UniCredit, Carlotta Maerna alla guida delle vendite per le piccole imprese

Carlotta Maerna è stata nominata Head of Small Corporate Sales presso UniCredit. Entrata nell’istituto nel 2015, dopo una collaborazione come Junior Research Analyst presso McKinsey & Company, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in UniCredit, tra cui Corporate Business Manager e, in precedenza, Business Manager per la divisione Client Solutions Italy: prende ora in mano una divisione chiave per il sostegno alla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.

Fabio Panzeri è il nuovo Group General Manager di Alpitour World

Alpitour World potenzia la propria struttura manageriale con la nomina di Fabio Panzeri a Group General Manager, incarico effettivo dal 7 gennaio 2026. Panzeri riporta direttamente al presidente e amministratore delegato Gabriele Burgio, assumendo un ruolo chiave nel coordinamento delle principali aree operative del gruppo. Nel nuovo ruolo, Panzeri guida le divisioni Organizzazione e Finance, oltre alle attività di Tour Operating, alla compagnia aerea Neos, alla catena alberghiera VOlhotels e alla società di servizi turistici Jumbo Tours. Laureato in Economia Aziendale all’Università Bocconi e con un MBA alla Kellogg School of Management, il manager porta con sé un’esperienza internazionale maturata in ruoli di General Manager e ceo di Prelios Credit Servicing e in incarichi in Bain Capital Credit e nel Gruppo Eni, dopo aver iniziato la carriera in Bain & Company.

Bbc vicina a un accordo storico sui contenuti con YouTube

La Bbc si appresta a firmare un accordo storico con Google. Come riporta il Financial Times, citando fonti vicine all’operazione, l’emittente britannica sarebbe sul punto di stringere una partnership per realizzare contenuti su misura per YouTube, che saranno poi trasmessi anche sulle sue piattaforme iPlayer e Sounds. L’intesa, confermata successivamente da Deadline, potrebbe essere annunciata già entro la prossima settimana. Per il momento ancora nessun commento ufficiale da parte delle due società interessate.

Bbc vicina a un accordo storico sui contenuti con YouTube
Il logo della Bbc in una sede (Imagoeconomica).

Accordo Bbc-YouTube: le anticipazioni della possibile intesa

Secondo le prime anticipazioni del Financial Times, l’intesa con YouTube sarebbe focalizzata su un pubblico giovane e consentirebbe alla Bbc di monetizzare tramite le pubblicità sulla piattaforma per le trasmissioni al di fuori del Regno Unito aumentando così gli introiti. Finanziata in gran parte dalle famiglie inglesi che pagano il canone, l’emittente britannica non trasmette infatti spot nel Paese. Non mancano tuttavia gli scettici. «Lo hanno fatto per raggiungere una fascia più giovane di pubblico», ha spiegato una fonte anonima a Deadline. «Non per guadagnarci qualcosa». L’indiscrezione arriva a pochi giorni dal sorpasso operato da YouTube nei confronti della Bbc in termini di spettatori: nel mese di dicembre, la piattaforma online ne ha totalizzati 51,9 milioni contro i 50,8 dell’emittente tv. Confermando il trend che vede il pubblico migrare sempre più verso lo streaming. Secondo il FT, su YouTube la Bbc potrebbe rilasciare anche una selezione limitata di serie.

Telefonata Putin-Netanyahu sulla situazione in Iran

Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu hanno avuto una conversazione telefonica sulla situazione in Iran e, più in generale, in Medio Oriente: durante la chiamata, ha spiegato l’ufficio stampa della presidenza russa, lo zar «ha confermato la disponibilità a continuare a intraprendere sforzi di mediazione appropriati, contribuendo a promuovere un dialogo costruttivo con la partecipazione di tutti gli Stati interessati». Al termine del colloquio Putin e il primo ministro israeliano «hanno concordato di proseguire i contatti a vari livelli». Il presidente russo, come ha spiegato poi il portavoce del Cremlino Dmtry Peskov, ha parlato al telefono anche con l’omologo iraniano Massoud Pezeshkian.

I dati Istat: l’inflazione accelera, prezzi aumentano dell’1,5 per cento

Nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un incremento dello 0,2 per cento rispetto a novembre e dell’1,2 per cento su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +1,1 per cento rilevato a novembre. I dati, diffusi dall’Istat, confermano le stime preliminari sull’andamento dell’inflazione. Considerando l’intero 2025, l’aumento medio dei prezzi al consumo si attesta all’1,5 per cento, in crescita rispetto all’1 per cento del 2024. Più marcato il rialzo del carrello della spesa: a dicembre i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona passano da +1,5 per cento a +1,9 per cento, mentre nella media annua l’incremento sale dal +2 per cento del 2024 al +2,4 per cento del 2025.

L’inflazione pesa soprattutto sulle famiglie meno abbienti

L’aumento dei prezzi nel 2025 coinvolge tutte le tipologie di famiglie, ma colpisce in misura più accentuata il 20 per cento dei nuclei con i livelli di spesa più bassi, per i quali l’inflazione Ipca passa dallo 0,1 per cento del 2024 all’1,7 per cento del 2025. Per il gruppo con la spesa più elevata l’indice cresce dall’1,6 per cento all’1,7 per cento. Secondo l’Istat, la differenza è legata al maggiore peso dei beni, in particolare energetici, nei bilanci delle famiglie meno abbienti, mentre i servizi incidono di più su quelle con livelli di spesa più alti. Il divario tra famiglie più ricche e più povere si è così quasi azzerato, dopo il forte scarto registrato nel 2022.

Franco Mari (Avs): «L’inflazione sale e il governo se ne frega»

Sul tema è intervenuto anche Franco Mari, capogruppo di AVS in commissione Lavoro alla Camera, affermando: «Nel 2025 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5 per cento, in accelerazione dall’1 per cento nel 2024. Lo conferma l’Istat, dati che il paese conosce sulla propria pelle, come sa che una persona laureata il Germania guadagna l’80 per cento in più di quanto può avere qui da noi, allarme lanciato ieri dal governatore della Banca d’Italia Panetta. Il paradosso è che il governo non ha alcun interesse ad affrontare queste piaghe, se ne frega, preferisce promuovere referendum per sfasciare la magistratura e cercare nemici ovunque».

Julio Iglesias rompe il silenzio dopo le accuse: il post sui social

Julio Iglesias rompe il silenzio dopo le gravissime accuse di violenze sessuali e sfruttamento del lavoro mosse da tre ex dipendenti. Un’ex collaboratrice domestica, un’ex fisioterapista e una terza donna hanno lamentato di essere state costrette a effettuare esami ginecologici, test per l’Hiv e malattie sessualmente trasmissibili che non avevano nulla a che vedere con le loro mansioni presso le ville dell’artista. «Nego di aver abusato, costretto o mancato di rispetto a qualsiasi donna», si legge in un post su Instagram firmato di proprio pugno. «Queste accuse sono assolutamente false e mi rattristano profondamente». I fatti denunciati risalirebbero al 2021 nelle proprietà della Repubblica Dominicana e alle Bahamas.

Julio Iglesias sui social: «Difenderò la mia dignità»

«Con profondo rammarico, rispondo alle accuse mosse da persone che in passato hanno lavorato nella mia casa», ha esordito Julio Iglesias su Instagram, prima di negare qualsiasi abuso. «Non ho mai sperimentato tanta cattiveria, ma ho ancora la forza per far sapere alla gente tutta la verità e per difendere la mia dignità da un’offesa tanto grave. Non posso dimenticare le tante persone care che mi hanno inviato messaggi di amore e lealtà; ho trovato grande conforto in loro». Il 5 gennaio scorso sono stati trasmessi alla Procura spagnola dell’Audencia Nacional «presunti reati di tratta di esseri umani, lavoro forzato e violazione della libertà sessuale» su cui sono state avviate le indagini. «Ci hanno mandato tutte dal medico», ha raccontato una di loro a elDiario. «Ci hanno fatto fare dei test per le malattie sessualmente trasmissibili, ecografie e analisi del sangue per vedere se avessimo qualche tipo di malattia».

Antonella Cavallari nuova Ambasciatrice d’Italia a Cipro

Antonella Cavallari è stata nominata Ambasciatrice d’Italia a Cipro, nazione che ha appena assunto la presidenza semestrale del Consiglio dell’Unione europea. Romana classe 1961, Cavallari ha una lunga esperienza diplomatica alle spalle, iniziata nel 1987 con un primo incarico alla Direzione generale Affari Economici della Farnesina. Nel 1991 la prima sede all’estero: Il Cairo, dove arriva a ricoprire il ruolo di Primo segretario commerciale. Nel 1996 il trasferimento a Tokyo, con lo stesso incarico. Dopo un periodo a Roma tra la DG Italiani all’estero e Politiche Migratorie e la Segreteria particolare del Vice Ministro – Sottosegretario di Stato, dal 2013 al 2016 è stata ambasciatrice in Paraguay. Poi è tornata a Roma come Vice Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni globali/Direttore Centrale per i Paesi dell’America Latina alla Farnesina. L’ultimo incarico prima di Nicosia è stato quello di segretaria generale dell’Istituto Italo-Latino Americano.

Le spese, la card Ita, la mancata sanzione a Meta: cosa c’è nelle carte dei pm sul Garante della privacy

Giovedì la Guardia di finanza ha perquisito la sede del Garante per la privacy, nell’ambito di un’indagine della procura di Roma che coinvolge il presidente Pasquale Stanzione e i componenti Ginevra Feroni Cerrina, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. I pm, che indagano in seguito alle inchieste di Report, ipotizzano peculato e corruzione, concentrandosi su un uso del denaro dell’Autorità definito «disinvolto» e «offensivo del decoro dell’ente».

Le spese dei membri del Garante della privacy

Dalle carte emerge che tra il 2021 e il 2024 «le spese per il Collegio sono aumentate del 46 per cento, con un incremento di circa 776 mila euro annui, in larga parte riconducibile a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria “cinque stelle”, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia, fino a ricomprendere altresì fitness e cura della persona». Viene poi evidenziato come meritevole di attenzione investigativa l’affitto della casa di Stanzione, coperto con i fondi del Garante, e la «contiguità spaziale […] con altro immobile nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del presidente».

Le spese, la card Ita, la mancata sanzione a Meta: cosa c’è nelle carte dei pm sul Garante della privacy
Il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione (foto Ansa).

Il caso della card Ita Airways e la mancata sanzione a Meta

L’indagine si estende anche alle sanzioni comminate a società come Ita Airways e Meta. Su Ita, nel documento si afferma che «appare anomala la circostanza per cui componenti del Collegio del Garante sarebbero stati destinatari nel marzo 2023, di tessere Volare consegnate dalla compagnia aerea, per il valore di 6 mila euro ciascuna». Secondo Ita, scrivono i pm, «le tessere sarebbero state emesse direttamente con status Executive, chiarendo che esse riportavano inizialmente lo status Smart e che l’eventuale passaggio al livello Executive è avvenuto nel rispetto di una specifica procedura interna della Compagnia, la quale tuttavia non appare chiara». Sull’annullamente della sanzione a Meta «inizialmente ipotizzata in misura pari a 44 milioni di euro, sarebbe stata successivamente ridotta prima a 12,5 milioni e, infine, ad appena 1 milione di euro, e adottata con tale ritardo procedurale da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela». I magistrati intendono capire in che termini abbia avuto impatto «la sponsorizzazione fatta da Guido Scorza degli occhiali, dei quali ha infatti parlato positivamente in un video divulgato sui social network e, altresì, se e in che modo questi, avendo ormai preso espressa posizione in ordine all’argomento, si sia effettivamente astenuto dalle adunanze riguardanti il procedimento a carico della società».

Mps, Delfin: «Mai discusso di eventuali dismissioni»

Delfin ha escluso in qualsiasi ipotesi di uscita dal capitale di Monte dei Paschi di Siena, precisando di non aver «mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione finanziaria in Mps, che in gran parte deriva dalla conversione delle azioni precedentemente detenute in Mediobanca». L’holding, che detiene il 17,5 per cento della banca senese, ha inoltre chiarito che non esistono trattative in corso con UniCredit o con altri soggetti per la vendita, totale o parziale, della quota. Il consiglio di amministrazione ha ribadito che «come investitore finanziario di lungo periodo», ha spiegato il cda, «Delfin opera con un approccio orientato alla creazione di valore nel tempo, nell’interesse della società e dei suoi azionisti, anche a beneficio della crescita del Paese».

Delfin: «Rinnoviamo il pieno sostegno ai vertici di Mps»

Nel respingere le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, l’holding ha confermato la propria linea strategica, evidenziando che le scelte sono inserite «in tale contesto, anche alla luce di una performance complessiva in linea con gli obiettivi di redditività e di valorizzazione delle partecipazioni». Delfin, azionista rilevante di Mps, quindi «rinnova il pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in atto».

Freddie Mercury, è morta la presunta figlia segreta

È morta all’età di 48 anni la donna che sosteneva di essere figlia segreta di Freddie Mercury. Lo ha annunciato la sua famiglia con un comunicato ufficiale diffuso dal Daily Mail. «È ora con il suo amato e amorevole padre nel mondo dei pensieri», si legge nella nota. La sua esistenza era emersa pubblicamente solo nel 2025 dopo la pubblicazione di Love, Freddie, biografia del frontman dei Queen scritta da Leslie-Ann Jones che aveva acceso il dibattito sulla vita privata del leggendario artista. Identificata solo con l’iniziale B, si racconta fosse nata dalla relazione tra Mercury e la moglie di un suo caro amico e che avesse mantenuto un rapporto stretto con il cantante fino alla sua morte nel 1991. La notizia era stata accolta con scetticismo anche dai membri dei Queen.

Chi è la figlia segreta di Freddie Mercury, morta all’età di 48 anni

Secondo quanto dichiarato dal marito Thomas al Daily Mail, B è morta per un cordoma, raro tumore che intacca la spina dorsale. Lascia due figli di sette e nove anni. Le sue ceneri saranno sparse sulle Alpi. A lungo legata al frontman dei Queen, avrebbe accettato la decisione di tenere segreta la sua identità. «Mi adorava ed era devoto a me», ha raccontato lei stessa ai tabloid inglesi lo scorso agosto. «Le circostanze della mia nascita possono sembrare, per gli standard della maggior parte delle persone, insolite e persino oltraggiose. Non dovrebbe essere una sorpresa. Non ha mai tolto il suo impegno ad amarmi e prendersi cura di me. Mi ha amato come un bene prezioso. Il nostro accordo prevedeva che vivessi con mia madre e il patrigno, ma lui aveva sempre una stanza pronta per me. Si assicurava di parlarmi anche durante i tour».

Freddie Mercury, è morta la presunta figlia segreta
Freddie Mercury a Sanremo il 4 febbraio 1984 (Ansa).

L’amore di Freddie Mercury per la figlia avrebbe trovato conferma anche nella musica. Secondo ciò che ha raccontato la stessa B a Jones, il frontman dei Queen le avrebbe dedicato due brani della sua carriera, Bijou e Don’t Try So Hard, inserite nel disco Innuendo, ultima pubblicazione della band con l’artista alla voce uscita nel 1991, un anno prima della morte. «Sono devastata dalla perdita di questa donna che era diventata una mia cara amica», ha dichiarato Jones al Daily Mail. «Era venuta da me con uno scopo altruistico: mettere da parte tutti coloro che hanno avuto carta bianca sulla storia di Freddie per 32 anni, sfidare le loro bugie e la loro riscrittura della sua vita e rivelare la verità».

Lo scetticismo di Brian May e Mary Austin

La notizia di una figlia segreta di Freddie Mercury ha suscitato forti dubbi soprattutto in coloro che hanno condiviso gran parte della vita con l’artista. Mary Austin, storica compagna e confidente della star, ha espresso scetticismo, dichiarando di non credere che il cantante avrebbe potuto o voluto tenere segreta una cosa così importante. Eppure, secondo B che affermava di avere anche le prove del Dna per confermare la sua teoria, Austin era la sola assieme alla famiglia della ragazza a conoscenza della sua esistenza. Anche Brian May, chitarrista dei Queen, ha scelto una posizione prudente sulla questione, mentre sua moglie Anita Dobson ha bollato il tutto come una bufala.

L’annuncio di Trump: «Formato il Consiglio per la Pace a Gaza»

«È per me un grande onore annunciare la costituzione del Consiglio per la Pace. I membri saranno annunciati a breve, ma posso affermare con certezza che si tratta del consiglio più grande e prestigioso mai riunito, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Grazie per l’attenzione!». È quanto ha scritto Donald Trump su Truth, confermando l’inizio della fase due del piano della Casa Bianca per la Striscia di Gaza.

Tra i membri forse anche Meloni

Gli inviti a partecipare al Consiglio per la Pace sono stati inviati da due giorni e il tycoon ha selezionato personalmente chi ne farà parte. L’annuncio dei suoi membri (che saranno 12, tra cui forse anche Giorgia Meloni) potrebbe arrivare al World Economic Forum di Davos. Secondo il Wall Street Journal, a tenere i rapporti tra il consiglio e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti a Gaza sarà l’ex ministro degli Esteri bulgaro Nickolay Mladenov, che in passato è stato inviato Onu per la pace in Medio Oriente. Il Financial Times parla inoltre di un comitato esecutivo del Consiglio, di cui faranno parte Steve Witkoff e Jared Kushner.

Trump: «Hamas consegni le armi»

«Hamas deve onorare immediatamente i propri impegni, compreso il ritorno dell’ultimo corpo a Israele, e procedere senza indugio alla completa smilitarizzazione. Possono farlo con le buone o con le cattive. Il popolo di Gaza ha sofferto abbastanza a lungo. Il momento è adesso», ha poi scritto Trump.

TikTok rafforzerà i controlli sull’età in Europa

TikTok si prepara a intensificare i controlli di verifica sull’età in tutta Europa nel corso delle prossime settimane. Lo ha annunciato la stessa Bytedance, proprietaria della piattaforma social, parlando in esclusiva con Reuters. Presentato come una nuova tecnologia sviluppata appositamente per venire incontro alle richieste normative dell’Ue, il sistema è frutto di una collaborazione dell’azienda cinese con la Commissione irlandese per la protezione dei dati, principale autorità di regolamentazione della privacy nell’Unione europea. TikTok ha anticipato che tutti gli utenti europei saranno informati del lancio della tecnologia.

TikTok rafforzerà i controlli sull’età in Europa
Un utente su TikTok (Imagoeconomica).

TikTok, come funziona la «nuova tecnologia» di controllo dell’età

Il nuovo sistema, frutto di un progetto pilota durato un anno in Europa ma rimasto segreto, sfrutterà verosimilmente sia l’intelligenza artificiale sia il controllo umano. La tecnologia di TikTok analizzerà le informazioni di un profilo, i video postati in Rete e il comportamento dell’utente per prevedere se possa appartenere a un minore di 13 anni, età minima per creare un account. A questo punto, ogni profilo sospetto non sarà automaticamente bannato, ma segnalato per essere esaminato da alcuni moderatori specializzati. La mossa di Bytedance arriva mentre l’Ue sta esaminando il modo in cui le piattaforme verificano l’età degli utenti, tra preoccupazioni che gli attuali metodi risultino inefficaci o, al contrario, eccessivamente invasivi. Per i ricorsi contro i blocchi, l’azienda utilizzerà la stima dell’età facciale fornita dal verificatore Yoti, controlli della carta di credito e documenti d’identità rilasciati dal governo.

Semiconduttori, accordo tra Stati Uniti e Taiwan

Gli Stati Uniti hanno annunciato la conclusione di un’intesa con Taiwan che prevede un alleggerimento delle tariffe sui prodotti importati dall’isola e, parallelamente, un rafforzamento degli investimenti taiwanesi nel mercato americano, in particolare nei comparti dei semiconduttori e della tecnologia. Un’intesa che non è piaciuta a Pechino: il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che «la Cina si oppone fermamente» a qualsiasi rapporto diplomatico tra altri Paesi e Taiwan e a «ogni accordo che implichi il riconoscimento di legami di sovranità». Sul piano operativo, l’intesa stabilisce che i dazi sui beni taiwanesi scenderanno al 15 per cento, rispetto all’aliquota reciproca del 20 per cento. La stessa soglia varrà anche per le tariffe settoriali su componenti automobilistici, legname e prodotti in legno provenienti dall’isola.

Il premier di Taipei Cho Jung-tai: «Ottimi risultati ottenuti con fatica»

Accanto alle misure tariffarie, l’accordo prevede un impegno finanziario da parte delle imprese taiwanesi: i produttori di chip e tecnologia sono pronti a realizzare «nuovi investimenti diretti per un totale di almeno 250 miliardi di dollari» negli Stati Uniti, destinati allo sviluppo e all’ampliamento della capacità produttiva in ambiti quali i semiconduttori avanzati e l’intelligenza artificiale. Taipei garantirà inoltre «garanzie di credito per almeno 250 miliardi di dollari per facilitare ulteriori investimenti da parte delle imprese taiwanesi», con l’obiettivo di sostenere la crescita della filiera statunitense dei semiconduttori. Commentando l’accordo, il premier Cho Jung-tai ha espresso soddisfazione, sottolineando che «questi ottimi risultati sono stati ottenuti con fatica».

Corea del Sud, prima condanna per l’ex presidente Yoon

Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha emesso la prima sentenza di una lunga lista di procedimenti a carico dell’ex presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol, estromesso ad aprile del 2025 dopo l’impeachment approvato dalla Corte costituzionale su iniziativa del Parlamento. Per reati che vanno dall’ostruzione alla giustizia ad altre legate alla dichiarazione della legge marziale del 3 dicembre 2024, Yoon è stato condannato a 5 anni di carcere. Ma rischia ben di più: in un altro processo è stata infatti chiesta la pena di morte per l’ex presidente, sul banco degli imputati perché accusato di insurrezione.

Il momento d’oro di Giuseppe Conte, Commander in Pochette del campo largo

Giuseppe Conte, va detto, è in splendida forma. Ci sono sondaggi che lo presentano competitivo nei confronti di Giorgia Meloni, probabilmente il più competitivo del campo largo. Al che verrebbe pure da pensare che il Commander in Pochette del M5s sarebbe pronto, prontissimo, per le primarie del centrosinistra, e chissà se mai si faranno. Ha tutto quello che desidera, l’ex presidente del Consiglio: un’opposizione interna che garantisce un minimo di democrazia (Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, è il corrispettivo dei riformisti per il Pd); una pattuglia parlamentare che risponde a lui, che parla come lui, che è a sua immagine e somiglianza, basta ascoltare gli interventi del deputato Marco Pellegrini, ingegnere di Foggia nonché cosplayer di Conte («Avete portato avanti soltanto l’opzione bellicista, quindi invio di armi sempre più letali», si è lanciato giovedì in Aula, durante le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. «Sempre più armi, sempre più sostegno e null’altro: questo avete deciso di fare. Era una strategia sbagliata, lo dimostrano i fatti, lo dimostra, purtroppo, l’andamento della guerra, lo dimostrano le centinaia di migliaia di morti ucraini»). E degli alleati che fondamentalmente lo adorano e che forse non vedrebbero l’ora di diventare come lui, così amato dai catto-comunisti.

Il momento d’oro di Giuseppe Conte, Commander in Pochette del campo largo
Giuseppe Conte (Ansa).

La battaglia continua contro il «furore bellicista»

E dire che lui e il suo M5s ne combinano parecchie, specie sulla politica estera. Questa settimana è stato il trionfo della denuncia del «furore bellicista», anche quando di bellicismo impenitente ce n’è poco: l’Ucraina ha bisogno di aiuti, militari e non solo, per difendersi, c’è poco da fare. La popolazione iraniana avrebbe bisogno di una mano esterna, ché da sola contro gli ayatollah può riempire le piazze ma finisce imprigionata, torturata, uccisa, repressa. I cinquestelle dopo essersi astenuti in Senato su una risoluzione unitaria alla camomilla, in cui c’era lo spazio per tutta l’azione diplomatica e multilaterale del globo, giovedì hanno portato in commissione Esteri della Camera un’altra risoluzione – firmata anche da Nicola Fratoianni di Avs – in cui si impegna il governo a «scongiurare azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale, promuovendo tutte le necessarie iniziative diplomatiche e di carattere sanzionatorio da parte della comunità internazionale e degli organismi internazionali». L’obiettivo polemico sottinteso è, va da sé, l’America di Donald Trump che potrebbe avere voglia di fare il bis dopo il Venezuela con l’Iran.

Il momento d’oro di Giuseppe Conte, Commander in Pochette del campo largo
Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Il Pd è costretto a inseguire il M5s

Il Pd, come al solito, è costretto a inseguire, perché Conte sorpassa tutti a destra, a sinistra, al centro. Dipende da quello che gli conviene. Un Conte tendenza Marx (Groucho): «Questi sono i miei principi. Se non ti piacciono ne ho degli altri». Sulla sicurezza, per dire, sembra tornato quello del governo Conte con Matteo Salvini (e pure sulla politica estera, visto che la «corsa al riarmo» è uno strumento di propaganda caro anche al leghismo che però si ferma un attimo prima del voto sugli aiuti all’Ucraina). Ripete che quando si parla con lui non si sta parlando con la sinistra, dice che la patrimoniale è un’idea da rifiutare, dice che le città sono insicure e servirebbe la mano più ferma. Dice che l’alleanza non è scontata, quella del campo largo si intende, che per la coalizione di centrosinistra adda passà ‘a nuttata. Insomma, poi si vedrà. Sempre quando conviene, beninteso. 

Il momento d’oro di Giuseppe Conte, Commander in Pochette del campo largo
Elly Schlein con Giuseppe Conte (Ansa).

L’alleanza non sarà strutturale, ma le poltrone sì

Nel frattempo però, è qui sta la magia del Mago Conte, il M5s anche laddove elettoralmente vale poco, conquista posti nelle Regioni in virtù dell’alleanza con il Pd, generoso come pochi altri al mondo. Nella nascente Giunta Decaro il M5s si siede con il 7,22 per cento: Cristian Casili è stato indicato da Conte come rappresentante del M5s nella nuova squadra di governo pugliese; nella Giunta Giani il M5s si è installato forte del suo 4,34 per cento, ottenendo nientemeno che l’assessorato all’Ambiente con David Barontini. Questo perché l’alleanza non sarà pure strutturale, a sentire Beppe Conte, ma le famigerate poltrone eccome se lo sono.  

Il momento d’oro di Giuseppe Conte, Commander in Pochette del campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Lucasfilm, Dave Filoni nuovo presidente: guiderà il franchise Star Wars

Cambio ai vertici di Lucasfilm, la casa di produzione statunitense fondata da George Lucas e famosa per aver prodotto le saghe di Star Wars e Indiana Jones. Dopo quasi 15 anni al comando, Kathleen Kennedy ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di presidente: un addio, seppur vociferato da tempo, che segna comunque un cambiamento epocale per uno dei più grandi marchi di Hollywood. Al suo posto è stato promosso Dave Filoni, collaboratore di lunga data di Lucas e già regista di alcuni episodi di The Mandalorian e Ashoka. In qualità di presidente e direttore creativo, guiderà il franchise con la collaborazione di Lynwen Brennan, con esperienza in budget e bilanci, nominata co-presidente.

Lucasfilm, i nuovi presidenti dovranno rilanciare il franchise Star Wars

Lucasfilm, Dave Filoni nuovo presidente: guiderà il franchise Star Wars
La produttrice Kathleen Kennedy (Ansa).

Compito cruciale di Dave Filoni e Lynwen Brennan sarà escogitare una strategia per rilanciare Star Wars rendendolo fresco e al passo con i tempi e gestendo una fan base molto spesso critica e dura nei confronti delle nuove uscite, siano esse cinematografiche o seriali. Entrambi riferiranno ad Alan Bergman, co-presidente di Disney Entertainment di cui Lucasfilm è sussidiaria dal 2012. Kennedy, dal canto suo, non uscirà definitivamente: resterà in contatto con la società e, fra il 2026 e il 2027, sarà produttrice esecutiva dei prossimi due capitoli della saga, The Mandalorian & Grogu tratto dalla serie su Disney+ e l’atteso Star Wars: Starfighter con Ryan Gosling. «Quando abbiamo acquisito Lucasfilm più di 10 anni fa, sapevamo che avremmo portato nella famiglia Disney un team di straordinari talenti guidato da una regista visionaria», ha dichiarato il Ceo Bob Iger. «Siamo grati a Kathleen per la sua visione e gestione».

Produttrice stimata nel settore, Kennedy ha lavorato a stretto contatto con Steven Spielberg per anni, anche se, come sottolinea Variety, il suo mandato ha attraversato alti e bassi. Accanto ai successi di Star Wars Episodio VII – Il risveglio della forza e dello spin-off Rogue One, non sono mancati i flop al box office come Solo del 2018 oppure i tanti progetti accantonati per divergenze creative, tra cui quelli che avrebbero visto entrare nel franchise David Benioff e DB Weiss, creatori de Il Trono di Spade, o Taika Waititi. Non è andato bene nemmeno il rilancio di Indiana Jones, il cui quinto capitolo del 2023 con Harrison Ford nei panni del veterano archeologo ha deluso al botteghino. Discorso simile anche per il piccolo schermo, dove accanto ai successi The Mandalorian e Andor sono arrivate le delusioni come nel caso di The Acolyte.

Chi sono Dave Filoni e Lynwen Brennan

Lucasfilm, Dave Filoni nuovo presidente: guiderà il franchise Star Wars
La nuova co-presidente di Lucasfilm Lynwen Brennan (Ansa).

Veterano di lunga data in Lucasfilm, Dave Filoni è stato scelto direttamente dal regista e fondatore George Lucas nel 2005 per mettere in piedi lo studio cinematografico. Sue le serie di animazione The Clone Wars e Rebels, ma anche la sceneggiatura del prossimo The Mandalorian & Grogu con Pedro Pascal, atteso in sala a maggio. Brennan è invece entrata in Industrial Light & Magic, tra le più note aziende nel campo degli effetti speciali digitali oggi parte di Lucasfilm, nel 1999, diventandone dopo 10 anni la presidente. In seguito, nel 2024 ha ottenuto l’incarico di direttrice generale di Lucasfilm, guidando la strategia aziendale e le attività di produzione.

Solo uno statunitense su sei sostiene gli sforzi per acquisire la Groenlandia

Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, solo un americano su sei approva gli sforzi della Casa Bianca per acquisire la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca su cui Donald Trump ha messo gli occhi per «motivi di sicurezza nazionale». In generale, il 47 per cento degli intervistati ha detto di non approvare gli sforzi per l’annessione dell’isola, mentre il 17 per cento si è detto a favore dell’operato della Casa Bianca. Piuttosto alto il numero degli indecisi, che ammontano al 36 per cento. Il fronte del “no”, ovviamente, è più consistente tra gli intervistati democratici: 79 per cento, con solo il 2 per cento a favore. La statistica si ribalta prendendo in considerazione le risposte degli elettori repubblicani. Ma nemmeno in questo caso Trump, per così dire, ottiene la maggioranza: si è detto a favore solo il 40 per cento del campione e contro il 14 per cento. Una seconda parte del sondaggio ha riguardato l’eventuale uso della forza per l’acquisizione della Groenlandia. In questo caso si è detto a favore appena il 4 per cento e contro il 71 per cento (il resto si è trincerato dietro al “non so”). Tra i democratici contro l’89 per cento del campione e a favore appena l’1 per cento. Tra i repubblicani, infine, contro il 60 per cento e favore l’8 per cento.

Machado ha dato la sua medaglia del Nobel per la Pace a Trump

Giovedì Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e Nobel per la Pace 2025, a quasi due settimane dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi. Il presidente americano ha incontrato Machado per discutere della realtà sul terreno in Venezuela e sul suo futuro politico dopo che, nei giorni successivi alla cattura di Maduro, aver respinto pubblicamente l’ipotesi che la leader dell’opposizione potesse guidare il Paese, sostenendo che non abbia il «supporto né il rispetto» necessari. Così, forse nel tentativo di riconquistare il suo favore, durante il colloquio Machado ha consegnato a Trump la medaglia del Nobel per la Pace, che il presidente da tempo rivendica di meritare. «L’ho regalata in riconoscimento del suo impegno unico per la nostra libertà», ha detto Machado ai giornalisti.

La mossa arriva dopo che il Washington Post ha rivelato che Trump sarebbe rimasto infastidito dalla decisione di Machado di accettare il Nobel. Secondo fonti dell’amministrazione, però, la decisione di non sostenerla è legata sia al deterioramento dei rapporti con membri del suo team, sia alle preoccupazioni sulla capacità del movimento dell’opposizione di garantire il controllo della sicurezza nel Paese. Così, pur essendo stato definitivo positivo da entrambe le parti, l’incontro non ha portato a un cambio di linea di Washington sulla guida politica del Venezuela, che è stata affidata alla vice di Maduro, Delcy Rodriguez, con un ruolo centrale degli Stati Uniti nella gestione del Paese. Per quanto riguarda il premio, inoltre, il Comitato Nobel norvegese è intervenuto per chiarire che «una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di Nobel per la Pace non può essere condiviso né trasferito».

Mentre Trump guarda agli esteri, sul fronte interno crescono le tensioni tra l’Ice e i cittadini

Mentre Trump continua a concentrarsi sugli esteri e “l’America First” sembra ormai solo un ricordo, il fronte interno degli Stati Uniti è incandescente dopo due settimane di proteste contro i raid dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. Dopo l’uccisione di Renee Good a Minneapolis il 7 gennaio, giovedì sono scoppiate nuove manifestazioni dopo che gli agenti, nella stessa città, hanno ferito con un colpo di pistola un uomo durante il suo arresto. L’episodio ha portato le proteste a concentrarsi attorno al Bishop Henry Whipple Federal Building, dove le forze federali hanno utilizzato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti e proteggere i mezzi governativi, alcuni dei quali sono stati danneggiati. Negli scontri è rimasta coinvolta anche la stampa: una troupe della Cnn è stata colpita da proiettili di gomma. Trump ha definito quanto sta accadendo un «caos inaccettabile» e ha minacciato di invocare l’Insurrection Act, una legge che consentirebbe l’impiego dell’esercito regolare sul territorio del Minnesota, ipotesi contestata dalle autorità statali come un’interferenza federale. Il Dipartimento della sicurezza interna ha difeso l’operato degli agenti parlando di «colpi difensivi» contro i manifestanti, che sono armati di pale da neve e manici di scopa. Ma la narrazione della Casa Bianca non convince l’opinione pubblica: secondo un sondaggio della Quinnipiac University, il 53 per cento degli elettori considera l’uccisione di Renee Good ingiustificata, percentuale che cresce tra democratici e indipendenti. Un’ulteriore rilevazione della Cnn indica che il 51 per cento degli americani vede nella morte di Good un problema strutturale nel modo di operare dell’Ice.

Kabir Bedi compie 80 anni: non solo Sandokan, 5 film e serie dell’attore indiano

Buon compleanno a una delle icone della televisione Anni 70. Oggi 16 gennaio compie 80 anni Kabir Bedi, attore indiano che appena trentenne conquistò anche il pubblico italiano nei panni di Sandokan nell’omonimo sceneggiato del 1976 diretto da Sergio Sollima, padre di Stefano. Avrebbe interpretato la Tigre della Malesia anche l’anno successivo nel film La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa! e nel 1996 nella serie Il ritorno di Sandokan. In carriera, Bedi ha preso parte a oltre 60 lungometraggi di Bollywood ed è apparso in diverse produzioni italiane, tra cui Noi siamo angeli con Bud Spencer. Ed è stato anche uno degli antagonisti di James Bond.

Kabir Bedi, 5 film e serie tv oltre al personaggio di Sandokan

Kabir Bedi compie 80 anni: non solo Sandokan, 5 film e serie dell’attore indiano
L’icona di Bollywood Kabir Bedi (Ansa).

Il Corsaro Nero tratto dai libri d’avventura di Emilio Salgari

Oltre a vestire i panni di Sandokan, nel 1976 Kabir Bedi fu alla corte di Sollima per Il Corsaro Nero, altro film ispirato alle opere letterarie di Emilio Salgari. L’icona del cinema indiano ha interpretato il protagonista della storia, il conte Emilio di Roccabruna, gentiluomo di Ventimiglia e di Valpenta che lotta contro i filibustieri di Tortuga con l’identità di Corsaro Nero. Vendendo l’anima al diavolo, ha giurato vendetta al perfido Van Guld (Mel Ferrer), che ha ucciso i suoi fratelli Enrico (Jackie Basehart) e Amedeo (Niccolò Piccolomini), un tempo al suo fianco come Corsaro Rosso e Corsaro Verde. Il film è disponibile in streaming su Mediaset Infinity.

Octopussy – Operazione piovra, il villain di 007 con Roger Moore

Kabir Bedi ha legato la sua fama internazionale al personaggio di Gobinda, temibile maggiordomo del principe afgano Kamal Khan (Louis Jourdan) in Octopussy – Operazione piovra, 13esimo film della saga di James Bond e sesto con Roger Moore nei panni della spia protagonista. Nel cast anche Maud Adams nel ruolo dell’affascinante avventuriera e contrabbandiera di gioielli Octavia, alias Octopussy. Robert Brown interpreta invece M, il capo di 007, mentre Desmond Llewelyn è l’informatico Q. Il film è disponibile al noleggio o all’acquisto su Amazon Prime Video, Apple Tv, Chili e Rakuten Tv.

Beyond Justice al fianco di Carol Alt e Rutger Hauer

Nel 1991 Kabir Bedi tornò alla corte di un regista italiano con Beyond Justice, film di Duccio Tessari tratto dalla miniserie Il principe del deserto. Il divo indiano è qui Moulet Beni-Zair, ricco proprietario di origini arabe e residente negli Usa, che ha divorziato dall’affascinante imprenditrice Christine Sanders (Carol Alt). Quando lui decide di portare in Marocco il figlio Robert, l’ex moglie assume due agenti, interpretati da Rutger Hauer e Peter Sands, specializzati in operazioni di salvataggio di ostaggi per riportare il bambino a casa. Al momento il film non è disponibile in streaming.

Noi siamo angeli, la miniserie con Bud Spencer

Nel 1997 uscì Noi siamo angeli, miniserie televisiva andata in onda su Rai 1 con protagonisti Bud Spencer e Philip Michael Thomas nei panni di Bob e Joe, due detenuti dal cuore tenero imprigionati in un carcere di massima sicurezza. Riescono a scappare durante un attacco architettato da Napoleon Duarte (Kabir Bedi), capo di un gruppo di rivoluzionari, e per evitare di essere nuovamente condotti dietro le sbarre picchiano due frati e ne assumono l’identità. Nel cast anche Renato Scarpa e David Hess. È possibile recuperarla in streaming su Amazon Prime Video oppure su YouTube.

Purché finisca bene (2024), l’ultima apparizione in Italia

Tra le ultime performance di Kabir Bedi c’è quella in Questione di stoffa, capitolo del 2024 della collana Purché finisca bene prodotta da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction. Il divo del cinema indiano interpreta Ramesh che, assieme alle nipoti Dev e Rani, gestisce la Deepti’s Taylor, sartoria che entra in competizione con la Mampresol di Orlando (Nicola Pannelli) e Mina (Licia Navarrini), orgogliosi artigiani veneti con cui lavora anche il giovane disegnatore Matteo (Pierpaolo Spollon). Quando la stravagante stilista Ravagnin (Clotilde Sabatino) affida i bozzetti agli indiani per una sua sfilata di moda, inizia la competizione. È in streaming su RaiPlay.