Andrea Abodi, ministro dello Sport e delegato per gli anniversari nazionali, ha commentato la presenza di Ghali alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina, rispondendo durante la presentazione delle iniziative per il Giorno della Memoria. Ha descritto l’evento come «centrato» sul rispetto, con scelte artistiche che evitano equivoci su valori ideali, culturali ed etici, nonostante le posizioni del rapper su Gaza a più riprese. «Non mi crea alcun imbarazzo non condividere il pensiero di Ghali e i messaggi che ha mandato ma ritengo che un Paese debba sapere reggere all’urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco», ha dichiarato.
Di Segni (Ucei): «Ghali avrà ricevuto indicazioni e linee guida da seguire»
Noemi Di Segni, presidente Ucei, ha auspicato indicazioni chiare per Ghali: «È chiaro che spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee a guida» sul «ruolo che deve svolgere. Quindi spero capirà cosa deve fare in quel contesto e in quel momento», ribadendo: «Sono fiducia che capirà cosa è chiamato a fare in quel contesto e in quel momento». Il M5s in commissione Cultura ha denunciato censura: «Quando un ministro si permette il lusso di dire che un artista non esprimerà il suo pensiero sul palco non sta parlando di rispetto o di etica: sta rivendicando una censura preventiva. Punto».
La vicenda del commercialista milanese Gian Gaetano Bellavia, noto al grande pubblico per le sue consulenze alla trasmissione Report dove viene spesso interpellato come esperto di bilanci societari, si muove oggi su due piani distinti e pieni di veleni. Il primo, giudiziario, riguarda la sottrazione di oltre un milione di file dallo studio Bellavia-Ferradini, per cui l’ex dipendente Valentina Varisco è imputata a Milano per accesso abusivo a sistema informatico e appropriazione indebita. Il secondo, più opaco ma foriero di clamorosi sviluppi, riguarda un documento interno di 35 pagine scritto da Bellavia, il cosiddetto “papello”, e finito agli atti dell’indagine senza che sia mai stato chiarito perché. Un testo privo di firme e timbri che, per il contenuto delle accuse e delle insinuazioni, rischia ora di esporre il suo autore a iniziative giudiziarie per diffamazione.
Il primo fonte giudiziario: i file rubati a Bellavia e l’inchiesta
Secondo l’accusa, tra la primavera e l’estate del 2024 Varisco avrebbe copiato, con l’uso del software FastCopy, 1.323.953 file per oltre 900 gigabyte, sottraendo un hard disk dallo studio e accedendo a caselle di posta elettronica. Bellavia scrive che quei file contenevano materiale «ad altissima sensibilità»: consulenze tecniche per le procure, atti di perquisizione, intercettazioni e documenti relativi a procedimenti penali anche chiusi da anni. La procura di Milano ha disposto il rinvio a giudizio. Questo è il primo fronte, fin qui ben definito.
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.
Il secondo filone: quel papello che doveva rimanere un testo interno
Il secondo invece nasce proprio dalle 35 pagine del papello, scritto a commento del caso. Bellavia ammette di non conoscere il movente della sottrazione dei file e spiega di aver avviato, per sua iniziativa, indagini difensive autonome, anche tramite «investigatori sul territorio», per ricostruire la possibile destinazione del materiale. L’appunto, nato come testo interno destinato ai suoi legali, è però finito agli atti dell’indagine, trasformandosi così in un documento che va ben oltre lo scopo difensivo.
Nella pagine nominato anche Tavaroli, ex Pirelli e Telecom
In esso Bellavia sostiene che Varisco il 5 settembre 2024 avrebbe contattato le società investigative Argo e Dogma, inviando comunicazioni a distanza di pochi minuti, e da questo trae una deduzione: «Dogma e Argo palesemente sono legate, per quel che si dice in giro». Aggiunge che Dogma sarebbe «interamente controllata» da Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e Telecom, coinvolto anni fa nello scandalo Telecom-Sismi, utilizzando quel precedente per ipotizzare legami attuali con apparati di intelligence.
Giuliano Tavaroli (foto Imagoeconomica).
Le insinuazioni sui presunti legami con i Servizi per fare dossieraggio
Ma il documento va oltre, affermando che Argo e Dogma sarebbero «palesemente legate ai Servizi per questioni di dossieraggio, secondo la voce di investigatori sul territorio». Non atti, non riscontri documentali, ma «voci». Eppure i nomi sono indicati per esteso: Katia Trevisan, Cristian Giulietti, Paolo Procaccini, Matteo Adjimi, e con essi ricostruzioni societarie basate su visure camerali a supporto della tesi che si tratti di comportamenti di estrema gravità.
Il logo dell’agenzia Argo.
Affermazioni inquietanti senza fonti verificabili
Il documento contiene anche affermazioni inquietanti. In un passaggio Bellavia scrive: «Noi sappiamo che i centri estetici servono a fare dossier sessuali sui frequentatori». Ma si ferma qui, senza indicare casi specifici, fonti verificabili o responsabilità circoscritte. In altri punti parla di ex consulenti tecnici «coinvolti con i servizi segreti italiani», di arresti di cui ammette di «non sapere bene per quali reati», fino a scrivere che una persona sarebbe stata «fatta sparire dai servizi», collegando tali vicende ad Alessandro Tornotti, ex consulente informatico delle procure, e al suo socio Marco Tinti, che la Varisco conoscerebbe da anni.
La società investigativa Dogma.
La parte più accusatoria dedicata al commercialista Martinazzo e ad Axerta
La parte più ampia e più accusatoria del papello è dedicata al commercialista Stefano Martinazzo e ad Axerta, la società investigativa dove poi la Varisco ha lavorato. Qui il tono è irridente. Bellavia, il quale evidentemente non immaginava che i suoi appunti sarebbero finiti nelle mani degli inquirenti, si lascia andare a giudizi pesanti, definendo Martinazzo «oggettivamente un poveretto sotto il profilo professionale», uno che «di computer non sa niente».
Il logo della società investigativa Axerta.
E descrive Axerta come «una struttura di bassissimo profilo», basata su «marketing estremo», «chiacchiere e distintivo», popolata da personale giovane e inesperto. Giudizi personali che incidono direttamente sulla reputazione di soggetti identificabili. Ci si chiede ora se Bellavia abbia nel cassetto atti o perizie che possano supportarli.
«Di computer non sa niente ovviamente»
Bellavia sostiene che Martinazzo «nasce revisore in Kpmg» e che avrebbe avuto fortuna incontrando un ingegnere informatico di alto profilo, Maurizio Bedarida, specialista in sicurezza anche per le banche centrali, andato in Kpmg a dirigere il nuovo dipartimento tecnico forense, e che lo avrebbe utilizzato come «ragazzotto di supporto per le analisi documentali, perché Martinazzo di computer non sa niente ovviamente».
Gian Gaetano Bellavia.
Rincara, affermando che «ha imparato a vendersi e, anche se professionalmente incapace a certi livelli», avrebbe costruito la propria attività su marketing e pubblicità, vantando relazioni professionali amplificate a fini promozionali. E insiste: «Non è capace di fare cose pesanti, si circonda di giovani che per il solo fatto di essere giovani non sono inizialmente capaci».
Una strategia operativa che appare particolarmente incauta
Il papello arriva poi a sostenere che la Varisco «molto probabilmente abbia rubato per Argo», ma che sarebbe «molto improbabile che Martinazzo sia stato informato di quello che lei ha rubato», perché Axerta non sarebbe neppure in grado di «vendere» informazioni di quel tipo. Nelle stesse pagine Bellavia delinea una strategia operativa che appare particolarmente incauta: propone di convocare interlocutori per «vedere come reagiscono» e suggerisce di comunicare a Martinazzo i nomi di soggetti coinvolti in procedimenti penali per osservare «cosa fa dopo con i suoi clienti».
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.
Affermazioni alle quali persone e società citate hanno replicato. Dogma ha smentito ogni collegamento occulto con Tavaroli o con apparati di intelligence, annunciando iniziative legali a tutela della reputazione. Anche l’ex responsabile della sicurezza Telecom ha definito «folli» le ricostruzioni che lo vorrebbero proprietario occulto della società o coinvolto in attività di dossieraggio.
La replica: «Contenuti deliranti, dietrologie, suggestioni ed errori»
Stefano Martinazzo, verso cui Bellavia ha riservato i giudizi più duri, ha dichiarato a Lettera43: «Chi ha esaminato nel dettaglio il papello scritto e veicolato, da quanto leggo sui giornali, da Bellavia, mi ha parlato di un documento dai contenuti deliranti, pieno di dietrologie, suggestioni ed errori. Si tratterebbe di un attacco vile, oltraggioso e pesantemente diffamatorio rivolto alla mia persona, al mio team di lavoro e alla mia professionalità faticosamente costruita in più di 25 anni di duro e specchiato lavoro».
«Riferirò ai magistrati o davanti a un’eventuale commissione d’inchiesta»
Martinazzo ha anche aggiunto di «aver conosciuto la Varisco qualche mese dopo la chiusura dello studio Bellavia per pensionamento dei soci. Ha caricato il suo curriculum sul portale della mia azienda perché disoccupata e ha iniziato a collaborare con il mio team nel gennaio 2025 come consulente autonoma esterna, con un contratto di durata annuale. In queste ultime settimane ho raccolto informazioni precise e documentate sul funzionamento del “sistema Bellavia” che ritengo importanti e che riferirò, se di interesse giudiziario, ai soli magistrati o davanti a un’eventuale commissione d’inchiesta».
Alcuni passaggi del papello di Bellavia, che L43 ha avuto modo di visionare interamente.
Certe informazioni sul sistema Bellavia riguardano anche Report?
Interpellato in proposito, Martinazzo non ha però voluto rispondere alla domanda se tali informazioni possano riguardare anche la trasmissione Report, cosa che avrebbe aperto un secondo fronte nella vicenda. La procura intanto procede con l’indagine sulla sottrazione dei file a Bellavia, ma dovrà fare anche i conti con il mistero del suo papello nato come appunto interno e finito inspiegabilmente agli atti dell’inchiesta.
La polemica, algida nella sua ferocia, è tra titani della moda: Giancarlo Giammetti, socio di Valentino Garavani (che fu, dopo la casalinga, il più famoso cittadino di Voghera) contro Brunello Cucinelli, umbro doc, apologeta del cashmere francescano in tutto, tranne che nel prezzo. Si sa che quando litigano i poveri è tragedia, se invece a farlo sono i ricchi è intrattenimento. Se non ci fosse di mezzo la triste circostanza, una goduria.
Giancarlo Giammetti (Imagoeconomica).
Se la tentazione di mettere in scena l’ego batte la dignitosa riservatezza
In un mondo codificato come quello del fashion, le controversie tra signori del lusso dovrebbero risolversi con una telefonata, mai filtrare in superficie, ovvero diventare materia su cui la strabordante fame dei social si avventa. Ma di codificato oramai resta poco, visto che la tentazione di mettere in scena il proprio ego è sempre più forte di una dignitosa riservatezza. Così, mentre a Roma si celebravano i funerali dell’ultimo imperatore, a rubare la scena è piombato il piccato battibecco tra Brunello e Giancarlo a intaccare la compunta aura dell’evento. Ovviamente chi ha ragione è sempre chi sta zitto, e in questo caso il primo ha infranto palesemente la regola (solo per farsi pubblicità, sostiene il secondo), raccontando di come Valentino, amante dei suoi maglioni, gli avesse chiesto scherzosamente lo sconto. Richiesta che pronunciata dalla succitata casalinga di Voghera non fa un plissé. Diverso, tanto da apparire inverosimile, che a farlo sia il sarto che vestiva dive e principesse. E non si può fare a meno di immaginare la scena del genio della couture che scende dal piedistallo per bussare allo spaccio aziendale del filosofo del borgo umbro, quel Solomeo dove il capitalismo selvaggio scolora in mistico umanesimo.
Brunello Cucinelli (Imagoeconomica).
Nell’empireo della moda, la materia prima è la narrazione
Ma guai a derubricare l’episodio a mera scaramuccia tra signori ben vestiti. Si tratta di un probante esempio di come nel Made in Italy i conti siano globali, ma le suscettibilità restino di provincia. Siamo nel campo del glocal, insomma, dove la nomea mondiale non offusca beghe e gelosie da provincia. Da qui l’inevitabile deriva social, l’ipertesto che dagli umori dei protagonisti allarga la querelle alle reazioni della piazza. Da una parte un imprenditore troppo affezionato alle proprie parabole, dall’altra un socio fieramente geloso della leggenda creata dal suo partner. Si potrebbe liquidare il tutto come un incidente di percorso, l’effrazione della regola per cui le questioni private non dovrebbero mai riverberarsi in campo pubblico. In realtà la polemica ci fa capire che nell’empireo della moda la materia prima non sono vestiti e tessuti, ma la narrazione. Chi padroneggia il racconto controlla il valore. E sulla gestione del racconto di Valentino, Giammetti non è per nulla disposto a concedere lo sconto evocato da Cucinelli.
Accogliendo la richiesta degli avvocati Domenico Aiello e Daniela Missaglia, legali di Alfonso Signorini, il giudice Roberto Pertile del Tribunale civile di Milano ha disposto un provvedimento cautelare urgente di inibitoria a carico di Fabrizio Corona: l’ex re dei paparazzi non potrà trasmettere online la prossima puntata del suo format Falsissimo (era prevista per stasera) e dovrà anche rimuovere i contenuti delle due precedenti. Il Tribunale ha inoltre fissato in 2 mila euro la somma che Corona dovrà pagare a Signorini per ogni violazione delle disposizioni dell’ordinanza, moltiplicata per ciascun giorno di ritardo. A suo carico anche il pagamento delle spese legali, per un importo superiore a 9 mila euro.
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Il provvedimento sarà impugnato da Corona
Secondo Pertile, Corona con le puntate di Falsissimo su Signorini ha alimentato un «pruriginoso interesse del pubblico» e una «morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali», accusando il giornalista e conduttore televisivo di «aver perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti», senza «neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere» la sua dignità per profitto economico. Per il giudice del Tribunale civile di Milano, insomma, manca l’interesse pubblico delle indiscrezioni su Signorini: pertanto non vale il principio della libertà di stampa e non si può parlare nemmeno di «legittimo diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero». Il provvedimento verrà impugnato dai legali di Corona.
Alfonso Signorini (Ansa).
La Consob ha inoltre multato Corona di 200 mila euro
Nel frattempo, la Consob ha disposto una sanzione amministrativa pecuniaria pari a euro 200 mila euro nei confronti di Corona per la violazione del regolamento Ue sulle cripto-attività in relazione all’offerta al pubblico di ’memecoin $Corona’. L’Autorità di vigilanza ha rivolto a Corona anche un’ingiunzione ad astenersi dal ripetere la violazione.
Dal 1° gennaio 2026, la scelta di trasferire la residenza fiscale in Italia rappresenta un’opzione strategica per i contribuenti che intendano beneficiare di un regime agevolato sui redditi prodotti all’estero. La nuova legge di Bilancio ha modificato la norma, elevando l’imposta sostitutiva forfettaria a 300 mila euro annui per chi sposta il proprio domicilio fiscale nel territorio dello Stato. La misura riguarda le persone fisiche che non risultino essere state residenti nel Paese per almeno nove dei dieci anni precedenti l’esercizio dell’opzione. L’Agenzia delle entrate, nell’aggiornamento di queste ultime ore, ha chiarito i criteri di accesso a questo regime della durata massima di 15 anni. L’adesione permette di stabilizzare il carico fiscale sui capitali prodotti oltre il confine italiano attraverso un unico versamento annuale, semplificando la gestione dei patrimoni internazionali.
Trasferire la residenza fiscale in Italia: chi può farlo e come
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).
L’opzione per trasferire la residenza fiscale in Italia prevede la sostituzione dell’ordinaria tassazione Irpef con un’imposta fissa sui proventi esteri. Innanzitutto, il contribuente ha la facoltà di presentare un’istanza di interpello alla divisione contribuenti dell’Agenzia delle entrate per verificare la sussistenza dei requisiti. Nell’istanza occorre indicare:
i dati anagrafici e l’eventuale codice fiscale;
lo status di non residente nei nove periodi d’imposta precedenti;
la giurisdizione in cui si è avuta l’ultima residenza fiscale;
gli Stati esteri eventualmente esclulsi dall’applicazione dell’imposta sostitutiva.
Tuttavia, il regime si rinnova tacitamente ogni anno, a meno che non si verifichi una revoca o una decadenza, per esempio in caso di mancato pagamento. Il versamento deve avvenire in un’unica soluzione entro i termini previsti per il saldo delle imposte sui redditi. È fondamentale allegare una check list documentale per attestare la regolarità della propria posizione per l’intero periodo di validità.
Residenza fiscale in Italia per stranieri: calcolo dell’imposta
Il legislatore ha previsto che i benefici legati alla residenza fiscale in Italia per stranieri possano estendersi anche ai componenti del nucleo familiare. In questo caso, le novità introdotte per i trasferimenti decorrenti dal 1° gennaio 2026 prevedono un incremento dei costi anche per i parenti coinvolti.
Il versamento deve essere effettuato tramite il modello F24 utilizzando il codice tributo «NRPP». L’estensione della norma ai familiari richiede che anche questi ultimi abbiano mantenuto la residenza all’estero per il periodo minimo di nove anni. Per esempio, se un nucleo familiare decidesse di stabilirsi nel Paese, ogni membro aggiunto dovrebbe versare la propria quota autonomamente. Questa disciplina garantisce la copertura fiscale forfettaria per tutti i redditi prodotti fuori dai confini nazionali, incentivando lo spostamento di interi gruppi familiari nel territorio italiano.
Un ragazzo segue dal sito dell’Agenzia delle Entrate le istruzioni per compilare il modello F24 (Ansafoto).
Secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, la revoca dell’opzione può essere esercitata in qualsiasi momento sia dal titolare principale, sia dai familiari. Tuttavia, se il contribuente principale rinuncia al regime, gli effetti della revoca si estendono automaticamente a tutto il nucleo coinvolto. In caso di versamenti già effettuati per l’anno di revoca, è possibile recuperare le somme tramite:
una richiesta di rimborso all’amministrazione finanziaria;
la compensazione tramite modello F24 con codice tributo NRRE.
Inoltre, la normativa non ammette il ravvedimento operoso. Infatti il mancato versamento, anche parziale, entro il termine previsto comporta la decadenza immediata dai benefici. Il regime cessa i suoi effetti naturali dopo 15 anni dal primo periodo di imposta di validità. Per concludere, l’aggiornamento dell’Agenzia delle entrate sottolinea l’importanza di monitorare il mantenimento dei requisiti soggettivi per evitare contestazioni legate al trasferimento della residenza in un altro Stato durante il periodo di vigenza dell’opzione.
Il Portale unico Isee 2026 ha introdotto una nuova funzionalità transitoria, resa nota dall’Inps con il messaggio numero 213 del 22 gennaio 2026. L’implementazione risponde a quanto stabilito dall’articolo 1, comma 208, della legge di Bilancio 2026, che prevede nuovi parametri per il calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente. Lo strumento permette ai cittadini di verificare i valori relativi a prestazioni familiari e per l’inclusione prima dell’approvazione formale del nuovo modello di attestazione. La procedura informatica assicura che i beneficiari di bonus, sussidi e indennità possano monitorare la propria posizione reddituale e patrimoniale in modo immediato e trasparente durante questa fase di cambiamento normativo.
Come si accede al Portale unico Isee 2026?
Isee, indicatore della situazione economica equivalente (Imagoeconomica).
L’accesso al Portale unico Isee 2026 avviene immettendo le credenziali Spid (di almeno il livello 2), Carta di identità elettronica (Cie) 3.0, Carta nazionale dei servizi (Cns) o eIdas direttamente sul sito dell’ente previdenziale. Entrando nell’area dedicata della piattaforma, dunque, occorre trovare la sezione di dichiarazione dell’Isee seguendo il percorso:
«Sostegni, Sussidi e Indennità»;
«Esplora Sostegni, Sussidi e Indennità»;
selezionare la voce «Vedi tutti» nella sezione «Strumenti»;
«Portale unico Isee»;
«Utilizza lo strumento»;
«Dichiarazione Isee»;
«Consultazione e Gestione»;
«Dichiarazioni e storico».
A cosa serve l’aggiornamento provvisorio del Portale unico Isee 2026?
L’aggiornamento transitorio permette ai contribuenti di conoscere in anticipo la propria fascia di accesso ai servizi sociali, evitando ritardi burocratici. Affinché si possano utilizzare tutte le modalità operative menzionate nella circolare, l’Inps raccomanda di eseguire i due passaggi finali, ovvero di:
selezionare la voce relativa alla consultazione e alla gestione del documento;
fare clic sul collegamento che conduce alla pagina della specifica prestazione di interesse.
Questo sistema rimarrà operativo fino a quando il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non pubblicherà il decreto direttoriale necessario per rendere definitivi i nuovi modelli. Successivamente, l’Inps procederà con l’allineamento automatico dei dati per tutte le richieste caricate a partire dal 1° gennaio 2026.
Nuova procedura dell’indicatore reddituale sul sito Inps
La gestione dei patrimoni immobiliari e delle componenti reddituali richiede un’attenzione particolare durante la compilazione delle dichiarazioni. È importante ricordare che le variazioni introdotte dalla legge 199 del 2025 incidono direttamente sulla determinazione del carico familiare. Per agevolare la comprensione della fase transitoria, si riporta la seguente sintesi operativa:
È consigliabile consultare periodicamente l’area riservata per verificare se la propria attestazione sia già stata integrata con i nuovi valori per l’inclusione sociale, garantendo così la correttezza dei pagamenti previsti per l’anno in corso.
Baby gang, maranza, bullismo e accoltellamenti. Sono le quattro emergenze giovanili attuali. Che si intrecciano, sfumando da una categoria all’altra. Molto enfatizzate dai media, soprattutto talk e telegiornali. La criminalizzazione di una gioventù violenta e problematica, concentrata nelle fasce di popolazione economicamente e socialmente disagiate, si accompagna alla descrizione di una gioventù invece rappresentata come ansiosa, insicura, che fa fatica a uscire di casa. Che non fa paura, ma che ha paura.
L’allarme sociale e mediatico è sempre ciclico
È evidente la contraddittorietà di queste due rappresentazioni, ma anche – altra singolarità – che l’allarme sociale e mediatico, nei confronti di giovani e giovanissimi, è ciclico. Compare e scompare, come la tipologia di atti devianti: per esempio gli scippi sono scomparsi e attualmente il problema della droga sembra essere stato normalizzato. Eppure i consumi di stupefacenti sono aumentati negli ultimi 10 anni del 26 per cento (fonte Onu a livello globale), mentre in Italia (Relazione del parlamento 2025) sono 5 milioni le persone che hanno dipendenze da alcol e sostanze, e fra essi è sensibile l’incremento dell’incidenza fra i giovani e le donne.
Generazione “stage retribuito a 600 euro”
Ma tornando alla rappresentazione di una gioventù che per un verso è dipinta come violenta e disperata e per l’altro invece rassegnata e perdente, viene il sospetto che nessuno la racconti giusta. Visto che i famosi “bamboccioni”, o quelli della “generazione sdraiata”, stufi di essere incolpati del disastro sociale creato però dai loro padri, zii e nonni, se ne stanno andando via dal nostro Paese. Perché nonostante le reiterate promesse dei governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, la situazione occupazionale è perfino peggiorata. La Generazione 1000 euro (dal film di Massimo Venier del 2009) e del Mi spezzo ma non m’impiego – titolo del romanzo di Andrea Bajani del 2006 – è diventata quella dello stage retribuito a 600 euro.
Una dipendente al lavoro al pc (Imagoeconomica).
Che l’Italia sia un Paese di vecchi, anche di testa – oltre che di classe dirigente – è un dato difficilmente confutabile. E riscontrabile, appunto, nel racconto drammatizzato della condizione giovanile, che possiamo simboleggiare nell’immagine di un giovane con felpa nera e incappucciato, magari con occhiali da sole anche di notte, che messo così fa già danno a vederlo.
Feste diurne e socialità tranquilla
Come sempre la realtà è assai più ricca di come si tende a immaginarla. Anche quando, come avviene oggi, è arduo sottrarsi alla polarizzazione imperante e al senso di insicurezza diffusa che induce a vedere nero. Nel caso della “questione giovanile” è difficile uscire dai luoghi comuni. Cercando viceversa di leggere e interpretare le trasformazioni in corso e scorgere segnali e tendenze di fenomeni in formazione. Come nel caso di una moda, diversamente socializzante, che cominciò a manifestarsi poco prima del Covid-19 e che ora si sta diffondendo un po’ in tutt’Europa. E cioè il soft clubbing, modalità alternativa di vivere il tempo libero e la dimensione del divertimento: feste diurne e sobrie al posto di notti da sballo; socialità tranquilla e distesa che mette la sordina all’eccesso di musica, alcol e tutto ciò che procura stordimento.
Giovani in discoteca (foto Unsplash).
All’opposto del divertimento estremo dei rave party
All’inizio era una variante moderata della frequentazione di locali notturni e festival, ora invece il soft clubbing si colloca all’opposto del divertimento estremo, rappresentato dai rave party. Ma in modalità furba, cioè ridefinendone i contenuti e appropriandosi della parola. “Il soft clubbing è il nuovo rave?”, titola una documentata inchiesta di European Correspondent sul rapido diffondersi di questa tendenza in molte città europee. Da Colonia a Vienna e Barcellona sta prendendo forma un divertimento più tranquillo e diurno dove c’è musica, si balla e l’alcol è facoltativo o spesso assente.
Tutto è iniziato in Olanda, a Utrecht e Amsterdam, con i Wake up club che si tengono dalle 6 alle 9 del mattino. Ma ad Atene, Lisbona e Bruxelles si organizzano “rave mattutini” e “rave del caffè”. A Parigi sono stati lanciati i “bakery rave”: DJ set in panetterie, con distribuzione di croissant. Ma sono segnalati anche rave in sauna e rave a scacchi.
Il diffondersi del soft clubbing ha sicuramente ragioni economiche: il divertimento notturno che inizia con una cena, prosegue in locali e discoteca e deve mettere in conto gli spostamenti, è piuttosto caro e in continuo aumento. Ma è importante anche il quadro valoriale che per la Generazione Z (i nati fra il 1995 e il 2010) vede in ritirata la vita esagerata e spericolata cantata da Vasco Rossi. Una vita sobria e ordinata, in un mondo sempre più caotico e complicato, comincia a essere altamente consigliata. Soprattutto a chi ha un lavoro, impegni extra e orari rigidi. Giocano però altri due fattori di cambiamento.
La Gen Z preferisce la palestra al pub
In primo luogo il consumo d’alcol, calante fra le giovani generazioni che in larga parte risultano anche attente alle diete, alla naturalità degli ingredienti, all’attività fisica. In Inghilterra, segnala il Guardian, la Gen Z preferisce la palestra al pub, il pilates alla birra e all’after hour.
I giovani pensano più alla salute e al benessere che all’alcol e allo sballo (foto Unsplash).
In secondo luogo va considerato il benessere mentale, che dopo la pandemia è diventato la preoccupazione principale di gran parte della gioventù. È in questo contesto che sta venendo meno la tradizionale divaricazione fra tempo di lavoro e tempo libero. Ora al divertimento non si chiede più o sempre meno di essere un’esperienza di assoluto contrasto rispetto alla quotidianità. Impegnandosi a tenere la propria vita in equilibrio e in ordine.
Gli stessi valori della silent generation
Naturalmente è difficile dire se il soft clubbing sia una moda effimera o invece l’annunciatore di un diverso modello di socialità o fors’anche di società. È certo tuttavia che turbolenza, inquietudini e incertezze di status stanno da sempre nel dna della gioventù. «Non permetterò a nessuno di dire che 20 anni sono i migliori anni della vita», scriveva Paul Nizan nel suo romanzo d’esordio Aden Arabia, quasi cento anni fa. Era il 1931, un periodo remoto ma molto vicino come spirito dei tempi. Perché, per restare nello specifico, numerose sono le analogie che legano la silent generation (quella nata fra il 1928 e il 1945) alla Generazione Z. Come evidenziato da diverse ricerche, i valori coincidenti sono l’importanza dei legami familiari, l’avversità al rischio, la parsimonia e il pragmatismo, forse perché entrambe le generazioni sono cresciute in un’epoca di pesante declino economico e politico.
Costretti a ripensare la società del benessere
Sembra benaugurante questa coincidenza valoriale fra bisnonni e nipoti. Tra chi ha messo le basi della società del benessere e chi ora è costretto a ripensarla. A doverla ricostruire. Partendo proprio dal divertimento che, a dispetto del suo carattere leggero, ludico e “poco serio”, è oggi l’asse portante di una società nella quale, tragicamente, per un gran numero di giovani è molto più facile divertirsi e intrattenersi che trovare un lavoro e impegnarsi in politica e nel sociale.
È scattato alle 15 il blocco della circolazione dei treni tra FirenzeCampo di Marte e Firenze Rifredi per i lavori al cavalcaferrovia di Ponte al Pino. L’ultimo convoglio Alta velocità è transitato in direzione Sud verso le 14.45, mentre alle 15.30 sono partiti i primi autobus sostitutivi che collegano le due fermate. Il Gruppo Fs e Italo hanno dispiegato una grande quantità di volontari e personale per dare indicazioni, ma il numero dei viaggiatori è risultato inferiore alle attese tanto che un solo pullman aveva passeggeri a bordo. Il blocco proseguirà fino alle 15 di domenica 25 gennaio 2026.
Le ripercussioni sulla circolazione
Per consentire il completamento dei lavori, alcuni treni Alta velocità subiranno cancellazioni, modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Alcuni convogli fermeranno a Firenze Campo Marte o Firenze Rifredi anziché a Firenze Santa Maria Novella. Anche alcuni treni Intercity e Intercity Notte subiranno limitazioni di percorso e modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Per i treni Intercity della tratta Trieste – Roma è previsto un collegamento con bus sostitutivo fra le stazioni di Prato Centrale e Firenze Rovezzano. Possibili disagi anche sui treni del Regionale.
Può capitare durante la giornata di ricevere una chiamata proveniente dalla Danimarca, riconoscibile per il prefisso +45 che accompagna il numero. Telefonate non automaticamente pericolose, ma che nella maggior parte dei casi possono nascondere, per chi vive in Italia, intenti fraudolenti. Ecco perché, prima di rispondere, è opportuno chiedersi per quali ragioni si potrebbe ricevere una chiamata dal Paese scandinavo: qualora non si avesse alcun contatto di natura personale oppure professionale, si consiglia di non rispondere o di farlo con la dovuta cautela, così da non esporsi inutilmente a rischi che superano i potenziali benefici.
Chiamate dalla Danimarca: dalle vincite alle romance scam, i rischi
Prima di elencare i possibili tentativi di frode, è opportuno ricordare che un numero danese può avere legittime motivazioni per contattare un utente italiano. Basti pensare, per esempio, a chi lavora con aziende del Paese nordico oppure ha avviato contatti commerciali o ha risposto a un annuncio per una posizione professionale con una società del posto, ma anche a chi vanta delle parentele con cittadini di Copenaghen e dintorni. Il problema nasce quando non si hanno legami con la Danimarca. Tra gli schemi fraudolenti più diffusi c’è quella di una promessa di pagamento anticipato, laddove chi sta dall’altro capo della linea promette una grossa somma in denaro da poter sbloccare solamente pagando una cifra inferiore. Chiaramente non si nasconde alcun tipo di premio, ma solo il pretesto per accalappiare gli utenti meno attenti.
Una ragazza al telefono (Lisa McIntyre, via Unsplash).
Altro schema diffuso e forse ancor più insidioso è quello delle false offerte di lavoro, che sfruttano l’attrattiva di uno stipendio molto elevato per rubare ai malcapitati alcuni dati personali o pagamenti e pratiche inesistenti. Ci sono poi anche le romance scam o in italiano truffe romantiche che invece puntano all’aspetto emotivo costruendo gradualmente un rapporto solido e profondo con la vittima per estorcere, in genere in un secondo momento, somme più o meno grandi di denaro. Ci sono poi i tentativi di phishing, in cui i malintenzionati si fingono enti affidabili per convincere le vittime a dare accesso ai loro dati personali. Non mancano nemmeno le false minacce di arresto, solitamente di un parente stretto, accompagnate da una richiesta urgente di somme di denaro per evitare di finire dietro le sbarre.
Come difendersi dalle truffe telefoniche con prefisso +45
Che fare dunque per evitare di cadere in trappola? Il metodo più semplice e diretto è ignorare del tutto la chiamata: se non si hanno rapporti con la Danimarca, è altamente probabile che la telefonata sia fraudolenta. Se si dovessero ricevere anche dei messaggi su WhatsApp oppure via SMS è cruciale non cliccare sul link presente nel testo e non scaricare alcun tipo di allegato. Terzo e ultimo metodo è quello di bloccare e segnalare immediatamente i numeri troppo insistenti, così da contribuire ad arginare il fenomeno.
Si sono svolti venerdì mattina a Roma, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, i funerali di Valentino Garavani. Il feretro è entrato in chiesa accompagnato dalle note del Lacrimosa di Mozart, davanti a una basilica allestita interamente in bianco, con fiori e corone di rose. Accanto alla bara, una foto in bianco e nero di Valentino sorridente. La messa è stata celebrata da don Pietro Guerini. Durante l’offertorio, uno dei momenti più intensi è stato l’ascolto dell’Ave Maria di Schubert. In chiesa erano presenti familiari, amici e molte figure del mondo della moda e dello spettacolo, tra cui Tom Ford, Anne Hathaway con il marito Adam Shulman, Anna Wintour, Donatella Versace e Brunello Cucinelli. Giancarlo Giammetti, compagno e socio di una vita, ha accompagnato il feretro e al termine della cerimonia ha reso omaggio allo stilista. Le esequie si sono concluse con un lungo applauso, mentre la bara usciva dalla basilica sulle note de Il nostro concerto di Umberto Bindi.
L’attesa per le materie della Maturità 2026 è già partita, anche se gli esami si terranno a giugno. Gli studenti dell’ultimo anno guardano soprattutto alla seconda prova scritta e alla prima prova di italiano, in calendario per giovedì 18 giugno, mentre online è già iniziato il consueto toto-tracce su temi e autori possibili.
Quando saranno pubblicate le materie della Maturità 2026
Studenti alle prese con la seconda prova (Imagoeconomica).
Il ministero dell’Istruzione e del Merito renderà note le materie dell’esame entro il 31 gennaio. Entro quella data il ministero pubblicherà un decreto con l’elenco delle discipline coinvolte. Nel dettaglio, il provvedimento indicherà la materia della seconda prova scritta per ciascun indirizzo di studio, le eventuali materie della terza prova dove ancora prevista e le quattro discipline su cui si concentrerà il colloquio orale. Con le nuove regole, infatti, l’orale non riguarda più tutte le materie dell’ultimo anno, ma solo quelle selezionate ogni anno dal ministero, insieme alle indicazioni organizzative per lo svolgimento della prova.
Prima prova e toto-tracce: cosa si ipotizza
La prima prova di italiano prevede sette tracce suddivise in tre tipologie: analisi del testo, testo argomentativo e tema di attualità. Tra gli argomenti più discussi per il 2026 c’è San Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottocentesimo anniversario della morte. Nel dibattito rientrano anche temi di attualità come intelligenza artificiale, pace, diritti civili e violenza di genere. Sul fronte letterario, l’attenzione si concentra sugli anniversari: da Carlo Collodi a Dario Fo, da Grazia Deledda a Pirandello, fino a Oriana Fallaci, Federico García Lorca e Agatha Christie. Per ora, però, nessuna certezza: le conferme arriveranno solo con il decreto del ministero.
A San Marino conoscono già le materie della seconda prova
A San Marino è stato deciso:
Liceo Classico: Latino
Liceo Linguistico: Due lingue a scelta tra Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo
Cerimonia solenne per i 25 anni dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori – che oggi si chiama “Osservatorio for independent thinking” anche per mancanza di materia prima -, ossia gli editori pronti a finanziare la creatura di Andrea Ceccherini. Una volta i denari non mancavano, le kermesse si svolgevano in tenute sontuose, ora «si va dai preti, nella Capitale», addirittura a Giubileo concluso. A Roma, nell’Auditorium Antonianum, mercoledì 21 gennaio sono arrivati, tra gli altri, Gianni Letta, apparso pure nel servizio che il Tg5 ha dedicato all’evento, il cardinale Pietro Parolin, Giulio Tremonti, il direttore del Corriere della SeraLuciano Fontana, il direttore del romanissimo Il MessaggeroRoberto Napoletano, l’ex numero uno della Rai Luigi Gubitosi, tanti giovani studenti (nello stile della casa) e soprattutto l’editore Andrea Riffeser Monti. Ma alla Fieg, la federazione degli editori dei giornali che proprio lui presiede, qualcuno svelena: «Riffeser ha dovuto aspettare un giorno, dopo la fine dell’evento, per comunicare la cessione della sua En – Editoriale Nazionale (che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn, ndr) a Leonardo Maria Del Vecchio. Se no che figura ci faceva presentandosi da Ceccherini in qualità di ex editore?».
Meloni, il Board of Peace e il fantasma di Renzi
«Giorgia Meloni ha scoperto che la Costituzione può essere utile», sibila un forzista commentando la presa di “non posizione” della presidente del Consiglio sull’offerta (?) di Donald Trump per farla entrare nel “Board of Peace”, ossia l’anti-Onu. Anche se il presidente americano afferma che l’Italia vuole «disperatamente» farne parte, Giorgia nicchia, prende tempo, mette in mezzo la Costituzione, il parlamento, insomma tutti i mobili possibili addosso alla porta pur di non far entrare nessuno. Tra i diplomatici però gira ironicamente anche un’altra storia, che sa di fantapolitica ma fa comunque dare di gomito: «Metti che l’Italia finanzia questa iniziativa e poi Tony Blair dice a Trump di inserire, in nome e per conto del nostro Paese, il suo grande amico Matteo Renzi, ti immagini poi la faccia della premier?».
Tony Blair con Matteo Renzi a Roma nel 2024 (foto Ansa).
Lollo per “il bello e il buono”
Lollo ci sarà, a “Why Italia – Il Bello e Il Buono, 5 paradigmi per il futuro”, l’evento in programma il 27 gennaio alla Camera dei deputati, nella sala della Lupa, a commentare i risultati dell’analisi di Deloitte sull’andamento del sistema produttivo italiano dal 2018 a oggi. Partenza con i saluti istituzionali del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, del viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo e l’intervento dell’amministratore delegato di Deloitte Central Mediterranean, Fabio Pompei. E poi ecco il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Che poi gli invitati si chiedono: «Ma non era più a tema un intervento del numero uno delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso?»
Musumeci fa infuriare Confesercenti
È ministro del Mare e pure della Protezione civile, Nello Musumeci: e siciliano, proprio dell’isola che ha subito forti danni dal maltempo e dalle mareggiate. Ma parlando delle assicurazioni ha fatto infuriare Confesercenti: «Le dichiarazioni del ministro Musumeci, che invita a verificare quanti esercizi fossero assicurati, pongono un punto che va chiarito subito. La polizza ‘cat nat’ (catastrofe naturale, ndr) obbligatoria per le imprese, per come è stata definita, non copre le mareggiate. Per questo è assurdo richiamare la polizza come criterio per restringere o condizionare gli aiuti dopo i danni provocati dal ciclone Harry alle zone costiere di Sicilia, Sardegna e Calabria». Non solo, perché Confesercenti sottolinea che «chi si è assicurato rischia di non essere rimborsato perché l’evento non rientra nelle coperture previste, ma potrebbe comunque accedere ai contributi pubblici. Chi non è assicurato, invece, rischia di restare escluso dai ristori pubblici proprio perché non ha una polizza, anche se quella polizza non avrebbe comunque coperto quel danno. Un sistema che non tutela nessuno in modo coerente e che, anziché accelerare la ripartenza, aggiunge confusione». Poteva bastare? Ovviamente no, perché il caos è totale: «A complicare ulteriormente le cose c’è il regime delle proroghe e delle scadenze differenziate per categorie, con il rischio di creare trattamenti diversi tra attività colpite dallo stesso evento: bar e attività ricettive, che hanno avuto la proroga dell’obbligo al 30 marzo, potranno avere contributi pubblici anche se non assicurati. Gli altri no. Un pasticciaccio che va corretto subito. Gli aiuti devono seguire il danno e la necessità di ripartenza dei territori: non si lasci indietro nessuno».
La Francia ha abbordato una petroliera russa nel Mediterraneo. A renderlo noto è stato il presidente Emmanuel Macron con un messaggio pubblicato su X, nel quale ha affermato: «Non tollereremo alcuna violazione. Stamattina, la Marina francese ha abbordato una petroliera russa, soggetta a sanzioni internazionali e sospettata di battere una falsa bandiera. L’operazione è stata condotta in alto mare nel Mediterraneo, con l’assistenza di diversi nostri alleati». Macron ha precisato che l’intervento «è stata condotta nel rigoroso rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo» e ha aggiunto che sulla vicenda «è stata avviata un’indagine giudiziaria». Secondo quanto riferito dal capo dell’Eliseo, «la nave è stata dirottata» e Parigi resta determinata «a rispettare il diritto internazionale e a garantire l’efficacia delle sanzioni». Nel suo messaggio, il presidente ha infine denunciato il ruolo delle imbarcazioni riconducibili alla cosiddetta flotta fantasma, sottolineando che «le attività della flotta fantasma contribuiscono a finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina».
La redazione di Rai Sport ha proclamato lo stato di agitazione contestando l’impostazione del lavoro decisa dalla direzione soprattutto in vista delle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina. In un documento approvato dall’Assemblea con 34 voti favorevoli e uno contrario, i giornalisti denunciano «le scelte del direttore Paolo Petrecca» e manifestano «fortissima preoccupazione per un piano di lavoro con molti punti deboli che dovrà essere necessariamente rivisto a ridosso dell’evento per garantire la copertura che Rai debbono ai propri telespettatori». Alla base del malcontento c’è soprattutto il crescente ricorso ai cosiddetti “talent”, figure esterne alla redazione con compensi elevati, sempre più spesso impiegate anche in ruoli giornalistici, mentre il budget complessivo è stato ridotto con conseguenti tagli a mezzi, personale tecnico e copertura degli eventi. Sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle, che chiede le dimissioni del direttore: «È semplicemente folle. Ogni giorno che passa in cui Petrecca non fa un passo indietro è un giorno perso», ha dichiarato il capogruppo in commissione di Vigilanza Rai, Dario Carotenuto.
A breve cambieranno le regole per accedere al registro elettronico nelle scuole italiane. Con l’approvazione del ddl Semplificazioni, studenti e famiglie dovranno utilizzare esclusivamente l’identità digitale: Spid o Carta d’Identità Elettronica (Cie). Le credenziali tradizionali rilasciate da scuole e fornitori digitali non saranno più valide. La riforma punta a proteggere i dati sensibili degli studenti e a creare un sistema unico e sicuro per tutte le scuole.
Cosa cambia per il registro elettronico
L’aula di una scuola media (Imagoeconomica).
La novità riguarda tutti gli utenti: la scuola passerà da sistemi frammentati basati su username e password personali a una piattaforma uniforme. Elementari e medie vedranno un cambiamento significativo. Solo i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale potranno consultare voti, assenze, note disciplinari e compiti. Gli studenti di elementari e media non avranno più accesso diretto, trasferendo alla famiglia la gestione della comunicazione con la scuola.
Possibili criticità e tempistiche
Alcuni dirigenti segnalano che lo Spid potrebbe rappresentare un costo aggiuntivo per le famiglie, mentre la Cie, pur gratuita, non è ancora diffusa ovunque. Tra le proposte avanzate c’è la creazione di uno Spid dedicato ai servizi scolastici, per semplificare l’accesso senza oneri economici. La nuova modalità dovrebbe entrare in vigore entro poche settimane.
In Groenlandia risiedono circa 57 mila persone, concentrate principalmente sulla costa sud-occidentale, mentre gran parte dell’isola rimane quasi disabitata a causa della spessa calotta glaciale che copre l’80 per cento del territorio. La maggioranza assoluta della popolazione è costituita dagli Inuit, un popolo indigeno presente da secoli prima dell’arrivo degli europei, che parla la lingua groenlandese e discende dal popolo Thule, insediatosi sull’isola tra il 1200 e il 1400 d.C. Il groenlandese medio ha circa il 75 per cento di ascendenza Inuit e il 25 per cento europea.
La composizione della popolazione in Groenlandia
Persone tra i ghiacci in Groenlandia (foto Ansa).
I danesi rappresentano la principale minoranza etnica, circa l’8 per cento degli abitanti, e vivono soprattutto nei centri urbani, dove lavorano nell’amministrazione pubblica, nella sanità, nell’istruzione e nel commercio. Negli ultimi anni la Groenlandia ha visto crescere l’immigrazione dall’Asia, con arrivi da Filippine, Thailandia e Cina, oltre a piccole comunità provenienti da altri paesi europei e dal Nord America. La maggior parte dei groenlandesi è bilingue, parlando sia il danese sia il groenlandese. Oltre a vivere sull’isola, una parte della popolazione groenlandese risiede in Danimarca e in altri Paesi del Nord America e della Scandinavia. Nonostante l’autonomia conquistata con il referendum del 2009, la Groenlandia rimane legata alla Danimarca per questioni di sicurezza, finanza e affari esteri.
I tre gruppi degli Inuit
Gli Inuit, a loro volta, si distinguono in tre gruppi principali: i Kalaallit della Groenlandia occidentale. Parlano Kalaallisut, la lingua ufficiale della Groenlandia, e gran parte di loro è bilingue con il danese. Sono la componente centrale della società groenlandese moderna. Nell’Est ci sono i Tunumiit, che parlano il Tunumiisut (o Tunumiit oraasiat), spesso chiamato “groenlandese orientale”. Questo gruppo ha tradizioni e costumi leggermente differenti dai Kalaallit, mantenendo un forte legame con la pesca e la caccia tradizionali. Nella zona più a Nord, infine, ci sono gli Inughuit. Parlano Inuktun, noto anche come “Inuit polare”, una lingua più vicina agli Inuit canadesi settentrionali. Tradizionalmente, vivono in comunità molto isolate e basano la loro economia su caccia, pesca e allevamento di cani da slitta.
La sezione di ActionAid del Regno Unito vuole cambiare profondamente il modo in cui raccoglie fondi per i Paesi più poveri, mettendo in discussione uno dei pilastri storici dell’aiuto umanitario: le adozioni a distanza. Il programma, che consente ai donatori di scegliere un bambino da sostenere economicamente, secondo la nuova leadership dell’organizzazione riflette oggi dinamiche paternalistiche e che «riflettono un’epoca diversa». A spiegare la svolta sono le nuove co-amministratrici delegate, Taahra Ghazi e Hannah Bond, che hanno avviato il loro mandato annunciando un processo di «decolonizzazione» dell’ong. «La maggior parte dei nostri sostenitori sono persone relativamente benestanti e molte sono bianche», ha detto Ghazi. «Chiedere loro di scegliere la foto di un bambino nero e il Paeseda cui proviene, crea una relazione molto transazionale e piuttosto paternalistica», ha spiegato citata dal Guardian.
Il nuovo modello di ActionAid
ActionAid ha introdotto le adozioni a distanza nel 1972, partendo da India e Kenya. Oggi il programma delle adozioni a distanza è attivo in 30 Paesi e garantisce circa il 34 per cento dei fondi globali dell’organizzazione. Ma per i nuovi vertici l’attuale modello contribuisce a spostare l’attenzione sulla compassione individuale più che sulle cause strutturali della povertà. La trasformazione, prevista fino al 2028, riguarda il modo in cui ActionAid raccoglie e distribuisce le risorse, coinvolgendo direttamente i team e le comunità in Africa, Asia e America Latina. «Stiamo ripensando i nostri sistemi, come spendiamo il denaro e come prendiamo decisioni: stiamo decolonizzando l’organizzazione», ha spiegato Ghazi. Bond ha sottolineato che l’obiettivo è «evolvere il modello affinché sia plasmato dalle voci delle comunità e risponda alle realtà che affrontano oggi». La nuova strategia dunque punta su finanziamenti di lungo periodo ai gruppi locali, in particolare alle organizzazioni per i diritti delle donne.
Secondo i dati Inps nel 2025 le nuove pensioni liquidate alle donne continuano a risultare sensibilmente più basse rispetto a quelle degli uomini. L’importo medio degli assegni riconosciuti alle pensionate si è attestato a 1.056 euro mensili, un valore inferiore del 26,51 per cento rispetto ai 1.437 euro percepiti in media dagli uomini. Limitando l’analisi alle sole gestioni previdenziali, e quindi escludendo gli assegni sociali, la distanza resta ampia: 1.139 euro al mese per le donne contro 1.545 euro per gli uomini, con una differenza pari al 26,28 per cento. Il divario è legato a più fattori, tra cui carriere lavorative mediamente più brevi, retribuzioni più basse e un tasso di occupazione femminile inferiore, elementi che incidono anche sul maggior ricorso alle pensioni ai superstiti.
I dati su Opzione donna
In flessione anche nel 2025 il numero di pensionamenti con Opzione donna, il meccanismo che consente l’uscita anticipata dal lavoro accettando il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Secondo il Monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento, nell’anno hanno aderito alla misura 2.147 lavoratrici, con una riduzione del 40,5 per cento rispetto alle 3.612 dell’anno precedente. Più di 1.800 pensioni Opzione donna sono state liquidate prima dei 63 anni di età. Il calo, evidenziano i dati, è influenzato dalle restrizioni introdotte negli ultimi anni sui requisiti di accesso alla misura.
Chiara Ferragni è stata scelta come testimonial della campagna Primavera-Estate 2026 di Guess. L’annuncio arriva a pochi giorni dalla conclusione del procedimento legato al Pandoro Gate, chiuso con il proscioglimento dell’imprenditrice digitale. Per l’imprenditrice si tratta di un ritorno al marchio statunitense a distanza di quasi 13 anni dalla prima collaborazione. «Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come Guess, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature», ha dichiarato. Ferragni ha poi aggiunto: «Un grande e doveroso ringraziamento va a Paul Marciano, co-fondatore di Guess, per il supporto e la fiducia che mi ha dimostrato in un momento delicato della mia vita. L’esperienza sul set è stata speciale e la porterò sempre con me».
Guess: «Ferragni riflette l’impegno del brand di valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso»
In una nota ufficiale, Guess spiega che la scelta di Ferragni «riflette l’impegno costante del brand nel valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e resilienza». La campagna, realizzata dai Morelli Brothers, viene descritta come caratterizzata da «un’intensità raffinata e un’allure contemporanea». Soddisfazione è stata espressa anche da Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di Guess?, Inc.: «Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna Guess. Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con Guess», ha sottolineato, aggiungendo che Ferragni «rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza».
Continua a tenere banco quella che in tanti hanno ribattezzato la guerra dei Beckham, scoppiata dopo che il primogenito di David e Victoria, il 26enne Brooklyn, ha duramente attaccato i genitori con una lunga serie di stories su Instagram. Spiegando di aver chiuso totalmente i rapporti con loro, il ragazzo ha raccontato diversi eventi tra cui il suo matrimonio con l’attrice ed ereditiera americana Nicola Peltz dell’aprile 2022, confessando di essere stato «umiliato» dalla madre che gli avrebbe rubato il primo ballo di nozze con la moglie. Ora i tabloid hanno svelato, citando alcuni presenti alla cerimonia, cosa sarebbe accaduto veramente quel giorno.
Victoria Beckham si è «strusciata» al collo del figlio Brooklyn? La ricostruzione
A riportare in anteprima una ricostruzione degli eventi e soprattutto dell’ormai celebre ballo proibito di Victoria Beckham con il figlio Brooklyn sono il Daily Mail e Page Six. Secondo quanto riportato da alcune fonti, verosimilmente presenti alla cerimonia nuziale, l’ex stella delle Spice Girls, una volta salita sul palco, avrebbe iniziato a «strusciarsi» attorno al collo del primogenito, danzando con lui in modo del tutto inappropriato per la situazione e mettendolo a disagio di fronte ai circa 500 invitati. «Era molto imbarazzato, mentre sua moglie si è sentita umiliata ed era furiosa per essere stata messa in ombra», ha raccontato una fonte anonima. «Quella cosa ha rovinato l’intera serata». Come hanno raccontato alcuni presenti al Sun, Peltz avrebbe subito dopo lasciato la sala in lacrime, salvo tornare solo dopo diverso tempo su invito dei genitori, ma conservando un aspetto cupo e triste.
Brooklyn Beckham con la moglie Nicola Peltz (da Instagram).
Non mancano tuttavia coloro che difendono Victoria Beckham. «Era solo un po’ alticcia e si stava divertendo con il figlio, non c’era alcuna malizia», ha raccontato un altro contatto del Daily Mail. Non a caso, l’ex cantante e il marito David sarebbero rimasti sconcertati dalle accuse del figlio Brooklyn, in quanto convinti che quel ballo non potesse sollevare tanto clamore. La verità potrà rivelarla solo lo stesso primogenito della coppia: assieme alla moglie Nicola, possiede infatti l’unica copia del video che immortalerebbe il presunto ballo proibito e «inappropriato» di Victoria, siccome l’uso dei cellulari venne vietato durante la cerimonia e l’azienda che ha prodotto il filmato ha cancellato quello in suo possesso. «Non è certo che lo pubblicherà», ha chiosato la fonte. «Potrebbe non voler rivivere una cosa così grande e difficile».
Anche l’ex di Brooklyn contro Victoria: «Non le sono mai piaciuta»
Gli attacchi a Victoria Beckham non si fermano qui. Mentre è scoppiata la bufera, infatti, la cantante e influencer scozzese Tallia Storm, fidanzata di Brooklyn in adolescenza, ha raccontato di non aver mai avuto un rapporto disteso con la madre del fidanzato. «Avremmo dovuto partecipare a un gala di Eva Longoria, amica intima della star delle Spice Girls», ha spiegato al Mirror. «Eravamo emozionatissimi, io e Brooklyn ci saremmo dovuti sedere accanto. Poi lui mi ha mandato un messaggio dicendomi che sua madre non lo lasciava venire: ovvio, a Victoria non sono mai piaciuta».
L’ex fidanzata di Brooklyn, Tallia Storm (da Instagram).