Il ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha informato il Consiglio dei ministri di aver individuato le date per lo svolgimento delle elezioni comunali 2026. Si voterà il 25 e il 26 maggio per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di 626 comuni delle regioni a statuto ordinario. Tra questi ci sono 15 capoluoghi di provincia, ovvero Venezia, Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno. Il successivo eventuale turno di ballottaggio avrà luogo il 7 e l’8 giugno.
Il tribunale di Palermo ha stabilito che la organizzazione non governativa Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato italiano per oltre 76 mila euro, a causa del fermo subito a Lampedusa dalla nave Sea Watch 3 a giugno del 2019, dopo che la comandante Carola Rackete aveva forzato il blocco navale per far sbarcare 42 migranti sull’isola siciliana.
Carola Rackete (Ansa).
Perché lo Stato italiano dovrà risarcire Sea Watch
L’Italia dovrà risarcire le somme sborsate tra ottobre e dicembre del 2019 da Sea Watch per spese portuali, di agenzia e legali, così come per il carburante resosi necessario per mantenere la nave attiva durante il fermo.
Matteo Salvini, all’epoca ministro degli Esteri (Ansa).
Cosa era successo a giugno del 2019
Il 12 giugno la Sea Watch 3 raccolse oltre 50 migranti nel Mediterraneo, al largo della costa libica, respingendo subito dopo un’offerta di attracco a Tripoli, destinazione considerata non sicuro dall’Ue e dalle organizzazioni umanitarie. L’imbarcazione di diresse così verso Lampedusa. Il 14 giugno l’Italia chiuse i suoi porti alle navi di salvataggio dei migranti: l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini si appellò al decreto Sicurezza Bis, approvato pochi giorni prima, rifiutandosi di consentire l’attracco fino a quando altre nazioni europee non avessero accettato di prendere i migranti. Dopo giorni di stallo (durante i quali 10 migranti considerati fragili furono autorizzati a sbarcare), il 29 giugno Rackete forzò il blocco navale e attraccò a Lampedusa, urtando nelle manovre una vedetta della Guardia di Finanza. La comandante della Sea Watch 3 fu arrestata dalle autorità italiane con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e resistenza a navi da guerra. Le accuse nei confronti di Rackete, assolta perché «salvare migranti è un dovere previsto dal diritto internazionale e la Libia non è un porto sicuro», è stata definitivamente archiviata a dicembre del 2021.
Sta facendo discutere un commento su X di Elon Musk in cui, appoggiando l’estremista di destra Tommy Robinson (quello che qualche settimana fa ha incontrato Matteo Salvini al ministero), il magnate sostiene che il premier spagnolo Sanchez vada arrestato. Il suo piano di regolarizzazione, accusa un post di Visegràd 24 condiviso da Robinson, riguarderebbe «oltre 1 milione e 350 mila migranti, non i 500 mila stimati». Di qui la sua conclusione: «Sanchez dovrebbe essere arrestato». Il proprietario di X l’ha commentato apponendo il suo sigillo: «Assolutamente, “dirty Sanchez” è un traditore della Spagna».
Un post che ha creato polemica anche in Italia, con la segretaria del Partito democratico Elly Schlein che ha dichiarato: «Ancora oggi, e non è la prima volta, Elon Musk sulla sua piattaforma social insulta violentemente Pedro Sanchez e chiede sia arrestato. Un comportamento inaccettabile che dimostra tutta la pericolosa arroganza di chi, forte della sua ricchezza e della sua influenza tecnologica, si permette di insultare e rendere bersaglio di odio il capo di un governo straniero democraticamente eletto. A Pedro Sanchez va la nostra solidarietà. Speriamo che la solidarietà arrivi anche dalla presidente Meloni, a un suo collega europeo».
In California è in corso un processo storico sulla dipendenza da social media, dove il fondatore di Facebook e amministratore delegato di Meta Mark Zuckerberg è chiamato a testimoniare. Tutto nasce dalla denuncia di una ragazza che accusa le piattaforme di essere progettate per creare dipendenza tra i giovani. Sarà la prima volta che Zuckerberg testimonierà davanti a una giuria, sotto giuramento, sulla sicurezza delle sue applicazioni utilizzate da miliardi di persone. 12 giurati in un tribunale civile dovranno stabilire entro la fine di marzo se YouTube (Google) e Instagram (Meta) siano in parte responsabili dei problemi di salute mentale di Kaley G.M., la ventenne californiana da cui è nata la causa fortemente coinvolta nell’uso dei social fin dall’infanzia.
Cosa dovrà stabilire il procedimento
Il processo mira a stabilire se Google e Meta abbiano consapevolmente progettato le loro piattaforme per incoraggiare un consumo incontrollato da parte dei giovani utenti di internet a scapito della loro salute mentale, alimentando quella che molti definiscono un’epidemia di depressione, ansia e disturbi alimentari. Il dibattimento si concentrerà esclusivamente sulla progettazione delle app e sulle funzionalità di personalizzazione degli algoritmi. La legge statunitense, infatti, garantisce alle piattaforme un’immunità pressoché totale per i contenuti pubblicati dagli utenti, ma non le esenta dalle responsabilità legate alla struttura tecnica e psicologica dei loro software.
Secondo quanto riportato da Axios, visto lo stallo dei negoziati Usa-Iran sul nucleare, «l’Amministrazione Trump è più vicina a una grande guerra in Medio Oriente di quanto la maggior parte degli americani creda». Il conflitto con Teheran, spiega la testata, «potrebbe iniziare molto presto». Cosa sappiamo.
Il secondo round di colloqui senza risultati
Il secondo round di colloqui tra l’Iran e gli Stati Uniti, mediati dall’Oman a Ginevra, è sostanzialmente finito con un nulla di fatto. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di «intesa con gli Usa sui principi fondamentali», ma si tratta di una frase di circostanza. Teheran ha aperto alle ispezioni dell’Aiea nei suoi siti nucleari (anche quelli sotterranei), ma ha blindato il programma missilistico, sul quale non intendere fare concessioni. In generale, la Repubblica Islamica si è detta disposta a disposta a discutere di limitazioni all’arricchimento dell’uranio, ma solo in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa.
Washington e Teheran continuano a minacciarsi
Nel giorno dei negoziati a Ginevra, l’ayatollah Ali Khamenei ha minacciato di affondare le navi da guerra statunitensi: con l’obiettivo di costringere l’Iran a stringere un accordo sul suo programma nucleare, Donald Trump ha infatti inviato nel Mar Arabico anche la portaerei più grande del mondo, cioè la USS Gerald R. Ford, che è andata ad affiancarsi alla USS Abraham Lincoln. Il giorno prima delle minacce di Khamenei, Trump aveva affermato: «Non credo che l’Iran voglia le conseguenze di un mancato accordo».
L’ayatollah Ali Khamenei (Imagoeconomica).
Gli Usa pensano a un’operazione lunga settimane
Come ha riportato The War Zone, i localizzatori di volo online hanno mostrato caccia F-22 Raptor e F-16 Fighting Falcon, aerei radar E-3 Sentry e un velivolo spia U-2 Dragon Lady in transito sull’Atlantico verso l’Europa. Qualcosa di analogo era accaduto prima dell’operazione Midnight Hammer di giugno 2025. Secondo alcune fonti di Axios, vicine alla Casa Bianca, l’operazione militare statunitense in Iran sarebbe probabilmente una campagna su vasta scala, della durata di settimane: somiglierebbe insomma più a una guerra vera e propria che al raid effettuato in Venezuela.
Sarà una campagna congiunta con Israele
Le stesse fonti hanno riferito ad Axios che probabilmente si tratterà di una campagna congiunta tra Stati Uniti e Israele, il cui esercito dispone di centinaia di aerei da combattimento con una portata appunto più ampia rispetto alla guerra dei 12 giorni della scorsa estate.
L’Iran ha due settimane per evitare l’attacco
Secondo Axios «tutti gli indizi lasciano pensare che Trump premerà il grilletto se i negoziati falliranno». Ma quando potrebbe succedere? I funzionari statunitensi hanno affermato che, sostanzialmente, l’Iran sono state concesse altre due settimane di tempo per presentare una proposta dettagliata. «Il capo sta perdendo la pazienza. Alcuni dei suoi collaboratori lo mettono in guardia dal dichiarare guerra all’Iran, ma credo che ci sia il 90 per cento di probabilità che nelle prossime settimane assisteremo a un’azione militare», ha dichiarato un consigliere di Trump ad Axios. Per le fonti della testata, in ogni caso, alle forze Usa serviranno ancora alcune settimane di preparazione prima di attaccare.
Il futuro di Luca Zaia quasi sicuramente non sarà a Ca’ Farsetti. L’ipotesi di una sua candidatura a sindaco di Venezia per quanto suggestiva pare essere tramontata. Con buona probabilità il centrodestra deciderà di puntare sulla continuità con Simone Venturini, ex Udc e assessore al Turismo della Giunta Brugnaro. Mentre è già noto lo sfidante: il segretario regionale del Pd Andrea Martella. Un rischio per la maggioranza di governo visto che nella Serenissima alle ultime Regionali – unico caso in Veneto – il candidato di centrosinistra Giovanni Manildo aveva battuto seppur di poco Alberto Stefani.
Simone Venturini (Imagoeconomica).
La domanda è cosa farà allora l’ex Doge. L’opzione più plausibile resta al momento una candidatura alle Politiche del 2027 con l’obiettivo di occupare una poltrona di peso come la presidenza di una Camera o perché no un ministero. Molto però dipende dalla tenuta della Lega, visto che negli ultimi sondaggi di Swg per La7 danno il partito in caduta al 6,4 per cento (mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci cresce di qualche punto percentuale portandosi al 3,6).
Luca Zaia con Matteo Salvini (Ansa).
Donzelli: «Zaia è una risorsa del centrodestra nazionale»
Il dossier Venezia per l’ex presidente dunque può essere archiviato. Lo ha lasciato intendere anche il meloniano Giovanni Donzelli. «Zaia, come è stata una grande risorsa, importantissima come presidente del Veneto, è una grande risorsa per l’Italia intera”, ha detto martedì il responsabile organizzazione di FdI, «quindi ci confronteremo serenamente con lui, ma è sicuramente un patrimonio di tutto il centrodestranazionale. Quindi comunque ha un valore che esula dalle questioni strettamente venete».
Arresti domiciliari per il deputato regionale siciliano Michele Mancuso, esponente di Forza Italia, indagato per corruzione «per un atto contrario ai doveri d’ufficio» dalla procura di Caltanissetta, nell’ambito di un’inchiesta che in tutto coinvolge cinque persone.
Di cosa è accusato Mancuso
Secondo gli inquirenti, Mancuso avrebbe consentito a un’associazione di accedere a un finanziamento pubblico per uno spettacolo, le cui spese sarebbero però state gonfiate in modo da permettergli di intascare una tangente. Nello specifico, l’associazione Gentemergente di Caltanissetta avrebbe speso solo 20 mila dei 98 mila euro ricevuti nel 2024, dando al deputato di Forza Italia 12 mila euro in contanti in tre rate. A fare da tramite sarebbe stato Lorenzo Tricoli, consulente del lavoro molto amico di Mancuso: anche per lui sono stati disposti i domiciliari. Per dare una parvenza di legalità allo schema corruttivo, Tricoli avrebbe coinvolto i nipoti Ernesto e Manuela Trapanese e il marito di quest’ultima, Carlo Rizioli, responsabili di Gentemergente e accusati di aver gonfiato le fatture attestanti servizi inesistenti. Per loro è scattata la misura interdittiva del divieto di esercizio di impresa, per 12 mesi. Insieme avrebbero truffato la Regione per quasi 50 mila euro.
Sono salite a 11 le persone fermate per la morte del militante di estrema destra Quentin Deranque, che ha perso la vita a Lione dopo una brutale aggressione da parte di un gruppo di attivisti di sinistra. Un omicidio a sfondo politico, quello del 23enne, che ha scosso il Paese e che sta alimentando le tensioni in vista delle elezioni comunali di marzo e delle Presidenziali del 2027, in cui il Rassemblement National sembra avere le migliori possibilità di vittoria mai avute finora. Ecco cosa sappiamo sulle indagini e quali sono al momento le ripercussioni sulla politica francese.
Lo striscione: “Antifa assassini. Giustizia per Quentin” (Ansa).
L’aggressione mortale a Lione
Deranque è stato aggredito il 12 febbraio da un gruppo di persone, riportando un grave trauma cranico-encefalico: ricoverato all’ospedale Édouard-Herriot, è morto poi due giorni dopo. L’aggressione, anche con spranghe, è avvenuta a margine della conferenza a Sciences Po Lyon di Rima Hassan, europarlamentare di La France Insoumise. Quentin è stato gettato a terra e picchiato da almeno sei persone, che indossavano il passamontagna. Nei filmati si vedono tre persone a terra, violentemente percosse: due, a differenza di Quentin, sono però riuscite a scappare.
Chi era Quentin Deranque
Deranque, studente di Data Science all’Università di Lione II, era abituale frequentatore della chiesa tradizionalista di Saint-Georges, nel quartiere di Vieux Lyon, dove la messa viene celebrata in latino. Gli amici hanno raccontato che si era convertito «qualche anno fa». L’avvocato della famiglia ha spiegato che il giovane «aveva sempre difeso le sue convinzioni in modo non violento», sostenendo «l’attivismo pacifico». Il 23enne faceva parte del collettivo femminista di estrema destra Némésis, che aveva esposto striscioni di protesta contro la conferenza di Hassan, ma non ci sono conferme sul fatto che fosse nel suo “servizio d’ordine”, come è stato riportato inizialmente.
Protesta contro la Jeune Garde (Ansa).
Il coinvolgimento de La France Insoumise
Deranque sarebbe stato aggredito da esponenti del movimento di estrema sinistra Jeune Garde, gruppo antifa disciolto d’autorità a giugno del 2025. Tra essi ci sarebbe anche Jacques-Elie Favrot, che è – o meglio era – assistente di Raphaël Arnault, deputato del partito di sinistra La France Insoumise, guidato da Jean-Luc Mélenchon. La portavoce del governo francese, Maud Bregeon, ha chiesto al partito di sospendere il politico dal suo gruppo parlamentare all’Assemblea Nazionale. Manuel Bompard, coordinatore nazionale di LFI, ha però escluso in maniera categoria l’estromissione temporanea. Favrot è stato arrestato il 17 febbraio dalla polizia: Arnault ha reso noto su X di aver avviato «le procedure per la risoluzione del suo contratto» e che ha già «cessato tutte le sue attività parlamentari». LFI ha poi respinto le accuse provenienti dalla destra e dal campo presidenziale di alimentare un clima di violenza. «Il nostro movimento non la tollererà mai», ha dichiarato la deputata Alma Dufour.
Après s’être accroché à la vie, Quentin a rendu son dernier souffle. À sa famille et à ses proches éprouvés par cette terrible épreuve, j’adresse mes pensées émues et ma profonde compassion. À la douleur insondable de la perte d’un enfant ne doit pas succéder l’insupportable…
Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha condannato i «barbari responsabili di questo linciaggio». Jordan Bardella, presidente del partito di estrema destra, ha addossato a Melenchon la «responsabilità morale e politica» di quanto accaduto, sostenendo che il leader de La France Insoumise «ha aperto le porte dell’Assemblea Nazionale a sospetti assassini».
Sono 11 le persone arrestate
Dopo i primi accertamenti la Procura di Lione ha annunciato l’ampliamento dell’indagine, che è ora per omicidio volontario e non più per percosse mortali aggravate. Come detto sono al momento 11 le persone fermate. Il procuratore di Lione Thierry Dran ha annunciato l’arresto di nove sospetti il 17 febbraio. Altri due sono stati fermati la mattina di mercoledì 18 febbraio. Si tratta di una coppia: un uomo, sospettato di essere direttamente legato alle violenze, e la sua compagna, accusata di averlo aiutato a sottrarsi alla giustizia. Per quanto riguarda il già citato Favrot, non è chiaro se facesse parte del gruppo di assalitori incappucciati che hanno aggredito Deranque.
Il Comitato paralimpico internazionale ha stabilito che sei atleti russi e quattro bielorussi potranno partecipare alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina (che si svolgeranno dal 6 al 15 marzo) usando la bandiera, la divisa e l’inno dei loro Paesi, e non più come neutrali. Revocato dunque il divieto imposto dopo l’invasione dell’Ucraina: una mossa, quella del International Paralympic Committee, che ha fatto infuriare Kyiv. «La decisione degli organizzatori delle Paralimpiadi di consentire agli assassini e ai loro complici di competere ai Giochi Paralimpici sotto le bandiere nazionali è deludente e scandalosa», ha scritto su X Matviy Bidny, ministro dello Sport ucraino. Anche Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato paralimpico ucraino, ha criticato duramente la decisione.
Il Comitato paralimpico internazionale ha assegnato sei posti alla Russia e quattro alla Bielorussia
A Parigi 2024 c’era stata la parziale riammissione senza simboli, dopo l’iniziale divieto di gareggiare: russi e bielorussi avevano potuto partecipare come atleti individuali e neutrali. E anche alle Olimpiadi di Milano-Cortina, sempre con gli stessi criteri, stanno gareggiando 13 atleti russi e sette bielorussi. L’International Paralympic Committee ha assegnato sei posti alla Russia: due nello sci alpino (uno maschile, uno femminile), due nello sci di fondo (uno maschile, uno femminile) e due nello snowboard (entrambi maschili). Alla Bielorussia sono stati invece assegnati quattro posti, tutti nello sci di fondo (uno maschile e tre femminili).
Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha presieduto il plenum del Consiglio superiore della magistratura per la prima volta in 11 anni. Una decisione che arriva dopo giorni di polemiche sul Csm, inclusa quella innescata dal ministro della giustizia Carlo Nordio che ha parlato delle correnti al suo interno come di un «sistema para-mafioso». «Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio», ha detto il capo dello Stato aprendo la seduta. «Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm e il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte di altre istituzioni nei confronti di questa istituzione», ha aggiunto. Dopo il voto all’unanimità della pratica della nona commissione relativa al progetto finanziato dalla UeJudialogue, Mattarella ha sospeso la seduta e ha lasciato la sede del Csm.
A causa della censura trumpiana, nel corso della puntata di lunedì 16 febbraio del The Late Show non è andata in onda l’intervista di Stephen Colbert al texano James Talarico, astro nascente dem candidato alle primarie del suo partito per il Senato degli Stati Uniti. Colbert e lo staff del programma, in aperto contrasto con la Cbs, hanno però comunque pubblicato l’intervista sul canale YouTube del The Late Show, facendo il pieno di visualizzazioni: quasi cinque milioni.
Le accuse di Colbert a FCC e Cbs
Durante il consueto monologo di inizio puntata, Colbert ha presentando la Late Present Band e la sua ospite Jennifer Garner. Poi l’ironica domanda: «Sapete chi non è uno dei miei ospiti stasera?». Talarico, appunto. Gli avvocati della nostra rete ci hanno detto che non potevamo averlo in trasmissione», ha spiegato il presentatore: alla base del veto le regole della Federal Communications Fee (FCC), che prevedono la stessa quantità di tempo di trasmissione concessa a ogni politico. Insomma, la par condicio. Ci sono però due piccoli particolari da considerare: la FCC è controllata dal Partito repubblicano e Talarico in passato ha aspramente criticato Donald Trump. «Diciamo la verità: l’attuale amministrazione vuole mettere a tacere chiunque dica qualcosa di negativo su Trump in tv, perché tutto ciò che Trump fa è guardare la tv ok? È come un bambino che passa troppo tempo davanti allo schermo. Diventa irritabile e poi si scarica nel pannolino», ha detto Colbert, scagliandosi anche contro la Cbs che ha chinato il capo alla richiesta della FCC. Trump ha più volte sollecitato Brendan Carr, presidente della Commissione federale per le comunicazioni, ad agire contro le emittenti statunitensi che fanno una copertura – a suo modo di vedere – faziosa.
Seminarista e astro nascente dem: chi è Talarico
Classe 1989, James Dell Talarico, è membro della Camera dei rappresentanti del Texas dal 2018. Ex insegnante e attualmente seminarista presbiteriano, al momento sta affrontando la deputata per il Texas Jasmine Crockett e l’uomo d’affari Ahmad Hassan nelle primarie democratiche che stabiliranno il candidato dall’Asinello a un seggio al Senato degli Stati Uniti in occasione delle elezioni di midterm di novembre. Le primarie dem si terranno il 3 marzo, ma già dal 17 febbraio è possibile il voto anticipato. Sul fronte repubblicano si stanno invece affrontando il senatore John Cornyn, il deputato Wesley Hunt e il procuratore generale del Texas Ken Paxton.
Secondo quanto scrive il Financial Times, Christine Lagarde avrebbe intenzione di lasciare il suo incarico da presidente della Bce prima della scadenza del mandato nel 2027. La decisione sarebbe legata alla volontà di dare al presidente francese Macron e al cancelliere tedesco Merz la possibilità di scegliere il suo successore, prima delle prossime elezioni presidenziali in Francia in programma ad aprile del 2027. Macron, che nei giorni scorsi ha già avuto a sorpresa la possibilità di nominare il successore del governatore della Banca di Francia, dopo che Francois Villeroy de Galhau ha dato le dimissioni in anticipo, secondo il Ft spinge da mesi per avere un ruolo nella scelta del prossimo presidente della Banca centrale europea.
La replica della Bce
Dopo la diffusione dell’indiscrezione, la Bce ha rilasciato una nota precisando che «la presidente Lagarde è totalmente concentrata sul suo mandato e non ha preso alcuna decisione riguardo alla conclusione del mandato».
Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e coordinatore di Alternativa Popolare, è stato rinviato a giudizio a Roma per evasione fiscale: è accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. «Nessuna sorpresa, me lo aspettavo, tutto come previsto. Speriamo di poter dimostrare nel processo la nostra innocenza», ha dichiarato Bandecchi. Assieme a lui finiranno a processo anche altre tre persone che hanno rivestito ruoli di responsabilità nella società che gestisce l’ateneo. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro. L’udienza davanti al tribunale monocratico è stata calendarizzata per il 4 giugno.
È morto il reverendo Jesse Jackson, attivista per i diritti civili che aveva raggiunto la notorietà partecipando alle manifestazioni con Martin Luther King Jr. Aveva 84 anni. «Nostro padre era un leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo», ha dichiarato la famiglia Jackson in una nota.
Era stato assistente di MLK e ne raccolse poi l’eredità
Nato a Greenville (Carolina del Sud) da una madre adolescente e non sposata durante l’era di Jim Crow, negli Anni 60 entrò a far parte del movimento Southern Christian Leadership Conference (SCLC) di Martin Luther King, di cui diventò stretto collaboratore: era con lui Memphis quando venne assassinato il 4 aprile 1968. Morto MLK, Jackson – che era anche ministro battista – nel raccolse l’eredità affermandosi uno dei leader per i diritti civili più influenti d’America. Nel 1984 organizzò la Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatici, nativi americani e persone Lgbtq, aprendo la strada a un Partito Democratico più progressista. Figura di spicco per la comunità afroamericana ben prima che Barack Obama raggiungesse la scena nazionale, negli Anni 80 partecipò anche due volte alle primarie per tentare di ottenere la nomina a candidato dem nelle Presidenziali Usa: fu battuto prima da Walter Mondale e poi da Michael Dukakis. Era stato ricoverato in ospedale negli ultimi mesi ed era sotto osservazione per paralisi sopranucleare progressiva.
Le tante missioni di Jackson come inviato della Casa Bianca
A partire dagli Anni 80 fu a più riprese inviato della Casa Bianca. Nel 1983 intraprese ad esempio un viaggio in Siria per occuparsi del rilascio di un pilota statunitense, Robert Goodman, poi avvenuta. Nel 1984, su invito di Fidel Castro, andò a Cuba per negoziare il rilascio di 22 cittadini statunitensi. Nel 1997 volò in Kenya per incontrare l’allora presidente Daniel Arap Moi, come inviato speciale del presidente Bill Clinton per promuovere la democrazia attraverso elezioni libere. Nel 1999, durante il conflitto in Kosovo, si recò a Belgrado per negoziare il rilascio di tre soldati statunitensi. Nel 2005 raggiunse poi il Venezuela per incontrare il presidente Hugo Chávez.
A sole due settimane dal lancio, inizia a crescere il nuovo partito dell’ex generale Roberto Vannacci. Secondo i sondaggi Swg realizzati per il TgaLa7 del 16 febbraio 2026, Futuro nazionale ha guadagnato infatti lo 0,3 per cento rispetto alla settimana precedente arrivando al 3,6 per cento. Una percentuale che lo rende capofila dei partiti minori. La rilevazione stima anche che l’1,24 per cento dei voti provenga dalla Lega, l’1,2 da Fratelli d’Italia, lo 0,2 da Forza Italia, lo 0,3 da Casapound e lo 0,5 da altri partiti o da gli astenuti.
Che a subire il danno maggiore sia il Carroccio è evidente anche dal suo calo dei consenso nelle ultime settimane. Dopo essere scivolato al 6,6 per cento il 9 febbraio, il partito di Matteo Salvini ha perso un altro 0,2 attestandosi al 6,4 per cento. Una cifra che lo porta dietro Alleanza verdi sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dato al 6,6. Anche Fratelli d’Italia scende e va sotto la soglia del 30 per cento (29,8, -0,3 per cento). Stabile invece Forza Italia all’8,4 per cento. Tra le forze di opposizione, il Partito democratico perde lo 0,2 e si ferma al 22 per cento e il Movimento 5 stelle sale lievemente all’11,8 (+0,1).
Nel caso di qualificazione della nazionale Usa alla finale del torneo di hockey maschile, Donald Trump potrebbe effettuare un blitz in Italia per assistere alla partita per la medaglia d’oro, che si terrà domenica 22 febbraio nell’impianto di Santa Giulia a Milano. Lo hanno confermato all’Agi fonti della Federazione mondiale di hockey: se ne saprà di più venerdì 20 febbraio, quando si giocheranno le due semifinali: in caso di successo nei quarti (contro la vincente del playoff Svezia-Lettonia), gli Stati Uniti dovrebbero incontrare il Canada.
Tifosi statunitensi all’Arena Santa Giulia di Milano (Ansa).
Prime riunioni per il rafforzamento della sicurezza
Il possibile arrivo di Trump a Milano ha fatto scattare in Prefettura e Questura le prime riunioni operative per un rafforzamento delle misure di sicurezza. Al di là dell’approdo o meno degli Stati Uniti in finale, resta anche l’incognita su quanto dovrebbe durare la permanenza di Trump in Italia. E dove si sposterebbe poi il tycoon, che dopo la finale dell’hockey potrebbe decidere di spostarsi all’Arena di Verona per la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici. In questo caso si tratterebbe di un blitz di poche ore, seppur in due luoghi. Ma non è escluso che il presidente americano possa arrivare con il suo Air Force One fin da sabato sera.
L’Air Force One (Ansa).
Gli Usa hanno vinto solo due volte il torneo olimpico
La nazionale di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, nonostante la grande popolarità di questo sport negli Usa e il fatto che le franchigie americane (assieme a quelle canadesi) disputino la ricca NHL, ovvero la lega professionistica nordamericana, ha vinto solo due ori olimpici: nel 1960 e nel 1980. Questo perché gli Stati Uniti alle Olimpiadi hanno a lungo schierato giocatori dilettanti (provenienti dalle università) e non le star dell’NHL.
È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.
I cinque ruoli più memorabili
Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.
Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.
Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.
Disastro a Napoli, nel quartiere centrale di Chiaia, dove un vasto incendio ha mandato in fumo la cupola dello storico Teatro Sannazaro, inaugurato nel 1847 e immerso tra i palazzi residenziali della zona. Ancora non è ancora chiaro cosa abbia innescato il rogo: la prima ipotesi formulata è quella di un corto circuito.
La prima ipotesi è quella di un corto circuito
Sul posto i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del rogo. Ma non è stato possibile salvare la cupola del teatro: crollata a causa delle fiamme, ha colpito la platea. Si sarebbero inoltre verificati anche ai palazzi adiacenti. Area irrespirabile in tutto il quartiere: ci sono almeno quattro persone intossicate, ma fortunatamente nessuna è grave.
La storia della “Bomboniera di via Chiaia”
Attiguo alla Chiesa di Sant’Orsola e edificato sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, il Teatro Sannazaro è noto come la “Bomboniera di via Chiaia” per le dimensioni ridotte e la ricchezza delle sue decorazioni. Nel 1888 fu il primo teatro napoletano a essere illuminato per mezzo di luce elettrica. L’anno successivo vide la prima di Na santarella, commedia di Eduardo Scarpetta, che qui poi avrebbe poi chiuso la sua lunga carriera. Calcarono il palcoscenico del Teatro Sannazaro Eleonora Duse, Antonio Gandusio, Tina Di Lorenzo, Antonio Gandusio e Emma Gramatica. Dopo un periodo di declino, nel 1964 la gestione del teatro fu rilevata dall’attrice Luisa Conte, che lo riaprì nel 1974 con la compagnia stabile di Veglia. Il teatro da allora è rimasto di proprietà della sua famiglia e oggi è diretto dalla nipote Lara Sansone.
Prosegue lo scontro attorno al referendum del 22 e 23 marzo. Il ministero della Giustizia, tramite un documento firmato dal capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi e inviato al presidente Cesare Parodi, ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati «di rendere noto alla collettività, nell’ottica di piena trasparenza gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato ‘Giusto dire No’ da parte di privati cittadini», evidenziando «un potenziale conflitto» tra togati «in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto» all’organismo.
Cesare Parodi (Imagoeconomica).
Pd: «Atto che sa tanto di liste di proscrizione»
«Un atto molto grave che sa tanto di liste di proscrizione», ha denunciato immediatamente il Pd tramite la deputata Debora Serracchiani. Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs al Senato, ha invece parlato di «intimidazione». La maggioranza, ovviamente, si difende. Il deputato Enrico Costa di FdI ha parlato di «semplice richiesta di chiarezza», per evitare potenziali conflitti di interessi. Così Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di FI: «Per i partiti ci sono regole precise. Vadano ad esempio sul sito del nostro partito e troveranno, come la legge prevede, nomi e cognomi di quanti danno dei contributi ai sensi di legge. Perché l’Anm dovrebbe avere dei finanziatori occulti e non trasparenti?».
La sede del Ministero della Giustizia (Ansa).
La replica di Di Matteo a Nordio sul Csm
Oggi, dopo essere stato tirato in ballo dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alle correnti del Csm, il magistrato Nino Di Matteo ha replicato al Guardasigilli, accusandolo di aver strumentalizzato le sue parole del 2019, quanto presentando la sua candidatura al Csm aveva parlato di «degenerazione del correntismo», e di accentuare «il rischio di un sempre più stringente controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura, con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino». Nell’intervista al Mattino che ha causato polemiche tra le opposizioni e la stessa magistratura, Nordio – che si è anche scontrato con Nicola Gratteri– aveva definito le correnti del Csm come parte di un «meccanismo para-mafioso», parlando di «verminaio correntizio» e «mercato delle vacche». Il batti e ribatti è nato Nel 2019 il pm antimafia Di Matteo, presentando la sua candidatura al Csm, aveva parlato di «degenerazione del correntismo».
Dana Eden, produttrice israeliana della serie Teheran, è stata trovata morta in una camera di albergo di Atene, durante le riprese in Grecia della quarta stagione dello show. Aveva 52 anni ed era stata proprio lei a segnalare la capitale greca come set per la serie tv, dopo esserci stata con la famiglia per una vacanza. Ecco cosa sappiamo sulla sua morte, al momento al centro di varie speculazioni.
La fake news diffusa dai media israeliani
Nel dare la notizia, alcuni media israeliani avevano riferito che la polizia di Atene stava indagando sulla possibilità che Eden fosse stata assassinata da agenti del governoiraniano: la serie televisiva, infatti, è stata bollata fin dall’inizio dal regime di Teheran come propaganda ostile. Gli stessi canali israeliani hanno però definito questa notizia una fake news, precisando che la polizia greca non ha fatto alcuna menzione a un possibile coinvolgimento iraniano.
Dana Eden (Ansa).
I farmaci nella stanza e i lividi sul corpo
Eden alloggiava ad Atene dal 4 febbraio. Il corpo della produttrice è stato scoperto dal fratello che, non riuscendo a contattarla al telefono, l’ha raggiunta nell’albergo, nei pressi di Piazza Syntagma: presentava lividi sul collo e sugli arti. Nella stanza d’albergo sarebbero state trovate anche delle pillole. Al momento restano aperte tutte le ipotesi: disposta l’autopsia.
La serie criticata dal regime iraniano
Teheran, che porta sul piccolo schermo lo scontro geopolitico tra Iran e Israele, è una serie di spionaggio creata da Moshe Zonder per l’emittente pubblica israeliana Kan 11. Trasmesso dal 2020, viene distribuita a livello internazionale da Apple TV+. Nelle serie, di cui finora sono stati prodotti 24 episodi (otto per ciascuna stagione), hanno recitato anche Glenn Close e Hugh Laurie. Teheran nel 2021 è stata premiata con l’International Emmy per la miglior serie drammatica.
Chi era la produttrice Dana Eden
Eden era una delle più importanti produttrici israeliane. Aveva iniziato la sua carriera nel 1998, producendo il pilot di Chalomot Ne’urim. Poi aveva lavorato a diversi altri programmi, tra cui Saving the Wildlife, She Has It, Magpie e Shakshouka. Nel 2007 la creazione della casa di produzione Donna and Shula Productions con la produttrice Shula Spiegel, società che aveva dato vita a Teheran.