La reazione di Mosca al presunto attacco alla residenza di Putin

Mosca ha denunciato come un’azione ostile il presunto attacco con droni contro una residenza del presidente Vladimir Putin nella regione di Novgorod, attribuendone la responsabilità all’Ucraina, che respinge ogni coinvolgimento. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, parlando con i giornalisti, ha definito l’episodio «un atto di terrorismo volto a far deragliare il processo negoziale» e ha confermato che, dopo quanto segnalato, la Russia adotterà una linea più rigida nei colloqui sull’Ucraina. Allo stesso tempo, Peskov ha precisato che l’accaduto «non è in grado di minare la natura fiduciosa del dialogo instaurato tra i presidenti russo e statunitense Vladimir Putin e Donald Trump», aggiungendo che «i presidenti mantengono la natura fiduciosa del loro dialogo e lo stanno portando avanti».

Il ministro degli Esteri di Kyiv: «Mosca non ha fornito nessuna prova»

Da Kiev è arrivata una smentita delle accuse russe. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha affermato che Mosca non ha presentato alcun elemento concreto a supporto della propria versione dei fatti. In un messaggio pubblicato su X, Sybiha ha scritto: «E’ passato quasi un giorno e la Russia non ha ancora fornito alcuna prova plausibile alle sue accuse di presunto ‘attacco alla residenza di Putin’ da parte dell’Ucraina. E non lo farà. Perché non ce n’è. Nessun attacco del genere è mai avvenuto».

Medvedev: «La morte sta con il fiato sul collo di Zelensky»

Intanto, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitri Medvedev ha attaccato Volodymyr Zelensky in un lungo post su Telegram, scrivendo: «Di recente, un mostro ha augurato la morte a ‘una persona’. È ovvio a tutti che non desidera la morte di ‘una persona’, ma di tutti noi e del nostro Paese». Il riferimento è alle parole pronunciate da Zelensky nel discorso di Natale, quando aveva detto che gli ucraini hanno un desiderio: «Che lui (Vladimir Putin) muoia». Medvedev ha aggiunto che Zelensky «non solo ha augurato» la morte del leader russo, ma avrebbe anche «dato istruzioni per attacchi su larga scala», affermando inoltre: «Non scriverò qui della sua morte violenta, anche se in questo momento la morte gli sta con il fiato sul collo». Nel messaggio, ha infine dichiarato: «Desidero qualcos’altro, per scopi scientifici»: che «dopo una morte rapida», il corpo di Zelensky «venga esposto nella Kunstkamera di San Pietroburgo, dove gli zar russi collezionavano mostri per il divertimento».

AfD parteciperà alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza del 2026

Cambio di rotta dopo le esclusioni negli ultimi due anni: i parlamentari di Alternative für Deutschland sono stati invitati a partecipare a febbraio alla prossima Conferenza di Monaco sulla sicurezza, incontro annuale di alti funzionari della difesa internazionale che si tiene in Baviera dal 1963. Come sottolinea il Guardian, in un duro discorso tenuto in occasione della Conferenza del 2025, il vicepresidente americano J.D. Vance aveva criticato gli organizzatori per aver vietato la partecipazione «ai parlamentari che rappresentano i partiti populisti», accusando la Germania di soffocare la libertà di parola tramite l’emarginazione dell’AfD, formazione di ultradestra filorusso e anti-migranti. Contattato dal giornale britannico, un portavoce della Conferenza di Monaco ha spiegato che «è stato deciso di invitare parlamentari di tutti i partiti rappresentati nel Bundestag», in particolare membri delle commissioni Affari esteri e Difesa, di cui fanno parte alcuni parlamentari di AfD. Inoltre ha ricordato che la Conferenza è gestita da una fondazione privata e indipendente, che «non ha alcun obbligo in merito agli inviti ai suoi eventi».

AfD parteciperà alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza del 2026
J.D. Vance alla Conferenza di Monaco del 2025 (Ansa).

La Cia ha condotto un attacco con droni in Venezuela

Gli Stati Uniti hanno condotto nelle scorse settimane un attacco con droni contro una struttura portuale sulla costa del Venezuela, colpendo per la prima volta un obiettivo all’interno del territorio venezuelano dall’avvio della campagna dell’amministrazione Trump contro il governo di Nicolás Maduro. La notizia è stata ricostruita dalla Cnn, che ha citato diverse fonti interne al governo statunitense. Secondo quanto riferito, gli Stati Uniti hanno preso di mira un molo remoto, ritenuto da Washington un punto logistico utilizzato dal gruppo Tren de Aragua per immagazzinare droga e trasferirla su imbarcazioni dirette verso altre rotte internazionali. Al momento del bombardamento la struttura era vuota e non ci sarebbero state vittime.

La Cia ha condotto un attacco con droni in Venezuela
Murale dedicato a Nicolás Maduro in Venezuale (Ansa).

L’attacco è stato condotto in segreto. Trump ne ha parlato solo in seguito, confermando che gli Stati Uniti avevano colpito «l’area portuale dove vengono caricate le barche con la droga», senza specificare se l’azione fosse stata eseguita dalle forze armate o dall’intelligence. Le informazioni riportate dalla Cnn indicano che l’operazione sia stata condotta dalla Cia, che Trump ha recentemente autorizzato a condurre azioni segrete in Venezuela. Finora gli Stati Uniti avevano colpito solo imbarcazioni sospettate di traffico di droga in acque internazionali, distruggendone decine e uccidendo almeno 107 persone. Con questo raid, Washington ha portato la pressione direttamente sul suolo venezuelano, giustificando l’azione come parte di una campagna di contrasto al narcotraffico, mentre secondo varie ricostruzioni gli Stati Uniti stanno tentando di rovesciare il regime di Maduro. Il governo venezuelano non ha commentato ufficialmente l’episodio.

Bangladesh, morta l’ex premier favorita alle prossime elezioni

È morta a 80 anni Khaleda Zia, ex premier del Bangladesh: era considerata la grande favorita in vista delle elezioni parlamentari che si terranno nel Paese asiatico a febbraio, le prime da quando proteste di massa hanno rovesciato Sheikh Hasina, l’ex alleata diventata acerrima rivale, che aveva governato il paese in maniera autoritaria dal 2009 al 2024. Era malata da tempo. Lo ha annunciato il Partito nazionalista del Bangladesh (Bjd), di cui era leader dal 1984.

Khaleda Zia è stata prima ministra del Bangladesh per due mandati

Khaleda Zia era diventata prima ministra nel 1991, dopo le dimissioni del presidente (e generale) Hussain Muhammad Ershad, di fatto capo di un regime: era stata promossa alla guida del Bnp dopo l’assassinio durante il colpo di stato militare del 1981 del marito, il presidente Ziaur Rahman, che aveva ripristinato la democrazia nel 1978, ponendo fine a un altro periodo di dittatura iniziato tre anni prima. Khaleda Zia è stata premier per due mandati: dal 1991 al 1996 e dal 2001 al 2006, prima donna del Paese a ricoprire questo incarico e la seconda nel mondo islamico dopo Benazir Bhutto (Pakistan). Nel 2018 era stata condannata per peculato a cinque anni: assolta dalle accuse a inizio 2025 dalla Corte Suprema, Khaleda Zia – nonostante anni di cattiva salute (soffriva di artrite reumatoide) e prigionia – aveva fatto sapere di avere intenzione di candidarsi alle prossime elezioni, indette per sostituire l’attuale esecutivo ad interim di Muhammad Yunus. Suo figlio Tarique Rahman, presidente pro tempore del Bjd, è tornato in Bangladesh il 25 dicembre dopo 17 anni di esilio autoimposto nel Regno Unito: ora è lui il grande favorito per la carica di primo ministro.

Nuove esercitazioni cinesi intorno a Taiwan

La Cina ha dato il via a una serie di manovre militari nelle aree aeree marittime attorno a Taiwan, arrivando a lanciare razzi nello Stretto durante la seconda giornata di esercitazioni. Le autorità di Taipei hanno riferito che nelle ultime 24 ore sono stati individuati 130 velivoli militari cinesi e 22 unità navali, un aumento significativo rispetto al giorno precedente, quando erano stati rilevati 89 aerei e 28 navi tra forze militari e guardia costiera. Secondo una nota del Comando del Teatro Orientale dell’Esercito popolare di liberazione, alle operazioni partecipano «cacciatorpedinieri, fregate, caccia, bombardieri e veicoli aerei senza pilota» e le attività comprendono «addestramento con fuoco vivo su obiettivi marittimi a nord e a sud-ovest di Taiwan».

Secondo Trump non c’è il rischio di un’azione diretta di Pechino contro Taiwan

Donald Trump ha minimizzato la portata delle manovre cinesi, escludendo l’ipotesi di un’azione militare diretta contro l’isola. «Non credo che lo farà», ha dichiarato ai giornalisti a Mar-a-Lago, aggiungendo, alla domanda su eventuali timori legati alle esercitazioni: «Non mi preoccupa nulla». Di segno opposto la reazione di Taipei, che ha criticato le iniziative di Pechino. Il governo taiwanese ha parlato di «provocazioni irresponsabili», mentre la portavoce dell’ufficio presidenziale Karen Kuo ha affermato: «In risposta al disprezzo delle autorità cinesi per le norme internazionali e al ricorso all’intimidazione militare per minacciare i paesi vicini, Taiwan esprime la sua ferma condanna».

Com’è andato l’incontro tra Trump e Netanyahu a Mar-a-Lago

L’incontro tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, la residenza privata del presidente americano in Florida, ha mostrato una forte sintonia politica e pubblica, ma ha lasciato irrisolti i nodi principali della seconda fase del piano per Gaza promosso dagli Stati Uniti. I due leader hanno evitato di entrare nei dettagli operativi, limitandosi a ribadire obiettivi generali e a incensarsi reciprocamente sul piano politico. Trump ha insistito sul disarmo di Hamas in tempi brevi. In caso contrario, ha avvertito, ci sarebbero conseguenze «molto dure». Ha però separato la questione del disarmo da quella del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, rimanendo vago su quando ciò avverrà: «Ne parleremo». Netanyahu, che spinge per rimanere nella “fase uno”, ha ribadito che prima di passare alla parte successiva del cessate il fuoco Hamas deve restituire i resti di tutti gli ostaggi ancora a Gaza, a partire da quelli dell’ultimo ostaggio israeliano non ancora riconsegnato.

Trump spinge per la “fase due” della tregua, ma Israele frena

La guerra nella Striscia di Gaza è rimasta formalmente congelata dalla tregua entrata in vigore a ottobre, ma i civili convivono con una grave crisi umanitaria e la situazione sul campo rimane instabile. Israele continua a controllare militarmente il 53 per cento del territorio e, nonostante il cessate il fuoco, si sono registrate centinaia di vittime palestinesi per il fuoco israeliano. Hamas, dal canto suo, conserva un ampio arsenale di armi leggere e ha rifiutato il disarmo completo, riaffermando che non deporrà le armi finché durerà l’occupazione. Trump spinge per l’avvio della “fase due”, che dovrebbe prevedere il ritiro completo delle forze israeliane dalla Striscia, il disarmo del gruppo palestinese, l’insediamento di un’autorità palestinese tecnocratica e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Il governo israeliano, invece, punta a mantenere lo status quo della “fase uno”. Secondo ricostruzioni di Axios, Israele non intende ritirarsi completamente né accettare una presenza internazionale che possa limitare la sua azione.

Le divergenze più concrete tra i due leader riguardano gli altri fronti aperti da Israele nella regione. Sulla Cisgiordania, Trump ha ammesso che lui e Netanyahu non sono «al cento per cento d’accordo»: l’amministrazione statunitense si oppone ai piani del governo israeliano per l’annessione e all’espansione delle colonie, mentre Netanyahu continua a subire forti pressioni dalla sua base e dagli alleati dell’estrema destra, che spingono in questa direzione. Ci sono differenze anche sul Libano. Israele ha proseguito gli attacchi aerei nonostante il cessate il fuoco con Hezbollah, mediato dagli Stati Uniti nel novembre 2024, sostenendo che il disarmo del gruppo non stia procedendo in modo efficace. Washington guarda con crescente irritazione a queste operazioni, considerate un rischio per la tenuta dell’accordo. In Siria, l’amministrazione Trump ha avviato una normalizzazione dei rapporti con il nuovo presidente Ahmed al Sharaa, mentre il governo Netanyahu continua attacchi e incursioni, dichiarando di voler garantire la sicurezza del confine settentrionale. Riguardo all’Iran, invece, Trump

Cosa si sono detti Putin e Trump nella loro telefonata

Donald Trump ha definito «produttiva» la telefonata avuta con Vladimir Putin, spiegando che il colloquio si è svolto nella giornata odierna perché, dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky, il giorno precedente «era tardi» per contattare il leader del Cremlino. Parlando con i giornalisti a Mar-a-Lago, il presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto che restano alcune «questioni spinose», aggiungendo: «Un paio di questioni che si spera risolveremo e poi avremo la pace». Nel corso degli stessi interventi pubblici, Trump ha commentato anche le accuse russe su un presunto tentativo ucraino di colpire una residenza di Vladimir Putin, affermando che, qualora fosse confermato, «sarebbe una brutta notizia», pur precisando di non disporre di informazioni dirette sull’episodio. Successivamente, alla Casa Bianca, ricevendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente Usa ha ribadito di «non sapere niente» delle affermazioni di Mosca relative all’attacco e di «averne solo sentito parlare».

La Russia minaccia ritorsioni dopo un presunto attacco contro una residenza di Putin

Le forze ucraine nella notte tra il 28 e il 29 dicembre «hanno lanciato un attacco terroristico utilizzando 91 droni a lungo raggio» contro la residenza di Vladimir Putin nella oblast’ di Novgorod, affacciata sul lago Valdai. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, aggiungendo che la Russia ha già stabilito «i tempi e gli obiettivi per la rappresaglia». Precisando tuttavia che Mosca non intende ritirarsi dai colloqui per la fine della guerra, Lavrov ha poi dichiarato che, «data la trasformazione definitiva del criminale regime di Kyiv, passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista».

Zelensky smentisce: «Storia palesemente falsa»

Il presunto attacco con quasi 100 droni, viste le possibili ripercussioni sul raggiungimento della pace, è stato prontamente smentito da Volodymyr Zelensky, ha scritto su X: «I russi hanno inventato una storia palesemente falsa su un attacco a una residenza del dittatore russo, per avere una giustificazione per continuare i raid contro l’Ucraina, in particolare contro Kyiv, e per rifiutarsi di compiere i passi necessari per porre fine alla guerra».

Incidente in Nigeria per il pugile Anthony Joshua: ci sono due morti

Il pugile inglese Anthony Joshua è rimasto coinvolto in un incidente stradale nel sudovest della Nigeria, a nordest di Lagos. Il 36enne, che ha origini nigeriane, ha riportato ferite lievi ma nello scontro tra i due veicoli sono state cinque le persone coinvolte. Tra queste, due uomini sono morti. Secondo la ricostruzione dei media, il suv della Lexus su cui viaggiava Joshua avrebbe perso il controllo per poi schiantarsi contro un camion fermo a bordo strada, durante un sorpasso.

Secondo il Cremlino «Kyiv ha interrotto le azioni offensive»

Secondo quanto riferito dal capo di Stato maggiore dell’esercito russo Valery Gerasimov, le forze ucraine avrebbero «interrotto le azioni offensive», limitandosi a «tentativi di contenimento dell’avanzata russa». Nell’ultimo anno, ha spiegato Gerasimov come «334 centri abitati» sarebbero passati «sotto il controllo delle truppe di Mosca» e, solo nel mese di dicembre «nell’area dell’operazione militare speciale sarebbero stati conquistati oltre 700 chilometri quadrati».  Parole che fanno da eco a quelle riferite durante una riunione al Cremlino dedicata alla situazione militare dal presidente Vladimir Putin, che ha indicato come prioritaria la prosecuzione delle attività lungo il confine russo-ucraino anche nel prossimo anno: «E’ un compito molto importante, perché garantisce la sicurezza delle regioni di confine della Russia. E nel 2026, senza dubbio, questo lavoro dovrà continuare».

Putin: «Avanziamo in Donetsk e a Zaporizhzhia»

Putin ha inoltre riferito degli sviluppi nella regione di Zaporizhzhia, affermando che «Le truppe del raggruppamento, dopo aver attraversato il fiume Gaichur, hanno sfondato le difese nemiche e stanno avanzando rapidamente in direzione di Zaporizhzhia», precisando che «Gli obiettivi di liberazione del Donbass, delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson vengono svolti gradualmente, in conformità con il piano operativo militare». Il presidente ha poi aggiunto: «Ovviamente, anche i tentativi del nemico di interferire con l’evoluzione della situazione a Kupyansk devono essere fermamente contrastati. So che state adottando le misure necessarie in tal senso», sostenendo infine che «La liberazione del Lugansk, delle repubbliche popolari del Donetsk, di Zaporizhzhia e di Kherson avanza passo dopo passo» e che «le forze armate ucraine si ritirano lungo tutta la linea di contatto».

Mosca: «Più vicini alla pace, ma Kyiv deve ritirarsi dal Donbass»

Il Cremlino è d’accordo con quello che ha detto Donald Trump, cioè che le parti sono vicine a risolvere il conflitto in Ucraina e che i colloqui per porre fine alla guerra sono nella fase finale. Lo ha affermato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, ricordando però che Kyiv «deve ritirarsi oltre i confini amministrativi del Donbass» se vuole la fine dei combattimenti». Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare la notizia di Fox News secondo cui i negoziati con Trump avrebbero offerto l’opportunità di una telefonata tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky (che ha appena incontrato il presidente Usa a Mar-a-Lago), Peskov ha ribadito che «una conversazione del genere non è attualmente in fase di valutazione» e che un colloquio diretto tra i due leader dovrebbe essere preceduta da colloqui tra i team negoziali di Mosca e Kyiv.

Dopo Zelensky anche Netanyahu da Trump a Mar-a-Lago

Dopo Volodymyr Zelensky, a Mar-a-Lago è in arrivo anche Benjamin Netanyahu, alla quinta visita negli Stati Uniti nel giro di un anno: il primo ministro israeliano incontrerà Donald Trump alle 19 ore italiane. In cima all’agenda il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, in vigore da ottobre dopo due anni di operazioni militari da parte dell’Idf. Sebbene i termini concordati per la fase iniziale siano stati in gran parte completati – le forze israeliane si sono ritirate in nuove posizioni e Hamas ha rilasciato tutti gli ostaggi vivi e quelli morti tranne uno – l’attuazione della seconda parte del piano tarda non è ancora partita. Israele e Hamas non hanno formalmente firmato alcun impegno in tal senso e si accusano a vicenda di aver violato i termini della prima. Washington spingerà per l’attuazione della fase successiva, con l’istituzione di un governo tecnico palestinese per Gaza e l’invio della forza internazionale di stabilizzazione. C’è poi la questione della tregua col Libano: c’è il timore che Israele lanci nuove massicce offensive contro Hezbollah, rompendo un cessate il fuoco stabilito il 27 novembre 2024 (e che da allora è stato comunque instabile), ma anche contro l’Iran, accusato di aver accelerato negli ultimi mesi la produzione di missili balistici.

La Cina lancia esercitazioni a fuoco vivo attorno a Taiwan

La Cina ha avviato nuove esercitazioni militari a fuoco vivo attorno a Taiwan. Le manovre, denominate “Justice Mission 2025”, sono iniziate lunedì e coinvolgono marina, aviazione e forze missilistiche dell’Esercito Popolare di Liberazione. Secondo il comando del teatro orientale, le unità cinesi stanno simulando il blocco dei principali porti taiwanesi, attacchi contro obiettivi marittimi e operazioni di controllo dell’area attorno all’isola. Alle esercitazioni partecipano cacciatorpediniere, fregate, caccia, bombardieri, droni e missili a lungo raggio. La guardia costiera cinese infine è stata schierata per ispezioni definite di «law enforcement» nelle acque vicine alle isole periferiche di Taiwan.

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Gli Usa hanno approvato un pacchetto di vendita di armi da 11 miliardi a Taiwan

Taiwan ha reagito alla provocazione cinese denunciando un’escalation delle tensioni e una minaccia alla sicurezza della navigazione e dei pescatori, annunciando in risposta esercitazioni di prontezza operativa. Le autorità taiwanesi hanno anche segnalato l’avvicinamento di navi e velivoli cinesi fino alla zona contigua, a 24 miglia nautiche dalla costa. Le manovre di Pechino arrivano dopo l’approvazione da parte degli Stati Uniti di un pacchetto di vendite di armi a Taiwan da oltre 11 miliardi di dollari e dopo dichiarazioni del Giappone sulla possibilità di un suo coinvolgimento militare in caso di attacco cinese. Pechino rivendica Taiwan come parte integrante del proprio territorio e, sotto la guida di Xi Jinping, continua a combinare pressioni militari e retorica sulla «riunificazione pacifica», una visione respinta dalla maggioranza della popolazione taiwanese.

Com’è andato il vertice tra Trump e Zelensky

Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono incontrati domenica a Mar-a-Lago, la residenza privata in Florida del presidente americano, per discutere del piano di pace in 20 punti elaborato dall’Ucraina e dagli Stati Uniti, nato per sostituire il progetto iniziale proposto da Washington dopo che era stato giudicato da Kyiv e alleati come troppo sbilanciato a favore di Mosca. A margine del vertice Trump ha detto che un accordo per la fine dell’invasione russa «è più vicino che mai» e che la bozza sarebbe «al 95 per cento» completa, pur ammettendo la presenza di «uno o due temi spinosi» ancora irrisolti. Prima dell’incontro, il presidente aveva sentito Vladimir Putin al telefono, descrivendo la chiamata come «buona e molto produttiva».

I nodi centrali del vertice tra Trump e Zelensky

Il principale nodo riguarda il futuro del Donbas, regione orientale dell’Ucraina su cui la Russia rivendica la piena sovranità. Zelensky respinge l’idea di cedere il territorio a Mosca ma ha aperto alla possibilità di creare una zona demilitarizzata come compromesso: «Non direi che su questo punto c’è accordo, ma ci stiamo avvicinando», ha detto. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza, Zelensky ha ribadito che il tema resta centrale per Kyiv: senza impegni chiari e credibili da parte dei partner occidentali, qualsiasi intesa rischierebbe di non reggere nel tempo. Questo è il punto su cui i due presidenti sembrano più d’accordo: Trump ha riconosciuto l’importanza della questione e ha parlato di un coinvolgimento europeo, spiegando che «ci sarà un’intesa sulla sicurezza» e che «le nazioni europee sono coinvolte», senza però entrare nei dettagli. Altro nodo cruciale è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto occupazione russa dall’inizio dell’invasione. Zelensky considera l’impianto essenziale per la ricostruzione postbellica e propone una gestione condivisa con gli Stati Uniti, che a loro volta potrebbero concedere alla Russia un controllo parziale della centrale. Zelensky, infine, si è detto aperto a rinunciare all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, mentre ha insistito sulla necessità di una tregua di 60-90 giorni come fase preliminare per il cessate il fuoco: una proposta che Putin rifiuta perché gli permette di continuare a guadagnare vantaggio sul terreno.

Al via le elezioni-farsa in Myanmar

Sono iniziate in Myanmar le elezioni organizzate dalla giunta militare che ha preso il potere nel 2020 con un colpo di Stato. Il voto avverrà in più fasi, zona per zona, per ragioni di sicurezza: durerà fino 25 gennaio, sotto lo stretto controllo di militari. Min Aung Hlaing, capo della giunta, pur ammettendo che l’esercito «continuerà a svolgere un ruolo nella leadership politica del Paese» ha dichiarato che le elezioni costituiscono «un’opportunità di riconciliazione». Ma la tornata elettorale, la prima dal golpe, è già stata ampiamente condannata dalle Nazioni Unite come una farsa messa in piedi per legittimare l’attuale governo. Innanzitutto, in base all’attuale costituzione del Myanmar, il 25 per cento dei seggi parlamentari è riservato alle forze armate. Inoltre la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi (che sta scontando una condanna a 27 anni per vari reati), partito più popolare del Myanmar, è stato sciolto al pari altre formazioni politiche, a cui è stato impedito di presentare candidati. Infine, vaste aree del Paese saranno completamente escluse dal voto perché sotto il controllo di gruppi anti-giunta o teatro di combattimenti. Le elezioni appena iniziate godono del sostegno della Cina, che è l’alleato più importante dell’esercito. Oltre alla Repubblica Popolare, come hanno reso noto i media controllati dai militari, hanno inviato osservatori elettorali anche Russia, India e Vietnam.

Ucraina, cessate il fuoco alla centrale di Zaporizhzhia per riparare delle linee

Dopo un cessate il fuoco locale mediato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), sono iniziati lavori di riparazione delle linee elettriche nei pressi della centrale di Zaporizhzhia, in modo da ripristinare la trasmissione di energia tra le sottostazioni elettriche dell’impianto nucleare e l’impianto termico. Un team dell’Aiea sta monitorando i lavori, che dovrebbero durare alcuni giorni. Il direttore generale Rafael Grossi, come si legge in un post su X, ha ringraziato entrambe le parti per aver accettato questa nuova «finestra di silenzio» temporanea, volta a rafforzare la sicurezza nucleare.

Anticipato l’incontro tra Trump e Zelensky a Mar-a-Lago

Si terrà alle ore 19 italiane e non più alle 21 l’incontro a Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Il vertice si svolgerà dopo una nuova notte di violenti attacchi russi sull’Ucraina, con il lancio di missili Kinzhal e i droni Shahed su numerose città del Paese, tra cui Dnipropetrovsk, Odessa e Kherson. Prima di volare negli Stati Uniti, Zelensky ha fatto tappa in Canada per incontrare il premier Mark Carney e ha partecipato a una videoconferenza con i principali leader europei, tra cui Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Keir Starmer, che hanno ribadito la necessità di garanzie di sicurezza «specifiche e affidabili» per Kyiv. L’Ue ha confermato il pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro concordato il 18 dicembre, «prestito ponte» fondamentale per la tenuta dell’Ucraina.

Ucraina, nuova indagine anticorruzione a Kyiv

Un nuovo filone investigativo scuote l’Ucraina. A renderlo noto è stata la Nabu, l’Agenzia nazionale anticorruzione, i cui funzionari nelle ultime ore hanno tentato di accedere al Parlamento per effettuare perquisizioni, senza riuscirci a causa dell’intervento dei servizi di sicurezza. In una nota ufficiale, l’agenzia ha riferito che «Nabu e Sap, a seguito di un’operazione sotto copertura, hanno smascherato un gruppo criminale organizzato che includeva alcuni attuali membri del parlamento». Lo stesso comunicato segnala inoltre che «I dipendenti del Dipartimento di Sicurezza dello Stato stanno opponendo resistenza agli agenti della Nabu durante le azioni investigative» all’interno dell’edificio parlamentare.

Non sono ancora noti i nomi dei parlamentari coinvolti

Lo scontro si inserisce nel contesto dell’estensione di un’indagine già avviata su un presunto sistema corruttivo che coinvolgerebbe esponenti della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino. Secondo quanto riferito dalla Nabu, alcuni deputati in carica avrebbero incassato pagamenti illeciti in cambio del proprio voto su specifiche decisioni parlamentari. Gli investigatori descrivono un meccanismo strutturato e ripetuto nel tempo, che potrebbe aver funzionato anche grazie al ruolo di intermediari. Al momento, l’agenzia anticorruzione non ha reso noti i nomi dei parlamentari finiti sotto inchiesta.

Camel Cup, il reality show estremo che sta facendo impazzire la Cina

Definirlo un reality sarebbe riduttivo. Qixing Mountain Challenge, conosciuto anche come Camel Cup, è una gara di sopravvivenza senza esclusione di colpi. Trasmesso in diretta streaming dall’impervio monte Qixing, nel Parco forestale nazionale di Zhangjiajie – lo stesso che ha ispirato le vette fluttuanti di Avatar – in Cina è diventato uno degli show più virali. Il format è tanto brutale quanto avvincente: 100 concorrenti vengono lasciati nella natura selvaggia, equipaggiati con un machete e pochi altri strumenti. Chi resiste fino alla fine vince un premio di 200 mila yuan (oltre 28 mila dollari). Gli spettatori assistono in tempo reale alle imprese dei partecipanti e possono interagire con loro su Douyin, la versione cinese di TikTok. 

Camel Cup, il reality show estremo che sta facendo impazzire la Cina
da Douyin.

Nessun copione e nessun protocollo di sicurezza

I concorrenti trascorrono le giornate a raccogliere funghi, a cercare patate selvatiche e a dormire in rifugi di fortuna. Ma a catalizzare l’interesse del pubblico online sono le scorpacciate di maiale crudo e lumache. Clip che macinano miliardi di visualizzazioni. Ovviamente, chi non riesce a resistere si ritira. Non è previsto alcun copione e non ci sono chiari protocolli di sicurezza. Nella prima stagione, per esempio, con l’arrivo dell’inverno, alcuni partecipanti sono stati messi ko da congelamenti, disidratazione e persino malnutrizione. Mentre la seconda, iniziata lo scorso ottobre, è appena stata interrotta a causa di un’ondata di freddo. Come se non bastasse nessuno sa con esattezza quanto tempo dovrà sopravvivere in montagna. Contano solo la resistenza e la conoscenza della natura. Chi sa identificare radici e frutti commestibili, tessere il bambù per costruire recinti e conosce la medicina tradizionale cinese ha un enorme vantaggio rispetto ai rivali.

Come un progetto a basso budget è diventato un successo

È proprio questo realismo nudo e crudo ad aver reso Camel Cup, un reality amatoriale a basso budget – spesso girato con semplici smartphone – un fenomeno virale. «Oggi le persone sottovalutano quanto sia difficile sopravvivere in natura. Questa gara ha lo scopo di ripristinare il senso di stupore e insegnare sia agli spettatori sia ai partecipanti come salvarsi quando le cose vanno male», uno dei creatori del format. «I partecipanti non cercano emozioni estreme. Cercano di riscoprire se stessi», ha aggiunto il collega Tian Lei, al quotidiano Young Pai. Quasi il 90 per cento dei concorrenti prima di mettersi alla prova non ha alcuna formazione sulle tecniche di sopravvivenza. Si tratta per lo più di giovani sfiniti dalla vita nelle grandi città o persone di mezza età che vogliono dimostrare quanto valgono. Visto il successo, le autorità temono il rischio emulazione. Secondo la China Adventure Association, nel 2024 si sono verificati 335 incidenti legati alle attività all’aria aperta, con un bilancio di 84 morti e 11 dispersi. Nel frattempo sono iniziate le iscrizioni per partecipare alla terza stagione di Camel Cup. Il montepremi è stato portato a 500 mila yuan. Centinaia di persone sono già in lista d’attesa. 

Ucraina, massiccio attacco russo: un terzo di Kyiv senza elettricità

Massiccio attacco russo nella notte tra il 26 e il 27 dicembre a Kyiv, lasciando al freddo circa un terzo della città. A comunicarlo sono state le autorità locali, tra cui il sindaco Vitali Klitschko, citato dai media ucraini: «Non c’è elettricità in alcune zone dei quartieri sulla riva sinistra. I tecnici stanno lavorando per ripristinare l’elettricità», ha spiegato il primo cittadino. Il bilancio dei feriti è nel frattempo aumentato: «Al momento, otto persone sono rimaste ferite nella capitale a seguito dell’attacco nemico. Cinque di loro sono state ricoverate in ospedale», ha dichiarato Klitschko, precisando che tra le persone coinvolte figura anche un ragazzo di 16 anni. In risposta agli attacchi la Polonia ha fatto alzare in volo i suoi jet militari, con la chiusura temporanea degli aeroporti di Rzeszow e Lublino.

Intanto l’agenda ufficiale di Donald Trump, diffusa dalla Casa Bianca, conferma l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida, fissato per le 15 locali, le 21 in Italia. Alla vigilia di questo appuntamento è prevista anche una conversazione tra diversi leader internazionali: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen prenderà parte a una call con Zelensky, Trump e altri rappresentanti dell’Unione europea, come riferito da una portavoce dell’esecutivo comunitario.