«Meglio maiale che sionista»: il post pubblicato (e poi cancellato) dai Giovani Democratici di Bergamo

I Giovani Democratici di Bergamo hanno cancellato, con tanto di scuse, un post Instagram che conteneva un’immagine di Porco Rosso, personaggio iconico di Hayao Myazaki, e la citazione: «Meglio maiale che sionista» (anziché «fascista»). E a corredo: «Questo non è antisemitismo. E chi si ostina a sostenere il contrario ha un progetto politico ben preciso».

Fiano: «Sono queste le nuove leve del Pd?»

Il post aveva causato la reazione di Emanuele Fiano, ex deputato del Pd di fede ebraica, che il 25 novembre – come ha sottolineato – era stato contestato anche dai Giovani Democratici di Bergamo in occasione di un dibattito con Luciano Bellipaci e Gabriele Eschkenazi: «Ma io vorrei sapere, queste sono le nuove leve del Pd? Qualcuno vi dirige? Qualcuno di voi ha letto un libro sull’argomento? Li hanno letti i vostri responsabili? Sapete cosa sia il sionismo? C’è un partito che si occupa di voi?».

La cancellazione del post e le scuse

Dopo le inevitabili critiche, I Giovani Democratici di Bergamo hanno appunto rimosso il post su Instagram, spiegando di «sentire il dovere di esprimere scuse sincere e senza riserve a tutte le persone e le comunità ferite, offese o colpite» da quanto pubblicato. E poi: «Ci assumiamo quindi la piena responsabilità di non aver valutato con la necessaria cura l’impatto comunicativo del messaggio, storpiandone lo spirito. Ribadiamo la nostra natura di realtà antifascista e in quanto tale categoricamente opposta a qualsiasi forma di antisemitismo».

Schlein: «Inaccettabile, ma si sono scusati»

Sulla questione si è espressa anche la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha definito «inaccettabile» il post Giovani Democratici di Bergamo. In ogni caso, ha aggiunto, «è stato rimosso e ci sono state scuse da parte loro».

Olimpiadi, cosa si sono detti Meloni e Vance nel vertice a Milano

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è stato accolto in prefettura a Milano dalla premier Giorgia Meloni, con cui ha avuto un incontro bilaterale a poche ore dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali. «Italia e Stati Uniti intrattengono rapporti molto significativi da sempre, stiamo lavorando su molte questioni bilaterali ovviamente di rafforzamento della nostra cooperazione ma anche sugli altri dossier internazionali che sono aperti», ha detto la premier. «Ci siamo incontrati col vicepresidente l’ultima volta a Roma in occasione dell’inaugurazione del papato di papa Leone e oggi ci incontriamo di nuovo per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Sono due eventi che raccontano un sistema di valori che tengono insieme Europa e Stati Uniti, che tengono insieme l’Occidente, che è alla base ovviamente della nostra cooperazione, della nostra amicizia e del futuro che vogliamo costruire insieme», ha aggiunto.

Cosa prevede il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia

«La Russia si siederà al tavolo delle trattative con intenzioni sincere solo se costretta a farlo». Lo ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, annunciando il ventesimo pacchetto di sanzioni a Mosca dall’invasione dell’Ucraina, riguardante l’energia, i servizi finanziari e il commercio.

Le sanzioni per ridurre le entrate energetiche russe

Per quanto riguarda l’energia, il pacchetto introduce «un divieto totale sui servizi marittimi per il greggio russo». Questo, spiega Von der Leyen in un comunicato, «ridurrà ulteriormente le entrate energetiche della Russia e renderà più difficile trovare acquirenti per il suo petrolio». Altre 43 navi verranno inserite nella flotta ombra di Mosca, per un totale di 640. La Commissione Ue ha pensato poi a «divieti generalizzati sulla fornitura di manutenzione e altri servizi per le petroliere GNL e le navi rompighiaccio, per danneggiare ulteriormente i progetti di esportazione del gas». Von der Leyen evidenzia che «le entrate fiscali della Russia derivanti da petrolio e gas sono diminuite del 24 per cento nel 2025 rispetto all’anno precedente, al livello più basso dal 2020».

Cosa prevede il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Le misure riguardanti i servizi finanziari di Mosca

Il secondo blocco di misure punta a «limitare ulteriormente il sistema bancario russo e la sua capacità di creare canali di pagamento alternativi per finanziare l’attività economica», che è «il punto debole» di Mosca. Verranno sanzionate «altre 20 banche regionali russe» e anche altre di Paesi terzi che spalleggiano la Russia. Inoltre, ha aggiuge Von der Leyen, l’Ue adotterà «misure contro le criptovalute, le società che le scambiano e le piattaforme che consentono il trading di criptovalute, per impedire qualsiasi tentativo di elusione».

Cosa prevede il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).

I provvedimenti pensati per il commercio russo

«Inaspriremo le restrizioni all’esportazione verso la Russia con nuovi divieti su beni e servizi, dalla gomma ai trattori e ai servizi di sicurezza informatica, per un valore di oltre 360 milioni di euro», spiega Von der Leyen illustrando le sanzioni commerciali, che comprendono anche nuovi divieti all’importazione di metalli, prodotti chimici e minerali essenziali, non ancora soggetti a sanzioni, per un valore di oltre 570 milioni di euro, così come restrizioni all’esportazione di prodotti e tecnologie utilizzati per l’impegno bellico russo, come i materiali impiegati per la produzione di esplosivi (come l’ammoniaca). La presidente della Commissione europea aggiunge poi: «Abbiamo proposto maggiori garanzie legali per le aziende dell’Ue, per proteggerle dalle violazioni dei loro diritti di proprietà intellettuale o da espropriazioni ingiuste in Russia».

Futuro nazionale, la lite sul marchio «già registrato nel 2011»

Roberto Vannacci ha lanciato il suo partito da pochi giorni ed è già polemica sul marchio. Marina Caprioni, vedova di Riccardo Mercante, ex consigliere regionale M5s morto nel 2020, ha infatti reclamato la paternità del brand “Futuro nazionale“, sostenendo che l’aveva già depositato e registrato suo marito nel 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese. Dopo la sua morte, ha spiegato in un’intervista al Fatto Quotidiano, il marchio è entrato nella successione ereditaria andando a finire nelle mani sue e dei figli. Che non intendono cederlo a Vannacci. «La nostra famiglia arriva da sinistra, poi ci siamo avvicinati al mondo dei Cinque Stelle. Essere associati a una persona che ha tutt’altri ideali ci ha dato anche fastidio. Per me quel marchio non è una questione di soldi. È una cosa che riguarda mio marito, la sua storia, quello che era e quello in cui credeva», ha detto Marina. Anche la figlia Allegra, di 19 anni, ha fatto sapere che «la notizia ci ha stupiti, considerate le idee liberali e progressiste di mio padre, che ci tengo vengano ricordate».

Vannacci tira dritto e fa sapere che continuerà a usarlo

Ma Vannacci non ha intenzione di cedere. «Finché non c’è nulla di diverso continueremo a usare il simbolo. Se non c’è nulla di vietato si può usare», ha detto all’Ansa. Il portavoce del movimento Il Mondo al Contrario Massimiliano Simoni ha aggiunto: «Il nome e simbolo di Futuro Nazionale sono registrati regolarmente. Il presidente del Mondo al Contrario ha inviato semplicemente un messaggio agli associati per chiarire che il simbolo non può essere usato per qualsiasi fine o scopo se non previa autorizzazione. Noi partiamo lunedì con l’organizzazione del partito a livello territoriale e quindi fino a quel momento queste sono le disposizioni».

Ziello e Sasso lasciano la Lega e passano con Vannacci

Come si era ipotizzato nei giorni scorsi, i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso hanno deciso di lasciare la Lega per aderire a Futuro nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci. L’hanno comunicato alla presidenza della Camera e al gruppo del Carroccio a Montecitorio oltre che sui loro profili social. «Interpreto la politica come azione e servizio da garantire in una cornice di coerenza e verità. Binomio che non vedo più presente nella Lega Salvini Premier», ha scritto Ziello. «Esco dalla Lega e scelgo di seguire il generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista», ha fatto eco Sasso.

Potrebbero non essere i soli a lasciare la Lega per Futuro nazionale

Un sentore delle divergenze con il partito di Salvini lo si sentiva già dalle scorse settimane, quando entrambi avevano deciso di non votare la risoluzione di maggioranza sull’invio di armi all’Ucraina (sposando di fatto la posizione di Vannacci). Il timore è che alle loro uscite se ne aggiungano altre, soprattutto tra gli eletti del Centro-Sud e tra i peones che, vedendo sfumare l’ipotesi di una candidatura alle prossime Politiche e con il partito che sta perdendo consensi (gli ultimi sondaggi danno la Lega al 7,7 per cento), vedono Futuro Nazionale come ancora di salvezza. Tra gli aderenti al neo partito c’è anche il deputato Emanuele Pozzolo, ex Fdi.

Cerimonia di apertura delle Olimpiadi, il Coni replica a Ghali dopo lo sfogo sui social

Rispondendo alle domande dei giornalisti sullo sfogo di Ghali, che assieme a Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli sarà tra gli artisti presenti a San Siro alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha tagliato corto, affermando: «Penso che in questo momento sono portato a leggere solo le cose positive, perché in questi momenti trovo fuori logo fare polemica».

Cerimonia di apertura delle Olimpiadi, il Coni replica a Ghali dopo lo sfogo sui social
Luciano Buonfiglio e Andrea Abodi (Imagoeconomica).

Lo sfogo di Ghali su Instagram

Alla vigilia della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali, Ghali ha affidato a Instagram un lungo messaggio di sfogo – pubblicato in italiano, inglese e arabo – in cui ha fatto capire di essere stato in qualche modo “imbavagliato”, dopo essere stato invitato (per convenienza) dagli organizzatori. «A tutti. Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia», ha scritto il rapper milanese, figlio di genitori tunisini. E poi: «So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro».

Le polemiche per la scelta di Ghali

La scelta di coinvolgere Ghali nella cerimonia di apertura di Milano-Cortina aveva suscitato critiche, in particolare da parte di alcuni esponenti della Lega, a causa delle posizioni espresse dal rapper in favore della causa palestinese. Sul tema era intervenuto anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, spiegando che Ghali avrebbe pronunciato esclusivamente «cose concordate con gli organizzatori» e aggiungendo: «Ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco». In commissione Cultura il Movimento 5 stelle aveva denunciato: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista non esprimerà il suo pensiero sul palco non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva».

Al via in Oman i colloqui Usa-Iran sul nucleare: cosa c’è sul tavolo

Stati Uniti e Iran tornano a confrontarsi in Oman, per i primi negoziati da giugno 2025, quando Israele lanciò attacchi contro la Repubblica Islamica che scatenarono una guerra di 12 giorni segnata da raid aerei reciproci, a cui si unirono anche gli americani, questa volta nel tentativo di scongiurare un altro conflitto. Sul tavolo c’è il programma nucleare iraniano. In vista dell’incontro di Muscat, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – che guida la delegazione di Teheran – ha avvertito: «Siamo pronti a difenderci da qualsiasi richiesta eccessiva o avventurismo Usa». Non è ancora chiaro se le due parti siano d’accordo su cosa sono disposte a negoziare: cosa sappiamo.

Al via in Oman i colloqui Usa-Iran sul nucleare: cosa c’è sul tavolo
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a colloquio con l’omologo omanita Sayyid Badr Albusaidi (Ansa).

L’Iran vuole parlare solo del suo programma nucleare

Teheran ha messo in chiaro che questi colloqui avrebbero riguardato solo il suo programma nucleare, mentre Washington vorrebbe negoziare anche l’uso e la detenzione di missili balistici a lunghissimo raggio. L’Iran è però irremovibile e non intende fare concessioni, ritenendoli fondamentali per la difesa in caso di futuri attacchi di Israele. Haaretz scrive che gli Usa hanno accettato di rinunciare alla condizione di discutere anche di missili balistici e più in generale della sicurezza in Medio Oriente. Secondo quanto emerge da un’analisi di immagini satellitari condotta dal New York Times, l’Iran sembra aver ricostruito diverse strutture missilistiche balistiche danneggiate dagli attacchi del 2025, apportando invece solo riparazioni limitate ai principali siti nucleari colpiti.

La possibile proposta sull’arricchimento dell’uranio

Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita fonti diplomatiche, alcuni Paesi vicini all’Iran hanno proposto di limitare le capacità di Teheran di arricchimento dell’uranio a livelli minimi: al 3 per cento o anche meno. Questo basterebbe al regime per salvare la faccia di fronte alla richiesta di Trump di un arricchimento pari a zero. Ma sarebbe comunque una sconfitta, visto che per la maggior parte delle armi nucleari è necessario un arricchimento al 90 per cento.

Gli Stati Uniti posson far leva sulle revoca delle sanzioni

Il Nyt cita poi tre funzionari iraniani, secondo cui Teheran potrebbe anche essere disposta a offrire una sospensione a lungo termine del suo programma nucleare. In cambio chiederebbe a Washington la revoca delle sanzioni americane che hanno contribuito alla crisi economica della Repubblica Islamica e a sua volta alle proteste che hanno scosso il Paese, represse nel sangue dal regime.

Al via in Oman i colloqui Usa-Iran sul nucleare: cosa c’è sul tavolo
Abbas Araghchi e Steve Witkoff (Ansa).

Il nodo del sostegno iraniano agli alleati nella regione

C’è poi un altro tema sul tavolo, ovvero il sostegno dell’Iran ai suoi proxy nella regione, da Hamas e Hezbollah, fino agli Houthi. Gli Stati Uniti, ovviamente, vorrebbero che i pasdaran recidessero i legami con questi gruppi. I funzionari che hanno parlato col New York Times hanno evidenziato che, in ogni caso, sarebbe estremamente difficile concordare un meccanismo per monitorare efficacemente il rispetto del non invio di denaro o armi alle milizie alleate.

Gli Obama ritratti come scimmie in un video pubblicato da Trump

Donald Trump ha condiviso un video dedicato a presunti brogli elettorali nel Michigan nel 2020, in cui negli ultimi secondi compaiono Barack e Michelle Obama ritratti come due scimmie, che ridono sulle note di The Lion Sleeps Tonight.

Secondo quanto sostenuto nel video da un non meglio identificato esperto, nel corso dello scrutinio il conteggio si è fermato in cinque Stati (tra cui appunto il Michigan) quando Trump era in vantaggio su Joe Biden, per poi ripartire con il candidato democratico all’improvviso in testa.

Newsom: «Comportamento disgustoso da parte di Trump»

Il contenuto, sfacciatamente razzista, è stato condannato su X da Gavin Newsom, governatore democratico della California: «Comportamento disgustoso da parte del Presidente. Non c’è più limite. Ogni singolo repubblicano deve denunciarlo. Adesso». Ben Rhodes, ex consigliere per la sicurezza nazionale e consigliere di Obama, ha scritto: «Che Trump e i suoi seguaci razzisti continuino a tormentarsi pensando che in futuro gli americani considereranno gli Obama come figure amate, mentre studieranno lui come una macchia nella nostra storia». Nel corso del 2025, sempre su Truth, Trump aveva pubblicato un video realizzato con l’intelligenza artificiale in cui Obama veniva arrestato nello Studio Ovale e poi compariva dietro le sbarre con una tuta arancione da carcerato.

Chi è Vladimir Alekseyev, generale russo vittima di un attentato a Mosca

Vladimir Alekseyev, tenente generale che ricopre un ruolo di alto livello nello Stato Maggiore russo e vicecapo dell’intelligence militare, è stato trasportato d’urgenza in ospedale a Mosca dopo essere stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco «in un edificio residenziale situato su viale Volokolamskoe». Lo ha reso noto il Comitato Investigativo russo, spiegando che «un individuo non identificato ha sparato più volte» a Alekseyev, prima di fuggire.

Nato nel 1961 a Holodky, in quella che all’epoca era la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, Alekseyev è entrato nella Direzione generale per le informazioni militari (Gru) nel 1980. Dopo aver militato nei corpi speciali Spetsnaz e aver scalato i ranghi del servizio situazioni operative delle Forze armate russe, nel 2011 è stato nominato vicecapo del Gru. Sopra di lui c’è solo il direttore, ovvero l’ammiraglio Igor Kostjukov, responsabile della delegazione di Mosca ai negoziati trilaterali sull’Ucraina negli Emirati Arabi. Nel 2015, durante l’intervento russo nella guerra civile siriana, ha supervisionato l’operato dell’intelligence militare. Identificato nel 2022 come il comandante dei servizi segreti responsabili per l’Ucraina, a giugno dell’anno successivo, assieme al viceministro della Difesa Yunus-Bek Yevkurov, si è occupato dei negoziati con Yevgeny Prigozhin, leader della Wagner, durante l’ammutinamento del gruppo mercenario e la ‘marcia su Mosca’.

Alekseyev è stato oggetto di pesanti sanzioni a livello internazionale. Accusato di aver organizzato attacchi informatici volti a influenzare le elezioni presidenziali, il generale è stato sanzionato dagli Stati Uniti nel 2016. Tre anni dopo, il vicecapo del Gru è stato sanzionato anche dall’Unione europea, in relazione all’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Julia a Salisbury, avvenuto nel Regno Unito. Nel 2022 Alekseyev è stato poi sanzionato pure dal Canada, in quanto complice del regime russo nell’invasione dell’Ucraina.

Approvato il decreto sicurezza: le principali misure

Via libera in Consiglio dei ministri al decreto Sicurezza, frutto di un serrato confronto preventivo con il Quirinale. «Non misure spot», assicura Giorgia Meloni, ma «un ulteriore tassello» della strategia del governo, convinta che serva un «approccio più duro» su questo tema. Dalle piazze vietate ai violenti, al fermo preventivo, fino al divieto dei coltelli ai minori: le principali misure del decreto appena approvato.

Approvato il decreto sicurezza: le principali misure
Giorgia Meloni (Ansa).

Piazze senza violenti: il fermo preventivo e il nuovo daspo

Nel decreto sicurezza è stato inserito il fermo preventivo. «Durante lo svolgimento di una manifestazione, le forze di polizia potranno accompagnare e trattenere nei propri uffici, per non più di 12 ore, le persone ritenute – per fondati motivi – pericolose». Ciò, si legge, «potrebbe avvenire anche per chi ha precedenti e segnalazioni specifiche negli ultimi 5 anni. Il pm, sempre informato, potrà comunque decidere per il rilascio immediato». Sempre a proposito di riunioni o assembramenti in luogo pubblico, viene introdotto un nuovo daspo: il divieto di partecipazione sarà disposto dal giudice nei confronti di chi è condannato per una serie di delitti, che vanno dall’attentato per finalità terroristiche o di eversione, a devastazione e saccheggio, passando per le lesioni contro agenti delle forze dell’ordine, sanitari o arbitri.

Il nuovo registro per i reati con «causa di giustificazione»

Per quanto riguarda il cosiddetto “scudo penale” per agenti e comuni cittadini in determinati casi, il decreto sicurezza vara la creazione di un apposito registro. Nei reati in cui appare evidente una causa di giustificazione (legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità), chi ha commesso il fatto non verrà indagato in automatico, ma inserito in un separato modello in cui vengono comunque assicurate le garanzie difensive. Sarà il pm a decidere se inserire un nome nel registro degli indagati o meno. In questo caso di parlerà non di indagato, ma di persona interessata ai fatti.

Approvato il decreto sicurezza: le principali misure
Coltelli e mazze da baseball sequestrate dalle forze dell’ordine (Ansa).

La stretta sui coltelli, con focus sui minorenni

Il decreto prevede poi una stretta sui coltelli, con l’obiettivo di contrastare in particolare la violenza giovanile. Sarà proibito vendere coltelli e oggetti da taglio ai minori, anche su web e piattaforme elettroniche, con sanzioni da 500 a 3mila euro, aumentate fino a 12 mila in caso di reiterazione, e revoca della licenza. Per tutti c’è il divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza oltre i 5 centimetri, a scatto o a farfalla, di facile occultamento e di frequente utilizzo. Chi lo viola, è punito con la reclusione da 1 a 3 anni. Se i fatti sono commessi da un minorenne, è prevista una sanzione amministrativa da 200 a mille euro a carico dei genitori. In generale, il porto ingiustificato fuori dalla propria abitazione di strumenti da punta o taglio con lama superiore a otto centimetri è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Fino a 25 anni alle gang in caso di rapina aggravata

Introdotto poi il reato di rapina aggravata commessa da un gruppo organizzato, con pene da 10 a 25 anni. Rientrano nella fattispecie le rapine commesse in istituti di credito, uffici postali, sportelli automatici, veicoli adibiti al trasporto di valori o locali attrezzati per il deposito e la custodia di valori, da un gruppo armato organizzato.

Sicurezza urbana: l’individuazione di zone rosse

Previste nel decreto poi la stabilizzazione delle zone rosse, con la possibilità di allontanare soggetti pericolosi dalle aree più a rischio delle città. Il prefetto, si legge, «può individuare specifiche zone urbane, caratterizzate da gravi o ripetuti episodi di criminalità o di illegalità, nelle quali è disposto l’allontanamento dei soggetti denunciati negli ultimi cinque anni per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio».

Le altre misure del pacchetto sicurezza appena varato

Vengono poi introdotte pene più severe per i borseggiatori, con il furto per destrezza che torna procedibile d’ufficio. Previste inoltre misure accessorie per il contrasto allo spaccio di stupefacenti. In questi casi «è ordinata la confisca, altresì, degli autoveicoli o altri beni mobili registrati e non registrati che risultino essere stati utilizzati per la commissione». Misure più severe sono previste poi per l’ingresso in Italia di persone condannate per la fabbricazione di esplosivi.

Usa-Russia, raggiunto l’accordo per la proroga del trattato New START

Gli Stati Uniti e la Russia hanno deciso di prorogare per sei mesi i termini del trattato di non proliferazione nucleare New START, scaduto giovedì 5 febbraio. Lo riporta Axios, dopo aver scritto di «accordo vicino» tra Washington e Mosca, dopo colloqui avvenuti a margine del trilaterale sull’Ucraina negli Emirati Arabi. Tecnicamente, va precisato, non si tratta di una proroga: il New START, siglato nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev, prevedeva la possibilità di un solo rinnovo dopo 10 anni, in effetti poi avvenuto nel 2021. Le parti, scrive Axios, hanno però accettato di continuare osservare i termini del trattato per almeno sei mesi, durante i quali verrà negoziato un nuovo accordo. In attesa dell’annuncio ufficiale, alla scadenza del New START il Pentagono ha reso noto che gli Usa e la Russia hanno concordato di riprendere il dialogo militare ad alto livello. «È un fattore importante per la stabilità e la pace globali, che può essere raggiunto solo attraverso la forza, e offre un mezzo per aumentare la trasparenza e promuovere la de-escalation», ha affermato il Comando europeo degli Stati Uniti.

Vannacci ha detto che non si dimette da eurodeputato

Roberto Vannacci non si dimetterà da europarlamentare. L’ha annunciato sui suoi canali social: «I voti sono miei, e chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri partiti». E ancora: «L’ho detto da subito, è una questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza». Dopo lo strappo con la Lega e la fondazione del suo partito Futuro nazionale, l’ex generale è stato costretto a lasciare il Gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo.

La Bce lascia di nuovo invariati i tassi d’interesse

La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d’interesse. Il tasso sui depositi rimane dunque al 2 per cento, quello sui rifinanziamenti principali al 2,15 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,40 per cento. È la quinta volta consecutiva che la Bce decide di non modificarli da giugno 2025, dopo che nelle otto precedenti li aveva invece ridotti (la decisione avviene generalmente ogni due mesi). La decisione è stata unanime e motivata dal fatto che «la valutazione aggiornata della situazione macroeconomica conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2 per cento a medio termine». Non ci sono quindi motivi per intervenire di nuovo.

La nota della Bce: «Buona capacità di tenuta dell’economia»

«L’economia», prosegue la nota, «continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita». Al tempo stesso, però, «le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondiale». Le prossime decisioni continueranno a essere prese «sulla base dei dati» in arrivo e «riunione dopo riunione» senza impegnarsi su un percorso prestabilito per i tassi di interesse.

Università di Brescia, il pasticcio del concorso finisce con un auto-sabotaggio

La riunione di mercoledì 4 febbraio – un “sequestro di persona” di quattro ore – si è conclusa con un esisto scontatissimo. Cioè l’auto-sabotaggio. Il capo di dipartimento dell’Università di Brescia avrebbe deciso di non convocare entro 45 giorni (limite il 15 febbraio) la commissione del concorso in Malattie respiratorie. Dunque, come stabilito da commi e cavilli del regolamento, per due anni l’ateneo non potrà chiedere un altro concorso per la stessa fascia, lo stesso gruppo e lo stesso settore scientifico e disciplinare. Perché questa scelta lecita ma autolesionista? L’abbiamo già spiegato con il condizionale: il motivo sarebbe la non vittoria – per oltre 50 punti di scarto, cinquanta! – del plenipotenziario primario degli Spedali Civili di Brescia, candidato “predestinato”.

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La visita di Mattarella al Villaggio olimpico in 10 foto

La visita di Mattarella al Villaggio olimpico in 10 foto
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La visita di Mattarella al Villaggio olimpico in 10 foto
La visita di Mattarella al Villaggio olimpico in 10 foto

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto visita al Villaggio olimpico di Milano, dove ha firmato il murale della tregua e ha pranzato con gli atleti. «La prima competizione è con se stessi e con i propri limiti per superarsi, per migliorarsi, e poi c’è a fianco quella con gli altri partecipanti. Ci auguriamo che siano tante le medaglie, ma quello che è importante è il modo in cui parteciperete, con impegno, dando tutto voi stessi, con lealtà, con rispetto per gli altri. È una competizione che dà nel mondo uno spettacolo di straordinario valore, di convivenza, di amicizia, di umanità, di serietà», ha detto il capo dello Stato, che in serata parteciperà alla cena di gala con la presidente del Cio Kirsty Coventry e i vertici degli altri Paesi.

Il messaggio di Mattarella: «Vi auguro di ottenere i risultati migliori»

Gli atleti Arianna Fontana e Carlo Mornati gli hanno consegnato il giubbotto dell’Italia e Mattarella l’ha subito indossato. Accompagnato dalla figlia Laura, ha pranzato seduto tra la stessa Fontana, campionessa dello short track e portabandiera dell’Italia, e il pattinatore Pietro Sighel. Il menù prevedeva lasagna zucca e formaggio, pesce spada alla griglia con verdure al vapore, torta di mele e frutta di stagione. «È un gran piacere incontrarvi, ci siamo, state per cominciare. Naturalmente, alla vigilia dell’apertura, non posso non ricordare che per tutte e tutti voi che siete qui, questo è già un grande successo. Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza, un successo autentico, importante», ha detto ancora il presidente. Questo l’augurio che ha rivolto agli azzurri: «Siate consapevoli di quanto state per fare, vi auguro di ottenere i risultati migliori. Il primo risultato è appunto partecipare con tutti gli altri, con il valore dello sport che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità. Grazie per il impegno che mettete, grazie in anticipo perché certamente renderete onore al tricolore, alla nostra bandiera e ai nostri colori. Grazie e in bocca al lupo».


Harris rilancia l’account social KamalaHQ: è pronta a una nuova candidatura?

Kamala Harris, ex vicepresidente degli Stati Uniti e candidata democratica alla Casa Bianca nel 2024, ha appena rilanciato su X e TikTok l’account KamalaHQ, che era stato chiuso dopo la sconfitta elettorale patita contro Donald Trump. Gli account contano oltre un milione di follower su X e più di cinque su TikTok: presto ribattezzati semplicemente “Headquarters”, in collaborazione con People for the American Way – che si definisce «un’organizzazione nazionale progressista che lotta per la libertà, la giustizia e la democrazia» – diventeranno «un progetto online per la campagna elettorale della prossima generazione». Prevista, come spiega un comunicato stampa, la pubblicazione di contenuti anche su Substack, YouTube e altre piattaforme.

«I conservatori costruiscono un’infrastruttura organizzativa permanente. I progressisti hanno storicamente costruito macchine che vengono smantellate dopo il giorno delle elezioni. Headquarters segna la fine di questo ciclo», si legge nel comunicato, che parla di un luogo online «in cui poter andare per essere aggiornati sulle ultime novità e anche per incontrare e rivedere alcuni dei nostri grandi e coraggiosi leader, siano essi leader eletti, leader della comunità, leader civici, leader religiosi, giovani leader».

Harris: «Continuate a seguirci. Ci vediamo là fuori»

In un video registrato per il lancio di Headquarters, Harris dichiara: «Sono davvero entusiasta. Continuate a seguirci. Ci vediamo là fuori». L’ex numero due di Joe Biden, che ha recentemente iniziato una seconda parte del tour dedicato al suo libro 107 giorni, racconto della sua corsa alla Casa Bianca (la più breve della storia moderna), avrà un ruolo onorario presso la sede centrale come presidente emerita, ma non la supervisione editoriale dei post, spiega la nota. Harris ha affermato a più riprese di essersi momentaneamente ritirata dalla politica. Ma ha lasciato la porta aperta a un’altra corsa presidenziale. Il rilancio degli account social, anche se con altro nome e con obiettivi diversi da quelli originari, sembra in effetti un passo in questa direzione.

Cos’è il norovirus, che nel Villaggio Olimpico ha colpito quattro giocatrici finlandesi di hockey

Allarme norovirus nel Villaggio Olimpico di Milano. Quattro giocatrici della nazionale finlandese di hockey su ghiaccio sono risultate positive al norovirus, altamente contagioso e causa di gastroenteriti acute. Le atlete sono state isolate, al pari delle loro compagne di stanza. Tutto questo a poche ore dal debutto nel torneo olimpico, previsto la sera del 5 febbraio contro il Canada. La Finlandia (bronzo a Pechino 2022), per scendere in campo dovrà schierare almeno 17 giocatrici, incluse due portiere, cosa a questo punto non scontata. La squadra in via precauzionale ha annullato gli allenamenti e gli impegni con i media. Le cose da sapere sul norovirus.

Cos’è il norovirus

Il norovirus, altamente contagioso e causa più comune di gastroenterite acute, provoca vomito, diarrea, crampi addominali e talvolta febbre. Il periodo di incubazione del virus è di 12-48 ore, mentre l’infezione dura dalle 12 alle 60 ore. Il norovirus viene trasmesso tra persone che vivono in prossimità e condividono gli stessi spazi, soprattutto se manca una corretta igiene delle mani. Può diffondersi rapidamente attraverso superfici contaminate, alimenti o liquidi: questo rende difficile intercettare tempestivamente i primi casi. Come detto, nella maggior parte dei soggetti l’infezione si risolve in pochi giorni. Ma i sintomi possono essere debilitanti, soprattutto per persone fragili o atleti sottoposti a sforzi intensi.

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti

Il 5 febbraio 2026, è scaduto l’accordo New START tra Stati Uniti e Russia, che siglato a Praga l’8 aprile 2010 (e poi entrato in vigore il 5 febbraio 2011) limitava a 1.550 il numero di testate nucleari strategiche – ovvero con funzione deterrente – dispiegabili dai due Paesi e a 700 i vettori operativi – tra missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari lanciamissili e bombardieri pesanti – con un tetto complessivo di 800 sistemi tra schierati e non schierati. L’accordo prevedeva anche il bando al dispiegamento di armi strategiche fuori dal territorio nazionale dei due Paesi firmatari. Con la scadenza del trattato, vengono meno i vincoli giuridicamente vincolanti e i meccanismi di verifica (quest’ultimi erano in realtà già saltati): senza alcun freno, c’è ora lo spauracchio della corsa agli armamenti. E sullo sfondo c’è anche l’ingombrante presenza della Cina.

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Le comunicazioni periodiche previste dal New START si erano interrotte dalla pandemia

Il New Strategic Arms Reduction Treaty, che aveva sostituito i precedenti accordi START, gli START I, START II e SORT, è – o meglio era – un’intesa di fondamentale importanza: si stima infatti che negli arsenali di Washington e Mosca ci sia il 90 per cento degli ordigni nucleari mondiali: 5.177 testate per Washington e 5.459 per Mosca comprendendo quelle tattiche, ovvero progettate per essere utilizzate sul campo di battaglia in situazioni belliche. Il New START, siglato da Barack Obama e Dmitry Medvedev e prorogato nel 2021 – per cinque anni – poco dopo l’insediamento di Joe Biden, prevedeva anche comunicazioni periodiche di informazioni sul dispiegamento e l’evoluzione dell’arsenale, sospese però durante la pandemia di Covid e poi mai riprese a causa delle crescenti tensioni dopo l’invasione dell’Ucraina.

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Barack Obama e Dmitry Medvedev (Ansa).

Putin, Trump e la mancata estensione del formato alla Cina di Xi

La scadenza del patto New START segna la conclusione della stagione del controllo delle armi nucleari iniziata nel 1972 con la firma da parte di Richard Nixon e Leonid Bréžnev del Trattato contro i sistemi antimissili balistici. Vladimir Putin aveva proposto il proseguimento informale dell’accordo (senza però controlli e scambio di informazioni): Donald Trump aveva risposto in modo positivo, chiedendo però l’estensione del formato alla Cina, il nuovo grande avversario a livello globale degli Stati Uniti. Si stima che la Repubblica Popolare, contraria a partecipare a negoziati fino al raggiungimento della parità con Washington, abbia raddoppiato in pochi anni il suo arsenale: secondo le stime Pechino ha circa 600 testate nucleari. «Il presidente è stato chiaro. Non è possibile il controllo degli armamenti nel XXI secolo se non include in qualche modo la Cina, che ha un arsenale vasto e in crescita», ha ribadito alla vigilia della scadenza del New START il segretario di Stato Usa Marco Rubio.

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Donald Trump (Ansa).

Il mancato rinnovo del patto getta ombre molto scure sul futuro

Prima di oggi l’ultimo accordo Usa-Russia di non proliferazione a essere abbandonato era stato il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato nel 1987 e stracciato unilateralmente da Washington nel 2019. Il mancato rinnovo del New START non può non gettare ombre molto scure sul futuro. Putin ha assicurato a Xi Jinping che la Russia «agirà in modo ponderato e responsabile», come ha spiegato il consigliere diplomatico presidenziale Yuri Ushakov. Allo stesso tempo, il portavoce dello zar Dmitry Peskov ha però avvertito che «il mondo si troverà in una situazione più pericolosa di prima», perché la Russia e gli Stati Uniti «si troveranno senza un documento fondamentale che limiti e controlli gli arsenali».

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Gli appelli delle Nazioni Unite e del papa contro la proliferazione

In tale contesto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha esortato Stati Uniti e Russia a «concordare rapidamente» un nuovo trattato sul disarmo: «Questo smantellamento di decenni di progressi non potrebbe arrivare in un momento peggiore: il rischio di un uso nucleare è al livello più alto da decenni». Sulla questione New START si è espresso anche papa Leone XIV: «Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto e efficace». La situazione attuale, ha sottolineato il pontefice, «dice di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le Nazioni». Difficile dargli torto.

Come cambia il pacchetto sicurezza dopo i rilievi di Mattarella

Dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato il governo a limare il pacchetto sicurezza – 80 pagine complessive divise in due provvedimenti, un decreto e un disegno di legge -, il testo che arriverà in Cdm giovedì 5 febbraio 2026 sarà leggermente modificato rispetto alle bozze circolate nei giorni precedenti. Il capo dello Stato ha infatti incontrato al Quirinale il sottosegretario Alfredo Mantovano chiedendo chiarimenti e correttivi soprattutto su due punti, il cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine e il fermo preventivo di sospetti prima dei cortei che potrebbero costituire un pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni. Il Colle non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma da ambienti parlamentari si è appreso che Mattarella avrebbe sottolineato che sullo scudo è importante non creare una giurisprudenza separata per categorie (cioè non prevederlo solo per le forze dell’ordine) per non violare il principio di uguaglianza sancito dalla Carta, e che sul fermo non basta un semplice atteggiamento sospetto per effettuarlo. Sarebbe inoltre ritenuta eccessiva la durata di 12 ore ipotizzata per gli accertamenti.

Come cambiano scudo penale e fermo preventivo

Cosa cambia, dunque, rispetto ai testi originari? Il cosiddetto scudo verrebbe esteso a tutti i cittadini come forma estesa di legittima difesa, quindi non solo agli agenti. Si tratta della non più automatica iscrizione nel registro degli indagati di chi commette un reato con una evidente causa di giustificabilità, che verrà iscritto in un registro separato usufruendo di una corsia preferenziale e dell’archiviazione entro 30 giorni qualora il pm non valuti diversamente i fatti. Sarà un magistrato a decidere se sussistono le condizioni per l’applicazione della causa di giustificabilità. Quanto al fermo, la nuova norma dovrebbe prevedere che, in occasione di manifestazioni pubbliche, le forze dell’ordine possano accompagnare in questura o in caserma e trattenere per non più di 12 ore solo persone con precedenti specifici e/o trovate in possesso di armi o oggetti atti a offendere. Non basta dunque un semplice sospetto. Il fermo, nel rispetto dell’articolo 13 della Costituzione, dovrà comunque essere comunicato tempestivamente al magistrato di turno che dovrà verificare se sussistano le condizioni di legge per il trattenimento, altrimenti potrà ordinare l’immediato rilascio della persona.

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci

Più passano i giorni, più si alza il livello dello scontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci, fresco di addio alla Lega. «Io non sono un traditore, semmai è lui che ha tradito valori e ideali. È Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione», ha detto l’ex vicesegretario del Carroccio nella serata del 4 febbraio prima di arrivare a Modena, per un evento programmato da tempo sulla ‘remigrazione‘ – citata anche nel manifesto del suo movimento politico Futuro Nazionale.

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Salvini: «Ho la tessera della Lega dal 1991, ne ho visti di ingrati»

Salvini, nel corso di una conferenza stampa sul referendum della giustizia alla Camera, aveva detto: «Per me il capitolo è chiuso. Ho la tessera della Lega dal 1991 e quindi ne ho visti tanti, anche alcuni che non hanno mantenuto la parola e gli impegni, che hanno dimostrato di essere – cito il titolo di un libro di una grande italiana, Maria Rita Parsiingrati». E poi: «Quelli di Vannacci sono 500 mila voti della Lega, non porta via niente. Dispiace umanamente, ma non preoccupa. Gli abbiamo spalancato le porte di casa quando tutti lo attaccavano. Il ringraziamento è stato ‘mi tengo il posto, arrivederci’».

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci
Roberto Vannacci (Ansa).

Vannacci: «La Lega era un contenitore che tradiva la mia identità»

Sempre da Modena, nel corso dell’evento che di fatto si è trasformato nel debutto del nuovo movimento, Vannacci ha dichiarato: «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come si proponeva il documento di Luca Zaia. Non è possibile fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina». E poi: «Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e, se si vuole, anche inasprita. Non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità». Vannacci ha successivamente spiegato di aver lasciato la Lega anche perché, nonostante la carica di vicesegretario, non gli è stata data «la possibilità di essere incisivo». Dato l’addio al Carroccio e pertanto escluso dai Patrioti, l’ex generale ha escluso di mollare il suo seggio all’Eurocamera: Alternative für Deutschland ha aperto al suo ingresso nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane.

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci
Matteo Salvini (Ansa).

L’ex generale: «Futuro Nazionale al 4 per cento, non male come rampa di lancio»

Riguardo a Futuro Nazionale, Vannacci ha commentato: «Un sondaggio ha presentato qualcosa che ancora non esiste al 4,2 per cento, mica male come rampa di lancio. Significa che c’è qualcuno che apprezza i valori del mio partito che ho specificato nel mio manifesto». Vannacci ha inoltre detto che di non aver sentito Giorgia Meloni e che la sua nuova realtà politica «è interlocutore naturale della destra», per quanto quella al governo sia spesso «incoerente». Fratelli d’Italia, ha sottolineato, ha fatto campagna elettorale proponendo il blocco navale e poi ha votato il decreto flussi.

Vannacci: «Io come Fini? No, come Meloni quando lasciò il Pdl»

Intervenuto poi a Realpolitik su Rete 4, Vannacci ha commentato l’accostamento al “traditore” Gianfranco Fini, suggerito dai leghisti. «Più che come Fini, io mi sento come Meloni quando ha lasciato il Popolo della Libertà per le divergenze di vedute. Sono due interpretazioni diverse. Salvini ha parlato di lealtà, onore, disciplina e dovere. Ma lealtà non vuol dire obbedienza cieca, onore non vuol dire immobilismo. Io non abbandono il posto di combattimento, sono l’unico che lo presiede».