Ora è ufficiale: la Fontana di Trevi diventa a pagamento, almeno per i turisti. Lo ha annunciato Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, in una conferenza stampa alla sala Esedra, spiegando che dal primo febbraio 2026 verrà istituto «un biglietto a pagamento per i turisti» per sei siti monumentali e museali della Capitale, che finora erano gratuiti: Fontana di Trevi appunto (solo per l’ingresso davanti al catino con un ticket di 2 euro), Villa di Massenzio, Museo Napoleonico, Museo Carlo Baracco, Museo Pilotti e Museo Canonica. Il primo cittadino ha poi aggiunto che l’ingresso a tutti i musei e siti monumentali di Roma Capitale sarà gratuito, sempre dal primo febbraio, per le persone residenti nella città metropolitana.
Si possono presentare dal 18 dicembre le domande per partecipare al bando Disegni+ 2025, l’incentivo economico che può arrivare fino a 60 mila euro del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) a favore di titolari di disegni e modelli oggetto del progetto di valorizzazione. Il Mimit chiarisce che, per essere ammessi alla domanda di contributo, i disegni devono essere già registrati a partire dal 1° gennaio 2023. Pertanto, la registrazione deve essere conclusa e pienamente efficace. Non è sufficiente, invece, il semplice deposito.
Bando Disegni+ 2025, chi può richiedere l’incentivo fino a 60 mila euro?
La sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) nello storico Palazzo Piacentini, in Via Veneto a Roma (Ansafoto).
Il Mimit ha aperto il 18 dicembre 2025 la finestra per la presentazione della richiesta degli incentivi in conto capitale Disegni+ 2025, aventi a oggetto la valorizzazione di disegni e modelli. La dotazione finanziaria di quest’anno è pari a 10 milioni di euro. Possono presentare domanda tutte le imprese micro, piccole e medie, aventi sede legale e operativa in Italia. Tra gli ultimi chiarimenti del ministero delle Imprese e del Made in Italy figura quello relativo alle ditte individuali che sono ammesse a partecipare al bando, purché rientrino nel perimetro delle Pmi. Pertanto, il regolamento del bando esclude i liberi professionisti, anche e titolari di partita Iva, e le persone fisiche che non svolgono attività d’impresa.
Quali sono i requisiti richiesti dal bando Disegni+ 2025?
Tutte le imprese, dalle micro alle medie, possono inviare la domanda purché alla data dell’istanza, siano titolari di un disegno. Le caratteristiche del modello ai fini dell’ammissibilità sono riportate nella pagina del Mimit relativa al bando Disegni+. In particolare, la registrazione, effettuata presso Uibm, Euipo o Ompi a partire dalla data del 1° gennaio 2023, deve essere già conclusa e pienamente efficace al momento della trasmissione dell’istanza. La misura dell’incentivo del bando Disegn+ è pari all’80 per cento delle spese, entro la soglia massima di 60 mila euro. Il possesso della certificazione della parità di genere consente di ampliare la percentuale all’85 per cento. Le spese ammesse sono quelle riguardanti l’acquisto di servizi, per lo più di consulenza, al fine di valorizzare, mettere in produzione e offrire sul mercato il disegno stesso. Maggiori approfondimenti sulle spese sono reperibili nella pagina specifica del Mimit, seguendo il percorso Tutti gli incentivi > Disegni+ 2025.
Come inviare la domanda degli incentivi sui modelli?
La domanda di partecipazione al bando Disegni+ deve essere presentata mediante la piattaforma telematica messa a disposizione dal Mimit e accessibile cercando su un motore «2025 disegni più». Si può inviare la richiesta dei contributi fino alle ore 18.00 di tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, fino all’esaurimento delle risorse stanziate.
Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso note le date delle iscrizioni a scuola per l’anno 2026-2027 con una circolare pubblicata nella giornata del 17 dicembre. Date e indicazioni operative per effettuare l’ammissione agli istituti nel prossimo anno riguardano le prime classi delle scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado. Ecco, quindi, cosa c’è da sapere su come effettuare le iscrizioni la cui finestra temporale per presentare la pratica si aprirà tra meno di un mese.
Iscrizioni scuola 2026-2027, da quando si possono fare?
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la nota operativa con le indicazioni per le iscrizioni scolastiche per l’anno 2026/2027 (Ansafoto).
Ci sarà tempo dalle ore 8.00 del 13 gennaio alle ore 20.00 del 14 febbraio 2026 per effettuare le iscrizioni dei propri figli al primo anno di scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo o secondo grado. Secondo le stime del ministero dell’Istruzione e del Merito, saranno coinvolti i genitori di 1,3 milioni di alunni per l’anno scolastico 2026-2027. La domanda di iscrizione alle scuole primarie e secondarie possono essere effettuate sulla piattaforma telematica «Unica», accessibile collegandosi al sito istituzionale https://unica.istruzione.gov.it/it/orientamento/iscrizioni. Devono essere portate a mano presso le segreterie e in modalità cartacea, le domande di iscrizione alle scuole dell’infanzia, nonché agli istituti della Valle d’Aosta, di Bolzano e Trento e per alcuni percorsi di istruzione indicati dal ministero.
Qual è il sito e la procedura per le iscrizioni scuola 2026-2027?
Per presentare la domanda di iscrizione online sul portale «Unica» è necessario che i genitori degli alunni accedano con le proprie credenziali Spid, Carta d’identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) o eIdas (Electronic identification authentication and signature). Una volta entrati in «Compila la domanda», occorre immettere i dati delle tre sezioni relative all’alunno, alla famiglia e ad almeno una scuola, quella di prima scelta. Le scuole indicate come seconda e terza opzione saranno utili solo nel caso in cui la prima non abbia disponibilità di posti per l’anno scolastico 2026-2027.
Dove avere informazioni per iscrivere i propri figli a scuola?
Il portale «Unica» informa che si possono effettuare anche le iscrizioni ai corsi di istruzione e formazione erogati dalle istituzioni formative accreditate dalle Regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Sono disponibili anche i percorsi di studio della filiera tecnologico-professionale 4+2 e il nuovo indirizzo del liceo del made in Italy. Sullo stesso portale sono disponibili, in basso alla home page:
la guida alle iscrizioni;
le Faq con domande e risposte ai dubbi più frequenti;
i contatti di assistenza telefonica con gli orari per telefonare.
Nella giornata del 18 dicembre 2025, il Servizio concorsi della Direzione centrale per gli affari generali e le politiche del personale della Polizia di Stato del ministero dell’Interno ha pubblicato il bando di concorso pubblico per reperire 46 atleti da assegnare ai gruppi sportivi «Polizia di Stato – Fiamme Oro». I vincitori delle prove selettive saranno inquadrati nel ruolo degli agenti e assistenti della Polizia di Stato con la qualifica di agente. All’interno del bando è riportata la ripartizione dei 46 posti e le discipline nelle quali si cercano i concorrenti. Ecco, quindi, quali sono le informazioni essenziali per prendere parte alle selezioni, dove reperire il bando e come inviare la domanda entro la scadenza delle ore 23.59 del 17 gennaio 2026.
Concorso Polizia 2025 atleti, quali sono i requisiti per partecipare?
Concorrenti in attesa di fare la prova di un concorso (Imagoeconomica).
Ci si può candidare al concorso in Polizia 2025, il bando pubblicato dal ministero dell’Interno per ricoprire 46 posti da atleta che entreranno nei gruppi sportivi della «Polizia di Stato – Fiamme Oro». All’articolo 1 del bando è riportata la ripartizione dei posti, con l’indicazione di ciascuna disciplina sportiva. Tutti gli interessati possono prenderne visione e riportare l’esatto codice riferito alla specialità sportiva nella quale siano preparati. L’articolo 2, inoltre, richiede il possesso dei requisiti di carattere generico. Tra i requisiti di studio e specifici, si richiede invece:
il possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado o equipollente;
il riconoscimento del Coni e delle altre federazioni sportive nazionali come atleta di interesse nazionale;
il possesso di almeno uno dei titoli sportivi elencati al comma 1, dell’articolo 8, del bando stesso;
il possesso dell’idoneità fisica, psichica e attitudinale.
Le procedure selettive consistono nell’accertamento psico-fisico e attitudinale e nella valutazione dei titoli di ciascun candidato. Tutte le informazioni sono reperibili sul bando, a partire dall’articolo 5.
Come inviare la domanda di candidatura al bando per 46 posti da atleta?
Per l’invio della domanda di partecipazione al concorso per atleti, la Polizia di Stato mette a disposizione una propria piattaforma telematica il cui indirizzo è reperibile:
sul bando;
cercando su un motore «Concorsi online Polizia di Stato»;
facendo una ricerca sul Portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa) della pagina del concorso e cliccando sul tasto «Invia la tua candidatura» (link di reindirizzamento).
Dopo aver fatto l’accesso con Spid, Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns), si richiede agli interessati di compilare il form di domanda in ogni sua parte e di allegare i documenti richiesti dal bando. Inoltre, i concorrenti devono inviare, entro la stessa scadenza della domanda, l’attestazione dalla Federazione Sportiva Nazionale interessata (Allegato 2), debitamente compilata, all’indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) reperibile al punto 5), dell’articolo 3 del bando. Il mancato invio di questo documento comporta l’esclusione del candidato dalla procedura concorsuale.
Annuncio a sorpresa per Federica Pellegrini. L’ex nuotatrice e il marito Matteo Giunta aspettano una seconda figlia. A rivelarlo è stata la stessa Divina con una foto in bianco e nero sui social in cui ha mostrato il pancione, circondato dalle sue mani assieme a quelle del partner e della primogenita Matilde. «Piovono polpette», ha scritto la campionessa olimpica citando il celebre film di animazione del 2009. «Inaspettata, come le sorprese più belle». Il resto del messaggio svela che sarà ancora una volta fiocco rosa: «Ti aspettiamo piccolina». Pellegrini è diventata mamma il 3 gennaio 2024 dopo un parto complicato, che la stessa ex stella del nuoto ha raccontato in un’intervista al Corriere.
Federica Pellegrini, allarme rientrato per la figlia Matilde
La notizia della gravidanza è arrivata a pochi giorni di distanza dalla grande paura per la primogenita Matilde, ricoverata in ospedale per convulsioni febbrili. «Siamo tornate a casa, sta molto meglio», ha scritto in una story che ha immortalato l’albero di Natale addobbato. «Grazie a tutti per i messaggi di affetto». In precedenza, Pellegrini aveva raccontato in un post la corsa all’Ospedale del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, a pochi chilometri da Verona.
Dopo la strage di Bondi Beach, in cui hanno perso la vita 15 persone di fede ebraica che stavano celebrando il primo giorno di Hanukkah, il governo australiano istituirà un importante programma nazionale di riacquisto delle armi da fuoco in eccedenza, recentemente vietate e illegali. Lo ha annunciato il primo ministro Anthony Albanese. Si tratterà del più grande National Gun Buyback da quello avviato nel 1996 dall’amministrazione di John Howard all’indomani della strage di Port Arthur, che vide un uomo fare fuoco sui turisti uccidendo 35 persone.
Anthony Albanese (Ansa).
Oggi ci sono oltre quattro milioni di armi da fuoco in Australia
«Quanto successo a Bondi Beach dimostra che dobbiamo togliere le armi dalle nostre strade. Sappiamo che uno dei terroristi (Sajid Akram, ndr) era titolare di un porto d’armi e possedeva sei pistole, nonostante vivesse nel cuore della periferia di Sydney, a Bonnyrigg. Non c’è motivo per cui qualcuno in quella situazione avesse bisogno di così tante pistole», ha affermato Albanese, aggiungendo che «oggi ci sono oltre quattro milioni di armi da fuoco in Australia, più di quante ce ne fossero all’epoca del massacro di Port Arthur».
Il governo limiterà le licenze permanenti e i tipi di armi consentiti
I costi del programma di riacquisto delle armi verranno ripartiti tra il governo federale e i vari Stati australiani, ha chiarito Albanese. L’Australian Federal Police ne supervisionerà la distruzione. Il Consiglio dei ministri di Canberra ha inoltre concordato di porre dei limiti al numero di armi da fuoco che una persona può possedere, di limitare le licenze permanenti e i tipi di armi consentiti, così come di rendere la cittadinanza australiana una condizione per ottenere una licenza.
Osvaldo De Paolini è stato nominato nuovo condirettore del Giornale. Affiancherà alla guida del quotidiano il direttore responsabile Tommaso Cerno, incarica dal primo dicembre, e il direttore editoriale Vittorio Feltri. La nomina è stata annunciata dal presidente di Editoria Italia Giampaolo Angelucci. De Paolini era, fino a sabato 13 dicembre, il vice direttore.
Niente più corse dal medico solo per farsi aprire un certificato di malattia: con il nuovo disegno di legge sulle semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entra finalmente nella norma l’idea della televisita per giustificare l’assenza dal lavoro. In pratica, il certificato potrà essere rilasciato anche da remoto, senza passare per l’ambulatorio o chiedere una visita a domicilio. È una richiesta che arriva da anni dai medici di famiglia, stanchi – parole della loro federazione, la Fimmg – dell’«eccessivo carico burocratico» sulle loro giornate. La legge è entrata in vigore il 18 dicembre, ma la novità non scatterà subito.
Certificato online: serve ancora un accordo Stato-Regioni
Ricettario Tessera sanitaria (Imagoeconomica).
La possibilità di certificare la malattia online è prevista dall’articolo 58 del provvedimento, che equipara la telemedicina alla visita in presenza. Ma per renderla operativa bisogna prima passare per la Conferenza Stato-Regioni: Iì, su proposta del ministro della Salute, saranno stabiliti i casi in cui si può ricorrere alla televisita e con quali modalità. Nessuna scadenza è fissata nel testo, quindi fino all’accordo restano valide le regole attuali: il medico deve verificare di persona le condizioni del paziente. La tutela contro i certificati falsi non cambia, con sanzioni severe sia per i lavoratori sia per i medici. La Fimmg ha già detto che seguirà da vicino i passaggi tecnici, ricordando l’esperienza maturata con le certificazioni Covid.
Ricette ripetibili fino a 12 mesi per i pazienti cronici
Il dal interviene anche sulle prescrizioni: l’articolo 62 consente ai medici di medicina generale di estendere fino a 12 mesi la validità delle ricette per i pazienti cronici, riducendo la necessità di passare in ambulatorio solo per rinnovare la terapia. Anche questa misura non è immediata: servirà un decreto attuativo del ministero della Salute, di concerto con l’Economia, previsto entro 90 giorni dall’entrata in vigore della leqge. La norma prevede inoltre che i farmaci possano essere ritirati anche con una documentazione di dimissione ospedaliera o un referto di pronto soccorso, senza aspettare la ricetta successiva.
Giovedì mattina la polizia ha sgomberato il centro sociale Askatasuna, al termine di perquisizioni legate alle indagini su recenti disordini, tra cui l’assalto alla sede de La Stampa e i vandalismi alle Officine Grandi Riparazioni. Sei persone sono state trovate a dormire al terzo piano, in violazione dell’accordo siglato nel 2024 con il Comune, che prevedeva l’uso limitato al piano terra. Il sindaco Stefano Lo Russo ha dichiarato «cessato» il patto. Dopo l’intervento, le porte sono state murate, tre scuole della zona sono state chiuse per 48 ore e un tratto di corso Regina Margherita è stato interdetto al traffico.
La storia dell’Askatasuna
Askatasuna (Ansa).
L’Askatasuna –che significa “libertà“in basco – occupava dal 15 ottobre 1996 una palazzina comunale di fine Ottocento in corso Regina Margherita 47, nel quartiere Vanchiglia. L’edificio era stato costruito nel 1880 per ospitare istituti di beneficenza riuniti nell’Opera Pia Reynero, poi abbandonato dal 1981. I primi due piani erano dedicati alle attività pubbliche: concerti, assemblee politiche, cene sociali, seminari, laboratori artistici, una camera oscura, una sala di registrazione, una biblioteca e uno sportello per persone in difficoltà abitativa. Il collettivo ha cercato un rapporto con il quartiere, lavorando su diritto alla casa, lavoro e infanzia.
Alcuni attivisti tentano di opporsi allo sgombero (Ansa).
Nel tempo l’Askatasuna è diventato uno dei principali poli dell’area autonoma: manifestazioni contro Forza Nuova, cortei filo-palestinesi, iniziative contro Cot e sfratti, partecipazione al Primo Maggio torinese e alle mobilitazioni No Tav. Perquisizioni e procedimenti giudiziari hanno segnato la sua storia, così come momenti di esposizione internazionale, incontri con militanti stranieri e la partecipazione di attivisti a esperienze in Siria accanto ai curdi. A gennaio 2024 il Comune aveva riconosciuto lo stabile come «bene comune» e avviato una cogestione, prevedendo la liberazione dei piani inagibili. Il 18 dicembre 2025 il sindaco Lo Russo ha dichiarato chiuso quel percorso: lo sgombero ha posto fine a quasi 30 di occupazione.
Dopo decenni passati tra Londra, Bahamas e Cipro, il (Master)chef stellato Giorgio Locatelli ha confessato ancora la sua intenzione di rientrare a casa, in Italia. «È lì che voglio tornare, mia moglie adora il calore della gente e la vita meno frenetica. Voglio aprire un progetto tutto mio», magari al Sud, ha detto al Sole 24 Ore.
Giorgio Locatelli (dal sito di Locatelli National Gallery).
Secondo i maligni, però, i veri i motivi del ritorno sarebbero un po’ meno nobili: gli affari di Locatelli sembrano non brillare più. Per anni, Locanda Locatelli – chiusa a fine 2024 – è stato il migliore ristorante italiano nella capitale britannica. Vi si attovagliavano celebrità e vip: dall’allora Principe Carlo, cliente abituale, al cantante dei Coldplay Chris Martin, fino a Madonna. Negli ultimi anni, però, la fama del ristorante si era appannata. Almeno per gli esigentissimi palati italici che in qualche occasione – come la cena organizzata da Trenitalia per la stampa per il lancio di Avanti West Coast nel 2019 – ebbero da ridire sulla proposta culinaria dello chef. Ma si sa, noi italiani siamo difficili in materia di cibo. Fatto sta che lo scorso Capodanno, la Locanda chiuse i battenti per gli insostenibili costi di gestione. Il contratto di locazione, come raccontò Locatelli, era in scadenza e non venne trovato un accordo per il rinnovo. «La richiesta di affitto era troppo alta. E non ho cercato altrove perché le locazioni sono troppo care in centro città», ricordò in un’intervista al Corriere dello scorso marzo. A proposito, l’asta dei vini del ristorante – 400 bottiglie – ha fruttato recentemente intorno alle 500 mila sterline. Locatelli, che è pure accademico dellaRoyal Academy of Culinary Art e segue una scuola a Camden Town, non si è dato per vinto, e ha aperto un ristorante definito easy chic all’interno della National Gallery dove propone una cucina popolare, a prezzi accessibili, e alla cui inaugurazione hanno partecipato sia l’affezionato Carlo sia la regina Camilla.
Diciamolo, un museo non è esattamente il luogo più adatto a uno chef stellato. Con l’inizio della nuova stagione di MasterChef, Locatelli ha rilanciato così l’idea di tornare alle sue radici. «Tutto quello che ho imparato nel mondo, dalla disciplina londinese al caos delle Bahamas, dalla multiculturalità di Cipro alla storia della National Gallery, vorrei riportarlo lì», in Italia, ha raccontato sempre al Sole. «Non per tornare indietro, ma per tornare avanti. Perché la cucina italiana vive quando rinasce».
Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri al photocall di MasterChef (ANsa).
Vedremo se il progetto prenderà corpo. Nel frattempo, dimenticandosi un istante delle radici, Locatelli ha prestato volto e nome ai cugini francesi per lo spot del Brie Président, brand di punta del gruppo Lactalis. Come on, o meglio Allez, vas-y.
Una mattinata indimenticabile, quella passata negli inferi romani per festeggiare la nascita di due stazioni della metropolitana. In compagnia del patron di WebuildPietro Salini e dei ministri Matteo Salvini (Trasporti) e Alessandro Giuli (Cultura), più ovviamente il primo cittadino della Capitale. Certo, quando poi risali al “mondo di sopra” grazie al cosiddetto “oculus” guardi la maestosità del Colosseo e tutto acquisisce un senso, anche se ti stai ancora girando intorno per difenderti dai borseggiatori.
Roberto Gualtieri la spara grossa e dice che «verranno 200 milioni di turisti per vedere le nuove stazioni della metro». Vedremo. Fatto sta che il “vernissage” ha regalato momenti di rara ilarità: si comincia con la classica ressa dei fotografi, chiusi in un recinto, manco fossero belve feroci da portare nel vicino Colosseo. Immancabile il sindaco influencer, che con i suoi video sui social sbanca e spacca. E qualcuno sotto l’ultimo post commenta: «C’avemo fatta», qualcun altro invece chiede un «murales sul capitano» (Totti, non Salvini) per abbellire archeologicamente ancora di più l’ambiente. Intanto i giornalisti girano liberamente in tutti gli spazi possibili, intenti a fotografare qualsiasi cosa con il cellulare.
Chi si lamenta di più è il re dei fotografi della Capitale, l’88enne Umberto Pizzi. E così Luigi Coldagelli, braccio destro di Gualtieri, lo estrae dalla massa conducendolo fuori dalla “gabbia”. Inevitabili le proteste di quelli che restano confinati. C’è poi chi si accorge che sotto sotto, al livello dei treni della metropolitana, i telefonini non funzionano, alla faccia della campagna che spopola per il wi-fi nell’underground.
I giornalisti volevano il ministro Salvini per torchiarlo sulle grandi opere
Quindi arriva il turno delle interviste, giustamente suddivise per “competenze” (si fa per dire), con divertenti siparietti causati dalla somiglianza dei cognomi Salini e Salvini: i giornalisti volevano il ministro per torchiarlo sulle grandi opere, a cominciare dal Ponte sullo Stretto di Messina, e l’ufficio stampa di Webuild portava il costruttore. La povera addetta con la faccia allibita e gli occhioni sgranati, davanti alle proteste, aveva l’espressione di chi chiede «ma come, non volevate lui?».
Non potevano mancare i guasti alle scale mobili e agli ascensori
Il tempo passa, e pure le tecnologie si stancano a Roma, dopo aver lavorato un po’. Il primo segnale? I guasti alle scale mobili e agli ascensori. «Capirai, dopo aver portato ministri e vari vip, si sono stufate», dice un addetto alla stazione. Qualcuno ipotizza l’esistenza di un “ascensore blu”, come le auto blu del potere, anche se non sono più blu ma canna di fucile o “grigio Milano”. Comunque, per le riprese televisive funzionavano, e tutto sommato è questo che conta, no?
Ora che si è rotta la prima scala mobile, si può dire davvero che la nuova stazione della metro di Roma Colosseo è aperta pic.twitter.com/TTaS1JyOF2
Alla fine si sono esibiti tre pesi massimi della politica, e ognuno di un partito diverso: Gualtieri del Partito democratico, Salvini della Lega e Giuli di Fratelli d’Italia. Ce n’è per tutti, e quando bisogna tagliare nastri nessuno si tira indietro, figuriamoci. Mancavano solo i pentastellati alla festa romana. Il più democristiano di tutti? Il costruttore Salini.
I cantieri puntano alle prossime mete, destinazione piazzale Clodio…
A dire il vero le stazioni da inaugurare erano due, ma a qualcuno la cosa potrebbe essere sfuggita: Porta Metronia non doveva finire nel dimenticatoio, pur essendo certamente meno nota di quella Colosseo/Fori Imperiali. E poi c’è il futuro, che non è formato solo da archeostazioni. Già, perché i cantieri devono puntare verso le prossime mete, con destinazione piazzale Clodio. Sì, proprio dove c’è la città giudiziaria che attira ogni giorno decine di migliaia di persone tra innocenti e colpevoli, clienti e avvocati, magistrati e cancellieri. Il luogo dove fatalmente finiscono tanti appalti e gare della pubblica amministrazione…
Nella giornata del 17 dicembre 2025, l’Inps ha pubblicato il bando di concorso per assegnare 13.228 borse di studio del valore di 2 mila euro ciascuna. Si tratta di un contributo economico a sostegno dei corsi di laurea universitari e di specializzazione post lauream universitari relativi all’anno accademico 2023-2024. La domanda si può trasmettere a partire dalle ore 12.00 del 29 gennaio 2026 e fino allo stesso orario del 2 marzo 2026. Ecco, quindi, chi può richiedere le borse di studio dell’Inps e come utilizzare il portale per trasmettere la domanda.
Bando Inps 2025 borse studio, chi può partecipare?
Studenti presso l’Università La Sapienza di Roma (Ansafoto).
Si aprirà a fine gennaio prossimo la finestra temporale per rispondere al bando di concorso per l’assegnazione di borse di studio a sostegno di corsi universitari di laurea e di specializzazione post laurea inerenti l’anno accademico 2023-2024. La richiesta può essere presentata a favore di figli e orfani degli iscritti:
alla Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali, sia dipendenti che pensionati;
alla Gestione Assistenza Magistrale, sia dipendenti che pensionati;
al Fondo Ipost.
Come posso ottenere una borsa di studio di 2000 euro?
Gli interessati a presentare la domanda per le borse di studio Inps devono far riferimento all’anno accademico 2023-2024, periodo per il quale si richiede di essere stati iscritti a un corso di laurea o post laurea. Pertanto, il numero e le tipologie dei contributi che l’Inps distribuirà agli aventi diritto sono elencati come di seguito:
9.900 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 2.900 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 45 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava corsi di laurea triennale, magistrale o a ciclo unico in un Conservatorio o in Istituti Musicali parificati e Accademie di Belle Arti o corrispondenti a corsi universitari di studio all’estero legalmente riconosciuti in Italia;
300 borse di studio per i figli o gli orfani dei dipendenti e pensionati della Gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali (più 80 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione Assistenza Magistrale e 3 borse per i figli od orfani di dipendenti e pensionati della Gestione ex Ipost) del valore di 2 mila euro ciascuna per chi, nell’anno accademico 2023-2024, frequentava dei corsi di specializzazione post laurea.
Quali sono i requisiti del bando Inps 2025 borse studio?
Per l’ammissione tra i beneficiari delle borse di studio dell’Inps, oltre ai requisiti sopra esposti, l’articolo 3 del bando – reperibile sul portale dell’istituto di previdenza – richiede, tra i vari criteri, l’età inferiore a 32 anni al momento della scadenza del bando e l’assenza di borse di studio già fruite per lo stesso anno accademico accreditate dall’Inps o da altre istituzioni pubbliche e private dell’importo di almeno il 50 per cento dell’agevolazione messa a concorso.
Quali sono i bonus Inps per gli studenti nel 2025?
Studenti universitari (Freepik).
Per l’invio della domanda è necessario essere in possesso dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) aggiornato, da richiedere preventivamente sul portale dell’Inps mediante domanda del Documento sostitutivo unico (Dsu). Con questo documento è possibile procedere con la domanda della borsa di studio da effettuare sempre sul portale dell’Inps, all’interno della sezione «Portale Prestazioni Welfare», entrando nel campo «Approfondisci» e seguendo il percorso «Accedi all’area tematica», «Vai a gestione domanda», «Utilizza il servizio» dove è presente la voce dedicata alle borse di studio universitarie e ai corsi di specializzazione.
Il linguaggio, come il mondo, è in continua evoluzione. Giorno dopo giorno, nuovi termini entrano nella quotidianità della gente per indicare sensazioni, avvenimenti, mutamenti e novità di tutto ciò che ci circonda. Ne è la prova il libro dell’anno Treccani 2025, che l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana ha appena pubblicato e che contiene una sezione dedicata ai neologismi più recenti che raccontano temi di cronaca, politica ed economia, ma anche sport e tecnologia. Da ingiocabile dedicato alle vittorie di Jannik Sinner a la qualunque ispirato all’iconico personaggio di Antonio Albanese Cetto, ecco quelli più significativi.
Politica, economia e cronaca: i neologismi del 2025 per la Treccani
Diversi neologismi inseriti nel libro dell’anno Treccani 2025 derivano dalla politica. Basti pensare, per esempio, a Pro-Pal e sumud, strettamente legati al conflitto in Medio Oriente. Il primo indica «chi sostiene la causa politica del popolo palestinese», mentre il secondo, derivato dall’arabo, «resilienza, resistenza, speranza nel futuro e solidarietà intesi come valori culturali e politici dei palestinesi che intendono restare nelle terre dove abitano». Di matrice internazionale Brandmauer, «in Germania l’isolamento politico delle forze di estrema destra di tradizione o ispirazione nazista». L’economia ha invece ha contribuito all’introduzione di espressioni come bullismo economico, utilizzata «in senso fortemente polemico per indicare un’azione di sopraffazione esercitata con l’intento di imporre delle condizioni sfavorevoli agli altri attori attivi sulla scena», oppure controdazio, «il dazio che colpisce come strumento di ritorsione». Senza dimenticare cryptogate, «uno scandalo legato all’emissione di criptovalute».
Un corteo pro-Pal a Milano (Ansa).
Sui neologismi del libro dell’anno Treccani 2025 pesa anche l’impatto della cronaca, sia nazionale sia internazionale. Ne sono la prova affidopoli, «il presunto scandalo dello scorretto affidamento diretto di appalti», oppure maranza, termine che nel linguaggio comune viene usato per indicare «giovani che fanno parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccare briga». Dall’estero arriva droga degli zombie, espressione prettamente giornalistica per indicare il Fentanyl, oppiaceo analgesico assunto illegalmente come stupefacente molto potente. C’è poi tornanza, che indica «l’azione, il fatto di ritornare nel luogo di origine». Vi sono infine anche rifugio climatico, «luogo pubblico o privato in grado di offrire rifugio da temperature estreme», e kiss cam, «la telecamera che riprende le coppie sugli spalti che si baciano» divenuta virale a un concerto dei Coldplay.
Tecnologia, curiosità e sport: i nuovi termini dell’anno
Dalla tecnologia, il linguaggio italiano ha ereditato espressioni come allucinazione IA, utilizzata per identificare gli errori dell’intelligenza artificiale, oppure nudificazione, ossia «la creazione abusiva e illegale di falsi nudi, perlopiù femminili». Hi-tech protagonista anche con broligarchia, «la ristretta cerchia di uomini ricchi e potenti, rappresentati da grandi aziende nell’ambito delle tecnologie più avanzate, competitive e innovative, che condizionano o mirano a condizionare orientamenti politici e scelte dei governi», oppure metatelefono, «rettangolo di plastica trasparente simile a un cellulare ma finto». È un tributo a Sinner invece ingiocabile, «detto di atleta o di squadra così forte che non ci si può giocare contro». Curioso infine la qualunque, «una cosa qualunque detta a sproposito» che si ispira a Cetto la Qualunque, ideato da Antonio Albanese. Nel libro dell’anno romantasy, «genere di narrativa che intreccia storie d’amore appassionate e temi del fantasy avventuroso», e occhi spaccanti «che sprigionano uno sguardo intenso».
Antonio Albanese nei panni di Cetto la Qualunque (Ansa).
Il direttore di LimesLucio Caracciolo respinge l’idea che la rivista abbia assunto una linea filorussa e replica con fermezza alle dimissioni di quattro firme dal Consiglio scientifico, dopo giorni di accuse pubbliche. «La guerra non può essere un alibi per rinunciare a comprendere il punto di vista di tutte le parti in causa. Questo è il nostro modo di lavorare, senza illusioni perché sappiamo che in guerra la verità è sempre accompagnata da una scorta di bugie», spiega il direttore al Corriere della Sera. I quattro che hanno lasciatola rivista sono Vincenzo Camporini, ex generale e capo di Stato maggiore della Difesa, il professore della John Cabot University Federigo Argentieri, l’analista Franz Gustincich e l’economista Giorgio Arfaras.
Le accuse mosse a Limes
Camporini ha motivato l’addio a Limes così: «Non potevo restare un minuto di più accanto a tutti quei filoputiniani sfegatati», accusando Caracciolo di essere «troppo filorusso e antieuropeista» e sostenendo che «riguardo all’Europa la pensa ormai come Donald Trump». L’accusa più concreta riguarda le mappe pubblicate dopo l’annessione della Crimea, rappresentata come Russia. Per Argentieri, la copertura della guerra in Ucraina sarebbe «una nube tossica che avvelena il pubblico» e il direttore, in quanto fonte autorevole, contribuirebbe «alla disinformazione».
Per la rivista Limes la Crimea è Russia, le regioni ucraine di Donetsk e Luhansk sono «territori filorussi», mentre l’Ucraina è «aspirante avanguardia antirussa». E dell’invasione putiniana non c’è traccia. pic.twitter.com/ePUS3a7xfl
Caracciolo: «Compito dell’informazione non è di militare»
Caracciolo respinge le accuse sulle mappe: «Dobbiamo fare un buon servizio al lettore. Chiunque va a Sebastopoli si accorge che si trova in Russia e non in Ucraina. Le nostre cartine indicano la realtà com’è, non come dovrebbe essere». Rivendica il pluralismo («compito dell’informazione non è di militare ma di offrire al lettore tutti gli strumenti utili a capire ciò che accade») e ammette un errore: alla vigilia del 24 febbraio 2022 aveva escluso un’invasione russa. «È vero ho sbagliato, mi succede. E resto convinto che la Russia abbia fatto una follia».
Il caso accende anche la politica
Il caso è diventato anche terreno di scontro tra Pd e M5s sulle posizioni opposte rispetto alla guerra in Ucraina. La deputata del M5s Chiara Appendino ha scritto su X che «Lucio Caracciolo è sotto attacco perché la sua rivista fa quello che il giornalismo dovrebbe sempre fare: dare spazio a tutte le voci e guardare le cose come stanno, non come la propaganda vorrebbe che fossero». Per Appendino «il mainstream taccia di “tradimento” o bolla come “filorusso” chiunque osi uscire dal coro». Collega poi questo clima alla «vergognosa censura» di eventi culturali a Torino e rifiuta «la narrazione della guerra necessaria» e «un’economia di guerra che divora il nostro futuro». Sul fronte opposto, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Pd), che ha replicato al post dell’ex sindaca di Torino così: «Semplicemente, molti autorevoli analisti hanno giustamente preso le distanze da una narrazione tossica e smaccatamente filo putiniana». Picierno definisce «tutto, tranne che giornalismo» la pubblicazione di propagandisti di «un regime criminale».
La scena si ripete ormai con una regolarità che delinea un fenomeno: ogni volta che un fatto scivola fuori dal perimetro del dicibile, ossia ciò che è consentito raccontare senza pagare pegno, a parlare sono i social, mentre i media tradizionali tacciono. Non per pudore, né per improvvisi scrupoli deontologici. Ma perché intervenire significherebbe disturbare un equilibrio di relazioni, conoscenze e convenienze che rischierebbe di ritorcersi contro. È accaduto con la violenta campagna condotta da Fabrizio Corona contro Alfonso Signorini: accuse pesanti di abuso di potere, chat esibite come prova, un sottotesto che richiama il baratto più antico dello show business, sesso in cambio di lavoro e notorietà.
Un’immagine di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia, la docuserie in cinque episodi, in arrivo su Netflix.
Toccherà alla magistratura, e alle immancabili querele, il compito di stabilire se Corona dica il vero o se stia semplicemente recitando l’ennesimo numero da fustigatore morale a gettone. Il punto è un altro. Ed è più scomodo perché mette in crisi un intero ecosistema: la frattura ormai strutturale tra l’informazione tradizionale e quella che viene generata e prospera sulle piattaforme. Una divaricazione che non è più solo tecnologica, ma culturale, etica, persino antropologica.
Per i giornali il costo potenziale supera qualsiasi beneficio
Le clip di Corona nascono su YouTube, migrano su Instagram e TikTok, vengono sezionate, criticate, difese, rilanciate. Vivono di commenti, reazioni, polarizzazioni. I giornali invece, salvo rarissime eccezioni, scelgono di ignorare: non riportare, non citare, non approfondire. Nemmeno rifugiarsi nella formula pigra del caso diventato virale sul web. E non perché manchino gli elementi narrativi che al contrario abbondano, ma perché il costo potenziale supera qualsiasi beneficio.
Alfonso Signorini fuori dalla casa del Grande Fratello Vip (foto Ansa).
L’autocensura, la forma più elegante e ipocrita del silenzio
Querele, inserzionisti, rapporti di filiera, incroci di interessi: l’editoria è diventata un esercizio quotidiano di sopravvivenza dentro un settore i cui numeri sono in drammatica contrazione. Da qui nasce l’autocensura, la forma più elegante e ipocrita del silenzio. Non servono telefonate intimidatorie: basta attenersi alle tacite regole che sovrintendono al mercato editoriale. Chi scrive le conosce, e chi dirige un giornale ancora meglio.
L’informazione ha rinunciato al conflitto per preservare se stessa
Ed è proprio in questo spazio lasciato vuoto che si infilano figure come Corona, che non sono giornalisti ma nemmeno semplici provocatori. Sono sintomi della metamorfosi in atto. Occupano il territorio abbandonato da un’informazione che ha rinunciato al conflitto per preservare se stessa. Quando Corona rivendica di fare vera informazione mente. Ma non quando dice che oggi i giornali certe cose non se le possono più permettere. Non perché siano false, ma perché incompatibili con il sistema di relazioni che ne garantisce la sopravvivenza.
Fabrizio Corona in tribunale a Milano (foto Ansa).
Corona gioca apertamente su questa frattura. Si nutre del silenzio dei media tradizionali per accreditarsi come l’unico che osa parlare, l’unico non condizionato da editori, pubblicità, equilibri di palazzo, amichettismi. È una narrazione interessata, ma efficace. E soprattutto resa credibile dall’esiguità di voci alternative.
Non è libertà contro responsabilità, è esposizione contro protezione
Il risultato è paradossale. Le piattaforme, nate come luoghi del rumore, diventano sedi di discussione pubblica. I giornali, nati per illuminare, scelgono l’ombra. Non è libertà contro responsabilità, come piace raccontarsi nelle redazioni. È esposizione contro protezione. I social non hanno capitale relazionale da difendere. I giornali sì. E lo fanno restringendo il campo d’intervento.
Se nessuno è del tutto innocente, nel silenzio tutti sono complici?
Il caso Corona pone una domanda che comprensibilmente crea più di un imbarazzo: se le accuse toccano il nervo scoperto del potere opaco, trasversale, che governa carriere e ambizioni, perché per l’informazione tradizionale è diventato quasi impossibile anche solo nominarlo? Forse perché quel nervo attraversa anche le redazioni, gli uffici stampa, i salotti televisivi dove tutti si conoscono e dove, proprio perché nessuno è del tutto innocente, nel silenzio tutti sono complici?
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).
Luoghi meno presentabili ma meno permeabili ai condizionamenti
Difficile dire se siamo all’inizio di un #MeToo all’italiana. Intanto però siamo davanti a qualcosa di più rivelatore: la certificazione che il racconto del potere si è spostato altrove, in luoghi meno presentabili ma meno permeabili ai condizionamenti. Non è una buona notizia. Ma è una notizia. E il fatto che a darla siano gli algoritmi, mentre i giornali abbassano lo sguardo, dice molto sullo stato dell’informazione. E forse ancora di più sul sistema che dovrebbe raccontare.
Ci sono personaggi che, per anni, hanno vissuto fuori dal rischio. Hanno attraversato scandali, processi, tempeste mediatiche come se fossero stati protetti da una campana di vetro. Alfonso Signorini, lo storico direttore di Chi, è stato uno di questi. Sempre presente. Sempre centrale. Eppure raramente è finito nell’occhio del ciclone. Era (è) la cassaforte dei segreti della famiglia Berlusconi, come di tanti altri vip e potenti nell’Italia degli ultimi due decenni. Oggi, per la prima volta, quella campana però sembra essersi incrinata.
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).
Le accuse di Fabrizio Corona non sono certo una sentenza. E non hanno nemmeno dato il via (per il momento) a un atto giudiziario. Sono un racconto. Confuso. Iperbolico. Spesso eccessivo. Arrivano in un momento in cui il network attorno a Signorini è meno compatto, di sicuro più fragile di una volta. E questo fa la differenza.
Un frame del trailer di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia, la docuserie in cinque episodi in arrivo su Netflix dal 9 gennaio (foto Ansa).
Signorini, il centro di un sistema che gestiva relazioni, accessi, possibilità
Per la prima volta, infatti, Signorini non appare solo come il narratore del potere mediatico. Ma come uno dei suoi ingranaggi più visibili. È questo il salto che rende la vicenda diversa dalle molte polemiche che lo hanno riguardato negli anni, senza scalfirlo. Corona non lo attacca per una copertina, per una frase, per una scelta editoriale. Lo accusa di essere parte nevralgica di un sistema. Di gestire relazioni, accessi, possibilità. Di avere esercitato un potere non solo narrativo, ma selettivo. Un potere che passa dal decidere chi entra in televisione, chi ottiene visibilità, chi resta fuori. È un’accusa che non ha ancora riscontri giudiziari, ma che colpisce il cuore di quell’immagine di personaggio pubblico che Signorini si è costruito negli ultimi anni.
Le accuse non riguardano ciò che Alfonso racconta. Ma cosa rappresenta
La risposta, da parte di “Alfonsina la pazza” (copyright Dagospia), è stata al momento misurata. Nessuna sceneggiata. Nessuna contro-narrazione social. Nessun tentativo di ribaltare il racconto sul piano emotivo. Solo una frase asciutta: «Ho dato mandato ai miei legali». È una frase che chiude. Ma non spegne. Perché intorno, questa volta, il rumore non è solo gossip. È il suono di una domanda che, come mai accaduto prima, non riguarda ciò che Signorini racconta. Ma cosa rappresenta.
La rottura con Parpiglia e una perdita di copertura e protezione reciproca
Il tempismo è stato tutto in questa vicenda. Le accuse di Corona sono arrivate dopo la rottura con Gabriele Parpiglia con Signorini. Collaboratore storico di Alfonso. Firma riconoscibile. Uomo di fiducia. Un sodalizio durato anni, cresciuto tra redazioni e retroscena, e finito in modo pubblico, ruvido, non pacificato. Quando una coppia professionale di questo tipo si separa così, nel mondo del gossip non è mai solo una questione di caratteri. È una perdita di copertura. Di protezione reciproca. Di silenzi condivisi. È in questo spazio che Corona entra in scena.
Gabriele Parpiglia nel 2017 (foto Imagoeconomica).
Non colpisce Signorini come conduttore. Né come personaggio televisivo. Colpisce il ruolo. L’autorità che si occupa della selezione. L’idea che esista una soglia. E che Signorini sia stato, per anni, uno dei custodi di quella soglia. Non è un caso che Parpiglia stia cavalcando la questione sui social, raccontando come lui per anni abbia denunciato il sistema Signorini, senza ricordarsi di essere stato un suo prodotto e di aver alimentato quel meccanismo per decenni.
Negli anni di Vallettopoli Signorini era già una figura centrale
Per capire perché questa accusa pesa più di altre bisogna tornare indietro. Molto indietro. A quando il potere di Signorini non era televisivo, ma editoriale. E passava dalle fotografie. Negli anni di Vallettopoli, quando il gossip italiano venne messo sotto processo e il mondo dei paparazzi finì nei fascicoli giudiziari, Signorini era già una figura centrale. Non però l’uomo simbolo dell’inchiesta. Quello era Fabrizio Corona. Ma il settimanale Chi era il luogo dove le immagini arrivavano. Dove venivano valutate. Dove si decideva se una storia sarebbe diventata pubblica o meno. Dove si sceglieva anche se scavalcare i paparazzi che avevano inviato gli scatti, usando i propri fotografi per scovare in autonomia la notizia, evitando così di pagare.
Inchiesta del 2009 sui vip, Signorini in aula con alcune foto di Barbara Berlusconi, che gli vennero proposte da Fabrizio Corona (foto Ansa).
Nei processi il nome di Signorini compariva solo come testimone. Un interlocutore. E punto di snodo. Le cronache raccontavano di foto visionate in redazione. Di telefonate per avvertire i protagonisti. Di interviste organizzate. Di rapporti professionali con Corona che, riletti oggi, restituiscono il clima di un’epoca in cui il confine tra informazione, mediazione e pressione era labile.
Uomo di fiducia dei Berlusconi, non solo direttore di rotocalco
Ma è nel rapporto con la famiglia Berlusconi che la forza di Signorini ha assunto una forma più profonda. Per anni, Alfonso è stato considerato un uomo di fiducia. Non solo un direttore di rotocalco. Ma un interprete affidabile dell’universo berlusconiano. Un giornalista capace di maneggiare storie delicate senza farle esplodere. Abile a difendere. Schermare. Scegliere il tono giusto. Del resto, negli anni sulla sua scrivania è passato di tutto, anche le foto dei figli più piccoli del Cavaliere, che all’inizio degli Anni 2000 frequentavano discoteche come tanti altri calciatori beccati in flagranza di baldoria dai paparazzi.
Silvio Berlusconi su una copertina di Chi nel 2009 (foto Ansa).
Durante gli anni delle “cene eleganti” ad Arcore, Signorini è stato tra i pochi che pubblicamente ha difeso Silvio Berlusconi con convinzione. In tivù, sui giornali, spiegando che si trattava, secondo lui, di attacchi politici. Che la vita privata non poteva essere messa sotto processo. Una linea chiara. E coerente.
Un consigliere informale di Silvio, capace di leggere l’opinione pubblica
In ambienti giornalistici si racconta — da sempre — che Signorini fosse ascoltato. Che fosse considerato un consigliere informale. Non un stratega politico, ma un uomo capace di leggere l’opinione pubblica. Di capire cosa far uscire e cosa no. Di suggerire prudenza o reazione. Non è mai stato un ruolo ufficiale. Ma in quel mondo i ruoli più importanti non sono mai quelli negli organigrammi.
L’universo Mondadori e il rapporto sempre solido con Marina
Con Marina Berlusconi il rapporto è sempre stato solido. Di fiducia reciproca. Signorini ha diretto Chi, il cuore editoriale del gruppo Mondadori, per 17 anni, dal 2006 fino a marzo 2023. Poi ha lasciato la direzione operativa a Massimo Borgnis per assumere il ruolo di direttore editoriale e dedicarsi a nuovi progetti. Di certo è sempre stato affidabile. Uno che non sgarrava mai. Non tradiva. E soprattutto sapeva maneggiare un materiale che, per la famiglia, non è mai stato solo gossip. Era reputazione. Politica. Potere.
Alfonso Signorini durante la registrazione di una puntata di “Kalispera” nel 2011 (foto Ansa).
Perché per i Berlusconi il confine tra privato e pubblico è sempre stato politico. E lo è ancora di più oggi. Negli ultimi anni, l’ipotesi di una discesa in politica di Pier Silvio Berlusconi — evocata, smentita, lasciata fluttuare — o di Marina (ipotizzata da Corona) ha riacceso l’attenzione sull’immagine degli eredi del Cavaliere. In questo scenario, ogni scossa mediatica può trasformarsi potenzialmente in un problema politico. E ogni figura simbolo del potere mediatico del gruppo diventa sensibile.
Tacere non è segno di indifferenza, ma controllo del danno
Le accuse di Corona, in questo senso, sono una polpetta avvelenata difficile da gestire. Non colpiscono direttamente i Berlusconi. Ma se la prendono con uno degli uomini che meglio ha incarnato, per anni, il loro universo mediatico. Un direttore Mondadori. Un volto Mediaset. Un garante del racconto. Finora la reazione è stata principalmente il silenzio. Nessuna presa di distanza. Nessuna smentita pubblica. Nessun segnale di nervosismo. Ma tacere, in certi ambienti, non è segno di indifferenza. È controllo del danno.
Il Grande Fratello Vip assegna ruoli e distribuisce notorietà
Il ruolo di Signorini negli anni ha cambiato forma. Dalla carta è passato alla televisione. Dalle copertine al prime time. Dal racconto alla selezione. Il Grande Fratello Vip è diventato il nuovo ombelico di quel mondo. Non solo un reality. Ma una macchina di visibilità. Un dispositivo che crea personaggi. Assegna ruoli. E distribuisce notorietà.
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).
In questo contesto, il conduttore non è solo un presentatore. È il custode morale del format e garante delle regole. Proprio lì Corona ha affondato il colpo. Non sul passato. Ma sul presente. Non sulle foto. Ma sulle opportunità. Non sulla carta. Ma sull’accesso.
L’apparenza è sostanza e la crepa conta quanto il crollo
Per questo oggi la storia pesa di più. Non perché Corona sia improvvisamente diventato affidabile. Ma perché il contesto è cambiato. Perché Signorini è più potente che mai. E perché ha appena perso una parte della sua rete di protezione. Nel mondo che lui conosce meglio di chiunque altro – quello dello spettacolo e del potere mediatico – l’apparenza è sostanza. E la crepa conta quanto il crollo. Per la prima volta, l’idea che Alfonso Signorini sia intoccabile non appare più granitica. E quando l’uomo che per anni ha gestito il racconto finisce dentro la storia, nulla è più davvero sotto controllo.
Meglio avere un sufficiente numero di medici domani, o togliersi oggi la soddisfazione di vessare dei 19enni, facendogli perdere tempo, denaro e speranze, e per di più insultandoli pubblicamente? L’establishment di destra, rappresentato da Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, non ha dubbi: meglio la seconda opzione. Lo si è visto qualche giorno fa ad Atreju, con l’imbarazzante scenata di Bernini contro gli studenti di Medicina della Sapienza venuti a contestarla per quella specie di Hunger Games che sono stati i test del cosiddetto semestre filtro. A quanto pare, la stessa ministra, a pochi giorni dalla sclerata, ha praticamente dato ragione ai «poveri comunisti», e ha annunciato che rimetterà mano alla procedura d’accesso alla facoltà di Medicina, che si è rivelata ancora più impraticabile dei famigerati test d’ingresso introdotti a inizio secolo.
É inaccettabile che a degli studenti in evidenti difficoltà la Ministra Bernini risponda che “sono dei poveri comunisti”. Ministra chieda scusa e ammetta il fallimento del semestre filtro per l’accesso alla facoltà di medicina pic.twitter.com/sxirikTvLe
Il guilty pleasure del governo è prendere a ceffoni i giovani
Addio, quindi, al semestre filtro, dove la prima parola è ingannevole (i sei mesi per preparare fisica, biologia e chimica erano in realtà solo due), la seconda rivelatrice: per definizione, un filtro serve a trattenere impurità solide in un fluido. Nella mente di chi ha introdotto il “semestre”, gli aspiranti medici erano dunque un fluido da purificare, e il “semestre” il sistema per renderlo puro catturando i corpi estranei per poi espellerli. Forse da questo atteggiamento deriva l’acido disprezzo mostrato da Bernini dall’alto del palco di Atreju: i giovani che non avevano superato i test-filtro erano scarti che non meritavano alcuna comprensione, e potevano essere impunemente bollati con gli epiteti con cui Silvio Berlusconi schiacciava quelli che non la pensavano come lui: «poveri» e «comunisti». Vabbè, non si poteva pretendere che una donna che ha speso gran parte della sua vita a difendere un anziano riccone, dall’oggi al domani si mettesse a difendere gli interessi di ragazzini senza tanti soldi in tasca. Tanto più se la donna oggi fa parte di un governo il cui guilty pleasure è prendere a ceffoni i giovani, prima i dissenzienti (pro-Pal, militanti ambientalisti, liceali che occupano, attivisti Lgbtq+), e ora anche quelli la cui unica colpa è voler studiare Medicina pur non essendo genietti delle Stem con una memoria di ferro.
Anna Maria Bernini (Imagoeconomica).
Il ritorno dei virologi-star sul semestre filtro
Va detto che, almeno, Bernini si è ricreduta, anche se non ha spettacolarizzato la sua retromarcia tanto quanto il cazziatone contro i contestatori ad Atreju. Ma si sarà ricreduto anche il professor Roberto Burioni, che in un post all’indomani dei test-massacro ha puntato il dito contro gli studenti «impreparati»? «Io (i test, ndr) li avrei superati insieme a tutti i miei compagni di classe. Bisogna lamentarsi di meno e studiare molto di più», ha rincarato la dose sui social. «Se il liceo vi ha illuso (e ha illuso anche i vostri genitori che vi ritengono geni incompresi) promuovendo alla maturità il 99,98 per cento di voi e dando in alcune regioni al 20 per cento degli studenti il massimo dei voti è un’ottima occasione per riprendere contatto con la (dura) realtà». Siccome Burioni non è di destra, in una successiva intervista ha parzialmente scagionato i ragazzi e incolpato la scarsa qualità dell’insegnamento delle materie scientifiche alle superiori.
Roberto Burioni (Imagoeconomica).
Al coro si è aggiunto anche il direttore di Malattie infettive al San Martino di Genova, Matteo Bassetti. «Questo è un semestre aperto, se i ragazzi sono andati a fare l’esame del primo semestre e non l’hanno passato, evidentemente vuol dire che non erano preparati adeguatamente, che non avevano studiato abbastanza, che non avevano fatto un percorso adeguato come scuole», ha commentato il professore. «Non è che si può decidere di fare il medico perché si guardano le serie tv o perché si vuole andare a fare il chirurgo estetico o perché si vogliono guadagnare dei soldi».
Matteo Bassetti (Ansa).
Scivolando ancora un po’ verso la sinistra infettivologica che abbiamo imparato a conoscere ai tempi del Covid, troviamo un altro esperto, il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che concede ai ragazzi l’ulteriore beneficio del dubbio, e se la prende con chi ha elaborato i test, macchinosi e basati su aspettative irreali.
Nino Cartabellotta (Imagoeconomica).
Ancora più magnanima Antonella Viola, docente di Patologia generale a Padova, che su Instagram ha addirittura chiesto scusa a studenti e famiglie per «una farsa lesiva sul piano emotivo ed economico» e ha spiegato che «oggi la memoria è esternalizzata, questo non rende le persone più stupide, ma diverse».
Chi oggi si iscrive a Medicina dovrebbe essere accolto dalla banda musicale
Per inciso: Bernini, Burioni, Cartabellotta e Viola appartengono a una generazione che è entrata all’università senza bisogno di test d’ingresso, e così pure praticamente tutti i medici cui tutti i giorni affidiamo la nostra salute. Fra 20 o 30 anni forse potremo fare a meno della figura dell’infettivologo-star, ma non dei medici. Anzi, ce ne sarà sempre più bisogno, visto che incombe la terza età di boomer e generazione X, milioni di anzianolescenti che assommeranno le patologie del benessere goduto da giovani a quelle dell’impoverimento vissuto dalla mezza età in poi. Ma i dottori cominciano già a scarseggiare ora, perché i più anziani vanno in pensione, e i pochi neo-medici temprati da una formazione lunga, faticosa e costosa non ci stanno a farsi sfruttare nella sanità pubblica, e si impiegano nel privato o vanno all’estero. Altro che semestre filtro, le facoltà di Medicina dovrebbero accogliere con banda musicale e pioggia di fiori tutti i ragazzi e le ragazze che desiderano ancora imparare a curare i mali dei loro simili, anziché fare i content creator su OnlyFans. Dove per ora non sono previsti test d’ingresso, ma visto l’affollamento, presto potrebbero introdurli anche lì.
I passeggeri del volo Cracovia-Bergamo dell’8 dicembre scorso hanno vissuto momenti di puro panico. Subito dopo il decollo, infatti, il velivolo di Malta Air ha superato gli 8 mila piedi quando uno dei due motori si è improvvisamente spento. I piloti hanno lanciato un messaggio d’allarme segnalando l’anomalia, ma sono riusciti a riavviare in tempi rapidi i motori. L’aereo ha ritardato di oltre un’ora, ma è riuscito ad arrivare a destinazione. Ma cosa ha causato il blocco del motore? Secondo una prima ricostruzione, una visiera parasole si sarebbe staccata per poi cadere sui comandi dell’aereo. Da lì lo stop ai motori.
La Commissione statale polacca indaga
La Commissione statale polacca, però, non è del tutto convinta sull’origine dell’emergenza. Il velivolo è stato tenuto a terra per 50 ore dopo l’arrivo a Bergamo. La compagnia l’ha utilizzato soltanto due giorni dopo, per una tratta ben più breve, la Bergamo-Bologna. Dalle indagini, inoltre, è emerso che la leva del carburante, con cui si avvia il motore, ha un sistema grazie a cui non è così semplice il blocco. Come spiegato da Repubblica, lo stop si verifica soltanto se questa viene sollevata verso l’alto e poi spinta indietro. Un urto accidentale può far verificare questa eventualità? Le autorità stanno indagando su quanto accaduto.
Il tribunale di Roma ha assolto Clizia Incorvaia, disponendo il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. L’influencer era finita a processo dopo la denuncia dell’ex compagno Francesco Sarcina, frontman delle Vibrazioni, che l’aveva accusata di aver diffuso immagini della figlia minorenne a fini commerciali senza il suo consenso. Sulla vicenda si era già espresso il giudice civile, che aveva vietato a Incorvaia la pubblicazione delle foto della bambina di 9 anni sui social network.
Il legale di Sarcina: «Attendiamo le motivazioni, in dibattimento nessun nuovo elemento»
La difesa del cantante ha annunciato che attenderà il deposito delle motivazioni: «Quello che sconcerta è che la stessa procura che dopo due anni di indagine chiede il rinvio a giudizio di Incorvaia, arriva in udienza e sulla base degli stessi elementi chiede il proscioglimento. Sono curiosa di vedere perché quei fatti non costituiscono reato». Nell’atto di accusa, la pm aveva sostenuto che l’imputata avrebbe pubblicato foto e video della figlia Nina «al fine di trarne profitto per sé e per altri», citando collaborazioni pubblicitarie legate a marchi di abbigliamento e calzature, ritenute in contrasto con la normativa sulla tutela dei minori e con gli accordi stabiliti in sede di separazione.
Il gruppo internazionale Rainbow, fondato nel 1995 da Iginio Straffi e famoso per i propri contenuti animati e per il Winx Club, ha acquisito un personaggio simbolo della narrativa per ragazzi. Si tratta di Geronimo Stilton, di cui la società ha acquistato la proprietà intellettuale. Come riportato da Prima Comunicazione, l’acquisto dei diritti è passato dalla compravendita delle quote della International Charachters, di proprietà di Elisabetta Dami, e della Pietro Marietti, dell’omonimo proprietario.
Straffi: «Geronimo Stilton crescerà su nuovi media»
È stata Dami a creare Geronimo Stilton, pubblicato in Italia da Piemme. Dalle sue avventure sono poi nate le Tea Sisters e le collane firmate Tea Stilton. Per Iginio Straffi, fondatore di Rainbow, «i libri di di Geronimo Stilton hanno contribuito a formare l’immaginario di milioni di bambini. Accogliere questo personaggio nella nostra famiglia è un grande onore e una grande responsabilità. Il nostro impegno sarà accompagnarlo in un percorso di crescita su nuovi media, restando fedeli ai valori che lo hanno reso unico».