Banchiere ucraino morto a Milano, arrestato il figlio

Le forze dell’ordine hanno arrestato il figlio di Alexandru Adarich, il banchiere ucraino morto in via Nerino a Milano il 23 gennaio 2026 dopo essere precipitato da un B&B. Il 34enne, fermato dalla polizia in Spagna, è accusato di sequestro di persona aggravato dalla morte dell’uomo. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, dopo aver convinto il padre a recarsi nel capoluogo meneghino per partecipare a un “meeting” di lavoro, avrebbe partecipato al sequestro del genitore, che serviva a costringerlo a trasferire 250 mila euro in criptovalute. Quel giorno, nell’appartamento di via Nerino, c’erano soltanto Adarich e il figlio. A quest’ultimo, per inquirenti e investigatori, «si ritene addebitabile la caduta dalla finestra» della vittima, «in quanto unica persona presente nella stanza al momento dei fatti».

Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount

Netflix ha annunciato la decisione di ritirarsi dall’acquisizione di Warner Bros. Discovery, dando di fatto via libera a Paramount Skydance che, in extremis, aveva fatto pervenire un’offerta da 111 miliardi di dollari. Ted Sarandos, ceo della piattaforma di streaming, aveva già fatto capire che la sua compagnia non avrebbe partecipato a un’asta, dopo aver siglato già a dicembre un accordo da 83 miliardi con Warner per rilevare buona parte del suo business, tra cui HBO e gli studi cinematografici. La proposta di Paramount riguarda invece l’intera società: l’operazione è destinata a creare un gruppo media capace di competere per dimensioni con The Walt Disney Company e NBCUniversal, controllata da Comcast.

Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount
Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount

La proposta di Paramount è stata sostenuta da Trump

Il cda di Warner Bros. Discovery ha comunicato di aver stabilito che l’offerta rappresenta una “superior proposal” rispetto al patto di fusione già esistente con Netflix, suggerendo ai soci di accettarla. Il pacchetto prevede una penale inversa da 7 miliardi di dollari nel caso in cui le autorità blocchino l’operazione. E il rilancio, che ha aumentato il prezzo d’acquisto a 31 dollari per azione, include peraltro anche il rimborso dei potenziali costi per annullare l’intesa raggiunta con Netflix. Che ha deciso di ritirarsi ben prima dei quattro giorni lavorativi concessi per decidere se rilanciare o uscire. La proposta di Paramount è stata sostenuta da Donald Trump: l’amministratore delegato della società, David Ellison, è figlio di quel Larry imprenditore e magnate della tecnologia, noto principalmente come cofondatore di Oracle e amico di vecchia data del presidente Usa.

Per Warner alla fine l’ha spuntata Paramount
La sede di Netflix (Ansa).

Sanremo, Conti recupera e fa record di share nella terza serata

Sono stati 9 milioni e 543 mila, pari al 60,6 per cento di share, i telespettatori che in media hanno seguito la terza serata del Festival di Sanremo 2026. Rispetto alla seconda serata, Carlo Conti ha dunque recuperato sia in teste (erano state 9 milioni e 53 mila) sia in percentuale (59,5 per cento). L’anno scorso, invece, la terza serata fu seguita da 10 milioni e 700 mila persone, pari al 59,8 per cento di share. Il conduttore può tirare un sospiro di sollievo, visto che si tratta del miglior share per una terza serata del festival costruito su cinque serate. Per trovarne uno migliore bisogna infatti risalire al 1990, con la conduzione di Johnny Dorelli e Gabriella Carlucci, quando la terza serata ottenne il 64,59 per cento di share, ma la kermesse durava quattro serate.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata

Dopo l’esibizione della metà degli artisti in gara di martedì 25 febbraio, nel corso della terza serata del Festival di Sanremo sono saliti sul palco dell’Ariston gli altri big. Le esibizioni sono state votate dal pubblico a casa con il televoto e dalla giuria della radio. Ecco i primi cinque classificati, senza ordine di piazzamento: Arisa (Magica favola), Serena Brancale (Qui con me), Sayf (Tu mi piaci tanto), Luchè (Labirinto) e Sal Da Vinci (Per sempre sì). La quarta serata, quella di venerdì 27 febbraio, sarà dedicata alle cover e ai duetti. In questo caso voteranno tutte le giurie – pubblico; sala stampa, tv e web; giuria delle radio – ma il risultato servirà solo a decretare il vincitore di questa serata e non influenzerà la classifica dei brani inediti in gara. La competizione vera e propria riprenderà con la finale di sabato 28 febbraio.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata

Regno Unito, i Verdi vincono in una roccaforte rossa strappando il seggio ai Laburisti

I Verdi britannici hanno stravinto le elezioni suppletive nel seggio di Gorton&Denton, nella zona di Manchester, strappando una storica roccaforte rossa ai Laburisti, che sono arrivati solo terzi dietro persino al partito di Nigel Farage. I Verdi hanno ottenuto quasi 15 mila voti, contro i 10.500 dei faragisti, mentre il Labour è rimasto sotto i 10 mila. Un risultato che potrebbe cambiare le carte in tavola e ridisegnare la geografia politica britannica, perché dimostra come il partito ecologista sia ritenuto un’alternativa credibile a sinistra e quanto accaduto a Manchester potrebbe ripetersi su vasta scala alle amministrative di maggio, specialmente a Londra. Il Labour, dunque, diventa un partito quasi minoritario in una gara a cinque, che vede il campo progressista diviso fra Verdi, laburisti e liberaldemocratici e la destra con Farage e i conservatori. Per il premier Starmer, già destabilizzato dallo scandalo Epstein-Mandelson, potrebbe essere una sconfitta definitiva, con i suoi avversari nel partito che potrebbero muoversi contro di lui già nei prossimi giorni.

Un altro collegio laburista era stato strappato da Reform Uk

Non è il primo caso di feudo che viene strappato ai laburisti dagli avversari. A inizio maggio 2025, nell’elezione suppletiva di Runcorn & Helsby, era stato Reform Uk di Farage a vincere in un collegio rosso. In quel caso i parlamentari laburisti avevano dato la colpa a Starmer, accusandolo di non essersi impegnato a sufficienza durante la campagna elettorale.

Caso Epstein, la deposizione di Hillary Clinton

Hillary Clinton, nella sua dichiarazione iniziale nella testimonianza alla Commissione di vigilanza a New York, ha affermato di non aver mai incontrato Jeffrey Epstein e di non aver avuto idea dei crimini del finanziere, che invece il marito Bill frequentava. «Non sono mai salito sul suo aereo, né ho mai messo piede nella sua casa», ha aggiunto l’ex first lady, dicendosi «inorridita» da quanto fatto da Epstein, «come qualsiasi persona normale».

L’attacco di Clinton alla stessa Commissione di vigilanza

Clinton è poi andata oltre. «Non si tratta di un caso isolato, né di uno scandalo politico. È una piaga globale con un costo umano inimmaginabile», ha affermato nella sua deposizione. «Una Commissione che ambisce alla trasparenza dovrebbe andare a fondo della vicenda dei file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia in cui una vittima accusa Donald Trump di crimini disgustosi», ha inoltre aggiunto: «Chiederebbe a Marco Rubio e Pam Bondi di spiegare perché hanno abbandonato le vittime. E invece ha costretto me a testimoniare».

Negoziati Usa-Iran sul nucleare, le richieste di Washington

È iniziato a Ginevra il terzo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sul nucleare, mediati dall’Oman, probabilmente ultimo tentativo diplomatico per evitare un attacco Usa alla Repubblica Islamica. Il nodo resta la questione sul programma nucleare di Teheran, che il regime degli ayatollah intende portare avanti sostenendo abbia solo scopi civili.

Le richieste dei negoziatori Kushner e Witkoff

Axios riporta che i negoziatori americani Jared Kushner e Steve Witkoff si sono presentati ai colloqui in Svizzera chiedendo all’Iran sottoscrivere un accordo sul nucleare di durata illimitata, che preveda la rinuncia da parte di Teheran alle sue circa 10 tonnellate di uranio arricchito. Il Wall Street Journal aggiunge che tra le condizioni poste da Kushner e Witkoff ci sia lo smantellamento dei tre siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan.

Le possibili concessioni americane sull’uranio

L’Iran, come detto, vorrebbe mantenere il diritto ad arricchire l’uranio: gli Stati Uniti potrebbero concedere qualcosa in tal senso, a patto che Teheran dimostri in modo convincente di non perseguire in alcun modo la costruzione dell’atomica. In particolare gli Usa potrebbero proporre un allentamento delle sanzioni che stanno stritolando l’economia della Repubblica Islamica, se l’Iran accettasse di limitarsi a un arricchimento molto basso dell’uranio e solo per scopi sanitari. Sul tavolo anche programma missilistico iraniano, su cui il regime continua a fare muro.

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate

La prima ministra danese Mette Frederiksen, leader dei Socialdemocratici che dal 2022 guida un governo di coalizione, ha indetto elezioni anticipate. Si terranno il 24 marzo: il termine della legislatura è tra meno di un anno e il voto era previsto entro il 31 ottobre. La decisione di anticipare le elezioni è dovuta all’aumento di popolarità che Frederiksen e il suo partito hanno riscosso – almeno nei sondaggi – per il modo deciso in cui sono state gestite le rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca.

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate
Mette Frederiksen a Nuuk assieme al premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen (Ansa).

La risalita dei Socialdemocratici dopo la disfatta a Copenaghen

A novembre i Socialdemocratici avevano clamorosamente perso le elezioni a Copenaghen, città di cui avevano espresso il sindaco ininterrottamente dal 1903. Poi Trump ha rimesso nel mirino la Groenlandia e da lì è cominciata la risalita del partito, con Frederiksen capace di radunare gli alleati europei a Copenaghen e Nuuk, nonostante le minacce di tariffe di ritorsione da parte di Washington. Secondo l’ultimo sondaggio i Socialdemocratici sono ora al 22-23 per cento, un notevole balzo in avanti rispetto al 18 per cento di dicembre: quasi il doppio rispetto alla seconda forza politica del Paese, il Partito Popolare Socialista.

Perché la prima ministra danese Mette Frederiksen ha indetto elezioni anticipate
Mette Frederiksen a colloquio con la stampa danese (Ansa).

Frederiksen dal 2022 guida un governo di larghissime intese

L’attuale governo danese, formato nel 2022, è espressione di una maggioranza trasversale e di larghe intese, formata dai Socialdemocratici, dal centrodestra liberale di Venstre e dai Moderati centristi. Una coalizione interpartitica piuttosto insolita e con visioni molto diverse su questioni cruciali, come quella dell’imposta patrimoniale, che sarà al centro della campagna elettorale di Frederiksen. Altri temi caldi le pensioni, l’immigrazione, le politiche abitative e, ovviamente, la Groenlandia.

Pusher ucciso a Rogoredo, trasferiti i quattro poliziotti indagati oltre a Cinturrino

Sono stati trasferiti i quattro poliziotti indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Carmelo Cinturrino, l’agente arrestato per l’omicidio volontario del pusher Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio nel ‘boschetto’ di Rogoredo. I quattro, indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento, su disposizione del questore di Milano Bruno Megale sono stati assegnati a incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato Mecenate in cui prestavano servizio.

L’Eurocamera conferma Vujcic come vicepresidente della Bce 

La commissione Economia del Parlamento europeo ha approvato le nomine di Boris Vujcic, attualmente governatore della Banca centrale croata, a vicepresidente della Banca centrale europea (Bce), e del francese François-Louis Michaud a presidente dell’Autorità bancaria europea (Eba). Vujcic ha ottenuto 38 voti favorevoli, quattro contrari e sette astensioni. Michaud è stato approvato con 44 voti favorevoli, cinque contrari e nessuna astensione.

Chi è Boris Vujcic

Classe 1964, Boris Vujcic è un economista croato, professore universitario e governatore della Banca nazionale croata dal 2012. Ha iniziato la sua carriera professionale nel 1989 come assistente presso la Facoltà di Economia di Zagabria, nella quale anni prima si è laureato e ha conseguito anche un dottorato. Nel 1996 è stato nominato capo del dipartimento di ricerca della Banca nazionale croata. Successivamente, nel 1997, è diventato docente presso la Facoltà di Economia di Zagabria e nel 2003 professore associato. Dal 2000 ha ricoperto la carica di vicegovernatore della Banca nazionale croata e nel 2012 ha assunto la carica di governatore. Nel gennaio 2026, il governo del primo ministro Plenkovic l’ha presentato come candidato per succedere a Luis de Guindos nella carica di vicepresidente della Banca centrale europea, ruolo che ha ottenuto.

L’Eurocamera conferma Vujcic come vicepresidente della Bce 
Boris Vujcic (Ansa).

Chi è François-Louis Michaud

Direttore esecutivo dell’Eba dal settembre 2020, il francese François-Louis Michaud ha iniziato la sua carriera presso la Banca di Francia nel 1996, dove ha ricoperto ruoli di supervisione, politica e stabilità finanziaria, prima di essere distaccato presso la Federal Reserve Bank di New York (2004-2005). Laureato in Economia, Finanza e Filosofia, fa parte di diversi organismi finanziari. Dal 2014 al 2020 è stato anche vicedirettore generale della Banca centrale europea.

L’Eurocamera conferma Vujcic come vicepresidente della Bce 
François-Louis Michaud (Ansa).

Mps-Mediobanca, la procura ribadisce: «Per noi concerto tra Delfin e Caltagirone»

La procura di Milano ha ribadito la sua convinzione di un «concerto occulto» tra Delfin e Caltagirone sull’acquisizione di azioni Mediobanca. L’ha indicato il procuratore capo Marcello Viola nel corso dell’audizione davanti alla commissione Banche del Senato alla quale ha partecipato anche il magistrato milanese Roberto Pellicano. Secondo Viola, tra Delfin e Caltagirone c’era una «volontà comune di ottenere il controllo delle Generali» fin dal 2019. In occasione dell’ops Mediobanca da parte di Mps, per lui c’è stato un «saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps senza rendere trasparente al mercato la saldatura di questi interessi». Viola ha consegnato al presidente della commissione, Pierantonio Zanettin, una copia elettronica del decreto di perquisizione e sequestro che ha riguardato Milleri, Caltagirone e Lovaglio.

Sanremo, dopo “Repupplica” sparisce “L’Unità”

Come Stalin ai tempi dell’Urss era solito a eliminare (anche) dalle foto ufficiali personaggi scomodi, una sorta di Photoshop ante litteram, allo stesso modo nella Rai meloniana si è deciso di cancellare la testata L’Unità dalla foto sulla vittoria della repubblica al referendum del 1946 proiettata durante la prima serata del Festival di Sanremo. La slide era già finita nel mirino per il refuso “Repupplica”, ma ora si aggiunge un altro elemento. Osservando le foto d’epoca con le copie de L’Unità del 5 giugno 1946 e il titolo “Viva la Repubblica!”, si nota come la testata del giornale risulta cancellata. Una censura bella e buona, che però nulla ha potuto davanti al “ciao ciao fascisti” della 105enne Gianna Pratesi, testimone di quel voto storico presente all’Ariston.

Sanremo, dopo “Repupplica” sparisce “L’Unità”
Slide con il nome de “L’Unità” cancellato (X).
Sanremo, dopo “Repupplica” sparisce “L’Unità”
La foto originale (X).

Sondaggi politici: scende il centrodestra, anche sul referendum

La nuova Supermedia Agi/YouTrend vede il centrodestra in difficoltà, sia per quanto riguarda l’intenzione di voto degli italiani, sia per la scelta degli elettori in ottica referendum. La coalizione al governo in due settimane ha perso infatti l’1,2 per cento. E continua ad assottigliarsi il margine di vantaggio del “sì” (posizione della maggioranza) in vista della consultazione referendaria relativa alla riforma della giustizia.

Sondaggi politici: scende il centrodestra, anche sul referendum
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Le intenzioni di voto: scende il centrodestra

Per quanto riguarda le intenzioni di voto, Fratelli d’Italia è dato al 29 per cento (-0,6), Forza Italia all’8,9 per cento (-0,2) e la Lega al 7 per cento (-0,4). Il Partito democratico è stabile al 22,1 per cento. Leggero calo per il Movimento 5 stelle all’11,8 per cento (-0,2). Avanza Alleanza Verdi e Sinistra al 6,7 per cento (+0,4). Su anche Azione al 3,4 per cento (+0,2). Frenano Italia Viva al 2,2 per cento (-0,1) e +Europa all’1,6 per cento (-0,1). Futuro Nazionale, neonato partito di Roberto Vannacci, è dato al 3 per cento (+0,1), dunque in leggera ripresa.

Sondaggi politici: scende il centrodestra, anche sul referendum
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Referendum: cala il vantaggio del “sì”

La Supermedia Agi/YouTrend relativa al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo vede il “sì” in vantaggio di 2,4 punti: un margine sempre più esiguo nei confronti del “no” su cui spingono le opposizioni (anche se non del tutto compatte). Il “sì” è ora dato al 51,2 per cento (-1,7) e il “no” al 48,8 per cento.

Dietrofront della Francia su Francesca Albanese: nessuna richiesta di dimissioni dall’Onu

Contrariamente agli annunci fatti dal ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, la Francia ha rinunciato a chiedere le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, nel corso del Consiglio tenutosi il 25 febbraio a Ginevra. Parigi, tramite la sua rappresentante Céline Jurgensen, ha infatti optato per un semplice richiamo denunciando «dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche» da parte di Albanese, come riporta Politico. Jurgensen ha quindi invitato tutti i relatori speciali a dar prova della «sobrietà, moderazione e discrezione» richieste dal loro mandato. Il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux, ha detto che «Albanese dovrebbe avere la dignità di dimettersi».

Dietrofront della Francia su Francesca Albanese: nessuna richiesta di dimissioni dall’Onu
Francesca Albanese (Ansa).

Perché Barrot voleva le dimissioni di Albanese

Intervenendo in Parlamento il 18 febbraio, Barrot aveva condannato la «lunga lista di provocazioni» della relatrice dell’Onu, che più volte si è espressa contro Israele facendo anche paragoni con il Terzo Reich, riferimenti alla “lobby ebraica” o giustificazioni del 7 ottobre. Nel mirino, in particolare, era finito il suo intervento all’Al Jazeera Forum dove Albanese, alla presenza di un dirigente di Hamas e del ministro degli Esteri iraniano, aveva definito lo Stato ebraico «un nemico comune dell’umanità». Parole che il ministro degli Esteri di Parigi aveva definito «oltraggiose e colpevoli». «La Francia condanna senza riserve le dichiarazioni oltraggiose e colpevoli della signora Francesca Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile», aveva detto. Secondo Barrot, Albanese non può rivendicare lo status di “esperta indipendente” delle Nazioni Unite, perché «non è né un’esperta né indipendente, ma un’attivista politica che diffonde discorsi d’odio». Di qui l’annuncio che la Francia avrebbe chiesto le sue dimissioni durante la successiva sessione del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, cosa che però non è avvenuta.

Dietrofront della Francia su Francesca Albanese: nessuna richiesta di dimissioni dall’Onu
Jean-Noel Barrot (Ansa).

Cosa può fare davvero la Francia

Sul piano pratico, in realtà, il margine di manovra della Francia è molto limitato. Gli Stati membri dell’Onu non dispongono infatti di meccanismi per costringere un relatore o una relatrice speciale a dimettersi prima del termine del mandato. Quello di Albanese arriverà a compimento nel 2028, salvo adozione di una specifica risoluzione da parte del Consiglio dei diritti umani (ipotesi ritenuta poco probabile). Dal canto suo, Albanese ha già fatto sapere che non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico.

Caso Epstein, si dimette il capo del Forum di Davos

Børge Brende si è dimesso da presidente e amministratore delegato del World Economic Forum di Davos a causa dello scandalo suscitato dalla sua amicizia con Jeffrey Epstein, emersa dalla pubblicazione dei file delle indagini sul finanziere. «Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi. Il mio periodo qui, durato otto anni e mezzo, è stato estremamente gratificante», ha dichiarato Brende.

Caso Epstein, si dimette il capo del Forum di Davos
Børge Brende (Ansa).

Cosa è emerso dagli Epstein Files

Dagli Epstein Files risultano tre cene di lavoro tra i due e almeno 100 messaggi scambiati, nei quali Brende chiamava «amico» il finanziere morto poi suicida in carcere nel 2019, affermando di sentire la sua mancanza. Nei confronti dell’ex ministro degli Esteri norvegese, che si è dichiarato «completamente ignaro del passato e delle attività criminali» di Epstein, a inizio febbraio il WEF ha aperto un’inchiesta interna e indipendente, che si è conclusa senza evidenziare ulteriori criticità. La direzione del World Economic Forum è stata affidata ad interim a Alois Zwinggi.

I documenti su Epstein continano a mietere vittime

La passata vicinanza a Epstein continua a fare vittime. Com’è noto, l’ex principe Andrea è stato arrestato per cattiva condotta in pubblico ufficio per aver condiviso informazioni riservate col finanziere quando era emissario commerciale del governo di Londra. Il fratello minore di re Carlo III è stato poi rilasciato. Stessa sorte per Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti ed eminenza grigia del New Labour. A questa vicenda sono legate le dimissioni di Morgan McSweeney, capo di gabinetto di Keir Starmer, che aveva fortemente insistito col premier affinché Mandelson ottenesse l’incarico diplomatico. Pluricitato negli Epstein Files poi Bill Gates: il cofondatore di Microsoft si è scusato con lo staff della sua fondazione per i legami col finanziere, ammettendo di aver avuto relazioni extraconiugali con due donne russe, che però non erano vittime dei suoi traffici sessuali. E, sotto pressione, ha disertato un summit sull’IA in India, dove era atteso come relatore principale. Larry Summers, ex segretario al Tesoro di Bill Clinton – altro vecchio amico di Epstein – ha lasciato l’incarico di docente alla prestigiosa università di Harvard. L’attuale segretario al Commercio Howard Lutnick, invece, è rimasto al suo posto nonostante abbia ammesso di aver mentito sui rapporti con Epstein.

Cuba spara contro un motoscafo Usa: sale la tensione tra Washington e L’Avana

La guardia costiera cubana ha ucciso a colpi di arma da fuoco quattro persone che viaggiavano su un motoscafo immatricolato negli Stati Uniti, intercettato a un miglio dalla costa settentrionale dell’isola caraibica. Sei i feriti. Secondo L’Avana i 10 uomini a bordo dell’imbarcazione avevano intenzione di «compiere un’infiltrazione con fini terroristici». L’incidente è avvenuto in un contesto di crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e Cuba: ora si teme l’escalation.

La versione di Cuba: gli spari e la risposta della motovedetta

L’imbarcazione, registrata in Florida, è stata intercettata a un miglio nautico (meno di due chilometri) da Cayo Falcones, che si trova lungo la costa settentrionale di Cuba. Secondo la versione dell’Avana, quando una motovedetta della guardia costiera si è avvicinata per le procedure di identificazione, dal motoscafo «sono stati esplosi colpi di arma da fuoco», che hanno ferito il comandante dell’unità cubana. A quel punto c’è stata la risposta della motovedetta. A bordo del motoscafo c’erano tutti cubani residenti negli Usa. Il sito Cubadebate riporta che a bordo erano presenti fucili d’assalto, armi corte, esplosivi artigianali, giubbotti antiproiettile, cannocchiali e uniformi mimetiche. Il governo dell’Avana, che intende restare impegnato nella «protezione delle proprie acque territoriali», ha comunicato l’arresto di un uomo – Duniel Hernández Santos – che sarebbe stato inviato dagli Stati Uniti per coordinare l’azione. Alcuni dei sospetti poi «risultavano già ricercati per terrorismo secondo la Risoluzione 1373 del Consiglio di Sicurezza Onu».

Rubio: «Accertati i fatti reagiremo di conseguenza»

Marco Rubio, segretario di Stato Usa, ha spiegato che Washington «reagirà di conseguenza» una volta accertati i fatti: «Scopriremo esattamente cosa è successo, chi è stato coinvolto, e poi prenderemo una decisione. Non ci limiteremo a ciò che ci dice qualcun altro». Rubio ha inoltre affermato che «è molto insolito vedere sparatorie in mare aperto come questa».

Il Cremlino difende l’operato della guardia costiera cubana

Sull’incidente si è espresso anche il Cremlino. Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha dichiarato che la guardia costiera dell’Avana «ha fatto quello che doveva fare», anche perché «i cittadini cubani catturati, che con armi in mano hanno provato a infiltrarsi nell’isola, hanno ammesso l’intento di compiere atti terroristici». Peskov ha poi invitato le due parti alla moderazione.

Selvaggia Lucarelli approda al Grande Fratello VIP

Selvaggia Lucarelli affiancherà Cesara Buonamici come opinionista della prossima edizione del Grande Fratello VIP, che andrà in onda da martedì 17 marzo in prima serata su Canale 5 per sei settimane, con la conduzione di Ilary Blasi dopo la rinuncia di Alfonso Signorini. L’indiscrezione è stata confermata da un comunicato di Mediaset.

Selvaggia Lucarelli approda al Grande Fratello VIP
Selvaggia Lucarelli nei panni di giudice di “Ballando con le stelle” (Ansa).

Per Lucarelli la classica offerta che non si può rifiutare

Lucarelli, dal 2016 giudice di Ballando con le stelle, aveva ufficiosamente annunciato la sua partecipazione con una storia su Instagram già il 21 febbraio: «Nel cast del GF c’è un personaggio che vi farà sognare», aveva scritto, lasciando intendere che ci sarebbe stata in qualche veste anche la sua presenza. Il 25 febbraio, durante La vita in diretta, il conduttore Alberto Matano – opinionista del dance show di Milly Carlucci – le ha detto: «Possiamo dire che ti vedremo per un po’ su altri schermi? Però tornerai, l’importante è che ritorni». Per Lucarelli, che non è legata alla Rai con un’esclusiva ma da un contratto rinnovato di anno in anno, si parla di un cachet importante: la classica offerta che non poteva rifiutare. Il suo ritorno nella prossima edizione di Ballando con le stelle, comunque, è dato praticamente per certo.

Cannes 2026, Park Chan-wook nominato presidente della giuria

Il regista sudcoreano Park Chan-wook è stato nominato presidente della giuria al Festival di Cannes 2026. Acclamato l’anno precedente sulla Croisette per il suo No other choice, è il primo coreano a ricoprire questo ruolo, che eredita dall’attrice francese Juliette Binoche. «La sua inventiva, maestria visiva e propensione a catturare i molteplici impulsi di donne e uomini con strani destini hanno regalato al cinema contemporaneo momenti davvero memorabili», hanno dichiarato la presidente del Festival Iris Knobloch e il direttore Thierry Frémaux. «Siamo lieti di celebrare il suo immenso talento e, più in generale, il cinema di un paese profondamente impegnato a mettere in discussione il nostro tempo». La giuria da lui presieduta sarà chiamata ad assegnare la Palma d’Oro, il riconoscimento più prestigioso del Festival, nella cerimonia di chiusura che si terrà il 23 maggio.

Dalla trilogia della vendetta a No other choice

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Park Chan-wook è ritenuto tra i cineasti più importanti e influenti del cinema coreano. Ha ottenuto il successo internazionale con la trilogia della vendetta, composta da Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta. Con il secondo capitolo ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004, dove ha ricevuto anche il plauso del regista statunitense Quentin Tarantino che definì la pellicola come «il film che avrei voluto fare io».

Nel 2013 ha realizzato il suo primo film in lingua inglese, Stoker, con un cast che comprende Matthew Goode, Nicole Kidman e Mia Wasikowska. Tra gli altri suoi lungometraggi si ricordano Mademoiselle (2016), Decision to Leave (2022) e il sopracitato No other choice (2025).

Intesa nella maggioranza sulla legge elettorale: cosa prevede

È stata raggiunta nella notte l’intesa nella maggioranza sulla nuova legge elettorale. Il testo, già ribattezzato “stabilicum” perché punta a garantire stabilità disinnescando le minacce del Rosatellum – soprattutto nei collegi uninominali del Sud – sarà ora oggetto di alcune limature tecniche e di un ultimo passaggio coi leader dei partiti della coalizione al governo. Poi verrà depositato, forse già oggi 26 febbraio.

Cosa prevede la nuova legge elettorale

L’impianto della legge sarà proporzionale con un premio di maggioranza, che scatterebbe a favore della coalizione capace di raggiungere il 40 per cento dei voti. Il premio non farebbe ottenere automaticamente il 55 per cento dei seggi, ma garantirebbe ai vincitori 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. La nuova legge elettorale non prevede le preferenze e introdurrà l’obbligo di indicare il leader della coalizione, non sulla scheda elettorale, ma nel programma presentato agli elettori. Per quanto riguarda le soglie di sbarramento, dovrebbero restare quelle attuali: 3 per cento per le liste singole, 10 per cento per chi è in coalizione.

Ascolti, share e spettatori della seconda serata di Sanremo 2026

Ascolti in calo anche per la seconda serata di Sanremo 2026. Stando ai dati Auditel, lo share è arrivato al 59,5 per cento e gli spettatori sono stati 9 milioni e 53 mila. Rispetto alla prima serata, che era stata seguita da 9,6 milioni di persone pari al 58 per cento di share. Conti migliora dunque la percentuale ma cede sull’audience. In dettaglio, la prima parte dalle 21.46 alle 23.34 ha totalizzato il 57,8 per cento (11 milioni e 224 mila spettatori), mentre la seconda parte dalle 23.39 all’1.10 il 62,3 per cento (5 milioni e 794 mila spettatori). La seconda serata dell’anno precedente aveva registrato il 64,6 per cento per una media di 11 milioni e 800 mila teste.

Il confronto con le seconde serate degli anni precedenti

Nel 2024, quando però non c’era ancora la total audience e gli ascolti venivano misurati solo sulle televisioni (ora coinvolgono anche altri dispositivi come smartphone e tablet e piattaforme streaming come RaiPlay), la seconda serata era stata seguita da 10 milioni e 316 mila persone (60,1 per cento di share), mentre nel 2023 gli spettatori erano stati 10 milioni e 545 spettatori (62,3 per cento).