Inchiesta arbitri, indagini su un presunto incontro tra Rocchi e Schenone

La Procura di Milano sta lavorando all’ipotesi che, nell’incontro del 2 aprile presso lo stadio di San Siro, in cui sarebbero state decise le designazioni di due incontri dell’Inter contestate a Gianluca Rocchi, abbia preso parte anche Giorgio Schenone, club referee manager della società nerazzurra. Rocchi, indagato per frode sportiva, si è autosospeso (al suo posto come designatore ad interim c’è Dino Tommasi), mentre Schenone non risulta iscritto nel registro: dovrebbe essere ascoltato l’8 aprile dai magistrati e dalla Guardia di Finanza.

Inchiesta arbitri, indagini su un presunto incontro tra Rocchi e Schenone
Giorgio Schenone (LinkedIn).

Perché Rocchi è indagato per frode sportiva

Rocchi è indagato dal pm della Procura di Milano Maurizio Ascione perché avrebbe “combinato” le designazioni di due gare dell’Inter nel 2025: quella in trasferta a Bologna in campionato e il derby di ritorno di Coppa Italia col Milan, assegnandole rispettivamente a Andrea Colombo (gradito al club nerazzurro) e Daniele Doveri (sgradito). Nel secondo caso la designazione sarebbe avvenuta per «assicurare all’Inter direzioni di gara diverse per l’eventuale finale di Coppa Italia e per il resto delle partite di A»). Rocchi avrebbe inoltre violato il protocollo Var durante Udinese-Parma, sempre nella stagione 204/25: ma questo è un altro filone dell’inchiesta. Agli atti, tra le intercettazioni ce n’è una – sempre dell’aprile 2025 – tra Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore Var (anche lui indagato e autosospeso), su sospette pressioni e sul presunto incontro allo stadio “Giuseppe Meazza”, in cui si faceva riferimento a tale “Giorgio”.

Inchiesta arbitri, indagini su un presunto incontro tra Rocchi e Schenone
Gianluca Rocchi (Ansa).

Sentiti in procura Pinzaini e Butti: chi sono

Come è emerso dalle audizioni in Procura, nell’inchiesta sul sistema arbitrale ci sono intercettazioni, risalenti a poco più di un anno fa, tra Rocchi e Riccardo Pinzani (non indagato), oggi club referee manager della Lazio che fino alla scorsa stagione era l’incaricato Figc per i rapporti tra Aia e club, e pure tra lo stesso ex designatore e Andrea Butti (non indagato), responsabile ufficio Competizioni della Lega Serie A. Entrambi sono stati sentiti oggi in Procura a Milano come persone informate sui fatti. Il filone dell’inchiesta per frode arbitrale si concentra proprio su eventuali rapporti diretti tra Rocchi e le società e sull’influenza che le ‘pretese’ di quest’ultime avrebbero avuto nella scelta degli arbitri.

Perché la giustizia sportiva ancora non si è mossa

Insomma, la Procura intende capire se l’incontro allo stadio è avvenuto e su cosa verteva, oltre a fare luce sulla partecipazione di Schenone e dunque dell’Inter. L’indagine, ovviamente, punta anche stabilire se le ‘pretese’ avanzate nei confronti di Rocchi possano configurare la frode sportiva. Per quanto riguarda la giustizia sportiva, visto che l’indagine della Procura di Milano è ancora coperta da segreto investigativo, Ascione non può trasmettere gli atti alla Procura della Figc.

Enel lancia la ricarica elettrica Plug&Charge: basta collegare il cavo per trasferire energia

La ricarica delle auto elettriche in Italia compie un ulteriore passo verso la semplicità e la velocità grazie a Enel. Con il sistema Plug&Charge disponibile sulle stazioni Fast abilitate della rete del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo, basterà collegare il cavo alla colonnina per avviare automaticamente il rifornimento di energia, senza utilizzare app, card Rfid o procedure manuali. Una soluzione pensata per rendere l’esperienza di ricarica ancora più facile, immediata e pratica per gli e-driver.

Il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido

La funzionalità Plug&Charge consente infatti di automatizzare completamente il processo di autenticazione tra veicolo e infrastruttura. Una volta inserito il connettore, auto e stazione di ricarica comunicano direttamente tra loro e autorizzano l’operazione in pochi secondi. La colonnina riconosce immediatamente il veicolo compatibile e avvia la ricarica in modo sicuro grazie alla tecnologia basata sul protocollo internazionale ISO 15118. Il principale vantaggio è proprio la rapidità. Soprattutto durante le ricariche veloci, il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido. Niente apertura di app, scansione di QR Code o utilizzo di tessere fisiche. Sarà necessario semplicemente collegare il cavo e la sessione parte automaticamente.

La configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way

Alla base del Plug&Charge c’è un certificato digitale installato sul veicolo, una sorta di carta d’identità elettronica che contiene tutte le informazioni necessarie per associare l’auto all’account di ricarica dell’utente. Nel caso del servizio Enel, la configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way, dove il proprietario deve inserire il proprio Pcid, ovvero il codice identificativo univoco del veicolo elettrico. Una volta completata la procedura, bisogna abilitare sul display dell’auto o sull’app del costruttore l’identificativo Enel on Your Way, riconoscibile dal codice che inizia con “It Elx”.

Il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina

La compatibilità con il Plug&Charge è in costante crescita, è già utilizzata da Ewiva (sempre Gruppo Enel) e coinvolge già numerosi modelli elettrici oggi in commercio, anche grazie agli aggiornamenti software OTA introdotti da diverse case automobilistiche. Tra i veicoli compatibili figurano modelli Audi, Bmw, Polestar e Renault di ultima generazione. Anche le infrastrutture devono essere abilitate alla tecnologia. Le colonnine compatibili possono essere individuate direttamente sempre sull’app Enel On Your Way filtrando le stazioni che supportano il Plug&Charge, in particolare quelle fast e ultrafast. Dal punto di vista tecnico, il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina, gestendo automaticamente autenticazione, avvio della sessione e pagamento. Il costo della ricarica viene infatti addebitato direttamente sul metodo di pagamento associato all’account dell’utente, senza ulteriori conferme.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno

Nicole Minetti resta in stato di grazia. Secondo fonti della Procura Generale di Milano, le risposte arrivate dall‘Interpol in questi giorni sono in linea col parere positivo per il provvedimento di clemenza concesso all’ex consigliera regionale lombarda per i gravi problemi di salute del figlio adottato con il compagno Giuseppe Cipriani. Insomma, il quadro per ora non cambia. Gli accertamenti dell’Interpol, in particolare in Uruguay, si concentrano sulla regolarità dell’iter di adozione del bambino e sull’«effettiva volontà di riscatto sociale» di Minetti. Le indagini non sono ancora concluse ma nei giorni scorsi una prima informativa escludeva precedenti penali, denunce, o indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay né in Spagna. Quando in Procura generale avranno un quadro preciso, si saprà se il parere, che dovrà essere inviato al ministero della Giustizia con destinazione finale il Colle, sarà una confermato o se cambierà le carte in tavola.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
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Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno

Foti in versione anti-Trump mentre Rubio incontra Leone

Tommaso Foti, ministro meloniano per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, in videocollegamento da Firenze con la romana Villa Torlonia, che giovedì ospita l’evento Live in promosso da SkyTg24, si toglie un sasso dalla scarpa: «La presidenza degli Stati Uniti non sono gli Stati Uniti». Può bastare? «Sotto il profilo delle osservazioni e delle affermazioni non condivido per nulla quelle del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Noi abbiamo sempre detto che gli Stati Uniti sono un interlocutore importante, ma proprio perché sono importanti abbiamo anche il dovere di far notare quando sbagliano».

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Tommaso Foti (Imagoeconomica).

Perché «un conto è avere dei rapporti che possono essere ottimi sotto il profilo degli scambi economici e quant’altro. Un altro è ritenere che l’amicizia sia sudditanza», ha aggiunto Foti ricordando che «esiste una dignità nazionale dalla quale non si può prescindere». Nel frattempo Oltretevere è terminata l’udienza del segretario di Stato Marco Rubio da Papa Leone XIV. Seguirà l’incontro con il suo omologo vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Poi il dignitosamente trumpiano e cattolico Rubio venerdì vedrà Giorgia Meloni.

Francesco Boni, da Telemarket al Palaexpo

Francesco Boni, volto storico di Telemarket, l’uomo capace di vendere qualsiasi quadro grazie alla sua capacità di “bucare” il piccolo schermo e spingere i telespettatori a telefonare per comprare un’opera vista solo qualche secondo in tv, mercoledì si trovava a Palazzo delle Esposizioni. Lui, il televenditore classe 1944 diventato famosissimo anche grazie ai formidabili sketch di un Corrado Guzzanti impegnato a vendere croste inguardabili, è sempre uguale: Franco, come lo chiamano molti, era concentratissimo. Mentre al piano superiore il numero uno dell’istituzione museale Marco Delogu partecipava alla presentazione del World Press Photo, Boni con estrema attenzione si avvicinava a ogni opera di Mario Schifano, soffermandosi soprattutto nella “stanza” dipinta per l’appartamento romano di Gianni Agnelli. Uno spettacolo.

Mps e le guarentigie dei parlamentari

Nei palazzi romani del potere il clima è incandescente dopo le richieste provenienti dai magistrati milanesi impegnati nelle indagini sulla scalata a Mps. E così «la decisione della sospensione della giunta delle elezioni della Camera dei deputati, su richiesta dei componenti di Fratelli d’Italia, conferma la necessità che riguardo l’istanza della Procura di Milano di accedere alla corrispondenza contenuta sui dispositivi informatici dell’ex direttore del ministero dell’Economia e delle Finanze, Marcello Sala, e che riguarderebbe anche parlamentari, si agisca nel pieno rispetto di quelle che sono le guarentigie previste dalla nostra Costituzione tanto per i senatori e tanto per i deputati», ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Sergio Rastrelli, capogruppo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla vicenda Mps. Quanti e soprattutto quali sono i parlamentari che hanno parlato con Sala di temi delicatissimi? 

Guarda che Luna (Berlusconi)

«Guarda che luna…». Da un paio di settimane il brano di Fred Buscaglione viene canticchiato nel giro di Antonio Tajani. La Luna in questione, con la maiuscola, di cognome però fa Berlusconi. La figlia di Paolo e nipote di Silvio è stata omaggiata con un lungo servizio sul numero del primo aprile di Chi, il settimanale “di famiglia”. Diretto da Massimo Borgnis, dopo l’uscita di Alfonso Signorini, il periodico ha sempre un occhio di riguardo per le vicende della casata: Luna Berlusconi appare in un pezzo tutto milanese che ha come protagonista l’uomo che ha sposato lo scorso luglio, lo chef Vittorio Vaccaro, che con il progetto “Cucino per te” apre il suo ristorante «una volta al mese per chi non può permetterselo», per «pranzare fuori in famiglia». Il locale si chiama Bettola Siciliana, perché lo chef è nato a Calascibetta, in provincia di Enna. Vaccaro, già attore di tv e fiction, ora cucina pure su Discovery e il suo ristò in Porta Romana in poco più di un anno è entrato nella guida del Gambero Rosso, e ne parla benissimo Edoardo Raspelli. Lui, Vaccaro, dice che ha conquistato Luna «con uno spaghettino», e di lei elogia «la sua lucidità, la sua visione, il coraggio di cambiare». Un’operazione innocua che però nei romani di Forza Italia, già assediati dagli eredi di B, solleva i soliti sospetti…

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Il servizio su Vittorio Vaccaro su Chi.

Gianni Cervetti, storico dirigente del Pci, è morto a 92 anni

Addio a Gianni Cervetti, deputato ed esponente storico del Pci, morto all’età di 92 anni. Iscritto al partito sin da giovanissimo, venne mandato da quest’ultimo a studiare Economia a Mosca durante la stagione dell’Unione sovietica di Nikita Chruščëv. Qui incontrò Franca Canuti, una compagna di partito anche lei inviata dal Pci a studiare in Russia, che diventò il grande amore della sua vita. Mosca è stata una città chiave nel suo percorso di vita. Lì è nato Andrea, il suo unico figlio, e ha avuto l’occasione di incontrare importanti personalità politiche e culturali come lo stesso Nikita Chruščëv, Michail Suslov, Dmítrij Šostakóvič e Aram Chačaturjan. Rientrato a Milano, assunse incarichi di direzione della Cgil milanese e lombarda e successivamente nel Pci, dove venne eletto prima segretario cittadino e poi provinciale a Milano nei primi Anni 70. Negli anni successivi, Enrico Berlinguer lo propose per la segreteria nazionale del partito, come responsabile dell’organizzazione. Parlamentare europeo e nazionale negli Anni 80 e 90, è stato anche “ministro della difesa” del governo ombra del Pci. Finita l’esperienza politica si è dedicato all’editoria, ai libri antichi e all’archeologia, collezionando una delle maggiori raccolte italiane di opere di Dante e Machiavelli.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa

I due ex ministri cinesi della Difesa Wei Fenghe e Li Shangfu, già membri della Commissione militare centrale e consiglieri di Stato, sono stati condannati da un tribunale militare alla pena di morte con sospensione dell’esecuzione per due anni. Entrambi erano accusati di aver intascato tangenti. La stretta anticorruzione lanciata da Xi Jinping dentro l’esercito di Pechino ha colpito dunque con la massima durezza, anche se Wei e Li non verranno giustiziati: in Cina, una condanna a morte con sospensione condizionale della pena viene solitamente commutata in ergastolo.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Xi Jinping (Ansa).

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Chi sono i due ex ministri della Difesa condannati

Li, generale dell’esercito e fin lì responsabile del Dipartimento per lo sviluppo degli equipaggiamenti, era stato nominato ministro della Difesa a marzo del 2023 per scelta diretta di Xi, anche come segnale di irriducibilità nei confronti degli Stati Uniti: era infatti da anni sotto sanzioni americane per l’acquisto di armi dalla Russia. Ad agosto dello stesso anno era però sparito dalla circolazione e poi rimosso ufficialmente a causa di un’indagine per corruzione, risalente a quando si occupava delle forniture militari.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Li Shangfu (Ansa).

Wei, con un passato come comandante delle Forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione, era stato il predecessore di Li come ministro della Difesa: nominato a ottobre 2018, era stato poi sostituito all’inizio del 2023. Li è stato riconosciuto colpevole sia di aver accettato tangenti sia di averle offerte, mentre Wei solo di corruzione passiva, cioè di aver intascato mazzette. Dopo che la condanna a morte sarà commutata in ergastolo in base alla legge, entrambi gli ex ministri saranno sottoposti a detenzione a vita, senza possibilità di commutazione ulteriore né di libertà condizionale.

Cina, condannati a morte con pena sospesa due ex ministri della Difesa
Wei Fenghe (Ansa).

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella

Secret Sauce Studio ha annunciato il lancio di Casi Umani, format multipiattaforma condotto da Martina Stella distribuito su YouTube, Instagram e TikTok. Il progetto nasce da un’idea dell’attrice e della sua manager Carolina Savino: raccontare le storie che tutti hanno vissuto, quelle che non finiscono sui giornali ma che pesano nella vita vera. Amicizie che cambiano, scelte difficili, relazioni che non tornano come le ricordavi. Casi Umani le porta in scena con leggerezza e precisione, senza la retorica di chi osserva dall’esterno grazie alla capacità naturale di Martina di entrare in contatto con le persone, metterle a proprio agio, far emergere il vero. A dare profondità a ogni episodio è la presenza fissa dello psicologo Michele Mezzanotte, che interviene in ogni puntata per offrire una lettura delle situazioni raccontate. Non una diagnosi, ma uno sguardo che aiuta a capire cosa succede davvero sotto la superficie di esperienze apparentemente ordinarie.

Una produzione Secret Sauce, Carlo Fumo regista e produttore esecutivo

«Casi Umani è un progetto ambizioso nato da esperienze personali condivise tra me, mia sorella, la mia manager e un gruppo di amiche. Per questa prima edizione abbiamo scelto di concentrarci su un tema universale e sempre attuale: il corteggiamento, l’amore e le dinamiche relazionali», ha affermato Martina Stella. «Il format prende forma come una conversazione leggera e spontanea tra me e l’ospite. Tutte i partecipanti – che ringrazio tantissimo per essersi aperti e aver condiviso con noi le loro esperienze di vita – sono stati selezionati attraverso un casting. Io e la mia manager ci tenevamo tantissimo che in questa avventura ci fossero persone comuni, estranee tra loro e lontane dal mondo dei vip», ha aggiunto. «Abbiamo ascoltato tante storie, ognuna degna di essere raccontata. Ognuno di noi porta con sé esperienze che fanno soffrire, sorridere e riflettere. L’obiettivo è creare uno spazio autentico in cui riconoscersi, senza giudizi».

«Casi Umani è nato come un racconto sul tema delle relazioni, ma con uno sguardo aperto al futuro. Il tema potrà evolversi nelle prossime edizioni, toccando altri ambiti della vita quotidiana come il lavoro, l’amicizia e la società, mantenendo sempre lo stesso approccio autentico, leggero e appunto umano», ha dichiarato Carolina Savino. Michele Mezzanotte ha aggiunto: «Siamo tutti, in un modo o nell’altro, dei casi umani. Non nel senso dispregiativo con cui spesso viene usata questa espressione – come se fosse un’etichetta da appiccicare a chi si comporta in modo strano, a chi fatica, a chi non riesce a stare dentro le righe. Ma nel senso più profondo e più onesto: ognuno di noi porta con sé una storia complicata, delle ferite che non sempre si vedono, dei meccanismi che si sono formati molto prima che potessimo sceglierli. Giudicare è facile. È immediato, è rassicurante, ci dà l’illusione di essere “diversi” da chi stiamo guardando. Ma comprendere richiede qualcosa di più coraggioso. Casi Umani vuole essere un modo per comprendere. Un modo per essere più umani in un mondo dove i veri casi sono disumani».

Il vodcast è prodotto da Secret Sauce Studio, casa di produzione con competenze che spaziano dalla produzione video alla strategia di distribuzione digitale, dalla post-produzione alle logiche commerciali che reggono un progetto nell’ecosistema dei nuovi media. La regia è affidata a Carlo Fumo che ha scritto le puntate con Martina Stella. La produzione esecutiva invece alla Italian Movie Award con la co-produzione di OnAir Agency, management della stessa Martina Stella, e di Evolution Group. La tech company leader nel settore digitale curerà la strategia di distribuzione, ottimizzazione e monetizzazione su YouTube, per trasformare il prestigio del talento in una presenza social solida, profittevole e tecnicamente ottimizzata. Un assetto che porta sul progetto esperienza cinematografica e visione industriale, garantendo a Casi Umani un’alta qualità produttiva. «Come partner MCN, Evolution Group consolida il ruolo di ponte tra lo spettacolo tradizionale e il digitale. Progetti come Casi Umani confermano la nostra missione: portare i grandi talenti italiani a dominare l’ecosistema video moderno», ha sottolineato Francesco Califano, Head of Partnerships di Evolution Group.

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Francesco Califano e Carlo Fumo.

Il lancio ufficiale alla Terrazza Regina a Milano

«Volevamo fare qualcosa che fosse pop senza essere superficiale», ha raccontato Marco Ferioli, ceo di Secret Sauce Studio. «Martina porta una presenza e una naturalezza che raramente trovi in questo tipo di format. Carlo ha saputo costruire intorno a lei un linguaggio visivo preciso, riconoscibile. Il risultato è un progetto che funziona su più livelli: emotivo, narrativo, editoriale».

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Marco Ferioli.

Il lancio ufficiale si terrà l’11 maggio a Terrazza Regina, nel cuore di Milano, alla presenza di giornalisti, imprenditori e creator digitali. Partner del progetto è Accademia del Lusso, che ha messo a disposizione le proprie sedi di Milano e Roma come location e ha coinvolto i propri studenti in una partecipazione diretta alle riprese.

Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella
Casi Umani, Secret Sauce Studio produce il nuovo format del vodcast con Martina Stella

Garlasco, la difesa di Sempio al lavoro per smontare le intercettazioni: «Commentava un podcast»

Le intercettazioni inedite che potrebbero riscrivere ancora l’inchiesta sul delitto di Garlasco, raccolte da una cimice messa nella sua auto, sarebbero in realtà dei commenti di Andrea Sempio a un podcast o a ciò «di cui aveva sentito parlare nelle trasmissioni televisive». Lo ha dichiarato la legale Angela Taccia, mentre il collega Liborio Cataliotti ha affermato: «Il mio cliente ritiene di essere in grado di spiegare quelle captazioni». Gli avvocati di Sempio sono al lavoro recuperare la trasmissione che parlava del delitto di Garlasco e per analizzarlo.

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Il contenuto delle nuove intercettazioni ambientali

Nell’interrogatorio, durante il quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, a Sempio sono state contestate delle intercettazioni ambientali, risalenti al 14 aprile 2025, poco più di un mese dopo l’informazione di garanzia che gli era stata notificata nella nuova inchiesta, in cui l’indagato – parlando da solo – avrebbe detto di aver visto il video intimo, così come di aver chiamato Chiara Poggi e di aver tentato un approccio sessuale, respinto. Tanto che lei avrebbe detto di non voler parlare con lui, prima di riattaccare il telefono.

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Per i pm l’audio sconfessa quanto raccontato da Sempio

Per i pm le intercettazioni sconfessano Sempio che ha sempre sostenuto di non aver mai avuto rapporti diretti con Chiara Poggi, pur frequentando casa sua in quanto amico del fratello Marco. Nell’audio, invece, lo si sentirebbe dire (per l’accusa) di aver telefonato proprio alla vittima in quei giorni, di aver tentato un approccio e di essere stato respinto: per i pm sarebbe questo il movente del delitto. Sempre secondo gli inquirenti, Sempio ammetterebbe pure di avere visto un video intimo di Chiara e Alberto Stasi e che lo avrebbe riferito alla ragazza in quella chiamata. Sempio, peraltro, sentito come testimone nella prima indagine del 2007, disse di non essere stato a conoscenza della partenza di Marco Poggi con la famiglia per una vacanza in montagna con i genitori, nonostante all’epoca i due fossero molto amici. Un altro elemento che ora sembra quantomai sospetto.

Il decreto Ponte è legge: via libera definitivo dalla Camera

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il decreto Ponte recante disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni, che è legge. Il via libera è arrivato con 160 voti favorevoli, 110 contrari e sette astenuti. Il provvedimento è formato da 10 articoli e introduce misure riguardanti l’attività dei commissari straordinari e le concessioni applicate su vari progetti. Al primo articolo si disciplina la prosecuzione dell’iter approvativo per la realizzazione del ponte che collegherà Sicilia e Calabria. Altre norme riguardano la messa in sicurezza e di adeguamento del traforo del Gran Sasso e delle autostrade A24 e A25, la funzionalità dei commissari nominati per la realizzazione delle opere necessarie ai campionati di calcio europei Uefa 2032, i commissari straordinari della società Rete ferroviaria italiana, norme per accelerare la realizzazione della linea C della metropolitana di Roma e altre per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia.

Angelini Pharma acquista l’americana Catalyst per 4,1 miliardi

Angelini Pharma ha siglato un accordo per l’acquisto dell’americana Catalyst per 4,1 miliardi di dollari. L’azienda è focalizzata sull’in-licensing, lo sviluppo e la commercializzazione di farmaci innovativi per pazienti affetti da malattie rare e difficili da trattare. Il closing è previsto nel terzo trimestre dell’anno. L’operazione segna l’ingresso di Angelini nel mercato americano, rafforzando il suo impegno di lungo periodo nel brain health e confermando la vicinanza alle persone che convivono con malattie rare. In dettaglio, il Gruppo si è impegnato ad acquistare tutte le azioni di Catalyst per 31,50 dollari per azione, con un premio del 28 per cento rispetto al prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi 30 giorni dell’azienda al 22 aprile 2026.

Angelini intende sviluppare una piattaforma terapeutica di nuova generazione nelle malattie rare

L’operazione viene realizzata con la partecipazione di fondi gestiti da Blackstone e di selezionati partner internazionali, e sarà finanziata con il supporto di Bnp Paribas, che agisce in qualità di unico coordinatore globale e sottoscrittore del pacchetto di finanziamento. «La cura dei pazienti resta sempre al centro della nostra visione, e continuiamo a guardare avanti con determinazione forti di una strategia chiara e della volontà di continuare a crescere su scala globale. Siamo orgogliosi di una operazione che dimostra, ancora una volta, il dinamismo dell’industria farmaceutica italiana», si legge in una nota di Angelini. Fondata nel 2002 e quotata al Nasdaq dal 2006, Catalyst ha costruito un portafoglio di prodotti incentrati sul trattamento di malattie neuromuscolari e neurologiche rare. A seguito del completamento dell’acquisizione, Angelini ne intende integrare il portafoglio e l’infrastruttura commerciale con le proprie competenze e i propri prodotti in brain health per sviluppare una piattaforma terapeutica di nuova generazione nelle malattie rare.

Libano, soldato dell’IDF oltraggia una statua della Madonna con una sigaretta in bocca

Dopo la statua di Gesù presa a bastonate, ecco un nuovo oltraggio di un soldato israeliano a un simbolo religioso cristiano in Libano. Sta infatti facendo il giro del web una foto scattata a un militare dell’IDF che, mentre fuma, infila una sigaretta nella bocca di una statua della Madonna.

L’IDF ha affermato che «la condotta del soldato si discosta completamente dai valori che ci si aspetta» dal personale dell’esercito di Tel Aviv e che, «a seguito di una prima verifica, l’immagine in questione è stata scattata diverse settimane fa». L’incidente «sarà oggetto di indagine e, in base ai risultati, verranno presi provvedimenti disciplinari nei confronti del soldato». Il militare protagonista del precedente episodio di vilipendio e il collega che lo aveva ripreso sono stati rimossi dal servizio operativo e condannati a 30 giorni di carcere.

Mps, Palermo si dimette dal cda

Fabrizio Palermo, consigliere d’amministrazione indipendente e componente del Comitato per le operazioni con le parti correlate di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha rassegnato le dimissioni dalla carica, con decorrenza immediata: alla base della decisione le recenti determinazioni in materia di governance, non condivise dal ceo e direttore generale di Acea. Lo ha reso noto Mps in un comunicato.

Mps, Palermo si dimette dal cda
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).

Palermo era in pole come nuovo ceo, poi il ribaltone

Palermo era stato indicato come unico candidato alla carica di amministratore delegato nella lista del cda uscente per il rinnovo del board del Monte. Ma nell’assemblea del 15 aprile 2026 c’è stato il ribaltone con la vittoria a sorpresa della lista promossa da Plt Holding, che sosteneva il ceo uscente Luigi Lovaglio, il quale ha dunque ottenuto la conferma alla guida di Rocca Salimbeni.

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Vivaldi è stato invece dichiarato decaduto

Nei giorni scorsi Carlo Vivaldi, altro rappresentante della lista del consiglio poi superata da quella di Plt Holding, era stato invece dichiarato decaduto per non aver dato le dimissioni da consigliere di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto di Mps prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedono nel board di un istituto concorrente.

Unicredit, accordo non vincolante per la cessione di parte delle proprie attività in Russia

Unicredit ha sottoscritto un accordo non vincolante per la cessione di una parte delle attività della propria controllata russa Ao Bank. L’acquirente è un investitore privato consolidato con sede negli Emirati Arabi Uniti, con relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e l’imprenditoriale locale, in relazione al quale Unicredit ha effettuato le previste verifiche di conformità. Le parti collaboreranno per finalizzare la struttura dell’operazione, gli accordi correlati e la comunicazione al mercato nei tempi opportuni.

Verranno create due banche distinte, una detenuta da Unicredit e una dall’acquirente

L’accordo accelera il processo di rifocalizzazione delle attività di Unicredit in Russia principalmente sui pagamenti internazionali, in prevalenza in euro e dollari Usa, per clientela corporate occidentale e russa non soggetta a sanzioni. L’operazione è stata strutturata e sarà eseguita in modo da garantire continuità e stabilità per clienti e dipendenti. I clienti che utilizzano le soluzioni di pagamento di Unicredit da e verso la Russia manterranno l’accesso all’attuale gamma di operazioni durante tutto il processo. I dipendenti di Ao Bank beneficeranno di una transizione accelerata che porterà alla creazione di due banche distinte con strategie e obiettivi chiaramente definiti. L’operazione prevede infatti lo spin-off di una parte delle attività di Ao Bank in una nuova entità separata (New Bank), seguito dalla cessione di Ao Bank con le restanti attività (Remaining Bank) all’acquirente. Al completamento dell’operazione, Unicredit deterrà il 100 per cento della New Bank, mentre l’acquirente deterrà il 100 per cento della Remaining Bank.

Previsto un beneficio sul capitale di 35 punti base

Si prevede che l’operazione generi un beneficio complessivo sul capitale di circa 35 punti base. Un impatto negativo al closing di circa 20-25 punti base sarà più che compensato dalla riduzione della perdita residua nello scenario estremo a circa 30-40 punti base rispetto ai circa 93 punti base calcolati al primo trimestre 2026 ed escludendo le soglie regolamentari. Si prevede inoltre che l’operazione comporti un impatto negativo cumulato a conto economico di circa 3,0-3,3 miliardi di euro, inclusi circa 1,6-1,8 miliardi di euro derivanti dall’effetto della riserva cambi (voce non monetaria senza impatto sul capitale) sul conto economico. Il perfezionamento dell’operazione è atteso nel primo semestre del 2027 ed è subordinato alla sottoscrizione degli accordi vincolanti, all’attuazione dello spin-off e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità regolamentari competenti. L’operazione non avrà impatti sulla distribuzione agli azionisti, in quanto i relativi effetti saranno esclusi dalla definizione di utile netto ai fini distributivi.

Caso Minetti, Nordio fa causa a Mediaset e Berlinguer per le parole di Ranucci

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio farà causa a Mediaset e Bianca Berlinguer per l’indiscrezione portata in studio a È sempre Cartabianca da Sigfrido Ranucci, relativa alla presenza del Guardasigilli nel ranch in Uruguay di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Nordio ha annunciato che ha annunciato che avvierà «un’azione risarcitoria in sede civile» per la «parole lesive» verso la sua persona e il Ministero della Giustizia, aggiungendo che, in caso di vittoria, la somma sarà «devoluta in beneficenza a un ente a tutela dei minori». Nordio, peraltro, aveva già smentito chiamando in studio durante la diretta: «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato lì. C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico».

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Caso Minetti, Nordio fa causa a Mediaset e Berlinguer per le parole di Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

La lettera di richiamo della Rai e le “scuse” di Ranucci

Dopo l’ospitata a È sempre Cartabianca e le affermazioni su Nordio, la Rai aveva recapitato una lettera di richiamo a Ranucci, contestando al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata, come da lui stesso ammesso. Secondo la Rai, inoltre, Ranucci era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente.Nel corso della successiva puntata di Report, Ranucci – pur difendendo il suo operato – aveva detto: «Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi cospargo il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa». Poi aveva spiegato che avrebbe affrontato l’eventuale causa da parte di Nordio a spese proprie, vista la privazione della tutela legale preannunciata dalla Rai. Sembra però che il Guardasigilli abbia deciso di citare solo Mediaset e Berlinguer, che lo hanno ospitato.

Caso Minetti, Nordio fa causa a Mediaset e Berlinguer per le parole di Ranucci
Bianca Berlinguer (Imagoeconomica).

Berlinguer: «Nordio ha potuto replicare immediatamente»

Questo il commento di Berlinguer sulla vicenda: «Il ministro della Giustizia ha potuto replicare immediatamente e direttamente, come era suo legittimo diritto. Ha telefonato in studio durante la trasmissione, questo è stato possibile perché andiamo sempre in onda in diretta. Gli ospiti si assumono la responsabilità delle loro dichiarazioni. Tutto si è svolto alla luce del sole, Ranucci ha fatto le sue dichiarazioni per cui poi si è scusato. Il ministro ha avuto il tempo per replicare e smentire. Questa trasmissione e il suo editore sono liberi e consentono a tutti di esprimere le proprie opinioni».

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4

Carlo Nordio perdona Sigfrido Ranucci ma querela Mediaset e Bianca Berlinguer il cui prolisso contenitore, È sempre Cartabianca, ha dato voce alle insinuazioni del conduttore di Report sulle sue visite al ranch di Cipriani junior in Uruguay. Anello di congiunzione Nicole Minetti, rediviva sui media dopo anni di assenza a squarciare il velo di oblio sul Bunga Bunga e la sua decisiva partecipazione al film Ruby nipote di Mubarak.

La querela di Nordio è un preciso segnale politico

Anche un bambino leggerebbe nell’iniziativa del Guardasigilli non la tutela dell’onorabilità infangata, ma un palese segnale politico che parla alla sua maggioranza e indica la direzione di marcia di un sistema che si sta spostando. Insomma, dietro la questione legale c’è un riflesso politico grande come una casa, che aggiunge un tassello da novanta al comatoso stato del centrodestra, con Giorgia Meloni impegnata a spegnere focolai senza riuscire però a interrompere il dilagare dell’autocombustione. Centrodestra in disaccordo su tutto e un fiorir di paradossi come è appunto quello di Nordio che risparmia il conduttore della trasmissione più odiata dal governo in carica mentre innesca, per continuare la metafora di prima, il fuoco amico. La sua querela al Biscione e alla conduttrice dal blasonato cognome strappata a suon di euro alla Rai si inserisce esattamente lì: non è un atto isolato, ma la continuazione di una guerra interna per molto tempo relegata alla bassa intensità e ora esplosa su più fronti. Una di quelle guerre che non fanno rumore, ma logorano. E che finiscono per dilagare dalle aule parlamentari ai palinsesti televisivi. 

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Rete4 è ormai un laboratorio geopolitico domestico

In questo senso Rete4 fa da cassa di risonanza alla malmostosità dei Berlusconi e del loro partito a cui, da un paio di stagioni, hanno assegnato il ruolo di laboratorio geopolitico domestico. Da una parte i cosiddetti “retequattristi”: Porro, Del Debbio (ha fatto rumore la conclamata presa di distanze dalla convocazione di Tajani a Cologno, nel ventre dell’azienda), Giordano. Un fronte che, pur nei vari distinguo che si devono alla verve personale dei singoli, è sostanzialmente allineato alle posizioni di Meloni e per nulla ostile alla Lega, nonostante tra i due la competizione sia il teso denominatore dei rapporti. Dall’altra i nuovi innesti, Berlinguer e Labate, con i loro estenuanti salotti che dalla prima serata si inoltrano ben oltre la mezzanotte con un andamento meno disciplinato, talvolta imprevedibile e confuso al punto che ci si smarrisce nell’anarchia che contamina personaggi, generi e argomentazioni.

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4

La rivoluzione piersilviesca del Biscione

Massima solidarietà a Mauro Crippa, il gran capo dell’informazione Mediaset, un passato a sinistra smarritosi poi negli agi del potere, che deve orchestrare simil giostra sforzandosi di interpretare, lui manager della prima ora televisiva fedelissimo a Confalonieri, la metamorfosi di Pier Silvio che a un certo punto, d’intesa con la sorella, si è stancato della bandiera sovranista che sventolava libera sui bastioni di Mediaset rovinando il collaudato copione. Quello tradizionale dei talk show di Rete4 che ne facevano macchine narrative oliate tra l’enfatizzazione dei conflitti, l’indignazione come sfondo e un pubblico fidelizzato cui fornire propellente alle paure. Naturalmente con un occhio all’audience. I nuovi contenitori invece sono un’altra cosa: giganteschi aggregatori di temi dove la durata iperbolica diventa un metodo, per qualcuno un’arma di distrazione di massa. Più che programmi, si tratta di flussi variegati che procedono per tentativi, con esiti spesso stranianti, rispetto a una linea editoriale non più ben definita. 

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
L’Ad di Mfe-Mediaset Pier Silvio Berlusconi (Ansa).

Dietro questo apparente caos televisivo c’è forse il tentativo di ritorno al centro

Ciò nonostante l’impressione è che dentro quel caos apparente si stia muovendo qualcosa di più strutturato, il tentativo appunto di costruire uno spazio politico-mediatico che non coincida con l’attuale maggioranza. Una zona franca, o almeno più autonoma, che va dai fuorionda di Giambruno a Striscia la notizia alle ospitate di Ranucci da Berlinguer, con l’intento di infastidire gli attuali padroni di Palazzo Chigi. Forse il preludio, complice il dilagante delirio trumpiano che mette in crisi coloro che ne furono convinti estimatori, a una fase politica di ritorno al centro, qualsiasi cosa voglia dire e in qualsiasi forma essa si possa manifestare. E non è un caso che tutto questo accada dentro Mediaset, cioè dentro l’eredità più visibile di Silvio Berlusconi che da megafono di un’area si trasforma in una piattaforma di riorganizzazione politica

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Giorgia Meloni (Ansa).

Forza Italia sta cercando di ridefinire il proprio perimetro

In questo schema Forza Italia non appare più soltanto come il partner moderato della coalizione. Sembra, piuttosto, un partito in cerca di ridefinire un proprio perimetro. La “sua” televisione diventa il luogo dove questo perimetro viene testato e, come nel caso Nordio, talvolta forzato avvicinandolo pericolosamente (per questo governo, s’intende) al punto di rottura. 

Trump: «Possibile accordo con l’Iran la prossima settimana»

Donald Trump ritiene possibile che Usa e Iran possano firmare un accordo prima del suo viaggio in Cina, previsto per il 14 e 15 maggio 2026. L’ha affermato egli stesso in un’intervista a Pbs. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, ha evidenziato che Teheran «non può avere un’arma nucleare, e non l’avrà». «Hanno accettato questo, tra le altre cose. Vedremo se ci arriveremo. Loro vogliono fare un accordo. Abbiamo avuto colloqui molto positivi nelle ultime 24 ore, ed è molto possibile che concluderemo un accordo», ha aggiunto. La Casa bianca si attende una risposta alla bozza del memorandum di intesa inviato all’Iran entro le prossime 24-48 ore. Secondo la Cnn, ciò potrebbe già avvenire in giornata. Il memorandum, di una pagina, è articolato in 14 punti e include la sospensione dell’arricchimento dell’uranio iraniano, la revoca delle sanzioni statunitensi, la distribuzione dei fondi iraniani congelati e l’apertura dello stretto di Hormuz alle navi.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

La mossa più lungimirante l’ha compiuta il Rotary Club di Garlasco: 15 anni fa, nell’intervallo fra l’assoluzione di Alberto Stasi e la sua condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, i rotariani garlaschesi istituivano un premio letterario, “La provincia in giallo”, oggi uno dei più ambiti fra noi scrittori noir (mi ci includo perché anni fa sono approdata nella terna dei finalisti). L’iniziativa, si presume, era un modo intelligente per volgere in positivo l’aura sinistra di un delitto che nel 2007 aveva riportato Garlasco agli onori della cronaca.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Il premio letterario “La provincia in giallo” nell’edizione del 2019.

L’unico evento notevole nella sua storia, fino ad allora, era stato il vittorioso assedio dei Visconti nel corso della guerra di Pavia; allora a Garlasco i morti ammazzati dovevano essere stati molti di più che nella villetta di via Pascoli, ma non c’erano giornali né tivù, e già a quei tempi vigeva la legge di Monsieur Verdoux: «Un omicidio fa un cattivo, milioni un eroe. I numeri santificano».

Il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda

Ai tempi della prima edizione de “La provincia in giallo”, il caso sembrava chiuso, e la colpevolezza di Stasi accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così, prima che Garlasco si inabissasse di nuovo nell’oblio, il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda. Non poteva immaginare che, vent’anni dopo, Garlasco sarebbe diventata l’indiscussa capitale italiana del cold case, la Pietrelcina del true crime e, ultimamente, il possibile scenario di uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia della giustizia italiana.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Gli occhi di Alberto Stasi durante i funerali di Chiara Poggi (foto Ansa).

Di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio

Ormai anche noi attempati dobbiamo fare uno sforzo per ricordare che, prima del 2007, “Stasi” era solo la famigerata polizia politica della Ddr. Ma se gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dovessero discolpare il fidanzato della vittima, e incastrare Andrea Sempio, l’amicone di suo fratello, di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio; non solo per l’iter giudiziario che attende Sempio, ma anche per le beghe intorno ai risarcimenti che spetterebbero a Stasi, qualora riuscisse a ottenere la revisione del processo. Non possiamo escludere che, dopo altri 10 anni e con l’ulteriore perfezionamento degli strumenti d’indagine, nella villetta dell’orrore non emerga un’impronta 3.333, riconducibile a un ignoto X ancora più X, e il cancan mediatico-giudiziario venga prorogato al 2046.

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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Gli accusati dell’omicidio Poggi – che oggi sono due, uno biondo e uno bruno, come le vallette di Sanremo – potrebbero diventare chissà quanti, con relativa moltiplicazione di avvocati e periti. A quel punto, Rai e Mediaset, se esisteranno ancora, avranno già dedicato un canale al delitto di Garlasco, che già attualmente occupa un lunghissimo segmento in qualunque trasmissione del palinsesto (meteo escluso), con la pittoresca compagnia di giro dei legulei e delle criminologhe che trasforma ogni talk show nella versione true crime di Quelli della notte.

L’abominevole sciacallaggio sulla figura della «povera Chiara»

A seconda del divano televisivo, la «povera Chiara» (dove il «povera» è la foglia di fico sull’abominevole sciacallaggio sulla sua figura, alla faccia del dolore dei genitori) è una candida colomba, o un’acqua cheta col vizietto dei video hard, o una testimone pericolosa delle turpitudini consumate all’ombra della Madonna della Bozzola.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Non c’è italiano che non saprebbe disegnare la posizione del suo cadavere sulle scale della cantina o dire com’era vestita; ci scordiamo cos’abbiamo mangiato oggi a colazione, ma non cosa ha consumato Chiara la mattina di quel 13 agosto. Sorprende che, sull’esempio del Rotary di Garlasco, le aziende produttrici di quegli yogurt e di quei cereali non abbiano provato a trarne vantaggio: «Una buona colazione è importante, specie per la Scientifica».

Stasi è già diventato una specie di Dreyfus, ma senza Émile Zola

Intanto, per una parte dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è già diventato una specie di Dreyfus. E pazienza se in sua difesa non scende in campo Émile Zola, ma il mio fruttivendolo, che quando la moglie lo rimprovera, replica: «Sono innocente, come Stasi!». Ma resiste una buona fetta di colpevolisti, per una svariata serie di motivi, non ultimo: «La mamma mi diceva di non andar coi biondi/perché sono vagabondi e l’amor non sanno far».

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Guardiamola dal lato positivo: le vicende del delitto di Garlasco sono la prova che l’Italia è un Paese dove, malgrado le apparenze, gli omicidi efferati sono sempre troppo pochi rispetto alle esigenze del pubblico, e così quei pochi bisogna tirarli più in lungo possibile. Chissà se a Pietracatella, “il paese delle avvelenate”, stanno già pensando a istituire un premio letterario.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa

SpaceX ha adottato politiche di governance aziendale che eroderanno in maniera sostanziale le tipiche tutele degli azionisti, conferendo al fondatore Elon Musk un’autorità esecutiva praticamente illimitata quando – entro la fine dell’anno – l’azienda produttrice di razzi verrà quotata in Borsa.

Le “precauzioni” adottate da Musk con SpaceX

Alcuni estratti del prospetto informativo per l’offerta pubblica iniziale di SpaceX, forniti alla Securities and Exchange Commission e esaminati da Reuters, mostrano che la società sta combinando azioni con diritto di voto plurimo, arbitrato obbligatorio, norme più severe sulle proposte degli azionisti e la legge societaria del Texas per conferire a Musk e altri dirigenti un ampio controllo. Allo stesso tempo, è prevista una drastica limitazione della facoltà degli investitori di contestare il management, intentare cause legali e imporre votazioni su questioni di governance. Insomma, l’unica persona che potrà licenziare Musk sarà Musk stesso, visto che manterrà il controllo della maggioranza.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa
Componenti di un razzo realizzato da SpaceX (Imagoeconomica).

Le limitazioni non scoraggeranno gli investimenti

Secondo gli esperti di corporate governance, Musk sta strutturando SpaceX in modo da proteggere l’azienda dalle critiche degli azionisti, come successo con Tesla. Gli investitori del marchio di veicoli elettrici hanno contestato Musk su diverse questioni, ad esempio per il suo pacchetto retributivo da mille miliardi di dollari all’acquisizione della sua azienda di energia solare SolarCity. Per gli analisti, queste limitazioni non dovrebbero scoraggiare i potenziali investitori, disposti ad accettare di rinunciare ad alcuni dei loro diritti come il prezzo da pagare per partecipare a quella che si preannuncia come la più grande offerta pubblica iniziale della storia. SpaceX punta a incassare fino a 75 miliardi di dollari e raggiungere una capitalizzazione di 1.750 miliardi di dollari.

Irama giudice di X Factor al posto di Achille Lauro

Irama è stato scelto da Sky come quarto giudice di X Factor 2026 al posto di Achille Lauro, che si è chiamato fuori dal talent show dopo due edizioni. Lo scrive Luca Dondoni, speaker di RTL 102.5 e giornalista de La Stampa. Come “erede” di Achille Lauro continua a girare anche il nome di Tananai.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»

È durata due ore la deposizione in Procura a Pavia di Marco Poggi, fratello di Chiara e all’epoca del delitto di Garlasco amico stretto di Andrea Sempio. Chiamato a deporre come testimone, ha negato di mai visto assieme all’unico indagato nella nuova inchiesta i video intimi della sorella e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, che sta finendo di espiare i 16 anni di carcere confermati in Cassazione.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
La combo fotografica con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (foto Ansa).

Marco Poggi, dunque, sostanzialmente avrebbe ancora difeso il suo amico dell’epoca, sostenendo di non credere che sia lui l’autore del delitto. Per quanto riguarda Sempio, il 39enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi è rimasto in Procura quattro ore, ma – come avevano annunciato i legali – si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa che venga depositata tutta la documentazione dell’inchiesta a suo carico cominciata oltre un anno fa. Secondo la Procura Sempio avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
Andrea Sempio lascia la Procura di Pavia (Ansa).

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Ieri erano invece state sentite le cugine di Chiara Poggi, Paola e Stefania Cappa, che erano state ascoltate come testimoni anche nell’ambito della prima inchiesta che aveva portato alla condanna di Stasi. Una volta chiuse le indagini, la Procura di Pavia potrebbe mettere a disposizione anche gli atti della difesa di Stasi, per una richiesta di revisione del processo da parte dei suoi legali, che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi. Il deposito della chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, non sarebbe però imminente.

È morto Ted Turner, fondatore della Cnn

Addio a Ted Turner, fondatore della Cnn, morto all’età di 87 anni. Lo riferisce l’emittente statunitense citando un comunicato della Turner Enterprises. Originario dell’Ohio, oltre che un imprenditore è stato un dirigente sportivo, un filantropo – ha fondato la Fondazione delle Nazioni unite -, un attivista e un ambientalista. Ha anche creato il cartone animato Captain Planet per educare i bambini al rispetto dell’ambiente. A renderlo famoso è stata la sua visione audace di fornire notizie da tutto il mondo in tempo reale, a tutte le ore. La Cnn è infatti stata il primo canale all news della storia. Nel 1991 fu nominato Uomo dell’anno dalla rivista Time per «aver influenzato la dinamica degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantanei della storia».

Thompson: «Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn»

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato della Cnn, ha dichiarato in una nota: «Ted era un leader intensamente coinvolto e impegnato, intrepido, impavido e sempre pronto a sostenere un’intuizione e a fidarsi del proprio giudizio. Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn. Ted è il gigante sulle cui spalle stiamo, e oggi ci prenderemo tutti un momento per riconoscere lui e il suo impatto sulle nostre vite e sul mondo». Poco più di un mese prima del suo ottantesimo compleanno nel 2018, Turner aveva rivelato di avere la Demenza a corpi di Lewy, un disturbo cerebrale progressivo. All’inizio del 2025, era stato ricoverato in ospedale per un lieve caso di polmonite prima di riprendersi in una struttura di riabilitazione. Lascia cinque figli, 14 nipoti e due pronipoti.