Il Regno Unito tornerà a partecipare al programma Erasmus a partire dal 2027, segnando il primo rientro formale in uno dei principali quadri dell’Unione europea dai tempi della Brexit. L’annuncio è il risultato del rilancio dei rapporti con Bruxelles promosso dal governo laburista di Keir Starmer, e dimostra i progressi tangibili della nuova linea, mentre l’opinione pubblica britannica oggi è più aperta alla cooperazione con l’Unione.
Cosa prevede l’accordo tra Ue e Regno Unito sull’Erasmus
Dal gennaio 2027 gli studenti britannici potranno trascorrere fino a un anno in università europee, oppure partecipare a tirocini, scambi sportivi e percorsi di formazione professionale, continuando a pagare le tasse al proprio ateneo di origine e senza costi aggiuntivi. Lo stesso varrà per gli studenti europei nel Regno Unito all’interno del programma. Sono previsti contributi per sostenere le spese di soggiorno all’estero e l’accesso sarà esteso non solo agli universitari, ma anche a studenti dei college, apprendisti e adult learners. L’accordo prevede per Londra un contributo di circa 570 milioni di sterline per l’anno accademico 2027-2028, con uno sconto iniziale del 30 per cento rispetto alla quota piena. Prima della Brexit il Regno Unito versava al programma più di quanto ricevesse, perché arrivavano più studenti europei di quanti britannici partissero. Università e sostenitori dell’Erasmus hanno però sempre sostenuto che, nonostante il saldo negativo, il programma generasse benefici economici e accademici complessivi per il Paese.
Si chiude con un risarcimento di 25 mila euro il processo per Leonardo Apache La Russa, figlio di Ignazio presidente del Senato. La gup milanese Maria Beatrice Parati ha infatti ritenuto congruo il risarcimento proposto, dichiarando il non doversi procedere per il reato di revenge porn, a questo punto estinto. Un anno con pena sospesa invece per Tommaso Gilardoni, amico dj di La Russa (le pm avevano chiesto due anni). Entrambi erano imputati per revenge porn per aver diffuso video intimi di una ragazza con la quale avevano trascorso la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023: la giovane aveva raccontato di aver bevuto due drink con il figlio del presidente del Senato in un locale e di essersi poi risvegliata a mezzogiorno, nuda nel suo letto, senza ricordarsi nulla. L’accusa di stupro era già stata archiviata.
Giorgia Meloni ha parlato alla Camera dei deputati per le Comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. Tra i principali temi affrontati l’Ucraina e il Medio Oriente. «Manteniamo chiaro che non intendiamo abbandonare Kyiv nella fase più delicata degli ultimi anni», ha dichiarato la premier, aggiungendo che «la Russia si è impantanata» e che «l’unica cosa che può costringere Mosca a un accordo» è insistere sulla deterrenza. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la presidente del Consiglio ha spiegato che «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla coalizione dei Volenterosi con la partecipazione volontaria dei Paesi; le garanzie da parte degli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, sul modello dell’articolo 5 della Nato». A proposito del secondo punto, Meloni ha assicurato che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina». Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ha detto Meloni parlando della decisione sull’eventuale uso degli asset russi congelati, «è chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario» all’Ucraina, ma «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice».
Meloni: «Abu Mazen ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso»
Sul Medio Oriente, Meloni ha detto che il presidente palestinese Abu Mazen (ricevuto due volte a Palazzo Chigi in poco più di un mese) «ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti» e che l’Italia «non si deve sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto appunto da più parti in un momento tanto decisivo». La premier ha poi commentato il piano di pace di Donald Trump che «ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza», sottolineando che «si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso». E poi: «Guardiamo con attenzione anche al contributo che potremmo assicurare alla forza internazionale di stabilizzazione che sarà dispiegata sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il testo delle stesse comunicazioni sarà consegnato al Senato, dove la discussione è prevista nel pomeriggio, verso le 16.30.
Giorgia Meloni (Ansa).
Al termine del dibattito alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a intervenire in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ribadendo la linea del governo in politica estera. «Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell’Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. Non è questione di stare con, è questione di costruire delle prospettive strategiche», ha affermato durante le repliche, sottolineando che «L’Italia è in Europa e vuole rafforzare l’occidente».
Meloni: «L’utilizzo di asset russi solo su basi giuridiche solide»
Sul tema dell’utilizzo degli asset sovrani russi, Meloni ha ribadito: «Io dico sì se la base giuridica è solida». E ha avvertito che un passo falso potrebbe favorire Mosca: «se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del questo conflitto», precisando comunque che «Bisogna sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso ma – puntualizza – bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta».
Sulla Russia: «È meno forte di quanto racconti»
Nel confronto con il deputato Luigi Marattin, che aveva sollecitato un commento sulle recenti dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, la premier ha spiegato: «Io penso che la realtà sul campo in questi quasi quattro anni abbia dimostrato che la Russia è meno forte di quanto abbia voluto raccontare», ha affermato, ricordando che «Certo che quando è iniziata – aggiunge – era una guerra impari». Meloni ha quindi rivendicato i risultati ottenuti grazie al sostegno internazionale: «il lavoro che noi abbiamo fatto racconta una storia un po’ diversa rispetto a quella per cui non c’era niente da fare. Come ho sentito più volte dire dal M5S». Risultati che, ha concluso, «sono obiettivi che sono stati raggiunti con il sostegno occidentale» e sui quali, a suo giudizio, «dovremmo essere consapevoli del nostro peso negli obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni».
La guerra in Ucraina mette di nuovo in evidenza le fratture interne al campo largo. L’occasione sono le due risoluzioni del Pd e del M5s in arrivo mercoledì alla Camera, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 dicembre, che confermano i due approcci completamente divergenti sul sostegno a Kyiv e sulla pressione politica ed economica contro la Russia.
Le risoluzioni di Pd e M5s sull’Ucraina
Secondo quanto anticipato dall’Ansa, la risoluzione del M5s chiede ancora lo stop all’invio di nuove armi all’Ucraina. Invita inoltre il governo a non sostenere, al Consiglio europeo, la confisca definitiva degli asset sovrani russie dei beni riconducibili a soggetti terzi detenuti in Europa, e propone di rivalutare la possibilità di tornare ad acquistare gas russo. Di segno opposto la posizione dei dem, che ribadiscono la «ferma condanna all’aggressione russa» e il pieno sostegno alla popolazione ucraina, attraverso «tutte le forme di assistenza necessarie», tra cui l’utilizzo «legalmente fondato» dei beni russi congelati. Il Pd sollecita inoltre il governo a «scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo».
Nelle sue comunicazioni alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riferito del vertice di Berlino con Zelensky, leader europei e negoziatori statunitensi, sottolineando che c’è stato «un clima costruttivo e unitario che vale la pena di sottolineare». Centrale, ha detto, è «il mantenimento della pressione sulla Russia», che «si è impantanata in una durissima guerra di posizione» e solo così può essere «costretta a un accordo». Sul sostegno a Kyiv, Meloni ha affermato che il Consiglio Ue deve «assicurare la continuità del sostegno finanziario» con la «soluzione più sostenibile per i Paesi membri nel breve e lungo periodo», mentre sull’uso degli asset russi congelati ha avvertito che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». Quanto alle garanzie di sicurezza, ha ribadito che l’Italia «non intende inviare soldati in Ucraina». Sui territori, ha concluso, «è lo scoglio più difficile» e «nessuno può imporre da fuori la sua volontà».
È stato ritirato l’emendamento che avrebbe modificato le regole sull’uso del contante portando il tetto massimo a 10 mila euro. La proposta, presentata da Fratelli d’Italia e a prima firma di Gelmetti, era stata depositata nell’ambito dell’esame della legge di bilancio 2026 ma non proseguirà l’iter parlamentare. Lo riporta l’Ansa.
Cosa prevedeva l’emendamento sul tetto al contante
L’emendamento prevedeva, a partire dal primo gennaio 2026, un innalzamento della soglia per i pagamenti in contanti fino a 10 mila euro. Il meccanismo ipotizzato introduceva però un’imposta speciale di bollo pari a 500 euro per tutte le transazioni in contanti comprese tra 5.001 e 10 mila euro, accompagnata dall’obbligo di emissione della fattura. Oltre i 10 mila euro sarebbe rimasto il divieto assoluto di utilizzo del contante. La Lega aveva annunciato il proprio sostegno, mentre il testo doveva ancora essere esaminato dalla Commissione bilancio del Senato. Con il ritiro dell’emendamento, però, il quadro normativo resta invariato. Attualmente in Italia è possibile effettuare pagamenti in contanti solo fino a un massimo di 5 mila euro: oltre questa soglia è obbligatorio ricorrere a strumenti tracciabili, come carte o bonifici. Il limite all’uso del contante è uno degli strumenti storicamente utilizzati per contrastare evasione fiscale e riciclaggio, e nella forma attuale è in vigore dal 2023.
L’agenzia Fitch ha avvertito Euroclear di un possibile declassamento del suo attuale rating AA a causa del «potenziale aumento dei rischi legali e di liquidità» derivanti dai piani dell’Unione europea di utilizzare gli asset della Banca Centrale della Federazione Russa – immobilizzati presso la società belga – per un prestito di risarcimento all’Ucraina. Fitch Ratings, intanto, ha posto sotto “osservazione negativa” Euroclear, che per effetto delle sanzioni imposte nel 2022 dall’Ue detiene 185 miliardi di euro di beni russi congelati all’inizio della guerra. Dopo il blocco indeterminato degli asset sovrani russi sulla piattaforma belga, Mosca ha chiesto a Euroclear un risarcimento di circa 200 miliardi di euro.
Ariston Group acquisisce il 100 per cento di Riello, azienda leader nel settore dei sistemi per il riscaldamento e il condizionamento, che nel 2015 era entrata a far parte di United Technologies Corporation e che dal 2020 era di proprietà della statunitense Carrier Corporation, L’accordo prevede un valore d’impresa di 289 milioni di euro e l’acquisizione sarà finanziata con fondi propri di Ariston. Il closing è previsto entro la fine del primo semestre 2026.
Riello ha 1.150 dipendenti, la metà in Italia
Tutte le principali strutture industriali di Riello (fondata nel 1922 a Legnago, provincia di Verona) verranno trasferite ad Ariston, inclusi gli stabilimenti produttivi di Legnago e Volpago (Veneto), Torun (Polonia), Shanghai (Cina), il sito di assemblaggio e testing di Mississauga (Ontario, Canada) e i centri R&D di Lecco (Lombardia) e Angiari (Veneto). Circa 1.150 dipendenti Riello entreranno a far parte di Ariston, circa la metà basata in Italia. Nel 2025 Riello prevede di raggiungere circa 400 milioni di euro di ricavi netti e circa 35 milioni di euro di Ebitda rettificato.
Urso: «Passaggio industriale di rilievo strategico»
«Il Gruppo Riello, indiscusso protagonista dell’industria italiana, torna dopo anni in mani italiane. L’acquisizione da parte di Ariston Group chiude un percorso complesso, seguito in ogni sua fase dal Mimit, e segna un passaggio industriale di rilievo strategico». Lo ha detto Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy: «L’operazione rafforza la filiera del Paese, tutela l’occupazione e garantisce continuità e sviluppo alle attività produttive, nell’ambito di una strategia di crescita solida e di lungo periodo».
Nick Reiner, il figlio del regista Rob Reiner e della fotografa Michele Singer, è stato incriminato dalla polizia di Los Angeles con l’accusa di omicidio dei genitori. Il 32enne era stato arrestato domenica, dopo che la figlia minore della coppia, Romy, aveva trovato i genitori senza vita nella loro casa a Los Angeles, con delle ferite da arma da taglio. Le accuse a suo carico, secondo quanto riporta la Cnn, comportano una pena massima all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata, o la pena di morte.
Rob Reiner and his son, Nick, talked about "tough love" in an interview that has resurfaced after the legendary director was found stabbed to death along with his wife, Michele. Nick Reiner, 32, is in custody. pic.twitter.com/kQyaY4Pafz
Nick Reiner ha più volte parlato della sua lotta contro la tossicodipendenza
Nick Reiner lavorava come sceneggiatore ed è cresciuto a Los Angeles insieme ai fratelli Jake e Romy. In varie interviste e in un podcast del 2018, ha parlato apertamente della sua lotta contro la tossicodipendenza. È entrato per la prima volta in un centro di riabilitazione a soli 15 anni, e ha affrontato più ricadute nel corso del tempo. Ha parlato apertamente anche dei conflitti familiari legati all’uso di droghe e delle difficoltà nel mantenere una stabilità, inclusi periodi in cui è rimasto senza casa. La sua esperienza ha ispirato il film Being Charlie del 2015, coscritto da lui e diretto dal padre. Negli ultimi tempi viveva in una dependance nella proprietà di famiglia. La sera precedente all’omicidio, aveva partecipato con i genitori a una festa di Vatale a casa del comico Conan O’Brien. Durante l’evento, il 32enne e il padre sarebbero stati visti discutere e lasciare la festa. Non è chiaro se e in che modo quell’episodio sia collegato alla morte dei due coniugi.
L’Italia non sarà rappresentata ai premi Oscar 2026 da Familia. Il film di Francesco Costabile è fuori dalla shortlist composta dai quindici titoli che si contenderanno l’Oscar per il Miglior film internazionale. Le pellicole in gara saranno L’agente segreto (Brasile), Belén (Argentina), Homebound (India), Kokuho (Giappone), La mia famiglia a Taipei (Taiwan), No Other Choice (Corea del Sud), Palestine 36 (Palestina), Un semplice incidente (Francia), Sentimental Value (Norvegia), Sirât (Spagna), Il suono di una caduta (Germania), La torta del presidente (Iraq), Tutto quello che resta di te (Giordania), L’ultimo turno (Svizzera), La voce di Hind Rajab (Tunisia). Può esultare, invece, Mattia Buriani. Il regista bolognese è rientrato nella shortlist dei corti animati con il suo Playing God. Il 22 gennaio 2026 l’Academy renderà note le cinquine per ogni categoria. La cerimonia di premiazione si terrà domenica 15 marzo.
Per la Corte dei Conti l’iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messinanon rispetta le norme europee. È quanto si legge nelle motivazioni con cui i giudici contabili hanno bocciato il contratto stipulato tra il ministero dell’Economia, quello dei Trasporti e la società Stretto di Messina spa. Di fatto l’atto aggiuntivo presentato dopo la precedente bocciatura della delibera Cipess con cui venivano stanziato i 13,5 miliardi di euro per l’opera.
Ponte sullo Stretto, i tre passaggi bocciati
Per la Corte dei Conti bisognava fare un’altra gara, visto che i criteri sono cambiati rispetto a quella svolta nel 2005. E inoltre non ci sarebbe nessuna certezza di un aumento dei costi inferiore al 50 per cento. Per i giudici contabili i calcoli sono stati, quindi, troppo generici. Infine non si possono prevedere, nelle condizioni attuali, risarcimenti o penali in favore dei privati che si erano aggiudicati la gara del 2005. I tre passaggi bocciati, quindi, sono i costi, la gara d’appalto e il contratto, con le conseguenti penali.
Il semestre filtro d’accesso alla facoltà di Medicina, che ha debuttato alcuni mesi fa, sarà rivisto e corretto. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini presenterà alcune modifiche per rivedere l’iter e dare maggiori garanzie agli studenti. Secondo Repubblica, Bernini ha escluso il ritorno ai test d’ingresso ma punta a intervenire sul nuovo sistema per dare più spazio alla didattica già dall’anno accademico 2026/2027. E quali potrebbe essere le modifiche? Innanzitutto si starebbe valutando una riduzione dei programmi d’esame, estendendo la durata delle lezioni e garantendo agli universitari più tempo tra la fine dei corsi e l’inizio degli esami. Bernini ne ha parlato al Consiglio nazionale degli studenti universitari, convocato a distanza di mesi dall’ultima volta. La ministra ha anche suggerito di istituire un tavolo di confronto permanente sulla riforma d’accesso a Medicina.
Semestre filtro, Bernini contestata ad Atreju
Le novità arrivano a distanza di alcuni giorni dallo scontro che la stessa Bernini ha avuto con alcuni studenti ad Atreju. La ministra è stata contestata e ha risposto citando Silvio Berlusconi: «Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità». Poco dopo è scesa tra il pubblico per confrontarsi direttamente con i giovani, ai quali ha rivolto anche la domanda: «Stavate meglio pagando 30 mila euro?». Bernini ha ricordato gli investimenti effettuati dal ministero, sostenendo: «Ho investito 9,4 miliardi sull’università e oltre 800 milioni sulle borse di studio». Ha poi accusato gli studenti di adottare «la strategia del caos», aggiungendo: «Parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco».
I risultati del primo appello
Ma il tema si è aperto dopo il primo appello delle tre prove d’esame, Chimica, Biologia e Fisica, tenutosi il 20 novembre. Soltanto il 22-23 per cento degli studenti ha superato le prime due materie. Mentre per la terza, ad aver preso almeno 18 è stato il 10-15 per cento degli esaminandi. Il secondo appello è stato il 10 dicembre e l’attesa per conoscere i risultati cresce. Il prossimo 12 gennaio, infine, sarà pubblicata la graduatoria nazionale. Un elenco in cui saranno inseriti anche gli studenti con solo due sufficienze su tre. Questi dovranno poi recuperare la terza materia entro il 28 febbraio.
La Commissione europea ha deciso di cancellare lo stop ai motori termici previsto nel 2035. Bruxelles ha parzialmente accolto le richieste dei produttori del settore automotive nel nuovo progetto di riforma del green deal, rivedendo i target precedentemente fissati sulla riduzione delle emissioni. Nel nuovo piano, le case automobilistiche dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90 per cento dal 2035 in poi. Il restante 10 per cento, invece, dovrà essere compensato con l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Ue, oppure attraverso e-fuel e biocarburanti. Come spiegato da Repubblica, così facendo dal 2035 potranno continuare a circolare i veicoli ibridi plug-in, i range extender, i mild hybrid e quelli con motore a combustione interna. Inoltre nel pacchetto di riforme presentato, Bruxelles ha previsto, tra l’altro, maggiore flessibilità per adeguarsi ai target di taglio di emissioni nel triennio dal 2030 al 2032.
Emissioni e motori termici, dietrofront Ue
Già nel settembre 2025 era stata Ursula von der Leyen ad aprire alla possibilità di una riforma. La presidente della Commissione europea aveva affermato: «Vogliamo che il futuro delle automobili, e le automobili del futuro, siano prodotte in Europa. Stiamo quindi lavorando a stretto contatto con l’industria per far sì che tutto questo diventi realtà». In un lungo tweet von der Leyen aveva anche scritto: «Oggi abbiamo tenuto il nostro terzo dialogo strategico con il settore automobilistico e il nostro piano d’azione industriale sta già dando risultati. Stiamo tutelando le aziende europee dalla concorrenza sleale, migliorando l’accesso alle materie prime essenziali e supportando i lavoratori attraverso la riqualificazione. Abbiamo anche ascoltato le preoccupazioni del settore e concesso flessibilità di conseguenza. Combineremo la decarbonizzazione e la neutralità tecnologica. Ora che la tecnologia trasforma la mobilità e la geopolitica rimodella la competizione globale, non si può più tornare indietro come prima. Insieme, garantiremo che l’Europa rimanga all’avanguardia nell’innovazione automobilistica».
Arrivato il maxi emendamento alla Manovra annunciato dal ministro Giancarlo Giorgetti, che ridefinisce una Legge di bilancio da circa 3,5 miliardi di euro, intervenendo su più fronti: dalla Transizione 5.0 ai crediti d’imposta Zes fino alla questione Ponte sullo Stretto. La Manovra approderà in Senato lunedì 22 dicembre e il voto finale dovrebbe avere luogo il giorno successivo.
Spostati al 2033 i 780 milioni iscritti a bilancio nel 2025 per il Ponte sullo Stretto
Sul fronte delle grandi opere, sono stati spostati al 2033 i 780 milionidi euro iscritti a bilancio nel 2025 per l’avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto, posticipati sulla scia dello stop della Corte dei Conti. Non è stato modificato l’ammontare complessivo dei fondi autorizzati
Trasformazione 4.0 e 5.0, prorogate le agevolazioni per gli investimenti
Gli incentivi per la Transizione 4.0 e 5.0 vengono prorogati fino al 30 settembre 2028. Ma con due cambiamenti: è stata eliminata la maggiorazione prevista per gli investimenti “green” e l’accesso ai benefici è stato subordinato alla condizione che i beni acquistati siano prodotti all’interno dell’Ue. Iperammortamento e superammortamento diventano poi triennali per le imprese che investono in beni strumentali.
Balza al 58 per cento il credito d’imposta per la Zes unica agricoltura e pesca
Le percentuali del credito d’imposta per la Zes unica per agricoltura, pesca e acquacoltura nel 2026 salgono dal 15,2538 per cento al 58,7839 per cento, con riferimento agli investimenti effettuati dalle microimprese e dalle piccole e medie imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore forestale, e dal 18,4805 per cento al 58,6102 per cento con riferimento agli investimenti effettuati dalle grandi imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.
Si allungano i mesi per la decorrenza della pensione anticipata
Aumentano i mesi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori che maturano i requisiti per il ritiro anticipato dal lavoro dal 2032. Per chi matura i requisiti per l’uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 c’è un posticipo della decorrenza di tre mesi. Che aumenta poi progressivamente: a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi per il 2034 e a sei mesi per il 2035.
Ampliata la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo Inps
L’ultimo emendamento depositato dal governo alla manovra prevede anche, dal primo luglio 2026, l’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, con possibilità di rinunciare entro 60 giorni. Ampliata inoltre la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo presso l’Inps. Per quanto riguarda le coperture, l’emendamento prevede un contributo da 1,3 miliardi di euro a carico delle assicurazioni, con un meccanismo di versamento anticipato pari all’85 per cento del contributo dovuto sui premi delle assicurazioni di veicoli e natanti relativi all’anno precedente.
La gestione esclusiva degli affari legati allo stadio avrebbe alimentato intimidazioni e violenze nella Curva Sud del Milan, garantendo introiti illegali, come quelli derivanti dalla rivendita dei biglietti, per oltre 100 mila euro all’anno. Diversa ma ugualmente rilevante la posizione della Curva Nord interista, definita «un mero contesto materiale di copertura» per traffici illeciti, sostenuti da «un rapporto di protezione di matrice mafiosa con l’avallo del clan di ‘ndrangheta dei Bellocco». È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza firmata dalla gup di Milano Rossana Mongiardo, citate dall’Ansa, che il 17 giugno ha condannato 16 imputati a pene complessive vicine ai 90 anni di carcere nel processo abbreviato nato dall’inchiesta della Dda e sfociato nell’inchiesta denominata Doppia curva.
Il perché delle condanne a Beretta e Lucci: gli ex leader delle curve
Le condanne più pesanti, dieci anni ciascuno, sono state inflitte agli ormai ex leader delle due curve di San Siro: Andrea Beretta per l’Inter e Luca Lucci per il Milan. Per l’interista il giudice ha riconosciuto le accuse contestate, dall’omicidio del 2024 di Antonio Bellocco, appartenente all’omonima cosca, fino a un tentato omicidio risalente a sei anni fa, oltre alle due associazioni per delinquere. Beretta dopo l’arresto è diventato collaboratore di giustizia dalla fine del 2024. Diversa la valutazione su Lucci, che secondo la giudice ha fatto quasi «da contrappeso» a Beretta, apparendo «scaltro e dotato di una intelligenza spietata», difendendosi «in maniera opportunistica negando ogni accusa». Pur definendosi «un vero tifoso» e ammettendo «errori di vita», Lucci non ha fornito elementi utili al procedimento, motivo per cui non gli sono state concesse attenuanti.
Il pubblico ministero Emanuele Marchisio, nel corso della sua requisitoria nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare, spiegando che «non mancano le prove, ma le parole» per descrivere «un delitto assurdo» in cui «una vita è stata spezzata per un capriccio». Per l’accusa sussistono le aggravanti della minorata difesa e della premeditazione, ma soprattutto quella «gigantesca» dei futili motivi.
Sangare ha ritrattato dopo la confessione
Sangare, che ha ritrattato dopo aver confessato di aver accoltellato a morte la 33enne Verzeni nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola (Bergamo), ha cercato di intervenire durante la requisitoria. Ma il pm lo ha fermato: «Stia zitto, ora parlo io». Sottoposto a perizia psichiatrica, il 30enne Sangare è stato ritenuto capace di intendere e di volere.
Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla revoca dell’immunità parlamentare di Alessandra Moretti, consentendo così alla magistratura belga di proseguire le indagini nei suoi confronti nell’ambito del Qatargate, l’inchiesta esplosa nel dicembre 2022 sulla presunta compravendita di voti all’interno dell’Eurocamera. L’Aula ha confermato la decisione adottata il 3 dicembre dalla commissione Giuridica, approvandola a larga maggioranza: 497 i voti favorevoli, 139 i contrari e 15 le astensioni. Alla votazione hanno partecipato anche gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, che avevano annunciato il loro sostegno alla revoca. Esito opposto, invece, per l’altra eurodeputata del Partito democratico coinvolta nella stessa richiesta. Nei confronti di Elisabetta Gualmini, infatti, l’Aula ha respinto la proposta di togliere l’immunità, confermando la linea indicata dalla commissione Juri: 382 voti a favore del mantenimento della protezione parlamentare, 254 contrari e 19 astenuti.
Paolo Tavian non è più presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici (Fisip). Lo ha deliberato all’unanimità la Giunta del Comitato Italiano Paralimpico (Cip). La decisione di commissariare la Fisip arriva a meno di tre mesi dall’avvio dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026: come emerso da indagini condotte dal procuratore federale Stefano Comellini, Tavian (che era stato deferito) si sarebbe reso responsabile di abusi psicologici, molestie e minaccecontro alcune donne che lavoravano con lui, e in particolare nei confronti dell’ex segretaria generale Sonia Nolli. Marco Giunio De Sanctis, presidente del Cip, ha dichiarato che la misura mira esclusivamente a «tutelare il percorso sportivo e istituzionale in vista dell’appuntamento olimpico».
Nel prossimo futuro per visitare la Fontana di Trevi si dovrà pagare un biglietto. L’ipotesi sul tavolo del Campidoglio è stata confermata dall’amministrazione comunale, che parla però di un progetto ancora in fase di definizione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il contributo – pari a due euro – dovrebbe entrare in vigore dal 7 gennaio 2026, con accesso gratuito garantito ai residenti romani. Su questo punto, però, dal Comune arriva una precisazione: non esiste ancora una data ufficiale di avvio.
La precisazione del Campidoglio
Fonti del Campidoglio citate dall’Adnkronos chiariscono che si tratta di «un’ipotesi di lavoro su cui l’Amministrazione Capitolina sta ragionando da tempo» e che «ad oggi non sono state decise date, né sono state prese decisioni formali». Anche l’ufficio stampa dell’assessore al Turismo Alessandro Onorato conferma l’intenzione di introdurre il biglietto, ma smentisce che il calendario sia già definito. La ricostruzione del Corriere della Sera descrive comunque un modello già delineato: due corsie separate nella piazza – una per i residenti e una per i turisti — pagamento elettronico del ticket e mantenimento del numero chiuso già in vigore.
Fontana di Trevi (Imagoeconomica).
Le ragioni dell’introduzione del ticket per la Fontana di Trevi
Alla base della decisione c’è il sovraffollamento cronico dell’area. La Fontana di Trevi è uno dei luoghi più visitati di Roma: solo nei primi sei mesi del 2025 ha registrato oltre 5 milioni e 300 mila visitatori, più di quanti ne abbia avuti il Pantheon in tutto il 2024. Dopo la fine dei lavori di manutenzione straordinaria, il Comune ha già introdotto un limite massimo di 400 persone alla volta. Secondo le stime citate dal Corriere, il ticket da due euro potrebbe garantire circa 20 milioni di euro l’anno, risorse che l’amministrazione intende destinare alla gestione, alla sicurezza e alla tutela del monumento.
Forti ritardi sull’Alta velocità tra Roma e Firenze a causa del ritrovamento di un cadavere sulla ferrovia nei pressi della stazione di Chiusi-Chianciano Terme (Siena). Sono in corso le operazioni della Polfer e pertanto i treni potranno essere instradati sulla linea convenzionale, con un maggior tempo di percorrenza. Al momento si parla di ritardi quantificabili in 90 minuti, ma l’interessamento della linea ad alta velocità, su una tratta molto importante, ha temporaneamente diviso l’Italia in due e pertanto i disagi potrebbero aumentare.
Dopo l’ottimismo di Trump, anche il viceministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov, una via diplomatica per chiudere il conflitto in Ucraina sarebbe ormai vicina. In un’intervista esclusiva rilasciata ad Abc News, ha spiegato che le parti coinvolte sono «sul punto» di arrivare a una soluzione negoziata, sottolineando la disponibilità di Mosca a un’intesa. Nella stessa direzione vanno anche le valutazioni emerse da ambienti dell’amministrazione statunitense, secondo cui un accordo di pace tra Russia e Ucraina sarebbe più vicino che mai: funzionari americani hanno riferito che «letteralmente il 90 per cento» delle questioni aperte tra i due Paesi sarebbe già stato risolto.
Ryabkov: «Non accetteremo truppe Nato sul territorio ucraino»
Ryabkov ha però fissato alcuni paletti ritenuti non negoziabili da Mosca. Nell’intervista ha ribadito che la Russia non accetterà in alcun modo la presenza di militari Nato in Ucraina, neppure nell’ambito di garanzie di sicurezza o di una eventuale Coalizione dei Volenterosi: «Non sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti di alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino». Il viceministro ha inoltre escluso qualsiasi concessione territoriali, chiarendo che Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e la Crimea restano fuori da ogni possibile compromesso: «Non possiamo assolutamente scendere a compromessi su di esse». Sul piano dei contatti diplomatici, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito che vi siano state nuove conversazioni tra Vladimir Putin e Donald Trump dopo quella del 16.
No del Cremlino a una tregua natalizia: «Permette a Kyiv di prepararsi a continuare la guerra»
Il Cremlino ha poi respinto la proposta di una tregua natalizia avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e sostenuta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo consultazioni con gli Stati Uniti a Berlino. Peskov ha chiarito la posizione di Mosca durante la consueta conferenza stampa telefonica, affermando: «Vogliamo la pace, non una tregua che dia sollievo agli ucraini e permetta loro di prepararsi a continuare la guerra». Lo stesso portavoce ha inoltre evitato di commentare le dichiarazioni dei leader europei sulle possibili garanzie di sicurezza per Kyiv, spiegando che il Cremlino non ha ancora ricevuto documenti ufficiali in merito. «Finora abbiamo visto solo resoconti giornalistici, ma non risponderemo», ha detto, aggiungendo: «Non abbiamo ancora ricevuto alcun testo. Quando li vedremo, li analizzeremo», come riportato da Ria Novosti.