Oliviero Toscani «felicissimo» per la morte di Berlusconi: «Ha rovinato l’Italia»

L’eco della morte di Silvio Berlusconi non si spegne e con esso non lo fanno nemmeno le polemiche. Le ultime in ordine temporale le ha scatenate Oliviero Toscani. Il fotografo si è reso protagonista di dichiarazioni che hanno stupito durante la presentazione del festival sociale Tutt’ egual song’ e criature, nell’aula magna del polo di Scampia dell’Università Federico II di Napoli, nel pomeriggio del 20 giugno. Parlando della scomparsa del leader di Forza Italia ha dichiarato: «Per fortuna è morto Berlusconi. Ci rendiamo conto della dignità sociale che ci ha rubato? Eravamo un paese dignitoso, con lui c’è stata una grande rovina, un bombardamento culturale e una grande deviazione dell’Italia negli ultimi tempi». Un concetto espresso anche 24 ore dopo sulle pagine di Adnkronos: «Sì, sono felice che non ci sia più».

Il fotografo Oliviero Toscani ha spiegato di essere felice per la scomparsa di Berlusconi, accusato di aver rovinato l'Italia
Oliviero Toscani durante un evento del 2019 (Getty).

Toscani: «In Italia sono eroi i gangster e Berlusconi»

Il fotografo è intervenuto nell’aula magna dell’ateneo dopo aver realizzato a Scampia una istallazione con i ritratti di circa un centinaio tra ragazze e ragazzi su un grande telone per un cantiere. Durante il suo discorso, si è soffermato sul mondo del lavoro, ma anche sulla società odierna e sul ruolo della stessa Scampia: «Famosa al mondo per il gangsterismo? È ridicolo accettare questa condizione, anche se a qualcuno fa comodo. Ma è disumano perché i gangster qui sono una minoranza. Ma purtroppo, in Italia gli eroi sono i gangster e i Berlusconi». Ed è allora che ha parlato di un’Italia «rovinata» dall’ex premier, morto il 12 giugno 2023.

Toscani insiste: «Berlusconi la rovina dell’Italia»

E non è finita, perché a distanza di 24 ore non c’è stato alcun dietrofront, anzi Toscani ha confermato quanto detto, intervistato telefonicamente dall’Adnkronos. «Sì, sono uno di quelli che pensa che Berlusconi sia stato la rovina dell’Italia. Sono felice che non ci sia più, felicissimo», conferma il celebre fotografo. E lo fa nonostante la presa di posizione del consorzio Smean Energy, promotore dell’evento a Scampia, che si è dissociato dalle dichiarazioni con una nota.

Il fotografo Oliviero Toscani ha spiegato di essere felice per la scomparsa di Berlusconi, accusato di aver rovinato l'Italia
Il fotografo Oliviero Toscani (Imagoeconomica).

Toscani, invece, spiega: «Penso che la morte di Berlusconi sia stata una fortuna per questo paese non sono l’unico a pensarlo. Berlusconi è stato la rovina dell’Italia, in tutto: la sua etica, la sua educazione, il modo di trattare le donne. Ha avuto la possibilità di avere una maggioranza schiacciante in Parlamento e non è riuscito a fare niente, quindi non è neanche un grande statista. Ha fatto interessi privati in atto d’ufficio, ha messo le mani dappertutto ma non ha migliorato niente. Se parliamo di Berlusconi all’estero ci prendono in giro, mentre in Italia quando qualcuno muore diventa santo. Ma il tempo mi darà ragione».

Sardegna, maxi corteo a difesa della sanità pubblica

Si terrà sabato 24 giugno a Cagliari la manifestazione organizzata dal coordinamento di tutti i comitati regionali in difesa della sanità pubblica. Obiettivi principali: «La sanità come diritto universale, prima condizione della dignità umana, la salvaguardia del diritto dei sardi alle cure e il no allo smantellamento degli ospedali esistenti». Tra le motivazioni riportate nel comunicato del coordinamento vi sono «la chiusura dei reparti ospedalieri, la riduzione dei posti letto, la diminuzione del numero dei medici, degli infermieri e degli OSS, le lunghe liste per le visite specialistiche, la prevenzione inesistente e la mancanza di medici di medicina generale e di pediatri sul territorio». La partenza è prevista alle 9.30 da piazza dei Centomila con termine del corteo in piazza Vittime del Moby Prince.

Sabato 24 giugno si terrà a Cagliari un maxi corteo a difesa della sanità pubblica, organizzato dal coordinamento dei comitati regionali.
Sanità, proteste Sardegna (foto Facebook).

Il corteo a difesa della sanità in Sardegna si veste di giallo

Alessandro Rosas, uno dei portavoce del coordinamento ha dichiarato all’Ansa: «Sabato è la prima uscita a livello isolano organizzata dal coordinamento dei comitati in difesa della sanità pubblica regionale, stiamo lavorando da diversi anni per cercare di unire tutte le forze impegnate in Sardegna, per poter avere un’unica voce».  Il corteo vestirà di giallo, il colore, prosegue Rosas, che «abbiamo fatto nostro dalle battaglie dell’Ogliastra. […] Abbiamo invitato i sindaci: a gennaio abbiamo inviato una proposta a tutti e 377 comuni della Sardegna per l’approvazione di un ordine del giorno in consiglio comunale in difesa della sanità pubblica, ci sono state tante amministrazioni che hanno portato all’attenzione del proprio consiglio comunale questa proposta e sabato interverranno cinque sindaci in rappresentanza di tutti».

No alla privatizzazione della sanità

Un altro portavoce del coordianamento organizzatore della manifestazione, Francesco Carta, ha aggiunto: «Rispetto alle richieste iniziali del nostro comitato è intervenuto un fatto nuovo, abbiamo appreso della delibera della giunta del primo giugno sui nuovi ospedali e della decisione di bloccare e sospendere i lavori di ristrutturazione negli ospedali pubblici della città di Cagliari. Bloccare questa ristrutturazione è un atto estremamente grave, estremamente sbagliato, che noi contestiamo». Secondo il coordinamento dei comitati «nell’Isola c’è la tendenza all’ulteriore privatizzazione del settore della sanità, che noi contestiamo e riteniamo sia la causa principale della crisi della sanità in Sardegna e in Italia».

«Giù le mani dall’Ogliastra» non parteciperà al corteo

Mentre si diffonde la notizia della manifestazione prevista per sabato, il comitato Giù le mani dall’Ogliastra, uno dei primi nell’isola a protestare per la crisi della sanità pubblica, ha annunciato di non aderire alla manifestazione sottolineando di non condividere la scelta di aprire il corteo anche ai politici e motivando le proprie posizioni in un comunicato postato sulla pagina Facebook: «Alla manifestazione del 24 giugno sono state invitate a intervenire proprio le forze politiche regionali e questo, duole dirlo, contrasta fortemente col modus operandi che ci ha sempre contraddistinto. Giù le mani dall’Ogliastra non può scendere in piazza al fianco di coloro che, il 25 ottobre 2017, hanno votato o contribuito alla scellerata riforma Arru, né tantomeno può essere attorniata da mille simboli che nulla hanno a che vedere con le proteste dei cittadini».

Global Gender Gap, al ritmo attuale ci vorranno 132 anni per la parità

Il 2022 ha segnato una battuta d’arresto a livello globale nella parità di genere. A segnalarlo è il report del Global Gender Gap stilato dal World Economic Forum in 146 Paesi: l’anno passato si è chiuso con un gap complessivo del 68,1 per cento, il che significa che al ritmo attuale serviranno 132 anni per raggiungere la parità totale. «La battuta d’arresto verso la parità è una catastrofe per il futuro delle nostre economie, società e comunità. L’accelerazione della parità deve essere una parte fondamentale dell’agenda pubblica e privata», ha dichiarato Saadia Zahidi, manager del Global Report.

In Italia il divario di genere è particolarmente marcato nella partecipazione politica 

Il Global Gender Gap Report, introdotto dal Forum economico mondiale nel 2006, fornisce un quadro che mostra l’ampiezza e la portata della divario di genere in tutto il mondo. La battuta d’arresto del 2022 ha avuto diversi fattori: crisi multiple e complesse, aumento del costo della vita, strascichi della pandemia, emergenza climatica, conflitti su vasta scala, esodi migratori. Il rischio di inversione dei progressi è evidente nel caso dell’Italia che, dal 63esimo posto in classifica nel 2021, si è ritrovata al 79esimo. Il divario di genere in Italia è particolarmente marcato nella partecipazione delle donne in politica, in cui il Paese è scivolato dal 40esimo al 64esimo posto. Un passo indietro anche nell’accesso all’educazione, dove l’Italia è passata dal 59esimo al 60esimo posto del ranking mondiale.

Global Gender Gap, al ritmo attuale ci vorranno 132 anni per la parità. Il 2022 ha segnato una battuta d'arresto a livello mondiale.
Donne afghane a Kabul (Getty Images).

Sul podio Islanda, Norvegia e Finlandia, chiudono la classifica Algeria, Chad e Afghanistan

Un lievissimo miglioramento si registra invece nel sotto indice relativo alla partecipazione economica e opportunità di lavoro, dove il Belpaese è passato dalla posizione 110 alla 104, sempre sul totale di 146 Paesi. Bene anche nel sub-indice relativo alla salute e alle prospettive di vita, con un balzo in avanti dalla posizione 108 alla 95. Sul podio del Global Gender Gap Report ci sono, nell’ordine, Islanda, Norvegia e Finlandia, mentre i tre ultimi piazzamenti sono occupati da Algeria, Chad e Afghanistan come fanalino di coda.

Global Gender Gap, al ritmo attuale ci vorranno 132 anni per la parità. Il 2022 ha segnato una battuta d'arresto a livello mondiale.
Reykjavik, capitale dell’Islanda (Getty Images).

A Cesena un educatore di un centro estivo allontanato perché gay: la parrocchia annulla tutto

A Cesena, in Emilia-Romagna, i cittadini fanno i conti con la storia di un centro estivo parrocchiale annullato, dopo che il sacerdote ha deciso che l’unico organizzatore maggiorenne non era adatto poiché gay. La vicenda risale ai giorni scorsi e ha generato non poche polemiche, dopo l’articolo del Corriere Romagna che l’ha raccontata. Tutto è partito da una semplice foto pubblicata dal giovane sul proprio profilo Instagram, mentre baciava un altro ragazzo. E il protagonista del post è stato poi richiamato dal parroco che lo ha definito «inadatto». Al ragazzo è stato detto che avrebbe potuto organizzare le attività, senza però poter fare l’educatore. Lui ha risposto ritirandosi del tutto e, essendo lui l’unico con più di 18 anni, è saltato l’intero centro estivo.

Il giovane è stato definito inadatto dal parroco dopo una foto su Instagram in cui bacia un altro ragazzo
Alcuni bambini giocano in un campetto (Getty).

Il sindaco di Cesena: «Pensavo che il Medioevo fosse alle spalle»

Si tratta di una vicenda grave che è stata commentata anche dal sindaco di Cesena, Enzo Lattuca. Su Facebook il primo cittadino ha scritto: «Pensavo che il Medioevo fosse ormai alle nostre spalle e che episodi di discriminazione come questo, inaccettabili, fossero estranei alla nostra città. Evidentemente mi sbagliavo». Repubblica riporta le parole del sindaco che parla di «un pregiudizio vomitevole e intollerabile il pensiero che un educatore non sia adatto a stare vicino ai bambini perché omosessuale, una cosa forse di 50 anni fa». Lattuca insiste: «Questo ragazzo mi è stato descritto come una vera colonna portante della parrocchia, un persona conosciuta e impegnata, non un esterno di cui si sapeva poco. Tra l’altro ci sono educatori dichiaratamente omosessuali che lavorano nelle scuole paritarie di Cesena, quindi la decisione presa da questo punto di vista davvero non si capisce, perché non è un orientamento generale della Chiesa».

L’amarezza di Lattuca: «Rammarica che ancora oggi succeda una cosa simile»

Lattuca poi conclude: «Il fatto che sia stato annullato il centro estivo non è un problema dal punto di vista organizzativo delle famiglie. Le proposte nel nostro Comune sono tantissime, sia pubbliche che legate alle parrocchie, trovare un’alternativa per i bambini non è un problema in nessun modo. Ma quello che deve rammaricare i cittadini di Cesena è che ancora oggi, nella nostra città che credevamo tutti evoluta e accogliente, possa succedere una cosa simile. Questo pregiudizio fuori dalla realtà non può in nessun caso essere accettato dalla nostra comunità».

Il giovane è stato definito inadatto dal parroco dopo una foto su Instagram in cui bacia un altro ragazzo
Il sindaco con alcuni bambini (Facebook)

Maturità 2023, l’ex ministro Bianchi: «Traccia su di me offensiva e indecente»

L’ex ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non ha gradito il suo coinvolgimento nella prima prova della maturità 2023, dove il ministero ha proposto, tra le tracce, una lettera aperta di un gruppo di accademici che a fine 2021 si era rivolto a lui per chiedere che nel 2022 venissero ripristinate le tradizionali modalità di svolgimento dell’esame (ridimensionate causa Covid). L’economista ha trovato fuori luogo, offensivo e pretestuoso «offrire ai maturandi una traccia basata su cose vecchie che non si sono avverate».

L’ex ministro Bianchi commenta le tracce della prima prova della maturità 2023

Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex titolare dell’Istruzione ci ha tenuto a rivendicare che la maturità 2022 «non è stata «burletta ma un esame vero e proprio». Il testo scelto dal ministero, ha spiegato, «si riferisce ad un appello del dicembre 2021 basato su indiscrezioni lette sui giornali che non hanno trovato poi fondamento nella realtà». E soprattutto non tiene conto di quello che è successo dopo, ovvero una prova fatta in presenza e con un parziale ripristino della struttura ante pandemia.

Quindi l’attacco: «Trovo offensivo e indecente offrire una traccia così, anche per tutti coloro che con me hanno lavorato per riportare gli studenti in classe, per il bene della scuola e per fare un esame vero lo scorso anno. Se questo deve servire per propugnare un’idea di scuola selettiva, ci si confronta a viso aperto. Non con riferimenti in un tema di maturità. Sono senza parole e lo trovo un attacco vergognoso».

«Il confronto si fa a viso aperto»

Non volendo entrare nel merito della politica, ma solo dell’educazione, ha quindi concluso con parole ulteriormente forti: «Chiedere ai ragazzi un parere su un’opinione superata dai fatti è devastante. Non tenere conto di quello che è successo è come discutere su una chiacchiera. Se invece vogliamo discutere di scuola e sviluppo del paese, due temi che mi stanno a cuore come tutti sanno, sono pronto. Ma a viso aperto».

 

Islanda, il governo sospende la caccia alle balene

Una decisione storica. Come riportato dal Guardian, il governo islandese ha dichiarato che sospenderà la caccia alle balene di quest’anno fino alla fine di agosto a causa di preoccupazioni per il benessere degli animali, una prima mossa che probabilmente porrà fine alla pratica contestata da più parti. I gruppi per i diritti degli animali e gli ambientalisti hanno salutato la decisione con soddisfazione, come la Humane Society International che l’ha definita «una pietra miliare nella conservazione compassionevole delle balene». La stagione della caccia alle balene in Islanda va da metà giugno a metà settembre. Un sondaggio pubblicato all’inizio di giugno indicava che il 51% degli islandesi era contrario alla caccia e il 29% favorevole, con gli ultrasessantenni i più favorevoli.

Il governo islandese sospende la caccia alle balene di quest'anno fino al mese di agosto. Le associazioni animaliste esprimono soddisfazione.
Caccia alle balene (Getty Images)

Sospesa la caccia alle balene in Islanda

Il ministro dell’Alimentazione Svandis Svavarsdottir ha preso la decisone a seguito del rapporto commissionato dal governo le cui conclusioni sono arrivate al fatto che la caccia non è conforme alla legge islandese sul benessere degli animali. Secondo l’autorità alimentare e veterinaria islandese, l’uccisione delle balene è in contrasto con gli obiettivi principali del Paese a tutela degli animali. I video schock trasmessi dall’autorità veterinaria hanno mostrato l’agonia di una balena mentre veniva cacciata per cinque ore. Il ministro ha poi aggiunto: «Se il governo e i concessionari non possono garantire i requisiti assistenziali, queste attività non hanno futuro». Il paese ha solo una compagnia baleniera rimasta, Hvalur, e la sua licenza per cacciare le balenottere comuni scade nel 2023. Un’altra compagnia si è fermata definitivamente nel 2020, dicendo che non era più redditizia.

I dati annuali sulla morte delle balene

Le quote annuali registrano l’uccisione di 209 balenottere comuni – il secondo mammifero marino più lungo dopo la balenottera azzurra – e 217 balenottere minori, una delle specie più piccole, anche se le morti sono diminuite drasticamente negli ultimi anni a causa della riduzione del mercato della carne di balena. Islanda, Norvegia e Giappone sono gli unici paesi al mondo che hanno continuato a cacciare le balene nonostante le feroci critiche di ambientalisti e difensori dei diritti degli animali. Negli ultimi due decenni, nel settore turismo, sono aumentate le richieste dei tour di osservazione delle balene, divenuti un elemento chiave per l’economia.

Salvini, ritiro della patente per chi ha il cellullare in mano o è sotto effetto di droghe

Secondo alcune fonti del Mit e come riportato da Tgcom24, stanno per arrivare sostanziali modifiche al codice della Strada secondo la linea della tolleranza zero intrapresa dal vicepremier e ministro Matteo Salvini. Tra le misure previste nel ddl, la sospensione della patente per chi viene fermato dopo aver assunto droghe, ma anche per chi è sorpreso alla guida col cellulare, contromano e per tutti quei comportamenti che, statisticamente, determinano un’alta incidentalità. Divieto assoluto inoltre di bere alcol prima di mettersi alla guida e l’obbligo dell’alcolock (un etilometro montato sull’auto, ndr) per i bevitori recidivi.

Durante il Consiglio dei ministri di domani, verrà presentato il ddl con le novità sul codice della strada e i casi di ritiro della patente.
Polizia stradale (Getty Images).

Ritiro patente e modifiche al codice della strada

Non solo misure su guida in stato di ebrezza, alterazione da sostanze o utilizzo del cellulare alla guida, ma anche maggiori garanzie per i ciclisti, che verranno tutelati soprattutto in caso di sorpassi, e la tanto attesa chiarezza sui monopattini con targhe, assicurazione e obbligo di casco. Il ddl che verrà presentato domani prevedrà anche nuove norme sulle ztl, sugli autovelox, per prevenire l’uso di strumenti di rilevazione della velocità non omologati, spesso installati per moltiplicare le sanzioni.

Città di Castello, una 90enne tra i banchi di scuola per fare l’esame di Maturità

Si pensa sempre che gli studenti che affrontano gli esami di Maturità siano soltanto giovani ragazzi e ragazze, ma in realtà a volte ci possono anche essere delle eccezioni. Questo è stato il caso anche per gli Esami di Maturità 2023, iniziati quest’oggi (21 giugno) e ai quali sta partecipando, tra gli altri, anche un’arzilla novantenne. Ecco la sua curiosa storia.

Chi è Imelda Starnini, la novantenne che sta facendo la Maturità 2023 a Città di Castello

La vicenda che già ha fatto il giro del web è legata al comune di Città di Castello, in Umbria. Tra i banchi dell’istituto San Francesco di Sales è infatti tornata in queste ore a sedersi anche la novantenne Imelda Starnini, classe 1933, che ha deciso di rimettersi in gioco affrontando tutte le prove necessarie ad ottenere il diploma di scuola superiore.

A condividere gli scatti dell’anziana signora seduta ai banchi di scuola con davanti il dizionario per affrontare la prima prova di italiano è stato il comune di San Giustino, che ha scherzosamente rinominato Starnini «la nonna della Maturità».

Il commento della maturanda e delle autorità locali

Intervistata dall’ufficio stampa dell’amministrazione comunale, l’anziana donna ha dichiarato fieramente: «Lo studio, il sapere e il desiderio di conoscere non hanno età ed io ne sono la dimostrazione. Dopo il diploma anche la laurea? Chissà perché no? […] Ora sono qui e grazie all’aiuto della mia famiglia inizio il percorso di prove, che spero, mi condurranno ad ottenere il diploma. Li abbraccio tutti questi bellissimi giovani che oggi qui con me ed in tutta Italia sono pronti a superare gli ostacoli degli esami. Bisogna crederci, così mi hanno insegnato i miei genitori. Avanti ragazzi ora non si scherza più».

A salutare con un plauso la signora Imelda Starnini anche le istituzioni locali, rappresentate dai sindaci di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Paolo Fratini. Attraverso gli assessori alle politiche scolastiche locali Letizia Guerri e Milena Crispoltoni, i due primi cittadini hanno commentato: «Crediamo di poter dire che la storia di Imelda sia una sorta di “favola” che diventa finalmente, oggi, una bella realtà. Una testimonianza forte, foriera di notevoli e diversi significati per ognuno di noi, adulto, giovane o adolescente che sia. Imelda, nata a Selci Umbro, Comune di San Giustino, residente a Cerbara, Comune di Città di Castello, è un po’ anche il simbolo di unione tra due Enti che, limitrofi, sono caratterizzati da rapporti di amicizia e volontà di andare insieme nell’andare ad intercettare le esigenze dei cittadini e operare insieme per poter fornire le risposte più consone».

Mengoni a Padova: «Una cosa che dovrebbe essere proibita è poter decidere che cos’è una famiglia»

Il cantante Marco Mengoni, in concerto a Padova, davanti a uno stadio Euganeo gremito, ha lanciato il suo messaggio prendendosi un momento tra una canzone e l’altra: «Amore, proibizione e limitazione non possono convivere, Mai. E ora, dato che siamo a Padova, vorrei aggiungere un’altra cosa: una cosa che dovrebbe essere proibita è poter decidere cos’è una famiglia e decidere sui bambini. Grazie».

Marco Mengoni, in concerto nello stadio Euganeo di Padova, prende una pausa e lancia il suo messaggio sull'amore e sulla famiglia.
Marco Mengoni, cantante (Getty Images)

Marco Mengoni a Padova: la reazione del pubblico

Frasi chiare inconfutabili quelle dell’artista, che, senza neanche aver terminato il suo discorso, viene acclamato da uno scroscio di applausi da parte del pubblico. Mengoni sceglie una modalità indiretta per comunicare il suo pensiero su quanto accaduto nelle ultime ore nella città in cui la Procura di Padova ha impugnato 33 atti di nascita. Il tour, che si chiuderà al Circo Massimo ha registrato il sold out in tutti gli stadi. Dopo il concerto, il cantante è stato intervistato da Fabrizio Basso di Skytg24, al quale ha dichiarato: «Mi sembra una cosa disumana privare un bambino di un genitore e di una famiglia, non fa bene. Chiunque può essere famiglia. Io ho genitori meravigliosi ma ho imparato a vivere da mio nonno, dunque non sono solo papà e mamma a essere famiglia, è famiglia chi ti dà amore e chi ti aiuta a capire cosa è giusto o sbagliato».

Intervista con la storia di Oriana Fallaci: di cosa parla il brano uscito alla Maturità 2023

Le migliaia di studenti italiani che oggi, 21 giugno 2023, hanno dovuto affrontare la prima prova degli esami di Maturità 2023 si sono ritrovati di fronte tra le varie opzioni anche una traccia di carattere artistico-letterario che fa riferimento a Interviste con la storia, un importante progetto della compianta scrittrice Oriana Fallaci. Ecco di cosa si tratta.

Cosa sono le interviste con la storia di Oriana Fallaci, al centro della prima prova della Maturità 2023

Nel 1974 la scrittrice Oriana Fallaci (morta nel 2006 per un tumore) aveva pubblicato il libro all’interno del quale raccoglieva tutte le coraggiose interviste condotte negli anni precedenti. Si trattava di incontri con alcune delle personalità più importanti ma anche controverse del Novecento, da Henry Kissinger a Willy Brandt, passando per Golda Meir, Indira Gandhi, ma anche per Arafat a Hussein di Giordania, Nenni ad Amendola e Giulio Andreotti.

Nella premessa della sua opera, Fallaci aveva scritto a proposito: «Non riesco a escludere che la nostra esistenza sia decisa da pochi, dai bei sogni o dai capricci di pochi, dall’iniziativa o dall’arbitrio di pochi… Certo è un’ipotesi atroce. Ancor più sconsolato ti chiedi come siano quei pochi: più intelligenti di noi, più forti di noi, più illuminati di noi, più intraprendenti di noi? Oppure individui come noi, né meglio né peggio di noi, creature qualsiasi che non meritano la nostra collera, la nostra ammirazione, la nostra invidia?».

Il significato dell’opera e le riflessioni della scrittrice

Trattandosi di una traccia di carattere argomentativo, ogni studente avrà la possibilità di sviluppare il suo personale pensiero a partire dalle riflessioni dell’autrice, che in sostanza si è interrogata a lungo se fosse giusto o meno che una minuscola parte della popolazione mondiale, composta essenzialmente dai grandi statisti, potesse avere un tale dominio su milioni di persone.

Nell’opera, Oriana Fallaci lasciava in particolar modo aperta un’interessante domanda per i suoi lettori, ovvero: «È un pensiero che offende perché, in tal caso, noi che diventiamo? Greggi impotenti nelle mani di un pastore ora nobile ora infame? Materiale di contorno, foglie trascinate dal vento?».

Molestie nelle agenzie pubblicitarie a Milano e i commenti della «Chat degli 80»

Prevenzione, sensibilizzazione, educazione sentimentale, o forse è meglio punire e puntare su un inasprimento delle pene? La questione è aperta, e mentre si cerca di trovare soluzioni per insegnare agli uomini e ai ragazzi come «vedere» le donne, oltre al sessismo, la verità è che gli ambienti di lavoro sono ancora lontani dall’essere considerati come sicuri. Il nuovo Metoo che in queste settimane sta investendo le agenzie pubblicitarie a Milano, sembra destinato ad aumentare. Massimo Guastini, noto pubblicitario intervistato da Fanpage, parla infatti di un «atteggiamento sistemico», riferendosi a diverse aziende che, per anni, hanno perpetrato gli stessi comportamenti, riferendosi alle violenze fisiche, psicologiche, di cui decine di donne sarebbero state vittime. Donne che nelle ultime settimane hanno deciso di denunciare, raccontando di aver subito molestie in alcune agenzie pubblicitarie a Milano (e non solo) da parte di capi e colleghi.

In un'intervista Fanpage, Massimo Guastini continua a parlare delle molestie nelle agenzie pubblicitarie a Milano.
Mostra fotografica Marcio Freitas contro la violenza sulle donne (Getty Images).

Milano, aumentate le denunce per molestie nelle agenzie pubblicitarie

Guastini, rispondendo alle domande della gornalista Ilara Quattrone, ha dichiarato: «Questa denuncia sta diventando corale ed è importante che parta e prenda corpo in un settore così avanzato, come quello della pubblicità, e in una città così moderna e progressista come Milano. Fin dall’inizio ho voluto rafforzare alcuni timidi tentativi di raccontare quanto accade in questo mondo. A mio parere è emblematico che nasca nel settore della pubblicità: il fatto che si verifichi in questo comparto e in una città così moderna come Milano, ci spinge a fare una riflessione che non può più essere rimandata: cosa capita nel resto d’Italia e quali orrori si consumano ogni giorno? Nel profilo Instagram di una copy, Taniume, vengono pubblicate ulteriori testimonianze: «Put*** arrogante, chissà quanti pom*** hai fatto per essere qui» e ancora «Mi umiliava, mi metteva le mani sul collo, mi scherniva, quando se ne è andato ho iniziato a vivere»; «Ho passato un anno ad andare in terapia per dimenticare quello che mi dicevano in ufficio». Ma le testimonianze non si fermano «Mi facevano notare come tutti mi volessero, quanto fossi bella; ero sempre sessualizzata e in imbarazzo».

Molestie agenzie pubblicitarie a Milano e la «Chat degli 80»

Il pubblicitario prosegue facendo riferimento al recente lutto nazionale per la morte di Silvio Berlusconi: «È importante, per me, che questa denuncia stia diventando corale. Potrebbe essere la dimostrazione che esistano ancora anti corpi culturali. E che ci siano, in un Paese dove la scorsa settimana è stato celebrato il lutto nazionale per una persona che con i suoi palinsesti e il suo esempio personale nella relazione con il femminile è stato determinante nel portarci a quello che siamo oggi e al modo di raccontare e percepire le donne». Guastini arriva poi alla cosiddetta «Chat degli 80», in cui oltre ottanta uomini condividevano e commentavano fotografie di colleghe in una nota agenzia di Milano. Come riportato da MilanoToday, si è scoperto che l’agenzia è We Are Social, un colosso della comunicazione fondato nel 2008, con oltre 1.000 dipendenti e uffici in tutto il mondo. Nella chat decine di messaggi su «quanto sono sco***, fighe, ribaltabili o cesse le colleghe» con «messaggi espliciti, degradanti e umilianti». Venivano inoltre lanciate quelle che sono state definite delle sfide: «Si lanciava lo scontro diretto e si esprimevano giudizi e pareri su chi doveva passare il turno. Chi ha le tet*** più grosse? Chi il cu*** più tondo? Chi deve essere sco*** a forza ma con un sacchetto in testa perché cessa?».

Il testo integrale della lettera all’ex ministro Bianchi tra le tracce della prima prova di Maturità 2023

Gli studenti che il 21 giugno, sono tornati sui banchi per la prima prova degli Esami di Maturità 2023 hanno dovuto affrontare, tra le varie tracce, anche un interessante pezzo di opinione. Tra le opzioni c’era infatti anche una lettera che nel 2021 alcuni intellettuali avevano inviato all’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Ecco il contenuto

La lettera al ministro Bianchi come traccia della Maturità 2023

Un po’ di contesto storico. Bianchi è stato il secondo ministro a doversi occupare dell’organizzazione degli esami di Maturità nel pieno della pandemia di Covid-19. La prima che aveva avuto questo onere era stata nel 2020 la collega Lucia Azzolina, ritrovatasi costretta ad imporre un’unica prova orale per i maturandi per motivi di distanziamento sociale ai tempi necessario. Bianchi prese il testimone della collega, mantenendo però la stessa impostazione per le prove del 2021. Nessuna prova scritta, ma soltanto una ricca e approfondita interrogazione orale di fronte alla commissione.

Da qui era nata la necessità, da parte di un gruppo di esperti, di rivolgersi al politico per un ritorno alla modalità classica di svolgimento della Maturità. La lettera di questi ultimi si era dunque aperta con la volontà da parte degli esperti di manifestare viva preoccupazione rispetto allo svolgimento delle prove: «Signor Ministro. Le scriviamo allo scopo di manifestare il nostro allarme per le molte voci che Le attribuiscono la volontà di amputare l’esame di maturità delle prove scritte, che ne sono da sempre il centro e la sostanza. Non intendiamo eccepire sulle sospensioni della normalità che la situazione sanitaria ha reso necessarie in passato e forse renderà necessarie in futuro. Temiamo invece che il virus possa diventare il pretesto per trasformare una scelta emergenziale in una prassi corrente, e per dismettere con fretta temeraria conquiste e principi che appartengono non meno alla comune civiltà che alla scuola in senso stretto».

Le motivazioni dietro alla missiva

Gli intellettuali firmatari della lettera avevano poi aggiunto: «Abbiamo letto che la progettata soppressione degli scritti intenderebbe venire incontro a un appello firmato da molte migliaia di studenti. Gli studenti, i giovani, parlano anche di ecologia, diritti, parità, moralità della politica, in genere senza trovare ascolto. In questo caso invece l’ascolto è stato ampio e immediato. L’appello di alcuni studenti è diventato l’appello degli studenti. La difesa delle prove scritte, già intrapresa da insigni intellettuali e uomini di scienza, è stata fatta grottescamente passare per un’iniziativa di contrasto e di rimprovero, quando non come una forma di insensibilità misoneistica e miope. Come non avrebbe senso indire un referendum sul quesito se abrogare le tasse, o la scuola-guida, così non ha senso consultare un imprecisato numero di studenti per chiedere loro se abrogare una o più prove d’esame».

La lettera che i maturandi avevano scritto all'ex ministro Bianchi per il ritorno agli scritti alla Maturità è diventata prova d'esame.
Docenti al lavoro gli esami di Maturità 2020 (Getty).

Gli esperti hanno infine concluso dichiarando: «Difendere la assoluta indispensabilità delle varie prove scritte previste per i diversi ordini di scuole è come voler dimostrare una verità autoevidente. La verifica della acquisita maturità e delle acquisite conoscenze (storiche, filosofiche, linguistiche, scientifiche) può avvenire unicamente attraverso un elaborato effettivamente autentico. Il cui vantaggio diagnostico consiste nel dimostrare l’ordine mentale oltre che la perizia lessicale e le competenze nel merito».

I firmatari

Erano stati numerosi i firmatari della lettera dedicata a Bianchi. Tra gli altri ricordiamo Gustavo Zagrebelsky, Giulio Ferroni, Donatella Di Cesare, Paolo Crepet, Chiara Frugoni, Giovanni Orsina, Renato Mannheimer. Un nome spicca però sugli altri: stiamo parlando del noto professore Alessandro Barbero.

Maturità 2023, gli auguri di Meloni e dei politici agli studenti

Chi c’è passato sa come sono, chi non c’è ancora arrivato può solo intuire l’emozione mista a tensione che sono capaci di provocare. E poi c’è chi li sta sostenendo a partire dal 21 giugno. Stiamo ovviamente parlando degli gli esami di maturità, cominciati con la prima prova, quella scritta di italiano. Per l’occasione sono stati diversi gli esponenti del mondo della politica, premier Meloni in primis, che hanno fatto gli auguri ai 536 mila maturandi.

Meloni: «Siate creativi, buttatevi a capofitto nel vostro sogno, qualsiasi sia»

«Ricordo ancora quei giorni carichi di tensione: lo studio a perdifiato che precedeva gli esami finali, l’adrenalina, la consapevolezza che lì si metteva, in qualche giorno, in poche ore, tutto il lavoro che era stato fatto per anni. Ma ricordo anche l’emozione, sapendo che che di lì a poco si sarebbe aperto un capitolo completamente vuoto per la propria vita. Così sarà anche per voi», detto Giorgia Meloni, parlando del suo esame di maturità, in un videomessaggio per Skuola.net.

«C’è chi proseguirà negli studi universitari, chi sceglierà di abbracciare un’esperienza lavorativa: qualsiasi sia la scelta che farete ricordate che voi siete i padroni del vostro destino. Siate creativi, buttatevi a capofitto nel vostro sogno, qualsiasi sia». E poi: «Voi siete i protagonisti di quel libro che si chiama vita. Vale la pena di vivere e di leggere quel libro con tutta l’intensità possibile».

Maturità 2023, gli auguri della premier Giorgia Meloni e dei politici agli studenti che oggi iniziano gli esami.
Studenti pronti per l’esame di maturità (Imagoeconomica).

Salvini: «Sono giorni che vi ricorderete ovunque sarete»

Anche Matteo Salvini ha voluto mandare il suo “in bocca al lupo” ai maturandi con un videomessaggio: «Se ai miei tempi avessi visto il video di uno di 50 anni (il leader della Lega è un classe 1973, ndr) che mi diceva “goditela”, lo avrei mandato a quel paese, però vi assicuro che questi sono giorni che vi ricorderete ovunque voi sarete».

Renzi: «Dateci dentro, alla grandissima»

«Un abbraccio speciale a chi sta entrando nelle aule per la maturità 2023. Sappiamo che è dura ma vi resterà addosso come uno dei momenti più intensi della vostra vita. E allora dateci dentro, alla grandissima. In bocca al lupo», ha twittato Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

«Godetevi questi momenti, queste ore. Le ricorderete per sempre. E dopo niente sarà più come prima. In bocca al lupo ragazzi!», ha scritto su Twitter Maria Elena Boschi.

Maturità 2023, gli auguri della premier Giorgia Meloni e dei politici agli studenti che oggi iniziano gli esami.
Studentesse impegnate nell’esame di maturità (Imagoeconomica).

Valditara: «L’esame di Stato non è il giudizio divino, affrontatelo con serenità»

«Oggi abbiamo dato il via agli Esami di Stato 2023. Con l’occasione, mando un augurio alle ragazze e ai ragazzi. Un grazie particolare allo straordinario lavoro di docenti, dirigenti, personale scolastico e di tutto il Ministero dell’Istruzione e del Merito», ha twittato il titolare del Mit Giuseppe Valditara, che alla vigilia aveva detto: «L’esame di Stato non è la prova finale, non è il giudizio divino. E i commissari non sono degli inquisitori. Un consiglio: affrontatelo senza timori e con serenità».

Vercelli, arrestata 30enne che tentò di rapire una bimba in chiesa

È una donna di 30 anni la persona arrestata dalla polizia, a Vercelli, perché gravemente indiziata del reato di tentato sequestro di persona, sottrazione di persone incapaci e violenza privata. Al momento la 30enne è sottoposta alla misura della custodia cautelare in carcere.

A Vercelli gli agenti hanno arrestato una donna di 30 anni indiziata per il tentato rapimento di una bimba di 4 mesi.
Polizia (Getty Images).

Arrestata la presunta autrice del tentato rapimento di una bimba di 4 mesi

Il tentato rapimento avvenne il 31 maggio, quando la giovane avrebbe tentato di sottrarre una bimba di 4 mesi alla madre mentre entrambe si trovavano in chiesa. La madre della piccola si era poi successivamente rifugiata nel cortile di un condominio in attesa dell’arrivo di una volante della polizia.

Sottomarino scomparso, captati rumori e colpi dai sonar

Importanti aggiornamenti sulle ricerche del Titan, il sottomarino disperso nel Nord Atlantico durante una visita al relitto del Titanic. La Guardia costiera canadese, al lavoro assieme a quella americana, ha rilevato tramite i sonar alcuni rumori di colpi nell’area di ricerca. «Un velivolo P-8 ha sentito dei suoni ripetuti ogni 30 minuti», si legge in una mail del dipartimento per la Sicurezza interna degli Usa. «Quattro ore dopo con un altro sonar si sentivano ancora dei rumori». A confermare la notizia anche un promemoria interno del governo degli Stati Uniti, che però non ha specificato la durata dei colpi e soprattutto quale sarebbe la fonte dato che ulteriori operazioni hanno dato poi esito negativo. Il tempo stringe: ai cinque occupanti del sommergibile della OceanGate Expeditions non rimarrebbero più di 40 ore di ossigeno.

L’eventuale recupero del sottomarino si svolgerà in tre fasi

Diversi esperti tuttavia concordano che i colpi ripetuti possano provenire dal sottomarino. Ne è convinto David Gallo, esperto oceanografo nonché amico di Paul-Henri Nargeolet, uno dei cinque dispersi. «Il tempo però è denaro e ora bisogna concentrare le forze per portare la strumentazione in quella zona», ha commentato. Sul posto potrebbero presto intervenire anche gli esperti di Magellan, che con la loro strumentazione avevano fornito la prima mappatura digitale del Titanic. Grazie al loro personale e ai veicoli teleguidati, potrebbero raggiungere più facilmente il relitto.

Proseguono le ricerche del Titan, il sottomarino scomparso mentre si avvicinava al relitto del Titanic sul fondo dell’Oceano Atlantico. A bordo cinque persone che, come hanno confermato gli esperti, avrebbero al massimo 96 ore di ossigeno. Confermata la presenza di Hamish Harding, 58enne imprenditore britannico a capo della Action Aviation, società legata all’aviazione negli Emirati Arabi. Egli stesso, poche ore prima di iniziare il viaggio, aveva condiviso il suo entusiasmo sui social. Assieme a lui Paul-Henri Nargeolet, 76enne fra i più esperti del Titanic che nel 1987 guidò il Nautilus, sommergibile che certificò la presenza della nave sul fondale oceanico. Probabile, anche se non vi sono conferme, che a bordo del Titan ci sia anche Stockton Rush, ingegnere aerospaziale nonché ceo e fondatore della Ocean Gate Expedition che ha organizzato la visita. Cos’è il sottomarino Titan e cosa potrebbe essere andato storto Sottomarino di ricerca e rilevamento, il Titan è uno dei più avanzati mezzi in grado di operare immersioni ad elevate profondità. Lungo appena 6,7 metri, grazie allo scafo in titanio e fibra di carbonio secondo Ocean Gate può raggiungere il transatlantico con un comodo margine di sicurezza. Per muoversi, come riporta il Guardian, utilizza quattro propulsori elettrici che alimentano anche telecamere, luci e scanner. Quanto alle comunicazioni, non potendo fare affidamento su torri radio e cellulari, si appoggia alla tecnologia satellitare di StarLink di Elon Musk. La riserva di ossigeno al suo interno è di 96 ore, ma la missione è partita alle ore 6 del mattino di domenica 18 giugno. Pertanto, con un rapido calcolo, dovrebbe esaurirsi completamente nella mattinata di giovedì 22 giugno. Il limite è però indicativo, in quanto potrebbe assottigliarsi a seconda della frequenza respiratoria degli occupanti. https://twitter.com/OceanGateExped/status/1670876600152526848 Al momento è difficile stabilire cosa sia andato storto, tanto che gli esperti hanno presentato più ipotesi. Si pensa infatti a un guasto elettrico oppure a un problema con il sistema di comunicazione. Non si esclude però che il sottomarino sia rimasto incastrato nel relitto del Titanic oppure nei detriti che lo circondano sul fondale oceanico. «È molto pericoloso, perché ci sono pezzi dappertutto», ha spiegato al Guardian Frank Owen, direttore del progetto di fuga e salvataggio del sommergibile. In tal caso, lo stesso Titan potrebbe utilizzare alcuni pesi di caduta in grado di riportarlo in superficie, dove attirare l’attenzione grazie a segnali luminosi e altre apparecchiature. Secondo le prime ricostruzioni di velocità e rotta, al momento della sua sparizione il sottomarino non era lontano dal Titanic. Veicoli telecomandati e perlustrazioni aeree, le opzioni per il recupero Al momento, aerei statunitensi e canadesi stanno perlustrando l’area in superficie, nell’eventualità che il sottomarino sia riuscito ad emergere. «La caccia è complessa», ha sottolineato John Mauger, primo comandante distrettuale della Guardia costiera americana. Ocean Gate è invece al lavoro per portare sul luogo un veicolo telecomandato in grado di raggiungere i 6 mila metri di profondità, ben oltre dunque quella stimata del Titan. Agganciandolo infatti allo scafo di una nave, è possibile mappare la zona con sonar e telecamere. Potrebbe però volerci molto tempo per distinguere i detriti e le rocce dal sottomarino. Inoltre, qualora fosse intatto ma incastrato nel relitto, sarebbe quasi impossibile raggiungerlo con i mezzi di soccorso. «C’è ancora tempo e a bordo hanno gli strumenti adatti», ha concluso l’ad di Ocean Gate, Mark Butler. «Preghiamo che tornino tutti sani e salvi».
Il sottomarino Titan usato per la visita (Facebook).

Per gli eventuali tempi di recupero, si parla di un processo lungo e articolato in più fasi. La Cnn ha infatti intervistato Rick Murcar, proprietario della Aquatic Adventures of Florida, che ha descritto tre momenti chiave delle operazioni. «Dopo il ritrovamento, bisognerà confermare lo stato di salute degli occupanti e delineare i margini del recupero stesso», ha sottolineato. «Speriamo di arrivare poi alla fase tre, quando si cercherà di riportare il sottomarino in superficie». Intanto emergono le preoccupazioni circa la sicurezza del Titan espresse anni fa da un ex direttore della OceanGate, poi licenziato. Nel 2018, il pilota e sommozzatore David Lochridge sollevò dubbi per un «progetto sperimentale e non testato». In particolare Lochridge aveva contestato il rifiuto di realizzare un portellone con oblò in grado di reggere la pressione di 4 mila metri. Quello del Titan è certificato per appena 1300.

Michela Murgia e il testamento: «E’ stato divertente per le cose affettive»

Michela Murgia, che ha curato la direzione artistica del prossimo numero di Vanity Fair, in una lunga intervista concessa al settimanale, ha scelto di raccontarsi ancora una volta, toccando le diverse esperienze che sta vivendo da quando ha scoperto di avere un tumore, ma non solo. Il numero uscirà nel mese del Pride e sarà dedicato alle famiglie queer. La scrittrice, che solo poche settimane fa ha reso noto di avere un tumore ai reni al quarto stadio, attualmente sottoposta a immunoterapia a base di biofarmaci, ha raccontato il rapporto assente col padre, la scelta di fare testamento, la sua malattia e, naturalmente, gli aspetti della sua famiglia queer.

La scrittrice, durante un'intervista per Vanity Fair, ha raccontato di aver redatto testamento insieme a Cathy La Torre.
Michela Murgia per Vanity Fair (foto Facebook).

Michela Murgia e il testamento redatto da Cathy La Torre

L’autrice e opinionista, ha annunciato di volersi prendere una pausa dagli appuntamenti pubblici, per potersi dedicare alla famiglia. Nelle librerie con il suo ultimo libro Tre ciotole, pubblicato da Mondadori, ha raccontato di aver chiuso la questione testamento, redatto assieme all’avvocata Cathy La Torre e a Claudia, così da poter valutare insieme le decisioni relative ai figli: «Dopo che hai risolto la questione immobili, che nel nostro caso era facile perché non siamo dei palazzinari, è stato divertente per le cose affettive. Tutto il mio armadio va in capo a Tagliaferri che lo distribuirà a seconda delle sue scelte. Patrizia avrà il patrimonio di gioielli e bigiotteria. Non ho mai amato l’oro e nemmeno l’argento, ma tutte le cianfrusaglie che ho accumulato nella vita peseranno circa trenta chili. La cosa buffa è stata la richiesta di Alessandro. Un elenco in cui mi ha detto: voglio i tuoi computer, le password dei tuoi account, il titolo di cavalierato francese e la pennetta usb con tutte le giocate nella community. Chiara Valerio invece non ne vuole sapere niente, lei è nella fase rifiuto».

Il rapporto con suo padre e quello con i figli

La scrittrice ha parlato del rapporto con i suoi quattro figli e della scelta di una co-genitorialità mutevolte: «Abbiamo mantenuto delle relazioni più o meno vicine in anni diversi ma nei momenti di transizione importanti erano tutti presenti in modo parentale». La Murgia ha anche parlato dell’assenza di suo padre, che non ha perdonato in quanto non lo ha mai visto pentirsi: «Non ha mai ammesso di avermi fatto male. Ha sempre detto che avevo capito male io. Che ero io a provocarlo». Famiglia, relazioni familiari e poi lei, la malattia: «Quando è arrivata la diagnosi del tumore» dopo il primo ricovero d’urgenza in ospedale «era una buona notizia, perché avevo ancora tempo, perché non sarei morta in terapia intensiva. […] Sto facendo le cose che volevo, sto amando le persone che ho voluto, ho scritto i libri che ho voluto. Quanti possono dire: Tutto quello che volevo fare, l’ho fatto?».

 

Maturità 2023, le tracce della prima prova: Moravia, Quasimodo e Piero Angela

Come ogni anno, alle 8:30 è stata inviata la chiave del ministero dell’Istruzione che ha sbloccato le tracce della prima prova della maturità 2023. Tra gli autori presenti c’è Salvatore Quasimodo con la poesia Alla nuova luna contenuta nella raccolta La terra impareggiabile. Ma anche Alberto Moravia, con un passaggio de Gli indifferenti, e Federico Chabod con un estratto da L’idea di nazione. Tra le tracce proposte ci sono anche il brano Elogio dell’attesa nell’era di WhatsApp tratto da un testo di di Marco Belpoliti, un estratto del libro-testamento di Piero Angela e una lettera all’ex ministro Patrizio Bianchi sugli esami.

Le tracce della prima prova della maturità 2023

Queste le indicazioni che gli studenti hanno trovato, una volta aperto il plico, per ogni tipologia:

  • Analisi del testo (tipologia A): Alla nuova luna di Salvatore Quasimodo e Alberto Moravia con un brano tratto da Gli indifferenti
  • Testo argomentativo (tipologia B): L’idea di Nazione di Federico Chabod, Dieci cose che ho imparato di Piero Angela, Intervista con la storia di Oriana Fallaci
  • Tema di attualità (tipologia C): Lettera aperta al Ministro Bianchi sull’esame di maturità ed Elogio dell’attesa nell’era di Whatsapp di Marco Belpoliti

Superata la fase dell’emergenza sanitaria, quest’anno l’esame è tornato definitivamente alla normalità con due prove scritte a carattere nazionale (decise dal ministero) e un colloquio orale, commissari interni ed esterni e svolgimento delle prove Invalsi come requisito di ammissione. Domani la seconda prova scritta, sempre in contemporanea in tutti gli istituti, elaborata dal ministero e diversa a seconda dell’indirizzo e delle materie: al liceo Classico verterà su latino, allo Scientifico su matematica, al liceo Linguistico sulla prima lingua e cultura straniera.

La poesia di Quasimodo

Questi i versi di Salvatore Quasimodo scelti dal ministero per l’analisi del testo:

«In principio Dio creò il cielo
e la terra, poi nel suo giorno
esatto mise i luminari in cielo
e al settimo giorno si riposò
Dopo miliardi di anni l’uomo,
fatto a sua immagine e somiglianza,
senza mai riposare, con la sua
intelligenza laica,
senza timore, nel cielo sereno
d’una notte d’ottobre,
mise altri luminari uguali
a quelli che giravano
dalla creazione del mondo. Amen».

La lettera al ministro Bianchi

La lettera fu scritta durante il periodo della pandemia e invitava l’allora titolare dell’Istruzione a reintrodurre le prove scritte alla maturità. Ecco un estratto: «Lei sarebbe orientato a riproporre un esame di maturità senza gli scritti come lo scorso anno, quando molti degli stessi studenti, interpellati dai giornali, l’hanno giudicato più o meno una burletta. Nonostante i problemi causati dalla pandemia, per far svolgere gli scritti in sicurezza a fine anno molte aule sono libere per ospitare piccoli gruppi di candidati. E che l’esame debba essere una verifica seria e impegnativa è nell’interesse di tutti. In quello dei ragazzi – per cui deve costituire anche una porta di ingresso nell’età adulta – perché li spinge a esercitarsi e a studiare, anche affrontando quel tanto di ansia che conferma l’importanza di questo passaggio. Solo così potranno uscirne con soddisfazione. È nell’interesse della collettività, alla quale è doveroso garantire che alla promozione corrisponda una reale preparazione. Infine la scuola, che delle promozioni si assume la responsabilità, riacquisterebbe un po’ di quella credibilità che ha perso proprio scegliendo la via dell’indulgenza a compenso della sua frequente inadeguatezza nel formare culturalmente e umanamente le nuove generazioni. Non si tratta quindi solo della reintroduzione delle prove scritte, per molte ragioni indispensabile (insieme alla garanzia che non si copi e non si faccia copiare, come accade massicciamente ogni anno), ma di trasmettere agli studenti il messaggio di serietà e di autorevolezza che in fondo si aspettano da parte degli adulti».

 

 

 

 

 

Seregno, dirigente squadra di bambini perde un rene dopo rissa tra genitori

E’ stato colpito con un calcio alla schiena il dirigente della squadra Polis SGP dell’oratorio che, a Seregno, in provincia di Monza, ha perso un rene, e ha rischiato di perdere la milza. L’aggressione è avvenuta domenica 18 giugno: il 45enne era intervenuto per sedare una rissa fra genitori di bambini di otto anni nel corso di un torneo di calcio. Nel tentativo di separare i padri è stato raggiunto dal colpo. I carabinieri hanno identificato alcuni partecipanti e, a seguito dell’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona, già nelle prossime ore potrebbe esserci un indagato. Le accuse andrebbero dalle lesioni aggravate al tentato omicidio.

A Seregno, nella giornata di domenica 18 giugno, il dirigente di una squadra di bambini ha perso un rene durante una rissa tra genitori.
Partita di calcio bambini (Getty Images).

Seregno: rissa tra genitori, dirigente perde un rene

In base alla prime ricostruzioni dei carabinieri, gli animi si sono scaldati durante un’azione di gioco quando, tra una tifoseria e l’altra, per lo più composta da madri e padri, sono volate parole non ripetibili dirette ai piccoli calciatori. Alcuni genitori hanno poi oltrepassato il limite passando a insulti ben peggiori, fino agli spintoni e alla rissa. E’ proprio in quel momento che il dirigente della Polis è salito sugli spalti per dividere i padri impegnati a litigare, facendo notare loro che si stavano aggredendo di fronte ai bambini. Nel tentativo di riportare la calma l’uomo è stato colpito alle spalle da un violento calcio alla schiena, che lo ha fatto cadere a terra, tra le panche di cemento. La rissa è stata sedata solo poco dopo, mentre il torneo è stato sospeso.

Il rientro a casa e il peggioramento delle condizioni

Il dirigente, una volta sedata la rissa tra i genitori dei bambini, è tornato a casa dolorante ma, poche ore dopo, le sue condizioni si sono aggravate. All’arrivo in ospedale, i medici lo hanno immediatamente ricoverato in terapia intensiva, con una diagnosi di spappolamento del rene e gravi lesioni alla milza. Il 45enne è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, durante il quale ha subito l’asportazione del rene danneggiato e la sutura delle ferite alla milza, che i medici sono riusciti a salvare. Al momento, dopo tre giorni di terapia intensiva, le sue condizioni sono stabili.

Chi l’ha visto?, stasera su Rai 3 i casi di Kata e Tiziana Cantone

Stasera 21 giugno 2023 andrà in onda alle ore 21.25 su Rai 3 un’altra puntata del programma Chi l’ha visto? condotto come sempre da Federica Sciarelli. La trasmissione, che ha come obiettivo primario ritrovare le persone scomparse in Italia, si occuperà del caso della piccola Kata, scomparsa da giorni a Firenze e secondo il padre rapita per sbaglio. Ci sarà inoltre spazio per il caso di Tiziana Cantone, ragazza originaria della Campania che si suicidò nel 2016 dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video pornografici amatoriali. Come sempre, la puntata si potrà rivedere on demand sulla piattaforma streaming Rai Play.

Chi l'ha visto? anticipazioni del programma su Rai 3 si parlerà dei casi di Kata, la bimba scomparsa e di Tiziana Cantone.
La piccola Kata, la bimba scomparsa a Firenze (Twitter).

Chi l’ha visto?, le anticipazioni di stasera 21 giugno 2023 su Rai 3

Chi l’ha visto? questa sera si occuperà ancora del caso della piccola Kataleya che sta tenendo con il fiato sospeso l’Italia intera. Le autorità continuano a indagare sugli ultimi spostamenti sulla bimba e su ciò che succedeva all’interno dell’hotel Astor, albergo occupato da diverse famiglie che avevano bisogno di un alloggio. A quanto pare, il caso di Kata ha messo in evidenza un vero e proprio racket delle stanze, con i nuclei familiari che pagavano per poter entrare. I giornalisti della trasmissione cercheranno di far luce proprio su questo e mostreranno testimonianze, filmati, messaggi e dichiarazioni dei protagonisti che possono essere coinvolti sul caso, cercando di far luce su dettagli che possono essere importanti per ritrovare la piccola.

La seconda parte della puntata si concentrerà invece sul caso di Tiziana Cantone. La ragazza si suicidò nel 2016 dopo un periodo trascorso tra depressione e ansia per alcuni suoi video hard pubblicati sul web dal suo ex. In studio ci sarà la madre della donna che chiede ancora giustizia perché, secondo il suo parere, il caso non è stato gestito in modo appropriato. «Qualcuno voleva ammazzare mia figlia, perché lei era pronta a fare i nomi di chi aveva girato i video», sostiene. Il team di Chi l’ha visto? si occuperà anche di capire come sia possibile che i video hard della Cantone siano ancora in circolazione sul web.

Chi l'ha visto? anticipazioni del programma su Rai 3 si parlerà dei casi di Kata, la bimba scomparsa e di Tiziana Cantone.
Tiziana Cantone (Twitter).

Ai due casi sopra illustrati, nel corso della puntata si affiancheranno gli appelli, le richieste d’aiuto e le segnalazioni delle persone scomparse in tempi recenti su tutto il territorio italiano.

Denny Pruscino morto in carcere di infarto: nel 2011 uccise il figlio

L’ergastolano si è sentito male subito dopo una partita di calcetto durante l’ora d’aria. Denny Pruscino, 42enne detenuto del Due Palazzi di Padova, è stato immediatamente soccorso e portato in infermeria. Nonostante la chiamata tempestiva al Suem 118,  l’uomo è arrivato in ospedale in gravissime condizioni, morendo poco dopo il trasporto.

L'ergastolano, detenuto al Due Palazzi di Padova, aveva appena terminato di giocare a calcetto durante l'ora d'aria. Inutili i soccorsi.
Denny Pruscino (foto Facebook)

Denny Pruscino morto dopo una partita di calcetto 

Pruscino si trovava in carcere per scontare la condanna all’ergastolo per l’omicidio del piccolo Jason, il figlio nato dalla moglie, Katia Reginella. All’epoca dei fatti, i tre abitavano a Piane di Morro, frazione di Folignano, in provincia di Ascoli Piceno. Il delitto è avvenuto tra il 23 e il 24 giugno del 2011: secondo quanto ricostruito, quel giorno il piccolo Jason, che aveva solo due mesi di vita, piangeva insistentemente. Il padre l’avrebbe così ucciso dopo averlo preso e scagliato più volte contro il divano.

Un omicidio che scosse l’opinione pubblica

Dopo l’omicidio, il corpicino del piccolo Jason venne messo in un sacchetto e abbandonato dai genitori vicino a un bidone dell’immondizia. Si sospetta che il neonato respirasse ancora quando venne gettato accanto ai rifiuti. I giudici hanno condannato anche la moglie Katia, ritenuta colpevole di omicidio volontario per non aver impedito la terribile fine del figlio.