notato il broncio del vicepremier. Ma cosa ha rovinato al leghista la giornata di festa per l’apertura dei Giochi ‘padani’? Salvini si sarebbe legato al dito la scelta di Giorgia Meloni di escluderlo dall’incontro in prefettura a Milano, con J.D. Vance. D’altronde, il protocollo prevedeva l’incontro della premier con il vicepresidente degli Stati Uniti, alla presenza del segretario di Stato Usa Marc Rubio e dell’omologo italiano Antonio Tajani. Nessuno spazio per l’altro vicepremier. Ed è così che Salvini si sarebbe dovuto ‘accontentare’ della photo opportunity con Vance, scattata durante il ricevimento a Palazzo Reale.
La tigre leghista e il commesso
La “zampata” della tigre leghista. Nei corridoi di Montecitorio si parla così dell’ennesimo episodio di intemperanza della deputata eletta nelle file del partito di Matteo Salvini. Un collega che ha visto tutto ricostruisce così i fatti: «È successo circa 10 giorni fa. Presiedeva l’Aula la vice presidente Anna Ascani. Lei ha fatto irruzione in Aula urlando, letteralmente sbraitando, al telefono. Stava palesemente litigando con qualcuno». A quel punto è stata invitata ad abbassare i toni. «È intervenuto un commesso. Uno dei giovani assistenti parlamentari appena assunto, forse non troppo esperto», continua il racconto. Il ‘ragazzo’ l’ha invitata più volte ad abbassare il volume della voce. E lei? «Lo ha respinto malamente con il braccio, gli ha dato una spinta, salvo poi sostenere che era stato il commesso a spingerla». L’episodio sarebbe stato poi riesaminato e si sarebbe risolto con le scuse della deputata al commesso.
Simest, realtà del Gruppo Cdp che supporta le imprese italiane nei processi di internazionalizzazione, ha nominato Francesca Alicata come nuovo direttore delle Relazioni esterne. Nel suo nuovo ruolo, la manager sarà alla guida delle relazioni istituzionali e del coordinamento dei rapporti con canali terzi, tra cui associazioni di categoria, società di consulenza e altri stakeholder strategici. La sua missione sarà quella di rafforzare il posizionamento di Simest nel panorama nazionale e internazionale, consolidando le partnership già esistenti e attivandone di nuove.
Un investimento su persone, competenze e occupazione qualificata. Philip Morris Italia ha annunciato l’avvio di una nuova sales academy che porterà all’ingresso in azienda di 200 risorse per un percorso di formazione e sviluppo della durata di 24 mesi. Obiettivo ultimo attrarre talenti per costruire i professionisti del business del futuro. Le nuove risorse saranno inserite nel ruolo di business builder e coinvolte nelle attività della filiera commerciale dell’azienda, a supporto del processo di trasformazione del business verso i prodotti senza fumo.
Cosa prevede il programma formativo
L’iniziativa si inserisce in un contesto occupazionale che vede Philip Morris Italia contare oltre 3.200 dipendenti nelle due affiliate italiane e una filiera integrata del Made in Italy che coinvolge più di 44 mila persone a livello nazionale. La sales academy è progettata per sviluppare competenze professionali, commerciali e relazionali ad alto valore aggiunto, accompagnando le nuove risorse in un percorso strutturato di crescita e specializzazione. Il programmaformativo prevede moduli dedicati alla comprensione delle priorità di business, corsi operativi sull’utilizzo dei principali sistemi e tool aziendali, lo sviluppo di competenze funzionali e relazionali, oltre a un focus sulla capacità di comunicare in modo chiaro, fattuale ed efficace.
Frega: «Così attraiamo e valorizziamo nuovi talenti»
Queste le dichiarazioni di Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia: «Le persone sono il vero motore della trasformazione della nostra azienda e della sua competitività. Per questo, pur in un contesto globale complesso, continuiamo a investire nel Paese e nel capitale umano. Con questo programma intendiamo attrarre e valorizzare nuovi talenti, offrendo opportunità di lavoro e di formazione di alto livello».
Maggi: «Formazione pilastro centrale della nostra strategia»
Per Leandro Maggi, direttore People & culture di Philip Morris Italia: «La formazione rappresenta un pilastro centrale della nostra strategia. Con la sales academy offriamo un percorso di apprendimento strutturato, in linea con l’evoluzione del mercato e con le esigenze di sviluppo delle persone. La trasformazione di Philip Morris passa infatti anche dalla capacità di sviluppare competenzenuove e sempre più specialistiche». Con questa iniziativa, Philip Morris Italia rafforza il proprio impegno a favore dell’occupazione qualificata e dello sviluppo dei talenti, confermandosi un attore industriale capace di generare valore economico e sociale per il Paese. Il processo di selezione, a cura del dipartimento People & culture, è già attivo attraverso il sito di Philip Morris International e le piattaforme LinkedIn e Indeed.
«È da un pezzo che lo stiamo facendo, da quando sono diventato segretario». Così Antonio Tajani ha replicato così alle affermazioni sul rinnovamento di Forza Italia pronunciate da Marina Berlusconi in un’intervista al Corriere della Sera, che sapevano di benservito. Parlando al termine delle celebrazioni del Giorno del Ricordo alla Camera, ha poi aggiunto: «Ci sono i congressi regionali, adesso facciamo una campagna per il referendum, poi ci sarà il congresso nazionale che eleggerà il nuovo segretario che porterà il partito alle elezioni del 2027. La novità è proprio questa, l’elezione di tutta la classe dirigente dal basso con gli iscritti. Il rinnovamento è già in atto, quindi bene rinnovare e cambiare, assolutamente sì».
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Cosa aveva detto Marina Berlusconi
Tajani ha in pratica fatto orecchi da mercante dopo le dichiarazioni della primogenita del fondatore di FI. «Penso che noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro», aveva dichiarato Marina Berlusconi, dicendosi «certa» che «il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Ma non è certo questo che trapela dalle parole di Tajani.
Continua a peggiorare il punteggio dell’Italia nell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) nel settore pubblico, pubblicato oggi da Transparency International. Dai 54 punti del 2024, l’Italia è infatti passata a 53 nel 2025. Nessun passo indietro, almeno, in classifica: risulta stabile infatti la 52esima posizione nella graduatoria globale, che conta 182 Paesi/territori in tutto il mondo. L’Italia è inoltre 19esima nell’Unione europea, dove il punteggio medio dei Ventisette è di 62 punti (su 100). Tra i Paesi Ocse, invece, l’Italia è 31esima su 38. Secondo Transparency International, a pesare è appunto l’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio, che figura fra gli interventi sulla Giustizia voluti dal governo Meloni (ottenuto con la legge Nordio). Tra le carenze anche la mancanza di una legge su lobby e conflitto d’interessi.
L’Italia è dietro a Rwanda e Botswana
Il punteggio finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). Nel punteggio, l’Italia non riesce dunque a invertire la tendenza negativa iniziata nel 2024, che ha rappresentato la prima “marcia indietro” dal 2012. Ma anzi perde ancora un punto. Nel penultimo degli anni presi in esame, l’Italia aveva perso ben 10 posizioni nella graduatoria globale: passati 365 giorni è rimasta – piccola consolazione – stabile al 52esimo posto, dietro a Paesi come Rwanda e Botswana.
In testa c’è la Danimarca, ultimo il Sud Sudan
A livello mondiale, il primo posto in classifica è ancora appannaggio della Danimarca, con 89 punti, seguta da Finlandia e Singapore. All’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan, raggiunto dalla Somalia. Come detto l’Italia non brilla, ma il calo dei punteggi riguarda diversi importanti Paesi occidentali: Stati Uniti (64), Francia (66), Regno Unito (70), Canada (75), Svezia (80) e Nuova Zelanda (81). Non a caso, il numero di Paesi con un punteggio superiore a 80 si è ridotto da 12 del 2015 agli appena cinque del 2025. La maggioranza dei Paesi, osserva Transparency International, non riesce a tenere sotto controllo la corruzione: oltre due terzi (122 su 182) hanno un punteggio inferiore a 50. E l’Italia è poco sopra questa soglia.
Nel Consiglio dei ministri previsto per la mattinata di mercoledì 11 febbraio potrebbe arrivare il nuovo disegno di legge sui migranti annunciato dall’esecutivo. Nel provvedimento dovrebbero confluire sostanzialmente due elementi: le norme necessarie a recepire in Italia il Patto europeo su asilo e immigrazione, che adottato dall’Ue nel 2024 entrerà in vigore a giugno, e alcune disposizioni che non hanno trovato posto nel decreto Sicurezzaappena approvato.
Sbarco di migranti in Italia (Ansa).
Le norme per recepire il Patto Ue su asilo e immigrazione
A dicembre il governo aveva lavorato a un ddl con otto articoli, che delegava al governo l’adozione di decreti legislativi per recepire la direttiva sull’accoglienza e adeguare la normativa nazionale ai regolamenti Ue in materia di asilo, procedure, gestione dei flussi, rimpatri, controlli alle frontiere e situazioni di crisi. Il testo, ad esempio, prevedeva la riorganizzazione del sistema di accoglienza, con la definizione delle condizioni materiali garantite, dei casi di riduzione o revoca dei benefici e delle possibili limitazioni alla libertà di circolazione. Disciplinava poi il riconoscimento della protezione internazionale, ridefinendo status, cause di esclusione e revoca. Attuava inoltre il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, le procedure di rimpatrio e l’uso del sistema Eurodac. Resta da chiarire quali di queste norme confluiranno effettivamente nel ddl.
Migranti nell’hotspot di Lampedusa (Ansa).
Le misure rimaste fuori dal recente decreto Sicurezza
er quanto riguarda le misure stralciate dal decreto Sicurezza, secondo quanto fatto intendere dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel ddl immigrazione potrebbe rientrare il “blocco navale”, ovvero la possibilità di interdire (per non più di 30 giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi) l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In tali casi i migranti potrebbero essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Secondo il governo queste misure (che però presentano diversi profili critici e problematici dal punti di vista giuridico) dovrebbero – tra le altre cose – far finalmente decollare i centri in Albania. Nel ddl potrebbe poi rientrare anche una stretta sui ricongiungimenti familiari.
Il nuovo nemico della sottosegretaria no vax per autodefinizione, collezionista di post e virgolettati politicamente autolesionisti, è il sesso protetto dal logo istituzionale. Le solite e sempre più numerose vipere di palazzo riferiscono che Federica Picchi sia furibonda per la distribuzione di 300 mila preservativi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, rivendicata dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il leghista ha detto: «Se a qualcuno sembra strano, non è consapevole della prassi olimpica consolidata. Un tema che non deve creare imbarazzo». E in effetti è iniziato tutto nel 1988 a Seul, per sensibilizzare gli atleti alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (ai Giochi il corpo a corpo sessuale è disciplina molto praticata). A qualcuno però il tema evidentemente crea comunque imbarazzo, eccome. Secondo quanto riferiscono fonti certe, la cattolicissima sottosegretaria allo Sport Picchi sarebbe fuori dalle grazie di Dio per colpa di quel simbolo lombardo sui condom. Contrario al (suo) Vangelo.
Tigri in fiamme, mostri dagli occhi blu, dragoni. E tanto altro. Sui caschi dei corridori di skeleton di Cortina-Milano 2026 c’è spazio per ogni tipo di immagine. Ma non per i ritratti degli atleti ucraini caduti durante l’invasione russa. Lo ha denunciato su Instagram Vladyslav Heraskevych, uno dei portabandiera dell’Ucraina, che aveva in precedenza presentato sui social il suo casco, indossato in allenamento, con appunto sopra le immagini di alcuni atleti uccisi, pensato come un tributo agli sportivi morti a causa degli attacchi della Russia.
«Il Comitato Olimpico Internazionale ha vietato l’uso del mio casco nelle sessioni ufficiali di allenamento e nelle competizioni. Una decisione straziante che mi spezza il cuore», ha scritto Heraskevych, spiegando di avere la sensazione che il Cio «stia tradendo quegli atleti che hanno fatto parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva dove non potranno mai più mettere piede».
Quattro anni fa, a Pechino, Heraskevych aveva esposto uno striscione con la scritta “No alla guerra in Ucraina” in segno di protesta contro l’imminente invasione russa, che sarebbe poi iniziata due giorni dopo la conclusione dei Giochi olimpici invernali del 2022.
Zelensky: «Promemoria di cosa sia la Russia»
Sulla questione si è espresso anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Ringrazio il portabandiera della nostra nazionale alle Olimpiadi invernali, Vladyslav Heraskevych, per aver ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere sconveniente, inappropriata o definita una “manifestazione politica durante un evento sportivo”. È un promemoria per il mondo intero di cosa sia la Russia moderna», ha scritto su X il presidente dell’Ucraina. E poi: «E questo è ciò che ricorda a tutti il ruolo globale dello sport e la missione storica del movimento olimpico stesso: è tutto per la pace e per il bene della vita. L’Ucraina rimane fedele a questo. La Russia dimostra il contrario».