Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata

Nel corso della prima serata del Festival di Sanremo i big hanno cantato tutti e 30 i brani in gara, che sono stati poi votati dalla giuria della sala stampa, tv e web. La prima classifica provvisoria, senza ordine di piazzamento, vede in testa Magica favola di Arisa, Stupida fortuna di Fulminacci, Qui con me di Serena Brancale, Che fastidio! di Ditonellapiaga, Male necessario di Fedez e Marco Masini.

Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
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Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
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Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata
Festival di Sanremo, la classifica provvisoria dopo la prima serata

Paramount ha presentato una nuova offerta per Warner Bros. Discovery

Nuovo colpo di scena nella sfida tra Netflix e Paramount Skydance per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 febbraio è scaduto il periodo di una settimana concesso da Netflix a Warner per interloquire con Paramount e ricevere un’ultima offerta dopo l’accordo vincolante da 82,7 miliardi di dollari siglato col gigante dello streaming. La nuova offerta di Paramount è infatti arrivata, esattamente allo scadere del periodo concesso e, anche se non è state rese note cifre, si tratta di una proposta superiore a quella di Netflix.

La proposta di Paramount supera quella di Netflix

WBD non ha reso noto il valore della nuova proposta, ma secondo quanto riportato da Reuters l’ultima offerta di Paramount è superiore alla precedente da 30 dollari per azione in contanti, per un totale di 108,4 miliardi di dollari incluso il debito per l’intera Warner Bros. La proposta di Netflix prevede 27,75 dollari per azione e lo scorporo delle attività via cavo prima dell’acquisizione, mentre Paramount (che aveva portato l’accordo in tribunale) punta invece a rilevare l’intero gruppo.

Il comunicato di Warner Bros. Discovery

«Aggiorneremo i nostri azionisti in seguito alla revisione del cda. L’accordo di fusione di Netflix rimane in vigore e il board continua a raccomandarsi a favore della transazione Netflix. Si consiglia agli azionisti di WBD di non intraprendere alcuna azione in questo momento rispetto all’offerta pubblica modificata di PSKY», si legge in un comunicato di Warner Bros. Discovery. Secondo la prassi di questo tipo di operazioni, Netflix avrà quattro giorni di tempo per pareggiare l’offerta rivale o rilanciare.

Meta sigla un accordo con Amd sui chip per l’AI: cosa prevede

Meta Platforms ha stretto un accordo con Amd, multinazionale statunitense produttrice di semiconduttori, per l’acquisto di 6 gigawatt di infrastrutture data center basate sui nuovi processori dell’azienda. L’intesa, che si estenderà per cinque anni a partire dalla seconda metà del 2026, vale decine di miliardi di dollari per gigawatt (oltre 100 miliardi complessivi secondo alcune fonti), come ha dichiarato la ceo di Amd Lisa Su. L’accordo prevede anche l’assegnazione a Meta di warrant per acquistare fino a 160 milioni di azioni Amd, che matureranno al raggiungimento di specifici obiettivi tecnici e di prezzo del titolo. Se esercitati, trasformerebbero Meta in uno dei principali azionisti del chipmaker.

L’intesa segue quella con Nvidia

La mossa si inserisce nella strategia di Mark Zuckerberg di accelerare gli investimenti in intelligenza artificiale, con l’obiettivo dichiarato di costruire decine di gigawatt di capacità computazionale entro il decennio e centinaia di gigawatt nel lungo periodo. L’accordo con Amd segue infatti un’altra partnership annunciata da Nvidia. Meta riceverà versioni personalizzate dei futuri acceleratori Amd, tra cui il MI450 e i suoi successori, ottimizzati per i carichi di lavoro di inferenza. L’azienda continuerà comunque a sviluppare chip proprietari e a utilizzare hardware Nvidia, in un approccio multimarca reso necessario dalla scala dei progetti in corso.

L’Iran è vicino all’accordo per l’acquisto di missili antinave dalla Cina

Secondo fonti a conoscenza del dossier, proprio mentre gli Stati Uniti stanno schierando una vasta forza navale nel Mar Arabico in vista di possibili attacchi alla Repubblica Islamica, l’Iran è vicino a un accordo con la Cina per l’acquisto di missili supersonici antinave. Lo riporta Reuters.

Le caratteristiche dei missili CM-302

L’accordo riguarda la fornitura di missili CM-302: di fabbricazione cinese, hanno una gittata di circa 290 chilometri e sono progettati per eludere le difese navali volando bassi e veloci. Il loro dispiegamento, evidenziano gli esperti, aumenterebbe significativamente le capacità d’attacco dell’Iran e rappresenterebbe una minaccia per le forze navali statunitensi nella regione. I missili CM-302, scrive Reuters, sarebbero tra i più avanzati equipaggiamenti militari mai trasferiti all’Iran dalla Cina e rappresenterebbero una sfida all’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite per la prima volta nel 2006, sospeso nel 2015 e poi reintrodotto a settembre del 2025.

I negoziati vanno avanti da almeno due anni

I negoziati con la Cina per l’acquisto di sistemi d’arma missilistici, secondo le fonti di Reuters, sono iniziati almeno due anni fa e hanno subito una forte accelerazione dopo la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran di giugno 2025, grazie al viaggio a Pechino di Massoud Oraei, viceministro della Difesa iraniano. Le fonti non hanno rivelato il numero di missili coinvolti nel potenziale accordo, né quanto l’Iran abbia accettato di pagare e nemmeno se la Cina abbia in qualche modo cercato di frenare l’intesa, viste le crescenti tensioni nella regione.

Voghera, l’ex assessore Adriatici condannato a 12 anni per omicidio volontario

Massimo Adriatici, l’ex assessore di Voghera che nel 2021 uccise il senzatetto Youns El Boussettaoui, è stato condannato in primo grado a 12 anni di carcere per omicidio volontario. Potrà contare sullo sconto di pena di un terzo per aver scelto il rito abbreviato. La procura aveva chiesto 11 anni e quattro mesi di detenzione, la difesa l’assoluzione per legittima difesa. Adriatici dovrà anche versare 380 mila euro totali di risarcimenti – 90 mila ai genitori del 39enne marocchino e 50 mila per ogni fratello e sorella, quattro in totale, tutti costituitisi parte civile.

La ricostruzione dei fatti

Nella serata del 20 luglio 2021, in piazza Meardi a Voghera, l’allora assessore alla Sicurezza, avvocato ed ex poliziotto, sparò un colpo di pistola verso Youns, reo di star infastidendo i clienti seduti all’esterno del bar Ligure. I due avevano avuto un’iniziale colluttazione, con la vittima che aveva sferrato ad Adriatici un pugno in faccia. A quel punto quest’ultimo, caduto a terra, ha impugnato l’arma e colpito al petto il senzatetto. Costui fu dichiarato morto un’ora e mezza dopo «per choc emorragico acuto a causa della lacerazione della vena cava inferiore e dei vasi renali contigui». La procura ha parlato di «una vera e propria ronda armata», sostenendo che Adriatici fosse uscito di casa apposta per capire cosa stesse facendo Youns. Inizialmente aveva ipotizzato l’eccesso colposo di legittima difesa, chiedendo una condanna di tre anni e sei mesi. Ma quel processo non si è mai concluso e la giudice Valentina Nevoso, nel novembre del 2024, ha chiesto di riqualificare il reato nell’omicidio volontario. Capo d’imputazione accolto, con le attenuanti generiche, perché «Adriatici avrebbe potuto valutare meglio la situazione e sparare alle gambe, anche per il suo ruolo di ex poliziotto».

Roma, indagati 21 tra poliziotti e carabinieri per furti alla Stazione Termini

44 persone, di cui 21 tra carabinieri e poliziotti, sono indagate per furto aggravato dal pm Stefano Opilio. L’accusa è di aver sottratto oggetti alla Coin di via Giolitti, in Stazione Termini a Roma, causando un buco di 184 mila euro nel fatturato del 2024. Numeri che hanno spinto il negozio a installare telecamere ovunque per indagare sull’origine delle sparizioni, affidandosi a una società investigativa privata. È stata quest’ultima a scoprire il meccanismo: una cassiera della Coin metteva da parte la merce (borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici e profumi), la nascondeva in un armadio, rimuoveva le tacche anti taccheggio e preparava le buste che consegnava poi a militari e agenti.

Chi sono gli indagati tra le forze dell’ordine

Nel registro degli indagati figurano nove membri della Polizia tra cui un primo dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un’agente. A questi si aggiungono 12 esponenti dell’Arma dei Carabinieri tra cui un brigadiere, diversi vice brigadieri e appuntati scelti in servizio presso la stazione. In tutte le occasioni non si è mai trattato di colpi eclatanti, perché il meccanismo era stato costruito per non dare nell’occhio con piccoli furti costanti. Oltre alle forze dell’ordine ci sono un’altra ventina di indagati tra cui dipendenti di negozi vicini, tutti sorpresi a fare shopping alla Coin con lo stesso metodo e con la complicità della stessa cassiera.

Lombardia, l’ex assessore Mazzali lascia Fdi

La consigliera regionale lombarda Barbara Mazzali ha lasciato Fratelli d’Italia per aderire a Forza Italia. Ad annunciarlo è stato Alessandro Sorte, deputato azzurro e segretario regionale della Lombardia: «Il nostro gruppo sale così a 11 consiglieri regionali. Alle elezioni del 2023 erano stati eletti sei consiglieri e quello di Barbara Mazzali è il quinto ingresso nel gruppo, a conferma di un percorso di crescita politica e istituzionale costante. Siamo felici della sua scelta, si tratta di una figura di riconosciuto consenso, che in più tornate elettorali ha dimostrato competenza, credibilità e un forte radicamento sul territorio lombardo. Il suo contributo rappresenta un valore aggiunto per l’azione del gruppo e per il progetto politico di Forza Italia in Regione. Il partito continua a crescere e rafforzarsi sul territorio lombardo e a ogni tornata elettorale. Nelle prossime settimane ci saranno altri ingressi». Mazzali, che pare stesse dialogando anche con il partito di Vannacci, Futuro Nazionale, ha dunque scelto di proseguire l’esperienza con Fi anche in vista di una candidatura per le prossime regionali. Nei primi due anni e mezzo di legislatura ha svolto il ruolo di assessore regionale al Turismo prima di essere sostituita in corsa da Debora Massari.

Le parole del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore a Rogoredo

Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia arrestato per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, si è rivolto al suo l’avvocato Piero Porciani con queste parole, riferite dallo stesso legale prima dell’interrogatorio di convalida davanti al gip nel carcere di San Vittore: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia».

Le parole del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore a Rogoredo
Abderrahim Mansouri e Carmelo Cinturrino (Ansa).

Il legale: «Cinturrino ha sparato perché aveva paura»

Porciani ha inoltre affermato che il suo assistito è «triste, pentito di quello che ha fatto». L’avvocato ha poi ribadito che Cinturrino «ha sparato perché aveva paura» e che «quello che ha fatto dopo è stato un errore», ammettendo di fatto la messinscena orchestrata dal poliziotto. A tal proposito, il legale ha detto che la pistola «era in quello zaino da qualche tempo» e che pertanto il suo collega, andato in commissariato a prenderla, «non poteva non sapere». Per quanto riguarda altre illazioni riguardanti Cinturrino, Porciani ha dichiarato che il suo assistito «non ha mai preso un centesimo da nessuno».

La messinscena per coprire l’omicidio del pusher

Secondo il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola che hanno coordinato le indagini, Cinturrino avrebbe sparato e ucciso Mansouri quando questi era disarmato. Solo in un secondo momento, e dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscena organizzata per coprire l’omicidio resa palese nei giorni successivi anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre la vittima era a terra agonizzante, ma ancora viva, Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi, né avrebbe segnalato alla centrale operativa della questura quanto successo. La chiamata sarebbe avvenuta solo 23 minuti dopo. Il 23 febbraio il consulente nominato dalla difesa, Dario Redaelli, ha lasciato l’incarico: «Non posso pensare di difendere una persona che ha preso in giro non solo il sottoscritto ma soprattutto l’istituzione di cui ho fatto parte per 40 anni».

Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci

Secondo il sondaggio Swg per il TgLa7 del 23 febbraio 2026, il partito di Roberto Vannacci sta già iniziando a calare. Rispetto alla settimana precedente, infatti, Futuro nazionale è sceso dello 0,2 per cento stanziandosi al 3,4 e venendo superato da Azione di Carlo Calenda (al 3,5). Sale invece la Lega, il partito che ha maggiormente sofferto la nascita della forza dell’ex generale, che recupera lo 0,2 e arriva al 6,6 per cento. Tra i partiti di governo, Fratelli d’Italia è stabile al 29,8 per cento, mentre Forza Italia cede lo 0,1 ed è data all’8,3 per cento. Tra le opposizioni, il Partito democratico arriva al 21,9 (-0,1), il Movimento 5 stelle all’11,5 (con un calo dello 0,3), Alleanza Verdi Sinistra al 6,7 (+0,1) e Italia viva al 2,2 (-0,1). Tra i partiti minori, + Europa è all’1,4 per cento e Noi Moderati all’1,1, entrambi stabili.

Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci
Sondaggio Swg 23 febbraio 2026 (X).
Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci
Sondaggio Swg 23 febbraio 2026 (X).

Morto l’attore Robert Carradine

È morto l’attore statunitense Robert Carradine. Aveva 71 anni e da due decenni combatteva con il disturbo bipolare: si sarebbe tolto la vita. A dare l’annuncio è stata la famiglia, con una nota affidata a Deadline: «In un mondo che può sembrare così buio, Bobby è sempre stato un faro di luce per tutti coloro che lo circondavano. Siamo addolorati per la perdita di questa splendida anima e vogliamo rendere omaggio alla coraggiosa lotta di Bobby contro la sua battaglia. Speriamo che il suo percorso possa illuminare la nostra vita e incoraggiarci ad affrontare lo stigma sulla malattia mentale».

In Lizzie McGuire era il papà del personaggio interpretato da Hilary Duff

Membro della famiglia cinematografica dei Carradine, nel corso della carriera ha recitato ne I cavalieri dalle lunghe ombre (1980) con i fratelli David e Keith, e ne I cowboys (1972), al fianco di John Wayne. Famoso anche per aver partecipato ai quattro film della serie La rivincita dei nerds, nel ruolo del protagonista Lewis Skolnick, nella serie Lizzie McGuire aveva interpretato il papà del personaggio interpretato da Hilary Duff. E proprio quest’ultima lo ha ricordato sui social: «Leggere questa notizia fa male. È davvero difficile affrontare una verità del genere su un vecchio amico. Nella famiglia McGuire c’era tanto calore e mi sono sempre sentita amata e protetta dai miei genitori televisivi. Gliene sarò per sempre grata. Sono profondamente triste nel sapere che Bobby stava soffrendo. Il mio cuore è con lui, con la sua famiglia e con tutti coloro che gli hanno voluto bene».

Il videomessaggio di Zelensky nel quarto anniversario dell’invasione russa

Volodymyr Zelensky si è rivolto agli ucraini e al mondo intero nel quarto anniversario dell’invasione russa. Lo ha fatto con un lungo videomessaggio, in cui viene mostrato anche l’ufficio e i tunnel del bunker di Kyiv dove ha trascorso la maggior parte del tempo nelle fasi iniziali dell’operazione militare di Mosca.

Cosa ha detto Zelensky nel videomessaggio

«Oggi sono esattamente quattro anni da quando Vladimir Putin ha conquistato Kyiv in tre giorni». Zelensky avvia così i 19 minuti del video, che inizialmente lo vede seduto alla scrivania del suo ufficio: «Il nostro popolo non ha issato bandiera bianca, ma ha difeso quella blu e gialla. E gli occupanti, che pensavano di essere accolti da file di fiori, hanno visto file agli uffici di reclutamento militare. Il nostro popolo ha scelto la resistenza».

«Ho lavorato qui, poi sono salito di sopra, mi sono rivolto a voi, al popolo. La nostra squadra era qui, il governo, incontri quotidiani con i militari, telefonate, ricerca di soluzioni: tutto il necessario per la sopravvivenza dell’Ucraina», racconta Zelensky. E poi: «Poche cose scaldano i cuori degli ucraini più delle immagini di installazioni militari nemiche e raffinerie di petrolio in fiamme. Quando è successo per la prima volta ha fatto notizia. Oggi è la normalità». Il capo della Bankova è poi passato a un’affermazione a metà tra l’invito e la frecciata a Donald Trump: «Voglio davvero venire qui un giorno con il presidente degli Stati Uniti. Solo visitando l’Ucraina e toccando con mano la nostra gente e questo mare di dolore, solo allora potrà capire cos’è veramente questa guerra. E chi è l’aggressore». Infine: «Tutti vogliamo che la guerra finisca. Ma nessuno permetterà che finisca l’Ucraina. Vogliamo la pace. Una pace forte, dignitosa e duratura».

Vannacci entra ufficialmente nell’Ens, gruppo fondato dall’Afd

Roberto Vannacci entra ufficialmente nel gruppo Ens (Europa delle nazioni sovrane), la famiglia sovranista fondata dall’Afd, dopo essere uscito dai Patrioti per l’Europa in conseguenza del suo addio alla Lega. Lo ha annunciato il capogruppo Rene Aust in conferenza stampa a Bruxelles. «È un onore, mi riconosco totalmente nei principi e ideali di questo gruppo», ha dichiarato l’ex generale. «Sono convinto che assieme lavoreremo benissimo. Seguendo il principio di difendere la sovranità nazionale contro il federalismo europeo, rimuovendo la più grande truffa dell’Ue che è il Green Deal. Ancora, puntiamo a proteggere le tradizioni greco romane che hanno sempre caratterizzando l’Europa e abbiamo una posizione molto chiara in materia di immigrazione, che non è solo importazione di forza lavoro ma anche di cultura e civiltà completamente diverse dalle nostre», ha aggiunto. «Io al momento non faccio parte di nessuna coalizione, il mio partito non fa parte di nessuna coalizione. Il partito è appena nato e sostanzialmente sta per prendere piede. Oggi Futuro Nazionale cammina sulle sue gambe e da solo», ha concluso riguardo al suo posizionamento nel Parlamento italiano.

Aust: «Puntiamo su un’eccellente collaborazione»

«Per noi è un grande onore poterti accogliere nel nostro gruppo e puntiamo su un’eccellente collaborazione», ha detto Aust. «Avremmo accolto solo deputati fedeli ai loro principi, non c’è dubbio in questo caso. Nelle prossime settimane e mesi questa resterà la situazione per fare un lavoro importante al Parlamento europeo e in patria. Abbiamo discusso su punti comuni e differenze e il risultato è che abbiamo pochissime differenze ma possiamo trovare un denominatore comune per la politica economica e migratoria».

Rilasciato su cauzione l’ex ambasciatore britannico Mandelson: di cosa è accusato

La polizia britannica ha rilasciato su cauzione Peter Mandelson, l’ex ministro ed ex ambasciatore negli Stati Uniti che era stato arrestato il 23 febbraio il suo coinvolgimento nel caso Epstein. Era finito dietro le sbarre con la stessa accusa dell’ex principe Andrea: condotta illecita nell’esercizio di funzioni pubbliche. Mentre era al potere nei primi Anni Duemila, Mandelson – considerato l’eminenza grigia dei governi laburisti di Tony Blair – avrebbe girato a Jeffrey Epstein (così come ad altri finanzieri) informazioni governative segrete, utilizzabili a scopo di lucro.

Rilasciato su cauzione l’ex ambasciatore britannico Mandelson: di cosa è accusato
La sede di Scotland Yard (Ansa).

Di cosa è accusato Mandelson, ex eminenza grigia Labour

Il fermo per Mandelson era scattato dopo le perquisizioni nelle sue proprietà a Londra e nel Wiltshire, sud-ovest dell’Inghilterra: dalle email pubblicate negli Stati Uniti sul caso Epstein sono emerse fughe di informazioni riservate, risalenti al biennio 2009-2010, relative alla stretta fiscale ai bonus dei banchieri e al maxi-intervento da 500 miliardi di euro dell’Ue per il salvataggio degli istituti di credito dopo il crac di Lehman Brothers.

Rilasciato su cauzione l’ex ambasciatore britannico Mandelson: di cosa è accusato
Peter Mandelson e Jeffrey Epstein (Ansa).

Mandelson non è più ambasciatore da settembre

L’arresto di Mandelson era arrivato a pochi mesi la rimozione dall’incarico diplomatico a Washington, avvenuta a settembre, dopo che erano venuti alla luce maggiori dettagli sul legame con Epstein, morto suicida in carcere nel 2019: in alcune email il diplomatico espresse solidarietà e vicinanza all’uomo d’affari dopo il suo arresto per traffico di minori. All’inizio di febbraio, Scotland Yard ha poi avviato un’indagine su Mandelson: quest’ultimo si era dimesso anche dal Partito Laburista (di cui è stato a lungo uno degli esponenti più importanti) e dalla Camera dei Lord.

Il governo di Starmer è sempre più sotto pressione

Ovviamente, l’arresto di Mandelson sta mettendo sotto enorme pressione il governo di Keir Starmer, che peraltro ha già perso dei pezzi. Domenica 8 febbraio si è dimesso infatti il capo di gabinetto Morgan McSweeney, che aveva fortemente insistito col premier affinché Mandelson (suo amico ed ex ministro) ottenesse l’incarico di ambasciatore a Washington, nonostante i conclamati rapporti intrattenuti da quest’ultimo con Epstein anche dopo la prima condanna inflitta al finanziere americano per traffico sessuale.

In vigore i nuovi dazi voluti da Trump

Alle 6 di martedì 24 febbraio 2026 sono entrati in vigore i nuovi dazi globali del 10 per cento annunciati dal presidente statunitense Donald Trump. Questa nuova imposta, introdotta con un decreto firmato venerdì dopo la sentenza della Corte suprema che ha bocciato le tariffe preesistenti, sostituisce le cosiddette reciprocal tariffs e i balzelli legati al flusso di fentanyl (per Canada, Messico e Cina) stabiliti citando la legge di emergenza economica e bocciati dalla giustizia Usa. Non sostituisce invece i dazi doganali cosiddetti settoriali, che vanno dal 10 al 50 per cento su una serie di settori come il rame, l’automobile o il legno da costruzione, che non erano interessati dalla decisione della Corte. L’agenzia per la protezione delle dogane e delle frontiere ha interrotto la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell’International emergency economic powers act dichiarati illegali dai giudici. I nuovi dazi resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio. Se Trump decidesse di prolungarli dovrebbe a quel punto ricorrere al Congresso.

Dazi al 10 e non al 15 per cento

Dopo la firma del decreto con dazi al 10 per cento, il tycoon aveva annunciato su Truth che avrebbe alzato l’aliquota al 15 per cento. Questo aumento, però, non è ancora stato formalizzato, quindi per ora vale il provvedimento firmato con tariffe al 10 per cento.

Quando si terranno i nuovi colloqui tra Ucraina e Russia

Kirill Budanov, capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky, ha annunciato che entro questa settimana potrebbe avere luogo un nuovo ciclo di colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina, indicando come possibili date giovedì 26 e venerdì 27 febbraio. «Siamo attualmente in fase di preparazione. È una questione di protocollo: quando, chi verrà e così via. Tutte e tre le parti devono essere d’accordo su questo. Anzi quattro parti, incluso chi ospita», ha detto Budanov. Le parti in causa sono l’Ucraina e la Russia, ovviamente, a cui si aggiungono gli Stati Uniti e la Svizzera, che dovrebbe ospitare ancora i colloqui a Ginevra. Budanov, parlando con i giornalisti, ha affermato che non ci sono ancora dettagli su un possibile incontro tra i presidenti di Ucraina e Russia. «Abbiamo sollevato la questione», ha detto, aggiungendo che Mosca non ha ancora fornito una risposta. Dall’inizio dell’anno Russia e Ucraina hanno tenuto diversi round di colloqui con la partecipazione degli Usa: anche l’ultimo (17-18 febbraio) si è svolto a Ginevra.

Referendum sulla giustizia, c’è il sorpasso del “no”

A un mese dal referendum sulla riforma della giustizia, che si terrà il 22 e il 23 marzo, un sondaggio condotto da Ixè sulle intenzioni di voto ha evidenziato il sorpasso del “no”, collocato tra 51,3 e il 54,3 per cento, a fronte del “sì” dato tra il 45,7 e il 48,7 per cento. Il sondaggio precedente, condotto a gennaio, delineava un pareggio. Nell’indagine di novembre, invece, risultava nettamente in vantaggio il “sì”, dato al 53 per cento rispetto al 47 per cento del “no”.

Il 46 per cento degli elettori è intenzionato ad andare a votare

Per quanto riguarda l’affluenza, secondo il sondaggio il 46 per cento degli elettori risulta fortemente intenzionato ad andare a votare per il referendum. E in tal senso si conferma una propensione più marcata nell’elettorato di sinistra e centro sinistra. Massiccia la fetta degli indecisi, che per l’indagine ammontano al 40 per cento degli aventi diritto.

La maggioranza degli italiani è ben informata sul referendum

Tra le persone interpellate, il 55,7 per cento dichiara di conoscere i temi oggetto del referendum. A gennaio, la quota era fermata si fermava al 45 per cento e ancora prima, a novembre, al 39 per cento. Al momento, secondo l’indagine di Ixé, la maggioranza degli italiani è dunque ben informata sul referendum: solo il 13 per cento ha dichiarato di non aver nemmeno sentito parlare della consultazione referendaria.

Rogoredo, il consulente della difesa dell’agente Cinturrino lascia l’incarico

Dopo il fermo dell’agente Carmelo Cinturrino con l’accusa di omicidio volontario in relazione ai fatti di Rogoredo del 26 gennaio, il consulente nominato dalla sua difesa, Dario Redaelli, ha lasciato l’incarico. «Non posso pensare di difendere una persona che ha preso in giro non solo il sottoscritto ma soprattutto l’istituzione di cui ho fatto parte per 40 anni», ha affermato secondo quanto riportato da Tgcom24. Redaelli, in passato esperto della polizia di Stato in materia di investigazioni scientifiche, ha aggiunto: «Mi dispiace molto per tutti i poliziotti che ogni giorno si impegnano per garantire la sicurezza degli italiani e che rappresentano al meglio la divisa che indossano».

Il poliziotto avrebbe organizzato una messinscena per coprire l’omicidio di un pusher

Secondo il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola che hanno coordinato le indagini, Cinturrino avrebbe sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri quando questi era disarmato. Solo in un secondo momento, e dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscena organizzata per coprire l’omicidio resa palese nei giorni successivi anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre la vittima era a terra agonizzante, ma ancora viva, Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi, né avrebbe segnalato alla centrale operativa della questura quanto successo. La chiamata sarebbe avvenuta solo 23 minuti dopo.

Carlo Conti: «Io meloniano? Sono un uomo libero»

Nella prima conferenza stampa della 76esima edizione del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti è tornato (imbeccato dalla stampa) sulle polemiche politiche che hanno fatto seguito all’annunciata presenza – poi saltata – di Andrea Pucci sul palco dell’Ariston. «Quando c’era Renzi sono stato definito renziano, oggi meloniano, domani sarò cinquestelliano. Per fortuna in questi 40 anni sono un uomo libero, ci tengo a essere indipendente nel mio lavoro. In televisione sono un giullare e orgogliosamente faccio il giullare», ha detto Conti.

LEGGI ANCHE: Pucci e il bizzarro doppiopesismo di Giorgia Meloni

Conti: «Meloni può venire a Sanremo se compra il biglietto»

Dopo aver smentito di essere meloniano, Conti ha anche negato di aver invitato la presidente del Consiglio all’Ariston: «Fantascienza pura. Non ho nessun rapporto con lei. Io credo che la mia storia parli per me, parli per gli ospiti che ho portato al festival. Sanremo l’ho fatto con un governo e l’ho fatto con un altro». E poi: «La premier è una cittadina libera, se compra il biglietto e vuole venire, può venire. Come qualsiasi altro cittadino. Non è che decido io chi può venire o non venire a vedere il Festival».

Sul forfait di Pucci: «Dispiace umanamente e professionalmente»

Conti ha inoltre confermato di non aver ricevuto pressioni per far approdare Pucci a Sanremo: «Ripeto e sottolineo: preferisco che si dica che io non so fare il mio mestiere piuttosto che qualcuno dica che mi hanno obbligato a prendere qualcuno o mi hanno tirato per la giacca per favorire questo o quel comico o artista su quel palcoscenico». Il presentatore si è poi detto stupito dalle polemiche attorno alla figura del comico milanese: «È stato ospite di miliardi di trasmissioni, ha fatto programmi di grande successo, a settembre gli abbiamo dato il premio all’Arena di Verona per i suoi incassi. Sono andato a teatro a vederlo e non ci ho trovato niente di sconvolgente. Quando penso di invitare un artista non è che gli chiedo cosa pensa, cosa vota, da che parte è». Quanto alla rinuncia da parte del comico, Conti ha dichiarato: «Mi dispiace umanamente e professionalmente per lui. Da un lato lo posso anche capire, perché voi tutti eravate testimoni di quello che è successo a un grande fuoriclasse con Maurizio Crozza su quel palcoscenico: quindi lui ha avuto paura di reazioni. Ha preferito fare un passo indietro».

Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi

Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi
Le foto del presidente Mattarella in visita a Niscemi

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato in visita a Niscemi, il comune siciliano in provincia di Caltanissetta colpito dal ciclone Harry. Il capo dello Stato ha voluto toccare con mano la situazione che la popolazione sta vivendo dal 25 gennaio, quando una parte dell’abitato è stata inghiottita da una frana e un centinaio di famiglie hanno perso per sempre le loro case. Dopo aver sorvolato l’area in elicottero, Mattarella è stato accolto dal sindaco Massimiliano Valentino Conti e ha fatto un giro nelle strade del centro storico. Si è recato anche alla scuola Mario Gori sgomberata dopo la frana. «È difficile in queste condizioni, lo capisco. Nelle case c’erano gli affetti, c’era la vostra vita. Lo capisco bene. Per questo sono venuto qui per far vedere che il sostegno si mantiene alto. Ci siamo e stiamo lavorando per Niscemi», ha detto. La sua visita segue quella della premier Giorgia Meloni, che aveva annunciato lo stanziamento di 150 milioni di euro per la messa in sicurezza del territorio.

Nuove accuse per l’ex principe Andrea: «Massaggi a spese dei contribuenti»

Nuove accuse contro l’ex principe Andrea, arrestato e poi rilasciato con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio. Alcuni ex alti funzionari britannici hanno dichiarato alla Bbc che l’uomo addebitava regolarmente ai contribuenti del Regno Unito spese personali per «massaggi» e costi di viaggio «eccessivi» durante il suo mandato come inviato speciale per il Commercio nel periodo dal 2001 al 2011.

Una fonte: «I vertici del ministero mi scavalcarono e il conto fu saldato con soldi pubblici»

Un ex dipendente del ministero del Commercio, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha rivelato all’emittente pubblica di essersi opposto a suo tempo alla richiesta di rimborso per «servizi di massaggio» presentata da Andrea dopo una missione in Medio Oriente, ritenendola inappropriata. «Dissi chiaramente che non dovevamo pagare, ma i vertici del ministero mi scavalcarono e il conto fu saldato comunque con soldi pubblici», ha rivelato la fonte. Il ministero chiamato in causa non ha smentito le accuse, limitandosi a rimandare all’inchiesta di polizia in corso.