A una settimana dallo strappo con la Lega e dalla fondazione di un suo partito, arrivano i primi dati reali sulle percentuali che potrebbe ottenere Vannacci in caso di elezioni. Secondo la rilevazione fatta da Swg per La7, Futuro nazionale otterrebbe il 3,3 per cento, a discapito della Lega che viene data al 6,6 per cento e di Fratelli d’Italia che, rispetto alla settimana precedente, perde oltre un punto e si attesta al 30,1 per cento. In lieve flessione anche il Partito Democratico, al 22,2 per cento, e il Movimento 5 Stelle, che scende all’11,7 per cento. Forza Italia sale all’8,4 per cento mentre Avs è stabile al 6,4 per cento.
Il comitato di redazione di Repubblica ha comunicato che, a causa di uno sciopero, martedì 10 febbraio 2026 il sito del giornale non sarà aggiornato e il quotidiano non uscirà nemmeno in edicola, né martedì (perché nella serata precedente l’edizione non è stata chiusa in tempo per via di un’assemblea dei giornalisti che si è prolungata) né mercoledì (perché martedì è appunto in programma l’agitazione). L’assemblea e il successivo sciopero sono stati organizzati per discutere delle trattative che da settimane vanno avanti per la vendita da parte della famiglia Agnelli-Ekann, tramite il suo gruppo Exor, del gruppo editoriale Gedi, che include la stessa Repubblica. Al momento c’è una trattativa per cedere il giornale al gruppo Antenna, di proprietà della famiglia greca dei Kyriakou, poco conosciuta in Italia.
La protesta del cdr: «Richieste di garanzie inascoltate»
Nel comunicato del cdr si legge: «Sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui. Abbiamo anche chiesto perché la scelta sia ricaduta su di un editore sconosciuto ai più e non ad altri che si erano detti interessati, ed è una domanda che rimane aperta. Ci sono (state) altre offerte? Se sì, perché non prenderle in considerazione? […] Le nostre richieste di garanzie, occupazionali e democratiche, sono a oggi cadute nel vuoto di fronte a un silenzio ostinato e irrispettoso di chi, per il ruolo che ricopre, dovrebbe darcele. L’editore John Elkann, infatti, si rifiuta di incontrare le rappresentanze sindacali».
«La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti», afferma la presidente di Fininvest in vista del referendum. Poi si allinea al fratello Pier Silvio su Tajani: «Grazie, ma Forza Italia deve guardare avanti». Intervistata dal Corriere della Sera, Marina Berlusconi ha parlato del referendum sulla giustizia che si terrà il 22 e il 23 marzo, fortemente sostenuto da Forza Italia e un tempo cavallo di battaglia del padre Silvio. «La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera terzietà dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non lasciamocela scappare», ha detto la presidente di Fininvest e Mondadori. E poi: «È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine». La primogenita di Silvio Berlusconi ha inoltre affermato che «in nessun caso un magistrato dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria». Il voto di fine marzo, ha sottolineato Marina Berlusconi «non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo».
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Dopo Pier Silvio anche Marina congeda Tajani
Nel corso dell’intervista, Marina Berlusconi ha anche smentito di essere la vera leader che ispira le scelte del centrodestra: «Ancora questa storia… Il mio lavoro è un altro». Allineandosi poi al fratello Pier Silvio su Antonio Tajani: «Penso che noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Infine poche parole sull’addio di Roberto Vannacci alla Lega e, dunque, alla coalizione di maggioranza: «Non una grande perdita».
Dopo la rinuncia volontaria all’esibizione in programma al Festival di Sanremo, eccone un’altra che invece Andrea Pucci non ha deciso: Conad ha infatti disdetto l’ingaggio del comico per un evento aziendale. Lo ha reso noto lo stesso Pucci su Instagram, con una storia (successivamente cancellata) in cui ha riportato l’email della catena di supermercati con le motivazioni del ritiro dell’ingaggio. Poi il comico milanese in un’altra storia ha ironizzato: «Se va avanti così dovrò andare fuori dai loro store a chiedere l’elemosina».
Una delle storie pubblicate da Andrea Pucci su Instagram.
Nello stesso giorno in cui Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking e lesioni ai danni dell’ex ministro Sangiuliano, Massimo Giletti ha mostrato in tv, nel suo programma su Rai 3, alcune chat tra l’imprenditrice e il giornalista Sigfrido Ranucci «che offendono me e altri». I messaggi, seguiti a un incontro avvenuto il 17 settembre 2024, parlano di una «lobby gay di destra». Alle 21.29 Boccia scrive a Ranucci: «Ho visto Cerno (il giornalista Tommaso Cerno, ndr) all’Aria che tira… è davvero scandaloso». Il conduttore di Report risponde: «Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo». E ancora: «Amico di Marco Mancini, giro gay», facendo riferimento all’ex dirigente dei servizi segreti. E Boccia: «Come Signorini». «Sì», risponde Ranucci. «E il signor B.», aggiunge la donna in linguaggio criptico. Ranucci: «E Giletti».
Giletti: «Delusione umana profonda»
Giletti si è quindi rivolto direttamente a Ranucci: «Parliamo di libertà di informazione, fondamentale. Anche se sei lontano mille miglia da me, io ti difenderò sempre e tu hai sempre fatto così. E allora mi devi spiegare perché scrivi messaggi come questi. Sono perplesso perché siamo giornalisti della stessa azienda, finire a parlare di questa roba è triste. Ma proprio perché so chi sei, perché conosco la tua storia, io non riconosco questa libertà di informazione in quello che hai scritto. Perché la libertà di informazione non è un venticello, non è una battuta, è qualcosa di molto più serio. Non è un gossip, ma è coraggio, è andare contro chi non vuole la trasparenza, è andare contro i palazzi anche se te la fanno pagare. Questa è la libertà di informazione, batterti per chi non ce l’ha e la pensa lontano da te. E tu lo sai caro Sigfrido, sei il primo e io te l’ho sempre riconosciuto. Ecco perché faccio fatica a non essere deluso da quello che leggo, ecco perché faccio fatica anche a pensare che mi hai mandato un messaggio dicendo che non è vero nulla. Io capisco, uno fa una telefonata e si dicono tante fesserie magari per convincere l’altra parte, io a questo ci sto. Però qui non è una questione di sostantivi, lobby non lobby, gay non gay. È questione di sostanza e io qui la sostanza non la vedo, non vedo la sostanza di un combattente come ti definisci tu. Ora non sei solo tu l’unico giusto nel mondo, così come non lo sono io. Abbiamo entrambi tanti difetti, però dividersi in un momento così difficile per il giornalismo perché avere la schiena dritta non è semplice e tu lo sai benissimo quanto sia difficile, permettimi che per me è una delusione umana profonda. Non mi interessa del gay, dell’omosessuale, siamo nel 2026 e se c’è ancora qualcuno che si offende quando si usa la parola omosessuale… Ma la lobby no per esempio, perché lobby vuol dire potere e io quel potere l’ho sempre contrastato».
La Commissione europea ha autorizzato il prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia. Il finanziamento, che avrà la durata massima di sei mesi, servirà a coprire i costi operativi dell’impresa (tra cui pagamento di fornitori e salari), garantendo la continuità operativa all’ex Ilva, principale produttore siderurgico integrato italiano, fino al trasferimento delle attività al nuovo operatore che sarà selezionato tramite la gara in corso. A fine gennaio il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha dato mandato ai commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia di negoziare in esclusiva con Flacks Group.
Visto che il settore siderurgico è attualmente escluso dagli Orientamenti sugli aiuti per il salvataggio e la ristrutturazione del 2014, la Commissione europea ha valutato la misura alla luce delle norme Ue in materia di aiuti di Stato, che consentono ai Ventisette di sostenere lo sviluppo di determinate attività economiche a determinate condizioni.
Alla fine, la gara in Kuwait per la realizzazione e la manutenzione della rete in fibra nel Paese, a cui aveva partecipato Tim assieme al gruppo dell’imprenditore kuwaitiano Fouad Al-Ghanim, non è andata bene per l’ex monopolista dei telefoni. La vicenda aveva già fatto registrare parecchie discussioni in alcune riunioni del consiglio di amministrazione di Tim, e la notizia ora è che il bando è stato vinto da Etisalat, un’azienda di telecomunicazioni emiratina. Tim è dunque uscita sconfitta nella prima gara internazionale a cui ha partecipato negli ultimi anni. Nonostante la benevolenza della Farnesina e in particolare del suo titolare Antonio Tajani. L’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola sembrava aver già individuato in Eugenio Santagata, ex capo dei Public affairs & Security Officer, nonché ceo della chiacchieratissima Telsy, l’uomo giusto per occuparsi dell’impresa. Appena portato il progetto in consiglio di amministrazione, i consiglieri però l’avevano subito bocciato. Santagata poi è finito in Fincantieri. Mentre gli affari in Kuwait sono finiti con un nulla di fatto.
Tim è stata sconfitta dal gruppo emiratino Etisalat (foto Imagoeconomica).
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Stefano Di Stefano, dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze e membro del cda del Monte dei Paschi di Siena, finito sotto la lente dei pm dopo l’analisi del suo smartphone, sequestrato a novembre dalla Guardia di Finanza nell’inchiesta sul risiko bancario. Ipotizzato il reato di insider trading: a ridosso dell’Ops di Siena su Piazzetta Cuccia, Di Stefano avrebbe comprato azioni di Mediobanca e Mps, per circa 100 mila euro, ottenendo un guadagno di alcune migliaia di euro.
Stefano Di Stefano (Mef).
Gli incarichi di Di Stefano in Mps e al Mef
Componente del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena da aprile 2022, nel cui ambito ricopre anche l’incarico di componente del Comitato Rischi e Sostenibilità, Di Stefano al Mef è Direttore Generale della Direzione Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici del Dipartimento dell’Economia.
La Lega Serie A vuole comprare Fantacalcio da Quadronica, srl controllata al 50 per cento dagli imprenditori napoletani Nino Ragosta e Luigi Cutolo. Secondo quanto scrive Calcio e Finanza, confermando l’indiscrezione del Fatto Quotidiano, le società parleranno della possibile acquisizione nell’assemblea di Lega del prossimo 16 febbraio.
Quadronica ha rilevato il marchio da Gedi nel 2017
Quadronica, società fondata nel 2008 e che oggi ha 20 dipendenti, copre il 90 per cento del mercato del fantasport grazie all’app per smartphone dove inserire formazioni e calcolare i risultati, i voti “live” senza aspettare l’uscita dei quotidiani e la piattaforma per le aste. Quanto al nome, “Fantacalcio” è un marchio registrato: Quadronica l’ha comprato nel 2017 da Gedi, effettuando poi due anni dopo l’operazione di rebranding da Fantagazzetta a Fantacalcio.
Luigi De Siervo (Imagoeconomica).
Fantacalcio vanta tre milioni di giocatori abituali
Il Fantacalcio, che vanta circa tre milioni di giocatori abituali (e il doppio di iscritti), è oggi un business da 10 milioni di euro all’anno. Gli utili netti sfiorano i 4 milioni e sono in costante aumento, anche grazie a un’efficace raccolta pubblicitaria, che ha portato grossi sponsor sulle maglie delle fantasquadre, come Eni, McDonald e Bancomat.
De Siervo punta al controllo con il 51 per cento
Come sottolinea Calcio e Finanza, esistono già accordi commerciali tra Lega Serie A e Fantacalcio, che valgono una sorta di 10 per cento. Ma l’amministratore delegato Luigi De Siervo punta al controllo con il 51 per cento della società, valutata circa 40 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a un paio d’anni fa.
L’imprenditrice Maria Rosaria Boccia è stata rinviata a giudizio per stalking aggravato, lesioni e interferenze illecite nella vita privata ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. L’ha deciso il gup di Roma Gabriele Fiorentino. Alla donna vengono contestati anche i reati di diffamazione e false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di alcuni eventi. La prima udienza del processo è stata fissata per il 6 ottobre.
Sangiuliano denunciò 33 episodi di stalking
L’inchiesta della procura di Roma è stata aperta dopo la denuncia dell’ex ministro che contestava a Boccia 33 episodi di stalking. Secondo l’accusa, la donna avanzava «continue richieste di essere portata a conoscenza dei colloqui istituzionali o con il proprio staff», si era fatta consegnare la chiave d’oro della città di Pompei e vessava quasi quotidianamente Sangiuliano, arrivando perfino a obbligarlo a tenere la porta del bagno aperta. Gli avvocati dell’imprenditrice controbattono: «Lui aveva potestà di interrompere quando voleva questo rapporto».
Dalle 17 di lunedì 9 febbraio 2026, i giornalisti di RaiSport ritireranno le firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare delle Olimpiadi che la Rai trasmette in esclusiva. E, conclusi i Giochi, proclameranno uno sciopero per protestare contro il direttore Paolo Petrecca. L’ha deciso il cdr dell’emittente dopo la figura fatta dallo stesso Petrecca durante la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi, colma di gaffe ed errori. Di seguito la nota integrale del comitato di redazione.
Il comunicato del cdr di RaiSport
«Care colleghe, cari colleghi, da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra. È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di RaiSport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina. Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato, nell’ordine, ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento. Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far chiedere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Da oggi alle 17 abbiamo chiesto la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg olimpici e nelle trasmissioni Mattina olimpica e Notti olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo il mandato di tre giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore».
Tim Allan, direttore delle comunicazioni del governo britannico, si è dimesso dopo soli cinque mesi dall’assunzione dell’incarico. Un altro duro colpo per il premier Keir Starmer: il passo indietro arriva a stretto giro dalle dimissioni del capo di gabinetto Morgan McSweeney, che ha lasciato assumendosi la «piena responsabilità» della nomina di Peter Mandelson – coinvolto nel caso Epstein – come ambasciatore negli Stati Uniti. Con le dimissioni di Allan, salgono a quattro i direttori delle comunicazioni che hanno lasciato Downing Street sotto Starmer: avevano già abbandonato l’incarico Matthew Doyle, James Lyons e Steph Driver.
Tim Allan (X).
Il passo indietro di Allan: tra i suoi vecchi clienti pure il Cremlino
«Ho deciso di dimettermi per consentire la creazione di una nuova squadra a Downing Street. Auguro al Primo Ministro e al suo team ogni successo», ha dichiarato Allan, considerato uno degli spin doctor più spregiudicati del Regno Unito. Vicedirettore delle comunicazioni di Tony Blair dal 1997 al 1999 durante il suo primo mandato da premier, successivamente è passato a Sky e poi, nel 2001, ha fondato la propria agenzia di pubbliche relazioni, la Portland. Tra i clienti più prestigiosi l’aeroporto di Heathrow, la società di scommesse William Hill e persino il Cremlino. Dopo aver rotto i rapporti con la Russia nel 2014, dopo la prima invasione dell’Ucraina, Allen ha iniziato a lavorare per un altro discusso cliente: l’emirato del Qatar, che anche grazie a lui avrebbe poi ottenuto l’assegnazione dei Mondiali di calcio del 2022. A settembre 2025 il ritorno a Downing Street.
Morgan McSweeney (LinkedIn).
L’addio di McSweeney, che si è assunto la reponsabilità della nomina di Mandelson
Domenica 8 febbraio, dopo giorni di pressioni da parte di molti parlamentari laburisti, si è invece dimesso McSweeney, che aveva fortemente insistito con Starmer affinché Mandelson (suo amico ed ex ministro) ottenesse l’incarico di ambasciatore a Washington, nonostante i conclamati rapporti intrattenuti da quest’ultimo con Jeffrey Epstein anche dopo la prima condanna inflitta al finanziere americano per traffico sessuale.
Peter Mandelson (Ansa).
Mandelson ha lasciato Labour e Parlamento dopo gli ultimi file su caso Epstein
Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti licenziato già a settembre 2025 da Starmer dopo la pubblicazione di alcuni documenti che mostravano la sua vicinanza a Epstein, si è dimesso anche dal Partito Laburista (di cui è stato a lungo uno degli esponenti più importanti) e poi dalla Camera dei Lord, a seguito della diffusione di milioni di nuovi file sul caso del finanziere morto suicida in carcere nel 2019. Secondo quanto ricostruito dal Times, a Downing Street prima della nomina di Mandelson ad ambasciatore sarebbe arrivato un rapporto di due pagine del Cabinet Office, contenente elementi considerati rilevanti sui legami con Epstein. Tra essi l’indicazione che l’ex ministro avrebbe soggiornato nell’appartamento di Manhattan del finanziere anche durante il periodo in cui quest’ultimo era detenuto per reati sessuali su minori.
Keir Starmer (Ansa).
Starmer sulla graticola: per la sua successione circola il nome di Rayner
Starmer, che si è giustificato spiegando di aver creduto «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson sui suoi rapporti con Epstein, appare ora sempre più sulla graticola. Secondo molti, le elezioni amministrative di maggio potrebbero sancire la fine della sua stagione a capo del Labour. Girano già i nomi dei possibili sostituti a Downing Street: in pole ci sarebbe l’ex vicepremier Angela Rayner, esponente della cosiddetta ‘soft left’, segretaria di Stato per l’edilizia abitativa, le comunità e il governo locale da luglio 2024 allo scorso settembre, quando era stata costretta alle dimissioni dopo lo scandalo riguardante il mancato pagamento dell’importo corretto di tasse nell’acquisto di una seconda casa. Dopo l’uscita di scena della vice, Starmer aveva dunque proceduto a un rimpasto del suo governo, nominando come numero due a Downing Street David Lammy (fino a quel momento capo degli Esteri) e Steve Reed alla guida del ministero lasciato da Rayner.
Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, società di delivery del colosso spagnolo Glovo: secondo gli accertamenti avrebbe corrisposto ai rider (40 mila in tutta Italia) paghe «sotto la soglia di povertà» e ci sarebbe dunque uno sfruttamento del lavoro. In particolare, la retribuzione sarebbe risultata «inferiore fino al 76,95 per cento» rispetto a tale soglia e «fino all’81,62 per cento rispetto ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva». L’accusa di caporalato riguarda sia Foodinho che l’amministratore unico della società, Pierre Miquel Oscar. Il controllo giudiziario non comporterà la sospensione dell’attività aziendale. L’indagine su Foodinho si inserisce in un filone di interventi della magistratura sul lavoro nelle piattaforme digitali. Il caso più rilevante è stato in passato quello di Uber, che fu accusata di caporalato e chiamata ad assumere i lavoratori: il contenzioso si era concluso con l’uscita di Uber Eats dal mercato italiano. Nell’estate del 2025 il tribunale di Milano aveva obbligato Foodinho alla trattativa coi rider sui rischi per il caldo.
Il socialista moderato António José Seguro ha ottenuto una larga vittoria al secondo turno delle elezioni presidenziali in Portogallo, trionfando sul suo avversario di estrema destra André Ventura, leader di Chega. Che, però, è comunque riuscito a ottenere una quota record di voti nella storia del partito, fondato nel 2019.
António José Seguro (Ansa).
Al ballottaggio Ventura ha ottenuto il 33,18 per cento
Seguro, che al primo turno aveva ottenuto il 31,11 delle preferenze, al ballottaggio ha vinto con il 66,82 per cento delle preferenze. Ventura, dopo l’exploit del primo turno del 18 gennaio, in cui aveva raggiunto il 23,52 per cento, nel secondo è arrivato al 33,18 per cento: insomma, un portoghese su tre (almeno tra quelli che si sono recati alle urne) ha scelto l’ultradestra. E questo nonostante gli appelli trasversali per scongiurare una vittoria di Chega, anche da parte di personalità della destra che hanno appoggiato il candidato di centro-sinistra per impedire a Ventura di succedere a Marcelo Rebelo de Sousa, giunto al limite di mandati. Il risultato di Chega supera di gran lunga il 22,8 per cento ottenuto alle elezioni generali di maggio 2025 e persino il 31,2 per cento che ha permesso all’Alleanza Democratica di centrodestra di andare al governo e, dunque, di portare Luís Montenegro alla carica di primo ministro.
André Ventura (Ansa).
La campagna elettorale anti-immigrati di Chega
Quello di presidente del Portogallo è un ruolo prevalentemente cerimoniale. Ma il capo di Stato detiene alcuni poteri importanti, tra cui la possibilità di sciogliere il parlamento in determinate circostanze. Ventura aveva affermato che avrebbe interpretato l’incarico in modo «più interventista». In vista del voto, Chega aveva ancora una volta fatto dell’immigrazione un tema chiave della campagna elettorale, installando cartelloni pubblicitari in tutto il Paese con le scritte: «Questo non è il Bangladesh» e «Agli immigrati non dovrebbe essere permesso di vivere di assistenza sociale».
È morto a 96 anni il fisico e divulgatore scientifico Antonino Zichichi. Specializzato nel campo della fisica delle particelle elementari, a cui ha dato preziosi contributi, era stato l’ideatore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, costruiti a partire dal 1980. Si deve inoltre a lui la scoperta dell’antideutone, osservato per la prima volta nel 1965.
Antonino Zichichi (Imagoeconomica).
Aveva lavorato presso il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra
Nato a Trapani nel 1929, Zichichi nel corso della carriera ha lavorato presso il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra. Ha anche guidato il gruppo dell’Università di Bologna (dove era professore emerito) durante i primi esperimenti sulle collisioni tra materia e antimateria presso i Laboratori Nazionali di Frascati. Dal 1977 al 1982 è stato presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nel 1978 era stato eletto presidente della Società Europea di Fisica. Negli stessi anni, come detto, aveva promosso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi tra i importanti centri di ricerca del mondo. Dal 1986 è stato a capo del World Lab, un’associazione che sostiene i progetti scientifici in paesi del terzo mondo, fondata assieme al collega statunitense Isidor Isaac Rabi. Nel suo curriculum anche una breve esperienza politica: tra novembre 2012 e marzo 2013, con Rosario Crocetta governatore, era stato Assessore ai beni culturali della Regione Sicilia.
Antonino Zichichi (Ansa).
Le critiche all’evoluzionismo e la battaglia contro le superstizioni
Zichichi, va detto, era però una figura controversa all’interno della comunità scientifica: fortemente cattolico, aveva messo in dubbio la teoria darwiniana dell’evoluzionismo, a suo modo di vedere non supportata dalla matematica. E si era anche detto scettico riguardo al riscaldamento globale. Al tempo stesso, Zichichi viene ricordato anche per il suo impegno contro l’astrologia e, più in generale, contro le superstizioni. Diventato volto noto per le sue frequenti apparizioni televisive, il fisico era stato anche imitato con successo sul piccolo schermo: prima da Ezio Greggio, che aveva proposto all’interno di Drive In il personaggio di Zichichirichì, e poi da Maurizio Crozza.
Giorgia Meloni torna a parlare del caso Pucci in un colloquio con il Corriere della sera. Dopo essersi già espressa sui social a poche ore dalla decisione del comico di non partecipare più a Sanremo come co-conduttore di una serata – scelta seguita «agli inaccettabili insulti e minacce» ricevuti da lui e dalla sua famiglia» -, la premier ha ribadito di essersi schierata al fianco dello showman perché «non sopporto il doppiopesismo, un principio insopportabile, la cifra della sinistra». Pucci è stato infatti criticato per le sue battute e uscite (spesso infelici) contro diversi esponenti della sinistra tra cui Elly Schlein. Meloni ha quindi citato alcune vignette di Natangelo comparse sul Fatto Quotidiano che la ritraggono una inginocchiata mentre lecca il didietro di Trump, l’altra piegata in avanti con la frase «Noi saremo vicini all’Ucraina a 360 gradi, ma ne bastano 90». E si è chiesta: «Queste sono cose che disegnano o dicono su di me: questo si può fare? Parlano di sessismo e io che dovrei dire? Mi facciano capire, quando attaccano me è satira, quando attaccano la Schlein è sessismo? Su di noi si può dire tutto e su di loro solo quello che condividono? Ci hanno sempre spiegato che la satira è sacra, ma ovviamente finché era contro di noi. Noi, a differenza loro, non abbiamo mai chiesto la censura di nessun comico».
Eppure proprio la premier, nel 2023, aveva querelato il comico Daniele Fabbri che, durante un monologo satirico del 2021, l’aveva definita «puzzona» e «caccolosa». Per le «gravi offese che le hanno causato profondi strascichi sulla psiche», la leader di Fratelli d’Italia si è costituita parte civile e ha chiesto un risarcimento danni di 20 mila euro. «La vera Giorgia Meloni è stata ferita nei suoi sentimenti da paroline che non offendono più nessuno manco in terza elementare. È uno scandalo che riguarda tutti, perché se “puzzona” diventa querelabile, non le si può più dire nulla, perché qualsiasi critica è più grave di “puzzona”. Un capo di governo che se la prende con un artista indipendente, per una scemenza del genere poi, fa una mossa vigliacca, perché è molto comodo schiacciare un pesce piccolo con la pressione di un processo, che costa parecchi soldi e mette parecchia ansia, sperando di crearsi facilmente un precedente per attaccare il diritto di satira garantito dalla Costituzione», aveva scritto Fabbri su Instagram annunciando la querela.
Il Super Bowl è andato ai Seattle Seahawks, che hanno superato 29-13 i New England Patriots. Ma i riflettori, oltre che sulla palla ovale, erano – come sempre – puntati anche sull’Halftime Show. Che quest’anno aveva come protagonista Bad Bunny, reduce dalle tre vittorie ai Grammy. Ebbene, Donald Trump lo ha definito senza mezze misure «il più brutto di sempre». Il motivo? Il rapper portoricano, vero nome Benito Antonio Martinez Ocasio, ha portato al Levi’s Stadium di Santa Clara in California un messaggio di unità e contro le politiche antimmigrazione della Casa Bianca.
Bad Bunny ha cantato Tití Me Preguntó, attraversando scenografie che evocavano la vita portoricana, poi Voy a Llevarte Pa PR e Safaera, brano interpretato su un palco secondario denominato “La Casita”. Successivamente si è esibito in Gasolina di Daddy Yankee e altri suoi successi, tra cui EoO. A chiudere la performance la title track del suo album vincitore ai Grammy, Debí Tirar Más Fotos. Assieme a Bad Bunny sono saliti a sorpresa sul palco anche Lady Gaga e Ricky Martin. Al termine dell’halftime show il rapper ha mostrato un pallone da football con la scritta “Together we are America” (“Insieme noi siamo America”), mentre alle sue spalle sul maxischermo si poteva leggere “The only thing more powerful than hate is love” (“L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”).
Trump, che lo scorso anno a New Orleans era stato il primo presidente Usa della storia a partecipare a un Super Bowl, aveva dato forfait definendo «orribile» la scelta di Bad Bunny. Durante la serata di ieri, ha rincarato la dose: «Uno spettacolo terribile, il più brutto di sempre. Nessuno capisce una parola e il ballo è disgustoso». Bad Bunny canta esclusivamente in spagnolo.
Dopo l’imbarazzante telecronaca della cerimonia di apertura, infarcita di gaffe di ogni genere, il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca non sarà la voce di quella di chiusura. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha convocato Petrecca a Roma, per un faccia a faccia: la decisione è però già stata presa dai vertici di Viale Mazzini. Anche se qualcuno in Rai gli aveva consigliato diversamente, Petrecca aveva deciso personalmente di sostituire il suo vice Auro Bulbarelli, atteso al microfono ma saltato per aver svelato che lo spettacolo avrebbe coinvolto pure Sergio Mattarella.
È scomparsa a 85 anni Patrizia de Blanck. Lo ha reso noto su Instagram la figlia Giada. «Mia madre è stata una figura iconica, che ha segnato un’epoca di eleganza, romanticismo e autenticità», ha ricordato nel lungo post. «Con lei si chiude un capitolo insostituibile della mia vita e di un’intera epoca. Il suo coraggio, la sua forza e la sua luce vivranno per sempre in me. Ringrazio chi l’ha amata. Riposa in pace, mamma, per sempre nel mio cuore».
Nota al grande pubblico per aver partecipato come ospite a numerosi programmi tv nei primi Anni 2000, in realtà aveva debuttato nel piccolo schermo nel 1958 come valletta del Musichiere di Mario Riva. Dopo 40 anni fuori dai riflettori, nel 2002, venne “riscoperta” da Piero Chiambretti che la volle come ospite nella trasmissione Chiambretti c’è. L’anno successivo fu presenza fissa de L’Isola dei famosi, edizione a cui partecipava come concorrente la figlia Giada. Nel 2008, invece, fu lei a partire per l’Honduras e nel 2020 entrò nella casa del Grande Fratello VIP. Partecipò in seguito come opinionista ai programmi di Barbara D’Urso su Canale 5.
I Giovani Democratici di Bergamo hanno cancellato, con tanto di scuse, un post Instagram che conteneva un’immagine di Porco Rosso, personaggio iconico di Hayao Myazaki, e la citazione: «Meglio maiale che sionista» (anziché «fascista»). E a corredo: «Questo non è antisemitismo. E chi si ostina a sostenere il contrario ha un progetto politico ben preciso».
Fiano: «Sono queste le nuove leve del Pd?»
Il post aveva causato la reazione di Emanuele Fiano, ex deputato del Pd di fede ebraica, che il 25 novembre – come ha sottolineato – era stato contestato anche dai Giovani Democratici di Bergamo in occasione di un dibattito con Luciano Bellipaci e Gabriele Eschkenazi: «Ma io vorrei sapere, queste sono le nuove leve del Pd? Qualcuno vi dirige? Qualcuno di voi ha letto un libro sull’argomento? Li hanno letti i vostri responsabili? Sapete cosa sia il sionismo? C’è un partito che si occupa di voi?».
Dopo le inevitabili critiche, I Giovani Democratici di Bergamo hanno appunto rimosso il post su Instagram, spiegando di «sentire il dovere di esprimere scuse sincere e senza riserve a tutte le persone e le comunità ferite, offese o colpite» da quanto pubblicato. E poi: «Ci assumiamo quindi la piena responsabilità di non aver valutato con la necessaria cura l’impatto comunicativo del messaggio, storpiandone lo spirito. Ribadiamo la nostra natura di realtà antifascista e in quanto tale categoricamente opposta a qualsiasi forma di antisemitismo».
Schlein: «Inaccettabile, ma si sono scusati»
Sulla questione si è espressa anche la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha definito «inaccettabile» il post Giovani Democratici di Bergamo. In ogni caso, ha aggiunto, «è stato rimosso e ci sono state scuse da parte loro».