Standard Ethics premia la strategia di Acea e migliora il rating prospettico

Standard Ethics ha migliorato il long term expected rating di Acea a EEE- (excellent), confermando contestualmente il corporate standard ethics rating (SER) a EE+ (very strong). Il miglioramento del giudizio prospettico rappresenta il riconoscimento della capacità del Gruppo di integrare la sostenibilità nelle strategie industriali e di tradurre gli impegni Esg in risultati concreti e duraturi nel tempo.

Riconosciuto l’impegno per la sostenibilità di Acea

Nel report, Standard Ethics riconosce i progressi compiuti da Acea nell’attuazione del Piano di sostenibilità e sottolinea la centralità degli investimenti destinati alla tutela della risorsa idrica, alla resilienza e sicurezza delle infrastrutture e al percorso di transizione energetica. Vengono inoltre evidenziati il rafforzamento dei presidi di governance, l’attenzione ai temi sociali lungo la catena del valore e il focus sull’innovazione tecnologica e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto dell’efficienza operativa e della sicurezza degli operatori. Particolare rilievo viene attribuito all’approccio integrato adottato dal Gruppo nella gestione dei temi ambientali, sociali e di governance e alla crescente capacità di coniugare sviluppo industriale, innovazione e creazione di valore per i territori serviti. Con il nuovo giudizio prospettico, Acea consolida il proprio posizionamento tra le principali utility europee impegnate nell’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali, nella governance e nella strategia industriale.

Latini: «Conferma della credibilità del nostro percorso»

Queste le dichiarazioni di Pierfrancesco Latini, chief Risk management, Sustainability & International officer di Acea: «Il miglioramento del long term expected rating rappresenta un riconoscimento particolarmente significativo perché esprime una valutazione sulla credibilità del nostro percorso futuro. È il riconoscimento della coerenza con cui stiamo portando avanti una strategia che mette al centro la tutela della risorsa idrica, la resilienza delle infrastrutture, l’innovazione tecnologica e la generazione di valore condiviso. In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più un fattore competitivo, questo risultato conferma la solidità delle scelte compiute e la nostra capacità di affrontare le sfide della transizione con una visione di lungo periodo».

Morto il comico Giorgio Bracardi: i suoi cinque personaggi più famosi

È morto il comico Giorgio Bracardi, lanciato da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni nel programma Alto gradimento. Aveva 93 anni e dalla scorsa primavera, dopo la rottura di un femore, era ricoverato in una casa di riposo a Fiano Romano. Bracardi, che è stato anche musicista e cantante, fin da piccolo aveva vissuto l’ambiente dello spettacolo: era infatti figlio di un tenore (che fu anche uno dei primi gestori del Salone Margherita) e di una soprano. Diventato pianista, a inizio carriera si era cimentato anche come compositore e autore, partecipando in questa veste anche al Festival di Sanremo. Raggiunse però la popolarità come comico, grazie ai personaggi proposti nella trasmissione radiofonica Alto gradimento, ideata assieme a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Il passaggio dalla radio alla televisione consolidò poi la fama di Bracardi: nel 1985 era sbarcato sul piccolo schermo con Quelli della notte, partecipando poi anche a Pronto, chi gioca? condotto da Enrica Bonaccorti e Giancarlo Magalli. Numerosi i personaggi ideati da Bracadi: ecco i cinque più famosi.

Max Vinella

Sedicente giornalista di cronaca nera, Max Vinella cercava di mascherare la propria pochezza professionale con un improbabile eloquio finto-francese e disastrosi tentativi di vocalizzi lirici: il suo tormentone era «Chiàppala! Chiàppala! Pà! Pà!».

Ermanno Catenacci

Bracardi impersono anche il nostalgico fascista Ermanno Catenacci, dal marcato accento romagnolo, che raccontava fervore inverosimili episodi del Ventennio e improbabili retroscena della vita di Benito Mussolini: un personaggio che immaginiamo sia piaciuto molto a Roberto Vannacci.

Il dottor Marsala

Tra i personaggi ideati da Bracardi c’è poi il dottor Marsala, anziano capotecnico Rai depresso e sempre afflitto a emicrania, ma anche ipocondriaco, sempre pronto a entrare di sorpresa nello studio col pretesto di controllare la funzionalità di microfoni e cuffie.

Onorato Spadone

Era invece un farmacista Onorato Spadone, che non mancava di ricordare come ciascun individuo, di ogni classe sociale e livello culturale, vivente o meno, dovesse assolvere le necessità imposte dalla propria regolarità intestinale: «L’uomo è una bestia! – E la donna? – Due volte bestia!» e «Lei, ha il mal di testa? Allora le do una purga!».

Scarpantibus

Il nome di Bracardi è però soprattutto legato a quello di Scarpantibus, una delle sue creazioni più surreali e geniali: un improbabile “uccellaccio preistorico” che gli archeologi avevano catturato nel deserto del Nicaragua, dalle fattezze misteriose e grottesche, ma con un tratto distintivo chiarissimo alla radio… dei pesanti scarponi anfibi militari privi di stringhe.

Netanyahu chiede un’indagine contro i militari di ‘Naza’

In una lettera indirizzata alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, al capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, e al direttore dello Shin Bet, David Zini, Benjamin Netanyahu ha chiesto l’apertura di un’indagine penale nei confronti dei 24 militari israeliani che nel documentario Naza, in forma anonima, hanno raccontato di aver preso parte a uccisioni di massa di civili nella Striscia di Gaza.

Netanyahu ha accusato gli autori del film – i registi Rachel Szor e Yuval Abraham – di diffamare Israele e le sue forze armate, chiedendo che le persone coinvolte siano perseguite penalmente per violazione della sicurezza delle informazioni e per i danni arrecati agli interessi politici e militari dello Stato ebraico. In un messaggio pubblicato su X, Bibi ha definito il documentario «un’operazione falsa, ingannevole e faziosa che diffama lo Stato di Israele» e il suo esercito, sostenendo che il film danneggia anche la reputazione internazionale del Paese.

Netanyahu chiede un’indagine contro i militari di ‘Naza’
Rachel Szor e Yuval Abraham, registi di Naza (Ansa).

Naza ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023. Nel documentario i testimoni raccontano che l’IDF seleziona gli obiettivi da colpire stimando in anticipo quanti civili potrebbero morire nell’attacco: il titolo richiama un acronimo militare utilizzato dall’intelligence, derivato dall’espressione Nezek Agavi, ovvero «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile. La pellicola si è aggiudicata il Premio speciale della giuria nell’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Forza Nuova: Roberto Fiore si candiderà a sindaco di Roma

Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, si candiderà a sindaco a Roma. Lo stesso farà il vicesegretario nazionale Luca Castellini a Verona, mentre Giuseppe Bonanno Conti e Massimo Ursino si presenteranno alle Regionali siciliane del 2027. «Con questa decisione si intende superare il tentativo, oramai patetico e agonizzante, di far tacere FN e i suoi quattro leader (tutti imputati per il processo del 9 ottobre) e di riaffermare potentemente il legame fra FN e popolo che tanto spaventa quel Deep State che devia i processi, impoverisce i popoli e uccide il futuro d’Italia», ha dichiarato lo stesso Fiore. L’annuncio delle candidature arriva pochi giorni dopo la conferma delle condanne in appello per l’irruzione nella sede romana della Cgil in corso Italia del 2021. A inizio gennaio, aggiunge Fiore, si terrà nella Capitale il quinto congresso nazionale del partito.

Annunciata la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028

È Civita di Bagnoregio in aggregazione con Bolsena, con il progetto Arte che viene, arte che va, la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Ad annunciarla è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli nel corso della cerimonia tenutasi lunedì 12 ottobre 2026 nella Sala Spadolini del ministero. Le vincitrici hanno superato la concorrenza delle altre città in gara, ovvero Capri con il progetto Le sirene del nuovo, Padova con il progetto Ancora imparo. Esercizi di dissidenza e Pozzuoli con il programma La città delle fragilità creative. Alle città vincitrici sarà assegnato un contributo di un milione di euro per la realizzazione del programma culturale proposto.

Giulia Presutti passa alla redazione di “Mi manda Raitre”

Giulia Presutti, che indicata per il dopo Sigfrido Ranucci alla co-conduzione di Report con Daniele Piervincenzi aveva poi rinunciato all’incarico, passa alla redazione di Mi manda Raitre. Lo ha comunicato la Direzione Approfondimento Rai al Cdr, spiegando che la decisione è stata presa «in vista delle future sfide editoriali dello storico titolo del servizio pubblico». Presutti probabilmente verrà chiamata a condurrà uno spin-off della trasmissione che vede al timone Federico Ruffo.

Perché Presutti ha rinunciato alla conduzione di Report

Presutti, 36 anni, aveva maturato la decisione di rinunciare alla conduzione di Report a inizio settembre, formalizzando il passo indietro con una mail al direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini: la redazione del programma di Rai Tre si era schierata compatta contro la scelta dell’azienda, arrivando a minacciare dimissioni in blocco. E contro di lei (e Piervincenzi) aveva puntato il dito anche lo stesso Ranucci.

Enea, Gianluca Calabretta nominato direttore generale

Il consiglio di amministrazione di Enea, riunitosi lunedì 12 ottobre 2026, ha deliberato all’unanimità la nomina di Gianluca Calabretta a direttore generale dell’agenzia. 54 anni, laureato in Ingegneria per l’ambiente e il territorio all’Università della Calabria, Calabretta è un dirigente pubblico che porta in dote un’esperienza manageriale di oltre 25 anni nella gestione di programmi pubblici, progetti e servizi di innovazione tecnologica e team multidisciplinari, oltre a una formazione scientifica in modellistica ambientale, trasformazione digitale e cybersicurezza, ambiti per i quali ha svolto anche il ruolo di docente universitario a contratto. Dal 2024 è entrato in Enea come direttore della direzione Transizione digitale, Trattamento e Protezione dati (Digit), con incarico di responsabile per la Transizione al digitale e poi, ad interim, anche di dirigente dell’Organo centrale di sicurezza. Da luglio 2026 è presidente di Medener, l’associazione internazionale che riunisce le agenzie energetiche nazionali del Mediterraneo per promuovere efficienza energetica e fonti rinnovabili, a supporto delle politiche nazionali.

Assegnato il Nobel per l’Economia 2026

L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il Nobel per l’Economia 2026 agli statunitensi Robert E. Hall e Michael Woodford, che sono stati premiati per i loro studi sui «fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica». In particolare, i studiosi sono stati insigniti del Nobel per aver sviluppato modelli teorici e soluzioni pratiche che spiegano come gestire le fluttuazioni dei mercati, controllare l’inflazione e guidare la politica monetaria delle banche centrali.

«Anziché basare i modelli sui legami statistici tra variabili macroeconomiche, quali l’inflazione, la produzione e i consumi», Hall e Woodford «hanno scelto di costruirli su basi microeconomiche», spiega l’Accademia Reale delle Scienze svedese: «Ciò comporta la comprensione di come l’insieme delle singole famiglie e delle imprese influisca sull’economia attraverso le proprie azioni».

Gli studi per cui sono stati premiati Hall e Woodford

Hall è stato premiato per un articolo del 1978 su come i consumatori preferiscano che i consumi restino stabili. Woodford ha poi sviluppato il cosiddetto modello keynesiano moderno, dimostratosi altamente influente tra i responsabili politici globali nei decenni seguenti. «Il lavoro dei premiati ci ha fornito una solida base teorica per i modelli che ora sono utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo», ha dichiarato John Hassler, presidente del comitato del Nobel: «Grazie a loro, siamo meglio attrezzati per affrontare gli shock nell’economia, come le crisi energetiche o i cambiamenti improvvisi nei consumi delle famiglie».

Leone XIV, il nodulo al polmone e l’operazione: cosa sappiamo

Nel corso dell’Angelus d domenica 11 ottobre papa Leone XIV ha annunciato ai fedeli che si sottoporrà, nei prossimi giorni, a un intervento per rimuovere un nodulo polmonare. Ecco le parole del pontefice, cosa sappiamo sulle sue condizioni di salute e quando è previsto l’intervento.

Cosa ha detto Leone XIV durante l’Angelus

«Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone», ha detto Leone XIV, spiegando che «è stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato» e che «i medici ritengono opportuno intervenire». Prevost ha aggiunto che «l’intervento è già programmato nei prossimi giorni».

Quando il papa subirà l’intervento chirurgico

Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha confermato che l’intervento si svolgerà nei primi giorni di questa settimana e che «il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa sette giorni». Leone XIV, che verrà operato al Policlinico Gemelli di Roma, dal 6 al 17 novembre ha in programma un viaggio apostolico in America Latina, con tappe in Perù, Argentina e Uruguay: è possibile che l’intervento venga eseguito così presto per consentire al pontefice di non rinunciarvi.

Leone XIV, il nodulo al polmone e l’operazione: cosa sappiamo
Papa Leone XIV (Ansa).

Cosa è un nodulo polmonare

Il nodulo polmonare è, per definizione, una opacità radiologica di tipo sferico che può misurare fino a 30 millimetri di diametro e che appare più densa rispetto al tessuto circostante nelle immagini radiologiche. Tale anomalia può avere diversa natura: accanto alle lesioni tumorali ci sono condizioni benigne, come cicatrici di vecchie infezioni, piccoli granulomi infiammatori o alterazioni autoimmuni. I noduli possono essere riscontrati anche in soggetti senza alcun sintomo.

Come è stato scoperto

L’individuazione di un nodulo polmonare avviene spesso in maniera occasionale, durante esami eseguiti per altri motivi. Come filtra da fonti vaticane, il nodulo di papa Leone XIV è emerso proprio così, durante «controlli di routine».

Come sta il pontefice

Dopo l’annuncio ieri all’Angelus, il papa sta conducendo in piena normalità le attività previste in questi giorni. Lo ha precisato Bruni, senza dare alcuna indicazione invece sulla data del ricovero del pontefice.

Dall’Ue maxi-pacchetto di sanzioni contro la Russia

I ministri degli Esteri dell’Ue hanno appena adottato quasi 1.600 nuove voci di sanzioni contro la Russia. Lo ha annunciato l’alto rappresentante dell’Unione Kaja Kallas. «Si tratta del più grande ampliamento della nostra lista di sanzioni da quando la Russia ha dato inizio alla guerra. L’Europa sta dimostrando ancora una volta di fare fronte comune. Più della metà di queste voci è collegata alla catena di produzione dei missili balistici. Stiamo rendendo significativamente più difficile, più lento e più costoso per la Russia produrre le armi che utilizza per uccidere gli ucraini».

Germania, perché Bas si è dimessa da ministra del Lavoro e da co-leader dell’Spd

Baerbel Bas, copresidente del Partito Socialdemocratico di Germania e ministra del Lavoro e degli Affari sociali nel governo guidato da Friedrich Merz, ha annunciato di aver rinunciato a entrambi gli incarichi. La politica tedesca ha spiegato su Instagram di aver scelto di fare il doppio passo indietro a seguito della morte della figliastra. Ma oltre al lutto in famiglia c’è di più: Bas ha infatti anche fatto cenno agli attacchi che le sono arrivati dagli alleati dell’Unione, formata dai partiti gemelli Unione Cristiano-Democratica di Germania (Cdu) e Unione Cristiano-Sociale in Baviera (Csu).

«Ho avvertito la necessità di avere tempo per elaborare il lutto. Inoltre, devo purtroppo constatare che gli attacchi pubblici nei miei confronti, provenienti anche dalle file dei partner di coalizione, si sono intensificati proprio in questo momento per me personalmente difficile», ha scritto Bas: «Non avendo al momento le forze per svolgere pienamente e nell’immediato i miei incarichi di governo e di partito, ho deciso di rinunciare a entrambe le cariche». Il suo successore alla guida del ministero del Lavoro sarà Alexander Schweitzer, attuale capogruppo dell’Spd nel Parlamento regionale della Renania-Palatinato e in passato ministro-presidente del Land.

Germania, perché Bas si è dimessa da ministra del Lavoro e da co-leader dell’Spd
Alexander Schweitzer (Ansa).

Ex Ilva, al via lo sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Da Taranto fino a Genova, i lavoratori dell’ex Ilva si mobilitano in occasione dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb per lunedì 12 ottobre 2026. Al centro della protesta la loro contrarietà alla chiusura degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto e la fermata temporanea, dal 15 novembre, degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.

Sit-in e blocchi a Taranto

A Taranto i lavoratori hanno svolto un’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione in cui i segretari sindacali hanno fatto il punto sulla vertenza. Poi un gruppo ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni. Non sono esclusi altri blocchi stradali e le iniziative di protesta potrebbero proseguire nei prossimi giorni. Gli operai chiedono al governo garanzie sul loro futuro.

Assemblea e corteo a Genova

Mezzi pesanti schierati e molti lavoratori, già dalle prime ore della mattinata, anche davanti alla portineria dell’ex Ilva di Cornigliano dove si è svolta un’assemblea convocata dopo la decisione dei commissari di fermare gli impianti. Presenti la sindaca Silvia Salis, il vicesindaco Terrile e i parlamentari Pastorino e Furlan. «Non c’è alcuna motivazione industriale per trattare in questo modo gli stabilimenti del Nord quando il mercato richiede le loro lavorazioni. Basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l’approvvigionamento delle materie prime e il problema non esisterebbe», ha detto Salis muovendosi in corteo assieme ai lavoratori.

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina

Per la seconda volta in un mese (era già successo il 14 settembre), Donald Trump ha annunciato «un cessate il fuoco immediato limitato agli attacchi alle infrastrutture energetiche» tra Russia e Ucraina: un accordo di cui Volodymyr Zelensky ha detto di non essere a conoscenza e, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, non accettato da Mosca, che continua a puntare il dito contro il capo della Bankova.

Le parole di Zelensky sul cessate il fuoco

Zelensky, parlando con Axios, ha affermato di sapere niente della sospensione degli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche, ma di essere pronto ad accettarlo, se Vladimir Putin farà lo stesso. Successivamente ha dichiarato che le forze armate ucraine «hanno ricevuto tutti gli ordini pertinenti» in relazione al cessate il fuoco, senza specificare a cosa si riferisse. Zelensky, “destituito” in questi giorni da Trump, che ha invocato le elezioni in Ucraina, ha anche detto che i suoi connazionali andranno al voto quando Putin accetterà un cessate il fuoco (totale) di 60 giorni.

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Secondo il Financial Times, Zelensky ha sostanzialmente accettato la tregua energetica dopo che gli Stati Uniti hanno minacciato di bloccare le forniture di armi all’Ucraina e la condivisione di informazioni di intelligence, nel caso in cui Kyiv non avesse interrotto gli attacchi alle raffinerie russe.

Il Cremlino non commenta e attacca Zelensky

Il Cremlino, da parta sua, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla tregua energetica annunciata da Trump. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha però dichiarato che «Zelensky non sta mostrando alcuna volontà di fermare il conflitto», ed è per questo che «Trump afferma che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente».

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Ue: «Bene la tregua, la Russia la rispetti»

Sul giallo del cessate il fuoco parziale si è espressa anche Kaja Kallas. «Accogliamo con favore la tregua nel settore energetico, purché venga rispettata. Non abbiamo ancora capito se anche la Russia la rispetterà», ha detto l’Alta rappresentante Ue arrivando al Consiglio Affari Esteri del Lussemburgo: «Naturalmente, a titolo personale, vorrei anche che la tregua si applicasse alle persone». E poi: «Dovremmo esercitare pressioni sulla Russia affinché cessi la guerra. Perché se smette, anche gli ucraini non dovranno prendere alcuna misura per difendere il loro Paese».

Chiude a Torino Wave by Vento, l’Europa alla ricerca dei suoi giganti tech

Wave by Vento, l’evento dedicato all’innovazione, alle startup e agli investimenti, chiude a Torino con la sfida di costruire in Europa aziende tecnologiche capaci di competere con i grandi gruppi statunitensi. L’appuntamento, evoluzione dell’Italian Tech Week, ha riunito 10 mila partecipanti da 117 Paesi, oltre 200 speaker internazionali e più di 3.200 aziende e organizzazioni. Tra gli ospiti John Elkann, Sir Jony Ive, Sir Tim Berners-Lee, Joe Tsai, presidente di Alibaba Group, Tony Xu, cofondatore di DoorDash, e Luca Ferraricofondatore e ceo di Bending Spoons.

La sfida è trasformare le ambizioni in connessioni tra imprese e investitori

Al centro del confronto, la capacità dell’Europa di creare imprese tecnologiche in grado di competere a livello globale.
Secondo i dati di Dealroom presentati durante Wave, il valore delle aziende europee sostenute dal venture capital ha raggiunto i 4.400 miliardi di dollari. Gli investimenti procedono a un ritmo annuo di 89 miliardi, mentre sono 56 le società europee del settore valutate oltre 10 miliardi. Anche l’Italia mostra segnali di crescita: il valore delle aziende sostenute dal venture capital e fondate nel Paese ha raggiunto gli 85 miliardi di dollari, con investimenti che nel 2026 viaggiano a un ritmo annuale di 1,8 miliardi. Per Yoram Wijngaarde, fondatore e ceo di Dealroom, l’ecosistema tecnologico europeo potrebbe superare in valore la tradizionale base industriale del continente entro cinque anni. Per Diyala D’Aveni, ceo di Vento, la sfida è trasformare le ambizioni in connessioni concrete tra imprese e investitori. L’edizione 2026 dell’evento ha proposto 142 sessioni su quattro palchi, con 255 speaker e moderatori di 215 organizzazioni e 150 eventi collaterali in città.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?

Il rischio è la carambola. Nel Pd, mentre i più si arrovellano sul tema primarie, su come, dove e quando farle, alcuni più lungimiranti guardano già al dopo, anzi al dopo-dopo. Il discorso è di lungo respiro ma molto semplice. Se, e il se è grande come una casa, Elly Schlein vincesse le primarie e se, e qui il se è alto come un grattacielo, il campo largo vincesse le elezioni, la leader Pd diventerebbe premier. Fin qui tutto bene: brava, hai resistito, hai portato a casa il risultato, te lo meriti dunque governa. Al netto dei litigi che già tutti mettono in conto con il M5s sulle politiche di governo, qualcuno guarda a uno scenario biennale. Se cioè Schlein andasse a Palazzo Chigi, come si farebbe a dire di no a una candidatura M5s per il Quirinale, per cui si dovrebbe votare a gennaio 2029? Giuseppe Conte ha già messo le mani avanti, mettendo in guardia il Pd dalla tentazione di fare il pigliatutto.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Elly Schlein alla Camera (Imagoeconomica).

Di leader spendibili per il Colle il M5s ne ha pochi

Pochi tra i dem osano dirlo a voce alta, anzi nessuno, ma davanti ai taccuini chiusi il malumore si concretizza. «Non potremmo dire di no ai grillini, e in effetti se loro ci proponessero Giuseppe Conte come faremmo a dire: “Ma noi vogliamo sia Chigi sia il Colle?”». I dilemmi sono molti. Il M5s infatti potrebbe a buon diritto aspirare alla prima carica istituzionale: è in Parlamento dal 2013, ha raggiunto in passato il 30 per cento dei voti, ha espresso due volte un premier (anche se era sempre lo stesso), una volta un presidente della Camera, diversi sindaci e due presidenti di Regione. Il problema è che in realtà se nel Pd ci sono più candidati al Quirinale che iscritti, il M5s di leader spendibili ne ha pochi, forse il solo Conte.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I nomi di mediazione: da Bersani a Boldrini

L’altro problema è che per eleggere un capo dello Stato non bastano numeri risicati. Se anche il Pd ufficialmente votasse per un candidato grillino, molti sarebbero i franchi tiratori. Qualcuno spera che Conte sarebbe disposto a un bagno di realtà per aprire la strada a un nome di mediazione (si va da Pierluigi Bersani a Laura Boldrini) ma è chiaro che il passo indietro avrebbe ripercussioni sui rapporti all’interno della maggioranza di governo. Ripercussioni che sarebbero mortali per l’esecutivo in caso di accordo, magari sottobanco, tra il Pd e aree dell’opposizione.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Pierluigi Bersani (Imagoeconomica).

La soluzione migliore sarebbe un nome super partes, un profilo altissimo, ma è difficile che tutti facciano un passo indietro davanti a un bottino che fa gola a ognuno e che è la vera posta in gioco della prossima legislatura. Dunque mentre si decide se quando e come andare a primarie, nel campo largo già tutti pensano non solo a Palazzo Chigi ma anche al Quirinale. E la partita a scacchi del gran gioco del Colle prosegue.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?

Finalmente Hollywood ha ritrovato il coraggio dei bei film americani di impegno civile, quelli che ci avevano fatto innamorare del cinema a stelle e strisce e che da un po’ di tempo mancavano in sala. C’è però la consapevolezza che le cose sono un po’ cambiate rispetto a qualche decennio fa, quando la stampa era considerata davvero, al di là dei luoghi comuni, un cane da guardia della democrazia, in grado di soverchiare i poteri.

Quell’iconica scena finale de I tre giorni del Condor

Qualcuno ricorderà infatti il finale de I tre giorni del Condor, film di Sydney Pollack del 1975: Robert Redford consegna al New York Times un dossier sullo scandalo che coinvolge la Cia. Ma l’agente Higgins, che incrocia Redford sul marciapiede, gli chiede: «Ehi, sei sicuro che lo stampano?». Titoli di coda, senza rivelare se il giornale pubblicherà, facendo crollare i vertici dei servizi segreti americani, o insabbierà.

Il problema è che adesso la pubblicazione o meno dei dossier è diventata sostanzialmente irrilevante. Ed è più o meno il sunto di The Social – Il prezzo della verità (The Social Reckoning), il nuovo film di Aaron Sorkin in sala dall’8 ottobre.

Si tratta di una sorta di sequel di The Social network, pellicola di David Fincher del 2010 (ma Sorkin era lo sceneggiatore) in cui si raccontava la nascita di Facebook.

La storiaccia di Facebook e le manipolazioni dell’algoritmo

Il blockbuster si candida agli Oscar 2027, con Jeremy Allen White (il novello Sean Penn del cinema americano, protagonista della serie tivù di successo The Bear) nei panni di un giornalista di inchiesta del Wall street journal e Mikey Madison (l’attrice di Anora, premio Oscar 2025) che interpreta una data scientist di Facebook pentita per le manipolazioni dell’algoritmo.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Jeremy Allen White e Mikey Madison in una scena del film.

Un social che favorisce polarizzazioni e fake news

Viene raccontato nei dettagli il cambio di rotta del social network creato da Mark Zuckerberg: da piattaforma per connettere persone a luogo nel quale le audience, le interazioni e l’engagement si espandono polarizzando le posizioni, concentrandosi sugli estremismi e sulla diffusione senza controllo delle fake news, fino a epiloghi come gli eventi di Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

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Jeremy Strong nei panni di Mark Zuckerberg.

Il Wall Street journal pubblica le inchieste, Zuckerberg viene perfino interrogato dal Senato americano, nel marzo del 2021 cambia nome all’azienda (che diventa Meta) e, nonostante lo scandalo, gli effetti della campagna stampa sono sostanzialmente nulli: il 66 per cento degli americani continua tuttora a informarsi avendo come fonte privilegiata le piattaforme social, con tutti i difetti del caso.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Il regista Aaron Sorkin (foto Ansa).
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La locandina del film.

Se il giornalismo e l’editoria in generale rimangono spuntati davanti al mondo dei social, quasi peggio vanno le cose per il cinema di fronte all’intelligenza artificiale.

Guadagnino e le difficoltà col film su Sam Altman

Gli Mgm Studios di Amazon, infatti, avevano deciso di realizzare Artificial, un film su Sam Altman e la nascita di OpenAI. Una specie di novello The Social network 16 anni dopo, e dedicato alla nuova forza creatrice-distruttrice dell’universo digitale.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Sam Altman (Ansa).

Perché Jeff Bezos si è tirato indietro?

Ma, una volta finito il film, affidato a Luca Guadagnino e costato 40 milioni di dollari, ecco che Amazon si è tirata indietro: non lo distribuiremo, abbiamo scherzato, cercate altrove. Il motivo? Jeff Bezos ha iniziato a fare affari proprio con OpenAI e ha preferito quindi non disturbare troppo il manovratore.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Luca Guadagnino (foto Imagoeconomica).

Così Guadagnino & co. per circa un anno sono andati in giro tra proiezioni private e incontri con uomini di business, alla ricerca di un distributore valido per uno dei prodotti cinematografici più attesi. Netflix, Searchlight Pictures, A24 hanno visto il film, si sono sperticati in complimenti, ma si sono congedati con un «grazie, ma no, grazie».

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Jeff Bezos (Ansa).

E alla fin fine, per 15 milioni di dollari, il film è stato comprato dalla casa di distribuzione Neon che lo porterà in sala dal 25 dicembre. Perché gli studios sono certamente molto focalizzati sul futuro del cinema, ma sanno bene che il loro business sarà strettamente legato alle strategie dell’intelligenza artificiale, con conflitti di interessi che è meglio non sollecitare.

Se poi lo stesso Jeff Bezos inizia a coltivare ambizioni alla Donald Trump e pensa di potersi candidare alla presidenza degli Stati Uniti, ecco allora che tutta la nuova strategia di Amazon è più chiara: Guadagnino, Andrew Garfield e Yura Borisov (pure lui, come Mikey Madison, ex del cast di Anora) facciano pure il loro irrilevante filmetto. Lasciamo giocare i ragazzini, che alle cose serie ci pensiamo noi.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica

Uno, due, tre: flop. Mentre votavano tre fiducie e un voto finale sulla legge elettorale, i deputati, ma anche i senatori, di centrodestra e di centrosinistra non sfoggiavano sorrisi di trionfo o bronci da disfatta. Erano tutti soprattutto molto, molto mogi. Tanti i motivi: c’è il rischio bocciatura della Consulta, per la legislatura è partito il countdown, molti parlamentari torneranno a casa per sempre. Ma c’è uno spettro che agita i sonni dei leader.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica
La protesta delle opposizioni dopo il voto finale sulla legge elettorale (Ansa).

Aiuti esterni cercasi

Perché il Melonellum ha come scopo principale dichiarato quello di dare cinque anni di stabilità a Palazzo Chigi per chi vince le elezioni. A questo serve il premio di maggioranza di 35 senatori e 70 deputati alla coalizione che ottiene il 42 per cento sia alla Camera sia al Senato, fino ad arrivare a quasi il 55 per cento dei parlamentari. Però, c’è un però. Se infatti nessuno raggiunge la soglia minima del 42 per cento il premio di maggioranza salta e il risultato delle elezioni si trasforma in un proporzionale puro. La prima conseguenza è che nemmeno la coalizione prima arrivata potrebbe dar vita a un governo senza aiuti esterni. Si aprirebbe insomma uno scenario da Prima Repubblica con lunghe consultazioni al Quirinale, estenuanti trattative con i partiti minori lasciati fuori dalle coalizioni al momento del voto (come potrebbero essere Roberto Vannacci e Carlo Calenda), fino ad arrivare, alle brutte, a trattative con i proxy, con i partiti più affini a scapito della compattezza della coalizione. Un sogno per chi ipotizza una riedizione delle larghe intese, un incubo per Giorgia Meloni ed Elly Schlein.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica
Roberto Vannacci e Carlo Calenda.

Se l’asticella fosse troppo alta?

Proprio per questo Fratelli d’Italia a un certo punto aveva ipotizzato di presentare una modifica allo Stabilicum per abbassare al 41 per cento la soglia. Più affrontabile, soprattutto considerando i sondaggi che non danno alcuna coalizione in netto vantaggio, ma entrambe vicine al pareggio e soprattutto entrambe non stabilmente sopra il 42 per cento. Ma la lettura ragionata delle sentenze della Consulta in materia elettorale, rammentate al governo da Sergio Mattarella, ha fatto capire che si rischiava una bocciatura non solo di qualche codicillo ma di tutto l’impianto da parte della Corte Costituzionale. E dunque 42 per cento sia, ma con la grande incognita che l’asticella fissata sia troppo alta per le gambe delle due coalizioni e ci si ritrovi dopo il voto a un tana liberi tutti che rimescolerebbe le carte e i partiti. Tutto molto Prima Repubblica.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il tribunale del Lavoro respinge il ricorso di Ranucci contro la Rai

Il tribunale del Lavoro di Roma ha rigettato l’istanza presentata dal giornalista Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione della trasmissione Report. Il 5 ottobre la Rai aveva sospeso il giornalista per 10 giorni. La motivazione dell’ordinanza si fonda sulla esistenza di un malessere della redazione di Report derivato dal clamore mediatico della vicenda e dall’accertato clima conflittuale instauratosi tra la squadra e l’ex conduttore. Questo, si spiega, ha reso opportuna la riorganizzazione della redazione e l’avvicendamento del conduttore.

Il tribunale del Lavoro respinge il ricorso di Ranucci contro la Rai
Sigfrido Ranucci (Ansa).

La decisione della Rai di «procedere a una riorganizzazione della redazione con avvicendamento autorale e di conduzione», si legge nell’ordinanza, «appare, a un esame sommario, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge».

La risposta dei legali di Ranucci

«Prendiamo atto della decisione del tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo», commentano i legali di Ranucci, Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita. «La decisione cautelare non esaurisce una vicenda che pone questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti. Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano».

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata

L’innovazione come alleata principale della risorsa geotermica, con Enel a fare da capofila. Dalla Toscana all’Islanda, passando dal cuore della Terra, il Gruppo ha infatti rafforzato ulteriormente il proprio ruolo internazionale nello sviluppo della geotermia avanzata, portando competenze e tecnologie sulle nuove frontiere della cosiddetta “geotermia superhot”. Il nuovo progetto del Gruppo è stato protagonista nel corso della celebrazione del 25esimo anno di fondazione dell’Unione geotermica italiana, occasione per sottolineare una volta di più la crescente rilevanza della geotermia, ormai riconosciuta unanimemente come tecnologia strategica per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come da traguardi europei fissati nel Net-zero industry act.

Il progetto Shift per ampliare il potenziale della geotermia

Nel corso del congresso si è discusso delle opportunità e delle prospettive del settore, a partire dalla semplificazione normativa dei processi autorizzativi, i modelli finanziari e l’esigenza di un’azione coordinata e condivisa dell’intero settore nazionale, si è aggiunta la disamina delle nuove tecnologie in sperimentazione per la geotermia profonda, che permetteranno di valorizzare risorse geotermiche che fino a pochi anni fa non erano considerate utilizzabili. Capofila di questo settore è Enel, che già aveva conquistato i riflettori nell’ottobre 2025 al Superhot geothermal summit di Reykjavik, nell’ambito dell’Assemblea del Circolo polare artico 2025, dove sono stati condivisi i risultati del progetto europeo Descramble dedicato alla perforazione in ambienti geotermici ad altissima temperatura.

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata
Geotermia (Enel).

Tra il 19 e il 20 maggio Enel ha ospitato a Larderello, capitale mondiale della geotermia, il Kick-off meeting tecnico del progetto Shift (Superhot geothermal – Integrated demonstration and flow testing). Il programma, guidato da Reykjavík Energy e finanziato dal programma Horizon Europe con 10 milioni di euro su un investimento complessivo di 28 milioni, coinvolge 17 partner europei e punta a sviluppare tecnologie per l’utilizzo di fluidi geotermici oltre i 400°C, attraverso pozzi più profondi e performanti, con l’obiettivo di ampliare in modo significativo il potenziale della geotermia. Già Descramble, guidato da Enel come capofila, aveva segnato un passaggio chiave per lo sviluppo delle tecnologie nelle superhot rocks, raggiungendo temperature fino a 515°C, tra le più alte registrate a livello mondiale in sistemi idrotermali, e contribuendo ad aprire orizzonti innovativi di ricerca e sviluppo per materiali e attività di perforazione in condizioni estreme.

L’impegno di Enel

Il contributo di Enel si fonda sulla consolidata esperienza industriale dell’azienda a livello internazionale. In Toscana è attivo il più antico e innovativo complesso geotermico al mondo con 34 centrali che, tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, producono ogni anno quasi 6 miliardi di kWh, pari al 33 per cento del fabbisogno elettrico regionale e utili a riscaldare 13 mila utenti nonché 26 ettari di serre grazie ai teleriscaldamenti geotermici, alimentando anche un’importante filiera turistica con oltre 60 mila visite annue. La partecipazione al summit islandese e l’impegno nel progetto Shift confermano il valore della collaborazione europea tra industria, ricerca e istituzioni per accelerare lo sviluppo della “geotermia supercalda” e il suo ruolo chiave nella transizione energetica.

Le sfide per l’Italia

L’Italia è uno dei Paesi Europei con le maggiori potenzialità entro i primi 5 km di profondità, tali da rendere la geotermia una risorsa strategica chiave del Paese per accelerare la transizione. Diversi strumenti normativi e misure specifiche sono attualmente in vigore ed in itinere, ma è assolutamente urgente un ulteriore sforzo per mettere a terra un piano d’azione nazionale per la geotermia e una roadmap al 2030 e 2050 che permettano di ridurre il divario che ci divide dagli altri Paesi Europei e, allo stesso tempo, di offrire un’opportunità di crescita ed innovazione agli investitori, alla filiera nazionale di settore e al contesto socioeconomico dell’Italia.