Dopo l’avvicendamento tra Andriy Yermak e Kyrylo Budanova capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky ha annunciato la sostituzione del ministro della Difesa, Denys Shmyhal, con il 34enne Mykhailo Fedorov, attualmente alla guida del dicastero per la Trasformazione Digitale che, «molto coinvolto nelle questioni relative ai droni, sta lavorando in modo molto efficace alla digitalizzazione dei servizi e dei processi pubblici». Shmygal, rimosso dalla Difesa, è stato proposto come nuovo ministro dell’Energia e primo vicepremier.
Non si sono fatte attendere le prime reazioni della politica internazionale all’attacco condotto dagli Stati Uniti contro il Venezuela, che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e al suo trasferimento fuori dal Paese sudamericano, almeno stando a quanto riferito da Donald Trump.
Petro, presidente della Colombia: «Aggressione alla sovranità del Venezuela»
«La Colombia ribadisce il suo incrollabile impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, il divieto dell’uso o della minaccia della forza e la risoluzione pacifica delle controversie internazionali. A tale riguardo, il governo colombiano respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa peggiorare la situazione o mettere in pericolo la popolazione civile». Così il presidente colombiano Gustavo Petro: «Respingiamo l’aggressione alla sovranità del Venezuela e dell’America Latina. I conflitti interni tra i popoli vengono risolti pacificamente dai popoli stessi. Questo è il principio di autodeterminazione, fondamento del sistema delle Nazioni Unite».
Acabamos de terminar consejo de seguridad nacional desde las 3 am.
Se despliega la fuerza pública en la frontera, se despliega toda la fuerza asistencial que dispongamos en caso de entrada masiva de refugiados.
La embajada de Colombia en Venezuela está activa a llamadas de…
Cuba sollecita un risposta internazionale all’azione Usa
Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha condannato fermamente l’aggressione contro il Venezuela, definendola «un attacco criminale». L’Avana ha ribadito pieno sostegno a Maduro, sollecitando una risposta internazionale urgente per fermare l’azione di Washington.
Pechino: «Choc per l’atto egemonico da parte degli Stati Uniti»
La Cina «è profondamente scioccata e condanna con forza il palese uso della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’attacco al suo presidente». È quanto afferma un portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, puntando il dito contro «l’atto egemonico da parte degli Usa».
Lula: «Oltrepassato un limite inaccettabile»
«I bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del suo presidente hanno oltrepassato un limite inaccettabile. Questi atti rappresentano un grave affronto alla sovranità del Venezuela e un ulteriore precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale». Così Lula, presidente del Brasile.
Mosca: «L’ostilità ideologica ha prevalso sul pragmatismo pratico»
«Il Venezuela non ha rappresentato alcuna minaccia per gli Stati Uniti, né militare, né umanitaria, né criminale, né legata alla droga. Pertanto, l’attuale operazione militare, così come le azioni contro il Venezuela degli ultimi giorni e settimane, non hanno alcuna base sostanziale». Lo ha scritto su Telegram il vicepresidente del Consiglio federale russo (la Camera alta della Duma), Konstantin Kosachev: «Il diritto internazionale è stato chiaramente violato e l’ordine stabilito in questo modo non dovrebbe prevalere». Successivamente il ministero degli Esteri ha diffuso una nota: «Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Ciò è profondamente preoccupante e condannabile. I pretesti utilizzati per giustificare tali azioni sono infondati. L’ostilità ideologica ha prevalso sul pragmatismo pratico e sulla volontà di costruire relazioni basate sulla fiducia e sulla prevedibilità».
Ue: «Maduro illegittimo, ma serve una transizione pacifica»
Così Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione europea: «L’Ue sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. L’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro non ha legittimità e ha difeso una transizione pacifica. In ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati».
I have spoken with Secretary of State Marco Rubio and our Ambassador in Caracas. The EU is closely monitoring the situation in Venezuela.
The EU has repeatedly stated that Mr Maduro lacks legitimacy and has defended a peaceful transition. Under all circumstances, the principles…
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha scritto su X: «Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite».
Following very closely the situation in Venezuela. We stand by the people of Venezuela and support a peaceful and democratic transition. Any solution must respect international law and the UN Charter.
With HRVP @kajakallas and in coordination with EU Member States, we are…
Vestiti, prodotti di elettronica, oggetti per la casa e persino borse di lusso. In Cina il mercato dell’usato ha spiccato il volo. Nel 2024 il valore delle transazioni di beni di seconda mano ha raggiunto i 240 miliardi di dollari con un aumento del 28 per cento su base annua. E negli ultimi sei anni il settore ha mantenuto un tasso di crescita del 12 per cento. Oltre la Muraglia il cosiddetto thrifting – la caccia al capo griffato di seconda mano – è dovuto alla rapida espansione di piattaforme di rivendita online e negozi second hand, unita a un generalizzato rallentamento dei consumi. La stagnazione dei salari (che in numerose aree sono addirittura diminuiti del 5 per cento tra il 2022 e il 2024) e la conseguente incertezza economica hanno infatti spinto un numero crescente di persone a risparmiare. E optare per l’usato. Una tendenza che riguarda soprattutto i più giovani. Stando al database QuestMobile quasi la metà dei 178 milioni di utenti delle piattaforme cinesi di e-commerce di seconda mano ha infatti meno di 30 anni. Una generazione che si muove a suo agio in Rete e sui social. Non a caso l’app Xiaohongshu, una sorta di Instagram, ha lanciato una funzione di acquisto e vendita. Il colosso del settore resta però Xianyu, app da 180 milioni di utenti attivi al mese lanciata nel 2014 da Alibaba.
App di e-commerce vintage.
La campagna di Pechino per i consumi sostenibili
Nell’ultimo decennio, le politiche di Pechino hanno promosso consumi sostenibili e incentivato la rivendita di beni inutilizzati. Il ministero del Commercio, per esempio, ha scelto 10 città pilota per sviluppare centri di riciclo dell’usato standardizzati, tra cui Hefei, nell’Anhui, e Hangzhou, nello Zhejiang, con l’obiettivo di creare modelli replicabili nel resto del Paese e un quadro normativo chiaro. Le app, intanto, hanno aperto numerosi negozi fisici. Xianyu conta oltre 20 Xianyu Recycle Shops in tutta la Cina. ZZER, una piattaforma di lusso di seconda mano con sede a Shanghai, ha fatto altrettanto, così come la sua rivale Hongbulin: entrambe vendono prodotti di lusso second-hand con sconti fino all’80 per cento sul prezzo al dettaglio. Secondo Daxue Consulting, nel 2025 il mercato cinese del lusso vintage ha raggiunto i 30 miliardi, rispetto agli 8 miliardi del 2020. Si tratta di un balzo del 275 per cento che certifica la portata trasversale del thrifting.
Forti esplosioni si sono verificate nella notte a Caracas, dopo quella che con ogni probabilità è stata un’operazione militare condotta dagli Stati Uniti. Donald Trump, dopo aver dispiegato una flottiglia navale nei Caraibi, aveva sollevato la possibilità di attacchi terrestri contro il Paese sudamericano con il pretesto della lotta ai narcos. Adesso l’escalation: il presidente Nicolas Maduro parla di «gravissima aggressione statunitense», mentre in tal senso manca ancora la conferma del Pentagono.
DEVELOPING: Multiple explosions light up the night sky of Caracas, Venezuela.
Oltre che esplosioni, sono stati registrati anche sorvoli a bassa quota su Caracas. Alcuni video postati sui social media sembrano mostrare elicotteri americani CH-47 Chinook. Incidenti anche all’Accademia Militare di Mamo, a La Guaira, a 40 chilometri dalla capitale. Altre zone colpite includono la base aerea La Carlota e l’aeroporto di Higuerote. La casa del ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, è stata colpita e lui risulta irreperibile.
Significant military operation in capital Caracas – numerous special forces helicopters seen in the video – in combination with air strikes against several targets. Trump has decided to go to war. pic.twitter.com/x2eWBItksT
Maduro: «Gli Usa vogliono le nostre risorse strategiche»
«L’obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno». Lo ha scritto il governo di Maduro in una nota ufficiale. E poi: «Dopo oltre 200 anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un ‘cambio di regime’, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti».
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, esponente del Likud, il partito del premier Netanyahu, ha affermato che la Striscia di Gaza appartiene a Israele e che i palestinesi che vi risiedono sono «ospiti» a cui Israele permette di vivere lì per ora. Le dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista all’emittente pubblica Kan: «Gaza è anche nostra. Li lasciamo lì come ospiti fino a un certo punto, ma Gaza è nostra», ha detto Zohar.
Il quartiere di Sheikh Radwan a Gaza City (Ansa).
Il ministro stava spiegando perché sta valutando la possibilità di negare fondi statali all’industria cinematografica israeliana, dopo che il premio Ophir – il più importante riconoscimento del cinema israeliano – è stato assegnato a The Sea (HaYam in ebraico) di Shai Carmeli-Pollak, un film che racconta la storia di un ragazzo palestinese della Cisgiordania a cui viene negato il permesso di entrare in Israele per visitare una spiaggia. Zohar ha dichiarato di non aver visto il film, ma sostiene che presenti l’Idf e Israele in modo negativo. Nel corso dell’intervista, il ministro ha affermato: «La Giudea e la Samaria sono nostre», utilizzando il termine biblico per la Cisgiordania, che Israele occupa illegalmente. Le dichiarazioni del ministro sono potenzialmente rilevanti nel procedimento in corso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, che sta esaminando il caso presentato dal Sudafrica per presunte violazioni della Convenzione sul genocidio nella Striscia di Gaza. Il procedimento si trova in una fase documentale avanzata: la Corte ha concesso a Israele una proroga per il deposito della memoria difensiva, fissando la scadenza al 12 marzo 2026.
Dopo le parole di Donald Trump sulla repressione delle proteste in Iran, esponenti di primo piano del regime di Teheran hanno avvertito che qualsiasi interferenza americana violerebbe una «linea rossa». In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha avvertito che «se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, com’è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America accorreranno in loro soccorso. Siamo carichi e pronti a partire». Il post di Trump è arrivato dopo che almeno sette persone sono state uccise durante le proteste, tra cui, secondo l’agenzia statale Irna, un volontario delle Basij, le forza civili inquadrate nei Guardiani della Rivoluzione. Si teme che proprio la sua morte possa spingere il regime ad aumentare la repressione violenta delle manifestazioni. A innescarle è stato il crollo senza precedenti del rial iraniano, sceso a circa 1,4 milioni per dollaro, in un contesto di inflazione oltre il 42 per cento e di crescente crisi economica.
Street protests in Iran are getting serious, triggered by collapse of the currency and inflation, but also with political slogans in the traditionally important bazaar of Teheran. pic.twitter.com/eWY0yWMHwP
Alla minaccia di Trump ha risposto Ali Shamkhani, consigliere della guida suprema Ali Khamenei, affermando su X che la sicurezza nazionale iraniana è «una linea rossa, non materiale per tweet avventuristi». «Qualsiasi mano che si avvicini alla sicurezza dell’Iran con dei pretesti sarà tagliata con una risposta che provocherà rimpianto», ha scritto. Sulla stessa linea Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, che ha accusato Stati Uniti e Israele di interferenze: «Trump deve rendersi conto che l’intervento degli Stati Uniti in questa questione interna porterà alla destabilizzazione dell’intera regione e alla distruzione degli interessi americani». Anche i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che reagiranno duramente contro ogni interferenza straniera.
Le ipotesi di reato nell’inchiesta aperta dalle autorità svizzere sulla strage di Crans-Montana sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Lo ha detto a Sion in conferenza stampa Beatrice Pilloud, procuratrice generale del Canton Vallese, precisando che «tutte le piste sono aperte». Sotto la lente d’ingrandimento i lavori svolti nel locale Constellation e i materiali impiegati, le misure di sicurezza e antincendio, il numero di persone presenti e di persone autorizzate, le vie di evacuazione e di accesso.
Il 2026 sarà un anno di elezioni chiave, con grandi tornate in America Latina e passaggi delicati in Europa, così come negli Stati Uniti dopo si terrà il voto di midterm. Ecco il calendario con i principali appuntamento elettorali dell’anno.
Uganda
In Uganda le elezioni si terranno il 15 gennaio. Il presidente Yoweri Museveni, che nella tornata precedente con il suo National Resistance Movement ha mantenuto una solida maggioranza parlamentare, si prepara a ottenere il settimo mandato consecutivo. L’opposizione più dinamica è rappresentata dalla National Unity Platform guidata dal musicista Bobi Wine (vero nome Robert Kyagulanyi).
Costa Rica
Il primo febbraio sono in programma le elezioni generali in Costa Rica, dove saranno membri del parlamento, due vicepresidenti e il nuovo presidente. Per l’incarico più importante ci sono 20 candidati, tra cui cinque donne. Per essere eletto al primo turno, il vincitore dovrebbe avere più del 40 per cento, in caso contrario ci sarà il ballottaggio (fissato al 5 aprile).
Bangladesh
Il 12 febbraio si terranno elezioni generali in Bangladesh, le prime da quando proteste di massa hanno rovesciato Sheikh Hasina, che aveva governato il Paese in maniera autoritaria dal 2009 al 2024. A fine dicembre è arrivata la notizia della morte a 80 anni dell’ex premier Khaleda Zia, storica leader del Partito Nazionalista del Bangladesh: era considerata la grande favorita per la vittoria.
Colombia
La Colombia sarà chiamata al voto l’8 marzo, quando i cittadini sceglieranno senatori e rappresentanti della Camera dal 2026 al 2030. Il 31 maggio sarà poi la volta delle presidenziali, con l’attuale capo di Stato Gustavo Petro per legge non ricandidabile. Il Patto Storico di sinistra, partito del presidente uscente, candida il senatore Iván Cepeda, favorito nei sondaggi. Tra gli sfidanti ci sono il centrista Sergio Fajardo e il conservatore Abelardo de la Espriella.
Ungheria
Viktor Orban (Ansa).
Il 2026 potrebbe segnare la fine del più lungo periodo di potere ininterrotto da parte di un primo ministro nell’Unione europea: quello di Viktor Orbán in Ungheria, Paese chiamato al voto il 12 aprile. L’opposizione è guidata dal partito Tisza di Péter Magyar, ex alleato del governo di Orbán. I sondaggi indicano un testa a testa tra Fidesz dell’attuale premier e Tisza i due, se non il secondo partito addirittura in vantaggio.
Perù
In Perù si terranno elezioni generali il 12 aprile (con il probabile ballottaggio il 7 giugno). Questa tornata vedrà un numero record di aspiranti presidenti. Due i favoriti: Rafael Lopez Aliaga (Popular Renewal), leader di Renovación Popular ed ex sindaco di Lima – si è dimesso per rispettare i requisiti di legge – e Keiko Fujimori (Fuerza Popular), alla quarta candidatura.
Etiopia
Il primo giugno si terranno le elezioni generali in Etiopia. I sondaggi danno come largamente favorito il Prosperity Party del premier Abiy Ahmed. Il voto sarà un test cruciale per la stabilità del secondo Paese più popoloso d’Africa, segnato da conflitti interni.
Armenia
In Armenia il premier Nikol Pashinyan e il suo partito Contratto Civile cercano la riconferma il 7 giugno, sullo sfondo dei negoziati di pace con l’Azerbaigian e il progressivo distacco dalla Russia. La popolarità di Pashinyan è però ai minimi: a suo favore gioca la frammentazione dell’opposizione. Occhio alle interferenze di Mosca.
Zambia
In Zambia si vota il 13 agosto. Verranno scelti il presidente (in un sistema a due turni), i membri dell’Assemblea nazionale, consiglieri e presidenti di consiglio. Il presidente Hakainde Hichilema e l’UPND partono dall’assetto uscito dalle ultime elezioni, con 82 seggi contro i 60 del Patriotic Front.
Svezia
Il 13 settembre occhi puntati sulla Svezia: le elezioni generali definiranno i 349 membri del Riksdag, che a loro volta eleggeranno il premier. Il governo di centrodestra del blocco Tido, guidato da Ulf Kristersson, è dato in leggero svantaggio contro l’opposizione di centrosinistra,
Russia
Entro il 20 settembre si terranno in Russia le elezioni legislative per la Duma di Stato. Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, che controlla 7 seggi su 10, è nettamente favorito per mantenere la maggioranza assoluta: i sondaggi lo danno oltre il 50 per cento.
Brasile
Il 4 ottobre gli occhi del mondo saranno puntati sul Brasile, dove verranno eletti presidente e membri del parlamento. Luiz Inácio Lula da Silva correrà per un quarto mandato, mentre Jair Bolsonaro è escluso per motivi giudiziari.
Israele
Benjamin Netanyahu (Ansa).
Entro il 27 ottobre le elezioni alla Knesset chiuderanno il mandato del governo di Benjamin Netanyahu, formato dopo le elezioni del 2022. L’attuale primo ministro di Israele punta a ricandidarsi per consolidare la coalizione di destra-religiosa, nonostante le critiche per la gestione della guerra a Gaza.
Danimarca
Entro il 31 ottobre si svolgeranno le elezioni generali in Danimarca. Dopo aver perso Copenaghen per la prima volta dal 1938, Mette Frederiksen e i socialdemocratici dovranno ora affrontare un voto nazionale, sullo sfondo delle mire espansionistiche degli Usa di Donald Trump nei confronti della Groenlandia.
Stati Uniti
A proposito di Stati Uniti, il 3 novembre negli Usa si terranno le elezioni di midterm: i cittadini voteranno per i 435 seggi della House of Representatives e 35 seggi (su 100) del Senato. Al momento il quadro a Washington è quello di una maggioranza repubblicana risicata alla Camera (220-213, con seggi vacanti) e di un Senato con 53 repubblicani, 45 democratici e 2 indipendenti.
Nuova Zelanda
In Nuova Zelanda si terranno elezioni generali entro il 19 dicembre: i cittadini sono chiamati a cittadini eleggere i 120 membri della Camera dei rappresentanti.
L’esercito di Israele ha annunciato di aver colpito infrastrutture di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale: nel mirino dell’Idf un complesso per l’addestramento utilizzato dalla forza d’elite Radwan e strutture militari usate per immagazzinare armi.
STRUCK: Hezbollah Terror Infrastructure Sites in Several Areas in Southern Lebanon.
Targets Struck: • A training compound used by Hezbollah’s ‘Radwan Force’ for conducting drills and training terrorists • Military structures that were recently used to store weapons for…
L’esercito israeliano, secondo quanto riporta il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, ha messo a segno 12 attacchi aerei nell’arco di 20 minuti in diverse località nel sud del Libano. Un altro raid, inoltre, è stato effettuato nella valle della Beqaa, che si estende al confine con la Siria. I nuovi attacchi, sottolinea Tel Aviv, sono avvenuti in un contesto di continue violazioni, da parte di Hezbollah, degli accordi di cessate il fuoco tra Israele e Libano.
Christine Lagarde percepisce un compenso complessivo significativamente più alto rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. Almeno secondo il Financial Times, che in un’analisi ha riscontrato come nel 2024 il totale dei suoi guadagni ha raggiunto circa 726 mila euro, oltre il 50 per cento in più rispetto allo stipendio “base” di 466 mila euro riportato nel rapporto annuale della Bce. Questo livello di retribuzione posiziona Lagarde quasi quattro volte al di sopra del presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, il cui salario è fissato dalla legge a 203.000 dollari (172.720 euro). Già lo stipendio base colloca Lagarde al vertice della retribuzione dei funzionari europei, superando di oltre il 20 per cento quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, come ricorda il quotidiano finanziario britannico.
Come si suddividono i guadagni di Lagarde
Oltre allo stipendio ufficiale, Lagarde percepisce altri compensi per funzioni aggiuntive e benefit. Tra questi ci sono circa 135 mila euro destinati a coprire alloggio e spese accessorie, oltre a circa 125 mila euro derivanti dal ruolo di uno dei 18 membri del consiglio di amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali. Secondo il Financial Times, la relazione annuale della Bce non menziona questi importi extra legati alla posizione presso la Bri, rendendo il totale effettivo della retribuzione della presidente più alto di quanto normalmente riportato.
Volodymyr Zelensky ha nominato Kyrylo Budanov, finora alla guida dell’intelligence militare, nuovo capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina: prende il posto di Andriy Yermak, che è stato costretto a dimettersi per il coinvolgimento nel vasto scandalo-corruzione che ha scosso il Paese. «L’Ucraina necessita di maggiore attenzione alle questioni di sicurezza, allo sviluppo delle Forze di Difesa e di Sicurezza ucraine, nonché al percorso diplomatico dei negoziati, e l’Ufficio del Presidente servirà principalmente all’adempimento di questi compiti del nostro Stato», ha spiegato Zelensky su X, aggiungendo che Budanov «ha esperienza specialistica in questi settori e la forza sufficiente per produrre risultati».
I had a meeting with Kyrylo Budanov and offered him the role of the Head of the Office of the President of Ukraine. At this time, Ukraine needs greater focus on security issues, the development of the Defense and Security Forces of Ukraine, as well as on the diplomatic track of… pic.twitter.com/SCs6Oj2Rb7
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) January 2, 2026
Il Venezuela è aperto a negoziare un accordo con gli Stati Uniti per combattere il narcotraffico, così da porre fine a mesi di ostilità da parte dell’amministrazione di Donald Trump. Lo ha dichiarato il presidente Nicolás Maduro in un’intervista trasmessa dalla televisione di Stato, ribadendo che il vero obiettivo del massiccio dispiegamento militare Usa nel Mar dei Caraibi è rovesciare il suo governo, al fine di avere facile accesso alle vaste riserve petrolifere venezuelane. «Se vogliono discutere seriamente di un accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti. Se vogliono il petrolio, il Venezuela è pronto agli investimenti statunitensi, come con la Chevron, quando vogliono, dove vogliono e come vogliono», ha detto Maduro. Che si è rifiutato di commentare il recente attacco condotto dalla Cia con droni in un’area di attracco venezuelana che l’Amministrazione Trump ritiene sia stata utilizzata dai cartelli della droga.
La Russia afferma di aver trasmesso alle autorità statunitensi i dati ricavati dai sistemi di navigazione di un drone che, secondo Mosca, era diretto verso la residenza del presidente Vladimir Putin. Il ministero della Difesa ha spiegato che le informazioni sono state estratte dagli apparati elettronici del velivolo e analizzate da specialisti dei servizi di sicurezza. A riferirlo è stato Igor Kostyukov, capo della Direzione generale dello Stato maggiore, citato dall’agenzia Ria Novosti: «La decodifica della memoria dei controllori di navigazione del drone, eseguita da specialisti dei servizi speciali, conferma inequivocabilmente che l’obiettivo dell’attacco era il complesso della residenza presidenziale. Riteniamo che questo passo risolva tutti i dubbi e faciliti l’accertamento della verità».
Kyiv: «La Russia diffonde fake news per arrivare a ulteriore escalation»
Intanto secondo quanto riportato da Rbc, gli 007 di Kyiv sostengono che Mosca starebbe diffondendo versioni costruite ad arte per giustificare una nuova escalation. «L’operazione è di natura globale. Dopo il cosiddetto attacco alla residenza del presidente russo Vladimir Putin, stiamo registrando la diffusione da parte del Cremlino di nuove informazioni inventate e pretestuose per preparare il pubblico russo e straniero a un’ulteriore escalation», affermano i servizi ucraini. La finestra temporale indicata sarebbe intorno al 7 gennaio e il possibile obiettivo un luogo religioso o un sito di forte valore simbolico, in Russia o nei territori ucraini occupati. Per attribuire la responsabilità a Kyiv, verrebbero utilizzati rottami di droni occidentali, fatti arrivare dalla linea del fronte. Secondo il Foreign Intelligence Service, «Sfruttare la paura e compiere atti terroristici con vittime umane sotto falsa bandiera corrisponde pienamente allo stile operativo dei servizi segreti russi».
Tra le vittime della strage di Capodanno a Crans-Montana c’è anche il 17enne Emanuele Galeppini, promessa del golf che risultava nella lista dei dispersi. Lo ha annunciato sui social la Federazione Italiana Golf: «In questo momento di grande dolore, il nostro pensiero va alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Emanuele, rimarrai per sempre nei nostri cuori». Nato a Genova ma da anni residente a Dubai con la famiglia, Galoppini – che continuava a tornare in Europa per le vacanze – nel 2023 aveva riportato il Circolo Golf e Tennis Rapallo sul podio del Campionato Italiano Under 14. Ad aprile si era aggiudicato l’Omega Dubai Creek Amateur Open. Determinante per il riconoscimento di Galeppini il ritrovamento nel locale Le Constellation de suo telefono cellulare. «Per il momento Emanuele è ancora nella lista dei dispersi e stiamo aspettando il risultato del dna», ha detto all’Adnkronos lo zio Sebastiano Galeppini.
La Federazione Italiana Golf piange la scomparsa di Emanuele Galeppini, giovane atleta che portava con sé passione e valori autentici. In questo momento di grande dolore, il nostro pensiero va alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Jair Bolsonaro è rientrato nel quartier generale della Polizia federale di Brasilia, dove sta scontando una condanna a 27 anni per il tentato golpe, dopo la fine del ricovero ospedaliero durato otto giorni. L’ex presidente brasiliano, in carica tra il 2019 e il 2022, era stato trasferito in ospedale il 24 dicembre con il via libera della Corte suprema per sottoporsi a un intervento chirurgico finalizzato alla correzione di due ernie inguinali. L’operazione, eseguita il giorno successivo senza complicazioni, ha segnato la prima uscita dal luogo di detenzione in cui Bolsonaro si trova dallo scorso novembre.
Il ritorno il carcere dopo il no agli arresti domiciliari
Durante la degenza, i medici hanno effettuato altri tre interventi per tentare di alleviare il singhiozzo persistente che lo affligge da mesi, oltre a un’endoscopia che ha riscontrato esofagite e gastrite. Secondo i sanitari, le condizioni generali dell’ex capo di Stato restano stabili, anche se il disturbo non è stato risolto. I problemi di salute di Bolsonaro sono legati anche alle conseguenze della coltellata all’addome subita nel 2018 durante una manifestazione elettorale. Il rientro in custodia è avvenuto dopo che il giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes ha respinto, come già due settimane prima, la richiesta della difesa di concedere gli arresti domiciliari per motivi umanitari dopo le dimissioni dall’ospedale, rilevando che non sono stati presentati «nuovi fatti che possano annullare le ragioni della decisione di respingere la richiesta di arresti domiciliari umanitari emessa il 19 dicembre 2025».
Gli Stati Uniti interverranno militarmente se l’Iran reprimerà violentemente le proteste che si stanno tenendo nella Repubblica Islamica contro il carovita e il deterioramento della situazione economica. Lo ha scritto Donald Trump su Truth: «Se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, com’è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America accorreranno in loro soccorso. Siamo carichi e pronti a partire. Grazie per l’attenzione». Le proteste in Iran si sono allargate da Teheran fino a grandi città come Isfahan, Shiraz e Mashhad, mentre l’inflazione ha superato il 42 per cento a livello nazionale.
La repressione sarebbe già diventata violenta in Iran
Dopo un primo momento in cui il governo si era mostrato accomodante verso le più grandi proteste in Iran dal 2022, sembra che la repressione da parte del regime sia già diventata violenta. Almeno sette persone sarebbero rimaste uccise in scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza tra il primo e il 2 gennaio. L’unica persona uccisa di cui le autorità hanno dato conferma ufficiale, tramite l’agenzia di stampa Irna, è un membro volontario delle Guardie rivoluzionarie.
Il ministro per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo Amichai Chikli ha comunicato che, a partire dal 1° marzo, 37 organizzazioni internazionali non potranno più operare a Gaza e nei Territori palestinesi. Secondo quanto riferito dal suo dicastero, «Le licenze sono scadute ed è vietato loro far arrivare aiuti. Hanno due mesi per ritirare i loro team». Alla base del provvedimento, spiegano le autorità, ci sarebbero motivazioni legate alla sicurezza e alla necessità di «impedire l’infiltrazione di operatori terroristici all’interno delle strutture umanitarie» straniere. Chikli ha ribadito: «L’assistenza umanitaria è benvenuta, lo sfruttamento delle strutture umanitarie a fini terroristici non lo è». Il confronto con il mondo delle Ong dura da marzo, quando Israele ha modificato le procedure di registrazione per le organizzazioni non governative.
L’impatto del lavoro di Medici senza frontiere a Gaza
Tra i soggetti coinvolti figurano realtà di primo piano come Norwegian Refugee Council, Oxfam, World Vision e Medici senza frontiere. Le conseguenze di un blocco delle attività di Msf sono evidenziate dai dati: a Gaza un neonato su tre viene al mondo in strutture sostenute dall’organizzazione, un posto letto su cinque negli ospedali della Striscia resta operativo grazie al suo supporto e nel 2025 sono stati assistiti oltre 100 mila pazienti con traumi di guerra. La commissaria europea alla cooperazione Hadja Lahbib ha sollecitato Israele a rivedere la legge sulla registrazione delle Ong, ma il 29 dicembre la Knesset ha approvato un ulteriore irrigidimento delle norme, esteso anche ai rapporti con l’Unrwa, prevedendo l’interruzione delle forniture di acqua e gas alle sue sedi. Una scelta contestata dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha chiesto a Israele di ripristinare le garanzie giuridiche internazionali a tutela del lavoro dell’Unrwa e delle altre agenzie delle Nazioni Unite.
La cerimonia di giuramento di Zohran Mamdani, celebrata prima con un rito notturno privato in una stazione della metropolitana dismessa di City Hall e poi con l’evento ufficiale davanti al municipio di New York, ha segnato l’inizio di una fase politica che il nuovo sindaco ha definito «audace» e senza compromessi. Il 34enne socialdemocratico è il primo sindaco musulmano nella storia della città, oltre al più giovane da oltre un secolo. È stato anche il primo a giurare sul Corano, e appena insediato ha revocato una delle ultime misure del suo predecessore Eric Adams che secondo i critici limitava la libertà di critica a Israele.
Mamdani revoca una misura pro-Israele ma mantiene l’Ufficio per il contrasto all’antisemitismo
In uno dei suoi primi atti da sindaco, Zohran Mamdani ha cancellato in blocco i decreti esecutivi firmati dal suo predecessore, Eric Adams, dopo il 26 settembre 2024, data dell’incriminazione dell’ex sindaco per corruzione. Tra le misure revocate, rientra l’adozione da parte delle agenzie di New York, a giugno, della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), utilizzata dall’amministrazione precedente e ritenuta problematica da parte di giuristi e organizzazioni per i diritti civili. La definizione dell’Ihra include una serie di esempi che, secondo i critici, tendono a sovrapporre l’antisemitismo a determinate forme di critica politica allo Stato di Israele. In particolare, alcuni passaggi equiparano l’odio antiebraico al sostegno a campagne di boicottaggio o pressione economica contro Tel Aviv. Dalla scorsa estate le agenzie comunali avevano quindi il divieto di aderire a boicottaggi o disinvestimenti contro Israele. Mamdani, però, non ha cancellato l’Ufficio comunale per il contrasto all’antisemitismo, istituito da Adams, ribadendo l’impegno a garantire sicurezza e riconoscimento alla comunità ebraica della città.
Il giuramento di Zohran Mamdani davanti al senatore Bernie Sanders (Ansa).
Mamdani considera il suo mandato come un laboratorio politico da tenere d’occhio
Nel suo discorso inaugurale, Mamdani ha rivendicato apertamente la propria identità di socialista democratico, promettendo di governare come ha fatto in campagna elettorale: con un’agenda centrata su accessibilità economica, diritti sociali e classe lavoratrice. Ha respinto l’idea di «abbassare le aspettative» ora che è in carica, e ha parlato di New York come di un possibile laboratorio politico da osservare a livello nazionale e internazionale. Accanto a lui c’erano gli altri esponenti dell’ala più a sinistra del Partito democratico: Bernie Sanders, che lo ha ufficialmente insediato, e Alexandria Ocasio-Cortez.
L’ultimo bilancio aggiornato della strage di Capodanno a Crans-Montana conta almeno 47 vittime e 112 feriti. Tra loro ci sono anche numerosi italiani: 13 sono ricoverati in ospedale, mentre sei risultano ancora dispersi. È quanto emerge dal bollettino delle autorità svizzere e della Farnesina, mentre proseguono le operazioni di identificazione in una delle peggiori tragedie avvenute negli ultimi anni in una località turistica europea. L’incendio è divampato poco dopo l’1.30 del 31 dicembre nel bar Le Constellation, affollato da decine di giovanissimi riuniti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Le autorità stanno ancora lavorando all’identificazione delle decine di vittime, molte delle quali hanno subito ferite così gravi da rendere difficile la loro immediata identificazione. Per questo motivo le liste dei nomi non sono state ancora pubblicate e non si sa se ci siano cittadini italiani tra i morti.
Gli italiani identificati finora tra i dispersi e i feriti
Tra gli italiani che mancano ancora all’appello c’è Giovanni Tamburi, 16 anni, di Bologna: era in vacanza con il padre e sarebbe stato visto per l’ultima volta mentre tentava di fuggire dal locale in fiamme. Disperso anche Riccardo Minghetti, sedicenne romano. Nessuna notizia nemmeno di Emanuele Galeppini, 17 anni, genovese, che viveva con la famiglia a Dubai e aveva telefonato a casa per gli auguri poco prima della tragedia. È ancora irreperibile Chiara Costanzo, 16 anni, di Milano, attesa per ore invano negli ospedali svizzeri dai familiari. Sul fronte dei feriti, c’è Francesca Nota, 16 anni, milanese, è in coma all’ospedale di Zurigo e non è stata trasferita perché non trasportabile. Nella serata di ieri sono invece arrivati al Niguarda di Milano Giuseppe Giola, 16 anni, di Milano, Manfredi Marcucci, 16 anni, romano, ed Eleonora Palmieri, 29 anni, di Cattolica: hanno ustioni gravi ma non sarebbero in pericolo di vita.
Una squadra del soccorso alpino nella cittadina svizzera di Crans-Montana (Ansa).
Le ipotesi sulle cause dell’incendio
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo sarebbe stato innescato da candele scintillanti fissate su bottiglie di champagne, sollevate verso il soffitto in legno durante i festeggiamenti. Le autorità parlano di una dinamica di “flashover“: il rapido accumulo di calore e gas combusti sotto il soffitto avrebbe provocato l’estensione improvvisa delle fiamme a tutto l’ambiente: un evento considerato tra i peggiori dai vigili del fuoco. È stata aperta un’inchiesta per chiarire le responsabilità, mentre è stata esclusa fin dall’inizio l’ipotesi di un attacco terroristico.
È salito ad almeno 47 morti e un centinaio di feriti il bilancio dell’incendio divampato la notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Lo riporta il quotidiano svizzero Blick. Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, tra i dispersi ci sono almeno 16 italiani che si teme possano essere rimasti coinvolti nel rogo. Tajani ha aggiunto che 12sono stati rintracciati negli ospedali svizzeri. «Mi auguro non ci siano vittime ma non possiamo escludere nulla», ha dichiarato a SkyTg24, spiegando che «la situazione è caotica». I soccorritori, infatti, stanno procedendo con cautela all’interno del locale in quanto pericolante, e non tutte le vittime sono immediatamente identificabili a causa delle gravi ustioni riportate. Il vicepremier ha inoltre annunciato il trasferimento in Italia di tre ustionati gravi all’ospedale Niguarda.
ALERTE INFO – Une explosion a déclenché un incendie dans un bar de Crans-Montana (VS) lors des festivités du Nouvel An, faisant plusieurs morts et blessés graves. (Blick) pic.twitter.com/GKiGZfTETs
In una nota di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha espresso «le più sentite condoglianze per il drammatico incendio verificatosi in Svizzera, a Crans-Montana». La presidente del Consiglio «segue con attenzione l’evolversi della situazione» ed è «in stretto contatto» con Tajani «al fine di assumere tutte le informazioni sull’accaduto e sul possibile coinvolgimento di connazionali». Nel comunicato, Meloni ringrazia anche «le risorse della Protezione civile già operative» ed esprime vicinanza «ai familiari delle vittime, ai feriti, alle istituzioni e al popolo elvetici».
A nome mio e del Governo, esprimo le più sentite condoglianze per il drammatico incendio verificatosi in Svizzera, a Crans-Montana.
Seguo con attenzione l’evolversi della situazione al fine di assumere tutte le informazioni sull'accaduto e sul possibile coinvolgimento di…
La polizia cantonale ha escluso l’origine dolosa del rogo, ma le cause restano in fase di accertamento. Due giovani francesi hanno raccontato a BfmTv che sarebbe partito da alcune candeline di compleanno accese dai camerieri su bottiglie di champagne. Una testimone ha riferito: «Durante la serata, un cameriere è salito sulle spalle di un altro cameriere. Teneva in mano una candelina di compleanno, che era molto vicina al soffitto e il soffitto ha preso fuoco in un paio di minuti». Le autorità cantonali hanno spiegato che la tragedia sarebbe stata causata da un flashover, ovvero un «fenomeno pericolosissimo che vede il fuoco propagarsi all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi provocando una o più esplosioni». I testimoni hanno raccontato anche di aver avuto difficoltà con l’evacuazione: all’interno del locale era presente una sola via di accesso e di fuga nel seminterrato.