Spagna, deragliano altri due treni dopo l’incidente ad Adamuz

Due nuovi incidenti hanno colpito la rete ferroviaria spagnola a due giorni dalla strage ferroviaria di Adamuz, in Andalusia. Martedì sera un treno di pendolari è deragliato a Gèlida, una trentina di chilometri a nord-est di Barcellona, dopo che un muro di contenimento della vicina autostrada AP-7 è crollato direttamente sui binari. Uno dei macchinisti ha perso la vita nello scontro, e almeno 37 persone sono rimaste ferite, quattro delle quali in condizioni critiche. L’operatore ferroviario Adif ha indicato che le forti piogge che hanno colpito la Catalogna negli ultimi giorni è la causa più probabile del crollo del muro di contenimento. Sempre in Catalogna, nelle stesse ore, c’è stato un altro deragliamento per dei massi caduti sui binari tra Maçanet Massanes e Tordera, in provincia di Gerona, ma per fortuna senza vittime.

Il bilancio di Adamuz è salito a 42 morti

Il bilancio ufficiale dell’incidente ad Adamuz è salito a 42 morti, mentre nove persone restano ricoverate in terapia intensiva. La Guardia Civil ha ricevuto 45 denunce di scomparsa: secondo le autorità, alcune potrebbero riferirsi alla stessa persona, in quanto molti dei corpi recuperati non sono ancora stati identificati. L’Istituto di Medicina Legale è riuscito finora a identificare 25 vittime tramite le impronte digitali, mentre per le altre è in corso la comparazione del Dna con quello dei familiari dei dispersi.

Newsom e l’appello all’Europa: «Sveglia, Trump è un T-Rex»

Insistere nel cercare un dialogo, nonostante l’aggressività delle parole e delle intenzioni, oppure con Donald Trump è più utile mostrarsi intransigenti? Gavin Newsom, governatore della California e tra i papabili candidati Dem alle presidenziali Usa 2028, non ha alcun dubbio. «Lui è un tirannosauro. O ti allei e fai coppia con lui oppure ti divora», ha dichiarato ad alcuni giornalisti al World Economic Forum di Davos. «Con lui la diplomazia non serve, non ci sono vie di mezzo. Un messaggio per i leader europei? Sì, dovete reagire. È ora di fare sul serio e smetterla di essere complici. È il momento di essere saldi e forti, mostrare un po’ di spina dorsale».

Gavin Newsom: «Trump è una palla da demolizione, vuole un mondo a sua immagine»

Per Gavin Newsom, ciò che i leader europei non devono fare è «continuare a fare quello che hanno fatto finora», piegandosi alla volontà di Trump. «Lui capisce solo e unicamente la forza, non esiste mai una situazione in cui si vince entrambi: se avverte le tue debolezze, le sfrutta a suo vantaggio», ha spiegato il governatore californiano. «Questo tizio è una palla da demolizione, spero che la gente apra gli occhi: siamo di fronte a un codice rosso, con lui vige la legge della giungla. Basta lusinghe: distribuire corone e riconoscimenti, premi Nobel che vengono regalati, è tutto così patetico. Questo tizio sta manipolando la gente, prende tutti per scemi. È imbarazzante».

Newsom e l’appello all’Europa: «Sveglia, Trump è un T-Rex»
Il presidente Usa Donald Trump (Imagoeconomica).

L’obiettivo di Trump, che Newsom ha definito «un narcisista», è quello di creare «un mondo a sua immagine». Nell’intervista rilasciata ai giornalisti, tra cui Corriere e La Repubblica, ha lanciato anche un monito per quanto riguarda la questione della Groenlandia. «Se userà la forza militare? Chi può dirlo con lui», ha chiosato il governatore della California. «Avete visto cosa è successo a Maduro. Avete visto cosa sta succedendo nelle strade americane, cosa è successo in California, dove ha schierato 700 marines in servizio attivo. Ora ci sono 1.500 membri delle forze armate in servizio vicino a Minneapolis. Questo tizio ha instaurato uno Stato di polizia. Avete visto cosa sta succedendo con l’Ice, la polizia segreta, le persone che scompaiono? Svegliatevi, basta con questa diplomazia del c***o fatta di convenevoli».

Perché il Pd di Schlein non riesce a liberarsi del viceré De Luca

Il Mezzogiorno è sempre stato un notevole problema per il segretario di turno del Partito Democratico. Matteo Renzi annunciò un improbabile lanciafiamme, ma perse la guerra con viceré e cacicchi vari. Ma i Michele Emiliano, i Vincenzo De Luca, i Marcello Pittella non sono un’invenzione recente. Mauro Calise, politologo illustre, li conosce tutti molto bene e per loro ed epigoni vari, ancorché in formato minore, aveva coniato il termine di «micronotabili».

Perché il Pd di Schlein non riesce a liberarsi del viceré De Luca
Vincenzo De Luca con Michele Emiliano (Imagoeconomica).

Il caso Salerno e le rivendicazioni di De Luca

Il caos campano di questi giorni però supera la fantasia politologica. De Luca, finito il mandato da presidente di Regione, dopo aver avallato Roberto Fico in cambio di un grosso grasso accordo con Pd e M5s (sì a Fico in cambio del figlio Piero segretario regionale, posti in Giunta e candidature in consiglio attraverso la sua lista civica regionale) vuole tornare a Salerno, dove ha fatto il sindaco a più riprese guadagnandosi il titolo di sceriffo, con tutta quella prosopopea sui «cafoni zero». L’attuale sindaco, Vincenzo Napoli, si è dimesso venerdì scorso e ha iniziato le operazioni di trasloco per facilitare il rientro deluchiano. Ha 20 giorni di tempo per poter ritirare le dimissioni, come gli ha chiesto Sandro Ruotolo, viceré pure lui, ma solo di Michele Santoro prima e ora di Elly Schlein nel Mezzogiorno, terra di conquista del primo cacicco che passa. A parole sembrano essere tutti (l’europarlamentare Ruotolo, il deputato Marco Sarracino, la stessa Schlein) sempre molto decisi, pronti a spezzare le reni agli ex presidenti di Regione che non si sentono pronti per la pensione, salvo poi accorgersi che di quei voti e di quei lasciapassare hanno bisogno per ottenere qualche risultato. Senza l’avallo politico di De Luca, Fico sarebbe rimasto a fare quello che faceva prima (qualunque cosa fosse). Quindi ora l’ex presidente di Regione passa all’incasso, evidentemente infischiandosene delle sortite di Ruotolo («C’è aria di nuovo feudalesimo») e compagni, pronto com’è a farsi largo contro chi non lo vuole. Per ora infatti non c’è traccia di campo largo a Salerno. Quantomeno non a sostegno di De Luca, che potrebbe presentarsi in autonomia.

Perché il Pd di Schlein non riesce a liberarsi del viceré De Luca
Sandro Ruotolo (Imagoeconomica).

Lo sbarco dei riformisti a Napoli

Il fermento campano, comunque, è trasversale. Non ci sono infatti soltanto gli schleiniani della prima ora a cercare una bussola per orientarsi nel marasma scatenato da De Luca. Anche la battaglia fra riformisti si arricchisce di un nuovo capitolo territoriale, stavolta geolocalizzato a Napoli. Dopo la scissione di Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Pina Picierno e Filippo Sensi, che da tempo sono in tour per l’Italia, con le due iniziative di lancio a Milano e a Prato, Energia Popolare – la corrente di Stefano Bonaccini che è entrata in maggioranza a sostegno di Schlein – ha organizzato un incontro proprio nel capoluogo campano, il prossimo 31 gennaio.

Perché il Pd di Schlein non riesce a liberarsi del viceré De Luca
Elly Schlein e Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Siccome è una iniziativa istituzionale, organica al Pd, riconosciuta e di origine controllata, in questo caso non mancherà la presenza della segretaria; ma ci sarà anche tutto l’organigramma riformista, quello fedele alla linea della segretaria, va da sé. I presidenti di Regione Antonio Decaro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Eugenio Giani (Toscana) e Stefania Proietti (Umbria). Presenti anche i sindaci di Roma Roberto Gualtieri e di Torino Stefano Lo Russo, insieme alle due nuove stelle del firmamento campolarghista: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e la sindaca di Genova Silvia Salis. La fedeltà a Schlein è garantita, infatti non è la segreteria nazionale il bersaglio di questa iniziativa bonacciniana: casomai un modo per dire a Guerini e ai suoi che la patente di riformisti col botto è ancora un’esclusiva di Energia Popolare.

Guasto all’Air Force One, Trump costretto a ritardare la partenza per Davos

Il viaggio di Donald Trump verso il Forum Economico Mondiale di Davos, in programma dal 19 al 23 gennaio, è iniziato con un imprevisto tecnico. L’aereo presidenziale decollato dalla base di Andrews, un VC-25 derivato dal Boeing 747, è stato costretto a rientrare poco dopo il decollo per un problema elettrico minore. Per precauzione, l’equipaggio ha invertito la rotta e il presidente degli Stati Uniti ha proseguito il viaggio a bordo di un altro velivolo, un Boeing C-32A, versione militare del 757. Anche su questo aereo Trump continua ufficialmente a volare come “Air Force One“, il nominativo che indica la presenza del presidente a bordo e non il modello del velivolo.

Trump rifiuta l’incontro con Macron dopo il suo discorso a Davos

Il ritardo ha avuto ripercussioni sull’agenda del presidente, atteso nelle prossime ore in Svizzera, dove sono previsti oltre 2.500 esponenti del mondo economico, politico, scientifico e culturale. Prima della partenza, Trump ha affidato a Truth un messaggio diretto ai suoi sostenitori: «L’America sarà ben rappresentata a Davos da me. Dio vi benedica tutti». Parlando con l’emittente NewsNation, ha affrontato anche il tema della Groenlandia, abbassando leggermente i toni dopo le dichiarazioni più dure dei giorni scorsi, alle quali Emmanuel Macron ha replicato direttamente dal palco di Davos dandogli indirettamente del bullo: «Probabilmente riusciremo a trovare una soluzione con l’Europa», ha detto Trump, aggiungendo che un accordo potrebbe arrivare «possibilmente anche a Davos nei prossimi giorni». Come prevedibile, tuttavia, il presidente ha respinto l’invito del presidente francese a un incontro del G7 a Parigi. Alla domanda dei cronisti ha risposto: «No, non lo farei. Perché, sapete, Emmanuel non resterà lì a lungo. È un mio amico. È una brava persona. Mi piace Macron, ma non resterà lì a lungo, come sapete». La scadenza del suo mandato è a maggio del 2027.

Jacobs torna ad allenarsi con Camossi

Marcell Jacobs tornerà ad allenarsi con Paolo Camossi, il tecnico con cui aveva conquistato i due ori alle Olimpiadi di Tokyo 2021 nei 100 metri e nella 4×100, prima della separazione avvenuta a settembre del 2023. Lo ha annunciato Stefano Mei, presidente della Fidal: «Jacobs è un patrimonio dello sport azzurro, ha ritrovato le motivazioni e può dare ancora tantissimo in pista, da qui alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, passando per gli Europei di Birmingham in agosto. Camossi è un tecnico professionale e preparato, la sua storia parla per sé: con Marcell ha scritto pagine memorabili e sono convinto che questo riavvicinamento possa regalarci nuove soddisfazioni».

Jacobs: «Possiamo scrivere altre grandi pagine dello sport italiano»

Termina così la collaborazione tra Jacobs e il tecnico americano Rana Reider, allenatore per il quale il velocista azzurro aveva deciso di trasferirsi in Florida. Assieme a Camossi, oltre ai due ori olimpici Jacobs ha vinto anche l’oro nei 100 m agli Europei di Monaco nel 2022, il titolo mondiale sui 60 indoor a Belgrado nel 2022 e quello europeo a Torun 2021, oltre all’argento mondiale nella 4×100 a Budapest nel 2023. Sono poi arrivate pure le dichiarazioni di Jacobs: «Insieme abbiamo scritto una grande pagina dello sport italiano, insieme crediamo di poterne scrivere altre. Il percorso di ognuno è fatto di cadute e risalite: esperienze che non devono abbattere, ma aiutare a rinascere».

Jacobs torna ad allenarsi con Camossi
Marcell Jacobs (Ansa).

Flash mob per l’Iran, Renzi fuma una sigaretta davanti all’ambasciata a Roma

In segno di solidarietà con i manifestanti in Iran, Matteo Renzi ha imitato la ragazza diventata simbolo delle proteste contro il regime, accendendosi una sigaretta durante un flash mob di fronte all’ambasciata della Repubblica Islamica a Roma. «L’immagine della ragazza iraniana che fuma una sigaretta accesa con una foto in fiamme dell’ayatollah Khamenei ha fatto il giro del mondo. Oggi l’attenzione sull’Iran è scesa, ma in queste ore migliaia di ragazzi vengono impiccati nel silenzio del mondo. Abbiamo voluto replicare il gesto della sigaretta per richiamare l’attenzione dei media. E per dire che non ci stancheremo di gridare donna, vita, libertà», ha scritto il leader di Italia Viva su X. Senza, però, accendere la sigaretta con la foto di Khamenei in fiamme, né tenendo in mano il ritratto dell’ayatollah mentre brucia. L’ex premier è apparso in difficoltà, non essendo – per sua fortuna – tabagista. Con lui anche Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, che non hanno fumato.


La Fenice, Venezi rompe il silenzio: «Teatro in mano ai sindacati»

Prima risposta di Beatrice Venezi alla mobilitazione dell’Orchestra e del Coro del teatro La Fenice di Venezia contro la sua nomina a direttrice musicale, che sarà effettiva da ottobre. Parlando in conferenza stampa a Pisa in occasione della “Carmen” di Georges Bizet che dirigerà il 23 e il 25 gennaio al Teatro Verdi, dopo una lunga serie di concerti al Teatro Colòn di Buenos Aires, Venezi ha dichiarato di non aver seguito molto le polemiche, in quanto «impegnata per lavoro dall’altra parte del mondo». Poi la stoccata: «Dico soltanto che sono così raccomandata che, praticamente, lavoro esclusivamente all’estero e che di questa vicenda parlerò a tempo debito. Chiuderei al momento con una battuta calcistica che faceva spesso l’allenatore di calcio Vujadin Boskov: ‘la partita è chiusa solo quando l’arbitro fischia».

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La Fenice, Venezi rompe il silenzio: «Teatro in mano ai sindacati»
Protesta dei lavoratori del Teatro La Fenice contro la nomina di Venezi (Ansa).

Venezi: «La Fenice in mano ai sindacati»

Venezi ha poi rincarato la dose: «Avrei potuto intervenire commentando l’immagine che il teatro La Fenice ha dato di sé a livello internazionale con questa vicenda, perché nella narrazione manca ciò che se ne dice all’estero. Ci si chiede come sia possibile che un teatro o una fondazione finanziata con fondi pubblici dello Stato sia di fatto gestita dai sindacati, in un contesto che appare totalmente anarchico. In alternativa, avrei potuto limitarmi a commentare le spillette della protesta: personalmente le avrei fatte un po’ più stilizzate, magari anche con uno Swarovski». Infine, ai giornalisti che le chiedevano un commento sui presunti fraintendimenti con gli orchestrali della Fenice, Venezi ha risposto: «Quali fraintendimenti? Io non ho ancora messo piede a Venezia».

Federica Torzullo uccisa con 23 coltellate, contestato il nuovo reato di femminicidio

Ben 23 coltellate, di cui 19 al collo e al volto. Una gamba, la sinistra, completamente amputata. E poi segni di ustioni sul corpo. È il drammatico quadro che emerge dall’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, uccisa ad Anguillara Sabazia (Roma) dal marito Claudio Carlomagno, che poi l’ha seppellita in un canneto alle spalle della sua azienda. Secondo gli inquirenti, l’assassino ha provato a fare a pezzi il corpo e bruciarlo per «ostacolarne il riconoscimento», prima di nasconderlo in una buca che aveva scavato nel terreno. Sono state rilevate almeno quattro ferite da arma da taglio alle mani di Torzullo, segno che la vittima ha provato a difendersi. Alla luce delle risultanze investigative, la Procura di Civitavecchia ora contesta a Carlomagno il nuovo reato di femminicidio (e non “semplice” omicidio) oltre che l’occultamento di cadavere. L’articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all’ergastolo per l’omicidio di una donna che viene commesso «per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione».

Leo Rongone lascia Bottega Veneta: è il nuovo ceo di Moncler

Importanti cambiamenti ai vertici del gruppo Moncler. Dal primo aprile l’amministratore delegato sarà Bartolomeo ‘Leo’ Rongone, che lascia il ruolo di ceo di Bottega Veneta, ricoperto negli ultimi sei anni. L’attuale amministratore delegato e presidente Remo Ruffini (che ha rilevato l’azienda nel 2003) sarà presidente esecutivo, mantenendo la direzione creativa. Moncler ha inoltre comunicato che Roberto Eggs, a partire da marzo lascerà l’incarico di Chief Business & Global Market Officer per intraprendere una nuova fase professionale.

Leo Rongone lascia Bottega Veneta: è il nuovo ceo di Moncler
Remo Ruffini (Imagoeconomica).

Chi è Leo Rongone

Rongone ha iniziato la carriera nel 2001 in Fendi, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità nelle aree della Business Intelligence, Supply Chain e Client Relationship Management. Dopo più di 10 anni nel gruppo LVMH, nel 2012 è approdato in Kering come Chief Operating Officer di Yves Saint Laurent con responsabilità per le aree Prodotto e Retail. Nel 2019 il passaggio a Bottega Veneta, di cui finora è stato amministratore delegato.

Gedi, trattativa esclusiva con Sae per cedere La Stampa

Gedi ha informato il direttore e il comitato di redazione del quotidiano La Stampa di aver avviato una trattativa in esclusiva con il gruppo Sae, riguardante la cessione della testata, gli asset collegati e le rotative. Del network di Sae, di cui è presidente e amministratore delegato l’editore Alberto Leonardis, fanno parte le testate La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara. A pesare a favore di Sae, rispetto al concorrente Nem di Enrico Marchi (editore tra l’altro di Messaggero Veneto e Piccolo), ci sono state anche le garanzie offerte: il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi complessivi in crescita a 175,5 milioni di euro, di cui 45,5 registrati nel settore editoria e 130 in quello della comunicazione integrata. Inoltre Sae avrebbe anche aperto ai soggetti istituzionali piemontesi.

La replica di David Beckham al figlio Brooklyn: cosa ha detto

David Beckham ha risposto al figlio Brooklyn, che ha attaccato l’ex calciatore e la moglie Victoria con una serie di durissime stories su Instagram, affermando di aver chiuso definitivamente i contatti con i genitori che lo hanno «oppresso e controllato per tutta la vita».

A poche ore dallo sfogo del primogenito, durante un’intervista al programma Squawk Box della Cnbc riguardante l’uso dei social media, Beckham – senza citare il 26enne Brooklyn – ha di fatto minimizzato, affermando che «i figli commettono errori» e che «bisogna lasciare li commettano», perché «è così che imparano».

La replica di David Beckham al figlio Brooklyn: cosa ha detto
Brooklyn e David Beckham (Ansa).

L’intervista è stata diffusa poco dopo che l’ex calciatore, a Davos per il World Economic Forum, si era rifiutato di commentare – su richiesta di un giornalista di Sky News – le dichiarazioni del primogenito.

La replica di David Beckham al figlio Brooklyn: cosa ha detto
David e Victoria Beckham (Ansa).

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza

Da qualche settimana Minneapolis è al centro di un inquietante esperimento sociale. I quasi 3 mila agenti dell’ICE, la United States Immigration and Customs Enforcement, arrivati nella città del Minnesota hanno portato inquietudine e paura tra la popolazione e alimentato un crescente sentimento di rabbia contro l’amministrazione Trump. Ma hanno anche dimostrato che gli Stati Uniti stanno entrando in un’era della sorveglianza di massa. Le retate riempiono le pagine dei giornali e raccontano di una realtà quotidiana durissima per gli immigrati, che vengono “catturati” in barba a qualsiasi forma di tutela legale. Spesso gli agenti agiscono senza mandato, entrando nelle case e prelevando le persone nei luoghi di lavoro. Persino Joe Rogan, storico podcaster conservatore che nel 2024 aveva appoggiato la candidatura di Donald Trump alle Presidenziali, ha bollato l’ICE come una nuova «Gestapo». Questo corpo, simile a una forza paramilitare e agli ordini diretti della Casa Bianca, inizia ad adottare metodi di ricerca e cattura sempre più controversi. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Un blitz dell’ICE a Minneapolis (Ansa).

La sorveglianza attraverso i cellulari

404 Media, una piccola startup editoriale nata dalle ceneri di Vice, ha messo le mani su diversi rapporti interni dell’ICE ed è riuscita a ricostruire non solo i meccanismi di funzionamento interni dell’agenzia, ma soprattutto a individuare gli strumenti che utilizza. È il caso, ad esempio, di un sistema di sorveglianza di telefoni e social media che viene impiegato per monitorare interi quartieri attraverso il movimento degli smartphone e, di conseguenza, dei rispettivi proprietari. Questo tipo di operazione avviene grazie a Penlink, società che ha acquisito la licenza di vendita negli Usa dei prodotti sviluppati dall’israeliana Cobwebs Technologies, che raccoglie e analizza i dati relativi alla posizione di centinaia di milioni di telefoni senza un vero e proprio mandato. Secondo i documenti visionati da 404 Media, l’ICE avrebbe acquistato due prodotti in particolare: Webloc e Tangles. Il primo mette a disposizione un database con dati di telefonia mobile, e permette di individuare i cellulari all’interno di un’area specifica. Dopodiché fornisce dettagli sul proprietario: i suoi spostamenti, l’indirizzo di casa e del luogo di lavoro. Tangles, invece, scandaglia i social media raccogliendo dati dai post pubblici. Ma come fa Webloc ad avere questi dati? 404 fornisce due possibili spiegazioni. Potrebbe esserci stato un travaso di informazioni dagli sviluppatori di app come quella per il meteo a chi gestisce i kit di sviluppo, noti come SDK. Oppure i dati deriverebbero dai sistemi RTB che condividono le posizioni di un utente in tempo reale, strumenti usati per il marketing real time basato sulla localizzazione. In realtà non è la prima volta che le agenzie governative utilizzano pacchetti di dati sulla posizione degli utenti per ragioni di “sicurezza”. Già nel 2020 il Wall Street Journal raccontava che le agenzie federali avevano iniziato a monitorare questo tipo di informazioni lungo il confine con il Messico per creare delle mappe sul movimento dei migranti. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Come funziona il sistema di geocalizzazione Webloc.

Il ruolo di Palantir

Il vero fulcro della macchina di identificazione dell’ICE è però Palantir. Esiste infatti un collegamento diretto tra le operazioni nelle città e l’infrastruttura di sorveglianza che la società di intelligenza artificiale fondata da Peter Thiel sta mettendo in piedi. Anche in questo caso 404 Media ha ottenuto documenti che spiegano nel dettaglio come funziona il meccanismo. Palantir ha elaborato uno strumento specifico per l’ICE noto come ELITE (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement) che crea una mappa dei potenziali obiettivi delle retate. In uno scenario che ricorda la serie distopica Black Mirror, l’app crea una scheda per ogni singolo individuo assegnando un “punteggio di affidabilità” sulla sua possibile localizzazione. Rispetto alle app di Penlink, Palantir si appoggia a dati di qualità superiore, in particolare gli indirizzi forniti al dipartimento della Salute (quindi dati sanitari), ma anche ad altri dipartimenti del governo federale e ad aziende terze. Tramite ELITE è possibile avere una scheda dettagliata del possibile “obiettivo” contenente biografia, casellario giudiziario e naturalmente la sua geocalizzazione. Tutti dati che vengono poi usati per organizzare le retate. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Peter Thiel (fAnsa).

Il monitoraggio delle donne incinte

Dal Colorado poi arriva una storia che dimostra come il nuovo stato di sorveglianza arrivi persino all’interno degli ospedali, nei reparti di ostetricia. Come racconta il Guardian, lo scorso settembre una donna originaria dell’Asia Centrale al nono mese di gravidanza si era presentata al pronto soccorso con uno smartwatch al polso. Non si trattava né di un dispositivo Apple né Samsung, ma di un modello fornitole l’ICE e ribattezzato VeriWatch. La paziente temeva che la batteria si scaricasse e che l’ICE, non potendola più tracciare, la prelevasse insieme con il suo bambino. Ai medici ha poi raccontato di aver scampato l’espulsione già una volta solo grazie al pilota che si era rifiutato di decollare e deportarla in Messico. L’ICE le aveva così fornito il dispositivo per monitorare ogni suoi spostamento e i suoi parametri fisici in modo da sapere quando provvedere a un nuovo tentativo di espulsione. Il VeriWatch rientra in un programma parallelo dell’ICE definito ATD, alternativo alla detenzione, che permette ad alcuni migranti di evitare la detenzione nei centri dell’agenzia indossando cavigliere o smartwatch. Il programma viene gestito con la BI Inc e prevede visite periodiche alle sedi dell’ICE o della BI Inc per controlli programmati. Il VeriWatch viene usato in particolare per donne in gravidanza e in moltissimi casi in ospedale genera liti col personale medico. I medici infatti chiedono di togliere il dispositivo in sala operatoria, ma le pazienti temono che la sua rimozione comporti l’arresto e la deportazione. Come ulteriore forma di controllo, oltre alle visite nei centri ICE o BI Inc, i titolari di smartwatch e cavigliere devono inviare proprie foto tramite app per il riconoscimento facciale. Questo infatti è l’altro grande strumento nelle mani dell’agenzia, quello che forse inquieta più di tutti.

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Un’operazione ICE a Minneapolis (Ansa).

Lo spettro del riconoscimento facciale

Dopo i blitz in una zona ad alta densità di “soggetti di interesse” e i relativi arresti, gli agenti possono compiere una verifica incrociata con un’altra app, Mobile Fortify, che utilizza il riconoscimento facciale e fornisce ulteriori dati sulla persona in questione. Nei mesi scorsi questa applicazione è finita al centro di una feroce polemica. In Oregon, a causa di un’identificazione errata, una donna è stata arrestata e poi liberata. E ora è al centro di un processo contro l’ICE. Mobile Fortify fa parte di una famiglia di app legate a quelle che vengono usate dalla CBP (Customs and Border Protection), l’agenzia “sorella” dell’ICE che gestisce gli ingressi nel Paese. Le foto raccolte nel database della CBP sono confluite nell’app e nel tempo sono state usate non solo contro cittadini stranieri, ma anche contro cittadini americani. La gestione di Mobile Fortify è estremamente opaca. Fonti governative, scrive il Wall Street Journal, confermano che l’app è stata sviluppata internamente, ma non è chiaro quali siano i database utilizzati. Il primo è ovviamente quello della CBP, a cui poi si aggiungono fonti secondarie, probabilmente dati presenti sui social, o altri parametri presi da registri di altri dipartimenti. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Una veglia per Renee Nicole Good (Ansa).

Non è da escludere poi un’integrazione con la stessa Palantir. Nel settembre scorso la società con sede nel Colorado ha iniziato a fornire al governo il software ImmigrationOS. Come ha scritto Business Insider si tratta di un sistema in grado di raccogliere ed elaborare grandi quantità di dati facendoli poi confluire in altre app come ELITE. Numerosi gruppi per i diritti civili e le cause che stanno iniziando a coinvolgere l’ICE come quella in Oregon sottolineano il crescente timore che il programma di espulsioni possa essere solo un assaggio. In futuro nel mirino potrebbero finire “nemici interni”, come dimostra la campagna denigratoria contro Renee Good, la donna di 37 anni uccisa da un agente ICE proprio a Minneapolis. Magari fantomatici “lunatici di sinistra” o peggio, avversari politici.

Regione Campania, chiesto l’arresto del consigliere Zannini

La procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto l’arresto del consigliere regionale campano Giovanni Zannini, eletto con Forza Italia, nell’ambito di un’indagine che ipotizza i reati di corruzione e concussione. Nello stesso procedimento è stata avanzata anche la richiesta di divieto di dimora per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio di Castel Volturno e titolari della Spinosa Spa, azienda specializzata nella produzione di mozzarella di bufala campana e dei suoi derivati. Secondo gli inquirenti, l’ipotesi di corruzione riguarderebbe un intervento sollecitato a Zannini dai due imprenditori per superare ostacoli amministrativi legati alla realizzazione di un impianto produttivo, con l’impegno del consigliere, all’epoca presidente della Commissione Ambiente della Regione Campania, a interessarsi presso gli uffici regionali in cambio di una gita su uno yacht di lusso.

Tempesta solare sulla Terra, aurora boreale visibile in Italia? Dove e cosa sapere

Una potente tempesta solare si sta abbattendo sulla Terra. Iniziata nella serata di lunedì 19 gennaio attorno alle ore 20.30, è la più violenta degli ultimi 20 anni e addirittura ai livelli di quelle registrate ad Halloween del 2003, finora considerate le più intense mai registrate nell’era moderna del meteo spaziale. Secondo i dati del Centro di previsione meteorologica dell’agenzia americana Noaa, ha già raggiunto il livello G4, appena un gradino sotto quello più alto in assoluto. Il fenomeno può causare ripercussioni sui sistemi tecnologici terrestri, dai Gps ai radar passando alle telecomunicazioni, ma anche rendere possibili alcuni fra gli eventi più spettacolari. In casi particolari, anche dall’Italia infatti alcuni fortunati potrebbero imbattersi nell’aurora boreale. Ecco dove e quando.

Aurora boreale visibile in Italia? Ecco dove e quando

Tempesta solare sulla Terra, aurora boreale visibile in Italia? Dove e cosa sapere
L’aurora boreale sui monti italiani (da X).

Già nella notte fra il 19 e il 20 gennaio sono arrivate le prime segnalazioni, supportate da immagini condivise sui social, di avvistamenti dell’aurora boreale nei cieli italiani, soprattutto nelle regioni del Nord come Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Veneto. Lo spettacolo notturno ha illuminato con bagliori verdi, violacei e rossastri le cittadine innevate e le montagne, generando scatti davvero indimenticabili. Tra oggi e domani le condizioni geomagnetiche straordinarie ed estreme potrebbero permettere il ripetersi dell’aurora, soprattutto con il cielo dovesse essere sereno e lontano da fonti luminose: le ore più favorevoli sono quelle notturne e della pre-alba, ossia dalle 21 fino alle prime luci del mattino.

Cosa ha scaturito la tempesta solare che sta colpendo la Terra

Il fenomeno della tempesta geomagnetica è reso possibile dall’interazione tra il vento solare e la magnetosfera del nostro pianeta. Quando le particelle cariche accelerate del Sole entrano all’interno dell’atmosfera terrestre ed eccitano gli atomi di ossigeno e di azoto, danno origine alle spettacolari luci colorate che caratterizzano l’aurora boreale. La tempesta che ha investito la Terra nella serata di lunedì 19, come ha spiegato Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all’Università di Trieste, all’Ansa, si è rivelata particolarmente veloce. Ha infatti viaggiato a più di 1.000 chilometri al secondo, il triplo rispetto al solito, arrivando al nostro pianeta in appena 25 ore. Ad accompagnare la tempesta geomagnetica anche una tempesta di radiazioni solari, innocue per l’uomo grazie alla protezione data dal campo magnetico, ma pericolose per gli astronauti soprattutto in caso di una passeggiata spaziale, per satelliti e veicoli spaziali.

Rinviata la nomina del presidente della Consob

Il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione sull’avvio della procedura di nomina del nuovo presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa. L’incarico di Paolo Savona scade l’8 marzo: secondo le indiscrezioni della vigilia il principale candidato alla successione era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, deputato della Lega. È stata Forza Italia a esprimere perplessità sulla sua nomina. «Secondo noi è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza. Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio, senza nulla togliere a Freni», ha detto a Sky TG24 il portavoce nazionale forzista Raffaele Nevi. Nel corso della discussione in Cdm, FI avrebbe avallato la nomina di Freni ma in qualità di componente del vertice Consob (che prevede un presidente e quattro commissari) ma non come successore di Savona. Il nuovo presidente resterà in carica per i prossimi sette anni.

Rinviata la nomina del presidente della Consob
Federico Freni (Imagoeconomica).

Hyundai, Oscar Barlera nuovo responsabile Aftermarket in Europa

Hyundai ha nominato Oscar Barlera nuovo Head of Aftermarket Department di Hyundai Motor Europe. Il manager da oltre 17 anni lavorava in Hyundai Italia. Dal 2021 ha ricoperto il ruolo di Responsabile del settore Post-Vendita. Adesso si trasferirà in Germania, alla sede centrale di Offenbach am Main. Da lì guiderà la divisione europea dedicata al post-vendita del marchio. Sul suo profilo LinkedIn ha scritto: «Sono profondamente grato a tutti i fantastici colleghi e amici che ho incontrato lungo il cammino e a Hyundai Italia per avermi dato l’opportunità di imparare, crescere e condividere questo percorso insieme. Non vedo l’ora di affrontare le nuove sfide e le nuove opportunità».

Olimpiadi, la Giamaica qualificata nel bob: «Servono soldi, aiutateci»

Lo hanno fatto di nuovo. La Nazionale di bob a quattro della Giamaica si è qualificata ufficialmente alle Olimpiadi per la nona volta della sua storia. Con un breve post sui social, la Federazione ha infatti comunicato che Andrae Dacres, Junior Harris,Joel Fearon e Tyquendo Tracey saranno ai Giochi al via il prossimo 6 febbraio. Non sarà tuttavia semplice e occorreranno aiuti economici: per questo motivo è stata lanciata una raccolta fondi. «Ce l’abbiamo fatta», si legge nel messaggio affidato ai social. «Ci siamo ufficialmente qualificati per le Olimpiadi! Ora ci rivolgiamo ai nostri fantastici sostenitori, voi, per aiutarci a superare un ostacolo finanziario. La vostra generosità coprirà le spese di viaggio essenziali e l’acquisto di attrezzature di alta qualità». Il sogno giamaicano è iniziato. Da Calgary 1988 a oggi, il Paese tropicale ha mancato solamente un’edizione, quella italiana di Torino 2006.

Giamaica alle Olimpiadi, un progetto che ha ispirato anche la Disney

L’incredibile storia della Giamaica alle Olimpiadi invernali iniziò negli Anni 80 quando George Fitch, addetto commerciale dell’ambasciata americana di Kingston e appassionato di sport, si convinse che gli atleti locali, se preparati a dovere, avrebbero potuto competere in qualsiasi disciplina, anche quelle apparentemente più distanti da loro come quelle invernali. Si scelse il bob: il resto è storia. Il progetto avrebbe ispirato anche il cinema: nel 1997 la Disney realizzò infatti Cool Runnings, uscito in Italia con il titolo di Quattro sottozero, per la regia di Jon Turtletaub (Il mistero dei templari). Ispirato alla vera storia della nazionale giamaicana, racconta in maniera romanzata la preparazione verso le Olimpiadi fino alla qualificazione.

Sondaggi politici: giù Movimento 5 stelle e Lega

Nel nuovo sondaggio Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto non emergono scostamenti rilevanti rispetto alla rilevazione precedente, con un quadro complessivamente stabile e variazioni limitate. Fratelli d’Italia resta saldamente al primo posto, attestandosi al 31,1 (+0,1) per cento e registrando un lieve progresso, mentre il Partito democratico segue al 22,4 per cento, anch’esso in marginale crescita (+0,2). Prosegue invece la fase di flessione per il Movimento 5 Stelle, che scende al 12,4 per cento, così come per la Lega, ferma all’8 per cento, in linea con l’andamento medio dei primi sondaggi dell’anno. Segnali positivi arrivano da Forza Italia, che sale all’8,4 per cento, mentre Alleanza Verdi e Sinistra si mantiene poco sopra il 6 per cento. Tra i partiti minori, Azione e Italia Viva segnano un lieve arretramento, +Europa resta stabile, mentre Noi Moderati e le altre liste mostrano un moderato rafforzamento. Rimane infine molto consistente la quota di elettori che non indica una scelta di voto, pari al 32 per cento.