Ue, la nuova possibile data della firma dell’accordo col Mercosur

Dopo il rinvio annunciato nella serata del 18 dicembre, l’Unione europea punta a firmare l’accordo commerciale con il Mercosur il 12 gennaio in Paraguay. Lo riferiscono fonti diplomatiche. Al termine del vertice Ue, che ha sancito lo slittamento a gennaio della firma rispetto alla data prevista del 20 dicembre (in Brasile), la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen si è detta fiduciosa che verrà raggiunta una «maggioranza sufficiente» tra i 27 Paesi per approvare l’intesa con ulteriori garanzie: tra quelli che hanno preso tempo c’è anche l’Italia. Palazzo Chigi ha fatto sapere che «il Governo italiano è pronto a sottoscrivere l’intesa non appena verranno fornite le risposte necessarie agli agricoltori, che dipendono dalle decisioni della Commissione europea e possono essere definite in tempi brevi».

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Primo attacco di Kyiv contro una petroliera russa nel Mediterraneo

Per la prima volta droni di Kyiv hanno colpito una petroliera della flotta ombra russa nel Mar Mediterraneo. Lo scrive Reuters, citando un funzionario del servizio di sicurezza ucraino Sbu. Secondo quanto riferito, i droni hanno colpito la nave Qendil in acque a oltre 2 mila chilometri dall’Ucraina, causando danni gravi all’imbarcazione. L’operazione avrebbe causato danni strutturali tali da rendere la nave inutilizzabile, ma senza sversamenti di greggio in quanto la petroliera era vuota al momento dell’attacco.

Famiglia nel bosco, la Corte d’Appello rigetta il ricorso

La Corte d’Appello dell’Aquila ha rigettato il ricorso dei legali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni del capoluogo abruzzese, che aveva sospeso la responsabilità genitoriale alla coppia anglo-australiana, disponendo il trasferimento dei tre figli dalla casa nel bosco di Palmoli (Chieti) in una struttura protestta di Vasto. Nella casa famiglia si trova anche la madre, che può stare con i figli in alcuni momenti della giornata. Il padre, invece, si è trasferito momentaneamente in un casolare messo gratuitamente a disposizione da un ristoratore a pochi chilometri da Palmoli, in attesa dei lavori di ristrutturazione della casa nel bosco.

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Salvini: «I giudici si vergognino»

Immediato è arrivato il commento via social di Matteo Salvini, che nelle scorse settimane si è espresso a più riprese a favore di Nathan e Catherine: «Per questi giudici una sola parola: VERGOGNA. I bambini non sono proprietà dello Stato, i bambini devono poter vivere e crescere con l’amore di mamma e papà!».

Manovra, scontro sulle pensioni: la chiamata tra Romeo e Giorgetti

Salta il pacchetto previdenziale inserito dal governo nell’emendamento alla legge di bilancio ed è scontro all’interno della maggioranza. A determinare lo strappo la posizione della Lega, che ha respinto l’impianto messo a punto dal ministero dell’Economia. A raccontare la notte agitata è Repubblica, con Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio al Senato, che chiama il titolare del Tesoro, ponendo un ultimatum: «O togli le norme sulle pensioni dall’emendamento o noi ce andiamo a casa». Un aut-aut che, sempre secondo Repubblica, riflette la linea dettata da Matteo Salvini, regista dell’offensiva contro le misure previdenziali contenute nel maxi-emendamento.

Romeo: «Giorgetti d’accordo sull’utilizzo di fondi alternativi»

Fonti leghiste, citate dallo stesso quotidiano, raccontano di una chiamata tesa, durante la quale Giorgetti avrebbe provato a spiegare la logica degli interventi, sostenendo che l’allungamento delle finestre potesse essere corretto prima dell’entrata in vigore. Una linea che non convince l’ala dura del partito. Romeo insiste e, come confermerà il mattino seguente: «Ho chiamato Giorgetti, anche lui sosteneva la tesi che fosse possibile utilizzare fondi alternativi, erano i tecnici del Mef che insistevano sulle pensioni. Allora abbiamo deciso di cancellare quelle misure, facendo un emendamento più light». Poi il tentativo di distensione: «Nessuno scontro interno alla Lega».

Renzi: «Giorgetti ha perso la faccia»

Intanto in aula al Senato, il capogruppo dem Francesco Boccia affonda il colpo: «Il ministro dell’Economia è stato completamente smentito dal suo stesso partito. Chiediamo che il ministro dell’Economia venga immediatamente in Parlamento: se non è più in grado di svolgere il suo ruolo rassegni le dimissioni, se è ancora in grado venga in commissione e ci dica come si va avanti, perché la commissione è in gravissimo ritardo e in queste condizioni sarà difficilissimo essere in Aula lunedì mattina». Sul caso è intervenuto anche Matteo Renzi: «Penso davvero che Meloni e Salvini dovrebbero essere “spernacchiati” a vita (ho messo questa parola tra virgolette perché è una parola usata da Salvini). Nel frattempo, comunque finisca la telenovela emendamento, Giorgetti ha perso la faccia», ha scritto l’ex premier.

Cosa ha detto Putin nella conferenza stampa di fine anno

Durante la tradizionale lunga conferenza stampa di fine anno trasmessa in tivù, in cui risponde anche alle domande dei cittadini, Vladimir Putin ha affermato che la Russia «è disponibile a negoziare sull’Ucraina basandosi sulle proposte del 2024». Lo zar ha anche ribadito che Kyiv «non ha mostrato alcuna volontà di fare concessioni territoriali». Parlando del Donbass, il presidente russo ha detto che le autorità ucraine «si sono rifiutate di ritirare le loro truppe, hanno successivamente rifiutato di attuare gli Accordi di Istanbul e ora si rifiutano di risolvere pacificamente questo conflitto», bollando poi ironicamente Volodymyr Zelensky come un «attore di talento», visto il suo passato nella recitazione. Non poteva inoltre mancare un commento alla decisione dell’Unione europea di non usare gli asset russi congelati per aiutare l’Ucraina: «Il furto è l’appropriazione segreta di beni altrui, ma questa sarebbe stata una rapina, che è fallita».

Cosa ha detto Putin nella conferenza stampa di fine anno
Un momento della conferenza stampa di fine anno di Vladimir Putin (Ansa).

Francia, salta l’accordo sulla finanziaria

Nuovi guai per il governo francese. Il tentativo di mediazione tra Assemblea Nazionale e Senato sul progetto di manovra finanziaria per il 2026 si è concluso senza esito. La commissione, riunita in mattinata con deputati e senatori, ha preso atto dell’impossibilità di raggiungere un compromesso, secondo quanto riferito da fonti parlamentari. Come segnala l’agenzia France presse, il fallimento del confronto impedisce l’approvazione del bilancio dello Stato entro il 31 dicembre. Di conseguenza, il governo guidato dal primo ministro Sébastien Lecornu si prepara a ricorrere a una legge speciale per assicurare il funzionamento delle istituzioni, mentre il bilancio della Previdenza sociale per il 2026, già approvato definitivamente nei giorni scorsi, resta escluso da questo stallo.

Al Consiglio di Stato il compito di progettare una legge speciale

Il ricorso alla legge speciale consentirà di evitare un vuoto operativo, prorogando in via tecnica i crediti del 2025 e garantendo in particolare la continuità del prelievo fiscale. Una volta attivato questo meccanismo, il confronto sulla finanziaria 2026 dovrebbe riprendere a gennaio. In questa prospettiva, il capo del governo affiderà al Consiglio di Stato la redazione del testo necessario: «Il consiglio di Stato verrà incaricato di un progetto di legge speciale», fanno sapere i servizi del primo ministro da Matignon, chiarendo che si tratta di uno strumento provvisorio previsto dall’ordinamento per fronteggiare l’assenza di un bilancio approvato.

Lecornu: «Deluso dalla mancanza di alcuni di giungere a un accordo»

Dopo l’esito negativo della commissione, Lecornu ha commentato la situazione, scrivendo che «il governo prende atto del fallimento in commissione mista paritaria» sul progetto di bilancio per il 2026. In un messaggio diffuso su X, il premier ha ringraziato i parlamentari che «hanno lavorato e ricercato, in buona fede, un compromesso ragionevole», ma ha anche deplorato «la mancanza di volontà di alcuni parlamentari di giungere a un accordo, come c’era da temere, purtroppo, da qualche giorno». Lecornu ha quindi ricordato che «conformemente ai termini previsti dalla costituzione e dalle leggi organiche il Parlamento non potrà dunque approvare un budget per la Francia prima di fine anno», aggiungendo: «Mi rammarico di questo e i nostri connazionali non meritano di subirne le conseguenze». Infine ha annunciato che «riunirò, a partire da lunedì, i principali responsabili politici per consultarli sul cammino da seguire per proteggere i francesi e trovare le condizioni di una soluzione».

Leonardo Maria Del Vecchio rileva il 30 per cento de Il Giornale

Dopo il no di Exor all’offerta presentata per Gedi, Leonardo Maria Del Vecchio entra nel mondo dell’editoria puntando su Il Giornale. LMDV Capital, holding di investimento dell’erede del patron di Luxottica, ha infatti sottoscritto un accordo per l’acquisizione del 30 per cento del quotidiano da Finanziaria Tosinvest, società della famiglia Angelucci. «L’operazione rappresenta un passo strategico per lo sviluppo e la valorizzazione dell’informazione come asset centrale per il sistema Paese, con l’obiettivo di coniugare qualità editoriale, innovazione tecnologica e sostenibilità economica», si legge in una nota di Tosinvest. La famiglia Angelucci, che deteneva il 70 per cento, non scenderà al 40 per cento ma al 65 per cento: questo grazie all’acquisto di un quarto del capitale societario da Paolo Berlusconi, che passerà dal 30 al 5 per cento.

Del Vecchio rileverà il 30 per cento per circa 3 milioni di euro

Del Vecchio rileverà il 30 per cento de Il Giornale per una somma di circa 3 milioni di euro, entrando così nel mondo dell’editoria dopo aver presentato un’offerta per tutte le attività editoriali messe in vendita da Gedi, respinta da John Elkann che ha rinnovato almeno fino a febbraio 2026 l’esclusiva per trattare solo con i greci di Antenna. «Le due iniziative delineano il primo perimetro del polo editoriale italiano che Leonardo Maria Del Vecchio intende sviluppare come base del proprio futuro piano industriale nei media. Un progetto industriale per l’editoria italiana», spiega Lmvd.

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Palermo, bimbo di 11 anni violentato dai compagni fuori da scuola

A Madonie, in provincia di Palermo, un bambino di 11 anni è stato vittima di una violenza sessuale di gruppo avvenuta fuori da scuola. A riportarlo è Repubblica, secondo cui gli aggressori sarebbero un gruppo di ragazzi più grandi che frequentano lo stesso istituto della vittima. L’abuso è emerso grazie al racconto del piccolo che, rientrato a casa in stato di shock e con evidenti segni sul corpo, ha confessato l’accaduto alla madre. I successivi accertamenti medici presso l’ospedale Termini Imerese hanno confermato lesioni compatibili con la violenza denunciata. Sul caso indaga la procura dei minori di Palermo. Venerdì il bambino verrà ascoltato dalla procuratrice Caramanna in presenza di uno psicologico, come previsto dal protocollo del “codice rosso”.

Brown University, trovato morto il presunto autore dell’attacco

Claudio Neves Valente, 48 anni, con rapporti consolidati con la Brown University, è stato identificato come l’autore della sparatoria nel campus dell’ateneo e dell’omicidio di un docente del Massachusetts Institute of Technology avvenuto a circa 80 chilometri di distanza. Nel primo attacco sono morti due studenti e altri nove sono rimasti feriti. L’uomo è stato poi rinvenuto senza vita: per l’Fbi e per la polizia di Providence si è trattato di un suicidio. Valente, cittadino portoghese, risultava iscritto all’Università del Rhode Island. Portoghese era anche Nuno Loureiro, 47 anni, fisico nucleare e direttore di un centro di ricerca al Mit, ucciso nella sua abitazione di Brookline, a Boston, due giorni dopo l’assalto al campus.

Brown University, trovato morto il presunto autore dell’attacco
L’esterno della Brown University (Ansa).

L’azione alla Brown University risale a sabato 12 dicembre, quando l’uomo ha raggiunto a piedi l’edificio del dipartimento di Fisica e ha aperto il fuoco all’interno di un’aula, per poi fuggire. Le registrazioni delle telecamere di sorveglianza hanno ripreso una figura vestita di nero, con il volto coperto da una mascherina. Successivamente il killer si sarebbe spostato verso l’area di Boston. Gli inquirenti ritengono che l’uomo, capito di essere stato individuato, si sia tolto la vita. Dalle verifiche è emerso che Valente era entrato negli Stati Uniti una prima volta tra il 2000 e il 2001 e che era tornato nel 2017 per intraprendere un dottorato alla Brown University. Nella richiesta di visto aveva indicato come indirizzo quello del dipartimento di Fisica dell’ateneo dove ha poi compiuto l’attacco. Accanto al suo corpo sono stati rinvenuti una borsa, due armi da fuoco e «prove corrispondenti alla scena del crimine».

TikTok ha firmato l’accordo per cedere le attività negli Usa

TikTok ha firmato l’accordo, proposto dal presidente americano Donald Trump, per cedere le attività negli Usa a un consorzio di imprenditori locali. La notizia, riportata in anteprima da Axios, è stata poi confermata dallo stesso amministratore delegato Shou Chew con una nota interna allo staff, ripresa da diverse testate. «I vostri sforzi ci consentono di operare ai massimi livelli e garantiranno che TikTok continui a crescere e prosperare negli Stati Uniti e in tutto il mondo», ha spiegato il Ceo. «Con questi accordi in vigore, il nostro obiettivo sarà immutato: garantire agli utenti, ai creator e alle aziende un servizio impeccabile». La chiusura dell’operazione è prevista entro il 22 gennaio 2026.

TikTok, come saranno divise le quote della divisione Usa

Secondo le anticipazioni, la nuova divisione statunitense si chiamerà TikTok USDS Joint Venture LLC. Circa la metà, ossia il 45 per cento, sarà controllato da un consorzio composto da Oracle, dalla società di private equity Silver Lake e dal fondo di investimento statale di Abu Dhabi MGX. Un ulteriore cinque per cento sarà di proprietà di nuovi finanziatori. Quasi un terzo sarà invece in mano ad affiliati degli attuali investitori, mentre il restante 20 per cento rimarrà alla casa madre ByteDance. Il Ceo Chew, nel confermare la firma dell’accordo, ne ha definito alcuni termini tra cui «la riqualificazione dell’algoritmo di raccomandazione dei contenuti sui dati degli utenti americani per garantire che il feed dei contenuti sia esente da manipolazioni esterne» e la supervisione della protezione dei dati da parte di Oracle.

TikTok ha firmato l’accordo per cedere le attività negli Usa
La sede di ByteDance negli Usa (Ansa).

La Casa Bianca e il governo cinese avevano raggiunto, lo scorso settembre, un accordo di principio per vendere le operazioni statunitensi di TikTok a una joint venture controllata da un gruppo di investitori americani guidato da Andreessen Horowitz, Silver Lake e Oracle. Il presidente Trump aveva emesso per la prima volta un ordine esecutivo nel 2020 chiedendo a ByteDance di vendere le operazioni statunitensi. Nel 2024, il Congresso aveva invece approvato una legge, confermata nel gennaio dell’anno successivo dalla Corte Suprema, per imporre il divieto dell’app in caso di mancata cessione. Trump ne ha ripetutamente rinviato l’applicazione tramite una serie di ordini esecutivi, mentre la sua amministrazione cercava di negoziare una vendita.

L’Ue ha raggiunto un accordo sul prestito all’Ucraina

Nel lungo vertice del Consiglio europeo finito in piena notte, i leader dei 27 Paesi hanno trovato un compromesso sul finanziamento all’Ucraina: dal 2026 al 2027 Kyiv riceverà 90 miliardi di euro in forma di prestito a tasso zero, garantito dal bilancio comune dell’Unione. In pratica sarà debito europeo, senza utilizzare i beni russi congelati. L’ipotesi di impiegare gli asset finanziari di Mosca – circa 210 miliardi bloccati in Europa, di cui 185 gestiti in Belgio – è stata accantonata dopo settimane di tensioni e minacce da parte della Russia. Usarli avrebbe consentito di sostenere Kyiv senza risorse proprie, ma avrebbe esposto l’Ue a contenziosi legali e a ritorsioni politiche. Il Belgio è stato il Paese più contrario, seguito da Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca. La Germania e Ursula von der Leyen, invece, avevano spinto per tracciare una strada immediata sull’uso degli asset, ma la linea è naufragata.

Come funziona il prestito all’Ucraina

La soluzione scelta prevede un prestito convenzionale finanziato con garanzie comuni. Per ottenere l’unanimità sul bilancio, tre governi filorussi – Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca – hanno ottenuto l’opt-out: non contribuiranno al prestito e non saranno chiamati a coprire eventuali rischi. Nel dispositivo finale resta un riferimento agli asset congelati, che continueranno a rimanere immobilizzati finché la Russia non avrà pagato le riparazioni. L’Ucraina dovrà rimborsare il prestito solo dopo aver ricevuto quei risarcimenti: se non avverranno, l’Unione si riserva il diritto di usare i beni russi per coprire il debito, nel rispetto del diritto europeo e internazionale. Volodymyr Zelensky ha ringraziato l’Ue per «un sostegno significativo che rafforza davvero la nostra resilienza» e ha definito «importante» che i beni russi rimangano immobilizzati.

Meloni sugli asset russi: «Ha prevalso il buonsenso»

«Ha prevalso il buon senso», ha detto Giorgia Meloni al termine del vertice. La premier ha spiegato di aver voluto «garantire il necessario supporto all’Ucraina per i prossimi due anni, ma farlo con una soluzione sostenibile sul piano giuridico e finanziario». Meloni ha ribadito però che l’Ue «si riserva anche di considerare l’uso di questi asset soprattutto per ripagare il prestito». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sostenuto che la decisione Ue «è un messaggio decisivo per la fine della guerra, perché Vladimir Putin farà concessioni solo quando si renderà conto che la sua guerra non darà frutti».

Von der Leyen posticipa la firma dell’accordo col Mercosur

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato ai leader Ue la decisione di posticipare a gennaio la firma dell’accordo commerciale Ue-Mercosur. Lo ha riferito una diplomatica europea a margine del vertice Ue. Diversi i Paesi non disponibili a dare il via libera alla firma prevista per sabato 20 dicembre in Brasile: tra essi Francia, Italia, Belgio, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Confermato dunque lo slittamento: oggi a Bruxelles, a Place du Luxembourg, ci sono stati momenti di tensione durante la manifestazione degli agricoltori contro l’accordo.

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Il Kennedy Center di Washington cambia nome: sarà intitolato anche a Trump

Il Kennedy Center di Washington sarà intitolato anche a Donald Trump. Lo ha annunciato su X la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt: «Il prestigioso board del Kennedy Center, composto da alcune delle persone di maggior successo provenienti da ogni parte del mondo, ha appena votato all’unanimità per rinominare il Kennedy Center in Trump-Kennedy Center, a causa dell’incredibile lavoro svolto dal presidente Trump nell’ultimo anno per salvare l’edificio. Non solo dal punto di vista della ricostruzione, ma anche sotto il profilo finanziario e della sua reputazione». Fin dalla sua inaugurazione tempio della cultura dem, in quanto concepito come memoriale del presidente assassinato a Dallas nel 1963, il centro con la nuova dicitura diventa un vessillo Maga.

Trump da febbraio presiede il cda

Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts, di solito indicato come Kennedy Center, è stato inaugurato nel 1971: si affaccia sul fiume Potomac ed è adiacente al complesso Watergate. Si tratta del più attivo impianto di arti dello spettacolo negli Stati Uniti, in grado di ospitare ogni anno circa 2 mila show tra teatro, balletto, danza, hip hop, jazz, musica contemporanea, commedia, opera, sinfonia e altro ancora. Dal 12 febbraio Trump ricopre il ruolo di presidente del cda del prestigioso istituto e ha scelto Richard Grenell, già membro della sua prima Amministrazione, come presidente. Da allora ha avviato lavori di ristrutturazione e inaugurato un nuovo corso in tema di contenuti, tanto che diversi artisti hanno rinunciato a esibirsi all’ormai ex Kennedy Center.

Il Kennedy Center di Washington cambia nome: sarà intitolato anche a Trump
Donald Trump (Ansa).

I dem Usa pubblicano nuove foto di Epstein: spunta anche Chomsky

Gli esponenti democratici della Commissione di Vigilanza della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti hanno diffuso altre fotografie provenienti dalla proprietà di Jeffrey Epstein. Negli scatti si vedono il filosofo Noam Chomsky su un aereo con Epstein e Bill Gates in posa per una foto con una donna il cui volto è stato oscurato.

I dem Usa pubblicano nuove foto di Epstein: spunta anche Chomsky
Bill Gates con una donna dal volto oscurato.

Un’altra fotografia mostra il piede di una donna con scritta sopra una citazione di Lolita, il romanzo di Vladimir Nabokov. Un’altra ancora parole che sembrano scritte sulla schiena di qualcuno. Altre immagini mostrano Epstein circondato da diverse donne in varie situazioni, ad esempio su un aereo e davanti a un computer portatile.

I dem Usa pubblicano nuove foto di Epstein: spunta anche Chomsky
La foto del piede di donna con la citazione da ‘Lolita’.

Gli screenshot di messaggi sull’invio di ragazze

Le immagini comprendono anche uno screenshot di un estratto di una conversazione via sms, in cui una persona discute dell’invio di ragazze: «Non lo so, prova a mandare qualcun’altra. Ho un’amica che oggi mi ha mandato alcune ragazze. Ma chiede mille dollari a ragazza. Te le mando ora. Forse qualcuna andrà bene per J?». Tra i documenti diffusi anche diverse foto censurate di passaporti e documenti d’identità di donne provenienti da vari Paesi, tra cui Ucraina, Marocco, Italia e Sudafrica. I democratici hanno precisato di aver oscurato le informazioni personali e di aver pubblicato gli scatti così come ricevuti dall’eredità di Epstein, che ha fornito oltre 95 mila fotografie attualmente in fase di analisi da parte della Commissione di Vigilanza.

Pensioni, nella Manovra salta la stretta sui riscatti della laurea

È stata depositata in Commissione Bilancio al Senato la nuova formulazione dell’emendamento alla Manovra sulle pensioni. Nella bozza è saltata l’ipotesi di inasprimento dei criteri pensionistici per chi ha riscattato la laurea: cancellata la disposizione in base alla quale, a partire dal 2031, sarebbero stati sterilizzati da 6 fino a 30 mesi di contributi riscattati a valere sulla maturazione dei requisiti per l’anticipata. Rimarrebbe invece l’ipotesi di un allungamento delle finestre mobili per chi vuole andare in pensione anticipata, con il passaggio dagli attuali tre mesi a quattro per chi matura i requisiti nel 2032-2033, a cinque per il 2034 e a sei per il 2035. I senatori della Lega hanno chiesto – e ottenuto – la sospensione della seduta per un faccia a faccia con il governo.

Gaza, Witkoff incontra a Miami i mediatori di Qatar, Egitto e Turchia

L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff venerdì 19 dicembre incontrerà a Miami mediatori di Qatar, Egitto e Turchia per discutere della seconda fase del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo riporta Axios, che cita un funzionario di Washington e altre due fonti a conoscenza diretta della questione. All’incontro, il più alto a livello di mediatori dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a ottobre, prenderanno parte il primo ministro qatarino Mohammed bin Abdul Rahman al-Thani, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty. Axios scrive che i quattro Paesi sono concordi nel ritenere che Israele e Hamas stiano tergiversando per evitare di attuare la seconda fase dell’accordo.

Informativa di Giorgetti su Mps-Mediobanca: cosa ha detto

La decisione di Mps dell’opas su Mediobanca è stata presa dai manager della banca senese «in maniera autonoma e noi, come azionisti, abbiamo preso atto». È quanto ha affermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’informativa alla Camera sull’operazione finita al centro di un’inchiesta della Procura di Milano. Il Tesoro, ha assicurato Giorgetti, «non ha esercitato alcuna ingerenza o pressione» nelle «diverse interlocuzioni» con «diversi esponenti del sistema creditizio». Ogni «deliberazione sulla quota residua del Mef in Mps», pari al 4,86 per cento, «non sarà adottata in una logica di mera cassa ma strategica», ha aggiunto, data «la rilevanza del risparmio per la tutela della sicurezza economica nazionale».

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Informativa di Giorgetti su Mps-Mediobanca: cosa ha detto
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

Giorgetti conferma la «piena fiducia» a Lovaglio, ceo di Mps

Il ministro ha dunque confermato «piena fiducia» a Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, attualmente sotto inchiesta da parte dei pm di Milano per presunta manipolazione del mercato assieme ai due principali azionisti della banca: l’imprenditore edile Francesco Gaetano Caltagirone e il ceo di EssilorLuxottica Francesco Milleri, che guida il veicolo Delfin della famiglia Del Vecchio. Giorgetti, nel corso dell’informativa, ha inoltre difeso la gestione della procedura di dismissione della quota da parte di Banca Akros, spiegando che, «secondo quanto riferito dal bookrunner, nessun investitore che ha presentato un’offerta è stato escluso dalla procedura».

La decisione di Merz sugli asset russi in Germania

Friedrich Merz intende utilizzare il patrimonio della Banca Centrale della Federazione Russa immobilizzato in Germania a sostegno dell’Ucraina. Lo riferisce l’agenzia tedesca Dpa, che cita persone impegnate nelle trattative: si tratta di una concessione alle richieste del governo belga. «Conoscete la mia posizione. Voglio che utilizziamo i beni russi congelati a questo scopo. Non vedo un’opzione migliore di questa. La mia impressione è che possiamo raggiungere un accordo». È quanto ha detto lo stesso Merz parlando con i giornalisti al suo arrivo al vertice a Bruxelles, dove i leader dei 27 Paesi dell’Ue dovranno decidere se e come utilizzare i beni russi congelati.

Schierati in Bielorussia i missili ipersonici russi Oreshnik

Il nuovo sistema missilistico russo Oreshnik è entrato in servizio sul territorio bielorusso a partire da mercoledì 17 dicembre. Lo ha annunciato Aleksandr Lukashenko durante l’Assemblea Popolare Bielorussa che si è svolta a Minsk. «Le prime posizioni sono equipaggiate con il sistema missilistico Oreshnik». È arrivato ieri e sta entrando in servizio”, ha dichiarato Lukashenko. Gli Oreshnik sono missili balistici a raggio intermedio in grado di eludere le difese aeree e di trasportare testate nucleari.

Le motivazioni della Cassazione per la revoca degli arresti a Manfredi Catella

«I pagamenti effettuati da Coima per gli incarichi professionali affidati all’architetto Alessandro Scandurra non configurano una forma di compenso illecito a un pubblico ufficiale». È quanto afferma la Cassazione nelle motivazioni della decisione con cui, il 13 novembre, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai pm di Milano nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanistica. La Suprema Corte ha così confermato la scelta del Tribunale del Riesame di revocare le misure cautelari disposte in precedenza nei confronti dello di Manfredi Catella, dell’ex componente della Commissione paesaggio Scandurra e dell’imprenditore Andrea Bezziccheri, ritenendo corretto escludere la presenza di «indizi» di un accordo corruttivo.

Le motivazioni della Cassazione per la revoca degli arresti a Manfredi Catella
Alessandro Scandurra (Ansa).

Secondo i giudici, il Riesame ha motivato in modo «non contradditorio» e non «manifestamente illogico» la propria decisione, evidenziando come gli «elementi probatori» descrivano «un contesto di rapporti a tratti impropri, a causa dell’eccessiva vicinanza tra la parte pubblica e privata», ma senza arrivare a dimostrare un reato di corruzione. La sesta sezione della Cassazione sottolinea che non risulta «dimostrato» che «l’esercizio dell’attività del pubblico ufficiale» sia stato influenzato dalla tutela degli interessi degli imprenditori, né che vi sia stato «asservimento della funzione pubblica». In particolare, non è stata provata «alcuna correlazione causale tra la stipulazione del contratto di progettazione (l’asserita remunerazione) e la vendita della funzione».

Cassazione: «Non può esistere corruzione senza accordo»

Pur riconoscendo una «obiettiva situazione di cointeressenza» tra Scandurra e Catella e Bezziccheri, la Corte precisa che «questo unico elemento indiziario non è idoneo a dimostrare tutti gli elementi costitutivi» della corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In assenza della prova di un patto illecito, osservano i giudici, «la carenza della prova dell’accordo corruttivo renderebbe piuttosto ipotizzabile l’applicazione della fattispecie, ormai abrogata» di abuso d’ufficio. La Cassazione ribadisce inoltre che non può esistere «una corruzione senza accordo» e che la semplice dimostrazione della dazione di denaro, specie quando i pagamenti sono tracciati e documentati, non è sufficiente. Viene anche censurata l’impostazione dei pm, giudicata «generica» sul ruolo delle chat, e viene rilevata la mancata motivazione sulla «permanente concretezza e attualità delle esigenze cautelari».