L’ex Fdi Pozzolo aderisce al partito di Vannacci

«Non è più tempo di una destra che chiede scusa e chiede permesso, che cerca legittimazione negli altri. È tempo di una destra che parla chiaro e agisce». Così l’ex deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo, ora nel Gruppo Misto, ha annunciato sui social che aderirà al nuovo partito di Roberto Vannacci, Futuro nazionale. È il primo membro di Montecitorio a seguire l’ex generale nella sua nuova avventura dopo lo strappo con la Lega, ma altri sarebbero pronti a seguirlo – si parla dei leghisti Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Domenico Furgiuele. «Il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano, non solo il capo di un partito ma il punto di riferimento di una reazione del buonsenso, capace di superare gli steccati ideologici del Novecento. Su di lui possono convergere tradizioni diverse, unite dalla schiettezza di pensiero e di parola e dalla difesa dell’interesse nazionale», ha continuato Pozzolo.

Pozzolo: «Sicurezza, famiglia e lotta all’immigrazione per una destra autentica»

Questa la destra che ha in mente: «Una destra autentica difende la sicurezza: chi aggredisce deve sapere che il cittadino ha il diritto di difendersi, senza essere trattato da colpevole. Una destra autentica rimette al centro la famiglia: padre, madre, figli. Servono misure forti e concrete per fermare il suicidio demografico. Una destra autentica governa l’immigrazione unendo umanità e ordine, per evitare sradicamento e conflitto sociale. Come ricordava Giovanni Paolo II, il primo diritto dell’uomo è quello di non essere costretto a emigrare. Una destra autentica tiene la schiena dritta in Europa e nel mondo, difende prima gli interessi dell’Italia e cambia davvero il rapporto tra Stato e cittadini: meno tasse, meno assistenzialismo, più libertà per chi lavora e produce. Questa è una destra senza complessi, che non si piega al pensiero unico. Perché, come insegnava Gabriele D’Annunzio, memento audere semper».

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Si può avere nostalgia di un traditore? Giammai! In Lega ostentano sollievo per la fuoriuscita del “corpo estraneo” Roberto Vannacci, e addirittura qualche toscano ora rivendica di non averlo votato alle Europee 2024, quando prese oltre mezzo milione di preferenze. La verità però sembra essere un’altra: nel Carroccio serpeggia preoccupazione per l’addio del Generalissimo, che ora potrà picchiare duro sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, per di più senza dover rendere conto a nessuno vista la “comodità” di essere fuori dalla coalizione di governo.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Consiglieri leghisti in Lombardia angosciati davanti a un drink

Il possibile sorpasso a destra è un incubo. I comunicati stampa, i tweet e le dichiarazioni celoduriste messe a verbale sono tutte reazioni di facciata. Nel giorno stesso dello strappo, in Lombardia, davanti ai gin tonic della buvette (necessari per sopravvivere alle beghe in Aula), i consiglieri regionali leghisti per esempio si confrontavano con facce cupe. Nonostante le manifestazioni machiste e il paragone tra il parà e Gianfranco Fini, re dei traditori a destra (“La storia si ripete”), infatti, i sempre meno convinti sottoposti di Matteo Salvini si dicevano terrorizzati dal consenso che l’ormai ex compagno di partito possa raccogliere alle elezioni 2027. Prevedono il 3 per cento. Almeno.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il post della Lega.

Transfughi e beghe col logo: che Futuro (nazionale) ci aspetta?

Si stima che la nuova formazione Fn (non Forza nuova, non Front national, ma Futuro nazionale), appena avrà finito di litigare col prezzemolino di destra Francesco Giubilei per la somiglianza dei rispettivi loghi – il marchio di Vannacci tra l’altro era stato registrato nel 2011 da un ex eletto del Movimento 5 stelle, altra grana da smarcare – potrebbe abbracciare due deputati alla Camera, cioè Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (forse pure Domenico Furgiuele), e, sicuramente, l’unico consigliere eletto dalla Lega in Toscana, Massimiliano Simoni.

Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti
Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Qualcuno pensa di essersi tolto un peso. Ma la sfida dei voti…

Insomma, qualcuno intimamente può anche aver festeggiato e provato sollievo, con l’idea di essersi «tolti finalmente un peso». Ma tanti sono consapevoli che la crepa che si è aperta potrebbe sottrarre voti alla Lega, eccome: l’eventuale travaso è già stato calcolato attorno all’1,5 per cento dei consensi. Ecco perché uno degli obiettivi, grazie al “mago delle leggi elettorali” Roberto Calderoli, è cambiare il sistema di voto per alzare la soglia di sbarramento almeno al 4 per cento, con l’obiettivo di sterilizzare la variabile impazzita Vannacci.

Che ruolo avrà l’Ice durante le Olimpiadi di Milano-Cortina

Dopo le polemiche degli scorsi giorni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito che ruolo avranno gli agenti dell’Ice durante le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 in partenza venerdì 6 febbraio. «Sul piano fattuale», ha spiegato in un’informativa alla Camera, «gli investigatori di Hsi (ndr la componente investigativa dell’Ice) che verranno in Italia, a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi, non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva». Inoltre, operando all’interno degli uffici diplomatici statunitensi, «non saranno neanche tecnicamente su suolo italiano». Il ministro ha aggiunto che «svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa senza che il governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi né in vista di altri possibili scenari». E, ha concluso, «non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane».

Piantedosi: «Preoccupazione infondata»

«Non vedremo sul territorio nazionale nulla che sia riconducibile a quanto si è visto sui media negli Stati Uniti», ha assicurato Piantedosi con riferimento alle violenze di Minneapolis. «È completamente infondata la preoccupazione che ha ispirato la polemica degli ultimi giorni, che questa informativa mi consente di spazzare via definitivamente. La cooperazione in questione tra le autorità italiane e l’Homeland security investigations (Hsi) risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014, quando al governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi», ha aggiunto. «Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quell’iniziativa del governo dell’epoca fu vantaggiosa in quanto l’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva, e tuttora corrisponde, all’interesse di entrambi i Paesi, e contribuì ad aumentare la sicurezza dell’Italia».

I punti del manifesto di Futuro Nazionale di Vannacci

Dopo quasi nove mesi da vicesegretario della Lega, Roberto Vannacci ha detto addio a via Bellerio e si prepara alla discesa in campo con Futuro Nazionale, il movimento politico di cui ha prima depositato il marchio (non senza polemiche) e poi anche il manifesto, presentato sui social. L’obiettivo dichiarato dell’ex generale è costruire «una destra diversa, non moderata e vitale», perché «innamorata della vita e protesa verso il futuro», capace di rappresentare gli «italiani stufi di braccia basse e dialettica timida». “Vitale” è l’acronimo usato per illustrare i sei punti del manifesto di Futuro Nazionale, con un paragrafo per ogni lettera: V di virtù, I di identità, T di tradizioni, A di amore, L di libertà, E di eccellenza e entusiasmo.

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Vannacci: «L’Italia è una polveriera pronta a deflagrare»

«Vera, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura, contagiosa: l’unica destra che io conosca». Questo il titolo del manifesto del nuovo progetto politico di Vannacci, che parla dell’Italia come di «una polveriera pronta a deflagrare» e di un Paese «in trepidante attesa colmo di energia trattenuta». Tanti, troppi gli italiani di destra che, delusi da «calici annacquati, linguaggi misurati e vie di mezzo», non votano più. Ma, scrive l’ex vicesegretario della Lega, «la mia Destra è diversa da quella che qualcuno propone o che qualcun altro si rassegna di rappresentare». Poi i sei punti dell’acronimo “vitale”.

V di virtù

«Coraggio, forza, dovere, spirito di sacrificio, iniziativa, determinazione, passione, memoria. Queste sono le virtù cui si ispira», scrive Vannacci nel primo punto del suo manifesto. L’ex generale parla di «coraggio che vince la paura», di «dovere verso la bandiera, la Nazione, la società e il prossimo», di «iniziativa, perché non siamo pecore che rispondono al fischio del pastore, ma uomini e donne talentuosi consapevoli della rotta e capaci e liberi di agire per raggiungere la meta». Quanto alla memoria, «chi non ha un passato – o non lo onora – non può pretendere un futuro».

I di identità

Nel secondo punto Vannacci parla di «quell’identità che ci rende unici, esclusivi: italiani», di una «Patria ben delimitata da confini che devono essere protetti e difesi, abitata da un popolo che si riconosce negli stessi ideali e valori» e di un Paese che «è il più bello e più rilevante della storia mondiale». D’altra parte, osserva l’ex generale, «qui la religione di Cristo ha posto il proprio centro». Pertanto l’Italia può e deve tornare a essere grande: insomma, Make Italy Great Again.

T di tradizioni

Le tradizioni, osserva Vannacci, «sono le radici che ancorano la nostra identità alla nostra terra». L’Italia, spiega, «deve riconquistare e custodire la propria civiltà, fondata su valori, riferimenti storici e basi precisi», come «il profumo del pane, i canti natalizi, la domenica in famiglia, il focolare domestico, le croci, le chiese, la cucina, i poeti, gli eroi». E poi: «Le nostre tradizioni non sono negoziabili. Non sono diluibili. Per chi non si integra e non si assimila la remigrazione diventa una necessità».

A di amore

Nel paragrafo dedicato all’amore, Vannacci parla della famiglia, ovviamente tradizionale: «L’unica, insostituibile, conforme alla natura. Lo insegna la biologia: per vincere il tempo un popolo deve procreare, e per fare figli servono un uomo e una donna. Di otto miliardi di persone su questo pianeta tutti sono nati da un uomo e da una donna». Poi: «Chi non si assimila ai valori, agli ideali, ai principi e ai sentimenti della nostra comunità non fa parte del nostro popolo. Chiunque venga in Italia a lavorare sarà rispettato ma non per questo diventerà italiano. L’Italia non può limitarsi a essere un Paese dove si rispettano le regole e non si commettono crimini».

I punti del manifesto di Futuro Nazionale di Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

L di libertà

Nel capitoletto sulla libertà, Vannacci salta un po’ di palo in frasca, spiegando che «chi viola le regole della convivenza deve essere messo in condizione di non nuocere», ma anche che «la Repubblica è fondata sul lavoro», alla base di «ricchezza e benessere». Pertanto, «se violi la mia casa o mi aggredisci per la strada rischi la vita: la difesa è sempre legittima». E poi: «Ripudiamo il pensiero unico e i delitti d’opinione. Le idee non si processano. Crediamo nell’universalità della giustizia secondo cui la legge è uguale per tutti».

E di eccellenza e entusiasmo

Nell’ultimo dei sei punti, dedicato a due concetti, eccellenza e entusiasmo Vannacci auspica una politica «che sostenga le eccellenze, protegga il Made in Italy, investa sui migliori, creda nell’orgoglio di ciò che sappiamo essere e produrre». Poi spiega che «un Paese a cui basti sopravvivere, che appiattisce tutto verso il basso, che confonde uguaglianza con mediocrità, è condannato al declino». Infine: «Chi resta indietro verrà aiutato, ma l’eccellenza e la bellezza sono virali e contagiose».

Vannacci: «Questa è la mia destra. Chi mi ama, mi segua»

In chiusura del manifesto, Vannacci scrive poi: «La mia destra non è un menù à la carte, non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda, non è a geometria variabile come la famiglia queer e, soprattutto, non è moderata: nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati. La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa: è l’unica destra che io conosca. Chi mi ama, mi segua: io inseguo un sogno e vado lontano». Vannacci, che aveva raccolto 500 mila preferenze alle Europee, approdando a Strasburgo, sarebbe già pronto ad accogliere in Futuro Nazionale (che potrebbe valere attorno al 2 per cento) diversi parlamentari.

Quanto vale il partito di Vannacci secondo i sondaggi

Come cambiano gli equilibri tra i partiti con la nascita del nuovo partito di Roberto Vannacci? Escluso per il momento che possa entrare in maggioranza – ipotesi scartata sia da Fratelli d’Italia e Forza Italia che dalla stessa Lega, delusa e amareggiata per lo strappo dell’ex generale -, i sondaggisti hanno iniziato a ipotizzare quanto potrebbe prendere Futuro nazionale in caso di elezioni. Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, ha spiegato: «Oggi è ancora sotto il 2 per cento. Perché non basta un singolo. Un contenitore del 5-6 per cento si fa con la struttura. Ovvero con i consiglieri comunali, regionali». Per Antonio Noto, direttore dell’omonimo istituto di sondaggi, «il suo partito è in una forbice compresa tra il 2,5 e il 4,5 per cento». Si tratta di percentuali che al momento non sono basati su dati reali ma che potrebbero spingere il centrodestra ad alzare la soglia di sbarramento al 4 per cento per frenare la scalata di Vannacci.

Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi

La regola, almeno fino a ieri, era che a destra non ci si divide ma ci si sopporta. Per trovare l’unica eccezione bisogna andare indietro al 2010, con l’icastico «Che fai, mi cacci?» di Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi che sancì la rottura tra i due. Per questo l’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non è solo una resa dei conti tra il Generale e il Capitano, ma un’anomalia

Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi
Il post della Lega.

Il ‘tradimento’ dei sacri valori dei patrioti

Storicamente lo scissionismo è prerogativa della sinistra: lì ci si separa per eccesso di pensiero, per sovrabbondanza di distinguo, per incapacità di sintesi. A destra si resta insieme anche quando non si è d’accordo su quasi nulla, vedi la politica estera dell’attuale governo. Prevale l’istinto di conservazione, la paura di perdere un potere faticosamente conquistato. Andandosene dalla Lega dopo poco più di un anno, Vannacci viola una consuetudine antropologica. Lo fa spostandosi da destra verso destra, movimento raro (di solito è il centro che fa da grande catalizzatore degli estremi), accusando Matteo Salvini di aver compromesso i sacri valori dei patrioti. Accusa interessante, visto che fino a ieri il leader del Carroccio occupava posizioni non troppo dissimili da quelle oggi considerate impresentabili. 

Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Per il generale Salvini si è piegato al compromesso

Certo dietro la rottura ci sono anche beghe più terra terra: poltrone, visibilità, il controllo dell’elettorato sovranista che Vannacci rivendica come suo. La scissione è anche, banalmente, una questione di spazi e di soldi. Ma la tenzone sui principi appare stavolta più interessante. Il generale non rompe perché Salvini è diventato improvvisamente moderato, ma perché si piega al compromesso per restare a Palazzo Chigi. La destra di governo, che lo ha accolto tra le sue fila, non rinnega le sue roboanti parole d’ordine ma le depotenzia. Non le condanna, ma ne diluisce l’impatto. Cosa che per un militare tutto d’un pezzo equivale a tradimento. 

Il parà in divisa è rimasto tale in doppiopetto

Il paradosso è che Salvini viene accusato di annacquare una destra che lui stesso ha radicalizzato. E ora è come se il neofita rimproverasse al politico navigato di non credere più alle parole d’ordine che con lui aveva condiviso. Così Vannacci diventa un problema non perché estremista, ma perché coerente. L’uomo era parà in divisa e tale è rimasto in doppiopetto: ripete sempre le stesse cose anche quando il contesto cambia. Al contrario di Salvini che, obbedendo alla sua demagogia, piega il contesto alla convenienza del momento sperando di passare inosservato. Peccato che i social non perdonino e basti un clic per riesumare vecchi post che enfatizzano le sue contraddizioni

È lo scontro tra due concezioni della stessa ideologia

Non siamo in presenza di una scissione ideologica, ma dello scontro tra due concezioni della stessa ideologia. Vannacci, con i suoi slogan e i richiami al ventennio, la vive alla boia chi molla, come imperitura testimonianza. Salvini come pragmatico adattamento. Lo stesso che alle ultime Europee, sfidando il mal di pancia dei suoi, ha portato a mettere il generale in cima alle liste del partito. E poi a farlo vicesegretario. 

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Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo

«Dobbiamo riprenderci Tolkien». È l’invito che Elly Schlein ha lanciato domenica primo febbraio dal palco della Fondazione Feltrinelli, a conclusione di “Un’altra storia. L’alternativa nel mondo che cambia”, la prima tappa del «viaggio d’ascolto» del Pd per «delineare la cornice attuale e futura di un mondo contrassegnato da nuovi assetti globali, di un’economia sempre più condizionata dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale e di una democrazia aggredita da vecchie e nuove autocrazie sino dentro il cuore dell’Europa e dell’Occidente».

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
Elly Schlein alla Fondazione Feltrinelli (Ansa).

Tu mi scippi Gramsci e io mi (ri)prendo Tolkien

Probabilmente, l’appello a riprendersi (sic!) l’autore della saga degli hobbit e del Signore degli Anelli ha colpito molto più di quanto la stessa Schlein pensasse e desiderasse. Con il risultato che il suo intervento è suonato solo come una controffensiva culturale: se la destra tenta di “scippare” alla sinistra capisaldi come Antonio Gramsci (la questione è tornata anche di recente attualità, ma già a fine Anni 70 Alain De Benoist, “padre” della Nouvelle Droite, predicava il «gramscismo di destra») e Pier Paolo Pasolini, perché non tentare di sfilare alla destra un autore venerato come vera icona, riferimento culturale e persino identitario?

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
L’istituto Antonio Gramsci (Imagoeconomica).

Nero a sua insaputa

Peraltro, con lo scrittore inglese l’operazione potrebbe essere meno ostica, perché se sull’appartenenza di Gramsci alla sinistra non possono esservi dubbi, su quella di Tolkien alla destra di dubbi ce ne sono e molti. Non a caso, la passione della destra per il papà degli hobbit è fenomeno praticamente solo italiano. Nel resto del mondo è difficile trovare una simile politicizzazione dello scrittore che viene considerato, giustamente, uno dei più influenti autori del Novecento e padre indiscusso del genere fantasy moderno, ma non certo come un punto di riferimento “metapolitico”. John Ronald Reuel Tolkien era sicuramente conservatore e convintamente cattolico, ma non certo assimilabile al mondo, in senso lato, “fascista”. Non solo: ha sempre contrastato ogni lettura delle sue opere – spesso incentrate su storie di potere, spirito comunitario, contrasto al male – come una sorta di allegoria politica dei suoi tempi. Ed è celebre la risposta che, da insegnante di filologia, diede nel 1938 a un editore tedesco che voleva tradurre il suo romanzo di esordio, Lo Hobbit, e che gli aveva chiesto rassicurazioni sulle sue origini ariane: «Temo di non comprendere quello che voi intendete con la parola “ariano”. Non sono di estrazione ariana: che sarebbe indo-iraniana; per quanto ne sappia nessuno dei miei progenitori parlava l’indiano, il persiano o il gitano, o qualsiasi altro dialetto affine. Ma se ho capito bene, e voi mi state chiedendo se ho origini ebraiche, posso solo rispondere che mi dispiace di non avere antenati di quel popolo dotato».

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
J.J.R Tolkien (Ansa).

Così il papà dello Hobbit è diventato icona della destra

Ciononostante, a partire dagli anni immediatamente successivi alla sua morte (avvenuta nel 1973), Tolkien è divenuto un autore non solo di culto, ma un vero e proprio riferimento identitario per i giovani italiani di destra, soprattutto tra le file di quelli gravitanti nell’orbita del Msi e della sua organizzazione giovanile (Fronte della Gioventù), che cercavano, attraverso le sue opere, la possibilità di rappresentare una “mitologia” alternativa rispetto alla cultura di sinistra, prevalente all’epoca, e, al tempo stesso, di liberarsi dall’orpello culturale un po’ ingombrante e paludato del partito di appartenenza. Operazione, per esempio, enfatizzata dai raduni politici e culturali che i giovani missini tennero tra il 1977 e il 1980 – i famosi Campi Hobbit, guarda caso -, mentre proprio nel 1977 nasceva la cosiddetta Nuova Destra, versione nostrana di quella francese di De Benoist, che marcò un distacco, soprattutto culturale e forse anche “antropologico”, dalla destra almirantiana.

Giorgia-Frodo e FdI-compagnia dell’Anello

Anche se in epoca più tarda, per evidenti ragioni anagrafiche, pure l’attuale premier Giorgia Meloni si invaghì di Tolkien, come da lei stessa dichiarato. Qualcuno, per esempio Jason Horowitz sul New York Times del 21 settembre 2022, alla vigilia delle elezioni che l’avrebbero consacrata leader del primo partito e quindi premier, arrivò a dire che «Giorgia Meloni, la leader della destra radicale che probabilmente sarà la prossima premier italiana, si divertiva a travestirsi da hobbit», ma non ci sono prove in proposito.

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
Giorgia Meloni con La Compagnia dell’Anello di J. R. R. Tolkien, in una immagine tratta dal suo profilo Instagram.

Sappiamo solo che, quando nel 2008 divenne ministra per la Gioventù con il Governo Berlusconi IV, nel suo studio portò con sé un action figure di Gandalf il Bianco. E restano agli atti le numerose citazioni di J.R.R. Tolkien che la premier ha utilizzato in svariate occasioni, anche ufficiali. Ancora nel 2023, alla kermesse di Atreju, la prima da presidente del Consiglio donna disse: «Amo Tolkien ancora di più, perché aveva ragione: l’anello del potere “ti lusinga, cerca di farti perdere il senso della realtà: un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”», per rassicurare che non avrebbe ceduto al potere velenoso diffuso da Sauron. E qualche mese prima, nel comizio finale in piazza del Popolo, prima delle elezioni, il suo amico attore e doppiatore Pino Insegno (che nella trilogia cinematografica tolkieniana dà la voce a Argorn) la introdusse sul palco citando proprio Il Signore degli Anelli: «Verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo». Senza contare altre innumerevoli citazioni da parte della sorella di Giorgia, Arianna (la passione evidentemente è di famiglia) che, ancora di recente, concludendo una direzione romana di Fratelli d’Italia, è arrivata a dire che «Giorgia Meloni è il nostro Frodo e noi siamo la Compagnia dell’Anello».

Da Gramsci a Tolkien, la battaglia per l’egemonia culturale adesso passa per la Terra di Mezzo
Arianna Meloni (foto Imagoeconomica).

Tu chiamale se vuoi evasioni

Al netto che a Schlein i tanto agognati anelli – «Un anello per domarli, un anello per trovarli, / un anello per ghermirli e nel buio incatenarli» potrebbero servire per tenere a bada le correnti che da neo segretaria aveva promesso di eliminare, può darsi che la riconquista di Tolkien sia davvero una sfida simbolica alla sua diretta e principale antagonista (Giuseppe Conte e compagnia, non dell’anello, permettendo). Ma forse occorre qualche avvertenza. Che viene proprio da una voce di destra, quella di Giano Accame, storico intellettuale scomparso nel 2009, che, nel corso del convegno della Nuova Destra Al di là della destra e della sinistra (1981), proprio citando la passione dei giovani novodestri per Tolkien, invitò la platea ad ancorare il discorso culturale a precisi referenti politici (la comunità nazionale) per non ridurre il momento culturale a una mera e astratta evasione. «È un problema che potrebbe porsi a voi», disse a questo proposito Accame, «usando come testo di reclutamento Il Signore degli Anelli, un libro che vi confesso non sono riuscito a leggere per l’istintiva ripugnanza che provo di fronte alle opere di pura fantasia, di fronte all’invenzione dei miti». Accame segnalava «i rischi di evasione e quindi di alienazione impliciti in tutta una posizione culturale che a essi tanto più si espone per allontanamento dalla realtà nazionale, quanto più, con giusta ambizione, si propone di comprenderla dall’alto. Se non addirittura, come a tratti avviene, di superarla, fuggendo alla rincorsa di una sempre più fumosa “tradizione” verso lidi esotici o di un paganesimo intellettualistico, posticcio, dove secondo me veramente ci si perde». Insomma, meno Tolkien e più Gramsci. Varrebbe la pena di rifletterci.

Addio di Vannacci alla Lega, Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»

Dopo l’addio alla Lega di Roberto Vannacci, che forse alle prossime Politiche scenderà in campo con il neo-movimento Futuro Nazionale (ecco chi potrebbe aderire), e il messaggio di addio a via Bellerio affidato dall’ex generale ai social, è arrivato anche quello di Matteo Salvini, che si è detto «deluso e amareggiato», ma non «arrabbiato».

Addio di Vannacci alla Lega, Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»
Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini: «Far parte di un partito non significa solo ricevere»

«La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti», ha scritto Salvini in un lungo messaggio, corredato da un video in cui Vannacci al “Pratone” smentiva di voler lasciare il Carroccio. Ricordando le varie opportunità offerte all’autore de Il mondo al contrario (tra cui la posizione di vicesegretario della Lega), Salvini aggiunge: «Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà».

Salvini: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto»

In questi mesi, invece, «abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni», osserva Salvini. E poi: «Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini». Il leader della Lega prosegue: «Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano». Infine un’altra affermazione a tema militare: «La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali».

Zaia: «Non ci stracceremo le vesti per Vannacci»

«Direi che il segretario è stato fin troppo inclusivo e anche comprensivo. Dopodiché, non conosco le dinamiche di questa sua dipartita. Non so come sia nata. È pur vero che è un film che avremmo già scritto, già sapevamo come sarebbe stata la fine. Vorrei sottolineare che questa grande militanza in Lega è durata meno di un anno». Lo ha detto Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale ed ex governatore del Veneto, tra i big del Carroccio. L’ex generale, «se è il Vannacci di oggi, può ringraziare la Lega, che ha investito su di lui», ha aggiunto. E poi: «Noi andiamo avanti per la nostra strada come già è capitato, ho visto situazioni migliori ne ho viste di peggiori in Lega. Di certo non stiamo qui a stracciarci le vesti perché Vannacci se ne va via. Ne prendiamo atto e andiamo avanti per la nostra strada».

Vannacci fuori anche dal Gruppo dei Patrioti europei

Ora è ufficiale. Sui suoi canali social, Roberto Vannacci ha annunciato la sua uscita dalla Lega per fondare un nuovo partito, Futuro nazionale. Di conseguenza, ha comunicato il Carroccio, l’ex generale non è più membro del gruppo dei Patrioti al Parlamento europeo, perché la sua decisione rende la sua permanenza “incompatibile” con la struttura politica del gruppo. La formazione dell’Europarlamento ha comunque sottolineato che la Lega «resta un partito partner a pieno titolo all’interno della famiglia politica dei Patrioti» e la cooperazione con essa proseguirà invariata. Vannacci era già stato destituito dalla vicepresidenza del gruppo per volontà dei francesi del Rassemblement national a causa delle tesi esposte nel suo libro Il mondo al contrario. La carica, che spetta alla Lega, è rimasta vacante da allora.

Vannacci: «Continuo a combattere lontano da impicci, compromessi e inciuci»

Questo il post con cui Vannacci ha annunciato lo strappo con Salvini e la volontà di proseguire da solo: «Il mio impegno – da sempre – è quello di cambiare l’Italia. Farla tornare un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo. Amo la mia Patria e voglio continuare a combattere per lei stando lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci. Proseguo per la mia strada da solo, con tutti quelli che inseguono il sogno di lasciare ai propri figli un Paese migliore di quello che loro stessi hanno ricevuto dai propri genitori. Da oggi Futuro nazionale è una realtà».

Chi potrebbe seguire Vannacci nel suo Futuro nazionale

Mentre si attende l’ufficialità della rottura di Vannacci con Salvini, con l’ex generale pronto a lasciare la Lega per dar vita al suo nuovo partito Futuro nazionale, ci si chiede chi potrebbe seguirlo. Il pensiero va subito a due deputati leghisti, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, che il 15 gennaio 2026 hanno votato in dissenso rispetto al Carroccio sul decreto relativo agli aiuti per l’Ucraina (si sono espressi contro). Il primo non ha escluso di seguire Vannacci: «Se fosse confermato, farò una valutazione che mi riservo di esprimere nelle prossime giornate C’è una riflessione in corso da tempo». Il secondo non si è ancora espresso. Ma potrebbero non essere i soli ad andare con l’ex generale.

Da Pozzolo a Furgiuele, gli altri nomi possibili

Un altro deputato che negli ultimi mesi gli si è avvicinato moltissimo è Emanuele Pozzolo, l’ex parlamentare di Fratelli d’Italia (da cui è stato espulso) coinvolto nel caso dello sparo di Capodanno. «Ci parliamo sulla base di idee, c’è una comunanza di visioni con molte posizioni», aveva spiegato quando a metà dicembre incontrato l’ex comandante a Montecitorio. Della pattuglia potrebbe poi far parte anche il leghista Domenico Furgiuele, colui che aveva organizzato alla Camera la conferenza stampa sulla remigrazione poi saltata. «Spero non se ne vada», ha risposto a chi gli ha chiesto se lascerà il partito dopo l’addio di Vannacci. Tra i nomi circola anche quello di Manlio Messina, deputato ex Fdi ora nel gruppo Misto.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

Alla fine della prima giornata della Fontana di Trevi a pagamento, tutti a commentare che «è stato un successo». Però nessuno ha voluto dire che la decisione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri di introdurre un biglietto – in questo caso non di ingresso ma di “visione” della storica fontana – è stata “copiata paro paro”, come dicono in Campidoglio, dall’idea dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al Pantheon, una soluzione che ha permesso di creare nuovi introiti destinati al restauro del monumento. Gualtieri ha fatto la stessa cosa, omettendo il “diritto d’autore” (ma qualcuno ricorda che il copyright originale sarebbe in realtà di Dario Franceschini…). Comunque chi teme di vedere crollare i benefici per i meno abbienti è la Caritas, perché le monete lanciate venivano poi donate proprio all’istituzione caritatevole. Ora, dopo aver acquistato il ticket, quelli che lanciano i soldi nella fontana tireranno fuori 5 centesimi dalla tasca, e non certo 2 euro come spesso accadeva in passato.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
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Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

Prossimo ticket? All’Altare della Patria

Visto il risultato positivo del biglietto per Fontana di Trevi, ora ne seguiranno altri. Dalle parti del ministero della Cultura da tempo alcuni dirigenti spingono per creare un ticket per accedere all’Altare della Patria, il monumento di piazza Venezia. Il motivo è semplice: si tratta del luogo più amato dai turisti stranieri che cercano un bagno nel centro storico della Capitale, e le spese per manutenzione di quei wc sono arrivate a cifre astronomiche, per l’eccesso di utilizzo, come affermano sobriamente da via del Collegio Romano, la sede del dicastero. Una selezione all’ingresso con un biglietto a pagamento permetterebbe di avere anche i fondi per pagare tutti gli interventi urgenti di idraulica…

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
L’Altare della patria (foto Imagoeconomica).

Immigrati? Parla De Gennaro

Alla presentazione della ricerca intitolata “Tra accoglienza, divieti e regolamentazione. Leggi e politiche dell’immigrazione negli Usa”, organizzata dal Centro studi americani giovedì 5 febbraio, l’elenco degli ospiti è lungo. Si comincia con Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, qui presente nella veste di presidente del Centro studi americani. «Ogni sua parola sul tema è legge», ricorda un suo antico amico. Quindi, con la moderazione di Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, ecco Giuliano Amato in qualità di presidente emerito della Corte costituzionale e presidente onorario del Centro studi americani, poi Lauren Braun-Strumfels del Cedar Crest College, Maddalena Marinari del Gustavus Adolphus College, Rosanna Rabuano che al ministero dell’Interno è capa dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. A seguire una seconda sessione con Stefania Craxi, presidente della commissione Affari Esteri e Difesa del Senato della Repubblica, e molti altri ancora. Si nota l’assenza, tra i relatori, del vicepresidente del Consiglio e ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Antonio Tajani.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
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Brunetta, sempre prof

Preparate i popcorn. Mercoledì mattina a Roma, nell’aula dei gruppi parlamentari, è in programma un evento imperdibile: la presentazione del rapporto 2025 di italiadecide “La cultura e i territori. Valori, modelli e strumenti per lo sviluppo delle aree interne”. Indirizzo di saluto del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Introduzione di Anna Finocchiaro, presidente di italiadecide. Presentazione del rapporto da parte di Daniela Viglione, direttrice scientifica dell’associazione. E, alla fine, lectio magistralis di Renato Brunetta, presidente del Cnel. Vuole far sempre ricordare che è stato “un prof”, Brunetta.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
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Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

San Lorenzo in Lucina? Per Il Messaggero è a Trastevere

Il caso di Giorgia Meloni “affrescata” in una nota chiesa del centro storico di Roma fa venire il mal di testa. Anche a molti giornalisti. Per la cronaca del quotidiano romano Il Messaggero, la basilica di San Lorenzo in Lucina si trova a Trastevere. Non a due passi da via del Corso, nel “miglio quadrato” della politica nazionale, dove è sempre stata. E meno male che si tratta del giornale della Capitale. Altra pagina, quella della cultura, nello stesso quotidiano, con una “notizia”, quella del vino del Colosseo, che però è datata almeno tre anni fa e quindi non è certo uno scoop. Della serie «signora mia, per carità, qui non si butta via niente».

Calenda candidato sindaco di Roma per il centrodestra? La replica del leader di Azione

«Notizia destituita di ogni fondamento, né tantomeno verificata con il sottoscritto. Mai parlato con qualcuno del centrodestra di questo argomento. Continueremo a lavorare per costruire un centro liberale europeista. Il resto è fantascienza e creatività artistica del giornalista». È quanto ha scritto Carlo Calenda su X commentando un articolo del Corriere della Sera che parla di una «suggestione Campidoglio» per il leader di Azione e di un «piano nel centrodestra per candidarlo». Nella coalizione al governo l’indicazione del prossimo candidato sindaco della Capitale, scrive il Corsera, spetta a Fratelli d’Italia, «ma la sintonia con Forza Italia apre all’ipotesi di una sua corsa» per il dopo-Roberto Gualtieri. Il voto è previsto nel 2027.

Parlando con Corriere della Sera, Maurizio Gasparri ha detto: «Noi di FI pensiamo che stavolta si debba allargare il perimetro della coalizione, senza affidarci a candidati di bandiera», definendo poi la candidatura di Calenda «un’ipotesi realistica». Ma, ha precisato il senatore azzurro, «bisogna capire se è interessato».

Vannacci lascia la Lega e strappa con Salvini

Alla fine, com’era prevedibile, lo strappo si è consumato. Roberto Vannacci ha lasciato la Lega di Matteo Salvini. L’uscita del vicesegretario sarà formalizzata nelle prossime ore. L’incontro dell’autore del Mondo al contrario con il segretario-demiurgo evidentemente non è stato risolutivo. Cade così nel vuoto l’appello dell’altro vice, Claudio Durigon, che sperava in una permanenza dell’X man all’interno del Carroccio «anche perché tra pacchetto sicurezza e battaglie con i patrioti europei stiamo ottenendo risultati», aveva detto Il Giornale, aggiungendo: «Conto resti nella Lega, senza se e senza ma, perché tutte le opzioni alternative sono un regalo alla sinistra e quindi un danno per l’Italia». Nella Lega, aveva sottolineato Durigon, «sono tutti importanti ma nessuno è indispensabile: il generale sa benissimo che i primi tifosi del suo addio sono i media di sinistra. E un uomo come lui non farebbe regali a Schlein, Renzi o Conte. Un coraggioso patriota come lui ha già una casa: la Lega. Non ha bisogno di cespugli di fortuna».

Decreto sicurezza, cos’è lo scudo penale e cosa cambierebbe per gli agenti

Dopo gli scontri di Torino, il governo sta lavorando a nuove misure da inserire nel Decreto sicurezza. Tra queste c’è lo scudo penale per gli agenti di polizia, un provvedimento che prevede la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di «cause di giustificazione» in caso di reati, quando cioè agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi.

Come funziona lo scudo penale pensato dal governo

L’ipotesi è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro sette giorni svolga accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione. Gli esempi sono presenti nella bozza del decreto e includono «legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità». L’intenzione, per evitare questioni di incostituzionalità, è quella di far valere la misura a tutte le persone che agiscono per ragioni di servizio o in una situazione di legittima difesa. La bozza fa infatti riferimento a una misura «per incrementare le tutele per i cittadini e anche per le Forze di polizia».

Per arginare Vannacci, a Meloni e Salvini non resta che Calderoli

Il situazionista ha colpito ancora. Dalle parti di Palazzo Chigi in questi giorni fanno di sovente ricorso al soprannome che Giorgia Meloni userebbe per indicare Matteo Salvini. È un alto dirigente leghista a raccontarlo. La premier lo userebbe quando si sentono al telefono. E il riferimento non sarebbe tanto alle ideologie dell’Internazionale anticapitalista fondata da Guy Debord. Ma alle tecniche usate da quel movimento, come il Dètournement o la Deriva situazionista: smarrimento volontario della rotta, della direzione, un vagare senza scopo. I situazionisti veri lo usavano come pratica di liberazione dalla società borghese percepita come autoritaria. Salvini-Debord invece deborda senza una rotta, pensano in Fratelli d’Italia, stando a quanto si racconta nella Lega.

Per arginare Vannacci, a Meloni e Salvini non resta che Calderoli
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Ora nel mirino della premier c’è il situazionista Salvini

Tra alleati politici – si sa – si è come tra parenti di secondo grado. Si sta insieme in occasione delle elezioni e al governo come coi cugini a Natale e ai compleanni. Ma, non appena appena si chiude la porta di casa e si sale in auto, fioccano gli sfoghi, le critiche, i distinguo. Certamente, il situazionista avrà avuto nel tempo soprannomi altrettanto pungenti per la presidente del Consiglio. Ma ora nel mirino c’è lui, perché è evidente a tutti che non controlla più il partito. E questo potrebbe diventare un problema per tutto il centrodestra. Matteo Renzi è stato tra i primi a farlo notare. Così sono partiti i retroscena sui suoi presunti incontri con Roberto Vannacci, smentiti da entrambi. Il problema è la minaccia di quel 2 o 3 per cento che potrebbe ottenere l’ex generale se corresse da solo alle Politiche del prossimo anno. I numeri non sono opinioni. E in Fratelli sono convinti che Vannacci potrebbe far perdere le elezioni al centrodestra. Ma anche tenerlo in coalizione sarebbe ampiamente rischioso.

Per arginare Vannacci, a Meloni e Salvini non resta che Calderoli
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

L’idea rischiosa del tandem Futuro Nazionale e Lega

Nel partito di via Bellerio c’è chi avrebbe addirittura ipotizzato una corsa a due con la nuova formazione Futuro nazionale, in vista delle Politiche. L’idea, come già fece nel 2013 Roberto Maroni con il movimento di Giulio Tremonti, sarebbe quella di inserire il simbolo di Fn (sigla che rimanda a Forza nuova o al vecchio Front national di Le Pen?) come ‘lenticchia’ o ‘mosca’, che dir si voglia, nel contrassegno elettorale della Lega. Una soluzione che appare poco gradita al fronte degli amministratori del Nord. Una fonte molto ben informata nella Lega racconta per esempio che Luca Zaia sarebbe così determinato a favore dell’espulsione di Vannacci che si sarebbe offerto di proporla lui pubblicamente. «Matteo, ti devi liberare di questo qui», avrebbe detto a Salvini in uno dei colloqui delle ultime settimane. «Guarda, se vuoi io non ho problemi. Me ne assumo tutta la responsabilità e chiedo che tu lo metta fuori pubblicamente. Così tu ne esci bene, come pacificatore per l’unità del partito», avrebbe aggiunto il doge leghista. Ma Salvini è uso a perseverare negli errori e a non ascoltare questo tipo di suggerimenti. Zaia poi ormai non è neanche più in consiglio federale, non essendo più governatore.

Per arginare Vannacci, a Meloni e Salvini non resta che Calderoli
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

La controffensiva di Meloni per arginare Vannacci

Certo, se fosse vero quello che circola da settimane in Lega, ovvero che tra Zaia e Salvini sarebbe chiuso l’accordo per una candidatura del primo alle Politiche, insieme ad altri amministratori del Nord in scadenza come Attilio Fontana, quella di Vannacci e i governatori sarebbe una coabitazione assai complicata in campagna elettorale. E qui tornano le paure di Meloni e di Fratelli d’Italia, che vedono come unica soluzione una soglia di sbarramento più alta per chi non è in coalizione. Per il partito della premier e per Forza Italia non c’è alcun margine: Vannacci o resta nella Lega o è fuori dal centrodestra. Si manterrebbe poi la clausola del ‘miglior perdente’ per salvare Noi moderati di Maurizio Lupi con un meccanismo simile a quello del Porcellum. Contro il caos di Vannacci, Meloni e Salvini sembrano infatti avere una unica ancora di salvezza: il mago delle leggi elettorali, Roberto Calderoli.

Per arginare Vannacci, a Meloni e Salvini non resta che Calderoli
Luca Zaia e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Non solo Salvini, Vannacci se la deve vedere pure con Giubilei

Luca Zaia vorrebbe Roberto Vannacci fuori dalla Lega (Attilio Fontana l’ha definito «un’anomalia») e per questo, come ha scritto Lettera43, avrebbe messo in guardia Matteo Salvini, già preoccupato per nuove possibili fuoriuscite dal Carroccio. L’ex generale però non se le deve vedere “solo” con i big del partito di via Bellerio, ma anche con Francesco Giubilei, fondatore del think thank Nazione Futura che ha appena depositato un atto di opposizione presso l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) contro la domanda di registrazione del marchio Futuro Nazionale.

Troppo forti le somiglianze tra i due loghi

Il nome e il simbolo scelti da Vannacci, infatti, ricordano molto (troppo) quelli dell’associazione di Giubilei, vicina a Fratelli d’Italia. «Me ne frego», ha risposto il vicesegretario della Lega a domanda sull’iniziativa di Nazione Futura, definendo inoltre «prolisso» Giubilei. Il quale ha replicato con un videomessaggio diffuso sui social.

Giubilei: «Lo vedo nervoso e corto di idee»

«Leggo che Vannacci attacca Nazione Futura dopo che abbiamo presentato un’opposizione formale al nome e al logo del suo nuovo movimento che è evidentemente copiato da Nazione Futura. E lo fa citando il motto “me ne frego”, ripreso dagli Arditi e da D’Annunzio. Vannacci in questo periodo è particolarmente a corto di idee», afferma Giubilei nel videomessaggio. «Al tempo stesso lo vedo abbastanza nervoso. Se vuole può venire in sede da noi, ci beviamo una camomilla, ci facciamo una chiacchierata e cerchiamo di capire cosa non va. Però tanti fuoriusciti da Il mondo al contrario, deluso da un certo modo di fare e dalle scorrettezze che Vannacci continua a fare all’interno del suo partito e della coalizione di centrodestra si stanno avvicinando e si sono iscritti a Nazione Futura». E poi: «I nemici a destra iniziano a essere più di quelli a sinistra, fossi in lui mi farei qualche domanda. Sta facendo il gioco della sinistra». Infine la frecciata: «Quando Vannacci veniva invitato ai nostri eventi e quando si presentava col trolley per vendere i suoi libri ai nostri associati non c’era alcun “me ne frego”». Contestualmente all’annuncio del ricorso all’Euipo, Nazione Futura ha comunicato l’apertura del tesseramento 2026 con lo slogan “Leali e coerenti”, ribadendo il proprio posizionamento nell’area culturale e politica del centrodestra.

Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana

Visita a sorpresa di Sergio Mattarella al Niguarda: nell’ospedale milanese il presidente della Repubblica ha incontrato i medici e i familiari dei giovani feriti nel rogo di Crans-Montana. «Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena», ha detto il capo di Stato. «Vi ringrazio per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto e state facendo in questa circostanza», ha detto poi al personale sanitario, prima di fare un breve giro nel reparto dove sono ricoverati i giovani ustionati.

Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana
Le foto della visita a sorpresa di Mattarella ai feriti di Crans-Montana

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno

Imperdibile convegno nella giornata di lunedì 2 febbraio alla Camera dei deputati, intitolato “Appalti e contrasto alla mafia: informative antimafia e limiti operativi”, organizzato dall’Unione di centro. E di chi sono i saluti istituzionali? Di un immarcescibile e antico democristiano, che con le opere pubbliche ha sempre avuto a che fare, cioè il 74enne Lorenzo Cesa da Arcinazzo Romano. Che è anche il presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato. Sono attesi poi Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia, e il prefetto di Roma Lamberto Giannini. Per non parlare delle presenze dei rappresentanti di Anas e Ponte sullo Stretto di Messina

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno

Chi fa il meteo a La7? Udite udite, un Berlusconi

«Linea a Berlusconi per il meteo». Fermi tutti: abbiamo sentito bene? Sì. Condurre il telegiornale di La7, la rete di Urbano Cairo, per poi consegnare il video a uno che si chiama Daniele Berlusconi «è tutto un programma», come dicono dalle parti del direttore Andrea Salerno. Fatto sta che la morte di Paolo Sottocorona, l’uomo che per tanti anni ha curato le previsioni del tempo su La7, ha creato un vuoto incolmabile, tanto che Enrico Mentana, il ras del tg, si è spinto a dire che nessuno potrà occupare la sua scrivania. Dichiarazione inevitabile, tanto più se si subappalta il meteo a terzi esterni, cosa che era già cominciata quando ancora c’era Sottocorona, con l’istituto 3Bmeteo e Paolo Corazzon, il quale poi è stato indicato come il successore del fu Paolo. Ma adesso in video appare questo Berlusconi, nato a Como nel 1984, dottore in Fisica. Uno che sembra essere stato scelto apposta per scatenare battutine, illazioni e voci incontrollate. E tutto sommato chi conduce il tg si diverte, alla fine, a dare la linea a Berlusconi.

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno

Papillon per Giuli, tra Battiato e Il Foglio

«Ma dove andrà Alessandro Giuli, in giro per Roma con il papillon», si chiedevano due turisti milanesi, nella serata di venerdì. Il ministro della Cultura aveva due appuntamenti imperdibili. Uno era al Maxxi, il museo che ha anche presieduto prima di arrivare al dicastero di via del Collegio Romano, per la mostra dedicata a Franco Battiato, con tanto di spettacolo per evocare il cantautore siciliano. L’altro incontro, obbligatorio, al ristorante Checco Er Carettiere, a Trastevere, per i 30 anni del quotidiano Il Foglio, del quale Giuli è stato a lungo vicedirettore e poi condirettore, quando alla guida c’era Giuliano Ferrara. Ma l’atmosfera nel locale era abbastanza fredda.

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
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Per Draghi l’Ue «rischia di essere subordinata». Tutti gli allarmi lanciati a Bruxelles

Mario Draghi torna a sferzare l’Europa nel suo discorso all’Università Ku Leuven, in Belgio, durante la cerimonia in cui gli è stata conferita la laurea honoris causa. «Rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata tutto in una volta», ha avvertito l’ex premier e presidente della Bce. «Tra tutti coloro che oggi si trovano stretti tra Stati Uniti e Cina, solo gli europei hanno l’opzione di diventare essi stessi una vera potenza. Dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare una potenza?». Per diventare una potenza, secondo lui, «l’Europa deve passare dalla confederazione alla federazione» perché «dove l’Europa si è federata – sul commercio, sulla concorrenza, sul mercato unico, sulla politica monetaria – è rispettata come potenza e negozia come un soggetto unico». Come dimostrano «gli accordi commerciali di successo negoziati con l’India e con l’America Latina».

Il ruolo di Stati Uniti e Cina

Nel suo discorso, Draghi si è concentrato principalmente sul ruolo di Washington e Pechino. «Gli Stati Uniti, nella loro posizione attuale, cercano il dominio insieme al partenariato. La Cina sostiene il suo modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri. L’integrazione europea si costruisce in modo diverso: non sulla forza, ma sulla volontà comune. Non sulla sottomissione, ma sul beneficio condiviso». Gli Usa, ha evidenziato Draghi, oggi «impongono dazi all’Europa, minacciano i nostri interessi territoriali e chiariscono, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi». «Con l’adesione della Cina alla Wto», ha continuato, «i confini del commercio e della sicurezza hanno iniziato a divergere. Avevamo sempre commerciato al di fuori dell’alleanza, ma mai prima con un Paese di tali dimensioni, e con l’ambizione di diventare esso stesso un polo separato. Il commercio globale si è allontanato dal principio di Ricardo secondo cui lo scambio dovrebbe seguire il vantaggio comparato». Alcuni Stati, ha concluso, «hanno perseguito un vantaggio assoluto attraverso strategie mercantiliste, imponendo la deindustrializzazione ad altri, mentre i guadagni rimanenti sono stati condivisi in modo diseguale. Ci siamo dimenticati della disuguaglianza. Questo ha seminato il contraccolpo politico che ora ci troviamo davanti».

Non è la prima sferzata all’Ue

Non è la prima volta che l’ex presidente della Bce suona la sveglia all’Unione europea. A settembre 2025, durante la cerimonia per ricordare la presentazione, 12 mesi prima, del suo rapporto sulla competitività, aveva rimproverato l’Europa per aver fatto poco o nulla di ciò che aveva suggerito. A un anno di distanza ci troviamo in una posizione più difficile. Il nostro modello di crescita sta svanendo. Le vulnerabilità stanno aumentando. E non esiste un percorso chiaro per finanziare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Ci è stato dolorosamente ricordato che l’inazione minaccia non solo la nostra competitività, ma anche la nostra stessa sovranità». Pur avendo riconosciuto che «qualche segno di cambiamento c’è stato», rimane una «grande frustrazione per la lentezza con cui l’Ue si muove». Di qui il suo suggerimento: «Serve un percorso diverso che richiede nuova velocità, scala e intensità. Significa agire insieme, non frammentare i nostri sforzi. Significa concentrare le risorse dove l’impatto è maggiore. E significa produrre risultati entro mesi, non anni».

Il monito sul Financial Times

Già prima, a febbraio 2025, aveva scritto un articolo sul Financial Times esprimendo la necessità di un «cambiamento radicale», una svolta. «Un uso più proattivo della politica fiscale, sotto forma di maggiori investimenti produttivi, contribuirebbe a ridurre i surplus commerciali e invierebbe un forte segnale alle aziende affinché investano di più in ricerca e sviluppo. Serve un cambio fondamentale di mentalità. Finora l’Europa si è concentrata su obiettivi singoli o nazionali senza calcolarne il costo collettivo». Il denaro pubblico «è servito a sostenere l’obiettivo della sostenibilità del debito» e «la diffusione della regolamentazione è stata progettata per proteggere i cittadini dai nuovi rischi tecnologici. Le barriere interne sono un retaggio di tempi in cui lo stato nazionale era la cornice naturale per l’azione. Ma è ormai chiaro che agire in questo modo non ha portato né benessere agli europei, né finanze pubbliche sane, né tantomeno autonomia nazionale».

Decreto sicurezza: come cambia dopo gli scontri di Torino

Dopo le violenze della manifestazione per Askatasuna a Torino, il governo accelera sul decreto sicurezza. «Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa nazione», ha assicurato Giorgia Meloni dopo aver fatto visita in ospedale agli agenti feriti: la premier ha convocato una riunione a Palazzo Chigi, da cui usciranno le misure destinate a entrare nel dl da portare in Consiglio dei ministri mercoledì 4 febbraio. Sul tavolo lo “scudo penale” per gli agenti, e non solo.

Decreto sicurezza: come cambia dopo gli scontri di Torino
Giorgia Meloni in visita a un agente della polizia ferito a Torino (Ansa).

In arrivo uno “scudo” penale per gli agenti

La principale misura che rientrerà nel decreto legge è l’introduzione dello “scudo penale” per cittadini e forze dell’ordine «in presenza delle cause di giustificazione del reato come legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi e stato di necessità». La norma eviterà l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che usano la forza nell’esercizio delle sue funzioni, così come dei cittadini che – esempio – feriscono (o uccidono) dei malviventi durante un furto in casa.

Salvini spinge per il fermo preventivo prima dei cortei

Dopo i fatti di Torino, Matteo Salvini ha rilanciato la misura del fermo preventivo per i manifestanti sospetti prima dei cortei, sulla base di elementi come il possesso di armi, caschi o altri strumenti per camuffare il volto. «Matteo Piantedosi lo propone per 12 ore. Secondo me si può arrivare anche a 48 ore», ha detto il leader della Lega intervistato da Rtl 102.5. Difficile il dl arrivi fino a 48 ore, cpsì come a 24. «Alcune norme che avevamo elaborato come Lega nei mesi passati diventano urgenti, penso alla possibilità di fare perquisizioni sul posto, al fermo preventivo, alla cauzione per chi organizza cortei», ha spiegato Salvini, che spinge anche per il taser in dotazione a tutti gli agenti della polizia locale.

Decreto sicurezza: come cambia dopo gli scontri di Torino
Strada di Torino dopo la maniifestaziojne per Askatasuna (Ansa/ Ufficio stampa Città Metropolitana di Torino).

Sgombero entro 24 ore per le occupazioni abusive

All’interno del nuovo pacchetto sicurezza ci dovrebbe essere anche la norma che prevede lo sgombero entro 24 ore di tutti gli immobili occupati abusivamente, e non solo della prima casa.

In arrivo limiti più stringenti per i ricongiungimenti familiari

Illustrando le proposte della Lega in un’intervista a Repubblica, il sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni ha parlato di limiti più stringenti in materia di ricongiungimenti familiari: «Un conto è accogliere chi scappa dalla guerra, un conto è accogliere anche gli altri 20 amici e parenti».

La stretta sul porto di coltelli finirà in un disegno di legge

Non dovrebbe invece rientrare nel decreto legge la stretta sul porto di coltelli, pensata per arginare gli episodi di violenza giovanile. Tale misura, nel tentativo di aggirare resistenze e rilievi istituzionali, anziché nel dl dovrebbe essere “dirottata” in un disegno di legge.