Nella giornata del 23 dicembre 2025, il Comune di Pozzuoli, nella Città Metropolitana di Napoli, ha pubblicato il bando di concorso pubblico per ricoprire 20 posti. La procedura prevede assunzioni di vari profili professionali, in possesso di diploma o laurea, con contratto di lavoro a tempo determinato e orario pieno, della durata di un anno, eventualmente prorogabile di un altro anno. Il bando è stato pubblicato nell’ambito dei progetti finanziati dalla Quota servizi fondo povertà 2023 (Qsfp), segretariato sociale – servizi per l’accesso – obiettivo 3. Ecco, dunque, dove reperire il bando con la descrizione delle figure professionali ricercate, quali sono i requisiti che devono essere posseduti dagli interessati, come inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove di selezione in considerazione del fatto che il concorso è per soli esami.
Concorso Pozzuoli 2025, quali sono le figure ricercate?
Le commissioni e i candidati pronti per la prova scritta per il concorso più della scuola italiana all’istituto Galilei di Roma (Ansafoto).
C’è tempo fino al 12 gennaio 2026 per candidarsi al concorso pubblico del Comune di Pozzuoli riguardante la copertura di vari profili professionali, con laurea o diploma a seconda del posto di interesse. Il rapporto di lavoro per tutte le figure sarà regolato dal Ccnl delle Funzioni locali. Nel dettaglio, il bando prevede la ricerca di:
un funzionario amministrativo contabile, laureato nelle materie indicate all’articolo 3 del bando (codice concorso F01);
un funzionario esperto in comunicazione, con titolo di studio di laurea (codice concorso F02);
un funzionario sociologo, con titolo di studio di laurea (codice concorso F03);
due funzionari psicologi in possesso della laurea (codice concorso F04);
tre funzionari dell’accoglienza in possesso della laurea (codice concorso F05);
12 istruttori amministrativi in possesso diploma di istruzione secondaria di secondo grado conseguito presso un istituto statale, paritario o legalmente riconosciuto (codice concorso IA).
Come inviare la domanda ai concorsi per funzionari e istruttori
La domanda di candidatura al concorso del Comune di Pozzuoli può essere presentata mediante il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa), all’interno del quale si può reperire il bando facendo una ricerca. Nella pagina del concorso sono presenti sei tasti «Invia la tua candidatura», ciascuno corrispondente a un profilo ricercato con indicazione del codice, da cliccare per entrare nel form di domanda, previo accesso con Spid, Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). La candidatura deve pervenire entro la scadenza delle ore 23.59 del 12 gennaio 2026. Il bando contiene anche le indicazioni per lo svolgimento della prova scritta e dell’esame orale, nonché gli elenchi delle materie da studiare per ciascun profilo professionale, reperibili rispettivamente agli articoli 7 e 8.
Su indicazione del nuovo sovrintendente Fulvio Macciardi, il giornalista Andrea Petrella è stato nominato capo ufficio stampa del Teatro San Carlo di Napoli. La nomina è avvenuta senza una preventiva comunicazione al sindaco Gaetano Manfredi, circostanza che ha provocato tensioni all’interno della Fondazione Teatro di San Carlo, di cui il primo cittadino è presidente.
Chi è Andrea Petrella
Giornalista professionista dal 2009, Petrella vanta diverse esperienze nel mondo della comunicazione pubblica. Dal 2018 al 2022 è stato responsabile ufficio stampa del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e nello stesso periodo ha lavorato anche nella comunicazione della Corte dei Conti. Nel 2022 era stato scelto dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano per coordinare la comunicazione del dicastero della Cultura. Lasciato l’incarico alla fine del 2024 con l’arrivo di Alessandro Giuli, ha poi ha ricoperto un ruolo analogo all’ASL di Latina. Nel curriculum di Petrella anche esperienze nella comunicazione di Deliveroo, Interporto Sud Europa e 24finance, Gruppo Garofalo e del Comune di Acerra.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha disposto una misura cautelare nei confronti di Meta al termine di un’istruttoria avviata nel luglio 2025 per un presunto abuso di posizione dominante. Al centro dell’indagine c’è l’integrazione di Meta AI all’interno di WhatsApp, collocata in modo privilegiato rispetto alle soluzioni offerte da operatori concorrenti. Il procedimento è stato poi esteso il 25 novembre, quando l’Antitrust ha avviato anche un sub-procedimento cautelare legato alle nuove condizioni contrattuali dei WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre e destinate a diventare pienamente operative entro il 15 gennaio 2026. Secondo l’Autorità, tali clausole impediscono di fatto alle imprese che competono con Meta AI nel settore dei chatbot di intelligenza artificiale di accedere alla piattaforma WhatsApp.
Il logo di WhatsApp su uno smartphone (Ansa).
Nella comunicazione ufficiale, l’Antitrust spiega che, dopo l’esame delle memorie difensive e l’audizione delle parti, «ha ritenuto che sussistano i requisiti necessari per l’adozione della misura cautelare in relazione agli effetti della condotta sul territorio italiano». L’Autorità osserva che il comportamento di Meta appare potenzialmente abusivo perché idoneo a comprimere lo sviluppo e l’innovazione nel mercato dei servizi di chatbot AI, con possibili ricadute negative sui consumatori, oltre a determinare «un danno grave e irreparabile» alle dinamiche concorrenziali durante lo svolgimento dell’istruttoria.
Meta: «Decisione senza fondamento, faremo ricorso»
Meta ha replicato così: «La decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è infondata. L’emergere di chatbot di intelligenza artificiale sulle nostre Business API ha messo sotto pressione i nostri sistemi, che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo. L’Autorità italiana parte dal presupposto che WhatsApp sia, in qualche modo, un app store di fatto. I canali di accesso al mercato per le aziende di IA sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business. Faremo ricorso».
Una selezione senza selezione. Un concorso senza concorrenza. Un’operazione spudoratamente (s)coperta, la mossa di chi si sente assolto in partenza, perché tutto è lecito a patto che sia formalmente in ordine. Una procedura costruita per non dover scegliere: la scelta era già stata fatta. Di padre (Nocini senior, chirurgo maxillo-facciale, ex rettore) in figlio (Nocini junior, otorino, docente ordinario).
Un 33enne con all’attivo già 242 pubblicazioni scientifiche
È da qui che bisogna partire per capire lo scandalo che ha travolto l’Università di Verona. Il protagonista è un figlio d’arte con un curriculum ipertrofico – 242 pubblicazioni scientifiche in poco più di sette anni, una media di 34,57 all’anno – e un cognome che in quell’ateneo pesa molto. Moltissimo. Parliamo di Riccardo Nocini, 33 anni, diventato professore ordinario di Otorinolaringoiatria all’Università di Verona attraverso un concorso con un solo candidato: lui. Suo padre è nientepopodimeno che Pier Francesco Nocini, rettore dell’ateneo fino al 30 settembre 2025 (segnatevi le date, ci arriveremo tra qualche riga).
Riccardo Nocini.
Era inevitabile che una procedura così tracotante e poco selettiva aizzasse attenzione, post al cianuro, dichiarazioni in parlamento – «Questo caso è l’ennesimo esempio di un sistema marcio dalle fondamenta», cit. del senatore del Partito democratico e professore Andrea Crisanti, ex “virostar” ai tempi del Covid – ma anche esposti e denunce.
La riforma del reclutamento universitario voluta dal governo preserva tutte le attuali criticità dei concorsi universitari che umiliando il talento, mortificando l’integrità e premiando il servilismo hanno sterilizzato la libertà e l’indipendenza dei nostri ricercatori.… pic.twitter.com/Ggq3dNsJTz
Bando pubblicato tre giorni dopo la fine del mandato del padre rettore
Nessun avversario, nessuna simulazione di gara, nessun rischio. La sua è stata corsa in solitaria, vinta già alla partenza. Il bando viene pubblicato pochi giorni – tre – dopo la fine formale del mandato del rettore-padre, ma firmato dal prorettore vicario quando Nocini senior è ancora in carica. Tempismo chirurgico. La procedura è quella prevista dall’articolo 18 della legge Gelmini, che vieta la partecipazione ai concorsi universitari a parenti del rettore fino al quarto grado. Formalmente, quindi, la norma non sarebbe violata. Di fatto, però, l’intero iter – dalle delibere dipartimentali al cambio in corsa della tipologia di selezione, improvvisamente “ibrida” – sembra disegnato per rendere ammissibile un solo candidato: il figlio del rettore.
Mariastella Gelmini (foto Imagoeconomica).
Il contesto completa il quadro. Il reparto di Otorinolaringoiatria viene trasferito dal polo centrale di Borgo Trento a quello periferico di Borgo Roma, lo stesso ospedale in cui il padre è primario di Maxillo-facciale. Con il trasloco, diversi luminari lasciano Verona, il reparto si svuota, la scuola di specializzazione perde attrattività. Negli ambienti universitari e tra gli specializzandi si parla – lo ha riferito Il Fatto Quotidiano – di un clima «militaresco», di decisioni calate dall’alto, di spazi di autonomia ridotti al minimo. Nell’anno in cui Nocini junior diventa strutturato, tre specializzandi su 11 abbandonano il corso e uno chiede il trasferimento.
Pier Francesco Nocini (a destra) assieme alla giornalista del Corriere Orsola Riva e all’ad di Unicredit Andrea Orcel (foto Imagoeconomica).
Resta lui. Nel frattempo, l’ateneo celebra. L’ultimo anno accademico del rettore uscente viene inaugurato alla presenza di figure come Leonardo Maria Del Vecchio, Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo. Poco prima della fine del mandato, viene scoperta la targa di un nuovo edificio da 4 mila metri quadrati: Edificio Biologico 3 – Palanocini. Un dettaglio che oggi molti rileggono con un certo imbarazzo.
Il disagio della neo rettrice Chiara Leardini
Se la sostanza della vicenda continua a sollevare interrogativi, sul piano formale la partita si sta giocando su un terreno ancora più scivoloso: quello della trasparenza. Le associazioni che hanno presentato l’esposto sostengono, come hanno spiegato ai molti – moltissimi – cronisti che in questi giorni stanno seguendo il caso, che la norma contro il familismo universitario non vada interpretata in modo meramente burocratico, ma alla luce della sua ratio: prevenire favoritismi e parentele travestite da correttezza amministrativa. Una lettura che entra in tensione con quanto detto dalla neo rettrice (dal primo ottobre 2025) Chiara Leardini, che nei giorni scorsi ha manifestato pubblicamente il suo disagio per la vicenda, ribadendo però che, secondo lei, tutto si sarebbe svolto nel rispetto delle regole.
Chiara Leardini, rettrice dell’Università di Verona dal primo ottobre 2025 (foto Ansa).
La stessa rettrice ha assicurato che una procedura simile non dovrà più ripetersi e che gli atti – 14 passaggi amministrativi – sarebbero stati accessibili a chi ne avesse fatto richiesta. Secondo quanto riferito però dalle associazioni coinvolte, la realtà sarebbe diversa. Come hanno raccontato ai cronisti i rappresentanti dei Liberi Specializzandi, l’associazione che ha tirato fuori il caso, l’accesso agli atti sarebbe stato negato dalla segreteria con la motivazione dell’assenza di un «interesse diretto». Una tesi respinta al mittente da chi ritiene che proprio gli specializzandi siano tra i soggetti più direttamente toccati da dinamiche di questo tipo.
Sul piano penale partita già chiusa: nessun fascicolo aperto
Sul fronte istituzionale, l’Autorità nazionale anticorruzione ha fatto sapere che un’eventuale verifica potrebbe riguardare esclusivamente l’operato della commissione giudicatrice, non il rispetto della legge Gelmini in senso stretto. In altre parole: anche se la procedura appare costruita al millimetro, il perimetro dell’indagine resta ristretto. Sul piano penale, invece, la partita è già chiusa: nessun fascicolo aperto. La depenalizzazione dell’abuso d’ufficio ha reso impraticabile qualsiasi accertamento giudiziario, replicando quanto già accaduto nel caso della parentopoli e dell’amicopoli emerse in Fondazione Milano Cortina, archiviate dopo la riforma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Annunciata un’interrogazione parlamentare alla ministra Bernini
Intanto, il caso è diventato politico. Crisanti del Pd ha annunciato un’interrogazione parlamentare rivolta alla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, chiedendo chiarimenti su una vicenda che, al di là degli aspetti formali, pone una questione di trasparenza e credibilità dell’istituzione universitaria. A tenere alta l’attenzione è anche l’Unione degli universitari, che – come hanno spiegato i suoi rappresentanti ai media – ha sollevato il tema dei favoritismi nei concorsi già in Senato accademico, denunciando dinamiche che rischiano di annientare lo studio e il sacrificio di tanti giovani ricercatori e specializzandi.
La ministra dell’Università Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).
Alla fine, resta un dato: quando una selezione è così sfacciata da sembrare una caricatura di se stessa, il problema non è più stabilire se tutto sia stato formalmente corretto. È chiedersi perché nessuno abbia ritenuto la cosa inopportuna. E soprattutto, quante altre volte sia già successo senza che qualcuno se ne accorgesse.
Il duro intervento di Liberi Specializzandi – Als-Fattore2a
A rendere il clima ancora più teso è arrivato, il 20 dicembre, anche un intervento pubblico particolarmente duro da parte dei Liberi Specializzandi – Als-Fattore2a. In un post su Facebook, l’associazione ha evocato esplicitamente il precedente di Carmine Alfano, sostenendo che la vicenda Nocini rischia di avere un epilogo analogo, alla luce delle segnalazioni e delle prove che starebbero emergendo in queste ore. Testuale: «Dopo l’ammissione di colpevolezza della rettrice di Verona davanti al Senato accademico ieri, comunichiamo formalmente che denunceremo lei, Nocini Senior e Junior in tutte le sedi giudiziarie. Se è preoccupata per il buon nome dell’Uni, iniziasse a togliere la targa “Palanocini”, lo farà cara rettrice? Queste prese per il c… con supercazzole annesse forse andavano bene nel Medioevo ad altri, ma non nel 2025 a noi. Cari Professori, CI VEDIAMO IN TRIBUNALE, e vi ricordiamo che l’ultimo professore che abbiamo denunciato è stato Carmine Alfano (Chirurgia plastica Salerno) e la sua fine è sotto gli occhi di tutti. Vi comunichiamo infine che in queste ore ci stanno arrivando tanti elementi illegali che riguardano voi. Fuori il Baronato dalle Università e dal SSM».
Riccardo Nocini.
Nel messaggio, quindi, Liberi Specializzandi ha rivolto un appello diretto alla rettrice Chiara Leardini, chiedendo la sospensione immediata, in autotutela, della nomina di Riccardo Nocini e la rimozione della targa Palanocini dall’edificio universitario inaugurato negli ultimi mesi del mandato del padre, Pier Francesco Nocini. Un gesto che, secondo l’associazione, avrebbe un valore simbolico prima ancora che amministrativo.
Verso una raccolta strutturata di testimonianze
Nel post viene inoltre lanciato un invito pubblico a chiunque sia in possesso di elementi utili a farsi avanti, mettendo a disposizione un indirizzo mail dedicato e garantendo il massimo anonimato a chi decidesse di segnalare ulteriori irregolarità. Un passaggio che segna un salto di qualità nello scontro: dal piano delle contestazioni formali a quello, più insidioso, della raccolta strutturata di testimonianze. Un ulteriore tassello che contribuisce a spiegare perché il caso, ormai, abbia smesso di essere una questione interna all’Università di Verona. E perché, al di là degli esiti amministrativi o giudiziari, la sensazione diffusa sia che questa volta la selezione priva di selezione abbia lasciato troppe tracce per essere archiviata in silenzio.
Quell’imbarazzante ruolo del padre dentro l’Osservatorio nazionale…
E non è finita. «Nessuno», ci dice Massimo Minerva, dell’associazione, «ha ancora scritto che Nocini senior fa parte dell’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, un organismo intraministeriale composto da 16 membri, tra cui, appunto, l’ex rettore. Il suo scopo, la sua funzione, è accreditare e monitorare la qualità della formazione». L’anno prossimo, senior e i suoi colleghi leggeranno il nome di junior nella lista dei docenti della scuola di Verona. La domanda sacrosanta di Minerva è: quale posizione prenderà Nocini? «Avesse una moralità specchiata dovrebbe uscire dall’Osservatorio». Avesse, al congiuntivo.
Il Natale è oramai alle porte. La corsa ai regali sta per terminare e, come da tradizione, già fervono i preparativi per il cenone del 24 dicembre oppure il pranzo del 25. Tra ricette tramandate dai nonni e qualche piatto esotico per ravvivare il menù e allietare gli ospiti a tavola, capita spesso di rendersi conto, proprio all’ultimo minuto, di aver dimenticato un ingrediente fondamentale. Per fortuna, tutti i supermercati saranno aperti anche il giorno di Natale e a Santo Stefano, con orari differenti anche a seconda della città in cui si trovano. Ecco una guida dettagliata per evitare di uscire a vuoto.
Gli orari di apertura dei principali supermercati in Italia nel periodo di Natale 2025
Carrefour, Conad e Lidl
Un punto vendita Lidl (Imagoeconomica).
Per quanto riguarda Carrefour, il servizio sarà garantito per la vigilia di Natale, mentre il 25 dicembre gran parte dei punti vendita rimarranno chiusi. Solamente alcuni apriranno per Santo Stefano, ma con orari spesso ridotti: è possibile consultare l’elenco completo sul sito ufficiale della catena. Simile il discorso per quando riguarda Conad, con apertura per il 24 dicembre e chiusura per il Natale. Per Santo Stefano, spazio ad alcune aperture in specifiche regioni e città, di cui è possibile consultare l’elenco completo sul portale ufficiale. Passando invece a Lidl, prevista un’apertura con orario ridotto alla vigilia, mentre i negozi abbasseranno la saracinesca per Natale. Allo stesso modo delle catene citate in precedenza, sono previste aperture diversificare per località e orari, consultabili online per evitare di viaggiare a vuoto.
Coop, Iper, MD e Aldi
Un punto vendita Aldi (Imagoeconomica).
In maniera molto simile alle altre catene di cui sopra, anche Coop prevede di chiudere a Natale, pur restando aperta il giorno precedente fino alle 19. Non si escludono tuttavia, come spiegato anche online, aperture strategiche come nel caso dei punti vendita presso le stazioni ferroviarie. Servizio garantito, con orario ridotto, anche per Santo Stefano. Iper aprirà il 24 dicembre fino alle otto di sera, mentre terrà abbassate le saracinesche il giorno di Natale: la catena riaprirà per Santo Stefano dalle 7.30 fino alle 21.30. MD aprirà i punti vendita il 24 dicembre, ma chiuderà a Natale e il giorno dopo: spazio per qualche apertura straordinaria, consultabile sul sito web della catena. Aldi aprirà invece i negozi con orario tradizionale la vigilia di Natale, salvo chiudere il 25 dicembre. Orario domenicale invece per quanto riguarda Santo Stefano.
Pam, Esselunga, Eurospin e Crai
Un punto vendita Eurospin (Imagoeconomica).
Pam non dovrebbe garantire invece il servizio il 25 e il 26 dicembre, ma è possibile che sia prevista qualche eccezione con orario che include solo mezza giornata: è possibile consultare tuttavia l’elenco completo dei punti vendita sul sito ufficiale. Discorso simile anche per Esselunga che, pur tenendo aperto il 24 dicembre, chiuderà invece a Natale e Santo Stefano. Crai sarà aperta il 24 dicembre, con possibile orario ridotto, mentre terrà chiusi i suoi punti vendita i due giorni successivi. Lo stesso farà Famila, che il solo giorno della vigilia prevede aperture straordinarie fra le 8.30 e le 19.30. Quasi tutti gli Eurospin abbasseranno la saracinesca a Natale, mentre per vigilia e Santo Stefano sono previste aperture differenti a seconda della zona: meglio controllare sul sito prima di muoversi.
Sono circa 22.500 gli studenti risultati idonei durante i primi due appelli per Medicina: poco più di 5 mila oltre i 17.278 posti disponibili. Lo riporta l’Ansa, spiegando che i promossi di Chimica sono stati più numerosi di quelli in Biologia. Intanto, Il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha firmato il decreto ministeriale per la composizione della graduatoria nazionale, suddivisa in nove fasce, per decretare l’accesso al secondo semestre. Fissati anche i correttivi per salvare gli studenti che non hanno ottenuto tre sufficienze. Ecco tutto quello che bisogna sapere.
Secondo semestre Medicina, come funzionano le graduatorie
Alcuni studenti impegnati nel secondo appello di Medicina (Ansa).
In graduatoria possono entrare «studenti con sufficienze dirette, sufficienze reintegrate e crediti da recuperare». Previste nove fasce – o, secondo il Dm, sezioni – di priorità, la cui composizione dipende strettamente dal numero di esami superati con una votazione di almeno 18 trentesimi oltre che dalla gestione strategica dei voti tra primo e secondo appello. Nella prima andranno tutti i candidati che hanno conseguito almeno la sufficienza in Biologia, Chimica e Fisica. Nella seconda finiranno invece coloro che hanno avuto tre promozioni al secondo appello e una nel primo, i quali potranno anche sperare, in via straordinaria, nel ripescaggio. Nella terza sezione andranno gli aspiranti che hanno passato un esame e hanno rifiutato due voti nel primo appello e nella quarta coloro che ne hanno rifiutato tre. Per arrivare alle ultime, dalla quinta alla nona, riservate a chi non ha completato il percorso con esito positivo in tutti i moduli.
Gli esami di riparazione e il recupero dei voti
Alcuni studenti impegnati nel secondo appello di Medicina (Ansa).
Eccezion fatta per gli studenti inseriti nella prima fascia, gli altri dovranno recuperare il voto in un primo momento rifiutato entro il 27 dicembre, accedendo al portare Universitaly usando le proprie credenziali. Un passaggio cruciale per accedere alla graduatoria nazionale, in uscita l’8 gennaio e non più il 12. Per quanto riguarda invece i candidati finiti dalla quinta alla nona sezione, l’ingresso sarà condizionato. L’assegnazione del posto e l’iscrizione saranno regolari se in posizione utile, ma l’accesso al secondo semestre in Medicina sarà subordinato al recupero dei crediti mancanti tramite esami svolti sui contenuti del Syllabus del ministero. Spetterà alle singole università fissare una data per gli appelli di riparazione garantendone almeno due per insegnamento. Il mancato superamento comporterà l’automatica decadenza dell’iscrizione.
Il calendario delle scadenze: tutte le date da tenere a mente
Un test di Medicina (Ansa).
Per quanto riguarda la procedura di immatricolazione, è stata stabilita una precisa tabella di marcia che non ammette deroghe, pena anche in questo caso la decadenza dell’iscrizione. Ecco le date da tenere bene a mente.
8 gennaio: pubblicazione delle graduatorie nominative su Universitaly, tramite le quali gli interessati sapranno dove potranno seguire le lezioni del secondo semestre.
8-14 gennaio: finestra per l’immatricolazione presso la sede indicata
15 gennaio: i singoli atenei pubblicheranno sui propri portali Internet l’elenco degli ammessi
16-19 gennaio: finestra per la riassegnazione dei posti vacanti
21-24 gennaio: immatricolazione definitiva per chi ha ottenuto il posto tramite scorrimento
28-31 gennaio: finestra per le domande di immatricolazioni ai corsi affini
A partire da gennaio Fabio Ciarla assumerà l’incarico di direttore del Corriere Vinicolo, rivista ufficiale dell’Unione Italiana Vini, ovvero l’associazione di rappresentanza più importante delle imprese italiane del settore. Succede a Giulio Somma, che ha guidato la testata per sette anni. Giornalista professionista dal 2008, Ciarla proviene da una famiglia storicamente legata al mondo del vino e ha già ricoperto il ruolo di caporedattore del Corriere Vinicolo.
Il calendario del 2026 si presta a una gestione strategica delle ferie. La distribuzione delle festività nel corso dell’anno, con diversi giorni che cadono di martedì o venerdì, rende possibile allungare le pause con pochi giorni di permesso. Un vantaggio concreto per chi lavora a tempo pieno, per chi deve coordinare ferie familiari o semplicemente per chi vuole evitare di concentrare tutte le vacanze ad agosto. Alcuni mesi, più di altri, offrono combinazioni particolarmente favorevoli: giugno, dicembre e l’inizio di maggio. Di seguito, il quadro completo dei principali weekend lunghi e ponti.
Ponti e weekend lunghi 2026
Mercatino di Natale (Ansa).
Capodanno (1° gennaio, giovedì): con un giorno di ferie venerdì 2 gennaio si ottiene un weekend lungo di quattro giorni.
Epifania (6 gennaio, martedì): basta prendere ferie lunedì 5 per avere quattro giorni consecutivi di pausa.
Pasqua e Pasquetta (5–6 aprile, domenica e lunedì): un fine settimana lungo naturale, senza bisogno di ferie.
Festa della Liberazione (25 aprile, sabato): cade nel weekend e non genera ponti.
Festa dei Lavoratori (1° maggio, venerdì): tre giorni consecutivi senza ricorrere alle ferie.
Festa della Repubblica (2 giugno, martedì): prendendo ferie lunedì 1° giugno si crea un ponte di quattro giorni.
Ferragosto (15 agosto, sabato): non offre possibilità di allungamento.
Tutti i Santi (1° novembre, domenica): festività interamente nel weekend.
Immacolata (8 dicembre, martedì): con ferie lunedì 7 dicembre si ottiene un ponte di quattro giorni.
Natale e Santo Stefano (25–26 dicembre, venerdì e sabato): weekend lungo di tre giorni.
Guardando al periodo tra Natale 2026 e Capodanno 2027, prendendo quattro giorni di ferie è possibile coprire l’intervallo dal 25 dicembre al 3 gennaio, arrivando a dieci giorni consecutivi di pausa.
Il Gruppo Corriere ha scelto Federico Ricci come nuovo amministratore unico. La nomina avrà vigore dal primo febbraio 2026. Il 48enne è stato già presentato alla redazione e ha ringraziato Marco Corridori, a cui subentrerà. Il Gruppo Corriere è una realtà editoriale importante, oggi parte del Gruppo Cepu. Raccoglie diverse testate: il Corriere dell’Umbria, il Corriere di Arezzo, il Corriere di Siena, il Corriere di Maremma, Radio Corriere dell’Umbria e diversa supplementi mensili. Ricci dovrà mettere a disposizione della società tutta la sua esperienza nei settori dell’information technology, della finanza e delle infrastrutture per il rilancio del progetto. In passato è stato ceo di Antognolla Spa. Corridori continuerà il suo lavoro all’interno del Gruppo Cepu, mantenendo la guida dell’Accademia del Volo come Accountable manager e di Aergrifo Srl come amministratore unico.
Suona l’allarme ai piani alti di Mediaset. E non è una semplice esercitazione cui segue il ritorno alla normalità. Lo scandalo Corona–Signorini non è un inciampo reputazionale né un fastidio giudiziario da gestire con la consueta liturgia delle distanze e delle smentite. È qualcosa di più profondo: la crisi di una narrazione che per anni ha protetto Mediaset più di quanto abbia mai potuto fare la sua solidità industriale.
In discussione il modo in cui Mediaset ha raccontato il potere
È la prova più dura che Pier Silvio e Marina Berlusconi si trovano ad affrontare da quando hanno preso in mano le redini dell’azienda, e ora la stanno traghettando oltre i confini di Cologno, con l’ambizione di farla diventare un broadcaster europeo. Perché qui non è in discussione un volto o un programma, ma il modo stesso in cui Mediaset ha raccontato il potere. E la discontinuità di quel racconto che ora sarà necessariamente chiamata ad affrontare.
Alfonso Signorini non era solo un conduttore o un giornalista vicinissimo alla famiglia di Arcore. Era una funzione che incarnava un ruolo fondante, quello di raccontare il potere come sentimento, la politica come costume, l’opacità come intimità innocua, tutto ricondotto a salvaguardare l’aura di integrità dei suoi padroni. Che peraltro lo ricompensavano del lavoro condividendo con lui i loro segreti. La sua narrazione non serviva a difendere Mediaset dagli attacchi, ma a evitare che certi attacchi prendessero forma. Mentiva, ma più spesso addolciva. Non indagava, normalizzava. Trasformava il conflitto in feuilleton e la responsabilità in serialità patinata.
Chi non è mai stato un semplice settimanale di costume
In questo schema Chi non è stato un semplice settimanale di costume, ma l’infrastruttura editoriale del sistema. Il luogo dove la narrazione veniva testata, raffinata e resa permanente. Chi ha svolto un compito cruciale: spostare il baricentro del racconto dal fatto alla relazione, dall’atto al sentimento, dalla responsabilità pubblica alla comprensione privata. Non un giornale che raccontava il potere, ma uno spazio che lo depotenziava nell’apologia di una storia familiare additata come esemplare.
Dentro Chi la famiglia Berlusconi non appariva mai come centro di un sistema di influenza, ma come saga affettiva permanente, esposta ma non vulnerabile, mai messa in discussione. Era il cuore morbido di Mediaset: non informazione, ma ambientazione. Un settimanale che non costruiva notizie, ma contesti emotivi in cui le notizie venivano depotenziate.
Chiunque proponeva una contro-narrazione era un «povero comunista»
Quel sistema ha retto finché il berlusconismo mediatico ha potuto permettersi un privilegio raro: essere narrato sempre dall’interno con indulgenza, l’epopea di una famiglia come esempio virtuoso che esibiva i suoi modelli comportamentali in chiave emulativa. Un racconto dotato di una forza evocativa tale da rendere irrilevante qualsiasi contro-narrazione, sempre respinta come astio, pregiudizio o ossessione ideologica di chi restava irriducibilmente un «povero comunista».
Se è bastato il detonatore Corona, significa che l’architettura era già logora
L’irruzione di Fabrizio Corona ha fatto saltare tutto non perché abbia portato verità definitive – Corona non è un testimone, è un detonatore – ma perché ha mostrato la fragilità del meccanismo. In due puntate del suo Falsissimo ha fatto più danni all’impianto simbolico di Mediaset di quanto non siano riusciti a fare trent’anni di opposizione politica e critica culturale. Non perché sia più credibile, ma perché parla lo stesso linguaggio del sistema cui appartiene geneticamente, solo senza il filtro dell’ipocrisia. E quando basta una voce borderline per provocare il collasso, significa che l’architettura era già logora. Il confine tra informazione, confidenza e spettacolo era evaporato da tempo. Restava solo un cortocircuito buono a coprire l’immagine di un gruppo che d’altro canto aveva trovato nello scudo della politica un riparo ai suoi affari.
Fabrizio Corona al Palazzo di Giustizia di Milano per l’interrogatorio, da lui richiesto, nell’inchiesta che lo vede indagato per revenge porn, sulla base della denuncia di Alfonso Signorini (foto Ansa).
La domanda più scomoda per Marina e Pier Silvio: che cosa fare adesso?
Qui sta il vero problema per Marina e Pier Silvio. Non possono limitarsi a una presa di distanza rituale né a un sacrificio simbolico. Signorini non è stato una figura accessoria, è stato un pilastro. E Chi non è stato un semplice contenitore, ma il luogo dove quella grammatica è diventata senso condiviso. Rinnegarli implica spiegare perché erano centrali. Ma soprattutto costringe a rispondere alla domanda più scomoda: che cosa fare adesso?
Il vecchio frame è imploso, ma il nuovo non esiste ancora
Mediaset da questa vicenda non patisce soltanto una crisi d’immagine. Si trova improvvisamente a dover fare i conti con un vuoto di racconto. Il vecchio frame fatto di affetti amorevoli, leggerezza e assoluzione preventiva, è imploso. Ma il nuovo non esiste ancora. E inventarlo significa rinunciare a un’abitudine profonda: usare il racconto come protezione. Accettare che l’informazione non sia più carezza, ma attrito. Che la credibilità non si costruisca con il silenzio, ma con una discontinuità visibile.
Quell’epoca dell’epopea sentimentale ormai è finita
Il punto non è ripulire Mediaset, come se fosse solo una questione cosmetica. È decidere se restare in un ambiente protetto, dove le domande entrano solo se innocue, o diventare un’azienda normale: esposta, discutibile, giudicabile. Passare da media che assolve a media che regge il conflitto. Il sistema Signorini non è caduto per colpa di Corona. È caduto perché apparteneva a un’epoca in cui il potere poteva ancora permettersi di essere raccontato come epopea sentimentale. Quell’epoca è finita.
Una foto di Silvio Berlusconi coi figli (manca Barbara) e nipoti su Chi.
Ora i Berlusconi hanno davanti una scelta che non riguarda solo il destino di un volto televisivo o di un settimanale di gossip, ma la natura stessa di Mediaset: possono continuare a gestire l’eredità del padre, smussandola ed edulcorandola come sin qui fatto, o accettare che crescere significhi, finalmente, rinunciare all’indulgenza.
Il celebre gruppo di attivisti digitali Anna’s Archive sostiene di aver effettuato uno dei più grandi prelievi di dati mai avvenuti nel mondo dello streaming musicale. Il progetto, già noto per l’indicizzazione di libri pirata, afferma di aver salvato una parte rilevante del catalogo di Spotify attraverso un’operazione di scraping su larga scala. Secondo quanto dichiarato dal collettivo, l’archivio conterrebbe circa 86 milioni di file audio e centinaia di milioni di righe di metadati, per un volume complessivo stimato in circa 300 terabyte. I numeri, spiegano gli attivisti, coprirebbero il 99,6 per cento di tutti i brani effettivamente ascoltati sulla piattaforma, pur rappresentando circa il 37 per cento dell’intero catalogo disponibile.
L’obiettivo dello scraping di Anna’s Archive
L’obiettivo dichiarato del gruppo è la creazione di un «archivio di conservazione» della musica, da rendere accessibile tramite sistemi di condivisione come i torrent, per chi disponga delle risorse tecniche necessarie. Anna’s Archive richiama la propria missione di «preservare la conoscenza e la cultura umana», senza distinguere tra media testuali e sonori. «Ovviamente Spotify non ha tutta la musica del mondo, ma è un ottimo inizio», si legge nel comunicato del collettivo. «Con il vostro aiuto, il patrimonio musicale dell’umanità sarà per sempre protetto dalla distruzione da disastri naturali, guerre, tagli di bilancio e altre catastrofi», aggiunge il gruppo.
La replica di Spotify
Dopo l’annuncio del gruppo, Spotify ha detto di aver messo in atto nuove misure di sicurezza «per questi tipi di attacchi anti-copyright» e sta «monitorando attivamente i comportamenti sospetti». La piattaforma svedese sostiene anche che i file non siano ancora stati pubblicati. In Italia, il sito di Anna’s Archive non è più liberamente accessibile da tempo, essendo stato bloccato su disposizione dell’AgCom.
Nella giornata del 22 dicembre 2025, l’Inps ha pubblicato un nuovo bando di concorso pubblico per reperire 26 assistenti tecnici in possesso di diploma di scuola superiore. La selezione prevede le immissioni dei vincitori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei ruoli del personale dell’istituto di previdenza. I posti da ricoprire si trovano in tutta Italia. Ecco, quindi, quali sono i requisiti essenziali per prendere parte alla selezione, in che modo occorre inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove considerando che il concorso dell’Inps è per titoli ed esami.
Inps, nuovo bando concorso 2025: quali sono i posti?
Svolgimento di una prova di un concorso pubblico (Imagoeconomica).
C’è tempo fino al 21 gennaio 2026 per inviare la domanda di candidatura al nuovo concorso pubblico dell’Inps per ricoprire 26 posti da assistente tecnico. L’articolo 1 del bando, reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa) e sul sito dell’istituto di previdenza, riporta la distribuzione dei posti su tutta Italia. Nel dettaglio, le sedi di servizio sono le seguenti:
Abruzzo, un posto;
Basilicata, un posto;
Calabria, un posto;
Campania, due posti;
Emilia Romagna, un posto;
Friuli Venezia Giulia, un posto;
Lazio, due posti;
Liguria, un posto;
Lombardia, due posti;
Marche, un posto;
Molise, un posto;
Piemonte, un posto;
Puglia, un posto;
Sardegna, un posto;
Sicilia, un posto;
Toscana, un posto;
Trentino Alto Adige, un posto;
Umbria, un posto;
Veneto, un posto;
Direzione Generale, quattro posti.
Quale titolo di studio serve per candidarsi al nuovo bando di concorso Inps 2025?
L’articolo 2 del bando di concorso dell’Inps per assistenti tecnici riporta i requisiti di cui gli interessati devono essere in possesso. Tra i titoli di studio, si richiede il diploma di scuola superiore conseguito presso un istituto:
tecnico per geometri;
professionale nel settore dell’industria e dell’artigianato, indirizzo manutenzione e assistenza tecnica;
professionale nel settore dell’industria e dell’artigianato, indirizzo manutenzione e assistenza tecnica – opzione apparati, impianti e servizi tecnici industriali e civili;
tecnico industriale – indirizzo edilizia.
Come inviare la domanda di candidatura?
Svolgimento di una prova di un concorso pubblico (Ansafoto).
Per inviare la domanda di candidatura al concorso, l’Inps raccomanda di utilizzare il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa). Entrando sul sito e facendo la ricerca della pagina del concorso, è necessario cliccare sul tasto posto in basso «Invia la tua candidatura». Dopo aver immesso le credenziali Spid, Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns), è necessario compilare il form di domanda e allegare i documenti richiesti dal bando. La trasmissione della domanda deve avvenire entro la scadenza delle ore 23.59 del 21 gennaio 2026, cliccando sul tasto «Conferma e invio». Infine, le procedure di selezione prevedono una prova scritta e la valutazione dei titoli, la cui tabella è reperibile all’articolo 7 del bando. Le materie da studiare per superare l’esame sono elencate all’articolo 6.
Negli ultimi giorni del 2025, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail) ha pubblicato un nuovo bando di concorso pubblico per la copertura di 10 posti da dirigente amministrativo di seconda fascia. Le assunzioni avverranno con rapporto di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno presso le direzioni territoriali e provinciali dell’istituto. Per candidarsi alle prove è necessario possedere la laurea ed essere assunti di ruolo presso un’amministrazione pubblica. Ecco, quindi, quali sono le informazioni essenziali per prendere parte alle selezioni e i requisiti richiesti, come inviare la domanda di partecipazione e in cosa consistono le procedure di selezione considerando che il concorso è per titoli ed esami.
Inail, nuovo concorso 2025 per dirigenti amministrativi: quale laurea serve?
Lo stand dell’Inail durante l’apertura di Orientamenti il salone di Genova dedicato ai giovani e studenti per la scelta del loro furo scolastico (Ansafoto).
C’è tempo fino all’8 gennaio 2026 per candidarsi al nuovo concorso dell’Inail per l’assunzione di 10 dirigenti amministrativi di seconda fascia con contratto di lavoro dell’Area delle Funzioni centrali. Il bando di concorso, all’articolo 2, elenca i requisiti di ammissione alle procedure concorsuali, tra i quali il titolo di studio. Nel dettaglio, gli interessati devono essere in possesso del diploma di laurea conseguito con il vecchio ordinamento o titoli equipollenti, laurea specialistica o laurea magistrale nelle seguenti materie:
Giurisprudenza;
Scienze politiche;
Economia e commercio;
Ingegneria gestionale;
Scienze dell’Amministrazione.
Tra i requisiti di ammissione, l’articolo 4 richiede anche l’esperienza professionale, da certificare in qualità di dipendente di ruolo di amministrazioni pubbliche. Ulteriori specifiche sono elencate al punto j).
Come inviare la domanda di candidatura al concorso dell’Inail?
Per inviare la domanda di candidatura al nuovo concorso dell’Inail è necessario accedere con Spid, Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns) al portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa), sito sul quale si può scaricare anche il bando. Una volta trovata la pagina del concorso, è necessario cliccare sul tasto «Invia la tua candidatura» per accedere alla sezione della domanda da compilare con i propri dati anagrafici, di studio e professionali. Inoltre, il bando elenca i documenti da allegare alla domanda, tra i quali anche la ricevuta del pagamento della tassa di segreteria. Per trasmettere correttamente la pratica è necessario cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la data di scadenza.
In cosa prepararsi per le prove dei concorsi per dirigenti amministrativi?
Svolgimento di una prova di un concorso (Imagoeconomica).
Per quanto concerne le prove di selezione del concorso Inail, il bando prevede un esame preselettivo nel caso in cui il numero dei candidati dovesse superare di 15 volte il numero dei posti, consistente in 60 quesiti a risposta multipla nelle materie elencate all’articolo 7. I candidati che supereranno la prova, dovranno affrontare un esame scritto, le cui materie da preparare sono elencate all’articolo 9 del bando, e una prova orale, descritta all’articolo 10. Il bando riporta anche la tabella di valutazione dei titoli, disponibile all’articolo 11.
C’è il sovranismo alimentare, quello semplice, digeribile, da scaffale del supermercato. Il suo cantore è Matteo Salvini, che per anni ha riempito i social di selfie masticanti: qualunque cosa, purché rigorosamente prodotta entro i confini del sacro suolo. Una di queste esternazioni riguardava la Nutella, orgoglio tricolore delle cioccolate spalmabili, conquistatrice dei mercati globali. Un’ode piena alla Ferrero, salvo poi storcere il naso davanti alla rivelazione blasfema: per produrla, la multinazionale di Alba usa anche nocciole turche. Elogio del made in Italy, ma con riserva. Patriottismo a scadenza, da etichetta nutrizionale.
Matteo Salvini (foto Ansa).
Dipende sempre da cosa globalizzi: se sono i giornali va bene
Oggi quel sovranismo si è fatto adulto, cosmopolita, con frequentazioni migliori. Il turbamento per le nocciole dell’Anatolia è un ricordo sbiadito. E infatti Salvini plaude senza esitazioni all’iniziativa dell’imprenditore greco che vuole comprare la Repubblica. Evidentemente la globalizzazione, anche quella editoriale, non è più una minaccia, ma una risorsa. Dipende sempre da cosa globalizzi: se sono i giornali va bene, se sono gli ingredienti un po’ meno. La coerenza non è obbligatoria, la tracciabilità nemmeno.
L’editoria italiana sembra un rutilante gioco di società
Nel frattempo, mentre l’armatore greco finalizza lo sbarco a Roma, l’editoria italiana assume l’aspetto di un rutilante gioco di società. Entra in scena Leonardo Maria Del Vecchio, deciso a fare sul serio. Il progetto è ambizioso: mettere le mani su Gedi. Ma la porta è già chiusa. Exor ha concesso l’esclusiva a Theo Kyriakou, che fa di tutto per mostrarsi all’altezza dell’acquisto (si tratta pur sempre del secondo e del quarto quotidiano italiano) rischiando però di strafare. Succede quando si lancia in un peana sulla stabilità del Paese e del governo che lo guida, proprio mentre la Repubblica e La Stampa ne sono fieramente antagoniste. Dettagli, evidentemente.
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).
Del Vecchio però non è tipo da tornare a mani vuote. Incassato il no torinese, cambia tavolo, cambia musica, ma resta nel locale dove evidentemente destra o sinistra per lui pari sono. Compra una quota di minoranza del Giornale da Paolo Berlusconi. Ma la minoranza è spesso una posizione strategica: non comandi e non governi, ma orienti e talvolta suggerisci. È il potere soffuso, quello che non finisce nei titoli ma pesa nelle riunioni di redazione. A suggellare l’operazione arriva l’intesa con gli Angelucci, che del Giornale detengono la maggioranza. Più che editori, la famiglia romana è un ecosistema stabile della destra editoriale.
Antonio Angelucci (foto Imagoeconomica).
Riffeser, presidente della Fieg, non crede più nel settore che rappresenta
E siccome l’appetito viene mangiando, Del Vecchio presenta anche un’offerta per i quotidiani di Andrea Riffeser, altro nome che difficilmente verrebbe scambiato per un campione del progressismo. Riffeser, tra l’altro, è anche presidente della Fieg, la Confindustria degli editori. Se vuol vendere evidentemente non crede nemmeno lui nel settore che rappresenta. Anche questi dettagli, evidentemente. A questo punto il disegno è chiaro: non una concentrazione industriale, ma una mappa politica. Non una linea editoriale, ma una ideologica linea Maginot.
Andrea Riffeser, presidente della Fieg (foto Imagoeconomica).
La domanda non è più chi compra cosa, ma perché
Se è così, la domanda non è più chi compra cosa, ma perché. E la risposta resta sempre la stessa: perché i giornali non servono più a informare, ma a posizionare. Sono badge di accesso, strumenti di relazione, leve di trattativa. Non li si compra per leggerli, ma per esserci. Come in certi club dove conta poco di cosa si parla, molto chi è seduto al tavolo. Il risultato è un sovranismo editoriale a geometria variabile: nazionale quando conviene, internazionale quando serve, ideologico quando rassicura. Un sovranismo che non difende confini, ma interessi, che non teme lo straniero, ma l’irrilevanza. E che, alla fine, non si chiede più da dove arrivino le nocciole, purché il barattolo resti saldamente nelle mani giuste.
È morto a 90 anni Gianni Melidoni, celebre firma dello sport italiano e figura di riferimento per più generazioni di lettori. A Roma aveva costruito quasi tutta la sua vita professionale e personale, legando il suo nome alle cronache calcistiche della Capitale. I funerali si terranno martedì 23 dicembre alle 9.30, nella chiesa di Santa Chiara in piazza dei Giuochi Delfici.
La carriera di Gianni Melidoni
Melidoni era entrato giovanissimo al Messaggero: a 20 anni venne assunto e, stagione dopo stagione, ne divenne una colonna. Per oltre due decenni guidò le pagine sportive fino ad arrivare a essere vicedirettore. In seguito lavorò anche al Tempo. Seguì 11 Olimpiadi da inviato, a partire da Roma 1960: allora fu l’unico cronista a prevedere l’oro di Livio Berruti nei 200 metri. Ma nonostante l’esperienza ai Giochi restò soprattutto un cronista di calcio: narrò lo storico scudetto della Lazio di Tommaso Maestrelli nel 1974 e quello della Roma di Nils Liedholm nel 1983, consegnando alla città pagine che molti tifosi ricordano ancora oggi. Il pubblico lo imparò a conoscere anche attraverso la polemica: al Processo di Aldo Biscardi amava ricordare che «erano confronti sempre di livello alto, nessuno gridava e nessuno sbagliava i congiuntivi». Durante il programma contestò il peso politico dei club del Nord e criticò Enzo Bearzot per l’esclusione di Roberto Pruzzo dai Mondiali del 1982. Lascia la moglie, sei figli e numerosi nipoti.
Roberto Petri è stato eletto presidente dell’Associazione dei Porti Italiani (Assoporti). La sua nomina segna una discontinuità rispetto alla prassi consolidata di assegnare l’incarico a uno dei presidenti delle Autorità di Sistema Portuale. Petri prenderà il posto di Rodolfo Giampieri, giunto a fine mandato dopo aver guidato l’associazione negli ultimi quattro anni e mezzo.
Chi è Roberto Petri
Petri, 76 anni, proviene dal settore bancario. Presidente esecutivo di Italimmobili, è stato componente dei cda dell’Eni (dal 2011 al 2014), di Finmeccanica (dal 2005 al 2008) e Fintecna (dal 2003 al 2006). Dal 2008 al 2011 è stato inoltre capo della segreteria dell’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa. L’elezione di Petri si inserisce in una fase particolarmente significativa per il settore, caratterizzata da un profondo rinnovamento della governance: nel corso del 2025 sono stati infatti nominati 14 nuovi presidenti di Autorità di Sistema Portuale. A questo scenario si affiancherà, nel 2026, il previsto varo della riforma portuale.
L’Accademia dell’Agricoltura di Torino ha scelto Michele Briamonte, presidente del Consorzio delle Residenze reali sabaude, come nuovo socio corrispondente. La nomina arriva da una delle più antiche istituzioni culturali italiane, fondata nel 1785 da Vittorio Amedeo III e storicamente impegnata nella ricerca agronomica. L’ingresso di Briamonte consolida un rapporto già operativo con la Reggia di Venaria, nodo centrale del sistema museale sabaudo. Negli ultimi anni le due realtà hanno lavorato fianco a fianco su progetti dedicati in particolare ai giardini storici. Con questa scelta quindi l’Accademia punta a rafforzare il legame con le istituzioni scientifiche e culturali del territorio, sostenendo attività condivise su agricoltura, paesaggio e conservazione. Commentando l’elezione, Briamonte ha parlato di riconoscimento personale e istituzionale: «L’Accademia è un luogo vivo di ricerca e innovazione, non solo di custodia del passato. È mia intenzione far continuare e crescere il dialogo e la collaborazione con la Reggia con progetti culturali e di valorizzazione reciproca».
Nella giornata del 19 dicembre 2025, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha pubblicato il bando di concorso pubblico per le assunzioni di 32 figure in possesso del titolo di studio della laurea. Il reclutamento riguarda, nel dettaglio, 30 specialisti nella formazione e nella comunicazione e due esperti di traduzione di testi in lingua inglese. Ecco, dunque, quali sono le informazioni essenziali per prendere parte alla procedura, dove reperire il bando, quali sono i requisiti richiesti, in che modo inviare la domanda di partecipazione e in cosa consistono le prove di selezione in considerazione del fatto che il concorso è per titoli ed esami.
Concorso Presidenza Consiglio ministri 2025, quali sono i profili ricercati?
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Imagoeconomica).
C’è tempo fino al 19 gennaio 2026 per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per 32 posti di esperti laureati presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Le immissioni saranno disciplinate da rapporti di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno e si articoleranno, nel dettaglio, in:
30 assunzioni nel profilo professionale di specialista esperto di formazione, comunicazione e sistemi di gestione, da destinare alla Scuola nazionale dell’amministrazione, posizione economica F3 (codice 30AF3-SNA);
due assunzioni nel profilo professionale di specialista di segreterie direzionali, con competenze in materia di traduzione di testi in e da lingua inglese e servizio di interpretariato, posizione economica F1 (codice 2AF1-PCM).
Quale titolo di studio serve per il concorso Presidenza Consiglio ministri 2025?
Per quanto concerne i requisiti per candidarsi al concorso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri 2025, è importante leggere quanto riporta al bando all’articolo 2. In particolare, sui titoli di studio si richiede la laurea magistrale o titolo equiparato nelle classi di laurea:
Giurisprudenza (LMG 01);
Informatica (LM 18);
Ingegneria gestionale (LM 31);
Lingue e letterature moderne europee e americane (LM 37);
Lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale (LM 38);
Psicologia (LM 51);
Relazioni internazionali (LM 52);
Scienze dell’economia (LM 56);
Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità (LM 59);
Scienze della politica (LM 62);
Scienze delle pubbliche amministrazioni (LM 63);
Scienze economico-aziendali (LM 77);
Scienze filosofiche (LM 78);
Scienze statistiche (LM 82).
Scienze pedagogiche (LM 85);
Sociologia е ricerca sociale (LM 88).
Per candidarsi alle prove per l’altro profilo professionale, quello dei due posti di specialista di segreterie direzionali, occorre il possesso della laurea triennale:
Lingue e culture moderne (L 11);
Mediazione linguistica (L 12).
Come inviare la domanda di candidatura?
Per inviare la domanda di candidatura al concorso per i posti alla Presidenza del Consiglio è necessario utilizzare il portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (Inpa). Dopo aver fatto l’accesso con Spid, Cie o Cns, occorre:
ricercare la pagina del bando di interesse;
cliccare su uno dei due tasti «Invia la tua candidatura» corrispondenti ai due profili professionali del concorso;
compilare il form di domanda;
allegare i documenti richiesti;
cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 23.59 del 19 gennaio 2026.
Per quanto riguarda le procedure concorsuali, si prevede una prova preselettiva, una scritta, una orale e la valutazione dei titoli per entrambi i profili ricercati. Tutte le informazioni su come prepararsi al concorso sono reperibili nel bando, agli articoli 5, 6, 7, 8 e 9.
Un banchiere si aggira nelle notti romane. Nella Capitale si trova benissimo, anche perché ha trovato un amico con il quale trascorrere le ore piccole. Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, percorre in lungo e in largo la città eterna insieme con Mario Ceroli, artista di chiara fama, classe 1938, e re della Dolce vita capitolina negli Anni 60. Quella che ruotava intorno a locali come il Jackie O’ di via Boncompagni, a due passi da via Veneto. «A mezzanotte e mezza lo chiamo e gli dico “dove andiamo?”, e comincia la serata», racconta Ceroli che è stato legatissimo alla famiglia Agnelli. Nella collezione dell’Avvocato spiccavano suoi pezzi da museo, quei “legni” inconfondibili che hanno segnato la storia dell’arte italiana. In fondo, sostengono gli amici di Fürstenberg Fassio – nipote di Clara Agnelli, sorella di Gianni – «Ernesto è l’ultimo degli Agnelli rimasto a lavorare in Italia». E chi meglio di Ceroli può raccontare al banchiere 44enne gli aneddoti della vita dell’Avvocato, compresi i dettagli più curiosi, quelli privati?
Il Presidente di Banca Ifis Ernesto Fürstenberg Fassio e l’artista Mario Ceroli (Ansa).
Il progetto della casa atelier di Ceroli e l’amicizia con Malagò
Fürstenberg Fassio è andato pure oltre: Banca Ifis ha infatti acquisito la casa atelier dell’artista abruzzese con l’obiettivo di trasformarla in museo, anche se il banchiere scherza (ma non troppo) dicendo che al massimo «ci saranno quattro o cinque visitatori all’anno», dato che lo studio si trova in via della Pisana, non esattamente in centro storico. Un gesto da mecenate, quello di acquistare in blocco l’immobile e tutto ciò che si trova al suo interno, che spiega bene il rapporto confidenziale che si è creato tra i due. Del resto, Banca Ifis nel 2024 aveva stretto una partnership tra la Pinacoteca di Brera e la Galleria nazionale di arte moderna di Roma con una grande mostra dedicata al maestro abruzzese. FF si sente sempre più a suo agio nella Capitale e nei suoi circoli, pure quelli più esclusivi, come i canottieri Aniene, a cui ha avuto accesso grazie ai buoni uffici di Giovanni Malagò. Tout se tient, visto che l’ex presidente del Coni è cresciuto respirando l’aria di casa Agnelli, e ricorda ancora le telefonate all’alba dell’Avvocato, curioso di essere aggiornato sugli ultimi pettegolezzi romani raccolti durante le partite a poker con Carlo Caracciolo, Jas Gawronski, Claudio Rinaldi e Pietro Calabrese.
Ernesto Fürstenberg Fassio con Giovanni Malagò (Imagoeconomica).
Dalla passione per la techno a quella per l’arte
Prima di darsi alla finanza, Fürstenberg Fassio – laurea in Giurisprudenza a Padova e master in Bocconi – era stato rapito dal mondo della musica, come dj techno e come imprenditore con la Ernest & Frank Dj Music srl fondata nel 2016. Una passione che ha coltivato insieme con quella per l’arte. Nel 2024 il principe banchiere ha dato vita a Ifis Art, un progetto che, si legge sul sito, «raccoglie tutte le iniziative realizzate dalla Banca per la valorizzazione dell’arte, della cultura, della creatività contemporanea e dei loro valori: dalla collezione d’arte al Parco Internazionale di Scultura (ospitato all’interno degli oltre 22 ettari di giardino che circondano la cinquecentesca Villa Fürstenberg, sede storica del Gruppo, ndr) dal progetto di recupero dell’opera di Banksy e di restauro del Palazzo San Pantalon che la ospita, da Economia della Bellezza al sostegno di manifestazioni artistiche e culturali, da programmi di education a prodotti editoriali». Non solo, Banca Ifis sostiene Arte in Nuvola, la kermesse che ogni anno porta nella città eterna tantissime gallerie d’arte. La mondanità di FF, insomma, ricorda quella dell’Avvocato, di cui ci si chiedeva: «Ma quando lavora?».
Il Sole 24 Ore aveva deciso di festeggiare i suoi 160 anni come si conviene a una grande istituzione milanese: eventi, incontri, un concerto nel Duomo, una festa finale. E, a suggello, l’Ambrogino d’oro, massimo riconoscimento di meneghina benemerenza, consegnato dal sindaco Beppe Sala al direttore Fabio Tamburini, con accanto i nuovi vertici della casa editrice: l’amministratore delegato Federico Silvestri e la presidente Carmela Colaiacovo. Un’immagine compatta, quasi solenne, da fotografia ufficiale.
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ed Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale, consegnano l’Ambrogino d’oro a Fabio Tamburini (Ansa).
I nomi pesanti in uscita: da Mincuzzi a Olivieri
Poco fuori dall’inquadratura, però, il quadro è meno celebrativo. In pochi mesi hanno lasciato il giornale oltre 20 giornalisti: più del 10 per cento di una redazione che ne conta circa 180. Tra loro due inviati storici come Angelo Mincuzzi e Antonella Olivieri, poi Marco Alfieri, Riccardo Barlaam (già a New York e poi capo degli Esteri), Giuseppe Chiellino, per anni corrispondente da Bruxelles, e Marco Rogari, volto noto della redazione romana. Uscite diverse per età, storie e motivazioni, ma concentrate in un tempo sorprendentemente breve. C’è chi parla di rapporti complicati con la direzione, chi rivendica semplicemente il diritto a cambiare aria. E poi ci sono quelli che hanno scelto il momento giusto per andarsene: vicini alla pensione, o abbastanza lontani da poter trasformare l’uscita in una nuova forma di permanenza. Giornalisti 50enni che lasciano il contratto ma restano come collaboratori, con compensi che si aggirano attorno ai 1.500 euro al mese. Un paradosso solo apparente, in un settore dove la stabilità è diventata un ricordo d’archivio.
Angelo Mincuzzi (Imagoeconomica).
La mancanza di annunci formali alla redazione
Colpisce che tutto avvenga senza annunci formali alla redazione. Le uscite scivolano via in silenzio, così come in silenzio era arrivato lo scorso settembre Claudio Antonelli da La Verità, chiamato a fare il vicedirettore della nuova testata 24OreNextMed. Anche qui, nessuna fanfara. Nel frattempo l’editoria continua a contrarre drammaticamente gli organici. Negli ultimi anni le redazioni dei giornali hanno perso oltre 6 mila giornalisti. In questo contesto, le uscite dal Sole 24 Ore fanno notizia per il numero, ma sono un sintomo di un sistema sempre più in affanno per trovare la sua sostenibilità. E raccontano di un giornale che celebra la propria storia mentre, inevitabilmente, ridisegna la propria forma.